APPELLO CANAPISA 2008

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

APPELLO

 

Il fallimento del proibizionismo sotto gli occhi di tutti. Lassunzione di sostanze che modificano la coscienza un fatto che accomuna gli esseri umani di tutti tempi, luoghi e culture. Nel corso del tempo, per alcune di queste sostanze ne stato proibito luso, dando vita a tutta una serie conflitti ai quali i governi hanno risposto con sempre maggiore repressione. Nasce cos il problema droga. Sono state promulgate leggi e istituiti imponenti apparati repressivi, per affrontare la questione a livello globale, che hanno dichiarato la guerra alla droga. Una persecuzione infame, fatta di incursioni militari, uccisioni, perquisizioni, fermi, arresti, blitz, lancio di diserbanti chimici su intere popolazioni, che bene ricordare, ha fatto nascere un reato la dove non ci sono vittime, costringendo alla clandestinit milioni di esseri umani. Mai nessuna legge ha prodotto nella storia del genere umano una quantit tale di sofferenze. Definibile come la terza guerra mondiale, perch combattuta su fronti sparsi nellintero pianeta, questa strategia planetaria conta ormai miglia di vittime e continua ad infliggere lacrime e sangue ad un numero sempre maggiore di esseri umani magari solo per aver coltivato una pianta. Queste politiche di fatto hanno creato il mercato nero delle sostanze illecite, un mercato totalmente libero nel quale possibile avere enormi profitti, e paradossalmente, nonostante i loro continui fallimenti nel ridurre il volume dei traffici e i livelli di consumo delle droghe, queste strategie non sono mai state messe seriamente in discussione, anzi sono state potenziate e rafforzate negli aspetti pi repressivi, arrivando ad essere la principale causa di carcerazione mondiale. In nome di un astratto ideale di Societ libera dalle droghe, ingenti risorse statali sono finite nella casse di apparati repressivi creati ad ok, che hanno messo in campo le loro politiche di Tolleranza Zero ed hanno contribuito, non di certo ostacolato, al rafforzamento delle criminalit organizzate, alla diffusione delle sostanze stesse e dei modi pi rischiosi di assumerle. In un regime proibizionista i rischi connessi al consumo di sostanze crescono vertiginosamente e vanno ben oltre ai rischi connessi alla sostanza in s, per esempio: impossibilit di sapere la concentrazione reale della sostanza che si crede di assumere ed il tipo stesso di sostanze con le quali stata tagliata. Molti non pensano al fatto che la merce droga una Merce Speciale, non una merce come tutte le altre, perch se unautomobile sempre unautomobile, una pistola sempre una pistola, dal produttore fino ad arrivare al consumatore, un chilo di eroina, grazie alla magia del proibizionismo, dallAfganistan allItalia diventano venti chili. Oggi, in Italia, questa ipocrita battaglia condotta da una delle normative mondiali pi dure in materia, dalla legge Fini Giovanardi sulle sostanze stupefacenti, con la quale tutte le sostanze sono state messe sullo stesso piano e i timidi tentativi di unazione di riduzione dei danni, resi gi difficili dalla precedente legge in materia (legge Iervolino-Vassalli), sono stati letteralmente travolti da unazione repressiva totale. Le conseguenze sono state la maggiore diffusione di sostanze pesanti e la trasformazione di una questione culturale, politica e sociale in una questione esclusivamente medica e penale. Questo appello ha lobiettivo non solo di far riflettere su una situazione che diventa giorno per giorno sempre pi insostenibile, di un proibizionismo che va ad alimentare piuttosto che a risolvere le problematiche che ufficialmente dichiara di voler contrastare, ma anche quello di costruire una rete sociale capace di mettere in piedi un percorso concreto, fatto di sperimentazioni pratiche, che produca un avanzamento in materia . E sempre pi urgente unopposizione sociale che si organizzi e che faccia sentire le sue ragioni e la sua voce al fine di fondare unalternativa concreta ad un tale stato di cose. Il superamento del proibizionismo non solo possibile ma diventato indispensabile. Crediamo fermamente che una riflessione sincera di tutti, insieme alla sperimentazione di pratiche di riduzione del danno, ispirate ad una cultura del consumo critico e consapevole, fondate sullinformazione, possano concretamente superare le problematiche attuali connesse al consumo di sostanze ed evitare tanti morti, principalmente causate dalla clandestinit in cui il proibizionismo costringe ad agire. Non c mai stata questa possibilit, ad un rischio ipotetico provenienti da un eventuale legalizzazione, sono stati preferiti fallimenti concreti e tangibili e le immani sofferenze causate dalla repressione. Qualcuno sta giocando con le nostre vite e sta facendo soldi sulla nostra pelle. Se in ballo la nostra libert e la nostra stessa esistenza, allora dobbiamo essere noi a condurre le danze, dobbiamo lottare affinch il diritto allautodeterminazione non rimanga lettera morta. N malati, n criminali, ma gioiosamente illegali. Autoproduzione unica soluzione.

