Milano - 11 marzo, giudici: «Scempio voluto da tutti»

Inviato da autonomix | 14 Feb, 2008

Sentenza della prima Corte d'appello di Milano
Confermate le condanne a quattro anni per 15 imputati, due assolti e uno assolto dal reato di devastazione ma condannato a quattro mesi

Fu uno «scempio», per i giudici della prima Corte d'appello di Milano, quello compiuto in corso Buenos Aires la mattina dell'11 marzo 2006, nel corso di una manifestazione dei centri sociali che protestavano contro il corteo della Fiamma Tricolore che si sarebbe svolto poco distante nel pomeriggio dello stesso giorno. Per quei fatti, qualificati come devastazione, la Corte d'appello ha confermato le condanne a quattro anni di reclusione nei confronti di 15 imputati, mentre due persone sono state assolte in secondo grado e una è stata assolta dal reato di devastazione e condannata a quattro mesi per un reato minore. «Ad avviso di questa Corte - scrivono i giudici - proprio la contestaualità di tempo e di luogo tra le condotte che hanno portato prima all'erezione della barricata e poi allo scempio di cui si è detto, induce a ravvisare, anche in capo a coloro che non hanno compiuto direttamente episodi violenti, la prova certa non solo della consapevolezza ma anche del proposito di contribuire a quanto stava accadendo».

LA SENTENZA - I giudici parlano anche di «accertata preordinazione» dei fatti, che videro la parte iniziale di corso Buenos Aires trasformata in vero campo di battaglia con lancio di molotov, bulloni, una bomba carta, auto incendiate, un centro elettorale di An devastato dalle fiamme. È di tutta evidenza, secondo la Corte, che quanto accaduto in seguito alle prime forme di protesta «alle spalle della barricata, in un tratto di strada ben delimitato, con manifestazioni particolarmente spettacolari e violente, non può essere sfuggito alla comprensione dei manifestanti presenti, che, permanendo nel gruppo e adottando una condotta attiva e partecipe, hanno così inteso dare il loro contributo all'azione criminosa in essere, ormai definitasi nella portata e nei precisi contorni». La condotta di chi era in quel momento dietro la barricata pur «non compiendo direttamente atti di violenza» ha finito per «influire sulla mente e sulle condotte materiali degli atti di devastazione e incendio, rafforzando la loro psiche e garantendo, con la sua presenza, la forza numerica e la compattezza del gruppo stesso e, quindi, in definitiva, il buon esito della protesta, nelle sue forme estreme».

14 febbraio 2008

Sorvegliare, in special modo

Inviato da autonomix | 14 Feb, 2008

L'11 febbraio scorso, un anarchico, già sottoposto da un anno a sorveglianza speciale - misura di isolamento sociale e limitazione della libertà che affonda le sue radici nei codici fascisti - è stato condannato per altri otto mesi alla medesima misura repressiva perché "con un atteggiamento di repulsione delle prescrizioni imposte," non ha minimamente cercato di allontanarsi dal movimento anarco-insurrezionalista, ma anzi ha mantenuto saldi i rapporti con esso. Questo scrive il Pubblico Ministero. Ad un attacco così motivato, la magistratura, che non perde occasione per sbandierare la propria autonomia a difesa della democrazia, poteva rispondere in due modi. Poteva dire che le idee, in questo caso quelle anarchiche, sono punibili e reprimibili in quanto tali o affermare che le idee non si toccano. Hanno scelto la prima aggrappandosi a una delle prescrizioni della misura di prevenzione, quella che dice "non dare ragione di sospetti."

I LORO SOSPETTI

IL SOSPETTO che occupare uno spazio in disuso possa diventare una possibilità per tessere dei rapporti reali, non basati sul denaro ma sull'autogestione.
IL SOSPETTO che pronunciare un no secco alla costruzione di basi e cittadelle militari possa minare un ordine mondiale basato su guerre di conquista.
IL SOSPETTO che esistano individui per i quali le toghe e le divise non meritano alcun rispetto.
IL SOSPETTO che, oggi, parlare di libertà sia un attacco al totalitarismo definito democrazia.
IL SOSPETTO che le idee tendano irresistibilmente a diventare azione.

LE NOSTRE CERTEZZE
LA CERTEZZA che l'arma silenziosa dell'isolamento, carcerario e sociale, sia inutile contro chi non si uniforma.
LA CERTEZZA che la magistratura, alla faccia della sua sbandierata indipendenza sia in realtà un organo al servizio del potere politico, poliziesco e mafioso.
LA CERTEZZA che uno Stato in guerra come l'Italia, oggi impegnata su almeno venti fronti, abbia la necessità di zittire ogni voce di dissenso interna.
LA CERTEZZA che il malcontento generale e la ribellione nei confronti di un mondo che ormai fa schifo siano sempre più diffusi e incontrollabili.
LA CERTEZZA che la solidarietà sconfigge la repressione, perché i rapporti nati nell'opporsi ad un sistema di coercizione non si possono spezzare.
LA CERTEZZA che i continui attacchi repressivi, gli arresti, i fogli di via e gli avvisi orali, distribuiti in tutta Italia, non possano uccidere il nostro desiderio di libertà.

