La guerra non va in crisi

Inviato da autonomix | 10 Feb, 2008
GUERRA [Afghanistan] La guerra non va in crisi: gli italiani fanno strage di civili a Bakwa, il ministro Parisi obbedisce all’America

|9 febbraio| Il 2007 per la martoriata terra afghana, vittima della allora prima “guerra al terrore” del post 11 settembre, si è chiuso con oltre 7000 morti tra civili ed insorti, ma anche con la conquista e la difesa di territori da parte taleban, che all’oggi son ben il 54% del paese asiatico, senza contare tutti i distretti in cui i ribelli sono attivi. Segni forti, visibili, di una sconfitta che sta maturando con il passare degli anni, dato il pantano in cui gli Stati Uniti d’America, insieme ai paesi partecipi dell’operazione “Enduring Freedom”, si sono ritrovati avvinghiati. Quindi da una parte il macello compiuto ai danni della popolazione dell’Afghanistan, dall’altro l’incapacità di uscire da questa guerra perché politicamente sconfitti, perché militarmente respinti.

Anche gli italiani combattono, e uccidono
Le truppe italiane, come avvenuto anche per tutti gli altri eserciti occupanti, hanno subito numerosi attacchi ed agguati, dimostrazioni di ostilità e opposizione, dalla popolazione locale e dalle formazioni ribelli. La propaganda nazionale racconta spesso storie che poi nella realtà si sciolgono come neve al sole: le immagini dei soldati che distribuiscono le caramelle ai bambini, le favolette sulla ricostruzione o, ancora, l’innocenza di professarsi come “forza di pace, non combattente”, mentendo, perché l’Italia partecipa attivamente alle operazioni di attacco e distruzione; l’esercito italiano fà la guerra.
Domenica notte, il 4 febbraio, le truppe Nato italiane hanno preso parte all’attacco, nel distretto di Bakwa, contro un villaggio, uccidendo una decina di persone, e facendo vittime per lo più civili, dato che solo il mullah Abdul Manan (probabilmente sopravvissuto al raid) annoverava contiguità ai ribelli. Nonostante la difficoltà di raccogliere queste informazioni, data la previdente censura imposta dallo Stato Maggiore italiano, i governatori della provincia occidentale di Farah, Ghulam Mohaidun Balouch, e del distretto di Bakwa, Khan Agha, hanno confermato agli organi di stampa internazionali l’operazione e le vittime provocate da quest’ennesima azione di guerra di cui si è macchiato l’esercito italiano. Il comando italiano di Herat, a capo da qualche mese della missione Isaf nelle provincie occidentali, a cui ha fatto eco il governo Prodi, si è affrettato a screditare tutto, smentendo il combattimento e le vittime, riproponendo il solito gioco della negazione dell’evidenza per oscurare la realtà di un paese che tenta di professare la sua “innocenza” all’opinione pubblica e, allo stesso tempo, di combattere una guerra che ha perso ogni significato, se mai ne ha avuto..


>> leggi “Le battaglie degli italiani” e “Operazione Sarissa”, report di Peace Reporter

