Il capitale attacca i lavoratori!

Inviato da autonomix | 21 Mag, 2008
Ormai sono settimane che da più parti viene agitata come possibilità quella di detassare gli straordinari, sventolando questa “novità” come un aiuto ai lavoratori ed alle loro famiglie che sempre più difficilmente riescono ad arrivare alla “quarta settimana”. Ma la verità qual è? A mio avviso questa misura rientra a pieno titolo nelle misure del capitale per massimizzare il profitto riducendo i costi di produzione, al pari delle esternalizzazioni e delle delocalizzazioni. Mi spiego meglio. Si è deciso di sfruttare l’evidente inadeguatezza degli stipendi dei lavoratori come mezzo per aumentare la loro produttività e ridurre gli eventuali costi di quest’aumento, infatti si è deciso di incentivare il lavoratore allo straordinario offrendogli una detassazione del 10% delle ore di lavoro in eccesso…si, perché di questo si tratta, lavoro in eccesso, che avrebbe dure ripercussioni sul mercato del lavoro già di per sé disastrato provocandone un’atrofia facilmente preventivabile, è infatti innegabile che a fronte delle difficoltà di chi lavora un provvedimento del genere spingerebbe molti che già magari fanno ore di straordinario, ad incrementare questa pratica, evitando per esempio all’azienda in cui lavorano l’onere di nuove assunzioni risolvendo il problema della forza lavoro mancante attraverso lo sfruttamento intensivo della manodopera interna; lor signori hanno calcolato un aumento medio mensile di 480 euro a lavoratore, possibilità allettante per chiunque, soprattutto per chi il lavoro lo “offre”, che attraverso le ore di straordinario guadagnate può evitare di assumere altro personale, nella misura (circa) di un lavoratore non assunto ogni 2,5 crumiri, con evidente risparmio in termini di contributi e quant’altro…Tutto questo cosa significa? Significa meno assunzioni e radicalizzazione della precarietà; significa incentivo non solo dell’aumento smodato delle ore di lavoro pro capite, ma anche all’estrema competizione tra i lavoratori, che correranno al massimo per scavalcare il collega/nemico nella gerarchia dei papabili di ore in eccesso; Significa meno sicurezza sul lavoro, come si può mantenere alta la soglia d’attenzione dopo 10/12 ore di fabbrica? E su chi ricadrà poi la colpa degli eventuali incidenti? Ma sui lavoratori distratti, logico; Significa corsa verso il basso degli stipendi, che verranno calcolati considerando nel computo finale dell’importo anche tot ore di straordinario; significa discriminazione nei confronti di quelle categorie –donne con figli piccoli, lavoratori con genitori anziani a carico, lavoratori meno giovani, ecc…- che non possono permettersi di protrarre l’orario di lavoro; significa condannare tanti giovani e meno giovani alla disoccupazione o ad un accesso al lavoro estremamente difficile; significa trasformare i lavoratori in “macchine da lavoro”; significa vincolare la vita delle persone al lavoro che fanno; significa maggiori profitti per il padrone –sia esso una potente multinazionale o un grasso e tronfio signorotto del nord-est- e più sacrifici per i lavoratori; significa che a vincere sarà di nuovo il capitale.
Accanto a questa norma, ed in perfetta continuità con essa, si parla anche della possibilità di poter cumulare pensione e stipendio, secondo loro per eliminare la piaga del lavoro nero post pensionamento, secondo noi per legare fino all’ultimo respiro di vita gli individui al profitto e per restringere ancor più il mercato del lavoro, spingendo chi non ha lavoro alla precarietà o al malaffare.
Il problema è meno scontato di quello che può sembrare, perché se da un lato è palese la volontà che sta dietro a questo provvedimento, dall’altro sarà un problema affrontare la questione con chi innanzi tutto vede davanti a se la possibilità di guadagnare meglio, se pur con maggiori sacrifici…Il nodo da affrontare, forse ancor prima del ribaltamento delle logiche di profitto in logica dei bisogni degli individui, tema comunque irrinunciabile e che dev’essere esposto con massima chiarezza da subito, è quello dell’abitudine dei lavoratori al vivere lo sfruttamento lavorativo come una normalità ineluttabile e a delegare ogni loro istanza a quei sindacati di stato sempre più simili alle corporazioni di fascista memoria; il compito di tutti coloro che hanno a cuore non solo la liberazione del lavoro, ma la costruzione di una nuova società libera e liberata, dev’essere quello di attivarsi non solo negli ambiti lavorativi, dov’è stringente il bisogno di rilanciare una conflittualità dura e reale, ma in ogni ambito di socialità al fine di creare quell’orizzonte di libertà autogestionaria irrinunciabile, senza il quale ogni progetto più o meno rivoluzionario nascerebbe già irrimediabilmente minato. Guadagnare i lavoratori all’autorganizzazione sindacale, creare ed incentivare la nascita di luoghi di socialità svincolati dalle logiche del profitto, rilanciare la solidarietà fra le varie categorie del mondo del lavoro, mettendo in luce quelle dinamiche di sfruttamento che non hanno né colore né professione specifica ma che fanno tutte parte dell’armamentario del profitto e di coloro che ne sono gli alfieri, Gridare con forza che, casomai, si lavora per vivere e non si vive per lavorare…

