All’attenzione dell’A.N.P.I. e di tutti gli antifascisti

Inviato da autonomix | 14 Feb, 2008

All’attenzione dell’A.N.P.I. e di tutti gli antifascisti

Sentiamo l’esigenza di chiarire quanto accaduto in Piazza dell’Unità al termine del corteo “Rompiamo il silenzio”, che si è tenuto sabato 9 febbraio a Bologna. Un corteo che ha voluto riportare nelle strade temi importanti, quali la lotta alla repressione e la solidarietà. Solidarietà con chi viene arrestato perché di fronte a soprusi che reputa intollerabili non resta indifferente ma sceglie di mettersi in gioco e interviene.
La manifestazione si è conclusa in Piazza dell’Unità, dove sono stati bruciati un tricolore e una bandiera dell’unione europea, posti dietro ai due canestri del campo da basket.
Vorremmo precisare che il gesto non era intenzionalmente rivolto contro l’associazione nazionale partigiani, ma... se è stato bruciato il tricolore è perché per noi viene istintivo collegarlo con repressione e oppressione. Perché è la bandiera che “adorna” i carri armati delle truppe di occupazione. Perché è la bandiera che sventola davanti ai C.P.T., come quello di Via Mattei, posti in cui gli immigrati vengono rinchiusi per la sola colpa di non avere in tasca il pezzo di carta giusto. Perché è cucito sulle spalle di ogni carabiniere e di tutti coloro che portano una divisa, che oggi come allora sono soliti obbedir tacendo. Perché è cucito sulle spalle di troppi neofascisti.

Non volevamo bruciare una bandiera dell’A.N.P.I. abbiamo capito che erano state messe lì da voi solo troppo tardi. Mentre la notizia riportata dai giornali secondo cui anche la lapide sarebbe stata danneggiata è falsa, come poteva verificare chiunque si fosse recato direttamente sul posto.
Certo non volevamo e non vogliamo offendere chi ha combattuto con le armi contro i nazi-fascisti. Ci dispiace di aver provocato questo malinteso e per questo vi chiediamo scusa.

Invece non ci interessa minimamente chiedere scusa a chi starnazza sentenze sul senso civico, mentre approva le guerre e resta passivo di fronte allo stillicidio di morti sul lavoro. Crediamo che il fascismo non sia morto con la Liberazione, ma che sia implicitamente ed esplicitamente sopravvissuto nelle istituzioni di Stato. Per noi l’antifascismo non è finito, e la Resistenza non è solo una bandiera.

Coordinamento Rompere il Silenzio – Bologna, 10 febbraio 2008

1000 studenti dalle scuole romane contro il "bloccostudentesco"-fascista

Inviato da autonomix | 9 Feb, 2008
ANTIFASCISMO [antifa roma] 1000 studenti dalle scuole romane contro il "bloccostudentesco"-fascista


8 febbraio 2008 - Gli studenti e le studentesse antifasciste di Roma oggi hanno difeso la città dal corteo neofascista di bloccostudentesco, partendo con cortei non autorizzati dalle scuole, e arrivando a pochi metri dal loro corteo, ben protetto dalle guardie che infatti hanno fermati il corteo studentesco antifascista, schierandosi con caschi e scudi per fermarli. Il titolo del comunicato studentesco (qui di seguito) è dedicato al coro fatto dal blocco lungo la loro sfilata, "dove sono gli antifascisti?": tutt* gli/le student* antifascist* oggi erano dietro, davanti e attorno a loro, determinat* a fare capire che la feccia nera non ha spazio nelle scuole romane, mentre i fasciti sfilavano ben protetti dai loro protettori in divisa.

_______________________________

DOVE SONO GLI ANTIFASCISTI?

Oggi duecento individui di un gruppuscolo studentesco dichiaratamente neofascista, accompagnato da un centinaio di trucidi militanti di fiamma tricolore, sfilavano blindati ed isolati dalla città in una trucida ed in parte comica sfilatina di apologia del fascimo.

Nel frattempo, in tutta la città la città gli studenti e le studentesse antifasciste portavano libreramente  per le strade il proprio modo di essere e di rapportarsi fuori da rapporti di prevaricazione, la proprio vitalità contrapposta agli ideali di morte e sopraffazione, la voglia di battersi per i diritti di tutti contro chi vorrebbe una "razza eletta di superuomini".

Oltre mille studenti, con i propri colori, il proprio essere, la propria vita - senza trucidi servizi d'ordine e senza slogan mortuari - sono partiti dal liceo virgilio e si sono mosso per tutto il centro storico, nei pressi di campo dei fiori, hanno attraversato largo argentina per poi giungere al ghetto, per segnare anche simbolicamente un legame con la storia della nostra città contro chi vorrebbe negare l'Olocausto e non condannare le leggi razziali.

Il corteo spontaneo si affacciava infine su Piazza Venezia, dove in modo surreale le forze dell'ordine impedivano agli antifascisti di proseguire per tutelare il corteo di fiamma tricolore che, secondo la nostra legislazione, sarebbe dovuto essere vietato.

