NAZIROCK, L'ANTIFASCISMO E IL 25 APRILE

Inviato da autonomix | 4 Apr, 2008

 

 

HO COMPERATO IL LIBRO E IL DVD.

LO CONSIGLIO DAVVERO A TUTTI GLI ANTIFASCISTI E LE ANTIFASCISTE PERCHE' E' DAVVERO BEN FATTO..FA VENIRE I BRIVIDI AD ASCOLTARE ALCUNE COSE DI QUELLE MERDE FASCISTE.

MAGARI SAREBBE DA PROIETTARE DAVVERO NEI CENTRI SOCIALI, NEGLI SQUAT E NELLE LIBERE ASSOCIAZIONI ASSIEME AL BEL DOCUMENTARIO FATTO DAI COMPAGNI E DALLE COMPAGNE BRESCIANE "RATTI NERI"

 

3 Aprile - I PARTIGIANI DIFENDONO NAZIROCK
di Claudio Lazzaro

Purtroppo Nazirock non si potrà vedere al cinema. Sono un po’ abbacchiato. Ma oggi è successa una cosa che mi ha commosso e che ripaga di tutto. Mi ha chiamato Massimo Rendina, il presidente dell’Associazione partigiani, ha 86 anni, sta in ospedale a curarsi il secondo infarto, la voce sofferente, mi ha detto che l’Anpi si assume le spese legali per la difesa del mio film e che lo proietteranno il 25 aprile, a Roma,  alla Casa della Storia e della Memoria. Mi son trovato gli occhi umidi.

Sentire un vecchio, che nel suo letto d’ospedale ha ancora ha voglia di battersi, e metterlo a confronto coi tanti che non sono mai disposti a rischiare, niente.

Come forse avete letto, i legali di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, che si dichiara diffamato dal mio documentario, sono riusciti a spaventare i gestori del Cinema Politecnico Fandango a Roma e dell’Anteo a Milano. La minaccia, esplicita nella diffida inviata dai legali, è quella di chiedere agli esercenti  il risarcimento dei danni materiali e morali. Poi c’è una minaccia non dichiarabile, che però viene percepita dagli esercenti: la paura dei danneggiamenti e delle spedizioni punitive.

L’Associazione dei partigiani lancia una doppia sfida: non solo proietta in pubblico il film, nel giorno della Liberazione, ma se ne assume in qualche modo la responsabilità morale e giuridica.

Massimo Rendina ha visto Nazirock. Il film gli è piaciuto. Devo dire, per rispondere alle accuse di Roberto Fiore, che anche un intellettuale apprezzato dalle destre, come Massimo Fini (che lo avrebbe presentato all’anteprima milanese) ne dà un giudizio estremamente positivo: “Molto equilibrato”, mi ha detto, “è un film che ha il coraggio di ascoltare quelli che la pensano in modo diverso”.

Nazirock da oggi si trova in libreria, distribuito da Feltrinelli Real Cinema. Ma solo uscendo nei cinema avrei potuto raggiungere tanti di quei ragazzi che non hanno l’abitudine ai libri. Proprio quelli che possono cadere più facilmente nella trappola dei falsi miti. Per questo Forza Nuova, che ha notevoli disponibilità economiche, decide di esercitare il suo potere d’interdizione. Basato su cosa? Semplicemente su una minaccia. Se poi Forza Nuova perderà la causa, dopo le elezioni, che importa? Avrà ottenuto il suo scopo: tenere lontano dal mio film i suoi potenziali elettori.

Io spero che Roberto Fiore abbia sbagliato i suoi calcoli. Ma penso una cosa: ci vorrebbe più coraggio. In questo caso difendere la libera circolazione di un film significava, molto semplicemente, difendere la propria libertà.

Nel film, al raduno annuale di Forza Nuova, vedi un grande striscione che  chiede “PIU’ NAZIFASCISMO”. Alle prossime elezioni Roberto Fiore, il leader di Forza Nuova, corre da solo, ma fino a ieri stava nel cartello delle destre, guidato da Alessandra Mussolini, di cui faceva parte anche Luca Romagnoli, quello che afferma di  non avere alcun  mezzo per poter affermare o negare l’esistenza delle camere a gas.  Fiore adesso corre da solo, ma la Mussolini è in squadra con Berlusconi,  e Romagnoli con la Santanchè.