MUNNEZZA A NAPOLI..AGGIORNAMENTI IMPORTANTI

Inviato da autonomix | 21 Mag, 2008

21 maggio 2008
Pesanti le scelte prese oggi dalla prima seduta del Consiglio dei Ministri del neo-insediato governo Berlusconi. Per quel che riguaradda l'emergenz arifiuti: apertura di 4 nuove discariche nel napoletano. Militarizzazione del territorio (se necessario) per applicare le direttive governative e pene pesanti "per chi organizza il dissenso" (fino a 5 anni di reclusione).

Sul piano nazionale: approvati i pacchetti su sicurezza, rifiuti e fisco. Introdotto il reato di immigrazione clandestina e abolita l'Ici sulla prima casa.

Nel complesso però un corteo positivo per gli organizzatori dei comitati e della Rete Campana Salute e Ambiente. Non si sa ancora se aprirà la discarica di Chiaiano. I siti, comunque , saranno secretati! Domani i comitati in assemblea decideranno il da farsi...

> Un bilancio sul corteo e sulle decisioni prese dal Palazzo con gianfranco (radio Città Aperta) [scarica/ascolta l'intervista a lato]

Si prepara un'accoglienza rumorosa per questo pomeriggio al consiglio dei ministri napoletani. Ben nove cortei, otto di sinistra e uno di destra, daranno il benvenuto al neopremier Silvio Berlusconi. «Un altro gallo sulla monnezza», come lo definiscono i comitati civici contro le discariche e la Rete campana salute e ambiente. L'appuntamento dei movimenti è alle 15 a piazza Dante, con comitati, disoccupati organizzati, centri sociali e gruppi ambientalisti, per dire no al piano rifiuti basato sulla logica delle discariche e dei mega inceneritori ma anche per protestare contro il pacchetto sicurezza in discussione. «Sarà una manifestazione di cittadini arrabbiati e autorganizzati e non l'appuntamento del centrosinistra contro Berlusconi - precisano gli organizzatori del corteo - Questo paese ha bisogno di politiche di accoglienza e non di criminalizzare i migranti».

Tra i manifestanti ci sarà anche una delegazione dei rom di Ponticelli, una partecipazione non facile visto il clima di ostilità diffusa che si respirava in città la scorsa settimana.
Ma la composizione dei cortei è veramente ampia e trasversale: napoletan*, immigrat*, disoccupati autorganizzati e pure un nutrito blocco di indultati in (peerenne) attesa di inserimento lavorativo.
Tra le chicce della giornata, pare, il probabile annuncio di Berlusconi del prossimo G8 da tenersi a Napoli, oltreché la scontata dichiarazione di apertura di nuove discariche.


