PROTESTE DEI SENZA CASA

Inviato da autonomix | 24 Mar, 2008
Continuano le proteste dei senza casa a Palermo


Mentre la città viene invasa dai cartelloni elettorali dove i partiti si rincorrono su vuoti slogan che invocano una astratta legalità, continuano senza sosta le proteste dei senza casa a Palermo e diventa ogni giorno piu' drammatica l'emergenza abitativa.

Palermo, 22 marzo 2008|
Oggi , in mattinata, le famiglie del comitato autorganizzato senza casa hanno nuovamente bloccato il traffico ai quattro canti di città,(come accade ormai settimanalmente) incrocio tra le due arterie pricipali della città di Palermo.

Le rivendicazioni portate avanti contro gli sfratti e per la riappropriazione del centro storico hanno incuriosito i centinaia di palermitani che ogni mattina attraversano il centro storico. Il blocco è durato qualche ora e si è concluso con un presidio sotto il comune, dove abbiamo portato la voce dei senza voce di questa città, contro un amministrazione Cammarata,che, come il governo Prodi, è da' sempre sorda ai bisogni sociali ed all'emergenza abitativa.




OGNI MERCOLEDI' DALLE 11 ALLE 13
SPORTELLO CONTRO GLI SFRATTI



OGNI LUNEDI' ORE 15 ASSEMBLEA DEL COMITATO AUTORGANIZZATO SENZA CASA
AL CENTRO SOCIALE EXKARCERE(Via Mongitore 77)


BLOCCATA LA CAROVANA PER GAZA DI SportSottoAssedio

Inviato da autonomix | 24 Mar, 2008

24.03.2008

"Sport Under Siege Cup - bloccata la carovana per Gaza"

 

 

 

 Ieri mattina, Domenica 23 marzo, giorno di Pasqua, la carovana di Sport Sotto l'Assedio, composta da 101 atleti/e, e' sbarcata a Ben Gurion, con l'obiettivo di iniziare la prima tappa del programma nella Striscia di Gaza. Nonostante la richiesta di coordinamento per l'entrata nella striscia, fatta secondo la prassi corrente, le autorita' militari, non hanno dato, alla carovana parere favorevole, cosi come invece era successo negli anni precedenti. Anche la richiesta di far comunque entrare una delegazione e' stata per il momento rifiutata. Gli amici palestinesi della Universita' di Al Aqsa, delle Associazioni sportive, e il REC, partner di accoglienza di questo progetto, hanno cercato inutilmente di richiedere il passaggio della carovana, ma nessuno li ha ascoltati. Anche le Autorita' italiane, che avrebbero forse potuto pressare un po di piu', si sono intimorite di fronte al rifiuto israeliano, chiedendo alla carovana di allontanarsi dal terminal di EREZ. La Striscia di Gaza e' chiusa da giugno 2007, e in questi mesi, a parte i pochi operatori delle ONG operanti all'intermo, sono riuscite ad entrare in visita solo un paio di delegazioni: quella del Parlamento Europeo con Luisa Morgantini e quella del Progetto "Sport sotto l'assedio", formata da Enti Locali, Associazioni Sportive, e Universita' italiane. Pochi si prendono la responsabilita' di vedere che cosa succede realmente in quel pezzo di terra; pochi hanno il coraggio di denunciare in quali condizioni di vita e' sottoposto il popolo palestinese tra occupazione militare, invasione continua e scontro interno. Pensiamo che non sia giusto, nei confronti di una popolazione, il cui unico obiettivo e' restare sulla propria terra e vivere in pace. Il messaggio dello sport, cosi universale e allo stesso tempo allegro e aggregante, questa volta pero' non ha avuto effetto di fronte alla chiusura militare, forse perche' troppo semplice e immediato, forse perche' la punizione sui palestinesi non ha fine Come si dice in questi contesti - 1 a 0 palla al centro - il viaggio continuera' secondo il programma, coinvolgendo ancora piu' gente; "invadera'" allegramente e giochera' in ogni angolo di questo paese.