Vorrebbero che abiurassimo le nostre idee, vorrebbero che ci pentissimo delle nostre scelte di vita, vorrebbero farla finita con chi urla il proprio dissenso, vorrebbero relegarci tutti al guardare in silenzio da una finestra.
Hanno dimenticato una cosa: la passione per la libertà è più forte di qualsiasi isolamento.

Anarchici insuscettibili di ravvedimento

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Giornata di mobilitazione nazionale contro la repressione

Inviato da autonomix | 14 Feb, 2008
[Euskal Herria] Giornata di mobilitazione nazionale contro la repressione e lo stato d'eccezione: scontri, arresti, blocchi, barricate


14 febbraio 2008 - Dopo l'impennata repressiva dell'ultima settimana, le condizioni minime per potere ancora parlare di uno stato di diritto sembrano venir meno nel territorio rivndicato dai baschi come Euskadi.

Tra venerdì 8 e marted' 12 febbraio, sono stati a decine gli arresti di militanti baschi della sinistra indipendentista (abertzale); nuovi coordinamenti elettorali sono stati sospesi dalla "concorrenza democratica". A gestire questa manovra, ancora una volta, il super-giudice Baltazar Garzon, emblema e simbolo di una "sinistra" cultura giustizialista che sembra fare scuola. Dietro le sue operazioni repressive, la convinzione che tutto in Euskal Herria sia "Eta".
In questi anni tutti i settori della vita politica e sociale in cui si esprime l'indipendentismo di sinistra (e non solo) sono stati metodicamente smantellati, colpiti e repressi dal super-giudice applicando la nota tecnica contro-insurrezionale secondo la quale "bisigna togliere l'acqua in cui il pesce galleggia".

Un capolavoro di cultura giuridica che pone però qualche problema: se tutto quel che si muove nei Paesi Baschi è Eta (cosa improbabile dentro una cultura politica dinamica e fortemente articolata in diverse posizioni come è quella basca) - se anch questo assunto fosse vero, ciò equivarrebbe a dire che Eta rappresenta una parte consistente del popolo basco, con tutte le conseguenze (e il bisogno) di un approccio necessariamente "politico" alla "questione basca".
Ma Garzon e Zapatero non la pensano così!
Il presidente spagnolo sta anzi preparando la sua futura ri-elezione a suon di dichiarazioni anti_Eta ribadendo che, in caso di sua rielezione, non ci saranno alcube trattative con i "terrorosti". In Spagna la campagna anti-Eta funziona sempre in termini elettorali.

> Ascolta l'intervista con Nicola La Torre da Bilbao


La risposta di un popolo: una nazione bloccata!

Da questa mattina la nazione basca sta riempendo le strade, le piazze, le ferrovie e le principali vie di comunicazione dei Paesi Baschi del Sud (quelli sotto controllo spagnolo). Una mobilitazione indetta come "sciopero generale contro la repressione" per dire NO allo stato d'eccezione con cui il governo centrale spagnolo sta strozzando ogni ambito della vita civile basca.

> Spot video per la manifestazione di oggi


Oltra ai cortei autorizzati dislocati nei principali centri urbani (il più grosso corteo mattutino si è tenuto a Donostia-San Sebastian) ci sono stati blocchi
e barricate lungo alcune tratte ferroviarie e stradali.
Gli arresti si contano già a decine ma sono certamente destinati ad aumentare visto che le manifestazioni del pomeriggio sono tutte vietate.

> Video di azioni di blocco stradale

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Copertura in tempo reale sui siti :

Bologna - Manifestazione degli anarchici: condanna del Consiglio Provinciale

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008

Bologna - Gli atti di vandalismo avvenuti a Bologna durante la manifestazione organizzata dai gruppi anarchici sabato scorso, sono stati condannanti ieri dal Consiglio provinciale in un ordine del giorno presentato da An e FI, emendato dal Pd e sottoscritto anche dall’IdV. Il testo è stato approvato con 25 voti favorevoli (Sd, Pd, FI, An, IdV) e 6 contrari (Sd, Prc, PdCi, Verdi).

Nel documento si condannano, tra l’altro, gli atti rivolti contro il monumento che ricorda la battaglia della Bolognina e si “apprezza la posizione assunta dagli organi di Stato decisi a perseguire i numerosi e ingiustificabili eccessi operati dai manifestanti”.
L’odg inoltre si augura che “non abbiano più a verificarsi episodi di tal genere che offendono la memorie di chi è caduto battendosi per la libertà di tutti gli italiani, anche attraverso una forte ed efficace forma di prevenzione da parte delle autorità preposte, per assicurare ai cittadini bolognesi il diritto di vivere in sicurezza”.

Sullo stesso argomento era stato presentato dai gruppi Sd, Rc, PdCi e Verdi, un altro ordine del giorno che è stato però respinto.
Anch’esso condannava gli atti di vandalismo, in particolare quelli contro il monumento che ricorda la battaglia partigiana della Bolognina, auspicando che nel futuro “le autorità preposte agiscano con rigore contro ogni atto di intolleranza che, in questo caso come nei casi di aggressioni e pestaggi a danno di militanti di sinistra, rende insopportabile il clima della convivenza della città di Bologna e offende la memoria di chi è caduto battendosi per la libertà di tutti gli italiani”.

