Cossiga: "...picchiarli a sangue..."

Inviato da autonomix | 25 Ott, 2008

Segue un'interessante intervista a Cossiga apparsa sul QN (Quotidiano Nazionale).

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitito Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire?
«A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno».

Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...».

Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio».

Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

E' dunque possibile che la storia si ripeta?
«Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.
«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...
«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all'inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com'era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c'è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».

I fascisti denunciano l'attore Ulderico Pesce ·

Inviato da autonomix | 25 Ott, 2008
I FASCISTI DENUNCIANO L’ATTORE ULDERICO PESCE

Indagato dalla Procura della Repubblica di Cosenza

L’apologia di fascismo in Italia non sussiste! E’ infatti stato regolarmente riconosciuto dalle Istituzioni italiane il Movimento politico nazionale “FASCISMO E LIBERTA’”.
In un momento storico delicato per gli equilibri di solidarietà, tolleranza e integrazione un ulteriore attacco al significato stesso della parola “libertà”.
Il 15 maggio 2005 a Matera, in occasione del Referendum popolare in favore della ricerca sulle cellule staminali, Ulderico Pesce, attore e regista lucano, è stato disturbato durante il suo intervento dall’arrivo di alcuni giovani che raccoglievano adesioni per un nuovo movimento di ispirazione fascista.
I promotori di questo “Movimento”, esponendo un tricolore sul quale primeggiava al centro un fascio littorio, si aggiravano in prossimità del palco distribuendo volantini promozionali circa il loro “credo” politico.
L’attore lucano, dopo ripetuti solleciti per cercare di allontanare questi “promotori autorizzati”, data la loro inopportuna intrusione, si è visto costretto ad abbandonare il palco.
In occasione del festival teatrale di Milano e del debutto dei suoi spettacoli presso il teatro “Sapzio Mil” di Sesto S. Giovanni (“Il Triangolo degli Schiavi”, “Storie di Scorie”, “Asso di Monnezza”), Pesce rende pubblico il suo dissenso su fatti di straordinaria importanza.
A distanza di alcuni anni, infatti, la Procura della Repubblica di Cosenza lo ha indagato per calunnie contro il movimento politico “FASCISMO E LIBERTA’” avvenute durante il comizio di Matera.
“Stiamo mandando avanti una petizione” spiega Pesce “per l’archiviazione dell’indagine. Inoltre in una lettera aperta al Presidente della Repubblica chiedo, assieme ai firmatari, come sia possibile che un movimento simile possa essere stato legittimato dallo stato”.
I promotori di “Fascismo e Libertà” hanno ormai invaso molte città d’Italia con manifesti affissi nei luoghi pubblici e proclami per ottenere nuove adesioni.
“Oggi, poiché è legale,” conclude l’attore “è diventato possibile pubblicizzare il fascismo!”
Ulderico Pesce invita tutti ad aderire alla sua petizione disponibile sul sito internet www.uldericopesce.com .
(Comunicato Stampa a cura di Valentina Bruno 339-3111154)

EVERSIVO L*ATTACCO DI FORZA NUOVA AL PAZ

Inviato da autonomix | 25 Ott, 2008

Rassegna stampa del 23 ottobre 2008

Eversivo l’attacco di Forza Nuova al Paz. Sui muri dell’ex centrale scritte contro la polizia

"Eversivo l’attacco di Forza Nuova al Paz. Sul muro dell’ex centrale del latte scritta contro la polizia"
da Il Corriere Romagna del 23 ottobre 2008
-  [ articolo ]

"Assaltare un centro sociale è eversivo"
da Il Resto del Carlino del 23 ottobre 2008
-  [ articolo ]

"Cassazione: eversive azioni contro centri sociali Custodia cautelare neofascisti Forza Nuova"
da Il Messaggero del 23 ottobre 2008
-  [ articolo ]

"Cassazione: Si’ alla custodia cautelare per un gruppo di forza nuova, bloccati mentre tentavano di incendiare centro sociale a Rimini"
da ADNkronos del 23 ottobre 2008
-  [ articolo ]

CARICATO IL CORTEO DEGLI STUDENTI A ROMA

Inviato da autonomix | 25 Ott, 2008

VeNerdì 24 ottobre 2008 19:49 Roma - Caricato il corteo degli studenti davanti all’Auditorium

Migliaia di studenti in corteo a Roma si sono diretti verso l’Auditorium, dove è in corso il Festival del cinema. Al grido di "la crisi non la paghiamo noi" sono stati caricati dalle forze dell’ordine. Il corteo si è fermato ma non disperso iniziando un presidio spontaneo mentre il pubblico dell’audiotorium è stato chiuso nelle sale della struttura.

