IL 28 E 29 MARZO 2010 NON VOTARE, NON DELEGARE, LOTTA!

Inviato da autonomix | 9 Mar, 2010

NON VOTARE, LOTTA!

Quando ti chiedono di votare, ricordati della tua disoccupazione, del tuo lavoro precario e sottopagato, del tuo quotidiano tirare a campare.
Di come muoiono ogni giorno i lavoratori nelle fabbriche, di come i politici aiutano i padroni.
Dei tagli strutturali, dei soldi che mancano sempre per i salari, le pensioni, la sanità e la scuola ma che per finanziare le guerre non mancano mai.
Degli immigrati sfruttati, imprigionati nei centri di detenzione, mandati a morire in Libia.
Di come la giustizia dello stato è sempre fortissima con i deboli e debolissima con i forti.

Dicono che votare è importante perché questa è la democrazia.
Poi, dopo le elezioni, tutto torna esattamente come prima: politicanti e padroni comandano, e tu torni alla tua vita di sacrifici.
Non delegare agli altri la gestione della tua vita!
Possiamo e dobbiamo fare a meno dei politici di professione!
Autorganizziamoci, lottiamo in prima persona, difendiamo i nostri diritti, sbarazziamoci del potere e dei parassiti in doppio petto!


NON VOTARE, LOTTA!

GAZA.. «Prodotto delle circostanze»...Sconvolgente!

Inviato da autonomix | 21 Gen, 2009
Così, dopo l’entrata in vigore della tregua, la ministra israeliana Livni definisce i 1.315 palestinesi uccisi e le devastazioni di Gaza. L’Europa: niente ricostruzione con Hamas al potere. Amnesty: tante prove dell’uso di fosforo bianco contro i civili
«Siamo stati chiusi in casa, tutto il tempo. I soldati ci urlavano di non muoverci. Tutte le volte che tentavamo di uscire in cerca di cibo, ci sparavano contro i loro razzi. È andata avanti così, per tre giorni». Salah Samuni, uno dei sopravvissuti del palazzo degli orrori di Zaitun, racconta a tutti la fine dei suoi familiari. Trenta, forse più, uccisi dalle esplosioni e dal crollo, pezzo dopo pezzo, dell’edificio bersagliato dalle truppe di Tel Aviv. Alcuni li hanno tirati fuori solo domenica, quando è scattato il cessate il fuoco. «Non siamo a conoscenza di ordini di questo tipo dati dai nostri soldati ai civili palestinesi», ha comunicato un portavoce dell’esercito israeliano, ma a Gaza si raccontano decine di queste storie.
È stato un immenso bagno di sangue che non potrà cancellare nessuna frase di cordoglio del premier Ehud Olmert, che si è detto «profondamente rammaricato» per la morte dei civili palestinesi, e ancora meno le spiegazioni del ministro degli esteri, Tzipi Livni convinta che le vittime innocenti siano state soltanto il «prodotto delle circostanze».
Gaza, dove oggi potrebbe recarsi il segretario dell’Onu Ban Ki moon, è un ammasso di macerie, da nord a sud, e i mezzi di soccorso continuano a ritrovare cadaveri di persone morte nei bombardamenti, combattenti e civili. Ieri ne sono stati contati una decina e il bilancio totale delle vittime, aggiornato di ora in ora anche per la morte in ospedale dei feriti gravi, è salito a 1.315 (5.500 i feriti). Il rischio di epidemie è alto. «In questo momento ci sono le condizioni ideali per la diffusione di malattie», ha avvertito ieri Margaret Chan del Consiglio esecutivo dell’Oms.
Dare un tetto agli sfollati, alle decine di migliaia di persone che non hanno più una casa, è l’obiettivo di molte organizzazioni umanitarie. Ma le strutture per accogliere tante persone non bastano. «Abbiamo circa 50.000 persone nei nostri centri: devono essere nutrite tutti i giorni - ha riferito Chris Gunnes, il portavoce dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assiste i profughi palestinesi -. E dopo il massiccio bombardamento del 15 gennaio, nel quale i nostri magazzini sono stati colpiti dalle bombe, non abbiamo ancora ripreso tutta la nostra capacità operativa, e questo limita le attività di sostegno alla popolazione». Sempre quel giorno venne centrato dall’artiglieria israeliana anche l’ospedale al Quds di Gaza city, provocando un incendio che costrinse il personale medico ad evacuare i pazienti.
Dopo il bombardamento, l’Unrwa denunciò l’uso di munizioni al fosforo bianco, ma Israele respinse l’accusa circolata per tutte e tre le settimane di «Piombo fuso». Ieri ricercatori di Amnesty International hanno detto di aver riscontrato prove incontestabili dell’uso massiccio di fosforo bianco in aree densamente popolate di Gaza City e in altre zone del nord della Striscia. «Abbiamo visto strade e vicoli pieni di prove dell’uso del fosforo bianco, con alcuni grumi ancora fumanti e residui di ordigni», ha dichiarato Cristopher Cobb-Smith, esperto di armamenti incaricato da Amnesty International. E mentre la popolazione di Gaza cerca di ritrovare un minimo di normalità aggirandosi tra i cumuli di macerie, Israele e Hamas si danno battaglia. Non più con le armi, ma con i proclami di vittoria.
Il movimento islamico non ha dubbi: ha vinto, perché è riuscito a resistere per tre settimane alla potente macchina bellica israeliana. Si tratta di una «vittoria di popolo», ha detto il premier Ismail Haniyeh. Hamas sostiene che i tentativi israeliani, egiziani e internazionali di impedirgli il riarmo sono destinati a fallire. Israele afferma a sua volta di aver realizzato tutti gli obiettivi dell’«operazione» e che attaccherà di nuovo di fronte a lanci di razzi.
Ma il gioco va ben oltre lo stop ai rudimentali missili palestinesi. La partita passa ora sul terreno politico e diplomatico. Si delinea infatti uno scontro su chi dovrà gestire il grande piano di ricostruzione. L’attacco israeliano ha causato la distruzione di 5.000 abitazioni e danni ad altre 17mila.
Al vertice economico di Kuwait city l’Arabia saudita ieri ha annunciato una donazione da un miliardo di dollari. Soldi che servono a lavare la coscienza sporca di Riyadh per aver fatto poco o nulla per fermare l’offensiva israeliana. La stessa funzione avranno i finanziamenti arabi, europei e americani. L’Anp di Abu Mazen, diversi paesi arabi e l’Ue s’oppongono al coinvolgimento di Hamas nella ricostruzione.
Abu Mazen rivendica questo compito nel tentativo di ristabilire la sua influenza nella Striscia, da dove le sue forze di sicurezza vennero cacciate un anno e mezzo fa. L’Ue ieri, attraverso il Commissario europeo per le Relazioni estere, Benita Ferrero-Waldner, ha messo in chiaro che i suoi aiuti non arriveranno fino a quando al governo a Gaza ci sarà Hamas e verranno stanziati solo se il presidente palestinese Abu Mazen riuscirà ad imporre nuovamente la sua autorità. Poi, nel corso della giornata, l’Ue ha precisato che potrebbe farli arrivare ad un governo di unità nazionale, dando così sostegno all’appello del premier dell’Anp Salam Fayad per la costituzione, in tempi brevi, di un governo di «riconciliazione nazionale», dove però le forze dell’Anp avrebbero il predominio.
Oggi al valico di Kerem Shalom, al punto di incontro tra Israele, Gaza e l’Egitto, sarà possibile assistere alla spettacolarizzazione dell’aiuto umanitario. Il ministro degli esteri Franco Frattini, dopo aver di fatto avallato l’offensiva israeliana con il suo carico di morti, oggi presenzierà alla consegna di un convoglio di aiuti umanitari italiani al quale partecipano con diverse iniziative la Cooperazione allo sviluppo della Farnesina, le regioni italiane e aziende private. «È il sistema paese che si muove», ha commentato il portavoce del ministero degli esteri Pasquale Ferrara.
Il governo Berlusconi però non ha alcuna intenzione di spendere somme consistenti per i palestinesi. Il primo cargo di aiuti è a spese dello Stato ma stando alle indiscrezioni in seguito saranno le regioni a farsi carico di gran parte dell’aiuto.