La Calabria nelle mani della francese Veolia: Mdt e Csoa Cartella

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008

La Calabria nelle mani della francese Veolia
Il grande business privato - pubblico della gestione di acqua e di rifiuti
Pagheremo anche l'aria?

presidio

In Contrada Cicerna, in prossimità del mostro che stiamo presidiando da più di 20 giorni, ci sono dei cartelli che indicano la strada verso "l'impianto di Trattamento RSU e termovalorizzazione CDR di Gioia Tauro": i cartelli sono intestati al gruppo francese VEOLIA - Servizi Ambientali.

Ma cos'è la Veolia?

È la più grande multinazionale al mondo per quel che riguarda la gestione del bene più prezioso, l'acqua, e la seconda per quel che riguarda invece, la gestione dei rifiuti. Noi calabresi la dovremmo conoscere bene, visto che è "padrona" della nostra acqua e da qualche mese, è diventata proprietaria anche della TEC, la SpA che gestisce il ciclo dei rifiuti per Calabria Sud - uno dei due "sistemi" impiantistici previsti dal piano regionale rifiuti per la Calabria.

Eppure pochi sanno che la nostra acqua è stata privatizzata, come pochi sanno che qualche giorno fa 6 importanti manager di Acqualatina, la società di gestione del servizio idrico nel capoluogo pontino, sono stati arrestati: tra questi Raimondo Besson, ormai ex amministratore delegato della So.Ri.Cal, e Jean Louis Marie Pons, rappresentante in Italia di Veolia.

La So.Ri.Cal S.p.A. è una società mista pubblico-privata con il 53,5% del capitale sociale detenuto dalla Regione Calabria (con piccole quote dalle Province e dall'ANCI regionale), ed il rimanente 46,5% dalla Acque di Calabria S.p.A..

Costituita il 26 febbraio 2003, dal 1 novembre del 2004 gestisce il complesso acquedottistico regionale, l'approvvigionamento idrico e la fornitura all'ingrosso di acqua potabile ai comuni ed altri enti. Questa gestione avrà una durata di 30 anni.

Originariamente Acque di Calabria S.p.A., che era costituita da Enel Ydro e dall'Acquedotto Pugliese, entra in So.Ri.Cal con il 49% azionario ma non sborsa un solo euro, pronta però a essere solvente con il recupero delle tariffe, man mano che saranno pagate. In seguito l'Acquedotto Pugliese ha venduto le sue quote a Enel Ydro che è rimasto quindi unico socio. Il 22 dicembre 2004 la  Veolia ha acquistato il 100% del capitale di Enel Ydro.

La privatizzazione del settore significa aumento delle tariffe, anche se nel contratto con la So.Ri.Cal era previsto che queste restassero bloccate fino al 2008, se non a fronte di un reale miglioramento della qualità del servizio. Eppure le tariffe sono aumentate annualmente mentre del "reale miglioramento" del servizio non si è vista traccia. Al contrario leggiamo sui giornali di prese di posizione di uomini politici, e anche di dipendenti della ex-Casmez, che denunciano scarsa manutenzione sugli impianti con il rischio di perdere un ingente patrimonio pubblico.

E le tariffe sono destinate a subire un ulteriore e sostanziale aumento. A questo proposito è interessantissimo lo stralcio di un intervento del consigliere regionale Abramo, ex-sindaco di Catanzaro e candidato del centro-destra a ricoprire il ruolo di governatore, che ne auspicava una discussione in Consiglio, durante la seduta del 10 novembre 2006: «...vi garantisco che i comuni con il piano industriale previsto dalla Sorical che oggi fanno pagare ai propri concittadini l'acqua al costo di 280 di vecchie lire al metro cubo (quindi € 0,14), non sopporteranno dal punto di vista economico le 2.400 lire (€ 1,24) che sono state previste nel piano industriale della Sorical. [...] Se non discuteremo di queste problematiche, rischiamo di avere un territorio e soprattutto di avere comuni che rischiano il dissesto finanziario. Tutti e 409 comuni della Calabria».

Raimondo Besson era un importante dirigente dell'ufficio regionale del Lazio che, all'epoca della giunta Badaloni, si occupò del disegno degli ambiti idrici e della legge regionale che regolamenta l'acqua laziale. I consiglieri d'amministrazione di parte privata passano quindi da un gestore all'altro, mentre le diverse imprese controllate da Veolia si scambiano consulenze e sistemi gestionali: tanto per fare un esempio la stessa Acqualatina, il cui 49% è in mano alla Veolia, ha venduto nel 2005 consulenze alla So.Ri.Cal per 514 mila euro.

Veolia quando entra nelle gestioni miste promette di apportare le competenze e spesso vince le gare grazie a questa promessa. Peccato che i costi di queste consulenze e dei gettoni di presenza dei consiglieri che girano l'Italia portino ad aumenti e a «squilibri finanziari» che i comuni saranno costretti a ripianare. Sono proprio questi appalti "particolari", considerati truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, a spingere la Procura di Latina ad emanare le 6 ordinanze di custodia cautelare.

