NO DAL MOLIN, DOPO GLI OTTANTAMILA, IL COMUNICATO SULLE CENSURE.

Inviato da autonomix | 17 Dic, 2007
Censura
Galan contro tutti: vuole la censura sui No Dal Molin. E se la prende con i media: la Rai, colpevole di parlare della grande manifestazione di Vicenza, e anche con il Giornale di Vicenza che, di colpo, diventa un giornale bolscevico. Non gli basta un giornale notoriamente di parte: Galan vuole un giornale che sappia oscurare coloro che non gli fanno comodo; a partire dai No Dal Molin, i "quattro imbecilli" [cit. Enrico Hullweck, Sindaco di Vicenza] che danno tanti fastidi al suo amico Hullweck
È un fatto che questo Comitato di Redazione debba periodicamente occuparsi delle insolenze del presidente della Giunta regionale del Veneto. Di recente ha dovuto farlo sulle "Disposizioni per la stampa", ora lo deve fare sull'improvvisata competenza che il dott. Galan presume di potersi accreditare, sia che si tratti di dettare la scaletta di un telegiornale del servizio pubblico o che si tratti di dirigere un quotidiano.
La libera e civile espressione del pensiero e delle opinioni dei cittadini di Vicenza, che il Giornale registra, hanno reso particolarmente nervoso il dott. Galan, il quale confondendo il suo ruolo di presidente di una Giunta regionale con quello di padrone del Veneto, dimostra di considerare il ruolo dell'informazione non molto di più che la semplice trasmissione degli spot sulle sue defatiganti esternazioni e quelle dei suoi amici.
Tuttavia il vizietto di aggredire il Giornale di Vicenza sembra divenuto per il dott. Galan un chiodo fisso. Le sue ultime sparate, che vanno respinte in blocco, non possono che suonare intimidatorie e offensive nei confronti della professionalità del direttore Giulio Antonacci, ma altrettanto gravi nei confronti di un'intera redazione e di quei colleghi che sulla controversa questione della nuova base statunitense all'aeroporto Dal Molin, hanno fatto semplicemente il loro dovere, informando su tutti gli aspetti della vicenda. L'accusa di "livore antiamericano", come ben sanno i nostri lettori, è semplicemente risibile.
Anche se dare voce alle diverse opinioni, come ha fatto con autorevolezza il Giornale di Vicenza, dà fastidio ai politici, per di più umorali e lunatici che vorrebbero davanti solo giornalisti compiacenti e asserviti, l'impegno di questa Redazione nei confronti dei propri lettori rimane immutato.
Il Comitato di Redazione del Giornale di Vicenza
[articolo tratto da Il Giornale di Vicenza, 16 dicembre 2007

SUPPORTO LEGALE

Inviato da autonomix | 15 Dic, 2007
  

cuore La sentenza del processo contro 25 manifestanti per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, ha deciso qual è il prezzo che si deve pagare per esprimere le proprie idee e per opporsi allo stato di cose presenti: 110 anni di carcere. Il tribunale del presidente Devoto e dei giudici a latere Gatti e Realini, non ha avuto il coraggio di opporsi alla feroce ricostruzione della storia collettiva ad uso del potere che i pm Andrea Canciani e Anna Canepa gli ha richiesto di avvallare.
Anzi, ha fatto di peggio. Ha scelto di sentenziare che c'è un modo buono per esprimere il proprio dissenso e un modo cattivo, che ci sono forme
compatibili di protesta e forme che vanno punite alla stregua di un reato di guerra.
Per completare l'opera ha anche fornito una consolazione a fine processo per i difensori e gli "onesti cittadini", chiedendo la trasmissione degli atti per le false testimonianze di due carabinieri e due poliziotti, un contentino con cui non si allevia il peso della sentenza e il cui senso di carità a noi non interessa.

Il tribunale di Genova ha scelto di assecondare tutte quelle forze politiche, tutti quei benpensanti, tutti quegli avvocati, che - coscientemente - speravano che pochi, ancora meno dei 25 imputati, fossero condannati per poter tirare un sospiro di sollievo, per poter sapere dove puntare il proprio dito grondante morale e coscienza sporca. L'uso del reato di devastazione e saccheggio per condannare fatti avvenuti durante una manifestazione politica apre la strada a un'operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Nessuno di coloro che era a Genova nel 2001 e che ha costruito carriere sulle parole d'ordine di Genova, salvo poi tradirle con ogni voto e mezzo necessario, ha voluto schierarsi contro questa operazione assurda e strumentale: nessuno, o quasi, in tutto l'arco del centro sinistra al governo ha saputo dire che a Genova, tra coloro i quali oggi sono stati condannati ad anni di galera, avrebbe dovuto esserci tutti quanti hanno partecipato a quelle giornate.

La stessa cosa è stata portata avanti anche da molti dei movimenti, e molte delle persone che hanno cercato di sabotare i contenuti della manifestazione che solo tre settimane fa, il 17 novembre, ha riempito le strade di Genova: hanno voluto annebbiare le persone su chi fossero coloro che si battevano per un modello di vita e di società diverso, e chi difendeva il modello che viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni; hanno voluto confondere le acque, forse perché anche la loro dignità è confusa. E allora decine di comunicati sulle possibili Commissioni Parlamentari, sulla Verità e sulla Giustizia, e troppe poche parole su 25 persone che stavano avviandosi a diventare capri espiatori di un potere che ha avuto paura.
Genova però non si cancella con il revisionismo a mezzo procura, né con le pelose scelte di comodo e gli scheletri nascosti negli armadi. Le 80.000 persone che lo scorso 17 novembre hanno sfilato per le vie di Genova, non chiedevano una Commissione Parlamentare, bensì che 25 persone non diventassero il paravento dietro cui seppellire un passaggio storico scomodo, che ha messo in discussione l'attuale sistema di vita e di società. Siamo convinti che quelle 80.000 persone ci ascoltano e non permetteranno a un'aula di tribunale di espropriare la propria memoria e devastare le vite di 24 persone.
A maggior ragione oggi, con una sentenza che cerca di schiacciarci e farci vergognare di quello che siamo stati e quello che abbiamo vissuto, di dipingere quei momenti di rivolta a tinte fosche anziché con la luce e la dignità che meriterebbero i momenti più genuini che esprimono la volontà popolare, noi diciamo che non ripudieremo nulla, che non chiederemo scusa di nulla, perché non c'è nulla di cui ci pentiamo o di cui sentiamo di dover parlare in termini diversi che del momento più alto della nostra vita politica.

Noi pensiamo che tutti coloro che erano a Genova dovrebbero gridare: in ogni caso nessun rimorso. Nessun rimorso per le strade occupate dalla rivolta, nessun rimorso per il terrore dei grandi asserragliati nella zona rossa, nessun rimorso per le barricate, per le vetrine spaccate, per le protezioni di gommapiuma, per gli scudi di plexiglas, per i vestiti neri, per le mani bianche, per le danze pink, nessun rimorso per la determinazione con cui abbiamo messo in discussione il potere per alcuni giorni.
Lo abbiamo detto il giorno dopo Genova, e in tutti questi anni: la memoria è un ingranaggio collettivo che non può essere sabotato. E per tutto quello che Genova è stata e ha significato noi non proveremo nessun rimorso. Oggi, come ieri e domani, ripeteremo ancora che la Storia siamo Noi. Oggi, come ieri e domani, diremo di nuovo: in ogni caso nessun rimorso.