Israele colpisce un’altra scuola! FOTO E AGGIORNAMENTI

Inviato da autonomix | 17 Gen, 2009

Ancora una volta bombe israeliane contro scuole delle Nazioni Unite nella Striscia di Gaza. Secondo i portavoce dell’esercito con la stella di Davide, la scuola, trasformata in centro di raccolta profughi, sarebbe stata colpita per errore durante una battaglia tra i loro carri armati e i miliziani di Hamas.
Non si sa quanti siano i morti. Secondo alcune testimonianze sarebbero due, secondo altre potrebbero essere una ventina. Tra loro, certamente una donna e suo figlio piccolo.
E’ la quarta scuola gestita dall’Onu che viene bombardata dagli isrealiani da quando, ventidue giorni fa, è cominciata l’operazione Piombo Fuso. Oltre alle scuole dell’Onu, i razzi israeliani hanno colpito più volte gli ospedali, hanno distrutto il magazzino della Croce Rossa Internazionale dove erano contenute scorte di cibo e medicine per la popolazione civile, hanno devastato la sede della mezzaluna rossa, e infine hanno distrutto il palazzo dove avevano sede le principali emittenti televisive internazionali e dove lavoravano giornalisti di tutto il mondo.
La scuola colpita si trova nell’area settentrionale di Beit Lahiya. Nell’edificio colpito questa mattina si trovavano civili fuggiti dalle loro case nelle aree di al Atara e al Salatin. Dopo una notte di sporadici colpi d’arma da fuoco, riferiscono i media israeliani, l’aviazione dello stato ebraico ha ripreso i raid nella Striscia attorno alle 05.00 del mattino (ora locale). Sono stati colpiti 50 obiettivi, fra cui 16 tunnel per il contrabbando di armi, due moschee, tre bunker, otto rampe di lancio di missili e sei aree minate. Durante i combattimenti notturni un soldato israeliano è rimasto ferito.
Nella fotosequesnza che vi mostriamo, appare evidente che la scuola è stata colpita da bombe al fosforo, vietate dalle convenzioni internazionali.

