Torino: denunciati per violenza privata 4 antirazzisti

Inviato da autonomix | 17 Set, 2008
È di questi giorni la notizia che Ilda Curti, assessore comunale con
delega all’integrazione degli immigrati, ha sporto denuncia contro quattro antirazzisti, che avevano partecipato ad una contestazione lo scorso 17 luglio.
L’accusa è pesante: violenza privata in concorso: i quattro antirazzisti rischiano sino a quattro anni di reclusione per aver aperto uno striscione, volantinato e fatto un po’ di speakeraggio.

Riportiamo di seguito la cronaca dei fatti diffusa in quei giorni.

In via Pisa c’è da molti anni una casa abbandonata occupata di proprietà
dell’Enel: il cinque luglio alcune famiglie rumene, stanche delle baracche
senz’acqua e luce, dove i loro figli crescevano tra fango e topi, hanno occupato quella casa, ridandole vita.
Il 15 luglio la polizia sgombera le famiglie e le deporta nel campo da cui erano fuggite. Lo stesso giorno un antirazzista che protestava viene arrestato.

Paure metropolitane. Questo il titolo di un incontro/dibattito organizzato
nell’ambito del Festival ARCIpelago, coorganizzato da ARCI e
Circoscrizione 2 in piazza D’Armi. È il 17 luglio e sono passati solo due
giorni dallo sgombero di via Pisa.
A parlare di paura c’era una sfilza di politici e professori universitari,
tra cui l’assessore Curti. Curti è ben nota a Torino perché ha la delega
all’integrazione degli stranieri. In questa veste chiese di sgomberare
l’Asilo Squat per far posto ad un’associazione di rumeni amici suoi.
Le famiglie che hanno occupato in via Pisa lei le conosce bene: sono tra
le tante che lei e i suoi colleghi hanno blandito con l’illusoria promessa
di una casa popolare.
Il dibattito non partirà mai, perché viene contestato da un gruppo di
compagni solidali con gli occupanti di via Pisa, che aprono uno striscione
con la scritta “case per tutti” e cominciano a raccontare ai presenti
della paura, quella vera, quella che stringe le vite di chi ogni giorno
deve lottare per quello successivo.
Curti non tollera la contestazione e, mentre i suoi colleghi di tavolo se la svignano senza farsi notare, da in escandescenze, inveisce e
addirittura comincia a mulinare le mani, cercando di aggredire i compagni reggevano lo striscione.
Come nella migliore tradizione del vecchio PCI, si schiera il servizio
d’ordine che si interpone tra lo striscione e Curti.
Volano insulti e minacce ma gli antirazzisti non cadono nella provocazione.
I presenti, incuriositi, assistono e ascoltano i racconti dei compagni.
Curti alla fine se ne va ed il dibattito viene annullato.
I politici che governano Torino paiono sull’orlo di una crisi di nervi: le
loro reazioni sono sempre più sguaiate e scomposte. Vorrebbero sottrarsi alle loro responsabilità, vorrebbero che le varie decine di famiglie che vivono in baracche senza luce, acqua, riscaldamento se ne restassero buone, buone lungo i fiumi, senza alzare la testa, senza pretendere di abbandonare i margini della città, là dove nessuno li vede. Un problema nascosto non è un problema. Ilda Curti, come due giorni prima Chiamparino, ha gridato “e io che c’entro?”. Già il potere politico non c’entra, non c’entra mai.

FORZA NUOVA DENUNCIA INDYMEDIA

Inviato da autonomix | 17 Set, 2008

 

da roma.indymedia .org

 

 

COMUNICATO Forza Nuova N.T.A. sulle accuse d'indymedia
In seguito all'articolo infamante trovato su indymedia dove veniva accusata l'N.T.A di una campagna razzista nei confronti dei Rom, e di essere gli esecutori del tiro dei bengali nel campo Rom il 13 Agosto 2008, L' N.T.A informa che agirà sul piano legale, poichè oltre ad essere infondate ("gli agenti hanno affermato che "stiamo valutando alcune ipotesi, ma escludiamo fin da adesso che si sia trattato di un'aggressione e soprattutto che i razzi siano stati lanciati per motivi di intolleranza razziale". R.M.), sono del tutto infamanti poichè comincia ad emergere la paura di chi, con sangue e sudore si batte per la gente dell' VIII municipio raccogliendo migliaia di consensi (vedere ultime elezioni). CIò non ci fermerà, anzi saremo più forti e più decisi, perchè significa che il nostro lavoro sta pagando i nostri numerovelo sforzi. Per quanto riguarda la buffa accusa di razzismo, addirittura menzionando che decine di antifascisti si sono scomodati per rimuovere uno striscione razzista di fn, informiamo tutti sul testo dello striscione: "ma quale razzismo..conosciamo la realtà.. rom parassita della mia città". Rispondiamo anche alla grave accusa di aver tirato i bengala. Bè, secondo loro la prova che abbiamo fatto decine di volantinaggi, e di aver addirittura occupato il municipio per protestare contro la presenza dei Rom. Se per loro è una prova, per noi invece è la prova contraria della nostra colpevolezza, poichè se veramente avremmo voluto agire modi violenti per cacciare i Rom, neanche avremmo sprecato tempo a volantinare, a fare striscioni, o a interrompere il municipio mettendoci così la faccia . Invece abbiamo fatto ciò che ci competeva, e che era nelle nostre possibilità, e continueremo ad agire in questo modo, anche se ovviamente questo alza la vostra preoccupazione, perchè se non avete la notizia di fantomatiche aggressioni "fasciste" "razziste" non avete argomenti per poter parlare. Ma noi non vi daremo questa goia, se volete tornare a parlare, cominciate a trovare nuove argomentazioni credibili. Intanto vi quereliamo, continueremo a farlo se continuerete ancora a lanciare infamate e falsità.

