portale di news, articoli ed informazioni sui movimenti, per i movimenti e dei movimenti.
SITO AUTONOMO,NO VAT, ANTIFA, ACAB, VEGAN, MULTICULTURALE, ANTISISTEMA, RIVOLTOSO. E PERICOLOSO!
work in progress per il G8 alla Maddalena..
Rifiuti, a Napoli è ancora emergenza
in città 7.000 tonnellate non raccolte
Il sindaco Iervolino: "Non sono io a dovermi dimettere, si cerca un capro espiatorio"
Smaltimento, accordo raggiunto con le Marche. Anche la Lombardia dà la propria disponibilità
A Napoli ci sono ancora 7.000 tonnellate di rifiuti non raccolti
NAPOLI - Si sperava in un miglioramento grazie alle misure adottate
dal governo, ma invece l'emergenza rifiuti in Campania cresce di ora in
ora, insieme alle proteste dei cittadini. Sono oltre 7000 le tonnellate
di spazzatura non raccolte solo a Napoli. La situazione di maggiore
disagio si registra nei quartieri periferici, ma anche in altri
quartieri, come quelli collinari e la zona ospedaliera.
Al momento i tecnici dell'Asia, l'azienda napoletana di igiene
ambientale, stanno lavorando per cercare di rimuovere i cumuli di
spazzatura nei quartieri del centro storico, dove i rifiuti potrebbero
rappresentare anche un problema di viabilità, e di assicurare
almeno la pulizia dei mercati rionali.
E i cittadini hanno ripreso le proteste. I cittadini che protestano per
la permanenza dei rifiuti hanno messo in atto due blocchi stradali. Il
primo è ad Agnano: il traffico è bloccato in via
Scarfoglio e nei pressi dello svincolo della tangenziale. Un altro
blocco è in via Beccarelli, nei pressi del corso Malta. Sul
posto sono giunte alcune pattuglie della polizia. Proteste si stanno
registrando anche in provincia, ad Arzano e Quarto.
Le scuole rimangono ancora chiuse. Sono circa centomila gli studenti
della provincia di Napoli che anceh oggi non frequenteranno le lezioni
a causa delle scuole chiuse provocate dall'emergenza rifiuti. Le
attività scolastiche, infatti, sono sospese in una sessantina di
istituti sparsi in più comuni tra cui Torre Annunziata, San
Giorgio a Cremano, Boscoreale, Quarto, Sant'Anastasia e Casalnuovo.
Ma anche a fronte del permanere della situazione di degrado, non
è il sindaco di Napoli che si deve dimettere, assicura Rosa
Russo Iervolino: "Non mi
passa neanche per la
testa. Perché in una città commissariata da 14 anni, dove
il Comune ha il compito di compattare, di raccogliere l'immondizia, e
anche per sversarla deve avere il benestare del commissariato del
governo, non è certo il sindaco che si deve dimettere. Nè
devono farlo il presidente della Provincia o il presidente della
Regione. Credo che ci sia la volontà di trovare un capro
espiatorio".
Non protestano solo i cittadini napoletani, ma anche quelli delle zone
che dovrebbero accogliere i rifiuti della Campania per smaltirli. In
tremila oggi sono arrivati dal Molise a Benevento per unirsi alle
proteste dei Comuni del Sannio contro l'individuazione del sito di
Colle Alto di Morcone (Benevento), al confine con il Molise, per lo
stoccaggio di ecoballe. Stamani un corteo di 20 pullman, trattori e
camion che, secondo gli organizzatori, ha raggiunto i 12 chilometri,
è partito da Sepino (Campobasso) per raggiungere Benevento dove
intorno alle 10.30 è cominciata una manifestazione. La
città è praticamente paralizzata dal corteo.
Si stanno intanto avviando faticosamente le operazioni di smaltimento
dei rifiuti campani. Saranno smaltiti in tutte e quattro le province
delle Marche i tremila metri cubi (al massimo) di rifiuti campani che
la Regione e le Province si sono impegnati ad accogliere. E anche il
governatore della Lombardia Roberto Formigoni si è detto
disponibile ad accogliere una parte dei rifiuti campani, purché
si tratti di un intervento temporaneo e con precise garanzie da parte
del governo.
Mentre per il momento in Sardegna sembrano essersi fermate le proteste
e gli attacchi personali contro il governatore Renato Soru. Restano per
il momento ancora segreti i nomi dei due giovani incensurati, ma con
legami con le frange più estreme e violente dei supporter del
Cagliari, arrestati sabato sera con l'accusa di essere pronti a
compiere un attentato incendiario contro la residenza del presidente
della Regione Autonoma della Sardegna.
ROMA - Sciopero di otto ore e cortei nelle principali
città italiane a sostegno della vertenza per il rinnovo del
contratto dei metalmeccanici, scaduto da oltre sei mesi. Le adesioni,
secondo i dati raccolti da Fiom, Fim e Uilm, sono andate oltre l'80%,
con picchi anche superiori in diverse aziende (alla Thyssen Krupp
Acciai speciali Terni c'è stata un'adesione totale, del 100%).
"Dai primi dati, confermati peraltro dalla massiccia presenza alle
manifestazioni in tutta Italia, ci risulta che le adesioni siano
massicce, oltre l'80%", dice il segretazio nazionale della Uilm Luca
Colonna. Ma per Federmeccanica le adesioni si sono invece fermate ad
una media del 30%: "I dati in nostro possesso si riferiscono ad un
campione che coinvolge circa il 60% delle aziende per un totale di
oltre 500.000 lavoratori", spiega l'associazione imprenditoriale in un
comunicato. Alle manifestazioni non hanno partecipato i segretari
nazionali, che dalle 18 (l'orario fissato inizialmente era le 14.30, ma
è stato posposto) sono in Confindustria per la ripresa delle
trattative, che sindacati e industriali sperano comunque di poter
chiudere entro il 15 gennaio, data della riunione della giunta di
Federmeccanica. A Torino c'erano in piazza 8.000 persone, a Bologna 5.000, a Milano 2.000, a Palermo 1.300.
Ad Arese è stato effettuato un blocco dell'autostrada. Ad Ancona
le tute blu della Fincantieri, e dei cantieri Isa e Crn hanno impedito
il transito delle auto all'altezza di piazza Rosselli e via Marconi,
con notevoli disagi per il traffico in entrata e uscita a Nord del
capoluogo, e in direzione del centro. "Occupazione" simbolica anche
della tangenziale di Bologna. Bloccata fino alle 11.30 la stazione di Genova Brignole. Rallentamenti dovuti ai cortei si sono registrati inoltre a Mestre e sulle tangenziali di Milano.
A Torino 8.000 in corteo. A Torino
sono scesi in piazza 8.000 lavoratori, ha detto il segretario generale
della Fiom Piemonte Giorgio Airaudo. In testa al corteo c'erano gli
operai della Thyssenkrupp, con uno striscione rosso listato a lutto, e
quelli della Bertone, la fabbrica per la quale si profila la procedura
di fallimento, e i cui dipendenti sono da mesi in cassa integrazione.
Il corteo è partito intorno alle 10.30 da Porta Susa. "Il tavolo
è fermo per le divisioni all'interno di Federmeccanica -
denuncia Airaudo - Ma nessuno pensi di risolvere la questione del
contratto con delle mance, come quella di 30 euro che ci ha offerto la
Fiat. Il sindacato è in grado di riprendersi il contratto, e lo
stiamo dimostrando anche oggi: se la trattativa non andrà in
porto, si andrà allo sciopero generale".
Bologna, bloccata la tangenziale. A Bologna
le circa 5.000 tute blu in corteo hanno invaso pacificamente la
tangenziale, tra l'uscita di via Stalingrado e quella che, sboccando su
via Michelino, porta in Fiera. Salutati dai clacson dei tir che
passavano nella vicina autostrada, i metalmeccanici si sono diretti
verso la destinazione finale del corteo, la sede di Unindustria in via
Serlio. Il lungo serpentone, punteggiato da pettorine e bandiere rosse,
era aperto da uno striscione di Fim, Fiom e Uil che invoca il contratto
ed era seguito dalle delegazioni delle principali aziende bolognesi:
Magneti Marelli, Ducati Motor e Ducati Energia, Lamborghini, Gd,
Bonfiglioli, Arcotronics, Minarelli, Ravaglioli e molte altre ancora.
Sull'autostrada sono stati chiusi, sia in entrata che in uscita, i
caselli di Reggio Emilia e Modena Nord.
Milano: blocco ad Arese. A Milano
la manifestazione dei metalmeccanici ha avuto inizio alle 9.30 con un
presidio davanti allo stabilimento dell'Alfa Romeo di Arese: "L'abbiamo
scelto perché rappresenta la Fiat, - spiega Serena Bontempelli,
segretaria generale della Uilm Milano - che con i suoi 30 euro di
aumento ha sparigliato le regole del gioco, e anche per gli operai in
cassa integrazione. Stamattina c'erano 2000 persone (successivamente si
è arrivati a 4.000, ndr). Alcuni poi si sono spostati
sull'autostrada, dove è in atto un blocco pacifico. La polizia
sta bloccando le auto ai caselli". Complessivamente, ai cortei e
manifestazioni delle città lombarde, comunicano i sindacati,
hanno partecipato 40.000 persone.
A Genova bloccata stazione Brignole. Circa 500 operai metalmeccanici hanno bloccato la stazione ferroviaria di Genova
Brignole nel corso della manifestazione di stamane. Dopo avere fatto un
presidio davanti alla sede di Confindustria, nelle adiacenze dello
scalo ferroviario, i metalmeccanici, in sciopero per tutta la mattina,
hanno dato vita ad un corteo che ha bloccato il traffico e sono poi
entrati nella stazione. Il blocco è terminato alle 11.30.
A Palermo in 1.300. A Palermo,
dove sono stati effettuati un presidio davanti alla Fincantieri e un
corteo che è arrivato fino alla sede cittadina di Confindustria,
via XX Settembre, hanno partecipato alla manifestazione di protesta,
secondo il segretario provinciale della Uilm Vincenzo Comella, 1.300
lavoratori. "Siamo stati ricevuti dal delegato di Confindustria a
Palermo per le relazioni sindacali Giacomo Riina - dice Comella - e gli
abbiamo espresso la nostra solidarietà per la battaglia avviata
da Confindustria e Federmeccanica contro il pizzo".
La piattaforma.
Fim, Fiom e Uilm chiedono aumenti lordi mensili pari a 117 euro,
più altri 30 per la contrattazione di secondo livello. Le
imprese offrono invece 100 euro complessivi, un terzo dei quali legati
alla produttività. Ieri è stata raggiunta una prima
intesa su alcuni capitoli del contratto: ambiente e sicurezza,
reperibilità e diritti sindacali. Con ogni probabilità,
oggi sarà la volta della parificazione tra operai e impiegati
prima di entrare nel vivo del negoziato.