Nel frattempp, oltre un centinaio di studenti si muovevano dal Tasso per giungere prima alla metro castro pretorio, e poi in piazza della repubblica, il cui stesso nome pochi minuti prima veniva infangato dalla presenza - rifiutata dalla città e dagli studenti e consentita solo dall'imponente schieramento di forze dell'ordine - di queste piccole camice nere al soldo dei soliti noti.

Nel corso delle iniziative, con i megafoni, con i volantini, con i fumogeni, con i manifesti abbiamo denunciato chi sta provando a diffondere una cultura di prevaricazione, xenofobia e intolleranza nelle scuole, anche arrivando a strumentalizzare la storia per i propri biechi scopi.

Lo abbiamo fatto con la approvazione ed il sostegno di quanti abbiamo incontrato, anche nei momenti in cui veniva rallentato o bloccato il traffico. Lo abbiamo fatto senza bisogno di essere protetti dai reparti antisommossa.

"Dove sono gli antifascisti?" scandivano in un ridicolo slogan i piccoli fiammisti lungo via cavour, tanto per ribadire il loro essere fascisti.

Gli antifascisti erano dietro di loro, su piazza esedra ed in tutti i dintorni. erano avanti a loro, affacciati a piazza venezia e in tutta la zona circostante. erano negli striscioni e nelle iniziative oggi in moltissime scuole di roma. sarebbe bastato mettere fuori la testa del cordone di polizia da cui si facevano scortare per vedere antifascisti tutto intorno, in tutta la città.

Ma, sopratutto, gli antifascisti sono tutti i giorni nei territori, nelle scuole, nelle facoltà. nell'associazionismo, nei centri sociali, nelle autogestioni e nelle occupazioni delle scuole. nelle battaglie contro la devastazione ambientale o per una scuola diversa, nelle iniziative per la memoria, nell'indignazione singola e collettiva per tutti i soprusi, nell'essere collettivo e sociale della città. nel corpo vivo della città di roma che, ancora una volta come dimostrato oggi, rifiuta e disprezza la cultra e la pratica fascista.


Precisiamo, inoltre, che:

- in merito al presidio di alleanza nazionale fuori dal teatro brancaccio, ribadiamo che nessuno contesta iniziative storiche sulle quanto accaduto nella zona giuliano dalmata - semplicemente, quella era una kermesse propagandistica senza alcun valore di storia e memoria organizzata oltretutto da un organismo non valido in quanto eletto con brogli ed intimidazione nonchè con la presenza di liste dichiaratamente neofasciste

- troviamo surreale la pratica del "inventiamoci un numero" a proposito dei partecipanti alle manifestazioni - fiamma tricolore dichiare duemila manifestanti quando in effetti i partecipanti erano 365, alleanza nazionale dichiara mille partecipanti davanti al brancaccio quando in effetti erano 180 - con questo criterio, potremmo dichiarare 10.000 partecipanti - tuttavia, questi comunicati stampa partitici pieni di invenzioni non appartengono alla nostra pratica e non ci interessano

- abbiamo inoltrato un invito al teatro brancaccio, se intende confermare l'intenzione espressa oggi di organizzare nelle prossime settimane una nuova occasione di dibattito sulle foibe, di offrire tutta la nostra collaborazione, a condizione che lìevento non sia promosso da un organismo non valido quale è la consulta degli di roma (attendiamo peraltro ancora in merito la risposta ai diversi esposti presentati) e veda la partecipazione di storici ed intellettuali di comprovata autorevolezza
 
- denunciamo infine i tentativi di aggressione, respinti e pertanto falliti, all'ingresso dei licei kennedy, mamiani e tasso, che ben indicano le pratiche di questi soggetti
 
- esprimiamo solidarietà all'ANPI, allo storico Alessandro Portelli, all'on. Russo Spena, a Fabio Nobile ed al consigliere Adriano Spera oggetto di squallidi attacchi, e persino minacce su internet, da parte dell'estrema destra per aver avuto il coraggio di dire una parola chiara su quanto accade in questa città
 
 
 Studenti e studentesse antifasciste di roma
 


Sito Internet: isole.ecn.org/antifa

RENATO BIAGETTI:NEGATA L'AGGRESSIONE FASCISTA..FU SOLO UNA RISSA

Inviato da autonomix | 21 Nov, 2007

Non un omicidio con una chiara matrice politica, ma una banale rissa tra «balordi». Quattro mesi dopo la sentenza che ha condannato il 19enne Vittorio Emiliani a 15 anni di carcere per l'omicidio volontario di Renato Biagetti, il gup Giovanni Giorgianni ha reso note le motivazioni di quella decisione. E la lettura del provvedimento ha suscitato dubbi e rabbia nella famiglia e negli amici del giovane assassinato nell'agosto del 2006 lungo il litorale romano. «Le motivazioni insultano la memoria di Renato e non chiariscono la ricostruzione dei fatti», affermano all'unisono quanti in questo ultimo anno si sono battuti per ristabilire l'esatta versione di ciò che è avvenuto quella notte.

