Ripartiamo dal basso, costruiamo conflitto: SUD RIBELLE

Inviato da autonomix | 20 Apr, 2008

Le elezioni del 13 e 14 aprile ci propongono un quadro parlamentare caratterizzato da un bipolarismo quasi perfetto che vede la vittoria schiacciante del Popolo della Libertà,con l’appoggio fondamentale della Lega Nord, a discapito di un Pd ancora troppo embrionale per avere possibilità di governo. Ma Veltroni può dichiararsi tutto sommato soddisfatto in quanto complice di tale bipolarismo e in parte artefice della sparizione dei partiti più estremi. Scompaiono Sinistra l’ Arcobaleno, con le sue tre componenti, ed il Partito Socialista. Storiche componenti parlamentari che lasciano la poltrona e la delega delle istanze sociali del paese, all’unico partito di “lotta e governo” presente ad oggi in parlamento, la Lega Nord. Ci appare quasi surreale vedere Bossi festeggiare la sua vittoria in una piazza piena di operai, e dall’altra parte Bertinotti dichiarare la sconfitta nell’ Hard Rock Cafè di una delle vie più “in” della capitale.

Sembra irreale, ma tutto ciò è il frutto di scelte precise, è la conseguenza dell’ abbandono del conflitto,della piazza e quindi delle istanze sociali, in favore della logica del “governo a tutti i costi”.
Infatti leggendo attentamente i risultati elettorali ci rendiamo conto di come la scomparsa della sinistra sia stata causata, non soltanto da un fisiologico e ben motivato astensionismo , dovuto al tradimento, durante i 2 anni di governo Prodi, delle istanze proposte dai movimenti, ma anche da un agire politico che ha visto sia la sinistra istituzionale che alcune componenti del movimento stesso allontanarsi dal conflitto sociale, permettendo a teorie xenofobe e localiste di prendere piede in territori culturalmente lontani per tradizione ad ogni forma di razzismo e fascismo.

Ed è per questo che la Lega è riuscita ad entrare in spaccati della società dove la sinistra istituzionale non era abbastanza forte.
Le modalità con cui essa è stata dapprima al governo e poi in piazza, e i rapporti che ha sempre tenuto con gli alleati dell’attuale governo, ha pagato. Ha pagato la sua presenza costante sul territorio e nei luoghi di lavoro. Ha capitalizzato in termini elettorali l’affermarsi di logiche xenofobe e securitarie come risposta ad una crescente e trasversale domanda di sicurezza, dettata dalla volontà dei media di dipingere il problema della micro-criminalità e dei migranti non come fenomeno sociale ma come questione di ordine pubblico.

A sud invece lo spaccato sociale che ci consegna il voto appartiene ai quartieri popolari che pur non riconoscendosi politicamente in nessuno dei partiti, spesso votano per uno di essi sotto il continuo ricatto di un sistema clientelare-mafioso. Nelle realtà meridionali in cui lo stato, la mafia e il sistema produttivo sono un magma indistinto, difficilmente esiste qualcuno che riesce a sottrarsi ad esso creandosi una vita slegata da queste logiche.

Chi in questi anni, da dentro o fuori le istituzioni, ha contribuito a traghettare il movimento verso la compatibilità governativa, si deve rendere conto del fallimento politico di questa pratica, prenderne atto e cominciare a (ri)costruire una opposizione forte, che parta dal basso e che si faccia interprete delle reali esigenze sociali (casa, lavoro, salute, istruzione , ambiente).
Solo l’espansione del conflitto sociale, pensarlo e costruirlo come pratica di rottura, potrà garantire la nostra esistenza individuale e collettiva durante questi anni, prima che, in un modo o in un altro, ci costringano a modificare il nostro modo di (re)agire .
Per fare questo non dobbiamo avere timori, dobbiamo chiamare le cose col loro nome, diffondendo pratiche di contro-potere e messaggi di contro cultura, ricominciare ( per chi aveva smesso) o continuare a veicolare i nostri messaggi, a calpestare le piazze e le strade delle nostre città, a creare dappertutto, nei bar, nelle curve, nelle scuole, nelle piazze e nei quartieri luoghi dove sviluppare confronto politico. Luoghi dove le cose appaiano per quelle che sono e non straniate dal meccanismo dell’apparire tipico di questa società.
Luoghi in cui tutti gli attori che li popolano, definiscano l’esistente per quello che è, senza avere tema di toccare le fragili corde e le coscienze della società civile, timori che troppo spesso in questi anni hanno tenuto imbrigliate le istanze più radicali del movimento.
Il movimento deve recuperare un pensiero e un linguaggio antagonista rispetto a questo aberrante stato di cose, pensiero che sappia andare oltre le difficoltà del materiale, che recuperi principi e pratiche troppo spesso messe da parte in nome di un moderatismo che non ci appartiene, linguaggio che definisca le cose col loro nome, che non ci risparmi lo scontro con una realtà che oggi è disabituata a parole come lotta, padroni, conflitto, repressione, fascismo, mafia.
Diffondere il nostro pensiero e il nostro modo di agire significa costruire meccanismi di autodeterminazione individuale e collettiva che ha come prodotto culturale il conflitto e l’opposizione.
Per creare conflitto è necessario utilizzare pratiche di Autonomia reale che si oppongano a qualsiasi compromesso istituzionale, che siano conflittuali con chi, a livello locale o nazionale, detiene potere teso a rigenerare meccanismi sistemici .
Fallire in questo obiettivo significa non riuscire a costruire un’opposizione concreta a 5 anni che si annunciano costellati di massacro sociale e attacchi repressivi. Significa arrendersi. E noi non lo faremo mai.

