Napoli - Occupata ARPAC : Ecco le menzogne di De Gennaro

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008
Occupata l’ARPAC : Ecco le menzogne di De Gennaro.

Stamane una cinquantina di attivisti della Rete Campana Salute e Ambiente e del Comitato di quartiere Napoli Est hanno occupato gli uffici del ARPAC agenzia regionale per l’ambiente Campania.
Pochi giorni fa il Commissario De Gennaro aveva dichiarato che nella ex manifattura tabacchi di Gianturco non c’era amianto e dunque si poteva procedere a sversare, nonostante la documentazione fotografica e video raccolta dai media indipendenti e del Comitato Napoli Est che testimoniavano la presenza di amianto rinvenuta nell’occupazione della struttura utilizzata dai comitati come centro di raccolta differenziata autogestita fino al suo sgombero da parte della polizia.
La lunga occupazione del ARPAC durata oltre 4 ore si e’ conclusa dopo vari tentativi di raggiro da parte dei dirigenti dell’ente, con la consegna della documentazione dei rilievi ARPAC nella ex manifattura tabacchi.
Da questa occupazione sono emerse incredibili scoperte su come De Gennaro stia preparandosi a sversare in una zona contamianata da amianto e senza la minima tutela della salute dei cittadini.
La prima novita’ e’ che l’ARPAC non ha mai svolto rilievi sulla presenza di amianto nell’area della ex manifattura tabacchi di Gianturco. Dunque le dichiarazioni di De Gennaro sull’assenza di amianto sono delle menzogne fondate sul nulla, mentre le prove della presenza di amianto sono state raccolte dai comitati e consegnate alla procura della Repubblica.
La seconda sconvolgente scoperta e’ che i rilievi effettuati dal ARPAC sulla possibilita’ di stoccare le ecoballe nella ex manifattura tabacchi si basano sulla considerazione che le ecoballe siano a norma !! Anche le pietre sanno che le ecoballe della Campania sono considerate "cattive" perche’ gli impainti di Cdr della Campania che le producono, non sono a norma e sono stati declassati a semplici impianti di tritovagliatura.
De Gennaro dunque continua a costruire menzogne, e continua a mettere a rischio la salute dei cittadini.
I documenti del ARPAC saranno allegati all’esposto presentato alla Procura della repubblica di Napoli dal Comitati Salute e Ambiente Napoli Est per bloccare l’apertura del sito.
Intanto i comitati si sono dati appuntamento giovedi’ prossimo presso la facolta’ di architettura della Universita’ Federico II alle ore 17 per l’assemblea generale dei comitati che stilera’ il prossimo calendario di mobilitazioni.


Ascolta il commento dall’occupazione del ARPAC di Antonio Musella , Rete Campana Salute e Ambiente.

NEWS E AGGIORNAMENTI SULLA FIERA DEL LIBRO: BOYCOTT ISRAELE

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008
I nuovi "cani del Sinai" (sul boicottaggio della Fiera del Libro 2008)


«"Fare il cane del Sinai" pare sia stata locuzione dialettale dei nomadi che un tempo percorsero il deserto altopiano di El Tih, a nord del monte Sinai. Variamente interpretata dagli studiosi, il suo significato oscilla tra "correre in aiuto del vincitore", "stare dalla parte dei padroni", "esibire nobili sentimenti".
Sul Sinai non ci sono cani.»


