ASSEDIO DEI NO TAV.SALTA IL CONVEGNO DEL PD

Inviato da autonomix | 4 Apr, 2008

4 aprile 2008_(h 1.30)| Quasi 2.000 persone hanno letteralmente occupato, nella serata di ieri, la via centrale di Almese (piccolo comune della bassa Val susa con poco più di 6.000 abitanti). La prova di forza tentata dalla dirigenza piemontese del Partito Democratico non è riuscita. Bresso, Saitta e Chiamparino - rispettivamente presidente della Regione, della Provincia e sindaco di Torino - se ne sono tornati a casa con le pive nel sacco. O meglio, non sono neanche potuti arrivare ad Almese, sconsigliati dal tentare l'incauto gesto dai solerti funzionari di Polizia, coscienti dell'ingovernabilità di una situazione potenzialmente esplosiva.
Il test del Pd è - nei fatti - fallito!

Sempre più la situazione della val Susa - il suo rapporto con il potere centrale - può esere correttamente rappresentato nei termini di un conflitto tra Metropoli e Colonia; dove è la Colonia però, a negarsi come tale. Oggi più che mai, la Val Susa e l'hic sunt leones della (in)governabilità imperiale.
Il primo colpo d'occhio per chi raggiungeva Almese nella serata di giovedì, era quello di un territorio non pacificato, un paese bloccato dai suoi stessi abitanti; e al centro di questo paese, il fortino asssediato in cui il governo centrale s'illudeva d'aprire un momento di "dialogo e confronto democratico".

I 2mila No Tav che hanno cinto d’assedio il centro polifunzionale di Almese hanno costretto Sergio Chiamparino, Mercedes Bresso e Antonio Saitta, con il loro codazzo di cortigiani e portaborse non pervenuti, a disertare il convegno del Partito Democratico "Quale sviluppo per la Val Susà?" in cui i rappresentanti del Partito di Walter Veltroni intendevano ribadire la loro volontà di realizzare la Torino-Lione.

Molti i cori, i fischi e gli spintoni rivolti dai No-Tav ai pochi e incauti avventori che hanno deciso di partecipare. I primi fischi e i primi spintoni sono andati a Gianfranco Morgando responsabile regionale del Partito Democratico. I No-Tav hanno anche allestito una sorta di presepe vivente dove il ruolo dei tre Re Magi era assegnato ai rappresentanti degli enti locali (Comune, Provincia e Regione). Pochi del resto i convenuti: due al massimo tre decine di miltanti del Pd in "terra ostile".
Il centro polivalente era presidiato da ingenti Forze dell'Ordine, chiamate in forza a proteggere i poco graditi, e assenti, "ospiti".

I quotidiani nazionali e locali apriranno certo oggi le loro prime pagine con articoli scandalizzati che grideranno all'oltraggio della "civile convivenza", alla "soppressione della democrazia" e alla "prevaricazione fascista". Ma, ormai da molto tempo, le donne e gli uomini della Val Susa sanno fin troppo bene che sotto le eleganti e mentite spoglie della convivialità democratica si cela l'inganno di chi tiene il coltello dalla parte del manico, la lingua biforcuta del Potere, quella parlata ai tavoli di Palazzo Chigi che, via dell'Osservatorio Tecnico, porta dritto dritto all'ipotesi del Come Tav.

Proprio il carattere genuinamente barbaro del movimento valsusino è invece garanzia della sua forza e incorruttibilità. Ancora una volta, questo movimento spiazza e sconvolge i professionisti ben pagati della Politica dell'Amministrazione Compatibile, agendogli contro il linguaggio irriducibile e abnorme della Politica Riappropriata.
 
segue foto di T'ORINO CRONACA
 
 
ALMESE (04/04/2008) -

Il presepe di No Tav e anarchici, organizzato per accogliere Mercedes Bresso, Sergio Chiamparino e Antonio Saitta, festeggia per la “cacciata” dei tre “Re Mangi”, obbligati a rinunciare al convegno organizzato dal Pd e a non presentarsi neanche all’auditorium Magnetto di Almese.
Una iniziativa cui hanno presenziato oltre due mila manifestanti muniti delle consuete bandiere bianche con il treno crociato ma tra cui non c’era l’annunciato Beppe Grillo.

Questa volta la fantasia dei valsusini ha partorito l’idea di un presepe fuori stagione con una trentina di persone in costume: l’obiettivo era deridere i tre “Re Mangi”, come sono stati soprannominati la presidente della Regione, Mercedes Bresso, quello della Provincia, Antonio Saitta, e il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino.



La manifestazione ha sostanzialmente bloccato gli ingressi dalle 20, con un cordone costituito soprattutto da ragazzi dei gruppi anarchici, al fine di impedire ai tre politici di entrare e tenere il convegno. L’ultimo ad entrare, sommerso da una bordata di fischi e scortato dalle forze dell’ordine, presenti in maniera massiccia, è stato il segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando. E proprio a lui, circa un’ora dopo, è toccato l’annuncio della decisione di annullare il convegno, presa in accordo con il questore per motivi di ordine pubblico. Decisione che ha scatenato la festa dei No Tav all’esterno dell’auditorium e lo sdegno del sindaco di Almese, Bruno Gonella: «E’ una cosa di una gravità inaudita. In questo paese non era mai successo che non si consentisse alla gente e in particolare a una forza politica di parlare ed esprimere la propria opinione, soprattutto così vicino alla scadenza elettorale».



Un episodio che probabilmente finirà per ritorcersi contro gli stessi No Tav, la cui immagine - anche a livello nazionale - non esce sicuramente bene dalla serata di ieri. Come se non bastasse, a rovinare definitivamente la “reputazione” dei No Tav c’è stato un volantino, diffuso tra i manifestanti, contenente minacce di morte ai danni del presidente della Comunità Montana Bassa Valle, Antonio Ferrentino, “reo” di non essere allineato con le posizioni più intransigenti del movimento.

