NO DIOSSINA, NO MORTE : MDT CALABRIA

Inviato da autonomix | 8 Dic, 2007

 

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http://www.mdtcalabria.org/index.php?option=com_content&task=view&id=48&Itemid=7

MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI

Inviato da autonomix | 6 Dic, 2007
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IL 22 DICEMBRE SCIOPERO GENERALE
PER LA DIFESA DELLA PIANA DI GIOIA TAURO

Dopo anni di lotte e mobilitazioni, il 22 dicembre 1985, il 97 per cento dei cittadini della Piana di Gioia Tauro, consultati attraverso un referendum popolare autogestito, esprimeva il suo netto e radicale NO alla costruzione di una centrale a carbone. La realizzazione di quest’opera, fortemente voluta dalle solite lobbies affaristico-politico-criminali, avrebbe significato la morte di quest’area.

A distanza di 22 anni, la Piana si ritrova a dover affrontare gli stessi nemici! Quelli che oggi come ieri la vorrebbero condannare a non avere un futuro!

La scarsissima attenzione da parte della classe dirigente calabrese alle problematiche ambientali e sociali, la presenza di una imprenditoria attratta soltanto dai finanziamenti pubblici, la compresenza di un’economia criminale diffusa e spesso collusa con la classe dirigente, una richiesta assillante di lavoro in una terra i cui abitanti sono tornati ad emigrare, hanno favorito la svendita di larghe fette di territorio con il fine di impiantare cicli produttivi inquinanti. Queste imposizioni, contrastate giustamente dalla popolazione, hanno trasformato la Piana in una pattumiera, con impianti buoni solo a massimizzare i profitti delle multinazionali.

Paradigma di questa logica è la centrale turbogas di Rizziconi, di proprietà del Gruppo EGL, la multinazionale svizzera dell’energia che detiene, tra l’altro, il 21% delle quote azionarie della Ratia, la società che vuole trasformare la ex-Liquichimica di Saline Joniche in una centrale a carbone “pulito”. La centrale turbogas dovrebbe entrare in funzione nei prossimi mesi, nonostante abbia ricevuto un parere negativo dalla Commissione VIA regionale in quanto “non apporta modifiche al livello occupazionale dell’area interessata” e “la mancata realizzazione della centrale non comporta e non comporterà un deficit di produzione di energia elettrica, rispetto alla richiesta sulla rete regionale interna”. Il Ministro all’Ambiente non solo non ha tenuto conto di questo parere, ma ha addirittura autorizzato altre due centrali a San Ferdinando e Gioia Tauro. E poi ancora il Gruppo Sensi, il Gruppo Belleli, lride SpA e Sorgenia di De Benedetti, coinvolti nella realizzazione di un rigassificatore all’interno dell’area portuale. Certamente queste società avranno del gas a basso costo per le loro centrali, come previsto negli accordi, però gli alti rischi derivanti dalla presenza dell’impianto ricadranno interamente sulle popolazioni locali.

Ma la Piana di Gioia Tauro è soprattutto la gigantesca discarica della Calabria, come ha stabilito l’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale: questo meccanismo perverso, capace di passare sopra non soltanto le nostre teste, ma sulle stesse leggi dello Stato, imponendo a Gioia Tauro la costruzione di un inceneritore e, successivamente, del suo raddoppio. Saranno così bruciate 240.000 tonnellate annue di rifiuti "normali" più 30.000 speciali, causando l’emissione di diossine, di nanoparticelle, di ossidi di azoto, di monossido di carbonio, di sostanze che, respirate o ingerite attraverso gli alimenti, sono causa di tumori, leucemie, malformazioni al feto e tante altre patologie che si stanno diffondendo ed intensificando sempre più tra la popolazione della Piana.

A questo si aggiunge la costante necessità di alimentare le fornaci dell’inceneritore, da qui i pericoli delle discariche di rifiuti “tal quali” e delle scorie dell’incenerimento, residui tossici il cui smaltimento è costosissimo.

