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work in progress per il G8 alla Maddalena..
Torino 26 genn: presidio contro lAlenia, la guerra e il Tav
Presidio contro l'Alenia Aeronautica e l'industria della guerra
Contro il Tav e tutte le nocività
Sabato 26 gennaio dalle 10 alle 13 ritrovo in C.so Marche angolo C.so
Francia a Torino.
Per chi arriva in treno:
da Porta Nuova Metrò direzione Fermi, scendere alla fermata Marche( circa
13 Minuti di percorso)
da Porta Susa la stessa cosa
Striscioni e banchetto informativo / interventi al microfono / azioni
simboliche contro la guerra / volantinaggio nel quartiere, minacciato dal
nodo TAV di Torino / vin brulè & dolci
Il 26 gennaio si manifesta in tutto il mondo contro la guerra.
Per questo giorno noi abbiamo deciso di stare davanti all'Alenia,
fabbrica
di morte di prima qualità.
L'Alenia si è messa in società con la Lockheed Martin, multinazionale USA
specializzata in stermini, per costruire il nuovo cacciabombardiere
americano F-35.
L'Italia ha deciso di partecipare a questa bella impresa: diverse
fabbriche saranno impegnate nella costruzione delle varie componenti del
velivolo.
Poi tutti i pezzi verranno portati in un nuovo stabilimento che vogliono
costruire dalle parti di Novara, dentro il recinto dell'aeroporto
militare
di Cameri, dove assembleranno il tutto per produrre più di un migliaio di
cacciabombardieri nuovi e sicuramente micidiali.
A Torino c'è la direzione dell'Alenia: qui si sono prese le decisioni
strategiche che hanno portato alla partecipazione dell'Italia a questa
ennesima impresa di morte.
I governi italiani che si sono succeduti negli ultimi anni, di destra o di
sinistra che fossero, hanno continuato a perseguire politiche militari di
aggressione nei confronti di territori e di popolazioni di diversi paesi.
Si costruiscono armi in abbondanza. Si mantiene una presenza militare
massiccia in Afganistan, in Libano, nei Balcani ed in diverse altre aree
di crisi qua e là nel mondo. Si vuole partecipare pure ad imprese
ipertecnologiche che vengono propagandate come meramente difensive.
Ma noi sappiamo dove si va a parare.
Come al solito tutto serve per garantire agli USA ed ai loro alleati-servi
europei il controllo di territori e di risorse economiche strategiche.
Qui, in Alenia, passa il fronte avanzato dell'industria degli armamenti.
Tra un po' di tempo Alenia trasferirà il suo stabilimento di Torino,
potenziando quello che si trova nei pressi dell'aeroporto di Caselle.
La fabbrica della morte si sposta solo di qualche chilometro, lasciando
spazio ad un altro progetto di devastazione e saccheggio del territorio.
Proprio lì infatti passerà il TAV: dove non si preparerà più la
devastazione in armi di territori "nemici" ci si applicherà, con alacre
goduria, alla devastazione ambientale ed economica provocata da ogni linea
ad alta velocità/capacità.
Contro tutte le guerre - Contro tutte le devastazioni
Il 27 marzo 2008 avrà inizio il
processo contro i 17 compagni arrestati nell'ambito dell'operazione
"Tramonto", accusati di associazione sovversiva e banda armata,
additati come terroristi da politici e dirigenti sindacali. 17 compagni
che da quasi un anno subiscono criminalizzazioni a mezzo stampa e
vessazioni (isolamento in carcere, censura della posta, divieti di
comunicare per chi è ristretto ai domiciliari) e da quasi un
anno resistono, forti e coerenti.
Quella del 27 marzo sarà la prima di tante udienze che
vedranno sul banco degli imputati operai e studenti comunisti, amati e
stimati per il loro impegno nelle lotte, sui posti di lavoro e tra i
giovani, per una società senza guerre, padroni e sfruttamento;
su quello degli accusatori ci sarà invece la magistratura
rappresentata dalla "toga rossa" Ilda Boccassini, supportata e aiutata
dei fascisti di Forza Nuova, costituitasi parte civile al processo.
Durante quest'anno è stato forte e prezioso il contributo di chi
ha espresso e manifestato la propria solidarietà, ed è
importante continuare a sostenere e far sentire la nostra vicinanza ai
compagni colpiti dalla repressione.
Vi invitiamo al pranzo di solidarietà il 10 febbraio 2008
alle 12.30 presso l'EX MACELLO (COYOTE UGLY) in corso Australia (PD).
Per prenotare: parentieamici@libero.it
Parenti e amici degli arrestati del 12 febbraio 2007
CONTO CORRENTE POSTALE 80152077 intestato a ASSOCIAZIONE SOLIDARIETA' PARENTI E AMICI
per bonifici bancari: bban-i-07601-12100-000080152077 iban it-94-i-0760-12100-000080152077
ADESIONI NAZIONALI
Arci
Associazione Beati i costruttori di pace
Associazione per la Pace
Attac
Confederazione Cobas
Fiom-Cgil
Forum Ambientalista
Giovani Comunisti/e
Global Meeting Network
Partito Comunista dei lavoratori
Partito della Rifondazione Comunista
RDB/CUB
Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti
SdL intercategoriale
Sinistra Critica
Un ponte per
ADESIONI REGIONALI - Calabria
Ass. cult. Algo Mas-la bottega del mondo, Lamezia
Assessorato Politiche sociali ed Immigrazione Provincia di Cosenza
Associazione Baobab
Associazione culturale JoggiAvantFolk, Joggi - Cosenza
Associazione La Kasbah
Associazione Yairaiha Onlus
Centro Sociale Autogestito Ex Villaggio del Fanciullo, Cosenza
CGIL, Cosenza
circolo culturale Rua Sao Joao, Lamezia
Circolo del PRC "F. Gullo" di Cosenza coordinamento provinciale dei giovan* comunist* (provincia di cosenza)
Circolo PRC "G. Mazzotta" Cosenza
Cobas Cosenza
Collettivo Macondo, Lamezia Terme
Comitato di lotta per la casa, Cosenza
Cooperativa Khorakhané
Coordinamento Comunista Autonomo, Decollatura CZ
CPOA Rialzo, Cosenza
CSOA Cartella, Reggio Calabria
EquoSud - Autoproduzioni, Reggio Calabria
Forum Ambientalista Calabria
Forum Cosenza United
Forum Fuori Dal Comune
Fronte di resistenza ultras, Cosenza
Laboratorio disabiliberta, Reggio Calabria
Libera associazione di idee per un commercio equo e solidale - Bottega del mondo "KARIBU"
Mad Noises - collettivo espressivista, Cosenza
Mo.C.I. Movimento Cooperazione Internazionale, sede di Cosenza
Movimento ambientalista del Tirreno
Movimento Studentesco Crotone
Partito Comunista dei Lavoratori Calabria
PdCI, Cosenza
Radicazioni - festival delle Culture Popolari, Alessandria del Carretto CS
Radio Ciroma, Cosenza
Rete antirazzista calabrese
Sinistra Critica Calabria
Spazio sociale autogestito "filo rosso" Università della Calabria, Arcavacata di Rende CS
Taranta Terapy, gruppo musicale Cosenza
The Blast, gruppo musicale Cosenza
Totarella - gruppo musica popolare, Terranova del Pollino Pz e Alessandria del Carretto CS
ADESIONI DA ALTRE REGIONI
Action, Roma
Acustimantico, gruppo musicale
Area Antagonista Campana
Ask191, Palermo
Associazione assudd, Monopoli Bari
Associazione GLBT Open Mind, Catania
Associazione Radio Aut, Palermo
C.S.O.A. Terra di nessuno, Genova
Centro ligure di documentazione per la pace, Genova
Centro sociale Depistaggio, Benevento
Cobas, Palermo
Collettivo 20 luglio, Palermo
Collettivo malefimmine, Palermo
Collettivo Sparo, Palermo
Collettivo Universitario Autonomo, Palermo
Comitato antifascista "16 settembre", Catania
Comitato Autorganizzato Senza Casa, Palermo
Comitato di Quartiere "Città Vecchia", Taranto
Comitato Piazza Carlo Giuliani Onlus, Genova
Comunita' San Benedetto al porto, Genova
CSOA DAMM, Napoli
CSOA ExKarcere, Palermo
CSOA Officina 99, Napoli
Federazione Milano del PRC
Giovani comunisti di Catania
Infoxoa, redazione della rivista di quotidiano movimento, Roma
Laboratorio Occupato SKA, Napoli
Megafono Rosso - per l'unità degli studenti in lotta
Movimento antagonista toscano
N.R.N.P. nessuna repressione nautico presente
Precari dello Spettacolo, Palermo
R.A.P. rete per l'autorganizzazione popolare, Campobasso
Radici nel cemento, gruppo musicale
Rete Campana Salute Ambiente
Rete contro il carovita, Salerno
Spazio autogestito di aggregazione sociale Centro Iqbal Masih Librino, Catania
Tete de bois, gruppo musicale
Unità Popolare Valle Brembana BG
ADESIONI INDIVIDUALI
Agostino Milanese, Cosenza
Alfio Nicotra
Andrea Margiotta ,Torino
Andrea Rivera
Angelo Broccolo, Assessore Comune di Corigliano Calabro CS
Antonello Di Turi, assessore Acquaformosa CS
Antonio Bruno, capogruppo Sinistra Europea PRC Genova
Ascanio Celestini
Ciro Pesacane, presidente Forum Ambientalista
Claudio Calia - autore di fumetti
Cosimo Vicchio, assessore Comunità Montana del Pollino
Daniele Caristia,Cosenza
Daniele Silvestri
Don Andrea Gallo-Genova
Doriana Goracci, Capranica (Vt)
Ettore Davoli, Cobas Inpdap
Eugenio Melandri
Eva Catizone, segretaria regionale del PDM
Francesca Lillia
Francesco Di Giacomo (Banco del mutuo soccorso)
Francesco Martone, senatore
Francesco "baro" Barilli, coordinatore www.reti-invisibili.net
Gianni Fabbris, coordinatore nazionale Altragricoltura
Giovanni Maiolo, Portavoce delle/i Giovani Comuniste/i della Calabria
Giovanni Manoccio Sindaco di Acquaformosa CS
Giuseppe Tavella, N.R.N.P.