La corrispondenza con Alioscia, la Sapienza occupata che ribadisce "bloccheremo tutto se non bloccano la legge": 
 [ audio ]

Vai alla galleria fotografia dal sito di Repubblica

 

 

 

 

 

 

SGOMBERATO IL NUOVO EX CARCERE A PALERMO

Inviato da autonomix | 25 Ott, 2008
23.10.2008

Sgomberato il nuovo Ex-Carcere

movimenti

Palermo - Alle ore 6 di questa mattina un centinaio di agenti della polizia ha sgomberato a palermo il nuovo centro sociale exkarcere in Vesalio, occupato sabato 11 ottobre durante il corteo in difesa degli spazi sociali e in difesa dell'ex karcere di via Mongitore 77 occupato nel marzo 2001 sotto minaccia di sgombero.

Dopo lo sgombero della vecchia struttura avvenuto la scorsa settimana, il pesante intervento di oggi con un ampio numero di forze dell'ordine sembra il segnale di un volontario e premeditato attacco ai centri sociali dopo gli sgomberi dei giorni seguenti contro l'Horus di Roma e il Paz di Rimini e il destino di Crash che qualcuno vorrebbe come già scritto.

Tutti i compagni e le compagne presenti all'interno della struttura al momento dello sgombero sono stati/e identificati. Oggi e stasera assemblee pubbliche in solidarietà con l'Ex-Carcere si terranno all'interno della Facoltà di Lettere, tra le più attive nella mobilitazione studentesca di questi giorni. Compagn* dell'Ex-Carcere promettono di riversare la risposta nel movimento NoGelmini e di riprendersi uno spazio il più presto possibile.


Un messaggio da* compagn* di Palermo:
Non ci fermeranno mai..
rioccuperemo..
resisteremo..
ci riprenderemo tutto quello che ci spetta e che ogni giorno ci
sottraggono...

in attesa del manicomio.............

Inviato da autonomix | 15 Ott, 2008

Per maggiori informazioni in campo antipsichiatrico vi consigliamo di dar una lettura al sito dell'OISM (Osservatorio Italiano per la Salute Mentale) all'indirizzo www.oism.info

Sanità/ Guzzanti propone la riforma della legge Basaglia
Rafforzamento del Tso,nuova selezione personale,più coordinamento

Roma, 14 ott. (Apcom) - La legge 180 del 1978, nota come legge Basaglia, fu la grande conquista di una stagione culturale che era iniziata nel 1968 all'università di Trento. La riforma voluta da Franco Basaglia chiuse i manicomi, strutture detentive all'interno delle quali i pazienti venivano spesso sottoposti a elettroshock e a vari trattamenti degradanti, veri e propri buchi neri dove finivano persone con difficoltà molto differenti, spesso anche non di natura psichiatrica. La legge Basaglia stabilì che "gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari", restringendo drasticamente lo spazio per i trattamenti obbligatori. Che rimasero soltanto come ultima opzione per i casi in cui è impossibile fare diversamente. L'intero intervento psichiatrico venne puntato nella direzione di un percorso riabilitativo in cui al centro fosse la volontà del paziente e il suo percorso di integrazione nella società. Le strutture psichiatriche vennero trasformate in centri da cui i pazienti potevano uscire quando volevano, e fu imposto il limite dei 15 utenti, per mettere fine a quelle enormi strutture in cui le persone diventavano un numero che si confondeva nella massa.

La riforma proposta oggi da Paolo Guzzanti punta l'indice contro questa limitazione del trattamento sanitario obbligatorio (Tso), secondo lui eccessiva, e ne dispone invece un rafforzamento, aprendo la strada al ricovero in Tso anche presso strutture private. Secondo il disegno di legge, infatti, il Tso "può essere prolungato in sede di comunità terapeutica o presso una casa di cura privata accreditata, o comunque in una struttura che esenti la famiglia da una convivenza pericolosa". Il testo introduce poi il Tso in affidamento, cioè la prosecuzione del trattamento obbligatorio sotto la responsabilità di un familiare o di "qualsiasi altra persona o nucleo familiare ritenuto idoneo, a eccezione del tutore, che suo ruolo di sostegno del paziente e di difensore dei suoi diritti deve rimanere figura indipendente, in rapporto dialettico con l'affidatario e il personale curante".