Con queste note, lo scrittore Franco Fortini introduceva un suo libro miliare, dentro un clima anticipatore da primo "scontro di civiltà"; una pietra ancora aguzza e tagliente da scagliare contro i nuovi "Cani del Sinai". Come annotava egli stesso, un libro scritto a “muscoli tesi, con rabbia estrema” nell’estate del ’67 a ridosso della “guerra dei sei giorni”, I cani del Sinai è un libro contro: contro “quanti amano correre in soccorso ai vincitori”, contro “il diffuso e razzistico disprezzo antiarabo”, contro “l’esaltazione della civiltà e della tecnica ‘moderne’ incarnate in Israele”. Una testimonianza in cui, senza nulla cedere al ricatto della letteratura-di-giustificazione, delineava il perché e il come lui, ebreo italiano, non sentiva nessun bisogno di "correre in aiuto del vincitore".
40 anni dopo, ci manca proprio un Fortini, in un frangente come questo, così sovrappopolato di nuovi cani del Sinai... tutti in fila a battersi per un posto al sole nel palcoscenico ben addobbato dell'obbedienza-virtù, sgomitando per farsi vedere e ben volere dai padroni di turno: Fassino, Bertinotti, Battista, Chiamparino, Younis Tawfik, Gabriele Ferraris, Ernesto Ferrero... In alto e in basso con ruoli intercambiabili tra politica , amministrazione e media. Sappiamo bene che la lista è ben più lunga e che tanti altri non vedono l'ora di accodarsi alla sfilata di chi ama "esibire nobili sentimenti".

In un quadro così desolante merita davvero un encomio la presa di posizione limpida e senza fronzoli di un Gianni Vattimo, una posizione che in molti condividiamo ma che difficilmente avremmo possibilità di esporre nella odierna telecrazia. Non male! Ci andava un Filosofo per ricordare queste quattro banalità in croce: che Israele è uno stato di apartheid; che da anni la sua politica lavora ad un lento e politically correct (se possibile) genocidio dei palestinesi; che sulla Shoa è stata costruita una vera e propria industria della ricompensa; che invitare Israele nel 60° anniversario di fondazione di uno stato che per milioni di persone ha significato"catastrofe" (Nakba) è un atto politico.
Che quindi, boicottarne lo svolgimento è un atto politicamente legittimo e moralmente giusto!
Ci voleva un personaggio della notorietà di Vattimo per ricordare queste semplici verità. Anche questo è misura della melma in cui nuotiamo.

Storia di una polemica: "Israele non si tocca!"
In città tutto era partito da un'obiezione di basso profilo di un esponente dei Comunisti Italiani (poi prontamente ri-modellata). Apriti cielo! Tanto e bastato: Israele non è questionabile! Questo il messaggio che deve passare.
Da quel momento e da un tentativo d'appello fallito, è partita una propaganda (questa sì) d'odio cui tutti sentono il bisogno di partecipare. In questione è l'allenza strategica, politica e militare, con Israele quale avamposto dell'Occidente. Un'allenza siglata qualche anno fa anche con accordi di intesa militare. S'inivita Israele ad una vetrina di cultura per promuoverne la sempre più discussa legittimità politica. Altro che Autonomia del culturale!

La casta intellettuale tra orientalismo e razzismo
I peggiori opinionisti di una battaglia politica e culturale che tra i pasdaran d'Israele a volte sfiora l'isteria vanno proprio rinvenuti tra gli intellettuali di casa nostra. Spesso ignoranti in materia storica, conoscono un solo ritornello "non dimentichiamo la Shoa!".
Emblematica a questo proposito la posizione di un Valentino Parlato (tra i fondatori de Il Manifesto), affaticato nell'accampare giustificazioni debolissime riguardo l'errata scelta del boicottaggio. L'intervento del Parlato ha almeno avuto il merito di scoperchiare una pentola: numerose lettere di lettori del quotidiano (a partire dal suo competente collega Michele Giorgio) hanno protestato e argomentato, molto meglio di lui, sull'innopportunità di un invito e la legittimità di un boicottaggio.
"Non dimentichiamo la Shoa!". E chi vorrebbe dimenticarla. Certo non quelle sacche di resistenza che continuano a indicare e praticare l'antifascismo. Quelle stesse che oggi intendono boicottare una scelta sbagliata. A pochi viene in mente di chiedersi come mai i fascisti di ieri siano oggi tutti così intransigentemente filo-sionisti.

