All’attenzione dell’A.N.P.I. e di tutti gli antifascisti

Inviato da autonomix | 14 Feb, 2008

All’attenzione dell’A.N.P.I. e di tutti gli antifascisti

Sentiamo l’esigenza di chiarire quanto accaduto in Piazza dell’Unità al termine del corteo “Rompiamo il silenzio”, che si è tenuto sabato 9 febbraio a Bologna. Un corteo che ha voluto riportare nelle strade temi importanti, quali la lotta alla repressione e la solidarietà. Solidarietà con chi viene arrestato perché di fronte a soprusi che reputa intollerabili non resta indifferente ma sceglie di mettersi in gioco e interviene.
La manifestazione si è conclusa in Piazza dell’Unità, dove sono stati bruciati un tricolore e una bandiera dell’unione europea, posti dietro ai due canestri del campo da basket.
Vorremmo precisare che il gesto non era intenzionalmente rivolto contro l’associazione nazionale partigiani, ma... se è stato bruciato il tricolore è perché per noi viene istintivo collegarlo con repressione e oppressione. Perché è la bandiera che “adorna” i carri armati delle truppe di occupazione. Perché è la bandiera che sventola davanti ai C.P.T., come quello di Via Mattei, posti in cui gli immigrati vengono rinchiusi per la sola colpa di non avere in tasca il pezzo di carta giusto. Perché è cucito sulle spalle di ogni carabiniere e di tutti coloro che portano una divisa, che oggi come allora sono soliti obbedir tacendo. Perché è cucito sulle spalle di troppi neofascisti.

Non volevamo bruciare una bandiera dell’A.N.P.I. abbiamo capito che erano state messe lì da voi solo troppo tardi. Mentre la notizia riportata dai giornali secondo cui anche la lapide sarebbe stata danneggiata è falsa, come poteva verificare chiunque si fosse recato direttamente sul posto.
Certo non volevamo e non vogliamo offendere chi ha combattuto con le armi contro i nazi-fascisti. Ci dispiace di aver provocato questo malinteso e per questo vi chiediamo scusa.

Invece non ci interessa minimamente chiedere scusa a chi starnazza sentenze sul senso civico, mentre approva le guerre e resta passivo di fronte allo stillicidio di morti sul lavoro. Crediamo che il fascismo non sia morto con la Liberazione, ma che sia implicitamente ed esplicitamente sopravvissuto nelle istituzioni di Stato. Per noi l’antifascismo non è finito, e la Resistenza non è solo una bandiera.

Coordinamento Rompere il Silenzio – Bologna, 10 febbraio 2008

Milano - 11 marzo, giudici: «Scempio voluto da tutti»

Inviato da autonomix | 14 Feb, 2008

Sentenza della prima Corte d'appello di Milano
Confermate le condanne a quattro anni per 15 imputati, due assolti e uno assolto dal reato di devastazione ma condannato a quattro mesi

Fu uno «scempio», per i giudici della prima Corte d'appello di Milano, quello compiuto in corso Buenos Aires la mattina dell'11 marzo 2006, nel corso di una manifestazione dei centri sociali che protestavano contro il corteo della Fiamma Tricolore che si sarebbe svolto poco distante nel pomeriggio dello stesso giorno. Per quei fatti, qualificati come devastazione, la Corte d'appello ha confermato le condanne a quattro anni di reclusione nei confronti di 15 imputati, mentre due persone sono state assolte in secondo grado e una è stata assolta dal reato di devastazione e condannata a quattro mesi per un reato minore. «Ad avviso di questa Corte - scrivono i giudici - proprio la contestaualità di tempo e di luogo tra le condotte che hanno portato prima all'erezione della barricata e poi allo scempio di cui si è detto, induce a ravvisare, anche in capo a coloro che non hanno compiuto direttamente episodi violenti, la prova certa non solo della consapevolezza ma anche del proposito di contribuire a quanto stava accadendo».

LA SENTENZA - I giudici parlano anche di «accertata preordinazione» dei fatti, che videro la parte iniziale di corso Buenos Aires trasformata in vero campo di battaglia con lancio di molotov, bulloni, una bomba carta, auto incendiate, un centro elettorale di An devastato dalle fiamme. È di tutta evidenza, secondo la Corte, che quanto accaduto in seguito alle prime forme di protesta «alle spalle della barricata, in un tratto di strada ben delimitato, con manifestazioni particolarmente spettacolari e violente, non può essere sfuggito alla comprensione dei manifestanti presenti, che, permanendo nel gruppo e adottando una condotta attiva e partecipe, hanno così inteso dare il loro contributo all'azione criminosa in essere, ormai definitasi nella portata e nei precisi contorni». La condotta di chi era in quel momento dietro la barricata pur «non compiendo direttamente atti di violenza» ha finito per «influire sulla mente e sulle condotte materiali degli atti di devastazione e incendio, rafforzando la loro psiche e garantendo, con la sua presenza, la forza numerica e la compattezza del gruppo stesso e, quindi, in definitiva, il buon esito della protesta, nelle sue forme estreme».

14 febbraio 2008

Sorvegliare, in special modo

Inviato da autonomix | 14 Feb, 2008

L'11 febbraio scorso, un anarchico, già sottoposto da un anno a sorveglianza speciale - misura di isolamento sociale e limitazione della libertà che affonda le sue radici nei codici fascisti - è stato condannato per altri otto mesi alla medesima misura repressiva perché "con un atteggiamento di repulsione delle prescrizioni imposte," non ha minimamente cercato di allontanarsi dal movimento anarco-insurrezionalista, ma anzi ha mantenuto saldi i rapporti con esso. Questo scrive il Pubblico Ministero. Ad un attacco così motivato, la magistratura, che non perde occasione per sbandierare la propria autonomia a difesa della democrazia, poteva rispondere in due modi. Poteva dire che le idee, in questo caso quelle anarchiche, sono punibili e reprimibili in quanto tali o affermare che le idee non si toccano. Hanno scelto la prima aggrappandosi a una delle prescrizioni della misura di prevenzione, quella che dice "non dare ragione di sospetti."