Il disegno di legge voluto da Guzzanti prevede che il servizio psichiatrico di diagnosi e cura per i ricoveri Tso in ambiente ospedaliero, dispongano di almeno un posto letto ogni 10mila abitanti. Il testo parla poi anche di "cliniche psichiatriche umanizzate", dove ai pazienti e ai familiari sia riservato un "trattamento empatico e rispettoso della loro dignità e dei loro valori". Per andare in questa direzione, il testo suggerisce che il personale andrà selezionato in base a "criteri di autenticità, empatia e rispetto incondizionato, secondo la psicologia umanistica". Accanto "ai parametri tradizionali di competenza e conoscenza nozionistica - precisa il ddl - è riconosciuta pari importanza alle qualità attitudinali e caratteriali del candidato".

Il dipartimento di psichiatria, di cui ogni Asl attualmente dispone, dovrà rafforzare il coordinamento degli interventi, sia ospedalieri che extraospedalieri, inclusi quelli sulle patologie "connesse alla farmacodipendenza e alla tossicodipendenza", che spesso viaggiano insieme alla patologia psichiatrica. Il dipartimento seguirà il paziente attraverso il passaggio nelle diverse presìdi: centro di salute mentale, servizio psichiatrico di diagnosi e cura, pronto soccorso psichiatrico e clinica psichiatrica "umanizzata". Quest'ultima, secondo il ddl, includerebbe le comunità protette residenziali, quelle terapeutiche per le doppie diagnosi (cioè i pazienti che oltre ai problemi psichiatrici presentano anche una forma di tossicodipendenza o di alcolismo), gli appartamenti autogestiti e i centri diurni psichiatrici.

Il testo istituisce poi una commissione per i diritti del malato psichico presso ogni tribunale, con funzioni ispettive e di controllo, e che decide sui ricorsi contro le decisioni del centro di salute mentale sui Tso. Inoltre il malato, il genitore o il tutore potranno scegliere liberamente il medico curante e le eventuali strutture di ricovero e supporto. Per venire incontro alle famiglie il testo istituisce un fondo, da ripartire tra le regioni, per fare fronte alle spese legali per i reati commessi e per il risarcimento dei danni provocati dai malati. Per l'attuazione della legge, in particolare per la realizzazione delle strutture necessarie, è vincolata una quota di spesa corrispondente ad almeno il 6% del fondo sanitario nazionale ed è prevista la concessione di strutture idonee disponibili da parte dello Stato e delle regioni.

Cronaca 10a e 11a udienza del processo in corso a Milano contro i compagni e la compagna arrestati lo scorso 12/02/2007.

Inviato da autonomix | 12 Ott, 2008

Cronaca 10a e 11a udienza del processo in corso a Milano contro
i compagni e la compagna arrestati lo scorso 12/02/2007.

Il 6 ottobre, dopo la pausa estiva, è ripreso il processo ai compagni arrestati con l’operazione “Tramonto”.

Fuori dall’aula, più di 150 persone, tra cui molti compagni in nutrite delegazioni da Svizzera, Spagna, Belgio hanno fatto sentire la loro calda solidarietà con interventi, slogans, striscioni, sostegno che si è fatto sentire anche dentro l’aula, tra pugni chiusi e cori internazionalisti. Una presenza molto significativa che ha mostrato come il tentativo di criminalizzare la solidarietà internazionale, culminato con gli arresti il 6 giugno scorso di 5 compagni in Belgio appartenenti al Soccorso Rosso di quel paese (ora tutti liberati), invece che fermare la solidarietà la ha estesa.
Un presidio molto importante non solo per la partecipazione numerosa in appoggio ai comunisti sotto processo a Milano, ma anche per il suo valore di tassello nello sviluppo della solidarietà internazionale, per il sostegno ai rivoluzionari prigionieri in tutta Europa.