Israele assassino. Fosforo bianco sulla sede Onu, bombardati ospedali

Inviato da autonomix | 15 Gen, 2009
Ancora raid nella notte. Gaza in fiamme, con colonne di fumo che si alzano qua e là nella città. La notte appena passata è stata caratterizzata da un’intensa attività bellica. Anche da parte della resistenza palestinese che ha combattuto duramente, anche con il lancio di 14 razzi verso diverse città israeliane.

E di fronte alla mattanza israeliana, nel silenzio della diplomazia internazionale, arrivano fortunatamente alcuni segnali di solidarietà. Come quello delle tante manifestazioni in tutto il mondo, come la clamorosa rottura da parte di Caracas delle relazioni diplomatiche con Israele, dopo che nei giorni scorsi il governo del presidente Chavez aveva cacciato i rappresentati israeliani dal territorio venezuelano.

E intanto le violenze israeliane continuano. Ancora notizie di armi al fosforo bianco, bombardamenti  su Gaza, Kahn Yunis e Rafah con altri 16 morti palestinesi, movimenti di carri armati verso il quartiere periferico di Gaza City. Questa mattina i tanks israeliani, con la copertura aerea di elicotteri, sono entrati nel quartiere Tal Al-Hawa. Incursioni di blindati si starebbero inoltre verificando in due altri quartieri di Gaza, Sajaiya e Zaitun. Colpita anche la Torre di Ashruq, l’edificio che ospita gli studi televisivi a Gaza City. Colpita la sede centrale della Mezza Luna Rossa e l’ospedale di Tell Al Hawa. Colpita anche, proprio poco fa (tarda mattinata), dall’artiglieria israeliana, la sede delle Nazioni Uniti, l’agenzia per i rifugiati Unrwa. E’ la seconda volta dall’inizio del conflitto: la prima aveva provocato decine di vittime, di rifugiati nelle strutture nell’Onu. Per ora si parla di tre feriti.

Reazioni del mondo politico, quello internazionale, che ha assistito dalle proprie comode poltrone al massacro di Gaza. La cancelliera Merkel e il premier inglese Gordon Brown si dicono scioccati. Il Segretario Onu Ban Ki Moon è indignato. Parole futili che si perdono nell’inferno di Gaza.

E intanto arriva una conferma. A bombardare la sede Unrwa non sono stati normali colpi d’artiglieria, o bombardamenti aerei, ma bombe al fosforo bianco. Lo afferma il sito Peacereporter, citando una intervista al portavoce dell'Unrwa Chris Gunness da Gerusalemme. "Tre tiri di artiglieria al fosforo bianco hanno raggiunto l'edificio - ha detto Gunnes - e il deposito è andato in fiamme. Tre i feriti fra il personale. Ancora una volta il lavoro degli umanitari è sotto tiro".

I nuovi ordigni usati nell’operazione Piombo fuso

Inviato da autonomix | 14 Gen, 2009

Lo aveva già denunciato nei giorni scorsi Mads Gilbert, il medico norvegese e membro dell’organizzazione umanitaria Norwac, che opera nell’ospedale di Shifa. Quelle strane ferite riportate dalle persone che vengono ricoverate sono causate da nuovi ordigni chiamati Dime (Dense inerte metal explosive).
Il professor racconta di persone che vengono portate a pezzi in ospedale, letteralmente tagliate in parti, e di conseguenze di lunga durata sui sopravvissuti.
Non è la prima volta che Israele usa questo tipo di ordigni. Era già successo nel 2006 e lo aveva denunciato un’inchiesta di Flaviano Masella e Maurizio Torrealta per RaiNews24.
"Si tratta di un involucro di carbonio che al momento dell’esplosione si frantuma in piccole schegge e nello stesso momento fa esplodere una carica che spara una lama di polvere di tungsteno caricata di energia che brucia e distrugge con un’angolatura molto precisa quello che incontra nell’arco di quattro metri", aveva rivelato l’inchiesta.
Una tecnologia che si inserisce nella nuova classe di armi “a bassa letalità”, minimizzano i danni collaterali e circoscrivono in uno spazio ristretto gli effetti letali.
Ma c’è di più. Secondo quanto afferma il Prof. Massimo Zucchetti, ingegnere nucleare, in un articolo pubblicato oggi su PeaceReporter, questi ordigni sono stati concepiti e comprati dagli Stati Uniti.

