ORA E SEMPRE NO TAV!!

Inviato da autonomix | 12 Feb, 2008
una valle pentita? NO! UNA VALLE CHE RESISTE!

|febbraio 08 Valle di Susa| Da oltre due settimane i media hanno iniziato a tessere una campagna dis-informativa sulla Valle di Susa come non accadeva da tempo. Prendendo spunto da un lavoro orchestrato dalla lobby del tav e da patetiche forme di ri-aggancio della politica istituzionale, coadiuvata dall'ingenuità (si spera) di alcuni sindaci della valle, abbiamo assistito a titoli dei tg e dei giornali del genere "i no tav pentiti" "dalle barricate al si tav per il lavoro", "è l'ora del dialogo i no tav cambiano idea" ecc... Tutto nasce da un consiglio comunale che si è tenuto a Susa poche settimane fa dove la minoranza, interprete del malcontento di qualche imprenditore, ha convocato il consiglio per parlare di lavoro e tav, o meglio di quanto non lavoro sta generando il movimento no tav. Operazione di bassa lega ma graffiante. Dopo qualche giorno oltre a riprendere il consiglio alcuni media, nella fattispecie il tg5, confezionano un servizio che spiega attraverso le interviste mirate, di come non ci siano più no tav in Valle di Susa. Poi si arriva al Corriere della sera che entra nel dibattito intervistando alcuni sindaci e il presidente della comuntà montana A.Ferrentino che sinceramente dichiarano oggi di non voler più scendere in piazza, di preferire i tavoli del governo e dell'osservatorio, di aver commesso errori al pari del governo precedente. Salvo poi capovolgere la situazione giorni dopo dalle colonne di Liberazione dove Ferrentino torna barricadero. MIstero della politica.

Sta di fatto che un lavoro in piedi cìè e in molti ci partecipano. E il movimento? Sta a guardare? Al contrario! Con due iniziative il movimento alza la voce e lo fa prendendosi visibilità. Innanzitutto convocando un presidio in contemporanea al tavolo politico di palazzo chigi di mercoled'13 febbraio, dove una delegazione di amministratori andrà a incontrare il governo (quale?), e come vuole la tradizione in piazza a Condove i "Galli" si prepaparano; e l'altra lanciando la campagna" compra un posto in prima fila", una sottoscrizione popolare utile a divenire proprietari (tutti insieme) dei terreni di Chiomonte (la Colombera) che secondo il tracciato presentato in sede europea dovrebber essere poi espropriati per costruire il megatunnel.

Il movimento così agisce e reagisce, come sempre, tornando a muovere la differenza e la contrapposizione, dimostrandosi radicato e radicale, aspettando le elezioni dopo aver visto passare l'ennesimo govewrno di turno senza impiantare un cantiere.

(pubblichiamo in coda i due articoli citati)

|INIZIATIVE|

13 Febbraio 2008
NO TAV Condove Valle di Susa presidio in concomitanza con il tavolo politico di Roma
,

MERCOLEDI' 13 FEBBRAIO DALLE ORE 17 IN POI TUTTI A CONDOVE IN PIAZZA MARTIRI DELLA LIBERTA'IN COLLEGAMENTO CON ROMA

NO TAV: PARTE LA CAMPAGNA "COMPRA UN POSTO IN PRIMA FILA!"

|MATERIALI|

>>>AAA, vendesi terreno No Tav (da la stampa)

 

>>> DA IL CORRIERE DELLA SERA

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-02-04 num: - pag: 1
autore: di ALESSANDRA MANGIAROTTI categoria: REDAZIONALE
Val di Susa Il pentimento dei no-Tav: ci porta lavoro
SUSA — Due anni dopo i blocchi stradali e le barricate, i no-Tav si pentono: «Non marciamo più, quel Treno porta lavoro». PAGINA 25
Val di Susa L'ex capopopolo Ferrentino: è finito il tempo di urlare «Quel treno ci porta lavoro» Ora i no-Tav si pentono. Sindaci, commercianti, casalinghe: non marciamo più

DAL NOSTRO INVIATO

SUSA — Sala consiliare del Comune di Susa, la sorpresa: «Mi chiamo Patrizia Ferrarini, sono un'albergatrice, voglio la Torino-Lione e vi dico il perché: ci porterà lavoro». Qualche centinaio di metri più in là, bar della piazza, lo stupore: «Sono Lella, ho 41 anni, ho marciato contro l'alta velocità, ma oggi non lo farei più: troppe strumentalizzazioni, ora voglio capire». Ancora due passi verso la Dora, edicola sul ponte, la meraviglia: «Sono Lucia, Lucia Barbaro, ho 55 anni, e anch'io ho manifestato ("distribuiva pure il tè caldo", sorride Luca, il figlio), ma ora credo che della Tav abbiamo bisogno».
Benvenuti nella Val di Susa due anni dopo la fase barricadera della protesta no-Tav. Nella Val di Susa dove la crisi di governo spacca. Divide. Con da una parte i duri e puri che brindano al «dio Mastella»: «Un altro governo che non porta a casa la Torino-Lione». E dall'altra un popolo variegato di «sì», «se», e «no» Tav che guarda a Roma con preoccupazione: «Qui rischiamo di dover ricominciare daccapo». Un popolo fatto di sindaci, commercianti e imprenditori sì-Tav usciti allo scoperto. Ma soprattutto di valsusini che oggi non marcerebbero più perché hanno cambiato idea (pochi) o perché un'idea precisa devono ancora farsela (i più). «Figli del dialogo», per dirla come Luigi Bobbio, professore di Scienza politica dell'Università di Torino. Che spiega: «Finito il muro contro muro si inizia a disegnare insieme una strada condivisa ».
Antonio Ferrentino è stato il sindaco capopopolo nell'autunno caldo della protesta no-Tav. Oggi è uno dei più accaniti sostenitori dell'osservatorio tecnico (con all'attivo il più alto numero di gomme d'auto tagliate): «Anch'io non scenderei più in piazza. E centinaia di persone me lo vengono a dire: "ho marciato, ora non marcerei"». Il perché? «E' finito il tempo di urlare moriremo tutti d'amianto (le cose

sbagliate le ha dette il governo, le abbiamo dette noi), ora si parla di ragioni vere e priorità. Non possiamo condannare la valle alla marginalità». Priorità, vale a dire: «Il potenziamento della linea, il nodo di Torino». E il maxi-tunnel? «Non è prioritario, ma se servirà se ne discuterà. Un referendum che non riduca il tutto a no-Tav sì-Tav ci riserverebbe sorprese». Parole sante anche per il sindaco di Venaus Nilo Durbiano: «Quel tunnel oggi continua a non servire, nemmeno se sbuca a Chiomonte. Ma non mi sento di dire che tra 30 anni sarà così.
E la strada per capirlo non è più la piazza». «Anche perché la piazza è stata troppo radicalizzata, ha accolto tutti i no d'Italia e le famiglie non ci si riconoscono più. Io ho marciato e non lo rifarei. Semmai penso a un progetto di rilancio della valle», aggiunge il sindaco di Chiomonte, il berlusconiano Renzo Pinard.
Nel partito dei «convertiti al sì senza se e ma» c'è Gianluca Ibba, immobiliarista. «Se ho marciato? Certo, c'era tutta la valle. Troppe strumentalizzazioni, poi ho deciso da me». Leonardo, 52 anni, una stazione Tamoil sulla statale 24, si definisce ora un sì-Tav con qualche «ma»: «Bisogna pensare al futuro dei figli, certo, ma anche a farli mangiare». Carlo Gottero, 60 anni, vivaista di Rivoli e assessore all'Agricoltura della bassa-valle si presenta invece come «no-Tav che vuole negoziare»: «E' il momento del tavolo, non della piazza». Anche se qualcuno, a dire il vero, alla piazza ci pensa. E' Rodolfo Greco, 54 anni, della Cgil-Fillea. «Marceremo con la nostra bandiera: sì al lavoro in Val di Susa», anticipa snocciolando i numeri delle sue ragioni: «386 disoccupati a Susa, più altri 27 della Italcoge; 2.861 nel comprensorio ». «Sono tanti quelli che alla Tav iniziano a pensarci ». E alcuni, a dire il vero, ci hanno sempre pensato. Solo che ora lo dicono apertamente: commercianti, artigiani, imprenditori. Uno per tutti, il presidente dell'Ascom Marco Cossa: «Quelle barricate ci hanno fatto male. La Tav invece può farci bene, e non solo grazie ai suoi cantieri».
Il riferimento è al piano strategico che dovrebbe essere messo a punto dall'osservatorio tecnico. Con la crisi di governo il tavolo politico è stato rinviato, il mandato pure. «Un piano di sviluppo socio-economico dove la Tav è solo uno degli elementi» spiega il presidente dell'osservatorio Mario Virano. Con due scenari che potrebbero essere presentati per l'estate e poi sottoposti a referendum: «La valle, da Settimo al confine, con o senza la nuova linea».Alessandra Mangiarotti

>>DA LIBERAZIONE

Il leader dei NoTav smentisce il Corriere della sera - Ferrentino: «In Valsusa nessun cantiere. Mai»
La struttura che determina le sovrastrutture. L'analisi marxista applicata alla questione Tav in val Susa significa che la crisi economica sta determinando un radicale cambio di atteggiamento degli oppositori al super treno? Questo si potrebbe evincere dopo un articolo apparso ieri sul Corriere della Sera che racconta di conversioni in corso che nemmeno san Paolo. L'economia di valle ristagna, avanti con il cemento della megaopera. A dirlo sarebbero un po' tutti, perfino gente che una volta si mise sulle barricate. In testa all'esercito dei convertiti, sempre secondo il Corriere, nientemeno che Antonio Ferrentino.

