SBIRRI BASTARDI: LA STORIA DI FEDERICO E VIDEO DELLA SCIENTIFICA

Inviato da autonomix | 12 Feb, 2008

Federico, ecco il video della Scientifica
Il cadavere e i dubbi di quella mattina

Aldrovandi, il video della Scientifica

di Massimo Russo

ROMA - Il corpo di Federico Aldrovandi è per terra, la maglietta rialzata sul torace, il viso tumefatto, insanguinato e coperto di ecchimosi. Le mani sono graffiate, dietro la testa macchie di sangue. E ancora schizzi poco distante, sull'asfalto, e sulla portiera destra di una volante del 113. L'auto è ammaccata: ci sono tracce di urti sul cofano poco sotto il parabrezza, sulla fiancata posteriore destra, e dietro, sul baule.

Si vede tutto questo in un filmato di dodici minuti girato dalla Scientifica il 25 settembre del 2005 a Ferrara, in via dell'Ippodromo. E' la mattina in cui Federico, 18 anni, studente incensurato, morì durante un fermo di polizia. Le immagini, delle quali pubblichiamo un estratto di quattro minuti senza audio, sono state acquisite nel processo che vede imputati per omicidio colposo quattro agenti intervenuti quella mattina.

Nel video la luce del sole è ancora bassa, sul posto alcuni poliziotti: si sente una risata, una telefonata in cui si chiede di chiamare un funzionario, frasi in cui si parla di un portafoglio. Dialoghi che dovranno essere filtrati con attenzione per capire se possano offrire elementi nuovi per le indagini. Nei fotogrammi originali c'è anche un taglio, non è dato sapere se casuale o inserito per eliminare alcune immagini o suoni catturati dal microfono della videocamera. Più avanti si avvertono anche singhiozzi e parole smozzicate: "Sono un genitore anch'io".

A una cinquantina di metri di distanza un'altra macchia cerchiata con il gesso sull'asfalto. A sinistra, su una panchina in un giardinetto, un cellulare, probabilmente quello di Federico. "Lo abbiamo chiamato molte volte quella mattina", ricorda al telefono la mamma, Patrizia Moretti. "Era lì per terra, e non lo avremmo saputo per cinque ore. Ci hanno avvisato solo alle 10:45, dicendoci che era morto per un malore. Che nessuno lo aveva toccato". E invece in una telefonata, anch'essa acquisita agli atti, gli investigatori tra loro parlano subito di una colluttazione.

Nella vicenda di Federico i tempi sono un elemento chiave. E' in corso un'inchiesta parallela della magistratura per chiarire eventuali manomissioni al registro in cui vennero annotati gli orari degli interventi delle volanti, sul quale sono state rinvenute cancellature. Aldro, come veniva chiamato dagli amici, muore qualche minuto dopo le sei. Il medico legale lo vedrà solo tre ore dopo, in una situazione in cui diversi particolari sembrano essere differenti da quelli di questo filmato. In cui mancano anche i due manganelli rotti durante lo scontro tra il giovane e i poliziotti. Spunteranno in questura nel pomeriggio.

Gli interrogativi da sciogliere sono ancora molti. Alcuni saranno posti ai protagonisti della vicenda già domani, durante una nuova udienza del processo. Ieri sera, intanto, Patrizia Moretti è intervenuta di nuovo a "Chi l'ha visto" su Rai Tre.

"Non gli hanno messo nemmeno un lenzuolo addosso, era lì abbandonato", ha commentato con la voce rotta. "Come facevano a ridere davanti a un ragazzo morto?".

Il blog della mamma di Federico Aldrovandi
Foto

(12 febbraio 2008)