Però di queste cose non si parla. Proprio ieri un collega, che mi aveva fissato un’intervista televisiva, ha chiamato per cancellare l’appuntamento: “Ne parliamo dopo le elezioni”. Stessa telefonata da un conduttore radiofonico, nel nome della par condicio.

Cosa voglia dire par condicio ormai non lo capisce più nessuno. Ufficialmente era nata per tenere sotto controllo, giustamente, lo strapotere televisivo di un leader politico. Poi si è trasformata in una specie di bavaglio buono per tutti gli usi . Che adesso vuol soffocare anche il cinema: “Non si può parlare di un documentario che fa vedere i fascisti in azione e che mostra il loro sdoganamento politico, se non possiamo far vedere contemporaneamente un documentario in cui si mostra che i fascisti non sono poi così fascisti e che nessuno si sognerebbe mai di portare al governo quelli che negano l’esistenza delle camere a gas”.

Sto scherzando? Mica tanto. Tra fair play veltroniano, par condicio, censure e autocensure, qui andiamo a votare senza sapere chi stiamo votando. Vi pare bello?

Claudio Lazzaro

Articolo di Federico Capitoni - 3 Aprile 2008

Polemica sul film di Claudio Lazzaro dedicato ai giovani neofascisti. Diffida del movimento di estrema destra: le sale rinuncino a proiettarlo
Forza Nuova blocca "Nazirock"
"Montato ad arte per screditarci"

Il regista: "Speravo fosse punto di partenza per un dibattito
molte persone stimate dalla destra avevano espresso consensi"

ROMA - "Sono triste perché pensavo che questo documentario fosse un punto di partenza per un dibattito". Più che rabbia Claudio Lazzaro, regista di Nazirock, documentario sui giovani neofascisti, manifesta desolazione. Il film doveva essere proiettato ieri in anteprima al cinema Anteo di Milano e dal 4 aprile, per due settimane, al Politecnico Fandango di Roma. E invece da Forza Nuova è arrivata una diffida che invita le sale a rinunciare alla programmazione.

I motivi si leggono nella raccomandata: il film conterrebbe "immagini, affermazioni, frasi, scene, ricostruzioni, gravemente diffamatorie del movimento". Secondo l'addetto stampa della federazione romana di Fn infatti, "il montaggio è elaborato ad arte per screditarci, e il fatto che esca in piena campagna elettorale, rivela intenzioni non proprio limpide".

Nazirock è uno spaccato del mondo neofascista italiano attraverso la musica, i raduni, gli scontri, il look (l'unica persona coi capelli lunghi che appare nel filmato è Alessandra Mussolini) dei giovani che aderiscono all'estrema destra. "Tra l'altro - prosegue Lazzaro - molte persone stimate dalla destra hanno espresso il loro consenso. Massimo Fini doveva addirittura presentarlo con me a Milano".

Il colmo, per il regista, è che la diffida lamenti persino l'assenza di un'autorizzazione per le esecuzioni di brani musicali: "Pretendono la liberatoria per un cantante che incita alla violenza. Io sono solo un testimone di quello che questi giovani dicono o cantano".

Niente film in sala dunque, ma la copia in dvd resisterà. Da oggi sarà in vendita presso le librerie Feltrinelli, film più libro. "Il cinema - afferma Lazzaro - dovrebbe essere uno spazio di libertà, mi dispiace che si preferisca annegare il film nella censura basata sulle minacce".

