Torino - Scoperta la rete informativa degli antirazzisti torinesi( News e aggiornamenti)CPT

Inviato da autonomix | 15 Giu, 2008

Il questore Berrettoni e il capo della digos Petronzi "Un successo, ma non sappiamo come fermarli"
Di Massimo Numa

Tutto è cominciato il 2 giugno, quando una ventina di antirazzisti si sono materializzati sotto la villetta chierese del direttore sanitario del Cpt, Antonio Baldacci. Pentole, fischietti, volantini e megafono armi a prima vista inoffensive ma sufficenti per violare l'intimità familiare del colonnello e compromettere definitivamente la sua tranquillità, già minata dai sospetti e dalle polemiche seguiti alla morte di Fathi Hassan Nejl. L'ennesimo smacco, per gli agenti della Digos torinese comandati dal vicequestore Petronzi. Gli antirazzisti, difatti, sono riusciti a dribblare i controlli e scoprire non solo l'indirizzo del colonnello del corpo militare della Croce Rossa, ma anche i suoi numeri telefoni, addirittura quello del telefono cellulare.
Già da tempo la Questura di Torino stava indagando sulla misteriosa rete informativa che permette agli antirazzisti di diffondere in tempo reale le notizie riguardanti i pestaggi e le vessazioni che segnano la vita del Cpt di Torino. Notizie che tramite sms, mail, siti internet ma anche tramite le trasmissioni di Radio BlackOut 105.250 valicano le mura di Corso Brunelleschi e raggiungono centinaia di persone, in tutta Italia. Da settimane, ogni volta che si verifica un sopruso, o che viene effettuata una espulsione, i centralini del Cpt, della sede provinciale della Croce Rossa di via Bologna e della Croce Rossa militare di Settimo vengono sommersi di telefona di protesta, tanto che in più di un caso sono saltate le linee.
"Non ci sentiamo più liberi di fare quello che vogliamo. E' come se avessimo mille occhi che ci osservano, e che ci giudicano", afferma un militare della Croce Rossa, che preferisce rimanere anonimo.
"Certo, ora cambieremo i numeri di telefono. Ma questi antirazzisti si inventeranno qualcos'altro, ne sono sicuro. E nulla tornerà più come prima...", prosegue, mentre stringe nervosamente un flacone semivuoto di "Valium".
Secondo gli inquirenti, la fonde delle informazioni che gli antirazzisti diffondono sarebbero i reclusi stessi, che a decine, quotidianamente, telefonano all'esterno e raccontano quello che succede nei gabbioni di Corso Brunelleschi. "Su questa storia delle telefonate, non abbiamo la possibilità di intervenire. Il problema vero è che gli antirazzisti credono ai racconti dei reclusi. Non capisco come facciano a fidarsi di certa gente: per i clandestini, si sa, la menzogna è una peculiarità quasi genetica".
Ma un conto sono i contatti con i reclusi nel Cpt, un'altro è la scoperta di informazioni personali e riservate, in particolare riguardo al colonnello Baldacci. Dopo una settimana di faticose indagini, gli uomini della Digos hanno fatto una scoperta davvero inquietante.
A quanto pare in città circolano voluminosi elenchi colmi di nominativi, indirizzi e numeri telefonici di centinaia di migliaia di persone. Ispirandosi forse al noto "Libretto Rosso" di Mao che spopolava trent'anni fa tra gli universitari torinesi, i sovversivi dei nostri giorni avrebbero battezzato questi elenchi "Pagine Bianche".
Gli uomoni della Digos ne hanno già sequestrate centinaia di copie, ma le indagini proseguono per scoprire la tipografia clandestina dove vengono stampate.
Un discorso a parte merita la questione del numero di cellulare del colonnello della Cri. Le indagini sono coperte da segreto, quindi in questura le bocche son cucite. Un funzionario, che preferisce anche lui rimanere anonimo, ci ha fornito però una indicazione sibillina, citando le Sacre Scritture: "Chiedi e ti sarà dato." (Matteo, 7,7-11). FOrse ha voluto lasciarci intendere che gli antirazzisti abbiano semplicemente chiesto il numero privato di Baldacci a qualche suo sottoposto e che questi, ingenuamente, glilo abbia comunicato. Un'ipotesi piuttosto inquietante, perchè dimostrerebbe la presenza di un'enorme falla nel sistema di sicurezza della Croce Rossa. Chiunque avrebbe potuto chidere e ottenere importanti informazioni, servendosi semplicentemente di un telefono. A questo punto è lecito chiedersi quante altre informazioni avranno carpito gli antirazzisti. Sotto casa di chi si materializzeranno la prossima volta? Nel frattempo la Digos sta sorvegliando gli obiettivi più plausibili, ma il numero di uomini - e il loro livello di addestramento - non è assolutamente sufficiente, come ci ha confermato lo stesso Petronzi. Queste prime settimane di vita del nuovo Cpt di Torino alla Questura stanno costando un po' troppo. E nessuno sa indicare una via d'uscita.