NEWS E AGGIORNAMENTI: articoli dei media dopo il corteo di Bologna

Inviato da autonomix | 12 Feb, 2008

http://qn.quotidiano.net/2008/02/11/64248-nicola_manifestare_fare_apologia_reato.shtml Di Nicola: "Ok manifestare, ma non fare apologia di reato" Pugno duro contro gli anarchici anche da parte della Procura: "Contrasto di tutte le forme di violenza e massima apertura alla manifestazione di opinioni. Ma una cosa e' esprimere un'opinione e una cosa e' fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva". Il che significa, tra le righe, che il Questore avra' le punizioni dure che invoca Bologna, 11 febbraio 2008 - Il Questore Francesco Cirillo chiede punizioni severe per il corteo anarchico e la Procura di Bologna risponde che anche questa volta si muovera' secondo le proprie posizioni, che e' lo stesso procuratore capo Enrico Di Nicola a ribadire: "Contrasto di tutte le forme di violenza e massima apertura alla manifestazione di opinioni". Dove pero', e' la postilla di Di Nicola, "una cosa e' esprimere un'opinione e una cosa e' fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva". Il che significa, tra le righe, che il Questore avra' le punizioni dure che invoca. "Non sono tenero- assicura infatti il numero uno di piazza Trento Trieste- l'importante e' che l'autorita' si esprima nel rigore assoluto dell'applicazione della legge". Sara' lui stesso, annuncia poi, a esaminare personalmente "tutte le risultanze" che arriveranno da parte della Digos sulla manifestazione anarchica di sabato pomeriggio. Ma in Procura, per ora, non e' ancora arrivato nulla. Informato per il momento solo preliminarmente dal pm di turno (Antonello Gustapane) e dal numero uno della Digos Vincenzo Ciarambino, il procuratore capo di Bologna si limita per ora a dire di essere "lieto che non ci siano stati danni a persone e rilevanti danni alle cose". Questo, precisa subito, "rispetto a quelli che si potevano anche prevedere". Insomma, "dal punto di vista dell'ordine pubblico non ci sono stati disordini e questo e' un fatto positivo". Cio' non toglie che siano successe cose che non gli sono piaciute, in particolare l'episodio delle bandiere della Resistenza di porta Lame a cui gli anarchici hanno appiccato il fuoco. "E' un fatto che non mi piace- dice a questo proposito Di Nicola- bruciare le bandiere e' la manifestazione di un atteggiamento che io considero di violenza verso la Costituzione". Il rogo delle bandiere, ma anche la rappresaglia nei confronti del camera-man della Rai, colpito da una pioggia di accendini per indurlo a smettere di riprendere. Sono entrambi atteggiamenti, dice ancora il procuratore capo, "che vanno contro la democrazia e in quanto tali vanno puniti". Ecco perche' Di Nicola assicura che "la valutazione sara' molto severa, soprattutto quando si tratta di beni tutelati in via primaria dalla Costituzione". Lo e' la bandiera, prosegue il numero uno di piazza Trento Trieste, che "e' citata nell'articolo 12 della Costituzione e rappresenta l'unita' e il simbolo della Repubblica italiana, basata sulla Resistenza". Un bene intoccabile, per il procuratore di Bologna, cosi' come intoccabile- conclude riferendosi all'episodio del camera-man colpito "mentre faceva il suo dovere di informare"- deve essere la liberta' di informazione, salvaguardata dall'articolo 21. A parte questo primo giudizio sommario, pero', il procuratore Di Nicola ripete piu' volte di voler "aspettare tutte le informazioni della Digos" prima di pronunciarsi. "Piu' sono gli elementi di conoscenza, maggiore e' la possibilita' di valutare", afferma il numero uno di piazza Trento Trieste. "Ho gia' dato ordine di ricevere tutti gli elementi di prova acquisiti, le denunce che si sentiranno di fare e le registrazioni, dove ci sono, dei momenti importanti. Esaminero' personalmente tutte le risultanze, ma prima attendo il maggior numero di elementi di valutazione ed e' per questo che non ho messo fretta alle forze dell'ordine". ++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++ http://www.emilianet.it/Sezione.jsp?titolo=Bologna.%20Dure%20misure%20nei%20confronti%20del%20corteo%20degli%20anarchici&idSezione=17049&idSezioneRif=2 Dure misure nei confronti del corteo degli anarchici Il questore annuncia fermi provvedimenti. Cofferati: il Comune si costituirà parte civile contro i promotori BOLOGNA (11 feb. 2008) - Provvedimenti 'fermi e duri' contro gli autori dei danneggiamenti avvenuti durante il corteo degli anarchici di sabato scorso. A invocarli è il Questore di Bologna, Francesco Cirillo, precisando che la Digos ha già mandato una prima informativa alla Procura, e altre seguiranno. "Le identificazioni sono in corso, anche perché la maggior parte dei manifestanti era di fuori Bologna - spiega Cirillo - ma di certo le singole responsabilità saranno attribuite. Ci auguriamo che le misure siano adatte a quello che hanno fatto, del resto anche in passato le misure della Procura sono state abbastanza ferme e dure". Il Questore ha precisato che nel primo resoconto inviato all'Autorità gli investigatori della Digos hanno ricostruito i fatti, successivamente verranno approfonditi tutti i singoli episodi e le responsabilità, dai danneggiamenti di bancomat e telecamere, all'imbrattamento dei muri. "La Procura deciderà i provvedimenti, ma l'auspicio - ha concluso - che ogni atto venga punito nella giusta misura". Il corteo di sabato, organizzato dagli anarchici del coordinamento 'Rompere il silenzio', ha visto sfilare oltre 500 persone dal centro di Bologna a Piazza dell'Unità, per protestare "contro la repressione e per chiedere libertà per i 'compagni' in carcere". Tra gli atti vandalici compiuti lungo il percorso, sono state distrutte le telecamere di una filiale Unicredit ed é stato gettato letame contro un paio di agenzie interinali nei pressi di piazza XX Settembre. Domenica, il coordinatore del Partito Democratico di Bologna Andrea De Maria ha parlato di "inaccettabile intolleranza di un piccolo gruppo di estremisti", stigmatizzando in particolare l'atto vandalico compiuto contro il monumento ai Partigiani in piazza dell'Unità che ricorda la battaglia della Bolognina. Il Comune di Bologna si costituirà parte civile contro i promotori della manifestazione anarchica di sabato scorso. E' l'intenzione del sindaco Sergio Cofferati il quale ha aggiunto che partirà immediatamente l'opera di ripulitura "di tutte le scritte lasciate da una brutta manifestazione, a partire da quelle più oltraggiose". Secondo Cofferati, che non ha voluto entrare nel merito del corteo ("Ognuno è libero di dire quello che vuole e di assumersi le proprie responsabilità"), "é stata una brutta manifestazione perché non rispettosa della città e dei suoi valori, a cominciare da quelli fondativi". Dunque, ha continuato il sindaco, "non appena sarà quantificato il danno, il Comune si costituirà parte civile contro i promotori".