Dopo la “fuga” Bresso, Chiamparino e Saitta hanno voluto spiegare le ragioni della loro scelta: «L’abbiamo fatto per responsabilità nei confronti delle persone presenti, per evitare incidenti anche perché tra i manifestanti erano presenti pure dei bambini. Riteniamo che queste persone non siano la maggioranza dei valsusini ma una minoranza che tiene in ostaggio gli altri. Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza democratica. Esprimiamo la nostra solidarietà a Ferrentino per il volantino». Ma si guarda già oltre. «Spediremo una lettera a tutti i cittadini della Valle di Susa per dire quello che non abbiamo potuto spiegare questa sera».

Davide Petrizzelli


 
 
LA STAMPA
 
Molti i cori, i fischi e gli spintoni rivolti dai No-Tav agli amministratori locali
ALMESE (TORINO)
Serata di tensione, in valle di Susa, per l’alta velocità ferroviaria Torino-Lione. La protesta di un migliaio di militanti «No tav» ha fatto saltare un convegno promosso dal Pd, proprio sul tema dei treni «superveloci», nel teatro di Almese, un piccolo comune della bassa valle.

La presidente della Regione, Mercedes Bresso, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino e il presidente della Provincia, Antonio Saitta, una volta arrivati alle porte di Almese, hanno fatto dietrofront, dopo un consulto con i vertici delle forze dell’ordine.

A Gianfranco Morgando, segretario regionale del Pd, fischiato e insultato al suo arrivo ad Almese, non è restato che annullare la serata. «È una cosa molto grave - ha commentato con amarezza - ci hanno impedito di svolgere un’iniziativa elettorale».

Fuori dal teatro, tutto attorno, i militanti No Tav, controllati da un robusto cordone di polizia e carabinieri, hanno dato sfogo a tutta la loro contestazione, al grido di «Giù le mani dalla Val Susa», sventolando le bandiere bianche con i treni tav crociati e appendendo cartelloni di protesta, tra i quali uno che parafrasava lo slogan del Pd:  «No Tav, si può fare».

C’è anche chi ha distribuito un volantino con minacce di morte verso Antonio Ferrentino, il presidente Comunità Montana Bassa Valle di Susa, accusato di «avere tradito il movimento» per la sua disponibilità al dialogo e l’apertura verso l’osservatorio tecnico incaricato dal governo di studiare, nell’ultima parte del suo lavoro, le ipotesi di tracciato.

Dura la condanna di Bresso, Chiamparino e Saitta che oggi scriveranno una lettera a tutti gli abitanti della Valle di Susa «per spiegare che la Tav è un’opportunità di sviluppo» e per chiedere di «sfidare una minoranza - come ha sottolineato la Bresso - che tiene in ostaggio gli abitanti della Valle di Susa».

«Questa sera - hanno affermato Bresso, Chiamparino e Saitta - ha perso la democrazia»
 

REPORT COMPLETO SULLA CACCIATA DI FERRARA A BOLOGNA

Inviato da autonomix | 3 Apr, 2008

fonte repubblica.it

Pomeriggio di tensione in piazza Maggiore durante un comizio del giornalista
Alle prime parole contro l'aborto sono partiti i fischi e i lanci di oggetti e ortaggi

Cofferati: "Inaccettabile, tutti devono poter sostenere le proprie opinioni"
Il direttore del "Foglio" costretto a lasciare il palco scortato dalle forze dell'ordine

BOLOGNA - Si è trasformato in un pomeriggio di guerriglia urbana, a Bologna, il comizio organizzato da Giuliano Ferrara e dalla sua lista "Aborto? No grazie" in piazza Maggiore. Circa duemila persone hanno contestato il direttore del Foglio, e quando ha preso la parola ci sono stati scontri fra la polizia e i manifestanti, soprattutto ragazze. Attimi di tensione anche quando Ferrara ha lasciato la piazza. Alla fine sono stati una quindicina i contusi, tutti lievi.
Indignato il commento di Sergio Cofferati: "E' inaccettabile - ha detto il sindaco delal città - che una piazza venga trasformata nel luogo dell'intolleranza. Tutti devono essere in condizione di poter sostenere pubblicamente le proprie tesi e le proprie opinioni e a nessuno deve essere impedito di parlare".

Ferrara è stato accolto in piazza Maggiore da una manifestazione comunque preannunciata alle forze dell'ordine, ma ben più ampia di quanto previsto. Alcuni gruppi femministi e dei centri sociali avevano chiamato a raccolta persone in difesa della legge 194, ma senza aspettarsi che all'appello rispondessero in così tanti: giovani, adulti, donne che hanno coperto di fischi e insulti Giovanni Salizzoni e Matilde Leonardi, candidati alla Camera in Emilia Romagna, che hanno aperto la manifestazione elettorale. Ma è stato quando Giuliano Ferrara ha preso la parola che la situazione è precipitata.

Prima, alcuni manifestanti hanno dribblato il cordone di polizia, hanno tentato di salire sul palco e strappato i manifesti che c'erano attaccati. E mentre Ferrara lanciava le sue parole d'ordine ("L'aborto è una cosa arcaica, squallida, miserabile, ancestrale") dalla piazza sono volati uova, pomodori, monete, bottiglie d'acqua, qualche sasso. Ferrara si è preso un uovo ("Lo prendo come una medaglia" ha gridato), poi ha raccolto dei pomodori e li ha rilanciati in piazza. A quel punto, alla crescente pressione dei manifestanti, il cordone di polizia ha risposto con una carica.