"Non ne posso più della scorta"
In esclusiva l'amaro sfogo del colonnello Baldacci

"La mia vita sè diventata un vero inferno", inizia così lo sfogo del colonnello Antonio Baldacci, all'uscita del nuovo centro polifunzionale della Croce Rossa Militare di Settimo Torinese. "Per colpa di quei quattro pazzi ho dovuto cambiare tutti i numeri di telefono. Ma non è nulla in confronto a quello che sto passando in questi giorni". Si Lascia subito andare, il colonnello, come per liberarsi da tanti pensieri trattenuti per giorni. "E' dal 2 di giugno che gli agenti della Digos mi scortano ovunque, manco fossi io il criminale. Mi stanno sempre dietro, anche quando vado al bagno" - confessa il colonnello senza accennare neanche a un sorriso - "Sinceramente non ne posso più. Anche la mia famiglia oramai è stanca, sopratutto mia moglie. Non possiamo avere più nessun momento di intimità. Si figuri che l'atra sera l'ispettore R., ha preteso di dormire nel letto con noi. Per difendere la mia incolumità, diceva... E intanto continuava a fumare le sue puzzolenti Ms".
"I vicini di casa? Quasi nessuno mi saluta più, passano il tempo a spiarmi da dietro le finestre. Ho saputo che girano strane voci sulla mia famiglia. Nessuno vuole più entrare a casa nostra, neanche a prendere un caffè. Gira voce che mettiamo tranquillanti nelle tazzine degli ospiti."
"E poi diciamola tutta, questa scorta non serve proprio a nulla!" e qui il tono del colonnello si fa quasi rabbioso. "Questa sera [il 6 giugno ndr]" sono venuto a Settimo per l'inaugurazione di questa nuova struttura. Durante tutto il viaggio l'ispettore R. mi ha rassicurato, mi ha garantito che dopo la defaillance di lunedì la situazione era oramai sotto controllo... E invece, appena arrivati, la prima sopresa. Una decina di giovani invasati distribuivano volantini contro di me e contro la Croce Rossa. "Tutto sotto controllo, li teniamo fuori", continuava a ripetere l'ispettore. Ma proprio mentre stavo presentando lo spettacolo, ecco che in due salgono sul palco, srotolano uno striscione, gettano volantini... Il lavoro di mesi rovinato! E poi per colpa di chi? Per colpa di un tossico marocchino e di un branco di poliziotti incompetenti che non sono neanche in grado di riconoscere personaggi che pedinano da anni!
Mi seguono anche in bagno, ma non riescono ad arrestare quattro scansafatiche?"
"Non so come andrà a finire questa storia. Certo, gestire il Cpr oramai, ci sta procurando solo grane. Ma dobbiamo far quadrare i bilanci e l'appalto del Centro ci permette il massimo dei guadagni col minimo sforzo. La nostra immagine è indebolita ma i soldi sono soldi. Io, di mio, sto pensando ad un pensionamento anticipato. Non sono portato per fare il direttore di un Cpt: alla mia età, le coronarie non reggono più certe emozioni."
Lo lasciamo andare, sotto la pioggia, sempre più scuro in volto. Sale sull'auto della Digos, con gli agenti che lo salutano a testa bassa.

La scheda
Residenza:
Via Riccardo Zandonai, 8
10023 Chieri (TO)

Recapiti telefonici
011.9477685
338.6409971

Il movimento No Tav rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo!

Inviato da autonomix | 15 Giu, 2008
Il movimento No Tav rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo! (intervista con Alberto Perino)

Domenica 15 giugno il movimento No Tav riparte e rialncia con il secondo atto dell'operazione "Compra un posto in prima fila!", un modo simpatico per ribadire le ragioni del No alla grande opera, priorità del governo Berlusconi, e riaffermare la pacata quanto sicura detrminazione a portarla avanti.
Ancora una volta, più di 1.400 valsusin* (... e non solo) si aggiudicheranno il diritto e il dovere di trovarsi in prima fila al momento dell'esproprio dei terreni.

