PIANURA INSORGE: LA CRONACA E GLI AGGIORNAMENTI DALLA NAPOLI IN LOTTA..

Inviato da autonomix | 7 Gen, 2008

La cronaca

Dopo alcuni giorni di presidio presso la discarica di contrada Pisani nel quartiere di Pianura a Napoli, caratterizzata da diversi momenti di tensione ed alcune cariche contro i manifestanti all’alba del 2 gennaio, l’esplosione di rabbia ed insubordinazione sociale scoppia all’imbrunire del 3 gennaio.
Gruppi di ragazzi e ragazze si organizzano, alzano barricate in tutto il quartiere , mentre oltre 700 tra Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Guardia Forestale in assetto antisommossa affluiscono a Pianura da diverse regioni d’Italia.
Si alzano barricate con alberi, guard rail, cemento armato per bloccare l’accesso dei camion che, dopo le cariche del 2 gennaio, stanno preparando la discarica dei Pisani per accogliere per due anni i rifiuti di tutta la Campania. Vengono incendiati 4 autobus e messi di traverso per farne barricate. Nella mattina del 4 gennaio si tiene la mobilitazione in centro con l’occupazione del Comune di Napoli, blocchi stradali in Via medina e sotto il commissariato straordinario per l’emergenza rifiuti. Nella notte viene assaltato il commissariato di polizia di Pianura con molotov e bombe carta, viene data alle fiamme la sede di Alleanza Nazionale di Pianura e quella della Margherita. Vengono alzate barricate e date alle fiamme in tutto il quartiere , bloccati 4 autobus e usati per cosrtuire barricate, la ANM l’azienda del trasporto pubblico in citta’ decide di non garantire piu’ il servizio nel quartiere di Pianura. Un arresto e 10 fermi e’ il bilancio della notte del 4 gennaio. Il 5 gennaio in mattinata con momenti di tensione in tutta la zona e una carica di allegerimento dopo un lancio di bombe carta contro la polizia. Nella notte una carica all’alba verso le 5:30 contro il blocco di contrada Pisani piu’ vicino alla discarica che far passare alcuni camion che servono per i lavori all’interno della discarica, due feriti tra cui un ragazzo che cade in una scarpata e si rompe una gamba. Sara’ ricoverato all’ospedale San Paolo. Centinaia di poliziotti fanno irruzione al presidio con mezzi blindati e battendo i manganelli contro gli scudi fecendo venire alla mente i drammatici giorni del G8 di Genova. Verso le 12 la polizia ed i carabinieri caricano un blocco a Pianura nei pressi della rotonda che porta alla contrada Pisani. Diversi feriti tra i manifestanti stesi in terra con le mani alzate. Dopo la seconda carica , c’e’ la reazione determinata e rabbiosa dei ragazzi di Pianura e degli altri quartieri della citta’ giunti a contrastare la militarizzazione del territorio contro l’apertura della discarica. Dopo una fitta sassaiola la Polizia si ritrae e poi lascia la rotonda di Pianura, che viene ripresa dai manifestanti. Si ereggono barricate nelle strade limitrofe con cassonetti e materiali di fortuna. Nel tardo pomeriggio un corteo di almeno 1000 persone parte dal blocco della rotonda di Pianura ed attraversa le strade del quartiere fino ad arrivare al presidio in contrada Pisani. In tarda serata nuovo scontro tra giovani e polizia durante un cambio turno con la polizia che prima si ritira sotto il lancio di pietre e bombe carta e poi carica con l’ausilio dei mezzi bilndati ed oltre 150 celerini disperdendo i manifestanti.
Il 6 gennaio in mattinata viene celebrata una messa al presidio in cui la diocesi di Pozzuoli paese confinate con il quartiere di Pianura , si schiera contro la discarica e contro le manganellate. Nel pomeriggio del 6 un corteo di oltre 3000 persone sfila per il quartiere e raggiunge nuovamente il presidio in contrada Pisani.
Intanto per mercoledi’ 9 gennaio e’ stata convocata dai cittadini di Pianura e dalla Rete Campana Salute e Ambiente una manifestazione in centro che partira’ dalle ore 18 da Piazza del Gesu’.

la cronaca a cura di Global Project Napoli

Da altri media :
Il video della carica della polizia del 5 gennaio
"Nel primo video e’ importante l’audio. Si sente chiaramente che i manifestanti a mani alzate chiedono di non essere manganellati, mentre tra i poliziotti si incita ad "accirere (uccidere)" i manifestanti".