In prima fila c'erano soprattutto ragazze di vent'anni. E a loro sono andate le manganellate. Che qualche poliziotto si sia lasciato andare se ne sono accorti anche i funzionari della Digos, e uno di loro ha fermato con uno schiaffo un agente che se la stava prendendo con troppa violenza con una ragazzina. Tensione anche quando Ferrara ha lasciato la piazza, sempre scortato dalle forze dell'ordine. I manifestanti gli sono andati addosso e ci sono state altre manganellate: sono volate bottiglie e le sedie di un bar della piazza.

Quindi, il giornalista è stato caricato in macchina. L'auto della polizia si è trovata accerchiata dai manifestanti ed è uscita dalla piazza sgommando a forte velocità. La manovra ha ulteriormente esacerbato gli animi: i manifestanti sono saliti sul palco e alcune ragazze hanno improvvisato un comizio in favore della legge 194. La tensione si è a poco a poco allentata solamente quando Ferrara ha definitivamente lasciato Piazza Maggiore.

 

SEGUE.....BERTINOTTI MANIFESTA LA SUA SOLIDARIETA' A FERRARA.... 

 

L'animatore della battaglia pro-life commenta gli incidenti e i lanci di uova di ieri
Veltroni gli telefona, anche Bertinotti manifesta la sua solidarietà

Ferrara: "Ai cattivi e violenti
non ho porto l'altra guancia"

Ma la Palermi (Sinistra arcobaleno) rilancia: "Dovrebbero attaccarlo ovunque"


<B>Ferrara: "Ai cattivi e violenti<br>non ho porto l'altra guancia"</B>

Giuliano Ferrara ieri a Bologna

ROMA - Il giorno dopo i fischi, gli insulti e il lancio di uova contro Giuliano Ferrara, in comizio a Bologna, non si placano le polemiche. E anche il protagonista - che questa mattina riceve anche una telefonata di solidarietà da Walter Veltroni - torna sulla vicenda: "Erano piuttosto aggressivi - dice, riferendosi ai contestatori - io sono uno che sopporta molto bene i fischi. Ma siccome erano così cattivi e violenti, mi è sembrato che per una volta dovessi dimenticarmi di porgere l'altra guancia alla fine del comizio e trattarli come meritivano".

Ancora, Ferrara spiega di non voler fare polemiche con le forze dell'ordine: "Poveracci, stanno lì che cercano di controllare la situazione". E loda il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati: "Ha rilasciato dichiarazioni molto belle, da bravo sindaco. Sono contento per le sue parole". Conclusione: "Finchè i carabinieri impediscono ai centri sociali di linciare gli oratori di parte avversa, l'Italia è un paese democratico. Se fossero riusciti a linciarmi forse parlerei diversamente. Ma non ci sono riusciti".

E solidarietà al direttore del Foglio, animatore della lista pro-life e per una moratoria sull'aborto, arriva da Fausto Bertinotti: "Mi dispiace quanto è accaduto - dichiara - a Ferrara rivolgo la mia personale solidarietà umana e politica". E ancora: "Nesusno può accettare una contestazione sprezzante e violenta contro un protagonista della vita politica". Poi però aggiunge: "Evitiamo il confronto con gli anni di piombo, verso cui non c'è nessun riferimento: una tragedia vissuta e di cui oggi non ci sono i segni nel paese".


Molto diversa l'opinione di un'altra esponente della Sinistra Arcobaleno, Valeria Palermi del Pdci: "Hanno fatto bene a contestare Ferrara - attacca - dovrebbero farlo in tutte le piazze d'Italia".

Sul fronte opposto, insieme al sostegno di molti esponenti del Pdl, da da Fabrizio Cicchitto a Gianni Alemanno, c'è da segnalare il telegramma di solidarietà al direttore del Foglio inviato da Daniela Santanché, candidata premier della Destra, al direttore del Foglio invia un telegramma: "Anche Ferrara fascista? Benvenuto nel club, caro Giuliano, non te la prendere la compagnia è buona, c'è Papa Ratzinger e Montanelli e tutti quelli che si battono contro l'egemonia culturale e l'arroganza dei comunisti".

Sul fronte delle indagini, c'è da dire che a Bologna la polizia sta lavorando intensamente, per ricostruire i fatti di ieri (durante i quali è stato colpito anche l'inviato di Repubblica Michele Smargiassi). Si sta procedendo, fanno sapere dalla Questura, alle identificazioni dei manifestanti e alla ricostruzione dell'accaduto: ogni cosa, assicurano, sarà riferita all'autorità giudiziaria. Tirare le somme e arrivare a un numero sarà però un lavoro molto lungo, che verrà portato avanti anche attraverso la visione dei filmati. Al momento, comunque, nessuna denuncia è stata presentata da parte di manifestanti o altri che abbiano subito danni.

 

 

SEGUE DA INFOAUT....

 

[Bologna] Cacciato Ferrara da piazza Maggiore, la polizia carica. Occupato il palco elettorale (video)


|Bologna, 2 aprile|
Una piazza blindata aspetta l'arrivo di Ferrara, venuto a Bologna per presentare in Piazza Maggiore la sua lista "Aborto?No grazie". Una serie di transenne e cordoni di polizia e carabinieri è posta in anticipo a delimitare il luogo del comizio, dato che già era chiaro come la sua ingombrante presenza non sarebbe stata tollerata dalla città. Infatti in più di un migliaio si sono presentati nella adiacente Piazza del Nettuno per impedire la presentazione della lista. Sono presenti le realtà bolognesi come Laboratorio Crash!, Vag61, Tpo, XM24, Antagonismo Gay e moltissime persone accorse per impedire a Ferrara di parlare. Il presidio si vede bloccato dalla polizia che decide chi può entrare in piazza maggiore e chi no, ma si capisce subito che questo non è sufficiente: già dalle prime parole del comizio la gente sotto il palco inizia a fischiare, contestando una presenza che evidentemente tutta Bologna non vuole. Anche parte del presidio riesce a penetrare in Piazza Maggiore e la contestazione si fa più accesa, tanto da zittire Ferrara e spingere la polizia a caricare chi era sotto il palco. Questo non fa altro che aumentare la rabbia dei presenti, che costringono Ferrara ad abbandonare il palco e correre scortato dalla polizia fino alla macchina, sottoponendolo a una serie di lanci di insulti e oggetti. Anche una volta raggiunta la macchina il candidato incontra non poche difficoltà nell'uscire da una piazza ormai invasa, e per gran parte chiusa da quelle transenne che avrebbero dovuto tenere lontana la contestazione.