Il 31 maggio del 2007, gli organi di informazione finanziaria salutano con entusiasmo la notizia dell'acquisto da parte di Veolia, del 75% dell'azienda di gestione rifiuti spezzina TM.T., di proprietà di Termomeccanica. Questa partecipazione potrà essere portata al 100% entro il 2012. La TM.T ha realizzato nel 2006 un fatturato proforma di 97 milioni. Tenuto conto dei progetti in corso, questa cifra dovrebbe subire una "crescita significativa nel corso dei prossimi anni e raggiungerà circa 200 milioni nel 2011", ha precisato Veolia.

Ciò ha comportato che l'88,98% della TEC S.p.A. è passato di mano, arrivando in quelle avide dei nostri "amici" d'oltralpe. Ma il passaggio azionario non è bastato a sanare il pesante conflitto di interessi tra la TEC e le società miste per la raccolta di rifiuti: sia Piana Ambiente che Fata Morgana sono controllate, come partner privati, dalla Termomeccanica, padrona ancora del 25% di TM.T. e con tutto l'interesse a incrementare gli utili dell'unico inceneritore del meridione.

Le "buone intenzioni" della Veolia si sono evidenziate a Napoli, dove si era, in un primo tempo, ritirata dalla gara d'appalto per la gestione dei rifiuti campani e per la costruzione di tre nuovi inceneritori, salvo poi rientrare in grande stile. Motivo di questo colpo di scena? Il bravo Prodi, prima di farsi da parte, ha lasciato l'ultimo regalino: ha firmato il decreto per sbloccare i contributi alla costruzione degli inceneritori, quei Cip6 che i cittadini pagano per le energie rinnovabili e che l'Italia, oggetto per questo di procedure di infrazione da parte dell'Unione Euroepa, usa per finanziare anche gli inceneritori. Se non ci fossero questi finanziamenti, il 7% delle nostre bollette Enel, i "termovalorizzatori" non sarebbero appetibili per gli investitori privati: sono i Cip6 che valorizzano i rifiuti per i privati, che ci guadagnano 55 euro per ogni tonnellata incenerita.

L'ennesima riprova che l'incenerimento dei rifiuti è solo un grande business, buono ad attrarre le grandi multinazionali straniere tornate a colonizzare i nostri territori.

Dal Presidio Permanente di Contrada Cicerna
 
www.csoacartella.org
www.mdtcalabria.org 

Bloccato uno fratto a Palermo

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008
Bloccato uno fratto a Palermo


|Palermo 13.2|
L’ennesimo sfratto è stato bloccato dal Comitato Autorganizzato Senza Casa che ormai da diversi mesi porta avanti una campagna contro gli sfratti e organizza blocchi degli stessi.
Ieri mattina decine di famiglie di senza casa sono riuscite a bloccare uno sfratto esecutivo posticipandolo di circa due mesi. E’ chiaro comunque che questa non è una soluzione definitiva perche ‘ i palazzinari e i proprietari di casa che vorranno ristrutturare gli appartamenti per poi affittarli a prezzi altissimi, saranno determinati ad entrare presto in possesso degli alloggi con quintali di Polizia al seguito; proprio per questo il Comitato Autorganizzato dei senza casa lavora costantemente ad un monitoraggio di tutti gli alloggi sfitti in città da poter occupare dando una soluzione al problema casa e saltando la mediazione con quelle istituzioni che sono le principali responsabili di questa situazione e di tante altre emergenze sociali a Palermo e nel resto del Meridione.

>> ascolta/scarica a lato l’intervista con Michele del Comitato Autorganizzato Senza Casa



