Sciopero nazionale dei metalmeccanici con blocchi e cortei

Inviato da autonomix | 11 Gen, 2008
ROMA - Sciopero di otto ore e cortei nelle principali città italiane a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, scaduto da oltre sei mesi. Le adesioni, secondo i dati raccolti da Fiom, Fim e Uilm, sono andate oltre l'80%, con picchi anche superiori in diverse aziende (alla Thyssen Krupp Acciai speciali Terni c'è stata un'adesione totale, del 100%). "Dai primi dati, confermati peraltro dalla massiccia presenza alle manifestazioni in tutta Italia, ci risulta che le adesioni siano massicce, oltre l'80%", dice il segretazio nazionale della Uilm Luca Colonna. Ma per Federmeccanica le adesioni si sono invece fermate ad una media del 30%: "I dati in nostro possesso si riferiscono ad un campione che coinvolge circa il 60% delle aziende per un totale di oltre 500.000 lavoratori", spiega l'associazione imprenditoriale in un comunicato. Alle manifestazioni non hanno partecipato i segretari nazionali, che dalle 18 (l'orario fissato inizialmente era le 14.30, ma è stato posposto) sono in Confindustria per la ripresa delle trattative, che sindacati e industriali sperano comunque di poter chiudere entro il 15 gennaio, data della riunione della giunta di Federmeccanica. A Torino c'erano in piazza 8.000 persone, a Bologna 5.000, a Milano 2.000, a Palermo 1.300.

Ad Arese è stato effettuato un blocco dell'autostrada. Ad Ancona le tute blu della Fincantieri, e dei cantieri Isa e Crn hanno impedito il transito delle auto all'altezza di piazza Rosselli e via Marconi, con notevoli disagi per il traffico in entrata e uscita a Nord del capoluogo, e in direzione del centro. "Occupazione" simbolica anche della tangenziale di Bologna. Bloccata fino alle 11.30 la stazione di Genova Brignole. Rallentamenti dovuti ai cortei si sono registrati inoltre a Mestre e sulle tangenziali di Milano.

A Torino 8.000 in corteo. A Torino sono scesi in piazza 8.000 lavoratori, ha detto il segretario generale della Fiom Piemonte Giorgio Airaudo. In testa al corteo c'erano gli operai della Thyssenkrupp, con uno striscione rosso listato a lutto, e quelli della Bertone, la fabbrica per la quale si profila la procedura di fallimento, e i cui dipendenti sono da mesi in cassa integrazione. Il corteo è partito intorno alle 10.30 da Porta Susa. "Il tavolo è fermo per le divisioni all'interno di Federmeccanica - denuncia Airaudo - Ma nessuno pensi di risolvere la questione del contratto con delle mance, come quella di 30 euro che ci ha offerto la Fiat. Il sindacato è in grado di riprendersi il contratto, e lo stiamo dimostrando anche oggi: se la trattativa non andrà in porto, si andrà allo sciopero generale".

Bologna, bloccata la tangenziale. A Bologna le circa 5.000 tute blu in corteo hanno invaso pacificamente la tangenziale, tra l'uscita di via Stalingrado e quella che, sboccando su via Michelino, porta in Fiera. Salutati dai clacson dei tir che passavano nella vicina autostrada, i metalmeccanici si sono diretti verso la destinazione finale del corteo, la sede di Unindustria in via Serlio. Il lungo serpentone, punteggiato da pettorine e bandiere rosse, era aperto da uno striscione di Fim, Fiom e Uil che invoca il contratto ed era seguito dalle delegazioni delle principali aziende bolognesi: Magneti Marelli, Ducati Motor e Ducati Energia, Lamborghini, Gd, Bonfiglioli, Arcotronics, Minarelli, Ravaglioli e molte altre ancora. Sull'autostrada sono stati chiusi, sia in entrata che in uscita, i caselli di Reggio Emilia e Modena Nord.

Milano: blocco ad Arese. A Milano la manifestazione dei metalmeccanici ha avuto inizio alle 9.30 con un presidio davanti allo stabilimento dell'Alfa Romeo di Arese: "L'abbiamo scelto perché rappresenta la Fiat, - spiega Serena Bontempelli, segretaria generale della Uilm Milano - che con i suoi 30 euro di aumento ha sparigliato le regole del gioco, e anche per gli operai in cassa integrazione. Stamattina c'erano 2000 persone (successivamente si è arrivati a 4.000, ndr). Alcuni poi si sono spostati sull'autostrada, dove è in atto un blocco pacifico. La polizia sta bloccando le auto ai caselli". Complessivamente, ai cortei e manifestazioni delle città lombarde, comunicano i sindacati, hanno partecipato 40.000 persone.

A Genova bloccata stazione Brignole. Circa 500 operai metalmeccanici hanno bloccato la stazione ferroviaria di Genova Brignole nel corso della manifestazione di stamane. Dopo avere fatto un presidio davanti alla sede di Confindustria, nelle adiacenze dello scalo ferroviario, i metalmeccanici, in sciopero per tutta la mattina, hanno dato vita ad un corteo che ha bloccato il traffico e sono poi entrati nella stazione. Il blocco è terminato alle 11.30.

A Palermo in 1.300. A Palermo, dove sono stati effettuati un presidio davanti alla Fincantieri e un corteo che è arrivato fino alla sede cittadina di Confindustria, via XX Settembre, hanno partecipato alla manifestazione di protesta, secondo il segretario provinciale della Uilm Vincenzo Comella, 1.300 lavoratori. "Siamo stati ricevuti dal delegato di Confindustria a Palermo per le relazioni sindacali Giacomo Riina - dice Comella - e gli abbiamo espresso la nostra solidarietà per la battaglia avviata da Confindustria e Federmeccanica contro il pizzo".

La piattaforma. Fim, Fiom e Uilm chiedono aumenti lordi mensili pari a 117 euro, più altri 30 per la contrattazione di secondo livello. Le imprese offrono invece 100 euro complessivi, un terzo dei quali legati alla produttività. Ieri è stata raggiunta una prima intesa su alcuni capitoli del contratto: ambiente e sicurezza, reperibilità e diritti sindacali. Con ogni probabilità, oggi sarà la volta della parificazione tra operai e impiegati prima di entrare nel vivo del negoziato.

VERSO IL 2 FEBBRAIO..MANIFESTAZIONE NAZIONALE A COSENZA

Inviato da autonomix | 11 Gen, 2008

http://www.csoacartella.org/images/stories/volantini/locandina120108.jpg

 

 Il processo al "Sud Ribelle", la farsa che vede coinvolti 13 attivisti di movimento accusati di aver tentato di "sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito", sta per volgere al termine.

Questo processo appartiene al grande filone di provvedimenti giudiziari che, a partire dai fatti di Napoli e Genova nel 2001, mirano a colpire in maniera repressiva le diverse anime dei movimenti e puntano a ridimensionare smisurati soprusi e gravi responsabilità: i pestaggi nella scuola Diaz, le sevizie nelle caserme Raniero e Bolzaneto, le cariche brutali e l’uso di armi da fuoco fino all’assassinio di Carlo Giuliani.

In un'Italia sempre più allo sbando, in cui le contraddizioni del neoliberismo si acuiscono ogni giorno di più, provocando forme di ribellismo e di straordinarie mobilitazioni contro la precarizzazione e la mercificazione della vita, per la difesa dei territori, dei beni comuni, della salute, della dignità di tutte e tutti, la risposta del potere è sempre la stessa: reprimere chi osa alzare la testa!

Dopo gli oltre cento anni di carcere inflitti dal Tribunale di Genova ad altri 24 attivisti, la sentenza cosentina, attesa per fine gennaio, potrebbe incrementare il fardello delle pene per chi, oggi, continua a lottare per il riconoscimento dei diritti dei più deboli, degli emarginati, dei lavoratori.

Anche se dietro il banco degli imputati siederanno soltanto 13 compagne/i, questo processo, ancora una volta, riguarda tutte/i perché sotto accusa è la libertà di opinione, il diritto a ribellarsi alle prevaricazioni, alla corruzione, alle mafie, alla violenza, il nostro sacrosanto diritto a contare e non essere solo numeri.

Per questo dobbiamo nuovamente scendere in piazza a Cosenza il 2 febbraio per una grande manifestazione, contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale.

In vista di questa manifestazione, sabato 12 gennaio alle ore 18.00, incontro pubblico presso il c.s.o.a. "Cartella".

Oltre gli imputati Francesco Cirillo e Claudio Dionesalvi, interverranno attivisti del Coordinamento Liberi Tutti e di Supporto Legale. Durante l'iniziativa sarà proiettato il video "La nuova inquisizione", documentario sull'inchiesta al "Sud Ribelle".

Saranno anche raccolte le adesioni per il pullman!!