Un governo alla frutta che auspica la censura di guerra
Nonostante il (mal) seminato di questi ultimi due anni, il governo Prodi ha ancora la faccia di ostentare moralismi e “sensi di responsabilità”, soprattutto se si parla di campo internazionale, dove la sua azione ha portato a incrementi di truppe in ogni parte in cui l’esercito italiano è schierato, maggiori stanziamenti per la Difesa, servilismo incondizionato per gli Stati Uniti d’America (vedi progetto Dal Molin di Vicenza), oltre che una nuova trincea in cui spianare mitra e preseguire la “lotta al terrorismo”, spacciando tutto per cordone umanitario (vedi presenza Unifil 2 in Libano).
Infatti, il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri, lette le agenzie di stampa che riprendevano la notizia dell’attacco italiano, data dall’agenzia di stampa di Peace Reporter, uno degli ultimi barlumi di un’informazione indipendente, si è scagliato contro il quotidiano online: "La notizia è falsa e priva di ogni fondamento. In particolare nessuna unità delle forze armate italiane ha partecipato ad alcuna operazione svolta la scorsa notte nel distretto di Bakwa", aggiungendo la stoccata finale di un governo alla deriva “Si vogliono condizionare i lavori del Parlamento”. Peace Reporter, da parte sua non ha mancato di ribadire la sua posizione di parte e l’indipendenza della sua informazione, controbattendo: “Quanto al voler condizionare i lavori del Parlamento e delle sue Commissioni, questo sì lo vorremmo poter fare. Ma sappiamo di non riuscirci, giacché i parlamentari, i ministri, i sottosegretari e anche i membri delle commissioni non si fanno condizionare nemmeno dalla volontà dei loro elettori”.

La guerra non va in crisi
Nonostante la crisi di governo, le ridicole consultazioni, il chiacchericcio diffuso, il vento della guerra è sempre favorevole. Il 25 gennaio, all’indomani dello sfaldamento governativo, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge di rifinanziamento in blocco di tutte le missioni militari italiane all’estero, il quale, secondo la burocrazia parlamentare, dovrà essere approvato dal parlamento entro fine marzo, per evitare di decadere. Annullamento che si profila come assolutamente improbabile, dato che, nonostante il teatrino messo in atto dai quattro ministri della sedicente sinistra radicale, con la non partecipazione a quest’ultimo voto, quasi tutto l’arco parlamentare esprimerà il suo si alle missioni di guerra, dal Partito Democratico all’estrema destra, consapevoli del fatto che questo non contribuirebbe affatto a dare una legittimità a Prodi ma a proseguire “responsabilmente” le guerre in corso.

La Coalizione vuole più forze, gli Usa chiedono più guerra: Parisi sull’attenti
La previsione degli strateghi di guerra è sempre quella della prospettiva di un’offensiva taleban, che si profila per la primavera e viene addirittura rafforzata dalle parole “senza precedenti”. L’America di George Bush e la Nato comandata dal generale de Jaap Hoop Scheffer, su pressione statunitense, hanno fatto appello ai paesi impegnati nel conflitto afghano, chiedendo rinforzi e belligeranza da tutte le forze della Coalizione di guerra.
Il 7 e l’8 febbraio, si è tenuto a Vilnius, in Lituania, un vertice informale dei ministri della Difesa dei paesi facenti parte della missione in Afghanistan: sul tavolo della discussione ogni paese ha portato la sua offerta, Stati Uniti e Nato vogliono nuovi rinforzi, di uomini e mezzi di guerra. L’ufficializzazione di quest’operazione di rinforzo verrà annunciata solo nei giorni tra il 2 ed il 4 aprile, quando a Bucarest, in Romania, vi sarà l’ufficiale vertice Nato.
Il ministro Parisi, guerrafondaio da sempre, dati i suoi trascorsi, non si è fatto pregare più di tanto, mostrando da subito un supino assenso alle richieste pervenute per prime dal ministro alla difesa americana Robert Gates. Sono stati promessi almeno 300 uomini, oltre a nuovi mezzi militari, che debbono però essere aggiunti all’invio di 250 alpini nello scorso dicembre. Con questo incremento il contingente italiano arriverebbe a 3000 uomini, con un impegno profuso che non potrebbe far altro che aumentare ed incentivare le criminali operazioni di guerra già in corso.

