Messina: aggressione razzista ·

Inviato da autonomix | 6 Set, 2008

Il fatto è grave. E lo diventa ancor di più se dovesse essere accertato il movente – ancora allo stato di ipotesi – del pestaggio, ovvero una missione punitiva nei confronti di un ragazzo di 15 anni i cui genitori sono originari delle Isole Mauritius.
Tutto, come ricostruito dagli agenti della sezione "Volanti" della polizia di Stato, è avvenuto in piazza Unione Europea, a pochissimi metri da Palazzo Zanca, davanti agli occhi di decine di testimoni. Nessuno sembra però essere intervenuto, almeno nell'immediatezza dei fatti, in soccorso della vittima. Alla fine, dopo serrate indagini che si sono scontrate con una ostinata omertà da parte dei più, gli agenti del vicequestore Mario Ceraolo hanno denunciato tre componenti del gruppo – formato da una decina di persone – che si sarebbe reso responsabile del fatto di cronaca.
Al Tribunale dei minori sono stati così segnalati A.B. di 16 anni, M.B. e A.P. entrambi di 15, accusati di lesioni personali gravissime. La vittima, trasportata all'ospedale "Piemonte" dai genitori è stata infatti dichiarata guaribile in 25 giorni avendo riportato la frattura del setto nasale.
A raccontare agli investigatori quanto avvenuto è stato lo stesso quindicenne ferito dal "gruppo". Tutto avrebbe avuto inizio nel pomeriggio quando, a Villa Mazzini, lo straniero – casualmente – avrebbe incrociato il suo sguardo con quello del "leader" del gruppo. Da qui un violento scambio di battute («cosa hai da guardare? hai problemi?») e un inizio di scazzottata finita però nel nulla. La sera la nuova puntata quando il gruppo e il giovane aggredito si sono casualmente rivisti proprio davanti al Municipio. Da qui la nuova aggressione, culminata in un vero e proprio pestaggio. Quindi la fuga del gruppo e il giovane che, dolorante e con il naso sanguinante, fa rientro a casa. A questo punto la decisione dei genitori di portarlo subito in ospedale. Immediata la denuncia alle forze dell'ordine. Il resto è cronaca di ieri.(gi.pa.)




Da

www.liberamessina.it


Aggressione razzista a Messina: ma lo chiamano "bullismo" nel regno dell'impunità

giovedì 04 settembre 2008

C'è chi lo definisce bullismo: ma dietro questa parola che nasconde disagi e crisi sociale si incarna l'altra faccia del pensiero fascista che serpeggia anche tra i giovani della nostra città, e che giorno dopo giorno sta insinuandosi culturalmente nelle nuove generazioni, educate alla paura dell'altro, alla diffidenza, all'impunità.

Ecco cosa succede se nutriamo i nostri figli di odio razziale, se siamo tornati a pensare al colore della pelle come "marchio di riconoscimento" di un possibile "clandestino" o peggio "terrorista". Ecco cosa succede quando giudichiamo "ragazzate" le aggressioni dei nostri figli, che magari si sentono giustificati da un padre o una madre che commentano davanti ai tg le storie gonfiate ad arte per farci sentire più soli e più vulnerabili, e quindi più aggressivi.

Succede che nelle teste vuote di una città culturalmente deserta, dove i ragazzi per divertirsi hanno solo qualche locale e poche piazze tra un incrocio di auto e l'altro, dove i genitori 45enni di ragazzi 15enni vogliono vivere come se l'età fosse solo un elemento corregibile con qualche ora di palestra e ritocchi di botulino, si associano le idee che più facilmente riescono a galleggiare nella superficie dell'anima. Così si può fare amicizia sulla base del disprezzo altrui, come accaduto per tre ragazzi (uno di 16 e due di 15 anni) che hanno aggredito un coetaneo extracomunitario in Piazza Municipio.