Il processo al
"Sud Ribelle", la farsa che vede coinvolti 13 attivisti di movimento accusati
di aver tentato di "sovvertire violentemente l'ordinamento economico
costituito", sta per volgere al termine.
Questo processo
appartiene al grande filone di provvedimenti giudiziari che, a partire dai
fatti di Napoli e Genova nel 2001, mirano a colpire in maniera repressiva le
diverse anime dei movimenti e puntano a ridimensionare smisurati soprusi e
gravi responsabilità: i pestaggi nella scuola Diaz, le sevizie nelle caserme
Raniero e Bolzaneto, le cariche brutali e l’uso di armi da fuoco fino
all’assassinio di Carlo Giuliani.
In un'Italia
sempre più allo sbando, in cui le contraddizioni del neoliberismo si acuiscono
ogni giorno di più, provocando forme di ribellismo e di straordinarie mobilitazioni
contro la precarizzazione e la mercificazione della vita, per la difesa dei
territori, dei beni comuni, della salute, della dignità di tutte e tutti, la
risposta del potere è sempre la stessa: reprimere chi osa alzare la testa!
Dopo
gli oltre cento anni di carcere inflitti dal Tribunale di Genova ad altri 24
attivisti, la sentenza cosentina, attesa per fine gennaio, potrebbe
incrementare il fardello delle pene per chi, oggi, continua a lottare per il
riconoscimento dei diritti dei più deboli, degli emarginati, dei lavoratori.
Anche se dietro
il banco degli imputati siederanno soltanto 13 compagne/i, questo processo,
ancora una volta, riguarda tutte/i perché sotto accusa è la libertà di
opinione, il diritto a ribellarsi alle prevaricazioni, alla corruzione, alle
mafie, alla violenza, il nostro sacrosanto diritto a contare e non essere solo
numeri.
Per questo
dobbiamo nuovamente scendere in piazza a Cosenza il 2 febbraio per una grande
manifestazione, contro la repressione, per le libertà, per la giustizia
sociale.
In vista di
questa manifestazione, sabato 12 gennaio alle ore 18.00, incontro pubblico
presso il c.s.o.a. "Cartella".
Oltre gli
imputati Francesco Cirillo e Claudio Dionesalvi, interverranno attivisti del
Coordinamento Liberi Tutti e di Supporto Legale. Durante l'iniziativa sarà
proiettato il video "La nuova inquisizione", documentario sull'inchiesta al
"Sud Ribelle".
Saranno anche
raccolte le adesioni per il pullman!!
APPELLO ALLA MANIFESTAZIONE E ADESIONI:
Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di
persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale
Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di
partecipazione democratica realizzate nel nostro paese.
La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli
organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei
ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti
domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di
inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto
coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.
Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto
"sovvertire violentemente l'ordine economico costituito nello stato"
per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di
popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel
2001.
Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise
di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico
Ministero è prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la
sentenza.
Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo
di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11
anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di
"devastazione e saccheggio".
Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute
dalle forze dell'ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da
Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in
Europa dal dopoguerra.
Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli
errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I
processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si
avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L'omicidio di
Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha
respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta.
Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime.
Ancora una volta c'è bisogno di difendere la dignità calpestata del
nostro paese e le garanzie democratiche -nel sessantesimo della
Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia
sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un "un altro
mondo possibile".
Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali,
resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici,
ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il
riarmo. L'attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero
essere considerati una risorsa di questo paese.
Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante
persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno
sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la
solidarietà e l'iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una
deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di
dissenso.
Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti
attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il
cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e
cospirativa.
Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che
credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti
e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi,
a praticare e vivere alternative. E' tempo di tornare a Cosenza da
ogni parte d'Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando
insieme a tutta la città.
Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2
febbraio
per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili.
DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO
Le adesioni collettive e individuali vanno inviate a:
A PROPOSITO DELLA MOBILITAZIONE CONTRO LA BASE DI VICENZA…
Per un nuovo anno di lotta ai progetti di morte e alle
illusioni pacifinte.
La mobilitazione contro il Dal Molin a Vicenza continua a
rappresentare uno dei terreni di lotta popolare attualmente
più importanti in Italia, perché, oggettivamente,
rappresenta una spina nel fianco ai piani
dell’imperialismo, in particolare quello statunitense. Ma
ciò che manca è una direzione che voglia vincere
realmente, convogliando le grandi energie sprigionate dal
movimento in una prassi politica libera dai legacci
istituzionali dei vari partiti di turno che “stanno con i
movimenti” solo per meri scopi elettorali, per spegnere il
fuoco delle rivendicazioni, per assicurare ai padroni che
è tutto sotto controllo, insomma. E il risultato, così,
non potrà che essere una sconfitta.
Dopo le prime porte sbattute in faccia dai vari politici,
sembrava che il movimento No Dal Molin cominciasse a dare
segnali di voler gestire la lotta autonomamente dal potere
politico istituzionale: il divieto di sventolare bandiere di
partito all’enorme manifestazione del 17 febbraio scorso,
la mancata adesione al corteo promosso dai sinistri del 20
ottobre a Roma, la denuncia del voltafaccia della
“sinistra radicale” sulla questione della moratoria sui
lavori della base (questione in realtà spinosa, perché
sospendere i lavori può avere come effetto spegnere la
lotta…) mostravano il segno della legittima sfiducia nella
politica di palazzo.
Ma il più importante passo in avanti nella crescita della
coscienza di lotta libera da illusioni e promesse sono stati
i recenti blocchi davanti all’aeroporto Dal Molin, che si
sono dimostrati l’unica via concreta per fermare i lavori
di costruzione.
Forse qualcuno ha preso paura della determinazione mostrata
in quei giorni… allora bisognava dare un altro carico di
promesse e illusioni per smorzare la tensione alla lotta:
ecco i saluti a Roma durante il congresso della “sinistra
arcobaleno”, gli applausi ai manifestanti, la
disponibilità al dialogo e al confronto. La stessa
“sinistra” che, insieme al resto del governo, ha votato
la nuova Finanziaria di guerra e il rifinanziamento delle
missioni militari italiane all’estero, ha votato tutti i
progetti sulle nocività, dalla TAV al Mose, dagli
inceneritori ai nuovi cacciabombardieri F35, rifinanziato i
Cpt e approvato quell’insieme di leggi repressive e
razziste detto pacchetto sicurezza. La partecipazione di
partiti come il PRC al corteo del 15 dicembre a Vicenza, è
stato uno dei risultati politici della partecipazione a Roma
alla kermesse della “cosa rossa”: la legittimazione
della presenza degli ipocriti sinistri al governo nel
corteo, che sfilavano chiedendo a se stessi, seduti in
parlamento, di fermare la costruzione della base.
Chiaramente a discapito dell’autonomia del movimento e
della chiarezza sul nemico da combattere.
Ma per fortuna, nel corteo, non tutti hanno dimenticato
Bertinotti, con la mano sul cuore, salutare il 2 giugno la
sfilata dei criminali massacratori della 173esima brigata
aviotrasportata, né le nefandezze compiute da questo
governo con l’appoggio di Rifondazione. Allora, centinaia
di compagni hanno dato l’unica coerente e decisa risposta
che tali soggetti, nemici della lotta contro le basi e la
guerra, meritano: l’espulsione dal corteo.
Ma, in generale, la manifestazione del 15 ha rappresentato
un passo indietro rispetto al percorso intrapreso: la
direzione del movimento ha convogliato decine di migliaia di
persone, tra cui realtà organizzate e comitati provenienti
dall’estero per farle passeggiare in centro città! Con
quale obiettivo? Essere in tanti per convincere Prodi a
cambiare idea? No, perché tutti i più importanti vertici
istituzionali hanno più volte ripetuto che nessuna
manifestazione fermerà la costruzione della base. E
allora? Poter contare politicamente quando qualcuno si
candiderà alle elezioni o farà da sponda a qualche
“nuovo” partito istituzionale? Essere riconosciuti come
adeguati interlocutori in grado di controllare i movimenti?
Quello che è certo è che il 15 dicembre si è voluto
impedire che la lotta proseguisse nella direzione indicata
dai blocchi dei vicentini e, quindi, si entrasse
nell’aeroporto Dal Molin per occuparlo, come giustamente
proposto da alcuni compagni. Il divieto di deviare si è
concretizzato con minacce di spaccare la testa a chi ci
avesse tentato, e applicando la solita tattica del dividere
il movimento in buoni e cattivi, in pacifisti ed estremisti.
La posizione sfavorevole nel corteo, i limiti organizzativi
e l’ancora forte influenza dei pacifinti e dei loro
dis-obbedienti settori di movimento, pronti a tutto pur di
mantenere il proprio controllo politico non sono, tuttavia,
la principale causa del non essere riusciti a dare corpo
all’iniziativa.
Il tentativo fallito ci mostra evidentemente che la sinistra
coerente e genuina è ancora debole nel movimento contro la
guerra e che c’è ancora molto lavoro da fare e con
maggiore intensità, per levare terreno al riformismo.
Un’azione di questo tipo deve avere l’appoggio diretto
dei vicentini, cosa che nella pratica non c’è stata,
anche se ha raccolto molti loro consensi e simpatie.
Il 15 dicembre a Vicenza è stato comunque dato un segnale
di lotta, ed è da valorizzare che alla manifestazione si
è contraddistinto uno spezzone non solo a livello pratico,
ma anche nei contenuti, unendo la contrarietà alla base
Usa alla contrarietà alle guerre imperialiste,
solidarizzando con le resistenze dei popoli oppressi,
ricordando gli operai morti sul lavoro e denunciando quanti
compagni/e pagano con la galera la loro militanza politica.
E’ da qui che si dovrà ripartire.
Da Pianura a Acerra: le riflessioni il giorno dopo la prima "vittoria". La protesta si sposta in Sardegna: scontri a Cagliari
Napoli (e dintorni) | 10 gennaio 2008
Il giorno dopo quella che può essre giudicata una prima
"vittoria", almeno parziale, con il mezzo-retrofront del governo e il
successo del corteo metropolitano i città, è tempo di
bilanci e riflessioni per il popolo di Pianura... ma anche per gli
altri comuni campani già individuati dal governo come siti di
stoccaggio e futura combustione del veleno-monnezza.
Bilanci
perchè se è vero che un punto è stato segnato a
favore, è altrettanto evidente che il governo non
retrocederà completamente da Pianura, mentre altri siti verranno
investiti dalla minaccia. Gli abitanti di Terzigno già l'altro
ieri sono scesi in strada mentre molto più duro si prospetta il
futuro per gli abitanti di Acerra, già da temèo
predestinati a diventare "ospiti" di un mega-impianto di sversatoio,
nonostante le numerose proteste degli scorsi anni, con tanto di cariche
e manganellate da parte delle "forze dell'ordine".