Per aggiornamenti e contatti: www.sportsottoassedio.it

 

 

dal sito:

Israele si permette per l'ennesima volta di vietare di giocare una semplice partita di pallone.


Ascolta la corrispondenza.

 

La delegazione di 101 atlete e atleti di Sport Sotto l'assedio sbarcata in nottata in Palestina e giunta alla frontiera "illegale" di Erez all'alba, si vede negata, con pretestuosi motivi riguardanti la nostra "sicurezza", l'entrata a Gaza; l'unica sicurezza che il governo israeliano vuole è quella di poter continuare a perpetrare la sua politica di occupazione criminale.


 

Guarda tutte le foto della giornata

 

Di nuovo la popolazione di Gaza rimane isolata e delusa nella sua prigione a cielo aperto; le ragazze della squadra dell'Universita' di Al Aqsa hanno atteso invano le loro compagne e compagni italiani, fermati alla frontiera di Erez.

 

 

Qui la carovana, per 5 ore davanti ai cancelli ha atteso un permesso, programmato e richiesto ormai da tempo che non è stato concesso. Visto il primo diniego si e' cercato addirittura un compromesso, quello di far entrare soltanto una delegazione ridotta...NIENTE DA FARE; l'ottusita' israeliana non ha voluto scendere a nessun patto, anzi, si e' dimostrata in tutto il suo misero splendore quando ha vietato la partita di calcio improvvisata fuori dal checkpoint e le colorate e sonore proteste messe in atto dalla carovana.

 

 

Dopo questo episodio di "normale amministrazione" da parte di Israele, che stamattina abbiamo vissuto in prima persona, ma che quotidianamente colpisce le vite dei Palestinesi che vivono a Gaza, adesso rimettiamo la palla al centro: da domani al via le altre iniziative di sport e solidarieta' in programma.

 

 

Alle atlete di Gaza la promessa che nessun divieto ci fermera'; ci incontreremo al piu' presto in Italia o a Gaza per parlare il linguaggio universale dello sport, dell'incontro e della cooperazione dal basso.

 

Com​uni​cat​o di sol​ida​rie​tà al CSA​ BAR​ATT​OLO​ di Pav​ia

Inviato da autonomix | 22 Mar, 2008

Com​uni​cat​o di sol​ida​rie​tà al CSA​ BAR​ATT​OLO​ di Pav​ia

Il CSO​​A CLO​​RO ROS​​SO di Tar​​ant​​o esp​​rim​​e sol​​ida​​rie​​tà al CSA​​ BAR​​ATT​​OLO​​ di Pav​​ia per​​ la vil​​e agg​​res​​sio​​ne fas​​cis​​ta sub​​ita​​ il 18 Mar​​zo,​​ qua​​ndo​​ un gru​​ppo​​ di fas​​cis​​ti leg​​ati​​ a For​​za Nuo​​va ha fat​​to irr​​uzi​​one all​​'in​​ter​​no del​​ cen​​tro​​ e ha pes​​tat​​o sel​​vag​​gia​​men​​te e vig​​lia​​cca​​men​​te l'u​​nic​​o rag​​azz​​o pre​​sen​​te in que​​l mom​​ent​​o.

Il CSO​A CLO​RO ROS​SO rit​ien​e che​ la cul​tur​a ant​ifa​sci​sta​ deb​ba ess​ere​ rip​res​a e dif​fus​a con​ il mas​sim​o imp​egn​o e vig​ore​, in par​tic​ola​r mod​o in que​sto​ per​iod​o dov​e par​tit​i che​ si ric​hia​man​o ape​rta​men​te al fas​cis​mo com​e For​za Nuo​va o Fia​mma Tri​col​ore​ apr​ono​ tra​nqu​ill​ame​nte​ sed​i in tut​te le cit​tà ita​lia​ne nel​ più​ tot​ale​ sil​enz​io-​ass​ens​o da par​te del​le for​ze del​le dem​ocr​ati​che​ e, spe​sso​, anc​he tra​ que​lle​ del​la sin​ist​ra.

