Ostinata disobbedienza! COSA SUCCEDE A TORINO?

Inviato da autonomix | 23 Lug, 2008

 

 Da una mail di un antirazzista torinese

 22 luglio. In mattinata, un gruppo di ragazzi della sinistra cittadina si piazzano alla fermata degli autobus di fronte a Porta Nuova e illustrano ai passanti il proprio dissenso nei confronti «dell'ondata di razzismo e xenofobia che sta abbruttendo di giorno in giorno la coscienza civile di questo paese». Appendono in giro grosse impronte digitali e poi bloccano per qualche minuto un autobus di passaggio, con uno strisione che recita: «Ieri leggi razziali, oggi impronte digitali». Per finire occupano simbolicamente il 67 - teatro quasi due mesi fa di una retata dal sapore più nazista del solito - e distribuiscono volantini ai passeggeri, promettendo ostinata disobbedienza ai provvedimenti razzisti del governo. Qualche ora dopo uno stagionato antirazzista se ne sta pedalando fischiettando verso casa, ripensando agli accadimenti della mattina - che lui ha avvistato solo di lontano. In piena via Garibaldi si imbatte in due camionette della polizia e, appostate dietro l'angolo con via XX Settembre, in due pattuglie di poliziotti: gli agenti se ne stanno lì a chiacchierare tra loro e con altri funzionari in borghese, quasi tutti indossano guanti di pelle nera. Incuriosito, l'antirazzista si ferma ad osservare la scena. Dopo poco arriva il 4, i poliziotti si irrigidiscono, poi si piazzano sui binari, fermano il tram e ordinano all'autista di spalancare le porte. Fanno irruzione sul mezzo e ne riescono dopo qualche minuto, questa volta a mani vuote. Poi si appostano di nuovo. Dopo un attimo di incertezza il nostro antirazzista pedala fino alla fermata precedente, sale sul primo autobus di passaggio, dice al conducente di aspettare e spiega ai passeggeri cosa li aspetta dietro l'angolo se sono stranieri e senza documenti. L'autista si imbestialisce, ma vari passeggeri scendono dal mezzo per perdersi tra la folla che passeggia in centro. Da quel momento, su e giù tra la fermata ad avvertire e il posto di blocco a controllare, fino a che la polizia non leva le tende e cambia zona. Un po' sudato, il nostro nemico dei rastrellamenti si rimette in sella e si avvia verso casa. Ripensa ai fatti del mattino, a quelli del pomeriggio, e ripete tra sé e sé: «si può fare, si può fare davvero». Rottweiler 21 luglio. Nel pomeriggio una quarantina di antirazzisti si radunano nella centralissima via Garibaldi, determinati a far conoscere alla città la storia degli occupanti di via Pisa. Striscioni, megafono, amplificazione e un migliaio di volantini da distribuire ai passanti. In molti si informano, altri chiedono, altri ancora si fermano soltanto ad ascoltare. Peccato che ad osservare la scena ci sia quasi tutta la Digos di Torino, insieme agli equipaggi di tre camionette dei Carabinieri e due della Polizia. Altre tre camionette sono pronte nella piazza del Municipio, pochi passi più in là. Perché tante divise a vigilare su di un presidio tutto sommato così ordinario? A detta degli ispettori della Digos per dividere i manifestanti dagli esponenti del Comitato Spontaneo di Lucento - «almeno in duecento e accompagnati da alcuni ferocissimi rottweiler» - che sarebbero dovuti arrivare di lì a poco per una loro iniziativa di protesta. Ma, durante tutto il pomeriggio, in piazza non compariranno né lucentesi razzisti né cani feroci di nessuna specie: evidentemente, l'esibizione di tanti muscoli serve a dividere i manifestanti antirazzisti dal sindaco Chiamparino e dall'assessore Curti, ancora in preda alle convulsioni dal giorno dell'occupazione dello stabile di via Pisa 5. http://www.inventati.org/fenix/links.php

Roma, aggredita giovane lesbica nella Gay Street di San Giovanni

Inviato da autonomix | 23 Lug, 2008
La ragazza rientrava a casa dal lavoro quando è stata colpita alle spalle
Arcigay: "Colpito luogo simbolo della comunità omosessuale romana

Roma, aggredita giovane lesbica
nella Gay Street di San Giovanni


Roma, aggredita giovane lesbica nella Gay Street di San Giovanni

ROMA - Le hanno gridato "lesbica di m..." e poi l'hanno inseguita e colpita con dei calci. E' successo domenica notte a una ragazza di 20 anni, aggredita a Roma perchè lesbica. Lo denuncia Arcigay Roma. La giovane, collaboratrice di Coming Out, storico bar omosessuale romano e cuore della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano, stava tornando a casa dal lavoro quando è stata afferrata alle spalle, insultata e colpita, riportando contusioni su varie parti del corpo.