Figli di impiegati e professionisti, non i ragazzi che spesso giudichiamo "cattivi" perché girano in auto con la musica napoletana a tutto volume, gridando ai perbenisti che qualcuino dovrà fare i conti pure con loro. La vittima, picchiata a sangue da una "squadra" di circa 10 persone, è un messinese figlio di una coppia mauriziana, aggredito da un gruppo formato da almeno dieci coetanei che lo hanno picchiato solo perche' stava transitando a piedi in piazza Municipio e li aveva guardati. Il ragazzo, appellato dall'Ansa "tanzaniano" (?!) era in compagnia di altri due amici che hanno reso possibile il riconoscimento di tre dei membri del "branco", che sono stati denunciati a piede libero.

La spicciola cronaca lascia il tempo che trova: non sarà certo il setto nasale rotto a distruggere la vita del ragazzo picchiato. Ma sappiamo cosa vuol dire vivere da sedicenni in una città come Messina, dove tutti, più a meno, si conoscono e si riconoscono. Sappiamo che questo episodio è solo la punta di iceberg di una società malata, dove ci sono almeno sette ragazzi che resteranno anonimi, perché talmente vigliacchi da picchiare per puro divertimento, pensando di far parte di quella lobby degli impuniti dello Stretto, che si tramanda di generazione in generazione. Questi ragazzi esibiranno la loro impunità ai coetanei, e questo alimenterà la loro fama senza intaccare la loro già misera autoconsapevolezza.

Le politiche giovanili non sono solo finanziamenti a cooperative di "giovani": dovrebbero aiutare le nuove generazioni a socializzare, incontrarsi, conoscersi, interpretando i cambiamenti della nostra società.

Chi si assume politicamente la responsabilità di questo brutto gesto? Chi tace, acconsente. E diventa complice.

Palmira Mancuso

Cariche inaudite contro i No dal Molin

Inviato da autonomix | 6 Set, 2008

Mattinata di tensione a Vicenza: le forze dell’ordine caricano senza motivo i manifestanti
Sabato mattina, appuntamento alle 11.00 per la seconda iniziativa nelle giornate del Festival no Dal Molin

L’appuntamento era questa mattina alla rotatoria tra via Dal Verme e via Ferrarin, per la costruzione di una torretta di controllo nei pressi dell’area dell’aereoporto.

Con i manifestanti anche due spaventapasseri bardati con magliette col logo del No dal Molin e una grossa radice di albero secolare: l’iniziativa di oggi, (la seconda dall’inizio del Festival - edizione 2008), è stata attuata allo scopo di monitorare l’area all’interno del Dal Molin per controllare che i lavori non inizino prima della consultazione popolare del 5 ottobre.
I No dal Molin hanno quindi deciso di costruire un punto di controllo per poi presidiarlo durante le giornate del Festival, in vista della manifestazione del 13 settembre che arriverà proprio nell’area dell’aereoporto per verificare che nulla si sia mosso al suo interno.
L’idea della radice e dell’albero invece serve a ricordare che il progetto sostenuto dalla città di Vicenza per l’area del dal Molin è quello di costruire un parco pubblico, come si era già sottolineato nelle iniziative dello scorso anno.

In tanti hanno realizzato la torretta all’esterno dell’aereoporto, su un terreno privato. In tanti hanno organizzato un presidio per difenderla. Poi la carica delle forze dell’ordine e il fermo posto ad alcuni dei presenti.

Nella giornata di domani continueranno le iniziative davanti al sito Pluto, a Longare sotto i colli berici: un sito che ha ospitato per anni armamenti nucleari e che si inserisce ora nel progetto di fare di Vicenza una grande base militare. Infatti, si sostiene che oggi sia solo un deposito per proiettili esausti, ma in realtà è certo che si stiano svolgendo dei lavori.

ore 19.30 - Arriva la notizia del rilascio delle sei persone fermate. Al Festival No dal Molin è stato promosso un incontro dibattito in cui si susseguono le testimonianze su quanto successo nel corso della mattinata.
Le considerazioni di Francesco Pavin e della signora Pina, che dice "Ho avuto paura questa mattina e non mi sono seduta con gli altri manofestanti...sono stata in ospedale con le persone che si sono fatte male...Sono qui. E ci sarò anche domano...la base non si farà".
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ore 16.00 - I No Dal Molin hanno promosso nel pomeriggio un presidio davanti alla Questura per protestare contro i fermi ai danni di sei persone, in seguito alle cariche di questa mattina.
Inoltre, una quindicina tra feriti e contusi sono stati accompagnati in ospedale per farsi medicare in seguito alla brutalità delle manganellate della polizia.

