Diana Reload sotto sgombero...GUAI A CHI CI TOCCA!

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008

Dopo un anno dallo sgombero del laboratorio sociale in via Portacatena, ecco che giunge come un fulmine a ciel sereno un altro provvedimento repressivo, un’altra richiesta di sgombero. Questa volta sono le istituzioni regionali che chiedono di porre termine all’occupazione dei capannoni e dello spazio in Via Allende. Dopo un anno di resistenza e di progetti, di iniziative e di vita in comune, non possiamo abbandonare questa esperienza di socialità e di riappropriazione di uno spazio tenuto in disuso per oltre venti anni dall’incuria e dal malgoverno : gli abbiamo ridato vita e continueremo per questa stessa strada.

LUNEDI 4 FEBBRAIO è in programma la muratura dell’ingresso del Lab.diana reload.

Resisteremo anche questa volta alla repressione. chiediamo il sostegno e la solidarietà delle moltitudini salernitane, sopratutto dei giovani, degli artisti e degli spiriti liberi. Diamo una risposta adeguata a questi vili atti intimidatori.

Vediamoci VENERDI 1 feb. alle ore 19 al laboratorio per organizzare la resistenza,

SABATO 2 manifestazione a Cosenza Corteo contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale

DOMENICA 3 febbraio inizio presidio permanente, ore 20 Cena sociale.

LUNEDI 4 febbraio dalle ore 8.00 sit-in antisgombero

“Preparate dei piani. Tenetevi pronti.” (dal comunicato del centro sociale Ungdomshuset del 27 febbraio 2007)

www.laboratoriodiana.org

SUPPORTO LEGALE: NUOVO COMUNICATO PER COSENZA

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008

Ci risiamo.

Dopo il secolo di condanne inflitte a Genova in dicembre, risuonano in aula le richieste di pene del Pm Fiordalisi per i tredici attivisti del Sud Ribelle accusati di associazione finalizzata a sovvertire l'ordine economico dello Stato: 76 anni tra carcere e misure restrittive.

Come a Genova torna la distinzione tra buoni e cattivi; noi questa distinzione la rispediamo al mittente.

Eravamo trecentomila: trecentomila mani bianche, trecentomila sassi. Come a Genova non lasceremo che sia un tribunale a decidere se legittimare o meno le nostre proteste.

Come a Genova torniamo in strada, per rivendicare la nostra storia, per non lasciare soli i tredici imputati.

Sabato 2 febbraio, Cosenza - manifestazione nazionale.

Supportolegale

Per info sul corteo: www.cosenza2febbraio.org

IN NOSTRO NOME: Comunicato di Facciamo Breccia

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008

IN NOSTRO NOME

Comunicato di solidarietà ai compagni condannati a 7 anni a Firenze per resistenza alla guerra

Facciamo breccia esprime la propria solidarietà ai 13 manifestanti condannati a 7 anni per resistenza pluriaggravata per i fatti avvenuti di fronte al Consolato americano di Firenze nel maggio del 1999. Sette anni a fronte di una richiesta del pubblico ministero di 4-5 anni. Mentre Berlusconi viene prosciolto dall'accusa di falso in bilancio perchè “i fatti non sono più previsti dalla legge come reato” (dato che lui medesimo ha provveduto a cambiarla), mentre scopriamo che le truppe italiane in Afghanistan compiono la loro “missione di pace” con la palma dell’Afrika Korps hitleriano dipinta sulle jeep, a Firenze la vendetta si compie contro chi iniziò un movimento contro la guerra che avrebbe portato in piazza, sempre a Firenze, 1.000.000 di donne ed uomini nel 2002. E’ quel movimento ad essere attaccato, ma anche quello che quel movimento avrebbe in seguito prodotto. Siamo tutt* noi. Della sentenza di Firenze ribadiamo quanto già detto rispetto a quella dei mesi scorsi di Genova: dai processi non viene giustizia ma volontà di vendetta. Come a Genova così a Firenze la parte lesa furono proprio le compagne e i compagni, selvaggiamente picchiate/i in piazza dalla polizia. Dalla cronaca del tempo: “Gli agenti si lanciano alla carica mentre alcuni manifestanti tentano di legare uno striscione sui cancelli della sede diplomatica e bruciano una bandiera Usa. La carica dell'ottavo reparto mobile è spontanea, senza nessun ordine del funzionario di servizio. Contemporaneamente il lancio di lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo e botte da orbi con inseguimenti e vere e proprie aggressioni. "Ho visto picchiare una ragazza da quattro poliziotti, lei non poteva difendersi perché era scivolata e i poliziotti le davano calci e manganellate", testimonia Marco uno del corteo. Alla fine il bilancio è di 4 feriti tra i manifestanti e tra questi Orietta Lunghi (al tempo consigliera regionale) e una ragazza, Valentina, ricoverata nella clinica oculistica per lesioni ad un occhio causate da una manganellata. Quattro gli agenti contusi.” Il tutto è testimoniato da un video ( http://it.youtube.com/watch?v=Bp70ZLG8CpQ ), al tempo trasmesso anche in tv. Fu l’assaggio di ciò che sarebbero state Napoli e Genova nel 2001. Ricordiamo che in quei giorni l’Italia stava bombardando il Kossovo con uranio impoverito. Chi sarebbe oggi da condannare? La nostra solidarietà è anche il riconoscimento della comunanza di un percorso che, insieme, ci ha via via portat* ad individuare i poteri forti globali e a denunciarne le loro alleanze e strategie.