Vecchi e nuovi fantocci
In previsione dell’annunciata offensiva ribelle di primavera, sembra che la Casa Bianca stia pensando di apportare qualche modifica al suo schieramento in Afghanistan, fatto non solo di un aumento dei marines in campo o di maggiori fondi stanziati per la guerra, ma anche da un cambio di regime: il presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai si è dimostrato inadeguato agli occhi americani, incapace di frenare l’avanzata ribelle e di allargare il suo controllo fuori la capitale Kabul. Questo sarebbe un primo segnale del fallimento interiorizzato dagli Stati Uniti in Afghanistan: Karzai è salito al potere come loro uomo di fiducia, e come tale è stato successivamente orchestrato dall’amministrazione Bush, quindi dichiarare come fallita l’esperienza di Karzai equivarrebbe all’ammettere una propria sconfitta..
L’America starebbe valutando l’ipotesi di installare alla presidenza un altro suo uomo di fiducia, il neocon afgano-americano Zalmay Khalilzad, forte di un passato (e presente, è ambasciatore Usa presso l’Onu) al servizio totale della potenza militare americana. Un nuovo fantoccio, in sostituzione del vecchio.

>> Ascolta/scarica a lato l'intervista con Enrico piovesana di Peace Reporter

>> vedi: www.peacereporter.net

>> vedi anche: [Sognando El Alaimein..] Mentre in Italia si straparla di pace, i "nostri soldati" in Afghanistan portan le mostrine naziste

PRESIDIO PERMANENTE NO DISCARICHE :16 febbraio a Grottaglie

Inviato da autonomix | 10 Feb, 2008

logogrottaglieA tutti i presidi, a tutti i comitati in lotta, a tutte le persone di buona volontà,

vi scriviamo perché la nostra situazione si sta aggravando. Come sta accadendo per molti di Voi, anche il Presidio Permanente No Discariche di Grottaglie-San Marzano di San Giuseppe (Taranto) è ora oggetto di una vera e propria persecuzione giudiziaria (come sta accadendo per i No Dal Molin di Vicenza, tra gli altri) e di una sistematica campagna denigratoria che trova facile sponda nella stampa (come ad esempio per i No Tav della Val di Susa ma anche per tantissimi altri).

I fatti: dopo aver presidiato per oltre quattro mesi davanti ai cancelli di una enorme discarica che ora si vorrebbe addirittura ampliare, abbiamo ottenuto la possibilità di essere ascoltati dalla conferenza dei servizi sull'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale).

Grazie alle nostre osservazioni tecniche, depositate agli atti, è emerso che la già pronta nuova discarica (la 73esima nella provincia di Taranto) sorge su una conduttura dell'Acquedotto Pugliese.

Rifiuti speciali accanto ad acqua potabile. Ci vogliono avvelenare anche l'acqua. La conduttura era scomparsa dalla documentazione presentata dalle Istituzioni.
Inoltre, l'Acquedotto Pugliese non è mai stato interpellato al riguardo. Col precedente di Ortanova, l'apertura di questo nuovo pozzo di veleni in provincia di Taranto è finalmente in bilico. L'acquedotto si aggiunge ai vincoli paesaggistici e archeologici, e diventa un ostacolo per chi vorrebbe aggiungere inquinamento ad inquinamento in una zona di vigneti, di masserie, di un santuario rupestre del XII sec., e a due passi da una casa famiglia per orfani diversamente abili.

Denigrazioni e attacchi ne avevamo già subiti. Ma ora la posta si è alzata. E ci siamo ritrovati ad essere accusati di qualcosa che non abbiamo mai commesso. Il sindaco di Grottaglie sostiene di essere stato aggredito all'uscita dall'assessorato regionale. Cosa non vera. Le Forze dell'Ordine presenti sarebbero infatti intervenute per fermare gli aggressori e i cameramen dei tiggì locali avrebbero filmato la vicenda. Invece, niente ditutto ciò. Il caso è stato montato a freddo, dopo qualche ora. E quotidianamente, a mezzo stampa, il caso inesistente si gonfia. I politici coinvolti in questo lucroso affare si scambiano messaggi di solidarietà dalle colonne dei giornali. E sono partite già le prime denunce. Articolo 414 del Codice Penale. Il reato ipotizzato è istigazione a delinquere. In tutto in aggiunta a sanzioni amministrative che stanno arrivando ai presidianti a profusione. Noi, che difendiamo il nostro futuro e la democrazia in questa terra avvelenata dall'inquinamento e dal malaffare.