15.15 - Con Francesco Pavin il commento a conclusione della giornata. "Alcune considerazioni da fare...di fronte ad una cosa annunciata, pubblica, abbiamo addirittura presentato ufficiale richiesta in questura... ci siamo trovati prima uno sbarramento della polizia che abbiamo superato e poi le cariche. Una allucinante gestione dell’ordine pubblico... All’interno dell’aereoporto stanno entrando dei mezzi nel segreto più assoluto, da qui la necessità di avere un punto di avvistamento, di monitoraggio. Questo non era accettabile per la polizia... Noi vogliamo trasparenza! E in questo senso sabato 13 sarà una giornata di grande mobilitazione..."
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ore 15.00 - Si sta sciogliendo il presidio davanti alla torretta: le persone, circa un centinaio, che si trovavano all’interno del giardino privato, hanno deciso di uscire. Un cordone di donne e uomini sta aprendo un varco per consentire ai manifetsanti di raggiungere l’ingresso della strada. "Si sta concludendo, quindi questa mattinata così difficile...I vicentini non avevano mai visto cariche così pesnati da parte delle polizia...Per noi questo non deve e non può più accadere. Questa è la forza che cio accompagna verso la manifestazione di sabato 13 sempre qui davanti ai cancelli dell’aereoporto Dal Molin"
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ore 14.15 - Le forze dell’ordine hanno accerchiato di nuovo il presidio dei No Dal Molin attorno alla torretta. Stanno partendo delle cariche in questo momento, molto violente contro i No Dal Molin seduti e inermi. La polizia e i carabinieri in tenuta antisommossa stanno spingendo e colpendo con calci e pugni e coi manganelli i manifestanti. "Siamo riusciti ad aprire un varco nel cordone della polizia...il questore ha ordinato le cariche da un lato e dall’altro...fortissime. Questo sta accadendo in questo momento... Mai si era visto a Vicenza un questore che ordina ai suoi poliziotti, colpite colpite... E’ una scena che non si può accettare. Non c’era nessun motivo per queste cariche...".
I manifestanti sono chiusi nel giardino attorno alla torretta circondati dalla polizia in tenuta antisommossa.

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ore 14.00 - I manifestanti continuano il presidio attorno alla torretta. Le prime due file sono sedute a terra, come nel corso di tutta la mattinata. Questo rende ancora più assurde le cariche delle forze dell’ordine contro uomini e donne sedute per terra: "Una signora è stata trascinata per i capelli... inaudita e inaccettabile la violenza della polizia di questa mattina..."
Stanno arrivando molte persone a sostegno dei No dal Molin, i quali si trovano in questo momento a presidiare la torretta.
L’appello di Teo a raggiungere il presidio.
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ore 13.50 - La prima corrispondenza è con Giulia, che racconta le cariche iniziali.
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Questo non è il primo episodio di violenza delle forze dell’ordine a Vicenza: anche il 29 luglio in occasione della occupazione della stazione dei treni (una protesta dei No Dal Molin contro la revisione del consiglio di stato) le forze dell’ordine avevano caricato i manifestanti.