Preso atto di questo abbiamo intenzione di lanciare due date importanti che ci aspettano nella nostra città.
Costruiamo un presidio per giorno 24 aprile 2007, data prevista per l’emissione delle sentenze del processo al “Sud Ribelle”.
Costruiamo un momento di discussione e di conflitto per giorno 25 Aprile che ricordi la liberazione e la resistenza aldilà della semplice commemorazione storica.

C.P.O.A. RIALZO

bentornata guerra sociale

Inviato da autonomix | 20 Apr, 2008

Nei giorni passati spiccavano sui giornali, accanto ai titoli sulla vittoria elettorale del palazzinaro di Arcore, quelli che davano la notizia del tracollo della sinistra. Due sono le versioni ufficiali di questa insolita scomparsa. La prima, “naturalista”, vi vede una normalizzazione dell’Italia in senso bipartitico, come succede negli altri regimi democratici. Una sostanziale semplificazione della scena politica parlamentare, che mette da parte i rimasugli di un ‘900 troppo lungo. L’altra visione, che potremmo chiamare “giustificatoria”, viene perorata dai leader stessi di questi non rimpianti ex partiti ex comunisti (Sinistra Arcobaleno e compagnia bella) e sottolinea un generale spostamento verso destra dell’elettorato italiano, con il PD veltroniano che avrebbe “cannibalizzato” i suoi sinistri vicini.
Hanno ragione gli uni o gli altri? A nostro avviso hanno ragione entrambi. Ma non ce ne frega un cazzo del poco caro estinto! È vero che la società in cui viviamo sta scendendo una pericolosa china lastricata di razzismo e paure e che il qualunquismo alla moda fra la grande maggioranza della popolazione non fa che dar ragione ai fomentatori dell’odio. Un percorso, questo, che sembra destinato a condurci verso una qualche forma di controllo totalitario “soft”. È anche vero che nessuna utopia di un mondo migliore, libero dallo sfruttamento, sembra poter più attecchire su questo terreno demitizzato e volgarmente isterilito da un grigio conformismo. Non c’è alcuna speranza, alcuna emozione nella falsa sfida tra due perfette gocce d’acqua: un cavalier B. (B. come quell’altro…) e un signor W. (lettera che nell’alfabeto sta, non a caso, accanto alla X).
Ma, ad un certo punto... l’imprevisto. La catastrofe!
Per loro. Per i sinistri professionisti del mercanteggiamento istituzionale, per quelli che hanno fatto dell’inganno e della svendita del popolo la propria missione. Per quelli che si sono sempre accontentati di mendicare briciole al banchetto degli sfruttatori, porgendole poi come doni preziosi agli sfruttati. Questo strano risultato elettorale è la fine della sinistra istituzionale, dei partiti che da sempre si propongono come rappresentanti delle classi subalterne senza che nessuno glielo abbia mai chiesto. Ciò semplicemente perché... gli sfruttati si sono stufati dei loro cosiddetti rappresentanti. Speriamo, anzi, si siano stufati dell’idea stessa di rappresentanza, nonché, e per sempre, del loro stato di subordinazione. Quello che salta subito all’occhio è, infatti, che il forte astensionismo (mai elezioni legislative hanno registrato una così alta diserzione dalle urne) è alla base del tracollo della sinistra parlamentare. Dopo secoli di inebetito asservimento, qualcosa si sta risvegliando... e vuole fare da sé!
Opinionisti interessati sottolineano il fatto che non ci sarà più una “sinistra” nel nuovo parlamento. Gianfranco Fini, noblesse oblige, un po’ se ne dispiace e un po’ se ne preoccupa. Già, perché se non c’è più lo specchietto per allodole dei rappresentanti del popolo, è pur vero che la plebe rimane, sia essa ”italiana” o “straniera”. Una plebaglia arrabbiata e minacciosa. Se ne rendono ben conto lorsignori. Un brivido di soddisfazione è corso per le schiene e nella borsa (le quotazioni azionarie dei cartelli del cemento - delle nocività - sono già aumentate in vista di futuri appalti), seguito però da una certa inquietudine. Dio non voglia che quelle canaglie scendano in strada, decidano di allungare le mani! Sanno bene, i signori padroni, che una crisi economica di enormi proporzioni è malamente scongiurata, ancora per poco, dai giochetti di prestigio delle banche centrali. Sanno bene che quando la plebe arrabbiata scenderà in strada pronta a dare l’attacco ai palazzi e alle ville in Brianza, a nulla servirà cercare ancora di aizzarla contro stranieri e diversi di ogni tipo. Sanno bene che la sinistra è sempre stata la ruota di scorta del Capitale, la sua assicurazione sulla vita. Quando inganno e repressione non bastavano, c’era il vecchio trucco delle riforme, della contrattazione truccata… Un asso nella manica che finalmente è venuto a mancare.
Bene, pulito il campo dalla sinistra marmaglia, ci resta una visione più netta delle forze in lotta. Non ci sono più mediatori prezzolati. Non c’è più mediazione possibile. Fra i padroni, forti di un successo numerico fondato sulla propaganda dell’odio razziale, e gli sfruttati pronti ad insorgere, c’è soltanto lo spazio vuoto del campo di battaglia. È finita la politica della sinistra.
Sta per tornare la guerra sociale!