Video della risposta dei manifestanti e la polizia arretra.
"Nel secondo video sono le donne e gli anziani che incitano i ragazzi nella sassaiola che fa arretrare la polizia."

video a cura di Videocomunicazioni

Giornata dell’indignazione contro il piano rifiuti
No alla discarica di Pianura senza se e senza ma


Immagini da Pianura

Le riflessioni

“Ridiamo con il riso di chi gli ordini li ignora”
I primi giorni del 2008 c’hanno consegnato un ondata di rabbia e di determinazione a Napoli contro il piano rifiuti e contro le scelte scellerate delle istituzioni nazionali e locali di continuare nella logiche delle discariche e degli inceneritori.
A Napoli e’ in atto un insubordinazione sociale che non ha precedenti nella storia recente della citta’, localizzata nel quartiere di Pianura contro la riapertura della discarica in contrada Pisani.
La discarica di Pianura ha una storia lunga, gia’ utilizzata per oltre 25 anni come sversatoio di tutta la citta’, dove sono finiti rifiuti di ogni tipo avvelenando le case che sorgevano fin dentro la conca dei Pisani dove oggi si registrano un aumento di leucemia, tumori , neoplasia che colpiscono come una mannaia di morte la popolazione dei Pisani.
Le lotte in difesa della salute e dell’ambiente in Campania, negli ultimi anni hanno attraversato tanti luoghi raccogliendo la rabbia e la mobilitazione delle comunita’ in lotta : Giugliano, Terzigno, Serre, Pignataro Maggiore, Carabottoli, Ariano Irpino, ed ovviamente Acerra dove nell’agosto del 2004 si e’ registrata fino ad ora la mobilitazione piu’ forte e determinata in Campania, con un intero paese di oltre 30 mila abitanti che si sono scontrate per ore con polizia e carabinieri contro l’apertura del cantiere dell’inceneritore.
Dopo le mobilitazioni, le cariche e gli scontri di Giugliano tra Novembre e Dicembre le lotte sono arrivate all’interno della citta’ di Napoli a Pianura. La dimensione di quello che abbiamo davanti e’ ancora dai contorni indefiniti e difficili da leggere attraverso quelle categorie politiche che utilizziamo con consuetudine per dare una lettura politica dei fenomeni sociali.
Oltre ai blocchi , piu’ di uno, intorno alla discarica di Pianura che vedono la partecipazione popolare , di famiglie, bambini, donne e uomini in lotta per un futuro diverso da quello che e’ il loro presente fatto di morte con patologie legate allo sversamento dei rifiuti, c’e’ una dimensione nuova, cio’ che accade di notte a Pianura.
Blocchi ovunque, barricate in fiamme, assalti ai commissariati di polizia, alle sedi dei partiti di destra e sinistra, sassaiole continue contro polizia e carabinieri, blocco totale delle vie d’accesso al quartiere di Pianura. Fiamme, soprattutto fiamme. Questi elementi definiscono l’insubordinazione sociale di Pianura , oltre che mitipoieticamente anche concretamente, il fenomeno piu’ simile all’esplosione delle banlieue parigine a cui assistiamo in Europa.
Giovani, giovanissimi, si organizzano tutte le notti contro la polizia ed i carabinieri che assediano da giorni il quartiere di Pianura all’altezza del sito di contrada Pisani, una resistenza che e’ difficile da leggere attraverso la comparazione con scenari biopolitici a cui siamo abituati nel nostro paese.
Da tempo ci siamo interrogati ed abbiamo interrogato i percorsi di movimento che mettono in rete le lotte per la difesa della salute e dell’ambiente in Campania sulla necessita’ di declinare le lotte per la difesa dei beni comuni all’interno delle metropoli come necessario scatto in avanti sul fronte del conflitto, per portare nel cuore dei meccanismi di esercizio del comando e del dominio la lotta contro questo modello di sviluppo.
Ebbene i fatti hanno superato l’espressione delle intenzioni collettive con la decisione scellerata di riaprire la discarica di Pianura. La declinazione di queste lotte nella metropoli si e’ tradotta immediatamente nella definizione precisa della controparte , che in questa martoriata Regione sono le istituzioni a tutti i livelli : Comune, Provincia, Regione, Commissariato straordinario, governo centrale, e tutta la schiera dei partiti. Oggi a Napoli si vive un momento alto di delegittimazione del potere istituzionale grazie ai fallimenti di centro destra e centro sinistra che hanno distrutto questa terra, e grazie al lavoro certosino e caparbio di chi in