> Ascolta il resoconto/intervista con Damiana del Laboratorio occupato Crash!

Dopo essere riusciti a scacciare la polizia la piazza si riprende il palco da cui poco prima Ferrara aveva cercato di parlare, strappando manifesti e striscioni della lista pro-life, ribadendo che " solo noi possiamo parlare e decidere su tutto ciò riguarda i nostri corpi, nessuno può prendere la parola per noi!" come si sente gridare. Risulta evidente alla fine di questa giornata che Bologna non accetta la provocazione di chi si prende il diritto di decidere sui corpi degli altri: la piazza di oggi non ha permesso a Ferrara di portare tutti quei discorsi di chi, come lui, vorrebbe imporre un disciplinamento di quegli stessi corpi che anche oggi sono sfuggiti al controllo, esprimendo tutto il desiderio di potersi autodeterminare. Un messaggio chiaro a tutti coloro che, ergendosi a paladini di un fantomatico modello di "normalità", negano l'esistenza stessa non solo della donna, ma anche del gay o del nero, del diverso in ogni senso! Oggi Bologna ha di nuovo rivendicato come il diverso faccia parte di ognuno, e che nessuno, soprattutto Ferrara, può permettersi di negarlo!


Segue il comunicato del Laboratorio Crash! e del Collettivo Universitario Autonomo:


Giuliano Ferrara e la sua lista "Aborto? No, grazie" sono i pericolosi portavoce di un ceto politico e clericale che vorrebbe negare alle donne il diritto all'autodeterminazione, attraverso la falsa retorica della "difesa della vita". Le donne vengono così, nuovamente, ad essere considerate meri contenitori di qualcosa che è altro da loro, a trent'anni dalle lotte che hanno portato le donne ad rifiutare un ruolo che era loro imposto da una società patriarcale, a rivendicare il diritto di scelta , il diritto a decidere se e quando essere madri, l’affermazione di se stesse in quando donne e non più figlie, mogli, sorelle. Ora Giuliano Ferrara vorrebbe mettere in discussione la legge 194, una legge che, pur essendo il risultato di un compromesso che non rispecchia le vere rivendicazioni del movimento femminista, è stato un passo importante nel riconoscimento di queste lotte e potrebbe essere sì
modificata ma con solo con la cancellazione dell?obiezione di coscienza, che ancora impedisce alla donna il pieno diritto alla scelta e permette ai medici di rifiutare spesso più per motivi di carriera che per reali principi etici.
Ma Ferrara non è che l'ultimo di una lunga schiera di rappresentanti di una cultura becera che vorrebbe imporre il loro controllo sui nostri corpi, ergendosi a rappresentanti di una presunta normalità. La normalità dell'uomo bianco eterosessuale, la negazione della donna, del gay, del nero ma soprattutto di tutte quelle esistenze che superano divisione biologica e sociale tra maschio e femmina, tra etnie, tra gay ed eterosessuale. La nostra schizofrenia sessuale, etnica, del differente è in questo momento la spinta che può realmente permetterci di rompere i meccanismi di una società teocon e teodem che ancora si fonda sulla negazione del diverso o su una sua forma riconoscibile e
sfruttabile perché considerata qualcosa di altro, di diverso e che invece fa parte dell?essere di ognuno.
Il mondo del lavoro ci impone di mettere sul mercato ogni aspetto della nostra esistenza, ci obbliga ad inserire nei contratti di lavoro anche gli atteggiamenti, i desideri, le diverse sensibilità, mettendo a profitto le diverse soggettività che i nostri corpi creano. Ma l'economia di mercato vaticanizzata non può permettere che queste nuove soggettività sprigionate dai nostri corpi possano uscire dagli schemi dello sfruttamento e la stretta repressiva moralizzatrice di questo periodo ben rappresenta la volontà di impedirci di riappropriarcene negandone la potenzialità di rottura e di cambiamento. Ma noi continueremo a rispondere a questo tentativo di ingabbiarci non solo resistendo agli attacchi che vengono portati avanti da personaggi miserabili come Giuliano Ferrara, ma continuando a sperimentare le infinite possibilità antagoniste dei nostri corpi.

Nessuno può parlare sui nostri corpi, nè Ferrara nè nessun altro.
Giù le mani dai nostri desideri..

Laboratorio Crash!
Collettivo Universitario Autonomo


____________________________________________________________________

Vedi anche:

> Il video della contestzione di Livorno


LE PRECEDENTI CONTESTAZIONI:
Livorno - Torino - Padova - Roma
 
 
 
 
GUARDA IL VIDEO
 
 
LA CACCIATA DI FERRARA
 
 
http://it.youtube.com/watch?v=174jh72I9xE

Rifiuti: sassi contro auto Cc

Inviato da autonomix | 3 Apr, 2008

fonte ansa.it

Automezzo accerchiato dai manifestanti a Savignano Irpino

(ANSA) - AVELLINO, 3 APR - Accerchiato dai manifestanti nei pressi mdella stazione di Savignano Irpino, un Defender dei carabinieri con 4 militari a bordo. Qui si sono radunate centinaia di persone che protestano contro i lavori di allestimento della discarica di Pustarza.I manifestanti, secondo la ricostruzione dei Cc,hanno lanciato anche sassi contro il mezzo, uno dei quali ha distrutto il parabrezza. Altre tensioni si sono registrate nel tardo pomeriggio di ieri a Rione Cardito, alle porte di Ariano Irpino.