Dentro l’aula, dalle gabbie i compagni subito hanno denunciato il pestaggio avvenuto contro alcuni prigionieri durante il trasferimento dal carcere di Siano (CZ) a Milano. Il 3 ottobre, in particolare, durante la “sosta” al carcere di Rebibbia, i compagni sono stati oggetto di perquisizioni effettuate con modalità degradanti, con flessioni, nudi, di fronte alle guardie, con l’unico obiettivo di umiliarli. Di fronte al rifiuto dei prigionieri di proseguire tale pratica, un compagno è stato portato a viva forza, praticamente nudo, in cella di isolamento, tra le proteste degli altri. Il giorno dopo, la partenza da Rebibbia è avvenuta tra due ali di agenti lungo i corridoi che hanno percosso e insultato i compagni, in particolare Ghirardi e Sisi.
La denuncia di tali condotte è stata messa per iscritto in un documento, presentato dai prigionieri del PCP-M e sottoscritto da tutti gli altri prigionieri, consegnato al giudice e messo agli atti.
Tale clima di pesante intimidazione si è potuto respirare anche durante l’udienza: in aula sono ricomparse le panche tra le gabbie e i legali, con il chiaro intento di rendere più difficoltosa la comunicazione tra difesa e prigionieri; è stato impedito ai giovani avvocati collaboratori negli studi dei legali di fiducia dei prigionieri di potersi avvicinare alle gabbie, ostacolando così ancor di più il lavoro collegiale delle difese.
Ma anche fuori, le zelanti guardie si sono distinte per il particolare accanimento contro i compagni, minacciando di denuncia la compagna di un detenuto nel momento dell’arrivo al tribunale, per aver avuto uno slancio affettivo e avere tentato istintivamente di avvicinarglisi per abbracciarlo dopo lungo tempo che non lo vedeva. La permanenza nel carcere di Siano e i recenti spostamenti per il riavvio del processo hanno infatti reso molto difficile ai familiari visitare con regolarità i propri cari, costringendo in alcuni casi a una lontananza di più di due mesi e, nessuna richiesta di potersi avvicinare alle gabbie da parte di familiari e parenti durante le udienze, è stata finora accolta.
E’ ritornata inoltre la pagliacciata del paravento per nascondere il volto dell’ispettore DIGOS Valente di Milano chiamato a testimoniare dalla PM, nonostante il rinnovo dell’opposizione dei legali a tale pratica che ostacola il diritto alla difesa, per l’evidente impossibilità di cogliere quei segnali di comunicazione non verbale utili al lavoro degli avvocati, ma che, soprattutto, come sottolineato dall’avvocato Pelazza, pone un grave elemento di pregiudizio nei confronti della corte, inducendola a considerare gli imputati come pericolosi per l’incolumità dei testi. La PM, invitata da più legali a specificare le motivazioni della richiesta del paravento, data l’assenza nell’ordinamento giuridico di una norma che consente tale pratica al di fuori di casi eccezionali (minorenni, pentiti di mafia, ecc.), ha continuato a fare orecchie da mercante rimanendo nel vago e giustificandosi con la solita scusa di tutelare chi è impegnato in attività investigative. L’unica deduzione possibile, evidentemente, è che non si vogliano “bruciare” i funzionari della DIGOS infiltrati nel movimento milanese.
Per il resto, le due testimonianze estenuanti degli ispettori DIGOS di Torino e Milano si sono concentrate, al solito, sui movimenti dei compagni, sulle presunte tecniche di contro pedinamento, sulla “prova gommone” (mai visto e senza alcuna ipotesi investigativa credibile) e sulla ormai famosa pistola Sig Sauer. Era stata ritrovata nel deposito di armi di Rossin ad Arzercavalli ma per essa era stata fatta una richiesta di distruzione nel 1983, dopo che era stata sequestrata in Piemonte per un reato. Ma se era stata distrutta come faceva ad essere ad Arzercavalli? Su questo il teste, incalzato dalla difesa, dopo aver detto che era stato un errore di computer, alla fine ha detto di non essere in grado di dare spiegazioni di come ciò sia potuto avvenire.
Di seguito i testi della DIGOS si sono soffermati sulla descrizione di un video, sequestrato ad un imputato, che riprende alcune sedi fasciste e luoghi di ritrovo a Milano.
Nel controinterrogatorio, da sottolineare la richiesta di informazioni da parte dell’avvocato Pelazza all’isp. Valente su un documento di “ Tutto antifà” circolato in internet con la mappa delle sedi fasciste a Milano e sui trascorsi di due personaggi, citati dallo stesso come “militanti di destra”, responsabili il primo di un attentato nel treno Genova-Milano nel 1972 e l’altro, ex responsabile della Bottega del fantastico, oggi defunto, condannato per l’omicidio di un agente, sempre nel 1972. La risposta del funzionario ha suscitato l’ilarità del pubblico: “Non sono qui per rispondere a domande di cultura generale”, ha affermato.
La curiosità dell’avvocato Pelazza ha contagiato perfino il giudice quando ha chiesto spiegazioni, sempre a Valente, su due relazioni della DIGOS distanti 4 giorni l’una dall’altra: in entrambe era riportata la stessa, identica descrizione dei movimenti di un imputato, un perfetto copia-incolla, comprese le virgole, gli avverbi e le condizioni metereologiche. Alla domanda stupita di Cerqua: “ma pioveva anche quel giorno?”, l’ispettore ha risposto che l’imputato in questione era “molto abitudinario”.
Almeno alla fine ci siamo fatti due risate…
L’udienza si è conclusa con slogans e saluti a pugno chiuso scambiati tra il pubblico e i compagni dentro la gabbia.