La situazione, per ora, è tornata calma a Pianura...
(Comitato contro la mega discarica di Acerra/Rete campana Rifiuti Zero)
Scontri a Cagliari.
Calma dunque oggi a Pianura; gli scontri con la polizia si sono
spostati dalla discarica napoletana al porto di Cagliari dove nel tardo
pomeriggio è attraccata la prima nave dei rifiuti proveniente
dalla Campania. Un centinaio di attivisti dei partiti indipendentisti
sardi (Indipendentzia Repubrica de Sardigna (Irs) e A Manca pro s'Indipendentzia)
hanno rallentato per ore l'avvicinamento del traghetto carico con 500
tonnellate di rifiuti. Una volta che la nave è entrata in porto,
il questore ha ordinato agli agenti di caricare i manifestanti. Il
leader dell'Irs Gavino Sale è stato fatto salire di peso su un
cellulare insieme ad altri militanti. Altri manifestanti sono riusciti
a sottrarre una fune al personale di bordo che tentava di ancorare il
traghetto alla bitta. Il deputato di Forza Italia Mauro Pili, seduto di
fronte all'attracco del portellone della nave con in mano. I blindati
si sono schierati sulla banchina per creare un corridoio protetto dove
far transitare i 24 camion carichi di spazzatura. Un battaglione di
agenti e carabinieri in assetto antisommossa sono stati schierati
impugnando scudi e manganello. I primi camion sono stati sbarcati alle
22, in ritardo di sei ore rispetto ai programmi annunciati ieri. Per
ora l'annunciato arrivo in porto di altre due navi cariche di
spazzatura, è stato sospeso.
(Ancora) sulla miseria della politica istituzionale
Forse
val la pena riportare queste dichiarazioni di Gennaro Migliore,
capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera, riprese dal Corriere
della Sera di ieri (9 gennaio):
"Allora, pace fatta tra Prc e De Gennaro?
Per
noi il suo nome era un nome problematico, ma su altre vicende. Sulla
questione rifiuti stiamo al merito, e il nostro giudizio è
positivo: il governo ha fatto il primo passo per una soluzione
strutturale.
Avete archiviato il caso G8?
Noi
manteniamo le nostre riserve sull'operato del prefetto De Gennaro a
Genova. Su quei fatti ribadiamo le nostre posizioni e le nostre
richieste, a partire da quella di una commissione d'inchiesta. Ma in
questo momento per noi sono più importanti i contenuti della
decisione di Palazzo Chigi. A cominciare dalla fine della gestione
emergenziale"
No comment! ________________________________________________________________________________
Avevano torto. Nel merito e nel metodo. Le perquisizioni e i
sequestri che la procura generale tedesca, lo scorso nove maggio, alla
vigilia del G8 di Heiligendamm, ha effettuato in più di 40 sedi
di organizzazioni della sinistra radicale, dei movimenti e in alcuni
appartamenti privati tra Amburgo, Brema, Berlino, Brandeburgo, Bassa
Sassonia e Schleswig-Holstein erano illegittime e, dunque, illegali. Lo
ha stabilito venerdì scorso la Corte federale di Kahrlsruhe,
accogliendo il ricorso di uno degli indagati accusato di terrorismo. Il
nodo della vicenda ruota infatti proprio intorno all'accusa,
pesantissima, di far parte di organizzazioni terroristiche, allora
scaricato sulle spalle di 21 militanti dei movimenti che si stavano
organizzando per contrastare il vertici degli otto grandi.
Il procuratore generale Monika Harms - che ancora oggi si occupa
delle indagini contro alcuni gruppuscoli della sinistra radicale
tedesca rei di numerosi attentati incendiari in diverse città -
era potuta intervenire proprio per aver dato una coloritura
antiterroristica alla sua indagine. Quelle perquisizioni le sarebbero
state, altrimenti, vietate, non essendo la procura federale
responsabile per indagini locali di competenza delle polizie regionali.
Allora i rappresentanti del vertice alternativo e delle azioni di
protesta Block G8 denunciarono il tentativo di fermare la macchina
contro-organizzativa e la pericolosa campagna di tensione e
intimidazione che politica e magistratura stavano cavalcando. Montava,
allora, una pericolosa tendenza a far scivolare in un sempre più
indistinto calderone etichettato con il nome di "terrorismo" le istanze
critiche politicamente, e anche socialmente, più dure, con il
fine di screditarne l'azione e isolarle dalla società civile.
Furono perquisiti il Rote Flora di Amburgo - «centro culturale
autonomo occupato» dal 1988, un'istituzione nella scena della
sinistra radicale tedesca - e diversi altri locali storici della
capitale Berlino, come la libreria «alternativa» del
Mehringhof a Kreuzberg. Luoghi e persone che con la storia del
terrorismo non hanno molto da spartire. La procura federale ritenne
però che gli indagati stessero preparando attentati incendiari e
che, dunque, fossero terroristi. I timori furono poi clamorosamente
smentiti dall'atteggiamento pacifico dei movimenti di Heiligendamm.
Eppure, anche se si fosse arrivati a tanto, il paragrafo che disegna i
confini entro i quali un organizzazione può essere definita
terroristica - il 129a del codice penale tedesco, ridefinito nel 2003
durante il governo Schröder - esclude da tale ambito azioni
violente come gli attentati incendiari contro cose o proprietà
dello stato, che non danneggiano, né mettono a repentaglio la
vita delle persone.
L'opposizione a sinistra della Grande Coalizione ha criticato
duramente la procuratrice Harms. Per il verde Ströbele ci
dovrebbero essere anche conseguenze personali, per una condotta
«eccessivamente dura e illegale, che ha violato numerosi diritti
fondamentali degli anti-G8». Mentre Dietmar Bartsch, die Linke,
ha sottolineato il «problema crescente di una corte federale che
si vede costretta a censurare le azioni della procura federale per
ristabilire il diritto e la giustizia». I partiti di governo,
Cdu/Csu e la Spd, hanno al contrario adottato una linea difensivista,
giustificando la difficile situazione che allora fu presa, come atto di
estrema responsabilità: «La procura generale ha preso
seriamente il pericolo che incombeva sul G8. Per questa ragione non le
si possono proprio fare appunti», ha detto il vicecapogruppo al
Bundestag della Cdu Wolfgang Bosbach.
Non è la prima volta che la corte federale si vede costretta
a ridimensionare l'operato della procura. Già lo scorso novembre
i giudici di Karlsruhe avevano sollevato dall'accusa di terrorismo tre
persone sospettate di essere membri del Militante Gruppe (Mg),
un'organizzazione d'estrema sinistra rea di numerosi incendi in diverse
regioni tedesche. La corte federale chiarì che per essere
considerata terroristica, un'organizzazione deve procurare allo stato
«danni considerevoli», ben altro, cioè, che gli
attentati incendiari in questione. La sentenza portò allora
all'immediata scarcerazione di tre sospetti membri di Mg, in regime di
carcerazione preventiva, e alla riformulazione dell'accusa in
appartenenza ad un'organizzazione criminale e tentato incendio doloso.
Per esprimere la nostra piena vicinanza e solidarietà alle popolazioni
campane in lotta contro chi li vorrebbe oggi condannare a morire per
gli interessi delle solite lobbies. Per ribadire che "camorrista" non è
chi lotta e resiste ma chi sfrutta, ammazza, condanna a patire
sofferenze, ossia chi ha gestito 14 anni di commissariamento per
l'emergenza rifiuti che ha prodotto la situazione attuale. Per dire
"jatavenne" a chi insiste nel proporre come unica soluzione finale al
problema rifiuti l'incenerimento, buona solo a riempire le tasche dei
padroni ma a sfruttare ed ammazzare tutti gli altri.
Presidio/volantinaggio davanti la prefettura di Reggio Calabria in concomitanza con il corteo di Napoli
Mercoledi 9 gennaio ore 17,30 -P.zza Italia (RC)
DA TORINO...
Riceviamo e pubblichiamo:
8 gennaio 2008 - Alle ore 12.00 due cassonetti dell'immondizia
venivano rovesciati davanti a una sede del P.D. in corso Vercelli a
Torino. Lasciati sul posto volantini in solidarietà con gli
abitanti di Pianura insorti contro la discarica. Il militante a guardia
della sede è rimasto bloccato dietro la porta ostruita
dall'immondizia, solo con il ritratto di Togliatti.
segue testo del volantino:
Rifiuti. Viviamo in una società di rifiuti.
Alcuni si rifiutano di riconoscere la propria responsabilità nella distruzione del pianeta.
Altri rifiutano di ammettere che la qualità della vita di pochi dipenda dalla povertà di molti.
Altri ancora si ostinano a rifiutare la folle razionalità di questo ordine economico e sociale, e faranno di tutto per abbatterlo.
Solidarietà agli insorti di Pianura
DALLA RETE SALDATURA DI TORINO
NO ALLE MEGADISCARICHE
NE’ IN CAMPANIA NE’ ALTROVE
NO AGLI INCENERITORI
SOLIDARIETA’
CON LA POPOLAZIONE CAMPANA IN LOTTA
SI ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA
E ALLA DIMINUZIONE DEI RIFIUTI
SOPRATTUTTO QUELLI INDUSTRIALI
CONTRO IL TAV E TUTTE LE NOCIVITA’
Sosteniamo la lotta delle popolazioni campane, in particolare quella
dei cittadini che in questi giorni si oppongono alla riattivazione
della discarica di Pianura, alla periferia di Napoli.
Gli avvenimenti di questi giorni in Campania sono una nuova
dimostrazione che la mobilitazione e l’azione diretta popolare
possono fermare l’arroganza dei politici e la violenza
poliziesca. Questa è anche l’esperienza maturata dal
movimento No-Tav, che nel 2005 ha fermato i cantieri dell’alta
velocità in Val di Susa.
E’ sempre più necessario difendere il territorio dalle
nocività ambientali anche dalle nostre parti, dove incombono il
TAV Torino-Lione, gli inceneritori del Gerbido e di Settimo Torinese,
la Tangenziale Est, i grattacieli.
Per dare ancora più slancio a queste battaglie aderiamo e
invitiamo a partecipare al corteo “Rompere il silenzio” del
prossimo 19 gennaio a Torino, che tra le varie tematiche porterà
in piazza anche l’opposizione alla devastazione ambientale.
SALDATURA, rete contro il TAV e le nocività di Torino e dintorni
Torino, 9 gennaio 2007
www.saldatura.org
CORTEO “ROMPERE IL SILENZIO!”
