LETTERE E COMUNICATI PER I COMPAGNI ARRESTATI A PADOVA

Inviato da autonomix | 18 Lug, 2007
NESSUNA TREGUA AL TERRORISMO DI STATO!

Esprimiamo incondizionata
solidarietà ai due compagni arrestati la notte tra il 5 e il 6 luglio a
Padova, uno dei quali un lavoratore precario di appena 19 anni, nell´
ambito dell´inchiesta che il 12 febbraio ha portato all´incarcerazione
di altri 13 compagni e una compagna.
A differenza dell´operazione di
cinque mesi fa, l´accusa di banda armata e associazione sovversiva è
data per concorso esterno. Questi nuovi arresti serviranno, inoltre, ad
allungare i tempi dell´indagine e della carcerazione preventiva.
Ancora
una volta ad essere colpito in particolar modo è il Centro Popolare
Occupato "Gramigna" di Padova perché da sempre è in prima linea nelle
battaglie a difesa dei diritti dei lavoratori, nella mobilitazione
contro le guerre imperialiste, in appoggio alle resistenze dei popoli
oppressi e nelle lotte sociali e popolari in difesa dell´ambiente, come
in Val di Susa, o contro le basi militari, come a Vicenza.
Da sempre
il Gramigna è stato la spina nel fianco dello stato terrorista che a
più riprese ha cercato di metterlo a tacere. Infatti, nell´ultimo
ventennio, ha collezionato 13 sgomberi e decine di denunce e multe a
carico dei compagni e che il 23 giugno, nonostante divieti, tentativi
di ghettizzazione e 200 sbirri in assetto antisommossa, è riuscito ad
organizzare con successo un presidio davanti alla stazione.
Con queste
manovre il governo tende ad instaurare, all´interno del movimento
rivoluzionario, un clima di terrore che cerca di spaventare e dividere
le masse in modo da impedire che seguano l´esempio della lotta di chi
non si fida più delle istituzioni. Nonostante l´enorme campagna di
criminalizzazione mediatica stile "sbatti il mostro in prima pagina",
intorno ai compagni si estende un´enorme solidarietà attaccata a più
riprese dai sindacati e dal governo socialfascista di Prodi.

NON UN
PASSO INDIETRO,
ESTENDIAMO LA SOLIDARIETA´!
CON I COMPAGNI ARRESTATI IL
6 LUGLIO!
AL FIANCO DI TUTTI I RIVOLUZIONARI PRIGIONIERI!
CON LA
RESISTENZA DEL CPO GRAMIGNA!

I compagni e le compagne del Filorosso di
Foggia
 
 
 
 
 Esprimiamo la nostra solidarietà ai compagni arrestati il 6 luglio.

Gli arresti, le perquisizioni e le intimidazioni non fermeranno le lotte.
Libertà per i compagni arrestati.
A loro tutta la nostra solidarietà.

Centro di Documentazione Proletaria Borgorosso - Genova
 
 
 Esprimiamo piena solidarietà ai due compagni arrestati a Padova il 6 luglio.
I compagni arrestati sono interni alle lotte dei lavoratori e alle
lotte per gli spazi sociali.
Ancora una volta si vuole far passare che i compagni sono delle
"schegge impazzite" o delle "mele marce". I rivoluzionari invece
sono
sempre in prima fila per le rivendicazioni per il diritto al lavoro,
alla casa, agli spazi sociali, a una vita degna di essere vissuta.
Le vere mele marce sono i burocrati sindacali, che cogestiscono le
manovre economiche dei governi borghesi, tese ad arricchire i padroni
e a sfruttare i lavoratori. Sono i funzionari dei partiti della
sinistra istituzionale che tradiscono gli interessi delle masse
popolari.
La solidarietà ai compagni in carcere, militante o spontanea che sia,
è necessaria per l'avanzamento di tutte le lotte proletarie.
Chi sinceramente crede che questo sistema sia marcio e basato solo
sullo sfruttamento, e che ci sia bisogno di un nuovo mondo, deve
rendersi conto che i rivoluzionari sono la punta più avanzata delle
lotte per migliorare le nostre condizioni materiali e sociali di vita
e di lavoro.

compagni/e contro la persecuzione dei rivoluzionari-napoli

Attentato al progettista del Cpt - Il Cpt di corso Brunelleschi

Inviato da autonomix | 18 Lug, 2007
Attentato al progettista del Cpt - Il Cpt di corso Brunelleschi
Le minacce scritte sul cofano dopo aver distrutto l'auto