questi anni ha continuato ad organizzare il conflitto sociale a Napoli ed in Campania. Ma cio’ che stiamo vivendo a Pianura non puo’ essere letto con le categorie ne’ dei movimenti antisistemici classici ne’ con quello che e’ il bagaglio di insegnamento che abbiamo ricevuto in questi anni dalle lotte per la difesa dei beni comuni. E’ qualcosa di piu’ complesso, che da un lato esprime una ribellione sociale verso le forme sostanziali di esercizio del potere e della forza che sono Polizia e Carabinieri, e dall’altro una nebulosa che evoca l’insurrezione sociale ma che difetta senza dubbio di tattica e strategia politica mentre esprime il massimo della conflittualita’ metropolitana. Il pestaggio di giornalisti e cameraman e spesso la sostanziale incomunicabilita’ tra questo spaccato di metropoli ed il resto della protesta che maggiormente somiglia agli esempi di lotta in difesa dei beni comuni sul territorio di Pianura , sono senza dubbio dei limiti cronici della rabbia sociale espressa.
Appare evidente che il lessico spesso triste , ed i codici di linguaggio vetero e inappropriati di alcuni, rendono la nebulosa dell’insubordinazione dei ragazzi e ragazze di Pianura impermeabili al confronto politico con le esperienze di autorganizzazione. Noi riteniamo di essere quelli che hanno provato in questi anni a sperimentare nuovi codici di linguaggio che facevano parte del nostro essere moltitudine, a partire dalla nostra composizione e dal nostro attraversamento dei luoghi di aggregazione sociale altri che la metropoli produce. Questo elemento ci porta oggi a provare a rompere la gabbia di criminalizzazione che accompagna le lotte di Pianura, le barricate, gli scontri con le forze dell’ordine. La nostra citta’ e’ anche questo. Capace di esprimere la peggior classe politica istituzionale ed allo stesso tempo produrre un meccanismo di difesa del territorio determinato e straordinariamente incisivo.
Non abbiamo certezze nell’attraversamento di questo fenomeno sociale da banlieue italiana, non sappiamo dare oggi dei giudizi di merito o di demerito. Comprendiamo la necessita’ di una strategia politica complessiva rispetto alle lotte in difesa della salute e dell’ambiente , e ci adoperiamo in questo senso, attraverso gli strumenti costruiti in questi anni come la Rete Campana Salute e Ambiente, che ha avuto il merito di essere l’unico punto di riferimento politico che ha messo in discussione l’intero piano rifiuti, ha costruito la connessione delle lotte di tutta la Campania rompendo la dimensione nimby delle lotte campane, l’unico strumento costruito dai movimenti che a partire dal protagonismo dei comitati e’ riuscito a costruire un alternativa concreta al fallimento della politica ufficiale. D’altro canto il nostro essere moltitudine, il rifiuto di qualsiasi logica di avanguardia politica nelle lotte popolari, il rigetto per una dimensione sociale e politica che vede le strutture di movimento assurgere a direzione politica delle ribellioni sociali soffocando il protagonismo della moltitudine ed il legame biopolitico con il territorio, ci porta anche ad attraversare quell’insubordinazione sociale mossa spesso semplicemente dall’odio verso la polizia volto brutale e feroce del comando imperiale.
E’ questa la dimensione che ci pare di comprendere che porta il livello dello scontro tra potere e moltitudine ad un livello diverso evocando scenari ancora da costruire nel nostro paese. Ed e’ evidente che chi controlla l’ordine pubblico abbia ben compreso la portata di cio’ che sta accadendo. Lo dimostra lo schieramento impressionante di polizia e carabinieri a Pianura, con mezzi blindati e cariche indiscriminate.
Tutto cio’ e’ possibile senza dubbio grazie alla dimensione sociale della nostra citta’ e dal portato fenomenologico che essa esprime. Napoli endemicamente produce conflitto, in un esplosione di ribellione che quando non trova l’anestetico sociale della camorra e delle clientele politiche riesce ad esprimersi nella sua complessita’ e nella sua determinazione.
L’espressione migliore che ci sovviene e’ che stiamo provando a camminare sulla testa dei re! Almeno finche’ dura…

Laboratorio Occupato Insurgencia - Napoli


Ulteriori approfondimenti :
Fumo nero...
La Campania resiste
Seguendo la monnezza parte uno
Seguendo la monnezza part two

 

news da repubblica...