 

Dure misure nei confronti del corteo degli anarchici
Il questore annuncia fermi provvedimenti. Cofferati: il Comune si costituirà parte civile contro i promotori

BOLOGNA (11 feb. 2008) - Provvedimenti 'fermi e duri' contro gli autori dei danneggiamenti avvenuti durante il corteo degli anarchici di sabato scorso. A invocarli è il Questore di Bologna, Francesco Cirillo, precisando che la Digos ha già mandato una prima informativa alla Procura, e altre seguiranno.

"Le identificazioni sono in corso, anche perché la maggior parte dei manifestanti era di fuori Bologna - spiega Cirillo - ma di certo le singole responsabilità saranno attribuite. Ci auguriamo che le misure siano adatte a quello che hanno fatto, del resto anche in passato le misure della Procura sono state abbastanza ferme e dure". Il Questore ha precisato che nel primo resoconto inviato all'Autorità gli investigatori della Digos hanno ricostruito i fatti, successivamente verranno approfonditi tutti i singoli episodi e le responsabilità, dai danneggiamenti di bancomat e telecamere, all'imbrattamento dei muri. "La Procura deciderà i provvedimenti, ma l'auspicio - ha concluso - che ogni atto venga punito nella giusta misura".

Il corteo di sabato, organizzato dagli anarchici del coordinamento 'Rompere il silenzio', ha visto sfilare oltre 500 persone dal centro di Bologna a Piazza dell'Unità, per protestare "contro la repressione e per chiedere libertà per i 'compagni' in carcere". Tra gli atti vandalici compiuti lungo il percorso, sono state distrutte le telecamere di una filiale Unicredit ed é stato gettato letame contro un paio di agenzie interinali nei pressi di piazza XX Settembre.

Domenica, il coordinatore del Partito Democratico di Bologna Andrea De Maria ha parlato di "inaccettabile intolleranza di un piccolo gruppo di estremisti", stigmatizzando in particolare l'atto vandalico compiuto contro il monumento ai Partigiani in piazza dell'Unità che ricorda la battaglia della Bolognina.

Il Comune di Bologna si costituirà parte civile contro i promotori della manifestazione anarchica di sabato scorso. E' l'intenzione del sindaco Sergio Cofferati il quale ha aggiunto che partirà immediatamente l'opera di ripulitura "di tutte le scritte lasciate da una brutta manifestazione, a partire da quelle più oltraggiose". Secondo Cofferati, che non ha voluto entrare nel merito del corteo ("Ognuno è libero di dire quello che vuole e di assumersi le proprie responsabilità"), "é stata una brutta manifestazione perché non rispettosa della città e dei suoi valori, a cominciare da quelli fondativi". Dunque, ha continuato il sindaco, "non appena sarà quantificato il danno, il Comune si costituirà parte civile contro i promotori".

( EmiliaNet )


CORTEO ANARCHICI
Di Nicola: "Ok manifestare, ma non fare apologia di reato"

Pugno duro contro gli anarchici anche da parte della Procura: "Contrasto di tutte le forme di violenza e massima apertura alla manifestazione di opinioni. Ma una cosa e' esprimere un'opinione e una cosa e' fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva". Il che significa, tra le righe, che il Questore avra' le punizioni dure che invoca

Il Procuratore capo di Bologna Enrico Di Nicola Bologna, 11 febbraio 2008 - Il Questore Francesco Cirillo chiede punizioni severe per il corteo anarchico e la Procura di Bologna risponde che anche questa volta si muovera' secondo le proprie posizioni, che e' lo stesso procuratore capo Enrico Di Nicola a ribadire: "Contrasto di tutte le forme di violenza e massima apertura alla manifestazione di opinioni". Dove pero', e' la postilla di Di Nicola, "una cosa e' esprimere un'opinione e una cosa e' fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva". Il che significa, tra le righe, che il Questore avra' le punizioni dure che invoca.