Secondo il Corriere della Sera in val Susa sono diventati quasi tutti sostenitori del progetto tav... lei per primo

Quella della giornalista è una ricostruzione falsa ed artificiosa che non rispecchia assolutamente la mia idea e quella della valle. Non c'è stata alcune conversione. Siamo totalmente contrari all'apertura di qualsiasi cantiere, anche piccolo. Siamo disponibili a discutere se fare il Tav non come...

A che punto è il lavoro dell'osservatorio?
L'osservatorio ha prodotto dei buoni risultati ed il suo lavoro deve proseguire. Al momento attuale tutti coloro che sono seduti al tavolo riconoscono che non esiste nessuna necessità di una infrastruttura come il Tav. La linea attuale è sfruttata al 25% della sua potenzialità. Tutti siamo disponibile a potenziare la fruizione dell'attuale ferrovia, tenendo conto che i veri nodi strategici sono a Torino e a Chambery.

Il ministro Di Pietro ha parlato di uso della forza per far rispettare la volontà dello Stato...
Parole dette sicuramente in un momento di stanchezza. Non è pensabile che un ministro pensi di imporre manu militari un'infrastruttura che un'intera popolazione rifiuta. E' necessario continuare con il confronto evitando sparate buone solo per i titoli dei giornali.

Quale influenza ha la caduta del governo sulla vicenda Tav?
Penso nessuna. Spero che l'osservatorio continui il suo lavoro. Fino a questo momento si è rivelato uno strumento prezioso per comprendere molti aspetti che erano stati valutati superficialmente.

Se vince Berlusconi tornerà la repressione poliziesca in Val Susa?
Non credo. La lezione dell'autunno 2005 è stata salutare. Una eventuale militarizzazione del territorio come allora non farebbe altro che produrre sollevazioni popolari. Anche qualora tornassero ministri alla Lunardi sicuramente non attuerebbero strategie così scriteriate.

Domanda secca: nel 2020 viaggeremo in Val Susa attraverso una galleria?
Sicuramente viaggeremo in galleria, utilizzeremo quella già oggi esistente. Sulla linea storica oggi transitano settantaquattro treni mentre potrebbero passarne oltre duecentoventi. Il problema è politico non infrastrutturale. Se si vuole un vero trasferimento modale delle merci qualche governo dovrà scontrarsi con la lobby degli autotrasportatori che già adesso è sul piede di guerra per altri motivi. Non sarà un percorso semplice.

Ha ricevuto proposte dal Pd in questo giorni?
Assolutamente no, anche perché io mi riconosco nella sinistra arcobaleno.

Se le chiedessero di candidarsi alle prossime elezioni politiche?
Valuterei la proposta.

Se andiamo alle elezioni ti aspetti di nuovo una sinistra di governo o una di opposizione? E in ogni caso è meglio una sinistra unita?
Anche in caso di sconfitta è bene che la sinistra rimanga unita, in tutte le sue componenti. Non condivido l'affondo di Veltroni che prevede un partito Democratico che corre da solo, sarebbe un indebolimento drammatico. Sono sicuro che una sinistra unita sia capace di fare gli interessi del paese anche se sta all'opposizione.

da liberazione
Maurizio Pagliassotti
Torino
05/02/2008

PRESIDIO PERMANENTE NO DISCARICHE :16 febbraio a Grottaglie

Inviato da autonomix | 10 Feb, 2008

logogrottaglieA tutti i presidi, a tutti i comitati in lotta, a tutte le persone di buona volontà,

vi scriviamo perché la nostra situazione si sta aggravando. Come sta accadendo per molti di Voi, anche il Presidio Permanente No Discariche di Grottaglie-San Marzano di San Giuseppe (Taranto) è ora oggetto di una vera e propria persecuzione giudiziaria (come sta accadendo per i No Dal Molin di Vicenza, tra gli altri) e di una sistematica campagna denigratoria che trova facile sponda nella stampa (come ad esempio per i No Tav della Val di Susa ma anche per tantissimi altri).

I fatti: dopo aver presidiato per oltre quattro mesi davanti ai cancelli di una enorme discarica che ora si vorrebbe addirittura ampliare, abbiamo ottenuto la possibilità di essere ascoltati dalla conferenza dei servizi sull'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale).

Grazie alle nostre osservazioni tecniche, depositate agli atti, è emerso che la già pronta nuova discarica (la 73esima nella provincia di Taranto) sorge su una conduttura dell'Acquedotto Pugliese.

Rifiuti speciali accanto ad acqua potabile. Ci vogliono avvelenare anche l'acqua. La conduttura era scomparsa dalla documentazione presentata dalle Istituzioni.
Inoltre, l'Acquedotto Pugliese non è mai stato interpellato al riguardo. Col precedente di Ortanova, l'apertura di questo nuovo pozzo di veleni in provincia di Taranto è finalmente in bilico. L'acquedotto si aggiunge ai vincoli paesaggistici e archeologici, e diventa un ostacolo per chi vorrebbe aggiungere inquinamento ad inquinamento in una zona di vigneti, di masserie, di un santuario rupestre del XII sec., e a due passi da una casa famiglia per orfani diversamente abili.

Denigrazioni e attacchi ne avevamo già subiti. Ma ora la posta si è alzata. E ci siamo ritrovati ad essere accusati di qualcosa che non abbiamo mai commesso. Il sindaco di Grottaglie sostiene di essere stato aggredito all'uscita dall'assessorato regionale. Cosa non vera. Le Forze dell'Ordine presenti sarebbero infatti intervenute per fermare gli aggressori e i cameramen dei tiggì locali avrebbero filmato la vicenda. Invece, niente ditutto ciò. Il caso è stato montato a freddo, dopo qualche ora. E quotidianamente, a mezzo stampa, il caso inesistente si gonfia. I politici coinvolti in questo lucroso affare si scambiano messaggi di solidarietà dalle colonne dei giornali. E sono partite già le prime denunce. Articolo 414 del Codice Penale. Il reato ipotizzato è istigazione a delinquere. In tutto in aggiunta a sanzioni amministrative che stanno arrivando ai presidianti a profusione. Noi, che difendiamo il nostro futuro e la democrazia in questa terra avvelenata dall'inquinamento e dal malaffare.

Quello appena descritto è solo l'ultimo atto in ordine di tempo.

Con giornali e denunce, stanno cercando di mettere a tacere il nostro dissenso. Ma non ci riusciranno.

Inoltre volevamo esprimere la nostra assoluta solidarietà a Cinzia, Olol, Francesco e Marco del Presidio No Dal Molin di Vicenza.

Per questi motivi, Sabato 16 Febbraio, faremo una grande manifestazione a Grottaglie contro la criminalizzazione delle lotte territoriali.

10.000 a Roma per il No-Vat day

Inviato da autonomix | 10 Feb, 2008
MOVIMENTO 10.000 a Roma per il No-Vat day


|9 febbraio 2008|
E' partito da Piazzale Ostiense il corteo No vat, organizzato dal movimento facciamobreccia. Il corteo è stato aperto proprio da una delegazione nazionale del coordinamento, seguito da uno spezzone di femministe e lesbiche. Lo striscione di apertura recitava, "Facciamo breccia: laicità, autodeterminazione, antifascismo, liberazione, cittadinanza". Lesbiche, gay, trans, ma anche singole soggettività, studenti e studentesse, Cobas, tutti in piazza per ribadire i valori della laicità dello stato e della vita, per l'autodeterminazione delle donne, in difesa del diritto all'aborto e della legge 194, ma non solo.
Una manifestazione che ha voluto denunciare le continue ingerenze dello Stato Pontificio nei confronti dello stato italiano dai noti e continui attacchi all'autodeterminazione delle donne: la legge 194 sull'aborto e la legge 40 sulla procreazione assistita, i professori di religione e i finanziamenti alle scuole private cattoliche, l'accanimento terapeutico con la scusa di salvaguardare la vita.

Le 10.000 persone stimate dagli organizzatori, che oggi hanno sfilato per le strade e le piazze della capitale, venivano da tutt'Italia. Pullman sono stati organizzati da Bari, Firenze, Bologna, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Prato, Verona e Torino.
Presenti anche delegazioni internazionali, convogliate a Roma per un incontro della rete internazionale contro l’omofobia, Red por el descontro sexual y di genero, al quale partecipano attivisti francesi, spagnoli, portoghesi, greci e libanesi. Gli incontri, che sono iniziati oggi, si sono tenuti alla Sapienza e continueranno domani al Forte prenestino.
Per la prima volta, una manifestazione No Vat si è tenuta contemporaneamente anche a Londra, partendo dall’Istituto di cultura italiana per poi concludersi all’ambasciata.