Segue il documento del Comitato sull’emergenza abitativa a Palermo

Note sull’ Emergenza Casa a Palermo

L’emergenza casa è ormai endemica nella città di Palermo come in tutta Italia.
Sono più di 60 mila le famiglie che attendono di avere una casa popolare in tutta la Sicilia e oltre la metà sono concentrate nelle 3 grandi città, Palermo,Messina e Catania.
Nonostante l’emergenza abitativa cresca di anno in anno, pochi sono gli interventi delle istituzioni in questo ambito: risale al ’98 l’ultimo grande piano di edilizia residenziale messo in piedi dalla Regione salvo stanziare 10 milioni di euro lo scorso anno per realizzare alloggi dove non servono, cioè nei piccoli comuni dell’entroterra siciliano (1700 sono gli alloggi sfitti nella provincia di Trapani, 436 nella provincia di Catania e così via)
Da una ricerca sul fabbisogno abitativo, condotta dall'Università di Palermo, risulta che da qui al 2011 occorrerebbero 18.000 alloggi, cioè bisognerebbe disporre di 3.000 alloggi l’anno.Lagiunta comunale non ha nessun programma per fare fronte a questo fabbisogno.
”Gli abusivi” come vengono classificati dalle istituzioni, cioè gli occupanti di case popolari assegnate ad altri, sono 3.500.
Dal 2005 al 2008 dovrebbero essere pronti 680 alloggi con interventi di edilizia sovvenzionata.
Nel centro storico, in gran parte ancora con le rovine della guerra, si concentra un patrimonio edilizio di 10.000 alloggi, molti dei quali degradati, fatiscenti e disabitati. Il Comune in tre anni ha realizzato solo 69 alloggi ERP (Edilizia residenziale pubblica).
A Palermo la risposta dell’amministrazione comunale nonostante esistano , liste d’attesa infinite per l’assegnazione di una casa, 10 mila famiglie in graduatoria più altre 2 mila che nemmeno fanno domanda, è la vendita del patrimonio
pubblico a privati e l’espulsione dei proletari dal centro storico. L’assetto della città cambia in base alle regole del mercato edilizio e, nonostante gli innumerevoli tentativi di contrattazione e di dialogo che, nel tempo, abbiamo cercato di instaurare con l’amministrazione comunale, questa si è sempre dimostrata sorda di fronte alla rivendicazione di un diritto fondamentale. In questo contesto infatti 7 anni fa è nata a Palermo la prima esperienza di lotta per il diritto alla casa. L’occupazione, andata avanti per un mese, della cattedrale di Palermo e di altri luoghi simbolo della speculazione edilizia e della malsana gestione dell’emergenza casa, manifestazioni cittadine, presidi e blocchi stradali,tavoli di trattative e liste di emergenza sono stati il mezzo per fare pressione sull’amministrazione comunale perché trovasse una soluzione all’emergenza. Anche l’utilizzo dei beni confiscati alla mafia come soluzione provvisoria nell’attesa di assegnazioni definitive è stata una conquista dei movimenti di lotta che, negli anni , hanno ottenuto dei risultati concreti.
Con il passare del tempo, però, le pratiche della contrattazione e della richiesta si sono rivelate fallimentari. La controparte, l’amministrazione comunale, si è rivelata sempre più trincerata dietro la sua posizione di potere, negando ogni possibilità di dialogo , ostentando i rapporti di forza con minacce di repressione. L’amministrazione comunale dimostra la sua non volontà di affrontare in modo concreto l’emergenza abitativa in svariati modi: quando fa promesse per reprimere la lotta; quando concede le briciole svilendo la dignità di chi rivendica un diritto e facendo leva sui bisogni; quando, soprattutto, nega l’esistenza di beni di proprietà del comune da adibire ad abitazione.
In questo
contesto nessuna contrattazione è possibile . Le case ci sono e ce le prendiamo.
Da ciò nasce l’esigenza di abbandonare alcune pratiche per intraprenderne altre che siano più radicali e concrete. Riappropriarsi degli spazi e garantire a se e ai propri figli il diritto alla casa significa ribaltare i rapporti di forza e sfuggire al ricatto di chi crede di poter speculare sui bisogni dei proletari. La lotta per la casa è uno dei terreni di intervento e pratica politica che a Palermo ha contribuito in questi anni maggiormente a tenere vivo il livello del conflitto sociale. Innanzi tutto bisogna ribadire che la lotta per la casa deve necessariamente inserirsi, almeno in prospettiva, in un percorso più ampio mirato alla riappropriazione del reddito al di fuori e oltre il lavoro essendo l’emergenza abitativa un elemento cardine della contraddizione capitale-lavoro. Il bisogno casa dunque non può in alcun modo essere scisso da altri percorsi che corrono su binari vicini. Anzi se la lotta per la casa ha un valore aggiunto è proprio perché rappresenta un percorso potenzialmente unificante per proletari/e che vivono situazioni differenti. In questa fase, il problema casa va ad investire fasce di persone altrimenti non abituate a percepirsi come sfruttati/e, e quindi tradizionalmente poco interessate a forme conflittuali di lotta.
In una città in cui il mercato immobiliare è completamente in mano agli speculatori, fasce sempre più ampie della popolazione sono escluse dalla possibilità di acquistare o affittare un appartamento in città. Sempre più persone sono allontanate dal tessuto urbano verso le nuove periferie situate nell'hinterland provinciale. Chi , in qualche modo, si rifiuta di abbandonare la città, sempre più frequentemente opera scelte come la coabitazione o si sobbarca il peso di un affitto o di un mutuo
pari o quasi al proprio reddito mensile.
Una lotta basata sulla riappropriazione pura e semplice, appare ben più realistica di alcune piattaforme rivendicative volte al riconoscimento istituzionale del "diritto alla casa" e alla mediazione con le istituzioni.
Su un livello più generale, riteniamo limitante un piano di intervento meramente rivendicativo in quanto rischia di presupporre di fatto le istituzioni come tramite per il soddisfacimento dei bisogni di classe. E’ ancora centrale che i percorsi di lotta debbano essere autonomi e contrapposti alle istituzioni che esistono in quanto enti gestori degli interessi di padroni e speculatori.
Ad un anno e mezzo circa di distanza dalle ultime elezioni politiche, il governo Prodi non ha mostrato nessun segno di discontinuità con i precedenti governi sul tema delle politiche abitative.
Poco o niente è stato fatto per affrontare una situazione che diviene di giorno in giorno sempre più disastrosa ed esplosiva; una vera e propria emergenza sociale senza freni e paracadute.
Sempre più persone non ce la fanno più a pagare affitti impossibili, diventano insolventi di fronte a mutui a 25 o 30 anni che rappresentano delle vere e proprie ipoteche sulla vita; sempre più persone sono costrette a subire la violenza di uno sfratto (oltre il danno la beffa), a vivere in situazioni di coabitazione forzata o nelle nuove baraccopoli del 2000; sempre più persone non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese strette nella morsa del caro vita e della precarietà.