"Non sono tenero- assicura infatti il numero uno di piazza Trento Trieste- l'importante e' che l'autorita' si esprima nel rigore assoluto dell'applicazione della legge". Sara' lui stesso, annuncia poi, a esaminare personalmente "tutte le risultanze" che arriveranno da parte della Digos sulla manifestazione anarchica di sabato pomeriggio.
Ma in Procura, per ora, non e' ancora arrivato nulla.
Informato per il momento solo preliminarmente dal pm di turno (Antonello Gustapane) e dal numero uno della Digos Vincenzo Ciarambino, il procuratore capo di Bologna si limita per ora a dire di essere "lieto che non ci siano stati danni a persone e rilevanti danni alle cose". Questo, precisa subito, "rispetto a quelli che si potevano anche prevedere".

Insomma, "dal punto di vista dell'ordine pubblico non ci sono stati disordini e questo e' un fatto positivo". Cio' non toglie che siano successe cose che non gli sono piaciute, in particolare l'episodio delle bandiere della Resistenza di porta Lame a cui gli anarchici hanno appiccato il fuoco. "E' un fatto che non mi piace- dice a questo proposito Di Nicola- bruciare le bandiere e' la manifestazione di un atteggiamento che io considero di violenza verso la Costituzione".

Il rogo delle bandiere, ma anche la rappresaglia nei confronti del camera-man della Rai, colpito da una pioggia di accendini per indurlo a smettere di riprendere.
Sono entrambi atteggiamenti, dice ancora il procuratore capo, "che vanno contro la democrazia e in quanto tali vanno puniti".
Ecco perche' Di Nicola assicura che "la valutazione sara' molto severa, soprattutto quando si tratta di beni tutelati in via primaria dalla Costituzione". Lo e' la bandiera, prosegue il numero uno di piazza Trento Trieste, che "e' citata nell'articolo 12 della Costituzione e rappresenta l'unita' e il simbolo della Repubblica italiana, basata sulla Resistenza". Un bene intoccabile, per il procuratore di Bologna, cosi' come intoccabile- conclude riferendosi all'episodio del camera-man colpito "mentre faceva il suo dovere di informare"- deve essere la liberta' di informazione, salvaguardata dall'articolo 21.

A parte questo primo giudizio sommario, pero', il procuratore Di Nicola ripete piu' volte di voler "aspettare tutte le informazioni della Digos" prima di pronunciarsi. "Piu' sono gli elementi di conoscenza, maggiore e' la possibilita' di valutare", afferma il numero uno di piazza Trento Trieste. "Ho gia' dato ordine di ricevere tutti gli elementi di prova acquisiti, le denunce che si sentiranno di fare e le registrazioni, dove ci sono, dei momenti importanti.
Esaminero' personalmente tutte le risultanze, ma prima attendo il maggior numero di elementi di valutazione ed e' per questo che non ho messo fretta alle forze dell'ordine".

( Il resto del Carlino )


Sfila l'esercito degli anarchici. Offese e bestemmie sui muri

Avevano promesso di essere in 800. Sono poco piu' della meta' gli anarchici sfilati in corteo oggi pomeriggio a Bologna. Nessun incidente accompagna pero' la parata di bandiere rossonere, che parte dalle Due Torri intorno alle 15.45. Ma, un'ora dopo, un manipolo riesce comunque a distinguersi: berretti e cappelli a nascondere il volto, in una decina si staccano dalla testa del corteo e prendono d'assalto la filiale Carisbo di via Irnerio: del blitz restano una postazione bancomat devastata e andata letteralmente in fumo; pugni, bastonate e pure letame scaraventato contro le vetrate della banca. La polizia, con tre blindati a guardare le spalle del gruppo appiedato, osserva da lontano, prende nota e immortala i vandali in qualche scatto fotografico.

Quando invece il piccolo esercito anarchico aveva iniziato a muoversi, erano stati un paio di insoliti "imbianchini" ad entrare in azione: tute arancioni e volto semi-coperto, "armati" di un lunghissimo rullo oscurano con vernice scura tutte le telecamere di videosorveglianza piazzate lungo via Zamboni fino a piazza Verdi. Non hanno risparmiato nessuno dei 12 obiettivi collegati direttamente con la Questura.
Piu' che rabbia, abbondano le bottiglie di birra, servite da un camper e da un carrello della spesa adattato alla bisogna. Il serpentone di giovanissimi "arrabbiati" ne ha comunque per tutti.
Dai politici ("La sicurezza dei padroni uccide", recita uno striscione in testa al gruppo) alla chiesa: sulle mura di quella di Santa Maria e San Domenico di Mascarella, nella via omonima, hanno lasciato da una parte la scritta nera "Clero uguale Fascio infame", dall'altra una bestemmia, "impreziosita" dalla dotta rivisitazione di uno slogan fascista.