Questo pagano oggi i compagni condannati.

Questo sì, anche in nostro nome.

E non possiamo permetterlo!

 

Facciamo Breccia

LOTTO PER 1000Logo NO VAT 2008 3

Bologna - Nuove perquisizioni allo spazio di documentazione Fuoriluogo e in alcune case. Arrestate due persone.

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008
Stamattina nuove perquisizioni allo spazio di documentazione Fuoriluogo e in alcune case. Arrestate due persone

si tratta dell'indagine sui fatti di Piazza Verdi della notte dello scorso 13 ottobre. carcere per un compagno, arresti domiciliari per altr* due. coinvolto anche un quarto compagno già in carcere per le scritte di solidarietà di due giorni dopo.

da: http://emiliaromagna.indymedia.org/node/1259

Finte molotov a processo

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008

Simone Pieranni
Genova

Il «postino» e lo «scout» dell’irruzione alla scuola Diaz nel luglio 2001, sono stati rinviati a giudizio per «falso» dal tribunale di Genova. Pietro Troiani è il poliziotto che arrivò alla scuola genovese scarrozzato da Burgio - autista di Valerio Donnini, supercapo della celere e padre del nucleo antisommossa - con il sacchetto contenente le molotov che avrebbero dovuto incolpare i manifestanti e poi rivelatesi una prova falsa, mentre Salvatore Gava, allora commissario capo della squadra mobile di Nuoro, guidò gli agenti che - nel media center della Pascoli - distrussero computer, sala stampa e ufficio legale. Gava aveva definito l’azione un «sommario controllo».
Entrambi sono imputati al processo Diaz (rispettivamente per calunnia e perquisizione illegale), entrambi - questo il motivo del rinvio a giudizio - avrebbero firmato dei verbali di arresto e perquisizione senza essere presenti durante i fatti: il 7 aprile per loro inizierà anche il procedimento per il reato di falso.
Le loro posizioni, in relazione alla firma dei falsi verbali, furono archiviate nel 2005. La procura genovese ricorse in Cassazione. Per l’occasione si mosse anche il procuratore generale, sostenitore, in quel caso, della teoria del piano ordito dall’alto: «Tutte le risultanze istruttorie sembrano fondatamente deporre per un’azione preordinata e concertata allo scopo di arrestare gli occupanti della scuola Diaz». Ovvero, come venne stabilito dalla prima archiviazione, quello di Gava e Troiani sarebbe stato un «falso inconsapevole». Deciso dall’alto, dai vertici.
Non la pensò così la Cassazione alcuni mesi fa, né lo ha pensato ieri il gup genovese Roberto Fucigna: firmare un verbale di arresto senza sapere cosa vi sia scritto (e va ricordato che dopo sette anni, uno dei firmatari è ancora ignoto), è un falso, consapevole, anche nel caso l’ordine sia pervenuto dai vertici. Una decisione che suona allarmante anche per i superpoliziotti imputati al processo Diaz per il medesimo reato.
Lo stesso gup nel corso dell’udienza a porte chiuse, avrebbe sottolineato la straordinarietà del verbale della scuola Diaz, per omissioni, mancanze e stranezze. Di certo non è l’unica stravaganza dei procedimenti connessi al G8 genovese, la cui importanza è stata ricordata anche nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario presso il tribunale ligure, dal presidente della Corte d’Appello di Genova, Ettore Criscuoli.
Un passaggio storico e politico ancora da affrescare per il movimento dei movimenti, una rilettura in chiave giudiziaria che passa attraverso binari piuttosto delineati. In entrambi i casi, il G8 ha avuto un impatto storico fuori dal comune e non ancora assorbito: per il movimento e le lotte sociali, ma anche per il tribunale genovese. La sentenza del processo Diaz potrebbe arrivare solo dopo l’estate, mentre il procedimento contro i 25 manifestanti è già giunto al culmine del primo grado (oltre 100 anni di pene per 24 manifestanti). Mentre il team che lavora sui fatti di strada fu esentato, dal 2005, di svolgere anche attività ordinaria - e non sono escluse nuove azioni da parte dei pm riguardo altri filoni di indagine sui manifestanti - i magistrati impegnati a fare chiarezza sull’operato delle forze dell’ordine, si devono adattare anche all’ordinaria attività quotidiana della procura genovese. In questo modo incontrano rallentamenti tutte le appendici dei procedimenti che vedono imputati appartenenti alla polizia.
L’indagine sulla falsa testimonianza dell’ex questore di Genova Colucci, è stata chiusa e attende le richieste di rinvio a giudizio.
De Gennaro, indagato insieme a Colucci e all’ex capo della Digos genovese Mortola, dopo aver ricevuto il nuovo incarico da commissario a Napoli, ha fatto pervenire ai pm una memoria scritta tesa a richiedere l’archiviazione, smentendo la sua volontà a farsi riascoltare dai magistrati. Il 28 febbraio è prevista la sua audizione nel procedimento per i fatti della scuola Diaz. Colucci invece, pare sarà riascoltato a breve dai pm genovesi. Oltre a sparire, e apparire, le firme sui verbali, a Genova sono anche sparite, senza riapparire, le prove contro i poliziotti: l’inchiesta sulla scomparsa delle molotov, lentamente, prosegue.