Per un quadro generale dei cortei, della loro composizione, dell'umore della piazza, ascolta l'intervista con Gianfranco (Radio Cità Aperta) per Infoaut.

> Ascolta l'intervista

> Ascolta l'intervista con Michele Franco (disoccupati autorganizzati/Rdb)


Cronaca multimediale della giornata

h 16: Dalla partenza del corteo, diretta con Gianfranco e intervista ad un cittadino di Chiaiano

(selezione da La Repubblica.it)

18:52 Termina corteo di protesta, domani assemblea
E' terminato il corteo di protesta contro l'eventuale realizzazione della discarica di Chiaiano, alla periferia nord di Napoli, ma la protesta, anticipa il comitato, continua. Domani, al 'quartier generale' del presidio, in piazza Rosa dei Venti, a Chiaiano, ci sara' un'assemblea per decidere "le prossime azioni di protesta". "Di certo non ci fermiamo - dice il comitato di protesta - stasera capiremo bene quello che il presidente Berlusconi ha intenzione di fare e poi decideremo".

18:18 Manifestanti stendono striscione in piazza
Alcuni manifestanti, eludendo i controlli e mescolandosi ai turisti di passaggio, sono riusciti a stendere uno striscione dinanzi Palazzo Reale dove e' tuttora in corso la conferenza stampa con i rappresentanti del governo. Sullo striscione si legge 'Discarica a Chiaiano?, No grazie'. I manifestanti, che hanno scandito slogan contro il Governo e contro il ricorso alle discariche, sono stati accompagnati dalla polizia fuori da Piazza del Plebiscito.

17:49 Tensione davanti al Comune
Momenti di tensione si stanno verificando davanti alla sede del comune di Napoli, dove alcuni manifestanti si sono per un attimo scontrati con la polizia. I manifestati avevano cominciato a gridare slogan contro le forze dell'ordine, mentre spingevano in avanti un grosso telo con scritte contro la discarica

17:03 Corteo di protesta, foto dei ministri sui sacchetti della spazzatura
Slogan contro tutti e foto, stampate sui sacchetti della spazzatura, del premier Silvio Berlusconi, del presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, del commissario Gianni De Gennaro, del prefetto di Napoli Alessandro Pansa e dell'ex ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. C'e' anche questo nel corteo di protesta che sta sfilando per il centro di Napoli soprattutto per dire no

15:27 Cittadini di Chiaiano e Marano in presidio a piazza Dante
Centinaia di cittadini di Chiaiano e di Marano formano un presidio a piazza Dante. Ci sono il gonfalone e i vigili urbani del comune di Marano (Chiaiano è una frazione di Napoli). Gli striscioni: "Chiaiano non si tocca" e "Silvio salva la selva". Una foto del prefetto Pansa attaccatta a un sacchetto di spazzatura con la scritta: "Attenzione, soggetto altamente pericoloso".

15:25 In partenza il corteo con i cittadini di Chiaiano e di Marano
Tra poco, da piazza Dante, partirà il corteo che vedrà la presenza proprio dei cittadini di Chiaiano e di Marano. Già sventolano bandiere con su scritto "No alla discarica", e a fianco c'è disegnato anche un albero di color grigio dall'espressione arrabbiata che regge il cartello su cui è scritto "Jatevenne".

15:16 La polizia blocca via Toledo
La pioggia e la polizia bloccano in via Toledo il corteo dell'Unione disoccupati organizzati, qualche centinaio di persone. Dopo aver regolarmente sfilato in mattinata, questi manifestanti si sono radunati poco dopo le 14 a via Toledo per marciare di nuovo su piazza Plebiscito: un secondo corteo, questa volta non autorizzato. La polizia, in assetto antisommossa, ha bloccato loro il passaggio. I manifestanti si sono fermati a venti metri dalle forze dell'ordine cantando "Bandiera rossa".