Almese - Allarme per l'arrivo degli anarchici

Inviato da autonomix | 3 Apr, 2008

I comitati e il comico si preparano ad accogliere Mercedes Bresso, Antonio Saitta e Sergio Chiamparino. Ci sarà anche Beppe Grillo

ALMESE (03/04/2008) - Questa sera ci sarà anche Beppe Grillo ad accogliere Mercedes Bresso, Sergio Chiamparino e Antonio Saitta in Val di Susa. Il sindaco di Torino e i presidenti di Provincia e Regione sono infatti gli ospiti d’onore del congresso organizzato dal Pd “Scegliere il futuro: le proposte del Pd per lo sviluppo della Val di Susa”. E’ la prima volta che i tre rappresentanti delle più importanti Istituzioni piemontesi si presentano contemporaneamente in Valle dopo gli scontri di tre anni fa che portarono il problema del Tav a diventare da locale a nazionale.

E ovviamente i No Tav - che in questi tre anni sono forse un po’ diminuiti di numero ma non certo di determinazione - non potevano farsi scappare una occasione del genere. E’ così partito subito l’invito a Beppe Grillo che - salvo imprevisti dell’ultima ora - ha già dato la propria adesione. Il popolare comico-politico questa sera dovrebbe quindi essere alla testa di alcune migliaia di manifestanti pronti a ribadire il proprio “no” a qualunque tipo di percorso della Torino-Lione. «Non siamo interessati a nessun sviluppo di una valle attraversata dal Tav» è la parola d’ordine del tam tam che da alcuni giorni, attraverso email e siti Internet, è stato attivato per chiamare ancora una volta a raccolta il popolo No Tav. Tutti pronti a dare il benvenuto «con cartelli, bandiere, striscioni e fischietti ai tre Re Magi», come sono stati ironicamente ribattezzati Bresso, Chiamparino e Saitta.

E proprio questa mobilitazione sta creando un po’ di apprensione per l’ordine pubblico. La digos è ovviamente allertata e la presenza di forze dell’ordine sarà massiccia: a preoccupare non sono tanto i valsusini - le cui manifestazioni di protesta sono sempre state più che altro all’insegna del colore e dell’ironia - quanto gli anarchici, che dovrebbero essere in Valle per fiancheggiare i No Tav.
Dal punto di vista politico sono scemate le polemiche per la mancata presenza di esponenti di altri partiti, a partire dal leader dei No Tav Antonio

Ferrentino, non invitati per il semplice motivo che si tratta di una iniziativa elettorale del Pd ma si preannuncia una serata difficile per gli esponenti valsusini del Partito democratico: da un lato sono di fronte all’ultimatum dei vertici («O Sì Tav o fuori dal partito»), dall’altro devono restare fedeli alle proprie posizioni No Tav. L’appuntamento è per le 20.30 all’auditorium Magnetto di via Avigliana.

Claudio Neve

 

FONTE

T'ORINO CRONACA 

LA VAL SUSA IN PRIMA FILA SI PREPARA AD ACCOGLIERE IL PD

Inviato da autonomix | 1 Apr, 2008
La Val Susa in Prima fila... si prepara ad accogliere il Partito Democratico! (intervista con Alberto Perino)

 

1397 cittadini NO TAV hanno comprato in comproprietà un posto in prima fila per ribadire, se caso mai ce ne fosse bisogno, l’assoluta contrarietà al progetto del Tav. Ieri in una giornata epica il popolo no tav si è ridato appuntamento per l’ennesima volta per far sentire con un atto, tanto concreto, quanto collettivo, la propria presenza.


Proprio all'indomani di un succeso innegabile i grossi giornali cittadini (Stampa e Repubblica) pubblicano dichiarazioni roboanti di Chiamparino e alleati del PArtito Democratico che minimizzano il significato politico di domenica e confermano la volontà di mantenere l'incontro di giovedì ad Almese.

Una provocazione che il movimento no Tav non può tollerare!

Ascolta l'intervista con Alberto Perino:
> "Attenti all'ira dei pacifici! Prima o poi la corda si spezza!"

[Report] Domenica 30 marzo|Un’iniziativa che fa tornare alla mente i momenti di lotta vissuti in questi anni, con un’organizzazione impeccabile, una partecipazione straordinaria, e la concretezza che solo un movimento popolare così determinato sa avere in momenti storici non favorevoli come questi. Arrampicandosi per la Val Clarea, passando in rassegna le 250 tele di autori no tav raffiguranti l’opposizione popolare in tutti i modi, più di mille no tav si sono andati ad aggiudicare un posto in prima fila nella lotta. Una prima fila messa nero su bianco, su atto notarile, con carta bollata, giocando con le leggi di chi vorrebbe distruggere un territorio che ormai è sempre più consapevole della sua forza. Sembrava di tornare ai giorni della libera repubblica di Venaus, con la riproposizione di un “villaggio gallico” vivo e brulicante, con le tavolate pronte per mangiare e gli stand popolati da volontari/e che da giorni preparavano il cibo per tutti. In mezzo una coda iniziata alle 9 di mattina che si è protratta fino a sera per firmare l’atto collettivo più numeroso della storia forse. Giornali e tv a coprire l’evento, un evento tutto del movimento, autorganizzato come al solito, pronto con la fantasia e la concretezza a bucare quel muro informativo che fino a pochi giorni fa ci voleva sottomessi e dimessi. E invece nulla, più vivi che mai determinati e fieri di essere no tav, in barba alla campagna elettorale che un evento del genere se lo scorda. Nessun partito riesce a organizzare una cosa come questa, come del resto rosicano a vedere ancora oggi assemblee di almeno 300 partecipanti, manifestazioni convocate in un giorno, adesivi appiccicati ovunque e bandiere a tutte le finestre. Neanche l’organizzazione di una campagna si tav fatta a tavolino riesce nelle valle che resiste, il centro destra ha dovuto fare un convegno di nascosto, vantandosene il giorno dopo…