Il Commissariamento è un’esperienza piena di ombre, e in tal senso basti ricordare quanto affermato sia dal Pubblico Ministero De Magistris nell’ambito dell’inchiesta Poseidone, sia dall’ex Commissario, il Prefetto Antonio Ruggiero, sia dalla stessa Corte dei Conti. Milioni di euro di debiti ed altrettanti “scomparsi”, dipendenti fantasma, concessioni pilotate, manutenzioni costosissime ma inefficaci, interessi e cointeressi con le stesse società appaltanti.

Al danno la beffa! Secondo la Veolia, la multinazionale francese leader mondiale nel settore dei servizi ambientali, “padrona” dell’acqua calabrese e proprietaria di fatto dell’inceneritore, saremmo noi, con le nostre denunce, ad avere interessi nascosti e poco puliti.

  • Per contrastare queste devastazioni e per difendere la salute, i territori, i beni comuni
  • Per costruire un modello alternativo a questo sviluppo che ci vogliono imporre, basato sul protagonismo popolare e la democrazia dal basso
  • Per incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili e rispettose dell'ambiente
  • Per pretendere assolutamente uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) ed una valutazione ambientale strategica (V.A.S.) su tutta la Piana di Gioia Tauro al fine di verificare la sostenibilità ambientale di tutto il territorio, rispetto al funzionamento di tutti gli impianti già esistenti, in costruzione o previsti nella Piana di Gioia Tauro
  • Per ottenere la moratoria sulla realizzazione del raddoppio dell’inceneritore e delle nuove centrali turbogas, rivedendo il Piano Regionale energetico e quello dei rifiuti, verificando dal punto di vista medico e tecnico-scientifico i rischi ambientali e tenendo realmente conto del parere e delle istanze avanzate dai comitati e movimenti sorti a tutela del territorio, dell’ambiente e della salute pubblica dei cittadini
  • Per chiedere la fine di tutti i conflitti di interesse in materia ambientale tra chi gestisce inceneritori bruciando rifiuti e chi dovrebbe disincentivare tale politica attraverso la raccolta differenziata e la promozione del riuso e del riciclo
  • Per respingere con forza l’idea che la Piana divenga la più grande pattumiera d’Italia, quando questo territorio, attraverso il suo grande porto, l’area industriale e il sistema agro-alimentare potrebbe esprimere enormi opportunità occupazionali e di crescita economica per l’intera Calabria

PER TUTTE QUESTE RAGIONI

abbiamo indetto uno sciopero generale ed una manifestazione nazionale a Gioia Tauro, il prossimo 22 dicembre 2007, seguendo un simbolico fil rouge che lega questa lotta a quella battaglia iniziata trent’anni fa per difendere la Piana.

Nell’affermare il diritto a difendere lo nostra terra, facciamo appello a tutte le forze sociali, ai movimenti, alle comunità resistenti, ai comitati ed alle realtà di base, alle reti nazionali, all’associazionismo, al comparto agricolo, al mondo del lavoro, ai precari, ai disoccupati, al mondo studentesco, a tutte e tutti, per rafforzare questa battaglia di dignità e costruire questa mobilitazione.

‘a terra nosta nun s’adda tuccà!

MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI

Inviato da autonomix | 6 Dic, 2007
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IL 22 DICEMBRE SCIOPERO GENERALE
PER LA DIFESA DELLA PIANA DI GIOIA TAURO

Dopo anni di lotte e mobilitazioni, il 22 dicembre 1985, il 97 per cento dei cittadini della Piana di Gioia Tauro, consultati attraverso un referendum popolare autogestito, esprimeva il suo netto e radicale NO alla costruzione di una centrale a carbone. La realizzazione di quest’opera, fortemente voluta dalle solite lobbies affaristico-politico-criminali, avrebbe significato la morte di quest’area.

A distanza di 22 anni, la Piana si ritrova a dover affrontare gli stessi nemici! Quelli che oggi come ieri la vorrebbero condannare a non avere un futuro!