Federico Capitoni

Articolo di Fabio Ferzetti del 3 Aprile 2008

Niente cinema per Nazirock - Il contagio fascista tra i giovani italiani, il docufilm di Claudio Lazzaro anticipato su queste pagine sabato scorso. Dopo l'affollatissima anteprima di lunedì all'Apollo 11, Nazirock doveva infatti uscire domani al Politecnico Fandango, mentre ieri era in cartellone all'Anteo, storico locale d'essai milanese. Un modo per creare dibattito intorno a un film che sarà comunque a giorni in libreria nel cofanetto Feltrinelli.
AI momemo però anteprima e uscita in sala sono annullate. E bastata un'ingiunzione del segretario nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore, e del cantante Luigi Guerzoni, perché le sale facessero dietrofront, forse nel timore di più immediate e meno pacifiche ritorsioni. Secondo l'ingiunzione, Nazirock conterrebbe “immagini, affermazioni. frasi, scene, ricostruzioni gravemente diffamatorie del movimento Forza Nuova, attualmente impegnato nella compagna elettorale”
Quanto a Guerzoni, che lIel film intona canzoni inequivocabili durante il meeting di Forza Nuova a Marta, vicino Viterbo, non avrebbe acconsentito "ad essere successivamente trasmesso" (sic!). Il tutto in evidente spregio al diritto di cronaca, perché lo striscione con la scritta "Più nazifascismo" a Marta c'era e il fllm non inventa o manipola nulla, si limita a lasciar parlare leader e militanti della destra radicale.
Poco importa, si dirà, Nazirock uscirà in libreria. Ma la manovra di Forza Nuova, sfacciatamente elettorale, è il triste segno dei tempi. Non è certo il glorioso ma minuscolo Politecnico a dar fastidio. È l'idea che il film circoli in uno spazio libero e incolltrollato, aggregando persone diverse. La vecchia sala cinematografica, incredibile a dirsi fa ancora paura. Stai a vedere che è una buona notizia.

Fabio Ferzetti

Articolo di Roberto Rombi del 3 Aprile 2008

Le proiezioni del documentario di Claudio Lazzaro, Nazirock, che avrebbero dovuto tenersi ieri sera all’Anteo di Milano e domani al Politecnico Fandango di Roma, sono state annullate. Una diffida partita dagli avvocati di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, ha bloccato il film. “L’ho giudicato” dichiara Roberto Fiore “un grave atto diffamatorio soprattutto in un periodo di campagna elettorale in cui sono candidato come premier. Non ho visto Nazirock ma ho raccolto molte informazioni e ho visionato il trailer. E mi è bastato. È una sorta di collage dove si mischiano immagini pretestuose. Compaio personalmente anche io in un video che non è certo uno spot elettorale, è invece una propaganda contro di me. Lo giudico scorretto e diffamatorio. È poi singolare che il film sia stato girato due anni fa e venga fuori solo adesso poco prima delle elezioni. Una vera bomba a orologeria”.
Il film comunque sarà da oggi in libreria distribuito in dvd da Feltrinelli Real Cinema insieme al libro, una serie di saggi a cura di Mario Capello, dal titolo Ho un cuore nero. Lo scopo di Nazirock è quello di far vedere dall’interno l’estrema destra, conoscere la sua musica, le celebrazioni e i rituali. Al centro del film la manifestazione organizzata da Forza Nuova che si è svolta vicino a Viterbo nel 2006 e che ha visto la partecipazione di militanti da ogni parte d’Europa. “Avrei voluto raggiungere un pubblico più popolare” si rammarica Claudio Lazzaro “non solo quello delle librerie. Ho volutamente scelto il linguaggio del rock per attirare i ragazzi e far vedere in movimento i raduni. La sorpresa è stata scoprire che questi giovani sono dei bravi ragazzi che hanno incrociato la mitologia sbagliata e questa è una responsabilità collettiva, di tutta la società”.