CANAPISA 2008 MANIFESTAZIONE ANTIPROIBIZIONISTA

SABATO 31 MAGGIO - PISA

Dedicata ad Aldo Bianzino.

Venerdì 28 marzo ore 22.00 - Live @l csoa

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

MADKIN + TIRESIA

 

 

 

Rock di scena al "Cartella" di Gallico venerdì sera. Si alterneranno sul palco gallicese i TIRESIA, bastard band messinese che prende il nome dal mitico indovino cieco, e il grunge dei MADKIN, band romana innamorata della nostra terra: il loro pimo EP è stato infatti registrato presso la SALOTTINO PROD. di Locri

locandina280308

PER I COMPAGNI LIBERTA’, RAFFORZIAMO LA SOLIDARIETA’ !

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

PER I COMPAGNI LIBERTA’, RAFFORZIAMO LA SOLIDARIETA’ !

Il 27 marzo inizierà il processo politico a danno dei 17 compagni arrestati nell’operazione “Tramonto” a partire dallo scorso 12 febbraio e successivamente il 6 luglio e il 24 novembre, con l’accusa di associazione sovversiva con finalità di eversione dell’ordine democratico e banda armata. Tutti sono stati tacciati di essere dei terroristi e sbattuti come “mostri” nei giornali e sugli schemi delle televisioni, mentre giornalisti e politicanti, nel ruolo di giudici, emettevano da subito
sentenze e condanne a danno dei prigionieri.
Gli imputati di questo processo sono compagni che si sono sempre schierati in prima linea nelle lotte del movimento, come operai e delegati sindacali all’interno delle fabbriche, come studenti all’interno delle università. Sono sinceri comunisti con la volontà di lottare per una società migliore di quella attuale. Chi ha vissuto insieme a questi compagni l’ambiente del lavoro, quello dello studio o quello dell’impegno politico, oggi rivendica la loro libertà, difendendone l’identità, rendendo vano il tentativo di isolamento da parte della magistratura. È un processo politico, anche se l’accusa si ostina a sostenere il contrario, perché colpisce un’intera area politica, le idee e le pratiche di lotta che i compagni portavano avanti. Anche i continui e sistematici soprusi in carcere dimostrano l’accanimento politico verso i compagni: periodi interminabili di isolamento, trasferimenti volti ad ostacolare non solo i colloqui con i familiari ma anche lo stesso diritto alla difesa, blocco della posta, continue perquisizioni nelle celle, pessime condizioni carcerarie e per i domiciliati divieto assoluto di comunicare con l’esterno, anche semplicemente con una lettera o una telefonata. Significativo è il fatto che la sola “parte lesa” ammessa al processo sono i fascisti di Forza Nuova, che testimonieranno contro i compagni con Roberto Fiore tuttora indagato per la
strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Questo è un altro segnale della caratterizzazione politica di questo processo, che tra i suoi imputati vede anche otto militanti del C.P.O. Gramigna di Padova. Il centro popolare è stato criminalizzato e presentato alla gente come un “covo di terroristi”, una “sede di attività eversive” ma la verità è che esso negli anni ha sempre organizzato molte attività per e con la gente: concerti, feste, assemblee dei lavoratori, iniziative contro la guerra o di contro-informazione e altro ancora. Questi momenti di aggregazione, uniti alla volontà di seguire una linea politica coerente e priva di cappelli istituzionali, hanno portato il Gramigna ad essere una spina nel fianco delle giunte cittadine che, non potendo imporre il proprio controllo su questo spazio, l’hanno sempre attaccato. Proprio grazie alla determinazione di queste idee, nella sua esperienza ventennale a Padova, il Gramigna, anche dopo lo sgombero del 25 luglio scorso, ha continuato la sua lotta, a dimostrazione che non sono le mura di uno stabile a rappresentarlo ma la politica che porta avanti che si concretizza nella voglia di
libertà da questa società schiavista e sfruttatrice.
È un processo contro tutti perché nelle idee e nelle pratiche che i compagni rappresentano si identificano tanti giovani, studenti, lavoratori, donne e proletari come ha dimostrato la solidarietà che si è sviluppata in tutta Italia e in molti stati europei. In un momento di forte crisi e di difficoltà istituzionale, si vuole colpire non solo ogni realtà politica che metta in discussione questa società,
ma ormai anche solo qualsiasi voce critica verso l’attuale sistema.

È UN PROCESSO CONTRO TUTTI! MOBILITIAMOCI TUTTI!
PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ GIOVEDI’ 27 MARZO ORE 9.30
AL TRIBUNALE DI MILANO.

PARTENZA PULLMAN ORE 5.00 DA PIAZZETTA CADUTI DELLA RESISTENZA
Alle accuse di terrorismo da parte dello stato,
la risposta sarà la difesa dell’identità politica dei compagni prigionieri,
al tentativo di isolamento da parte delle istituzioni,
la risposta sarà la solidarietà che tutti esprimeremo a gran voce!