14:52 A sopresa i disoccupati tornano in marcia
Nell'isola pedonale di via Toledo, a sorpresa, i disoccupati del 'Coordinamento di lotta per il lavoro' di Napoli si sono rimessi in marcia in corteo, probabilmente diretti verso Piazza Plebiscito, dove si sta tenendo il Consiglio dei ministri.

14:31 Il corteo degli immigrati verso Palazzo San Giacomo
Sono per lo più senegalesi ma vengono anche dal Camerun, dalla Costa d'Avorio, dalla Tunisia e dal Marocco, gli immigrati - alcune centinaia - che stanno sfilando. Il corteo degli immigrati si sta dirigendo verso Palazzo San Giacomo, sede della giunta comunale.

14:18 I manifestanti bloccano il direttore de Il Mattino, Orfeo
In piazza Municipio, i manifestanti riuniti hanno bloccato e costretto all'inversione di marcia l'auto a bordo della quale si trovava il direttore del quotidiano Il Mattino, Mario Orfeo.

14:10 Gli slogan degli immigrati
"Nè razzismo nè tolleranza ma uguaglianza", è scritto sullo striscione del corteo degli immigrati: in piazza esponenti di dieci diverse etnìe. Un manifestante indossa una t-shirt bianca con la scritta "Nessun essere umano è illegale"

13:56 Approvato il decreto legge per l'emergenza rifiuti e individuate le discariche da aprire. Bertolaso nominato sottosegretario con delega ai rifiuti
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge per affrontare l'emergenza rifiuti in Campania, individuando anche le discariche che dovranno essere aperte. Il Consiglio dei ministri ha dato via libera alla nomina di Guido Bertolaso a sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'emergenza rifiuti.

13:49 Tutti i cortei si sono congiunti
Tutti i cortei della mattinata si sono ormai congiunti. Tre delegazioni sono già state ricevute in Prefettura. Il centro cittadino è tagliato in due. Piazza Plebiscito e Piazza Trieste e Trento sono isolate.

13:33 Due cassonetti rovesciati e posti al centro della carreggiata in via Medina
In via Medina, strada nei pressi della Questura, sono stati rovesciati due cassonetti dell'immondizia, sistemati poi al centro della carreggiata da alcuni disoccupati. Disagi per il traffico. Il corteo della Rete Rifiuti (comitati e centri sociali), in partenza alle 15 da piazza Dante.

13:09 Si fondono i cortei dei disoccupati e degli immigrati
Davanti alla Questura in via Medina si stanno fondendo i cortei dei disoccupati organizzati e degli immigrati, circa 400 africani. Alcuni indossano delle t-shirt con la scritta "Nessuno è illegale". I manifestanti immigrati stanno urlando grandi slogan in italiano, uno dei quali "Libertà, libertà".

12:58 Rovesciati due casonetti al passaggio del corteo dei disoccupati
Due cassonetti della spazzatura sono stati rovesciati nel centro di Napoli al passaggio di uno dei cortei di disoccupati. Al di là dell'episodio, non si registrano momenti di particolare tensione, con la polizia che scorta il corteo. A manifestare sono i senza lavoro aderenti al coordinamento di lotta per il lavoro. Il corteo, sta per raggiungere piazza del Municipio dove è previsto che confluiscano anche altre manifestazioni in corso. Sullo striscione in testa alla protesta c'è scritto "Noi non siamo la camorra" firmato i corsisti del progetto Isola per la raccolta differenziata.

12:43 I cortei riuniti in piazza Municipio
I cortei si sono riuniti e sono stati fermati a piazza Municipio, riempita di bandiere, cartelli e striscioni. Il presidio degli Eurodisoccupati ha esposto al Maschio Angioino uno striscione benaugurale per la categoria, "Con Berlusconi disoccupati al lavoro"; al loro gruppo si è aggiunto Centro sociale sottoproletari indultati, che espone cartelli per chiedere il reinserimento lavorativo. Chi manifesta si fonde in un unico serpentone che gira intorno ai giardinetti davanti al Municipio, gridando di tanto in tanto i propri slogan e facendo rumore con i fischietti.