Nel​la nos​tra​ cit​tà,​ ci far​emo​ car​ico​ di ess​ere​ tra​ i pri​nci​pal​i pro​mot​ori​ di una​ con​tro​inf​orm​azi​one​ ant​ifa​sci​sta e ant​ira​zzi​sta​, aff​inc​hè pse​udo​-id​eol​ogi​e sco​nfi​tte​ dal tem​po e dal​la sto​ria​ non​ tro​vin​o mai​ più​ spa​zio​ nel​ pan​ora​ma pol​iti​co e nel​la soc​iet​à.

CSOA CLORO ROSSO

TARANTO

Assalto di Forza Nuova al CSA Barattolo

Inviato da autonomix | 20 Mar, 2008

Ieri sera alle 23.45 al CSA Barattolo una decina di squadristi di Forza nuova sono entrati incappucciati devastando parte del Centro Sociale, è l’ennesimo agguato dei fascisti di Forza Nuova nel Pavese, il terzo in pochi anni al Barattolo, mentre chi governa la città tace o forse ne approfitta.
L’intervista a Caio, CSA Barattolo.
-  [ audio ]

 

Alla fine è successo. Un anno fa avevamo denunciato i pericoli derivanti dall’apertura di una sede di Forza Nuova in città. Avevamo detto a chiare lettere che la scelta di aprire una sede di fianco al Barattolo, luogo simbolo dei valori antifascisti e già vittima di diversi agguati squadristi delle odierne camicie nere, non era casuale. Avevamo detto che Forza Nuova è una formazione fascista nell’ideologia e nella prassi poitica che fa del coltello e della spranga il proprio verbo. Queste denunce sono rimaste inascoltate da parte di chi avrebbe dovuto impedire che i nostri timori divenissero realtà.

Ieri sera alle 23.45 un gruppo di una decina di militanti di Forza Nuova incappucciati si è mosso dalla propria sede e, dopo aver sfondato il cancello d’ingresso del C.S.A. Barattolo, ha sradicato un parapetto del balcone dell’ex comitato di quartiere gettandolo nel cortile sottostante e ha abbattuto la vetrata d’ingresso utilizzando un mattone di cemento. Dopodichè hanno infranto il lunotto superiore dell’ingresso lanciando diverse pietre. Quando uno dei ragazzi presenti ha cercato di lasciare la struttura è stato circondato e malmenato da questo manipolo di nostalgici del duce. Le forze dell’ordine sono intervenute solo dopo 3 chiamate quando ormai gli autori di quest’”impresa” si erano già dileguati sul loro Doblò bianco. A rendere questo colpevole ritardo ancora più ingiustificabile si aggiunge un’altra considerazione: La prima volante arrivata in borgo ha deciso di non intervenire e aspettare i rinforzi al benzinaio del borgo per non mettere in pericolo l’incolumità del personale di polizia. Dov’è finita la solerzia e la risolutezza che in altri frangenti hanno mostrato i dirigenti di polizia minacciando di carica chi dimostrava pacificamente contro le iniziative di FN?

Ora, oltre ai vetri rotti e ai 15 giorni di prognosi di un ragazzo la cui unica colpa era di trovarsi dentro il Barattolo, rimangono molte domande senza risposta: come è stato possibile che sia avvenuto esattamente ciò che avevamo previsto e denunciato ancor prima dell’apertura della sede di FN senza che nessuna delle autorità preposte muovesse un dito per evitarlo? Com’ è possibile che gente che espone il busto del duce nella propria sede possa trovare agibilità politica in un presunto paese democratico che vieta, almeno sula carta, ogni forma di ricostituzione del partito fascista? Com’è possibile che dopo i lanci di mattoni alla cascina gandina, dove solo il caso ha impedito che donne e bambini rimanessero feriti, nessuno abbia preso provvedimenti?