Forza Nuova N.T.A

"Non saremo mai antifascisti": I giovani di An contro Fini

Inviato da autonomix | 16 Set, 2008

I giovani di An contro Fini "Non saremo mai antifascisti"

Manifestazione di Azione Giovani

ROMA - "Ce l'ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l'ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo", è uno dei passaggi della lettera aperta che Federico Iadicicco, consigliere provinciale del Pdl e presidente di Azione Giovani, rivolge sul sito www.azionegiovaniroma.org agli italiani in merito al dibattito di questi giorni sull'antifascismo. Il Pd: "Cosa ne pensa il ministro Meloni?".

Dibattito aperto dalle parole del sindaco di Roma Gianni Alemanno sulle leggi razziali e dal ministro della Difesa Ignazio La Russa su resistenza e Salò. Fino alle parole del presidente della Camera: "La destra politica italiana e a maggior ragione i giovani - ha detto Gianfranco Fini alla festa di Azione giovani 'Atreju 08' a Roma - devono senza ambiguità dire alto e forte che si riconoscono in alcuni valori della nostra Costituzione, come libertà, uguaglianza e solidarietà o giustizia sociale".

"Circa due anni fa - scrive oggi Iadicicco -, non nel 1943, il più importante sito della rete antifascista italiana, Indymedia, pubblicò un articolo di commento a una iniziativa di Azione giovani di Roma e ritenne utile mettere vicino al mio nome anche il mio indirizzo di casa, con l'evidente intento di puntare l'indice contro di me e di indicarmi come bersaglio da colpire. Ho pensato: 'Come potrei aderire alla cerchia dei miei aguzzini? Come potrei dichiararmi antifascista?'".

 

 Ed ancora: "Sono andato un po' indietro nel tempo fra gli anni Settanta e Ottanta, comunque non nel 1943, e mi è venuto alla mente che alcune decine di ragazzi come me, che facevano quello che faccio io oggi, sono stati uccisi dall'odio degli antifascisti e francamente a quel punto sono crollato".

"Ce l'ho messa tutta - conclude Iadicicco - per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l'ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo. A questo punto ti prego di capirmi e con me tutti i ragazzi di Azione Giovani. Prego Dio affinché ci dia la forza di perdonare chi in nome dell'antifascismo ha ucciso giovani vite innocenti; ma cerca di comprenderci noi non possiamo essere, non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti".

La presa di posizione di Iadicicco arriva dopo molti segnali di malessere espressi da esponenti della destra italiana, in particolare di Azione giovani: "In proposito, vorremmo conoscere la posizione del ministro Meloni, ancora oggi presidente di Azione giovani - diceva ieri Pina Picierno, ministro ombra del Pd per le politiche giovanili -, visto che si è trincerata dietro un incomprensibile silenzio. Bisogna essere chiari. Ministro Meloni, il suo silenzio ci inquieta poichè tradisce un conflitto insanabile tra la sua carica di Presidente di Azione giovani e il suo ruolo di ministro che si deve occupare dei giovani italiani di una Repubblica nata proprio dopo aver sconfitto quel fascismo che ogni sincero democratico ripudia con tutte le forze".

 

Fiore, Romagnoli, Borghezio nella commissione europarlamentare per verificare la condizione dei rom in Italia ·

Inviato da autonomix | 16 Set, 2008

ROMA, 16 SETTEMBRE 2008 - COMUNICATO STAMPA

Il Parlamento europeo invia in Italia una delegazione per verificare la condizione del popolo Rom. Gruppo EveryOne: "E' una truffa, perché 13 delegati su 20 sono italiani e sono presenti eurodeputati di estrema destra, come Fiore e Romagnoli. Più che un'ispezione, sarà un sostegno alle politiche intolleranti".

Come già ufficializzato da qualche giorno, il Comitato per le Libertà Civili (LIBE) del Parlamento europeo ha deciso di inviare una delegazione a Roma, dal 18 al 20 settembre, per verificare la condizione dei Rom in Italia. Oggi è stato reso noto il programma delle tre giornate e la lista degli incaricati dell'ispezione. I nomi degli eurodeputati che faranno parte della delegazione ha destato incredulità da parte degli attivisti per i Diritti Umani. "Questa delegazione è una presa in giro e non rappresenta di certo l'Unione europea," commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "perché è composta per la maggior parte da eurodeputati italiani. Su 20 membri che visiteranno i campi Rom e incontreranno il ministro dell'Interno, membri del parlamento italiano e leader di Ong,
fra le quali noi del Gruppo EveryOne, ben 13 sono italiani. Ma non è tutto, perché fanno parte dellla delegazione che ha il compito di
giudicare il grado di razzismo nei confronti dei Rom politici di estrema destra, come il capo di Forza Nuova Roberto Fiore e Luca Romagnoli, l'uomo che ha chiesto a gran voce l'esame del DNA per i bambini Rom e che ha formulato la proposta di deportare tutti i 'nomadi' - ladri e rapinatori, secondo lui - fuori dall'Italia". Il Gruppo EveryOne ha inviato un messaggio di protesta nei confronti del Comitato per le Libertà Civili del Parlamento europeo. "E' una protesta formale che inviamo alle Istituzioni europee, manifestando la più grande preoccupazione verso una scelta che non può essere condivisa da nessun uomo che si batte per i diritti delle minoranze. Oltre a Fiore e Romagnoli, il Parlamento europeo affida l'indagine sull'antziganismo in Italia a Mario Borghezio, nemico giurato del popolo Rom e propugnatore
del testo razzista intitolato "Preghiera dello Zingaro". Quindi, Roberta Angelili di Alleanza Nazionale, paladina di una crociata contro i genitori Rom, 'sfruttatori di bambini', a suo dire. Si prosegue con Elisabetta Gardini, la cui avversione per i Rom è tanto forte da averla indotta a una posizione di critica violenta contro Famiglia Cristiana, definita 'cattocomunista' dopo i suoi editoriali che invitavano gli italiani a riscoprire la tolleranza. E ancora, con Stefano Zappalà, convinto sostenitore del rilievo delle impronte digitali dei bambini Rom. La delegazione che visiterà il 'Casilino 900' e il campo 'Salone' di Roma non sarà certo obiettiva, ma, al contrario, rappresenta pienamente la destra italiana della 'tolleranza zero' e non basta le
presenza di uomini che si battono per i Diritti Umani, come Viktoria Mohacsi o Claudio Fava, per ritenerla un organo rappresentativo dell'Unione europea. Ecco perché esprimiamo delusione e indignazione nei confronti della Comissione Libertà Civili del Parlamento europeo, oltre al sospetto che siano stati stipulati accodi politici svendendo la pelle dei Rom, che da secoli sono vittime di perversi giochi di potere". Ecco il programma delle tre giornate: giovedì 18, meeting con deputati e senatori italiani, seguito da un incontro con le Ong; venerdì 19 meeting con Roberto Maroni, seguito da meeting con i superprefetti e i sindaci
di Milano, Roma e Napoli, quindi visita ai campi Rom; sabato, ritorno.
"Ci auguriamo che la nostra protesta sia accolta e la visita (ma come chiamarla 'visita', visto che la delegazione è praticamente italiana?) rimandata," concludono gli attivisti. "Il Parlamento europeo è ancora in tempo per rendersi conto dell'errore commesso ed evitare che una delegazione a maggioranza italiana e con numerosi membri vicini alle Istituzioni che hanno cancellato ogni diritto del popolo Rom, possa esprimere la voce dell'Unione europea, la stessa Unione europea che insegue un ideale di tolleranza, pacifica convivenza e vera civiltà".

Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
www.everyonegroup.com/it :: info@everyonegroup.com

Vecchie identità

Inviato da autonomix | 12 Set, 2008
Le inaccettabili distinzioni del sindaco Alemanno hanno (ri)aperto le "danze della riabilitazione" del fascismo, in una partita cominciata non ieri e che vede come protagonisti non solo personaggi prodotti dal Movimento Sociale Italiano e dintorni. Il ministro La Russa ha rincarato la dose, "rendendo onore" ai combattenti della Repubblica di Salò l'8 settembre, anniversario dell'armistizio, ma soprattutto pietra miliare che ha segnato la disfatta del regime mussoliniano e l'inizio di un percorso resistenziale che ha portato alla Liberazione. A riguardo, pubblichiamo un contributo della redazione di Informazione Antifascista, rivista che ha ripreso le pubblicazioni e che si prepara ad uscire con un nuovo numero ai primi di ottobre.

 
Fascista ero e fascista rimango. Questo è il sunto delle dichiarazioni di La Russa che, proprio l'8 settembre - anniversario dell'armistizio e dell'inizio della Resistenza organizzata in bande - ha ricordato e lodato la Repubblica Sociale e i suoi combattenti.
 
Una provocazione? Certamente qualcosa di più. L'operazione di La Russa è stata quella di rivendicare, per un'intera classe politica cresciuta nell'ombra di Almirante prima e di Fini poi, un percorso chiaro. Quello che unisce gli orrori del vecchio fascismo, gli eccidi, la continuità col nazismo, con il Movimento Sociale Italiano e le formazioni della destra extraparlamentare - responsabili delle stragi di stato - al dopo Fiuggi. Quest'ultima è stata un'azione di restyling, di facciata che di fatto ha confermato l'impianto teorico e politico, l'essenza del vecchio fascismo in un nuovo doppiopetto. 

A La Russa fa eco Alemanno sulle leggi razziali, ponendo un distinguo assurdo tra fascismo e razzismo, giustificando le "leggi razziali" perché non avevano, secondo il sindaco di Roma, finalità di cancellare dalla faccia della terra un'intera razza. Ancora una volta, sulla questione della storia si giocano le partite importanti del presente. Ciò vuol dire che le affermazioni del ministro della Difesa, con un passato da picchiatore sambabilino e continuo al terrorismo neofascista, non sono casuali e si collocano nel più ampio fenomeno del revisionismo storico. L'obbiettivo, ancora una volta, è quello di restituire un'agibilità politica al fascismo; sdoganando idee e metodi. Ma anche di rivendicare un presente, un'identità politica che non rinnega assolutamente il fascismo.

Seguendo questo ragionamento la storia diventa dunque un punto di vista, soggettivo, dove i massacratori e i massacrati si cambiano reciprocamente i ruoli, dove fucilazioni e violenze vengono giustificate per una fantomatica ricerca della "libertà", in una dinamica di totale apertura verso qualsiasi idea, qualsiasi posizione. Comprese quelle neofasciste e neonaziste. Non sono solo i Pansa di turno a richiedere l'equiparazione delle due posizioni - dei partigiani e dei repubblichini - ma anche ampi settori dell'ex centro-sinistra. Infatti è stato proprio Violante, già nel '96 - nel suo discorso di insediamento alla Presidenza della Camera - a chiedere di "capire i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò". Atteggiamento che non ha fatto che svilire, per l'ennesima volta, la Resistenza e i significati della Liberazione. 

Va invece detto che la storia è una. Non esistono ambivalenze e che le pacificazioni, provenienti da qualsiasi parte politica, non fanno che umiliare e dimenticare le vicende e le sofferenze di migliaia di persone che hanno pagato in prima persona l'orrore di Salò e del nazismo. Oltre che screditare gli ideali della Resistenza. Quest'ultima - ed in particolare quella comunista - non avrebbe avuto dubbio a confermare che nella nuova Italia, quella che sarebbe dovuta nascere dalla Liberazione, non ci sarebbe stato spazio per i repubblichini e, più in generale, per il fascismo. Essere continuatori della resistenza significa, in primis, condividere questa posizione e agire - sia sul terreno storico che nelle strade e nelle piazze - perché ogni apertura a destra, al neo-fascismo, venga comunque e sempre impedita.


a cura della redazione di InfoAntifa

Pesaro: cinque ragazzi aggrediti in un raid naziskin

Inviato da autonomix | 9 Set, 2008

Colpiti con bottiglie e spranghe di ferro
Altro raid a Vismara, due all'ospedale

Un gruppo di picchiatori di ispirazione naziskin (uno di loro aveva la testa rasata, gli altri portavano il casco), ha aggredito l’altra sera intorno alle 22, cinque o sei ragazzi del quartiere seduti nelle panchine. Indagini della Digos

Pesaro, 8 settembre 2008 - Sono tornati in via Basento. Avevano spranghe di ferro e calzavano anfibi. Tutti erano vestiti di nero. Un gruppo di picchiatori di ispirazione naziskin (uno di loro aveva la testa rasata, gli altri portavano il casco), ha aggredito l’altra sera intorno alle 22 davanti alla Circoscrizione di Vismara, cinque o sei ragazzi del quartiere seduti nelle panchine.