Gustavo Boemi, Assessore Comune di Linguaglossa CT
Haidi Giuliani, senatrice
Italo Di Sabato, responsabile 'Osservatorio sulla repressione' del Prc/Se
Luca Scornaienchi, Cosenza
Luciano Muhlbauer, consigliere regionale della Lombardia, Prc
Luigi Ferraro, centro diritti CGIL di Cosenza
Marco Bersani, Attac
Marco Bersani, Attac Italia
Marco Ferrando, portavoce nazionale PCL
Maria Fortino, Cosenza
Mauro Bulgarelli, senatore
Mimmo Lavacca, associazione assudd
Nicola Atalmi, direzione nazionale Comunisti Italiani, responsabile movimenti e pace
Nicola Latorre, giornalista free lance Bilbao (Paesi Baschi)
Nora Haydeè Rodriguez, Vicenza
Norma Bertullacelli, Genova
Paolo Napoli, Alessandria del Carretto CS
Peppe Voltarelli (EX Parto delle nuvole pesanti)
Salvatore Cannavò, deputato
Sandro Morelli, direttore di «Quale Stato» - Rivista trimestrale della Funzione pubblica Cgil
Sangermano Gianfranco, Cosenza
Sergio Crocco, Cosenza
Silvio Messinetti, avvocato
Tano Malannino, presidente nazionale Altragricoltura
Tommaso Fattori
Ulderico Pesce
Vincenzo Miliucci, Roma
Vincenzo Provvido, N.R.N.P.
Vittorio Agnoletto, europarlamentare
Ore
19.00, tre amici, compagni e fratelli, Maia, Luca e Ale fermano uno
sbirro, all'altezza di via tarino angolo santa giulia, che insegue un
ragazzo. Il poliziotto è agitato e corre dietro al malcapitato
con la pistola in mano, pronto a sparare.
E' l'ora dell'aperitivo e la gente è nei bar a bere e mangiare
qualcosa, altri sono fuori, possibili bersagli per un pulotto dalla
smania di sparare.
Subito accorrono più volanti, bloccando la zona, che arrestano i
malcapitati. L'accusa ancora non ci è dato saperlo, ma il
poliziotto si fa ricoverare raccontando in giro di come ha subito
lesioni.
ore 20.00, una cinquantina di solidali blocca corso regina
all'altezza di via tarino, chiedendo la liberazione dei tre e
informando la gente che si ferma di quello che è successo e
perchè la strada è bloccata.
ore 20.30, l'Asilo squat chiude e invita la gente accorsa per la cena benefit detenuti a raggiungere i solidali.
ore 21.00, il presidio si ingrossa, corso regina viene bloccato
dalla polizia che non fa più passare le macchine in direzione
piazza della repubblica. Millantando di come Ale e Luca siano stati
liberati e di come Maia sarà liberata a momenti. Maia viene
trasferita da Via Verdi in Via Grattoni.
ore 22.00, i solidali si muovono verso corso San Maurizio, la
polizia inizia a caricare per disperderli inseguendoli fino a Via Po'.
La manovra riesce a far catturare Mattia e Daniela e forse un terzo
(ancora non abbiamo informazioni in merito), portandoli in via Grattoni.
"Opportuno soprassedere
all’evento a seguito delle note vicende", con una nota la sala
stampa vaticana ha annunciato nel pomeriggio che la visita di Papa
Benedetto XVI è annullata.
"Una grande vittoria" commentano
gli studenti che questa mattina hanno occupato l’aula del Senato
accademico nel palazzo del Rettorato della Sapienza ed ottenuto, grazie
a questa iniziativa, l’agibilità all’interno
dell’Università per manifestare il proprio dissenso
giovedì mattina in occasione della visita del Papa.
Intorno
alle ore 12.00 un centinaio di studenti della Rete per
l’autoformazione hanno occupato il Rettorato per denunciare il
clima di militarizzazione che si vive in questi giorni a La Sapienza e
per garanzie e risposte chiare sulla possibilità di poter
manifestare liberamente.
Roma,
15 gennaio 2008 - Questa mattina intorno a mezzogiorno un gruppo di
studenti ha occupato il rettorato dell'Università La sapienza di
Roma per chiedere "il diritto di manifestare" in occasione della
presenza del Papa giovedì prossimo, all'inaugurazione dell'anno
accademico. Una cinquantina di aderenti alla "Rete di autoformazione"
è entrata nell'aula del Senato accademico per portarvi una
protesta sentita collettivamento dal corpo studentesco e docente.
Con questa iniziativa gli studenti della Rete per
l’autoformazione denunciano il clima di militarizzazione che si
vive in questi giorni a La Sapienza e vogliono garanzie e risposte
chiare sulla possibilità di poter manifestare liberamente il
proprio dissenso giovedì mattina in occasione della visita del
Papa.
Dall'incontro con il Rettore, gli studenti hanno ottenuto uno
spazio per manifestare contro la visita di Benedetto XVI. La
manifestazione potrà iniziare alle 9 del mattino e lo spazio
è quello tra piazzale della Minerva e la facoltà di
Lettere.