In via teatro Marcello, davanti alla scalinata che porta al Campidoglio, la polizia ha ripetutamente provocato il corteo, impedendo ai manifestanti di fare fotografie. Verso la conclusione del corteo ci sono invece stati momenti di contestazione di fronte alla sede dell'UDEUR, individuato da* manifestanti come soggetto politico perticolarmente attivo nel farsi avanguardia del Vaticano dentro le aule parlamentari.
Nonostante l'alta affluenza si registra un sostanziale silenzio dei media ufficiali nei confronti della manifestazione

>> Ascolta le interviste dalla piazza romana realizzate da RadiOndadUrto


Per maggiori info e materiali di approfondimento visita:


Sito Internet: www.facciamobreccia.org

Torino - Comunicato “La Boccia Squat”

Inviato da autonomix | 10 Feb, 2008

Nell’articolo di sabato 9 Gennaio 2008 sulla rioccupazione del Circolo Leotta ribattezzato dagli occupanti –La Boccia- il cronista En.Rom fingendo di citare l’animatore del Circolo Francesco Leotta scrive: .
Peccato che gli occupanti per correttezza avessero cercato il fondatore e trentennale animatore e gli avessero chiesto l’assenso a riattivare il circolo. Assenso concesso insieme all’utilizzo delle attrezzature in dotazione rimaste dentro dopo lo sgombero.
Inoltre il giorno stesso dell’uscita dell’articolo che riporta questo clamoroso falso Leotta si è incontrato per ben 2 volte con gli occupanti.
Singolare atteggiamento per uno che, secondo i fascisti bugiardi di Torino Cronaca, afferma .

La Boccia Squat

La Boccia Squat
Via Giacomo Medici, 121
quartiere Parella
Torino

--
Nuovo sito TuttoSquat
http://tuttosquat.net/

Tutti i Venerdì
Dopo le 17:00
Ascolta TUTTOSQUAT

Il Giornale Malandrino degli Squatters di Torino in radio &
on web
http://www.radioblackout.org/streaming/
Per Torino & Provincia
105.250 fm

FENIX!
OSSERVATORIO ASTRONOMICO CONTRO LA REPRESSIONE
http://www.inventati.org/fenix/links.php

Crash! sotto Sequestro

Inviato da autonomix | 8 Feb, 2008
[Crash! sotto Sequestro] La magistratura all'attacco delle occupazioni!


Martedì 5 Febbraio c'è stata la pronuncia del Tribunale del Riesame che accoglie l'infame richiesta di sequestro dell'edificio occupato da Crash! durante la manifestazione contro le politiche securitarie e per gli spazi sociali del 6 Ottobre a Bologna. Il Tribunale andando in controtendenza alla sentenza del gip che non aveva accolto la richiesta della procura, va a riscrivere con un atto tutto politico un percorso di lotta di riappropriazione di spazi che ormai nel capoluogo emiliano dura da anni. Nonostante l'impossibilità a procedere allo sgombero voluta dallo stesso giudice che ha dichiarato che è necessario aspettare lo scadere dei termini per un ricorso in cassazione. Decisione anche questa che comunque resta carica di volontà politica a prendere tempo e non far agitare troppo le acque dei movimenti in questo momento delicato. La risposta del Centro Sociale è che se da un lato andranno avanti con l'iter giudiziario portando il ricorso in cassazione, per evitare di dare adito ad un precedente che potrebbe ritorcersi contro tutti i movimenti di lotta e spazi sociali, dall'altro c'è la volontà di ricostruire lotte e mobilitazioni sul terreno proprio dei movimenti che non stanno nelle aule dei tribunali ma nelle strade e nelle piazze.



Comunicato del Laboratorio Crash! sulla sentenza del Tribunale del Riesame

"Tu credi nel destino Neo? No!
Non mi piace l'idea di non poter gestire la mia vita".
(da Matrix)

Una sentenza che pesa come un macigno quella emessa ieri dal Tribunale del Riesame di Bologna per il sequestro del Laboratorio Crash! Un macigno scagliato contro tutte le esperienze, passate e presenti, di occupazione di centri sociali in Italia e contro la pratica dell'occupazione stessa. Genova, Cosenza, Firenze e ora anche Bologna, diventano teatro di un nuovo ruolo che la magistratura accoglie a sé. Un ruolo tutto politico di ridefinizione degli ambiti di agibilità del movimento, un tentativo di arginare le lotte che si sviluppano nei territori passando non solo dalla criminalizzazione di significativi segmenti passati del movimento contro la globalizzazione e la guerra, ma anche andando ad attaccare nello specifico gli stessi luoghi di produzione e riproduzione di una politica antagonista, necessariamente elementi di ingovernabilità dei conflitti nelle
metropoli.

Una sentenza che estende nei fatti i presupposti del sequestro cautelare: prima di oggi indirizzata esclusivamente alla confisca dei beni in possesso di organizzazioni mafiose e ad abusi edilizi, ora viene reinterpretata come applicabile a tutte le lotte sociali per la riconquista di spazi autogestiti, per la produzione di cultura e socialità non mercificate, contro i percorsi di costruzione dei conflitti sociali.

All'indomani della caduta, del Governo Del Sacrificio Prodi, e dell'incapacità reale della politica istituzionale di risolvere i problemi sociali è dai tribunali che si cerca di mettere ordine per la salvaguardia dello status quo.  E così l'antagonismo espresso a Genova contro i governi della guerra e della devastazione economica e ambientale, con il suo respirare assieme e le sue molteplici istanze, diventa per la magistratura il pretesto per riaffermare che mai più sarà concesso di tornare ad animare le strade e
le piazze delle città per affermare in modo deciso il proprio dissenso. Così il processo di Cosenza diventa punto cardine di nuovi teoremi giudiziari che trasfigurano le lotte autonome portate avanti nei territori, leggendo ovunque complotti e pianificazioni sovversive. Così a Firenze la legittima opposizione alla Guerra Permanente, le cariche ingiustificate, a nove anni di distanza vengono a forza stipate nel cassettone della storia giudiziaria sotto coltri che parlano di violenza e resistenza pluriaggravata. Così la magistratura non solo legge bene la crisi della rappresentanza politica delle istituzioni, ma se ne fa immediatamente sostituto e nuovo protagonista dal pugno di ferro.

In questo modo, nonostante la sospensione dell'esecuzione del sequestro fino all'ultimo grado di giudizio, necessariamente anche i centri sociali, come luoghi di autorganizzazione politica antagonista, ma anche come proposta alternativa e autonoma alla cultura ed alla socialità di regime  vengono messi sotto accusa. Il tentativo è chiaro: mai più in nessun luogo occupazioni, mai più luoghi altri da quelli istituzionali, mai più ambiti non immediatamente sussumibili e riciclabili nelle immediate esigenze dei palazzi del potere. Il teatrino non può crollare, lo show deve andare avanti, e per farlo bisogna creare adeguati precedenti giuridici. E va avanti mostrando, ad esempio, dietro a vetrine infarcite di lustrini l'inquietante e inaccettabile spettacolo di un Salone del Libro a Torino, autoelettosi a migliore espressione della cultura letteraria, che invita come ospite d'onore esponenti di un governo genocida e d'apartheid come quello d'Israele. Prosegue dietro i falsi, e per dirla tutta, scarsi scandali suscitati dalle mostrine naziste dell'Afrika Korps di Rommel sui veicoli delle forze armate italiane impegnate all'estero nelle "missioni di pace" rifinanziate dal decaduto governo. Si riscopre palcoscenico di ammiccamenti e "miracolosi" avvicinamenti tra forze politiche che, stanche dei ruoli loro assegnati dal copione dell'alternanza, si riscoprono possibilisti su intese larghe per il sommo fine di "ridare dignità al Paese"... una dignità inevitabilmente di nuovo fondata sul sacrificio, sull'oppressione, sulla razionalizzazione del sociale a fini produttivi, sulla guerra, sull'assassinio delle libertà individuali e collettive.

In tutto ciò evidentemente i centri sociali, non hanno ruolo. E di questo, diamo atto, siamo assolutamente certi anche noi. I terreni marcati dalle lotte popolari contro le nocività e le devastazioni ambientali, l'ingovernamentabilità dei conflitti sociali, l'essere inevitabilmente dall'altra parte del fronte "interno" di questa Guerra che si vuole Permanente, la vivacità data da una riscoperta capacità di plasmare i nostri territori aldilà delle esigenze produttive, riqualificando dal basso, opponendosi alla segmentazione ed alla desertificazione sociale, combattendo la retorica del degrado e della sicurezza riportandole sul piano della soddisfazione di bisogni e desideri, ostacolando le speculazioni... questo oggi sono i centri sociali, gli spazi autogestiti a Bologna come nel resto d'Italia.

E proprio per questo crediamo che, dopo la manifestazione del 6 ottobre, si debba tornare a progettare lotte e mobilitazioni che attorno a questo sappiano ridare il segno dell'insopprimibilità degli spazi autogestiti, indipendentemente dal dove venga l'attacco. Urgente è la necessità di riaffermare come ciò che pertiene alle lotte sociali, ai loro obiettivi, non possa essere negato spingendolo a forza nelle aule dei tribunali, quando invece sono le strade, le piazze, gli spazi, le periferie delle città i nostri luoghi; e questo anche per garantire la percorribilità futura di esperienze di occupazione. Occorre, crediamo, riaprire tutte le contraddizioni che il nuovo assetto politico cercherà inevitabilmente di sanare per garantirci non solo la sopravvivenza, ma anche lo spazio per esprimere quella nostra capacità di essere forza vitale e prorompente negli altrimenti grigi e ristretti spazi metropolitani.