Quello appena descritto è solo l'ultimo atto in ordine di tempo.

Con giornali e denunce, stanno cercando di mettere a tacere il nostro dissenso. Ma non ci riusciranno.

Inoltre volevamo esprimere la nostra assoluta solidarietà a Cinzia, Olol, Francesco e Marco del Presidio No Dal Molin di Vicenza.

Per questi motivi, Sabato 16 Febbraio, faremo una grande manifestazione a Grottaglie contro la criminalizzazione delle lotte territoriali.

10.000 a Roma per il No-Vat day

Inviato da autonomix | 10 Feb, 2008
MOVIMENTO 10.000 a Roma per il No-Vat day


|9 febbraio 2008|
E' partito da Piazzale Ostiense il corteo No vat, organizzato dal movimento facciamobreccia. Il corteo è stato aperto proprio da una delegazione nazionale del coordinamento, seguito da uno spezzone di femministe e lesbiche. Lo striscione di apertura recitava, "Facciamo breccia: laicità, autodeterminazione, antifascismo, liberazione, cittadinanza". Lesbiche, gay, trans, ma anche singole soggettività, studenti e studentesse, Cobas, tutti in piazza per ribadire i valori della laicità dello stato e della vita, per l'autodeterminazione delle donne, in difesa del diritto all'aborto e della legge 194, ma non solo.
Una manifestazione che ha voluto denunciare le continue ingerenze dello Stato Pontificio nei confronti dello stato italiano dai noti e continui attacchi all'autodeterminazione delle donne: la legge 194 sull'aborto e la legge 40 sulla procreazione assistita, i professori di religione e i finanziamenti alle scuole private cattoliche, l'accanimento terapeutico con la scusa di salvaguardare la vita.

Le 10.000 persone stimate dagli organizzatori, che oggi hanno sfilato per le strade e le piazze della capitale, venivano da tutt'Italia. Pullman sono stati organizzati da Bari, Firenze, Bologna, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Prato, Verona e Torino.
Presenti anche delegazioni internazionali, convogliate a Roma per un incontro della rete internazionale contro l’omofobia, Red por el descontro sexual y di genero, al quale partecipano attivisti francesi, spagnoli, portoghesi, greci e libanesi. Gli incontri, che sono iniziati oggi, si sono tenuti alla Sapienza e continueranno domani al Forte prenestino.
Per la prima volta, una manifestazione No Vat si è tenuta contemporaneamente anche a Londra, partendo dall’Istituto di cultura italiana per poi concludersi all’ambasciata.

In via teatro Marcello, davanti alla scalinata che porta al Campidoglio, la polizia ha ripetutamente provocato il corteo, impedendo ai manifestanti di fare fotografie. Verso la conclusione del corteo ci sono invece stati momenti di contestazione di fronte alla sede dell'UDEUR, individuato da* manifestanti come soggetto politico perticolarmente attivo nel farsi avanguardia del Vaticano dentro le aule parlamentari.
Nonostante l'alta affluenza si registra un sostanziale silenzio dei media ufficiali nei confronti della manifestazione

>> Ascolta le interviste dalla piazza romana realizzate da RadiOndadUrto


Per maggiori info e materiali di approfondimento visita:


Sito Internet: www.facciamobreccia.org

Torino - Comunicato “La Boccia Squat”

Inviato da autonomix | 10 Feb, 2008

Nell’articolo di sabato 9 Gennaio 2008 sulla rioccupazione del Circolo Leotta ribattezzato dagli occupanti –La Boccia- il cronista En.Rom fingendo di citare l’animatore del Circolo Francesco Leotta scrive: .
Peccato che gli occupanti per correttezza avessero cercato il fondatore e trentennale animatore e gli avessero chiesto l’assenso a riattivare il circolo. Assenso concesso insieme all’utilizzo delle attrezzature in dotazione rimaste dentro dopo lo sgombero.
Inoltre il giorno stesso dell’uscita dell’articolo che riporta questo clamoroso falso Leotta si è incontrato per ben 2 volte con gli occupanti.
Singolare atteggiamento per uno che, secondo i fascisti bugiardi di Torino Cronaca, afferma .