COMITATO AUTORGANIZZATO SENZA CASA - PALERMO
Sportello ogni Mercoledì dalle 11 alle 13
Presso il CSOA ExKarcere in via mongitore 77
isole.ecn.org/excarcere

Sito Internet: abitare.noblogs.org

Primo Comunicato de "La Boccia"

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008

Circolo Eva Leotta

ora La Boccia

Ci riprendiamo il Circolo “Eva Leotta” con la benedizione di Leotta! Visto che sono 38 anni che è in quartiere! Non vogliamo che pseudo comunisti o altri della Margherita o ingrassati potenti ci tolgano i pochi spazi per socializzare e incontrarci che avevamo e che avremo ancora... LEOTTA NON SI TOCCA!!! Perchè è un'idea. L'idea che abbiamo, fin da quando siamo nati qua in Parella, l’idea che possa esistere un posto aperto dove bere due birre e scambiarsi due parole imprecando dei padroni e del lavoro che ci dissangua. Leotta ha voluto assicurarsi che il circolo rimanga aperto ai giovani e ad anziani. Noi ci teniamo a continuare a realizzare questa idea: con le nostre energie, senza rompere i coglioni e senza guadagnarci sopra dei soldi. Il circolo è stato chiuso con la forza, guarda caso subito dopo che Leotta ha supportato gli operai che avevano occupato la fabbrica di casseforti qua in quartiere, la FIAMCA: i cui operai non hanno ricevuto il salario e non possono campare da più di un anno grazie ad un fallimento! I vari organi di informazione hanno taciuto pochi hanno dato solidarietà ed il premio per LEOTTA è stata la chiusura. Chissà quali altre speculazioni edilizie si celano dietro questa chiusura.Visto che la circoscrizione stessa non da segni di rispetto e tolleranza neanche a chi lotta per il proprio pane, e addirittura chiude uno spazio sociale lasciandolo inutilizzato: CE LO RIPRENDIAMO E LO RIAPRIAMO!

Ora irrompe e brucia di energia giovanile, Riapre: LA BOCCIA!!!

Via Giacomo Medici 121 Torino

gli amici di Leotta

Torino 8 Febbraio 2008

Sempre attivi dalla mattina fino alla sera i momenti di autocostruzione.

La Boccia Squat Via Giacomo Medici, 121 quartiere Parella http://www.informa-azione.info/files/boccia.jpg

Torino -- Nuovo sito TuttoSquat http://tuttosquat.net/

Tutti i Venerdì Dopo le 17:00 Ascolta TUTTOSQUAT Il Giornale Malandrino degli Squatters di Torino in radio & on web http://www.radioblackout.org/streaming/

Per Torino & Provincia 105.250 fm

FENIX! OSSERVATORIO ASTRONOMICO CONTRO LA REPRESSIONE http://www.inventati.org/fenix/links.php

Milano - Comunicato per processo d'appello sugli scontri all'ospedale S.Paolo

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008

Un anno e otto mesi è la pesante sentenza di primo grado inflitta a due dei quattro compagni imputati per i pestaggi all'ospedale S. Paolo di Milano. Con l'appello il PM richiede la stessa condanna per tutti e quattro.

I fatti si riferiscono alla notte del 16 Marzo quando fu assassinato Dax e furono feriti altri due compagni da parte di un terzetto familiare dedito al culto del fascismo e all'uso del coltello.

I compagni giunti sul luogo dell'aggressione si spostarono poi all'ospedale S. Paolo dove erano stati trasportati gli aggrediti. Lì, però, trovarono pattuglie di polizia e carabinieri che li aspettavano.

Di fronte alla richiesta di poter rimanere soli, la polizia iniziò a provocare arrivando a caricare fin dentro i locali del Pronto Soccorso con una ferocia tale da proseguire con una sistematica caccia all'uomo.

Una decina di amici di Dax riportarono ferite come la rottura di ossa in diverse parti del corpo.

Secondo la sentenza, queste lesioni se le sarebbero procurate da soli visto che uno solo degli agenti, sui tre imputati, si sarebbe macchiato del porto di arma impropria (girava con una mazza da baseball). Il resto delle forze dell'ordine, presenti numerose quella notte, sarebbe stato discreto osservatore dei pestaggi da "macelleria italiana".

Non sono pochi i casi in cui è stato possibile vedere le varie polizie in azione con metodi violentissimi, picchiando a sangue fino alla morte come nei recenti e noti casi della Diaz, del S. Paolo e di Aldrovandi.

La domanda che viene ripensando a tutte quelle situazioni è se queste aggressioni siano una pazzia individuale o siano accettate e consigliate dai comandi.

All'indomani dei pestaggi furono esemplari le dichiarazioni dell'allora Questore Buoncoraglio che giustificò l'operato degli agenti dicendo: “Stavano solo impedendo il trafugamento della salma”.