RIFIUTI: SCONTRI A NAPOLI E MARIGLIANO

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008
Napoli, 30 gennaio 2008 - Questa mattina all'alba un ingente quantitativo di forze di polizia attrezzato di tutto punto ha fatto irruzione nella ex manifattura tabacchi di Gianturco, Napoli, occupata da circa una settimana dal comitato salute ambiente Napoli est per protestare contro la decisione del commissario straordinario De Gennaro di adibirla a sito "temporaneo" per lo smaltimento di "ecoballe" composte da rifiuti. Gli attivisti avevano iniziato a gestire la raccolta differenziata.
Un compagno, militante del vicino centro sociale Officina 99 è salito su una ciminiera dell’ex Manifattura per protestare contro lo sgombero del sito attuato dalle forze dell'ordine.
Come ha scritto in un comunicato la Rete campana dei comitati x la difesa della salute e dell’ambiente:
"L’ unico modo per uscire da un’ emergenza voluta ed alimentata dall’intera classe politica per drenare soldi pubblici a speculatori ed Ecomafie rimane infatti l’avvio della differenziata porta a porta e l’uso di impianti a freddo al posto dei nocivi ed antieconomici termovalorizzatori.
Cio che serve è che la classe dirigente insieme all’incapace commissariato tornino a casa e venga scritto con la partecipazione concreta delle comunità un nuovo piano rifiuti rispettoso della salute, dell’ambiente e capace di creare nuova occupazione."

Il pugno duro delle forze di polizia è arrivato anche a Marigliano, sia al presidio contro la riapertura della discarica che ai blocchi in autostrada A30. Anche il sindaco di Marigliano è stato caricato dalle divise blu e ha denunciato che la polizia voleva anche strappargli la fascia tricolore. Sono stati rimossi anche i blocchi attuati sulla linea ferroviaria Salerno - Cancello, all'altezza di Nola. Resta il presidio allo svincolo di Marigliano, sull'Asse 7 bis Nola - Villa Literno.
A Pozzuoli, gli ex Lsu hanno poi occupato la sede del Comune in via Luciani. Blocco stradale anche a Quarto, fatto in prevalenza da donne, in via Crocillo per protestare contro i cumuli di rifiuti accanto ad una scuola elementare. Nella notte, inoltre, roghi di rifiuti sono stati appiccati a Melito, Casalnuovo, Casoria, Afragola e San Giorgio a Cremano.

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29 gennaio 2008 - Scontri a Marigliano. Contuso un bambino (Intervista)
Ancora una giornata di proteste, blocchi stradali e incendi di rifiuti nel napoletano e in Campania. La crisi non rientra e continua ad essere "emergenza". E' una giornata di rivolta, quella di oggi per decine di comunità campane sempre più determinate ad opporsi allo scellerato piano De Gennaro, che prevede la riapertura di decine di discariche sul territorio regionale.
Questi i comuni toccati: Ariano Irpino, Giugliano, Marigliano, Santa Maria La Fossa/Ferrandelle, Montesarchio.