Laboratorio Crash!


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ROMPIAMO IL SILENZIO! 9 febbraio BOLOGNA

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008

http://www.informa-azione.info/files/Manifesto_50x70_01.jpg

 

 Contro una sicurezza fatta di morti sul lavoro,
di violenza poliziesca,
di guerra contro popolazioni inermi,
di deportazioni di immigrati e propaganda razzista,
di repressione spietata del dissenso e del "diverso".

Un’occasione importante per riportare
la “questione sicurezza” nei suoi termini reali.

Una possibilità di riaffermare con forza
la volontà di difendere gli spazi in cui agire e il dissenso
messi pesantemente in discussione
dalla repressione delle istituzioni.



A Bologna 5 compagni da oltre tre mesi sono in carcere, in uno stato di detenzione aggravato dall’elevato indice di vigilanza (EIV) e dalla censura sulla corrispondenza, per aver cercato di opporsi a un TSO in una piazza del centro; altri due stanno scontando pene da 10 mesi, non ancora definitive, per una scritta sui muri del centro fatta in solidarietà con gli altri arrestati.

E questi sono solo gli ultimi di un lungo elenco di episodi che nei mesi recenti hanno segnato la fitta “cronaca repressiva” bolognese.

La città è satura di divieti e il centro storico è ormai massicciamente presidiato da polizia e vigili urbani. Vengono sgomberate case e spazi sociali, demoliti con le ruspe gli accampamenti e le baracche dei nomadi, criminalizzate tutte le forme di dissenso politico e sociale.

Tutto ciò in nome della “sicurezza” e della lotta al degrado, ritornelli che da tempo riempiono le prime pagine dei giornali con l’effetto, e lo scopo, di aumentare artificialmente il senso di insicurezza dei cittadini e di stendere sui reali problemi della gente una cappa di silenzio assordante fatta di cinismo, di indifferenza e di rassegnazione.

Bologna sembra tornata ad essere un laboratorio nel quale, proprio attraverso un sindaco “di sinistra”, sperimentare tecniche di controllo sempre più raffinate e dispiegate. Il sindaco di Bologna è l’ideatore del “pacchetto sicurezza” fatto proprio dall’assemblea dei sindaci e tramite il ministero degli interni Amato presentato in parlamento e quindi adottato a livello nazionale.

D’altra parte, lungi dall’essere una problematica prettamente locale, la “questione sicurezza” è ormai diventato un cavallo di battaglia di tutti i politici di professione a livello nazionale, un tema su cui destra e sinistra fanno a gara nel proporre le soluzioni più liberticide possibili. In tutta Italia, giorno per giorno, cresce l’intolleranza nei confronti delle categorie più “deboli”. Proprio un sistema fondato sull’assoggettamento autoritario sancisce chi è da tutelare e chi da perseguitare esponendo gli esclusi alla violenza vigliacca: dagli attacchi ai campi rom e in generale alle comunità immigrate, alla violenza sulle donne, dall’uso sempre più sfacciato delle istituzioni totali, delle carceri e delle strutture psichiatriche, alle quotidiane scorribande dei neofascisti.

Questa, progressiva, ed evidente devastazione dei rapporti sociali non avviene casualmente e al contrario, secondo noi sta a testimoniare come sia in atto un lucido processo di ristrutturazione che, con passi da gigante, cerca di trasformare radicalmente le regole di questo stato “democratico”. E più che una restaurazione rivolta al passato crediamo rappresenti piuttosto la necessaria condizione per il mantenimento di un sistema politico, economico e sociale ormai basato strategicamente sulla guerra. Infatti, mentre gli eserciti di tutte le potenze occidentali (compreso il nostro) sono impegnati in ogni angolo del globo a massacrare le popolazioni più povere per “esportare la democrazia”, la riduzione di ogni spazio in cui agire il dissenso e il controllo di ogni tipo di opposizione diventa una priorità imprescindibile a tutti i livelli, da quello internazionale a quello iper-locale: aumento della militarizzazione, tassi di carcerazione in costante crescita, internamento e deportazione degli immigrati, persecuzione sfacciata di ogni lotta sociale, dagli scioperi alle occupazioni di case, dalle proteste contro la devastazione ambientale alla opposizione alla guerra stessa. E ovviamente tra i più colpiti ci sono coloro che si dichiarano apertamente nemici dello stato e del suo ordine sociale.

Dovrebbe essere allora evidente a chiunque non si lasci abbindolare completamente dalla propaganda di regime che l’insicurezza reale delle persone deriva in realtà da ben altri problemi.

Il quotidiano stillicidio di morti bianche e di incidenti sul lavoro provoca un numero di morti, invalidi e feriti di gran lunga superiore a quello delle vittime della criminalità. Così come l’impoverimento che colpisce la stragrande maggioranza della popolazione non dipende da furti e rapine ma da salari sempre più scollegati dal costo della vita in costante aumento.

L’insicurezza reale è data dall’aumento costante dei lavori precari, malpagati e senza tutele, dai continui licenziamenti (motivati per lo più dallo spostamento delle attività all’estero, dove è possibile sfruttare ancora più brutalmente la manodopera con guadagni ancora maggiori per i padroni); dagli affitti ormai insostenibili; da uno stato sociale che non ha più nulla da offrire, anzi: si muore d’ospedale e ci si intossica soffocati dai rifiuti.

Su queste tematiche abbiamo deciso di convocare a Bologna una manifestazione nazionale per il 9 febbraio. Un’occasione importante per riportare con il giusto peso la “questione sicurezza” nei suoi termini reali, per denunciare pubblicamente il terrorismo di politici e giornalisti che in tutta Italia si adoperano per scongiurare il rischio che ci si unisca nella lotta contro i potenti, unica via d’uscita concreta dalla miseria incalzante. Un’occasione per riaffermare con forza la volontà di difendere gli spazi in cui agire il dissenso messi pesantemente in discussione da queste strategie repressive.

Un'occasione, insomma, per rompere il silenzio.

La manifestazione attraverserà le strade di Bologna ribadendo e articolando il discorso fatto sinora con l’intento di portare queste riflessioni all’orecchio degli abitanti di questa città e di coinvolgere chiunque condivida questo tipo di necessità.

 

Coordinamento “Rompere il silenzio”

RESOCONTO FINALE SU MANIFESTAZIONE DEL 2 FEBBRAIO A COSENZA

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008

Manifestazione nazionale NoGlobal a Cosenza

Oltre diecimila persone alla manifestazione nazionale No Global di Cosenza. Appello di Scalzone a Sarkozy

 

 

02/02 Oltre diecimila persone secondo gli organizzatori (cinquemila secondo le autorità), hanno partecipato al corteo no global, a Cosenza, a sostegno degli imputati del processo alla rete del Sud ribelle. Tra i partecipanti alla manifestazioni anche gli indagati, tra i quali il parlamentare di Rifondazione Comunista, Francesco Caruso, ed il leader delle "tute bianche", Luca Casarini. Presenti anche l'eurodeputato Vittorio Agnoletto, Silvia Baraldini, Haidy Giuliani, mentre alla partenza del corteo hanno partecipato anche il sindaco di Cosenza, Salvatore Perugini, ed il presidente dell'Amministrazione provinciale, Mario Oliverio, entrambi esponenti del Pd. Il corteo si è svolto in un clima di massima serenita' e molti negozi delle principali zone della citta' sono rimasti aperti. A parte qualche piccola provocazione nei confronti delle forze dell'ordine, non si sono registrati atti particolari. Il corteo si è concluso nella zona della villa vecchia a Cosenza ed in serata, nella zona del mercato dell'Arenella, ci sara' l'esibizione di alcuni gruppi musicali. Così dopo sette anni Cosenza ha ospitato un corteo di attivisti noglobal di solidarietà La mobilitazione, che ha carattere nazionale, è stata indetta dal coordinamento "Liberi tutti" e segue di qualche giorno la requisitoria del pm, Domenico Fiordalisi, per gli incidenti a Napoli e Genova del 2001. Il pubblico ministero ha chiesto, fra l'altro, sei anni di reclusione per Francesco Caruso, parlamentare di Rifondazione comunista, e per Luca Casarini e Francesco Cirillo. All'iniziativa, che ha ottenuto la solidarietà del Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, sono arrivati militanti no global da tutto il centro sud con pullman e treni.