Nella bassezza delle loro giustificazioni, gli ampi numeri dell'intellettualità italiana, impregnati di orientalismo fino all'osso non disdegnano neppure - neanche sembrano accorgersene - il più bieco discorso razzista. La Lega degli Scrittori Giordani che ha invitato al boicottaggio con tanto di lettera sarebbe "fantomatica" mentre l'idea di invitare scrittori palestinesi apparirebbe "ridicola" ai nostrani "guardiani della democrazia".

InfoAut

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Con questa pagina, apriamo una feature che sarà mantenuta fino ai giorni del Salone, e relativa contro-mobilitazione, del maggio 2008. Sarà periodicamente arricchita di contributi: interviste, riflessioni, appelli e una rassegna stampa quotidiana su un dibattito e una battaglia che, crediamo, lascerà il segno!

Una battaglia che come antagonist* e compagn* sentiamo la necessità di far nostra, arrichendola e potenziandola con la comunicazione - e l'azione - politica .
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MATERIALI


Interviste (audio)

> Younis Kutaiba
(Comitato promotore per il boicottaggio - Torino)

> Sami Hallac
(Comitato di Solidarietà con il popolo palestinese - Torino)

> Alfredo Tradardi (International Solidarity Movementt - Italia)

> Alfredo Tradardi (INTERVENTO A TORINO)

> Angela Lano (redazione InfoPal)

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Posizioni


> Perché non parteciperò alla fiera del libro di Torino 2008 (di Tariq Ali)


> "Perché boicotto Israele"_di Gianni Vattimo


> Suad Amiry: Fiera del Libro di Torino 2008. "Festeggiare con Israele ma che cosa?"


> “E un’occasione di propaganda, per questo io, israeliano, non sarò al Salone di Parigi”


> «Sinistra, ti ricordi della battaglia contro l'apartheid?» (intervista a Omar Barghouti)

> "Israele ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino: non e' ne' il luogo ne' il momento"_di Karim Metref


> A proposito dell’appello al boicottaggio (di Tariq Ramadam)


> TORINO, SALONE DEL LIBRO 2008: LE RAGIONI DEL BOICOTTAGGIO E DELLA MOBILITAZIONE (Network Antagonista Torinese)


>> Altri contributi al dibattito dalla sezione del Forum Palestina

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Altri materiali (audio)


> Giorgio Frankel (Centro Einaudi): "1. perché due stati sono impossibili
"

"2. sul sionismo oggi"


> James Hillal (sociologo palestinese): "Risposta alle quattro maggiori obiezioni alla soluzione stato unico"

> Gianni Vattimo (filosofo): "Il paradosso del "jewish state" supportato dalle democrazie occidentali"


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SITI INTERNET:

Forum Palestina


InfoPal

PalestineMonitor

GUARDIANI DEL SAPERE: FACOLTA' DI LETTERE GIOVEDI 7 FEBBRAIO H.15

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008

http://www.uniriot.org/downloads/guarini%20small.jpg

 

 

GUARINI E FRATI: DIMISSIONI!
ASSEMBLEA PUBBLICA Gio 7 Feb h. 15 Facoltà di Lettere

Il 17 Gennaio si è svolta l'inaugurazione dell'anno accademico più vergognosa della storia della Sapienza. Il governo dell'università, dopo aver tentato invano di far entrare il Papa per mascherare una crisi di gestione ormai irreversibile, ha deciso di celebrare lo stesso la cerimonia trasformando per un giorno la Sapienza i una vera e propria caserma. Centinaia di agenti in tenuta antisommossa, per diverse ore, hanno sbarrato gli ingressi della città universitaria, precludendo l'accesso a studenti, ricercatori, docenti e lavoratori. Quest'immagine della cittadella militarizzata raffigura bene lo stato attuale della Sapienza. Guarini e Frati, a fronte di una situazione di crisi permanente e di fenomeni di corruzione sempre più palesi, hanno fatto una scelta precisa: delegare alla polizia la gestione del dissenso.