Gli studenti hanno abbandonato l'occupazione del Rettorato
14:48 Concesso agli studenti spazio per la manifestazione
Dall'incontro
con il Rettore, gli studenti hanno ottenuto uno spazio per manifestare
contro la visita di Benedetto XVI. La manifestazione potrà
iniziare alle 9 del mattino e lo spazio è quello tra piazzale
della Minerva e la facoltà di Lettere
14:13 Veltroni: "L'intolleranza è un limite che non va varcato"
"Tra
la critica e l'intolleranza c'è un confine che non si può
varcare, e il Pd è perchè non sia varcato". Così
Walter Veltroni, segretario del Pd e sindaco di Roma, ha commentato la
richiesta di alcuni docenti della Sapienza di non far parlare il Papa
dopodomani all'Università
14:08 Incontro studenti-Rettore
Alla
fine una soluzione di compromesso è stata trovata. Gli studenti
della Rete Autoformazione che occupavano l'aula del Senato accademico
dell'Università La Sapienza hanno ottenuto un incontro con il
rettore e hanno accettato la richiesta dello stesso rettore che voleva
la liberazione dell'aula. Gli studenti hanno lasciato l'aula del Senato
accademico e si sono schierati nel corridoio del rettorato, mentre una
delegazione andava all'incontro con il rettore Renato Guarini
13:31 L'Osservatore romano: "Visita confermata"
Il
direttore dell'Osservatore romano Giovanni Maria Vian giudica una "voce
davvero curiosa" quella raccolta dal Tg2 che annuncia l'annullamento
della visita del Pontefice. Confermato quindi quanto detto dalla Santa
Sede qualche ora fa: Papa Ratzinger giovedì sarà alla
Sapienza
13:14 TG2: "Secondo voci, la visita è stata annullata"
Secondo
una voce raccolta dal TG2 nella Sala stampa vaticana, sembra che il
Papa abbia deciso di annullare la visita alla Sapienza
13:08 L'agenzia di stampa della Cei: "Contestazioni mosse da vuoto"
La
Sir, l'agenzia di stampa della Cei, scrive: "Ottima" l'idea di invitare
il Papa alla Sapienza, "perchè l'università è il
luogo della libertà, della ricerca, del confronto...". Ma
"preoccupano le contestazioni" per il "senso di vuoto che questo
rifiuto grida alla comunità universitaria"
12:59 Il Rettore disponibile ad incontrare i manifestanti
Il
rettore de La Sapienza Renato Guarini ha manifestato la propria
disponibilità a incontrare una delegazione degli studenti della
Rete per l'Autoformazione a condizione che gli studenti garantiscano la
liberazione delle aule del Senato accademico.
12:44 Giovedì Rettorato presidiato dalla polizia
Giovedì,
gli studenti vorrebbero radunarsi sotto la stauta della Minerva,
simbolo dell'università, ma il rettore non ha concesso
l'autorizzazione per il sit-in nelle ore in cui il Papa si
troverà nell'Aula Magna e il piazzale antistante il Rettorato
sarà presidiato da poliziotti in tenuta antisommossa
12:34 Striscioni contro Ratizinger
Viali
e facoltà costellati di striscioni "no Papa", in difesa della
laicità del sapere, porchetta antipapista da distribuire a
prezzi modici e proiezioni del film Galileo di Liliana Cavani
12:17 Occupato il Rettorato
Un
centinaio di studenti della Rete Autoformazione in cui confluiscono i
collettivi delle facoltà, hanno occupato l'aula del Senato
accademico nel palazzo del Rettorato della Sapienza. "Non ce ne andremo
- hanno detto gli studenti- se non avremo garanzie di poter manifestare
giovedì all'interno dell'università". I manifestanti
chiedono un incontro con il Rettore.
Rifiuti, a Napoli è ancora emergenza
in città 7.000 tonnellate non raccolte
Il sindaco Iervolino: "Non sono io a dovermi dimettere, si cerca un capro espiatorio"
Smaltimento, accordo raggiunto con le Marche. Anche la Lombardia dà la propria disponibilità
A Napoli ci sono ancora 7.000 tonnellate di rifiuti non raccolti
NAPOLI - Si sperava in un miglioramento grazie alle misure adottate
dal governo, ma invece l'emergenza rifiuti in Campania cresce di ora in
ora, insieme alle proteste dei cittadini. Sono oltre 7000 le tonnellate
di spazzatura non raccolte solo a Napoli. La situazione di maggiore
disagio si registra nei quartieri periferici, ma anche in altri
quartieri, come quelli collinari e la zona ospedaliera.
Al momento i tecnici dell'Asia, l'azienda napoletana di igiene
ambientale, stanno lavorando per cercare di rimuovere i cumuli di
spazzatura nei quartieri del centro storico, dove i rifiuti potrebbero
rappresentare anche un problema di viabilità, e di assicurare
almeno la pulizia dei mercati rionali.
E i cittadini hanno ripreso le proteste. I cittadini che protestano per
la permanenza dei rifiuti hanno messo in atto due blocchi stradali. Il
primo è ad Agnano: il traffico è bloccato in via
Scarfoglio e nei pressi dello svincolo della tangenziale. Un altro
blocco è in via Beccarelli, nei pressi del corso Malta. Sul
posto sono giunte alcune pattuglie della polizia. Proteste si stanno
registrando anche in provincia, ad Arzano e Quarto.
Le scuole rimangono ancora chiuse. Sono circa centomila gli studenti
della provincia di Napoli che anceh oggi non frequenteranno le lezioni
a causa delle scuole chiuse provocate dall'emergenza rifiuti. Le
attività scolastiche, infatti, sono sospese in una sessantina di
istituti sparsi in più comuni tra cui Torre Annunziata, San
Giorgio a Cremano, Boscoreale, Quarto, Sant'Anastasia e Casalnuovo.
Ma anche a fronte del permanere della situazione di degrado, non
è il sindaco di Napoli che si deve dimettere, assicura Rosa
Russo Iervolino: "Non mi
passa neanche per la
testa. Perché in una città commissariata da 14 anni, dove
il Comune ha il compito di compattare, di raccogliere l'immondizia, e
anche per sversarla deve avere il benestare del commissariato del
governo, non è certo il sindaco che si deve dimettere. Nè
devono farlo il presidente della Provincia o il presidente della
Regione. Credo che ci sia la volontà di trovare un capro
espiatorio".
Non protestano solo i cittadini napoletani, ma anche quelli delle zone
che dovrebbero accogliere i rifiuti della Campania per smaltirli. In
tremila oggi sono arrivati dal Molise a Benevento per unirsi alle
proteste dei Comuni del Sannio contro l'individuazione del sito di
Colle Alto di Morcone (Benevento), al confine con il Molise, per lo
stoccaggio di ecoballe. Stamani un corteo di 20 pullman, trattori e
camion che, secondo gli organizzatori, ha raggiunto i 12 chilometri,
è partito da Sepino (Campobasso) per raggiungere Benevento dove
intorno alle 10.30 è cominciata una manifestazione. La
città è praticamente paralizzata dal corteo.
Si stanno intanto avviando faticosamente le operazioni di smaltimento
dei rifiuti campani. Saranno smaltiti in tutte e quattro le province
delle Marche i tremila metri cubi (al massimo) di rifiuti campani che
la Regione e le Province si sono impegnati ad accogliere. E anche il
governatore della Lombardia Roberto Formigoni si è detto
disponibile ad accogliere una parte dei rifiuti campani, purché
si tratti di un intervento temporaneo e con precise garanzie da parte
del governo.
Mentre per il momento in Sardegna sembrano essersi fermate le proteste
e gli attacchi personali contro il governatore Renato Soru. Restano per
il momento ancora segreti i nomi dei due giovani incensurati, ma con
legami con le frange più estreme e violente dei supporter del
Cagliari, arrestati sabato sera con l'accusa di essere pronti a
compiere un attentato incendiario contro la residenza del presidente
della Regione Autonoma della Sardegna.
ROMA - Sciopero di otto ore e cortei nelle principali
città italiane a sostegno della vertenza per il rinnovo del
contratto dei metalmeccanici, scaduto da oltre sei mesi. Le adesioni,
secondo i dati raccolti da Fiom, Fim e Uilm, sono andate oltre l'80%,
con picchi anche superiori in diverse aziende (alla Thyssen Krupp
Acciai speciali Terni c'è stata un'adesione totale, del 100%).
"Dai primi dati, confermati peraltro dalla massiccia presenza alle
manifestazioni in tutta Italia, ci risulta che le adesioni siano
massicce, oltre l'80%", dice il segretazio nazionale della Uilm Luca
Colonna. Ma per Federmeccanica le adesioni si sono invece fermate ad
una media del 30%: "I dati in nostro possesso si riferiscono ad un
campione che coinvolge circa il 60% delle aziende per un totale di
oltre 500.000 lavoratori", spiega l'associazione imprenditoriale in un
comunicato. Alle manifestazioni non hanno partecipato i segretari
nazionali, che dalle 18 (l'orario fissato inizialmente era le 14.30, ma
è stato posposto) sono in Confindustria per la ripresa delle
trattative, che sindacati e industriali sperano comunque di poter
chiudere entro il 15 gennaio, data della riunione della giunta di
Federmeccanica. A Torino c'erano in piazza 8.000 persone, a Bologna 5.000, a Milano 2.000, a Palermo 1.300.