Il video della manifestazione

In corteo tra canti e balli. Tenendosi per mano tra canti, balli ed inni di gioia i partecipanti al corteo dei no global (quasi 10 mila, secondo la Questura) sta attraversando le strade principali della citta' di Cosenza. Per i manifestanti, contraddistinti da bandiere, striscioni e degli adesivi sugli abiti con la scritta ''sovversivi'' e con i tamburelli in mano, e' ''un momento di festa ma soprattutto un momento di riflessione e di pacifica e intelligente protesta''. La citta' sta assistendo al corteo con un misto di curiosita' e di partecipazione. In molti, affacciati dalle finestre, salutano e partecipano ai canti ed ai cori intonati. A differenza della manifestazione del 2002, la maggior parte degli esercizi commerciali sono aperti, tranne qualcuno che e' chiuso per turno. In pochi avevano abbassato le saracinesche nel timore che potesse succedere qualcosa, ma sono stati convinti dagli stessi manifestanti a riaprire l'attivita'. Oltre a scandire cori di protesta contro il pm Fiordalisi, i manifestanti stanno coinvolgendo anche i curiosi sulle note di ''Il cielo e' sempre piu' blu'' di Rino Gaetano, cori da stadio e altre canzoni. ''Sto partecipando ad una festa - ha detto una donna - soprattutto perche' credo molto nelle loro idee e in quello che fanno e la mia presenza qui e' di solidarieta' e partecipazione''

l'appello di Oreste Scalzone

Appello di Scalzone. Con un appello di Oreste Scalzone affinche' le autorita' francesi ritirino l'autorizzazione all'estradizione di Marina Petrella, la ex brigatista rossa condannata all'ergastolo nel 1992 nel corso del processo Moro-Ter, ed arrestata in Francia, dove aveva cambiato vita cancellando quel passato ingombrante, il 21 agosto 2007, si e' conclusa stasera a Cosenza, in piazza Prefettura, la manifestazione dei no global promossa per protestare contro le richieste di condanna nei confronti di 13 esponenti del movimento del Sud ribelle. ''Mandiamo - ha detto Scalzone - tante cartoline al presidente francese Nicolas Sarkozy''. Finita la manifestazione, i partecipanti si ritroveranno in serata per assistere ad un concerto.

Una festa come nel 2002. I no global raddoppiano e cosi', come nel 2002, si ritrovano nuovamente a Cosenza per manifestare la loro protesta contro il processo a 13 esponenti della rete del Sud ribelle, imputati per associazione sovversiva per gli incidenti accaduti nel 2001 a Genova e Napoli. E come in quella occasione il risultato e' una festa popolare alla quale non rimangono estranei neanche i cosentini. In almeno diecimila, secondo fonti della Questura, si sono ritrovati oggi alla stazione ferroviaria Vaglio Lise, per dare vita al corteo di protesta contro le richieste di condanna avanzate dal pm Domenico Fiordalisi per i 13 imputati del dibattimento, giunto alle battute conclusive. Il luogo di ritrovo scelto dai promotori del movimento Liberi tutti e' lo stesso di sei anni fa, quando la protesta scatto' dopo gli arresti. ''Siamo sempre sovversivi'', lo slogan usato stavolta e scritto sullo striscione che apre il corteo. Dietro migliaia di persone, rappresentanti istituzionali nazionali e locali, associazioni, movimenti, partiti, sindacati e anche gli ultras di alcune squadre di calcio. Ci sono alcuni imputati, tra cui il parlamentare del Prc Francesco Caruso e Luca Casarini. C'e' Heidi Giuliani, la madre di Carlo, il giovane ucciso a Genova durante il G8. Ci sono Oreste Scalzone e Silvia Baraldini; Vincenzo Miliucci, dell'esecutivo nazionale Cobas; Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil, e Vittorio Agnoletto, eurodeputato ed ex portavoce del Genova Social Forum. Tante le bandiere cosi' come gli striscioni. Su uno ci sono alcune foto degli scontri di piazza di Genova e sotto la scritta ''pm Fiordalisi. I colpevoli''. ''La montatura giudiziaria deve cadere'' e' scritto su un altro. E ancora: ''Genova-Cosenza i processi non ci fermano''. Uno ha un taglio localistico: ''La Calabria e' bella se si ribella''. Il corteo si snoda per le strade della citta', con i manifestanti che, tenendosi per mano, cantano e ballano. ''E' un momento di festa - dice qualcuno - ma soprattutto un momento di riflessione e di pacifica e intelligente protesta''. Anche la citta' non resta indifferente. Non ci sono i banchetti organizzati nel 2002 per offrire ai manifestanti di allora (100 mila, sostennero gli organizzatori) dolci e piatti tipici. Ma come allora la gente assiste con simpatia, chi per strada, chi alla finestra, al corteo e viene coinvolta in canti e balli. ''E' un successo - dice Agnoletto -. Il movimento di Genova che oggi sfila a Cosenza continua a chiedere giustizia e verita'''. Le stesse cose chieste da Heidi Giuliani.''Da quasi sette anni - dice - chiedo verita' e giustizia per mio figlio e per le molte vittime di Genova e continuo invece ad assistere ad una giustizia al contrario''. Caruso e Casarini sottolineano la grande solidarieta' dimostrata verso gli imputati. Una solidarieta' che si traduce in slogan, canti, balli e nient'altro. Ed al termine del corteo, la festa continua con il concerto organizzato nel centro della citta'.

Scalzone e Cirillo

Sindaco Perugini e Presidente Oliverio “In piazza per la libertà d’espressione”. ''Io scendo in piazza ogni volta che c'e' da manifestare per la liberta' d'espressione''. A dirlo e' stato il sindaco di Cosenza, Salvatore Perugini, presente, insieme ad altri sindaci calabresi, alla manifestazione dei no global che si sta svolgendo a Cosenza. ''Sono un cittadino - ha aggiunto - che manifesta insieme ad altri per i diritti costituzionalmente garantiti. Ovviamente si parla di liberta' quando si esercita senza prevaricazioni e in maniera non violenta''. Al corteo e' presente anche il presidente della Provincia, Mario Oliverio. ''La mia presenza qui - ha detto - e' quella di un uomo che ha le proprie convinzioni ed esprimo in modo libero il mio no ad una legislazione ormai superata. Ero qui nel 2002 e lo sono anche oggi. Credo che la citta' e la provincia di Cosenza stiano rispondendo bene''.

Mario Oliverio, “Cancellare le norme che mortificano la libertà”: ''Siamo profondamente convinti che bisogna cancellare norme che costituiscono una vera e propria mortificazione dei principi di liberta' e di democrazia per un Paese come il nostro''. A dirlo e' stato il presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, che oggi ha partecipato al corteo dei no global. ''Infatti - ha aggiunto - norme assunte in un periodo storico segnato da una grave restrizione delle liberta', quale e' stato il Fascismo, continuano a vivere e ad essere riferimento degli organi dello Stato e della Giustizia. Sto parlando di norme del Codice Rocco che contemplano i reati di opinione e li perseguono come reati criminali e delinquenziali. E' necessario cancellare definitivamente queste norme che costituiscono una vera e propria vergogna per un Paese civile ed avanzato ed una grave limitazione delle liberta'. La nostra presenza qui, oggi, ha proprio questo significato''. ''Attraverso la nostra presenza, infatti - ha concluso Oliverio - sentiamo di dover dare un contributo nell'interesse della democrazia e per l'affermazione e il consolidamento pieno di principi liberali. La liberta' non puo' avere limitazioni, soprattutto nelle sue espressioni di pensiero e di opinione''

Baraldini “Gente processata per quello che pensa”. ''Mi sembra che ci sia tutta una serie di processi in cui la gente viene processata piu' per quello che pensa che per quello che ha fatto. Percio' e' necessario ripristinare uno spazio sociale''. A dirlo e' stata Silvia Baraldini che oggi partecipa a Cosenza alla manifestazione dei no global. Il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi, dal canto suo ha sostenuto che ''bisogna dire di no a questa incredibile montatura che colpisce giovani e movimenti che hanno fatto tanto fino a questo momento e soprattutto bisogna iniziare a prepararsi per la cosiddetta stagione delle riforme costituzionali''. Vincenzo Miliucci, dell'esecutivo nazionale Cobas, ha sostenuto che ''oggi e' una giornata nazionale per sostenere il diritto a mantenere aperta in Italia la speranza di cambiare radicalmente le sorti del paese per le future generazioni sottoposte nell'attualita' ad un futuro di precarieta' e repressione''

Luca Casarini

Caruso e Casarini “Solidarietà per gli imputati”. ''Questa e' una manifestazione che dimostra la solidarieta' dei movimenti meridionali nei confronti degli imputati. A differenza dei Cuffaro, dei Mastella, dei Dell'Utri e degli altri inquisiti per mafia e tangenti, la partecipazione di massa a questo corteo dimostra che i veri criminali sono loro e non certo noi''. A dirlo e' stato il deputato del Prc, Francesco Caruso, imputato nel processo in corso a Cosenza a 13 militanti no global. Per gli imputati il pm di Cosenza, Domenico Fiordalisi, ha chiesto la condanna per associazione sovversiva per gli incidenti accaduti nel 2001 nel corso delle manifestazioni a Genova e Napoli. Per Caruso, in particolare, il pm ha chiesto sei anni di reclusione. ''Noi - ha aggiunto Caruso -abbiamo lottato e continuiamo a lottare contro le ingiustizie e le disuguaglianze del nostro tempo. Qui non ci sono poche decine di raccomandati o aspiranti raccomandati come a Ceppaloni, ma migliaia di giovani che rivendicano un altro sud''. Alla manifestazione sta partecipando anche un altro imputato, Luca Casarini. ''Noi imputati - ha detto - siamo in testa al corteo non perche' siamo la testa, ma perche' oggi tutta questa gente e' qui per dire che i movimenti sono fatti piu' di cuore che di testa''

Il video dell'Intervista a Francesco Caruso

Scalzone “La Galera una risposta brutale alla politica”. ''Perche' sono qui? Per prima cosa sono contro i processi, le manette, la soluzione penale anche quando viene presentata come una cosa buona per noi''. A dirlo e' stato Oreste Scalzone, l'ex leader di Potere Operaio, per anni ''rifugiato'' in Francia, oggi a Cosenza per partecipare al corteo dei no global. ''Penso - ha aggiunto - che sia una falsa soluzione quella della galera e dei processi. Figurarsi quando si parla di un processo per i compagni che hanno partecipato ad un grande movimento di resistenza che ha attraversato tutto il mondo, tramite sperimentazioni e forme di vita diverse. Questo processo fa parte della risposta, anche sinistra e brutale, a questa lotta che ha insanguinato il selciato a Genova con la morte di Carlo Giuliani''.