NO G8 2009! IL G8 TORNA IN ITALIA ALLA MADDALENA

Inviato da autonomix | 15 Dic, 2007

Perchè dire no al G8

Comitato per il No al G8

Gli otto capi di stato o di governo dei paesi più industrializzati del mondo, i G8, hanno deciso di incontrarsi a La Maddalena nella primavera del 2009.   
In continuità con le politiche del passato vogliono perpetuare, accentuandole, le differenze economiche e culturali che esistono tra i paesi ricchi e quelli poveri, sia con la pratica delle guerre sia attraverso lo sfruttamento esclusivo e dissennato delle risorse del pianeta.
Non potendo dire espressamente queste cose, le hanno sempre mistificate affermando che le guerre che conducono sono azioni di prevenzione contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Nei giorni delle loro riunioni hanno blindato le città ospitanti trasformandole in luoghi assediati.
Hanno usato le provocazioni di gruppi estranei ai movimenti pacifisti per legittimare la repressione di cui sono capaci.
Così hanno fatto a Genova dove le forze dell’ordine hanno scritto una delle pagine più indecorose della loro storia.
Insensibili davanti allo sdegno popolare per la violenza usata contro i manifestanti adesso vogliono venire a La Maddalena.
Evidentemente ritengono che trattandosi di un’isola di piccole dimensioni sarà più facile evitare la contestazione dei soliti ‘facinorosi’.
Sembra incredibile che i nostri governi, sia nazionale che regionale, considerino questa scelta un evento storico di grande importanza, addirittura un risarcimento per i danni subiti dai maddalenini nel corso di questi decenni.
L’ipotesi che l’organizzazione del G8 a La Maddalena consentirà l’uso di risorse da destinare alla crescita dell’occupazione è ingannevole: gli investimenti di cui si parla saranno finalizzati alla riconversione turistica dell’intero arcipelago, mentre in tutta l’isola le attività legate all’agricoltura, alla pastorizia e all’industria subiranno un ulteriore ridimensionamento.
Le nuove possibilità di lavoro saranno poche e limitate nel tempo, e quando sarà terminata la costruzione degli alberghi a 5 stelle ci troveremo con una nuova area della nostra isola sottratta all’uso dei cittadini sardi e consegnata ai signori delle speculazioni edilizie. L’estensione della Costa Smeralda arriverà così sino all’arcipelago maddalenino.
La nostra critica al G8 non si esaurisce nella opposizione politica a un sistema di governo planetario inaccettabile.
Progettiamo perciò, per la Sardegna e per i cittadini sardi, un’area di pace con politiche di sviluppo sostenibili e non compatibili con i progetti dei protagonisti delle guerre e delle speculazioni.
Per queste ragioni riteniamo indispensabile che tutte le forze che si oppongono a questa iniziativa (partiti, movimenti, associazioni ecc.) trovino al più presto un’occasione di incontro per definire un programma di lavoro puntuale ed efficace. La creazione di una rete che metta in collegamento le diverse realtà che operano nel territorio isolano ci sembra una prima tappa di questo lavoro che noi COMITATO PER IL NO AL G8 stiamo iniziando.

Prime adesioni:
Associazione Cagliari città ciclabile
Associazione Cento fiori
Associazioni del Comitato per il no alla statutaria
Associazione Luigi Pintor
Associazione Peppino Asquer
Cagliari Social Forum
Comitato sardo Gettiamo le basi
Cobas
Altragricoltura
Sinistra critica

Sul 12 dicembre: COMUNICATO DELL'ASSOCIAZIONE SOLIDARIETA' PARENTI E AMICI DEGLI ARRESTATI

Inviato da autonomix | 15 Dic, 2007


Comunicato dell’Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli arrestati il 12/2/2007

Innanzitutto ringraziamo calorosamente tutti coloro che si sono mobilitati per portare la loro solidarietà ai compagni sotto processo e per impedire che, nell’anniversario della strage di stato di Piazza Fontana, i fascisti di Forza Nuova manifestassero pubblicamente a Milano.
Il 12 dicembre, sia all’interno dell’aula bunker di San Vittore, che all’esterno si è espressa con forza e determinazione la volontà di reagire, resistendo, alla repressione e al fascismo.

Dentro l’aula

All’appello degli imputati il compagno operaio Vincenzo Sisi ha risposto: “Con il corpo sono presente, ma la mia testa è con gli operai della Thyssen- Krupp”.
Gli altri imputati hanno risposto applaudendo e col pugno alzato.
La pm Bocassini ha rilevato che i pugni alzati sono una mancanza di rispetto alla corte!...(e poi la chiamano “toga rossa”!)
Gli avvocati della difesa hanno contestato il trattamento riservato agli imputati e a loro stessi: i compagni erano in gabbie singole, separati da uno schieramento di guardie e transenne dai difensori che erano quindi quasi impossibilitatti a conferire con i propri assistiti.
E’ stata richiesta la revoca del perdurante divieto d’incontro tra imputati, misura assurda visto che l’inchiesta per loro è chiusa da tempo e che ha comportato molte angherie durante la detenzione, ormai di dieci mesi, in particolare l’isolamento e i continui trasferimenti.
Gli avvocati della difesa hanno inoltre richiesto l’avvicinamento alla sede processuale, visto che alcuni compagni sono stati prelevati dal carcere o dai domiciliari alle quattro di notte per essere riportati a destinazione il giorno stesso e per poi essere riprelevati, con le stesse modalità, per le udienze dei prossimi giorni.
Sono poi state eccepite varie nullità sulla richiesta di rinvio a giudizio:
- nullità in relazione alla violazione del diritto di difesa derivante dalla mancata consegna di tutte le copie degli atti processuali entro i termini di legge,
- nullità, sempre in relazione al diritto di difesa, dovuta ai trasferimenti ed alla dispersione degli imputati lontano dalla sede processuale (anche in contrasto con l’art. 6 della Convenzione di Strasburgo) poiché ciò ha ostacolato l’incontro con i legali,
- nullità in relazione alla violazione derivata dalla mancata considerazione della sospensione del periodo feriale (l’inchiesta è stata chiusa proprio a ridosso del periodo di chiusura estiva del tribunale),
- nullità rispetto ai 5 giorni di divieto d’incontro con i difensori imposto dopo l’arresto degli imputati,
- nullità in base alla contestazione di gravi irregolarità nelle procedure seguite per le intercettazioni telefoniche,
- nullità poiché la richiesta di rinvio a giudizio è stata effettuata ben prima della conclusione dell’incidente probatorio relativo alla trascrizione di tutte le intercettazioni ambientali che sono parte preponderante di questo processo,
- nullità poiché le perizie tecniche sono state disposte dall’accusa in contemporanea e in diverse sedi fra loro lontane impossibilitando così la difesa a parteciparvi
- nullità per l’impossibilità di far entrare nell’inchiesta fonti come il Sisde (Servizi segreti). Il Sisde non può entrare nella sistematica giuridica ordinaria mentre, entra in questo processo, facendo vestire le sue indagini (che non possono avere la connotazione di indagini di polizia giudiziaria) attraverso delle relazioni della Digos e facendo confluire comunque dei filmati e delle foto che aveva raccolto nel corso del suo lavoro.

E’ stata poi contestata e ritenuta illegittima la costituzione di parte civile da parte di Forza Nuova sia per motivi politici, perché non è ammissibile che una forza volta alla ricostruzione di un partito fascista possa essere accettata nelle aule dei tribunali in quanto ciò, per la legge italiana, è un reato punito con la reclusione da 5 a 12 anni, sia per motivi procedurali, in base ad irregolarità nella presentazione della richiesta.

A tutto ciò il gup Marina Zelante risponderà nell’udienza del 14 dicembre.