TORINO, 15 lug - Attentato intimidatorio, la scorsa notte, contro un geometra progettista della Coema Edilità Srl, l'impresa che sta terminando il raddoppio del Cpt di corso Brunelleschi. Ignoti, che carabinieri e polizia definiscono nei loro rapporti «anarco-insurrezionalisti», hanno preso di mira la Renault Clio di F. D., 28 anni. L'auto era parcheggiata a Collegno, in una strada vicina all'abitazione del professionista. I teppisti hanno scritto con un punteruolo, sul cofano, la frase «Al centro del mirino» ed hanno poi vergato sulle portiere le parole «Tic-Tac», cerchiando la A nel modo in cui è simboleggiata l'anarchia. Prima di andarsene, poi, i soliti ignoti hanno anche sfilato il nottolino da una delle portiere e strappato, con fini vandalici, i fili dell'accensione. In tutto un danno di un migliaio di euro. Non ci sono dubbi sulla paternità del gesto, da attribuire agli anarco-insurrezionalisti, non nuovi ad iniziative intimidatorie nei confronti della Coema. Anche se nessuno sembra avere notato nulla, considerato che la zona è abbastanza periferica e poco frequentata. La Coema Edilità srl aveva vinto, nella primavera del 2006, un appalto del Ministero delle Infrastrutture da 11 milioni di euro per l'ampliamento del Cpt e le opere, in fase di ultimazione, sono iniziate l'anno scorso. L'ampliamento riguarda le aree fra via Monginevro e corso Brunelleschi, che passeranno da 88 posti a circa 170. Quando sarà inaugurato il primo lotto (quattro strutture realizzate ex novo tra via Monginevro e corso Brunelleschi), gli «ospiti» verranno trasferiti e il cantiere si sposterà nell’attuale Cpt. La parte nuova, infatti, occupa il settore sino a pochi mesi fa rimasto inutilizzato, dove una volta c’era il poligono di tiro della vicina caserma. Un’area con una storia: gli alberi tagliati avevano oltre mezzo secolo, ripiantumati dopo che quelli precedenti erano serviti ai residenti, durante la guerra, come legna da ardere per l’inverno. L’ingresso principale non sarà più in in corso Brunelleschi ma in via Maria Mazzarello. I vecchi muri sono stati sostituiti da una cinta di sicurezza, in cemento armato. Spariranno le reti e il cortile. Nelle strutture, stanze di due letti con bagno, aria condizionata e tv. I pasti arriveranno dall’esterno, forse con lo stesso catering che serve altri servizi pubblici. Infine l’infermeria, grande e attrezzata. I lavori sono ovviamente «top secret», classificati come quelli di una caserma militare; non ci sono cartelloni con le indicazioni delle caratteristiche tecniche. Il cantiere è seguito, passo dopo passo, dai tecnici del Demanio Pubblico. Le opere sono state realizzate con buona solerzia nonostante il documento, recapitato l'anno scorso ai giornali, in cui gli anarco-insurrezionalisti consigliavano «calorosamente» alla Coema di sciogliere il contratto. Aggiungendo: «Non avremo alcuno scrupolo a colpire duramente chi collabori anche in maniera marginale con la Coema». Alla sede della ditta, in corso Unione Sovietica, era giunta esattamente un anno fa anche una bomba carta: l'ordigno non esplose grazie alle contromisure prese a difesa dell'azienda, la bomba fu fatta brillare in cortile dagli artificieri. Gli anarco-insurrezionalisti (che hanno firmato le rivendicazioni con la sigla Fai-Rat) non avevano dimenticato di prendersela anche con i giornali: in una lettera, giunta a La Stampa, avevano promesso «fuoco e piombo» a carceri, Cpt, sbirri e giornalisti («fomentatori di odio razziale»). E' la prima volta che, dopo quelle minacce, viene direttamente colpito uno dei dipendenti dell'impresa. Ed è anche la prima volta che, spedizioni di pacchi bomba a parte, si cerca di intimidire direttamente una persona fisica, in questo caso un professionista. L'episodio dell'altra sera potrebbe comunque avere qualche attinenza con la denuncia, avanzata dalla Digos tre giorni fa alla Magistratura, di quattro anarchici accusati di avere scritto slogan sui nuovi muri del Cpt. I quattro - tre ragazzi e una giovane donna di nazionalità bosniaca - hanno agito in via Maria Mazzarello scrivendo «Questo è un lager della Croce Rossa» nonchè «Rivoltelle ai rivoltosi».