Ad Arese è stato effettuato un blocco dell'autostrada. Ad Ancona
le tute blu della Fincantieri, e dei cantieri Isa e Crn hanno impedito
il transito delle auto all'altezza di piazza Rosselli e via Marconi,
con notevoli disagi per il traffico in entrata e uscita a Nord del
capoluogo, e in direzione del centro. "Occupazione" simbolica anche
della tangenziale di Bologna. Bloccata fino alle 11.30 la stazione di Genova Brignole. Rallentamenti dovuti ai cortei si sono registrati inoltre a Mestre e sulle tangenziali di Milano.
A Torino 8.000 in corteo. A Torino
sono scesi in piazza 8.000 lavoratori, ha detto il segretario generale
della Fiom Piemonte Giorgio Airaudo. In testa al corteo c'erano gli
operai della Thyssenkrupp, con uno striscione rosso listato a lutto, e
quelli della Bertone, la fabbrica per la quale si profila la procedura
di fallimento, e i cui dipendenti sono da mesi in cassa integrazione.
Il corteo è partito intorno alle 10.30 da Porta Susa. "Il tavolo
è fermo per le divisioni all'interno di Federmeccanica -
denuncia Airaudo - Ma nessuno pensi di risolvere la questione del
contratto con delle mance, come quella di 30 euro che ci ha offerto la
Fiat. Il sindacato è in grado di riprendersi il contratto, e lo
stiamo dimostrando anche oggi: se la trattativa non andrà in
porto, si andrà allo sciopero generale".
Bologna, bloccata la tangenziale. A Bologna
le circa 5.000 tute blu in corteo hanno invaso pacificamente la
tangenziale, tra l'uscita di via Stalingrado e quella che, sboccando su
via Michelino, porta in Fiera. Salutati dai clacson dei tir che
passavano nella vicina autostrada, i metalmeccanici si sono diretti
verso la destinazione finale del corteo, la sede di Unindustria in via
Serlio. Il lungo serpentone, punteggiato da pettorine e bandiere rosse,
era aperto da uno striscione di Fim, Fiom e Uil che invoca il contratto
ed era seguito dalle delegazioni delle principali aziende bolognesi:
Magneti Marelli, Ducati Motor e Ducati Energia, Lamborghini, Gd,
Bonfiglioli, Arcotronics, Minarelli, Ravaglioli e molte altre ancora.
Sull'autostrada sono stati chiusi, sia in entrata che in uscita, i
caselli di Reggio Emilia e Modena Nord.
Milano: blocco ad Arese. A Milano
la manifestazione dei metalmeccanici ha avuto inizio alle 9.30 con un
presidio davanti allo stabilimento dell'Alfa Romeo di Arese: "L'abbiamo
scelto perché rappresenta la Fiat, - spiega Serena Bontempelli,
segretaria generale della Uilm Milano - che con i suoi 30 euro di
aumento ha sparigliato le regole del gioco, e anche per gli operai in
cassa integrazione. Stamattina c'erano 2000 persone (successivamente si
è arrivati a 4.000, ndr). Alcuni poi si sono spostati
sull'autostrada, dove è in atto un blocco pacifico. La polizia
sta bloccando le auto ai caselli". Complessivamente, ai cortei e
manifestazioni delle città lombarde, comunicano i sindacati,
hanno partecipato 40.000 persone.
A Genova bloccata stazione Brignole. Circa 500 operai metalmeccanici hanno bloccato la stazione ferroviaria di Genova
Brignole nel corso della manifestazione di stamane. Dopo avere fatto un
presidio davanti alla sede di Confindustria, nelle adiacenze dello
scalo ferroviario, i metalmeccanici, in sciopero per tutta la mattina,
hanno dato vita ad un corteo che ha bloccato il traffico e sono poi
entrati nella stazione. Il blocco è terminato alle 11.30.
A Palermo in 1.300. A Palermo,
dove sono stati effettuati un presidio davanti alla Fincantieri e un
corteo che è arrivato fino alla sede cittadina di Confindustria,
via XX Settembre, hanno partecipato alla manifestazione di protesta,
secondo il segretario provinciale della Uilm Vincenzo Comella, 1.300
lavoratori. "Siamo stati ricevuti dal delegato di Confindustria a
Palermo per le relazioni sindacali Giacomo Riina - dice Comella - e gli
abbiamo espresso la nostra solidarietà per la battaglia avviata
da Confindustria e Federmeccanica contro il pizzo".
La piattaforma.
Fim, Fiom e Uilm chiedono aumenti lordi mensili pari a 117 euro,
più altri 30 per la contrattazione di secondo livello. Le
imprese offrono invece 100 euro complessivi, un terzo dei quali legati
alla produttività. Ieri è stata raggiunta una prima
intesa su alcuni capitoli del contratto: ambiente e sicurezza,
reperibilità e diritti sindacali. Con ogni probabilità,
oggi sarà la volta della parificazione tra operai e impiegati
prima di entrare nel vivo del negoziato.
Il processo al
"Sud Ribelle", la farsa che vede coinvolti 13 attivisti di movimento accusati
di aver tentato di "sovvertire violentemente l'ordinamento economico
costituito", sta per volgere al termine.
Questo processo
appartiene al grande filone di provvedimenti giudiziari che, a partire dai
fatti di Napoli e Genova nel 2001, mirano a colpire in maniera repressiva le
diverse anime dei movimenti e puntano a ridimensionare smisurati soprusi e
gravi responsabilità: i pestaggi nella scuola Diaz, le sevizie nelle caserme
Raniero e Bolzaneto, le cariche brutali e l’uso di armi da fuoco fino
all’assassinio di Carlo Giuliani.
In un'Italia
sempre più allo sbando, in cui le contraddizioni del neoliberismo si acuiscono
ogni giorno di più, provocando forme di ribellismo e di straordinarie mobilitazioni
contro la precarizzazione e la mercificazione della vita, per la difesa dei
territori, dei beni comuni, della salute, della dignità di tutte e tutti, la
risposta del potere è sempre la stessa: reprimere chi osa alzare la testa!
Dopo
gli oltre cento anni di carcere inflitti dal Tribunale di Genova ad altri 24
attivisti, la sentenza cosentina, attesa per fine gennaio, potrebbe
incrementare il fardello delle pene per chi, oggi, continua a lottare per il
riconoscimento dei diritti dei più deboli, degli emarginati, dei lavoratori.
Anche se dietro
il banco degli imputati siederanno soltanto 13 compagne/i, questo processo,
ancora una volta, riguarda tutte/i perché sotto accusa è la libertà di
opinione, il diritto a ribellarsi alle prevaricazioni, alla corruzione, alle
mafie, alla violenza, il nostro sacrosanto diritto a contare e non essere solo
numeri.
Per questo
dobbiamo nuovamente scendere in piazza a Cosenza il 2 febbraio per una grande
manifestazione, contro la repressione, per le libertà, per la giustizia
sociale.
In vista di
questa manifestazione, sabato 12 gennaio alle ore 18.00, incontro pubblico
presso il c.s.o.a. "Cartella".
Oltre gli
imputati Francesco Cirillo e Claudio Dionesalvi, interverranno attivisti del
Coordinamento Liberi Tutti e di Supporto Legale. Durante l'iniziativa sarà
proiettato il video "La nuova inquisizione", documentario sull'inchiesta al
"Sud Ribelle".
Saranno anche
raccolte le adesioni per il pullman!!
APPELLO ALLA MANIFESTAZIONE E ADESIONI:
Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di
persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale
Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di
partecipazione democratica realizzate nel nostro paese.
La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli
organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei
ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti
domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di
inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto
coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.
Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto
"sovvertire violentemente l'ordine economico costituito nello stato"
per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di
popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel
2001.
Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise
di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico
Ministero è prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la
sentenza.
Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo
di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11
anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di
"devastazione e saccheggio".
Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute
dalle forze dell'ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da
Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in
Europa dal dopoguerra.
Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli
errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I
processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si
avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L'omicidio di
Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha
respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta.
Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime.
Ancora una volta c'è bisogno di difendere la dignità calpestata del
nostro paese e le garanzie democratiche -nel sessantesimo della
Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia
sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un "un altro
mondo possibile".
Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali,
resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici,
ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il
riarmo. L'attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero
essere considerati una risorsa di questo paese.
Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante
persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno
sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la
solidarietà e l'iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una
deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di
dissenso.
Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti
attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il
cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e
cospirativa.
Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che
credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti
e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi,
a praticare e vivere alternative. E' tempo di tornare a Cosenza da
ogni parte d'Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando
insieme a tutta la città.
Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2
febbraio
per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili.
DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO
Le adesioni collettive e individuali vanno inviate a:
Da Pianura a Acerra: le riflessioni il giorno dopo la prima "vittoria". La protesta si sposta in Sardegna: scontri a Cagliari
Napoli (e dintorni) | 10 gennaio 2008
Il giorno dopo quella che può essre giudicata una prima
"vittoria", almeno parziale, con il mezzo-retrofront del governo e il
successo del corteo metropolitano i città, è tempo di
bilanci e riflessioni per il popolo di Pianura... ma anche per gli
altri comuni campani già individuati dal governo come siti di
stoccaggio e futura combustione del veleno-monnezza.
Bilanci
perchè se è vero che un punto è stato segnato a
favore, è altrettanto evidente che il governo non
retrocederà completamente da Pianura, mentre altri siti verranno
investiti dalla minaccia. Gli abitanti di Terzigno già l'altro
ieri sono scesi in strada mentre molto più duro si prospetta il
futuro per gli abitanti di Acerra, già da temèo
predestinati a diventare "ospiti" di un mega-impianto di sversatoio,
nonostante le numerose proteste degli scorsi anni, con tanto di cariche
e manganellate da parte delle "forze dell'ordine".
La situazione, per ora, è tornata calma a Pianura...
(Comitato contro la mega discarica di Acerra/Rete campana Rifiuti Zero)
Scontri a Cagliari.
Calma dunque oggi a Pianura; gli scontri con la polizia si sono
spostati dalla discarica napoletana al porto di Cagliari dove nel tardo
pomeriggio è attraccata la prima nave dei rifiuti proveniente
dalla Campania. Un centinaio di attivisti dei partiti indipendentisti
sardi (Indipendentzia Repubrica de Sardigna (Irs) e A Manca pro s'Indipendentzia)
hanno rallentato per ore l'avvicinamento del traghetto carico con 500
tonnellate di rifiuti. Una volta che la nave è entrata in porto,
il questore ha ordinato agli agenti di caricare i manifestanti. Il
leader dell'Irs Gavino Sale è stato fatto salire di peso su un
cellulare insieme ad altri militanti. Altri manifestanti sono riusciti
a sottrarre una fune al personale di bordo che tentava di ancorare il
traghetto alla bitta. Il deputato di Forza Italia Mauro Pili, seduto di
fronte all'attracco del portellone della nave con in mano. I blindati
si sono schierati sulla banchina per creare un corridoio protetto dove
far transitare i 24 camion carichi di spazzatura. Un battaglione di
agenti e carabinieri in assetto antisommossa sono stati schierati
impugnando scudi e manganello. I primi camion sono stati sbarcati alle
22, in ritardo di sei ore rispetto ai programmi annunciati ieri. Per
ora l'annunciato arrivo in porto di altre due navi cariche di
spazzatura, è stato sospeso.
(Ancora) sulla miseria della politica istituzionale
Forse
val la pena riportare queste dichiarazioni di Gennaro Migliore,
capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera, riprese dal Corriere
della Sera di ieri (9 gennaio):
"Allora, pace fatta tra Prc e De Gennaro?
Per
noi il suo nome era un nome problematico, ma su altre vicende. Sulla
questione rifiuti stiamo al merito, e il nostro giudizio è
positivo: il governo ha fatto il primo passo per una soluzione
strutturale.
Avete archiviato il caso G8?
Noi
manteniamo le nostre riserve sull'operato del prefetto De Gennaro a
Genova. Su quei fatti ribadiamo le nostre posizioni e le nostre
richieste, a partire da quella di una commissione d'inchiesta. Ma in
questo momento per noi sono più importanti i contenuti della
decisione di Palazzo Chigi. A cominciare dalla fine della gestione
emergenziale"
No comment! ________________________________________________________________________________
Per esprimere la nostra piena vicinanza e solidarietà alle popolazioni
campane in lotta contro chi li vorrebbe oggi condannare a morire per
gli interessi delle solite lobbies. Per ribadire che "camorrista" non è
chi lotta e resiste ma chi sfrutta, ammazza, condanna a patire
sofferenze, ossia chi ha gestito 14 anni di commissariamento per
l'emergenza rifiuti che ha prodotto la situazione attuale. Per dire
"jatavenne" a chi insiste nel proporre come unica soluzione finale al
problema rifiuti l'incenerimento, buona solo a riempire le tasche dei
padroni ma a sfruttare ed ammazzare tutti gli altri.
Presidio/volantinaggio davanti la prefettura di Reggio Calabria in concomitanza con il corteo di Napoli
Mercoledi 9 gennaio ore 17,30 -P.zza Italia (RC)
DA TORINO...
Riceviamo e pubblichiamo:
8 gennaio 2008 - Alle ore 12.00 due cassonetti dell'immondizia
venivano rovesciati davanti a una sede del P.D. in corso Vercelli a
Torino. Lasciati sul posto volantini in solidarietà con gli
abitanti di Pianura insorti contro la discarica. Il militante a guardia
della sede è rimasto bloccato dietro la porta ostruita
dall'immondizia, solo con il ritratto di Togliatti.
segue testo del volantino:
Rifiuti. Viviamo in una società di rifiuti.
Alcuni si rifiutano di riconoscere la propria responsabilità nella distruzione del pianeta.
Altri rifiutano di ammettere che la qualità della vita di pochi dipenda dalla povertà di molti.
Altri ancora si ostinano a rifiutare la folle razionalità di questo ordine economico e sociale, e faranno di tutto per abbatterlo.
Solidarietà agli insorti di Pianura
DALLA RETE SALDATURA DI TORINO
NO ALLE MEGADISCARICHE
NE’ IN CAMPANIA NE’ ALTROVE
NO AGLI INCENERITORI
SOLIDARIETA’
CON LA POPOLAZIONE CAMPANA IN LOTTA
SI ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA
E ALLA DIMINUZIONE DEI RIFIUTI
SOPRATTUTTO QUELLI INDUSTRIALI
CONTRO IL TAV E TUTTE LE NOCIVITA’
Sosteniamo la lotta delle popolazioni campane, in particolare quella
dei cittadini che in questi giorni si oppongono alla riattivazione
della discarica di Pianura, alla periferia di Napoli.
Gli avvenimenti di questi giorni in Campania sono una nuova
dimostrazione che la mobilitazione e l’azione diretta popolare
possono fermare l’arroganza dei politici e la violenza
poliziesca. Questa è anche l’esperienza maturata dal
movimento No-Tav, che nel 2005 ha fermato i cantieri dell’alta
velocità in Val di Susa.
E’ sempre più necessario difendere il territorio dalle
nocività ambientali anche dalle nostre parti, dove incombono il
TAV Torino-Lione, gli inceneritori del Gerbido e di Settimo Torinese,
la Tangenziale Est, i grattacieli.
Per dare ancora più slancio a queste battaglie aderiamo e
invitiamo a partecipare al corteo “Rompere il silenzio” del
prossimo 19 gennaio a Torino, che tra le varie tematiche porterà
in piazza anche l’opposizione alla devastazione ambientale.
SALDATURA, rete contro il TAV e le nocività di Torino e dintorni
Torino, 9 gennaio 2007
www.saldatura.org
CORTEO “ROMPERE IL SILENZIO!”