Comunicato 6 ottobre 2008

Con l'udienza di oggi riprende il processo che ci vede imputati in un tribunale dello Stato borghese, strumento di dominio e oppressione di classe.
Vogliamo affermare la natura politica di questo processo, resa evidente dal trattamento carcerario cui siamo sottoposti. Dopo svariate peregrinazioni tra Palermo, Napoli, Caserta, ecc. ci siamo ritrovati quasi tutti radunati per la pausa estiva a Catanzaro, a "soli" 1.300 km sia dai nostri parenti, sia dalla sede processuale e dagli avvocati. Ovviamente ciò fa parte di ben note strategie per ottenere resa e collaborazione, ed anche dello spirito fascistoide di certe autorità dello "Stato democratico".
Il giorno 3 ottobre, dunque, siamo partiti in sette dal carcere si Siano (CZ) per un tour di due giorni, approdando infine nei dintorni di Milano.
Nel percorso, ci tocca una sosta notturna presso il carcere di Roma-Rebibbia, usato spesso come vetrina delle buone intenzioni del Ministero di Grazia e Giustizia, anche fucina dei processi dissociativi.
Qui veniamo sottoposti a modalità di perquisizione evidentemente degradanti, con flessioni, nudi, a fronte di una o più guardie, senza alcun fine che l'umiliazione personale. In quanto tali, peraltro, queste modalità non sono a norma di legge; ma queste, quando ci sono, sono sottoposte all'arbitrio.
Al rifiuto di ciò, segue immediatamente un'escalation aggressiva. Uno di noi viene portato a viva forza, praticamente nudo, attraverso i corridoi, in un a cella di isolamento.
Gli altri, protestando per il ritorno del loro compagno, vengono portati più tardi ai transiti scortati da uno squadrone di guardie.
Il giorno successivo la partenza avviene tra due ali di agenti lungo i corridoi, percossi ed insultati, alla presenza del comandante e di vari ispettori. trattamento riservato in particolare a due compagni.
Niente dei nuovo sotto il sole, si dirà, essendo pratiche costantemente presenti sotto il velo democratico e che rivelano invece il rapporto sociale di dominio ed oppressione.
Anzi, sintomo, tra gli altri, dell'attuale militarizzazione sociale, di una repressione che colpisce vari strati di popolazione, tra cui appunto quella carceraria.
La nostra presenza in quest'aula, d'altronde, si motiva nella continuazione di questa battaglia politica di classe; e pure internazionalista, come ampiamente dimostrato dalla presente solidarietà.
Non siamo certo qui a sottoporci passivamente ai riti di una legge che resta espressione dell'oppressione di classe. Così non staremo qui ad assistere sempre alla sfilata di tutti i personaggi assoldati dallo Stato: poliziotti, pentiti e collaboratori.
Siamo qui per affermare la nostra identità comunista, la nostra appartenenza alla classe operaia, la legittimità della lotta rivoluzionaria.
Oggi, quando sarà finita questa giornata, una ventina di operai e operaie saranno morti, uccisi dalle cause dirette della violenza dello sfruttamento (incidenti, malattie mortali, intossicazioni).
Ogni giorno vediamo crescere la ricchezza della grande borghesia, così come la miseria del proletariato. In questo nesso è sempre più evidente la natura criminale di questo modello di società. Il processo di imbarbarimento è causato dallo sfruttamento fra i gruppi e Stati imperialisti, che portano alla guerra, all'oppressione dei popoli, al saccheggio dei paesi fino all'esaurimento delle risorse naturali.
L'attuale crisi finanziaria, oltre a sprofondare interi continenti nel caos e nella miseria, dimostra la fragilità del sistema, l'impossibilità di trovare soluzioni e di riformarsi.