Caricare le manifestazioni pacifiche? COMUNICATO NO DAL MOLIN

Inviato da autonomix | 6 Set, 2008

Finisce con 5 fermi e una trentina di feriti la manifestazione pacifica organizzata e dichiarata per oggi. Evidentemente in Italia non è possibile manifestare, nemmeno pacificamente.
Una manifestazione pubblica, dichiarata e stampata sui giornali. Alla luce del sole, dichiarati gli intenti e quello che si sarebbe andato a fare. Costruire una torretta per monitorare la situazione dei lavori all'interno dell'aeroporto. Su luogo privato per cui avevamo il beneplacito del proprietario, e la richiesta di autorizzazione per occupazione suolo pubblico.
Questo probabilmente non è bastato per dissuadere le forze dell'ordine (del disordine?) dal caricare, trascinare, manganellare, prendere a calci questa manifestazione pacifica di vicentini. Donne, vecchi, ragazzi. Indiscriminatamente maltrattati, con pretesti ridicoli. "Quella torretta è troppo alta". Già duecento metri prima del punto concordato per la posa della torretta il corteo era stato improvvisamente bloccato. Un blocco imotivato e futile, aggirato dai cittadini passando per il fosso laterale. Poi la costruzione. Finché l'ordine è arrivato. I cittadini si siedono e difendono la costruenda torretta con un sit-in. A nulla valgono i discorsi per cercare di essere ragionevoli.
La prima carica ha fatto vari feriti e cinque fermi. Nella seconda alcune ragazze sono state prese a calci, altri ricevevano colpi di scudo, qualcuno è stato trascinato per i capelli. Gli occhi sfigurati di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza e gli insulti: "Ti uccido! Sporco pacifista! Ti spacco la testa". Il corteo quindi si rifugia nel giardino di una casa adiacente, ospitati dagli abitanti solidali.

 

NO DAL MOLIN- VICENZA 

 

 

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Sulmona - Scritte contro direttore e medico del carcere

Inviato da autonomix | 6 Set, 2008

Le indagini partono dalla recente serie di episodi di tentato suicidio da parte di detenuti

Scritte minatorie contro medico e direttore del supercarcere

SULMONA Sono arrivati nella notte, hanno imbrattato i muri con una bomboletta a spray nera e sono andati via. Parliamo con molta probabilità di un gruppo di anarchici che hanno voluto lasciare un messaggio sui muri della città per il direttore del carcere di Sulmona, Sergio Romice e il responsabile sanitario Fabio Federico, forse a seguito dei recenti fatti di cronoca accaduti nel penitenziario di via Lamaccio.

Due le scritte "Federico e Romice boia di via Lamaccio" e "Fuoco al carcere e ai suoi carcerieri" siglati dalla "A tracciata nel cerchio" simbolo usato da cospiratori anarchici che usano un solo motto: «Nè Dio, nè Stato, né Servi, né Padroni». Immediatamente nelle prime ore della mattina di ieri sono scattate le segnalazioni al Commissariato di Polizia di Sulmona e i messaggi sparpagliati su alcuni muri principali della città sono stati immediatamente ricoperti dalla vernice bianca. Presi di mira il Palazzo della Provincia in via Mazara, il muro di fronte alla scuola della Dottrina Cristiana in via Papa Giovanni XXIII, la posta centrale in piazza Majella, la stazione di rifornimento della Total in via Circonvallazione Occidentale e lo Stadio Pallozzi. Sulla vicenda sta indagando la Digos che al momento non esclude nessuna ipotesi anche se sembra ci si muova in due direzioni: gruppo anarchico per la vicenda del detenuto che con un fornellino da campeggio ha ustionato degli agenti, viste le scritte che si riferiscono al fuoco e, su una bravata, anche se quest'ultima sembra essere la meno considerata. Ma ad individuare i colpevoli da qui a qualche ora saranno le telecamere posizionate nei vari punti della città che a detta degli inquirenti avrebbero ripreso i responsabili. Si sta lavorando, comunque, per riuscire ad agguantare chi la notte scorsa ha voluto lasciare messaggi «poco cordiali» verso Romice e Federico. L'accaduto è stato stigmatizzato dal responsabile sanitario del carcere e sindaco della città, che ha imputato il fatto ad una bravata dopo la questione "sicurezza in città" e il vertice di mercoledì.

