SUPPORTO LEGALE

Inviato da autonomix | 15 Dic, 2007
  

cuore La sentenza del processo contro 25 manifestanti per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, ha deciso qual è il prezzo che si deve pagare per esprimere le proprie idee e per opporsi allo stato di cose presenti: 110 anni di carcere. Il tribunale del presidente Devoto e dei giudici a latere Gatti e Realini, non ha avuto il coraggio di opporsi alla feroce ricostruzione della storia collettiva ad uso del potere che i pm Andrea Canciani e Anna Canepa gli ha richiesto di avvallare.
Anzi, ha fatto di peggio. Ha scelto di sentenziare che c'è un modo buono per esprimere il proprio dissenso e un modo cattivo, che ci sono forme
compatibili di protesta e forme che vanno punite alla stregua di un reato di guerra.
Per completare l'opera ha anche fornito una consolazione a fine processo per i difensori e gli "onesti cittadini", chiedendo la trasmissione degli atti per le false testimonianze di due carabinieri e due poliziotti, un contentino con cui non si allevia il peso della sentenza e il cui senso di carità a noi non interessa.

Il tribunale di Genova ha scelto di assecondare tutte quelle forze politiche, tutti quei benpensanti, tutti quegli avvocati, che - coscientemente - speravano che pochi, ancora meno dei 25 imputati, fossero condannati per poter tirare un sospiro di sollievo, per poter sapere dove puntare il proprio dito grondante morale e coscienza sporca. L'uso del reato di devastazione e saccheggio per condannare fatti avvenuti durante una manifestazione politica apre la strada a un'operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Nessuno di coloro che era a Genova nel 2001 e che ha costruito carriere sulle parole d'ordine di Genova, salvo poi tradirle con ogni voto e mezzo necessario, ha voluto schierarsi contro questa operazione assurda e strumentale: nessuno, o quasi, in tutto l'arco del centro sinistra al governo ha saputo dire che a Genova, tra coloro i quali oggi sono stati condannati ad anni di galera, avrebbe dovuto esserci tutti quanti hanno partecipato a quelle giornate.

La stessa cosa è stata portata avanti anche da molti dei movimenti, e molte delle persone che hanno cercato di sabotare i contenuti della manifestazione che solo tre settimane fa, il 17 novembre, ha riempito le strade di Genova: hanno voluto annebbiare le persone su chi fossero coloro che si battevano per un modello di vita e di società diverso, e chi difendeva il modello che viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni; hanno voluto confondere le acque, forse perché anche la loro dignità è confusa. E allora decine di comunicati sulle possibili Commissioni Parlamentari, sulla Verità e sulla Giustizia, e troppe poche parole su 25 persone che stavano avviandosi a diventare capri espiatori di un potere che ha avuto paura.
Genova però non si cancella con il revisionismo a mezzo procura, né con le pelose scelte di comodo e gli scheletri nascosti negli armadi. Le 80.000 persone che lo scorso 17 novembre hanno sfilato per le vie di Genova, non chiedevano una Commissione Parlamentare, bensì che 25 persone non diventassero il paravento dietro cui seppellire un passaggio storico scomodo, che ha messo in discussione l'attuale sistema di vita e di società. Siamo convinti che quelle 80.000 persone ci ascoltano e non permetteranno a un'aula di tribunale di espropriare la propria memoria e devastare le vite di 24 persone.
A maggior ragione oggi, con una sentenza che cerca di schiacciarci e farci vergognare di quello che siamo stati e quello che abbiamo vissuto, di dipingere quei momenti di rivolta a tinte fosche anziché con la luce e la dignità che meriterebbero i momenti più genuini che esprimono la volontà popolare, noi diciamo che non ripudieremo nulla, che non chiederemo scusa di nulla, perché non c'è nulla di cui ci pentiamo o di cui sentiamo di dover parlare in termini diversi che del momento più alto della nostra vita politica.