Vedi anche:
Gaza: quali armi stanno usando gli Israeliani? Intervista a Maurizio Torrealta del 17 ottobre 2006 [ audio ]
"Gaza. ferite inspiegabili e nuove armi". L’inchiesta di Flaviano Masella e Maurizio Torrealta
Il drammatico racconto di un medico impegnato negli ospedali di Gaza su Lettera 22
L’Oms traccia il quadro del disastro umanitario. Con aggiornamenti continui

TERRORISMO MADE IN ISRAEL...

Inviato da autonomix | 13 Gen, 2009
"Gaza come Hiroshima...". Se questa allusione nucleare fosse stata pronunciata dal presidente iraniano Ahmedinejad o dal capo dell'Ufficio politico di Hamas, Mesha'al, le redazioni giornalistiche sarebbero andate in fibrillazione e i nostri politici-cortigiani avrebbero gridato "al terrorista!". Ma le ha pronunciate un israeliano, e, per quanto sia un terrorista, come i suoi colleghi criminali di guerra Livni-Barak e Olmert, nessuno trova niente da eccepire.

Oggi, Avigdor Lieberman, presidente del partito fondamentalista “Israel Beitena”, ha offerto alla platea degli studenti dell’università Bar Ilan, la sua “soluzione” alla guerra nella Striscia di Gaza: "Il popolo di Israele non sarà sicuro finché Hamas governa la Striscia di Gaza. Dobbiamo proseguire la guerra fino alla sua distruzione. Dobbiamo fare esattamente ciò che fecero gli Stati Uniti d’America con il Giappone durante la Seconda guerra mondiale, così non ci sarà bisogno di occupare Gaza”.

Secondo quanto ha riportato il sito del giornale israeliano "Maariv", Liberman ha invitato a lanciare una bomba atomica contro la Striscia di Gaza, in modo da distruggerla completamente e porre fine al "problema".

NEWS DA GAZA IN DIRETTA..RAID CONTINUI

Inviato da autonomix | 3 Gen, 2009

 

 

Giornalisti come soldati, al soldo di Israele. Con questo presupposto, e con i tanti embedded, confinati in qualche lussuoso hotel insonorizzato dai crimini dell'etnocrazia israeliana, si combatte una guerra d'immagini, che stravolge la realtà. Quella che oggi ha visto ancora una volta Gaza al centro di incessanti bombardamenti. Distrutte quindici case a Gaza city. Cinque bambini sono morti uccisi dall'aviazione israeliana a al-Qarara. Bombardamenti anche a Jabalya - dove ieri sera è stata colpita una moschea - e sul campo profughi di al-Nasiriyat.

Intanto la politica del terrore di Israele continua. Con lancio di volantini in lingua araba sulle città con su scritto: «assumetevi le vostre responsabilità, o gente di Gaza. Ciò che accade è causato dal lancio di missili contro la popolazione civile israeliana dal vostro territorio. Per questo chiamate il numero di telefono e diteci da dove vengono lanciati». Inviti alla delazione, certamente tecniche di una guerra psicologica. Così anche le telefonate in arabo a migliaia di utenze palestinesi, che chiedono di indicare i luoghi di Hamas.

Ma l'atmosfera, seppur tragica, in Medioriente sta mutando. Nel giro di pochi giorni si sta assistendo alla repentina mobilitazione di centinaia di migliaia di arabi contro la politica del terrore di Isreale. E se a Tel Aviv si fanno sondaggi anche sulla guerra - in termini di consensi politici il Likud e i laburisti ne uscirebbero rinforzati, mentre Kadima perderebbe ne 4 seggi - l'intero mondo arabo, quello che Fanon chiamerebbe dei "dannati della terra", sembra stia compattandosi. E domani, proprio in Israele, a Tel Aviv, sarà al centro di una singolare "guerra delle bandiere". Il governo ha dovuto muoversi in prima persona per organizzare una contromanifestazione, con bandiere israeliane, al corteo palestinese pro-Gaza.

Un simbolo, perché domani Tel Aviv potrebbe essere il teatro di una trama ben più grande: quella dell'unione dei popoli arabi contro la violenza israeliana. E a vedere le tante manifestazioni del "venerdì di rabbia" indetto da Hamas pare proprio non sia una cosa impossibile.