Rete per l'Autoformazione - Coordinamento dei Collettivi

Eccolo! il nostro video, quello del corpo vivo dell'università, degli studenti, dei ricercatori, dei precari, dei docenti e dei lavoratori della Sapienza. Questa è la nostra storia sulla vicenda legata alla visita del Papa all'università, così come l'abbiamo vissuta senza censure nè montature mediatiche. Questo video parla un solo linguaggio, quello della verità. Potrete vedere le immagini dell'occupazione del rettorato e della totale militarizzazione della Sapienza in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico in data 17 gennaio 2007. Ancora una volta ribadiamo che "INTOLLERANTE E' CHI NON ACCETTA IL DISSENSO!"
Rete x l'Autoformazione (uniriot.org)

PERQUISIZIONI PER CHI SCIOPERA

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008

repressioneL'assemblea dei lavoratori del porto di Gioia Tauro, tenutasi alla fine dello sciopero di 72 ore continuative che ha visto il 70% degli operativi incrociare le braccia, si è conclusa con la proclamazione di altre 96 ore di sciopero da attuarsi entro il prossimo 30 aprile, con il mantenimento dello stato di agitazione in atto e con il rinnovo della richiesta di apertura di un tavolo negoziale alla MCT (MedCenter Container Terminal) in merito alla vertenza.

Questo nonostante il pesantissimo clima di tensione, conseguenza della volontà del Coordinamento Portuali di Gioia Tauro di attuare la mobilitazione, che ha fatto registrare una serie di attacchi ai lavoratori: le assemblee confederali dalle quali sono uscite pesanti accuse al coordinamento e agli scioperanti, i comunicati "terroristici" della MCT su azioni di vandalismo non denunciati alle autorità giudiziarie, la diffida e messa in mora del coordinamento di Gioia Tauro, di quello nazionale e della segreteria SUL per i danni subiti dalla MCT a seguito degli scioperi, i cordoni della polizia ai presidi per garantire l'incolumità dei non scioperanti e, soprattutto, le 10 perquisizioni a casa di lavoratori portuali, di cui due dirigenti sindacali. Operazioni definite di "ordinaria amministrazione", finalizzate forse a cercare quelle uova marce che il Coordinamento aveva minacciato di tirare addosso ai crumiri visto il periodo carnevalesco.

I criminali di cui stiamo parlando sono degli operai autorganizzati che si sono costituiti in Coordinamento nel dicembre del 2006 perché stanchi di essere rappresentati da CGIL-CISL-UIL-UGL: organizzazioni buone solo a gestire potere, a portare avanti pratiche clientelari e a garantire alla MCT di rabbonire i lavoratori. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la firma sul contratto integrativo, bocciato sonoramente dalle assemblee dei lavoratori con il 99% dei NO. Oggi il 40% degli operativi sono tesserati con il Coordinamento, e anche qui andrebbero rimarcate le pressioni cui vengono sottoposti non solo gli iscritti ma anche chi viene sorpreso - cosa non improbabile dato l'altissimo livello di controllo - a leggere i volantini affissi nella bacheca sindacale, posta in separata sede rispetto quelle degli altri sindacati.

Il Coordinamento, vera forza all'interno del porto, è costretto a lottare per un corretto rapporto di relazioni sindacali, visto che dei sei incontri ufficiali, avuti dalla loro costituzione, è stato redatto un solo verbale, peraltro contestato perché ritenuto non corrispondente al vero.

L'attuale vertenza straordinaria contiene anche delle richieste economiche, un anticipo sui futuri miglioramenti. I lavoratori oggi infatti sono impossibilitati ad ottenere i benefici del premio produttività previsto dal contratto integrativo, a causa dei parametri produttivi irraggiungibili. Sembra assurdo che il porto di Gioia Tauro, tornato leader nel Mediterraneo, che ha registrato un incremento di produttività del 21%, che ha una media di movimentazione dei containers che va dai 40 ai 50 l'ora (rispetto ad una media degli altri porti che si attesta tra i 18 ed i 20 ed in barba a tutti i principi di sicurezza), ha degli operai cui non spetta il premio di produzione. Chi è allora che produce? I colletti bianchi che sono andati a lavorare e hanno accusato gli scioperanti di volere il male della piana di Gioia Tauro? I crumiri, appena il 30% degli operativi, costretti a garantire in queste giornate di sciopero più mansioni (anche non avendo l'abilitazione) e turni di straordinario, per qualche spicciolo elargito a discrezione di MCT e sindacati? Non è difficile capire chi andrebbe ringraziato per il conseguimento di questi risultati di eccellenza!