DOMANI SABATO 14 LUGLIO: GIORNATA ANTIFASCISTA

Inviato da autonomix | 13 Lug, 2007

 

 

 

Sabato 14 luglio sarà una giornata di mobilitazione antifascista e contro la
repressione, con una serie di iniziative coordinate in varie città d'Italia.
Ognuno secondo le proprie possibilità e modalità: dalle più semplici, come
attacchinaggi, scritte o striscioni, alle più articolate come presidi o
murales dedicati a Carlo, Renato, Dax, Aldro.
Due giorni dopo, il 16 luglio, a Milano verrà pronunciata la sentenza
d'appello del processo "San Paolo". L'ennesimo processo farsa che si scontra
con una verità condivisa e collettiva. È questa verità che ribadiremo ancora
con forza insieme a tutti coloro che vorranno mobilitarsi ed essere presenti
in aula a portare solidarietà attiva agli imputati. Era la notte del 16
marzo quando Davide Cesare, Dax, veniva accoltellato a morte da un gruppo di
fascisti. I suoi compagni e le sue compagne accorsi al pronto soccorso
dell'ospedale S. Paolo trovarono ad aspettarli pattuglie di polizia e
carabinieri. La situazione precipitò rapidamente in una caccia all'uomo con
violente cariche sia all'interno che all'esterno dell'ospedale. Il sangue
per terra e sui muri, le decine di ragazzi e ragazze feriti, hanno rievocato
prepotentemente le immagini del luglio 2001 a Genova. È indelebile nelle
menti di molti il ricordo di quelle giornate. La città blindata, le cariche
indiscriminate, la brutalità delle forze dell'ordine, la mattanza alla
scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e l'assassinio di Carlo
Giuliani.Se alla Diaz la mattanza venne giustificata con il ritrovamento di due
bottiglie molotov all'interno dell'edificio (poi si scoprì collocate dalle
stesse forze dell'ordine), per i fatti del San Paolo, il questore di Milano
Boncoraglio sostenne assurdamente che i suoi uomini erano stati costretti ad
intervenire per impedire che i ragazzi e le ragazze sottraessero la salma
del loro compagno.
Non sono però bastati i pestaggi e, così, la magistratura ha condannato in
primo grado due delle persone presenti quella notte a un anno e 8 mesi di
reclusione, più 70.000 euro di multa.
Degli appartenenti alle forze dell'ordine, invece, un solo agente, ripreso
da un video amatoriale mentre picchiava un ragazzo rimasto a terra, ha
ricevuto una blanda condanna a 7 mesi. Proprio come a Genova, persino i
documenti video non valgono nulla di fronte alla cecità disarmante della
magistratura.

E' la storia di un paese ad essere messa alla sbarra. Più che il giudizio
della magistratura, da cui poco o nulla possiamo, per altro, attenderci, ci
interessa perciò il giudizio politico di quanto accadde.
Di fronte a casi come questi si pongono interrogativi seri sul clima che si
respira nelle caserme italiane e sulle condizioni di salute della democrazia
nella nostra società.

Questi episodi sono espressione di un'involuzione autoritaria che interessa
tutti gli aspetti della società italiana e che trova la sua manifestazione
più evidente proprio nella gestione dell'ordine pubblico.
Una deriva alimentata attraverso le politiche securitarie condotte dai
diversi governi che si avvicendano al potere, a prescindere dalla loro
collocazione politica. La sicurezza che ci viene offerta si manifesta
attraverso territori militarizzati, controllo totale e nuove sofisticate
forme di razzismo, mentre le vere emergenze sociali, come la casa, il
lavoro, la salute e la precarietà, rimangono ai margini del dibattito
politico. Così può capitare essere ammazzati di botte durante un "normale"
controllo di polizia, com'è successo nel settembre del 2005, a Ferrara, a
Federico Aldrovandi, un ragazzo di 18 anni. Il caso è venuto alla ribalta,
dopo vari tentativi di insabbiamento, solo grazie alla strenua lotta per la
verità dei famigliari e degli amici di Aldro. Purtroppo questo tragico
episodio non rappresenta un caso isolato.

L'azione brutale delle forze dell'ordine si coniuga con quella della
magistratura, il cui "attivismo" nei confronti dei movimenti antagonisti non
sembra estraneo a logiche di tipo politico, che poco hanno a che vedere con
l'applicazione del diritto. A Genova 26 persone sono accusate di
"devastazione e saccheggio", reato a cui la magistratura è ricorsa anche nel
processo di Milano per i fatti dell'11 marzo 2006, dove 18 antifascisti e
antifasciste furono condannati per "concorso morale in devastazione e
saccheggio" a 6 anni (scontati a 4 per il rito abbreviato), per essersi
opposti alla sfilata fascista di Fiamma Tricolore. Un reato da codice di
guerra che, ritroviamo anche in altre inchieste riguardanti il movimento
antagonista: una consuetudine giudiziaria che si traduce in lunghe
detenzioni preventive e in condanne spropositate. Allo stesso scopo si
ricorre anche ad altre imputazioni come l'associazione sovversiva, o
l'aggravante di eversione dell'ordine democratico, quest'ultima nuova
frontiera (di dubbia legittimità costituzionale) della repressione politica.
Gli ultimi arresti in ordine di tempo sono quelli di tre studenti che si
sono opposti alla presenza del FUAN in Università a Torino.
Ad essere sotto attacco è il diritto al dissenso e alla Resistenza, il
diritto a lottare per modificare lo stato delle cose presenti, il diritto di
manifestare liberamente le proprie opinioni e di opporsi a ciò che si
ritiene essere ingiusto, a dire "no" anche quando tutti gli altri tacciono.