La scarsissima attenzione da parte della classe dirigente calabrese alle problematiche ambientali e sociali, la presenza di una imprenditoria attratta soltanto dai finanziamenti pubblici, la compresenza di un’economia criminale diffusa e spesso collusa con la classe dirigente, una richiesta assillante di lavoro in una terra i cui abitanti sono tornati ad emigrare, hanno favorito la svendita di larghe fette di territorio con il fine di impiantare cicli produttivi inquinanti. Queste imposizioni, contrastate giustamente dalla popolazione, hanno trasformato la Piana in una pattumiera, con impianti buoni solo a massimizzare i profitti delle multinazionali.

Paradigma di questa logica è la centrale turbogas di Rizziconi, di proprietà del Gruppo EGL, la multinazionale svizzera dell’energia che detiene, tra l’altro, il 21% delle quote azionarie della Ratia, la società che vuole trasformare la ex-Liquichimica di Saline Joniche in una centrale a carbone “pulito”. La centrale turbogas dovrebbe entrare in funzione nei prossimi mesi, nonostante abbia ricevuto un parere negativo dalla Commissione VIA regionale in quanto “non apporta modifiche al livello occupazionale dell’area interessata” e “la mancata realizzazione della centrale non comporta e non comporterà un deficit di produzione di energia elettrica, rispetto alla richiesta sulla rete regionale interna”. Il Ministro all’Ambiente non solo non ha tenuto conto di questo parere, ma ha addirittura autorizzato altre due centrali a San Ferdinando e Gioia Tauro. E poi ancora il Gruppo Sensi, il Gruppo Belleli, lride SpA e Sorgenia di De Benedetti, coinvolti nella realizzazione di un rigassificatore all’interno dell’area portuale. Certamente queste società avranno del gas a basso costo per le loro centrali, come previsto negli accordi, però gli alti rischi derivanti dalla presenza dell’impianto ricadranno interamente sulle popolazioni locali.

Ma la Piana di Gioia Tauro è soprattutto la gigantesca discarica della Calabria, come ha stabilito l’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale: questo meccanismo perverso, capace di passare sopra non soltanto le nostre teste, ma sulle stesse leggi dello Stato, imponendo a Gioia Tauro la costruzione di un inceneritore e, successivamente, del suo raddoppio. Saranno così bruciate 240.000 tonnellate annue di rifiuti "normali" più 30.000 speciali, causando l’emissione di diossine, di nanoparticelle, di ossidi di azoto, di monossido di carbonio, di sostanze che, respirate o ingerite attraverso gli alimenti, sono causa di tumori, leucemie, malformazioni al feto e tante altre patologie che si stanno diffondendo ed intensificando sempre più tra la popolazione della Piana.

A questo si aggiunge la costante necessità di alimentare le fornaci dell’inceneritore, da qui i pericoli delle discariche di rifiuti “tal quali” e delle scorie dell’incenerimento, residui tossici il cui smaltimento è costosissimo.

Il Commissariamento è un’esperienza piena di ombre, e in tal senso basti ricordare quanto affermato sia dal Pubblico Ministero De Magistris nell’ambito dell’inchiesta Poseidone, sia dall’ex Commissario, il Prefetto Antonio Ruggiero, sia dalla stessa Corte dei Conti. Milioni di euro di debiti ed altrettanti “scomparsi”, dipendenti fantasma, concessioni pilotate, manutenzioni costosissime ma inefficaci, interessi e cointeressi con le stesse società appaltanti.

Al danno la beffa! Secondo la Veolia, la multinazionale francese leader mondiale nel settore dei servizi ambientali, “padrona” dell’acqua calabrese e proprietaria di fatto dell’inceneritore, saremmo noi, con le nostre denunce, ad avere interessi nascosti e poco puliti.

