Sciopero nazionale dei metalmeccanici con blocchi e cortei

Inviato da autonomix | 11 Gen, 2008
ROMA - Sciopero di otto ore e cortei nelle principali città italiane a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, scaduto da oltre sei mesi. Le adesioni, secondo i dati raccolti da Fiom, Fim e Uilm, sono andate oltre l'80%, con picchi anche superiori in diverse aziende (alla Thyssen Krupp Acciai speciali Terni c'è stata un'adesione totale, del 100%). "Dai primi dati, confermati peraltro dalla massiccia presenza alle manifestazioni in tutta Italia, ci risulta che le adesioni siano massicce, oltre l'80%", dice il segretazio nazionale della Uilm Luca Colonna. Ma per Federmeccanica le adesioni si sono invece fermate ad una media del 30%: "I dati in nostro possesso si riferiscono ad un campione che coinvolge circa il 60% delle aziende per un totale di oltre 500.000 lavoratori", spiega l'associazione imprenditoriale in un comunicato. Alle manifestazioni non hanno partecipato i segretari nazionali, che dalle 18 (l'orario fissato inizialmente era le 14.30, ma è stato posposto) sono in Confindustria per la ripresa delle trattative, che sindacati e industriali sperano comunque di poter chiudere entro il 15 gennaio, data della riunione della giunta di Federmeccanica. A Torino c'erano in piazza 8.000 persone, a Bologna 5.000, a Milano 2.000, a Palermo 1.300.

Ad Arese è stato effettuato un blocco dell'autostrada. Ad Ancona le tute blu della Fincantieri, e dei cantieri Isa e Crn hanno impedito il transito delle auto all'altezza di piazza Rosselli e via Marconi, con notevoli disagi per il traffico in entrata e uscita a Nord del capoluogo, e in direzione del centro. "Occupazione" simbolica anche della tangenziale di Bologna. Bloccata fino alle 11.30 la stazione di Genova Brignole. Rallentamenti dovuti ai cortei si sono registrati inoltre a Mestre e sulle tangenziali di Milano.

A Torino 8.000 in corteo. A Torino sono scesi in piazza 8.000 lavoratori, ha detto il segretario generale della Fiom Piemonte Giorgio Airaudo. In testa al corteo c'erano gli operai della Thyssenkrupp, con uno striscione rosso listato a lutto, e quelli della Bertone, la fabbrica per la quale si profila la procedura di fallimento, e i cui dipendenti sono da mesi in cassa integrazione. Il corteo è partito intorno alle 10.30 da Porta Susa. "Il tavolo è fermo per le divisioni all'interno di Federmeccanica - denuncia Airaudo - Ma nessuno pensi di risolvere la questione del contratto con delle mance, come quella di 30 euro che ci ha offerto la Fiat. Il sindacato è in grado di riprendersi il contratto, e lo stiamo dimostrando anche oggi: se la trattativa non andrà in porto, si andrà allo sciopero generale".

Bologna, bloccata la tangenziale. A Bologna le circa 5.000 tute blu in corteo hanno invaso pacificamente la tangenziale, tra l'uscita di via Stalingrado e quella che, sboccando su via Michelino, porta in Fiera. Salutati dai clacson dei tir che passavano nella vicina autostrada, i metalmeccanici si sono diretti verso la destinazione finale del corteo, la sede di Unindustria in via Serlio. Il lungo serpentone, punteggiato da pettorine e bandiere rosse, era aperto da uno striscione di Fim, Fiom e Uil che invoca il contratto ed era seguito dalle delegazioni delle principali aziende bolognesi: Magneti Marelli, Ducati Motor e Ducati Energia, Lamborghini, Gd, Bonfiglioli, Arcotronics, Minarelli, Ravaglioli e molte altre ancora. Sull'autostrada sono stati chiusi, sia in entrata che in uscita, i caselli di Reggio Emilia e Modena Nord.