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fonte: Rete5 quotidiano online di Sulmona

SULMONA – I guai non vengono mai da soli direbbe qualcuno. Infatti dopo gli episodi apparsi sulla stampa in queste ultime settimane legate al carcere di Sulmona e le polemiche sollevate dalla questione sicurezza, sono apparse sui muri della città scritte contro il direttore del carcere di Sulmona, Sergio Romice, e contro il sindaco della città, Fabio Federico. Due le scritte individuate: “Federico e Romice boia di via Lamaccio” e Fuoco al carcere e ai carcerieri”. Ad essere prese di mira il Palazzo della Provincia in via Mazara, il muro di fronte alla scuola della Dottrina Cristiana in via Papa Giovanni XXIII, la posta centrale in piazza Majella, la stazione di rifornimento della Total in via Circonvallazione Occidentale e lo Stadio Pallozzi in via Roosevelt. Probabilmente si tratta di un gruppo non ancora individuato di anarchici in quanto la sigla apposta sulle scritte fa riferimento a quel movimento. Subito sono intervenute le forze dell’ordine per le consuete indagini e immediatamente le scritte sono state ricoperte. Due i filoni di indagini: uno legato all’episodio del detenuto che con il fornellino ha aggredito degli agenti, l’altro legato ad una bravata episodica. Secondo gli inquirenti coloro i quali si sono resi colpevoli di questa bravata avrebbero vita breve grazie alle telecamere presenti della città. Sicuramente è un campanello di allarme sul quale gli amministratori della città dovranno riflettere.

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fonte: il messaggero

SCRITTE CONTRO FEDERICO E ROMICE SUI MURI DEI PRINCIPALI EDIFICI

SULMONA - Le hanno ricoperte di vernice bianca prima che Sulmona si “svegliasse” definitivamente. Ma quelle scritte vergate sui muri di buona parte della città fatta con vernice nera spray e che portano la firma di una “a” tracciata nel cerchio, simbolo formalmente usato per firmare azioni di ispirazione anarchica, erano state lette già da tanti.

“Fuoco al carcere e ai carcerieri”,”Federico e Romice boia”, tanto per citarne qualcuna. Sul muro dello stadio, delle poste centrali, sulle pareti di edifici nei pressi di un distributore di benzina sulla Circonvallazione Occidentale, su quelli della provincia e in via Papa Giovanni XXIII, i vandali hanno preso di mira il sindaco Fabio Federico focalizzando l’attenzione, forse, più sul ruolo di direttore sanitario all’interno del supercarcere che non l’essere l’inquilino di palazzo San Francesco visto che accanto al nome di Federico appare quello del direttore dell’istituto di reclusione Sergio Romice.

Il fatto è stato subito stigmatizzato dal primo cittadino che parla di “incosciente voglia di protagonismo” di alcune frange di ragazzi ignari di cose, fatti e persone. Indaga la Digos. Si spera che le telecamere abbiano ripreso i responsabili di quelle che Federico bolla come “una bravata davvero stupida”.