I LORO SOSPETTI

IL SOSPETTO che occupare uno spazio in disuso possa diventare una possibilità per tessere dei rapporti reali, non basati sul denaro ma sull'autogestione.
IL SOSPETTO che pronunciare un no secco alla costruzione di basi e cittadelle militari possa minare un ordine mondiale basato su guerre di conquista.
IL SOSPETTO che esistano individui per i quali le toghe e le divise non meritano alcun rispetto.
IL SOSPETTO che, oggi, parlare di libertà sia un attacco al totalitarismo definito democrazia.
IL SOSPETTO che le idee tendano irresistibilmente a diventare azione.

LE NOSTRE CERTEZZE
LA CERTEZZA che l'arma silenziosa dell'isolamento, carcerario e sociale, sia inutile contro chi non si uniforma.
LA CERTEZZA che la magistratura, alla faccia della sua sbandierata indipendenza sia in realtà un organo al servizio del potere politico, poliziesco e mafioso.
LA CERTEZZA che uno Stato in guerra come l'Italia, oggi impegnata su almeno venti fronti, abbia la necessità di zittire ogni voce di dissenso interna.
LA CERTEZZA che il malcontento generale e la ribellione nei confronti di un mondo che ormai fa schifo siano sempre più diffusi e incontrollabili.
LA CERTEZZA che la solidarietà sconfigge la repressione, perché i rapporti nati nell'opporsi ad un sistema di coercizione non si possono spezzare.
LA CERTEZZA che i continui attacchi repressivi, gli arresti, i fogli di via e gli avvisi orali, distribuiti in tutta Italia, non possano uccidere il nostro desiderio di libertà.

Vorrebbero che abiurassimo le nostre idee, vorrebbero che ci pentissimo delle nostre scelte di vita, vorrebbero farla finita con chi urla il proprio dissenso, vorrebbero relegarci tutti al guardare in silenzio da una finestra.
Hanno dimenticato una cosa: la passione per la libertà è più forte di qualsiasi isolamento.

Anarchici insuscettibili di ravvedimento

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Giornata di mobilitazione nazionale contro la repressione

Inviato da autonomix | 14 Feb, 2008
[Euskal Herria] Giornata di mobilitazione nazionale contro la repressione e lo stato d'eccezione: scontri, arresti, blocchi, barricate


14 febbraio 2008 - Dopo l'impennata repressiva dell'ultima settimana, le condizioni minime per potere ancora parlare di uno stato di diritto sembrano venir meno nel territorio rivndicato dai baschi come Euskadi.

Tra venerdì 8 e marted' 12 febbraio, sono stati a decine gli arresti di militanti baschi della sinistra indipendentista (abertzale); nuovi coordinamenti elettorali sono stati sospesi dalla "concorrenza democratica". A gestire questa manovra, ancora una volta, il super-giudice Baltazar Garzon, emblema e simbolo di una "sinistra" cultura giustizialista che sembra fare scuola. Dietro le sue operazioni repressive, la convinzione che tutto in Euskal Herria sia "Eta".
In questi anni tutti i settori della vita politica e sociale in cui si esprime l'indipendentismo di sinistra (e non solo) sono stati metodicamente smantellati, colpiti e repressi dal super-giudice applicando la nota tecnica contro-insurrezionale secondo la quale "bisigna togliere l'acqua in cui il pesce galleggia".

Un capolavoro di cultura giuridica che pone però qualche problema: se tutto quel che si muove nei Paesi Baschi è Eta (cosa improbabile dentro una cultura politica dinamica e fortemente articolata in diverse posizioni come è quella basca) - se anch questo assunto fosse vero, ciò equivarrebbe a dire che Eta rappresenta una parte consistente del popolo basco, con tutte le conseguenze (e il bisogno) di un approccio necessariamente "politico" alla "questione basca".
Ma Garzon e Zapatero non la pensano così!
Il presidente spagnolo sta anzi preparando la sua futura ri-elezione a suon di dichiarazioni anti_Eta ribadendo che, in caso di sua rielezione, non ci saranno alcube trattative con i "terrorosti". In Spagna la campagna anti-Eta funziona sempre in termini elettorali.

> Ascolta l'intervista con Nicola La Torre da Bilbao


La risposta di un popolo: una nazione bloccata!

Da questa mattina la nazione basca sta riempendo le strade, le piazze, le ferrovie e le principali vie di comunicazione dei Paesi Baschi del Sud (quelli sotto controllo spagnolo). Una mobilitazione indetta come "sciopero generale contro la repressione" per dire NO allo stato d'eccezione con cui il governo centrale spagnolo sta strozzando ogni ambito della vita civile basca.

> Spot video per la manifestazione di oggi


Oltra ai cortei autorizzati dislocati nei principali centri urbani (il più grosso corteo mattutino si è tenuto a Donostia-San Sebastian) ci sono stati blocchi
e barricate lungo alcune tratte ferroviarie e stradali.
Gli arresti si contano già a decine ma sono certamente destinati ad aumentare visto che le manifestazioni del pomeriggio sono tutte vietate.

> Video di azioni di blocco stradale

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