Nel clima di diffusa intolleranza le destre trovano insperati spazi di
agibilità. Mentre razzisti dichiarati e post-fascisti riscuotono ampi
consensi strisciando tra le paure irrazionali della gente e possono
rappresentare senza contraddizione le istituzioni della "Repubblica nata
dalla Resistenza", gli episodi di squadrismo si moltiplicano
spaventosamente, tra l'indifferenza dei più e la sostanziale impunità che lo
Stato accorda a questi stupidi e idioti burattini. È il caso
dell'accoltellamento di Davide, un ragazzo di vent'anni frequentatore di un
centro sociale, avvenuto pochi giorni fa a Melzo, (coltellate in faccia e
all'addome in 10 contro 1) nell'hinterland milanese, ad opera di un gruppo
di fascisti della zona.
E' il caso della città di Roma, dove la giunta veltroniana si è
contraddistinta per una politica di equidistanza accordando agibilità
politica e fisica alle formazioni fasciste, che negli ultimi 2 anni le
aggressioni squadriste sono state centinaia, fino a quella tragica notte del
27 agosto scorso quando fuori da una dance hall reggae sul litorale romano,
due giovani di destra aggredivano ed uccidevano con otto coltellate Renato
Biagetti. Al momento del fermo di entrambi si scoprì che uno era figlio di
un Carabiniere, dello stesso nucleo che stava svolgendo le indagini. Da quel
momento si è assistito a diversi tentativi d'insabbiamento ed ad un clima
pesante ed assurdo fuori e dentro le aule di tribunale. E' proprio a Roma
che si è registrata l'ultima grave aggressione durante un concerto, il
bilancio è di diversi feriti di cui due gravi. Anche in questo caso ai
coltelli dei fascisti è seguita l'azione repressiva della polizia e della
magistratura che ha denunciato quattro persone, due tratte in arresto e
attualmente sottoposti ad obbligo di firma, colpevoli di volersi difendere
prima dai fascisti e poi dall'arroganza poliziesca.

E' per Carlo, Dax, Aldro, Renato e per tutti gli altri, per continuare a far
vivere questi nostri fratelli e compagni, che il prossimo 14 luglio ci
riprenderemo le strade e i muri delle nostre città, con diverse iniziative,
perchè esiste un filo rosso che unisce tutte queste e molte altre storie.

Chi pensa di fermarci, vedrà muoverci. Chi pensa di zittirci ci sentirà
urlare la nostra rabbia e verità.

L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura,
pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a
contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici,
liberali, non significa nulla, quando manca quella forza  morale che riesca
a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente
funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti
per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre
essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come
codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo
brutalmente egoista di una società.
Pier Paolo Pasolini


Carlo, Dax, Aldro, Renato, noi sappiamo chi è STATO.

Sabato 14 luglio: Giornata di mobilitazione nazionale, aderiscono per ora:
Milano, Bergamo, Brescia,Padova, Viareggio, Firenze, Roma.

Giovedì 12 luglio : ore 9:30 presso il Tribunale di Civitavecchia ultima
udienza per il processo di primo grado per l'omicidio di Renato.

Lunedì 16 luglio: ore 9:00 presso il Tribunale di Milano sentenza d'appello
per il processo del San Paolo.

ASSALTO FASCISTA A CASALBERTONE

Inviato da autonomix | 12 Lug, 2007

Roma - Casal Bertone, gli antifascisti di Roma:"Non è piú possibile accettare la presenza di ideologie e pratiche fasciste"

Il comunicato degli antifascisti e antifasciste di Roma

 
 

Di seguito il comunicato degli "antifasciste e gli antifascisti di Roma" in merito agli scontri avvenuti questa notte nel quartiere Casal Bertone, nella periferia est di Roma.