Fuori dall’aula

Fin dalle otto del mattino un folto numero di compagni ha presenziato nei pressi dell’aula bunker dando vita poi ad un presidio in Piazza Aquileia che, dalle nove in poi, è andato via via ingrossandosi. Diverse centinaia di persone vi hanno partecipato: compagni, situazioni collettive del movimento milanese ma anche delegazioni da altre parti d’Italia, antifascisti, anarchici e singole persone che sono venute a dare solidarietà. Numerosa la presenza dal Veneto e del Cpo Gramigna di Padova che ultimamente ha subito un nuovo arresto di un giovane militante.
Gli slogan, la musica, i petardi e i fuochi d’artificio hanno tenuto compagnia fino a pomeriggio ai prigionieri di San Vittore che salutavano e rispondevano attraverso le sbarre delle finestre. Il presidio ha espresso anche la solidarietà ai prigionieri in lotta contro l’ergastolo, in sciopero della fame dal primo dicembre.
Sono state lette numerose lettere dei compagni sotto processo, comunicati di solidarietà e comunicati contro il terrorismo di stato e contro i fascisti. Un lavoratore ha letto un comunicato per esprimere la rabbia e la vicinanza di tutti agli operai della Thissen-Krupp, barbaramente colpiti dal terrorismo dei padroni: le morti sul lavoro a scopo di profitto.
L’arrivo in corteo degli studenti, provenienti dalla manifestazione studentesca indetta per ricordare l’anniversario della strage di stato di Piazza Fontana, ha trasformato il presidio in blocco stradale e successivamente in corteo che ha sfilato fin nelle vicinanze di Piazza Filangeri, entrata dell’aula bunker, dove i fascisti di Forza Nuova avevano promesso un presidio contro il comunismo. Lo striscione che apriva il corteo diceva: “12 dicembre 1969 - 12 dicembre 2007, il solo terrorismo è quello dello stato! Libertà per i compagni!”.
La giornata di mobilitazione ha raggiunto l’obiettivo di impedire ai fascisti la sceneggiata anticomunista e reazionaria che avevano promesso e ha dato visibilità alla solidarietà di classe che, nonostante tutti i pesanti attacchi repressivi subiti dal 12 febbraio in poi (compresi arresti) si è mostrata rafforzata ed estesa.
La solidarietà fa paura ed è forse per questo che i mass media, che tanto si sono sbizzarriti a scrivere per denigrare i compagni e per dar voce all’accusa, hanno taciuto (tranne per qualche trafiletto) sulla giornata del 12 dicembre a Milano.
I compagni sotto processo non sono criminali isolati come vorrebbero mostrare l’accusa, la stampa, lo stato, i partiti istituzionali, i vertici sindacali. La giornata del 12 ne è stata un’ulteriore dimostrazione ed è stata anche un momento importante per tutto il movimento di classe che ha opposto resistenza al tentativo di distruggere l’identità dei compagni e di mischiare le carte con la convocazione dell’udienza preliminare proprio nella data simbolo dello stragismo di stato.

Grazie a tutti quelli che hanno partecipato a Milano e a tutti coloro che in altre parti d’Italia, ma anche all’estero, hanno organizzato iniziative non potendo essere presenti.
Le adesioni sono arrivate numerose.

Il solo terrorismo è quello dello stato!
Per i compagni libertà, estendiamo la solidarietà!

Associazione di Solidarietà Parenti e amici degli arrestati il 12/2/

Roma - Rivendicazione krapfen_attack_

Inviato da autonomix | 12 Dic, 2007

La sede del PD è stata fatta oggetto di un attacco di bombe alla crema.
Quello che segue è il comunicato di rivendicazione.

Molto poco caro Partito Demokratico…questo è un

KRAPFEN ATTACK!

In questo 12 dicembre di lutto e di memoria mai sopita, siamo qui a ringraziarvi dolcemente per averci regalato un bel “pacco sicurezza”.
L’avete fatto per il bene di tutti e tutte noi, per farci sentire tutti e tutte più a nostro agio nella nostra quotidianità di “produci, consuma, crepa”.

FINALMENTE ORA ABBIAMO DELLE SICUREZZE

Sicuri di morire bruciati grazie a un padrone delle ferriere alla quarta ora di straordinario (defiscalizzato) con gli estintori scarichi e l’allarme disattivato per risparmiare sui costi.
Sicuri di cadere da un ‘impalcatura senza misure di sicurezza, in nero a trenta euro al giorno, nei cantieri dei vostri amici palazzinari, per far crescere il PIL di Roma Capitale.
Sicure di andare a dormire in baracca sotto un ponte, visto che con i famosi trenta euro una casa te la sogni, e di essere trattate come criminali da rispedire al mittente in nome della sicurezza nazionale, versione postmoderna della pulizia etnica.
Sicuri di un futuro da precari, creatori di ricchezza che poi finisce nelle tasche di qualcun altro.
Sicure di subire violenza tra le mura domestiche o all’ombra di una sacrestia.
Sicuri di essere discriminati per le nostre preferenze sessuali.
Sicure che i torturatori di Bolzaneto e della scuola Diaz (Genova 2001) saranno omaggiati di una bella promozione.
Sicuri di morire in carcere pestati dalle guardie per avere coltivato qualche piantina di maria.
Sicuri di morire ammazzati da un pistolero di stato che fa il tiro a segno in un autogrill.
Sicure di finire in galera per antifascismo militante.
Sicuri di vivere in un paese in guerra che in nostro nome bombarda uomini, donne e bambini “terroristi” e che per questo aumenta a dismisura le spese militari.
Sicure di essere trattate come “nemico interno” se manifestiamo contro la guerra.
Sicuri di svegliarsi una mattina e ritrovarsi davanti al naso un inceneritore, una centrale a carbone, una nuova discarica, una base militare, un’inutile ferrovia superveloce.
Sicure che la mafia è diventata talmente potente che ormai è innominabile (è un’invenzione di chi vuole male al paese).
Sicuri di essere controllati, spiati, ascoltati, monitorati 24 ore su 24.
Sicure che il vostro simbolo elettorale è una schifezza grafica che fa il paio con la vostra schifezza morale.

Sicuri e sicure che state mettendo in opera un progetto di deriva autoritaria, finalizzata a reprimere il conflitto sociale e il dissenso di tutti coloro che non amano la pacificazione vagheggiata dalla governance di SuperWalter.

Allora beccatevi i nostri krapfen umanitari, le nostre bombe alla crema intelligenti, che vi vadano di traverso.

12 dicembre 1969 NO ALLA STRATEGIA DELLA TENSIONE
12 dicembre 2007 NO ALLA STRATEGIA DELLA PAURA

Roma - Rivendicazione krapfen_attack_02

Mer, 12/12/2007 – 14:25

Riceviamo e pubblichiamo

La sede della RAI è stata fatta oggetto del secondo attacco di bombe alla crema.

Quelli che seguono sono il comunicato di rivendicazione del secondo krapfen_attack e il comunicato stampa.

Il Krapfen Attack #3 nel pomeriggio a Piazza Fiume.


 

Molto poco cara RAI…questo è un

KRAPFEN ATTACK!

In questo 12 dicembre di lutto e di memoria mai sopita, siamo qui a ringraziarti dolcemente per la manipolazione delle coscienze, per la disinformazione quotidiana, per le menzogne sistematiche, per il servilismo volgare nei confronti dei potenti, per la diffamazione crudele nei confronti dei dannati della terra, per la mercificazione dei corpi, per i programmi spazzatura, per la censura delle voci fuori dal coro

Ma soprattutto vogliamo dirti grazie per la campagna di criminalizzazione contro l’intera popolazione immigrata, additata dai tuoi giornalisti come responsabile del clima di insicurezza in cui vivono i cittadini. Grazie per avere fomentato l’odio razziale, i pogrom, le cacce all’uomo, gli sgomberi forzati, la guerra tra poveri, il rancore verso il diverso. Grazie per avere contribuito all’approvazione di un “pacco sicurezza” discriminatorio, persecutorio, anticostituzionale.