E per affidarci alle parole della magistratura, riportiamo parte delle motivazioni della sentenza: “...producevano una reazione da una parte inefficace, dall'altra eccessivamente dura da parte delle forze dell'Ordine, culminata nell'inseguimento all'interno del Pronto Soccorso di alcuni ragazzi che ivi si erano rifugiati e in indiscriminati comportamenti violenti (manganellate, calci e via esemplificando) non giustificati ne' da un'attuale opposizione dei singoli, ne' dalla necessita' di compiere un atto di ufficio, MA DI NATURA PURAMENTE INTIMIDATORIA E RITORSIVA”.

Dunque il 15 Febbraio ci sara' la seconda udienza di appello dei pestaggi del S. Paolo.

Vogliamo ringraziare i compagni e gli amici che ci sono stati vicini e che hanno seguito questa inquietante vicenda dal suo nascere ad oggi. Chi ha contribuito a ricostruire la verita' assoluta di quanto è successo ed il percorso collettivo del processo.

Vogliamo denunciare la pesantezza e l' insostenibilita' della sentenza di primo grado alla luce anche delle motivazioni dei giudici.

E, come fatto in passato, rimandiamo le responsabilita' oltre che alle pattuglie presenti anche ai loro vertici.

L'udienza è il 15 Febbraio ore 9 alla II Corte d'Assise al Tribunale di Milano. Facciamo una massiccia presenza in aula.

CON DAX NEL CUORE

Gli imputati

http://daxresiste.noblogs.org

OMICIDIO ALDROVANDI

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008

Video della polizia scientifica

Postato in Senza categoria il 12 Febbraio, 2008 --> -->

http://www.kataweb.it/articolo/2902373

Molto clamore ha avuto il video, visto per la prima volta in aula alla scorsa udienza, girato dall’agente di polizia scientifica dopo che l’ambulanza era andata via, ma prima, molto prima che arrivasse il medico legale, che è arrivato solo alle 9,30.

le immagini e i frammenti di dialoghi saranno certo discussi alla prossima udienza, il 13 febbraio, in cui sono convocati diversi funzionari, e soprattutto i vertici, della questura di due anni fa.

I dieci minuti di quella registrazione dichiarano apertamente quel che è stato fatto a Federico, mentre il suo cellulare squillava e noi lo stavamo cercando, e dichiarano anche l’abbandono e la desolazione in cui è stato lasciato, mentre i presenti, lontani in tutti i sensi, parlavano fra loro. Hanno parlato cinque ore, prima di venirci ad avvisare, e da quel momento hanno iniziato una serie di menzogne che purtroppo vediamo anche in aula.

Siamo comunque in Tribunale, davanti alla giustizia. Stabilirà il giudice se gli imputati saranno giudicati colpevoli.

Ma tutto il resto chi lo giudicherà?

Siamo cittadini normali, paghiamo le tasse. Di fronte a tutti gli errori, pasticci, omissioni e falsi che si sono accavallati in modo impressionante fin dai primi minuti dopo la morte di mio figlio, chi pagherà?

Se il magistrato non si è recato sul posto,

se addirittura l’ufficiale di polizia giudiziaria che avrebbe dovuto indagare ha confessato di aver contribuito a redigere lui stesso le relazioni di servizio degli indagati,

se sono scomparsi i manganelli,

se molte fotografie non sono state mai consegnate al pubblico ministero

chi ha fatto e permesso tutto questo possibile che non debba pagare?

oppure solo i normali cittadini se sbagliano devono pagare mentre chi non lo è ha licenza di uccidere

chiunque sbagli paga, loro non sono stati nemmeno sospesi, come succede per qualunque lavoro pubblico nell’attesa di un giudizio.

perchè questo per loro non vale? perchè ai loro amici è permesso intimidire e minacciare i testimoni impunemente? restano imperterriti al loro posto, a loro tutto è permesso, mentre i miei avvocati, per essersi dall’inizio ribellati alle falsità hanno un procedimento disciplinare in corso? tutto questo non è degno di un paese civile e democratico.

il processo avrà il suo corso, ma non possiamo ignorare come esso sia stato falsato da omissioni e falsi commessi in relazione all’indagine. Chi pagherà per questo?

Servizio di ”Chi l’ha visto?” dell’11 febbraio 2008. Contiene una parte di una interessante telefonata dal 113 al 112 alle 7,30 circa del 25 settembre 2005:

1^ parte

http://it.youtube.com/watch?v=C7q9PcmxfPo

2^ parte

http://it.youtube.com/watch?v=5LX8O0yUOPQ

 

 

Omicidio Aldrovandi: le verità taciute del nuovo video


Ferrara, febbraio 2008 - Spunta un video di dodici minuti registrato dalla Polizia Scientifica quando Federico era già cadavere, ma ancora disteso sull'asfalto, che aggiunge altro orrore alla tragica vicenda di Ferrara del 25 settembre 2005. Quel giorno appunto, come ormai tutti sanno Federico Aldrovandi, un ragazzo di diciotto anni viene ucciso senza motivo o forse bisogna ancora dire, viene trovato morto dopo un intervento della polizia. Queste immagini che verranno dibattute nell'udienza del 13 Febbraio sono girate prima dell'arrivo del medico legale (alle 9.30), e sono state acquisite durante il processo a carico di quattro agenti accusati di omicidio colposo. Le immagini documentano la scena del delitto si vedono una decina di poliziotti, si vede il volto tumefatto di Federico, le sue mani livide e sporche, il suo telefonino su una panchina molto distante dal suo corpo.