Per tutte queste ragioni, ribadiamo la prospettiva della lotta rivoluzionaria di classe, come unica strada per il proletariato ed i popoli oppressi ai fini della trasformazione e liberazione sociali.

I compagni detenuti del processo PCP-M
Milano, 6 ottobre 2008

Firmato da tutti i detenuti nelle gabbie

L’8 ottobre si è svolta la seconda udienza dopo la pausa estiva.

Come sempre si è tenuta in un’aula blindata da agenti della penitenziaria, vari DIGOS, anche tra il pubblico, e carabinieri che non hanno mancato in arroganza e prepotenza verso i famigliari quando tentavano di salutare e comunicare per pochi istanti con i loro cari. Appare, dunque, sempre molto evidente l’enorme dispendio di denaro pubblico per questo processo tra trasferimenti attuati con grande numero di mezzi, decine e decine di agenti a non fare nulla per ore e ore. Tra il pubblico la presenza di compagni di lavoro degli imputati. È stato acquisito agli atti un documento presentato da alcuni compagni imputati agli arresti domiciliari nel quale esprimono solidarietà ai compagni pestati nel carcere di Rebibbia e denunciano le condizioni di isolamento a cui sono sottoposti da più di un anno. Al tentativo di un compagno di leggerlo la PM si è opposta con la sua solita pratica, sbraitando e definendo il documento sovversivo. A quel punto il compagno si è alzato riassumendo il contenuto del documento e ribadendo alla fine dell'intervento, la solidarietà ai compagni per le vessazioni subite a Rebibbia. Per il resto, nell’udienza va segnalata la protesta dell’avvocato Pelazza quando la Corte ha deciso di ascoltare come teste un perito calligrafico che aveva eseguito una perizia su un biglietto sequestrato in una perquisizione, ordinata dal PM Giovagnoli di Bologna nel 2002, nell’abitazione del compagno Claudio Latino. Pelazza aveva argomentato sull’inammissibilità del teste per vari motivi: i termini scaduti per la presentazione della richiesta, il fatto che il sequestro del biglietto era avvenuto ben prima dell’inizio delle indagini dell’operazione “Tramonto” (iniziate ufficialmente nel 2004) e, quindi, non poteva essere pertinente con il processo in corso a Milano. Inoltre, la citata inchiesta bolognese, si è conclusa senza rinvio a giudizio. Di fronte all’accettazione, da parte della Corte del teste, l’avvocato Pelazza si è rifiutato di svolgere il contro-interrogatorio.
Si sono susseguiti anche vari agenti della DIGOS milanese, alcuni a volto scoperto, altri coperti da passamontagna e separé, in pieno stile poliziesco sudamericano. Alle domande dei difensori alcuni sono apparsi molto vaghi e nervosi, tanto che perfino il giudice ha dovuto invitarli a calmarsi e a cambiare tono.
Anche con questa udienza, come era accaduto nella precedente, si è ripetuta “la comica” di alcuni atti riguardanti pedinamenti, identici in tutto ma con data diversa.
Praticamente fatti tramite “copia incolla” e, proprio questi atti, mancavano nelle relazioni in mano al teste in quel momento interrogato.
Ma che bella coincidenza! (come affermato da un avvocato della difesa).
Nell’udienza di lunedì prossimo saranno ascoltati ancora agenti della DIGOS di Milano e di Torino.
Salutando calorosamente tutti coloro che hanno portato la propria solidarietà ai nostri cari diamo appuntamento all’udienza di lunedì 13 ottobre alle ore 9.30