Come non sottolineare la professionalità dei tuoi inviati sul campo, impegnati a raccontare di un paese in preda al panico, assediato dai lavavetri. Come non ammirare la qualità informativa di quei telegiornali occupati esclusivamente dalla cronaca nera, dalle chiacchiere dei politici e dagli amorazzi di qualche vip.

Ma oggi vogliamo anche ricordare i tuoi silenzi, le tue reticenze, le tue amnesie sui responsabili delle stragi di stato, sulle logge massoniche coperte, sui servizi segreti deviati, sui fascisti stragisti, sui mandanti politici ed economici di una stagione di sangue attraverso la quale il potere passò al contrattacco nei confronti di un movimento possente che metteva in discussione lo stato di cose presenti.

E come dimenticare i tuoi dibattiti sui precari senza precari, sugli immigrati senza immigrati, sulla tav senza no-tav, sugli operai senza operai, sulla guerra senza pacifisti, sul nuovo femminismo senza femministe, sui gay e sulle lesbiche senza gay e lesbiche. Ma in compenso affollati di politici, preti, sociologi, industriali, tutti concordi nel condannare la voglia di libertà e di giustizia, sempre tesi a stigmatizzare il conflitto sociale, sempre pronti a menarcela col costo del lavoro e col problema sicurezza.

SPACCIATORI DI PAURA, STRUMENTI DELLA SVOLTA AUTORITARIA, PRINCIPALI RESPONSABILI DELL’IMBARBARIMENTO DI MASSA.

Allora beccatevi i nostri krapfen umanitari, le nostre bombe alla crema intelligenti, che vi vadano di traverso.

12 dicembre 1969 NO ALLA STRATEGIA DELLA TENSIONE
12 dicembre 2007 NO ALLA STRATEGIA DELLA PAURA


 

Comunicato Stampa

Bombe alla crema contro la sede nazionale del P. D. e la sede R.A.I. di Viale Mazzini
No alla strategia della paura

Questa mattina mercoledì 12 dicembre, un folto gruppo di pericolosi pasticceri ribelli, ha ringraziato con un nutrito lancio di bombe alla crema, alcuni fra i maggiori responsabili della “strategia della paura” che ha portato all'approvazione del famigerato “pacco sicurezza”.
Nel trentottesimo anniversario della strage di Piazza Fontana, i krapfen intelligenti servono a denunciare le inquietanti analogie tra la “strategia della tensione” di quegli anni e la “strategia della
paura” di oggi.
Un'operazione politica che, fomentando l'odio razziale e la criminalizzazione di interi gruppi sociali, ha lo scopo di creare nel paese un clima di paura e insicurezza “percepita”, giustificando in questo modo una svolta autoritaria che ha come scopo la riduzione dei conflitti sociali, al problema dell'ordine pubblico.
Chi si oppone alla precarietà, al razzismo, alle morti sul lavoro, alla guerra, alla devastazione ambientale, alla violenza sessista e omofobica, rischia, secondo le intenzioni dei fautori delle politiche di sicurezza, di essere oggetto delle attenzioni repressive del potere.
Con questo dolce lancio, volgiamo far presente ai nostrani apprendisti stregoni, che la coscienza antifascista e antirazzista di questa città, continuerà ad esprimersi nei mille conflitti sociali, nelle lotte, nelle iniziative di movimento, alla faccia di palazzinari sfruttatori, politici corrotti, e giornalisti asserviti.

12 dicembre 1969 – no alla strategia della tensione
12 dicembre 2007 – no alla strategia della paura


 

fonte corriere.it

Per protestare contro il decreto legge sulla sicurezza
Roma: paste lanciate contro il Pd e la Rai
Volantino di rivendicazione: «È un krapfen attack. Il vostro logo è una schifezza come la vostra morale»

ROMA - Alcune paste sono state lanciate mercoledì mattina a Roma contro la sede del Partito democratico in piazza Santa Anastasia e in seguito anche contro la sede centrale della Rai di viale Mazzini. Alcune persone con il volto coperto hanno lanciato i dolci contro le vetrate della palazzina.

PROTESTA CONTRO DL SICUREZZA - Gli assalitori con il volto coperto hanno lasciato un volantino di rivendicazione presso la sede del Pd: «Molto poco caro Partito Demokratico, questo è un krapfen attack! In questo 12 dicembre di lutto e di memoria mai sopita (il riferimento è all'anniversario della strage di piazza Fontana del 1969, ndr), siamo qui a ringraziarvi dolcemente per averci regalato un bel 'pacco' sicurezza. Lo avete fatto per il bene di tutti e tutte noi, per farci sentire tutti e tutte più a nostro agio nella nostra quotidianità di 'produci consuma, crepa'». Il lungo comunicato si conclude così: «Sicure che il vostro simbolo elettorale è una schifezza grafica che fa il paio con la vostra schifezza morale. Sicuri e sicure che state mettendo in opera un progetto di deriva autoritaria, finalizzata a reprimere il conflitto sociale e il dissenso di tutti coloro che non amano la pacificazione vagheggiata dalla governance di SuperWalter. Allora beccatevi i nostri krapfen umanitari, le nostre bombe alla crema intelligenti, che vi vadano di traverso. 12 dicembre 1969: no alla strategia della tensione. 12 dicembre 2007: no alla strategia della paura».

fonte lastampa.it

Bombe alla crema contro Pd e Rai
Gli attacchi sono stati rivendicati con la sigla "Krapfen Attack"

Un assalto con "bombe alla crema", scagliate contro la sede del Pd a piazza Sant’Anastasia.
È successo stamattina attorno alle dieci. Gli ignoti assalitori (tutti con il volto coperto, sono fuggiti prima che arrivasse la polizia chiamata dal Pd) hanno lasciato un volantino di rivendicazione. «Quello che segue è il comunicato di rivendicazione. Molto poco caro al Partito Demokratico, questo è un krafen attack! In questo 12 dicembre -si legge nel volantino- di lutto e di memoria mai sopita, siamo qui a ringraziarvi dolcemente per averci regalato un bel "paccò sicurezza". Lo avete fatto per il bene di tutti e tutte noi, per farci sentire tutti e tutte più a nostro agio nella nostra quotidianità di "produci consuma, crepa". Finalmente ora abbiamo delle sicurezze.

Sicuri - prosegue il comunicato - di morire bruciati grazie a un padrone delle ferriere alla quarta ora di straordinario, defiscalizzato, con gli estintori scarichi e l’allarme disattivato per risparmiare sui costi». La serie di «sicuri/sicure di» è molto lunga: comprende «un futuro da precari, creatori di ricchezza che poi finisce nelle tasche di qualcun altro», o «che i torturatori di Bolzaneto e della scuola Diaz (Genova 2001) saranno omaggiati di una bella promozione. Sicuri di morire in carcere pestati dalle guardie per avere coltivato qualche piantina di maria. Sicuri di morire ammazzati da un pistolero di Stato che fa il tiro a segno in un autogrill. Sicure di finire in galera per antifascismo militante. Sicuri di vivere in un paese in guerra che in nostro nome bombarda uomini, donne e bambini "terroristi" e che per questo aumenta a dismisura le spese militari». «Sicure - prosegue la nota di rivendicazione - di essere trattate come "nemico interno" se manifestiamo contro la guerra», seguono critiche a carattere ambientalista, altre legate all’antimafia o al fatto di essere «sicuri di essere controllati, spiati, ascoltati, monitorati 24 ore su 24».