"Respinto l'assalto fascista all'occupazione abitativa di Casal Bertone.La notte tra l'11 e il 12 luglio è avvenuta l'ennesima aggressione fascista a Roma, nel quartiere di Casal Bertone.Un gruppo proveniente dal Circolo Futurista, sede del gruppo ultras Padroni di Casa, appartenenti a Fiamma Tricolore, al termine dell'attacchinaggio di manifesti, ha tentato di assaltare l'occupazione abitativa di Via De Dominicis, dove vivono da anni decine di famiglie dei movimenti di lotta per la casa. La prontezza degli occupanti e la risposta degli abitanti del quartiere ha respinto l'attacco e messo in fuga la squadraccia, che si è dileguata sotto gli occhi indifferenti delle forze dell'ordine, sopraggiunte nel frattempo.L'attacco è stato premeditato e vigliacco. Armato di mazze, catene, coltelli il gruppo, non ha avuto remore a colpire donne e uomini, ferendo gravemente 6 persone, di cui una accoltellata all'inguine.In pochi minuti centinaia di persone sono scese in strada per difendere l'occupazione e reagire all'aggressione, praticando il legittimo diritto di resistenza.L'aggressione è avvenuta nel quartiere di Casal Bertone, dove da mesi i cittadini, le associazioni, i movimenti sociali denunciano e contrastano l'apertura del sedicente circolo Futurista, in via degli Orti di Malabarba 15, covo fascista sito all'interno di un palazzo di proprietà dell'Inps, che inneggia all'odio e al razzismo, attraverso, scritte, manifesti e intimidazioni. Nei mesi è cresciuta la protesta del quartiere, abitato da molti studenti fuori sede e con una lunga tradizione di lotte sociali, di associazionismo, e di iniziative culturali.Questa è la campagna per il mutuo sociale di Fiamma Tricolore: da una parte inneggiano alla "casa agli italiani" e "piú case meno calabresi", dall'altra provano a colpire chi nei fatti conquista il diritto alla casa per tutti.Tutto ció avviene a due settimane esatte dall'assalto squadrista a Villa Ada e dopo centinaia di aggressioni avvenute negli ultimi due anni nei confronti di chi lotta per i diritti sociali e di cittadinanza, chi libera spazi di socialità e cultura, o chi semplicemente frequenta concerti e iniziative culturali.Come hanno denunciato con forza le migliaia di persone scese in piazza sabato scorso nel quartiere Trieste-Salario non è piú possibile accettare la presenza e la diffusione di ideologie e pratiche fasciste, coperte dalla destra istituzionale e favorite dalla colpevole "equidistanza" del sindaco Veltroni, del governo e delle amministrazioni locali, che hanno concesso sedi e agibilità politica, tollerando e lasciando impunite nella "democratica" città di Roma le scorribande dell'estrema destra"

ASSALTO FASCISTA A CASALBERTONE

Inviato da autonomix | 12 Lug, 2007

Roma - Casal Bertone, gli antifascisti di Roma:"Non è piú possibile accettare la presenza di ideologie e pratiche fasciste"

Il comunicato degli antifascisti e antifasciste di Roma

 
 

Di seguito il comunicato degli "antifasciste e gli antifascisti di Roma" in merito agli scontri avvenuti questa notte nel quartiere Casal Bertone, nella periferia est di Roma.