Palestina: Gerusalemme e Cisgiordania
Manifestazioni in solidarietà con la popolazione di Gaza in quasi tutte le città della Cisgiordania. Secondo quanto riferisce la tv araba 'al-Jazeerà, la manifestazione più imponente si sta svolgendo a Ramallah dove, alla fine della preghiera islamica del venerdì, migliaia di persone si sono riunite nella zona denominata di al-Manara. Sostenitori di Fatah sono stati accusati dal corteo di collaborare con lo Stato ebraico. Ne è nato uno scontro fisico tra le due parti. Analoghe manifestazioni si sono svolte anche a Gerusalemme, dove ci sono stati scontri tra manifestanti palestinesi e polizia. Si sono registrati una serie di scontri nel corso delle manifestazioni di questo pomeriggio. Il più violento è quello ancora in corso presso il checkpoint Qalandia che si trova nella parte orientale di Gerusalemme, dove la sicurezza israeliana ha lanciato lacrimogeni contro i manifestanti palestinesi che rispondono con il lancio di pietre. Sono stati bruciati copertoni d'auto bloccando la strada e attaccando una stazione di polizia. Scontri tra palestinesi e militari israeliani si registrano anche nel villaggio di Belain, vicino Ramallah, ai margini dell'imponente manifestazione in corso nella città palestinese. Sparatorie tra manifestanti di Hamas e uomini della polizia palestinese sono avvenuti invece durante la manifestazione che si è svolta nella città di Hebron. Altre manifestazioni sono in corso a Nablus, Betlemme e Qalqiliya.

Marocco
Uno studente marocchino ferito nei giorni scorsi in scontri con la polizia durante una manifestazione di sostegno ai palestinesi di Gaza è morto ieri a Marrakech, nel Marocco meridionale. Secondo i giornali, il giovane, Abderrazak El Gadiri, è stato ferito alla testa domenica scorsa nei pressi della città universitaria di Marrakech. Circa 300 studenti si sono radunati stamani davanti all'obitorio dell'ospedale Ibn Tofail di Marrakech per protestare contro la morte del loro compagno, che militava in un sindacato studentesco.

Aghanistan e Pakistan
Nella città di Kabul sono alcune migliaia le persone che si sono radunate nel centro della città sotto uno striscione che mostra le immagini dei leader di Hamas per chiedere la fine dell'embargo su Gaza e la fine dei raid israeliani. Manifestazioni analoghe si stanno svolgendo nei centri minori dell'Afghanistan e anche in Pakistan. Qui la più importante è quella di Islamabad, dove nella moschea principale, in occasione della preghiera del venerdì, è stata recitata una preghiera speciale per le vittime di Gaza. Analoghe manifestazioni si registrano in queste ore anche a Rawalpindi, Quetta, Lahore, Peshawar e Karachi.

Giordania
Violenti scontri sono in corso ad Amman. La polizia ha lanciato una serie di lacrimogeni per disperdere i manifestanti, in buona parte palestinesi dei campi profughi locali, che si dirigevano verso la sede dell'ambasciata israeliana presente nella capitale del regno hashemita. I dirigenti dei movimenti islamici palestinesi in Giordania hanno più volte chiesto al governo di Amman la rottura di ogni relazione con Israele.

Egitto
Le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato una ventina di militanti dei Fratelli Musulmani al Cairo e ad Alessandria d'Egitto, ed hanno fermato centinaia di persone che si stavano radunando per una manifestazione di protesta contro l'operazione militare israeliana sulla Striscia di Gaza davanti alla moschea Al Fath, nella piazza antistante la stazione ferroviaria del Cairo. Si sono avuti anche scontri nei quali è rimasta ferita una decina di persone, compreso un ufficiale di polizia.

Turchia
Molti i manifestanti che sono scesi oggi in piazza a Istanbul, in Turchia, per manifestare contro l'offensiva militare lanciata da Israele sulla Striscia di Gaza. Tra di loro vi erano molte donne e bambini, che hanno partecipato alla preghiera islamica del venerdì. Sventolando bandiere palestinesi, i manifestanti hanno intonato slogan tipo «Israele assasino, esci dalla Palestina!» e «Governo svegliati! Proteggi la Palestina». I contestatori hanno comunque tutti condannato Israele e il supporto degli Stati Uniti per quella che hanno definito una vergogna umanitaria. Durante la protesta sono state anche bruciate bandiere americane e israeliane.

Indonesia
Si stima che siano oltre 10mila i manifestanti del Partito indonesiano di Giustizia e Prosperità scesi oggi in piazza a Giakarta per protestare contro i raid israeliani sulla Striscia di Gaza. Portando cartelli di condanna alle operazioni israeliane e in sostegno della popolazione palestinese, i manifestanti hanno attraversato la capitale indonesiana per giungere alla sede delle Nazioni Unite e dell'ambasciata americana. Al grido di «Allah Akbar», i dimostranti islamici hanno chiesto all'Onu di redigere una Risoluzione per mettere fine agli attacchi di Israele contro la popolazione palestinese e hanno chiesto agli Stati Uniti di giocare il suo ruolo dominante in Medioriente.