  • Per contrastare queste devastazioni e per difendere la salute, i territori, i beni comuni
  • Per costruire un modello alternativo a questo sviluppo che ci vogliono imporre, basato sul protagonismo popolare e la democrazia dal basso
  • Per incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili e rispettose dell'ambiente
  • Per pretendere assolutamente uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) ed una valutazione ambientale strategica (V.A.S.) su tutta la Piana di Gioia Tauro al fine di verificare la sostenibilità ambientale di tutto il territorio, rispetto al funzionamento di tutti gli impianti già esistenti, in costruzione o previsti nella Piana di Gioia Tauro
  • Per ottenere la moratoria sulla realizzazione del raddoppio dell’inceneritore e delle nuove centrali turbogas, rivedendo il Piano Regionale energetico e quello dei rifiuti, verificando dal punto di vista medico e tecnico-scientifico i rischi ambientali e tenendo realmente conto del parere e delle istanze avanzate dai comitati e movimenti sorti a tutela del territorio, dell’ambiente e della salute pubblica dei cittadini
  • Per chiedere la fine di tutti i conflitti di interesse in materia ambientale tra chi gestisce inceneritori bruciando rifiuti e chi dovrebbe disincentivare tale politica attraverso la raccolta differenziata e la promozione del riuso e del riciclo
  • Per respingere con forza l’idea che la Piana divenga la più grande pattumiera d’Italia, quando questo territorio, attraverso il suo grande porto, l’area industriale e il sistema agro-alimentare potrebbe esprimere enormi opportunità occupazionali e di crescita economica per l’intera Calabria

PER TUTTE QUESTE RAGIONI

abbiamo indetto uno sciopero generale ed una manifestazione nazionale a Gioia Tauro, il prossimo 22 dicembre 2007, seguendo un simbolico fil rouge che lega questa lotta a quella battaglia iniziata trent’anni fa per difendere la Piana.

Nell’affermare il diritto a difendere lo nostra terra, facciamo appello a tutte le forze sociali, ai movimenti, alle comunità resistenti, ai comitati ed alle realtà di base, alle reti nazionali, all’associazionismo, al comparto agricolo, al mondo del lavoro, ai precari, ai disoccupati, al mondo studentesco, a tutte e tutti, per rafforzare questa battaglia di dignità e costruire questa mobilitazione.

‘a terra nosta nun s’adda tuccà!

Comunicato del Panico sulla repressione-Corteo di sabato 8 dicembre

Inviato da autonomix | 5 Dic, 2007

Come sapete, giovedì 29 novembre il Panico Anarchico e l'Asilo Occupato di Firenze sono stati perquisiti e sgomberati in un'operazione diretta dalla digos. Il Panico viene sgomberato senza uno straccio di ordinanza di sequestro dell'immobile e perquisito per associazione sovversiva in relazione alla rapina in Versilia per cui, a giugno, furono arrestati Daniele e Francesco. Gli sbirri, ,essi stessi senza molta persuasione, cercavano armi da fuoco, entrando pure nelle case dei genitori ( non sempre in modo "gentile") e portando come pretesto l'aver udito fantomatici spari nei pressi del Panico. Nei verbali, mettevano sotto accusa i rapporti di solidarietà tra l'ambiente anarchico pisano e fiorentino. I compagni resistono dodici ore sul tetto, ottengono la liberazione dei vari fermati nella giornata e riescono quasi tutti ad evitare la questura. Gli occupanti dell'Asilo, già sotto sgombero per la solita speculazione edilizia dell'amministrazione comunale, vengono purtroppo colti nel sonno, perquisiti in relazione al Panico e portati in questura. Il giorno dopo la canea mediatica si scatena, ed alcuni chiodi da cemento, ritrovati dagli sbirri al Panico, vengono spacciati per bossoli calibro 25 (più o meno a salve secondo la fantasia del giornalista di turno). Il ritrovamento di alcune mascherine-stencil, che proverebbe il coinvolgimento dei "Panici" in una serie di graffitaggi, viene sbandierato come testimonianza di chissà quali disegni eversivi. Ancora una volta rapporti di amicizia, solidarietà e lotta vengono colpiti dal reato associativo e coperti dai fantasmi mediatici del "terrorismo". La procura di Firenze, nella persona della PM Angela Pietroiusti che firma le indagini, già bocciata dalla sentenza d'appello del processo COR, "rimandata a settembre" dalla revoca della competenza sulla seconda inchiesta pisana detta "Gruppi d'affinità", ci riprova e si rilancia con una montaturina fragile fragile. Che sia tutta qui la "terza fase" a suo tempo promessa dal generale dei ROS Giampaolo Ganzer all'indomani degli arresti pisani dell'anno scorso? O forse si preparano altre sorprese? In una delle città-laboratorio del delirio securitario, lo spettro dell'eversione viene calato in un'operazione repressiva in grande stile che mira a stroncare il fermento libertario che serpeggia a Firenze da qualche anno a questa parte:le occupazioni, le riappropriazioni delle piazze, le derive non autorizzate per le strade , l'opposizione ai deliri securitari, l'autonomia dai sinistri partiti e lo sbeffeggiamento di qualche tirannello di provincia. Più in generale, insomma, le manifestazioni di una vita che non si lascia contrattare, di una insofferenza che non chiede il permesso. Farci abbassare la testa fino a nasconderla nella sabbia della paranoia, dividere il fronte della lotta, lacerare amicizie e complicità era l'obbiettivo reale dei repressori.