> Ascolta (a lato) l'intervista con Alberto Perino

Nonostante l’opera di “cancellazione” del movimento no tav, la resistenza popolare valsusina è viva e vegeta e domenica 15 rilancia dando il via al secondo atto di Compra un posto in prima fila, atto di acquisto collettivo dei terreni di Venaus, difesi e riconquistati nel 2005. Per uno che sparisce, fare un atto in 1400, dopo quello precedente di pari numero, non è poco
In ogni caso poi il ragionamento dalle terre valsusine è semplice, il can-can che si muove intorno al Tav è molto, ma ancora non si parla di tracciati, essendo che si discute di tutto tolto dell’opera reale che dovrebbero finanziare e realizzare, ma ancora nessuno dice dove, paura forse?
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Vedi anche: Matteoli: il Tav si fa dialogando... ma il movimento rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo (interviste)


Info e dattagli su:


Sito Internet: www.notav.eu/

Antifa Boxe (vs) Resto d'Italia @ csoa Askatasuna_31-05-08 (video+PhotoGallery)

Inviato da autonomix | 15 Giu, 2008
Antifa Boxe (vs) Resto d'Italia @ csoa Askatasuna_31-05-08 (video+PhotoGallery)


Pubblichiamo qui di seguito i materiali multimediali relativi all'incontro nazionale delle palestre popolari tenutosi al centro sociale Askatasuna nella notte tra il 31 maggio e il 1 giugno appena trascorsi. Una serata di sport, intrattenimento e condivisione, in puro stile Antifa Boxe oltre le logiche del profitto e la cultura dell'apparire delle palestre capitaliste.

Un evento importante che ha visto la partecipazione di numerose palestre autogestite, nella dimostrazione pratica che esiste un altro uso possibile dello sport da combattimento!


> Guarda la Photo Gallery di InfoAut (a lato)

> Guarda la Photo Gallery di Antifa Boxe (a cura di ornellaorlandini.it
)



<<<< Guarda il video-clip della serata



Il comunicato della palestra popolare Antifa Boxe:

Il 31 maggio per noi della Palestra Popolare Antifa Boxe è una data che resterà nella storia.
Dopo 7 anni di attività possiamo parlare infatti di un nuovo inizio.
Dopo mesi di impegno e preparativi la serata ha avuto un grande successo, con più di 400 ingressi, 11 incontri di buon livello tecnico, tifo incredibile, scommesse "clandestine" e musica fino all'alba.

Vogliamo quindi ringraziare tutti quelli che ci hanno supportato in questa nostra iniziativa, dai compagni dell'Aska per il loro fondamentale aiuto ai ragazzi della palestra che hanno dato il loro contributo, sia impegnandosi negli allenamenti sia nel'organizzazione dell'evento, fino alla gente del quartiere che ha deciso di partecipare numerosa e a tutti quelli che hanno voluto esserci.

Un grazie particolarmente sentito va a tutti i compagni delle palestre di tutta Italia che si sono uniti a noi affrontando viaggi anche molto lunghi, come i ragazzi di Palermo della Palestra Popolare Rebel Fighters, i compagni storici di Roma, Livorno e l'Officina Sociale Refugio, Bergamo e la Palestra Popolare Tiger Boxe. Senza di voi non ce l'avremmo fatta!

Lo scopo di questa iniziativa è quello di promuovere la passione per questo sport attraverso la realtà delle Palestre Popolari Autogestite e fuori dalle logiche del profitto, alimentando ancora di più il nostro essere ANTIFASCISTI SEMPRE.


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IL MANIFESTO D'INDIZIONE DELL'EVENTO:



Info e dettagli su:

Sito Internet: antifaboxe.blogspot.com/

1000 in piazza per il corteo a difesa degli spazi e contro l'Autodromo!

Inviato da autonomix | 15 Giu, 2008
[MODENA] 1000 in piazza per il corteo a difesa degli spazi e contro l'Autodromo! (intervista)


14 giugno '08 - Un migliaio di persone ha partecipato oggi al corteo medenese contro il folle progetto di costruzione di un nuovo autodromo in un quartiere periferico della città che verrebbe totalmente "ri-disegnato" (come dicono gli architetti di grido e le amministrazioni comunali che li commissionano) dall'ennesima quanto inutile grande opera.