Non c'è la pozza di sangue accanto al suo volto, non ci sono manganelli rotti nelle vicinanze, e neanche il portafoglio di Federico. Elementi che nella ricostruzione portata dagli avvocati della famiglia di Federico, contrastano nettamente con le fotografie scattate dal medico legale dove il ragazzo lo vediamo poggiato vicino ad una grande macchia di sangue, e dove il suo portafoglio appare nella tasca del giubbotto, con i jeans slacciati mentre nel video appaiono ben allacciati. E inoltre i manganelli rotti durante la colluttazione tra gli agenti e il ragazzo, che compiono solo il pomeriggio in questura. Ancora ombre sui dialoghi del video che forse collegati a una telefonata, sembra che indichino di un colloquio con un magistrato e che se accertati chiarirebbero perché il pm di turno quella mattina non andò sul luogo del delitto. «Si è ammazzato da solo». «Qui ci vuole la benzina». Altre frasi, rumori e perfino risate di chi forse si credeva inattaccabile perché poliziotto.

Ma inattaccabili per questo caso lo sono sempre meno. E questo grazie ad una madre che sulla morte del figlio ha voluto vederci chiaro. Si è fatta protagonista, si è creata un blog, ha costruito intorno a lei una rete fatta di amici di Federico, fatta di madri che avevano già vissuto la sua esperienza, fatta di movimenti che hanno saputo ascoltarla. E così un semplice blog di protesta è diventato una grandissima manifestazione il 23 Settembre 2006, e così un caso già archiviato e adeguatamente insabbiato è tornato alla cronaca. Come alla cronaca deve tornare la legge Reale che da decenni in questo paese che permette l'incolumità dello Stato quando si fa assassino.

Per Federico, per Carlo, per Marcello, e per tutti gli altri...

>> Guarda il video



Sito Internet: federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

Arrestato ex assessore dell'Udeur in Calabria

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008


Smascherato un sodalizio mafioso. L'organizzazione aveva interessi
negli appalti delle centrali idroelettriche, nel turismo e nello spaccio di droga

Appalti e droga, 50 in manette
Arrestato ex assessore dell'Udeur

In manette Pasquale Tripodi, che, fino a ieri, era a capo del turismo in Calabria


REGGIO CALABRIA - Oltre 50 arresti tra Umbria e Calabria. Un mix di mafiosi, politici ed esponenti delle banche. In manette anche l' ex assessore regionale al Turismo della Regione Calabria, Pasquale Tripodi, dell'Udeur. L'operazione dei carabinieri, chiamata Naos, ha smascherato un intreccio criminale che espandeva i proprio tentacoli dall'edilizia, al traffico di droga, alla estorsioni. E nei guai è finito anche il responsabile della filiale umbra di un noto istituto di credito.

Al centro delle indagini condotte dal Ros, un sodalizio di tipo mafioso collegato al clan camorristico dei Casalesi e alla cosca della 'ndrangheta dei Morabito-Palamara-Bruzzaniti, di cui è stata documentata anche la diffusa infiltrazione nel settore economico-imprenditoriale, in particolare nell'edilizia e nel mercato immobiliare. Gli inquirenti hanno accertato in particolare che gli interessi illeciti dell'organizzazione criminale puntavano sugli appalti legati a centrali idroelettriche, come quella della Vallata dello Stilaro, nel comune di Bivongi (Reggio Calabria), ed infrastrutture turistiche calabresi. Manovre agevolate dalla collusione con esponenti delle amministrazioni pubbliche comunali e regionali. Ed è a questo punto che entra in ballo Tripodi, che da ieri non era più assessore al Turismo della Regione Calabria. Il presidente Agazio Loiero lo aveva revocato per la sua incompatibilità politica determinata dal fatto che aveva scelto di restare nell'Udeur e quindi di andare col centrodestra.

Tra gli arresti fatti in Calabria, ci sono anche il sindaco di Staiti, Vincenzo Ielo, il vicesindaco di Brancaleone, Gentile Scaramuzzino, ed un tecnico del comune di Brancaleone, Domenico Vitale.

Secondo gli inquirenti i proventi dell'attività illecita dell'organizzazione venivano reimpiegati nella costituzione di diverse società impegnate nell'edilizia, che riuscivano ad imporsi grazie ai prezzi concorrenziali offerti ai committenti. Un'egemonia favorita dalla scarsa qualità dei materiali impiegati e dalla sistematica violazione delle normative sulla sicurezza del lavoro e la previdenza della manodopera, composta in buona parte da extracomunitari clandestini.

Per gli investigatori l'organizzazione utilizzava metodi mafiosi, sia nell'ambito del traffico degli stupefacenti, che del reimpiego di capitali in attività edilizie, per passare al traffico di autovetture rubate o "clonate" fino al riciclaggio di assegni falsificati.

Per quanto riguarda il settore della droga è emerso il coinvolgimento degli indagati in un presunto traffico di cocaina destinati al mercato perugino. In Umbria la commercializzazione della droga era prevalentemente affidata ad una componente costituita da albanesi e pregiudicati locali.

(13 febbraio 2008)