Milano: blocco ad Arese. A Milano la manifestazione dei metalmeccanici ha avuto inizio alle 9.30 con un presidio davanti allo stabilimento dell'Alfa Romeo di Arese: "L'abbiamo scelto perché rappresenta la Fiat, - spiega Serena Bontempelli, segretaria generale della Uilm Milano - che con i suoi 30 euro di aumento ha sparigliato le regole del gioco, e anche per gli operai in cassa integrazione. Stamattina c'erano 2000 persone (successivamente si è arrivati a 4.000, ndr). Alcuni poi si sono spostati sull'autostrada, dove è in atto un blocco pacifico. La polizia sta bloccando le auto ai caselli". Complessivamente, ai cortei e manifestazioni delle città lombarde, comunicano i sindacati, hanno partecipato 40.000 persone.

A Genova bloccata stazione Brignole. Circa 500 operai metalmeccanici hanno bloccato la stazione ferroviaria di Genova Brignole nel corso della manifestazione di stamane. Dopo avere fatto un presidio davanti alla sede di Confindustria, nelle adiacenze dello scalo ferroviario, i metalmeccanici, in sciopero per tutta la mattina, hanno dato vita ad un corteo che ha bloccato il traffico e sono poi entrati nella stazione. Il blocco è terminato alle 11.30.

A Palermo in 1.300. A Palermo, dove sono stati effettuati un presidio davanti alla Fincantieri e un corteo che è arrivato fino alla sede cittadina di Confindustria, via XX Settembre, hanno partecipato alla manifestazione di protesta, secondo il segretario provinciale della Uilm Vincenzo Comella, 1.300 lavoratori. "Siamo stati ricevuti dal delegato di Confindustria a Palermo per le relazioni sindacali Giacomo Riina - dice Comella - e gli abbiamo espresso la nostra solidarietà per la battaglia avviata da Confindustria e Federmeccanica contro il pizzo".

La piattaforma. Fim, Fiom e Uilm chiedono aumenti lordi mensili pari a 117 euro, più altri 30 per la contrattazione di secondo livello. Le imprese offrono invece 100 euro complessivi, un terzo dei quali legati alla produttività. Ieri è stata raggiunta una prima intesa su alcuni capitoli del contratto: ambiente e sicurezza, reperibilità e diritti sindacali. Con ogni probabilità, oggi sarà la volta della parificazione tra operai e impiegati prima di entrare nel vivo del negoziato.

VERSO IL 2 FEBBRAIO..MANIFESTAZIONE NAZIONALE A COSENZA

Inviato da autonomix | 11 Gen, 2008

http://www.csoacartella.org/images/stories/volantini/locandina120108.jpg

 

 Il processo al "Sud Ribelle", la farsa che vede coinvolti 13 attivisti di movimento accusati di aver tentato di "sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito", sta per volgere al termine.

Questo processo appartiene al grande filone di provvedimenti giudiziari che, a partire dai fatti di Napoli e Genova nel 2001, mirano a colpire in maniera repressiva le diverse anime dei movimenti e puntano a ridimensionare smisurati soprusi e gravi responsabilità: i pestaggi nella scuola Diaz, le sevizie nelle caserme Raniero e Bolzaneto, le cariche brutali e l’uso di armi da fuoco fino all’assassinio di Carlo Giuliani.

In un'Italia sempre più allo sbando, in cui le contraddizioni del neoliberismo si acuiscono ogni giorno di più, provocando forme di ribellismo e di straordinarie mobilitazioni contro la precarizzazione e la mercificazione della vita, per la difesa dei territori, dei beni comuni, della salute, della dignità di tutte e tutti, la risposta del potere è sempre la stessa: reprimere chi osa alzare la testa!

Dopo gli oltre cento anni di carcere inflitti dal Tribunale di Genova ad altri 24 attivisti, la sentenza cosentina, attesa per fine gennaio, potrebbe incrementare il fardello delle pene per chi, oggi, continua a lottare per il riconoscimento dei diritti dei più deboli, degli emarginati, dei lavoratori.

Anche se dietro il banco degli imputati siederanno soltanto 13 compagne/i, questo processo, ancora una volta, riguarda tutte/i perché sotto accusa è la libertà di opinione, il diritto a ribellarsi alle prevaricazioni, alla corruzione, alle mafie, alla violenza, il nostro sacrosanto diritto a contare e non essere solo numeri.

Per questo dobbiamo nuovamente scendere in piazza a Cosenza il 2 febbraio per una grande manifestazione, contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale.