 

 

APPELLO ALLA MANIFESTAZIONE E ADESIONI:

  Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese. La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto. Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto "sovvertire violentemente l'ordine economico costituito nello stato" per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001. Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza. Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di "devastazione e saccheggio". Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell'ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra. Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L'omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime. Ancora una volta c'è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche -nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un "un altro mondo possibile". Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L'attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese. Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l'iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso. Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa. Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative. E' tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d'Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città. Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraio per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili. DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO Le adesioni collettive e individuali vanno inviate a:

liberitutti@inventati.org [1] WWW.COSENZA2FEBBRAIO.ORG [2] __

Links: ------ [1] mailto:liberitutti@inventati.org

http://www.cosenza2febbraio.org/

 

A proposito del Dal Molin...

Inviato da autonomix | 11 Gen, 2008
A PROPOSITO DELLA MOBILITAZIONE CONTRO LA BASE DI VICENZA… Stampa E-mail

Per un nuovo anno di lotta ai progetti di morte e alle
illusioni pacifinte.

La mobilitazione contro il Dal Molin a Vicenza continua a
rappresentare uno dei terreni di lotta popolare attualmente
più importanti in Italia, perché, oggettivamente,
rappresenta una spina nel fianco ai piani
dell’imperialismo, in particolare quello statunitense. Ma
ciò che manca è una direzione che voglia vincere
realmente, convogliando le grandi energie sprigionate dal
movimento in una prassi politica libera dai legacci
istituzionali dei vari partiti di turno che “stanno con i
movimenti” solo per meri scopi elettorali, per spegnere il
fuoco delle rivendicazioni, per assicurare ai padroni che
è tutto sotto controllo, insomma. E il risultato, così,
non potrà che essere una sconfitta.

Dopo le prime porte sbattute in faccia dai vari politici,
sembrava che il movimento No Dal Molin cominciasse a dare
segnali di voler gestire la lotta autonomamente dal potere
politico istituzionale: il divieto di sventolare bandiere di
partito all’enorme manifestazione del 17 febbraio scorso,
la mancata adesione al corteo promosso dai sinistri del 20
ottobre a Roma, la denuncia del voltafaccia della
“sinistra radicale” sulla questione della moratoria sui
lavori della base (questione in realtà spinosa, perché
sospendere i lavori può avere come effetto spegnere la
lotta…) mostravano il segno della legittima sfiducia nella
politica di palazzo.
Ma il più importante passo in avanti nella crescita della
coscienza di lotta libera da illusioni e promesse sono stati
i recenti blocchi davanti all’aeroporto Dal Molin, che si
sono dimostrati l’unica via concreta per fermare i lavori
di costruzione.
Forse qualcuno ha preso paura della determinazione mostrata
in quei giorni… allora bisognava dare un altro carico di
promesse e illusioni per smorzare la tensione alla lotta:
ecco i saluti a Roma durante il congresso della “sinistra
arcobaleno”, gli applausi ai manifestanti, la
disponibilità al dialogo e al confronto. La stessa
“sinistra” che, insieme al resto del governo, ha votato
la nuova Finanziaria di guerra e il rifinanziamento delle
missioni militari italiane all’estero, ha votato tutti i
progetti sulle nocività, dalla TAV al Mose, dagli
inceneritori ai nuovi cacciabombardieri F35, rifinanziato i
Cpt e approvato quell’insieme di leggi repressive e
razziste detto pacchetto sicurezza. La partecipazione di
partiti come il PRC al corteo del 15 dicembre a Vicenza, è
stato uno dei risultati politici della partecipazione a Roma
alla kermesse della “cosa rossa”: la legittimazione
della presenza degli ipocriti sinistri al governo nel
corteo, che sfilavano chiedendo a se stessi, seduti in
parlamento, di fermare la costruzione della base.
Chiaramente a discapito dell’autonomia del movimento e
della chiarezza sul nemico da combattere.
Ma per fortuna, nel corteo, non tutti hanno dimenticato
Bertinotti, con la mano sul cuore, salutare il 2 giugno la
sfilata dei criminali massacratori della 173esima brigata
aviotrasportata, né le nefandezze compiute da questo
governo con l’appoggio di Rifondazione. Allora, centinaia
di compagni hanno dato l’unica coerente e decisa risposta
che tali soggetti, nemici della lotta contro le basi e la
guerra, meritano: l’espulsione dal corteo.
Ma, in generale, la manifestazione del 15 ha rappresentato
un passo indietro rispetto al percorso intrapreso: la
direzione del movimento ha convogliato decine di migliaia di
persone, tra cui realtà organizzate e comitati provenienti
dall’estero per farle passeggiare in centro città! Con
quale obiettivo? Essere in tanti per convincere Prodi a
cambiare idea? No, perché tutti i più importanti vertici
istituzionali hanno più volte ripetuto che nessuna
manifestazione fermerà la costruzione della base. E
allora? Poter contare politicamente quando qualcuno si
candiderà alle elezioni o farà da sponda a qualche
“nuovo” partito istituzionale? Essere riconosciuti come
adeguati interlocutori in grado di controllare i movimenti?
Quello che è certo è che il 15 dicembre si è voluto
impedire che la lotta proseguisse nella direzione indicata
dai blocchi dei vicentini e, quindi, si entrasse
nell’aeroporto Dal Molin per occuparlo, come giustamente
proposto da alcuni compagni. Il divieto di deviare si è
concretizzato con minacce di spaccare la testa a chi ci
avesse tentato, e applicando la solita tattica del dividere
il movimento in buoni e cattivi, in pacifisti ed estremisti.
La posizione sfavorevole nel corteo, i limiti organizzativi
e l’ancora forte influenza dei pacifinti e dei loro
dis-obbedienti settori di movimento, pronti a tutto pur di
mantenere il proprio controllo politico non sono, tuttavia,
la principale causa del non essere riusciti a dare corpo
all’iniziativa.
Il tentativo fallito ci mostra evidentemente che la sinistra
coerente e genuina è ancora debole nel movimento contro la
guerra e che c’è ancora molto lavoro da fare e con
maggiore intensità, per levare terreno al riformismo.
Un’azione di questo tipo deve avere l’appoggio diretto
dei vicentini, cosa che nella pratica non c’è stata,
anche se ha raccolto molti loro consensi e simpatie.
Il 15 dicembre a Vicenza è stato comunque dato un segnale
di lotta, ed è da valorizzare che alla manifestazione si
è contraddistinto uno spezzone non solo a livello pratico,
ma anche nei contenuti, unendo la contrarietà alla base
Usa alla contrarietà alle guerre imperialiste,
solidarizzando con le resistenze dei popoli oppressi,
ricordando gli operai morti sul lavoro e denunciando quanti
compagni/e pagano con la galera la loro militanza politica.
E’ da qui che si dovrà ripartire.

Compagni e compagne del Centro Popolare Occupato Gramigna e
del C. Doc. Comandante Giacca
http://www.cpogramigna.org
info@cpogramigna.org

ANCORA PROTESTE CONTRO MEGADISCARICHE E RIFIUTI: SCONTRI A CAGLIARI

Inviato da autonomix | 11 Gen, 2008
Da Pianura a Acerra: le riflessioni il giorno dopo la prima "vittoria". La protesta si sposta in Sardegna: scontri a Cagliari

Napoli (e dintorni) | 10 gennaio 2008
Il giorno dopo quella che può essre giudicata una prima "vittoria", almeno parziale, con il mezzo-retrofront del governo e il successo del corteo metropolitano i città, è tempo di bilanci e riflessioni per il popolo di Pianura... ma anche per gli altri comuni campani già individuati dal governo come siti di stoccaggio e futura combustione del veleno-monnezza.


Bilanci perchè se è vero che un punto è stato segnato a favore, è altrettanto evidente che il governo non retrocederà completamente da Pianura, mentre altri siti verranno investiti dalla minaccia. Gli abitanti di Terzigno già l'altro ieri sono scesi in strada mentre molto più duro si prospetta il futuro per gli abitanti di Acerra, già da temèo predestinati a diventare "ospiti" di un mega-impianto di sversatoio, nonostante le numerose proteste degli scorsi anni, con tanto di cariche e manganellate da parte delle "forze dell'ordine".
La situazione, per ora, è tornata calma a Pianura...