12:33 Tensioni al corteo dei disoccupati. Agenti in assetto antisommossa
La tensione sta salendo di nuovo negli ultimi di minuti perchè un gruppo di disoccupati sta cercando di superare uno sbarramento di carabinieri a protezione dell'isola pedonale di via Toledo in un tratto successivo a quello che va da Piazza Dante fino a piazza Carità dove l'accesso è libero anche ai manifestanti. Carabineri e polizia sono adesso in assetto antisommossa.

12:30 Il corteo Coordinamento di lotta si avvicina a piazza Plebiscito

Partito da piazza del Gesù, il corteo del Coordinamento di lotta per il lavoro si sta avvicinando alla zona di piazza Plebiscito.

12:15 Iniziato il Cdm
E' cominciata alla Prefettura di Napoli la riunione del Consiglio dei Ministri, in ritardo sul previsto.

12:07 La Russa incontra i militari impegnati nell'emergenza rifiuti
Il ministro della difesa Ignazio La Russa ha incontrato questa mattina a Napoli, poco prima del Consiglio dei Ministri, i militari impegnati nell'emergenza rifiuti lodandone la generosità e lo slancio.
________________________________________________________________________________

vedi anche:

> [Emergenza Rufiuti] NAPOLI: ROGHI SPONTANEI E USO POLITICO DELL'EMERGENZA <

Potrebbe bastare, invece no

Inviato da autonomix | 21 Mag, 2008

Maggio mese nero| La sua principale colpa è quella di «aver sicuramente contribuito, lo dicono i numeri, all'inverno demografico». Per questo, è arrivata l'ora «di sgretolare il mito della legge 194». Lo chiede senza mezzi termini "Famiglia Cristiana" nell'editoriale di questa settimana. «Non si riesce a trovare una strada per rivedere questa legge: un tabù intoccabile, in un Paese dove si cambia perfino la Costituzione» sostiene il settimanale cattolico .
«Tutti ormai, se si escludono frange femministe fuori dalla storia, Pannella e la solita rumorosa pattuglia radicale (sempre più esigua), hanno abbandonato la vecchia formula che l'aborto è 'questione di coscienza', affare privato che non attiene alla sfera del bene comune», prosegue il settimanale, «L'aborto è un fatto di rilevanza pubblica e politica. Oggi in Parlamento ci sono i numeri per sgretolare il 'mito della 194'. Si tratta di una maggioranza trasversale che, in primo luogo, fa appello ai politici cattolici».

Mentre Famiglia Cristiana delira e scientemente organizza, dà voce e promuove il nuovo fronte antiabortista, la neoministra-ex-calendarina Carfagna addetta alle pari opportunità, balza agli onori della cronaca per le sue affermazioni sconcertanti sul prossimo Pride. L’omofobia non esiste, secondo la ministra, dunque lei non concederà mai il patrocinio del ministero alla manifestazione nazionale che si svolgerà a Bologna il 28 giugno. “Gli organizzatori di queste manifestazioni – sostiene ancora la Carfagna - sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l'integrazione nella società esiste. Qualcuno mi venga a dire che un omosessuale non è stato assunto per via della sua tendenza. O che sempre per tendenze sessuali venga negato un qualsiasi altro diritto.”