Il plotone anarchico arriva in fretta in piazza Verdi, teatro della rissa con la polizia dell'ottobre scorso, costato prima il carcere a cinque ragazzi e poi gli arresti domiciliari concessi a tre di loro. Il fiume di giovani non ha dimenticato: lungo il passaggio in Largo Respighi lascia un'interminabile serie di slogan contro la Polizia ("Piu' sbirri morti"; "10,100,1000 Raciti", l'immancabile "Acab"). In via Mascarella cambiano addirittura la toponomastica: sulle targhe con il nome della via issano a destra il cartello "Via Francesco Lorusso, ucciso dai Carabinieri l'11 marzo 1977"; a sinistra, invece, attaccano il foglio con su scritto "Piazza Federico Aldrovandi, ucciso a 18 anni dalla Polizia". Tocca a via Irnerio.

Prima dell'assalto alla Carisbo, e' la volta di una sede di Adecco: con spray nero gli anarchici lasciano l'enorme scritta "m..." sulla vetrata dell'agenzia di lavoro interinale.
All'altezza di via Indipendenza gli anarchici provano a chiedere solidarieta' alla citta'.
"Unitevi a noi" urlano dai megafoni. Ma Bologna sembra piu' interessata allo shopping nella vicina Piazzola. Quando il corteo svolta in direzione della stazione, sullo sfondo restano soltanto una lunga colonna di auto e di clacson spazientiti.
Immediate le prime reazioni politiche. "Sono arrivati i Lanzichenecchi. E' inaccettabile", grida Daniele Carella, capogruppo di Forza Italia. Sulla protesta anarchica l'azzurro, allertato dalle telefonate di numerosi cittadini, ha gia' raccolto un "copioso- racconta- materiale fotografico" che portera' lunedi' prossimo nell'aula del Consiglio comunale.

Fonte: Il Carlino


"Chiederemo i danni agli anarchici"
Il Comune si costituisce parte civile. Caccia ai responsabili

Tutti contro gli anarchici. Ha cominciato il questore Francesco Cirillo a invocare «provvedimenti fermi e duri» contro gli autori dei danneggiamenti avvenuti durante il corteo degli anarchici di sabato scorso. Gli hanno risposto indirettamente il procuratore Enrico Di Nicola confermando la linea della Procura e il sindaco Sergio Cofferati, che ha annunciato la mossa del Comune di costituirsi parte civile per una «brutta manifestazione». Un corteo durante il quale sono stati vergati 1200 metri quadrati di scritte spesso oltraggiose, rovinati bancomat e sedi di agenzie interinali e gettato letame alle banche, bruciata il tricolore partigiano al monumento della «battaglia della Bolognina» in piazza Unità, oscurato telecamere di controllo e minacciato di oscurare telecamere della Rai.

La Digos è al lavoro per identificare gli autori dei reati, «di certo le singole responsabilità saranno attribuite - assicura il Questore -. Ci auguriamo che le misure siano adatte a quello che hanno fatto, del resto anche in passato le misure della Procura sono state abbastanza ferme e dure». Il procuratore Di Nicola ha spiegato la sua linea di intervento, pur dichiarando di non aver ancora avuto modo di leggere l´informativa della Digos e di non conoscere quindi i fatti di sabato se non per una sommaria informazione ricevuta sia dal pm di turno Antonello Gustapane sia dal capo della Digos Vincenzo Ciarambino: «La Procura contrasta tutte le forme di violenza e contemporaneamente crede nella massima apertura alle manifestazioni di opinione». Però «una cosa è esprimere un´opinione e una cosa è fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva».

Dopo aver espresso una parziale soddisfazione dal punto di vista dall´ordine pubblico («sono lieto che non ci siano stati danni a persone e rilevanti danni alle cose»), Di Nicola stigmatizza alcuni episodi accaduti, come la bandiera italiana e europea bruciate in piazza dell´Unità: «Bruciare le bandiere non mi piace affatto, è un atteggiamento di violenza verso la Costituzione». Così come contro la Costituzione, per via dell´articolo 21 sulla libertà di informazione, è impedire le riprese tv all´operatore Rai, oggetto di lancio di monetine e insulti.

Contro una «brutta manifestazione che ha lasciato scritte oltraggiose» da ripulire al più presto, si scaglia il sindaco Cofferati. Il Comune di Bologna si costituirà parte civile contro i promotori della manifestazione anarchica. Per Cofferati «è stata una brutta manifestazione perchè non rispettosa della città e dei suoi valori, a cominciare da quelli fondativi». Di conseguenza, «non appena sarà quantificato il danno, il Comune si costituirà parte civile contro i promotori». Il Pd di Bologna torna a criticare le forze dell´ordine, dopo la polemica sulla Street Parade, per aver consentito questa «marcia incivile». «Auspico che nel futuro vi sia da parte delle forze dell´ordine la massima attenzione e capacità di intervento», ha detto in consiglio comunale Leonardo Barcelò, «affinchè non si ripetano manifestazioni autorizzate nelle quali sia permesso impunemente tenere comportamenti palesemente illegali e oltraggiare i simboli dello Stato e della Resistenza». Angelo Piazza, deputato socialista, non è invece d´accordo sulle critica alla polizia.