In un’assemblea a cielo aperto si discuteva di tutto ma soprattutto di come respingere le provocazioni di Chiamparino & C, che giovedì vogliono organizzare ad Almese una calata di “ambientalisti del fare” per dimostrare che tanto il tav si farà perché loro lo vogliono ed è il popolo della valle che non capisce. Vedremo, l’accoglienza è in preparazione: FERMARE IL TAV: SI PUO’ FARE del resto…

Sorrisi sulle affermazioni di Di Pietro 'o ministro, che parla di una Val Susa Libanizzata «La soluzione proposta dal centrodestra crea un tale conflitto sociale che finirebbe per far diventare quella Valle un nuovo Libano, dove le tensioni e le frustrazioni potrebbero provocare anche una ribellione drammatica».o di Berlusconi che propone l'ennesimo tracciato. Alla giornata hanno preso parte compagni e amici di diverse zone d’Italia, persino dalla Sicilia, e non potevano mancare le donne del presidio No dal Molin.A sera tutti i tg avevano nel palinsesto la notizia, dovendo ricredersi dei servizi dei giorni passati, ma questo a Chiomonte interessava poco, ci si sta organizzato per ampliare la prima fila.

Infoaut

 

>>scarica/leggi a lato in pdf la rassegna stampa del 31.03

 


leggi anche:

 

30 marzo-val Susa: "Compra un posto in prima fila!" (interviste con Alberto Perino & Lele Rizzo)

Chiamparino/Sì tav: quella voglia di una bella marcetta…(intervista e rass.stampa)

NO TAV: PARTE LA CAMPAGNA "COMPRA UN POSTO IN PRIMA FILA!" (intervista con Alberto Perino)

 


Sito Internet: www.notav.eu

SOLIDALI CON L'ASILO OCCUPATO

Inviato da autonomix | 1 Apr, 2008
Ieri notte alcuni solidali con l'Asilo Occupato si sono ritrovati in Corso Brescia a riprendersi una parte del quartiere.
Da alcune settimane infatti, la casa in via Alessandria 12 è sotto sgombero, per lasciar spazio ai migranti del Darfur, atto di nobile intento, se questo non comportasse la distruzione di uno dei pochi luoghi di libera espressione che da 13 anni allieta la vita di questa repressa città.
In vista di un "forzato" ritorno in strada abbiamo deciso di riprenderci una parte del quartiere Aurora, iniziando a riversare per le strade le nostre idee: è nato così Corso Bresci (come in foto allegata), nome a noi più congeniale.

Gaetano Bresci, l'anarchico che uccise il re d'Italia, decise con quest'atto di vendicare la strage di Milano del 1898, dove vennero trucidati centinaia di manifestanti da parte dell'esercito Italiano.

A lui e a tutti quelli che fanno dell'azione diretta una pratica non può che andare il nostro saluto.

Questo non è che l'inizio. Con questo clima è ora di incominciare a farsi sentire, e non tocca solo agli occupanti della casa, ma a tutti quelli che ci gravitano intorno.

Con ieri abbiamo iniziato anche noi, tu che pensi di fare?

Alcuni solidali dell'Asilo Occupato Principe di Napoli

« Io non ho ucciso Umberto. Io ho ucciso il re. Ho ucciso un principio. »
(La frase pronunciata subito dopo l'omicidio, in risposta alle accuse della folla)

Giovedì 3 aprile ore 22.00 - Live @l csoa

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008

natrontraumagainliveregtl9

Di scena al Cartella la band barese dei NATRON, i guru del death metal in Italia.
E' dal '92 infatti che questo gruppo gira in lungo ed in largo l'Europa proponendo quello che è annoverato tra il migliore brutal europeo.
Apriranno la serata i TRAUMAGAIN.