Non ci interessa tanto dei soldi che sarebbero dovuti giungere dal ministero per rimpinguare le tasche dei circoli gay e lesbo più istituzionali. Il movimento glbtq non ha bisogno certo dell’elemosina parlamentare per scendere in piazza a rivendicare sfacciatamente e rumorosamente come sa ben fare, la sua identità, la sua ricchezza, i suoi diritti.
Quel che ci preoccupa è il clima che si sta creando intorno a certe questioni, quelle che forse qualcuno considera ancora come politica di serie B, ma che invece sono questioni basilari all’interno di una società, perché riguardano la nostra pelle, i nostri corpi, le nostre vite.
Queste dichiarazioni senza scrupoli, rilasciate dalle istituzioni statali ed ecclesiastiche sono i segnali forti di una volontà strisciante di cambiamento in atto da tempo, ma che oggi si esprime in tutta la sua forza e la sua pericolosità.
Famiglia Cristiana scrive, la Carfagna straparla, e intanto le televisioni insieme ai giornali costruiscono il terreno fertile al propagarsi dell’intolleranza, del razzismo, della paura del cosiddetto diverso.

Potrebbe bastare, invece no.

Un ragazzo muore ammazzato a Verona da un gruppo di “giovani disagiati”, ma secondo il sindaco della città l’episodio non fa storia. Intanto la brava gente, che lavora duro e chiede di essere padrona a casa propria, reagisce agli stimoli dei media, agisce secondo i più bassi pruriti e si dà da fare. La gente per bene organizza le ronde nei quartieri per rendere più sicuri i territori e liberarli dalle presenze indesiderate. Presenze spesso ai margini del visibile, ma che danno fastidio per il solo fatto di esistere. Sono indesiderati non solo per quello che fanno (si dice che delinquono) ma soprattutto per quello che sono, per quello che ci dicono le loro esistenze fatte di miseria e di vite vissute ai limiti del disumano. Ci sono, esistono, questo dà fastidio e crea intolleranza. Se poi ci si mettono anche i media a distorcere quelle esistenze, a renderle non più disumane ma extraterrestri, barbare, certamente pericolose, non ci si può sorprendere di quello che sta succedendo ormai quotidianamente.
Una settimana e più di rastrellamenti razzisti di rom (e non solo) da parte di polizia/finanza/carabinieri hanno portato a centinaia di arresti, perquisizioni, fogli di via. Il nuovo sciagurato pacchetto sicurezza inizia a prender forma e si dice possa entrare in vigore già a luglio. Fino a 18 mesi di internamento coatto nei Cpt per tutti quei migranti che compiono reato solo per il fatto di essere stati colti in flagranza senza documenti regolari. Pianificazione scientifica degli sgomberi e delle demolizioni dei campi nomadi con una lista già pronta di più di duemila persone da rispedire a casa loro. Espulsione immediata anche per i cittadini comunitari qualora vengano ritenuti pericolosi o commettano un qualsiasi reato. Maggiori poteri ai sindaci, possibilità di commissariamento delle situazioni locali più a rischio, più armi ai vigili urbani e ancora sostegno e fiducia ai volontari della sicurezza nei quartieri.
Queste sono solo alcune delle misure che il governo Berlusconi vorrebbe attuare con gran fretta nei prossimi mesi. Un bel ripulisti insomma, per dirla come piace tanto a Castelli e ai suoi accoliti.

Ma non è solo lo Stato centrale ad organizzarsi. Ci sono anche gli sceriffi impegnati a riportare l’ordine nelle loro città. E c’è anche la brava gente, che si unisce, socializza non i propri bisogni come si faceva una volta, bensì i propri istinti più bestiali. E così è accaduto qualche giorno fa a Roma, dove è partita la caccia ai trans e alle prostitute. Le immagini sono passate su tutti i telegiornali, eppure sembra non abbiano lasciato il segno su alcuno. Fotografie e video che mostrano trans trascinati per i capelli dai poliziotti davanti a una folla assetata di sangue e di vendetta che applaudiva e urlava soddisfatta. E così è accaduto a Napoli e in altre città con gli incendi appiccati ai campi nomadi, le molotov lanciate contro le baracche, le ronde armate dei sedicenti residenti autoctoni esasperati dal vivere così a contatto con la miseria altrui.