Biagetti, 26 anni, fu ucciso con 8 coltellate fuori da un locale di Focene per mano di due giovani ragazzi del posto, di cui uno maggiorenne (con celtica tatuata sul braccio) e uno minorenne. «Tornatevene a casa vostra» gridarono i due aggressori al giovane romano e ai suoi amici. Un avvertimento ben scandito che ha portato alla sua morte e al ferimento di un altro ragazzo, Paolo Berardi, accoltellato vicino ai polmoni.
Chiarezza su quella vicenda non è mai stata fatta e nelle aule dei tribunali la verità sembra addirittura allontanarsi. Per il gup si trattò di una rissa finita male perché qualcuno dei litiganti aveva con sé il coltello. Una ricostruzione contestata dai compagni di Biagetti: «Non ci fu nessuna colluttazione tra due gruppi - ribadiscono - la violenza è stata unilaterale». Anche il collegio difensivo, composto dagli avvocati di parte civile Arturo Salerni, Maria Luisa D'Addabbo e Luca Santini, si dice «insoddisfatto»: «Se da una parte emerge un chiaro e incontrovertibile dolo diretto di Emiliani, dall'altra non viene fatta luce sulla vicenda». Con questa sentenza il rischio di stravolgere la verità affossando definitivamente il processo è alto. «Ancora non si è fatta chiarezza su alcuni aspetti fondamentali», dice Arturo Salerni, riferendosi alla leggerezza sulle indagini rispetto alla ricerca delle armi del delitto («Non è mai stato trovato il secondo coltello che per noi è stato utilizzato dal minore») e alla mancata verbalizzazione dei carabinieri di Ponte Galeria delle ultime parole dette da Renato in ospedale. Cosa che un agente ha fatto con quasi un anno di ritardo. Eppure tale verbale assume un ruolo probatorio centrale nell'articolazione delle motivazioni del gup.

Al contrario non viene dato adito alla ricostruzione di Laura Lombardelli e Paolo Berardi, aggrediti insieme a Biagetti quella notte. In base alla loro testimonianza il minorenne G. A., in attesa di giudizio al tribunale minorile e che con queste motivazioni esce «pulito», «colluttò per la maggior parte del tempo con Renato scappando completamente sporco del suo sangue». Tesi pare confermata dalla prognosi dell'ospedale che ha evidenziato ferite sul corpo di Biagetti sia davanti che dietro, come fosse stato colpito su due fronti contemporaneamente. «Laura e Paolo hanno fornito versioni dei fatti coerenti e precise fin dall'inizio, eppure le loro testimonianze vengono screditate», denuncia con sdegno Cristiana del centro sociale Acrobax, che continua: «L'obiettivo dei due imputati era quello di aggredire e allontanare dal proprio territorio chiunque fosse di sinistra o di una cultura alternativa». Insomma il movente politico sembra palese per tutti. Ma non per il giudice che già durante l'istruttoria aveva cercato di escludere il connotato politico, rifiutando la richiesta di costituzione di parte civile di Anpi e Comune di Roma.

«Non è dalle aule di tribunale che uscirà mai la verità sull'omicidio», commenta Stefania, la mamma di Renato, che denuncia le omissioni e i depistaggi in cui è avvolto il processo, nonché il clima fascista e intollerante in cui è maturato l'omicidio. Intanto l'avvocato Santini annuncia di voler procedere contro il minore in sede civile, per un risarcimento e perché «quella sede servirà per fare piena chiarezza sui fatti». Le associazioni nate dopo l'uccisione di Biagetti, «I Sogni di Renato» e «Mamme contro il fascismo», si preparano a mantenere alta l'attenzione e a promuovere iniziative in suo ricordo. A partire dall'inaugurazione di una sala prove musicale e una partita di rugby «antifascista».crash

DOMANI SABATO 14 LUGLIO: GIORNATA ANTIFASCISTA

Inviato da autonomix | 13 Lug, 2007

 

 

 