La Gay street di Roma è una via che da San Giovanni in laterano arriva fino al Colosseo. Lungo questa strada ci sono alcuni ristoranti, un albergo e un pub, il Coming Out appunto. Locale piccolo, ma dal grande valore simbolico. Non senza plemiche. Come quella che nei giorni scorsi è scoppiata tra l'Arcigay e il presidente del Primo Municipio Orlando Corsetti. L'associazione degli omosessuali aveva chiesto nei mesi scorsi che quel tratto di strada fosse pedonalizzato per quaranta giorni, perchè considerato un luogo con forte potere simbolico e identitario per migliaia di lesbiche, gay e trans. Inoltre la chiusura al traffico avrebbe, sempre secondo l'Arcigay, consentito la realizzazione di varie iniziative culturali. La questione si era però momentaneamente chiusa con un rifiuto da parte di Corsetti.

"E' l'ennesimo violento attacco alle persone lesbiche e gay - ha commentato il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo - Un episodio preoccupante perchè le modalità sono analoghe a quelle dell'aggressione di Cristian Floris, avvenuta qualche mese fa: la vittima è stata colpita alle spalle e poi insultata. Con questo attacco - ha aggiunto Marrazzo - si è scelto in maniera esplicita di colpire uno dei luoghi simbolo per la comunità lesbica e gay della nostra città: la Gay Street. Adesso più che mai diventa essenziale una presa di posizione da parte del Comune di Roma e del I Municipio, che chiarisca se le persone lesbiche, gay e trans hanno diritto di cittadinanza nella nostra città e in via di San Giovanni in Laterano così da rispondere con fermezza a questi attacchi omofobi e respingere ogni atto intimidatorio".

 

 

 

QUALCOSA BISOGNA PUR F.A.R.E : ORA E SEMPRE NO TAV!

Inviato da autonomix | 23 Lug, 2008
Per la prima volta in tutti questi anni ci troviamo in una situazione diversa rispetto alle precedenti. Ci siamo abituati agli annunci di Capi di governo, Presidenti della Repubblica, Governatori e quant’altri che dicevano che i lavori sarebbero partiti entro breve; abbiamo fatto il callo anche ai giornali e alle televisioni con i loro servizi già conditi con immagini di tunnel e treni che sfrecciano ad alta velocità, abbiamo persino visto da vicino i tecnici della Cmc recintare i cantieri, abbiamo assistito alla militarizzazione della valle e quant’altro ben conosciamo, ma non abbiamo mai creduto a nessuno e grazie alla nostra tenace resistenza, abbiamo sempre rimandato a casa tutti. Dopo il 2005 la situazione è cambiata, è nato l’osservatorio e il tavolo politico e il movimento ha iniziato a porre domande sempre più pressanti ai sindaci e agli amministratori, vedendoli troppo entusiasti di sedere a troppi tavoli. Sono passati tre governi dal 2005 e l’atteggiamento dei politici e dei sindaci non è mai mutato. Grazie al lavoro dell’architetto Virano, che abilmente ha condotto la vita dell’Osservatorio, ci siamo trovati a non sentire più le smentite dei sindaci di fronte ai titoloni dei giornali, abbiamo persino fatto un’assemblea (nel giugno dello scorso anno, dopo che avevano incontrato Prodi) dove non rispondevano nemmeno più alle nostre domande, sedevano in silenzio anche quando dicevamo loro che sebben ruoli distinti, li avremmo voluti “barricadieri” anche ai tavoli di confronto, come è sempre stato del resto. E via di questo passo, fino a giungere a Pra Catinat e al F.A.R.E.

Eravamo una cosa sola un tempo, le assemblee discutevano e decidevano, stavamo tutti sullo stesso piano, solo in ruoli diversi, ma dopo l’inverno che avevamo passato, la fiducia reciproca era scontata. Oggi non è più così è chiaro, Pra Catinat segna una differenza dal passato che non è recuperabile se non dalla volontà di chi, anche se materialmente non ha firmato quell’accordo, ne è fautore.
E’ una mediazione quella a cui le amministrazioni della valle stanno partecipando, una mediazione per trovare il modo migliore per costruire la Torino Lione, e condurre il movimento no tav alla resa, il resto sono balle!