Due di loro, una coppia di fidanzati, sono stati portati in ospedale dopo esser stati colpiti ad una mano e in faccia. Gli altri amici hanno evitato le botte riparandosi come potevano. Prima di andarsene, gli aggressori hanno preso la borsetta della ragazza, un marsupio e uno zainetto. C’erano soldi, cellulari, documenti e chiavi di casa.

Racconta un ragazzo sui vent’anni, occhiali neri Ray Ban, infradito, pantaloncini bianchi: ''Io c’ero. Sono arrivati da dietro. Ci hanno urlato bastardi, merde, feccia, e hanno cominciato a tirare bottiglie contro di noi. Una ha colpito la nostra amica. Chi urlava, chi fuggiva, chi correva a chiamare aiuto, ma loro continuavano a insultare e usare le spranghe di ferro. Poi non ho più visto, ma si metteva male. Siamo andati a chiamare un centinaio di persone che stavano cenando''.

La polizia è arrivata in forze oltre all’ambulanza per portare in ospedale i due fidanzatini. Tutti i ragazzi non superano i 23 anni. Ieri, erano tutti lì, davanti al murales che rappresenta la circoscrizione. ''Ma cosa vogliono da noi queste persone che la polizia conosce bene? Cosa? Sono di destra, e chi se ne frega. Noi non facciamo politica, qui la pensiamo uno il contrario dell’altro, non siamo iscritti a partiti, non ci hanno mai visto nelle piazze a sfilare sotto una bandiera. E allora perché continuano ad aggredire e prima a provocare? Alla fine di agosto, racconta Enrico, sono venuti qui a imbrattare il murales con le svastiche e le croci uncinate. Nella bacheca qui davanti hanno scritto 'zona nera' . Perché sono venuti qui a provocare?''

Ma poi siete andati voi a cercarli. ''Volevamo solo sapere chi aveva sporcato il nostro murales con le svastiche? Poi la discussione si è accesa e qualcuno è finito in ospedale. Ma noi volevamo solo sapere perché avevano disegnato le svastiche nel nostro quartiere? La polizia ha già chiamato una quarantina di ragazzi per sapere come è andata in quell’occasione. Ma adesso noi siamo stati aggrediti''. Partito l’allarme, sono arrivate a Vismara tre auto della polizia oltre ad agenti della Digos.

Tutti i ragazzi aggrediti sono stati sentiti. ''Noi siamo convinti che non vogliono fermare questi picchiatori. Li conoscono uno a uno, c’è sempre quella Fiat Punto nera che arriva sul posto dove ci scappa la rissa, ma nessuno fa nulla''. Un paio d’ore dopo l’aggressione, la Digos ha identificato in un locale di Misano Adriatico, tre o quattro ragazzi dalle teste rasate. Li hanno portati fuori e interrogati.

Difficile capire se sono gli stessi del raid punitivo di Vismara. Dovrebbero essere riconosciuti dai ragazzi aggrediti, ma questi dicono: ''Noi non siamo in grado di riconoscerli. Avevano tutti il casco eccetto uno, ma comunque erano coperti fino agli occhi con dei fazzoletti. Lo abbiamo detto anche alla polizia, come facciamo a riconoscerli? Ma adesso noi abbiamo paura, possono tornare come e quando vogliono e prenderci a randellate o peggio per poi fuggire. Speriamo che sia finita qui ma non ce la sentiamo di dire i nostri nomi o farci vedere in faccia. Rischieremmo di ritrovarceli sotto casa e le conseguenze sarebbero facili da immaginare''.

Se la polizia sta rispondendo, dopo una serie di aggressioni avvenute anche a Fano, che la situazione non è preoccupante ed è tenuta sotto controllo. Il consigliere di circoscrizione di An Roberto Biagiotti, dice: ''Penso che sia ora di smetterla con queste lotte tra poveri, penso che sia meglio educare i ragazzi a crearsi un futuro piuttosto che perdersi dietro a ideologie sciocche e passate. Io faccio politica da un po’ di tempo, e non ho mai avuto nemici davanti ma sempre e solo avversari con i quali mi confronto col dovuto rispetto''.

Roberto Damiani




Da
Il Messaggero


Lunedì 08 Settembre 2008

PESARO Ancora uno scontro tra naziskin e giovani di sinistra. Lo scorso 27 agosto erano stati cinque di estrema destra ad essere assaliti da una ventina di sinistra: una probabile ritorsione per le svastiche e le croci celtiche con cui, la sera prima, era stato imbrattato il centro sociale di Vismara. E sabato sera, puntuale, un altro raid ma di matrice opposta.
Il raid è avvenuto verso le 23.45 nei giardini dietro la sede della quinta circoscrizione a Vismara, in via Basento. Cinque ragazzi, abituali frequentatori del centro sociale, si sono visti piombare addosso sei giovani, con caschi da motociclista, spranghe e catene. Il blitz è durato pochissimo: il tempo di colpire, poi sono risaliti in auto e sono scappati. Due dei cinque aggrediti sono finiti al Pronto soccorso per farsi medicare: tra loro anche una ragazza che è stata ferita alla testa da una bottigliata. Per fortuna niente di grave, ma la paura è stata tanta. Sul posto, poi, è intervenuta una Volante della polizia, ma le ricerche non hanno dato finora alcun esito. C’è un collegamento con i precedenti episodi? Non è da escludere anche se, per quanto riguarda gli autori materiali, l’avvocato Gianluca Esposito nega che siano gli stessi ragazzi aggrediti il 27 agosto: «I miei assistiti risultano assolutamente estranei - spiega Esposito - Le loro posizioni sono già state adeguatamente vagliate nella notte dalle forze di polizia, che li ha peraltro contattati, nell'immediatezza dei fatti, fuori Pesaro. Tuttavia, essi e le loro famiglie esprimono biasimo e condanna per il grave episodio di violenza. Biasimo e condanna che francamente sono mancati all'epoca dei fatti che li hanno riguardati».
«C’è una vera e propria escalation - avverte preoccupato Mauro Annoni, responsabile provinciale della Rete antifascista - Il problema esiste, anche se molti si ostinano a negarlo: sarebbe bene, invece, riconoscere che il problema c’è e cominciare ad affrontarlo. Come? Per me è soprattutto un problema culturale, bisogna che i ragazzi ne parlino nei collettivi studenteschi ma anche la scuola dovrebbe fare la sua parte, insegnando la cultura della tolleranza». Preoccupato anche Giuseppe Scherpiani, presidente dell’Associazione nazionale partigiani: «Mai, dalla Liberazione ad oggi, ricordo a Pesaro un clima del genere, con aggressioni da parte di giovani di estrema destra. Gli stessi centri sociali si sono sempre mantenuti entro i confini delle legalità. Ora invece, all’improvviso, assistiamo a questi fenomeni. Chiediamo che i responsabili vengano subito individuati».