SABATO 19 GENNAIO 2008
ORE 14 PIAZZA CASTELLO TORINO
info: torino19gennaio.altervista.org
DA TRENTO
IN SOLIDARIETA' CON LA POPOLAZIONE CAMPANA IN LOTTA
CONTRO IL PARTITO TRASVERSALE DEGLI AFFARI (ISTITUZIONI E CAMORRA)
CONTRO MAXIDISCARICHE E INCENERITORI
PER UNA SOLUZIONE SOCIALE ED ECOLOGICA DEL PROBLEMA DEI RIFIUTI
La strenua e coraggiosa lotta della popolazione campana sta
definitivamente smascherando le precise responsabilità politiche
ed imprenditoriali che si nascondono dietro la cosiddetta "emergenza
rifiuti": 14 anni di commissariamenti hanno fatto "sparire" 2 miliardi
di euro, arricchendo cosche e partiti, impedendo o peggiorando la
raccolta differenziata, il riciclaggio e il compostaggio, trasformando
quelle terre nella "pattumiera d'Italia".
I blocchi, le barricate, la resistenza autorganizzata contro i
devastatori ambientali e le loro truppe stanno dicendo a voce alta
ciò che per tanti anni è stato nascosto: che di
inceneritori e maxidiscariche ci si ammala e si muore; che un sistema
industriale che produce rifiuti altamente tossici ha bisogno di
discariche illegali gestite dalla mafia; che la logica del profitto non
soddisfa i bisogni umani, ma crea problemi che non sa risolvere; che
rifiutare tutto questo è necessario e possibile.
In lotta da tempo contro l'inceneritore che vorrebbero costruire
alla periferia di Trento, esprimiamo tutta la nostra solidarietà
ai campani che resistono. Sempre più consapevoli che c'è
un solo modo per fermare l'immondizia politica ed ecologica sotto cui
vorrebbero seppellirci: costruire le barricate dell'autorganizzazione
sociale. Invitiamo chi è geograficamente vicino a partecipare al
presidio di venerdì: la lotta dei campani è anche la
nostra.
No Inceneritore No TAV – Trento
VENERDI' 11 GENNAIO DALLE ORE 16.30
PRESIDIO DAVANTI AL COMMISSARIATO DEL GOVERNO DI TRENTO
In 20.000 a Napoli contro le mega-discariche |9 gennaio 2008| sera
E'
sato un successo il corteo indetto oggi per le strade di Napoli per
dire un grosso e corale "NO" di tutta la Campania ai progetti
governativi d'installazione di enormi sversatoi per aggirare
l'emergenza-rifiuti. Una manifestazione importante che ha aiutato gli
uomini e le donne di Pianura a uscire dall'isolamento in cui media e
istituzioni cercavano di rinchiudere la loro lotta.
Il
corteo di oggi ha ribadito che il problema dei rifiuti è un problema
complessivo, "di sistema" e che necessità altre politiche, complessive
e capaci di costruire un'altra cultura politica e ambientale.
In
20.000 hanno attraversato oggi le strade del centro di Napoli, in
solidarietà con la resistenza di Pianura e con i futuri territori
minacciati.
Mentre il corteo passava nei pressi di un commissariato è partito un fitto lancio di uova...
Mattino| Dopo
le intense giornate di lotta culminate con le dichiarazioni del
governo, la nottata passata è stata relativamente tranquilla intorno
alla discarica di contrada Pisani; una notte di stallo in attesa della presa dei poteri di De Gennaro. Non si sono registrati scontri ma sono continuati i roghi.
Un
gruppo di cittadini di Terzigno (Napoli) si è recato invece da
stamattina sul sito individuato dal Governo per aprire una delle prime
discariche "atte a fronteggiare l'emergenza". I manifestanti, circa un
centinaio, hanno incontrato il sindaco al quale hanno chiesto la
disponibilità della sala consiliare per il tardo pomeriggio di oggi,
per poter discutere delle future iniziative da intraprendere per
opporsi all'apertura della discarica.
A Pianura alcune
associazioni di cittadini sono impegnate a raccogliere firme per
presentare ricorso al Tar contro la riapertura della discarica chiusa
nel 1996. Passo propedeutico alla presentazione di un ulteriore ricorso
alla Corte di Giustizia di Strasburgo.
Un lungo corteo attraversa il centro storico di
Napoli per protestare contro la riapertura della discarica di Pianura.
La manifestazione è partita da piazza del Gesu’ per
raggiungere il palazzo della Prefettura, in piazza del Plebiscito.
Più
di sei mila persone si sono radunate in Piazza del Gesù. Alle
18.00 il corteo ha mosso i suoi primi passi. Nell’aria si respira
una forte determinazione, per impedire che a Pianura venga riaperta
alla discarica.
In testa al corteo, tra i cori “ No alla
discarica” e i tanti striscioni, gli abitanti di Pianura, che in
questi giorni si sono mobilitati per impedire al riapertura del sito,
chiuso nel ‘ 96.
Con loro non solo Napoli, ma anche tutti i
comitati della rete campana, contro il piano smaltimento rifiuti
proposto da Prodi e la nomina come "supercommissario" di Gianni De
Gennaro per i prossimi 4 mesi. Tra i simboli esposti, un sacchetto dei
rifiuti con un simbolo di divieto di sosta.
L’obiettivo
è quello di ribadire l’opposizione alla riapertura della
discarica di Pianura, di chiedere che le forze dell’ordine
lascino subito il quartiere e che siano riviste le politiche di
gestione del ciclo dei rifiuti, proponendo iniziative immediate, come
l’avvio della raccolta differenziata domiciliare e la promozione
di politiche di riduzione, per il riuso, il riciclo e il recupero dei
rifiuti, anziché la costruzione di discariche e inceneritori.
Ascolta la prima corrispondenza con Annamaria [ audio ]
Il portavoce della Rete campana di salute e ambiente ha spiegato:
"Pianura non deve aprire, deve invece iniziare una politica per i
rifiuti. Deve cessare l’emergenza del commissariamento. De
Gennaro non risolverà nulla". Sulla scelta di Gianni de Gennaro
come "supercommissario", ci si chiede se il governo pensa di "risolvere
la situazione manganellando più forte".
Ascolta
l’intervista con Daniele di Giuliano, presidio permanente taverna
dal re, che commenta queste giornate di mobilitazione. Una
mobilitazione che cresce e che segna anche un nuovo ciclo di lotte
frutto di una sempre maggiore consapevolezza maturata in questi anni,
che cresciuta anche alla condivisone dei percorsi di lotta che hanno
attraversato i movimenti dalla Val di Susa a Vicenza. [ audio 01 ]
Il corteo è arrivato sotto le finestre del
palazzo da dove oggi De Gennaro si è insediato. Un cordone ha
circondato l’edificio.
Un fitto lancio di uova ha ricoperto
la facciata, mentre per protesta il coreto ha deciso di depositare
sacchi dell’immondizia. Dopo una quindicina di minuti il portone
è stato letteralmente sotterrato.
Un azione simbolica per
ribadire come l’ennesimo commissario non sia altro che
l’ennesima presa in giro da parte del governo. Dal suondsystem si
è ribadito come non sarà un “
supercommissario” ha risolvere i problemi di Napoli, ma la vera
soluzione sta altrove.
“ Siamo un popolo di gente civile, che
continuerà a dimostrare la legalità e la verità.
Noi la discarica non la voglimo!” . Queste le parole di un
cittadino di pianura, durante l’azione.
Ascolta la corrispondenza con Annamaria. [ audio 03 ]
Il corteo è ormai giunto in piazza del Plebiscito, dove ha sede
la Prefettura. Al sound system si stanno susseguendo gli interventi
finali di questa manifestazione.
Grande soddisfazione per la
partecipazione, per la composizione stessa del corteo che ha visto come
protagonisti non solo i comitati, movimenti e una grande partecipazione
dalla gente di Napoli.
Venerdì l’appuntamento è
a Roma presso il Ministero dell’ambiente per contestare il piano
presentato dal governo Prodi e ribadire che la discarica di Pianura non
verrà riaperta.