Heidi Giuliani “La giustizia accusa le vittime”. ''Da quasi sette anni chiedo verita' e giustizia per mio figlio e per le molte vittime di Genova e continuo invece ad assistere ad una giustizia al contrario che accusa le vittime e promuove i delinquenti in divisa''. A dirlo e' stata Heidi Giuliani, la madre di Carlo, il manifestante ucciso in occasione del G8 di Genova, spiegando il perche' della sua partecipazione alla manifestazione di oggi a Cosenza dei no global. ''Con questo - ha aggiunto - e devo chiarirlo anche se per me e' implicito, non penso che tutte le persone in divisa siano delinquenti, ma penso che se anche le forze dell'ordine non fanno pulizia al loro interno, la nostra sara' sempre una democrazia piu' a rischio''. Stamani Heidi Giuliani, parlamentare di Rifondazione comunista, ha visitato il carcere di Cosenza e ha incontrato alcuni detenuti.

Agnoletto “Da Cosenza una richiesta di giustizia e verità”. ''E' un successo. Ci sono decine di migliaia di persone nonostante la crisi politica e la distanza che in questi mesi vi e' stata tra i movimenti sociali e il Governo''. Cosi l'europarlamentare Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum in occasione del G8 di Genova del 2001, commenta la manifestazione dei no global in corso a Cosenza alla quale sta partecipando. ''E' inaccettabile - ha aggiunto - che un pm cerchi di ridurre il piu' grande movimento europeo degli ultimi decenni a una cospirazione di una quindicina di persone per sovvertire l'ordine costituito. Il movimento di Genova che oggi sfila a Cosenza continua a chiedere giustizia e verita'. Questo e' il messaggio lanciato da Cosenza ed e' importante la presenza di tanti rappresentanti delle istituzioni locali compresi i tanti sindaci che sono presenti''. ''La battaglia per la verita' e' patrimonio di tutti gli italiani - ha aggiunto Agnoletto - e non solo di chi in quei giorni era a Genova. Auspico che la magistratura si renda conto che le accuse del pm sono prive di qualunque riscontro e sono solo un tentativo di riscrivere la storia''. ''Posso testimoniare personalmente - ha detto ancora l'europarlamentare - come nei giorni immediatamente seguenti il G8, tra il 23 e il 25 luglio 2001, girasse gia' un dossier con cui si cercava di accusare tutto il Genova social forum di associazione sovversiva, ma all'epoca nessun magistrato della Procura di Genova si rese disponibile a firmare quel documento. Quel dossier ha poi trovato disponibilita' da parte di magistrati della Procura di Cosenza per l'inchiesta che poi ha coinvolto una parte del movimento''. ''Non potendo inquisire tutto il Genova social forum - ha concluso Agnoletto - hanno provato a inquisire una parte del movimento. Quella del dossier era e rimane solo un'operazione politica''

Cirillo e Malanga travestito da ufficiale del KGB

Striscioni e curiosità. "Siamo sempre sovversivi": è questo lo striscione che apre il corteo dei no global partito da pochi minuti a Cosenza ed organizzato "contro la repressione per le libertà e per la giustizia sociale Genova 2001-Cosenza 2008. Sette anni di vergogna". Il corteo è stato promosso dopo che il pm, Domenico Fiordalisi, ha chiesto la condanna di 13 militanti no global imputati a Cosenza di associazione sovversiva per gli incidenti accaduti nel 2001 nel corso delle manifestazioni a Genova e Napoli. Alla manifestazione nazionale stanno partecipando alcune migliaia di persone tra rappresentanti istituzionali nazionali e locali, associazioni, movimenti e partiti e sindacati. Alcuni manifestanti espongono uno striscione in cui, sotto alcune immagini in cui sono ritratte immagini di scontri tra la polizia ed i manifestanti in occasione del G8 di Genova, c'é la scritta "pm Fiordalisi. I colpevoli". Al corteo, promosso dal movimento Liberi tutti, tra striscioni, cori e bandiere, stanno partecipando tra gli altri Oreste Scalzone; Luca Casarini, leader delle tute bianche ed il deputato del Prc Francesco Caruso, entrambi tra i 13 imputati nel processo al Sud ribelle;. Ci sono anche Silvia Baraldini; la madre di Carlo Giuliani, Heidi; Vincenzo Miliucci, dell'esecutivo nazionale Cobas; Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil; Vittorio Agnoletto, eurodeputato ed ex portavoce del Genova Social Forum; il presidente della Provincia e il Sindaco di Cosenza, Mario Oliverio e Salvatore Perugini; Damiano Guagliardi, capogruppo del Prc al Consiglio regionale; il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, il Sindaco di Acquaformosa e numerosi rappresentanti delle istituzioni locali. Tanti gli striscioni. "La montatura giudiziaria deve cadere" è scritto su uno striscione dello Slai Cobas Cosenza, mentre l'area antagonista scrive: "Genova-Cosenza i processi non ci fermano". Su un altro ancora c'é la scritta "La Calabria è bella se si ribella". Folta la rappresentanza degli ultras del Cosenza calcio. Esposto anche uno striscione contro le discariche: "né discariche, né inceneritori".

Nel 2002 erano in centomila. Non e' la prima volta che i no global ''invadono'' le strade di Cosenza per protestare contro l'inchiesta coordinata dalla locale Procura della Repubblica e che e' giunta adesso alle fase finali con le richieste di condanna nei confronti dei 13 imputati avanzate nei giorni scorsi dal pm Domenico Fuiordalisi. Il 23 novembre 2002, a pochi giorni dall'operazione dei carabinieri del Ros che arrestarono gli imputati, i no global scesero in piazza per una grande manifestazione che, secondo gli organizzatori, richiamo' 100 mila persone. Piu' che una manifestazione di protesta contro gli arresti, che furono definiti ''medievali'', quella di allora fu soprattutto una festa. Ai cori contro i giudici, definiti ''da codice Rocco'', si unirono applausi, lanci di fiori, lenzuola esposte ai balconi dalle famiglie e persino dolci e piatti tipici offerti ai ''sovversivi'' da casalinghe sistemate ai lati delle strade. I manifestanti, che sfilarono dalla stazione ferroviaria Vaglio Lise sino a piazza Fera, nel centro della citta', ballarono, cantarono e suonarono tra gli applausi dei cosentini, che seguirono il corteo con simpatia e senza alcun timore. Ed infatti la manifestazione si concluse la sera, con un concerto, senza alcun incidente.

HLS? SEMPLICEMENTE DA ABBATTERE! STOP HLS!

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008

Huntingdon Life Sciences è il più grande laboratorio privato di sperimentazione animale in Europa. Nelle loro tre sedi, due in Inghilterra e una in America, sperimentano erbicidi, pesticidi, farmaci e prodotti per la casa affinché le grandi industrie possano immettere i loro prodotti sul mercato velocemente e con poca spesa.
Da sempre HLS rappresenta per il movimento animalista europeo un simbolo della vivisezione. Dentro HLS gli animali vengono sottoposti prevalentemente ad esperimenti di tossicologia, avvelenati cioè per verificare gli effetti delle sostanze prodotte dai loro clienti. Nessun animale esce vivo da lì dentro
HLS è stato smascherato e denunciato cinque volte negli ultimi dieci anni per crudeltà sugli animali e per incompetenza, ed è stato provato più volte che al suo interno sono violate le leggi vigenti sulla sperimentazione. Questo non ha portato che ad una revisione temporanea della licenza di sperimentazione. Il Governo inglese sta infatti facendo tutto il possibile per tenere aperto questo laboratorio degli orrori. Solo la lotta e l’azione di attivisti determinati porterà alla chiusura totale di questo posto.
All'interno di HLS muoiono 180.000 animali ogni anno – 500 al giorno.
Nessuna specie viene risparmiata.