In vista di questa manifestazione, sabato 12 gennaio alle ore 18.00, incontro pubblico presso il c.s.o.a. "Cartella".

Oltre gli imputati Francesco Cirillo e Claudio Dionesalvi, interverranno attivisti del Coordinamento Liberi Tutti e di Supporto Legale. Durante l'iniziativa sarà proiettato il video "La nuova inquisizione", documentario sull'inchiesta al "Sud Ribelle".

Saranno anche raccolte le adesioni per il pullman!!

 

 

APPELLO ALLA MANIFESTAZIONE E ADESIONI:

  Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese. La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto. Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto "sovvertire violentemente l'ordine economico costituito nello stato" per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001. Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza. Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di "devastazione e saccheggio". Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell'ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra. Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L'omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime. Ancora una volta c'è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche -nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un "un altro mondo possibile". Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L'attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese. Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l'iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso. Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa. Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative. E' tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d'Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città. Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraio per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili. DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO Le adesioni collettive e individuali vanno inviate a:

liberitutti@inventati.org [1] WWW.COSENZA2FEBBRAIO.ORG [2] __

Links: ------ [1] mailto:liberitutti@inventati.org

http://www.cosenza2febbraio.org/

 

A proposito del Dal Molin...

Inviato da autonomix | 11 Gen, 2008
A PROPOSITO DELLA MOBILITAZIONE CONTRO LA BASE DI VICENZA… Stampa E-mail

Per un nuovo anno di lotta ai progetti di morte e alle
illusioni pacifinte.

La mobilitazione contro il Dal Molin a Vicenza continua a
rappresentare uno dei terreni di lotta popolare attualmente
più importanti in Italia, perché, oggettivamente,
rappresenta una spina nel fianco ai piani
dell’imperialismo, in particolare quello statunitense. Ma
ciò che manca è una direzione che voglia vincere
realmente, convogliando le grandi energie sprigionate dal
movimento in una prassi politica libera dai legacci
istituzionali dei vari partiti di turno che “stanno con i
movimenti” solo per meri scopi elettorali, per spegnere il
fuoco delle rivendicazioni, per assicurare ai padroni che
è tutto sotto controllo, insomma. E il risultato, così,
non potrà che essere una sconfitta.