Roberto Rombi

Articolo di e.d.b. del 3 Aprile 2008

Nazirock, il film documentario di Claudio Lazzaro sulla destra neofascista italiana, non sarà proiettato questa sera al cinema Anteo di Milano, nè, nelle prossime due settimane, al Politecnico Fandango di Roma. A bloccare la proiezione della pellicola, prodotta [*] da Feltrinelli Real Cinema (e che da oggi sarà regolarmente in distribuzione nelle librerie della casa editrice), un’ingiunzione del leader di Forza Nuova Roberto Fiore e del cantante dei “Legittima Offesa” Luigi Guerzoni, che, ritengono il documentario diffamatorio “del movimento Forza Nuova, attualmente impegnato nella campagna elettorale”. Guerzoni, inoltre, afferma di non aver rilasciato alcuna autorizzazione per la trasmissione dei brani musicali eseguiti al Campo d’azione di Forza Nuova a Marta (Vt), luogo a cui Lazzaro aveva avuto libero accesso.
Questioni che, essendo già oggetto di un’azione giudiziaria sia civile che penale avviata dagli stessi nei confronti del produttore e del regista, danno modo agli avvocati di Forza Nuova di diffidare i cinema dalla proiezione. Lazzaro, già autore di Camice Verdi (inchiesta sulle truppe leghiste, altra famiglia della destra italiana), non ci sta: “Stanno cercando di estendere anche al cinema, che forse era rimasto l’unico spazio di libertà, il bavaglio della par condicio, che è nata per limitare lo strapotere televisivo di Berlusconi. È un clima molto brutto e molto triste”. Ma cos’è che ha indispettito gli esponenti di Forza Nuova? L’avvocato Gianni Correggiari, vicesegretario del movimento di Fiore e firmatario della richiesta, spiega: “Alcuni accostamenti sono fuorvianti, come quello che lega la canzone Frana, che tra l’altro è degli Erode, che non sono un gruppo di destra ma di sinistra (... la canzone suona: “Frana la curva frana, sulla polizia italiana! Frana, la curva frana, su quei figli di putta...!” ndr.), e subito dopo sono montate le immagini dell’assassinio dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti, che non sono proprio la stessa cosa”.
Fatto sta che, salvo al Piccolo Apollo di Roma (che ha ricevuto la lettera di diffida il 1 aprile, avendo già trasmesso la pellicola il 31 marzo), il film (assieme al libro Ho il cuore nero) sarà distribuito solo nel circuito Feltrinelli. “Al Politecnico Fandango - conclude Lazzaro - mi hanno detto che non era stata solo la paura delle spese legali a orientare la decisione, ma anche la paura di spedizioni punitive, di danneggiamenti”.

e.d.b.

Articolo de il Manifesto del 3 Aprile 2008

È stata bloccata la proiezione del documentario Nazirock, un viaggio, corretto, nella musica e nella cultura degli estremisti neri, diretto dal regista Claudio Lazzaro, ex giornalista e già autore di Camicie verdi, sull'humus della Lega. Il film doveva essere programmato in alcune città italiane ma è stato fermato da una diffida del fondatore di Forza Nuova, Roberto Fiore. Nazirock, distribuito da Feltrinelli Real Cinema, da venerdì sarà in libreria insieme al libro Ho il Cuore Nero, che raccoglie alcuni interessanti contributi, tra gli altri, di Antonio Pennacchi e Furio Colombo. “Dato che volevo raggiungere anche il pubblico più giovane - racconta Lazzaro - il film era in programmazione anche al cinema: stasera all'Anteo di Milano e, dal 4 aprile e per un paio di settimane, al Politecnico Fandango di Roma. Tutto questo è stato cancellato perchè è arrivata una diffida da parte dell'ufficio legale di Forza Nuova. Fiore chiede che non si dia corso alla proiezione, in quanto contenente immagini, affermazioni, scene, ricostruzioni gravemente diffamatorie del movimento Forza Nuova, attualmente impegnato nella campagna elettorale”. Nella diffida, riferisce ancora Lazzaro, si afferma che Forza Nuova “sta agendo nei confronti del produttore e del regista del filmato, civilmente e penalmente, per ottenere il risarcimento dei danni materiali e morali, ivi compresi quelli che potrebbero derivare dalla proiezioni in periodo elettorale” e che “non ottemperando alla presente diffida, sarete ritenuti responsabili delle lesioni arrecate”. “Al Politecnico Fandango mi hanno detto - aggiunge il regista - che non era stata solo la paura delle spese legali a orientare la decisione, ma anche la paura di spedizioni punitive, di danneggiamenti”. Certo, rivedersi su grande schermo, e risentirsi, può essere, a volte, traumatico... Nel filmato si parte, infatti, dal Campo d'Azione, il raduno annuale di Forza Nuova, che si è tenuto a Marta, in provincia di Viterbo, nel 2006 (con la partecipazione di Andrea Insabato, il nostro bombarolo nullatenente ma con le amicizie giuste, o Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna) e si raccontano, lasciadogli la parola e il palco, i gruppi hard rock dai nomi decisivi come Hobbit, Intolleranza Razziale, 270bis con dovizia di croci uncinate e antisemitismo.