Il documento di Pra Catinat segna la volontà “da parte delle parti” di costruire l’opera, magari nel miglior modo possibile, forse usando le migliori tecnologie e i migliori saperi in circolazione, ma di costruirla sia chiaro. Non esiste un tracciato ufficiale, non esistono piani, esiste solo un’enunciazione che vale però a livello d’immagine, quasi come una prima pietra posata. L’abilità nel vendere fumo di Virano è decisamente alta, ma senza l’appoggio dei sindaci, parlerebbe e scriverebbe al vento. Tutti devono ammettere che se ad oggi devono ancora una volta inventarsi un tracciato continuando a cambiare idee su dove precisamente vorrebbero far passare la linea è solo merito del movimento. Virano ha studiato ad arte tutte le nostre criticità presentate negli anni tentando di aggirarle, presentando così “scenari” migliori, compatibili con il territorio, che ci arricchiranno tutti. Sappiamo tutti (lui compreso) che non è così e che così non potrà essere, anche se condito da soldi e belle parole, il destino della Valle con il Tav è segnato: essere un corridoio di transito è l’unico scenario che questi signori hanno in mente, della vita e dell’ambiente della Valle di Susa non importa niente a nessuno, quindi si mettano il cuore in pace quelli che di nuovo pensano di trarre qualche vantaggio dal treno veloce, non potranno nemmeno salutare con la manina i container o le persone che sfrecceranno ai trecento allora di fianco alla propria casa, se ci sarà ancora…


Qualcosa bisogna pur F.A.R.E.

Sembra da questa frase che sia nato il progetto presentato dalla Comunità Montana, perché quel documento dice esclusivamente questo, visto che dobbiamo fargli F.A.R.E. qualcosa, presentiamo noi una proposta, la migliore possibile, che ragiona a tappe di dieci anni in dieci anni, e che per realizzarla serve che tutta l’idea del traffico in generale in Italia venga modificata grazie a noi. Un po’ velleitaria come idea…indistintamente da ciò che dice il F.A.R.E a livello tecnico, è quello che rappresenta che contestiamo ulteriormente. E’ un’ accettazione di fatto dell’idea che la Torino Lione serva, che sia utile, si tratta solo di capire come costruirla. E’ questo il vero punto, tralasciando che quel meccanismo decisionale che tanto veniva sbandierato in giro per l’Italia dagli amministratori basato sulla partecipazione del popolo è stato da loro sepolto.
Ma se abbiamo sempre avuto ragione delle nostre idee nel tempo (e lo ammette anche la lobby del Tav visto che aggira con cura tutti i problemi che abbiamo posto, compreso l’ordine pubblico) perché oggi scendere a patti con chi da sempre ha solo sostenuto l’importanza del Tav in Valle di Susa, giudicandolo prioritario, necessario ecc…?
Questo non si capisce e dispiace vedere i sindaci chiusi nelle stanze della comunità montana a parlare e parlare…dispiace anche che in questo modo da più di un anno hanno servito su piatti d’argento favori al partito trasversale degli affari, facendogli incassare soldi europei e aiutandoli nell’opera di cancellazione del movimento no tav (operazione mai riuscita!), fomentando divisioni e partecipando a un gioco che è utile solo a chi vuole cementare la Valle. Fa un po’ specie vedere quei sindaci che consideravamo di “movimento” oggi ridursi a politicanti come quelli che abbiamo sempre avversato. Del resto però se dalla Bresso a Chiamparino, passando per il centro destra, tutti plaudono all’operato dei sindaci e promettono di sostenere persino il F.A.R.E, ci sarà qualcosa che non va o no?

Ci siamo sempre opposti al tav per mille ragioni che abbiamo sempre ben argomentato, ma una di queste è fondamentale, ed è quella relativa ai soldi che costerà un’opera del genere, soldi che saranno sottratti a servizi pubblici e che verranno pagati dalle nostre tasche. Abbiamo smascherato più volte a suon di dati ed esperti, l’operazione Alta Velocità dimostrando chi si ingrassa da questi lavori pubblici, chi mangia per bene dalle grandi opere, senza poi contare come i partiti che mai ci hanno sostenuto ormai, usino le grandi opere come forma di finanziamento pubblico per le loro caste. Pensare che oltre al resto, i sindaci accettino anche questo ci fa veramente specie, e ci fa convincere di come si’, effettivamente, abbiano cambiato idea. Ma sarà così anche quando i tracciati ci saranno e bisognerà giustificare ai propri concittadini la devastazione del proprio paese? Vedremo, comunque per ora l’unica garanzia siamo noi, è il movimento, ed è chi ha capito che persino il Piano di sviluppo della valle ad opera della  Provincia, è solo una mega-mazzetta per fare il Tav.