Gli immigrati vanno puniti perché rubano, rapiscono, delinquono, violentano, aggrediscono. Nessuno spiega però che la criminalità in Italia è ai minimi storici. Nessuno dice che la stragrande maggioranza delle violenze subite dalle donne si consumano tra le mura domestiche o nella cerchia di amici, parenti e conoscenti. Essendo violenze commesse da italiani, come direbbe il sindaco di Verona, sono episodi isolati che non fanno storia. Se un rumeno violenta una donna italiana, tutti i rumeni diventano potenziali stupratori e vanno quindi cacciati o allontanati. Ma se si tratta invece di un gruppo di minorenni italiani che abusano di una coetanea e poi magari la uccidono? Questa violenza ci fa meno paura? Ci fa meno orrore? Riusciamo meglio a spiegarcela, a trovare delle ragioni, delle giustificazioni forse?
Nel lucchese ventitrè giovani sono stati indagati per aver profittato di una ragazzina. Sono emersi dieci mesi di abusi e almeno quindici episodi di violenza di gruppo. Lei sola di fronte a quattro-cinque-sei adolescenti per volta. Filmata e poi ricattata, divenuta lo zimbello dei ragazzi del paese, un oggetto da usare, una cosa da disprezzare.
A Torino una donna è morta per mano dell'ex marito che non si rassegnava alla separazione. Anzi lui ha fatto di più: ha ucciso lei e tentato di uccidere anche l'altro uomo con cui lei dopo la separazione aveva intrecciato un legame. Il femminicida in questo caso è una guardia giurata che ha usato la sua pistola per compiere l'omicidio. Una persona inserita, quindi, non un immigrato, ma un uomo della "sicurezza", uno di quelli che fa parte di un esercito di gente affidabile che sorveglia qualcosa o si assume responsabilità anche per altri. Insomma uno di cui i giornali non parleranno perchè non fa gioco alla politica e non fa evidentemente gioco a chi insiste nel dire che gli stupri e i delitti contro le donne avvengono soprattutto per mano di immigrati e lontano dalle persone conosciute. Niente di più falso.
Così è passata assolutamente in secondo piano la notizia della donna rumena stuprata da un italiano. Non se ne è parlato perchè altrimenti la campagna xenofoba contro i rumeni apparirebbe per quello che è: una campagna che è funzionale agli intenti repressivi e discriminatori di questo come di altri precedenti governi. Così è passata in secondo piano la notizia della madre che ha cercato di accoltellare la figlia che aveva confessato di essere attratta da un’altra ragazza. Altro fatto di cronaca bollente delle ultime settimane, è quanto accaduto a Niscemi. Una ragazzina pestata e violentata da un gruppo di amici e poi gettata senza vita in un pozzo. Le versioni date da alcuni giornali tendono addirittura a screditare la ragazzina per farla passare da "ragazza facile", sicchè gli assassini (e forse anche la comunità in cui viveva) possano quanto meno sentirsi assolti sul piano morale.

Episodi di ordinaria violenza. E chissà quanti altri se ne consumano protette dal silenzio delle mura domestiche o dall’omertà della famiglia e del gruppo di amici.

Se i rumeni che violentano dovrebbero essere ricacciati al loro paese, cosa dovremmo farne degli uomini italiani che compiono le stesse orribili azioni? Basta che un immigrato compia uno stupro, per criminalizzare la sua intera comunità. E allora i maschi italiani? Chi decide la differenza e chi marca il confine tra responsabilità individuale e colpa collettiva? Forse perché autoctoni sono più difendibili o giustificabili? Un uomo italiano che delinque non basta a rendere delinquenziale tutta la nazione. Ma allora cos’è che fa paura? Lo straniero stesso forse, più che le azioni che compie. La sua stessa esistenza come dicevamo prima. E’ lo stupro a scandalizzare, o il fatto che a violare una donna italiana sia stato un extracomunitario? E’ talmente evidente che le violenze praticate dagli uomini italiani nei confronti delle straniere, che siano esse prostitute nigeriane, badanti rumene, cassiere peruviane di un supermercato, di fatto non scandalizzano poi troppa gente. Forse anche queste violenze non fanno storia. Perché a subirle sono i soggetti più deboli, più facilmente ricattabili, soggetti le cui esistenze in fondo contano ben poco per la gente per bene, che si accorge di loro solo quando gli affaticano lo sguardo e gli rovinano il panorama.