Noi pensiamo che tutti coloro che erano a Genova dovrebbero gridare: in ogni caso nessun rimorso. Nessun rimorso per le strade occupate dalla rivolta, nessun rimorso per il terrore dei grandi asserragliati nella zona rossa, nessun rimorso per le barricate, per le vetrine spaccate, per le protezioni di gommapiuma, per gli scudi di plexiglas, per i vestiti neri, per le mani bianche, per le danze pink, nessun rimorso per la determinazione con cui abbiamo messo in discussione il potere per alcuni giorni.
Lo abbiamo detto il giorno dopo Genova, e in tutti questi anni: la memoria è un ingranaggio collettivo che non può essere sabotato. E per tutto quello che Genova è stata e ha significato noi non proveremo nessun rimorso. Oggi, come ieri e domani, ripeteremo ancora che la Storia siamo Noi. Oggi, come ieri e domani, diremo di nuovo: in ogni caso nessun rimorso.

NO G8 2009! IL G8 TORNA IN ITALIA ALLA MADDALENA

Inviato da autonomix | 15 Dic, 2007

Perchè dire no al G8

Comitato per il No al G8

Gli otto capi di stato o di governo dei paesi più industrializzati del mondo, i G8, hanno deciso di incontrarsi a La Maddalena nella primavera del 2009.   
In continuità con le politiche del passato vogliono perpetuare, accentuandole, le differenze economiche e culturali che esistono tra i paesi ricchi e quelli poveri, sia con la pratica delle guerre sia attraverso lo sfruttamento esclusivo e dissennato delle risorse del pianeta.
Non potendo dire espressamente queste cose, le hanno sempre mistificate affermando che le guerre che conducono sono azioni di prevenzione contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Nei giorni delle loro riunioni hanno blindato le città ospitanti trasformandole in luoghi assediati.
Hanno usato le provocazioni di gruppi estranei ai movimenti pacifisti per legittimare la repressione di cui sono capaci.
Così hanno fatto a Genova dove le forze dell’ordine hanno scritto una delle pagine più indecorose della loro storia.
Insensibili davanti allo sdegno popolare per la violenza usata contro i manifestanti adesso vogliono venire a La Maddalena.
Evidentemente ritengono che trattandosi di un’isola di piccole dimensioni sarà più facile evitare la contestazione dei soliti ‘facinorosi’.
Sembra incredibile che i nostri governi, sia nazionale che regionale, considerino questa scelta un evento storico di grande importanza, addirittura un risarcimento per i danni subiti dai maddalenini nel corso di questi decenni.
L’ipotesi che l’organizzazione del G8 a La Maddalena consentirà l’uso di risorse da destinare alla crescita dell’occupazione è ingannevole: gli investimenti di cui si parla saranno finalizzati alla riconversione turistica dell’intero arcipelago, mentre in tutta l’isola le attività legate all’agricoltura, alla pastorizia e all’industria subiranno un ulteriore ridimensionamento.
Le nuove possibilità di lavoro saranno poche e limitate nel tempo, e quando sarà terminata la costruzione degli alberghi a 5 stelle ci troveremo con una nuova area della nostra isola sottratta all’uso dei cittadini sardi e consegnata ai signori delle speculazioni edilizie. L’estensione della Costa Smeralda arriverà così sino all’arcipelago maddalenino.
La nostra critica al G8 non si esaurisce nella opposizione politica a un sistema di governo planetario inaccettabile.
Progettiamo perciò, per la Sardegna e per i cittadini sardi, un’area di pace con politiche di sviluppo sostenibili e non compatibili con i progetti dei protagonisti delle guerre e delle speculazioni.
Per queste ragioni riteniamo indispensabile che tutte le forze che si oppongono a questa iniziativa (partiti, movimenti, associazioni ecc.) trovino al più presto un’occasione di incontro per definire un programma di lavoro puntuale ed efficace. La creazione di una rete che metta in collegamento le diverse realtà che operano nel territorio isolano ci sembra una prima tappa di questo lavoro che noi COMITATO PER IL NO AL G8 stiamo iniziando.