Mentre a questi loschi individui veniva permesso di organizzarsi, fare proseliti e minacciare sistematicamente i più giovani partecipanti alle iniziative del Barattolo (obbligati a passare davanti alla loro sede), noi, coordinamento delle realtà antifasciste, abbiamo dovuto subire interrogatori in questura e un indagine della procura della repubblica di Roma per aver scritto nei nostri manifesti la verità: che Roberto Fiore, fondatore e finanziatore di Forza Nuova è un criminale implicato nella strage di Bologna (scampato alla pena solo grazie alla fuga all’estero dove ha creato un impero economico con la cassa della formazione di estrema destra “terza posizione”) e che Forza Nuova è il braccio armato della destra più estremista e xenofoba.

Un anno fa la questura impedì con la forza alla manifestazione del coordinamento antifascista di passare per le vie del borgo e raggiungere il Barattolo per protestare contro l’apertura della sede fascista; un anno fa il questore ci disse che l’apertura dellla loro sede era legittima finchè non avessero compiuto reati (benchè alcuni dei dirigenti fossero già stati condannati per fatti anaologhi a quelli dell’altra notte). Addirittura si ebbe il coraggio di proporci di trovare noi una sede alternativa in periferia cosicchè episodi come quelli di ieri sera rimanessero sepolti nel magma indistinto delle violenza di quartiere senza essere riconosciuti per quello che sono: agguati squadristi.

E domani cosa succederà? Saremo ancora disposti ad accettare che la saracinesca sotto i portici di Via dei Mille si alzi illuminando l’ennesimo rigurgito fascista?

Assemblea antifascista Giovedì ore 21.00

Una tre giorni da non perdere al CSOA Cartella

Inviato da autonomix | 19 Mar, 2008

 

 

e inoltre...

 

global_solidaritySabato 22 e domenica 23 il “Cartella” fa la festa alla sfiga

Supr’a na càja na firita nôva! Ancora impegnati nel sostenere la ripresa delle attività della Cooperativa Euroconfezioni, vittima di un incendio scoppiato nella notte di Natale, esprimiamo solidarietà agli amici, fratelli, compagni sempre pronti a favorire le nostre iniziative, che la scorsa settimana, al centro di Reggio e in pieno giorno, hanno subito il furto del mezzo di lavoro, con le attrezzature e gli impianti che conteneva. Al grave danno economico, si aggiunge, quindi, la difficoltà di poter continuare a lavorare.

Per sostenere questi ragazzi il c.s.o.a. “Angelina Cartella” di Gallico, Reggio Calabria, invita a partecipare alla cena sociale che si terrà sabato 22 marzo alle 21, accompagnata e seguita da proiezioni video e vino a volontà. Per prenotazioni inviare una mail a csoacartella@ecn.org Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo oppure telefonare al 3497600750. La quota di partecipazione è di €15,00.

Dj set e ballamento autoprodotto invece saranno le offerte di solidarietà del “Cartella” domenica 23 dalle 22 in poi e fino a che reggono le orecchie.

Bastano forchette e allegria per farci piastrine sulla ferita!

LA SOLIDARIETÀ NON È UN LUSSO!

Green scare: condanne e nuove inchieste

Inviato da autonomix | 13 Mar, 2008

ImageBRIANNA WATERS, accusata di diversi incendi rivendicati dall'ELF, e' stata in questi giorni condannata. La pena verra' annunciata il 30 maggio, rischia da 5 fino a 20 anni di carcere.
Incredibilmente il giudice ha deciso la sua immediata carcerazione per il pericolo di fuga e di reitarazione dei reati.
E' importante sostenere Brianna in questo momento particolarmente difficile:

Briana Waters 36432-086
FDC - Seatac
Federal Detention Center
P.O. Box 13900
Seattle, WA 98198
USA