(12 febbraio 2008)

fonte repubblica.it


Bologna: corteo anarchici di sabato, aperta inchiesta

Sono 11 i reati per i quali il Procuratore di Bologna ha aperto un fascicolo sul corteo anarchico di sabato scorso. Dal danneggiamento aggravato all'imbrattamento aggravato, dal danneggiamento e vilipendio alla bandiera alla violenza o minaccia a pubblico ufficiale, dall'istigazione a delinquere e istigazione a disobbedire alle leggi alla violenza privata.

Il fascicolo, che è stato affidato al Pm Luca Tampieri, è stato aperto contro ignoti, visto che al momento non c'è nessun identificato, anche perchè i partecipanti al corteo avevano quasi tutti capo e volto coperti.

Durante il corteo, che era partito dal centro della cittaà per raggiungere piazza dell'Unità, sono stati prodotti danni a bancomat e telecamere, tracciate scritte minacciose sui muri, bruciata la bandiera italiana al monumento che ricorda la battaglia partigiana della Bolognina, e sono state lanciate monetine verso un operatore televisivo.

''Ho detto agli investigatori - ha spiegato Di Nicola - che bisogna identificare ogni comportamento attribuendolo ad un soggetto preciso. Non si tratta di un lavoro precipitoso, ma di un lavoro accurato e preciso. Andranno visionate tutte le registrazioni del corteo''.

fonte bologna2000

 

ORA E SEMPRE NO TAV!!

Inviato da autonomix | 12 Feb, 2008
una valle pentita? NO! UNA VALLE CHE RESISTE!

|febbraio 08 Valle di Susa| Da oltre due settimane i media hanno iniziato a tessere una campagna dis-informativa sulla Valle di Susa come non accadeva da tempo. Prendendo spunto da un lavoro orchestrato dalla lobby del tav e da patetiche forme di ri-aggancio della politica istituzionale, coadiuvata dall'ingenuità (si spera) di alcuni sindaci della valle, abbiamo assistito a titoli dei tg e dei giornali del genere "i no tav pentiti" "dalle barricate al si tav per il lavoro", "è l'ora del dialogo i no tav cambiano idea" ecc... Tutto nasce da un consiglio comunale che si è tenuto a Susa poche settimane fa dove la minoranza, interprete del malcontento di qualche imprenditore, ha convocato il consiglio per parlare di lavoro e tav, o meglio di quanto non lavoro sta generando il movimento no tav. Operazione di bassa lega ma graffiante. Dopo qualche giorno oltre a riprendere il consiglio alcuni media, nella fattispecie il tg5, confezionano un servizio che spiega attraverso le interviste mirate, di come non ci siano più no tav in Valle di Susa. Poi si arriva al Corriere della sera che entra nel dibattito intervistando alcuni sindaci e il presidente della comuntà montana A.Ferrentino che sinceramente dichiarano oggi di non voler più scendere in piazza, di preferire i tavoli del governo e dell'osservatorio, di aver commesso errori al pari del governo precedente. Salvo poi capovolgere la situazione giorni dopo dalle colonne di Liberazione dove Ferrentino torna barricadero. MIstero della politica.

Sta di fatto che un lavoro in piedi cìè e in molti ci partecipano. E il movimento? Sta a guardare? Al contrario! Con due iniziative il movimento alza la voce e lo fa prendendosi visibilità. Innanzitutto convocando un presidio in contemporanea al tavolo politico di palazzo chigi di mercoled'13 febbraio, dove una delegazione di amministratori andrà a incontrare il governo (quale?), e come vuole la tradizione in piazza a Condove i "Galli" si prepaparano; e l'altra lanciando la campagna" compra un posto in prima fila", una sottoscrizione popolare utile a divenire proprietari (tutti insieme) dei terreni di Chiomonte (la Colombera) che secondo il tracciato presentato in sede europea dovrebber essere poi espropriati per costruire il megatunnel.

Il movimento così agisce e reagisce, come sempre, tornando a muovere la differenza e la contrapposizione, dimostrandosi radicato e radicale, aspettando le elezioni dopo aver visto passare l'ennesimo govewrno di turno senza impiantare un cantiere.