Prime adesioni:
Associazione Cagliari città ciclabile
Associazione Cento fiori
Associazioni del Comitato per il no alla statutaria
Associazione Luigi Pintor
Associazione Peppino Asquer
Cagliari Social Forum
Comitato sardo Gettiamo le basi
Cobas
Altragricoltura
Sinistra critica

Sul 12 dicembre: COMUNICATO DELL'ASSOCIAZIONE SOLIDARIETA' PARENTI E AMICI DEGLI ARRESTATI

Inviato da autonomix | 15 Dic, 2007


Comunicato dell’Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli arrestati il 12/2/2007

Innanzitutto ringraziamo calorosamente tutti coloro che si sono mobilitati per portare la loro solidarietà ai compagni sotto processo e per impedire che, nell’anniversario della strage di stato di Piazza Fontana, i fascisti di Forza Nuova manifestassero pubblicamente a Milano.
Il 12 dicembre, sia all’interno dell’aula bunker di San Vittore, che all’esterno si è espressa con forza e determinazione la volontà di reagire, resistendo, alla repressione e al fascismo.

Dentro l’aula

All’appello degli imputati il compagno operaio Vincenzo Sisi ha risposto: “Con il corpo sono presente, ma la mia testa è con gli operai della Thyssen- Krupp”.
Gli altri imputati hanno risposto applaudendo e col pugno alzato.
La pm Bocassini ha rilevato che i pugni alzati sono una mancanza di rispetto alla corte!...(e poi la chiamano “toga rossa”!)
Gli avvocati della difesa hanno contestato il trattamento riservato agli imputati e a loro stessi: i compagni erano in gabbie singole, separati da uno schieramento di guardie e transenne dai difensori che erano quindi quasi impossibilitatti a conferire con i propri assistiti.
E’ stata richiesta la revoca del perdurante divieto d’incontro tra imputati, misura assurda visto che l’inchiesta per loro è chiusa da tempo e che ha comportato molte angherie durante la detenzione, ormai di dieci mesi, in particolare l’isolamento e i continui trasferimenti.
Gli avvocati della difesa hanno inoltre richiesto l’avvicinamento alla sede processuale, visto che alcuni compagni sono stati prelevati dal carcere o dai domiciliari alle quattro di notte per essere riportati a destinazione il giorno stesso e per poi essere riprelevati, con le stesse modalità, per le udienze dei prossimi giorni.
Sono poi state eccepite varie nullità sulla richiesta di rinvio a giudizio:
- nullità in relazione alla violazione del diritto di difesa derivante dalla mancata consegna di tutte le copie degli atti processuali entro i termini di legge,
- nullità, sempre in relazione al diritto di difesa, dovuta ai trasferimenti ed alla dispersione degli imputati lontano dalla sede processuale (anche in contrasto con l’art. 6 della Convenzione di Strasburgo) poiché ciò ha ostacolato l’incontro con i legali,
- nullità in relazione alla violazione derivata dalla mancata considerazione della sospensione del periodo feriale (l’inchiesta è stata chiusa proprio a ridosso del periodo di chiusura estiva del tribunale),
- nullità rispetto ai 5 giorni di divieto d’incontro con i difensori imposto dopo l’arresto degli imputati,
- nullità in base alla contestazione di gravi irregolarità nelle procedure seguite per le intercettazioni telefoniche,
- nullità poiché la richiesta di rinvio a giudizio è stata effettuata ben prima della conclusione dell’incidente probatorio relativo alla trascrizione di tutte le intercettazioni ambientali che sono parte preponderante di questo processo,
- nullità poiché le perizie tecniche sono state disposte dall’accusa in contemporanea e in diverse sedi fra loro lontane impossibilitando così la difesa a parteciparvi
- nullità per l’impossibilità di far entrare nell’inchiesta fonti come il Sisde (Servizi segreti). Il Sisde non può entrare nella sistematica giuridica ordinaria mentre, entra in questo processo, facendo vestire le sue indagini (che non possono avere la connotazione di indagini di polizia giudiziaria) attraverso delle relazioni della Digos e facendo confluire comunque dei filmati e delle foto che aveva raccolto nel corso del suo lavoro.