Da Corriere Adriatico

Preso di mira chi aveva i capelli lunghi
Lievi conseguenze
L’ipotesi di una ritorsione
Alcuni coetanei armati di spranghe sono arrivati in via Basento a bordo di una Fiat Punto nera
Sei giovani aggrediti nei giardini di Vismara

Pesaro - La guerra tra bande prosegue. Sabato un’altra aggressione. Protagonisti, probabilmente, gruppi di giovani con idee politiche opposte. Intorno alle 23 sei ragazzi sono stati aggrediti nei giardini di via Basento (foto), a pochi metri dalla sede della V Circoscrizione - imbrattata una settimana fa da simboli neonazisti - da un gruppo di quattro-cinque persone armate di spranghe che hanno agito a volto coperto fuggendo poi a bordo di una Punto nera. Il fatto che siano stati presi di mira e feriti solo due dei sei ragazzi nel giardinetto di via Basento e in particolare quelli con capelli rasta, sembra l’autografo sulla natura dell’agguato. Di certo premeditato.

La Punto nera era stata avvistata nel tardo pomeriggio mentre faceva dei giri attorno al parco. Una vera e propria spedizione punitiva. Rapida e improvvisa. Molto simile a quella messa in atto a fine agosto da un gruppo di venti giovani di sinistra contro un cinque ragazzi sotto l’abitazione di uno di questi, in via Ciro Menotti. Il legale degli aggrediti allora aveva escluso ogni collegamento con formazioni politiche organizzate di estrema destra. L’aggressione di Pantano, avvenuta poche ore dopo il raid di scritte neonaziste sul murales della V Circoscrizione di Vismara, era stata interpretata come una rivendicazione delle bande di sinistra contro quelle responsabili delle scritte vandaliche.

E l’impressione è che anche l’aggressione di sabato sera a Vismara, ai danni dei ragazzi della Circoscrizione, possa assumere i toni di una ritorsione ai fatti di Pantano.

Sul posto sabato notte a Vismara sono arrivate quattro pattuglie della Squadra Volante della polizia che ha avviato le prime indagini per identificare i colpevoli dell’aggressione. Uno dei ragazzi aggrediti ha sporto denuncia perchè derubato del portafoglio e dei documenti da uno degli aggressori.

Il fatto poteva avere conseguenza anche più gravi visto che a pochi metri dal luogo del fatto, si stava svolgendo la festa del Vismara calcio a cui avevano preso parte decine e decine di giovani

Intanto il legale, Gianluca Sposito che difende i cinque ragazzi aggrediti a fine agosto a Pantano perchè scambiati per naziskin, fa sapere la totale estraneità nei fatti di sabato notte a Vismara dei suoi assistiti.

“I ragazzi che difendo e che sono stati aggrediti dalla banda di venti giovani probabilmente di sinistra a fine agosto a Pantano - dice l’avvocato - sono completamente estranei ai fatti di via Basento dell’altra notte. Non erano nemmeno a Pesaro sabato sera. Come ben sa la polizia che li ha contattati nell’immediatezza dei fatti. E non c’entrano nulla con questi episodi che loro stessi hanno definito assurdi e inammissibili. Essi e le loro famiglie esprimono biasimo e condanna per il grave episodio di violenza. Biasimo e condanna che francamente sono mancati all'epoca dei fatti che li hanno riguardati”.

VALENTINA GALLI




COMUNICATO STAMPA 08/09/2008 - GIOVANI COMUNISTI PESARO

ORA BASTA !
Da circa 2 anni a questa parte il territorio di Pesaro e provincia si è trasformato in una "zona franca" dove gruppi di estrema destra praticano liberamente e impunemente la propria dottrina squadrista.
Ci chiediamo se debba scapparci il morto per far sì che i responsabili vengano finalmente assicurati alla giustizia.
A Pesaro, in una città in cui si invoca spesso il tema della sicurezza come spot elettorale da parte di diversi partiti per fatti assai meno gravi, non è pensabile che accadano atti di una tale ferocia e per di più non è accettabile che i responsabili rimangano sostanzialmente impuniti.
Noi Giovani Comunisti chiediamo che il Sindaco Luca Ceriscioli ed il presidente della Provincia Palmiro Ucchielli, passata la sbornia della "kermesse" del proprio partito, prendano una forte posizione politica di condanna dei recenti avvenimenti e sollecitino con fermezza le forze di polizia per mettere la parola fine a questa escalation di azioni violente a mano di estremisti neo-fascisti.

