Vecchie identità
Inviato da autonomix | 12 Set, 2008
Le
inaccettabili distinzioni del sindaco Alemanno hanno (ri)aperto le
"danze della riabilitazione" del fascismo, in una partita cominciata
non ieri e che vede come protagonisti non solo personaggi prodotti dal
Movimento Sociale Italiano e dintorni. Il ministro La Russa ha
rincarato la dose, "rendendo onore" ai combattenti della Repubblica di
Salò l'8 settembre, anniversario dell'armistizio, ma soprattutto
pietra miliare che ha segnato la disfatta del regime mussoliniano e
l'inizio di un percorso resistenziale che ha portato alla Liberazione.
A riguardo, pubblichiamo un contributo della redazione di Informazione
Antifascista, rivista che ha ripreso le pubblicazioni e che si prepara
ad uscire con un nuovo numero ai primi di ottobre.
Fascista
ero e fascista rimango. Questo è il sunto delle dichiarazioni di
La Russa che, proprio l'8 settembre - anniversario dell'armistizio e
dell'inizio della Resistenza organizzata in bande - ha ricordato e
lodato la Repubblica Sociale e i suoi combattenti.
Fascista
ero e fascista rimango. Questo è il sunto delle dichiarazioni di
La Russa che, proprio l'8 settembre - anniversario dell'armistizio e
dell'inizio della Resistenza organizzata in bande - ha ricordato e
lodato la Repubblica Sociale e i suoi combattenti.
Una
provocazione? Certamente qualcosa di più. L'operazione di La
Russa è stata quella di rivendicare, per un'intera classe
politica cresciuta nell'ombra di Almirante prima e di Fini poi, un
percorso chiaro. Quello che unisce gli orrori del vecchio fascismo, gli
eccidi, la continuità col nazismo, con il Movimento Sociale
Italiano e le formazioni della destra extraparlamentare - responsabili
delle stragi di stato - al dopo Fiuggi. Quest'ultima è stata
un'azione di restyling, di facciata che di fatto ha confermato
l'impianto teorico e politico, l'essenza del vecchio fascismo in un
nuovo doppiopetto.
A La Russa fa eco Alemanno sulle leggi razziali, ponendo un distinguo assurdo tra fascismo e razzismo, giustificando le "leggi razziali" perché non avevano, secondo il sindaco di Roma, finalità di cancellare dalla faccia della terra un'intera razza. Ancora una volta, sulla questione della storia si giocano le partite importanti del presente. Ciò vuol dire che le affermazioni del ministro della Difesa, con un passato da picchiatore sambabilino e continuo al terrorismo neofascista, non sono casuali e si collocano nel più ampio fenomeno del revisionismo storico. L'obbiettivo, ancora una volta, è quello di restituire un'agibilità politica al fascismo; sdoganando idee e metodi. Ma anche di rivendicare un presente, un'identità politica che non rinnega assolutamente il fascismo.
Seguendo questo ragionamento la storia diventa dunque un punto di vista, soggettivo, dove i massacratori e i massacrati si cambiano reciprocamente i ruoli, dove fucilazioni e violenze vengono giustificate per una fantomatica ricerca della "libertà", in una dinamica di totale apertura verso qualsiasi idea, qualsiasi posizione. Comprese quelle neofasciste e neonaziste. Non sono solo i Pansa di turno a richiedere l'equiparazione delle due posizioni - dei partigiani e dei repubblichini - ma anche ampi settori dell'ex centro-sinistra. Infatti è stato proprio Violante, già nel '96 - nel suo discorso di insediamento alla Presidenza della Camera - a chiedere di "capire i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si
schierarono
dalla parte di Salò". Atteggiamento che non ha fatto che
svilire, per l'ennesima volta, la Resistenza e i significati della
Liberazione.
Va invece detto che la storia è una. Non esistono ambivalenze e che le pacificazioni, provenienti da qualsiasi parte politica, non fanno che umiliare e dimenticare le vicende e le sofferenze di migliaia di persone che hanno pagato in prima persona l'orrore di Salò e del nazismo. Oltre che screditare gli ideali della Resistenza. Quest'ultima - ed in particolare quella comunista - non avrebbe avuto dubbio a confermare che nella nuova Italia, quella che sarebbe dovuta nascere dalla Liberazione, non ci sarebbe stato spazio per i repubblichini e, più in generale, per il fascismo. Essere continuatori della resistenza significa, in primis, condividere questa posizione e agire - sia sul terreno storico che nelle strade e nelle piazze - perché ogni apertura a destra, al neo-fascismo, venga comunque e sempre impedita.
a cura della redazione di InfoAntifa
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- Tre giorni a parlare di guerra e diritti umani, senza slogan e
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