Il problema è la violenza in sé, praticata ed esercitata sulle donne, che sia fisica o psicologica, di qualunque colore essa sia. Resta sempre una violenza dell’uomo sulla donna, una violenza in bianco e nero, senza chiaroscuri, senza sfaccettature o sfumature di colori.
Una violenza che ha radici lontane eppure è sempre così vicina.

InfoAut

ANCORA NAZIFASCI A PESCARA

Inviato da autonomix | 21 Mag, 2008

Non se ne puo' piu' di svastiche sui muri, non basta sbarrarle perche' l'ideale che si trova dietro di esse continua ad esserci, anzi e' sempre maggiore, si espande come un virus maligno in quanto ragazzi che desiderano un alternativa alla monotonia della nostra provincia vedono come unico spiraglio di luce il fascismo, in quanto solo con esso vengono in contatto e vi cedono debolmente.

Ma il marciume di questa mela va asportato alla sua base. Come si puo' privilegiare un colore di pelle rispetto ad un altro? Come si puo' usare la violenza sul diverso in quanto diverso o per convincere altri individui che la pazzia di nome razzismo sia giusta? Come si puo' rendere onore a chi ha ammazzato per il potere? Eppure cio accade, anche nella provincia di Pescara, ma troppo spesso passa inosservato, ed un locale di nome RockHouse che si trova a pescara ( http://www.rockhouseclub.net/ ) ha concesso ai fautori di questo scempio di fare una serata in gran stile nazista, e come solo dei meschini sanno fare, stanno tentando di tenere nascosto il tutto, ma purtroppo per loro hanno farro qualche passo falso cosi' noi siamo venuti a saperlo.

Suoneranno: Legittima offesa, hate for breakfast, bad fate, Killer sorpresa, Hail Victory

Sito di riferimento(dato che il rock house lo tiene nascosto): http://www.odiatiefieri.com/concerti.htm

E' ora di smetterla con l'indifferenza e la sottomissionem non deve accadere che degli ideali cosi' marci siano accettati, non deve piu' accadere che ragazzi alternativi vengano minacciati e menati in giro da un gruppo di nazisti senza scrupoli ne' senno, nessuno puo' permettersi di negare la liberta' altrui, e sto concerto al rock house non s'ha da fa!!!

ESPRIMI IL TUO DISSENSO A CHI DA LA POSSIBILITA' A DEI NAZIFASCISTI DI FARE UN CONCERTO A PESCARA, CONTATTANDO VIA MAIL: rockhouseliveclub@libero.it
E TELEFONANDO A: CLUB MANAGEMENT: 3291167376 (FRANCO)
BANDS MANAGEMENT 3475591730 (DONATELLO)
PUBLIC RELATIONS: 3396787308 (ENRICO) www.myspaces.com/hanrykane77

Potete copiare e incollare il comunicato che avete appena letto(esclusi i loro contatti), o meglio scrivere qualcosa di vostro(ognuno ha qualcosa da dire contro un'iniziativa cosi' disgustosa!) Oltre a contattare il RockHouse inoltrate a tutti i vostri contatti di posta elettronica l'intera e-mail ( copiando e incollando in un nuovo messaggio); solo cosi' la posta elettronica del rockhouse sara' letteralmente assediata e i loro telefoni riceveranno centinaia di telefonate di protesta e si otterra' cio' che vogliamo: non permettere la festa a chi da festeggiare non dovrebbe avere nulla!