Il lungo comunicato si conclude così: «Sicure che il vostro simbolo elettorale è una schifezza grafica che fa il paio con la vostra schifezza morale. Sicuri e sicure che state mettendo in opera un progetto di deriva autoritaria, finalizzata a reprimere il conflitto sociale e il dissenso di tutti coloro che non amano la pacificazione vagheggiata dalla governance di SuperWalter. Allora beccatevi i nostri krapfen umanitari, le nostre bombe alla crema intelligenti, che vi vadano di traverso. 12 dicembre 1969: no alla strategia della tensione. 12 dicembre 2007: no alla strategia della paura».

Anche la sede centrale della Rai di viale Mazzini è stata oggetto di lanci di «bombe alla crema» da parte del gruppo che ha rivendicato il gesto di protesta con la sigla di "Krapfen Attack". Alcuni giovani con il volto coperto hanno lanciato i dolci contro le vetrate della palazzina proprio dove si trova il Cavallo della Rai.

urezza, in nero a trenta euro al giorno, nei cantieri dei vostri amici palazzinari, per far crescere il PIL di Roma Capitale.
Sicure di andare a dormire in baracca sotto un ponte, visto che con i famosi trenta euro una casa te la sogni, e di essere trattate come criminali da rispedire al mittente in nome della sicurezza nazionale, versione postmoderna della pulizia etnica.
Sicuri di un futuro da precari, creatori di ricchezza che poi finisce nelle tasche di qualcun altro.
Sicure di subire violenza tra le mura domestiche o all’ombra di una sacrestia.
Sicuri di essere discriminati per le nostre preferenze sessuali.
Sicure che i torturatori di Bolzaneto e della scuola Diaz (Genova 2001) saranno omaggiati di una bella promozione.
Sicuri di morire in carcere pestati dalle guardie per avere coltivato qualche piantina di maria.
Sicuri di morire ammazzati da un pistolero di stato che fa il tiro a segno in un autogrill.
Sicure di finire in galera per antifascismo militante.
Sicuri di vivere in un paese in guerra che in nostro nome bombarda uomini, donne e bambini “terroristi” e che per questo aumenta a dismisura le spese militari.
Sicure di essere trattate come “nemico interno” se manifestiamo contro la guerra.
Sicuri di svegliarsi una mattina e ritrovarsi davanti al naso un inceneritore, una centrale a carbone, una nuova discarica, una base militare, un’inutile ferrovia superveloce.
Sicure che la mafia è diventata talmente potente che ormai è innominabile (è un’invenzione di chi vuole male al paese).
Sicuri di essere controllati, spiati, ascoltati, monitorati 24 ore su 24.
Sicure che il vostro simbolo elettorale è una schifezza grafica che fa il paio con la vostra schifezza morale.

Sicuri e sicure che state mettendo in opera un progetto di deriva autoritaria, finalizzata a reprimere il conflitto sociale e il dissenso di tutti coloro che non amano la pacificazione vagheggiata dalla governance di SuperWalter.

Allora beccatevi i nostri krapfen umanitari, le nostre bombe alla crema intelligenti, che vi vadano di traverso.

12 dicembre 1969 NO ALLA STRATEGIA DELLA TENSIONE
12 dicembre 2007 NO ALLA STRATEGIA DELLA PAURA

 

Cagliari - Sulla manifestazione del 9-12-2007 contro il D-10

Inviato da autonomix | 11 Dic, 2007

Teatrini istituzionali e provocazioni sbirresche

L'assemblea antifascista Kastedhu era presente con uno spezzone autonomo alla manifestazione contro il D-10 indetta da diverse sigle, come Rifondazione Comunista e A manca pro s'indipendentzia, con le quali l'AaK non e' in sintonia ne' con le parole d'ordine ne' con le metodologie organizzative.

Anche in questa occasione, la concertazione e gli accordi preventivi con le forze dell'ordine non poteva trovarci d'accordo. Era, quindi, nostra intenzione caratterizzarci con una comunicazione di rottura rispetto ai contenuti demagogici degli organizzatori.
Infatti, l'aak non ha mai dato un'adesione ufficiale al corteo.
I nostri striscioni di apertura e chiusura erano: "contro la guerra dei padroni 10 100 1000 insurrezioni" "a fora sa classi sfruttadora" "lo sfruttamento non ha confini - padroni, stragisti, assassini"

L'atteggiamento della polizia era apparentemente di basso profilo, ma con una presenza davvero ingente di sbirri in borghese, concentrati attorno al nostro spezzone.

Tutto questo non ha scoraggiato numerosi partecipanti al corteo, non aderenti a sigle istituzionali, che hanno deciso di unirsi al nostro spezzone.

Lungo il percorso abbiamo affisso manifesti dal contenuto antifascista e antimilitarista.

Giunti in piazza Giovanni, dove gli organizzatori del corteo avevano previsto un comizio finale, ci siamo diretti verso il limite della zona rossa, esponendo i nostri striscioni davanti ai cordoni di celerini e carabinieri in antisommossa, sempre piu' numerosi,
attirando l'attenzione di buona parte delle persone in piazza che hanno abbandonato il comizio.

L'attenzione che ci e' stata riservata dagli sbirri in borghese non si e' mai attenuata, anzi segnaliamo in particolare due episodi che si sono verificati il giorno del corteo.
Ad un compagno e' stata sequestrata l'auto per motivi di "sicurezza nazionale".
Alcuni compagni, nei due giorni del vertice, sono stati fermati, perquisiti e identificati da parte di agenti in borghese che hanno cercato di intimidirli con l'arroganza e lo squallore che li contraddistingue.

La scadenza del D-10 e' una delle tappe del nostro percorso antifascista, anticolonialista e antiimperialista per l'autonomia e l'indipendenza delle persone e dei popoli.

Non e' ne' l'inizio ne' la fine.
I padroni hanno lanciato la sfida dichiarando che questo summit rappresentava una prova tecnica in vista del G8.

Questa arroganza non puo' che darci forza e determinazione nel continuare la nostra lotta contro il potere.

Ora e sempre NO TAV!!!

Inviato da autonomix | 10 Dic, 2007
La 3 giorni No Tav fa il pienone: 800 persone in assemblea (AUDIO degli interventi), 5.000 alla fiaccolata


8 dicembre 2007 - Un giornata importante e molto piena quella di sabato. Sui territori liberati di Venaus si è dato appuntamento il movimento No Tav. All'ordine del giorno il festeggiamento del 2° anniversario della Lberazione di Venaus ma anche un'assemblea per fare il punto su una situazione delicata, nel momento in cui - come hanno sottolineato molti interventi - i nemici di oggi non si presentano più con le vesti aggressive delle forze dell'ordine, armate di manganelli e ruspe, ma vestono gli abiti più insidiosi dei dialogatori e dei politici di professione.

Contro l'Osservatorio...
La delicatezza del momento è data da un'incomprensione sicuramente superabile, che vede il movimento propriamente detto e la maggioranza degli amministratori comunali della valle non coincidere circa il giudizio da dare sull'Osservatorio Tecnico presieduto dal professionista in inciuci Mario Virano.
Per i comitati - opinione espressa fin da subito - l'Osservatorio ha svolto una funzione pericolosa, da "cavallo di Troia" in seno al movimento, lavorando ad una divaricazione e spezzzettamento dell'unità del movimento da tutti ritenuta fondamentale e vincente.
Gli amministratori hanno invece ritenuto utile utilizzare questo tavolo di discussione per mostrare e spiegare "le ragioni del No".
Di fronte allo stanziamento dei fondi europei, e l'indifferenza circa le 32.000 firme raccolte, il coordinamento dei comitati contesta oggi agli amministratori l'utilità di tale strumento, vera e propria arma nelle mani della lobby No tav. Strumentalità oggi tanto evidente che un'ottantina tra sindaci della valle e consiglieri comunali hanno sottoscritto un documento congiunto che chiede ai loro colleghi di ri-considerare la permanenza della Comunità Montana a quel tavolo.
Questi firmatari ieri erano presenti a Venaus; mancava Ferrentino e quanti sostengono la sua politica. Una mancanza spiacevole in un contesto che non si proponeva alcun processo sommario ma un momento sereno e dialettico di chiarificazione.

