Lettera al Governatore Loiero da un imputato del sud ribelle

Inviato da autonomix | 7 Feb, 2008

Durante la perquisizione subita dai carabinieri sono stato trattato come un latitante”, ha dichiarato Loiero profondamente turbato dal trattamento ricevuto dalle forze dell’ordine. Bravo, e mò se né accorto. Ma dove vive ? Possibile che non abbia mai letto di una perquisizione fatta ad un cittadino qualsiasi, possibile che non abbia mai visitato un carcere calabrese, possibile che non abbia mai parlato con un disoccupato, un senza lavoro, un rom, un precario, che abbiano avuto a che fare con qualche agente qualsiasi di qualsiasi forza dell’ordine ? Possibile , mi rispondo. Caro Loiero conosce l’inchiesta sul sud ribelle ? Qualche giornale locale ne ha parlato. Ha approfondito l’argomento ? Siamo in ogni caso, di certo non suoi elettori, e mai lo saremo, ma comunque cittadini calabresi. Siamo accusati di reati di opinione. Siamo giornalisti, professori universitari, operai, psicologi, volontari in servizi sociali. Operiamo nel sociale di questa terra che comunque amiamo e nella quale vogliamo restare per cercare ,nonostante la vostra politica ,di cambiare. Il 2 febbraio in un clima di festa si è svolta a Cosenza una manifestazione alla quale hanno partecipato 10 mila persone. Ricorda negli ultimi anni una manifestazione così partecipata per qualcosa ? Ha dato solidarietà per caso a questi imputati ? Non le è sembrato giusto, poteva sporcarsi le mani e ne sarebbe andata in crisi la sua onorabilità di certo. Ora io spero che l’arrestino. Si che vada in galera. Che lei vada in galera insieme ad Adamo, a Bassolino a tutti quegli altri indagati nelle tante ichieste che l’attanagliano. Non perché io creda in questa istituzione borbonica. Sono e resto un garantista e non voglio la galera per nessuno. Ma ricordo un episodio avvenuto negli anni di tangentopoli. L’arresto di Citaristi. Arrivò in aula in schiavettoni. Non le manette moderne. Quelle borboniche che si usano ancora nelle traduzioni dei detenuti. Fu uno scandalo. Non si potevano portare detenuti ancora in attesa di giudizio ammanettati in un aula. C’era stata già un richiamo da parte della Corte Europea su questa vicenda , ma il governo italiano se ne infischiò. E così ladri comuni, zingari, prostitute, ladri di mele e di caramelle, venivano trascinati come bestie nelle aule dei tribunali sotto gli sguardi delle giurie popolari e delle telecamere. Poi venne Citaristi ed il mondo politico scoprì le manette anzi gli schiavettoni e le eliminò. Se le lei e la sua banda di imputati finireste in galera , per soli tre giorni qualcosa cambierebbe di certo. Non sarebbe il solito Caruso, mio coimputato ad andare nelle carceri a visitare le condizioni dei detenuti, ma sarebbe in tanti a farlo, e scoprirebbero un mondo a parte. Gente malata di AIDS in celle di isolamento, come ho potuto constatare di persona nel carcere di Siano accompagnatore del solito Caruso, finestre blindate nelle celle, passeggi senza sole, ascensori rotti, riscaldamenti spenti, docce con acqua fredda ed un umanità pazzesca di gente che attende un giudizio per mesi. Noi al momento dell’arresto siamo stati trattati come animali, né come latitanti, né come terroristi. Portati in carceri speciali come Trani e Palmi. Vorrei che faceste tutti questo giro. Trani,Palmi, Siano. Trasportati in quei furgoni neri della Polizia Penitenziaria che incrociamo sulle autostrade dove dentro come animali vengono trasportati uomini. Una legge europea garantisce agli animali uno spazio maggiore di quello dentro quei furgoni dove pochi sanno degli uomini vengono fatti sedere e chiusi ulteriormente in una celletta ammanettati al sedile, e da dove non si può uscire né per fare un bisogno né per un caffè fino a quando si giunge a destinazione. Io le auguro tutto questo, non perché credo nella sua colpevolezza, ma perché solo così il mondo politico potrà mai capire come realmente funziona oggi tutto il sistema giudiziario.

Francesco Cirillo

Afghanistan: CONSIGLIO DI GUERRA SEGRETO

Inviato da autonomix | 7 Feb, 2008
Il ministro della Difesa italiana, Arturo Parisi, è in partenza per Vilnius, in Lituania, dove giovedì e venerdì si tiene un vertice a porte chiuse dei responsabili della Difesa di tutti i Paesi membri della Nato per discutere l’invio di nuove truppe da combattimento in Afghanistan, in vista dell’offensiva talebana di primavera. Ogni nazione dovrà mettere sul tavolo la sua risposta alla perentoria richiesta di rinforzi giunta due settimane fa dal Pentagono. Il ministro Parisi presenterà agli alleati il documento elaborato dal Comando operativo interforze (Coi) dello Stato maggiore della Difesa, che prevede l’invio di almeno altre due compagnie di fanteria (2-300 uomini) le quali, sommandosi ai 250 fanti già schierati, andranno a formare un ‘Battle Group’ per combattere contro i talebani.
 
Italiani in AfghanistanMonta la rabbia contro i Paesi ‘imboscati’. Analoghe offerte arriveranno anche da Polonia (400 soldati), Germania (200 soldati, ma nel tranquillo nord afgano), Francia (200 forze speciali) e Belgio (140 soldati e quattro caccia F-16). Gli Usa hanno già detto che invieranno altri 3.200 marines. Mentre la Spagna, per ora, pare orienatata a non inviare rinforzi. Rispetto alle richieste della Nato, mancano all’appello ancora quasi 4mila uomini.
Una situazione che sta facendo saltare i nervi agli Stati Uniti e agli altri Paesi che già hanno truppe da combattimento operative nel sud – Canada, Gran Bretagna, Olanda e Polonia – e che non tollerano più la non-belligeranza degli alleati ‘imboscati’. Mercoledì il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, è tornata a sollecitare gli alleati riluttanti della Nato a “condividere il carico dei combattimenti in Afghanistan”, sottolineando che “soltanto un esiguo numero di nazioni dell'Alleanza atlantica ha truppe nelle aree più pericolose del Paese”. Simili appelli sono giunti martedì da parte del ministro della Difesa australiano, Joel Fitzgibbon, dal ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, e dal premier canadese, Stephen Harper, il quale ha addirittura minacciato di ritirare le proprie truppe se gli altri alleati non invieranno rinforzi.
 
Parisi con Robert GatesConsiglio di guerra a porte chiuse. Visto il surriscaldarsi dei toni e le crescenti tensioni tra gli alleati, i vertici Nato, preoccupati per l’immagine pubblica dell’Alleanza atlantica e per le ricadute di queste polemiche sulle opinioni pubbliche nazionali, hanno chiesto maggiore discrezione ai governi alleati.
Anonime fonti Nato citate dalle agenzie hanno espresso fastidio per il fatto che “sia finita sui giornali” la dura lettera con cui il segretario alla Difesa Usa, Robert Gates, chiedeva rinforzi agli alleati europei.
Il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, ha chiesto a tutti gli alleati di evitare dichiarazioni pubbliche polemiche sulla faccenda afgana e ha auspicato che a Vilnius “la discussione sui rinforzi torni a svolgersi a porte chiuse”.
Come se la guerra fosse un affare privato dei politici e dei generali, un affare del quale i cittadini è meglio che sappiano il meno possibile.