C.P.O. GRAMIGNA
17 marzo 2008

info@cpogramigna.org
www.cpogramigna.org

PROTESTE DEI SENZA CASA

Inviato da autonomix | 24 Mar, 2008
Continuano le proteste dei senza casa a Palermo


Mentre la città viene invasa dai cartelloni elettorali dove i partiti si rincorrono su vuoti slogan che invocano una astratta legalità, continuano senza sosta le proteste dei senza casa a Palermo e diventa ogni giorno piu' drammatica l'emergenza abitativa.

Palermo, 22 marzo 2008|
Oggi , in mattinata, le famiglie del comitato autorganizzato senza casa hanno nuovamente bloccato il traffico ai quattro canti di città,(come accade ormai settimanalmente) incrocio tra le due arterie pricipali della città di Palermo.

Le rivendicazioni portate avanti contro gli sfratti e per la riappropriazione del centro storico hanno incuriosito i centinaia di palermitani che ogni mattina attraversano il centro storico. Il blocco è durato qualche ora e si è concluso con un presidio sotto il comune, dove abbiamo portato la voce dei senza voce di questa città, contro un amministrazione Cammarata,che, come il governo Prodi, è da' sempre sorda ai bisogni sociali ed all'emergenza abitativa.




OGNI MERCOLEDI' DALLE 11 ALLE 13
SPORTELLO CONTRO GLI SFRATTI



OGNI LUNEDI' ORE 15 ASSEMBLEA DEL COMITATO AUTORGANIZZATO SENZA CASA
AL CENTRO SOCIALE EXKARCERE(Via Mongitore 77)


Una tre giorni da non perdere al CSOA Cartella

Inviato da autonomix | 19 Mar, 2008

 

 

e inoltre...

 

global_solidaritySabato 22 e domenica 23 il “Cartella” fa la festa alla sfiga

Supr’a na càja na firita nôva! Ancora impegnati nel sostenere la ripresa delle attività della Cooperativa Euroconfezioni, vittima di un incendio scoppiato nella notte di Natale, esprimiamo solidarietà agli amici, fratelli, compagni sempre pronti a favorire le nostre iniziative, che la scorsa settimana, al centro di Reggio e in pieno giorno, hanno subito il furto del mezzo di lavoro, con le attrezzature e gli impianti che conteneva. Al grave danno economico, si aggiunge, quindi, la difficoltà di poter continuare a lavorare.

Per sostenere questi ragazzi il c.s.o.a. “Angelina Cartella” di Gallico, Reggio Calabria, invita a partecipare alla cena sociale che si terrà sabato 22 marzo alle 21, accompagnata e seguita da proiezioni video e vino a volontà. Per prenotazioni inviare una mail a csoacartella@ecn.org Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo oppure telefonare al 3497600750. La quota di partecipazione è di €15,00.

Dj set e ballamento autoprodotto invece saranno le offerte di solidarietà del “Cartella” domenica 23 dalle 22 in poi e fino a che reggono le orecchie.

Bastano forchette e allegria per farci piastrine sulla ferita!

LA SOLIDARIETÀ NON È UN LUSSO!

Green scare: condanne e nuove inchieste

Inviato da autonomix | 13 Mar, 2008

ImageBRIANNA WATERS, accusata di diversi incendi rivendicati dall'ELF, e' stata in questi giorni condannata. La pena verra' annunciata il 30 maggio, rischia da 5 fino a 20 anni di carcere.
Incredibilmente il giudice ha deciso la sua immediata carcerazione per il pericolo di fuga e di reitarazione dei reati.
E' importante sostenere Brianna in questo momento particolarmente difficile:

Briana Waters 36432-086
FDC - Seatac
Federal Detention Center
P.O. Box 13900
Seattle, WA 98198
USA



Si apre in Michigan un nuovo procedimento di accusa per incendi targati ELF.
Ad essere accusate quattro persone: Marie Jeanette Mason, Frank Brian Ambrose, Aren Bernard Burthwick e Stephanie Lynne Fultz.
Sono accusati di cospirazione, incendio aggravato ed incendio in relazione ad un rogo vvenuto il 31 dicembre 1999 al padiglione di agricoltura del campus dell'Universita' del Michigan (MSU) e a quello del 1 gennaio 2000 riguardante attrezzature per l'abbattimento di alberi a fini commerciali presso Mesick in Michigan.
Secondo gli investigatori i quattro avrebbero cospirato per commettere l'incendio alla MSU, che poi Mason ed Ambrose avrebbero portato a termine, con il fine di distruggere le ricerche su piante geneticamente modificate finanziate dal governo federale e svolte da alcuni ricercatori della MSU. Inoltre i quattro avvrebbero pianificato la distruzione di attrezzature utilizzate per l'abbattimento di alberi (destinati al commercio di legname).
Soddisfazione viene espressa da dirigenti dell'universita' che ritengono le azioni dell'ELF un attacco diretto alla liberta' di ricerca nelle universita'.