... e ogni ipotesi di Referendum
I vari interventi che si sono succeduti in quasi 4 ore di assemblea hanno anche ribadito l'inutilità e la non volontà d'istituire alcun referendum sulla questione Alta Velocità in Val Susa ribadendo che il responso chiaro è già contenuto nelle 32.000 firme consegnate a Strasburgo, Roma, Torino e Nizza.
La Val Susa e l'appendice metropolitana del movimento No Tav hanno del resto dimostrato, che la forza e l'imbattibilità di queste istanze di liberazione sapranno di nuovo darsi, all'occorrenza, nelle assemblee, nelle piazze, sulle barricate.

5.000 Fuochi No Tav
La serata è continuata all'insegna della più classica mobilitazione popolare made in No Tav: una fiaccolata di migliaia e migliaia di persone che, ancora una volta, hanno attraversato e circondato il paese simbolo di una resistenza popolare determinata e duratura; un momento di festa, simbolico ma densamente reale, teso a ricordare a vecchi e nuovi nemici che il No tav è ancora in piedi, sereno, pronto e vigile.
Alla fiaccolata ha fatto la sua comparsa anche il presidente della Comunità Montana Antonio Ferrentino - gradita presenza, nonostante le divergenze.

Tanti gli amici presenti
Ai 2 momenti di lotta sono stati tanti gli amici e i compagni che hanno fatto visita al popolo No Tav, dalla delegazione di vicentin* contro la base di guerra Dal Molin al pulmino dei giovani compagni baschi di Kamaradak, dai No Tav del trentino ai No OffShore di Livorno, compagn* di Milano e della cintura torinese.
>>>scarica/leggi a fianco in pdf la rassegna stampa
______________________________________________________________________________

Gli interventi dell'assemblea:

Prima dell'assemblea, una delegazione del Presidio Permanente No Dal Molin ha letto una lettera "agli uomini e all donne del movimento No Tav" in cui veniva riaffermata la comunanza degli obiettivi e dei sentimenti che ispirano i 2 movimenti, ricordando la lezione, l'impulso e il punto di riferimento che la val Susa continua a costituire per il No Dal Molin e rinviando all'appuntamento del prossimo 15 dicembre per la manifestazione contro la base Usa di guerra.

>>> Ascolta l'intervento/lettura della lettera (audio disturbato)

>>> Leggi la lettera: "Alle donne e agli uomini della Val Susa"

NO DIOSSINA, NO MORTE : MDT CALABRIA

Inviato da autonomix | 8 Dic, 2007

 

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http://www.mdtcalabria.org/index.php?option=com_content&task=view&id=48&Itemid=7

MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI

Inviato da autonomix | 6 Dic, 2007
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IL 22 DICEMBRE SCIOPERO GENERALE
PER LA DIFESA DELLA PIANA DI GIOIA TAURO

Dopo anni di lotte e mobilitazioni, il 22 dicembre 1985, il 97 per cento dei cittadini della Piana di Gioia Tauro, consultati attraverso un referendum popolare autogestito, esprimeva il suo netto e radicale NO alla costruzione di una centrale a carbone. La realizzazione di quest’opera, fortemente voluta dalle solite lobbies affaristico-politico-criminali, avrebbe significato la morte di quest’area.

A distanza di 22 anni, la Piana si ritrova a dover affrontare gli stessi nemici! Quelli che oggi come ieri la vorrebbero condannare a non avere un futuro!

La scarsissima attenzione da parte della classe dirigente calabrese alle problematiche ambientali e sociali, la presenza di una imprenditoria attratta soltanto dai finanziamenti pubblici, la compresenza di un’economia criminale diffusa e spesso collusa con la classe dirigente, una richiesta assillante di lavoro in una terra i cui abitanti sono tornati ad emigrare, hanno favorito la svendita di larghe fette di territorio con il fine di impiantare cicli produttivi inquinanti. Queste imposizioni, contrastate giustamente dalla popolazione, hanno trasformato la Piana in una pattumiera, con impianti buoni solo a massimizzare i profitti delle multinazionali.

Paradigma di questa logica è la centrale turbogas di Rizziconi, di proprietà del Gruppo EGL, la multinazionale svizzera dell’energia che detiene, tra l’altro, il 21% delle quote azionarie della Ratia, la società che vuole trasformare la ex-Liquichimica di Saline Joniche in una centrale a carbone “pulito”. La centrale turbogas dovrebbe entrare in funzione nei prossimi mesi, nonostante abbia ricevuto un parere negativo dalla Commissione VIA regionale in quanto “non apporta modifiche al livello occupazionale dell’area interessata” e “la mancata realizzazione della centrale non comporta e non comporterà un deficit di produzione di energia elettrica, rispetto alla richiesta sulla rete regionale interna”. Il Ministro all’Ambiente non solo non ha tenuto conto di questo parere, ma ha addirittura autorizzato altre due centrali a San Ferdinando e Gioia Tauro. E poi ancora il Gruppo Sensi, il Gruppo Belleli, lride SpA e Sorgenia di De Benedetti, coinvolti nella realizzazione di un rigassificatore all’interno dell’area portuale. Certamente queste società avranno del gas a basso costo per le loro centrali, come previsto negli accordi, però gli alti rischi derivanti dalla presenza dell’impianto ricadranno interamente sulle popolazioni locali.

Ma la Piana di Gioia Tauro è soprattutto la gigantesca discarica della Calabria, come ha stabilito l’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale: questo meccanismo perverso, capace di passare sopra non soltanto le nostre teste, ma sulle stesse leggi dello Stato, imponendo a Gioia Tauro la costruzione di un inceneritore e, successivamente, del suo raddoppio. Saranno così bruciate 240.000 tonnellate annue di rifiuti "normali" più 30.000 speciali, causando l’emissione di diossine, di nanoparticelle, di ossidi di azoto, di monossido di carbonio, di sostanze che, respirate o ingerite attraverso gli alimenti, sono causa di tumori, leucemie, malformazioni al feto e tante altre patologie che si stanno diffondendo ed intensificando sempre più tra la popolazione della Piana.

A questo si aggiunge la costante necessità di alimentare le fornaci dell’inceneritore, da qui i pericoli delle discariche di rifiuti “tal quali” e delle scorie dell’incenerimento, residui tossici il cui smaltimento è costosissimo.

Il Commissariamento è un’esperienza piena di ombre, e in tal senso basti ricordare quanto affermato sia dal Pubblico Ministero De Magistris nell’ambito dell’inchiesta Poseidone, sia dall’ex Commissario, il Prefetto Antonio Ruggiero, sia dalla stessa Corte dei Conti. Milioni di euro di debiti ed altrettanti “scomparsi”, dipendenti fantasma, concessioni pilotate, manutenzioni costosissime ma inefficaci, interessi e cointeressi con le stesse società appaltanti.

Al danno la beffa! Secondo la Veolia, la multinazionale francese leader mondiale nel settore dei servizi ambientali, “padrona” dell’acqua calabrese e proprietaria di fatto dell’inceneritore, saremmo noi, con le nostre denunce, ad avere interessi nascosti e poco puliti.