Giovani Comunisti Pesaro
http://www.gcpesaro.blogspot.com

Ancora un'aggressione ad una coppia omosessuale a Roma

Inviato da autonomix | 9 Set, 2008

L'episodio di violenza, il terzo in pochi mesi, è avvenuto in prossimità dei Fori Imperiali
A compiere il raid sarebbe stato un gruppo formato da una decina di ragazzini

Roma, denuncia dell'Arcigay
"Aggredita coppia omosessuale"


Roma, denuncia dell'Arcigay "Aggredita coppia omosessuale"
ROMA - Ancora un'aggressione ad una coppia omosessuale a Roma. A denunciarla è l'Arcigay capitolina: "Federico e Cristian, entrambi di 28 anni, stavano dirigendosi verso i Fori Imperiali dopo una serata alla Gay Street. Erano mano nella mano e, per questo motivo, sono stati aggrediti da una decina di ragazzini che li hanno insultati pesantemente, colpendoli con sputi, pietre e bottiglie". La coppia ha denunciato l'accaduto alle forze dell'ordine.

"Arcigay: Città invivibile". Durissima la reazione della sezione romana dell'Arcigay, secondo cui nella capitale si respira un clima omofobico: "Ancora una volta una terribile testimonianza di intolleranza verso le persone gay e verso l'amore omosessuale - afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma - i due ragazzi aggrediti si tenevano per mano e questo è bastato a scatenare gli insulti e l'aggressione. Ci preoccupa molto il clima di violenza che si respira in città, per questo ci auguriamo che le istituzioni collaborino con tutte le associazioni lesbiche, gay e trans per mettere a punto un serio piano per la sicurezza e contro l'omofobia".

I precedenti. Non è la prima volta che a Roma gli omosessuali subiscono aggressioni. A maggio, Christian Floris,24 anni, conduttore dell'emittente DeeGay.it, fu aggredito e minacciato per la sua attività. Floris, in una nota, esprime solidarietà ai ragazzi aggrediti: "Questa escalation di omofobia - ha detto - partita con l'aggressione alla mia persona, a maggio, l'avverto sempre più come un'emergenza".
Un altro episodio di aggressione omofobica avvenne a luglio, durante la Gay Street in piazza San Giovanni, quando una giovane lesbica fu insultata e colpita riportando contusioni su varie parti del corpo.Scontro Alemanno-Ferrero. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, esprime solidarietà alla coppia: "Apprendiamo con sconcerto che purtroppo ancora una volta a Roma si è ripetuto un atto di aggressione ai danni di giovani gay. Mi auguro - conclude il sindaco - che gli inquirenti facciano al più presto luce su questo grave fatto e che i responsabili dell'aggressione siano consegnati alla giustizia in tempi brevi". Il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, parla di "ennesimo, vigliacco inaccettabile atto" e attacca Alemanno: "Invece di avventurarsi in poco felici (per lui) paragoni storici tra fascismo e nazismo, leggi razziali ed olocausto, si decida a organizzare pomeriggi e serate nei quartieri e nelle scuole romane sul tema dei diritti, delle minoranze, delle diversità, oltre che su quelli dell'accoglienza e dell'integrazione".

Viterbo, nuova aggressione naziskin: pestato ragazzo di sinistra ·

Inviato da autonomix | 8 Set, 2008

VITERBO (7 settembre) - Niente da fare, sono violenti, arroganti e strafottenti. Ma soprattutto vigliacchi perchè agiscono sempre e soltanto in gruppo. Il branco - si definiscono di destra ma di politica ne masticano assai poco - ha colpito ancora. Guerriglieri della notte, orda famelica, composta anche da minorenni, che si aggira numerosa colpendo a sorpresa soprattutto coetanei che non la pensano come loro e che reagiscono alle provocazioni. Ormai padroni delle notti e delle strade viterbesi, venerdì hanno di nuovo messo a ferro e fuoco il centro del capoluogo.

Incuranti e forse galvanizzati dalle loro stesse gesta di due giorni prima (l’assalto alla pizzeria a San Pellegrino), verso le 21 in piazza del Sacrario hanno messo a segno un altro colpo: un giovane di sinistra ferito con una bottigliata alla testa. Poi il branco si è spostato nella vicina piazza delle Erbe dove, in mezzo a tanta gente che passeggiava per i fatti propri, hanno iniziato a preparare l’ennesimo assalto armandosi di bottiglie e bicchieri rotti. Questo mentre a San Pellegrino un gruppo di opposte tendenze - probabilmente i ”compagni“ del ragazzo ferito a piazza del Sacrario - preparavano una ritorsione che poi non c’è stata.

A mezzanotte piazza delle Erbe, stracolma di persone, sta per trasformarsi in un campo di battaglia. Decine di giovani dalle teste rasate si muovono pronti alla battaglia, si muovono brandendo bottiglie e bicchieri rotti. Le loro intenzioni appaiono chiare. In molti tra i presenti si preoccupano, se ne vanno per evitare dispiaceri. Il titolare di un locale, capìta la mal parata, telefona al 113. Poco dopo sul posto arrivano le auto della polizia che circondano la piazza. Fuggi fuggi generale, la fontana diventa il deposito delle ”armi improprie”. Volanti e Digos identificano decine di ragazzi, la maggior parte sono i soliti, quelli che fanno capo a gruppi di estrema destra e agli ultrà della Viterbese. Stavolta il far west viene evitato, di lì a poco piazza delle Erbe torna alla normalità. Ma per quanto? «Fortunatamente nel mio locale - dice un esercente della zona - ancora non è successo niente ma ormai la notte viviamo sempre nella paura che qualche cosa possa accadere. Sono sempre gli stessi a creare casini, le forze dell’ordine li conoscono uno per uno». Commenti amari e uguali per tutti. «Agiscono in gruppo - raccontano - se la prendono con chi è solo o in compagnia di una ragazza. Se reagisci sei finito. Qui la gente per bene non ha più voglia di uscire dopo una certa ora».

In questura le indagini sui recenti fatti di aggressioni vanno avanti a ritmo serrato. Top secret sugli sviluppi ma appare chiaro che gli stessi vertici della polizia, questore in primis, si sono stancati di questa situazione. Nessuno parla, nessuno anticipa ma le indagini sull’assalto alla pizzeria di San Pellegrino evidentemente hanno dato qualche risultato visto che nei corridoi della questura c’è chi si lascia andare in un laconico: «Hanno i giorni contati».