Si apre in Michigan un nuovo procedimento di accusa per incendi targati ELF.
Ad essere accusate quattro persone: Marie Jeanette Mason, Frank Brian Ambrose, Aren Bernard Burthwick e Stephanie Lynne Fultz.
Sono accusati di cospirazione, incendio aggravato ed incendio in relazione ad un rogo vvenuto il 31 dicembre 1999 al padiglione di agricoltura del campus dell'Universita' del Michigan (MSU) e a quello del 1 gennaio 2000 riguardante attrezzature per l'abbattimento di alberi a fini commerciali presso Mesick in Michigan.
Secondo gli investigatori i quattro avrebbero cospirato per commettere l'incendio alla MSU, che poi Mason ed Ambrose avrebbero portato a termine, con il fine di distruggere le ricerche su piante geneticamente modificate finanziate dal governo federale e svolte da alcuni ricercatori della MSU. Inoltre i quattro avvrebbero pianificato la distruzione di attrezzature utilizzate per l'abbattimento di alberi (destinati al commercio di legname).
Soddisfazione viene espressa da dirigenti dell'universita' che ritengono le azioni dell'ELF un attacco diretto alla liberta' di ricerca nelle universita'.


Jeff free Luers e' stato trasferito:
Jeff Luers #13797671
CCCI
PO Box 9000
Wilsonville, OR 97070
USA

 

info su

http://veganlink.antifa.net/hp/

COSTRUIAMO UN PONTE PER LA SOLIDARIETA'

Inviato da autonomix | 13 Mar, 2008

locandina_mimmo_a_colori.jpg

 

www.csoacartella.org

www.mdtcalabria.org

www.ccaaugusto.org 

Bolzaneto: un processo nato morto

Inviato da autonomix | 13 Mar, 2008

La storia siamo noi. Questo era scritto sullo striscione che apriva l’imponente manifestazione del 17 novembre scorso a Genova. Quella di Bolzaneto è un’altra storia, una storia già finita. Anche se la sua conclusione formale si colloca nel 2009, con la prescrizione di tutti i reati grazie ai termini di modifica previsti dalla legge "ex Cirielli".
La richiesta di 76 anni di carcere per i 44 imputati - poliziotti, agenti penitenziari, medici, infermieri - attiene ai reati di abuso di ufficio, lesioni personali, falso, abuso di autorità. La nostra storia parla di torture. Il loro sistema normativo fa riferimento a trattamenti inumani e degradanti: il reato di tortura nel nostro sistema penale non esiste (e non solo nel nostro: Abu Ghrahib docet). La nostra storia ci dice che la tortura contro i prigionieri è sempre esistita, che è stata praticata negli anni ’80 nella stagione del conflitto più radicale, che verosimilmente la moltitudine di Genova metteva ancora più paura. Ci dice che lo è tuttora (qualche nome recente: Aldrovandi, Brianzino…), che è pratica periodica nelle caserme e nelle camere di sicurezza. La loro logica presuppone che si debba sapere: solo così può dispiegare sino in fondo la sua valenza deterrente. La nostra storia ci dice che sappiamo bene che mai nessun torturatore o assassino al servizio del potere ha pagato.
La loro strategia di sperimentazione della violenza a Genova - tutta Genova, non solo Bolzaneto - fu parte di una sorta di prova di guerra interna e in guerra, si sa, lo stato di diritto viene sospeso. La nostra storia ci ha lasciato la percezione che quel diritto di resistenza a nostra volta sperimentato resta paradigma ineludibile in ordine al sistematico trascinamento del conflitto sociale dentro la normativa penale.