Sabato 14 luglio sarà una giornata di mobilitazione antifascista e contro la
repressione, con una serie di iniziative coordinate in varie città d'Italia.
Ognuno secondo le proprie possibilità e modalità: dalle più semplici, come
attacchinaggi, scritte o striscioni, alle più articolate come presidi o
murales dedicati a Carlo, Renato, Dax, Aldro.
Due giorni dopo, il 16 luglio, a Milano verrà pronunciata la sentenza
d'appello del processo "San Paolo". L'ennesimo processo farsa che si scontra
con una verità condivisa e collettiva. È questa verità che ribadiremo ancora
con forza insieme a tutti coloro che vorranno mobilitarsi ed essere presenti
in aula a portare solidarietà attiva agli imputati. Era la notte del 16
marzo quando Davide Cesare, Dax, veniva accoltellato a morte da un gruppo di
fascisti. I suoi compagni e le sue compagne accorsi al pronto soccorso
dell'ospedale S. Paolo trovarono ad aspettarli pattuglie di polizia e
carabinieri. La situazione precipitò rapidamente in una caccia all'uomo con
violente cariche sia all'interno che all'esterno dell'ospedale. Il sangue
per terra e sui muri, le decine di ragazzi e ragazze feriti, hanno rievocato
prepotentemente le immagini del luglio 2001 a Genova. È indelebile nelle
menti di molti il ricordo di quelle giornate. La città blindata, le cariche
indiscriminate, la brutalità delle forze dell'ordine, la mattanza alla
scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e l'assassinio di Carlo
Giuliani.Se alla Diaz la mattanza venne giustificata con il ritrovamento di due
bottiglie molotov all'interno dell'edificio (poi si scoprì collocate dalle
stesse forze dell'ordine), per i fatti del San Paolo, il questore di Milano
Boncoraglio sostenne assurdamente che i suoi uomini erano stati costretti ad
intervenire per impedire che i ragazzi e le ragazze sottraessero la salma
del loro compagno.
Non sono però bastati i pestaggi e, così, la magistratura ha condannato in
primo grado due delle persone presenti quella notte a un anno e 8 mesi di
reclusione, più 70.000 euro di multa.
Degli appartenenti alle forze dell'ordine, invece, un solo agente, ripreso
da un video amatoriale mentre picchiava un ragazzo rimasto a terra, ha
ricevuto una blanda condanna a 7 mesi. Proprio come a Genova, persino i
documenti video non valgono nulla di fronte alla cecità disarmante della
magistratura.

E' la storia di un paese ad essere messa alla sbarra. Più che il giudizio
della magistratura, da cui poco o nulla possiamo, per altro, attenderci, ci
interessa perciò il giudizio politico di quanto accadde.
Di fronte a casi come questi si pongono interrogativi seri sul clima che si
respira nelle caserme italiane e sulle condizioni di salute della democrazia
nella nostra società.

Questi episodi sono espressione di un'involuzione autoritaria che interessa
tutti gli aspetti della società italiana e che trova la sua manifestazione
più evidente proprio nella gestione dell'ordine pubblico.
Una deriva alimentata attraverso le politiche securitarie condotte dai
diversi governi che si avvicendano al potere, a prescindere dalla loro
collocazione politica. La sicurezza che ci viene offerta si manifesta
attraverso territori militarizzati, controllo totale e nuove sofisticate
forme di razzismo, mentre le vere emergenze sociali, come la casa, il
lavoro, la salute e la precarietà, rimangono ai margini del dibattito
politico. Così può capitare essere ammazzati di botte durante un "normale"
controllo di polizia, com'è successo nel settembre del 2005, a Ferrara, a
Federico Aldrovandi, un ragazzo di 18 anni. Il caso è venuto alla ribalta,
dopo vari tentativi di insabbiamento, solo grazie alla strenua lotta per la
verità dei famigliari e degli amici di Aldro. Purtroppo questo tragico
episodio non rappresenta un caso isolato.

L'azione brutale delle forze dell'ordine si coniuga con quella della
magistratura, il cui "attivismo" nei confronti dei movimenti antagonisti non
sembra estraneo a logiche di tipo politico, che poco hanno a che vedere con
l'applicazione del diritto. A Genova 26 persone sono accusate di
"devastazione e saccheggio", reato a cui la magistratura è ricorsa anche nel
processo di Milano per i fatti dell'11 marzo 2006, dove 18 antifascisti e
antifasciste furono condannati per "concorso morale in devastazione e
saccheggio" a 6 anni (scontati a 4 per il rito abbreviato), per essersi
opposti alla sfilata fascista di Fiamma Tricolore. Un reato da codice di
guerra che, ritroviamo anche in altre inchieste riguardanti il movimento
antagonista: una consuetudine giudiziaria che si traduce in lunghe
detenzioni preventive e in condanne spropositate. Allo stesso scopo si
ricorre anche ad altre imputazioni come l'associazione sovversiva, o
l'aggravante di eversione dell'ordine democratico, quest'ultima nuova
frontiera (di dubbia legittimità costituzionale) della repressione politica.
Gli ultimi arresti in ordine di tempo sono quelli di tre studenti che si
sono opposti alla presenza del FUAN in Università a Torino.
Ad essere sotto attacco è il diritto al dissenso e alla Resistenza, il
diritto a lottare per modificare lo stato delle cose presenti, il diritto di
manifestare liberamente le proprie opinioni e di opporsi a ciò che si
ritiene essere ingiusto, a dire "no" anche quando tutti gli altri tacciono.