Dopo le prime porte sbattute in faccia dai vari politici,
sembrava che il movimento No Dal Molin cominciasse a dare
segnali di voler gestire la lotta autonomamente dal potere
politico istituzionale: il divieto di sventolare bandiere di
partito all’enorme manifestazione del 17 febbraio scorso,
la mancata adesione al corteo promosso dai sinistri del 20
ottobre a Roma, la denuncia del voltafaccia della
“sinistra radicale” sulla questione della moratoria sui
lavori della base (questione in realtà spinosa, perché
sospendere i lavori può avere come effetto spegnere la
lotta…) mostravano il segno della legittima sfiducia nella
politica di palazzo.
Ma il più importante passo in avanti nella crescita della
coscienza di lotta libera da illusioni e promesse sono stati
i recenti blocchi davanti all’aeroporto Dal Molin, che si
sono dimostrati l’unica via concreta per fermare i lavori
di costruzione.
Forse qualcuno ha preso paura della determinazione mostrata
in quei giorni… allora bisognava dare un altro carico di
promesse e illusioni per smorzare la tensione alla lotta:
ecco i saluti a Roma durante il congresso della “sinistra
arcobaleno”, gli applausi ai manifestanti, la
disponibilità al dialogo e al confronto. La stessa
“sinistra” che, insieme al resto del governo, ha votato
la nuova Finanziaria di guerra e il rifinanziamento delle
missioni militari italiane all’estero, ha votato tutti i
progetti sulle nocività, dalla TAV al Mose, dagli
inceneritori ai nuovi cacciabombardieri F35, rifinanziato i
Cpt e approvato quell’insieme di leggi repressive e
razziste detto pacchetto sicurezza. La partecipazione di
partiti come il PRC al corteo del 15 dicembre a Vicenza, è
stato uno dei risultati politici della partecipazione a Roma
alla kermesse della “cosa rossa”: la legittimazione
della presenza degli ipocriti sinistri al governo nel
corteo, che sfilavano chiedendo a se stessi, seduti in
parlamento, di fermare la costruzione della base.
Chiaramente a discapito dell’autonomia del movimento e
della chiarezza sul nemico da combattere.
Ma per fortuna, nel corteo, non tutti hanno dimenticato
Bertinotti, con la mano sul cuore, salutare il 2 giugno la
sfilata dei criminali massacratori della 173esima brigata
aviotrasportata, né le nefandezze compiute da questo
governo con l’appoggio di Rifondazione. Allora, centinaia
di compagni hanno dato l’unica coerente e decisa risposta
che tali soggetti, nemici della lotta contro le basi e la
guerra, meritano: l’espulsione dal corteo.
Ma, in generale, la manifestazione del 15 ha rappresentato
un passo indietro rispetto al percorso intrapreso: la
direzione del movimento ha convogliato decine di migliaia di
persone, tra cui realtà organizzate e comitati provenienti
dall’estero per farle passeggiare in centro città! Con
quale obiettivo? Essere in tanti per convincere Prodi a
cambiare idea? No, perché tutti i più importanti vertici
istituzionali hanno più volte ripetuto che nessuna
manifestazione fermerà la costruzione della base. E
allora? Poter contare politicamente quando qualcuno si
candiderà alle elezioni o farà da sponda a qualche
“nuovo” partito istituzionale? Essere riconosciuti come
adeguati interlocutori in grado di controllare i movimenti?
Quello che è certo è che il 15 dicembre si è voluto
impedire che la lotta proseguisse nella direzione indicata
dai blocchi dei vicentini e, quindi, si entrasse
nell’aeroporto Dal Molin per occuparlo, come giustamente
proposto da alcuni compagni. Il divieto di deviare si è
concretizzato con minacce di spaccare la testa a chi ci
avesse tentato, e applicando la solita tattica del dividere
il movimento in buoni e cattivi, in pacifisti ed estremisti.
La posizione sfavorevole nel corteo, i limiti organizzativi
e l’ancora forte influenza dei pacifinti e dei loro
dis-obbedienti settori di movimento, pronti a tutto pur di
mantenere il proprio controllo politico non sono, tuttavia,
la principale causa del non essere riusciti a dare corpo
all’iniziativa.
Il tentativo fallito ci mostra evidentemente che la sinistra
coerente e genuina è ancora debole nel movimento contro la
guerra e che c’è ancora molto lavoro da fare e con
maggiore intensità, per levare terreno al riformismo.
Un’azione di questo tipo deve avere l’appoggio diretto
dei vicentini, cosa che nella pratica non c’è stata,
anche se ha raccolto molti loro consensi e simpatie.
Il 15 dicembre a Vicenza è stato comunque dato un segnale
di lotta, ed è da valorizzare che alla manifestazione si
è contraddistinto uno spezzone non solo a livello pratico,
ma anche nei contenuti, unendo la contrarietà alla base
Usa alla contrarietà alle guerre imperialiste,
solidarizzando con le resistenze dei popoli oppressi,
ricordando gli operai morti sul lavoro e denunciando quanti
compagni/e pagano con la galera la loro militanza politica.
E’ da qui che si dovrà ripartire.

Compagni e compagne del Centro Popolare Occupato Gramigna e
del C. Doc. Comandante Giacca
http://www.cpogramigna.org
info@cpogramigna.org

ANCORA PROTESTE CONTRO MEGADISCARICHE E RIFIUTI: SCONTRI A CAGLIARI

Inviato da autonomix | 11 Gen, 2008
Da Pianura a Acerra: le riflessioni il giorno dopo la prima "vittoria". La protesta si sposta in Sardegna: scontri a Cagliari

Napoli (e dintorni) | 10 gennaio 2008
Il giorno dopo quella che può essre giudicata una prima "vittoria", almeno parziale, con il mezzo-retrofront del governo e il successo del corteo metropolitano i città, è tempo di bilanci e riflessioni per il popolo di Pianura... ma anche per gli altri comuni campani già individuati dal governo come siti di stoccaggio e futura combustione del veleno-monnezza.