 

Prodi e Fioroni: "Le scuole riaprano"
I sindaci: "Solo se togliete i rifiuti"

L'assessore regionale Gabriele: "Modificheremo il calendario per salvaguardare gli studenti"
L'Italia dei Valori pronta a sfiduciare il governatore Antonio Bassolino


<B>Prodi e Fioroni: "Le scuole riaprano"<br>I sindaci: "Solo se togliete i rifiuti" </B>

La messa alla discarica

NAPOLI - Una messa davanti alla discarica, dopo una notte di relativa calma. A Pianura gli abitanti del quartiere mantengono un presidio contro la riapertura decisa dal Prefetto. In serata circa mille persone con il sindaco Sauro Secone e alcuni sacerdoti hanno manifestato pacificamente in corteo. La zona è controllata dalla polizia. Da Bologna Romano Prodi invoca un ritorno alla normalità in Campania. A partire dalle scuole "di cui ho disposto la riapertura". "I bambini che stanno a casa - dice il premier - rimangono nelle zone con lo stesso inquinamento, e se in qualche scuola ci sarà una situazione di emergenza manderò stanotte a pulire intorno in modo che si possa riaprire la scuola". Poi un messaggio secco: "Il problema dei rifiuti deve essere risolto per sempre. Con il ministro dell'Interno abbiamo programmato una strategia di lungo periodo". Anche il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ribadisce che domani in Campania gli studenti torneranno regolarmente a scuola. E il ministro della Difesa Arturo Parisi dispone l'impiego di mezzi del Genio di Caserta per sgomberare gli ingressi delle scuole. Ma genitori e sindaci non sono d'accordo. E il sindaco di Caserta Nicodemo Petteruti afferma che l'ordinanza di chiusura è ancora in vigore. L'assessore regionale Gabriele assicura: "Modificheremo il calendario scolastico per non far perdere preziosi giorni di scuola agli studenti delle scuole che rimarranno chiuse".

Fioroni: in Campania si torni a scuola. "Ho dato disposizioni, con il prefetto, il direttore scolastico regionale e d'intesa con le autorità regionali - ha detto il ministro Fioroni - affinché si predisponga ogni intervento necessario a far riaprire fin da domani tutte le scuole delle zone interessate dall'emergenza rifiuti in Campania. La scuola - ha spiegato Fioroni - è un bene primario e i ragazzi non possono esserne privati ed è soprattutto di fronte ad emergenze come quella che sta investendo la Campania che bisogna garantire servizi e i beni fondamentali".

"Domani scuole aperte" ma genitori e sindaci dicono no. Ma la questione delle scuole diventa, ora dopo ora, un nuovo punto di tensione. Alcuni genitori affermano che domani mattina non manderanno in classe i loro figli negli istituti di Cercola: "Le finestre di alcune classi si trovano a pochi metri dai cumuli dei sacchetti maleodoranti e preferiamo, al momento non mandarli a scuola". Una situazione che il sindaco di San Giorgio a Cremano, Domenico Giorgiano, rimarca, invitando Prodi "a vedere di persona come stanno le cose". Parla di cumuli di rifiuti il primo cittadino e di rischi per gli alunni: "Se stanotte la situazione migliorerà revocherò la mia ordinanza. In caso contrario, resterà confermata la chiusura di tutti gli istituti di ogni ordine e grado". E anche a Quarto le scuole non apriranno i battenti. Mentre il sindaco di Volla, Salvatore Ricci, si dice disponibile a revocare il provvedimento di chiusura delle scuole nel suo comune, "a patto però - spiega - che sia tolta immediatamente la spazzatura davanti agli istituti. Dopo 15 anni di emergenza le promesse non ci bastano più".

Modifiche al calendario scolastico. Il sindaco di Caserta, infine, Nicodemo Petteruti, interpellato sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Romano Prodi, si limita a confermare di "non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale di eventuali provvedimenti che autorizzino la ripresa dell'attività scolastica". Le scuole di Caserta, pertanto, domani rimarranno chiuse. Tuttavia gli studenti delle scuole che in questi giorni rimarranno chiuse non perderanno "giorni preziosi", assicura l'assessore regionale all'Istruzione Corrado Gabriele: "Nell'intenzione di assicurare il pieno esercizio del diritto allo studio si disporrà domani stesso, nel rispetto delle competenze della giunta regionale la modifica del calendario scolastico per far sì che le scuole che non dovessero riaprire non perdano preziose giornate di lezione". Tuttavia Gabriele invita il governo a intervenire rapidamente "per ripulire i cumuli di rifiuti", se necessario anche con l'intervento dell'esercito.