Gli è andata male, visto che solidarietà e reciprocità si sono manifestate fin dal giorno degli sgomberi, senza venire meno dopo.

Con i compagni dell'Asilo e svariati altri complici abbiamo preparato un CORTEO PER SABATO 8 DICEMBRE A FIRENZE con concentramento in PIAZZA DELLA REPUBBLICA alle ORE 14.30.

Presto su www.informa-azione.info il manifesto dell'iniziativa

Portate rabbia e fantasia, non cerchiamo adesioni formali ma coinvolgimento reale.

 

il PANICO ANARCHICO 4/12/2007

PER FAVORE, AMMAZZIAMO QUEST'UOMO...

Inviato da autonomix | 4 Dic, 2007
  Bettio Arch. Giorgio Designer
31030 Casier (TV) - Via Vittorio Bachelet, 6
  • 0422 340102
 
Freccina Bettio Giorgio
31033 Treville (TV) - Via Giare
  • 0423 472873
-------------------------------------------------------------------------
  • LEGA NORD
  •  c/o Gruppo Lega Nord Liga Veneta
    Municipio Cà Sugana
    Via Municipio, 16
    31100 Treviso
    telefono 0422/658357
  • Bettio (Lega): con gli immigrati
    usiamo i metodi SS

    «Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Ha usato queste parole il consigliere leghista Giorgio Bettio, intervenuto durante il consiglio comunale per dare il suo appoggio all’ordinanza anti-sbandati sottoscritta da Gobbo e chiedere metodi più duri contro gli stranieri che abitano in città.
    A dare il "la" all’invettiva del consigliere, a suo dire, «l’ennesimo sopruso patito da un inquilino dei palazzi dove abitano anche gli immigrati». Bettio accusa, ma non spiega quando e cosa sia avvenuto per scatenare tanta ira. «Non è possibile che gli immigrati vengano a vivere nei nostri condomini e poi comincino a comportarsi come Ras di quartiere o terroristi - dice - dovrebbero rispettare le regole e invece prima fanno finta di non capire poi, se redarguiti, passano alla minacce. Il decreto è troppo tenero».

    E lancia la sua proposta: «Gli immigrati che chiedono la residenza, se in possesso dei requisiti, dovrebbero essere messi sotto osservazione per sei mesi». Il piano, annunciato davanti ai volti increduli ma silenziosi dell’opposizione, suona più o meno come una prova d’esame: «Nel momento in cui ottengono la residenza - dice - la commissione dovrebbe assumersi il compito di seguirne gli spostamenti e controllarne il comportamento andando a chiedere informazioni anche ai vicini di casa. Passati questi primi sei mesi - continua Bettio - se gli stranieri si sono comportati bene, allora possono restare, in caso contrario devono essere sottoposti ad altri tre mesi di verifica e poi espulsi».

    Poi l’affondo: «Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari». Dal banco della giunta, Gobbo annuisce e l’opposizione lascia correre: «E’ da anni che viviano il fenomeno dell’immigrazione - dice Sbarra - e la Lega, per propaganda, continua a spacciarlo come emergenza, invece di attivare tempestivamente politiche serie».
    (04 dicembre 2007)

A 2 ANNI DA VENAUS LIBERATA...

Inviato da autonomix | 4 Dic, 2007