Milano 8 ottobre 2008

Come imputati agli arresti domiciliari vogliamo esprimere solidarietà ai nostri coimputati detenuti e unirci alla loro denuncia per i pestaggi avvenuti sabato 3 ottobre nel carcere di Rebibbia.
Questo grave episodio rientra nel clima di tensione e soprusi che ha caratterizzato questo procedimento fin dal giorno dei nostri arresti.
Lunghi periodi di isolamento carcerario, trasferimenti in carceri lontanissimi sia dalle famiglie che dagli avvocati, trattamenti detentivi ad hoc, ne sono esempio.
Anche le nostre condizioni di detenuti agli arresti domiciliari sono caratterizzate da una serie di limitazioni e divieti tali da riprodurre una gravosa situazione di isolamento volta a creare divisione sia tra noi imputati, che tra noi e la rete di solidarietà che si è sviluppata fuori.
Ci riferiamo al divieto di comunicare che ci impone un isolamento in casa da oltre un anno, come se fossimo affetti da una malattia contagiosa che invece non è altro che l'essere comunisti.
Questo è reso ancora più paradossale dal fatto che durante la nostra detenzione in carcere potevamo scrivere e comunicare tramite posta con chiunque.
Riteniamo che questo sia lesivo anche del nostro diritto di difesa perchè il confronto e il dibattito tra noi imputati ne è parte integrante; se da oltre un anno ci troviamo in questa condizione non è certo per una presunta pericolosità sociale, ma per un motivo ben preciso che è la nostra identità politica e internità nel movimento, nelle università, nelle lotte popolari e dei lavoratori, in difesa del diritto allo studio e contro le missioni militari.
Nello stesso contesto rientra il continuo divieto di riprendere l'attività lavorativa che ci permetterebbe di non gravare ulteriormente sui nostri familiari e conviventi.
Così anche il regolare impiego della scorta per qualunque spostamento, dalla visita medica, agli esami universitari, alle udienze (fino ad oggi abbiamo percorso più di 22.000 km scortati).
Le restrizioni a cui siamo costretti si inseriscono in un quadro repressivo nato dalla crisi economica e strutturale del sistema capitalista, che vede i lavoratori e le loro famiglie in condizioni sempre più precarie, mentre le città vengono militarizzate, le aggressioni fasciste e razziste aumentano di continuo fomentate dalla politica reazionaria e di intolleranza promossa dallo Stato.
Il clima in cui si svolge questo processo non può essere ignorato in quanto il suo carattere politico è funzionale alle politiche repressive di questa società, e da questo ne derivano tutte le vessazioni e soprusi a cui vengono sottoposti tutti gli imputati di questo processo.

Federico Salotto,
Alfredo Mazzamauro,
Michele Magon,
Amarilli Caprio,
Alessandro Toschi.

Vicenza, via il bavaglio! Si vota.

Inviato da autonomix | 5 Ott, 2008
 
 
 
 
 
Vicenza, via il bavaglio! Si vota.
 
È arrivato il giorno della grande consultazione popolare con la quale Vicenza decide il futuro dell'aeroporto Dal Molin. Oggi si vota per difendere la democrazia

COME SI VOTA
LA MAPPA DEI SEGGI
Diamo i numeri: perché votare SÌ

Esprimi il tuo voto anche online (il voto online non sostituisce quello al seggio!)
 
È arrivato il giorno della grande consultazione popolare con la quale Vicenza decide il futuro dell'aeroporto Dal Molin. Dopo l'atto di dispotismo del Consiglio di Stato che, esprimendo una sentenza ben poco fondata giuridicamente e molto filogovernativa, ha annullato la consultazione ufficiale organizzata dall'Amministrazione comunale, centinaia di volontari si sono offerti per garantire l'apertura dei 53 seggi; i quali, invece di essere all'interno delle scuole, saranno davanti ai cancelli di queste ultime dove questa mattina all'alba sono stati sistemati gazebo, tavoli e urne.

Sarà, quello di oggi, un referendum vero, con tanto di liste elettorali, presidenti di seggio e scrutatori; seggi aperti dalle 8.00 alle 21.00, poi lo scrutinio. Per votare è necessario il documento d'identità e si può consegnare la scheda soltanto nel proprio seggio di appartenenza. Chi non avesse ricevuto a casa la scheda – o l'avesse perduta – può chiederne un duplicato direttamente al seggio.

In città, ieri, si respirava un clima di effervescenza. Come riporta l'Ansa, furgoncini e auto private giravano i quartieri della città berica con gli altoparlanti per invitare al voto; ai banchetti organizzati nelle piazze si fermavano tanti cittadini intenzionati a esprimere il proprio parere sul futuro della grande area verde alla periferia della città. È il giorno della dignità di Vicenza: un voto che non ha soltanto a che fare con il progetto statunitense, ma che rappresenta soprattutto un momento di difesa della democrazia che a Vicenza è stata calpestata da chi ha fatto dell'imposizione la propria forma di governo.