SABATO 19 GENNAIO 2008
ORE 14 PIAZZA CASTELLO TORINO
info: torino19gennaio.altervista.org
DA TRENTO
IN SOLIDARIETA' CON LA POPOLAZIONE CAMPANA IN LOTTA
CONTRO IL PARTITO TRASVERSALE DEGLI AFFARI (ISTITUZIONI E CAMORRA)
CONTRO MAXIDISCARICHE E INCENERITORI
PER UNA SOLUZIONE SOCIALE ED ECOLOGICA DEL PROBLEMA DEI RIFIUTI
La strenua e coraggiosa lotta della popolazione campana sta
definitivamente smascherando le precise responsabilità politiche
ed imprenditoriali che si nascondono dietro la cosiddetta "emergenza
rifiuti": 14 anni di commissariamenti hanno fatto "sparire" 2 miliardi
di euro, arricchendo cosche e partiti, impedendo o peggiorando la
raccolta differenziata, il riciclaggio e il compostaggio, trasformando
quelle terre nella "pattumiera d'Italia".
I blocchi, le barricate, la resistenza autorganizzata contro i
devastatori ambientali e le loro truppe stanno dicendo a voce alta
ciò che per tanti anni è stato nascosto: che di
inceneritori e maxidiscariche ci si ammala e si muore; che un sistema
industriale che produce rifiuti altamente tossici ha bisogno di
discariche illegali gestite dalla mafia; che la logica del profitto non
soddisfa i bisogni umani, ma crea problemi che non sa risolvere; che
rifiutare tutto questo è necessario e possibile.
In lotta da tempo contro l'inceneritore che vorrebbero costruire
alla periferia di Trento, esprimiamo tutta la nostra solidarietà
ai campani che resistono. Sempre più consapevoli che c'è
un solo modo per fermare l'immondizia politica ed ecologica sotto cui
vorrebbero seppellirci: costruire le barricate dell'autorganizzazione
sociale. Invitiamo chi è geograficamente vicino a partecipare al
presidio di venerdì: la lotta dei campani è anche la
nostra.
No Inceneritore No TAV – Trento
VENERDI' 11 GENNAIO DALLE ORE 16.30
PRESIDIO DAVANTI AL COMMISSARIATO DEL GOVERNO DI TRENTO
In 20.000 a Napoli contro le mega-discariche |9 gennaio 2008| sera
E'
sato un successo il corteo indetto oggi per le strade di Napoli per
dire un grosso e corale "NO" di tutta la Campania ai progetti
governativi d'installazione di enormi sversatoi per aggirare
l'emergenza-rifiuti. Una manifestazione importante che ha aiutato gli
uomini e le donne di Pianura a uscire dall'isolamento in cui media e
istituzioni cercavano di rinchiudere la loro lotta.
Il
corteo di oggi ha ribadito che il problema dei rifiuti è un problema
complessivo, "di sistema" e che necessità altre politiche, complessive
e capaci di costruire un'altra cultura politica e ambientale.
In
20.000 hanno attraversato oggi le strade del centro di Napoli, in
solidarietà con la resistenza di Pianura e con i futuri territori
minacciati.
Mentre il corteo passava nei pressi di un commissariato è partito un fitto lancio di uova...
Mattino| Dopo
le intense giornate di lotta culminate con le dichiarazioni del
governo, la nottata passata è stata relativamente tranquilla intorno
alla discarica di contrada Pisani; una notte di stallo in attesa della presa dei poteri di De Gennaro. Non si sono registrati scontri ma sono continuati i roghi.
Un
gruppo di cittadini di Terzigno (Napoli) si è recato invece da
stamattina sul sito individuato dal Governo per aprire una delle prime
discariche "atte a fronteggiare l'emergenza". I manifestanti, circa un
centinaio, hanno incontrato il sindaco al quale hanno chiesto la
disponibilità della sala consiliare per il tardo pomeriggio di oggi,
per poter discutere delle future iniziative da intraprendere per
opporsi all'apertura della discarica.
A Pianura alcune
associazioni di cittadini sono impegnate a raccogliere firme per
presentare ricorso al Tar contro la riapertura della discarica chiusa
nel 1996. Passo propedeutico alla presentazione di un ulteriore ricorso
alla Corte di Giustizia di Strasburgo.
Un lungo corteo attraversa il centro storico di
Napoli per protestare contro la riapertura della discarica di Pianura.
La manifestazione è partita da piazza del Gesu’ per
raggiungere il palazzo della Prefettura, in piazza del Plebiscito.
Più
di sei mila persone si sono radunate in Piazza del Gesù. Alle
18.00 il corteo ha mosso i suoi primi passi. Nell’aria si respira
una forte determinazione, per impedire che a Pianura venga riaperta
alla discarica.
In testa al corteo, tra i cori “ No alla
discarica” e i tanti striscioni, gli abitanti di Pianura, che in
questi giorni si sono mobilitati per impedire al riapertura del sito,
chiuso nel ‘ 96.
Con loro non solo Napoli, ma anche tutti i
comitati della rete campana, contro il piano smaltimento rifiuti
proposto da Prodi e la nomina come "supercommissario" di Gianni De
Gennaro per i prossimi 4 mesi. Tra i simboli esposti, un sacchetto dei
rifiuti con un simbolo di divieto di sosta.
L’obiettivo
è quello di ribadire l’opposizione alla riapertura della
discarica di Pianura, di chiedere che le forze dell’ordine
lascino subito il quartiere e che siano riviste le politiche di
gestione del ciclo dei rifiuti, proponendo iniziative immediate, come
l’avvio della raccolta differenziata domiciliare e la promozione
di politiche di riduzione, per il riuso, il riciclo e il recupero dei
rifiuti, anziché la costruzione di discariche e inceneritori.
Ascolta la prima corrispondenza con Annamaria [ audio ]
Il portavoce della Rete campana di salute e ambiente ha spiegato:
"Pianura non deve aprire, deve invece iniziare una politica per i
rifiuti. Deve cessare l’emergenza del commissariamento. De
Gennaro non risolverà nulla". Sulla scelta di Gianni de Gennaro
come "supercommissario", ci si chiede se il governo pensa di "risolvere
la situazione manganellando più forte".
Ascolta
l’intervista con Daniele di Giuliano, presidio permanente taverna
dal re, che commenta queste giornate di mobilitazione. Una
mobilitazione che cresce e che segna anche un nuovo ciclo di lotte
frutto di una sempre maggiore consapevolezza maturata in questi anni,
che cresciuta anche alla condivisone dei percorsi di lotta che hanno
attraversato i movimenti dalla Val di Susa a Vicenza. [ audio 01 ]
Il corteo è arrivato sotto le finestre del
palazzo da dove oggi De Gennaro si è insediato. Un cordone ha
circondato l’edificio.
Un fitto lancio di uova ha ricoperto
la facciata, mentre per protesta il coreto ha deciso di depositare
sacchi dell’immondizia. Dopo una quindicina di minuti il portone
è stato letteralmente sotterrato.
Un azione simbolica per
ribadire come l’ennesimo commissario non sia altro che
l’ennesima presa in giro da parte del governo. Dal suondsystem si
è ribadito come non sarà un “
supercommissario” ha risolvere i problemi di Napoli, ma la vera
soluzione sta altrove.
“ Siamo un popolo di gente civile, che
continuerà a dimostrare la legalità e la verità.
Noi la discarica non la voglimo!” . Queste le parole di un
cittadino di pianura, durante l’azione.
Ascolta la corrispondenza con Annamaria. [ audio 03 ]
Il corteo è ormai giunto in piazza del Plebiscito, dove ha sede
la Prefettura. Al sound system si stanno susseguendo gli interventi
finali di questa manifestazione.
Grande soddisfazione per la
partecipazione, per la composizione stessa del corteo che ha visto come
protagonisti non solo i comitati, movimenti e una grande partecipazione
dalla gente di Napoli.
Venerdì l’appuntamento è
a Roma presso il Ministero dell’ambiente per contestare il piano
presentato dal governo Prodi e ribadire che la discarica di Pianura non
verrà riaperta.
La giornata non finisce qui, per gli uomini
e le donne campani è tempo di andare a proseguire i blocchi, che
anche questa notte rimarranno attivi.
Ascolta il commento di Antonio Musella – Insurgencia (Napoli). [ audio 04 ]
da www.repubblica.it
NAPOLI - Giornata di calma relativa nel napoletano, segnata,
però, da momenti di vera e propria guerriglia urbana. Dopo gli
scontri tra gli abitanti di Pianura che si oppongono alla discarica e
le forze dell'ordine, oggi tutta l'attenzione è stata
concentrata sulla manifestazione che nel tardo pomeriggio si è
snodata lungo le strade di Napoli. Una manifestazione pacifica,
guastata dalla notizia di un agguato (nel Rione Toiano, lontano dal
corteo) contro due squadre dei vigili del fuoco, con le loro autobotti
che sono state assaltate ed incendiate. Sette pompieri sono stati
ricoverati in ospedale. In precedenza anche una pattuglia dei
carabinieri era finita nel mirino di un gruppo di teppisti. In serata
gli abitanti di Pianura sono tornati a presidiare la discarica.
L'assalto ai pompieri.
Il raid contro i vigili del fuoco è avvenuto al Rione Toiano,
nella zona dei Damiani, dove un'autobotte stava intervenendo per
spegnere un incendio di spazzatura. Poco dopo le 19.30 due squadre dei
vigili del fuoco arrivate di rinforzo da Foggia e di stanza alla
caserma di Pozzuoli (Napoli) sono state aggredite da una trentina di
teppisti, con i volti coperti da sciarpe o passamontagna. Sono stati
loro ad appiccare il fuoco alla spazzatura, dopodiché il gruppo
ha atteso l'arrivo dei pompieri per picchiarli.
Il primo automezzo è stato bersagliato di un lancio di pietre,
poi i teppisti hanno bloccato le ruote con un estintore. All'interno
dell'abitacolo sono state fatte esplodere due bombe carta, mentre i
cinque vigili dell'equipaggio cercavano riparo nel secondo automezzo.
Anche all'interno di quest'ultimo è stata lanciata una bomba
carta. Alcuni pompieri sono stati feriti dalle schegge di vetro
provocate dall'esplosione, mentre altri sono stati raggiunti dalle
pietre scagliate dagli aggressori. Alla prima autobotte i teppisti
hanno poi appiccato le fiamme, l'altro veicolo è stato
seriamente danneggiato.
Poco più tardi anche contro gli altri due automezzi giunti per
spegnere l'incendio dell'autobotte sono state lanciate pietre. I
protagonisti del raid hanno costretto i due equipaggi a restare
all'interno dei camion e a non intervenire per domare le fiamme. Anche
un'auto dei carabinieri che transitava nella zona è stata
bersagliata da una sassaiola.
Sassi contro i carabinieri.