La nostra storia è rispondere con determinazione al tentativo di paralizzare il dissenso attraverso uno strumento penale che vale secoli di galera per una manciata di manifestanti sotto processo a Genova e Cosenza mentre concede l’impunità ai veri responsabili degli orrori che hanno caratterizzato quelle giornate. Dove per responsabili non si intende qualche decina di seviziatori sadici, ma una catena di comando mai nemmeno sfiorata dalle inchieste giudiziarie: fu il ministro della giustizia Castelli a ispezionare Bolzaneto, non l’ultimo dei funzionari dell’amministrazione penitenziaria. Per tutti i nomi conosciuti la promozione a più alti incarichi, a cominciare dal capo della polizia De Gennaro, per i manifestanti che a Firenze furono caricati violentemente mentre sfioravano l’ambasciata americana sette anni di reclusione ciascuno.
La nostra storia ci dice che a poco serve inseguire una giustizia che dopo aver consentito che si facesse di noi carne da macello su di noi continua ad accanirsi quali unici responsabili di quanto avvenne nel luglio 2001. Ci dice che molto c’è da fare invece per sottrarre centinaia di noi agli effetti di questa stessa giustizia. Ci dice che dobbiamo lavorare perché niente di simile accada più. Ci dice che nel lavoro da fare c’è anche la necessità di imporre soglie certe al diritto di manifestare, di pretendere la riconoscibilità di chi effettua servizio di ordine pubblico, di continuare a ridisegnare quell’incerto confine che divide legalità e legittimità.
La storia siamo noi. La nostra storia è ancora continuare a pensare che un altro mondo è possibile.

Liberitutti

I centri sociali occupano la sede del Pd

Inviato da autonomix | 13 Mar, 2008

Fonte: Corriere on line 12.03.08

I centri sociali occupano la sede del Pd

All’esterno del loft esposto uno striscione: «Tortura al G8. Yes we can».


È durata una quarantina di minuti l’occupazione della sede del Pd a Roma da parte di una trentina di appartenenti ai centri sociali della capitale per protestare contro, ha detto un loro portavoce, la mancata presa di posizione del Partito democratico sui fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto nel corso del G8 del 2001 dopo le richieste di condanna avanzate dai pm di Genova. Dopo una quarantina di minuti, in seguito a un incontro con il responsabile della comunicazione del Pd Ermete Realacci, i giovani sono usciti dal loft.

Alla protesta, a quanto si è appreso dalla polizia, hanno partecipato in tutto una ventina di persone. Sette sono entrate nella sede del partito, le altre sono rimaste fuori in piazza Sant’Anastasia. «Volevamo che il Pd si esprimesse sulla vergogna di Bolzaneto», ha detto Stefano Zarlenga, della Rete per l’autoformazione, una delle sigle che ha partecipato alla protesta, insieme con Horus e Collettivi studenteschi. «È stata una protesta pacifica», ha aggiunto Zarlenga. All’esterno del loft del Pd è stato esposto uno striscione con scritto «Tortura al G8. Yes we can».

 

 

 

È durata una quarantina di minuti l’occupazione della sede del Pd a Roma da parte di una trentina di appartenenti ai centri sociali della capitale per protestare contro, ha detto un loro portavoce, la mancata presa di posizione del Partito democratico sui fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto nel corso del G8 del 2001 dopo le richieste di condanna avanzate dai pm di Genova. Dopo una quarantina di minuti, in seguito a un incontro con il responsabile della comunicazione del Pd Ermete Realacci, i giovani sono usciti dal loft.

Alla protesta, a quanto si è appreso dalla polizia, hanno partecipato in tutto una ventina di persone. Sette sono entrate nella sede del partito, le altre sono rimaste fuori in piazza Sant’Anastasia. «Volevamo che il Pd si esprimesse sulla vergogna di Bolzaneto», ha detto Stefano Zarlenga, della Rete per l’autoformazione, una delle sigle che ha partecipato alla protesta, insieme con Horus e Collettivi studenteschi. «È stata una protesta pacifica», ha aggiunto Zarlenga. All’esterno del loft del Pd è stato esposto uno striscione con scritto «Tortura al G8. Yes we can».

MORIRE DI PRECARIETA'

Inviato da autonomix | 13 Mar, 2008
L'inchiesta Fiom sulla condizione operaia e l'in/sicurezza sul lavoro nel nuovo ddl governativo [Interviste e materiali]


Quando la ripetitività e i ritmi pesanti tipici del fordismo si intrecciano al rischio e alla precarietà postfordiste...
|Marzo 2008|
L’inchiesta promossa dalla Fiom, presentata il 29 febbraio scorso a Torino dopo un lavoro di circa un anno, ha pochi precedenti per dimensione e dettaglio di analisi sulla condizione di lavoro. 100.000 lavoratrici e lavoratori hanno risposto, oltre 15.000 impiegati, compresi livelli elevati, oltre 3.000 migranti e più di 20.000 donne.
Secondo i curatori, i dati rappresentano in qualche modo uno spaccato della parte più strutturata e avanzata delle condizioni di lavoro. Chi è fuori dai diritti e dalle tutele della sindacalizzazione normalmente sta peggio. Da questo punto di vista si possono considerare i risultati di questa inchiesta una sorta di grande superficie emersa di una condizione di lavoro che in molte realtà sarà sicuramente peggiore.