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30591&sez=HOME_ROMA




Viterbo, nuova aggressione naziskin
Ragazzo preso a colpi di bottiglia in testa
Identificate dalla Digos una decina di ''teste rasate'' che hanno prima circondato e poi picchiato il ragazzo. È il secondo caso in una settimana
Viterbo, nuova aggressione naziskin Ancora un'aggressione dei naziskin contro un ragazzo di sinistra a Viterbo. E' accaduto l'altra notte al Sagrario, durante i festeggiamenti di Santa Rosa. Una decina di teste rasate, con le braccia tatuate, hanno circondato un giovane e lo hanno colpito a bottigliate ferendolo alla testa. A segnalare alle forze dell'ordine quanto stava accadendo un commerciante che ha assistito all'aggressione. Immediato l'intervento di alcune pattuglie della volante e della Digos che, nella vicina piazza delle Erbe, dove nel frattempo si era spostato il gruppo di naziskin, hanno identificato una decina di persone. Il raid del Sagrario è stato identico ad uno compiuto la sera di mercoledì scorso nel quartiere medievale di San Pellegrino, dove decine di persone si erano barricate in una pizzeria.

http://unionesarda.ilsole24ore.com/mondo/?contentId=40750




Viterbo - Preso a bottigliate un ragazzo di sinistra al Sacrario
L'orda di naziskin torna a colpire
7 settembre 2008 - ore 11,25

Preso a bottigliate un ragazzo di sinistra al Sacrario.
Il ragazzo è stato ferito alla testa.
Un gruppo di una decina di naziskin è tornato a colpire, dopo la violenza di San Pellegrini, venerdì sera.

Ma questa volta, su segnalazione di un commerciante, sono subito intervenute le forze dell'ordine. Le volanti della polizia e la Digos hanno identificato una decina di persone a piazza delle Erbe, dove il gruppo si era spostato. Sul posto anche i carabinieri.

Il gruppo, con tutta probabilità di estrema destra, continua quindi a farla da padrone nelle vie della città di notte. E nessuno può stare tranquillo.

http://www.tusciaweb.it/notizie/2008/settembre/7_3nazi.htm

SCONTRI AL PRESIDIO ANTIFA A MILANO CON LA POLIZIA E VIDEO

Inviato da autonomix | 6 Set, 2008

Presidio antifascista contro l'apertura della sede dell'associazione Cuore Nero
Gli incidenti al passaggio di un consigliere della Lega in camicia nera e fazzoletto verde

Il presidio antifascista davanti al Cimitero Maggiore
MILANO - Momenti di tensione e scontri tra manifestanti dei centri sociali e polizia davanti al Cimitero Maggiore. Circa 500 persone, dalle 15 di oggi pomeriggio, stanno prendendo parte ad un presidio antifascista contro l'apertura della sede dell'associazione di estrema destra Cuore Nero, alla periferia nord di Milano.

Alla manifestazione partecipano giovani dei centri sociali, esponenti dell'Anpi, del Caf (comitati antifascisti) e Rifondazione comunista. La nuova sede del centro neofascista sta per essere aperta a poca distanza dal luogo dove doveva sorgere un centro della stessa associazione Cuore nero, distrutto però in un incendio doloso pochi mesi fa.

La scintilla che ha acceso gli animi dei manifestanti è scattata quando un anziano consigliere di zona della Lega Nord, Costante Ranzini, vestito con una camicia nera e un foulard verde, si è avvicinato alla zona della manifestazione. La polizia gli ha prima chiesto di allontanarsi, quindi i manifestanti hanno cercato di avvicinarsi all'uomo sfondando il cordone di polizia a protezione della piazza. Ne è nata una prima leggera carica in cui è anche scoppiato un petardo.

L'esponente del Carroccio si è quindi allontanato dichiarando: "E' una piazza libera". Poco dopo è partita una seconda carica tra i manifestanti e la polizia in cui sono partite anche alcune manganellate e delle bottiglie di vetro.

La seconda carica della polizia la racconta un esponente del centro sociale Torchiera: "E' partito tutto da una manganellata che mi ha tirato un celerino. Un compagno è stato colpito in faccia con una manganellata e lo abbiamo portato nella sede del centro tutto coperto di sangue. Anche altre persone sono state colpite". La situazione di tensione dopo un breve proclama dal palco da parte degli organizzatori della manifestazione è ritornata alla normalità. Il servizio d'ordine del centro sociale ha chiesto alla polizia di tenere lontani altri esponenti leghisti, che le scorse settimane hanno chiesto lo sgombero del Torchiera.

A poco meno di trecento metri di distanza, in via Pareto, i giovani del centro neofascista, circa una cinquantina, quasi tutti con i capelli rasati o cortissimi e in giubbotto nero, stazionano davanti alla nuova sede di Cuore nero. Il servizio d'ordine impedisce il passaggio di fotografi e operatori tv.

Gli organizzatori della manifestazione puntano il dito contro "il silenzio e l'indifferenza" dell'amministrazione comunale, colpevole, affermano, di non contrastare l'apertura della sede del gruppo di estrema destra: "E' inaccettabile che un gruppo neonazista possa tranquillamente aprire una spazio pubblico a Milano - afferma spiega il consigliere regionale di Rifondazione comunista Luciano Muhlbauer - noi ci batteremo perché vadano via da questo quartiere e affinché non abbiano cittadinanza nella città di Milano".

Il presidio è stato organizzato, spiega l'esponente di Rifondazione, contro "un centro di reclutamento e di iniziativa che si trova a pochi metri dal centro sociale Torchiera e a pochi centinaia di metri dal campo rom del Triboniano e di via Barzaghi. Tutto ciò - prosegue Muhlbauer - avviene nel silenzio e nell'indifferenza più totale degli amministratori milanesi, a partire dal vicesindaco e assessore alla Sicurezza De Corato"

 

 

Alcuni video della giornata:

Presidio ANTIFA:
http://www.youreporter.it/view_video.php?viewkey=43f0f19745527f9e5f62970...