Idv: "Pronti a sfiduciare Bassolino".
La questione rifiuti rischia di travolgere la giunta campana. Dall'Italia dei valori, dopo l'attacco di Antonio Di Pietro al presidente Antonio Bassolino, arriva una dura stoccata: "Non escludo la presentazione di una mozione di sfiducia al presidente Bassolino" dice il coordinatore regionale dell'Idv. Una mossa che mette a rischio il futuro del Governatore che da sette anni guida la regione. Nel frattempo il centrodestra non sta a guardare e inanella una serie di dichiarazioni con un unioc filo conduttore: via Bassolino e anche il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino.

Don Cipolletta e il Presidente.
"La gente va ascoltata, non bastonata - dice il parroco della chiesa di Sant'Antonio, don Giuseppe Cipolletta - noi siamo contro le violenze e le condanniamo. Ma interroghiamoci su chi promette da trent'anni il risanamento di questo quartiere". Ma anche il presidente della Repubblica Napolitano è tornato questa mattina sull'argomento: "Ho chiesto al governo di intervenire e il governo ha garantito il suo impegno. Quella dei rifiuti è una tragedia".

E anche dal vescovo di Pozzuoli, Gennaro Pascarella, sono arrivate parole forti, contenute in un messaggio letto ai manifestanti nel corso della messa che si sta celebrando al presidio dinanzi alla discarica di Pianura: "Chiediamo precise garanzie alle autorità che hanno deciso la riapertura della discarica". Parole accolte dagli applausi dei contestatori. Duro l'attacco a chi avrebbe dovuto risolvere il problema e non l'ha fatto. Il vescovo ha sollecitato che siano accertate "le responsabilità a tutti i livelli". Poi l'appello a non alimentare la tensione condannando "la violenza da ogni parte".

Calcio, il Pianura non esulta.
E' finita 1-0 per i padroni di casa la partita di calcio della serie Eccellenza tra il Pianura e il Succivo. In segno di solidarietà con il quartiere che protesta contro la discarica dei Pisani, la squadra di casa al momento del gol decisivo per la vittoria non ha esultato mentre la società sportiva aveva deciso l'ingresso gratuito allo stadio che si trova a poche centinaia di metri dalla discarica dei Pisani.

(6 gennaio 2008)

MANIFESTAZIONE A NAPOLI CONTRO LE MEGADISCARICHE

Inviato da autonomix | 7 Gen, 2008

A proposito della lotta contro il Dal Molin

Inviato da autonomix | 7 Gen, 2008

A PROPOSITO DELLA MOBILITAZIONE CONTRO LA BASE DI VICENZA…
Per un nuovo anno di lotta ai progetti di morte e alle illusioni pacifinte.