Jeff free Luers e' stato trasferito:
Jeff Luers #13797671
CCCI
PO Box 9000
Wilsonville, OR 97070
USA

 

info su

http://veganlink.antifa.net/hp/

COSTRUIAMO UN PONTE PER LA SOLIDARIETA'

Inviato da autonomix | 13 Mar, 2008

locandina_mimmo_a_colori.jpg

 

www.csoacartella.org

www.mdtcalabria.org

www.ccaaugusto.org 

Bolzaneto: un processo nato morto

Inviato da autonomix | 13 Mar, 2008

La storia siamo noi. Questo era scritto sullo striscione che apriva l’imponente manifestazione del 17 novembre scorso a Genova. Quella di Bolzaneto è un’altra storia, una storia già finita. Anche se la sua conclusione formale si colloca nel 2009, con la prescrizione di tutti i reati grazie ai termini di modifica previsti dalla legge "ex Cirielli".
La richiesta di 76 anni di carcere per i 44 imputati - poliziotti, agenti penitenziari, medici, infermieri - attiene ai reati di abuso di ufficio, lesioni personali, falso, abuso di autorità. La nostra storia parla di torture. Il loro sistema normativo fa riferimento a trattamenti inumani e degradanti: il reato di tortura nel nostro sistema penale non esiste (e non solo nel nostro: Abu Ghrahib docet). La nostra storia ci dice che la tortura contro i prigionieri è sempre esistita, che è stata praticata negli anni ’80 nella stagione del conflitto più radicale, che verosimilmente la moltitudine di Genova metteva ancora più paura. Ci dice che lo è tuttora (qualche nome recente: Aldrovandi, Brianzino…), che è pratica periodica nelle caserme e nelle camere di sicurezza. La loro logica presuppone che si debba sapere: solo così può dispiegare sino in fondo la sua valenza deterrente. La nostra storia ci dice che sappiamo bene che mai nessun torturatore o assassino al servizio del potere ha pagato.
La loro strategia di sperimentazione della violenza a Genova - tutta Genova, non solo Bolzaneto - fu parte di una sorta di prova di guerra interna e in guerra, si sa, lo stato di diritto viene sospeso. La nostra storia ci ha lasciato la percezione che quel diritto di resistenza a nostra volta sperimentato resta paradigma ineludibile in ordine al sistematico trascinamento del conflitto sociale dentro la normativa penale.

La nostra storia è rispondere con determinazione al tentativo di paralizzare il dissenso attraverso uno strumento penale che vale secoli di galera per una manciata di manifestanti sotto processo a Genova e Cosenza mentre concede l’impunità ai veri responsabili degli orrori che hanno caratterizzato quelle giornate. Dove per responsabili non si intende qualche decina di seviziatori sadici, ma una catena di comando mai nemmeno sfiorata dalle inchieste giudiziarie: fu il ministro della giustizia Castelli a ispezionare Bolzaneto, non l’ultimo dei funzionari dell’amministrazione penitenziaria. Per tutti i nomi conosciuti la promozione a più alti incarichi, a cominciare dal capo della polizia De Gennaro, per i manifestanti che a Firenze furono caricati violentemente mentre sfioravano l’ambasciata americana sette anni di reclusione ciascuno.
La nostra storia ci dice che a poco serve inseguire una giustizia che dopo aver consentito che si facesse di noi carne da macello su di noi continua ad accanirsi quali unici responsabili di quanto avvenne nel luglio 2001. Ci dice che molto c’è da fare invece per sottrarre centinaia di noi agli effetti di questa stessa giustizia. Ci dice che dobbiamo lavorare perché niente di simile accada più. Ci dice che nel lavoro da fare c’è anche la necessità di imporre soglie certe al diritto di manifestare, di pretendere la riconoscibilità di chi effettua servizio di ordine pubblico, di continuare a ridisegnare quell’incerto confine che divide legalità e legittimità.
La storia siamo noi. La nostra storia è ancora continuare a pensare che un altro mondo è possibile.

Liberitutti

I centri sociali occupano la sede del Pd

Inviato da autonomix | 13 Mar, 2008

Fonte: Corriere on line 12.03.08

I centri sociali occupano la sede del Pd

All’esterno del loft esposto uno striscione: «Tortura al G8. Yes we can».


È durata una quarantina di minuti l’occupazione della sede del Pd a Roma da parte di una trentina di appartenenti ai centri sociali della capitale per protestare contro, ha detto un loro portavoce, la mancata presa di posizione del Partito democratico sui fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto nel corso del G8 del 2001 dopo le richieste di condanna avanzate dai pm di Genova. Dopo una quarantina di minuti, in seguito a un incontro con il responsabile della comunicazione del Pd Ermete Realacci, i giovani sono usciti dal loft.

Alla protesta, a quanto si è appreso dalla polizia, hanno partecipato in tutto una ventina di persone. Sette sono entrate nella sede del partito, le altre sono rimaste fuori in piazza Sant’Anastasia. «Volevamo che il Pd si esprimesse sulla vergogna di Bolzaneto», ha detto Stefano Zarlenga, della Rete per l’autoformazione, una delle sigle che ha partecipato alla protesta, insieme con Horus e Collettivi studenteschi. «È stata una protesta pacifica», ha aggiunto Zarlenga. All’esterno del loft del Pd è stato esposto uno striscione con scritto «Tortura al G8. Yes we can».