Cuore Nero vs giornalisti [1]
http://www.youreporter.it/view_video.php?viewkey=e9d7671000f2046793dec60...

Cuore Nero Vs giornalisti [2]
http://www.youreporter.it/view_video.php?viewkey=a60e0badea1daade68e3a11...

I "tafferugli"
http://www.youreporter.it/view_video.php?viewkey=3d39ba798cb5e3362308cf0...

Molto interessante la dinamica del video
Cuore Nero vs giornalisti [1]. Molto.

 antifa home page

Messina: aggressione razzista ·

Inviato da autonomix | 6 Set, 2008

Il fatto è grave. E lo diventa ancor di più se dovesse essere accertato il movente – ancora allo stato di ipotesi – del pestaggio, ovvero una missione punitiva nei confronti di un ragazzo di 15 anni i cui genitori sono originari delle Isole Mauritius.
Tutto, come ricostruito dagli agenti della sezione "Volanti" della polizia di Stato, è avvenuto in piazza Unione Europea, a pochissimi metri da Palazzo Zanca, davanti agli occhi di decine di testimoni. Nessuno sembra però essere intervenuto, almeno nell'immediatezza dei fatti, in soccorso della vittima. Alla fine, dopo serrate indagini che si sono scontrate con una ostinata omertà da parte dei più, gli agenti del vicequestore Mario Ceraolo hanno denunciato tre componenti del gruppo – formato da una decina di persone – che si sarebbe reso responsabile del fatto di cronaca.
Al Tribunale dei minori sono stati così segnalati A.B. di 16 anni, M.B. e A.P. entrambi di 15, accusati di lesioni personali gravissime. La vittima, trasportata all'ospedale "Piemonte" dai genitori è stata infatti dichiarata guaribile in 25 giorni avendo riportato la frattura del setto nasale.
A raccontare agli investigatori quanto avvenuto è stato lo stesso quindicenne ferito dal "gruppo". Tutto avrebbe avuto inizio nel pomeriggio quando, a Villa Mazzini, lo straniero – casualmente – avrebbe incrociato il suo sguardo con quello del "leader" del gruppo. Da qui un violento scambio di battute («cosa hai da guardare? hai problemi?») e un inizio di scazzottata finita però nel nulla. La sera la nuova puntata quando il gruppo e il giovane aggredito si sono casualmente rivisti proprio davanti al Municipio. Da qui la nuova aggressione, culminata in un vero e proprio pestaggio. Quindi la fuga del gruppo e il giovane che, dolorante e con il naso sanguinante, fa rientro a casa. A questo punto la decisione dei genitori di portarlo subito in ospedale. Immediata la denuncia alle forze dell'ordine. Il resto è cronaca di ieri.(gi.pa.)




Da

www.liberamessina.it


Aggressione razzista a Messina: ma lo chiamano "bullismo" nel regno dell'impunità

giovedì 04 settembre 2008

C'è chi lo definisce bullismo: ma dietro questa parola che nasconde disagi e crisi sociale si incarna l'altra faccia del pensiero fascista che serpeggia anche tra i giovani della nostra città, e che giorno dopo giorno sta insinuandosi culturalmente nelle nuove generazioni, educate alla paura dell'altro, alla diffidenza, all'impunità.

Ecco cosa succede se nutriamo i nostri figli di odio razziale, se siamo tornati a pensare al colore della pelle come "marchio di riconoscimento" di un possibile "clandestino" o peggio "terrorista". Ecco cosa succede quando giudichiamo "ragazzate" le aggressioni dei nostri figli, che magari si sentono giustificati da un padre o una madre che commentano davanti ai tg le storie gonfiate ad arte per farci sentire più soli e più vulnerabili, e quindi più aggressivi.

Succede che nelle teste vuote di una città culturalmente deserta, dove i ragazzi per divertirsi hanno solo qualche locale e poche piazze tra un incrocio di auto e l'altro, dove i genitori 45enni di ragazzi 15enni vogliono vivere come se l'età fosse solo un elemento corregibile con qualche ora di palestra e ritocchi di botulino, si associano le idee che più facilmente riescono a galleggiare nella superficie dell'anima. Così si può fare amicizia sulla base del disprezzo altrui, come accaduto per tre ragazzi (uno di 16 e due di 15 anni) che hanno aggredito un coetaneo extracomunitario in Piazza Municipio.

Figli di impiegati e professionisti, non i ragazzi che spesso giudichiamo "cattivi" perché girano in auto con la musica napoletana a tutto volume, gridando ai perbenisti che qualcuino dovrà fare i conti pure con loro. La vittima, picchiata a sangue da una "squadra" di circa 10 persone, è un messinese figlio di una coppia mauriziana, aggredito da un gruppo formato da almeno dieci coetanei che lo hanno picchiato solo perche' stava transitando a piedi in piazza Municipio e li aveva guardati. Il ragazzo, appellato dall'Ansa "tanzaniano" (?!) era in compagnia di altri due amici che hanno reso possibile il riconoscimento di tre dei membri del "branco", che sono stati denunciati a piede libero.

La spicciola cronaca lascia il tempo che trova: non sarà certo il setto nasale rotto a distruggere la vita del ragazzo picchiato. Ma sappiamo cosa vuol dire vivere da sedicenni in una città come Messina, dove tutti, più a meno, si conoscono e si riconoscono. Sappiamo che questo episodio è solo la punta di iceberg di una società malata, dove ci sono almeno sette ragazzi che resteranno anonimi, perché talmente vigliacchi da picchiare per puro divertimento, pensando di far parte di quella lobby degli impuniti dello Stretto, che si tramanda di generazione in generazione. Questi ragazzi esibiranno la loro impunità ai coetanei, e questo alimenterà la loro fama senza intaccare la loro già misera autoconsapevolezza.

Le politiche giovanili non sono solo finanziamenti a cooperative di "giovani": dovrebbero aiutare le nuove generazioni a socializzare, incontrarsi, conoscersi, interpretando i cambiamenti della nostra società.

Chi si assume politicamente la responsabilità di questo brutto gesto? Chi tace, acconsente. E diventa complice.

Palmira Mancuso