La mobilitazione contro il Dal Molin a Vicenza continua a rappresentare uno dei terreni di lotta popolare attualmente più importanti in Italia, perché, oggettivamente, rappresenta una spina nel fianco ai piani dell’imperialismo, in particolare quello statunitense. Ma ciò che manca è una direzione che voglia vincere realmente, convogliando le grandi energie sprigionate dal movimento in una prassi politica libera dai legacci istituzionali dei vari partiti di turno che “stanno con i movimenti” solo per meri scopi elettorali, per spegnere il fuoco delle rivendicazioni, per assicurare ai padroni che è tutto sotto controllo, insomma. E il risultato, così, non potrà che essere una sconfitta.
Dopo le prime porte sbattute in faccia dai vari politici, sembrava che il movimento No Dal Molin cominciasse a dare segnali di voler gestire la lotta autonomamente dal potere politico istituzionale: il divieto di sventolare bandiere di partito all’enorme manifestazione del 17 febbraio scorso, la mancata adesione al corteo promosso dai sinistri del 20 ottobre a Roma, la denuncia del voltafaccia della “sinistra radicale” sulla questione della moratoria sui lavori della base (questione in realtà spinosa, perché sospendere i lavori può avere come effetto spegnere la lotta…) mostravano il segno della legittima sfiducia nella politica di palazzo.
Ma il più importante passo in avanti nella crescita della coscienza di lotta libera da illusioni e promesse sono stati i recenti blocchi davanti all’aeroporto Dal Molin, che si sono dimostrati l’unica via concreta per fermare i lavori di costruzione.
Forse qualcuno ha preso paura della determinazione mostrata in quei giorni… allora bisognava dare un altro carico di promesse e illusioni per smorzare la tensione alla lotta: ecco i saluti a Roma durante il congresso della “sinistra arcobaleno”, gli applausi ai manifestanti, la disponibilità al dialogo e al confronto. La stessa “sinistra” che, insieme al resto del governo, ha votato la nuova Finanziaria di guerra e il rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero, ha votato tutti i progetti sulle nocività, dalla TAV al Mose, dagli inceneritori ai nuovi cacciabombardieri F35, rifinanziato i Cpt e approvato quell’insieme di leggi repressive e razziste detto pacchetto sicurezza. La partecipazione di partiti come il PRC al corteo del 15 dicembre a Vicenza, è stato uno dei risultati politici della partecipazione a Roma alla kermesse della “cosa rossa”: la legittimazione della presenza degli ipocriti sinistri al governo nel corteo, che sfilavano chiedendo a se stessi, seduti in parlamento, di fermare la costruzione della base. Chiaramente a discapito dell’autonomia del movimento e della chiarezza sul nemico da combattere.
Ma per fortuna, nel corteo, non tutti hanno dimenticato Bertinotti, con la mano sul cuore, salutare il 2 giugno la sfilata dei criminali massacratori della 173esima brigata aviotrasportata, né le nefandezze compiute da questo governo con l’appoggio di Rifondazione. Allora, centinaia di compagni hanno dato l’unica coerente e decisa risposta che tali soggetti, nemici della lotta contro le basi e la guerra, meritano: l’espulsione dal corteo.
Ma, in generale, la manifestazione del 15 ha rappresentato un passo indietro rispetto al percorso intrapreso: la direzione del movimento ha convogliato decine di migliaia di persone, tra cui realtà organizzate e comitati provenienti dall’estero per farle passeggiare in centro città! Con quale obiettivo? Essere in tanti per convincere Prodi a cambiare idea? No, perché tutti i più importanti vertici istituzionali hanno più volte ripetuto che nessuna manifestazione fermerà la costruzione della base. E allora? Poter contare politicamente quando qualcuno si candiderà alle elezioni o farà da sponda a qualche “nuovo” partito istituzionale? Essere riconosciuti come adeguati interlocutori in grado di controllare i movimenti?
Quello che è certo è che il 15 dicembre si è voluto impedire che la lotta proseguisse nella direzione indicata dai blocchi dei vicentini e, quindi, si entrasse nell’aeroporto Dal Molin per occuparlo, come giustamente proposto da alcuni compagni. Il divieto di deviare si è concretizzato con minacce di spaccare la testa a chi ci avesse tentato, e applicando la solita tattica del dividere il movimento in buoni e cattivi, in pacifisti ed estremisti.
La posizione sfavorevole nel corteo, i limiti organizzativi e l’ancora forte influenza dei pacifinti e dei loro dis-obbedienti settori di movimento, pronti a tutto pur di mantenere il proprio controllo politico non sono, tuttavia, la principale causa del non essere riusciti a dare corpo all’iniziativa.
Il tentativo fallito ci mostra evidentemente che la sinistra coerente e genuina è ancora debole nel movimento contro la guerra e che c’è ancora molto lavoro da fare e con maggiore intensità, per levare terreno al riformismo. Un’azione di questo tipo deve avere l’appoggio diretto dei vicentini, cosa che nella pratica non c’è stata, anche se ha raccolto molti loro consensi e simpatie.
Il 15 dicembre a Vicenza è stato comunque dato un segnale di lotta, ed è da valorizzare che alla manifestazione si è contraddistinto uno spezzone non solo a livello pratico, ma anche nei contenuti, unendo la contrarietà alla base Usa alla contrarietà alle guerre imperialiste, solidarizzando con le resistenze dei popoli oppressi, ricordando gli operai morti sul lavoro e denunciando quanti compagni/e pagano con la galera la loro militanza politica.
E’ da qui che si dovrà ripartire.

Compagni e compagne del Centro Popolare Occupato Gramigna e del C. Doc. Comandante Giacca
www.cpogramigna.org
info@cpogramigna.org