Rinnoviamo la nostra piena solidarietà e la nostra vicinanza al Coordinamento Portuali, a questi lavoratori che lottano nel tentativo di migliorare le loro condizioni di lavoro e di ottenere ciò che gli spetta, non certamente per chiedere di partecipare alla spartizione della torta.

Ribadiamo la nostra solidarietà a quelle 10 famiglie che, trattate alla stregua dei peggiori ‘ndranghetisti, si sono viste piombare in casa le forze dell'ordine. L'ordine che piace alla Confindustria.

 

C.S.O.A.   A. Cartella

www.csoacartella.org 

SULLA MANIFESTAZIONE DI COSENZA DEL 2 FEBBRAIO..

Inviato da autonomix | 3 Feb, 2008

[Comunicato Coordinamento LiberiTutti]

 

Assolutamente un successone

Non potremmo definire altrimenti la manifestazione nazionale di sabato, non potrebbe passare diversamente agli archivi della memoria nostra e della città tutta.

Chi, dal basso o dall’alto, ha pensato bene di provare a gettare discredito sul risultato ottenuto dal movimento dei movimenti, sceso festosamente in piazza, lo ha fatto certo non per amor di cronaca o di responsabilità ma perché, i pennivendoli cosentini tutti, assolutamente funzionali alla realizzazione dei piani criminosi che si perpetrano in questa città, non possono certo tradire le aspettative dei loro finanziatori/fiancheggiatori occulti, spesso i soggetti contro i quali, il movimento cosentino si scaglia nel combattere le sue battaglie per le libertà e la giustizia sociale.

Ridurre ad una mera questione numerica la portata della giornata di ieri, ricorda il tentativo di qualcuno di voler definire sovversione la presa di coscienza di tanti e tante che ancora, vogliono credere e vogliono lottare per rendere il mondo un qualcosa di diverso; pubblicare di negozi chiusi e commercianti trincerati dietro sbarre, è ammettere candidamente della faziosità che contraddistingue le redazioni cittadine; provare a riesumare simboli e frasi che Cosenza non ha mai conosciuto, sa semplicemente di barzelletta fuori tempo.

E ieri si è scesi in piazza per ribadire questo: Cosenza è una città viva, poco incline a subire passivamente strumentalizzazioni di sorta, solidale e schierata al fianco dei suoi figli perseguitati da un teorema visionario, un romanzo, un qualcosa che insomma tutto è, tranne che un impianto accusatorio presentato per come la legge dispone ovvero basato su delle prove certe.

Dunque, si riparte dalla piazza, piazza Zumbini per l’esattezza, piazza scelta non a caso: dice Voltaire, che per misurare il grado di democrazia d’un popolo, basterebbe fare un giro nelle sue carceri; crediamo noi, che altro strumento per tastare il polso al grado di democraticità d’una nazione, sia indagarsi su quante morti bianche vi occorrano ogni anno...
Proprio per voler dare luce a questo dolente tasto, è stato scelto il monumento ai caduti sul lavoro per far da sfondo al concentramento dei manifestanti, una sirena da “inizio turno” per scandirne la partenza.

Già la massiccia partecipazione alle iniziative d’avvicinamento alla data di sabato, ci aveva confortato e non poco, donandoci ottimismo nell’immaginare del corteo.
Ma la sete di partecipazione di Cosenza, ieri, ha stupito anche noi, ed in specie quando il serpentone s’è inerpicato tra le strade del centro storico, fredde ed ammuffite mura ma abitate da gente col cuore grande.