>>> Ascolta le considerazioni di Brunello (Pianura)


>>> Ascolta l'intervista con Tommaso (Acerra)

(Comitato contro la mega discarica di Acerra/Rete campana Rifiuti Zero)



Scontri a Cagliari.
Calma dunque oggi a Pianura; gli scontri con la polizia si sono spostati dalla discarica napoletana al porto di Cagliari dove nel tardo pomeriggio è attraccata la prima nave dei rifiuti proveniente dalla Campania. Un centinaio di attivisti dei partiti indipendentisti sardi (Indipendentzia Repubrica de Sardigna (Irs) e A Manca pro s'Indipendentzia) hanno rallentato per ore l'avvicinamento del traghetto carico con 500 tonnellate di rifiuti. Una volta che la nave è entrata in porto, il questore ha ordinato agli agenti di caricare i manifestanti. Il leader dell'Irs Gavino Sale è stato fatto salire di peso su un cellulare insieme ad altri militanti. Altri manifestanti sono riusciti a sottrarre una fune al personale di bordo che tentava di ancorare il traghetto alla bitta. Il deputato di Forza Italia Mauro Pili, seduto di fronte all'attracco del portellone della nave con in mano. I blindati si sono schierati sulla banchina per creare un corridoio protetto dove far transitare i 24 camion carichi di spazzatura. Un battaglione di agenti e carabinieri in assetto antisommossa sono stati schierati impugnando scudi e manganello. I primi camion sono stati sbarcati alle 22, in ritardo di sei ore rispetto ai programmi annunciati ieri. Per ora l'annunciato arrivo in porto di altre due navi cariche di spazzatura, è stato sospeso.

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(Ancora) sulla miseria della politica istituzionale

Forse val la pena riportare queste dichiarazioni di Gennaro Migliore, capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera, riprese dal Corriere della Sera di ieri (9 gennaio):

"Allora, pace fatta tra Prc e De Gennaro?
Per noi il suo nome era un nome problematico, ma su altre vicende. Sulla questione rifiuti stiamo al merito, e il nostro giudizio è positivo: il governo ha fatto il primo passo per una soluzione strutturale.

Avete archiviato il caso G8?
Noi manteniamo le nostre riserve sull'operato del prefetto De Gennaro a Genova. Su quei fatti ribadiamo le nostre posizioni e le nostre richieste, a partire da quella di una commissione d'inchiesta. Ma in questo momento per noi sono più importanti i contenuti della decisione di Palazzo Chigi. A cominciare dalla fine della gestione emergenziale"

No comment!
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Vedi anche:

>>> Fenomenologia dell'emergenza (da La Repubblica)

>>>
"Imprese, politici e camorra: Ecco i colpevoli della peste" (
Roberto Saviano)

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Comunicati e analisi:

>>
"Un no che è una barricata, una barricata che difende il futuro"(Network Antagonista Torinese)

>>
Comunicato dei cittadini di Pozzuoli

>>
Blocchi Metropolitani contro discariche ed inceneritori (No Global No Trash)

>>
Solidarietà dalla valle di Susa

>> Solidarietà da Vicenza

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Interviste: Voci da Pianura
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I servizi dei giorni scorsi:


(8/9 gennaio)
In 20.000 a Napoli contro le mega-discariche. Pianura: dopo l'imbroglio, tornano i blocchi

(7 gennaio 2008): PIANURA: RESISTENZA A OLTRANZA! Check-points dal basso e scontri. La Polizia si ritira, in serata si riaccendono blocchi e scontri


Germania G8 - Scagionati anarchici e autonomi

Inviato da autonomix | 11 Gen, 2008
ermania, «anarchici e autonomi terroristi».

Ma la Corte federale smentisce i giudici .

Avevano torto. Nel merito e nel metodo. Le perquisizioni e i sequestri che la procura generale tedesca, lo scorso nove maggio, alla vigilia del G8 di Heiligendamm, ha effettuato in più di 40 sedi di organizzazioni della sinistra radicale, dei movimenti e in alcuni appartamenti privati tra Amburgo, Brema, Berlino, Brandeburgo, Bassa Sassonia e Schleswig-Holstein erano illegittime e, dunque, illegali. Lo ha stabilito venerdì scorso la Corte federale di Kahrlsruhe, accogliendo il ricorso di uno degli indagati accusato di terrorismo. Il nodo della vicenda ruota infatti proprio intorno all'accusa, pesantissima, di far parte di organizzazioni terroristiche, allora scaricato sulle spalle di 21 militanti dei movimenti che si stavano organizzando per contrastare il vertici degli otto grandi.

Il procuratore generale Monika Harms - che ancora oggi si occupa delle indagini contro alcuni gruppuscoli della sinistra radicale tedesca rei di numerosi attentati incendiari in diverse città - era potuta intervenire proprio per aver dato una coloritura antiterroristica alla sua indagine. Quelle perquisizioni le sarebbero state, altrimenti, vietate, non essendo la procura federale responsabile per indagini locali di competenza delle polizie regionali. Allora i rappresentanti del vertice alternativo e delle azioni di protesta Block G8 denunciarono il tentativo di fermare la macchina contro-organizzativa e la pericolosa campagna di tensione e intimidazione che politica e magistratura stavano cavalcando. Montava, allora, una pericolosa tendenza a far scivolare in un sempre più indistinto calderone etichettato con il nome di "terrorismo" le istanze critiche politicamente, e anche socialmente, più dure, con il fine di screditarne l'azione e isolarle dalla società civile.

Furono perquisiti il Rote Flora di Amburgo - «centro culturale autonomo occupato» dal 1988, un'istituzione nella scena della sinistra radicale tedesca - e diversi altri locali storici della capitale Berlino, come la libreria «alternativa» del Mehringhof a Kreuzberg. Luoghi e persone che con la storia del terrorismo non hanno molto da spartire. La procura federale ritenne però che gli indagati stessero preparando attentati incendiari e che, dunque, fossero terroristi. I timori furono poi clamorosamente smentiti dall'atteggiamento pacifico dei movimenti di Heiligendamm. Eppure, anche se si fosse arrivati a tanto, il paragrafo che disegna i confini entro i quali un organizzazione può essere definita terroristica - il 129a del codice penale tedesco, ridefinito nel 2003 durante il governo Schröder - esclude da tale ambito azioni violente come gli attentati incendiari contro cose o proprietà dello stato, che non danneggiano, né mettono a repentaglio la vita delle persone.

L'opposizione a sinistra della Grande Coalizione ha criticato duramente la procuratrice Harms. Per il verde Ströbele ci dovrebbero essere anche conseguenze personali, per una condotta «eccessivamente dura e illegale, che ha violato numerosi diritti fondamentali degli anti-G8». Mentre Dietmar Bartsch, die Linke, ha sottolineato il «problema crescente di una corte federale che si vede costretta a censurare le azioni della procura federale per ristabilire il diritto e la giustizia». I partiti di governo, Cdu/Csu e la Spd, hanno al contrario adottato una linea difensivista, giustificando la difficile situazione che allora fu presa, come atto di estrema responsabilità: «La procura generale ha preso seriamente il pericolo che incombeva sul G8. Per questa ragione non le si possono proprio fare appunti», ha detto il vicecapogruppo al Bundestag della Cdu Wolfgang Bosbach.

Non è la prima volta che la corte federale si vede costretta a ridimensionare l'operato della procura. Già lo scorso novembre i giudici di Karlsruhe avevano sollevato dall'accusa di terrorismo tre persone sospettate di essere membri del Militante Gruppe (Mg), un'organizzazione d'estrema sinistra rea di numerosi incendi in diverse regioni tedesche. La corte federale chiarì che per essere considerata terroristica, un'organizzazione deve procurare allo stato «danni considerevoli», ben altro, cioè, che gli attentati incendiari in questione. La sentenza portò allora all'immediata scarcerazione di tre sospetti membri di Mg, in regime di carcerazione preventiva, e alla riformulazione dell'accusa in appartenenza ad un'organizzazione criminale e tentato incendio doloso.

Presidio in concomitanza con il corteo di Napoli

Inviato da autonomix | 9 Gen, 2008
Presidio in concomitanza con il corteo di Napoli Stampa E-mail
Scritto da MDT Calabria   

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Per esprimere la nostra piena vicinanza e solidarietà alle popolazioni campane in lotta contro chi li vorrebbe oggi condannare a morire per gli interessi delle solite lobbies. Per ribadire che "camorrista" non è chi lotta e resiste ma chi sfrutta, ammazza, condanna a patire sofferenze, ossia chi ha gestito 14 anni di commissariamento per l'emergenza rifiuti che ha prodotto la situazione attuale. Per dire "jatavenne" a chi insiste nel proporre come unica soluzione finale al problema rifiuti l'incenerimento, buona solo a riempire le tasche dei padroni ma a sfruttare ed ammazzare tutti gli altri.

Presidio/volantinaggio davanti la prefettura di Reggio Calabria in concomitanza con il corteo di Napoli
Mercoledi 9 gennaio ore 17,30 -P.zza Italia (RC)

DA TORINO... 