La giornata non finisce qui, per gli uomini
e le donne campani è tempo di andare a proseguire i blocchi, che
anche questa notte rimarranno attivi.
Ascolta il commento di Antonio Musella – Insurgencia (Napoli). [ audio 04 ]
da www.repubblica.it
NAPOLI - Giornata di calma relativa nel napoletano, segnata,
però, da momenti di vera e propria guerriglia urbana. Dopo gli
scontri tra gli abitanti di Pianura che si oppongono alla discarica e
le forze dell'ordine, oggi tutta l'attenzione è stata
concentrata sulla manifestazione che nel tardo pomeriggio si è
snodata lungo le strade di Napoli. Una manifestazione pacifica,
guastata dalla notizia di un agguato (nel Rione Toiano, lontano dal
corteo) contro due squadre dei vigili del fuoco, con le loro autobotti
che sono state assaltate ed incendiate. Sette pompieri sono stati
ricoverati in ospedale. In precedenza anche una pattuglia dei
carabinieri era finita nel mirino di un gruppo di teppisti. In serata
gli abitanti di Pianura sono tornati a presidiare la discarica.
L'assalto ai pompieri.
Il raid contro i vigili del fuoco è avvenuto al Rione Toiano,
nella zona dei Damiani, dove un'autobotte stava intervenendo per
spegnere un incendio di spazzatura. Poco dopo le 19.30 due squadre dei
vigili del fuoco arrivate di rinforzo da Foggia e di stanza alla
caserma di Pozzuoli (Napoli) sono state aggredite da una trentina di
teppisti, con i volti coperti da sciarpe o passamontagna. Sono stati
loro ad appiccare il fuoco alla spazzatura, dopodiché il gruppo
ha atteso l'arrivo dei pompieri per picchiarli.
Il primo automezzo è stato bersagliato di un lancio di pietre,
poi i teppisti hanno bloccato le ruote con un estintore. All'interno
dell'abitacolo sono state fatte esplodere due bombe carta, mentre i
cinque vigili dell'equipaggio cercavano riparo nel secondo automezzo.
Anche all'interno di quest'ultimo è stata lanciata una bomba
carta. Alcuni pompieri sono stati feriti dalle schegge di vetro
provocate dall'esplosione, mentre altri sono stati raggiunti dalle
pietre scagliate dagli aggressori. Alla prima autobotte i teppisti
hanno poi appiccato le fiamme, l'altro veicolo è stato
seriamente danneggiato.
Poco più tardi anche contro gli altri due automezzi giunti per
spegnere l'incendio dell'autobotte sono state lanciate pietre. I
protagonisti del raid hanno costretto i due equipaggi a restare
all'interno dei camion e a non intervenire per domare le fiamme. Anche
un'auto dei carabinieri che transitava nella zona è stata
bersagliata da una sassaiola.
Sassi contro i carabinieri.
In mattinata quattro persone, tra le quali un 17enne, sono state
arrestate per un blocco stradale con un lancio di sassi contro i
carabinieri intervenuti sul posto. E' accaduto all'altezza dello
svincolo di Monteruscello Sud della strada statale VII quater dove
circa 40 persone hanno occupato la carreggiata in entrambi i sensi di
marcia, costringendo l'Anas e la polizia stradale a deviare il traffico
agli svincoli di Cuma in direzione Nord e di Licola in direzione Sud.
Alcune delle persone erano con il volto coperto, per cui sono
intervenuti i militari dell'Arma per identificare i manifestanti.
Un gruppo ha opposto resistenza, mentre altre persone ai margini della
carreggiata hanno iniziato un fitto lancio di sassi contro i
carabinieri. Riportata la calma, i militari hanno effettuato gli
arresti. Un carabiniere nello scontro ha riportato lesioni lievi
guaribili in 4 giorni e un mezzo dei militari dell'Arma è stato
danneggiato. I maggiorenni sono trattenuti in attesa di rito
direttissimo mentre il minorenne è stato accompagnato ad un
centro di prima accoglienza.
Amato convoca vertice.
Il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, ha convocato per domani
mattina al Viminale una riunione con il Capo della Polizia, il
Comandante generale dei Carabinieri e il Direttore dell'Aisi, il
servizio segreto per la sicurezza interna, per una valutazione della
situazione dell'ordine pubblico a Napoli e in Provincia. Amato, in
particolare, riferisce il suo portavoce, "vuol vederci chiaro in questi
ripetuti attacchi ai Vigili del Fuoco. L'ultimo di questa sera
sembrerebbe essere stato proprio un agguato teso a freddo. Non a caso i
Vigili del Fuoco sono disarmati e soprattutto, ha commentato Amato,
sono coloro che spengono i roghi".
Il corteo.
Un lungo e fitto corteo, in testa gli abitanti del quartiere di
Pianura, dietro tutte le sigle possibili, dalle cosiddette liste
storiche dei disoccupati come i "Banchi nuovi" ai no-global e gli amici
di Beppe Grillo, le Assise per Bagnoli e il Meetup di Napoli; ma anche
semplici cittadini e curiosi. E soprattutto, oltre le fiaccole, le
bandiere con falce e martello, quelle con Che Guevara, gli immancabili
cartelloni contro il presidente della Regione Campania Antonio
Bassolino e il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, e due slogan:
"Non permetteremo si sversi nulla a Pianura" e "basta inceneritori,
sì alla raccolta differenziata".
La protesta del quartiere ovest di Napoli è partita poco dopo le
17.30 da piazza del Gesù Vecchio, nel pieno del cuore storico
della città. Su un grande striscione ottenuto da due pezzi di
lenzuolo cuciti insieme, campeggiava la scritta 'Regione
spazzatura-congiura su Pianura'.
Il corteo si è poi diretto verso la prefettura con l'obiettivo
di sensibilizzare l'opinione pubblica e coinvolgerà in una
battaglia per non riaprire una discarica che ha ingoiato rifiuti anche
pericolosi per 43 anni da tutta la regione. Al neo commissario De
Gennaro i manifestanti hanno chiesto di lasciare l'area e alle
istituzioni di rivedere il piano di smaltimento dei rifiuti, dando
soprattutto uno slancio alla differenziata.
Il corteo si è sciolto in maniera pacifica dopo essere giunto
alla prefettura di Napoli al termine di un percorso che ha interessato
la zona più centrale di Napoli. In migliaia hanno sfilato,
soprattutto donne e bambini, ma con una percettibile 'separatezza' tra
la gente comune, gli abitanti del quartiere di Pianura e i gruppi
più legati alla politica.
Le persone in testa al corteo hanno sfilato portando sacchetti di
immondizia e decine di buste di plastica per rifiuti, che sono state
accumulate davanti alle camionette di polizia. Qualcuna è stata
anche lanciata insieme a uova contro la sede del commissariato rifiuti
in via Medina durante il passaggio della manifestazione.
Presidio notturno.
Terminata la manifestazione decine di persone sono tornate a presidiare
l'ingresso della Contrada Pisani, in via Montagna spaccata. Resta il
blocco a pochi passi, rinforzato con un camion che impedisce di
imboccare la strada, rendendo difficile il transito al buio anche a
piedi. Lungo via Montagna spaccata sfrecciano anche i motorini. In
sella giovanissimi che intonano cori da stadio e suonano
prepotentemente il clacson. Fra gli striscioni di protesta,
all'ingresso del presidio, campeggia anche uno slogan che cerca di
incanalare la protesta, "Pianura non violenta".
Dopo alcuni giorni di presidio
presso la discarica di contrada Pisani nel quartiere di Pianura a
Napoli, caratterizzata da diversi momenti di tensione ed alcune cariche
contro i manifestanti all’alba del 2 gennaio, l’esplosione di rabbia ed insubordinazione sociale scoppia all’imbrunire del 3 gennaio.
Gruppi di ragazzi e ragazze si organizzano, alzano barricate in tutto
il quartiere , mentre oltre 700 tra Polizia, Carabinieri, Guardia di
Finanza e Guardia Forestale in assetto antisommossa affluiscono a
Pianura da diverse regioni d’Italia.