Segretezza e sofferenza

Il motto di HLS è "il vostro segreto è un nostro segreto", e per mantenerlo hanno una videosorveglianza 24 ore su 24, guardie e una recinzione alta 4 metri ricoperta da chilometri di filo spinato. Il motivo di tanta segretezza è facilmente comprensibile appena si scopre cosa avviene quotidianamente al suo interno.
In realtà i segreti di HLS sono stati più volte scoperti. Nel 1997 una giornalista di Channel 4, Zoe Broughton, lavorò per quattro mesi nella sezione beagle di HLS. Zoe filmò segretamente cuccioli di beagle avvelenati, presi a pugni sul muso e sbattuti contro i muri. Nel suo diario, pubblicato dal quotidiano The Guardian, scrisse "...cammino nella mia sezione e uno dei miei cuccioli, numero 1619, ha mezza pinta di feci rapprese e sanguinolente sparpagliate nella gabbia". Su questo cucciolo sono continuati gli esperimenti, fino alla sua morte.
Nello stesso anno, Michelle Rokke, attivista della associazione Peta, lavorò nei laboratori di HLS in New Jersey, e filmò scene di estrema crudeltà, tra cui una scimmia ancora viva a cui viene aperto completamente l'addome e i vivisettori che ridono mentre avvelenano cani con prodotti chimici inseriti tramite cannule direttamente nello stomaco. Questi esperimenti erano finanziati tra l'altro da Procter &Gamble e Colgate-Palmolive, che hanno subito cessato di utilizzare HLS appena scoppiò lo scandalo.
Da queste infiltrazioni, e da documenti fuoriusciti anonimamente dal laboratorio stesso, si è appreso anche di un esperimento finanziato dalla farmaceutica giapponese Yamanouchi per lo studio di farmaci antiartritici. Per questo esperimento, fermato dagli scandali, 37 beagle avrebbero dovuto avere le gambe spezzate in più punti.
In un rapporto scritto è invece annotato: "ho notato che l'animale aveva un buco nello stomaco, ma è stato diagnosticato sano e rimesso nella sua gabbia", mentre gli animali nella stanza 11 vengono definiti "marcescenti, ma ancora vivi".
Inoltre da altri documenti usciti anonimamente nel 2000 si è appreso di esperimenti su xenotrapianti (trapianti tra specie diverse) portati avanti per conto della Imutran, ditta controllata da Novartis. In più di 5 anni sono state sacrificate centinaia di scimmie e migliaia di maiali senza alcun risultato. Il 31% dei babbuini usati per questi trapianti di cuore sono morti entro 24 ore dall'operazione, spesso a causa di incompetenza e grossolani errori.
Da questi dati, e ancor più dai crudi filmati, emerge chiara la realtà di Huntingdon Life Sciences: un laboratorio degli orrori!

"I cani erano impietriti e schiacciati in fondo alle loro gabbie. Stavano sul dorso, col corpo pressato contro la parete più lontana della gabbia. Le loro zampe erano in aria, e gli occhi mi imploravano di non portarli al laboratorio. Tutti i cani sono morti." (dal racconto di Michelle Rokke)

Incompetenza e falsificazioni

I lavoratori di HLS sono stati filmati mentre falsificano deliberatamente le dosi e i dati durante gli esperimenti. Uno di loro ha ammesso che "con quei dati ti ci puoi pulire il culo", mentre un altro alla domanda se quanto sta facendo è legale risponde "non so, non ho visto niente, non si può provare..".
La vivisezione è inattendibile, nessun dato proveniente da esperimenti su animali può seriamente essere applicato agli umani. I vivisettori lo sanno bene, e se falsificano dosi e dati è solo per favorire le industrie chimiche e farmaceutiche, e far immettere i loro prodotti pericolosi sul mercato.
I dipendenti di HLS si sono mostrati non solo sadici, violenti e falsificatori, ma anche incompetenti nel loro stesso lavoro, e sono stati colti a lavorare sotto l'effetto di alcool o di droghe, fermati dalla polizia andando a lavorare in stato di ubriachezza. Queste persone, come tutti i vivisettori, non sono ricercatori e non lavorano per il benessere dell'umanità di cui tanto parlano. Questi sono soltanto degli aguzzini interessati al denaro.
La vivisezione è una menzogna, e HLS la sua orribile e concreta realtà.

Nessun controllo

I vivisettori si difendono spesso con la scusa di una assoluta necessità della sperimentazione animale, ma anche con la asserzione di lavorare seguendo la legge e rigidi protocolli. L'esistenza di commissioni che sorvegliano i laboratori può essere per i più ingenui considerata come una limitazione al sadismo dei vivisettori. Ma non è così.
Dal 1985 l'Home Office ha ispezionato HLS più di trenta volte, senza mai notare gli abusi descritti prima. In realtà queste commissioni di ispezione sono composte da ex-vivisettori, e le visite vengono annunciate. Zoe Broughton nei suoi quattro mesi dentro HLS racconta di due visite da parte di commissioni di ispezione. In entrambi i casi i dipendenti lo sapevano in anticipo, e in entrambi i casi gli "ispettori" hanno fatto una semplice chiacchierata con i vivisettori, osservando più i quadri ai muri che non gli animali nelle gabbie.
Dentro HLS le regole sulla sperimentazione vengono continuamente violate, e solo nel caso degli xenotrapianti sono state contate 520 violazioni senza alcuna conseguenza. Ciò prova che nessun controllo può limitare la vivisezione e nessuna commissione salverà gli animali. Solo noi, con la nostra azione, possiamo ottenere questo risultato!

Dove si trova

HUNTINGDON RESEARCH CENTRE (HRC)
Huntingdon Life Sciences
Woolley Road
Alconbury
Huntingdon
Cambridgeshire
PE28 4HS
Tel: 01480 892 000
Fax: 01480 892 205
E-mail: sales@ukorg.huntingdon.com

EYE RESEARCH CENTRE (ERC)
Huntingdon Life Sciences
Barric Lane
Occold
Suffolk
IP23 7PX
Tel: 01379 644 122
Fax: 01379 678 034
Email: sales@ukorg.huntingdon.com

PRINCETON RESEARCH CENTRE (PRC)
Huntingdon Life Sciences
PO Box 2360
Mettlers Road
East Millstone
New Jersey
NJ08875-2360
USA
Tel: 001 732 873 2550
Fax: 001 732 873 8513
Email: sales@princeton.huntingdon.com

Life Science Research Inc
320 Saint Paul Street, Baltimore, MD 21202
001 410 659-0620

Life Sciences Research Inc
401 Hackensack Avenue Floor 9,
Hackensack, NJ 07601
001 210 525-1819



Sono qui di seguito riportati i clienti di HLS costantemente nel mirino delle proteste degli attivisti in Italia, in accordo comunque ai presidi che avvengono a livello internazionale.
Gli obiettivi sono tanti, ma in una campagna che mira a far chiudere HLS il prima possibile è importante procedere in maniera costante e coordinata. Suggeriamo quindi a chiunque fosse interessato a partecipare o indire delle proteste, a telefonare e a scrivere lettere o emails di protesta, di focalizzare l'attenzione prima di tutto sui seguente clienti:


Multinazionale farmaceutica svizzera, uno dei clienti più importanti e fedeli di HLS.
Sito ufficiale: www.novartis.it

Novartis Farma S.p.A. (Produzione Farmaceutica), Sandoz
Largo Umberto Boccioni 1
21040 Origgio (VA)
Tel. 02-96541
Fax 02-96542910

Novartis Farma S.p.A. (Insediamento produttivo)
Via Provinciale Schito 131
80058 Torre Annunziata (NA)
Tel.: 081-5354111
Fax 081-8613068

Novartis Vaccines & Diagnostics s.r..l.
(Sede sviluppo, produzione e commercializzazione di vaccini per uso umano
)
Sede legale
Via Fiorentina, 1
53100 Siena
Tel. 0577-243111
Fax 0577-278600

Magazzino
Località Bellaria Rosia
53018 Sovicille (SI)
Tel. 0577-243619
Fax 0577-278600

Laboratorio
Dip. Patologia e microbiologia, P.zza Pugliatti 1
98100 Messina

Sandoz Industrial Products S.p.A. (Produzione principi attivi farmaceutici)
Corso Verona 165
38068 Rovereto (TN)
Tel. 0464 451111
Fax 0464 451114

Sandoz Biopharmaceutical S.p.A.
Via San Vittore 32
20123 Milano
Tel. 02-48517456
Fax 02-48517457

Ciba Vision s.r.l. (Lenti a contatto e sistemi di disinfezione)

Viale Cesare Pavese 24
00144 Roma
Divisione Ophtha: tel. 06-5099781 - fax 06-5003562
Divisione Optics: tel. 06-5011150 - fax 06-5012683

Via Mattei 17
30020 Marcon (VE)
Tel. 041-5939304
Fax 041-4567981

Ciba s.r.l.
Deposito
Via del Ciclamino 8
20020 Vanzaghello (MI)

Email: info@novartis.it, ufficio.stampa@novartis.com, donatella.latocca@novartis.com



Sanofi-Aventis è il primo gruppo farmaceutico in Europa ed è cliente fidato di HLS.