  • Per contrastare queste devastazioni e per difendere la salute, i territori, i beni comuni
  • Per costruire un modello alternativo a questo sviluppo che ci vogliono imporre, basato sul protagonismo popolare e la democrazia dal basso
  • Per incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili e rispettose dell'ambiente
  • Per pretendere assolutamente uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) ed una valutazione ambientale strategica (V.A.S.) su tutta la Piana di Gioia Tauro al fine di verificare la sostenibilità ambientale di tutto il territorio, rispetto al funzionamento di tutti gli impianti già esistenti, in costruzione o previsti nella Piana di Gioia Tauro
  • Per ottenere la moratoria sulla realizzazione del raddoppio dell’inceneritore e delle nuove centrali turbogas, rivedendo il Piano Regionale energetico e quello dei rifiuti, verificando dal punto di vista medico e tecnico-scientifico i rischi ambientali e tenendo realmente conto del parere e delle istanze avanzate dai comitati e movimenti sorti a tutela del territorio, dell’ambiente e della salute pubblica dei cittadini
  • Per chiedere la fine di tutti i conflitti di interesse in materia ambientale tra chi gestisce inceneritori bruciando rifiuti e chi dovrebbe disincentivare tale politica attraverso la raccolta differenziata e la promozione del riuso e del riciclo
  • Per respingere con forza l’idea che la Piana divenga la più grande pattumiera d’Italia, quando questo territorio, attraverso il suo grande porto, l’area industriale e il sistema agro-alimentare potrebbe esprimere enormi opportunità occupazionali e di crescita economica per l’intera Calabria

PER TUTTE QUESTE RAGIONI

abbiamo indetto uno sciopero generale ed una manifestazione nazionale a Gioia Tauro, il prossimo 22 dicembre 2007, seguendo un simbolico fil rouge che lega questa lotta a quella battaglia iniziata trent’anni fa per difendere la Piana.

Nell’affermare il diritto a difendere lo nostra terra, facciamo appello a tutte le forze sociali, ai movimenti, alle comunità resistenti, ai comitati ed alle realtà di base, alle reti nazionali, all’associazionismo, al comparto agricolo, al mondo del lavoro, ai precari, ai disoccupati, al mondo studentesco, a tutte e tutti, per rafforzare questa battaglia di dignità e costruire questa mobilitazione.

‘a terra nosta nun s’adda tuccà!

MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI

Inviato da autonomix | 6 Dic, 2007
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IL 22 DICEMBRE SCIOPERO GENERALE
PER LA DIFESA DELLA PIANA DI GIOIA TAURO

Dopo anni di lotte e mobilitazioni, il 22 dicembre 1985, il 97 per cento dei cittadini della Piana di Gioia Tauro, consultati attraverso un referendum popolare autogestito, esprimeva il suo netto e radicale NO alla costruzione di una centrale a carbone. La realizzazione di quest’opera, fortemente voluta dalle solite lobbies affaristico-politico-criminali, avrebbe significato la morte di quest’area.

A distanza di 22 anni, la Piana si ritrova a dover affrontare gli stessi nemici! Quelli che oggi come ieri la vorrebbero condannare a non avere un futuro!

La scarsissima attenzione da parte della classe dirigente calabrese alle problematiche ambientali e sociali, la presenza di una imprenditoria attratta soltanto dai finanziamenti pubblici, la compresenza di un’economia criminale diffusa e spesso collusa con la classe dirigente, una richiesta assillante di lavoro in una terra i cui abitanti sono tornati ad emigrare, hanno favorito la svendita di larghe fette di territorio con il fine di impiantare cicli produttivi inquinanti. Queste imposizioni, contrastate giustamente dalla popolazione, hanno trasformato la Piana in una pattumiera, con impianti buoni solo a massimizzare i profitti delle multinazionali.

Paradigma di questa logica è la centrale turbogas di Rizziconi, di proprietà del Gruppo EGL, la multinazionale svizzera dell’energia che detiene, tra l’altro, il 21% delle quote azionarie della Ratia, la società che vuole trasformare la ex-Liquichimica di Saline Joniche in una centrale a carbone “pulito”. La centrale turbogas dovrebbe entrare in funzione nei prossimi mesi, nonostante abbia ricevuto un parere negativo dalla Commissione VIA regionale in quanto “non apporta modifiche al livello occupazionale dell’area interessata” e “la mancata realizzazione della centrale non comporta e non comporterà un deficit di produzione di energia elettrica, rispetto alla richiesta sulla rete regionale interna”. Il Ministro all’Ambiente non solo non ha tenuto conto di questo parere, ma ha addirittura autorizzato altre due centrali a San Ferdinando e Gioia Tauro. E poi ancora il Gruppo Sensi, il Gruppo Belleli, lride SpA e Sorgenia di De Benedetti, coinvolti nella realizzazione di un rigassificatore all’interno dell’area portuale. Certamente queste società avranno del gas a basso costo per le loro centrali, come previsto negli accordi, però gli alti rischi derivanti dalla presenza dell’impianto ricadranno interamente sulle popolazioni locali.

Ma la Piana di Gioia Tauro è soprattutto la gigantesca discarica della Calabria, come ha stabilito l’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale: questo meccanismo perverso, capace di passare sopra non soltanto le nostre teste, ma sulle stesse leggi dello Stato, imponendo a Gioia Tauro la costruzione di un inceneritore e, successivamente, del suo raddoppio. Saranno così bruciate 240.000 tonnellate annue di rifiuti "normali" più 30.000 speciali, causando l’emissione di diossine, di nanoparticelle, di ossidi di azoto, di monossido di carbonio, di sostanze che, respirate o ingerite attraverso gli alimenti, sono causa di tumori, leucemie, malformazioni al feto e tante altre patologie che si stanno diffondendo ed intensificando sempre più tra la popolazione della Piana.

A questo si aggiunge la costante necessità di alimentare le fornaci dell’inceneritore, da qui i pericoli delle discariche di rifiuti “tal quali” e delle scorie dell’incenerimento, residui tossici il cui smaltimento è costosissimo.

Il Commissariamento è un’esperienza piena di ombre, e in tal senso basti ricordare quanto affermato sia dal Pubblico Ministero De Magistris nell’ambito dell’inchiesta Poseidone, sia dall’ex Commissario, il Prefetto Antonio Ruggiero, sia dalla stessa Corte dei Conti. Milioni di euro di debiti ed altrettanti “scomparsi”, dipendenti fantasma, concessioni pilotate, manutenzioni costosissime ma inefficaci, interessi e cointeressi con le stesse società appaltanti.

Al danno la beffa! Secondo la Veolia, la multinazionale francese leader mondiale nel settore dei servizi ambientali, “padrona” dell’acqua calabrese e proprietaria di fatto dell’inceneritore, saremmo noi, con le nostre denunce, ad avere interessi nascosti e poco puliti.

  • Per contrastare queste devastazioni e per difendere la salute, i territori, i beni comuni
  • Per costruire un modello alternativo a questo sviluppo che ci vogliono imporre, basato sul protagonismo popolare e la democrazia dal basso
  • Per incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili e rispettose dell'ambiente
  • Per pretendere assolutamente uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) ed una valutazione ambientale strategica (V.A.S.) su tutta la Piana di Gioia Tauro al fine di verificare la sostenibilità ambientale di tutto il territorio, rispetto al funzionamento di tutti gli impianti già esistenti, in costruzione o previsti nella Piana di Gioia Tauro
  • Per ottenere la moratoria sulla realizzazione del raddoppio dell’inceneritore e delle nuove centrali turbogas, rivedendo il Piano Regionale energetico e quello dei rifiuti, verificando dal punto di vista medico e tecnico-scientifico i rischi ambientali e tenendo realmente conto del parere e delle istanze avanzate dai comitati e movimenti sorti a tutela del territorio, dell’ambiente e della salute pubblica dei cittadini
  • Per chiedere la fine di tutti i conflitti di interesse in materia ambientale tra chi gestisce inceneritori bruciando rifiuti e chi dovrebbe disincentivare tale politica attraverso la raccolta differenziata e la promozione del riuso e del riciclo
  • Per respingere con forza l’idea che la Piana divenga la più grande pattumiera d’Italia, quando questo territorio, attraverso il suo grande porto, l’area industriale e il sistema agro-alimentare potrebbe esprimere enormi opportunità occupazionali e di crescita economica per l’intera Calabria

PER TUTTE QUESTE RAGIONI

abbiamo indetto uno sciopero generale ed una manifestazione nazionale a Gioia Tauro, il prossimo 22 dicembre 2007, seguendo un simbolico fil rouge che lega questa lotta a quella battaglia iniziata trent’anni fa per difendere la Piana.