In mattinata quattro persone, tra le quali un 17enne, sono state
arrestate per un blocco stradale con un lancio di sassi contro i
carabinieri intervenuti sul posto. E' accaduto all'altezza dello
svincolo di Monteruscello Sud della strada statale VII quater dove
circa 40 persone hanno occupato la carreggiata in entrambi i sensi di
marcia, costringendo l'Anas e la polizia stradale a deviare il traffico
agli svincoli di Cuma in direzione Nord e di Licola in direzione Sud.
Alcune delle persone erano con il volto coperto, per cui sono
intervenuti i militari dell'Arma per identificare i manifestanti.
Un gruppo ha opposto resistenza, mentre altre persone ai margini della
carreggiata hanno iniziato un fitto lancio di sassi contro i
carabinieri. Riportata la calma, i militari hanno effettuato gli
arresti. Un carabiniere nello scontro ha riportato lesioni lievi
guaribili in 4 giorni e un mezzo dei militari dell'Arma è stato
danneggiato. I maggiorenni sono trattenuti in attesa di rito
direttissimo mentre il minorenne è stato accompagnato ad un
centro di prima accoglienza.
Amato convoca vertice.
Il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, ha convocato per domani
mattina al Viminale una riunione con il Capo della Polizia, il
Comandante generale dei Carabinieri e il Direttore dell'Aisi, il
servizio segreto per la sicurezza interna, per una valutazione della
situazione dell'ordine pubblico a Napoli e in Provincia. Amato, in
particolare, riferisce il suo portavoce, "vuol vederci chiaro in questi
ripetuti attacchi ai Vigili del Fuoco. L'ultimo di questa sera
sembrerebbe essere stato proprio un agguato teso a freddo. Non a caso i
Vigili del Fuoco sono disarmati e soprattutto, ha commentato Amato,
sono coloro che spengono i roghi".
Il corteo.
Un lungo e fitto corteo, in testa gli abitanti del quartiere di
Pianura, dietro tutte le sigle possibili, dalle cosiddette liste
storiche dei disoccupati come i "Banchi nuovi" ai no-global e gli amici
di Beppe Grillo, le Assise per Bagnoli e il Meetup di Napoli; ma anche
semplici cittadini e curiosi. E soprattutto, oltre le fiaccole, le
bandiere con falce e martello, quelle con Che Guevara, gli immancabili
cartelloni contro il presidente della Regione Campania Antonio
Bassolino e il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, e due slogan:
"Non permetteremo si sversi nulla a Pianura" e "basta inceneritori,
sì alla raccolta differenziata".
La protesta del quartiere ovest di Napoli è partita poco dopo le
17.30 da piazza del Gesù Vecchio, nel pieno del cuore storico
della città. Su un grande striscione ottenuto da due pezzi di
lenzuolo cuciti insieme, campeggiava la scritta 'Regione
spazzatura-congiura su Pianura'.
Il corteo si è poi diretto verso la prefettura con l'obiettivo
di sensibilizzare l'opinione pubblica e coinvolgerà in una
battaglia per non riaprire una discarica che ha ingoiato rifiuti anche
pericolosi per 43 anni da tutta la regione. Al neo commissario De
Gennaro i manifestanti hanno chiesto di lasciare l'area e alle
istituzioni di rivedere il piano di smaltimento dei rifiuti, dando
soprattutto uno slancio alla differenziata.
Il corteo si è sciolto in maniera pacifica dopo essere giunto
alla prefettura di Napoli al termine di un percorso che ha interessato
la zona più centrale di Napoli. In migliaia hanno sfilato,
soprattutto donne e bambini, ma con una percettibile 'separatezza' tra
la gente comune, gli abitanti del quartiere di Pianura e i gruppi
più legati alla politica.
Le persone in testa al corteo hanno sfilato portando sacchetti di
immondizia e decine di buste di plastica per rifiuti, che sono state
accumulate davanti alle camionette di polizia. Qualcuna è stata
anche lanciata insieme a uova contro la sede del commissariato rifiuti
in via Medina durante il passaggio della manifestazione.
Presidio notturno.
Terminata la manifestazione decine di persone sono tornate a presidiare
l'ingresso della Contrada Pisani, in via Montagna spaccata. Resta il
blocco a pochi passi, rinforzato con un camion che impedisce di
imboccare la strada, rendendo difficile il transito al buio anche a
piedi. Lungo via Montagna spaccata sfrecciano anche i motorini. In
sella giovanissimi che intonano cori da stadio e suonano
prepotentemente il clacson. Fra gli striscioni di protesta,
all'ingresso del presidio, campeggia anche uno slogan che cerca di
incanalare la protesta, "Pianura non violenta".
Dopo alcuni giorni di presidio
presso la discarica di contrada Pisani nel quartiere di Pianura a
Napoli, caratterizzata da diversi momenti di tensione ed alcune cariche
contro i manifestanti all’alba del 2 gennaio, l’esplosione di rabbia ed insubordinazione sociale scoppia all’imbrunire del 3 gennaio.
Gruppi di ragazzi e ragazze si organizzano, alzano barricate in tutto
il quartiere , mentre oltre 700 tra Polizia, Carabinieri, Guardia di
Finanza e Guardia Forestale in assetto antisommossa affluiscono a
Pianura da diverse regioni d’Italia.
Si alzano barricate
con alberi, guard rail, cemento armato per bloccare l’accesso dei
camion che, dopo le cariche del 2 gennaio, stanno preparando la
discarica dei Pisani per accogliere per due anni i rifiuti di tutta la
Campania. Vengono incendiati 4 autobus e messi di traverso per farne
barricate. Nella mattina del 4 gennaio si tiene la
mobilitazione in centro con l’occupazione del Comune di Napoli,
blocchi stradali in Via medina e sotto il commissariato straordinario
per l’emergenza rifiuti. Nella notte viene assaltato il
commissariato di polizia di Pianura con molotov e bombe carta, viene
data alle fiamme la sede di Alleanza Nazionale di Pianura e quella
della Margherita. Vengono alzate barricate e date alle fiamme in tutto
il quartiere , bloccati 4 autobus e usati per cosrtuire barricate, la
ANM l’azienda del trasporto pubblico in citta’ decide di
non garantire piu’ il servizio nel quartiere di Pianura. Un
arresto e 10 fermi e’ il bilancio della notte del 4 gennaio. Il 5 gennaio
in mattinata con momenti di tensione in tutta la zona e una carica di
allegerimento dopo un lancio di bombe carta contro la polizia. Nella
notte una carica all’alba verso le 5:30 contro il blocco di
contrada Pisani piu’ vicino alla discarica che far passare alcuni
camion che servono per i lavori all’interno della discarica, due
feriti tra cui un ragazzo che cade in una scarpata e si rompe una
gamba. Sara’ ricoverato all’ospedale San Paolo. Centinaia
di poliziotti fanno irruzione al presidio con mezzi blindati e battendo
i manganelli contro gli scudi fecendo venire alla mente i drammatici
giorni del G8 di Genova. Verso le 12 la polizia ed i carabinieri
caricano un blocco a Pianura nei pressi della rotonda che porta alla
contrada Pisani. Diversi feriti tra i manifestanti stesi in terra con
le mani alzate. Dopo la seconda carica , c’e’ la reazione
determinata e rabbiosa dei ragazzi di Pianura e degli altri quartieri
della citta’ giunti a contrastare la militarizzazione del
territorio contro l’apertura della discarica. Dopo una fitta
sassaiola la Polizia si ritrae e poi lascia la rotonda di Pianura, che
viene ripresa dai manifestanti. Si ereggono barricate nelle strade
limitrofe con cassonetti e materiali di fortuna. Nel tardo pomeriggio
un corteo di almeno 1000 persone parte dal blocco della rotonda di
Pianura ed attraversa le strade del quartiere fino ad arrivare al
presidio in contrada Pisani. In tarda serata nuovo scontro tra giovani
e polizia durante un cambio turno con la polizia che prima si ritira
sotto il lancio di pietre e bombe carta e poi carica con
l’ausilio dei mezzi bilndati ed oltre 150 celerini disperdendo i
manifestanti. Il 6 gennaio in mattinata viene
celebrata una messa al presidio in cui la diocesi di Pozzuoli paese
confinate con il quartiere di Pianura , si schiera contro la discarica
e contro le manganellate. Nel pomeriggio del 6 un corteo di oltre 3000
persone sfila per il quartiere e raggiunge nuovamente il presidio in
contrada Pisani.
Intanto per mercoledi’ 9 gennaio e’
stata convocata dai cittadini di Pianura e dalla Rete Campana Salute e
Ambiente una manifestazione in centro che partira’ dalle ore 18
da Piazza del Gesu’.
la cronaca a cura di Global Project Napoli
Da altri media : Il video della carica della polizia del 5 gennaio "Nel
primo video e’ importante l’audio. Si sente chiaramente che
i manifestanti a mani alzate chiedono di non essere manganellati,
mentre tra i poliziotti si incita ad "accirere (uccidere)" i
manifestanti".
“Ridiamo con il riso di chi gli ordini li ignora”
I primi giorni del 2008 c’hanno consegnato un ondata di rabbia e
di determinazione a Napoli contro il piano rifiuti e contro le scelte
scellerate delle istituzioni nazionali e locali di continuare nella
logiche delle discariche e degli inceneritori.
A Napoli e’ in
atto un insubordinazione sociale che non ha precedenti nella storia
recente della citta’, localizzata nel quartiere di Pianura contro
la riapertura della discarica in contrada Pisani.
La discarica di
Pianura ha una storia lunga, gia’ utilizzata per oltre 25 anni
come sversatoio di tutta la citta’, dove sono finiti rifiuti di
ogni tipo avvelenando le case che sorgevano fin dentro la conca dei
Pisani dove oggi si registrano un aumento di leucemia, tumori ,
neoplasia che colpiscono come una mannaia di morte la popolazione dei
Pisani.
Le lotte in difesa della salute e dell’ambiente in
Campania, negli ultimi anni hanno attraversato tanti luoghi
raccogliendo la rabbia e la mobilitazione delle comunita’ in
lotta : Giugliano, Terzigno, Serre, Pignataro Maggiore, Carabottoli,
Ariano Irpino, ed ovviamente Acerra dove nell’agosto del 2004 si
e’ registrata fino ad ora la mobilitazione piu’ forte e
determinata in Campania, con un intero paese di oltre 30 mila abitanti
che si sono scontrate per ore con polizia e carabinieri contro
l’apertura del cantiere dell’inceneritore.
Dopo le
mobilitazioni, le cariche e gli scontri di Giugliano tra Novembre e
Dicembre le lotte sono arrivate all’interno della citta’ di
Napoli a Pianura. La dimensione di quello che abbiamo davanti e’
ancora dai contorni indefiniti e difficili da leggere attraverso quelle
categorie politiche che utilizziamo con consuetudine per dare una
lettura politica dei fenomeni sociali.