Riceviamo e pubblichiamo:

8 gennaio 2008 - Alle ore 12.00 due cassonetti dell'immondizia venivano rovesciati davanti a una sede del P.D. in corso Vercelli a Torino. Lasciati sul posto volantini in solidarietà con gli abitanti di Pianura insorti contro la discarica. Il militante a guardia della sede è rimasto bloccato dietro la porta ostruita dall'immondizia, solo con il ritratto di Togliatti.

segue testo del volantino:

Rifiuti. Viviamo in una società di rifiuti.
Alcuni si rifiutano di riconoscere la propria responsabilità nella distruzione del pianeta.
Altri rifiutano di ammettere che la qualità della vita di pochi dipenda dalla povertà di molti.
Altri ancora si ostinano a rifiutare la folle razionalità di questo ordine economico e sociale, e faranno di tutto per abbatterlo.

Solidarietà agli insorti di Pianura

                                                      DALLA RETE SALDATURA DI TORINO

 

NO ALLE MEGADISCARICHE
NE’ IN CAMPANIA NE’ ALTROVE

NO AGLI INCENERITORI

SOLIDARIETA’
CON LA POPOLAZIONE CAMPANA IN LOTTA

SI ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA
E ALLA DIMINUZIONE DEI RIFIUTI
SOPRATTUTTO QUELLI INDUSTRIALI

CONTRO IL TAV E TUTTE LE NOCIVITA’

Sosteniamo la lotta delle popolazioni campane, in particolare quella dei cittadini che in questi giorni si oppongono alla riattivazione della discarica di Pianura, alla periferia di Napoli.
Gli avvenimenti di questi giorni in Campania sono una nuova dimostrazione che la mobilitazione e l’azione diretta popolare possono fermare l’arroganza dei politici e la violenza poliziesca. Questa è anche l’esperienza maturata dal movimento No-Tav, che nel 2005 ha fermato i cantieri dell’alta velocità in Val di Susa.
E’ sempre più necessario difendere il territorio dalle nocività ambientali anche dalle nostre parti, dove incombono il TAV Torino-Lione, gli inceneritori del Gerbido e di Settimo Torinese, la Tangenziale Est, i grattacieli.
Per dare ancora più slancio a queste battaglie aderiamo e invitiamo a partecipare al corteo “Rompere il silenzio” del prossimo 19 gennaio a Torino, che tra le varie tematiche porterà in piazza anche l’opposizione alla devastazione ambientale.

SALDATURA, rete contro il TAV e le nocività di Torino e dintorni
Torino, 9 gennaio 2007
www.saldatura.org

CORTEO “ROMPERE IL SILENZIO!”
SABATO 19 GENNAIO 2008
ORE 14 PIAZZA CASTELLO TORINO
info: torino19gennaio.altervista.org

                                                 

 

                                                           DA TRENTO

IN SOLIDARIETA' CON LA POPOLAZIONE CAMPANA IN LOTTA

CONTRO IL PARTITO TRASVERSALE DEGLI AFFARI (ISTITUZIONI E CAMORRA)

CONTRO MAXIDISCARICHE E INCENERITORI

PER UNA SOLUZIONE SOCIALE ED ECOLOGICA DEL PROBLEMA DEI RIFIUTI

La strenua e coraggiosa lotta della popolazione campana sta definitivamente smascherando le precise responsabilità politiche ed imprenditoriali che si nascondono dietro la cosiddetta "emergenza rifiuti": 14 anni di commissariamenti hanno fatto "sparire" 2 miliardi di euro, arricchendo cosche e partiti, impedendo o peggiorando la raccolta differenziata, il riciclaggio e il compostaggio, trasformando quelle terre nella "pattumiera d'Italia".

I blocchi, le barricate, la resistenza autorganizzata contro i devastatori ambientali e le loro truppe stanno dicendo a voce alta ciò che per tanti anni è stato nascosto: che di inceneritori e maxidiscariche ci si ammala e si muore; che un sistema industriale che produce rifiuti altamente tossici ha bisogno di discariche illegali gestite dalla mafia; che la logica del profitto non soddisfa i bisogni umani, ma crea problemi che non sa risolvere; che rifiutare tutto questo è necessario e possibile.

In lotta da tempo contro l'inceneritore che vorrebbero costruire alla periferia di Trento, esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai campani che resistono. Sempre più consapevoli che c'è un solo modo per fermare l'immondizia politica ed ecologica sotto cui vorrebbero seppellirci: costruire le barricate dell'autorganizzazione sociale. Invitiamo chi è geograficamente vicino a partecipare al presidio di venerdì: la lotta dei campani è anche la nostra.

No Inceneritore No TAV – Trento

VENERDI' 11 GENNAIO DALLE ORE 16.30

PRESIDIO DAVANTI AL COMMISSARIATO DEL GOVERNO DI TRENTO

 

 

In 20.000 a Napoli contro le mega-discariche! AGGIORNAMENTI E NEWS

Inviato da autonomix | 9 Gen, 2008
In 20.000 a Napoli contro le mega-discariche

|9 gennaio 2008| sera

E' sato un successo il corteo indetto oggi per le strade di Napoli per dire un grosso e corale "NO" di tutta la Campania ai progetti governativi d'installazione di enormi sversatoi per aggirare l'emergenza-rifiuti. Una manifestazione importante che ha aiutato gli uomini e le donne di Pianura a uscire dall'isolamento in cui media e istituzioni cercavano di rinchiudere la loro lotta.

Il corteo di oggi ha ribadito che il problema dei rifiuti è un problema complessivo, "di sistema" e che necessità altre politiche, complessive e capaci di costruire un'altra cultura politica e ambientale.
In 20.000 hanno attraversato oggi le strade del centro di Napoli, in solidarietà con la resistenza di Pianura e con i futuri territori minacciati.
Mentre il corteo passava nei pressi di un commissariato è partito un fitto lancio di uova...

>>> Ascolta la corrispondenza con Ennio (InfoAut)

Segui la diretta e i i servizi su RadioLina


Mattino|
Dopo le intense giornate di lotta culminate con le dichiarazioni del governo, la nottata passata è stata relativamente tranquilla intorno alla discarica di contrada Pisani; una notte di stallo in attesa della presa dei poteri di De Gennaro. Non si sono registrati scontri ma sono continuati i roghi.

Un gruppo di cittadini di Terzigno (Napoli) si è recato invece da stamattina sul sito individuato dal Governo per aprire una delle prime discariche "atte a fronteggiare l'emergenza". I manifestanti, circa un centinaio, hanno incontrato il sindaco al quale hanno chiesto la disponibilità della sala consiliare per il tardo pomeriggio di oggi, per poter discutere delle future iniziative da intraprendere per opporsi all'apertura della discarica.

A Pianura alcune associazioni di cittadini sono impegnate a raccogliere firme per presentare ricorso al Tar contro la riapertura della discarica chiusa nel 1996. Passo propedeutico alla presentazione di un ulteriore ricorso alla Corte di Giustizia di Strasburgo.

Oggi pomeriggio corteo per le vie di Napoli
 
Un lungo corteo attraversa il centro storico di Napoli per protestare contro la riapertura della discarica di Pianura. La manifestazione è partita da piazza del Gesu’ per raggiungere il palazzo della Prefettura, in piazza del Plebiscito.