(pubblichiamo in coda i due articoli citati)

|INIZIATIVE|

13 Febbraio 2008
NO TAV Condove Valle di Susa presidio in concomitanza con il tavolo politico di Roma
,

MERCOLEDI' 13 FEBBRAIO DALLE ORE 17 IN POI TUTTI A CONDOVE IN PIAZZA MARTIRI DELLA LIBERTA'IN COLLEGAMENTO CON ROMA

NO TAV: PARTE LA CAMPAGNA "COMPRA UN POSTO IN PRIMA FILA!"

|MATERIALI|

>>>AAA, vendesi terreno No Tav (da la stampa)

 

>>> DA IL CORRIERE DELLA SERA

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-02-04 num: - pag: 1
autore: di ALESSANDRA MANGIAROTTI categoria: REDAZIONALE
Val di Susa Il pentimento dei no-Tav: ci porta lavoro
SUSA — Due anni dopo i blocchi stradali e le barricate, i no-Tav si pentono: «Non marciamo più, quel Treno porta lavoro». PAGINA 25
Val di Susa L'ex capopopolo Ferrentino: è finito il tempo di urlare «Quel treno ci porta lavoro» Ora i no-Tav si pentono. Sindaci, commercianti, casalinghe: non marciamo più

DAL NOSTRO INVIATO

SUSA — Sala consiliare del Comune di Susa, la sorpresa: «Mi chiamo Patrizia Ferrarini, sono un'albergatrice, voglio la Torino-Lione e vi dico il perché: ci porterà lavoro». Qualche centinaio di metri più in là, bar della piazza, lo stupore: «Sono Lella, ho 41 anni, ho marciato contro l'alta velocità, ma oggi non lo farei più: troppe strumentalizzazioni, ora voglio capire». Ancora due passi verso la Dora, edicola sul ponte, la meraviglia: «Sono Lucia, Lucia Barbaro, ho 55 anni, e anch'io ho manifestato ("distribuiva pure il tè caldo", sorride Luca, il figlio), ma ora credo che della Tav abbiamo bisogno».
Benvenuti nella Val di Susa due anni dopo la fase barricadera della protesta no-Tav. Nella Val di Susa dove la crisi di governo spacca. Divide. Con da una parte i duri e puri che brindano al «dio Mastella»: «Un altro governo che non porta a casa la Torino-Lione». E dall'altra un popolo variegato di «sì», «se», e «no» Tav che guarda a Roma con preoccupazione: «Qui rischiamo di dover ricominciare daccapo». Un popolo fatto di sindaci, commercianti e imprenditori sì-Tav usciti allo scoperto. Ma soprattutto di valsusini che oggi non marcerebbero più perché hanno cambiato idea (pochi) o perché un'idea precisa devono ancora farsela (i più). «Figli del dialogo», per dirla come Luigi Bobbio, professore di Scienza politica dell'Università di Torino. Che spiega: «Finito il muro contro muro si inizia a disegnare insieme una strada condivisa ».
Antonio Ferrentino è stato il sindaco capopopolo nell'autunno caldo della protesta no-Tav. Oggi è uno dei più accaniti sostenitori dell'osservatorio tecnico (con all'attivo il più alto numero di gomme d'auto tagliate): «Anch'io non scenderei più in piazza. E centinaia di persone me lo vengono a dire: "ho marciato, ora non marcerei"». Il perché? «E' finito il tempo di urlare moriremo tutti d'amianto (le cose

sbagliate le ha dette il governo, le abbiamo dette noi), ora si parla di ragioni vere e priorità. Non possiamo condannare la valle alla marginalità». Priorità, vale a dire: «Il potenziamento della linea, il nodo di Torino». E il maxi-tunnel? «Non è prioritario, ma se servirà se ne discuterà. Un referendum che non riduca il tutto a no-Tav sì-Tav ci riserverebbe sorprese». Parole sante anche per il sindaco di Venaus Nilo Durbiano: «Quel tunnel oggi continua a non servire, nemmeno se sbuca a Chiomonte. Ma non mi sento di dire che tra 30 anni sarà così.
E la strada per capirlo non è più la piazza». «Anche perché la piazza è stata troppo radicalizzata, ha accolto tutti i no d'Italia e le famiglie non ci si riconoscono più. Io ho marciato e non lo rifarei. Semmai penso a un progetto di rilancio della valle», aggiunge il sindaco di Chiomonte, il berlusconiano Renzo Pinard.
Nel partito dei «convertiti al sì senza se e ma» c'è Gianluca Ibba, immobiliarista. «Se ho marciato? Certo, c'era tutta la valle. Troppe strumentalizzazioni, poi ho deciso da me». Leonardo, 52 anni, una stazione Tamoil sulla statale 24, si definisce ora un sì-Tav con qualche «ma»: «Bisogna pensare al futuro dei figli, certo, ma anche a farli mangiare». Carlo Gottero, 60 anni, vivaista di Rivoli e assessore all'Agricoltura della bassa-valle si presenta invece come «no-Tav che vuole negoziare»: «E' il momento del tavolo, non della piazza». Anche se qualcuno, a dire il vero, alla piazza ci pensa. E' Rodolfo Greco, 54 anni, della Cgil-Fillea. «Marceremo con la nostra bandiera: sì al lavoro in Val di Susa», anticipa snocciolando i numeri delle sue ragioni: «386 disoccupati a Susa, più altri 27 della Italcoge; 2.861 nel comprensorio ». «Sono tanti quelli che alla Tav iniziano a pensarci ». E alcuni, a dire il vero, ci hanno sempre pensato. Solo che ora lo dicono apertamente: commercianti, artigiani, imprenditori. Uno per tutti, il presidente dell'Ascom Marco Cossa: «Quelle barricate ci hanno fatto male. La Tav invece può farci bene, e non solo grazie ai suoi cantieri».
Il riferimento è al piano strategico che dovrebbe essere messo a punto dall'osservatorio tecnico. Con la crisi di governo il tavolo politico è stato rinviato, il mandato pure. «Un piano di sviluppo socio-economico dove la Tav è solo uno degli elementi» spiega il presidente dell'osservatorio Mario Virano. Con due scenari che potrebbero essere presentati per l'estate e poi sottoposti a referendum: «La valle, da Settimo al confine, con o senza la nuova linea».Alessandra Mangiarotti