I NO DAL MOLIN PRONTI ALLA LOTTA

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008

Partiamo dalla fine, via il dente via il dolore: giovedì scorso, a due settimane dalle elezioni comunali, tre esponenti del Presidio vengono perquisiti nelle loro abitazioni dalla Digos. Lo dispone, nell’ambito dell’indagine sull’attentato all’oleodotto del luglio 2007, il pm Paolo Pecori. Il padre di Massimo, candidato sindaco Udc. Che è concorrente, nella corsa al Palazzo, proprio della leader del Presidio Cinzia Bottene, candidata a capo della lista “Vicenza Libera”. Boom. Scoppia la polemica. «Non giudico - attacca la Bottene - rilevo solo l’inopportunità di disporre le perquisizioni alla vigilia del voto. Sono passati otto mesi dall’attentato, aspettare due settimane non avrebbe cambiato nulla. Anzi, il pm avrebbe evitato le contestazioni. Comunque non mi preoccupo, già in altre occasioni ci hanno criminalizzati, soprattutto alla vigilia delle manifestazioni, ma i vicentini hanno risposto senza farsi influenzare».
Chiusa la parentesi giudiziaria. Che cosa l’ha spinta a candidarsi?
Due motivazioni. Primo: la delusione, il non riconoscermi in una politica così poco trasparente, fatta per l’autoconservazione dei partiti. Secondo: la speranza, il non rassegnarsi al “non voto”, cercare di fare una politica per gli interessi collettivi e non di bottega.
Voi del Presidio siete “scesi in campo”. L’area dei comitati anti-base, invece, ha scelto di restare fuori dalla competizione e di sostenere i candidati che si impegnano per il “no”. Non rischiate di rompere il fronte?
Il movimento No Dal Molin è sempre stato variegato, non abbiamo la presunzione di rappresentarlo tutto. A volte abbiamo agito uniti, ma ci teniamo all’indipendenza.
I No Dal Molin sono sparpagliati in almeno sei liste. Non avete dialogato per evitare la dispersione?
Con qualcuno sì, ma non con le liste di partito. Dei partiti non mi fido. La Equizi? Dice che siamo troppo di sinistra, ma ha frequentato il Presidio per oltre un anno e si è smarcata alla vigilia del voto. Onestà e coerenza pagano, perciò alla fine abbiamo deciso di andare da soli. Del resto siamo stati noi il traino del movimento, quelli che finora hanno tenuto aperta la questione della base.
Ancora aperta? Tutte le istituzioni hanno detto «sì» e ora c’è pure l’affidamento dell’appalto...
Che la macchina sia in moto è indubbio, però io guardo all’altra faccia della medaglia: i ritardi sui tempi d’esecuzione, le istituzioni che sentono il bisogno di riconfermare di continuo decisioni già prese, segno di debolezza. Non si è deciso nulla sulla tangenziale nord, se non che la pagano gli italiani. I 5 punti dell’ordine del giorno del Consiglio comunale stanno cadendo uno alla volta. Che fine farà l’aeroporto? E gli appalti vanno ad arricchire le coop rosse e non i vicentini.
Ma non c’è solo il Dal Molin. Un candidato sindaco dovrebbe avere un programma per la città...
Non accetto che ci dicano che siamo monotematici. Il nostro programma ha tre punti cardine: pace, difesa dell’ambiente e difesa della vera democrazia.
In concreto, le prime tre azioni che farebbe da sindaco?
Innanzitutto, preparerei un ordine del giorno in senso contrario a quello del 26 ottobre 2006. Così non darei al governo la possibilità di strumentalizzare il voto del Consiglio comunale come invece la precedente maggioranza ha consentito. Secondo, metterei mano all’Aim, gioiello della città spartito come una torta a vantaggio di pochi.
Aim politica o no?
No, la politica resti fuori dalla gestione di Aim: ci vogliono manager competenti ed onesti. Alla politica spettano solo l’indirizzo e il controllo.
Terzo impegno?
La salvaguardia dell’ambiente, far vivere tutte le zone della città, senza dimenticarne alcune, altrimenti diventano insicure. E soprattutto metterei mano alle regole per dire basta alla speculazione edilizia.
Eleggere un consigliere sarà un successo?
Vorremmo entrare in Consiglio non per gestire il potere, ma per “aprire” l’Aula ai cittadini, come una scatola di vetro. Daremmo alla gente le informazioni che oggi non ha.

L’altro giorno, in centro, lei ha urlato al megafono che «un’altra giunta di centrodestra sarebbe la morte della città». Un minuto dopo avete crocifisso il governo di centrosinistra. Per chi tiferete in caso di ballottaggio?
Ci sono partiti che già parlano della spartizione degli assessorati. Non ci interessa nulla di simile. Se ci corteggeranno? Ne discuteremo in assemblea, di certo non ci venderemo.

Casalinga. Da due anni, da quanto è scoppiato il caso Dal Molin, tutti la conoscono così: 51 anni, sposata, un figlio di 21 anni, quasi vicentina - nel senso che la sua casa sorge a Caldogno «a 20 metri dal confine con Vicenza». E, appunto, casalinga. Alle spalle però, Cinzia Bottene ha 18 anni da impiegata. La politica, invece, è una folgorazione recente. Prima di questa tornata elettorale non l’aveva mai fatta: mai una tessera di partito, assicura, mai una candidatura. «Nemmeno vita associativa. Non ho partiti di riferimento, mi regolo in base ai momenti e alle persone candidate. Però mai a destra».
Così fino a due anni fa. Fino a quando esplode il caso Dal Molin e la casalinga diventa leader e simbolo della lotta (molto femminile) contro la base. Megafono (e pentole) in mano, guida le marce dei 100 mila e dei 30 mila, occupa la Basilica e la prefettura, sempre in prima fila. Un personaggio. Tanto che Santoro e Lerner la ospitano nelle loro trasmissioni tv. Ora la corsa a sindaco. Un bel salto, ma per molti, a questo punto, non inatteso.

Leggi anche:
Vicenza Libera: il programma
Vicenza Libera: diversi perchè sognatori
Dalle occupazioni alle comunali: il Presidio per rompere gli schemi
Presidio: ecco la lista nata sotto il tendone
No Dal Molin in campo per Vicenza Libera
Vicenza Libera: presentata la lista

Visita il sito di Vicenza Libera

I No-Tav comprano i terreni del tunnel

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008
Gli acquirenti diventano proprietari di un metro quadrato di terreno che si trova sul tracciato del tunnel di base

SUSA
Nuovo raduno di manifestanti contro la Tav in Val di Susa, e precisamente a Chiomonte, dove più di mille persone si sono messe in fila per avviare dal notaio le annunciate pratiche per acquistare un lotto di terreno simbolico, di un metro quadrato ciascuno, che permetterà loro di diventare proprietari di una piccola porzione dei terreni a vigneto che si trovano sul tracciato nel quale dovrà passare il tunnel di base di 52 chilometri che attraverserà il Monte Cenisio, tra la Francia e l’Italia.

Sul sito dei No-Tav campeggia l’annuncio della manifestazione di questa mattina: le "prenotazioni" per il primo acquisto di terreni in Chiomonte alla Colombera avrebbe visto l’adesione di oltre 1.500 persone che hanno sottoscritto l’opzione "compra un posto in prima fila" contro il progetto del futuro tunnel ferroviario della Lione-Torino. Lo scopo è quello di complicare le cose quando le autorità dovranno procedere alle espropriazioni necessarie per potere iniziare i lavori.