Iraq
La capitale irachena, Baghdad, è stata protagonista oggi di una serie di manifestazioni di solidarietà con la popolazione di Gaza. Secondo la tv iraniana 'al-Alam', quella più imponente si è tenuta fuori alla moschea Umm al-Qura, quando l'Imam Muhammad al-Jiburi, durante il sermone del venerdì islamico, ha chiamato i fedeli a marciare dopo la preghiera comunitaria e a raccogliere i fondi per la popolazione palestinese di Gaza. «Quello che sta avvenendo lì è un vero e proprio genocidio - ha tuonato dal pulpito -. Si vuole distruggere un popolo perché i bombardamenti non distinguono tra obiettivi civili e politici». Una seconda manifestazione si è tenuta davanti all'università cittadina alla quale hanno partecipato circa cinquemila studenti. Infine un'altra manifestazione si è svolta a Sadr City. Qui è stato letto un comunicato diffuso dall'Imam Moqtada al-Sadr il quale chiede «alle organizzazioni umanitarie di intervenire come possono per aiutare la popolazione di Gaza con degli aiuti. Chiediamo all'Onu di far cessare gli attacchi e di sostenere gli abitanti della striscia». Altre piccole manifestazione spontanee si sono tenute nei pressi di diverse moschee di Baghdad dove sono state anche più volte incendiate bandiere israeliane e americane.

Libano
Centinaia di manifestanti libanesi e palestinesi si sono radunati oggi nei pressi della sede dell'ambasciata egiziana a Beirut, in solidarietà della popolazione della Striscia di Gaza, da una settimana sottoposta ai raid aerei israeliani. Al grido di «Col nostro sangue, con la nostra anima, ci sacrifichiamo per te, Palestina!», i manifestanti hanno raggiunto le barriere di filo spinato, erette dalle forze di sicurezza libanesi, portando a spalla una decina di finte bare nere con su scritto: «Palestina» e «Siamo tutti gente di Gaza». I dimostranti chiedono al governo del Cairo di aprire il valico di Rafah, al confine meridionale con la Striscia, mentre altri manifestanti hanno innalzato striscioni neri su cui sono stati riportati i celebri versi del defunto poeta palestinese Mahmud Darwish: «Siamo qui, rimarremo sempre qui, perché il nostro unico obiettivo è essere».

vedi anche:
Manifestazioni in solidarietà con il popolo palestinese sono state registrate anche in Europa, a Bruxelles e Stoccolma in primis. Tanti i segnali di vicinanza e rabbia arrivati, anche dal vecchio contiente, dall'inizio dell'aggressione sionista nei confronti della Striscia di Gaza: presidi, sit-in e cortei si sono susseguiti soprattutto nell'ultima settimana, in tutt'Europa. Altri ve ne saranno nei giorni a venire, anche nel nostro paese, a partire dalla giornata di domani: corteo per la Palestina a Roma e tante altre manifestazioni di solidarietà che si svolgeranno in suo contemporanea in tante città italiane.