Roma - Incendiato circolo fascista

Inviato da autonomix | 6 Set, 2008
Roma, 5 set. - (Adnkronos) - Nella notte tra il 4 e il 5 settembre la sede del Circolo Futurista 'Casal Bertonè a Roma, in via degli Orti di Malabarba, è stata incendiata riportando ingenti danni soprattutto all'esterno. Lo riferisce un comunicato di Casapound, che spiega che le fiamme sprigionandosi hanno raggiunto il primo piano della palazzina dove vivono molte famiglie romane. La serranda e la facciata sono stati seriamente danneggiate e solo il dispositivo antincendio non avrebbe permesso alle fiamme di devastare tutto il locale. Come si spiega nella nota, sulla serranda è comparsa anche una scritta contro il responsabile del circolo Mauro Antonini. «Ecco i frutti avvelenati dell'odio di Russo Spena e dei suoi compagni - afferma Gianluca Iannone, presidente di Casa Pound Italia - Dopo la conclusione fallimentare del loro periodo di governo, dopo aver deluso le aspettative di lavoratori, precari, giovani, studenti ed anziani, dopo aver ricevuto una sonora bocciatura dal popolo, si aggrappano disperatamente al vecchio caposaldo dell'antifascismo, ricollegando strumentalmente fatti di sangue che con la politica centrano poco e nulla, all'attività di tutte quelle centinaia di ragazzi che, privi di un feroce indottrinamento e scevri da clientelari condizionamenti politici, si impegnano ogni giorno e senza alcuna contropartita». Secondo Iannone «sono indefinibili le parole della madre di Renato Biagetti, la quale si permette di collegare fatti di strada con l'esperienza delle occupazioni non conformi e di quelle a scopo abitativo, colpevoli sono le parole di tutti coloro che soffiano sul fuoco dell'antifascismo; loro sono i mandanti morali di questo attacco che avrebbe potuto costare la vita a ragazzi e privati cittadini residenti nello stabile, dato che le fiamme sono arrivate al primo piano del palazzo». Conclude Mauro Antonini, responsabile del circolo il quale si augura che «la stessa solidarietà mostrata nei confronti del giovane aggredito pochi giorni fa a San Paolo, venga ora espressa dal sindaco nei nostri confronti e nei confronti di tutti gli abitanti che hanno vissuto una notte di terrore».

ASSURDO: UN RAGAZZO MUORE IN QUESTURA A NAPOLI

Inviato da autonomix | 4 Set, 2008

Segue la versione dei media riguardo l'ennesimo assassinio sbirresco. Ogni morte che si verifica in un carcere, in un lager per migranti, in una caserma o in una questura, sia essa per un pestaggio, per cure mancate, per induzione al suicidio, è sempre un omicidio di Stato.

Napoli, 4 set. - (Adnkronos) - Ferdinando Cuomo, 22 anni, è morto stamattina intorno alle 6 mentre si trovava rinchiuso in una delle camere di sicurezza della Questura di Napoli.

Il ragazzo era stato fermato tre ore prima al termine di un inseguimento avvenuto nel centro della città. Intorno alle 3, con la sua auto stava transitando a forte velocità in via Medina, davanti alla Questura, quando è incappato in un posto di blocco degli agenti. Cuomo, anziché fermarsi, ha proseguito la corsa per un chilometro ma in piazza del Gesù è stato raggiunto e bloccato dagli agenti dell'ufficio di prevenzione generale. E ha comunque reagito picchiando alcuni poliziotti. E' stato poi portato negli uffici della caserma Raniero ma lì dopo un paio d'ore si è sentito male ed ha chiesto l'intervento di un'ambulanza.

Venezia - Consegna dell’Attila d’oro a Paolo Costa

Inviato da autonomix | 4 Set, 2008

In questi giorni una commissione composta da rappresentanti di associazioni e movimenti che lottano per la difesa dei beni comuni, della qualità della vita e dei diritti dei cittadini, ha selezionato tra una vasta rosa di candidati, il personaggio a cui attribuire il Premio Attila 2008 alla carriera per essersi particolarmente distinto attraverso le attività che hanno contribuito in maniera determinante a causare danni irreversibili ed irreparabili all’ambiente , alla qualità della vita dei cittadini ed hanno privato le comunità locali del diritto di poter decidere del loro futuro. | vai al comunicato

Il vincitore del premio è Paolo Costa, il commissario straordinario per l’ampliamento dell’insediamento militare americano all’interno dell’aeroporto “Dal Molin” di Vicenza.

La Commissione del Premio Attila 2008 sezione speciale nordest è composta da rappresentanti de: Assemblea Permanente NOMOSE, Coordinamento Cittadino Contro le Grandi Navi, Patto di Difesa Beni Comuni, Presidio Permanente No Dal Molin.

Nella giornata di oggi, giovedì 4 settembre, i No Dal Molin e i No Mose consegneranno il premio a Costa.