 

 

 

È durata una quarantina di minuti l’occupazione della sede del Pd a Roma da parte di una trentina di appartenenti ai centri sociali della capitale per protestare contro, ha detto un loro portavoce, la mancata presa di posizione del Partito democratico sui fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto nel corso del G8 del 2001 dopo le richieste di condanna avanzate dai pm di Genova. Dopo una quarantina di minuti, in seguito a un incontro con il responsabile della comunicazione del Pd Ermete Realacci, i giovani sono usciti dal loft.

Alla protesta, a quanto si è appreso dalla polizia, hanno partecipato in tutto una ventina di persone. Sette sono entrate nella sede del partito, le altre sono rimaste fuori in piazza Sant’Anastasia. «Volevamo che il Pd si esprimesse sulla vergogna di Bolzaneto», ha detto Stefano Zarlenga, della Rete per l’autoformazione, una delle sigle che ha partecipato alla protesta, insieme con Horus e Collettivi studenteschi. «È stata una protesta pacifica», ha aggiunto Zarlenga. All’esterno del loft del Pd è stato esposto uno striscione con scritto «Tortura al G8. Yes we can».

MORIRE DI PRECARIETA'

Inviato da autonomix | 13 Mar, 2008
L'inchiesta Fiom sulla condizione operaia e l'in/sicurezza sul lavoro nel nuovo ddl governativo [Interviste e materiali]


Quando la ripetitività e i ritmi pesanti tipici del fordismo si intrecciano al rischio e alla precarietà postfordiste...
|Marzo 2008|
L’inchiesta promossa dalla Fiom, presentata il 29 febbraio scorso a Torino dopo un lavoro di circa un anno, ha pochi precedenti per dimensione e dettaglio di analisi sulla condizione di lavoro. 100.000 lavoratrici e lavoratori hanno risposto, oltre 15.000 impiegati, compresi livelli elevati, oltre 3.000 migranti e più di 20.000 donne.
Secondo i curatori, i dati rappresentano in qualche modo uno spaccato della parte più strutturata e avanzata delle condizioni di lavoro. Chi è fuori dai diritti e dalle tutele della sindacalizzazione normalmente sta peggio. Da questo punto di vista si possono considerare i risultati di questa inchiesta una sorta di grande superficie emersa di una condizione di lavoro che in molte realtà sarà sicuramente peggiore.

[Ascolta l'intervista con Eliana Como, curatrice della ricerca, sulle modalità e sui risultati principali dell'inchiesta]


Dall'Introduzione di Giorgio Cremaschi al libro sintesi sull'inchiesta (vedi http://www.fiom.cgil.it/inchiesta/libro_sintesi.pdf) riportiamo la riflessione sull'intreccio tra vecchie e nuove dipendenze:

"La tendenza ideologica di fondo è quella di presentare la grande trasformazione avvenuta nell'economia e nella produzione, in un processo che avrebbe cancellato ripetitività, taylorismo, modelli autoritari di produzione e che avrebbe spostato tutto sulla flessibilità, sulla qualità, sulla partecipazione...Anche chi non nega che esistano oggi condizioni di precarietà, di sfruttamento, di perdita di identità del lavoro inaccettabili per una società civile, tende a vederli tutti come frutto del nuovo modo di lavorare, che ha cancellato il vecchio distruggendo, con il male della condizione di lavoro fordista, anche il bene dei diritti e delle tutele con essa accumulati...
Dall’inchiesta promossa dalla Fiom tutta questa impostazione viene smentita. Nel lavoro industriale di oggi, proprio in quello più competitivo e avanzato, le vecchie pratiche tayloriste fondate sulla ripetitività, sulla parcellizzazione, sulla spinta all’aumento dell’orario di lavoro, e quelle richieste dalla modifica dei ritmi produttivi, dalla diversa richiesta di qualità dei prodotti, dall’obbligo di una maggiore attenzione e partecipazione di chi lavora al processo produttivo, il vecchio e il nuovo insomma, si sovrappongono e si intrecciano. Non sparisce la vecchia condizione di lavoro, ma si trasforma con un aggravio complessivo della fatica del lavoratore e ancor più della lavoratrice, per cui la fatica che viene dal vecchio spesso si somma con lo stress, la tensione, l’insicurezza sociale prodotta dal nuovo. Da questa inchiesta non emerge soltanto il fatto – che a volte diviene spunto per retorica banale – che gli operai esistono ancora. L’elemento di verità di quest’inchiesta è, secondo noi, che attraverso la profonda ristrutturazione avvenuta in questi venti anni nel sistema industriale e nell’organizzazione del lavoro, si è affermato un modello che si sta estendendo a tutta la società, nel quale la dipendenza delle persone, la riduzione della loro autonomia reale, sono accompagnate dalla richiesta di una sempre più convinta adesione del lavoratore ai processi qualitativi dell’impresa. La somma di vecchio e nuovo, la loro contaminazione, produce così un modo di lavorare infinitamente più stressante e faticoso che nel passato... nelle fabbriche metalmeccaniche, anche nella produzione di massa, ove il permanere della catena di montaggio, anche se spezzettata e frantumata, il permanere e l’accentuarsi di mansioni parcellizzate e ripetitive, che fanno ripetere migliaia di volte al giorno lo stesso movimento, si aggiunge alla richiesta di intervento di qualità sulla produzione, sia per elevare la qualità media del manufatto, sia per rispondere alle continue esigenze di diversificazione del prodotto finale" (pag. 1-2)