Oltre ai blocchi ,
piu’ di uno, intorno alla discarica di Pianura che vedono la
partecipazione popolare , di famiglie, bambini, donne e uomini in lotta
per un futuro diverso da quello che e’ il loro presente fatto di
morte con patologie legate allo sversamento dei rifiuti,
c’e’ una dimensione nuova, cio’ che accade di notte a
Pianura.
Blocchi ovunque, barricate in fiamme, assalti ai
commissariati di polizia, alle sedi dei partiti di destra e sinistra,
sassaiole continue contro polizia e carabinieri, blocco totale delle
vie d’accesso al quartiere di Pianura. Fiamme, soprattutto
fiamme. Questi elementi definiscono l’insubordinazione sociale di
Pianura , oltre che mitipoieticamente anche concretamente, il fenomeno
piu’ simile all’esplosione delle banlieue parigine a cui
assistiamo in Europa.
Giovani, giovanissimi, si organizzano tutte
le notti contro la polizia ed i carabinieri che assediano da giorni il
quartiere di Pianura all’altezza del sito di contrada Pisani, una
resistenza che e’ difficile da leggere attraverso la comparazione
con scenari biopolitici a cui siamo abituati nel nostro paese.
Da
tempo ci siamo interrogati ed abbiamo interrogato i percorsi di
movimento che mettono in rete le lotte per la difesa della salute e
dell’ambiente in Campania sulla necessita’ di declinare le
lotte per la difesa dei beni comuni all’interno delle metropoli
come necessario scatto in avanti sul fronte del conflitto, per portare
nel cuore dei meccanismi di esercizio del comando e del dominio la
lotta contro questo modello di sviluppo.
Ebbene i fatti hanno
superato l’espressione delle intenzioni collettive con la
decisione scellerata di riaprire la discarica di Pianura. La
declinazione di queste lotte nella metropoli si e’ tradotta
immediatamente nella definizione precisa della controparte , che in
questa martoriata Regione sono le istituzioni a tutti i livelli :
Comune, Provincia, Regione, Commissariato straordinario, governo
centrale, e tutta la schiera dei partiti. Oggi a Napoli si vive un
momento alto di delegittimazione del potere istituzionale grazie ai
fallimenti di centro destra e centro sinistra che hanno distrutto
questa terra, e grazie al lavoro certosino e caparbio di chi in questi
anni ha continuato ad organizzare il conflitto sociale a Napoli ed in
Campania. Ma cio’ che stiamo vivendo a Pianura non puo’
essere letto con le categorie ne’ dei movimenti antisistemici
classici ne’ con quello che e’ il bagaglio di insegnamento
che abbiamo ricevuto in questi anni dalle lotte per la difesa dei beni
comuni. E’ qualcosa di piu’ complesso, che da un lato
esprime una ribellione sociale verso le forme sostanziali di esercizio
del potere e della forza che sono Polizia e Carabinieri, e
dall’altro una nebulosa che evoca l’insurrezione sociale ma
che difetta senza dubbio di tattica e strategia politica mentre esprime
il massimo della conflittualita’ metropolitana. Il pestaggio di
giornalisti e cameraman e spesso la sostanziale incomunicabilita’
tra questo spaccato di metropoli ed il resto della protesta che
maggiormente somiglia agli esempi di lotta in difesa dei beni comuni
sul territorio di Pianura , sono senza dubbio dei limiti cronici della
rabbia sociale espressa.
Appare evidente che il lessico spesso
triste , ed i codici di linguaggio vetero e inappropriati di alcuni,
rendono la nebulosa dell’insubordinazione dei ragazzi e ragazze
di Pianura impermeabili al confronto politico con le esperienze di
autorganizzazione. Noi riteniamo di essere quelli che hanno provato in
questi anni a sperimentare nuovi codici di linguaggio che facevano
parte del nostro essere moltitudine, a partire dalla nostra
composizione e dal nostro attraversamento dei luoghi di aggregazione
sociale altri che la metropoli produce. Questo elemento ci porta oggi a
provare a rompere la gabbia di criminalizzazione che accompagna le
lotte di Pianura, le barricate, gli scontri con le forze
dell’ordine. La nostra citta’ e’ anche questo. Capace
di esprimere la peggior classe politica istituzionale ed allo stesso
tempo produrre un meccanismo di difesa del territorio determinato e
straordinariamente incisivo.
Non abbiamo certezze
nell’attraversamento di questo fenomeno sociale da banlieue
italiana, non sappiamo dare oggi dei giudizi di merito o di demerito.
Comprendiamo la necessita’ di una strategia politica complessiva
rispetto alle lotte in difesa della salute e dell’ambiente , e ci
adoperiamo in questo senso, attraverso gli strumenti costruiti in
questi anni come la Rete Campana Salute e Ambiente, che ha avuto il
merito di essere l’unico punto di riferimento politico che ha
messo in discussione l’intero piano rifiuti, ha costruito la
connessione delle lotte di tutta la Campania rompendo la dimensione
nimby delle lotte campane, l’unico strumento costruito dai
movimenti che a partire dal protagonismo dei comitati e’ riuscito
a costruire un alternativa concreta al fallimento della politica
ufficiale. D’altro canto il nostro essere moltitudine, il rifiuto
di qualsiasi logica di avanguardia politica nelle lotte popolari, il
rigetto per una dimensione sociale e politica che vede le strutture di
movimento assurgere a direzione politica delle ribellioni sociali
soffocando il protagonismo della moltitudine ed il legame biopolitico
con il territorio, ci porta anche ad attraversare
quell’insubordinazione sociale mossa spesso semplicemente
dall’odio verso la polizia volto brutale e feroce del comando
imperiale.
E’ questa la dimensione che ci pare di
comprendere che porta il livello dello scontro tra potere e moltitudine
ad un livello diverso evocando scenari ancora da costruire nel nostro
paese. Ed e’ evidente che chi controlla l’ordine pubblico
abbia ben compreso la portata di cio’ che sta accadendo. Lo
dimostra lo schieramento impressionante di polizia e carabinieri a
Pianura, con mezzi blindati e cariche indiscriminate.
Tutto
cio’ e’ possibile senza dubbio grazie alla dimensione
sociale della nostra citta’ e dal portato fenomenologico che essa
esprime. Napoli endemicamente produce conflitto, in un esplosione di
ribellione che quando non trova l’anestetico sociale della
camorra e delle clientele politiche riesce ad esprimersi nella sua
complessita’ e nella sua determinazione.
L’espressione migliore che ci sovviene e’ che stiamo
provando a camminare sulla testa dei re! Almeno finche’
dura…
Prodi e Fioroni: "Le scuole riaprano"
I sindaci: "Solo se togliete i rifiuti"
L'assessore regionale Gabriele: "Modificheremo il calendario per salvaguardare gli studenti"
L'Italia dei Valori pronta a sfiduciare il governatore Antonio Bassolino
La messa alla discarica
NAPOLI -
Una messa davanti alla discarica, dopo una notte di relativa calma. A
Pianura gli abitanti del quartiere mantengono un presidio contro la
riapertura decisa dal Prefetto. In serata circa mille persone con il
sindaco Sauro Secone e alcuni sacerdoti hanno manifestato pacificamente
in corteo. La zona è controllata dalla polizia. Da Bologna
Romano Prodi invoca un ritorno alla normalità in Campania. A
partire dalle scuole "di cui ho disposto la riapertura". "I bambini che
stanno a casa - dice il premier - rimangono nelle zone con lo stesso
inquinamento, e se in qualche scuola ci sarà una situazione di
emergenza manderò stanotte a pulire intorno in modo che si possa
riaprire la scuola". Poi un messaggio secco: "Il problema dei rifiuti
deve essere risolto per sempre. Con il ministro dell'Interno abbiamo
programmato una strategia di lungo periodo". Anche il ministro della
Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ribadisce che domani in Campania
gli studenti torneranno regolarmente a scuola. E il ministro della
Difesa Arturo Parisi dispone l'impiego di mezzi del Genio di Caserta
per sgomberare gli ingressi delle scuole. Ma genitori e sindaci non
sono d'accordo. E il sindaco di Caserta Nicodemo Petteruti afferma che
l'ordinanza di chiusura è ancora in vigore. L'assessore
regionale Gabriele assicura: "Modificheremo il calendario scolastico
per non far perdere preziosi giorni di scuola agli studenti delle
scuole che rimarranno chiuse".
Fioroni: in Campania si torni a scuola.
"Ho dato disposizioni, con il prefetto, il direttore scolastico
regionale e d'intesa con le autorità regionali - ha detto il
ministro Fioroni - affinché si predisponga ogni intervento
necessario a far riaprire fin da domani tutte le scuole delle zone
interessate dall'emergenza rifiuti in Campania. La scuola - ha spiegato
Fioroni - è un bene primario e i ragazzi non possono esserne
privati ed è soprattutto di fronte ad emergenze come quella che
sta investendo la Campania che bisogna garantire servizi e i beni
fondamentali".
"Domani scuole aperte" ma genitori e sindaci dicono no.
Ma la questione delle scuole diventa, ora dopo ora, un nuovo punto di
tensione. Alcuni genitori affermano che domani mattina non manderanno
in classe i loro figli negli istituti di Cercola: "Le finestre di
alcune classi si trovano a pochi metri dai cumuli dei sacchetti
maleodoranti e preferiamo, al momento non mandarli a scuola". Una
situazione che il sindaco di San Giorgio a Cremano, Domenico Giorgiano,
rimarca, invitando Prodi "a vedere di persona come stanno le cose".
Parla di cumuli di rifiuti il primo cittadino e di rischi per gli
alunni: "Se stanotte la situazione migliorerà revocherò
la mia ordinanza. In caso contrario, resterà confermata la
chiusura di tutti gli istituti di ogni ordine e grado". E anche a
Quarto le scuole non apriranno i battenti. Mentre il sindaco di Volla,
Salvatore Ricci, si dice disponibile a revocare il provvedimento di
chiusura delle scuole nel suo comune, "a patto però - spiega -
che sia tolta immediatamente la spazzatura davanti agli istituti. Dopo
15 anni di emergenza le promesse non ci bastano più".
Modifiche al calendario scolastico.
Il sindaco di Caserta, infine, Nicodemo Petteruti, interpellato sulle
dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Romano Prodi, si limita a
confermare di "non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale di
eventuali provvedimenti che autorizzino la ripresa dell'attività
scolastica". Le scuole di Caserta, pertanto, domani rimarranno chiuse.
Tuttavia gli studenti delle scuole che in questi giorni rimarranno
chiuse non perderanno "giorni preziosi", assicura l'assessore regionale
all'Istruzione Corrado Gabriele: "Nell'intenzione di assicurare il
pieno esercizio del diritto allo studio si disporrà domani
stesso, nel rispetto delle competenze della giunta regionale la
modifica del calendario scolastico per far sì che le scuole che
non dovessero riaprire non perdano preziose giornate di lezione".
