La verità non si arresta, Emiliano libero!

Inviato da autonomix | 14 Giu, 2008

Il giudice conferma gli arresti per Emiliano

E’ bastato leggere il Corriere o Panorama per capire che l’operazione in corso in Italia, rispetto all’università, è un’operazione tutt’altro che marginale. Si usano le destre noefasciste per alzare il polverone e per perseguire due obiettivi: normalizzare socialmente l’università, mettere all’angolo il conflitto studentesco; rompere l’egemonia di quel che rimane della sinistra nel corpo docente. Un’operazione doppia ma congiunta, che non fa sconti e usa i media come sciabole taglienti.
L’università, nodo produttivo metropolitano, deve diventare uno spazio liscio, dunque bisogna separare il sapere dalla critica, la conoscenza dall’etica, la formazione dalla libertà.
Allora la falsità della rissa, per nascondere l’aggressione; poi la falsità del sequestro, per mettere a tacere le responsabilità di Pescosolido; adesso la conferma degli arresti per Emiliano da parte del tribunale del riesame.
Inaccettabile e indegno!
Ma non siamo spaventati e non ci sentiamo sconfitti. Il corpo vivo dell’università, gli studenti e i ricercatori, hanno attraversato a migliaia le mobilitazioni di fine maggio e si sono dati appuntamento per un grande evento giovedì 19 giugno. Si tratterà di un momento di incontro e di discussione, ma anche di un happening artistico e musicale, per chiedere la libertà di Emiliano, per difendere l’anomalia Sapienza.
Il sapere ha sempre un corpo e il corpo è sempre collettivo e sa resistere.

Emiliano libero!
Tutt* alla Sapienza giovedì 19 giugno!
La verità non si arresta!

Rete per l’autoformazione - Roma | Vai all’appello

Kandahar, assalto alla prigione, liberi centinaia di detenuti!!

Inviato da autonomix | 14 Giu, 2008
Il commando attacca un carcere per liberare oltre quattrocento compagni
Nella confusione fuggono più di mille i prigionieri, morti tra i poliziotti e i miliziani

Kandahar, assalto alla prigione
Fuga in massa dei Talebani

Un camion pieno di esplosivo fa saltare la porta dell'edificio intorno alle 22.30 locali
Poi la pioggia di fuoco con lanciarazzi, pistole e fucili, in azione anche kamikaze


Kandahar, assalto alla prigione Fuga in massa dei Talebani

Gruppo di talebani

KANDAHAR- Un vero e proprio assalto alla prigione e una fuga di massa, come nei film. Un gruppo di talebani ha fatto saltare in aria l'ingresso della principale prigione di Kandahar, in Afghanistan, dove sono imprigionati molti sospetti terroristi. Un'azione in cui sono stati impiegati esplosivo, armi leggere e lanciarazzi. I prigionieri, circa 1.100, tra cui 400 talebani, sarebbero fuggiti quasi tutti. Ci sarebbero molte vittime, tra cui poliziotti e kamikaze.

Secondo una prima versione riportata da Wali Karzai, presidente del consiglio provinciale di Kandahar e fratello del presidente, il commando avrebbe sfondato l'entrata principale con un camion pieno di esplosivo, forse guidato da un kamikaze. Poi sarebbero entrati altri kamikaze, con l'aiuto dei quali i miliziani avrebbero frantumato altri due muri della prigione, costruita principalmente di fango.

Il tutto è successo alle 22.30 locali, le 20 in Italia. "Tutti gli agenti di guardia sono morti - ha riferito il direttore della struttura Abdul Qadir alla Reuters, mentre in sottofondo si sentiva ancora il crepitio dei proiettili - Molti uomini sono rimasti sotto le macerie". I ribelli hanno poi scatenato un inferno di fuoco, con lanciarazzi, fucili e pistole.

I prigionieri, più di un migliaio, tra cui quattrocento talebani, hanno approfittato della confusione e dell'oscurità per evadere. Sempre secondo Karzai, sarebbero scappati tutti. Secondo altre fonti i fuggiaschi non arriverebbero a 800. Molti infatti potrebbero essere morti nell'incursione.

Ora è caccia all'uomo. Subito dopo la fuga, la zona è stata circondata di checkpoint e le autorità afghane hanno chiesto assistenza agli alleati. Un elicottero canadese è decollato da una postazione vicina per aiutare nelle ricerche. Ma i talebani sembrano non dare tregua ai loro oppositori. Poche ore dopo l'assalto, alcuni missili hanno colpito una base usata dalle truppe alleate, situata in un'altra zona della città.