In sintesi:
"Quello che qui sosteniamo è che il sistema di lavoro cosiddetto fordista e taylorista non è scomparso, ma si è riorganizzato frantumandosi e sommandosi ad altre mansioni, ad altre richieste di lavoro. In un certo senso il lavoratore che oggi opera nell’industria metalmeccanica – e noi crediamo più in generale nel sistema industriale e produttivo – subisce contemporaneamente le asprezze e le monotonie del fordismo e le pretese e i rischi del postfordismo" (p.3)


Netta la valutazione politico-sindacale che ne consegue per il rapporto tra vecchie e nuove tutele...
"Se questa tesi è vera, e tutti i dati che man mano illustreremo lo dimostrano, emerge una conclusione sindacale immediata: la proposta di uno scambio tra la riduzione delle vecchie tutele,quelle legate al modello fordista, e la costruzione di nuove, legate al nuovo modello di lavoro frantumato e flessibile, rischia di produrre una catastrofe. Questo perché ogni lavoratore ha bisogno contemporaneamente delle vecchie e di nuove tutele, se si smantellano le prime, le seconde affondano nel nulla"

... e in risposta a chi ripropone in nuove forme la politica dello scambio:
"Infine, dall’inchiesta emerge come sia priva di fondamento anche la tesi secondo la quale sia possibile scambiare una riduzione del ruolo del Contratto nazionale a favore della contrattazione aziendale, per ottenere migliori risultati complessivi. I lavoratori che hanno risposto sono quasi tutti appartenenti ad aziende sindacalizzate...Le insufficienze, i bassi
salari, le difficoltà nella condizione di lavoro, stanno quindi nella parte più sindacalmente avanzata dell’industria metalmeccanica. Immaginiamo allora tutto il resto del mondo del lavoro, che sta ancora più indietro, messo di fronte alla proposta di scambio tra livello nazionale e livello aziendale.I risultati sarebbero nulli o negativi, come dimostra la debolezza di entrambi i livelli contrattuali là ove essi sono presenti" (pag. 2)

[ascolta l'audio dell'intervista a Giorgio Cremaschi]


L'indirizzo da cui accedere all'insieme dei materiali pubblicati è:
http://www.fiom.cgil.it/inchiesta/default.htm

In particolare i dati del questionario su:
http://www.fiom.cgil.it/inchiesta/questionario_frequenze.pdf

Una sintesi sui risultati dell'inchiesta nell'articolo di Davide Orecchio da www.rassegna.it, 29 febbraio 2008 su:
http://www.rassegna.it/2008/lavoro/articoli/inchiesta_fiom.htm


Sul nostrano sistema di dis/informatsja:
Il giorno dopo la presentazione ufficiale del 29 febbraio sui quotidiani nazionali ecco i riscontri: l’Unità ha dedicato pagina 17 (!) all’inchiesta con un articolo di analisi e un commento, Liberazione la pagina 6 con due articoli e un intervento di una delegata, Il Manifesto pagina 2 e l’editoriale di prima, il Sole 24 ore articolo in taglio basso a pagina 21, il Corriere della Sera una quarantina di righe in taglio medio di pagina 30, Repubblica niente...
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L'(in)sicurezza sul lavoro:il nuovo ddl governativo

Come emerge dall'inchiesta Fiom, la condizione operaia è sempre più caratterizzata dal combinato di in/sicurezza del e sul posto di lavoro che, con la diffusione del rischio ribaltato dall'impresa al lavoratore/trice, è all'origine dello stillicidio impressionante di incidenti mortali:

> Ascolta l'audio con l'intervista a Marco, operaio Fiat Iveco Stura, sui danni prodotti dall'atteggiamento partecipativo del sindacato confederale che accetta di far transitare l'assunzione del rischio dall'impresa al lavoratore - l'esatto opposto di quanto emerge da una, ancora troppo timida, presa di parola che continua a farsi sentire, come recentemente con il no all'intesa nel referendum sul contratto metalmeccanici

> Ascolta l'audio con l'intervista a Gaetano dei Cobas sulla situazione drammatica che sta dietro gli "incidenti" come quello di Molfetta

> Ascolta l'audio con l'intervista a Franco, Cgil settore infortuni, sul decreto sicurezza lavoro varato dal governo: "la montagna ha partorito il topolino..."