Scontri sono avvenuti a Marigliano tra i manifestanti che protestano contro la riapertura della discarica e le forze dell'ordine in tenuta antisommossa. Sono soprattutto ragazzi quelli che hanno dato vita ad una protesta per dire no all'apertura del sito predisposta dal Piano De Gennaro che dichiara "così non andiamo avanti" quando gli arrivano le notizie degli scontri e delle proteste a Marigliano, ad Ariano Irpino, a Giugliano. E la reazione è seccata - segno dell'impossibilità di governare: nella regione, spiega, "c'é una crisi di nervi, ma tutte le mediazioni sono state attivate, le rivolte sono un nonsenso".

La risposta delle istituzioni
Secondo le testimonianze un bambino di otto anni e' rimasto contuso, insieme con altre persone, durante scontri tra le forze dell'ordine e manifestanti. I manifestanti stavano facendo un sit-in davanti alla discarica per impedire l'accesso alle ruspe nell'area, quando sono entrati in contatto con le forze dell'ordine durante il cambio di guardia tra carabinieri e guardia di finanza. Tra i cittadini, circa un migliaio, alcuni bambini sono stati soccorsi dai genitori e portati in ospedale per controlli medici. Secondo quanto riferito dai manifestanti, anche alcune donne, tra le quali una incinta, sarebbero rimaste coinvolte negli scontri.

La risposta dei movimenti
Diversa l'iniziatiuva dei movimenti e dell'autorganizzazione sociale che da giorni porta avanti nel capoluogo campano: ogni giorno 24 ore su 24, viene portata avanti in maniera autorganizzata la differenziata nel quartiere Gianturco nell'ex Manifattura Tabacchi Occupata.

(> I luoghi della raccolta)


Dentro questo quadro significativa la proposta dei disoccupati autorganizzati che propongono di coniugare l'emergenza con una risposta di occupazione per i tanti senza lavoro.

>> Dal presidio permanente di piazza del Gesù di Napoli, ascolta l'intervista con Raffaele (Banchi Nuovi/movimento disoccupati autorganizzati)
 

Ancora Tensioni sul piano di emergenza di De Gennaro
Rifiuti, a Gianturco polizia sotto attacco
I manifestanti lanciano sassi e petardi contro le forze dell'ordine. Lacrimogeni per disperdere le folla

Manifesti durante il blocco stradale nei pressi dell'area della ex manifattura tabacchi (ansa)
NAPOLI - I manifestanti che si oppongono alla riapertura della discarica di Gianturco, diverse centinaia di cittadini, hanno attaccato la polizia nella serata di mercoledì. Nella zona est di Napoli le forze dell’ordine sono state fatte oggetto di un fitto lancio di sassi e di petardi nel corso di una manifestazione di protesta contro l’allestimento del sito di stoccaggio per i rifiuti nell’area dell’ex manifattura tabacchi.

BUS DI TRAVERSO - Lo schema è quello che è stato seguito molte altre volte da quando è scoppiata la crisi dei rifiuti a Napoli e nella Campania. Da questa mattina sono in corso blocchi della circolazione tra via Galileo Ferraris e via Reggia di Portici, nella zona orientale del capoluogo partenopeo. Blocchi stradali messi in atto anche ponendo di traverso alla strada un autobus di linea, cumuli di immondizia riversi e cassonetti rovesciati. L’intervento della polizia è stato sollecitato dai vigili urbani che presidiavano la zona. All’arrivo delle volanti sono stati lanciati petardi e sassi e alcune pietre hanno rotto il parabrezza di un’auto della polizia. A quel punto le forze dell’ordine hanno lanciato in aria quattro lacrimogeni disperdendo la folla.

NO A RIAPERTURA MONTESARCHIO - Nel frattempo, i tecnici incaricati di valutare le condizioni della discarica di Montesarchio, in provincia di Benevento, in località Tre Ponti, ritengono che l’area non possa essere riaperta per sversare altra immondizia. Nella perizia effettuata lo scorso 27 gennaio si legge che «allo stato dei fatti non sussistono le necessarie condizioni per la riapertura del sito e il conferimento in sicurezza dei rifiuti». Il parere contrario è stato espresso da geologi, geometri e ingegneri del Consorzio Napoli 3, dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente regionale (Arpac) e dell’Asl Benevento 1, tranne che dal tecnico rappresentante del Commissariato di governo secondo il quale «l’eventuale riapertura della discarica, in sicurezza e nel rispetto della vigente normativa, non rappresenta fonte di rischio per la salute pubblica».