Più di sei mila persone si sono radunate in Piazza del Gesù. Alle 18.00 il corteo ha mosso i suoi primi passi. Nell’aria si respira una forte determinazione, per impedire che a Pianura venga riaperta alla discarica.
In testa al corteo, tra i cori “ No alla discarica” e i tanti striscioni, gli abitanti di Pianura, che in questi giorni si sono mobilitati per impedire al riapertura del sito, chiuso nel ‘ 96.
Con loro non solo Napoli, ma anche tutti i comitati della rete campana, contro il piano smaltimento rifiuti proposto da Prodi e la nomina come "supercommissario" di Gianni De Gennaro per i prossimi 4 mesi. Tra i simboli esposti, un sacchetto dei rifiuti con un simbolo di divieto di sosta.
L’obiettivo è quello di ribadire l’opposizione alla riapertura della discarica di Pianura, di chiedere che le forze dell’ordine lascino subito il quartiere e che siano riviste le politiche di gestione del ciclo dei rifiuti, proponendo iniziative immediate, come l’avvio della raccolta differenziata domiciliare e la promozione di politiche di riduzione, per il riuso, il riciclo e il recupero dei rifiuti, anziché la costruzione di discariche e inceneritori.
Ascolta la prima corrispondenza con Annamaria
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Il portavoce della Rete campana di salute e ambiente ha spiegato: "Pianura non deve aprire, deve invece iniziare una politica per i rifiuti. Deve cessare l’emergenza del commissariamento. De Gennaro non risolverà nulla". Sulla scelta di Gianni de Gennaro come "supercommissario", ci si chiede se il governo pensa di "risolvere la situazione manganellando più forte".
Ascolta l’intervista con Daniele di Giuliano, presidio permanente taverna dal re, che commenta queste giornate di mobilitazione. Una mobilitazione che cresce e che segna anche un nuovo ciclo di lotte frutto di una sempre maggiore consapevolezza maturata in questi anni, che cresciuta anche alla condivisone dei percorsi di lotta che hanno attraversato i movimenti dalla Val di Susa a Vicenza.
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Il corteo è arrivato sotto le finestre del palazzo da dove oggi De Gennaro si è insediato. Un cordone ha circondato l’edificio.
Un fitto lancio di uova ha ricoperto la facciata, mentre per protesta il coreto ha deciso di depositare sacchi dell’immondizia. Dopo una quindicina di minuti il portone è stato letteralmente sotterrato.
Un azione simbolica per ribadire come l’ennesimo commissario non sia altro che l’ennesima presa in giro da parte del governo. Dal suondsystem si è ribadito come non sarà un “ supercommissario” ha risolvere i problemi di Napoli, ma la vera soluzione sta altrove.
“ Siamo un popolo di gente civile, che continuerà a dimostrare la legalità e la verità. Noi la discarica non la voglimo!” . Queste le parole di un cittadino di pianura, durante l’azione.
Ascolta la corrispondenza con Annamaria.
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Il corteo è ormai giunto in piazza del Plebiscito, dove ha sede la Prefettura. Al sound system si stanno susseguendo gli interventi finali di questa manifestazione.
Grande soddisfazione per la partecipazione, per la composizione stessa del corteo che ha visto come protagonisti non solo i comitati, movimenti e una grande partecipazione dalla gente di Napoli.
Venerdì l’appuntamento è a Roma presso il Ministero dell’ambiente per contestare il piano presentato dal governo Prodi e ribadire che la discarica di Pianura non verrà riaperta.
La giornata non finisce qui, per gli uomini e le donne campani è tempo di andare a proseguire i blocchi, che anche questa notte rimarranno attivi.
Ascolta il commento di Antonio Musella – Insurgencia (Napoli).
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da www.repubblica.it
 
 NAPOLI - Giornata di calma relativa nel napoletano, segnata, però, da momenti di vera e propria guerriglia urbana. Dopo gli scontri tra gli abitanti di Pianura che si oppongono alla discarica e le forze dell'ordine, oggi tutta l'attenzione è stata concentrata sulla manifestazione che nel tardo pomeriggio si è snodata lungo le strade di Napoli. Una manifestazione pacifica, guastata dalla notizia di un agguato (nel Rione Toiano, lontano dal corteo) contro due squadre dei vigili del fuoco, con le loro autobotti che sono state assaltate ed incendiate. Sette pompieri sono stati ricoverati in ospedale. In precedenza anche una pattuglia dei carabinieri era finita nel mirino di un gruppo di teppisti. In serata gli abitanti di Pianura sono tornati a presidiare la discarica.

L'assalto ai pompieri. Il raid contro i vigili del fuoco è avvenuto al Rione Toiano, nella zona dei Damiani, dove un'autobotte stava intervenendo per spegnere un incendio di spazzatura. Poco dopo le 19.30 due squadre dei vigili del fuoco arrivate di rinforzo da Foggia e di stanza alla caserma di Pozzuoli (Napoli) sono state aggredite da una trentina di teppisti, con i volti coperti da sciarpe o passamontagna. Sono stati loro ad appiccare il fuoco alla spazzatura, dopodiché il gruppo ha atteso l'arrivo dei pompieri per picchiarli.

Il primo automezzo è stato bersagliato di un lancio di pietre, poi i teppisti hanno bloccato le ruote con un estintore. All'interno dell'abitacolo sono state fatte esplodere due bombe carta, mentre i cinque vigili dell'equipaggio cercavano riparo nel secondo automezzo. Anche all'interno di quest'ultimo è stata lanciata una bomba carta. Alcuni pompieri sono stati feriti dalle schegge di vetro provocate dall'esplosione, mentre altri sono stati raggiunti dalle pietre scagliate dagli aggressori. Alla prima autobotte i teppisti hanno poi appiccato le fiamme, l'altro veicolo è stato seriamente danneggiato.

Poco più tardi anche contro gli altri due automezzi giunti per spegnere l'incendio dell'autobotte sono state lanciate pietre. I protagonisti del raid hanno costretto i due equipaggi a restare all'interno dei camion e a non intervenire per domare le fiamme. Anche un'auto dei carabinieri che transitava nella zona è stata bersagliata da una sassaiola.

Sassi contro i carabinieri. In mattinata quattro persone, tra le quali un 17enne, sono state arrestate per un blocco stradale con un lancio di sassi contro i carabinieri intervenuti sul posto. E' accaduto all'altezza dello svincolo di Monteruscello Sud della strada statale VII quater dove circa 40 persone hanno occupato la carreggiata in entrambi i sensi di marcia, costringendo l'Anas e la polizia stradale a deviare il traffico agli svincoli di Cuma in direzione Nord e di Licola in direzione Sud. Alcune delle persone erano con il volto coperto, per cui sono intervenuti i militari dell'Arma per identificare i manifestanti.

Un gruppo ha opposto resistenza, mentre altre persone ai margini della carreggiata hanno iniziato un fitto lancio di sassi contro i carabinieri. Riportata la calma, i militari hanno effettuato gli arresti. Un carabiniere nello scontro ha riportato lesioni lievi guaribili in 4 giorni e un mezzo dei militari dell'Arma è stato danneggiato. I maggiorenni sono trattenuti in attesa di rito direttissimo mentre il minorenne è stato accompagnato ad un centro di prima accoglienza.

Amato convoca vertice. Il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, ha convocato per domani mattina al Viminale una riunione con il Capo della Polizia, il Comandante generale dei Carabinieri e il Direttore dell'Aisi, il servizio segreto per la sicurezza interna, per una valutazione della situazione dell'ordine pubblico a Napoli e in Provincia. Amato, in particolare, riferisce il suo portavoce, "vuol vederci chiaro in questi ripetuti attacchi ai Vigili del Fuoco. L'ultimo di questa sera sembrerebbe essere stato proprio un agguato teso a freddo. Non a caso i Vigili del Fuoco sono disarmati e soprattutto, ha commentato Amato, sono coloro che spengono i roghi".

Il corteo. Un lungo e fitto corteo, in testa gli abitanti del quartiere di Pianura, dietro tutte le sigle possibili, dalle cosiddette liste storiche dei disoccupati come i "Banchi nuovi" ai no-global e gli amici di Beppe Grillo, le Assise per Bagnoli e il Meetup di Napoli; ma anche semplici cittadini e curiosi. E soprattutto, oltre le fiaccole, le bandiere con falce e martello, quelle con Che Guevara, gli immancabili cartelloni contro il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino e il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, e due slogan: "Non permetteremo si sversi nulla a Pianura" e "basta inceneritori, sì alla raccolta differenziata".

La protesta del quartiere ovest di Napoli è partita poco dopo le 17.30 da piazza del Gesù Vecchio, nel pieno del cuore storico della città. Su un grande striscione ottenuto da due pezzi di lenzuolo cuciti insieme, campeggiava la scritta 'Regione spazzatura-congiura su Pianura'.

Il corteo si è poi diretto verso la prefettura con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica e coinvolgerà in una battaglia per non riaprire una discarica che ha ingoiato rifiuti anche pericolosi per 43 anni da tutta la regione. Al neo commissario De Gennaro i manifestanti hanno chiesto di lasciare l'area e alle istituzioni di rivedere il piano di smaltimento dei rifiuti, dando soprattutto uno slancio alla differenziata.

Il corteo si è sciolto in maniera pacifica dopo essere giunto alla prefettura di Napoli al termine di un percorso che ha interessato la zona più centrale di Napoli. In migliaia hanno sfilato, soprattutto donne e bambini, ma con una percettibile 'separatezza' tra la gente comune, gli abitanti del quartiere di Pianura e i gruppi più legati alla politica.

Le persone in testa al corteo hanno sfilato portando sacchetti di immondizia e decine di buste di plastica per rifiuti, che sono state accumulate davanti alle camionette di polizia. Qualcuna è stata anche lanciata insieme a uova contro la sede del commissariato rifiuti in via Medina durante il passaggio della manifestazione.

Presidio notturno. Terminata la manifestazione decine di persone sono tornate a presidiare l'ingresso della Contrada Pisani, in via Montagna spaccata. Resta il blocco a pochi passi, rinforzato con un camion che impedisce di imboccare la strada, rendendo difficile il transito al buio anche a piedi. Lungo via Montagna spaccata sfrecciano anche i motorini. In sella giovanissimi che intonano cori da stadio e suonano prepotentemente il clacson. Fra gli striscioni di protesta, all'ingresso del presidio, campeggia anche uno slogan che cerca di incanalare la protesta, "Pianura non violenta".