Dopo la splendida risposta di mercoledì sera – quando 12 mila vicentini sono scesi in piazza per protestare contro le sentenza del Consiglio di Stato emessa poche ore prima – oggi Vicenza dimostra la propria determinazione a difendere la democrazia e la dignità di una città che qualcuno vorrebbe silenziosa e accondiscendente. A nulla sono serviti, in questi giorni, gli insulti piovuti sulla città berica da chi, come il governatore veneto Giancarlo Galan, non riesce ad accettare che i cittadini possano esprimersi democraticamente.

Nel frattempo, messaggi di solidarietà e appoggio alla popolazione vicentina sono giunti da tutta Italia; e, in molte città, quest'oggi saranno aperti dei seggi simbolici dove i cittadini voteranno sulla stessa scheda sulla quale migliaia di vicentini porranno la propria croce. Un modo per dimostrare il proprio sostegno al diritto di Vicenza di potersi esprimere liberamente, ma anche di ricordare che la città del Palladio non è sola nell'opposizione alla militarizzazione del territorio. Ma la vicenda Dal Molin supera anche i confini nazionali, tanto che ieri si è svolta una protesta davanti al consolato italiano di Barcellona e oggi avverrà altrettanto in altre città europee.

Buon voto, dunque: Vicenza, via il bavaglio!

Parma, corteo per Emmanuel [report+foto]

Inviato da autonomix | 5 Ott, 2008

Parma, corteo per Emmanuel [report+foto]

Partecipato e determinato l'appuntamento di lotta indetto dal Comitato Antirazzista a seguito del pestaggio del giovane ghanese. Il nostro resoconto e le fotografie
5 ottobre 2008 - nca Malabocca

 

Era stato annunciato come un presidio statico nella centralissima piazza Garibaldi, invece la buona partecipazione ha permesso che poco dopo le 17 di sabato pomeriggio centinaia di dimostranti, in gran parte migranti, si muovessero per il centro storico di Parma, al grido di "Basta razzismo" e "Li-ber-tà".
Intorno alle 19 la manifestazione ha raggiunto il Parco Primo Maggio (ex Eridania) dove lunedì 29 settembre Emmanuel è stato fermato dalla Polizia Municipale, per poi essere malmenato e umiliato; lì sarebbe dovuta terminare la giornata di lotta, ma la determinazione di molti migranti ha fatto sì che, senza autorizzazione, si decidesse di ripercorrere il percorso del corteo a ritroso, tornando a comunicare nel centro cittadino.
Il microfono aperto, prima, dopo e durante il corteo, ha permesso il susseguirsi di numerosi interventi, accomunati dalla rabbia e dallo sdegno per l'incredibile vicenda del giovane ghanese.
L'appuntamento, indetto dal Comitato Antirazzista - Parma ha visto l'adesione del Comitato Antifascista e per la Memoria Storica, del portale internet Parma Antifascista, del collettivo di studenti medi Punto24, dei sindacati Rdb-Cub e Usi-Ait, dei partiti comunisti.

Concentramento in Piazza Garibaldi -  -

incazzato ne(g)ro -  -

Concentramento in Piazza Garibaldi -  -

Partenza del corteo -  -

testa del corteo -  -

spezzone migrante -  -

corteo -  -

SCONTRI TRA ANTIFASCISTI E CAMERATI A TERAMO PER CASAPOUND

Inviato da autonomix | 4 Ott, 2008
TERAMO , 4 OTT - Quattordici persone arrestate e due denunciate per rissa aggravata, tutte di età compresa tra i 25 e i 35 anni: è il bilancio di uno scontro avvenuto la scorsa notte in pieno centro storico a Teramo tra giovani di destra e aderenti a centri sociali e gruppi ultras sedato dall'intervento congiunto di polizia e Carabinieri. La rissa è scoppiata all'esterno di un bar dove si era tenuta una festa di un gruppo di giovani, provenienti anche da altre regioni, riunitisi per raccogliere adesioni al gruppo vicino all'area dell'estrema destra di «Casa Pound». La riunione, autorizzata dalla Questura, si era tenuta regolarmente senza incidenti, ma alla sua conclusione un gruppo di giovani con i volti coperti armati di tubi di ferro e borchie delle cinte dei pantaloni, ha aggredito i partecipanti scatenando la rissa. L'intervento delle forze dell'ordine, richiesto dai numerosi testimoni, ha permesso di sedare gli incidenti e di individuare ed arrestare i partecipanti. Si tratta di cinque teramani, già conosciuti per episodi analoghi, sette pescaresi e due pugliesi di Manduria (Taranto)