Nel clima di diffusa intolleranza le destre trovano insperati spazi di
agibilità. Mentre razzisti dichiarati e post-fascisti riscuotono ampi
consensi strisciando tra le paure irrazionali della gente e possono
rappresentare senza contraddizione le istituzioni della "Repubblica nata
dalla Resistenza", gli episodi di squadrismo si moltiplicano
spaventosamente, tra l'indifferenza dei più e la sostanziale impunità che lo
Stato accorda a questi stupidi e idioti burattini. È il caso
dell'accoltellamento di Davide, un ragazzo di vent'anni frequentatore di un
centro sociale, avvenuto pochi giorni fa a Melzo, (coltellate in faccia e
all'addome in 10 contro 1) nell'hinterland milanese, ad opera di un gruppo
di fascisti della zona.
E' il caso della città di Roma, dove la giunta veltroniana si è
contraddistinta per una politica di equidistanza accordando agibilità
politica e fisica alle formazioni fasciste, che negli ultimi 2 anni le
aggressioni squadriste sono state centinaia, fino a quella tragica notte del
27 agosto scorso quando fuori da una dance hall reggae sul litorale romano,
due giovani di destra aggredivano ed uccidevano con otto coltellate Renato
Biagetti. Al momento del fermo di entrambi si scoprì che uno era figlio di
un Carabiniere, dello stesso nucleo che stava svolgendo le indagini. Da quel
momento si è assistito a diversi tentativi d'insabbiamento ed ad un clima
pesante ed assurdo fuori e dentro le aule di tribunale. E' proprio a Roma
che si è registrata l'ultima grave aggressione durante un concerto, il
bilancio è di diversi feriti di cui due gravi. Anche in questo caso ai
coltelli dei fascisti è seguita l'azione repressiva della polizia e della
magistratura che ha denunciato quattro persone, due tratte in arresto e
attualmente sottoposti ad obbligo di firma, colpevoli di volersi difendere
prima dai fascisti e poi dall'arroganza poliziesca.

E' per Carlo, Dax, Aldro, Renato e per tutti gli altri, per continuare a far
vivere questi nostri fratelli e compagni, che il prossimo 14 luglio ci
riprenderemo le strade e i muri delle nostre città, con diverse iniziative,
perchè esiste un filo rosso che unisce tutte queste e molte altre storie.

Chi pensa di fermarci, vedrà muoverci. Chi pensa di zittirci ci sentirà
urlare la nostra rabbia e verità.

L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura,
pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a
contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici,
liberali, non significa nulla, quando manca quella forza  morale che riesca
a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente
funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti
per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre
essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come
codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo
brutalmente egoista di una società.
Pier Paolo Pasolini


Carlo, Dax, Aldro, Renato, noi sappiamo chi è STATO.

Sabato 14 luglio: Giornata di mobilitazione nazionale, aderiscono per ora:
Milano, Bergamo, Brescia,Padova, Viareggio, Firenze, Roma.

Giovedì 12 luglio : ore 9:30 presso il Tribunale di Civitavecchia ultima
udienza per il processo di primo grado per l'omicidio di Renato.

Lunedì 16 luglio: ore 9:00 presso il Tribunale di Milano sentenza d'appello
per il processo del San Paolo.

ASSALTO FASCISTA A CASALBERTONE

Inviato da autonomix | 12 Lug, 2007

Roma - Casal Bertone, gli antifascisti di Roma:"Non è piú possibile accettare la presenza di ideologie e pratiche fasciste"

Il comunicato degli antifascisti e antifasciste di Roma

 
 

Di seguito il comunicato degli "antifasciste e gli antifascisti di Roma" in merito agli scontri avvenuti questa notte nel quartiere Casal Bertone, nella periferia est di Roma.