IN MOVIMENTO ANCORA

Quando dicevamo “Fermarlo è possibile, fermalo tocca a noi” avevamo capito tutto e i fatti ci hanno dato ragione. Da qui dobbiamo ripartire o meglio continuare, sapendo che tenteranno di cancellarci, perché l’unica vera realtà e che, finché il movimento resiste il tav da qui non passerà mai. Oggi come oggi non è il tracciato che stanno studiando ma il modo di battere un movimento popolare come il nostro, che in momenti speciali è riuscito a fare cose straordinarie. Siamo un piccolo punto su una cartina, ma un punto veramente fastidioso per chi vuole devastare i territori arricchendosi ulteriormente. Un tempo i Romani scrivevano sulle cartine H.S.L., che stava a significare Hic Sunt Leones, indicando così i luoghi “abitati dai leoni”indicando i territori abitati da nemici difficilmente battibili. Noi questo siamo sulle loro cartine, e per vincere questa battaglia, garantendoci il futuro nostro e della nostra Valle, dobbiamo continuare ad essere quello che siamo, facendo valere le nostre ragioni, continuando a resistere, fino alla fine, anche solo un minuto più di loro.

COMITATO DI LOTTA POPOLARE NO TAV BUSSOLENO
CENTRO SOCIALE ASKATASUNA

'Ndrangheta, decapitata cosca

Inviato da autonomix | 23 Lug, 2008
'Ndrangheta, decapitata cosca
Fermati anche alcuni imprenditori

Irreperitibile il faccendiere Aldo Miccichè, residente in Venezuela
E' al centro dell'inchiesta sui presunti brogli elettorali


'Ndrangheta, decapitata cosca Fermati anche alcuni imprenditori

REGGIO CALABRIA - Durissimo lpo alla 'ndrangheta. La squadra mobile di Reggio Calabria ha smantellato a Gioia Tauro il nucleo di comando della cosca Molè-Piromalli. Coinvolti anche imprenditori e professionisti.

Il blitz, effettuato in collaborazione con i Ros dei carabinieri ha praticamente decapitato il vertice del clan, uno dei più potenti di tutta la Calabria. Alcune persone sono state fermate anche a Roma e Milano. Imprenditori e professionisti, secondo l'accusa, erano legati alla cosca nella gestione di alcuni affari. Tra loro, un avvocato con studio a Roma e un commercialista. Per tutti l'accusa è di associazione mafiosa.

La squadra mobile ha emesso 21 provvedimenti di fermo ma ne sono stati eseguiti 18. Tre persone sono al momento irreperibili: Girolamo Molè, Vincenzo Priolo e Aldo Miccichè. Proprio quest'ultimo è uno dei nomi eccellenti dell'operazione. Si tratta di un faccendiere, ex dirigente della Democrazia Cristiana negli anni Ottanta, che da anni è rifugiato in Venezuela. Aldo Miccichè è infatti al centro dell'inchiesta, che nasce da quella legata al blitz, sui presunti brogli nel voto degli italiani all'estero alle ultime elezioni. Secondo gli inquirenti i brogli avrebbero portato a un'attenuazione della norma che regola il cosiddetto "carcere duro per i mafiosi", il 41bis. Per questo motivo Miccichè avrebbe contattato il senatore Marcello Dell'Utri. Alcune telefonate fra i due sono state riportate nel provvedimento di fermo dei magistrati di Reggio Calabria.

Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha spiegato che i magistrati della Dda di Reggio Calabria hanno operato i fermi per evitare il compimento di omicidi in risposta al delitto del boss Rocco Molè, ucciso il primo febbraio scorso. "Si è dovuti intervenire con immediatezza e celerità con i fermi - ha detto Grasso - per evitare pericoli di fuga e possibile guerra in atto con ulteriori spargimenti di sangue".

 

 L'operazione rientra nell'inchiesta che indaga sugli interessi dei Molè-Piromalli sul porto di Gioia Tauro, dove sono previsti per i prossimi anni investimenti per centinaia di milioni di euro. Secondo le indagini, in corso da oltre un anno, i professionisti e gli imprenditori avrebbero dovuto inserirsi nelle attività del porto per conto dei Molè-Piromalli che sarebbero così entrati in possesso di parte dei finanziamenti. Un'azienda operante nel porto, la All Service, è stata sequestrata a causa di accertate infiltrazioni mafiose. Gli inquirenti hanno inoltre disposto perquisizioni in alcune carceri per verificare eventuali contatti fra detenuti e mondo esterno. Perché come ha sottolineato Grasso "Giuseppe Piromalli, dal carcere, pur essendo in regime di 41 bis, riesce a trattare i propri affari e dà le direttive all'esterno".