Tuttavia Gabriele invita il governo a intervenire rapidamente "per
ripulire i cumuli di rifiuti", se necessario anche con l'intervento
dell'esercito.
Idv: "Pronti a sfiduciare Bassolino". La
questione rifiuti rischia di travolgere la giunta campana. Dall'Italia
dei valori, dopo l'attacco di Antonio Di Pietro al presidente Antonio
Bassolino, arriva una dura stoccata: "Non escludo la presentazione di
una mozione di sfiducia al presidente Bassolino" dice il coordinatore
regionale dell'Idv. Una mossa che mette a rischio il futuro del
Governatore che da sette anni guida la regione. Nel frattempo il
centrodestra non sta a guardare e inanella una serie di dichiarazioni
con un unioc filo conduttore: via Bassolino e anche il sindaco di
Napoli, Rosa Russo Iervolino.
Don Cipolletta e il Presidente. "La
gente va ascoltata, non bastonata - dice il parroco della chiesa di
Sant'Antonio, don Giuseppe Cipolletta - noi siamo contro le violenze e
le condanniamo. Ma interroghiamoci su chi promette da trent'anni il
risanamento di questo quartiere". Ma anche il presidente della
Repubblica Napolitano è tornato questa mattina sull'argomento:
"Ho chiesto al governo di intervenire e il governo ha garantito il suo
impegno. Quella dei rifiuti è una tragedia".
E anche dal vescovo di Pozzuoli, Gennaro Pascarella, sono arrivate
parole forti, contenute in un messaggio letto ai manifestanti nel corso
della messa che si sta celebrando al presidio dinanzi alla discarica di
Pianura: "Chiediamo precise garanzie alle autorità che hanno
deciso la riapertura della discarica". Parole accolte dagli applausi
dei contestatori. Duro l'attacco a chi avrebbe dovuto risolvere il
problema e non l'ha fatto. Il vescovo ha sollecitato che siano
accertate "le responsabilità a tutti i livelli". Poi l'appello a
non alimentare la tensione condannando "la violenza da ogni parte".
Calcio, il Pianura non esulta. E'
finita 1-0 per i padroni di casa la partita di calcio della serie
Eccellenza tra il Pianura e il Succivo. In segno di solidarietà
con il quartiere che protesta contro la discarica dei Pisani, la
squadra di casa al momento del gol decisivo per la vittoria non ha
esultato mentre la società sportiva aveva deciso l'ingresso
gratuito allo stadio che si trova a poche centinaia di metri dalla
discarica dei Pisani.
A PROPOSITO DELLA MOBILITAZIONE CONTRO LA BASE DI VICENZA…
Per un nuovo anno di lotta ai progetti di morte e alle illusioni pacifinte.
La mobilitazione contro il Dal Molin
a Vicenza continua a rappresentare uno dei terreni di lotta popolare
attualmente più importanti in Italia, perché,
oggettivamente, rappresenta una spina nel fianco ai piani
dell’imperialismo, in particolare quello statunitense. Ma
ciò che manca è una direzione che voglia vincere
realmente, convogliando le grandi energie sprigionate dal movimento in
una prassi politica libera dai legacci istituzionali dei vari partiti
di turno che “stanno con i movimenti” solo per meri scopi
elettorali, per spegnere il fuoco delle rivendicazioni, per assicurare
ai padroni che è tutto sotto controllo, insomma. E il risultato,
così, non potrà che essere una sconfitta.
Dopo le prime porte sbattute in faccia dai vari politici, sembrava che
il movimento No Dal Molin cominciasse a dare segnali di voler gestire
la lotta autonomamente dal potere politico istituzionale: il divieto di
sventolare bandiere di partito all’enorme manifestazione del 17
febbraio scorso, la mancata adesione al corteo promosso dai sinistri
del 20 ottobre a Roma, la denuncia del voltafaccia della
“sinistra radicale” sulla questione della moratoria sui
lavori della base (questione in realtà spinosa, perché
sospendere i lavori può avere come effetto spegnere la
lotta…) mostravano il segno della legittima sfiducia nella
politica di palazzo.
Ma il più importante passo in avanti nella crescita della
coscienza di lotta libera da illusioni e promesse sono stati i recenti
blocchi davanti all’aeroporto Dal Molin, che si sono dimostrati
l’unica via concreta per fermare i lavori di costruzione.
Forse qualcuno ha preso paura della determinazione mostrata in quei
giorni… allora bisognava dare un altro carico di promesse e
illusioni per smorzare la tensione alla lotta: ecco i saluti a Roma
durante il congresso della “sinistra arcobaleno”, gli
applausi ai manifestanti, la disponibilità al dialogo e al
confronto. La stessa “sinistra” che, insieme al resto del
governo, ha votato la nuova Finanziaria di guerra e il rifinanziamento
delle missioni militari italiane all’estero, ha votato tutti i
progetti sulle nocività, dalla TAV al Mose, dagli inceneritori
ai nuovi cacciabombardieri F35, rifinanziato i Cpt e approvato
quell’insieme di leggi repressive e razziste detto pacchetto
sicurezza. La partecipazione di partiti come il PRC al corteo del 15
dicembre a Vicenza, è stato uno dei risultati politici della
partecipazione a Roma alla kermesse della “cosa rossa”: la
legittimazione della presenza degli ipocriti sinistri al governo nel
corteo, che sfilavano chiedendo a se stessi, seduti in parlamento, di
fermare la costruzione della base. Chiaramente a discapito
dell’autonomia del movimento e della chiarezza sul nemico da
combattere.
Ma per fortuna, nel corteo, non tutti hanno dimenticato Bertinotti, con
la mano sul cuore, salutare il 2 giugno la sfilata dei criminali
massacratori della 173esima brigata aviotrasportata, né le
nefandezze compiute da questo governo con l’appoggio di
Rifondazione. Allora, centinaia di compagni hanno dato l’unica
coerente e decisa risposta che tali soggetti, nemici della lotta contro
le basi e la guerra, meritano: l’espulsione dal corteo.
Ma, in generale, la manifestazione del 15 ha rappresentato un passo
indietro rispetto al percorso intrapreso: la direzione del movimento ha
convogliato decine di migliaia di persone, tra cui realtà
organizzate e comitati provenienti dall’estero per farle
passeggiare in centro città! Con quale obiettivo? Essere in
tanti per convincere Prodi a cambiare idea? No, perché tutti i
più importanti vertici istituzionali hanno più volte
ripetuto che nessuna manifestazione fermerà la costruzione della
base. E allora? Poter contare politicamente quando qualcuno si
candiderà alle elezioni o farà da sponda a qualche
“nuovo” partito istituzionale? Essere riconosciuti come
adeguati interlocutori in grado di controllare i movimenti?
Quello che è certo è che il 15 dicembre si è
voluto impedire che la lotta proseguisse nella direzione indicata dai
blocchi dei vicentini e, quindi, si entrasse nell’aeroporto Dal
Molin per occuparlo, come giustamente proposto da alcuni compagni. Il
divieto di deviare si è concretizzato con minacce di spaccare la
testa a chi ci avesse tentato, e applicando la solita tattica del
dividere il movimento in buoni e cattivi, in pacifisti ed estremisti.
La posizione sfavorevole nel corteo, i limiti organizzativi e
l’ancora forte influenza dei pacifinti e dei loro dis-obbedienti
settori di movimento, pronti a tutto pur di mantenere il proprio
controllo politico non sono, tuttavia, la principale causa del non
essere riusciti a dare corpo all’iniziativa.
Il tentativo fallito ci mostra evidentemente che la sinistra coerente e
genuina è ancora debole nel movimento contro la guerra e che
c’è ancora molto lavoro da fare e con maggiore
intensità, per levare terreno al riformismo. Un’azione di
questo tipo deve avere l’appoggio diretto dei vicentini, cosa che
nella pratica non c’è stata, anche se ha raccolto molti
loro consensi e simpatie.
Il 15 dicembre a Vicenza è stato comunque dato un segnale di
lotta, ed è da valorizzare che alla manifestazione si è
contraddistinto uno spezzone non solo a livello pratico, ma anche nei
contenuti, unendo la contrarietà alla base Usa alla
contrarietà alle guerre imperialiste, solidarizzando con le
resistenze dei popoli oppressi, ricordando gli operai morti sul lavoro
e denunciando quanti compagni/e pagano con la galera la loro militanza
politica.
E’ da qui che si dovrà ripartire.
Compagni e compagne del Centro Popolare Occupato Gramigna e del C. Doc. Comandante Giacca
www.cpogramigna.org
info@cpogramigna.org
Siamo
al fianco delle donne e degli uomini del napoletano che, in questi
giorni, hanno attuato blocchi e presidi per difendere la propria terra,
la propria salute, la propria vita; per questa ragione abbiamo
organizzato un’iniziativa pubblica sotto le finestre della
Prefettura berica.
Circa un centinaio di persone si sono radunate questo pomeriggio
esponendo striscioni di solidarietà con i cittadini campani, tra
i quali “Da Vicenza alla Campania resisteremo un minuto di
più” e "In Campania manca solo Costa…. " facendo
riferimento al Commissario governativo incaricato d’imporre la
nuova base USA a Vicenza.
Vogliamo che sia data voce a quanti si stanno battendo contro il
business dei rifiuti; il Governo deve smilitarizzare Napoli, ritirando
le forze di polizia che anche oggi hanno caricato i manifestanti, e
ascoltare i tanti comitati che difendono la propria terra da discariche
e inceneritori, chiudendo la disastrosa esperienza del commissariato
straordinario.
I comitati campani hanno proposto un piano alternativo fondato sulla
differenziata porta a porta, attraverso l’assunzione dei 3.500
disoccupati inseriti nei percorsi di formazione e lavoro della Regione
Campania, e la trasformazione degli impianti di Cdr (combustibile da
rifiuto) in impianti di trattamento a freddo in cui trattare i rifiuti
con il metodo meccanico biologico come avviene in diverse metropoli
d’occidente. E’ giunto il momento di porre fine alla difesa
degli interessi economici di quel comitato d’affari fatto da
camorra, imprenditori e politici che tiene in scacco la Regione
Campania.
A Vicenza il Governo ha mostrato tutta la propria arroganza, imponendo
una decisione contro cui continuano a battersi decine di migliaia di
cittadini; pretendiamo che, a partire da Napoli, ci sia
un’inversione di tendenza: un Governo incapace di ascoltare gli
abitanti non ha alcuna legittimazione.
Al
3° giorno di scontro frontale tra presidianti e Forze dell'Ordine
nelle vesti di braccio armato del Capitale "munnezzaro" e ormai al
6° di presidio, la resistenza della popolazione di Pianura contro i
grossi interessi imprenditoriali che si celano dietro la sigla
"emergenza-rifiuti" merita qualche riflessione.