La realizzazione del progetto prevede lo sgombero dello spazio autogestito Libera, da 7 anni attivo nella città. Un corte dunque, anche per difendere gli spazi sociali, sempre più attaccati dalle politiche bi-partisan della politica istituzionale, come dimostra il repentino sgombero dell'ex-Stamperia avvenuto neanche una settimana fa.

> Ascolta la cronaca del corteo con Alessandro (Coll. Autonomo Modenese) [a lato]
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Giugno 2008 - In un'Emilia sempre pù terra di cooperative-da-grande-appalti e tentazioni padane, l'amministrazione della città di Modena brilla da anni in esemplarità per la voglia di "Legalità" e chiusura degli spazi sociali. Dopo lo sgombero dell'ex-Stamperia, è ora lo spazio di Libera ad essere messo in discussione per far posto all'ennesima - inutile - grande opera: un autodromo!

 

Sabato 14, un corteo autorganizzato proverà a rispondere alle ventate securitarie e di chiusura di questa amministrazione, feudo incontrastato del Partito Democratico.

Nel pomeriggio del 7 giugno, dopo poche ore di occupazione, l'amministrazione modenese pone fine, con forza ed arroganza, all' esperienza del Centro Sociale Occupato Autogestito Ex-Stamperia.

Lo sgombero è stato effettuato da una ventina di Digos e 40 celerini in assetto antisommossa, del reparto di Bologna, giunti a bordo di 4 camionette e altrettanti defender.
Lo spazio occupato stava da poco riempiendosi di persone e realtà politiche che hanno condiviso con noi lotte e percorsi di riappropriazione, o che semplicemente hanno intrecciato rapporti e conoscenze con la nostra attività sociale.
L'esperienza di autogestione, durata poche ore, parlava di collaborazione con il quartiere negli ambiti in cui le politiche sociali del Comune sono deboli ed inefficaci, dal tempo libero dei bambini, a quello degli anziani, passando per le attività autorganizzate di lavoratori, studenti, e donne.


> IL volantino del Collettivo Autonomo Modenese in solidarietà con Libera, per gli spazi sociali e contro il progetto-Autodromo:


NESSUNO SGOMBERO FERMERA’ LA NOSTRA VOGLIA DI LIBERTA’!


Oggi siamo in piazza in solidarietà a Libera, per difendere la sua esistenza di fronte al progetto autodromo, che l’amministrazione modenese vuole costruire su quell’area.
Scendiamo in piazza dopo una settimana dallo sgombero dell’ex-stamperia, occupata dal C.A.M. nella mattinata del 7 giugno e sgomberata il pomeriggio stesso, con un blitz militare condotto dalla celere di Bologna, chiamata in forza a porre termine, ancor prima che iniziasse, ad una nuova esperienza di autogestione in città.
E’ chiarissimo il pensiero del sindaco Pighi, e del Partito Democratico che lo sostiene, in merito alla volontà di aprire in città spazi di libertà. E’ chiaro anche come Pighi guardi con ammirazione, e forse un po’ di invidia, al suo vicino collega Cofferati, sindaco di Bologna, da tutti considerato uno “sceriffo” che non ci pensa un attimo ad usare repressione e controllo sociale per impedire qualsiasi forma di dissenso, e che fa delle politiche securitarie il suo cavallo di battaglia, sgomberando con le ruspe dormitori di fortuna, come le baracche sul lungo Reno, che se la prende con i lavavetri, e che è in prima fila ad applicare il decreto legge contro i Rom.
A Modena siamo di fronte ad un tentativo di attacco senza precedenti alle possibilità di costruire una società altra, basata sull’autogestione e l’uguaglianza: in poco più di un mese l’amministrazione ha sgomberato il Rivoluzio occupato a San Prospero, ha approvato il progetto autodromo, rendendo questione di tempo lo sgombero di Libera, ed ha chiuso sul nascere l’esperienza dell’ex-stamperia occupata.
Come Collettivo Autonomo Modenese questa giornata ha una duplice valenza: da una parte sostenere Libera e contestare il progetto autodromo, dall’altra dimostrare chiaramente che la lotta per gli spazi sociali a Modena non è terminata.
In una città che non ha nulla da offrire ai propri cittadini se non la noia della vita provinciale, in una città in cui c’è un Cpt , in cui le campagne per la sicurezza si traducono in progetti di riqualificazione/speculazione che lasciano intere famiglie sulla strada, in cui non esistono luoghi di aggregazione giovanile slegati dal guadagno e dal profitto gli spazi sociali autogestiti rappresentano l’unica risorsa di cambiamento, l’unica possibilità di creare insieme una società diversa, antifascista, antirazzista ed antisessista.
I padroni di questa città non vogliono dover fare i conti con realtà che producono ingovernabilità e conflitto, luoghi di produzione culturale e libera circolazione di saperi, luoghi in cui si sviluppa una socialità altra, non mercificata, luoghi in cui confluisce chi si pone a difesa del territorio e di chi è alla conquista di più dignitose condizioni di vita.
L’amministrazione modenese ha paura a confrontarsi con queste esperienze, che parlano chiaro e rendono esplicite le miserie di questa società, che deve ricorrere alla guerra permanente ed alla paura e criminalizzazione del diverso per restare in vita.
Nessuno sceriffo fermerà la nostra voglia di autogestione, la voglia di stare insieme a costruire e progettare il mondo che vogliamo, un mondo senza sfruttamento e senza ingiustizie.
La lotta per la conquista di spazi collettivi è appena iniziata e noi non ci tiriamo indietro…