[Ascolta l'intervista con Eliana Como, curatrice della ricerca, sulle modalità e sui risultati principali dell'inchiesta]


Dall'Introduzione di Giorgio Cremaschi al libro sintesi sull'inchiesta (vedi http://www.fiom.cgil.it/inchiesta/libro_sintesi.pdf) riportiamo la riflessione sull'intreccio tra vecchie e nuove dipendenze:

"La tendenza ideologica di fondo è quella di presentare la grande trasformazione avvenuta nell'economia e nella produzione, in un processo che avrebbe cancellato ripetitività, taylorismo, modelli autoritari di produzione e che avrebbe spostato tutto sulla flessibilità, sulla qualità, sulla partecipazione...Anche chi non nega che esistano oggi condizioni di precarietà, di sfruttamento, di perdita di identità del lavoro inaccettabili per una società civile, tende a vederli tutti come frutto del nuovo modo di lavorare, che ha cancellato il vecchio distruggendo, con il male della condizione di lavoro fordista, anche il bene dei diritti e delle tutele con essa accumulati...
Dall’inchiesta promossa dalla Fiom tutta questa impostazione viene smentita. Nel lavoro industriale di oggi, proprio in quello più competitivo e avanzato, le vecchie pratiche tayloriste fondate sulla ripetitività, sulla parcellizzazione, sulla spinta all’aumento dell’orario di lavoro, e quelle richieste dalla modifica dei ritmi produttivi, dalla diversa richiesta di qualità dei prodotti, dall’obbligo di una maggiore attenzione e partecipazione di chi lavora al processo produttivo, il vecchio e il nuovo insomma, si sovrappongono e si intrecciano. Non sparisce la vecchia condizione di lavoro, ma si trasforma con un aggravio complessivo della fatica del lavoratore e ancor più della lavoratrice, per cui la fatica che viene dal vecchio spesso si somma con lo stress, la tensione, l’insicurezza sociale prodotta dal nuovo. Da questa inchiesta non emerge soltanto il fatto – che a volte diviene spunto per retorica banale – che gli operai esistono ancora. L’elemento di verità di quest’inchiesta è, secondo noi, che attraverso la profonda ristrutturazione avvenuta in questi venti anni nel sistema industriale e nell’organizzazione del lavoro, si è affermato un modello che si sta estendendo a tutta la società, nel quale la dipendenza delle persone, la riduzione della loro autonomia reale, sono accompagnate dalla richiesta di una sempre più convinta adesione del lavoratore ai processi qualitativi dell’impresa. La somma di vecchio e nuovo, la loro contaminazione, produce così un modo di lavorare infinitamente più stressante e faticoso che nel passato... nelle fabbriche metalmeccaniche, anche nella produzione di massa, ove il permanere della catena di montaggio, anche se spezzettata e frantumata, il permanere e l’accentuarsi di mansioni parcellizzate e ripetitive, che fanno ripetere migliaia di volte al giorno lo stesso movimento, si aggiunge alla richiesta di intervento di qualità sulla produzione, sia per elevare la qualità media del manufatto, sia per rispondere alle continue esigenze di diversificazione del prodotto finale" (pag. 1-2)

In sintesi:
"Quello che qui sosteniamo è che il sistema di lavoro cosiddetto fordista e taylorista non è scomparso, ma si è riorganizzato frantumandosi e sommandosi ad altre mansioni, ad altre richieste di lavoro. In un certo senso il lavoratore che oggi opera nell’industria metalmeccanica – e noi crediamo più in generale nel sistema industriale e produttivo – subisce contemporaneamente le asprezze e le monotonie del fordismo e le pretese e i rischi del postfordismo" (p.3)