L'incapacità
di leggere, e spiegare, quanto sta avvenendo in questi giorni è
emblematico di una cultura politica e dell'informazione letteralemte
ridotta al lumicino o forse, servilmente interessata.
Da giorni
sentiamo solo parlare di "strumentalizzazioni" di estremeisti e
"interessi camorristi", estremo tentativo di salvare la faccia per un
ceto politico che ha perso ormai ogni legittimità di fronte alla
cittadinanza dei propri elettori.
In corner il sindaco di Napoli
Rosa Russo Iervolino cerca di rifarsi un ruolo "candido" appoggiando
(strumentalmente e pilatesacamente) la sacrosanta battaglia dei
pianuresi.
Si evoca lo spettro-Camorra per nascondere le reali responsabilità del ceto istituzionale e il sistema dei partiti,
veri artefici di un disastro più volte annunciato. Quale
interesse avrebe poi la malavita organizzata ad opporsi all'apertura di
una discarica da cui trarrebbe sicuramente interessi e introiti con la
logica degli appalti al ribasso e delle mazzette?
La collusione dei
media con i bisogni propagandisti del regime è evidente anche
nelle pagine dei quotidiani della supposta "sinistra radicale" che
centrano i propri reportage su un Napolitano "allarmato" o sulla
responsabilità di An nell'impiccagione dei manichini. Oppure
evidenziando il curriculum penale dei giovani che si scontrano con la
Polizia, facendo le pulci sulla loro appartenenza a gruppi
ultrà, ecc. ecc.
Ciechi!
Ancora
una volta incapaci di comprendere la genuinità e la concretezza
di una lotta che parte dai bisogni primari di popolazioni già
private di troppo e alle quali si vuole far pagare la
responsabilità di politiche criminali che hanno altri fautori e
sevono altri interessi.
Intanto, a chi gongolava in una vittoria
dello stato-istituzione raccontandoci quotidianamente di uno sversatoio
già operante, rispondono i presidianti di Pianura che non
sembrano affatto intenzionati d abbandonare le barricate.
|15:24| RIFIUTI: A PIANURA FERMATE UNA DECINA DI PERSONE
|13:01| RIFIUTI: PIANURA, SASSI E BULLONI CONTRO LA POLIZIA 200
manifestanti hanno caricato la polizia nel tratto di strada fra via
Montagna Spaccata e via Paolucci. I manifestanti hanno tirato sassi e
bulloni. Due poliziotti risultano feriti.
|11:53| RIFIUTI: MANIFESTANTI BLOCCANO LINEA FS ROMA-NAPOLI
Le
proteste contro la riapertura della discarica di Pianura investono
anche la circolazione ferroviaria. Dalle 9,55 alcune decine di
manifestanti hanno occupato la linea ferroviaria Roma-Napoli tra
Pozzuoli e Giugliano. I treni a lunga percorrenza sono stati deviati
sulla direttrice Aversa-Napoli Centrale.
Poco prima dell'alba,
con l'arrivo di una serie di camion destinati all'allestimento del sito
di stoccaggio, c'è stato un momento di scontro con le forze
dell'ordine. La Polizia ha quindi caricato il presidio. Un giovane è stato scaravantato nella scarpata vicina al sito. Più tardi circa 200 manifestanti hanno attaccato alcuni poliziotti, tirando contro di loro sassi e bulloni. Alcuni
dei portavoce del Comitato spontaneo contro la riapertura della
discarica annunciano di aver girato un video riguardo quanto compiuto
dalle Forze dell'ordine.
Giornata dell’indignazione contro il piano
rifiuti, occupato il Comune di Napoli, blocchi stradali davanti al
commissariato straordinario dei rifiuti, resiste il presidio di Pianura
Giornata dell’indignazione contro il piano rifiuti! Napoli resiste !
Nella prima mattinata di oggi sono partite le azioni ed
i blitz della Rete Campana Salute e Ambiente e dei centri sociali
napoletani contro il piano rifiuti fondato su mega discariche come
quella che vorrebbero aprire nel quartiere di Pianura, ed inceneritori
come quello di Acerra.
Verso le 11 del mattino un gruppo di attivisti si e’ infiltrato all’interno di Palazzo San Giacomo sede della giunta comunale occupando ed incatenandosi al balcone del sindaco Iervolino.
Verso le 12 un’altro gruppo di attivisti e’ riuscito a salire sulle impalcature di Palazzo San Giacomo raggiungendo ed occupando il tetto del Comune di Napoli.
Nel frattempo sotto al Comune si e’ radunato un presidio
convocato dalla Rete Campana Salute e Ambiente e dai centri sociali che
ha richiesto un incontro urgente con il sindaco Iervolino che a parole
si era detta contro la discarica di Pianura.
Dopo diversi tentennamenti da parte del sindaco nel ricevere la delegazione , piccoli gruppi di attivisti inscenavano blocchi stradali in Piazza Municipio ed in Via Medina bloccando il traffico per alcune ore , alzando barricate con i cassonetti dei rifiuti.
Verso le 13:30 un corteo si muoveva da sotto il Comune di Napoli per raggiungere il Commissariato Straordinario all’emergenza rifiuti
a poche centinaia di metri. Ad attendere i manifestanti un enorme
schieramento di forze dell’ordine in assetto antisommossa che ha
chiuso con i mezzi blindati l’accesso al palazzo del
Commissariato straordinario. Dopo un nuovo blocco stradale il corteo si
e’ spostato nuovamente sotto il Comune dove si sono registrati
provocazioni da parte delle forze dell’ordine e momenti di
tensione. Alle ore 15 il sindaco ha fatto sapere di non voler ricevere
una delegazione, ma che al suo posto l’avrebbe ricevuta
l’Assessore ai rifiuti Gennaro Mola, inquisito dalla magistratura
per i suoi loschi traffici con le agenzie private di sicurezza, e
personaggio ambiguo del Partito Democratico che non ha poche
responsabilita’ nel caos rifiuti a Napoli.
Alle ore 16 i
manifestanti con una conferenza stampa sotto Palazzo San Giacomo hanno
annunciato di non voler incontrare l’Assessore Mola che dovrebbe
stare davanti ad un magistrato di sorveglianza piuttosto che sedere in
Giunta Comunale. A questo punto la Rete Campana Salute e Ambiente
decide di non incontrare piu’ nessuno, e lancia per
Mercoledi’ prossimo una manifestazione contro il piano rifiuti
promossa dal presidio permanente di Pianura che partira’ dalle
ore 18 da Piazza del Gesu’.
Alle 17:20l’intervento dei Vigili del Fuoco
e delle motoscale ha permesso agli occupanti del tetto del Comune di
scendere e di unirsi agli altri manifestanti. Il sindaco di Napoli
Iervolino, nonostante per un intero giorno sia stata chiusa in un
Palazzo assediato ha deciso di non incontrare la Rete Campana Salute e
Ambiente, sintomo di paura per una delegittimazione sociale verso tutte
le istituzioni che mai in questa citta’ e’ stata
cosi’ forte e determinata.
Intanto continua il presidio
alla discarica di Pianura dove nella notte sono state sabotate le pale
meccaniche che stavano svolgendo i lavori che permetteranno la
riapertura del sito e sono state erette nuove bariccate introno alla
collina di contrada Pisani. I diversi blocchi dei cittadini della zona
hanno costruito delle vere e proprie barricate con cemento, materiali
di risulta, guardrail, per attendere l’arrivo dei camion che
e’ previsto tra 6 giorni.
[Emergenza Rifiuti] Zoom su Pianura: l'ultimo focolaio acceso dalla logica delle discariche e la realtà napoletana |4 gennaio 2008| - |21:54| LANCI DI PIETRE CONTRO COMMISSARIATO POLIZIA
Questa
sera il commissariato di polizia del quartiere e' stato fatto oggetto
di un lancio di pietre e petardi mentre gli agenti non sono ancora
riusciti a rimuovere dalle strade i blocchi ancora permanenti specie su
via Montagna spaccata, dove la circolazione dell'auto e' impedita con
cassonetti rovesciati e spazzatura, copertoni e alberi.
|h 13.55| A PIANURA BLOCCATI I LAVORI
I
lavori per l'avvio delle attivita' di sversamento e apertura dellla
discarica sono stati bloccati da attivita' di sabotaggio alle pale
meccaniche e all'impianto idraulico del quartiere per cui questa
mattina tecnici e operai non hanno potuto svolgere alcuna attivita'. I
proprietari e i dipendenti di una azienda che alleva cavalli a ridosso
del sito nel quartiere a nord di Napoli di Pianura manifestano a
cavallo la loro contrarieta' alla riattivazione dello sversatoio.
Rimosse da poco le carcasse dei quattro autobus incendiati questa
notte, ovunque ci sono piccoli cumuli di immondizia bruciata, sacchetti
di rifiuti, cassonetti dati alle fiamme o messi di traverso sulla
carreggiata. Circolazione bloccata e quasi del tutto impedita con
ripercussioni su tutto il flusso di veicoli in citta'.
E questa
mattina lungo corso Umberto I, a Napoli, sono stati trovati 21
manichini impiccati con slogan e scritte contro il presidente della
Regione Campania, Antonio Bassolino, e il sindaco di Napoli, Rosa Russo
Iervolino. I pupazzi pendevano lungo il tratto che va da piazza
Garibaldi a piazza Nicola Amore, nei pressi dell'abitazione del
sindaco. Sulla vicenda indaga la Digos della questura di Napoli. I
fantocci, in pantaloncini e maglietta, recavano cartelli con scritte
contro la gestione dell'emergenza rifiuti, la disoccupazione, l'aumento
del costo della vita ed episodi di malgoverno della città e
della Regione. Attorno alle 13 gli aderenti alla Rete Campana per la
difesa della Salute e dell' Ambiente si sono introdotti negli uffici di
Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli, per protestare contro
la decisione del Commissariato di governo per l'emergenza rifiuti in
Campania di riaprire la discarica nel quartiere Pianura. I manifestanti
- due dei quali si sono incatenati al balcone del primo piano del
palazzo municipale - hanno affisso due striscioni con slogan contro la
discarica e per sollecitare l'avvio di un piano straordinario di
raccolta differenziata.
|9:35| INCENDIATI 4 AUTOBUS; CONTINUA PRESIDIO
Continua
il presidio dei cittadini al cancello della discarica in contrada
Pisani nel quartiere napoletano di Pianura. Sul lato ingresso che
confina con il parco naturale degli Astroni ci sono circa una ventina
di persone che hanno trascorso la notte. Intorno alle 3 del mattino,
inoltre, dal lato dell'area della discarica in via Montagna Spaccata,
ai confini con il territorio di Pozzuoli, tre persone a bordo di
scooter hanno dato fuoco ai quattro autobus che ieri notte i
manifestanti avevano messo di traverso con le ruote forate in strad