da qualche parte, metà aprile duemilaotto.

Antifa a perugia

Inviato da autonomix | 20 Apr, 2008

Perugia - Giovedì 10 aprile, il comizio blindato di Roberto Fiore al chiuso di una sala, pur sempre pubblica, viene contestato da un centinaio di manifestanti. La contestazione è stata pacifica ma molto rumorosa e sembra abbia molto innervosito la ventina di fascisti di FN presenti al comizio. Sabato 19 aprile, al c.s.o.a. EX MATTATOIO di PG, viene presentato il film NaziRock. Alla proiezione e alla discussione del film con il regista hanno partecipato circa 150 persone. In seguito al dibattito, terminato intorno alle 24:00, c'è stato un concerto di musica "Oi!" che ha visto ugualmente una grossa partecipazione.
Domenica 20 aprile, ore 7.00, un gruppo di vigliacchi neonazifascisti ha devastato il centro sociale e ha messo in pericolo la vita di un artista di strada che dormiva dentro un camper parcheggiato lì davanti.
Esprimiamo solidarietà ai compagni del Centro Sociale e a tutte le vittime della vigliaccheria di queste carogne.
Denunciamo il clima di intimidazione e di violenza che sta crescendo anche nella nostra città e di cui sono responsabili non solo gli estremisti di destra, ma i loro sostenitori e finanziatori legati alla destra istituzionale e le stesse politiche del centro sinistra, che al malessere sociale contemporaneo non hanno saputo dare altre risposte se non quelle razziste e securitarie dei loro presunti avversari politici.

ORA E SEMPRE RESISTENZA!
Rete Antifascista Perugina

Alleghiamo qui sotto il comunicato del centro sociale:

Questa mattina, 20 aprile, intorno alle 07:00 un gruppo di 4 persone ha preso vigliaccamente di mira il Centro Sociale ex mattatoio di Ponte S. Giovanni di Perugia. Tali loschi individui hanno infatti effettuato atti
di vandalismo nei confronti dei locali danneggiandone le vetrate e accanendosi, nella loro opera di distruzione, contro un camper parcheggiato nel piazzale nel quale stava dormendo il proprietario.
Questo squallido e vile episodio è avvenuto poche ore dopo la proiezione del film NaziRock che documenta le strette relazioni tra destra istituzionale e gruppi di estrema destra nazifascista. Nel documentario si evidenzia il tentativo di strumentalizzazione del disagio delle nuove generazioni da parte di vecchi e conosciuti esponenti dell'estrema destra (stragisti e attentatori). Il film è stato escluso dai circuiti
cinematografici tradizionali in seguito a minacce e diffide fatte nei confronti di gestori di cinema (nonché dello stesso regista) da parte di aderenti all'organizzazione filonazista Forza Nuova.
Alla proiezione e alla discussione del film con il regista hanno partecipato, con attenzione ed interesse, circa 150 persone. In seguito al dibattito, terminato intorno alle 24:00, c'è stato un concerto di
musica "Oi!" che ha visto ugualmente una grossa partecipazione.
I devastatori sono arrivati intenzionalmente nell'orario in cui il locale era chiuso e non c'era più nessuno. L'unico testimone che ha assistito al loro vile gesto è la persona che dormiva nel camper e che
ha subito l'aggressione rimanendo chiuso all'interno del mezzo e dando tempestivamente l'allarme.
Questo episodio è l'ennesima testimonianza di un clima di intimidazione e di violenza che sta crescendo anche nella nostra città e di cui sono responsabili non solo gli estremisti di destra, ma i loro sostenitori e
finanziatori che aderiscono alla destra istituzionale cosiddetta democratica, che ha recentemente vinto le elezioni.
Tale clima di odio e di violenza si inserisce in un contesto favorito dalle stesse politiche della sinistra istituzionale che al malessere sociale contemporaneo non hanno risposte e rincorrono le stesse
politiche razziste sul piano della sicurezza dei loro presunti avversari politici.

C.S.O.A. EX MATTATOIO PG