Netta la valutazione politico-sindacale che ne consegue per il rapporto tra vecchie e nuove tutele...
"Se questa tesi è vera, e tutti i dati che man mano illustreremo lo dimostrano, emerge una conclusione sindacale immediata: la proposta di uno scambio tra la riduzione delle vecchie tutele,quelle legate al modello fordista, e la costruzione di nuove, legate al nuovo modello di lavoro frantumato e flessibile, rischia di produrre una catastrofe. Questo perché ogni lavoratore ha bisogno contemporaneamente delle vecchie e di nuove tutele, se si smantellano le prime, le seconde affondano nel nulla"

... e in risposta a chi ripropone in nuove forme la politica dello scambio:
"Infine, dall’inchiesta emerge come sia priva di fondamento anche la tesi secondo la quale sia possibile scambiare una riduzione del ruolo del Contratto nazionale a favore della contrattazione aziendale, per ottenere migliori risultati complessivi. I lavoratori che hanno risposto sono quasi tutti appartenenti ad aziende sindacalizzate...Le insufficienze, i bassi
salari, le difficoltà nella condizione di lavoro, stanno quindi nella parte più sindacalmente avanzata dell’industria metalmeccanica. Immaginiamo allora tutto il resto del mondo del lavoro, che sta ancora più indietro, messo di fronte alla proposta di scambio tra livello nazionale e livello aziendale.I risultati sarebbero nulli o negativi, come dimostra la debolezza di entrambi i livelli contrattuali là ove essi sono presenti" (pag. 2)

[ascolta l'audio dell'intervista a Giorgio Cremaschi]


L'indirizzo da cui accedere all'insieme dei materiali pubblicati è:
http://www.fiom.cgil.it/inchiesta/default.htm

In particolare i dati del questionario su:
http://www.fiom.cgil.it/inchiesta/questionario_frequenze.pdf

Una sintesi sui risultati dell'inchiesta nell'articolo di Davide Orecchio da www.rassegna.it, 29 febbraio 2008 su:
http://www.rassegna.it/2008/lavoro/articoli/inchiesta_fiom.htm


Sul nostrano sistema di dis/informatsja:
Il giorno dopo la presentazione ufficiale del 29 febbraio sui quotidiani nazionali ecco i riscontri: l’Unità ha dedicato pagina 17 (!) all’inchiesta con un articolo di analisi e un commento, Liberazione la pagina 6 con due articoli e un intervento di una delegata, Il Manifesto pagina 2 e l’editoriale di prima, il Sole 24 ore articolo in taglio basso a pagina 21, il Corriere della Sera una quarantina di righe in taglio medio di pagina 30, Repubblica niente...
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L'(in)sicurezza sul lavoro:il nuovo ddl governativo

Come emerge dall'inchiesta Fiom, la condizione operaia è sempre più caratterizzata dal combinato di in/sicurezza del e sul posto di lavoro che, con la diffusione del rischio ribaltato dall'impresa al lavoratore/trice, è all'origine dello stillicidio impressionante di incidenti mortali:

> Ascolta l'audio con l'intervista a Marco, operaio Fiat Iveco Stura, sui danni prodotti dall'atteggiamento partecipativo del sindacato confederale che accetta di far transitare l'assunzione del rischio dall'impresa al lavoratore - l'esatto opposto di quanto emerge da una, ancora troppo timida, presa di parola che continua a farsi sentire, come recentemente con il no all'intesa nel referendum sul contratto metalmeccanici

> Ascolta l'audio con l'intervista a Gaetano dei Cobas sulla situazione drammatica che sta dietro gli "incidenti" come quello di Molfetta

> Ascolta l'audio con l'intervista a Franco, Cgil settore infortuni, sul decreto sicurezza lavoro varato dal governo: "la montagna ha partorito il topolino..."