"Respinto l'assalto fascista all'occupazione abitativa di Casal Bertone.La notte tra l'11 e il 12 luglio è avvenuta l'ennesima aggressione fascista a Roma, nel quartiere di Casal Bertone.Un gruppo proveniente dal Circolo Futurista, sede del gruppo ultras Padroni di Casa, appartenenti a Fiamma Tricolore, al termine dell'attacchinaggio di manifesti, ha tentato di assaltare l'occupazione abitativa di Via De Dominicis, dove vivono da anni decine di famiglie dei movimenti di lotta per la casa. La prontezza degli occupanti e la risposta degli abitanti del quartiere ha respinto l'attacco e messo in fuga la squadraccia, che si è dileguata sotto gli occhi indifferenti delle forze dell'ordine, sopraggiunte nel frattempo.L'attacco è stato premeditato e vigliacco. Armato di mazze, catene, coltelli il gruppo, non ha avuto remore a colpire donne e uomini, ferendo gravemente 6 persone, di cui una accoltellata all'inguine.In pochi minuti centinaia di persone sono scese in strada per difendere l'occupazione e reagire all'aggressione, praticando il legittimo diritto di resistenza.L'aggressione è avvenuta nel quartiere di Casal Bertone, dove da mesi i cittadini, le associazioni, i movimenti sociali denunciano e contrastano l'apertura del sedicente circolo Futurista, in via degli Orti di Malabarba 15, covo fascista sito all'interno di un palazzo di proprietà dell'Inps, che inneggia all'odio e al razzismo, attraverso, scritte, manifesti e intimidazioni. Nei mesi è cresciuta la protesta del quartiere, abitato da molti studenti fuori sede e con una lunga tradizione di lotte sociali, di associazionismo, e di iniziative culturali.Questa è la campagna per il mutuo sociale di Fiamma Tricolore: da una parte inneggiano alla "casa agli italiani" e "piú case meno calabresi", dall'altra provano a colpire chi nei fatti conquista il diritto alla casa per tutti.Tutto ció avviene a due settimane esatte dall'assalto squadrista a Villa Ada e dopo centinaia di aggressioni avvenute negli ultimi due anni nei confronti di chi lotta per i diritti sociali e di cittadinanza, chi libera spazi di socialità e cultura, o chi semplicemente frequenta concerti e iniziative culturali.Come hanno denunciato con forza le migliaia di persone scese in piazza sabato scorso nel quartiere Trieste-Salario non è piú possibile accettare la presenza e la diffusione di ideologie e pratiche fasciste, coperte dalla destra istituzionale e favorite dalla colpevole "equidistanza" del sindaco Veltroni, del governo e delle amministrazioni locali, che hanno concesso sedi e agibilità politica, tollerando e lasciando impunite nella "democratica" città di Roma le scorribande dell'estrema destra"

FUORI LA POLIZIA DALLE NOSTRE CITTA'

Inviato da autonomix | 12 Lug, 2007

 

 

 

Alimentato dai giornali, enfatizzato dalla politica di ogni colore, il delirio sulla "sicurezza" e su un preteso "degrado" condiziona e affligge sempre di più la vita sociale.

Le forze dell'ordine mobilitate all'unisono -dai carabinieri ai vigili urbani, dai soliti poliziotti all'insolita polizia provinciale, fino, pare, ai guardiaboschi- pattugliano le strade sempre più minacciosi: sequestrano i cani, fermano in massa i cosiddetti "punkabbestia", inseguono gli immigrati senza documenti. Il bollettino di guerra di ieri riporta un arresto, una denuncia e tre fogli di via in via Pietrapiana. Chiunque non si adegui ai diktat del denaro e del decoro borghese non deve più esistere in questa città. Come dichiarato candidamente in questi giorni da un alto funzionario della sbirraglia, gli zingari devono addirittura essere "cacciati".

Ultimo in ordine di tempo, in Santo Spirito arriva -testuali parole delle carogne dei giornali-- il "COPRIFUOCO": i locali che si affacciano sulla piazza devono chiudere entro l'una di notte. La democrazia nell'era della guerra permanente non esita ad utilizzare il linguaggio di un paese belligerante anche all'interno dei propri confini. Ma stavolta i nemici non sono fantomatici fondamentalisti dalle lunghe barbe- i nemici siamo tutti noi che tiriamo tardi la notte tra uno spinello e una birra e una risata; noi che cerchiamo di vivere la città come un posto dove conoscerci e incontrarci, e non solo dove sopravvivere lavorando.

Questo delirio securitario -che vede in ogni diverso un "malintenzionato" e in ogni telecamera "un'amica"
- ha un nome: si chiama Patto per la Sicurezza, è stato firmato in questi giorni dal ministro dell'interno Amato
e dagli amministratori locali. Riguarda Firenze come tutte le altre principali città italiane, e permetterà di tenere sotto controllo i quattro quinti della popolazione, concentrati com'è noto nelle grandi città.

Sempre più occhi elettronici su di noi, dunque, sempre più gendarmi a controllarci, sempre più comportamenti penalizzati. Vietato passeggiare per strada se non vesti bene, vietato portare a spasso il cane se non gli impianti un microchip, vietato stare in piazza se non a certe ore, vietato bere birra se non in certi pub...

Sempre meno liberi, sempre più prigionieri di un mondo di fantasmi. Ci vorrebbero tutti chiusi in casa a guardarlo dal buco della serratura: una pagina di giornale che ci parla di strani personaggi -brutti,
sporchi e cattivi- da rinchiudere il prima possibile in qualche democratica galera, come se non bastasse averli già imprigionati a vita nella cella del disprezzo sociale. Per i coraggiosi che varcano la soglia, ed hanno ancora l'ardire di gettarsi nella vita reale, viene predisposta una degna accoglienza: non più punkabbestia per le strade, ma frotte di questurini tutti uguali con un distintivo per intimidire e un manganello per reprimere.
Riprendersi le piazze e le strade al più presto, dunque. Vivere le piazze, impedire le retate, mandare a cacare tutti insieme chi ci vorrebbe buoni e ubbidienti come polli da batteria.