PIANURA INSORGE: LA CRONACA E GLI AGGIORNAMENTI DALLA NAPOLI IN LOTTA..

Inviato da autonomix | 7 Gen, 2008

La cronaca

Dopo alcuni giorni di presidio presso la discarica di contrada Pisani nel quartiere di Pianura a Napoli, caratterizzata da diversi momenti di tensione ed alcune cariche contro i manifestanti all’alba del 2 gennaio, l’esplosione di rabbia ed insubordinazione sociale scoppia all’imbrunire del 3 gennaio.
Gruppi di ragazzi e ragazze si organizzano, alzano barricate in tutto il quartiere , mentre oltre 700 tra Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Guardia Forestale in assetto antisommossa affluiscono a Pianura da diverse regioni d’Italia.
Si alzano barricate con alberi, guard rail, cemento armato per bloccare l’accesso dei camion che, dopo le cariche del 2 gennaio, stanno preparando la discarica dei Pisani per accogliere per due anni i rifiuti di tutta la Campania. Vengono incendiati 4 autobus e messi di traverso per farne barricate. Nella mattina del 4 gennaio si tiene la mobilitazione in centro con l’occupazione del Comune di Napoli, blocchi stradali in Via medina e sotto il commissariato straordinario per l’emergenza rifiuti. Nella notte viene assaltato il commissariato di polizia di Pianura con molotov e bombe carta, viene data alle fiamme la sede di Alleanza Nazionale di Pianura e quella della Margherita. Vengono alzate barricate e date alle fiamme in tutto il quartiere , bloccati 4 autobus e usati per cosrtuire barricate, la ANM l’azienda del trasporto pubblico in citta’ decide di non garantire piu’ il servizio nel quartiere di Pianura. Un arresto e 10 fermi e’ il bilancio della notte del 4 gennaio. Il 5 gennaio in mattinata con momenti di tensione in tutta la zona e una carica di allegerimento dopo un lancio di bombe carta contro la polizia. Nella notte una carica all’alba verso le 5:30 contro il blocco di contrada Pisani piu’ vicino alla discarica che far passare alcuni camion che servono per i lavori all’interno della discarica, due feriti tra cui un ragazzo che cade in una scarpata e si rompe una gamba. Sara’ ricoverato all’ospedale San Paolo. Centinaia di poliziotti fanno irruzione al presidio con mezzi blindati e battendo i manganelli contro gli scudi fecendo venire alla mente i drammatici giorni del G8 di Genova. Verso le 12 la polizia ed i carabinieri caricano un blocco a Pianura nei pressi della rotonda che porta alla contrada Pisani. Diversi feriti tra i manifestanti stesi in terra con le mani alzate. Dopo la seconda carica , c’e’ la reazione determinata e rabbiosa dei ragazzi di Pianura e degli altri quartieri della citta’ giunti a contrastare la militarizzazione del territorio contro l’apertura della discarica. Dopo una fitta sassaiola la Polizia si ritrae e poi lascia la rotonda di Pianura, che viene ripresa dai manifestanti. Si ereggono barricate nelle strade limitrofe con cassonetti e materiali di fortuna. Nel tardo pomeriggio un corteo di almeno 1000 persone parte dal blocco della rotonda di Pianura ed attraversa le strade del quartiere fino ad arrivare al presidio in contrada Pisani. In tarda serata nuovo scontro tra giovani e polizia durante un cambio turno con la polizia che prima si ritira sotto il lancio di pietre e bombe carta e poi carica con l’ausilio dei mezzi bilndati ed oltre 150 celerini disperdendo i manifestanti.
Il 6 gennaio in mattinata viene celebrata una messa al presidio in cui la diocesi di Pozzuoli paese confinate con il quartiere di Pianura , si schiera contro la discarica e contro le manganellate. Nel pomeriggio del 6 un corteo di oltre 3000 persone sfila per il quartiere e raggiunge nuovamente il presidio in contrada Pisani.
Intanto per mercoledi’ 9 gennaio e’ stata convocata dai cittadini di Pianura e dalla Rete Campana Salute e Ambiente una manifestazione in centro che partira’ dalle ore 18 da Piazza del Gesu’.

la cronaca a cura di Global Project Napoli

Da altri media :
Il video della carica della polizia del 5 gennaio
"Nel primo video e’ importante l’audio. Si sente chiaramente che i manifestanti a mani alzate chiedono di non essere manganellati, mentre tra i poliziotti si incita ad "accirere (uccidere)" i manifestanti".

Video della risposta dei manifestanti e la polizia arretra.
"Nel secondo video sono le donne e gli anziani che incitano i ragazzi nella sassaiola che fa arretrare la polizia."

video a cura di Videocomunicazioni

Giornata dell’indignazione contro il piano rifiuti
No alla discarica di Pianura senza se e senza ma