INIZIATIVA DI OGGI..UNITI SI VINCE

Inviato da autonomix | 9 Mar, 2008

GUAI A CHI CI TOCCA: AREA ANTAGONISTA

Inviato da autonomix | 6 Mar, 2008
[CRASH!] La magistratura all'attacco dell'ocupazione. Guai a chi ci tocca! [Comunicato dell'Area Antagonista]

Una sentenza che pesa come un macigno quella emessa il mese scorso dal Tribunale del Riesame di Bologna per il sequestro del Laboratorio Crash! Un macigno scagliato contro tutte le esperienze, passate e presenti, di occupazione di centri sociali in Italia e contro la pratica dell'occupazione stessa. Genova, Cosenza, Firenze e ora anche Bologna, diventano teatro di un nuovo ruolo che la magistratura accoglie a sé. Un ruolo tutto politico di ridefinizione degli ambiti di agibilità del movimento, un tentativo di arginare le lotte che si sviluppano nei territori passando non solo dalla criminalizzazione di significativi segmenti passati del movimento contro la globalizzazione e la guerra, ma anche andando ad attaccare nello specifico gli stessi luoghi di produzione e riproduzione di una politica antagonista, necessariamente elementi di ingovernamentabilità dei conflitti nelle metropoli.

Una sentenza che estende nei fatti i presupposti del sequestro cautelare: prima di oggi indirizzata esclusivamente alla confisca dei beni in possesso di organizzazioni mafiose e ad abusi edilizi, ora viene reinterpretata come applicabile a tutte le lotte sociali per la riconquista di spazi autogestiti, per la produzione di cultura e socialità non mercificate, contro i percorsi di costruzione dei conflitti sociali.

All'indomani della caduta del Governo Del Sacrificio Prodi, e dell'incapacità reale della politica istituzionale di risolvere i problemi sociali è dai tribunali che si cerca di mettere ordine per la salvaguardia dello status quo. E così l'antagonismo espresso a Genova contro i governi della guerra e della devastazione economica e ambientale, con il suo respirare assieme e le sue molteplici istanze, diventa per la magistratura il pretesto per riaffermare che mai più sarà concesso di tornare ad animare le strade e le piazze delle città per affermare in modo deciso il proprio dissenso. Così il processo di Cosenza diventa punto cardine di nuovi teoremi giudiziari che trasfigurano le lotte autonome portate avanti nei territori, leggendo ovunque complotti e pianificazioni sovversive. Così a Firenze la legittima opposizione alla Guerra Permanente, le cariche ingiustificate, a nove anni di distanza vengono a forza stipate nel cassettone della storia giudiziaria sotto coltri che parlano di violenza e resistenza pluriaggravata. Così la magistratura non solo legge bene la crisi della rappresentanza politica delle istituzioni, ma se ne fa immediatamente sostituto e nuovo protagonista dal pugno di ferro.

In questo modo, nonostante la sospensione dell'esecuzione del sequestro fino all'ultimo grado di giudizio, necessariamente anche i centri sociali, come luoghi di autorganizzazione politica antagonista, ma anche come proposta alternativa e autonoma alla cultura ed alla socialità di regime, vengono messi sotto accusa. Il tentativo è chiaro: mai più in nessun luogo occupazioni, mai più luoghi altri da quelli istituzionali, mai più ambiti non immediatamente sussumibili e riciclabili nelle immediate esigenze dei palazzi del potere. Il teatrino non può crollare, lo show deve andare avanti, e per farlo bisogna creare adeguati precedenti giuridici. E va avanti mostrando, ad esempio, dietro a vetrine infarcite di lustrini l'inquietante e inaccettabile spettacolo di un Salone del Libro a Torino, autoelettosi a migliore espressione della cultura letteraria, che invita come ospite d'onore uno stato le cui istituzioni praticano politiche d'apartheid, quello d'Israele. Si riscopre palcoscenico di ammiccamenti e "miracolosi" avvicinamenti tra forze politiche che, stanche dei ruoli loro assegnati dal copione dell'alternanza, si riscoprono possibilisti su intese larghe per il sommo fine di "ridare dignità al Paese"... una dignità inevitabilmente di nuovo fondata sul sacrificio, sull'oppressione, sulla razionalizzazione del sociale a fini produttivi, sulla guerra, sull'assassinio delle libertà individuali e collettive.

In tutto ciò evidentemente i centri sociali, non hanno ruolo. E di questo, diamo atto, siamo assolutamente certi anche noi. I terreni marcati dalle lotte popolari contro le nocività e le devastazioni ambientali, l'ingovernamentabilità dei conflitti sociali, l'essere inevitabilmente dall'altra parte del fronte "interno" di questa Guerra che si vuole Permanente, la vivacità data da una riscoperta capacità di plasmare i nostri territori aldilà delle esigenze produttive, riqualificando dal basso, opponendosi alla segmentazione ed alla desertificazione sociale, combattendo la retorica del degrado e della sicurezza riportandole sul piano della soddisfazione di bisogni e desideri, ostacolando le speculazioni... questo oggi sono i centri sociali, gli spazi autogestiti a Bologna come nel resto d'Italia.