Il corteo è partito verso le ore 15.30 dalla Stazione dei treni di Venezia S.Lucia.
Un primo commento con Marta, del Presidio Permanente No Dal Molin.
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Il corteo ha raggiunto l’abitazione di Paolo Costa, presidiata dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. La moglie di Costa è uscita indignata dall’abitazione per difendere il marito.
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Il commento di Tommaso Cacciari, Ass. Permanente No Mose.
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Le prime impressioni con Pina, del Presidio Permanente No dal Molin.
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A Costa è stato fatto un altro regalo: finte bombe di cartone depositate sotto la sua abitazione, che vogliono simboleggiare la distruzione che il commissario stà portando a Vicenza con il progetto di ampliamento dellla base Dal Molin.
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Il corteo è sbarcato verso le 17.30 al Lido di Venezia. Moltissime le forze dell’ordine che sono state mobilitate in questa giornata, sia nei pressi dell’abitazione di Paolo Costa, sia nei pressi del Palazzo deel Cinema.
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I carabinieri stanno impedendo ai comitati di sfilare sulla passerella della 65. Mostra del Cinema di Venezia.
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Momenti di tensione davanti al Palazzo del cinema. Le forze dell’ordine hanno cominciato a spingere le persone per impedire la sfilata sul "red carpet".
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I No dal Molin e i No Mose sono riusciti ad accedere alla passerella e a sfilare con l’Attila d’Oro fra le mani.
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Link:

Vai alla news 65. Mostra del Cinema: istituzione del "Premio Attila d’oro"

Dal Molin, niente ampliamento.I lavori sono stati bloccati!

Inviato da autonomix | 4 Set, 2008
"Dal Molin, niente ampliamento"    Gli Usa: il piano è morto VICENZA - Più che i comitati e i cortei, più che i ricorsi al Tar e i preannunciati blitz alla Mostra del cinema di Venezia, poterono un ufficio tecnico comunale e una leggina regionale. Che obbligano l'esercito americano a cancellare il contestatissimo ampliamento della caserma Ederle, le famigerate 215 villette da tre, quattro e cinque stanze da costruire a ridosso dell'aeroporto Dal Molin.

E a ripensarne uno meno ampio e più frazionato, piccoli insediamenti intorno a Vicenza sul modello della base Nato di Aviano. Il progetto originale, infatti, avrebbe obbligato il comune di Quinto Vicentino, 5.383 abitanti a nord-est del capoluogo, a bloccare ogni nuova costruzione per i prossimi dieci anni, in base al regolamento urbanistico della regione Veneto governata da Giancarlo Galan, proconsole di Berlusconi e ultrà della prima ora della base americana.
Da qui il passo indietro volontario dell'esercito a stelle e strisce.

"Quinto è morto", sentenzia l'ingegner Kambiz Razzaghi, il responsabile dell'ampliamento della Ederle che ha annunciato il passo indietro sull'edizione online del quotidiano Stars and Stripes, il giornale dell'Us Army per i soldati stanziati in Europa e nel Pacifico. Dove, curiosamente, in home page campeggia l'annuncio dell'esercito per il reclutamento di nuove truppe in Germania e a Vicenza. "Le leggi del%

2008/09/06 Milano: presidio Antifascista contro Cuore Nero

Inviato da autonomix | 3 Set, 2008




SABATO DALLE 15 PRESIDIO IN PIAZZA CIMITERO MAGGIORE
NO AI COVI FASCISTI
Sabato 6 settembre 2008 le teste rasate di Cuore Nero apriranno una nuova sede
nel quartiere certosa-garegnano grazie a:
- appoggi politici istituzionali;
- finanziamenti riconducibili a Lino Guaglianone, recentementecandidato per AN e già noto tesoriere dei Nuclei Armati Rivoluzionari,gruppo di assassini con un passato fatto di omicidi e stragi comequella di Bologna del 1980;
- sdoganamento di pratiche e ideologie imputabili di apologia difascismo in nome di una falsa pluralità di espressione politica e diuna costante tendenza al revisionismo storico.
Pratiche che provocano costanti e violenti attacchi contro chiunque non accetti di piegarsi a questa logica aberrante.
L'ultimo agguato squadrista si è consumato qualche notte fa a Roma aidanni di tre giovani e ci descrive quanto inquietante sia il panoramaodierno e futuro, segnato da lame, mazze da baseball e covi neri.
INVITIAMO TUTTI I CUORI ANTIFASCISTI SABATO 6 DALLE 15 IN POI AL PRESIDIO IN PIAZZALE CIMITERO MAGGIORE A MILANO