Questo è il dato che ci interessa analizzare e rilanciare: la gente non ha mai smesso di credere e d’essere cosciente che è la partecipazione l’unico strumento di cui dispone per far sentire la sua voce ed anche se cittadini in una terra martoriata ed erosa nelle sue viscere dal malaffare, nella quale ogni tentativo di creare una rete permanente promossa da chi non vuole piegarsi a queste logiche di prevaricazione viene immediatamente ostraciato da questure, procure e scagnozzi vari, anche loro, i signorotti detentori dei poteri forti, tremano dinnanzi ad una partecipazione viva come quella di sabato, mossa sulla scia dell’indignazione provocata dal loro atteggiarsi in città.

Sosteniamo dunque, essere l’incontro  il momento dal quale far emergere la voglia di cambiamento mostrata ieri dai cosentini.
Incontro e confronto, quali reazioni genuine da contrapporre alle illiberali coercizioni che s’abbattono quotidianamente sulle nostre vite.
Incontro e confronto che, proprio perché uniche armi in mano nostra, dovranno avvenire come sempre  alla luce del sole.

Rilanciamo dunque, come nelle giornate di preparazione del corteo, l’idea di far ruotare il dissenso e la voglia di sovvertire alle dinamiche che ci vorrebbero perdenti, attorno al chiosco comunale sito in piazza XI settembre, cui chiederemo il prolungamento della concessione. Che diventi il punto di raccolta del malcontento d’ogni cittadino, che diventi il punto di partenza per la costruzione d’una nuova città vivibile. Che faccia circolare non solo appelli di solidarietà a chi si trova sotto processo, ma anche a chi nei territori lotta per non farsi schiacciare da logiche che impongono il malaffare prima della dignità della popolazione.
Intanto ricordiamo che lunedì 4 febbraio, nell'aula di Corte d'Assise riprenderà il processo con le arringhe della difesa, certi che il collegio difensivo non incontrerà nessuna difficoltà a rendere, agli occhi della Corte, semplicistiche le accuse mosse dal Fiordaliso.

Cosenza, domenica 3 febbraio 2008
COORDINAMENTO LIBERITUTTI

Sito Internet: www.cosenza2febbraio.org



Allegati

NEWS E AGGIORNAMENTI DELLA MANIFESTAZIONE A COSENZA

Inviato da autonomix | 2 Feb, 2008

La manifestazione organizzata dopo la decisione del pm Fiordalisi
che ha chiesto la condanna di 13 militanti per i fatti di Genova e Napoli

No global in corteo a Cosenza
"Basta con la giustizia al contrario"

Heidi Giuliani: "Da sette anni chiedo verità e giustizia per mio figlio
e invece si accusano le vittime e si promuovono i delinquenti in divisa"

 

 

COSENZA - "Siamo sempre sovversivi": questo lo slogan che campeggia sullo striscione che apre il corteo dei No global che nel pomeriggio ha attraversato le vie di Cosenza "contro la repressione, per le libertà e per la giustizia sociale, Genova 2001 - Cosenza 2008". Un'iniziativa organizzata dopo che il pubblico ministero Domenico Fiordalisi ha chiesto la condanna di tredici militanti, imputati a Cosenza, in Corte d'assise, di associazione sovversiva, ritenuti colpevoli di aver organizzato gli incidenti durante il Global forum di Napoli e il G8 di Genova nel 2001.

Al corteo, promosso dal movimento "Liberi tutti", partecipano alcune migliaia di persone (oltre diecimila secondo gli organizzatori) tra rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, associazioni, movimenti, partiti e sindacati. Fra questi, il leader delle Tute bianche Luca Casarini, Oreste Scalzone, il deputato del Prc Francesco Caruso (il pm ha chiesto sei anni di reclusione per Caruso, Casarini e per Francesco Cirillo, quest'ultimo considerato la "mente" della Rete meridionale del Sud ribelle). E ancora, Silvia Baraldini, Heidi Giuliani (parlamentare del Prc e madre di Carlo, morto a Genova durante il G8), il segretario nazionale della Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi.