Catastrofe innaturale a Gaza

Inviato da autonomix | 3 Gen, 2009

Il nuovo anno è subentrato a quello vecchio con gli stessi auspici di morte e desolazione, elevati alla massima potenza distruttiva.
Mai viste così tante bombe crollare attorno a casa mia, dinnanzi al porto. Un’ esplosione a meno di 100 metri, ha scosso violentemente i 7 piani del mio palazzo, facendolo oscillare come un pendolo impazzito. Per un momento abbiamo temuto venisse giù, i vetri delle finestre sono scoppiati tutti.
Momenti di panico, ho pregato iddio che il nostro edificio fosse stato costruito con criteri antisismici, ben conscio della mia effimera illusione, Gaza poggia su di una striscia di terra che non trema. Il terremoto qui è innaturale, si chiama Israele.
Sarà per questo che i governanti occidentali, così compassionevoli e caritatevoli, lesti nel mettersi una mano sul cuore e l’altra nel portafoglio, spesso per propaganda personale, quando si tratta di versare parole e fondi in soccorso delle popolazioni colpite da catastrofe naturali, dinnanzi a questa di catastrofe innaturale, progettata a tavolino in ogni suo minimo dettaglio a Tel Aviv mesi fa, si mettono una mano dinnanzi agli occhi e all’altra a pararsi l’orecchio, e sembrano non prestare attenzione alle strazianti urla di dolore di corpi innocenti fatti a brandelli senza pietà. Disinteressarsi della costante e progressiva distruzione di moschee (e siamo già ad 8), scuole, università, ospedali, decine e decine di edifici di civili. Proseguo nella mia disperata ricerca, di quegli amici che non rispondono più al mio telefono.
Ahmed l’ho rintracciato a casa sua, una delle poche ancora in piedi, nel centro del quartiere Tal Alhawa di Gaza city, attorniata da uno scenario apocalittico che ricorda tanto il quartiere sciita di Beirut, dopo la pioggia di bombe del 2006, bombe di stessa fabbricazione e provenienza di quelle ci stanno cadendo addosso in questi giorni. Ahmed sta bene, i suoi familiari pure, ma sua madre se l’è vista davvero brutta sabato.
E’ un insegnante della scuola Balqees delle Nazioni Unite, quel giorno si è trattenuta in aula più del consueto, è stata la sua salvezza. Molti suoi studenti in attesa alla fermata dei bus, sono rimasti seppelliti dalle macerie prodotte dalle esplosioni. Una bomba è caduta sull’auto di Ahmed, una utilitaria verde pistacchio, la stessa con cui giusto la sera prima scorazzavamo in cerca di pane in una città in cui la farina viene venduta a peso d’oro. Rafiq invece alla fine l’ho rintracciato al telefono, la sua voce cavernosa sembra provenire da un pozzo senza fondo, un cunicolo di tristezza e disperazione per aver appena appreso della morte di tre dei suoi migliori amici, durante l’attacco al porto.
In uno degli ultimi caffè aperti a gaza, che riforniscono di caffeina e connessione internet, bombe ed energia elettrica permettendo, ho mostrato dallo schermo del mio laptop ad un paio di amici, amaramente sorridendo, la notizia di un morto e 382 feriti.
Non il computo delle vittime dei lanci di "razzi" Qassam su Israele di ieri, che fortunatamente non hanno fatto registrare alcun morto, ma i numeri della strage compiuta dai nostri botti di fine anno in Italia. Quelli di Hamas sono dei pivelli, ho detto ai miei amici, se credono di guerreggiare contro Israele con i loro giocattolini artigianali. Dovrebbero andare a scuola a Napoli per confezionare dei razzi veramente mortiferi, nei quartieri spagnoli si assemblano fuochi d’artificio ben più esplosivi dei qassam gazawi.
Intendiamoci, come pacifista e non violento aborro in maniera più totale e convinta qualsiasi attacco di palestinesi contro israeliani, ma quaggiù siamo stanchi di sentire la cantilena che questa strage di civili è stata innescata di Israele in risposta ai lanci dei modesti "razzi" artigianali palestinesi. Per inciso, dal 2002 sino ad oggi i qassam su Israele hanno prodotto 18 morti, qui sabato in una manciata di ore di civili morti negli ospedali ne abbiamo contati più di 250.
Chiedo conto agli avventori del caffè della tregua proposta dall’unione europea e cassata da Israele, che evidentemente possiede ampie scorte di materiale bellico nei magazzini militari da smaltire, scuotono tutti la testa.
Tregua c’è mai davvero stata, prima di questo feroce attacco su una popolazione inerme?
Solo nel mese di novembre, l’esercito israeliano ha fatto fuori ben 17 palestinesi (43 in tutto dall’inizio della..."tregua")
E ancora prima di allora, l’assedio criminale imposto a Gaza aveva prodotto più di duecento vittime fra i malati palestinesi. Malati con le carte in regola per essere ricoverati in ospedali all’estero ma impossibilitati a muoversi per la chiusura dei confini. L’assedio criminale israeliano aveva distrutto l’economia già precaria, provocando più del 60% di disoccupazione, costringendo l’80% delle famiglie palestinesi a vivere di aiuti umanitari. Aiuti che stentavano a filtrare oltre la cortina di ferro tesa da Israele attorno alla più grande prigione a cielo aperto del mondo: Gaza.
Da quel caffè alla fine abbiamo poi dovuto evacuare, e a gambe levate
E’ giunta l’ennesima telefonata di minaccia: il locale sarebbe stato bombardato entro pochi minuti.
I crimini contro l’umanità di cui si macchia Israele in queste ore non conoscono limiti, e davvero pochi paragoni.
Ieri a l campo profughi di Jabalia caccia F16 hanno lanciato missili contro un’ambulanza, sono morti un dottore, Ihab El Madhoun, e il suo infermiere di fiducia, Mohamed abu Hasira.
Per questa ragione oggi, noi, internazionali dell’ISM, abbiamo indetto una conferenza stampa dinnanzi alle telecamere di una delle televisioni palestinesi più popolari. Per informare Israele che da stanotte salteremo sulle ambulanze per dare una mano nei soccorsi, sperando che la nostra presenza, in quanto internazionali, funga da minimo deterrente a questi sanguinari crimini. Anche se Israele mostra di non aver alcuna remora in questi giorni a massacrare civili, semmai una remora l’abbia mai avuta.
A volte quando ci troviamo fa di noi i discorsi si fanno molti cupi, è probabile che alla fine di questa massiccia terrificante offensiva, qualcuno di noi andrà ad annoverare il drammatico conto dei morti, degli scomparsi.
Non ci pensiamo, andiamo avanti.
Se il mondo "civile" tace e volta ignobilmente le spalle dinnanzi a questa tragedia, noi che ci consideriamo ancora umani, membri di una sola stessa famiglia che è l’umanità intera, faremo di tutto per fermare questa emorragia, occorre far presto, è un’emergenza.