Bilanci perchè se è vero che un punto è stato segnato a favore, è altrettanto evidente che il governo non retrocederà completamente da Pianura, mentre altri siti verranno investiti dalla minaccia. Gli abitanti di Terzigno già l'altro ieri sono scesi in strada mentre molto più duro si prospetta il futuro per gli abitanti di Acerra, già da temèo predestinati a diventare "ospiti" di un mega-impianto di sversatoio, nonostante le numerose proteste degli scorsi anni, con tanto di cariche e manganellate da parte delle "forze dell'ordine".
La situazione, per ora, è tornata calma a Pianura...

>>> Ascolta le considerazioni di Brunello (Pianura)


>>> Ascolta l'intervista con Tommaso (Acerra)

(Comitato contro la mega discarica di Acerra/Rete campana Rifiuti Zero)



Scontri a Cagliari.
Calma dunque oggi a Pianura; gli scontri con la polizia si sono spostati dalla discarica napoletana al porto di Cagliari dove nel tardo pomeriggio è attraccata la prima nave dei rifiuti proveniente dalla Campania. Un centinaio di attivisti dei partiti indipendentisti sardi (Indipendentzia Repubrica de Sardigna (Irs) e A Manca pro s'Indipendentzia) hanno rallentato per ore l'avvicinamento del traghetto carico con 500 tonnellate di rifiuti. Una volta che la nave è entrata in porto, il questore ha ordinato agli agenti di caricare i manifestanti. Il leader dell'Irs Gavino Sale è stato fatto salire di peso su un cellulare insieme ad altri militanti. Altri manifestanti sono riusciti a sottrarre una fune al personale di bordo che tentava di ancorare il traghetto alla bitta. Il deputato di Forza Italia Mauro Pili, seduto di fronte all'attracco del portellone della nave con in mano. I blindati si sono schierati sulla banchina per creare un corridoio protetto dove far transitare i 24 camion carichi di spazzatura. Un battaglione di agenti e carabinieri in assetto antisommossa sono stati schierati impugnando scudi e manganello. I primi camion sono stati sbarcati alle 22, in ritardo di sei ore rispetto ai programmi annunciati ieri. Per ora l'annunciato arrivo in porto di altre due navi cariche di spazzatura, è stato sospeso.

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(Ancora) sulla miseria della politica istituzionale

Forse val la pena riportare queste dichiarazioni di Gennaro Migliore, capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera, riprese dal Corriere della Sera di ieri (9 gennaio):

"Allora, pace fatta tra Prc e De Gennaro?
Per noi il suo nome era un nome problematico, ma su altre vicende. Sulla questione rifiuti stiamo al merito, e il nostro giudizio è positivo: il governo ha fatto il primo passo per una soluzione strutturale.

Avete archiviato il caso G8?
Noi manteniamo le nostre riserve sull'operato del prefetto De Gennaro a Genova. Su quei fatti ribadiamo le nostre posizioni e le nostre richieste, a partire da quella di una commissione d'inchiesta. Ma in questo momento per noi sono più importanti i contenuti della decisione di Palazzo Chigi. A cominciare dalla fine della gestione emergenziale"

No comment!
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Vedi anche:

>>> Fenomenologia dell'emergenza (da La Repubblica)

>>>
"Imprese, politici e camorra: Ecco i colpevoli della peste" (
Roberto Saviano)

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Comunicati e analisi:

>>
"Un no che è una barricata, una barricata che difende il futuro"(Network Antagonista Torinese)

>>
Comunicato dei cittadini di Pozzuoli

>>
Blocchi Metropolitani contro discariche ed inceneritori (No Global No Trash)

>>
Solidarietà dalla valle di Susa

>> Solidarietà da Vicenza

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Interviste: Voci da Pianura
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I servizi dei giorni scorsi:


(8/9 gennaio)
In 20.000 a Napoli contro le mega-discariche. Pianura: dopo l'imbroglio, tornano i blocchi

(7 gennaio 2008): PIANURA: RESISTENZA A OLTRANZA! Check-points dal basso e scontri. La Polizia si ritira, in serata si riaccendono blocchi e scontri


Germania G8 - Scagionati anarchici e autonomi

Inviato da autonomix | 11 Gen, 2008
ermania, «anarchici e autonomi terroristi».

Ma la Corte federale smentisce i giudici .