Per l'eurodeputato ed ex portavoce del Genova Social Forum Vittorio Agnoletto, la manifestazione "è un successo, ci sono migliaia di persone, nonostante la crisi politica e la distanza che, in questi mesi, si è creata tra i movimenti sociali e il governo. E' inaccettabile che un pm cerchi di ridurre il più grande movimento europeo degli ultimi decenni, che continua a chiedere verità e giustizia, a una cospirazione di una quindicina di persone per sovvertire l'ordine costituito".

Sulla stessa linea Heidi Giuliani, "da sette anni chiedo giustizia e verità per mio figlio e per le molte vittime di Genova - dice - e continuo invece ad assistere a una giustizia al contrario, che accusa le vittime e promuove i delinquenti in divisa". "Con questo - aggiunge - non penso che tutte le persone in divisa siano delinquenti, ma penso che se anche le forze dell'ordine non fanno pulizia al loro interno, la nostra sarà sempre una democrazia più a rischio".


Tanti gli slogan e gli striscioni. "La montatura giudiziaria deve cadere", si legge su quello dello Slai Cobas Cosenza, mentre l'area antagonista scrive "Genova-Cosenza, i processi non ci fermano". Su un altro ancora "La Calabria è bella se si ribella". Esposto anche uno striscione con la scritta: "Né discariche, né inceneritori".

Non è la prima volta che i No global invadono le strade di Cosenza per protestare contro l'inchiesta coordinata dalla locale Procura della Repubblica, giunta ora alle fase finali con le richieste di condanna. Il 23 novembre del 2002, a pochi giorni dall'operazione dei Ros che arrestarono gli imputati, il movimento organizzò una grande manifestazione che, secondo gli organizzatori, richiamò centomila persone. Ai cori contro i giudici - definiti "da codice Rocco" - si unirono applausi, lanci di fiori, lenzuola esposte ai balconi dalle famiglie e persino dolci e piatti tipici offerti da casalinghe ai lati delle strade. La manifestazione si concluse la sera, con un concerto, senza alcun incidente.

 

MOVIMENTO
Cosenza - Oltre diecimila persone in corteo: siamo tutti sovversivi! La cronaca del corteo per il Sud Ribelle [cronaca-dirette-foto]

|Cosenza - 2 febbraio 2008| E' agli sgoccioli l'inizio del corteo per il Sud Ribelle a Cosenza. Corteo lanciato dal Coordinamento Liberi Tutti, che ha raggiunto innumerevoli adesioni, soprattutto a livello meridionale, in particolar modo da quelle realtà che presero parte alla Rete meridionale del Sud Ribelle. Non mancano nemmeno le adesioni a livello nazionale e internazionale, tra le quali spicca anche quella del premio Nobel per la pace Perez Esquivel. L'accusa mossa dal pm Fiordalisi contro la Rete meridionale del Sud Ribelle è associazione e propaganda sovversiva, sono tredici i compagn* sotto processo. Il 23 novembre 2002, qualche giorno dopo gli arresti, furono oltre centomila le persone che scesero in piazza a Cosenza, con "Siamo tutti sovversivi!" come parole d'ordine; oggi, si è richiamati a scendere in piazza, al fianco degli imputat*, in difesa di quella che è stata l'esperienza del Sud Ribelle per tutto il sud Italia, rivendicando Napoli e Genova: contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale!


per info sul corteo: www.cosenza2febbraio.org
per seguire il corteo su Radio Ciroma 105.7 fm: www.ciroma.org

|vai allo speciale per il corteo del Sud Ribelle|



14:30 - I compagn* cominciano a riempire piazza Zumbini, stanno arrivando ancora i pullman e le macchine delle realtà e delle persone che arrivano da fuori. Per il momento ci sono almeno duemila persone, ma l'affluenza è continua e la sensazione è quella che i numeri siano destinati a salire.