 

 

WWW.NAZIROCK.IT 

CIAVARDINI ASSOLTO

Inviato da autonomix | 4 Apr, 2008

 

 

 

PORCO DIO! AGGIUNGEREI..

DI CERTO NON E' CON LA GIUSTIZIA ITALIANA CHE AGGIUSTEREMO LE COSE IN QUESTO CAZZO DI PAESE MA SENTIRE STA NOTIZIA FA ANCORA DI PIU' RABBRIVIDIRE...

 

ANTIFASCISMO SEMPRE, ATIFASCISMO MILITANTE...

 

 

CIAVARDINI ASSOLTO
Da "Il Resto del Carlino"

Ciavardini assolto in appello per rapina
Sono cadute in appello le accuse di rapina per l'ex militante dei Nar, condannato in primo a 7 anni e 4 mesi per un colpo in banca, avvenuto nel settembre del 2005, ai danni di una agenzia dell'Unicredit, a Roma. Nell'aprile scorso la Cassazione ha condannato definitivamente Ciavardini, a 30 anni di reclusione per la partecipazione alla strage di Bologna.

Roma, 4 febbraio 2008 - Assolto per non aver commesso il fatto.

Sono cadute in appello le accuse di rapina per Luigi Ciavardini, l'ex militante dei Nar, condannato in primo a 7 anni e 4 mesi per un colpo in banca, avvenuto nel settembre del 2005, ai danni di una agenzia dell'Unicredit, a Roma. L'assoluzione, pronunciata dal presidente della II corte d'appello, Giuseppe Pititto, è stata emessa in base all'articolo 530 secondo comma del codice di procedura penale, la vecchia insufficenza o contraddittorietà delle prove. In primo grado il gup Adele Rando aveva aumentato la pena, rispetto alle richieste del pm Paolo Auriemma, che aveva chiesto la condanna di Ciavardini a 4 anni e 4 mesi. La decisione del giudice era dovuta al fatto che fu attribuito all'imputato anche il porto abusivo di una pistola e altre tre rapine `minori', con riferimento alla sottrazione di due cellulari ad altrettanti clienti della banca e di un'arma da fuoco a una guardia giurata. La difesa di Ciavardini, rappresentata dagli avvocati Valerio Cutonilli e Stefano Marsano, aveva optato per il rito abbreviato nella speranza che il caso si chiudesse con un proscioglimento. L'ex militante dei Nar ha sempre negato ogni responsabilità: "Quel giorno ero ospite della festa di Azione Giovani, `Atreju' in Parco delle Tre Fontane, e presentavo in uno stand il mio libro sulla strage alla stazione di Bologna", si era difeso all'indomani del suo arresto. Nell'aprile scorso la Cassazione ha condannato definitivamente l'ex Nar (Nuclei armati rivoluzionari), a 30 anni di reclusione per la partecipazione alla strage di Bologna. In quel caso è stata confermata la sentenza della sezione minori della corte d'appello che si era espressa nel 2004.

ASSEDIO DEI NO TAV.SALTA IL CONVEGNO DEL PD

Inviato da autonomix | 4 Apr, 2008

4 aprile 2008_(h 1.30)| Quasi 2.000 persone hanno letteralmente occupato, nella serata di ieri, la via centrale di Almese (piccolo comune della bassa Val susa con poco più di 6.000 abitanti). La prova di forza tentata dalla dirigenza piemontese del Partito Democratico non è riuscita. Bresso, Saitta e Chiamparino - rispettivamente presidente della Regione, della Provincia e sindaco di Torino - se ne sono tornati a casa con le pive nel sacco. O meglio, non sono neanche potuti arrivare ad Almese, sconsigliati dal tentare l'incauto gesto dai solerti funzionari di Polizia, coscienti dell'ingovernabilità di una situazione potenzialmente esplosiva.
Il test del Pd è - nei fatti - fallito!