RIBELLARSI NON E' "GIUSTO" E' SEMPLICEMENTE URGENTE
FUORI GLI SBIRRI DALLE PIAZZE E DALLE NOSTRE VITE

SABOTIAMO IL PATTO-SICUREZZA

gli anarchici di villa panico

Sabato 14 luglio: Vicenza chiama

Inviato da autonomix | 10 Lug, 2007

 

 

 

Appello per un incontro nazionale
Sabato 14 luglio a Vicenza
Presidio permanente No Dal Molin
Strada Ponte Marchese

Da più di un anno Vicenza è attraversata da un movimento popolare forte e radicato che si oppone alla costruzione di una nuova base militare presso l’aeroporto Dal Molin. Decine di migliaia di vicentini sono scesi in piazza, assemblee ed iniziative partecipatissime si svolgono settimanalmente in città, azioni vengono effettuate contro la costruzione della base.
Vicenza si è messa in cammino, ha costruito relazioni con chi lotta in Val di Susa contro la Tav, con il Patto del Mutuo Soccorso, con i comitati contro le servitù militari dalla Sardegna ad Aviano e con tantissime altre realtà italiane, europee e statunitensi.
Ci siamo incontrati a Vicenza in occasione delle manifestazioni, così come in Val di Susa e a Roma il 9 di giugno.
Ora vi chiediamo di tornare a Vicenza, di essere insieme alle cittadine e ai cittadini di Vicenza per bloccare i lavori di costruzione del più grande insediamento di guerra del sud-est Europa.
Vogliamo difendere insieme a voi i beni comuni, ed allo stesso tempo fare di questa nostra battaglia un bene comune prezioso per tutti.
Vogliamo innanzitutto ripercorrere le fasi che hanno caratterizzato questi mesi di lotta:

-  la prima fase che noi individuiamo è quella del rifiuto del progetto e del tentativo, attraverso la mobilitazione popolare, di bloccarne l’approvazione da parte del Governo locale e centrale.

-  la seconda fase è quella “ribellione” al “non mi oppongo” del Governo Prodi comunicata dai telegiornali serali del 16 Gennaio; la città è insorta indignata e non ha accettato questa imposizione. Le iniziative si sono susseguite fino alla grande manifestazione nazionale del 17 febbraio che ha visto almeno 150 mila persone sfilare pacificamente per le strade di Vicenza.

-  la terza fase è quella della resistenza ai lavori per la realizzazione del progetto, caratterizzata da azioni come l’occupazione della Basilica Palladiana e il taglio dei cavidotti per fibre ottiche posati nei pressi del Dal Molin.
Dopo che il governo Prodi ha ufficializzato, attraverso l’ambasciatore statunitense Spogli, il si alla nuova base Usa al Dal Molin, si è aperto al nostro interno un dibattito sulle forme della resistenza ai lavori e sulle prospettive future della nostra lotta.
Proponiamo, quindi, a tutte/i un incontro nazionale a Vicenza dove le donne e gli uomini del Presidio Permanente proporranno il percorso di opposizione alla realizzazione della nuova base Usa; un percorso che, per noi, deve unire locale e globale, perché vogliamo sì difendere la nostra terra, ma anche costruire un futuro senza basi di guerra.

Per adesioni: comunicazione@nodalmolin.it

CONTRO LO STATO E GLI ARRESTI A PADOVA

Inviato da autonomix | 9 Lug, 2007
All'alba del 6 luglio, altri due compagni di Padova e Cittadella sono stati arrestati all'interno dell'inchiesta promossa dai PM Boccassini e Salvini il 12 febbraio 2007, che aveva già portato in carcere 14 compagni, tutt'ora reclusi in mezza Italia.

Padova, in questi mesi, ha rappresentato un vero e proprio laboratorio politico di controrivoluzione, diretto dal Ministero degli Interni per isolare e criminalizzare chi lotta concretamente contro il barbaro sfruttamento capitalistico.

Gli esempi si sprecano. Qualsiasi gestione differente dei fatti da quella propagandata dai servili mass media è stata prontamente censurata; gli spazi pubblici a Padova sono stati blindati all'Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli arrestati; hanno tentato di vietare, ghettizzare, demonizzare in ogni modo la manifestazione del Centro Popolare Occupato Gramigna del 23 giugno.

L'ultima "chicca" del delirio di onnipotenza del potere borghese è stata raggiunta con la messa sotto scorta del sindaco Zanonato, "salvato" miracolosamente dall'arresto dei due compagni che avevano, a detta di Marangoni (Questore di Padova), "il colpo in canna" contro il primo cittadino, oggi ancora in pericolo per il proliferare dei "terroristi" (alias rivoluzionari) in città. Ma non erano pochi, isolati e sconfitti dalla storia?