restiamo umani

Incendio in casa popolare nelle banlieus. Muoiono 3 bambini a Lione

Inviato da autonomix | 14 Dic, 2008

Momenti di tensione, centinaia di persone in strada hanno contestato il sindaco socialista


Incendio in casa popolare morti tre bambini a Lione

Il palazzo alla periferia di Lione dov'è avvenuto l'incendio

LIONE - Tre bambini dai 5 agli 8 anni, due bimbe e il loro fratellino, sono morti per un incendio nel loro appartamento di Saint Priest, alla periferia di Lione. Il padre e la nonna dei bimbi sono rimasti feriti in modo grave e sono stati ricoverati in ospedale insieme alla madre. Altri due figli della coppia, di 4 e 2 anni, sono invece rimasti illesi. Ancora sconosciute le cause dell'incendio, che si è sviluppato alle prime luci dell'alba nell'appartamento al quarto piano di una palazzina di edilizia popolare costruita negli anni '60.

La tragedia ha fatto molta impressione: centinaia di persone si sono riversate in strada sconvolte e sono scoppiate forti contestazioni poiché la coppia, con cinque figli, aveva chiesto a un ente comunale un appartamento popolare più grande che però era stato loro negato. Un ragazzo ha violentemente attaccato il sindaco socialista, Martine David, accorsa sul posto. "Siete stati voi a rifiutargli un appartamento più grande. Una famiglia con cinque bambini in tre stanze! è colpa vostra!". La signora sindaco, scortata da un assistente, se ne è andata in lacrime.

Attacco agli zapatisti

Inviato da autonomix | 3 Set, 2008
Non c'è pace per le comunità zapatiste del Chiapas. Aggressioni, minacce sparatorie, sono all'ordine del giorno. Una guerra a bassa intensità? Forse, ma pur sempre una guerra.

colonna militareI fatti. Erano le 10.30 del 29 agosto scorso quando un gruppo di militanti zapatisti stava facendo dei rilievi in un terreno da poco recuperato. La misurazione che stavano effettuando nei pressi del villaggio Sombra Baxil stava procedendo per il meglio e il lavoro poco tempo dopo era già terminato. Ma non i problemi. Quelli dovevano ancora iniziare. Non appena deciso di rimettersi in moto in direzione Olga Isabel, il municipio autonomo da cui provenivano, gli zapatisti sono stati attaccati. Uno, due, tre fino a sei colpi di arma da fuoco, dopo si è scoperto che si trattava di proiettili calibro 38, sono stati sparati in direzione degli zapatisti. E non solo quelli. Le minacce sono proseguite. Colpi di carabina calibro 22 e ancora pistole calibro 38 sono continuate mentre gli zapatisti cercavano di rientrare verso il villaggio.

Paramilitari. Le sorprese, però, non sono finite. Poco dopo essere riusciti a abbandonare la zona, gli zapatisti sono stati nuovamente aggrediti. Anche questa volta nell'imboscata sono state usate armi da fuoco. Di sicuro presenti all'agguato c'erano quattro persone in divisa militare e altre quattro vestite con una divisa totalmente nera: tutti probabilmente paramilitari legati all'Opddic (organizzazione per la difesa dei diritti degli indigeni e dei contadini). L'agguato ha causato il ferimento di un uomo di 43 anni, Mariano Guzman, che stava cercando di rientrare nel villaggio zapatista. Presente all'aggressione il leader dei paramilitari Jorge Vilchis López, che lavora nell’ufficio opere pubbliche della giunta di Chilón. Facilmente riconoscibili i suoi complici: Tomás Enzino, Juan Enzino, Alfonso Enzino, José Guzmán Pérez, Javier Jiménez Guzmán, José Alvaro, José Alfredo Pérez Vilchis, Mariano Espinoza Vilchis, José Vilchis López e César Mejía Vilchis. tutti coperti e protetti dalla forza della legge del governo federale, statale e municipale. Tutti conosciuti bene dagli zapatisti.

Dalle giunte. Dalle giunte zapatiste intanto arriva anche la notizia che il commando paramilitare prima dell'aggressione avrebbe utilizzato anche droga. Inoltre, si respinge ogni forma di violenza o aggressione e si chiede alla comunità internazionale di vigilare per quanto possibile sulle comunità zapatiste, da sempre comunità pacifiche. “Non permetteremo che un gruppo di persone armate leda la tranquillità della nostra società sparando pallottole senza motivo, senza ragione” si legge in un comunicato della Junta del Buen Gobierno di Morelia. Insomma, dal 1994 poco è cambiato in Chiapas. Le comunità zapatiste sono sempre sotto scacco e oggetto di minacce e attentati. E la comunità internazionale fa davvero poco per sensibilizzare l'opinione pubblica su quello che a tutti gli effetti è un conflitto sociale dalle proporzioni gigantesche e non un conflitto a bassa intensità.