"Respinto l'assalto fascista all'occupazione abitativa di Casal Bertone.La notte tra l'11 e il 12 luglio è avvenuta l'ennesima aggressione fascista a Roma, nel quartiere di Casal Bertone.Un gruppo proveniente dal Circolo Futurista, sede del gruppo ultras Padroni di Casa, appartenenti a Fiamma Tricolore, al termine dell'attacchinaggio di manifesti, ha tentato di assaltare l'occupazione abitativa di Via De Dominicis, dove vivono da anni decine di famiglie dei movimenti di lotta per la casa. La prontezza degli occupanti e la risposta degli abitanti del quartiere ha respinto l'attacco e messo in fuga la squadraccia, che si è dileguata sotto gli occhi indifferenti delle forze dell'ordine, sopraggiunte nel frattempo.L'attacco è stato premeditato e vigliacco. Armato di mazze, catene, coltelli il gruppo, non ha avuto remore a colpire donne e uomini, ferendo gravemente 6 persone, di cui una accoltellata all'inguine.In pochi minuti centinaia di persone sono scese in strada per difendere l'occupazione e reagire all'aggressione, praticando il legittimo diritto di resistenza.L'aggressione è avvenuta nel quartiere di Casal Bertone, dove da mesi i cittadini, le associazioni, i movimenti sociali denunciano e contrastano l'apertura del sedicente circolo Futurista, in via degli Orti di Malabarba 15, covo fascista sito all'interno di un palazzo di proprietà dell'Inps, che inneggia all'odio e al razzismo, attraverso, scritte, manifesti e intimidazioni. Nei mesi è cresciuta la protesta del quartiere, abitato da molti studenti fuori sede e con una lunga tradizione di lotte sociali, di associazionismo, e di iniziative culturali.Questa è la campagna per il mutuo sociale di Fiamma Tricolore: da una parte inneggiano alla "casa agli italiani" e "piú case meno calabresi", dall'altra provano a colpire chi nei fatti conquista il diritto alla casa per tutti.Tutto ció avviene a due settimane esatte dall'assalto squadrista a Villa Ada e dopo centinaia di aggressioni avvenute negli ultimi due anni nei confronti di chi lotta per i diritti sociali e di cittadinanza, chi libera spazi di socialità e cultura, o chi semplicemente frequenta concerti e iniziative culturali.Come hanno denunciato con forza le migliaia di persone scese in piazza sabato scorso nel quartiere Trieste-Salario non è piú possibile accettare la presenza e la diffusione di ideologie e pratiche fasciste, coperte dalla destra istituzionale e favorite dalla colpevole "equidistanza" del sindaco Veltroni, del governo e delle amministrazioni locali, che hanno concesso sedi e agibilità politica, tollerando e lasciando impunite nella "democratica" città di Roma le scorribande dell'estrema destra"

ASSALTO FASCISTA A CASALBERTONE

Inviato da autonomix | 12 Lug, 2007

Roma - Casal Bertone, gli antifascisti di Roma:"Non è piú possibile accettare la presenza di ideologie e pratiche fasciste"

Il comunicato degli antifascisti e antifasciste di Roma

 
 

Di seguito il comunicato degli "antifasciste e gli antifascisti di Roma" in merito agli scontri avvenuti questa notte nel quartiere Casal Bertone, nella periferia est di Roma.

"Respinto l'assalto fascista all'occupazione abitativa di Casal Bertone.La notte tra l'11 e il 12 luglio è avvenuta l'ennesima aggressione fascista a Roma, nel quartiere di Casal Bertone.Un gruppo proveniente dal Circolo Futurista, sede del gruppo ultras Padroni di Casa, appartenenti a Fiamma Tricolore, al termine dell'attacchinaggio di manifesti, ha tentato di assaltare l'occupazione abitativa di Via De Dominicis, dove vivono da anni decine di famiglie dei movimenti di lotta per la casa. La prontezza degli occupanti e la risposta degli abitanti del quartiere ha respinto l'attacco e messo in fuga la squadraccia, che si è dileguata sotto gli occhi indifferenti delle forze dell'ordine, sopraggiunte nel frattempo.L'attacco è stato premeditato e vigliacco. Armato di mazze, catene, coltelli il gruppo, non ha avuto remore a colpire donne e uomini, ferendo gravemente 6 persone, di cui una accoltellata all'inguine.In pochi minuti centinaia di persone sono scese in strada per difendere l'occupazione e reagire all'aggressione, praticando il legittimo diritto di resistenza.L'aggressione è avvenuta nel quartiere di Casal Bertone, dove da mesi i cittadini, le associazioni, i movimenti sociali denunciano e contrastano l'apertura del sedicente circolo Futurista, in via degli Orti di Malabarba 15, covo fascista sito all'interno di un palazzo di proprietà dell'Inps, che inneggia all'odio e al razzismo, attraverso, scritte, manifesti e intimidazioni. Nei mesi è cresciuta la protesta del quartiere, abitato da molti studenti fuori sede e con una lunga tradizione di lotte sociali, di associazionismo, e di iniziative culturali.Questa è la campagna per il mutuo sociale di Fiamma Tricolore: da una parte inneggiano alla "casa agli italiani" e "piú case meno calabresi", dall'altra provano a colpire chi nei fatti conquista il diritto alla casa per tutti.Tutto ció avviene a due settimane esatte dall'assalto squadrista a Villa Ada e dopo centinaia di aggressioni avvenute negli ultimi due anni nei confronti di chi lotta per i diritti sociali e di cittadinanza, chi libera spazi di socialità e cultura, o chi semplicemente frequenta concerti e iniziative culturali.Come hanno denunciato con forza le migliaia di persone scese in piazza sabato scorso nel quartiere Trieste-Salario non è piú possibile accettare la presenza e la diffusione di ideologie e pratiche fasciste, coperte dalla destra istituzionale e favorite dalla colpevole "equidistanza" del sindaco Veltroni, del governo e delle amministrazioni locali, che hanno concesso sedi e agibilità politica, tollerando e lasciando impunite nella "democratica" città di Roma le scorribande dell'estrema destra"

IL VERO VOLTO DELLA POLIZIA E DEI FASCI E' LO STESSO..ULTIME NOTIZIE SU CAPPATO E MOSCA!