Attacco agli zapatisti

Inviato da autonomix | 3 Set, 2008
Non c'è pace per le comunità zapatiste del Chiapas. Aggressioni, minacce sparatorie, sono all'ordine del giorno. Una guerra a bassa intensità? Forse, ma pur sempre una guerra.

colonna militareI fatti. Erano le 10.30 del 29 agosto scorso quando un gruppo di militanti zapatisti stava facendo dei rilievi in un terreno da poco recuperato. La misurazione che stavano effettuando nei pressi del villaggio Sombra Baxil stava procedendo per il meglio e il lavoro poco tempo dopo era già terminato. Ma non i problemi. Quelli dovevano ancora iniziare. Non appena deciso di rimettersi in moto in direzione Olga Isabel, il municipio autonomo da cui provenivano, gli zapatisti sono stati attaccati. Uno, due, tre fino a sei colpi di arma da fuoco, dopo si è scoperto che si trattava di proiettili calibro 38, sono stati sparati in direzione degli zapatisti. E non solo quelli. Le minacce sono proseguite. Colpi di carabina calibro 22 e ancora pistole calibro 38 sono continuate mentre gli zapatisti cercavano di rientrare verso il villaggio.

Paramilitari. Le sorprese, però, non sono finite. Poco dopo essere riusciti a abbandonare la zona, gli zapatisti sono stati nuovamente aggrediti. Anche questa volta nell'imboscata sono state usate armi da fuoco. Di sicuro presenti all'agguato c'erano quattro persone in divisa militare e altre quattro vestite con una divisa totalmente nera: tutti probabilmente paramilitari legati all'Opddic (organizzazione per la difesa dei diritti degli indigeni e dei contadini). L'agguato ha causato il ferimento di un uomo di 43 anni, Mariano Guzman, che stava cercando di rientrare nel villaggio zapatista. Presente all'aggressione il leader dei paramilitari Jorge Vilchis López, che lavora nell’ufficio opere pubbliche della giunta di Chilón. Facilmente riconoscibili i suoi complici: Tomás Enzino, Juan Enzino, Alfonso Enzino, José Guzmán Pérez, Javier Jiménez Guzmán, José Alvaro, José Alfredo Pérez Vilchis, Mariano Espinoza Vilchis, José Vilchis López e César Mejía Vilchis. tutti coperti e protetti dalla forza della legge del governo federale, statale e municipale. Tutti conosciuti bene dagli zapatisti.

Dalle giunte. Dalle giunte zapatiste intanto arriva anche la notizia che il commando paramilitare prima dell'aggressione avrebbe utilizzato anche droga. Inoltre, si respinge ogni forma di violenza o aggressione e si chiede alla comunità internazionale di vigilare per quanto possibile sulle comunità zapatiste, da sempre comunità pacifiche. “Non permetteremo che un gruppo di persone armate leda la tranquillità della nostra società sparando pallottole senza motivo, senza ragione” si legge in un comunicato della Junta del Buen Gobierno di Morelia. Insomma, dal 1994 poco è cambiato in Chiapas. Le comunità zapatiste sono sempre sotto scacco e oggetto di minacce e attentati. E la comunità internazionale fa davvero poco per sensibilizzare l'opinione pubblica su quello che a tutti gli effetti è un conflitto sociale dalle proporzioni gigantesche e non un conflitto a bassa intensità.