La Boccia Squat

La Boccia Squat
Via Giacomo Medici, 121
quartiere Parella
Torino

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Nuovo sito TuttoSquat
http://tuttosquat.net/

Tutti i Venerdì
Dopo le 17:00
Ascolta TUTTOSQUAT

Il Giornale Malandrino degli Squatters di Torino in radio &
on web
http://www.radioblackout.org/streaming/
Per Torino & Provincia
105.250 fm

FENIX!
OSSERVATORIO ASTRONOMICO CONTRO LA REPRESSIONE
http://www.inventati.org/fenix/links.php

FACCIAMO BRECCIA

Inviato da autonomix | 10 Feb, 2008

Oggi ho visto per la prima volta ZERO - inchiesta sull'11 settembre e per la terza volta ho partecipato alla manifestazione nazionale No Vat, che sta per no all'ingerenza del Vaticano sulla vita della cittadinanza: tutto rigorosamente sotto silenzio stampa. Curiosamente, l'uno è stato proiettato in un cinema storico di Roma, il Farnese, nella piazza dove sta Giordano Bruno e l'altra, la manifestazione, si è conclusa nello stesso spazio. Il sole ardeva e innamorava, oggi. Pensavo al mare di bugie e menzogne, alcune talmente grossolane e sfacciate, che si stenta a capire come il mondo abbia potuto credere a una favola dalla fine così atroce e come un intero Paese come l'Italia sia sotto scacco del Vaticano e oggi in procinto di rivotare, magari Bossi e Berlusconi, Mastella e Veltroni, Fini e Casini ZERO è un film prodotto anche grazie a centinaia di piccoli produttori, come la manifestazione di Facciamo Breccia che si autofinanzia dal suo sorgere nel 2006. Sono due unici, due eccezionali momenti di responsabilità collettiva, creati con pazienza,con il tempo e con una voglia straordinariamente forte e comune: quella della verità, dell'informazione popolare. Come si è potuto credere a questo ritornello ripetuto allo sfinimento, dei Terroristi di Osama o degli infedeli del Vaticano? Basterebbe guardare solo un attimo il volto di Bush per diffidare dal prendere con quel signore pure un caffè, eppure è tra i più potenti del mondo...come credere al Grande Divino Pastore , che sibila sicuro di nascite immacolate e Maddalene in moratoria? Eppure, la menzogna avanza, la disinformazione pure. L'11 febbraio del 1929, ricorrono i Patti Lateranensi che stabilirono il mutuo riconoscimento tra il Regno d'Italia e lo Stato della Città del Vaticano, solo tre giorni dopo, il 14 febbraio 1929,giorno di san Valentino, ci fu un'indimenticabile dichiarazione d'amore, Pio XI, in un discorso a Roma ad un udienza concessa a professori ed alunni dell'Università del Sacro Cuore, definì Benito Mussolini: «l'uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare». Da tante parti d'Italia,a migliaia, sono affluite donne e uomini per dare vita ad uno splendido incontro laico di piazza, giovani e creativi come ormai è ben difficile vedere, come nel cinema questa mattina, dove ci siamo detti che faremo di tutto per far conoscere il "nostro" film, quello in cui siamo in tanti ad averlo co-prodotto. Ripartiamo quindi da Zero e senza illusioni di ricchi cotillons: la libertà e l'informazione, uno stato laico e antifascista, non ce lo regala nessuno.

Riprendiamoci non dico il mondo ma almeno la nostra vita: Facciamo Breccia!

Doriana Goracci 9.2.2008