Inviato da autonomix | 27 Mag, 2007
 http://www.cybernomads.net/cn/img/1239Y.jpg
 
Mosca, Cappato: fermati mentre chiedevamo di essere difesi dalla polizia
 
L’europarlamentare radicale arrestato a Mosca assieme ad altri militanti italiani e russi del Partito Radicale Nonviolento.

Roma-Mosca, 27 maggio 2007  

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Mi trovo in una cella all’interno della camionetta della polizia. Siamo qui con alcuni militanti dei diritti civili in Russia”. Così Marco Cappato, in diretta ai microfoni di RadioRadicale, collegato di nascosto con un telefono cellulare. “Alla fine l’autorizzazione della manifestazione non era arrivata, ma noi volevamo solo consegnare una lettera al sindaco di Mosca – ha spiegato l’europarlamentare radicale - il cordone della polizia chiudeva i manifestanti senza però proteggerci da alcuni contromanifestanti che gridavano e si lanciavano contro di noi, lanciandoci oggetti, uova, pugni.

Ho personalmente visto anche alcuni di questi contromanifestanti che, prima di venire a lanciare dell’acqua, hanno parlato con i poliziotti che ci avrebbero dovuto difendere. Uno di loro ha cominciato a tirare calci ad Ottavio Marzocchi, ed è allora che ho iniziato a urlare in inglese, chiedendo perché la polizia non ci difendesse. Tempo cinque secondi e sono stato trascinato via da agenti in tenuta antisommossa.

Poco dopo lo stesso Ottavio Marzocchi, anche lui dirigente del Partito Radicale Nonviolento, funzionario del gruppo Liberale (ALDE) presso il Parlamento Europeo, è stato caricato. “Ora devo chiudere, hanno aperto il furgone”, così si è chiuso il collegamento in diretta ai microfoni di Radio Radicale.

Brescia: assalto e reazione! RILANCIARE SUBITO L'ANTIFASCISMO MILITANTE. I FASCI A TESTA IN GIU!

Inviato da autonomix | 22 Mag, 2007

 

 antifa home page

 

Nella notte tra sabato e domenica scorsi, verso le 4, una quindicina di noti fascisti e naziskin provenienti dalle zona di Ospitaletto e dalla Valle Trompia, hanno tentato di aggredire, nei pressi del locale “Easy Rider” in via Milano (notoriamente frequentato anche da molti poliziotti), alcune persone che stavano tornando a casa al termine della serata trascorsa al centro sociale autogestito Magazzino 47. Al centro sociale si era da poco concluso un concerto hardocore – che ha visto la partecipazione di molte centinaia di persone da tutta la provincia – con vari gruppi musicali di skineads antifascisti, tra i quali anche i Los
Fastidios, noti in tutta Italia per il loro impegno artistico, culturale e
politico contro il fascismo.
Non appena avuto notizia dei tentativi di aggressione dei fascisti in via Milano, dal centro sociale si è mosso per allontanare questa presenza un gruppo di una cinquantina di persone che subito, ancor prima di giungere all’altezza dell’”Easy rider”, sono state fatte segno di un fitto lancio di bottiglie di vetro da parte dei fascisti, che schierati in mezzo alla strada mostravano anche catene e fibbie di metallo. Ciononostante dopo pochi istanti gli antifascisti hanno costretto i provocatori fascisti a scappare e a rifugiarsi dietro la saracinesca abbassata dell’Easy Rider, all’interno del locale. Dopo pochi minuti gli antifascisti sono tornati a Magazzino 47.
Magazzino 47, i suoi attivisti e i suoi frequentatori assumono la piena responsabilità della risposta data alla provocazione fascista.
Denunciamo pubblicamente la gravità di questa provocazione.
Ricordiamo che già altre volte a tarda notte, negli ultimi anni, gruppi di fascisti (probabilmente gli stessi) hanno cercato di aggredire persone isolate provenienti dal centro sociale.
Facciamo inoltre notare una coincidenza: la provocazione fascista della scorsa notte, più grave delle precedenti, è avvenuta dopo che nel pomeriggio di sabato si era svolto all’imbocco di via Milano il solito odioso presidio contro gli immigrati da parte di uno sparuto gruppo di leghisti e con la presenza dell’ex ordinovista Borghezio.
Nella zona di via Milano problema sicurezza sono simili provocazioni e tentativi di intimidazione contro i moltissimi frequentatori di Magazzino 47, così come contro gli immigrati. Ieri notte abbiamo dato una risposta legittima. La nostra gioia di vivere e di lottare per i diritti sociali e di cittadinanza di tutti e tutte non si toccano. Speriamo di non dover dare altre lezioni, ancora più chiare, ai duri di comprendonio. Contro il fascismo, non un passo indietro.

“Nella misura in cui quello che conta sono i nostri desideri, noi non
chiediamo di batterci, nemmeno un sol giorno. Ma se le circostanze ci costringono a batterci, noi siamo in grado di batterci, fino in fondo.”