E’ stata poi contestata e ritenuta illegittima la costituzione di parte civile da parte di Forza Nuova sia per motivi politici, perché non è ammissibile che una forza volta alla ricostruzione di un partito fascista possa essere accettata nelle aule dei tribunali in quanto ciò, per la legge italiana, è un reato punito con la reclusione da 5 a 12 anni, sia per motivi procedurali, in base ad irregolarità nella presentazione della richiesta.

A tutto ciò il gup Marina Zelante risponderà nell’udienza del 14 dicembre.

Fuori dall’aula

Fin dalle otto del mattino un folto numero di compagni ha presenziato nei pressi dell’aula bunker dando vita poi ad un presidio in Piazza Aquileia che, dalle nove in poi, è andato via via ingrossandosi. Diverse centinaia di persone vi hanno partecipato: compagni, situazioni collettive del movimento milanese ma anche delegazioni da altre parti d’Italia, antifascisti, anarchici e singole persone che sono venute a dare solidarietà. Numerosa la presenza dal Veneto e del Cpo Gramigna di Padova che ultimamente ha subito un nuovo arresto di un giovane militante.
Gli slogan, la musica, i petardi e i fuochi d’artificio hanno tenuto compagnia fino a pomeriggio ai prigionieri di San Vittore che salutavano e rispondevano attraverso le sbarre delle finestre. Il presidio ha espresso anche la solidarietà ai prigionieri in lotta contro l’ergastolo, in sciopero della fame dal primo dicembre.
Sono state lette numerose lettere dei compagni sotto processo, comunicati di solidarietà e comunicati contro il terrorismo di stato e contro i fascisti. Un lavoratore ha letto un comunicato per esprimere la rabbia e la vicinanza di tutti agli operai della Thissen-Krupp, barbaramente colpiti dal terrorismo dei padroni: le morti sul lavoro a scopo di profitto.
L’arrivo in corteo degli studenti, provenienti dalla manifestazione studentesca indetta per ricordare l’anniversario della strage di stato di Piazza Fontana, ha trasformato il presidio in blocco stradale e successivamente in corteo che ha sfilato fin nelle vicinanze di Piazza Filangeri, entrata dell’aula bunker, dove i fascisti di Forza Nuova avevano promesso un presidio contro il comunismo. Lo striscione che apriva il corteo diceva: “12 dicembre 1969 - 12 dicembre 2007, il solo terrorismo è quello dello stato! Libertà per i compagni!”.
La giornata di mobilitazione ha raggiunto l’obiettivo di impedire ai fascisti la sceneggiata anticomunista e reazionaria che avevano promesso e ha dato visibilità alla solidarietà di classe che, nonostante tutti i pesanti attacchi repressivi subiti dal 12 febbraio in poi (compresi arresti) si è mostrata rafforzata ed estesa.
La solidarietà fa paura ed è forse per questo che i mass media, che tanto si sono sbizzarriti a scrivere per denigrare i compagni e per dar voce all’accusa, hanno taciuto (tranne per qualche trafiletto) sulla giornata del 12 dicembre a Milano.
I compagni sotto processo non sono criminali isolati come vorrebbero mostrare l’accusa, la stampa, lo stato, i partiti istituzionali, i vertici sindacali. La giornata del 12 ne è stata un’ulteriore dimostrazione ed è stata anche un momento importante per tutto il movimento di classe che ha opposto resistenza al tentativo di distruggere l’identità dei compagni e di mischiare le carte con la convocazione dell’udienza preliminare proprio nella data simbolo dello stragismo di stato.

Grazie a tutti quelli che hanno partecipato a Milano e a tutti coloro che in altre parti d’Italia, ma anche all’estero, hanno organizzato iniziative non potendo essere presenti.
Le adesioni sono arrivate numerose.

Il solo terrorismo è quello dello stato!
Per i compagni libertà, estendiamo la solidarietà!

Associazione di Solidarietà Parenti e amici degli arrestati il 12/2/