Sanofi-Aventis
Sede Legale, laboratorio industriale
Viale Bodio 37/B
20158 Milano
Tel. 02-3939.1
Fax 02-39394165

Sanofi Midy
Centro ricerche e studi
Via G.B.Piranesi 38
20137 Milano
Tel. 02-73941
Fax 02-73942453

Sanofi Pasteur MSD S.p.A.
Sede Legale
Via degli Aldobrandeschi 15
00163 Roma
Tel. 06-6640921
Fax 06-66409233

Gruppo Lepetit srl
(Magazzino Materie Prime e Confezionamento Finale)

Località Volcanello
03012 Anagni (Frosinone)
Tel. 0775-7601
Fax 0775-760224

Sanofi-Aventis S.p.A. (Produzione Farmaceutica)
Zona ex Punto Franco
72100 Brindisi
Tel. 0831-5781
Fax 0831-578210

Via Roberto Lepetit 142
12075 Garessio (Cuneo)
Tel. 0174-8781

Strada Statale n. 17 – Km 22
67019 Scoppito (L'Aquila)
Tel. 0862-717021
Fax 0862-714005

Via Europa 11
21040 Origgio (VA)

Schering-Plough Italia
Sede legale
Cen. Direzionale MI 2 Pal. Borromini Via Fratelli Cervi s.n.c
20090 Segrate (MI)

PSO Science Park Raf S.p.A.
Centro ricerche
Via Olgettina 58
20132 Segrate (MI)
Tel. 02-212191
Fax 02-21219261

Stabilimento
Via Kennedy 5
20060 Comazzo Lodi (MI)
Tel. 035-258405



La Actelion Pharmaceuticals è una farmaceutica con base in Svizzera. Si è servita nel 2005 di HLS ed è molto legata a livello di affari che un vecchio cliente di HLS, la multinazionale farmaceutica Roche.
Sito ufficiale: www.actelion.com

Actelion Pharmaceuticals Italia S.r.l.
Via Lasie 10/L
40026 Imola (BO)
Tel. 0542-648711
Fax: 0542-648734

Email:
actelion.italy@actelion.com, paolo.buser@actelion.com



Risulta essere uno dei maggiori clienti di HLS, ogni giorno dentro HLS muoiono,
per suo conto, decine di animali.
Sito ufficiale: www.gsk.com

GlaxoSmithkline S.p.A. (Sede legale, Centro ricerche, Produzione)
Via Alessandro Fleming 2-4
37135 Verona
Tel. 045-9218111
Fax 045-9218388

Strada Provinciale Asolana 90
43056 S.Polo di Torrile (PR)
Tel. 0521-526111
Fax 0521-526116

GlaxoSmithKline Consumer Healthcare S.p.A. (Farmaci da banco, prodotti di largo consumo)
Via Zambeletti snc
20021 Baranzate di Bollate (MI)
Tel. 02-38061
Fax 02-3501882

E-mail: it_info@glaxowellcome.it



Azienda del settore farmaceutico e delle biotecnologie, ha usato HLS per anni.
Si tratta di un'azienda americana con sedi in tutto il mondo.
Sito ufficiale: www.abbott.com

Abbott International, GPO, Nutrition International
Abbott S.p.A., Abbott Vascular Knoll - Ravizza S.p.A.
Via Pontina km. 52
04010 Campoverde di Aprilia (LT)
Tel. 06-928921
Fax 06-928922070

Sede Commerciale
Via XX Aprile 4
20097 San Donato Milanese (MI)
Tel. 02-516251
Fax 02-51625110

Abbott Diagnostics, Molecular Diagnostics, Diabetes Care
Abbott S.p.A.
Via Mar della Cina 268
00144 Roma
Tel. 06-529911
Fax 06-52991403

 



E' una multinazionale farmaceutica americana. Uno dei maggiori clienti di HLS da anni.
Sito ufficiale: www.bms.it

Divisione generale, Sviluppo e Sperimentazione
Via Virgilio Maroso 50
00142 Roma
Tel. 06-503961
Fax: 06-50396523

Produzione Farmaceutica
Via Fontana Del Ceraso 1
03012 Anagni (FR)
Tel. 0775-7621

Settore Chimico, Produzione Farmaceutica
Via Del Murillo, KM. 2,800
04013 Sermoneta (LT)
Tel: 0773-3101

Email: Lamberto.Andreotti@bms.com, Carlo.denotaristefani@bms.com


LISTA COMPLETA DEI CLIENTI
Per una lista dettagliata dei clienti che hanno usato HLS nel 2005 e dal 2000 al 2005:
http://www.shac.net/HLS/clients.html

GLI ZOO BASTARDI: MANIFESTAZIONE NAZIONALE A RAVENNA IL 9 MARZO

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008
http://www.inventati.org/glizoobastardi/volzoo.jpg

Diciamo un fermo no allo zoo di Ravenna e allo sfruttamento animale con un grande corteo per le vie della città!

Nonostante le pressioni che in questi anni si sono fatte sentire, il comune di Ravenna sta proseguendo l'Iter della concessione dei permessi di costruzione alla società Alfa3000. Tutto questo sta accadendo nel più totale silenzio istituzionale e mediatico, occorre quindi un evento che risollevi l'attenzione, che faccia capire al Comune che non riuscirà a farci passare uno zoo sotto il naso, e alla società Alfa 3000 che le persone che hanno a cuore la sorte delle centinaia di animali che dovrebbero finire rinchiusi in questo zoo non sono disposte a tollerare ancora questo sistema di sfruttamento e segregazione.

Appuntamento a Ravenna, Domenica 9 Marzo ore 14.30, nel parcheggio delle corriere dietro la Stazione Ferroviaria.

TAPSO AL CSOA A.CARTELLA

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008
http://www.csoacartella.org/images/stories/volantini/locandina080208.jpg

"Rock/pensato, logica irrazionale della canzone, filologia del racconto musicale".

I Tapso II parlano proprio bene della loro musica. Sentire per credere. Il trio catanese dai toni melodici quanto influenzati dal mathrock d'oltreoceano, saranno sul palco del csoa "Cartella" di Gallico venerdì sera, pronti a confermare le loro doti.

CSOA A.CARTELLA 

PELLICCIAIO CHIUDE E PAGA GLI ATTIVISTI

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008
PELLICCIAIO CHIUDE E PAGA GLI ATTIVISTI


Nel maggio 2007 Schumacher Furs (vedi notizia http://campagnaaip.net/notizia4.html), una delle pelliccerie più vecchie degli Stati Uniti, era stata costretta a chiudere i battenti a causa di una pressante campagna iniziata nel novembre 2005. Diversi gruppi e associazioni per la liberazione animale si erano uniti svolgendo proteste settimanali davanti al negozio di Portland. Dopo la chiusura, il proprietario di Schumacher Furs, Gregg Schumacher, aveva portato in tribunale diversi gruppi animalisti e singoli attivisti accusandoli di essere responsabili della bancarotta della sua attività e chiedendo un risarcimento di oltre 6 milioni di dollari.
Purtroppo per lui questa volta stranamente l’autorità ha dato ragione agli attivisti. Lo scorso 24 gennaio un giudice federale gli ha ordinato di pagare i 97.000 dollari di spese legali degli attivisti. Il giudice ha dato torto agli avvocati di Schumacher Furs affermando che le proteste degli attivisti erano difese dal diritto alla libertà di espressione.


ORA E SEMPRE NO TURBOGAS: NEWS E MANIFESTAZIONE

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008

Napoli - Occupata ARPAC : Ecco le menzogne di De Gennaro

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008
Occupata l’ARPAC : Ecco le menzogne di De Gennaro.

Stamane una cinquantina di attivisti della Rete Campana Salute e Ambiente e del Comitato di quartiere Napoli Est hanno occupato gli uffici del ARPAC agenzia regionale per l’ambiente Campania.
Pochi giorni fa il Commissario De Gennaro aveva dichiarato che nella ex manifattura tabacchi di Gianturco non c’era amianto e dunque si poteva procedere a sversare, nonostante la documentazione fotografica e video raccolta dai media indipendenti e del Comitato Napoli Est che testimoniavano la presenza di amianto rinvenuta nell’occupazione della struttura utilizzata dai comitati come centro di raccolta differenziata autogestita fino al suo sgombero da parte della polizia.
La lunga occupazione del ARPAC durata oltre 4 ore si e’ conclusa dopo vari tentativi di raggiro da parte dei dirigenti dell’ente, con la consegna della documentazione dei rilievi ARPAC nella ex manifattura tabacchi.
Da questa occupazione sono emerse incredibili scoperte su come De Gennaro stia preparandosi a sversare in una zona contamianata da amianto e senza la minima tutela della salute dei cittadini.
La prima novita’ e’ che l’ARPAC non ha mai svolto rilievi sulla presenza di amianto nell’area della ex manifattura tabacchi di Gianturco. Dunque le dichiarazioni di De Gennaro sull’assenza di amianto sono delle menzogne fondate sul nulla, mentre le prove della presenza di amianto sono state raccolte dai comitati e consegnate alla procura della Repubblica.
La seconda sconvolgente scoperta e’ che i rilievi effettuati dal ARPAC sulla possibilita’ di stoccare le ecoballe nella ex manifattura tabacchi si basano sulla considerazione che le ecoballe siano a norma !! Anche le pietre sanno che le ecoballe della Campania sono considerate "cattive" perche’ gli impainti di Cdr della Campania che le producono, non sono a norma e sono stati declassati a semplici impianti di tritovagliatura.
De Gennaro dunque continua a costruire menzogne, e continua a mettere a rischio la salute dei cittadini.
I documenti del ARPAC saranno allegati all’esposto presentato alla Procura della repubblica di Napoli dal Comitati Salute e Ambiente Napoli Est per bloccare l’apertura del sito.
Intanto i comitati si sono dati appuntamento giovedi’ prossimo presso la facolta’ di architettura della Universita’ Federico II alle ore 17 per l’assemblea generale dei comitati che stilera’ il prossimo calendario di mobilitazioni.


Ascolta il commento dall’occupazione del ARPAC di Antonio Musella , Rete Campana Salute e Ambiente.
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