E proprio per questo crediamo che, dopo la manifestazione del 6 ottobre, si debba tornare a progettare lotte e mobilitazioni che attorno a questo sappiano ridare il segno dell'insopprimibilità degli spazi autogestiti, indipendentemente dal dove venga l'attacco. Urgente è la necessità di riaffermare come ciò che pertiene alle lotte sociali, ai loro obiettivi, non possa essere negato spingendolo a forza nelle aule dei tribunali, quando invece sono le strade, le piazze, gli spazi, le periferie delle città i nostri luoghi; e questo anche per garantire la percorribilità futura di esperienze di occupazione. Quello del sequestro cautelare sulle occupazioni, siano esse di case o di spazi, rischia di diventare un precedente giuridico molto pericoloso, che tolga di fatto la possibilità di ricorrere a tale strumento all'interno dei percorsi di lotta del movimento, che neghi alle occupazioni ogni possibilità di innescare un piano di legittimazione sociale, di rivendicazione e soddisfazione di bisogni e desideri. Anche e forse soprattutto per quanto riguarda il plausibile ricorso all'arma del sequestro per le occupazioni abitative questo provvedimento in corso rischia di divenire l'arma con cui negare la legittimità dei movimenti di lotta per la casa che nelle grandi metropoli italiane rappresentano una forza significativa e vitale ed una risposta autonoma ai propri bisogni insoddisfatti. Diventa arma per bypassare a piè pari le contraddizioni politiche poste dal movimento e di arginare a sola questione di "criminalità" la legittima rivendicazione di migliori condizioni di vita. Occorre, crediamo, riaprire tutte le contraddizioni che il nuovo assetto politico cercherà inevitabilmente di sanare per garantirci non solo la sopravvivenza, ma anche lo spazio per esprimere quella nostra capacità di essere forza vitale e prorompente negli altrimenti grigi e ristretti spazi metropolitani.

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Area Antagonista

Laboratorio Crash! - Bologna
Collettivo Universitario Autonomo - Bologna
Csoa Askatasuna - Torino
Collettivo Universitario Autonomo - Torino
Csa Murazzi - Torino
Csoa Ex Carcere - Palermo
Collettivo Universitario Autonomo - Palermo
Csa Dordoni - Cremona
Coa Transiti - Milano
Collettivo Autogestito Modenese - Modena
Csa Godzilla - Livorno
Officina Sociale Refugio - Livorno
El Chico Male - Livorno
Csoa Cartella - Reggio Calabria
Csoa Rialzo - Cosenza
Gabbiotto Infoshop - Bari
Csa Mattone Rosso - Vercelli
Università Antagonista - Pisa



Sito Internet: isole.ecn.org/baz

TUTTI AD APRILIA IL 16 MARZO

Inviato da autonomix | 6 Mar, 2008

Apprendiamo con stupore e indignazione, la notizia della decisione, presa dal Consiglio di Amministrazione di Acqualatina, di reintegrare Jean Louis Marie Pons, Raimondo Besson e Silvano Morandi nelle loro funzioni all'interno dello stesso organismo; gli incarichi sono stati accettati per "spirito di servizio" e per "proseguire nell'ottica di quanto già fatto"!

Ricordiamo che i tre, insieme a Paride Martella (ex presidente), Giansandro Rossi e Bernard Cynà (ex amministratori delegati), sono indagati per associazione a delinquere, abuso di ufficio, frode, falsità ideologica e truffa aggravata. In seguito ai loro arresti, annullati poi dal Tribunale del Riesame, si erano dimessi dagli incarichi che ricoprivano; dimissioni che Besson aveva presentato anche per la sua carica di a.d. di Sorical e per le quali è stato sostituito da Maurizio Del Re.

Come se l'inchiesta in corso della Procura di Latina non fosse mai partita, come se le denunce e le lotte della cittadinanza di Aprilia non ci fossero mai state, con il pieno appoggio della parte "pubblica" della società che gestisce l'acqua pontina, i tre tornano tranquillamente ai loro incarichi. Ma quanto è potente e arrogante la nostra cara Veolia?

Noi siamo vicini e solidali con le popolazioni di Aprilia, che da anni hanno deciso di autoridursi la bolletta per far fronte agli aumenti spropositati imposti da questi stessi personaggi, e saremo presenti nella loro città per la manifestazione nazionale del 16 marzo per la gestione pubblica e partecipata dell'acqua, non solo per ribadire il nostro NO alla privatizzazione selvaggia di questo preziosissimo bene,  ma per dimostrare anche tutto il nostro "affetto" alla Veolia che mentre ci vende la "nostra" acqua, ci avvelena con i fumi del suo inceneritore.

Comitato Reggino per il Diritto all'Acqua
Movimento per la Difesa del Territorio - Calabria

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