Nell’affermare il diritto a difendere lo nostra terra, facciamo appello a tutte le forze sociali, ai movimenti, alle comunità resistenti, ai comitati ed alle realtà di base, alle reti nazionali, all’associazionismo, al comparto agricolo, al mondo del lavoro, ai precari, ai disoccupati, al mondo studentesco, a tutte e tutti, per rafforzare questa battaglia di dignità e costruire questa mobilitazione.

‘a terra nosta nun s’adda tuccà!

Comunicato del Panico sulla repressione-Corteo di sabato 8 dicembre

Inviato da autonomix | 5 Dic, 2007

Come sapete, giovedì 29 novembre il Panico Anarchico e l'Asilo Occupato di Firenze sono stati perquisiti e sgomberati in un'operazione diretta dalla digos. Il Panico viene sgomberato senza uno straccio di ordinanza di sequestro dell'immobile e perquisito per associazione sovversiva in relazione alla rapina in Versilia per cui, a giugno, furono arrestati Daniele e Francesco. Gli sbirri, ,essi stessi senza molta persuasione, cercavano armi da fuoco, entrando pure nelle case dei genitori ( non sempre in modo "gentile") e portando come pretesto l'aver udito fantomatici spari nei pressi del Panico. Nei verbali, mettevano sotto accusa i rapporti di solidarietà tra l'ambiente anarchico pisano e fiorentino. I compagni resistono dodici ore sul tetto, ottengono la liberazione dei vari fermati nella giornata e riescono quasi tutti ad evitare la questura. Gli occupanti dell'Asilo, già sotto sgombero per la solita speculazione edilizia dell'amministrazione comunale, vengono purtroppo colti nel sonno, perquisiti in relazione al Panico e portati in questura. Il giorno dopo la canea mediatica si scatena, ed alcuni chiodi da cemento, ritrovati dagli sbirri al Panico, vengono spacciati per bossoli calibro 25 (più o meno a salve secondo la fantasia del giornalista di turno). Il ritrovamento di alcune mascherine-stencil, che proverebbe il coinvolgimento dei "Panici" in una serie di graffitaggi, viene sbandierato come testimonianza di chissà quali disegni eversivi. Ancora una volta rapporti di amicizia, solidarietà e lotta vengono colpiti dal reato associativo e coperti dai fantasmi mediatici del "terrorismo". La procura di Firenze, nella persona della PM Angela Pietroiusti che firma le indagini, già bocciata dalla sentenza d'appello del processo COR, "rimandata a settembre" dalla revoca della competenza sulla seconda inchiesta pisana detta "Gruppi d'affinità", ci riprova e si rilancia con una montaturina fragile fragile. Che sia tutta qui la "terza fase" a suo tempo promessa dal generale dei ROS Giampaolo Ganzer all'indomani degli arresti pisani dell'anno scorso? O forse si preparano altre sorprese? In una delle città-laboratorio del delirio securitario, lo spettro dell'eversione viene calato in un'operazione repressiva in grande stile che mira a stroncare il fermento libertario che serpeggia a Firenze da qualche anno a questa parte:le occupazioni, le riappropriazioni delle piazze, le derive non autorizzate per le strade , l'opposizione ai deliri securitari, l'autonomia dai sinistri partiti e lo sbeffeggiamento di qualche tirannello di provincia. Più in generale, insomma, le manifestazioni di una vita che non si lascia contrattare, di una insofferenza che non chiede il permesso. Farci abbassare la testa fino a nasconderla nella sabbia della paranoia, dividere il fronte della lotta, lacerare amicizie e complicità era l'obbiettivo reale dei repressori.

Gli è andata male, visto che solidarietà e reciprocità si sono manifestate fin dal giorno degli sgomberi, senza venire meno dopo.

Con i compagni dell'Asilo e svariati altri complici abbiamo preparato un CORTEO PER SABATO 8 DICEMBRE A FIRENZE con concentramento in PIAZZA DELLA REPUBBLICA alle ORE 14.30.

Presto su www.informa-azione.info il manifesto dell'iniziativa

Portate rabbia e fantasia, non cerchiamo adesioni formali ma coinvolgimento reale.

 

il PANICO ANARCHICO 4/12/2007

PER FAVORE, AMMAZZIAMO QUEST'UOMO...

Inviato da autonomix | 4 Dic, 2007
  Bettio Arch. Giorgio Designer
31030 Casier (TV) - Via Vittorio Bachelet, 6
  • 0422 340102
 
Freccina Bettio Giorgio
31033 Treville (TV) - Via Giare
  • 0423 472873
-------------------------------------------------------------------------
  • LEGA NORD
  •  c/o Gruppo Lega Nord Liga Veneta
    Municipio Cà Sugana
    Via Municipio, 16
    31100 Treviso
    telefono 0422/658357
  • Bettio (Lega): con gli immigrati
    usiamo i metodi SS

    «Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Ha usato queste parole il consigliere leghista Giorgio Bettio, intervenuto durante il consiglio comunale per dare il suo appoggio all’ordinanza anti-sbandati sottoscritta da Gobbo e chiedere metodi più duri contro gli stranieri che abitano in città.
    A dare il "la" all’invettiva del consigliere, a suo dire, «l’ennesimo sopruso patito da un inquilino dei palazzi dove abitano anche gli immigrati». Bettio accusa, ma non spiega quando e cosa sia avvenuto per scatenare tanta ira. «Non è possibile che gli immigrati vengano a vivere nei nostri condomini e poi comincino a comportarsi come Ras di quartiere o terroristi - dice - dovrebbero rispettare le regole e invece prima fanno finta di non capire poi, se redarguiti, passano alla minacce. Il decreto è troppo tenero».

    E lancia la sua proposta: «Gli immigrati che chiedono la residenza, se in possesso dei requisiti, dovrebbero essere messi sotto osservazione per sei mesi». Il piano, annunciato davanti ai volti increduli ma silenziosi dell’opposizione, suona più o meno come una prova d’esame: «Nel momento in cui ottengono la residenza - dice - la commissione dovrebbe assumersi il compito di seguirne gli spostamenti e controllarne il comportamento andando a chiedere informazioni anche ai vicini di casa. Passati questi primi sei mesi - continua Bettio - se gli stranieri si sono comportati bene, allora possono restare, in caso contrario devono essere sottoposti ad altri tre mesi di verifica e poi espulsi».

    Poi l’affondo: «Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari». Dal banco della giunta, Gobbo annuisce e l’opposizione lascia correre: «E’ da anni che viviano il fenomeno dell’immigrazione - dice Sbarra - e la Lega, per propaganda, continua a spacciarlo come emergenza, invece di attivare tempestivamente politiche serie».
    (04 dicembre 2007)

A 2 ANNI DA VENAUS LIBERATA...

Inviato da autonomix | 4 Dic, 2007