C.OLLETTIVO A.UTONOMO M.ODENESE

> Scaricalo/diffondilo (a lato in pdf) !

Chiaiano e' sola?

Inviato da autonomix | 15 Giu, 2008

Chiaiano è sola?

Sono trascorsi alcuni giorni dalle cariche di polizia, dalla tregua stipulata con il sottosegretario Bertolaso e dall’entrata dei tecnici nelle cave per verificarne l’idoneità a ospitare una discarica da 700mila tonnellate. Nell’attesa, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano continuano a presidiare pacificamente i luoghi della contesa. Nei capannelli che si formano tra i gazebo all’ingresso delle cave, le persone ripercorrono a mente fredda gli ultimi avvenimenti, analizzando il resoconto fatto dai media degli eventi di cui sono state protagoniste. E in quei racconti, nessuno si riconosce.
Nei giorni di fuoco della protesta i cronisti di radio, giornali e televisioni hanno descritto chi si opponeva alla discarica come una folla di strani e sconsiderati personaggi, inventando storie di armi, droga e camorra per screditare i più giovani e attivi; insinuando come gli uomini sacrificassero senza scrupoli madri, mogli e figli sulla prima linea delle barricate; diffondendo notizie palesemente false come quella delle bombole del gas legate a un petardo, non confermata neanche dalle forze dell’ordine.
Gli editorialisti “democratici” (inutile soffermarsi sugli altri) hanno sostenuto, come fanno ormai puntualmente quando una comunità si oppone alla devastazione del territorio in cui vive, come sia giusto chiedere questo sacrificio alla gente di Chiaiano, quanto sia dolorosa ma inevitabile la decisione di scaricare i rifiuti nelle cave; con le solite acrobazie verbali, hanno giustificato la violenza sui manifestanti con la presenza di infiltrati o lanciatori di pietre, compatendo le persone “perbene” che protestavano come se fossero in balia di imprecisati manovratori o diabolici facinorosi di strada.
Era accaduto lo stesso a gennaio, a Pianura, nei giorni in cui l’opposizione dura e determinata degli abitanti della zona flegrea aveva impedito la riapertura di una discarica chiusa da tredici anni, un provvedimento che a posteriori è stato unanimemente giudicato deleterio dalle stesse istituzioni. Come a Pianura, anche a Chiaiano il sindaco di Napoli e i componenti del consiglio comunale si sono tenuti a distanza, mostrandosi colpevolmente incerti e confusi sulle decisioni da prendere; la stessa linea ha adottato il governatore della Regione, che ormai da mesi ha abdicato alle sue funzioni per chiudersi in un bunker da cui uscirà solo tra un anno per occupare la sua poltrona nel parlamento europeo. Entrambi si sono limitati ad approvare, e anzi a sollecitare, le misure anticostituzionali adottate dal governo centrale.
Come a Pianura, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano chiedono di non fare una discarica in un terreno palesemente non idoneo, già destinato a parco naturale. In cambio ricevono dalle elite intellettuali e istituzionali della città, nel migliore dei casi silenzio e indifferenza, se non esplicito scherno e rimprovero. È questo – l’isolamento, la demonizzazione, il pregiudizio – quello che si merita Chiaiano e con Chiaiano tutta la città?