La verità, al di là delle mistificazioni create ad arte, è che manovre come questa hanno un unico scopo: coprire le nefandezze del primo cittadino nella gestione politica della città, prime fra tutte il consenso a ben tre cortei dei neofascisti di Forza Nuova e Fiamma Tricolore e l'adesione alla commemorazione dei due missini morti in Via Zabarella. E, non ultima, la miliardaria speculazione sui lavori del metrobus.

Questo è solo l'ultimo degli attacchi che si sono susseguiti dal 12 febbraio a livello nazionale, fatti di censure, divieti, intimidazioni, caccia alle streghe, licenziamenti politici che i padroni e i partiti che degnamente li rappresentano oggi al governo hanno scatenato per cercare di fermare l'ondata di solidarietà espressa da manifestazioni, presidi, striscioni, scritte, cene, sottoscrizioni da tutt'Italia per rivendicare a gran voce l'internità dei compagni arrestati nel movimento di classe e la loro identità comunista e rivoluzionaria. Ondata che continua, nonostante tutti i tentativi di boicottarla e reprimerla.

Questo fa molta paura, soprattutto in un clima di grave crisi degli apparati dello stato tra scandali (vedi il caso eclatante dei massacratori del G8 di Genova), corruzione dilagante, lotte intestine tra gruppi di potere (vedi i casi delle intercettazioni Telecom, Unipol, "Toghe rosse")  e che vedono cadere vertiginosamente il consenso della classe dirigente tra la gente.

Ecco allora la creazione del "nemico", i comunisti, gli anarchici, i rivoluzionari che vogliono praticare una strada di reale cambiamento sociale e politico; ecco allora che nuovi arresti sono funzionali a tentare di far passare in secondo piano tutti gli attacchi che oggi il governo di finta sinistra muove contro i lavoratori come il prossimo affondo alle pensioni e il già avvenuto attacco al TFR, la sempre maggiore legalizzazione della precarietà che genera uno stillicidio di morti sul lavoro, il nuovo Documento di Programmazione Economica e Finanziaria che porterà a un'altra finanziaria di guerra, quando i proletari devono ancora finire di pagare la scorsa grazie ai miliardi per le spese militari e i contributi statali alla nuova base di morte Dal Molin.

Il principale responsabile del vero terrorismo, quello che scatena questa vera e propria guerra interna al nostro paese contro i lavoratori per scaricare i costi delle operazioni militari sul fronte esterno, è il social fascismo, oggi degnamente rappresentato, tra gli altri, dal nascente Partito Democratico, rimpasto di vecchi volponi delle politiche antipopolari mascherate da progressiste.

 

 

SOLIDARIETA' AI COMPAGNI COLPITI DALLA REPRESSIONE!

ARRESTI A PADOVA

Inviato da autonomix | 9 Lug, 2007

Questa notte (6 luglio 2007) agenti dell'Ucigos hanno arrestato due persone in seguito all'inchiesta "operazione tramonto". Di seguito riportiamo la notizia su repubblica.it.
Stiamo attendendo notizie sulla loro destinazione, che probabilmente è Milano.

Invitiamo tutti ad esprimere solidarietà e, appena avremo maggiori notizie, a inviare lettere e telegrammi ai compagni arrestati.

parentieamici

Padova, operazione antiterrorismo
Arrestati due presunti brigatisti

ROMA – Operazione antiterrorismo a Padova: arrestate due persone accusate di associazione sovversiva e banda armata. Andrea Tonello, 52 anni, e Giampietro Simonetto, 19 anni, sono stati fermati la scorsa notte dagli agenti dell'Ucigos, l'Ufficio centrale per le investigazioni generali e le operazioni speciali su ordine dell'autorità giudiziaria di Milano.

"I provvedimenti cautelari - spiega l'Ucigos - sono il naturale sviluppo delle indagini che nel febbraio scorso hanno portato in carcere quindici presunti brigatisti aderenti al Partito Comunista Politico Militare", l'ala movimentista della Br, la cosiddetta seconda posizione.
Andrea Tonello è accusato in particolare di aver trasportato le armi del gruppo e di aver fornito supporto logistico per un'azione di autofinanziamento del PCPM. [...] In precedenza era stato già segnalato per associazione eversiva. Giampietro Simonetto[...] è accusato di aver procurato munizioni al gruppo eversivo.

La Digos ha inoltre eseguito alcune perquisizioni domiciliari.