Avevano torto. Nel merito e nel metodo. Le perquisizioni e i sequestri che la procura generale tedesca, lo scorso nove maggio, alla vigilia del G8 di Heiligendamm, ha effettuato in più di 40 sedi di organizzazioni della sinistra radicale, dei movimenti e in alcuni appartamenti privati tra Amburgo, Brema, Berlino, Brandeburgo, Bassa Sassonia e Schleswig-Holstein erano illegittime e, dunque, illegali. Lo ha stabilito venerdì scorso la Corte federale di Kahrlsruhe, accogliendo il ricorso di uno degli indagati accusato di terrorismo. Il nodo della vicenda ruota infatti proprio intorno all'accusa, pesantissima, di far parte di organizzazioni terroristiche, allora scaricato sulle spalle di 21 militanti dei movimenti che si stavano organizzando per contrastare il vertici degli otto grandi.

Il procuratore generale Monika Harms - che ancora oggi si occupa delle indagini contro alcuni gruppuscoli della sinistra radicale tedesca rei di numerosi attentati incendiari in diverse città - era potuta intervenire proprio per aver dato una coloritura antiterroristica alla sua indagine. Quelle perquisizioni le sarebbero state, altrimenti, vietate, non essendo la procura federale responsabile per indagini locali di competenza delle polizie regionali. Allora i rappresentanti del vertice alternativo e delle azioni di protesta Block G8 denunciarono il tentativo di fermare la macchina contro-organizzativa e la pericolosa campagna di tensione e intimidazione che politica e magistratura stavano cavalcando. Montava, allora, una pericolosa tendenza a far scivolare in un sempre più indistinto calderone etichettato con il nome di "terrorismo" le istanze critiche politicamente, e anche socialmente, più dure, con il fine di screditarne l'azione e isolarle dalla società civile.

Furono perquisiti il Rote Flora di Amburgo - «centro culturale autonomo occupato» dal 1988, un'istituzione nella scena della sinistra radicale tedesca - e diversi altri locali storici della capitale Berlino, come la libreria «alternativa» del Mehringhof a Kreuzberg. Luoghi e persone che con la storia del terrorismo non hanno molto da spartire. La procura federale ritenne però che gli indagati stessero preparando attentati incendiari e che, dunque, fossero terroristi. I timori furono poi clamorosamente smentiti dall'atteggiamento pacifico dei movimenti di Heiligendamm. Eppure, anche se si fosse arrivati a tanto, il paragrafo che disegna i confini entro i quali un organizzazione può essere definita terroristica - il 129a del codice penale tedesco, ridefinito nel 2003 durante il governo Schröder - esclude da tale ambito azioni violente come gli attentati incendiari contro cose o proprietà dello stato, che non danneggiano, né mettono a repentaglio la vita delle persone.

L'opposizione a sinistra della Grande Coalizione ha criticato duramente la procuratrice Harms. Per il verde Ströbele ci dovrebbero essere anche conseguenze personali, per una condotta «eccessivamente dura e illegale, che ha violato numerosi diritti fondamentali degli anti-G8». Mentre Dietmar Bartsch, die Linke, ha sottolineato il «problema crescente di una corte federale che si vede costretta a censurare le azioni della procura federale per ristabilire il diritto e la giustizia». I partiti di governo, Cdu/Csu e la Spd, hanno al contrario adottato una linea difensivista, giustificando la difficile situazione che allora fu presa, come atto di estrema responsabilità: «La procura generale ha preso seriamente il pericolo che incombeva sul G8. Per questa ragione non le si possono proprio fare appunti», ha detto il vicecapogruppo al Bundestag della Cdu Wolfgang Bosbach.

Non è la prima volta che la corte federale si vede costretta a ridimensionare l'operato della procura. Già lo scorso novembre i giudici di Karlsruhe avevano sollevato dall'accusa di terrorismo tre persone sospettate di essere membri del Militante Gruppe (Mg), un'organizzazione d'estrema sinistra rea di numerosi incendi in diverse regioni tedesche. La corte federale chiarì che per essere considerata terroristica, un'organizzazione deve procurare allo stato «danni considerevoli», ben altro, cioè, che gli attentati incendiari in questione. La sentenza portò allora all'immediata scarcerazione di tre sospetti membri di Mg, in regime di carcerazione preventiva, e alla riformulazione dell'accusa in appartenenza ad un'organizzazione criminale e tentato incendio doloso.