Sempre più la situazione della val Susa - il suo rapporto con il potere centrale - può esere correttamente rappresentato nei termini di un conflitto tra Metropoli e Colonia; dove è la Colonia però, a negarsi come tale. Oggi più che mai, la Val Susa e l'hic sunt leones della (in)governabilità imperiale.
Il primo colpo d'occhio per chi raggiungeva Almese nella serata di giovedì, era quello di un territorio non pacificato, un paese bloccato dai suoi stessi abitanti; e al centro di questo paese, il fortino asssediato in cui il governo centrale s'illudeva d'aprire un momento di "dialogo e confronto democratico".

I 2mila No Tav che hanno cinto d’assedio il centro polifunzionale di Almese hanno costretto Sergio Chiamparino, Mercedes Bresso e Antonio Saitta, con il loro codazzo di cortigiani e portaborse non pervenuti, a disertare il convegno del Partito Democratico "Quale sviluppo per la Val Susà?" in cui i rappresentanti del Partito di Walter Veltroni intendevano ribadire la loro volontà di realizzare la Torino-Lione.

Molti i cori, i fischi e gli spintoni rivolti dai No-Tav ai pochi e incauti avventori che hanno deciso di partecipare. I primi fischi e i primi spintoni sono andati a Gianfranco Morgando responsabile regionale del Partito Democratico. I No-Tav hanno anche allestito una sorta di presepe vivente dove il ruolo dei tre Re Magi era assegnato ai rappresentanti degli enti locali (Comune, Provincia e Regione). Pochi del resto i convenuti: due al massimo tre decine di miltanti del Pd in "terra ostile".
Il centro polivalente era presidiato da ingenti Forze dell'Ordine, chiamate in forza a proteggere i poco graditi, e assenti, "ospiti".

I quotidiani nazionali e locali apriranno certo oggi le loro prime pagine con articoli scandalizzati che grideranno all'oltraggio della "civile convivenza", alla "soppressione della democrazia" e alla "prevaricazione fascista". Ma, ormai da molto tempo, le donne e gli uomini della Val Susa sanno fin troppo bene che sotto le eleganti e mentite spoglie della convivialità democratica si cela l'inganno di chi tiene il coltello dalla parte del manico, la lingua biforcuta del Potere, quella parlata ai tavoli di Palazzo Chigi che, via dell'Osservatorio Tecnico, porta dritto dritto all'ipotesi del Come Tav.

Proprio il carattere genuinamente barbaro del movimento valsusino è invece garanzia della sua forza e incorruttibilità. Ancora una volta, questo movimento spiazza e sconvolge i professionisti ben pagati della Politica dell'Amministrazione Compatibile, agendogli contro il linguaggio irriducibile e abnorme della Politica Riappropriata.
 
segue foto di T'ORINO CRONACA
 
 
ALMESE (04/04/2008) -

Il presepe di No Tav e anarchici, organizzato per accogliere Mercedes Bresso, Sergio Chiamparino e Antonio Saitta, festeggia per la “cacciata” dei tre “Re Mangi”, obbligati a rinunciare al convegno organizzato dal Pd e a non presentarsi neanche all’auditorium Magnetto di Almese.
Una iniziativa cui hanno presenziato oltre due mila manifestanti muniti delle consuete bandiere bianche con il treno crociato ma tra cui non c’era l’annunciato Beppe Grillo.

Questa volta la fantasia dei valsusini ha partorito l’idea di un presepe fuori stagione con una trentina di persone in costume: l’obiettivo era deridere i tre “Re Mangi”, come sono stati soprannominati la presidente della Regione, Mercedes Bresso, quello della Provincia, Antonio Saitta, e il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino.