Genova. 19 maggio. Presidio antifascista finito in tafferugli.

Inviato da autonomix | 21 Mag, 2007

 

 

il 19 maggio si e' svolto a genova il corteo di Forza Nuova a cui hanno partecipato un centinaio di neofascisti. La manifestazione si e mossa, con due ore di ritardo, dalla sede delle merde di piazza Giusti (devastata la notte di mercoledì). Dalle 14 nei piazzali antistanti alla stazione di brignole si è radunato un gruppo di circa 100-150 militanti antifascisti. Dopo circa due ore di presidio si decide di bloccare il traffico negli incroci principali, decisamente trafficati di sabato pomeriggio. Passano ore sotto il sole caldo, con momenti di nervosismo... le Forze dell'Ordine sono presenti in tutti i colori delle loro divise e dei loro manganelli. Intorno alle 17.30 dopo una si decide di rinculare verso le vie interne e di partire con un corteo. Questo perchè i militanti antifascisti non erano numnerosi e l'idea più diffusa era di evitare uno scontro con le guardie. la finalita' del presidio era ritardare disturbare la manifestazione nazifascista, che avrebbe dovuto proprio concludersi nel luogo del concentramento degli antifa. Al momento del "rinculo" carabinieri e polizia si schierano, accerchiando quasi i manifestanti. A Freddo parte una carica. Un po' di concitazione volano bottiglie vuote, un carabiniere inciampa e riportando lievi contusioni. Il corteo indietreggia per via XX settembre. Alcuni cassonetti vengono per permettere una agevole ritirata.
Una tarantella di poco pi di mezz'ora dopo 4 ore di un presidio estenuante.
Non ci sono fermati. Ma visti i fantastici servizi fotografici fatti dalle FFOO speriamo non partano denunce. i giornali parlano di una decina di probabili denunce.

fonte adnkronos.it

GENOVA: COMIZIO FORZA NUOVA, POLIZIA RESPINGE MANIFESTANTI ESTREMA SINISTRA

Genova, 19 mag. - (Adnkronos) - Sono stati respinti dalla polizia i manifestanti di centri sociali, gruppi anarchici e altri movimenti di estrema sinistra che questa sera hanno tentato di occupare piazza della Vittoria, a Genova, dove il partito di estrema destra, Forza Nuova, aveva in programma un comizio elettorale. I giovani, una sessantina circa, erano partiti da via Cadorna, la polizia li ha obbligati a defluire in via XX Settembre. Qui hanno rovesciato dei cassonetti e lanciato sassi contro la sede del Fronte Sociale Nazionale, un'altra organizzazione di estrema destra. Un militante presente nei locali ha inveito contro i manifestanti ed e' stato accompagnato in questura per l'identificazione. I poliziotti hanno impedito ad alcuni dimostranti di malmenare un fotografo che intendeva riprenderli.

GUAI A CHI CI TOCCA. AGGRESSIONE NEONAZISTA A FANO.

Inviato da autonomix | 11 Mag, 2007
FANO - Ieri mattina all'uscita del Liceo Classico Nolfi un'attivista del Centro Sociale Autogestito Oltrefrontiera è stato vittima di una vile aggressione da parte di tre estremisti di destra.

I centri sociali lanciano la mobilitazione immediata
Guai a chi ci tocca! Fuori i fascisti da Fano!

Fano - Sabato 12 maggio, ore 17
Presidio in Piazza XX settembre




- Il comunicato stampa delCsa Oltrefrontiera

Guai a chi ci tocca!


Giovedì mattina presso il Liceo classico G.Nolfi di Fano un compagno del Centro Sociale Autogestito Oltrefrontiera è stato vigliaccamente aggredito da tre neo-nazisti. Ricordiamo che questa è la tipica metodologia di tutte le formazioni politiche fasciste, vecchie e nuove.
I responsabili sono i dirigenti scolastici che hanno permesso l’accesso all’Istituto a questi individui.
I responsabili sono gli amministratori comunali che stanno alimentando l’intolleranza e facendo crescere il livello di tensione.
I responsabili sono le forze di polizia che, non solo non stanno monitorando il territorio e stanno coprendo tutte queste manifestazioni fasciste, ma che in seguito alla suddetta aggressione hanno ritenuto colpevole di provocazione la scritta “Antifascista tolleranza zero”. Ricordiamo che l’antifascismo è un valore basilare della Costituzione: le forze dell’ordine devono farlo rispettare.

- Chiediamo l’immediata chiusura di tutti gli spazi che incitano all’intolleranza razziale, alla discriminazione sessuale e al neofascismo.
- Chiediamo la ferma condanna di questa aggressione da parte delle istituzioni.


Convochiamo un presidio in Piazza XX Settembre
sabato 12 maggio alle ore 17 per affermare che
Questa volta hanno colpito chi di tolleranza nei confronti dei fascisti ne ha zero


Centro Sociale Autogestito Oltrefrontiera
Rete dei Centri Sociali delle Marche