>>DA LIBERAZIONE

Il leader dei NoTav smentisce il Corriere della sera - Ferrentino: «In Valsusa nessun cantiere. Mai»
La struttura che determina le sovrastrutture. L'analisi marxista applicata alla questione Tav in val Susa significa che la crisi economica sta determinando un radicale cambio di atteggiamento degli oppositori al super treno? Questo si potrebbe evincere dopo un articolo apparso ieri sul Corriere della Sera che racconta di conversioni in corso che nemmeno san Paolo. L'economia di valle ristagna, avanti con il cemento della megaopera. A dirlo sarebbero un po' tutti, perfino gente che una volta si mise sulle barricate. In testa all'esercito dei convertiti, sempre secondo il Corriere, nientemeno che Antonio Ferrentino.

Secondo il Corriere della Sera in val Susa sono diventati quasi tutti sostenitori del progetto tav... lei per primo

Quella della giornalista è una ricostruzione falsa ed artificiosa che non rispecchia assolutamente la mia idea e quella della valle. Non c'è stata alcune conversione. Siamo totalmente contrari all'apertura di qualsiasi cantiere, anche piccolo. Siamo disponibili a discutere se fare il Tav non come...

A che punto è il lavoro dell'osservatorio?
L'osservatorio ha prodotto dei buoni risultati ed il suo lavoro deve proseguire. Al momento attuale tutti coloro che sono seduti al tavolo riconoscono che non esiste nessuna necessità di una infrastruttura come il Tav. La linea attuale è sfruttata al 25% della sua potenzialità. Tutti siamo disponibile a potenziare la fruizione dell'attuale ferrovia, tenendo conto che i veri nodi strategici sono a Torino e a Chambery.

Il ministro Di Pietro ha parlato di uso della forza per far rispettare la volontà dello Stato...
Parole dette sicuramente in un momento di stanchezza. Non è pensabile che un ministro pensi di imporre manu militari un'infrastruttura che un'intera popolazione rifiuta. E' necessario continuare con il confronto evitando sparate buone solo per i titoli dei giornali.

Quale influenza ha la caduta del governo sulla vicenda Tav?
Penso nessuna. Spero che l'osservatorio continui il suo lavoro. Fino a questo momento si è rivelato uno strumento prezioso per comprendere molti aspetti che erano stati valutati superficialmente.

Se vince Berlusconi tornerà la repressione poliziesca in Val Susa?
Non credo. La lezione dell'autunno 2005 è stata salutare. Una eventuale militarizzazione del territorio come allora non farebbe altro che produrre sollevazioni popolari. Anche qualora tornassero ministri alla Lunardi sicuramente non attuerebbero strategie così scriteriate.

Domanda secca: nel 2020 viaggeremo in Val Susa attraverso una galleria?
Sicuramente viaggeremo in galleria, utilizzeremo quella già oggi esistente. Sulla linea storica oggi transitano settantaquattro treni mentre potrebbero passarne oltre duecentoventi. Il problema è politico non infrastrutturale. Se si vuole un vero trasferimento modale delle merci qualche governo dovrà scontrarsi con la lobby degli autotrasportatori che già adesso è sul piede di guerra per altri motivi. Non sarà un percorso semplice.

Ha ricevuto proposte dal Pd in questo giorni?
Assolutamente no, anche perché io mi riconosco nella sinistra arcobaleno.

Se le chiedessero di candidarsi alle prossime elezioni politiche?
Valuterei la proposta.

Se andiamo alle elezioni ti aspetti di nuovo una sinistra di governo o una di opposizione? E in ogni caso è meglio una sinistra unita?
Anche in caso di sconfitta è bene che la sinistra rimanga unita, in tutte le sue componenti. Non condivido l'affondo di Veltroni che prevede un partito Democratico che corre da solo, sarebbe un indebolimento drammatico. Sono sicuro che una sinistra unita sia capace di fare gli interessi del paese anche se sta all'opposizione.

da liberazione
Maurizio Pagliassotti
Torino
05/02/2008