15:00 - Radio Ciroma ha iniziato le dirette con il corteo, si susseguono gli interventi di esponenti vari dai microfoni, i corrispondenti dalla piazza aggiornano sulla situazione. Segnalata una grande partecipazione da fuori Cosenza.
>>> ascolta la diretta del corteo in steaming

15:30 - Il corteo sta per partire, apre lo striscione che riporta le parole d'ordine di sempre: "Siamo sempre sovversivi! Liberi tutti!. Le persone in piazza sono cinquemila per il momento, ma sembra che possa ingrossarsi perchè l'affluenza è continua. Presenza massiccia del centro e del sud Italia. La composizione del corteo è marcatamente giovanile, come già avvenuto a Genova lo scorso 17 novembre 2007. Dietro lo spezzone del Coordinamento Liberi Tutti, segue l'ingente spezzone antagonista, arrivato a Cosenza con lo stesso striscione genovese: "Genova - Cosenza, i processi non ci fermano!". Buona la partecipazione degli studenti cosentini, grandissima la presenza dello spezzone ultrà del Cosenza, il quale è aperto dallo striscione "Negli stadi, nelle carceri, nelle strade, chi semina repressione raccogli intifada!". Netta anche la distanza tra movimenti e partiti, soprattutto della sinistra radicale, relegati al fondo del corteo.
>>> ascolta la diretta con Gianluca di InfoAut da piazza Zumbini

15:45 - Partito il corteo da piazza Zumbini.

16:15 - Confermati i numeri, almeno cinquemila le persone in piazza. Dai primi commenti che arrivano dalla piazza sembra che a mancare sia un pò la città, quella cittadinanza che si riversò nelle strade insieme ai compagn* dopo gli arresti del novembre 2002.

16:45
- Le corrispondenze di Radio Ciroma sostengono che il corteo abbia raggiunto le diecimila presenze, il quale intanto è arrivato in via degli Alimena, cioè a metà del corteo.

16:52 - Il corteo arrivato, come detto, a metà del percorso, supera le diecimila persone. E' un corteo determinato e partecipato, aperto dai trecidi compagn* sotto processo, i quali sono nello spezzone del Coordinamento Liberi Tutti. La città, contrariamente a quel che si diceva in apertura, ha lentamente risposto, ed il crescendo costante dei numeri lo testimonia.
>>> ascolta la diretta con Vittorio del Cpoa Rialzo di Cosenza

17:10
- Lo spezzone ultrà della curva del Cosenza ha fatto una deviazione rispetto al percorso autorizzato, per andare a fare una constestazione sotto gli uffici della questura cosentina, protagonista di un attacco perpetuo contro gli ultrà tramite diffide e arresti. Ultima provocazione quella della velina circolata la scorsa settimana circa una presunta diffida dell'Osservatorio del Viminale nei confronti del Cosenza Calcio perchè avente una "curva politica"; il tutto si è rivelato una bufala.
>>> ascolta l'intervista di Gianluca di InfoAut con Gaetano degli ultrà cosentini

>>> per saperne di più della falsa provocazione: ascolta l'intervista con Fraticello di Supporto Legale, realizzata da Radio Onda d'Urto


17:45
- Mentre il corteo si avvia a prendere il suo tragitto conclusivo, arriva la notizia del cambio di percorso che la manifestazione farà, in quanto è stato concesso il centro storico come luogo di conclusione. Il corteo, a due ore dal suo inizio, è ancora combattivo e vivace, la città di Cosenza ha risposto bene nonostante le paure millantate da media e questura, i negozi sono aperti e chi non è all'interno del corteo lo segue ai lati della strada.
>>> ascolta la diretta con Massimo di Radio Ciroma di Cosenza

18:15
- Gli oltre diecimila partecipanti al corteo in solidarietà con gli imputat* della Rete meridionale del Sud Ribelle stanno progressivamente entrando all'interno del centro storico di Cosenza.

19:00 - Conclusosi nel centro storico il corteo a Cosenza, tra un'ora prenderanno il via i concerti organizzati dal Coordinamento Liberi Tutti in piazza Arenella.
>>> ascolta le considerazioni con Gianluca di InfoAut

Sito Internet: www.infoaut.org

 

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