Immagini da Pianura

Le riflessioni

“Ridiamo con il riso di chi gli ordini li ignora”
I primi giorni del 2008 c’hanno consegnato un ondata di rabbia e di determinazione a Napoli contro il piano rifiuti e contro le scelte scellerate delle istituzioni nazionali e locali di continuare nella logiche delle discariche e degli inceneritori.
A Napoli e’ in atto un insubordinazione sociale che non ha precedenti nella storia recente della citta’, localizzata nel quartiere di Pianura contro la riapertura della discarica in contrada Pisani.
La discarica di Pianura ha una storia lunga, gia’ utilizzata per oltre 25 anni come sversatoio di tutta la citta’, dove sono finiti rifiuti di ogni tipo avvelenando le case che sorgevano fin dentro la conca dei Pisani dove oggi si registrano un aumento di leucemia, tumori , neoplasia che colpiscono come una mannaia di morte la popolazione dei Pisani.
Le lotte in difesa della salute e dell’ambiente in Campania, negli ultimi anni hanno attraversato tanti luoghi raccogliendo la rabbia e la mobilitazione delle comunita’ in lotta : Giugliano, Terzigno, Serre, Pignataro Maggiore, Carabottoli, Ariano Irpino, ed ovviamente Acerra dove nell’agosto del 2004 si e’ registrata fino ad ora la mobilitazione piu’ forte e determinata in Campania, con un intero paese di oltre 30 mila abitanti che si sono scontrate per ore con polizia e carabinieri contro l’apertura del cantiere dell’inceneritore.
Dopo le mobilitazioni, le cariche e gli scontri di Giugliano tra Novembre e Dicembre le lotte sono arrivate all’interno della citta’ di Napoli a Pianura. La dimensione di quello che abbiamo davanti e’ ancora dai contorni indefiniti e difficili da leggere attraverso quelle categorie politiche che utilizziamo con consuetudine per dare una lettura politica dei fenomeni sociali.
Oltre ai blocchi , piu’ di uno, intorno alla discarica di Pianura che vedono la partecipazione popolare , di famiglie, bambini, donne e uomini in lotta per un futuro diverso da quello che e’ il loro presente fatto di morte con patologie legate allo sversamento dei rifiuti, c’e’ una dimensione nuova, cio’ che accade di notte a Pianura.
Blocchi ovunque, barricate in fiamme, assalti ai commissariati di polizia, alle sedi dei partiti di destra e sinistra, sassaiole continue contro polizia e carabinieri, blocco totale delle vie d’accesso al quartiere di Pianura. Fiamme, soprattutto fiamme. Questi elementi definiscono l’insubordinazione sociale di Pianura , oltre che mitipoieticamente anche concretamente, il fenomeno piu’ simile all’esplosione delle banlieue parigine a cui assistiamo in Europa.
Giovani, giovanissimi, si organizzano tutte le notti contro la polizia ed i carabinieri che assediano da giorni il quartiere di Pianura all’altezza del sito di contrada Pisani, una resistenza che e’ difficile da leggere attraverso la comparazione con scenari biopolitici a cui siamo abituati nel nostro paese.
Da tempo ci siamo interrogati ed abbiamo interrogato i percorsi di movimento che mettono in rete le lotte per la difesa della salute e dell’ambiente in Campania sulla necessita’ di declinare le lotte per la difesa dei beni comuni all’interno delle metropoli come necessario scatto in avanti sul fronte del conflitto, per portare nel cuore dei meccanismi di esercizio del comando e del dominio la lotta contro questo modello di sviluppo.
Ebbene i fatti hanno superato l’espressione delle intenzioni collettive con la decisione scellerata di riaprire la discarica di Pianura. La declinazione di queste lotte nella metropoli si e’ tradotta immediatamente nella definizione precisa della controparte , che in questa martoriata Regione sono le istituzioni a tutti i livelli : Comune, Provincia, Regione, Commissariato straordinario, governo centrale, e tutta la schiera dei partiti. Oggi a Napoli si vive un momento alto di delegittimazione del potere istituzionale grazie ai fallimenti di centro destra e centro sinistra che hanno distrutto questa terra, e grazie al lavoro certosino e caparbio di chi in questi anni ha continuato ad organizzare il conflitto sociale a Napoli ed in Campania. Ma cio’ che stiamo vivendo a Pianura non puo’ essere letto con le categorie ne’ dei movimenti antisistemici classici ne’ con quello che e’ il bagaglio di insegnamento che abbiamo ricevuto in questi anni dalle lotte per la difesa dei beni comuni. E’ qualcosa di piu’ complesso, che da un lato esprime una ribellione sociale verso le forme sostanziali di esercizio del potere e della forza che sono Polizia e Carabinieri, e dall’altro una nebulosa che evoca l’insurrezione sociale ma che difetta senza dubbio di tattica e strategia politica mentre esprime il massimo della conflittualita’ metropolitana. Il pestaggio di giornalisti e cameraman e spesso la sostanziale incomunicabilita’ tra questo spaccato di metropoli ed il resto della protesta che maggiormente somiglia agli esempi di lotta in difesa dei beni comuni sul territorio di Pianura , sono senza dubbio dei limiti cronici della rabbia sociale espressa.
Appare evidente che il lessico spesso triste , ed i codici di linguaggio vetero e inappropriati di alcuni, rendono la nebulosa dell’insubordinazione dei ragazzi e ragazze di Pianura impermeabili al confronto politico con le esperienze di autorganizzazione. Noi riteniamo di essere quelli che hanno provato in questi anni a sperimentare nuovi codici di linguaggio che facevano parte del nostro essere moltitudine, a partire dalla nostra composizione e dal nostro attraversamento dei luoghi di aggregazione sociale altri che la metropoli produce. Questo elemento ci porta oggi a provare a rompere la gabbia di criminalizzazione che accompagna le lotte di Pianura, le barricate, gli scontri con le forze dell’ordine. La nostra citta’ e’ anche questo. Capace di esprimere la peggior classe politica istituzionale ed allo stesso tempo produrre un meccanismo di difesa del territorio determinato e straordinariamente incisivo.
Non abbiamo certezze nell’attraversamento di questo fenomeno sociale da banlieue italiana, non sappiamo dare oggi dei giudizi di merito o di demerito. Comprendiamo la necessita’ di una strategia politica complessiva rispetto alle lotte in difesa della salute e dell’ambiente , e ci adoperiamo in questo senso, attraverso gli strumenti costruiti in questi anni come la Rete Campana Salute e Ambiente, che ha avuto il merito di essere l’unico punto di riferimento politico che ha messo in discussione l’intero piano rifiuti, ha costruito la connessione delle lotte di tutta la Campania rompendo la dimensione nimby delle lotte campane, l’unico strumento costruito dai movimenti che a partire dal protagonismo dei comitati e’ riuscito a costruire un alternativa concreta al fallimento della politica ufficiale. D’altro canto il nostro essere moltitudine, il rifiuto di qualsiasi logica di avanguardia politica nelle lotte popolari, il rigetto per una dimensione sociale e politica che vede le strutture di movimento assurgere a direzione politica delle ribellioni sociali soffocando il protagonismo della moltitudine ed il legame biopolitico con il territorio, ci porta anche ad attraversare quell’insubordinazione sociale mossa spesso semplicemente dall’odio verso la polizia volto brutale e feroce del comando imperiale.
E’ questa la dimensione che ci pare di comprendere che porta il livello dello scontro tra potere e moltitudine ad un livello diverso evocando scenari ancora da costruire nel nostro paese. Ed e’ evidente che chi controlla l’ordine pubblico abbia ben compreso la portata di cio’ che sta accadendo. Lo dimostra lo schieramento impressionante di polizia e carabinieri a Pianura, con mezzi blindati e cariche indiscriminate.
Tutto cio’ e’ possibile senza dubbio grazie alla dimensione sociale della nostra citta’ e dal portato fenomenologico che essa esprime. Napoli endemicamente produce conflitto, in un esplosione di ribellione che quando non trova l’anestetico sociale della camorra e delle clientele politiche riesce ad esprimersi nella sua complessita’ e nella sua determinazione.
L’espressione migliore che ci sovviene e’ che stiamo provando a camminare sulla testa dei re! Almeno finche’ dura…

Laboratorio Occupato Insurgencia - Napoli


Ulteriori approfondimenti :
Fumo nero...
La Campania resiste
Seguendo la monnezza parte uno
Seguendo la monnezza part two

 

news da repubblica...

 

Prodi e Fioroni: "Le scuole riaprano"
I sindaci: "Solo se togliete i rifiuti"

L'assessore regionale Gabriele: "Modificheremo il calendario per salvaguardare gli studenti"
L'Italia dei Valori pronta a sfiduciare il governatore Antonio Bassolino


<B>Prodi e Fioroni: "Le scuole riaprano"<br>I sindaci: "Solo se togliete i rifiuti" </B>

La messa alla discarica

NAPOLI - Una messa davanti alla discarica, dopo una notte di relativa calma. A Pianura gli abitanti del quartiere mantengono un presidio contro la riapertura decisa dal Prefetto. In serata circa mille persone con il sindaco Sauro Secone e alcuni sacerdoti hanno manifestato pacificamente in corteo. La zona è controllata dalla polizia. Da Bologna Romano Prodi invoca un ritorno alla normalità in Campania. A partire dalle scuole "di cui ho disposto la riapertura". "I bambini che stanno a casa - dice il premier - rimangono nelle zone con lo stesso inquinamento, e se in qualche scuola ci sarà una situazione di emergenza manderò stanotte a pulire intorno in modo che si possa riaprire la scuola". Poi un messaggio secco: "Il problema dei rifiuti deve essere risolto per sempre. Con il ministro dell'Interno abbiamo programmato una strategia di lungo periodo". Anche il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ribadisce che domani in Campania gli studenti torneranno regolarmente a scuola. E il ministro della Difesa Arturo Parisi dispone l'impiego di mezzi del Genio di Caserta per sgomberare gli ingressi delle scuole. Ma genitori e sindaci non sono d'accordo. E il sindaco di Caserta Nicodemo Petteruti afferma che l'ordinanza di chiusura è ancora in vigore. L'assessore regionale Gabriele assicura: "Modificheremo il calendario scolastico per non far perdere preziosi giorni di scuola agli studenti delle scuole che rimarranno chiuse".

Fioroni: in Campania si torni a scuola. "Ho dato disposizioni, con il prefetto, il direttore scolastico regionale e d'intesa con le autorità regionali - ha detto il ministro Fioroni - affinché si predisponga ogni intervento necessario a far riaprire fin da domani tutte le scuole delle zone interessate dall'emergenza rifiuti in Campania. La scuola - ha spiegato Fioroni - è un bene primario e i ragazzi non possono esserne privati ed è soprattutto di fronte ad emergenze come quella che sta investendo la Campania che bisogna garantire servizi e i beni fondamentali".

"Domani scuole aperte" ma genitori e sindaci dicono no. Ma la questione delle scuole diventa, ora dopo ora, un nuovo punto di tensione. Alcuni genitori affermano che domani mattina non manderanno in classe i loro figli negli istituti di Cercola: "Le finestre di alcune classi si trovano a pochi metri dai cumuli dei sacchetti maleodoranti e preferiamo, al momento non mandarli a scuola". Una situazione che il sindaco di San Giorgio a Cremano, Domenico Giorgiano, rimarca, invitando Prodi "a vedere di persona come stanno le cose". Parla di cumuli di rifiuti il primo cittadino e di rischi per gli alunni: "Se stanotte la situazione migliorerà revocherò la mia ordinanza. In caso contrario, resterà confermata la chiusura di tutti gli istituti di ogni ordine e grado". E anche a Quarto le scuole non apriranno i battenti. Mentre il sindaco di Volla, Salvatore Ricci, si dice disponibile a revocare il provvedimento di chiusura delle scuole nel suo comune, "a patto però - spiega - che sia tolta immediatamente la spazzatura davanti agli istituti. Dopo 15 anni di emergenza le promesse non ci bastano più".

Modifiche al calendario scolastico. Il sindaco di Caserta, infine, Nicodemo Petteruti, interpellato sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Romano Prodi, si limita a confermare di "non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale di eventuali provvedimenti che autorizzino la ripresa dell'attività scolastica". Le scuole di Caserta, pertanto, domani rimarranno chiuse. Tuttavia gli studenti delle scuole che in questi giorni rimarranno chiuse non perderanno "giorni preziosi", assicura l'assessore regionale all'Istruzione Corrado Gabriele: "Nell'intenzione di assicurare il pieno esercizio del diritto allo studio si disporrà domani stesso, nel rispetto delle competenze della giunta regionale la modifica del calendario scolastico per far sì che le scuole che non dovessero riaprire non perdano preziose giornate di lezione". Tuttavia Gabriele invita il governo a intervenire rapidamente "per ripulire i cumuli di rifiuti", se necessario anche con l'intervento dell'esercito.