L’emergenza come tecnica di governo dura in Campania dai mesi successivi al terremoto del 1980. Un dispositivo che consente di espropriare la democrazia ai cittadini per comporre interessi non sempre trasparenti, come emerge da numerose inchieste giudiziarie. Ma se questo è il meccanismo, perché non provare a uscirne con un radicale cambiamento, cercando di restituire democrazia e responsabilità, ma anche le scelte ai cittadini. Oggi la loro protesta non è solo localismo. È anche una reazione a questo esproprio di democrazia.
Nella concezione della stampa, degli intellettuali, della classe dirigente, la parte giovanile e sottoproletaria di questa città appare sempre passiva rispetto alla cosa pubblica, oppure se si mobilita lo fa perché prezzolata da loschi interessi. Al contrario, con i suoi codici e le sue contraddizioni, questa composizione sociale (tutta o in parte) cerca una collocazione nel sentimento civico della comunità, riuscendo finalmente a interagire con altre tipologie di cittadini che si riconoscono in questa lotta.
Si cita spesso la camorra. Come una spiegazione che non spiega molto, perchè non si prova mai davvero a ricostruirne gli interessi. Se analizziamo il passato recente, la camorra sembrerebbe più incline all’apertura che non alla chiusura delle discariche, avendo dimostrato di saper entrare nel loro funzionamento (compravendita dei terreni, trasporto dei rifiuti, sversamenti abusivi, ecc.). E se la camorra può far pesare i suoi interessi in queste vicende, le responsabilità non sono certo dei cittadini che protestano ma dei gruppi dirigenti che gli hanno più volte aperto la porta.
Il decreto Berlusconi infine. Si inserisce perfettamente in questa filosofia emergenziale. E lo fa in più punti: nella costituzione di una superprocura che controlli le inchieste accettabili e quelle “inadeguate”, col rischio che queste ultime siano sempre quelle che colpiscono chi ha maggiori poteri e responsabilità nello sfascio; nella possibilità di agire in deroga alle norme igienico-sanitarie e ambientali; nella possibilità di stoccare in discarica diverse tipologie di rifiuti speciali e tossici; nello stanziamento senza controllo di altri 150 milioni di euro che permetterà di assegnare le infrastrutture senza gara d’appalto; nello stabilire uno stato d’eccezione con norme penali ad hoc per colpire chi protesta. Allo stesso tempo non si aggiunge niente per il problema dello sversamento abusivo di rifiuti tossici, che sembra del tutto rimosso.

Ma esistono altre vie d’uscita dall’emergenza! Un piano con dieci discariche e quattro inceneritori è un piano di trent’anni fa… Si è cominciato chiudendo le discariche (come chiedevano le direttive europee) e si finisce col tentativo di aprirne dieci.
Ma se davvero il commissario aveva poteri speciali, negli ultimi mesi avrebbe dovuto ridurre drasticamente gli imballaggi, separare almeno il secco dall’umido per togliere la parte putrescente, provvedere ad allestire impianti per la trasformazione dei rifiuti differenziati, in grado di ricavare compost (utile per bonifiche e agricoltura), nuovi polimeri dalla plastica, nuovo vetro. La Sassonia (Ansa, 21 maggio) ci ha appena detto che differenzia “a valle” la nostra immondizia. Percentuali altissime con impianti che potrebbero essere costruiti in breve tempo e con tecnologie molto più semplici degli inceneritori. Perchè non si può virare il piano in questa direzione, visto che questo chiedono le legittime paure delle comunità? E perchè si continuano a fare scelte così bizzarre: aree vulcaniche come Terzigno; l’unico polmone verde di Napoli, come la Selva di Chiaiano ed altre ancora.
Insomma, si chiede ai cittadini di sacrificarsi al buio, senza nessun segnale di inversione reale di rotta, di emancipazione dalla sudditanza agli interessi forti, di affermazione del principio di responsabilità per cui chi ha sbagliato (e sono tanti, anche nell’imprenditoria, non solo Bassolino) deve andare a casa.

Con questo appello intendiamo esprimere la nostra solidarietà alle persone che abitano nella zona delle cave, che animano i presidi e partecipano alle manifestazioni contro la discarica; intendiamo non rimanere in silenzio come i nostri politici e rivolgiamo ai mass media l’esigenza di un racconto dei fatti il più possibile oggettivo, approfondito e non pregiudiziale. Il territorio di Chiaiano non appartiene solo a chi lo abita, ma è un patrimonio di tutta la città e da tutta la città va difeso.