La manifestazione ha sostanzialmente bloccato gli ingressi dalle 20, con un cordone costituito soprattutto da ragazzi dei gruppi anarchici, al fine di impedire ai tre politici di entrare e tenere il convegno. L’ultimo ad entrare, sommerso da una bordata di fischi e scortato dalle forze dell’ordine, presenti in maniera massiccia, è stato il segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando. E proprio a lui, circa un’ora dopo, è toccato l’annuncio della decisione di annullare il convegno, presa in accordo con il questore per motivi di ordine pubblico. Decisione che ha scatenato la festa dei No Tav all’esterno dell’auditorium e lo sdegno del sindaco di Almese, Bruno Gonella: «E’ una cosa di una gravità inaudita. In questo paese non era mai successo che non si consentisse alla gente e in particolare a una forza politica di parlare ed esprimere la propria opinione, soprattutto così vicino alla scadenza elettorale».



Un episodio che probabilmente finirà per ritorcersi contro gli stessi No Tav, la cui immagine - anche a livello nazionale - non esce sicuramente bene dalla serata di ieri. Come se non bastasse, a rovinare definitivamente la “reputazione” dei No Tav c’è stato un volantino, diffuso tra i manifestanti, contenente minacce di morte ai danni del presidente della Comunità Montana Bassa Valle, Antonio Ferrentino, “reo” di non essere allineato con le posizioni più intransigenti del movimento.

Dopo la “fuga” Bresso, Chiamparino e Saitta hanno voluto spiegare le ragioni della loro scelta: «L’abbiamo fatto per responsabilità nei confronti delle persone presenti, per evitare incidenti anche perché tra i manifestanti erano presenti pure dei bambini. Riteniamo che queste persone non siano la maggioranza dei valsusini ma una minoranza che tiene in ostaggio gli altri. Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza democratica. Esprimiamo la nostra solidarietà a Ferrentino per il volantino». Ma si guarda già oltre. «Spediremo una lettera a tutti i cittadini della Valle di Susa per dire quello che non abbiamo potuto spiegare questa sera».

Davide Petrizzelli


 
 
LA STAMPA
 
Molti i cori, i fischi e gli spintoni rivolti dai No-Tav agli amministratori locali
ALMESE (TORINO)
Serata di tensione, in valle di Susa, per l’alta velocità ferroviaria Torino-Lione. La protesta di un migliaio di militanti «No tav» ha fatto saltare un convegno promosso dal Pd, proprio sul tema dei treni «superveloci», nel teatro di Almese, un piccolo comune della bassa valle.

La presidente della Regione, Mercedes Bresso, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino e il presidente della Provincia, Antonio Saitta, una volta arrivati alle porte di Almese, hanno fatto dietrofront, dopo un consulto con i vertici delle forze dell’ordine.

A Gianfranco Morgando, segretario regionale del Pd, fischiato e insultato al suo arrivo ad Almese, non è restato che annullare la serata. «È una cosa molto grave - ha commentato con amarezza - ci hanno impedito di svolgere un’iniziativa elettorale».

Fuori dal teatro, tutto attorno, i militanti No Tav, controllati da un robusto cordone di polizia e carabinieri, hanno dato sfogo a tutta la loro contestazione, al grido di «Giù le mani dalla Val Susa», sventolando le bandiere bianche con i treni tav crociati e appendendo cartelloni di protesta, tra i quali uno che parafrasava lo slogan del Pd:  «No Tav, si può fare».

C’è anche chi ha distribuito un volantino con minacce di morte verso Antonio Ferrentino, il presidente Comunità Montana Bassa Valle di Susa, accusato di «avere tradito il movimento» per la sua disponibilità al dialogo e l’apertura verso l’osservatorio tecnico incaricato dal governo di studiare, nell’ultima parte del suo lavoro, le ipotesi di tracciato.

Dura la condanna di Bresso, Chiamparino e Saitta che oggi scriveranno una lettera a tutti gli abitanti della Valle di Susa «per spiegare che la Tav è un’opportunità di sviluppo» e per chiedere di «sfidare una minoranza - come ha sottolineato la Bresso - che tiene in ostaggio gli abitanti della Valle di Susa».

«Questa sera - hanno affermato Bresso, Chiamparino e Saitta - ha perso la democrazia»