Idv: "Pronti a sfiduciare Bassolino".
La questione rifiuti rischia di travolgere la giunta campana. Dall'Italia dei valori, dopo l'attacco di Antonio Di Pietro al presidente Antonio Bassolino, arriva una dura stoccata: "Non escludo la presentazione di una mozione di sfiducia al presidente Bassolino" dice il coordinatore regionale dell'Idv. Una mossa che mette a rischio il futuro del Governatore che da sette anni guida la regione. Nel frattempo il centrodestra non sta a guardare e inanella una serie di dichiarazioni con un unioc filo conduttore: via Bassolino e anche il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino.

Don Cipolletta e il Presidente.
"La gente va ascoltata, non bastonata - dice il parroco della chiesa di Sant'Antonio, don Giuseppe Cipolletta - noi siamo contro le violenze e le condanniamo. Ma interroghiamoci su chi promette da trent'anni il risanamento di questo quartiere". Ma anche il presidente della Repubblica Napolitano è tornato questa mattina sull'argomento: "Ho chiesto al governo di intervenire e il governo ha garantito il suo impegno. Quella dei rifiuti è una tragedia".

E anche dal vescovo di Pozzuoli, Gennaro Pascarella, sono arrivate parole forti, contenute in un messaggio letto ai manifestanti nel corso della messa che si sta celebrando al presidio dinanzi alla discarica di Pianura: "Chiediamo precise garanzie alle autorità che hanno deciso la riapertura della discarica". Parole accolte dagli applausi dei contestatori. Duro l'attacco a chi avrebbe dovuto risolvere il problema e non l'ha fatto. Il vescovo ha sollecitato che siano accertate "le responsabilità a tutti i livelli". Poi l'appello a non alimentare la tensione condannando "la violenza da ogni parte".

Calcio, il Pianura non esulta.
E' finita 1-0 per i padroni di casa la partita di calcio della serie Eccellenza tra il Pianura e il Succivo. In segno di solidarietà con il quartiere che protesta contro la discarica dei Pisani, la squadra di casa al momento del gol decisivo per la vittoria non ha esultato mentre la società sportiva aveva deciso l'ingresso gratuito allo stadio che si trova a poche centinaia di metri dalla discarica dei Pisani.

(6 gennaio 2008)

MANIFESTAZIONE A NAPOLI CONTRO LE MEGADISCARICHE

Inviato da autonomix | 7 Gen, 2008

A proposito della lotta contro il Dal Molin

Inviato da autonomix | 7 Gen, 2008

A PROPOSITO DELLA MOBILITAZIONE CONTRO LA BASE DI VICENZA…
Per un nuovo anno di lotta ai progetti di morte e alle illusioni pacifinte.

La mobilitazione contro il Dal Molin a Vicenza continua a rappresentare uno dei terreni di lotta popolare attualmente più importanti in Italia, perché, oggettivamente, rappresenta una spina nel fianco ai piani dell’imperialismo, in particolare quello statunitense. Ma ciò che manca è una direzione che voglia vincere realmente, convogliando le grandi energie sprigionate dal movimento in una prassi politica libera dai legacci istituzionali dei vari partiti di turno che “stanno con i movimenti” solo per meri scopi elettorali, per spegnere il fuoco delle rivendicazioni, per assicurare ai padroni che è tutto sotto controllo, insomma. E il risultato, così, non potrà che essere una sconfitta.
Dopo le prime porte sbattute in faccia dai vari politici, sembrava che il movimento No Dal Molin cominciasse a dare segnali di voler gestire la lotta autonomamente dal potere politico istituzionale: il divieto di sventolare bandiere di partito all’enorme manifestazione del 17 febbraio scorso, la mancata adesione al corteo promosso dai sinistri del 20 ottobre a Roma, la denuncia del voltafaccia della “sinistra radicale” sulla questione della moratoria sui lavori della base (questione in realtà spinosa, perché sospendere i lavori può avere come effetto spegnere la lotta…) mostravano il segno della legittima sfiducia nella politica di palazzo.
Ma il più importante passo in avanti nella crescita della coscienza di lotta libera da illusioni e promesse sono stati i recenti blocchi davanti all’aeroporto Dal Molin, che si sono dimostrati l’unica via concreta per fermare i lavori di costruzione.
Forse qualcuno ha preso paura della determinazione mostrata in quei giorni… allora bisognava dare un altro carico di promesse e illusioni per smorzare la tensione alla lotta: ecco i saluti a Roma durante il congresso della “sinistra arcobaleno”, gli applausi ai manifestanti, la disponibilità al dialogo e al confronto. La stessa “sinistra” che, insieme al resto del governo, ha votato la nuova Finanziaria di guerra e il rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero, ha votato tutti i progetti sulle nocività, dalla TAV al Mose, dagli inceneritori ai nuovi cacciabombardieri F35, rifinanziato i Cpt e approvato quell’insieme di leggi repressive e razziste detto pacchetto sicurezza. La partecipazione di partiti come il PRC al corteo del 15 dicembre a Vicenza, è stato uno dei risultati politici della partecipazione a Roma alla kermesse della “cosa rossa”: la legittimazione della presenza degli ipocriti sinistri al governo nel corteo, che sfilavano chiedendo a se stessi, seduti in parlamento, di fermare la costruzione della base. Chiaramente a discapito dell’autonomia del movimento e della chiarezza sul nemico da combattere.
Ma per fortuna, nel corteo, non tutti hanno dimenticato Bertinotti, con la mano sul cuore, salutare il 2 giugno la sfilata dei criminali massacratori della 173esima brigata aviotrasportata, né le nefandezze compiute da questo governo con l’appoggio di Rifondazione. Allora, centinaia di compagni hanno dato l’unica coerente e decisa risposta che tali soggetti, nemici della lotta contro le basi e la guerra, meritano: l’espulsione dal corteo.
Ma, in generale, la manifestazione del 15 ha rappresentato un passo indietro rispetto al percorso intrapreso: la direzione del movimento ha convogliato decine di migliaia di persone, tra cui realtà organizzate e comitati provenienti dall’estero per farle passeggiare in centro città! Con quale obiettivo? Essere in tanti per convincere Prodi a cambiare idea? No, perché tutti i più importanti vertici istituzionali hanno più volte ripetuto che nessuna manifestazione fermerà la costruzione della base. E allora? Poter contare politicamente quando qualcuno si candiderà alle elezioni o farà da sponda a qualche “nuovo” partito istituzionale? Essere riconosciuti come adeguati interlocutori in grado di controllare i movimenti?
Quello che è certo è che il 15 dicembre si è voluto impedire che la lotta proseguisse nella direzione indicata dai blocchi dei vicentini e, quindi, si entrasse nell’aeroporto Dal Molin per occuparlo, come giustamente proposto da alcuni compagni. Il divieto di deviare si è concretizzato con minacce di spaccare la testa a chi ci avesse tentato, e applicando la solita tattica del dividere il movimento in buoni e cattivi, in pacifisti ed estremisti.
La posizione sfavorevole nel corteo, i limiti organizzativi e l’ancora forte influenza dei pacifinti e dei loro dis-obbedienti settori di movimento, pronti a tutto pur di mantenere il proprio controllo politico non sono, tuttavia, la principale causa del non essere riusciti a dare corpo all’iniziativa.
Il tentativo fallito ci mostra evidentemente che la sinistra coerente e genuina è ancora debole nel movimento contro la guerra e che c’è ancora molto lavoro da fare e con maggiore intensità, per levare terreno al riformismo. Un’azione di questo tipo deve avere l’appoggio diretto dei vicentini, cosa che nella pratica non c’è stata, anche se ha raccolto molti loro consensi e simpatie.
Il 15 dicembre a Vicenza è stato comunque dato un segnale di lotta, ed è da valorizzare che alla manifestazione si è contraddistinto uno spezzone non solo a livello pratico, ma anche nei contenuti, unendo la contrarietà alla base Usa alla contrarietà alle guerre imperialiste, solidarizzando con le resistenze dei popoli oppressi, ricordando gli operai morti sul lavoro e denunciando quanti compagni/e pagano con la galera la loro militanza politica.
E’ da qui che si dovrà ripartire.

Compagni e compagne del Centro Popolare Occupato Gramigna e del C. Doc. Comandante Giacca
www.cpogramigna.org
info@cpogramigna.org