Sul sito si spiega che ciascun atto notarile verrà sottoscritto formalmente a partire da questa mattina, domenica 30 marzo, a Chiomonte presso la cascina La Maddalena: «L’operazione di acquisto dei terreni alla presenza del notaio durerà dalle nove del mattino fino a sera, fino a quando, cioè, tutti gli acquirenti avranno firmato l`atto di compravendita». Per "allietare" gli aderenti al progetto durante la fila dal notaio sono in programma spettacoli musicali, ma anche una visita al museo della Maddalena e agli adiacenti siti archeologici, alla cantina cooperativa del vino di Chiomonte, e al borgo storico di Chiomonte. Per pranzo, polentata con toma e salciccia locali.

COOP ROSSE?VIA AL BOICOTTAGGIO

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008
Dopo l’assegnazione dell’appalto per la base Usa, i no Dal Molin preparano la risposta

di Orsola Casagrande

Sarà l’assemblea di martedì sera al presidio permanente a decidere le iniziative future dopo l’assegnazione dell’appalto per la costruzione della nuova base militare Usa al Cmc e alla Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna. Venerdì sera davanti alla prefettura dove il presidio aveva organizzato una manifestazione si è discusso molto di questa decisione di affidare alle cooperative rosse l’appalto. «E’ una decisione molto grave - dice Marco del presidio - anche se naturalmente ce l’aspettavamo.
E’ una decisione che svela molte cose». Non va giù ai vicentini il fatto che il candidato premier del Partito democratico Walter Veltroni per esempio, nella sua visita alla città del Palladio, abbia voluto ribadire che la base al Dal Molin si farà. «Certo - dicono al presidio - è il premio per le cooperative rosse. E il premio soprattutto per il Cmc che non ha potuto fare l’alta velocità in val Susa». E proprio con i valsusini da ieri sono costanti i rapporti. Perché i no Tav conoscono molto bene il consorzio di Ravenna e hanno subito dato il loro sostegno ai vicentini per le iniziative future. La prima cosa che è venuta in mente a tutti e che da venerdì circola insistentemente è l’idea di un boicottaggio delle cooperative, magari una giornata nazionale in modo da coinvolgere i cittadini che a Vicenza hanno più volte espresso la loro solidarietà partecipando, per esempio, alle manifestazioni nazionali dei mesi scorsi.
«Discuteremo in assemblea - dice Olol Jackson - delle iniziative e delle proteste da prendere. Certo è che non staremo a guardare». Per Marco «non ci mancheranno le occasioni per farci sentire, visto che i lavori dovrebbero durare almeno quattro anni secondo quanto indicato dagli stessi americani». Al presidio ritengono anche che l’annuncio del vincitore dell’appalto abbia molto a che fare con la campagna elettorale in corso. «Ci è sembrato francamente - dice sempre Marco - un atto di propaganda.
Soprattutto l’affermazione che i lavori cominceranno in estate. Non ci pare realistico visto che praticamente i lavori di bonifica, che dovevano essere preliminari a qualunque altro lavoro, sono sostanzialmente fermi. E se non lo sono - aggiunge Marco - visto che ci hanno detto che c’erano centinaia di ordigni da eliminare, ci piacerebbe sapere che fine hanno fatto».
I lavori di bonifica erano stati fermati nei mesi scorsi dalle azioni pacifiche ma determinate dei cittadini. E da una serie di azioni di presidio e boicottaggio delle imprese coinvolte in questi lavori anche fuori da Vicenza, per esempio a Firenze, sede di una delle imprese incaricate. «E’ chiaro che il boicottaggio - dice ancora Marco - ci pare una delle forme di lotta più appropriate e efficaci. Vedremo in assemblea in che modo e in che forma attuarlo». Il Cmc è noto in val Susa per la mancata realizzazione del tunnel di Venaus. «Ci ricordiamo - dice Marco - le affermazioni del presidente del Cmc anche rispetto a Vicenza e alla base militare Usa. Per lui - aggiunge - non c’era alcuna contraddizione nel fatto che una cooperativa rossa potesse accettare di costruire una base di guerra. E’ evidente che a queste cooperative non interessa nulla delle comunità, né dei territori. Le nostre istanze, come quelle dei valsusini non vengono ascoltate da chi ha in testa solo il profitto».
La vicenda Dal Molin ha registrato negli ultimi giorni una serie di accadimenti importanti e per certi versi anche inquietanti. Dalle perquisizioni di giovedì a casa di alcuni giovani legati al presidio all’assegnazione dell’appalto. Venerdì sera i no Dal Molin volevano consegnare al prefetto le firme (oltre seimila) raccolte tra i cittadini in solidarietà con i destinatari degli avvisi di garanzia per l’occupazione della prefettura. Il prefetto non c’era. Così non ha ricevuto nemmeno le ampolle di acqua al cherosene raccolta nei pressi dell’oleodotto militare dove nelle scorse settimane ci è stato un pesante incidente. I no Dal Molin continuano la loro campagna elettorale originale. I candidati della lista Vicenza Libera saranno impegnati oggi in una biciclettata nei quartieri periferici della città. «Perché vogliamo dire ai cittadini - dice Marco - che il comune non deve essere solo il luogo dove inviare lamentele. Dobbiamo essere noi i protagonisti, dobbiamo riappropriarci della politica, senza delegare a nessuno».
Così oggi i ciclisti andranno a perlustrare le strade delle periferie per raccogliere la denuncia dei cittadini rispetto alle buche, strade dissestate, punti pericolosi. L’esperimento della lista Vicenza Libera è anche questo, riprendere in mano la gestione della cosa pubblica coinvolgendo e non imponendo ai cittadini delle scelte calate dall’alto.

Leggi anche:
Appalto «rosso» per il Dal Molin
Al Dal Molin le cooperative rosse: nessuno è sorpreso

«Precedente   1 2 3 ... 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 ... 28 29 30  Successivo»