Si alzano barricate
con alberi, guard rail, cemento armato per bloccare l’accesso dei
camion che, dopo le cariche del 2 gennaio, stanno preparando la
discarica dei Pisani per accogliere per due anni i rifiuti di tutta la
Campania. Vengono incendiati 4 autobus e messi di traverso per farne
barricate. Nella mattina del 4 gennaio si tiene la
mobilitazione in centro con l’occupazione del Comune di Napoli,
blocchi stradali in Via medina e sotto il commissariato straordinario
per l’emergenza rifiuti. Nella notte viene assaltato il
commissariato di polizia di Pianura con molotov e bombe carta, viene
data alle fiamme la sede di Alleanza Nazionale di Pianura e quella
della Margherita. Vengono alzate barricate e date alle fiamme in tutto
il quartiere , bloccati 4 autobus e usati per cosrtuire barricate, la
ANM l’azienda del trasporto pubblico in citta’ decide di
non garantire piu’ il servizio nel quartiere di Pianura. Un
arresto e 10 fermi e’ il bilancio della notte del 4 gennaio. Il 5 gennaio
in mattinata con momenti di tensione in tutta la zona e una carica di
allegerimento dopo un lancio di bombe carta contro la polizia. Nella
notte una carica all’alba verso le 5:30 contro il blocco di
contrada Pisani piu’ vicino alla discarica che far passare alcuni
camion che servono per i lavori all’interno della discarica, due
feriti tra cui un ragazzo che cade in una scarpata e si rompe una
gamba. Sara’ ricoverato all’ospedale San Paolo. Centinaia
di poliziotti fanno irruzione al presidio con mezzi blindati e battendo
i manganelli contro gli scudi fecendo venire alla mente i drammatici
giorni del G8 di Genova. Verso le 12 la polizia ed i carabinieri
caricano un blocco a Pianura nei pressi della rotonda che porta alla
contrada Pisani. Diversi feriti tra i manifestanti stesi in terra con
le mani alzate. Dopo la seconda carica , c’e’ la reazione
determinata e rabbiosa dei ragazzi di Pianura e degli altri quartieri
della citta’ giunti a contrastare la militarizzazione del
territorio contro l’apertura della discarica. Dopo una fitta
sassaiola la Polizia si ritrae e poi lascia la rotonda di Pianura, che
viene ripresa dai manifestanti. Si ereggono barricate nelle strade
limitrofe con cassonetti e materiali di fortuna. Nel tardo pomeriggio
un corteo di almeno 1000 persone parte dal blocco della rotonda di
Pianura ed attraversa le strade del quartiere fino ad arrivare al
presidio in contrada Pisani. In tarda serata nuovo scontro tra giovani
e polizia durante un cambio turno con la polizia che prima si ritira
sotto il lancio di pietre e bombe carta e poi carica con
l’ausilio dei mezzi bilndati ed oltre 150 celerini disperdendo i
manifestanti. Il 6 gennaio in mattinata viene
celebrata una messa al presidio in cui la diocesi di Pozzuoli paese
confinate con il quartiere di Pianura , si schiera contro la discarica
e contro le manganellate. Nel pomeriggio del 6 un corteo di oltre 3000
persone sfila per il quartiere e raggiunge nuovamente il presidio in
contrada Pisani.
Intanto per mercoledi’ 9 gennaio e’
stata convocata dai cittadini di Pianura e dalla Rete Campana Salute e
Ambiente una manifestazione in centro che partira’ dalle ore 18
da Piazza del Gesu’.
la cronaca a cura di Global Project Napoli
Da altri media : Il video della carica della polizia del 5 gennaio "Nel
primo video e’ importante l’audio. Si sente chiaramente che
i manifestanti a mani alzate chiedono di non essere manganellati,
mentre tra i poliziotti si incita ad "accirere (uccidere)" i
manifestanti".
“Ridiamo con il riso di chi gli ordini li ignora”
I primi giorni del 2008 c’hanno consegnato un ondata di rabbia e
di determinazione a Napoli contro il piano rifiuti e contro le scelte
scellerate delle istituzioni nazionali e locali di continuare nella
logiche delle discariche e degli inceneritori.
A Napoli e’ in
atto un insubordinazione sociale che non ha precedenti nella storia
recente della citta’, localizzata nel quartiere di Pianura contro
la riapertura della discarica in contrada Pisani.
La discarica di
Pianura ha una storia lunga, gia’ utilizzata per oltre 25 anni
come sversatoio di tutta la citta’, dove sono finiti rifiuti di
ogni tipo avvelenando le case che sorgevano fin dentro la conca dei
Pisani dove oggi si registrano un aumento di leucemia, tumori ,
neoplasia che colpiscono come una mannaia di morte la popolazione dei
Pisani.
Le lotte in difesa della salute e dell’ambiente in
Campania, negli ultimi anni hanno attraversato tanti luoghi
raccogliendo la rabbia e la mobilitazione delle comunita’ in
lotta : Giugliano, Terzigno, Serre, Pignataro Maggiore, Carabottoli,
Ariano Irpino, ed ovviamente Acerra dove nell’agosto del 2004 si
e’ registrata fino ad ora la mobilitazione piu’ forte e
determinata in Campania, con un intero paese di oltre 30 mila abitanti
che si sono scontrate per ore con polizia e carabinieri contro
l’apertura del cantiere dell’inceneritore.
Dopo le
mobilitazioni, le cariche e gli scontri di Giugliano tra Novembre e
Dicembre le lotte sono arrivate all’interno della citta’ di
Napoli a Pianura. La dimensione di quello che abbiamo davanti e’
ancora dai contorni indefiniti e difficili da leggere attraverso quelle
categorie politiche che utilizziamo con consuetudine per dare una
lettura politica dei fenomeni sociali.
Oltre ai blocchi ,
piu’ di uno, intorno alla discarica di Pianura che vedono la
partecipazione popolare , di famiglie, bambini, donne e uomini in lotta
per un futuro diverso da quello che e’ il loro presente fatto di
morte con patologie legate allo sversamento dei rifiuti,
c’e’ una dimensione nuova, cio’ che accade di notte a
Pianura.
Blocchi ovunque, barricate in fiamme, assalti ai
commissariati di polizia, alle sedi dei partiti di destra e sinistra,
sassaiole continue contro polizia e carabinieri, blocco totale delle
vie d’accesso al quartiere di Pianura. Fiamme, soprattutto
fiamme. Questi elementi definiscono l’insubordinazione sociale di
Pianura , oltre che mitipoieticamente anche concretamente, il fenomeno
piu’ simile all’esplosione delle banlieue parigine a cui
assistiamo in Europa.
Giovani, giovanissimi, si organizzano tutte
le notti contro la polizia ed i carabinieri che assediano da giorni il
quartiere di Pianura all’altezza del sito di contrada Pisani, una
resistenza che e’ difficile da leggere attraverso la comparazione
con scenari biopolitici a cui siamo abituati nel nostro paese.
Da
tempo ci siamo interrogati ed abbiamo interrogato i percorsi di
movimento che mettono in rete le lotte per la difesa della salute e
dell’ambiente in Campania sulla necessita’ di declinare le
lotte per la difesa dei beni comuni all’interno delle metropoli
come necessario scatto in avanti sul fronte del conflitto, per portare
nel cuore dei meccanismi di esercizio del comando e del dominio la
lotta contro questo modello di sviluppo.
Ebbene i fatti hanno
superato l’espressione delle intenzioni collettive con la
decisione scellerata di riaprire la discarica di Pianura. La
declinazione di queste lotte nella metropoli si e’ tradotta
immediatamente nella definizione precisa della controparte , che in
questa martoriata Regione sono le istituzioni a tutti i livelli :
Comune, Provincia, Regione, Commissariato straordinario, governo
centrale, e tutta la schiera dei partiti. Oggi a Napoli si vive un
momento alto di delegittimazione del potere istituzionale grazie ai
fallimenti di centro destra e centro sinistra che hanno distrutto
questa terra, e grazie al lavoro certosino e caparbio di chi in questi
anni ha continuato ad organizzare il conflitto sociale a Napoli ed in
Campania. Ma cio’ che stiamo vivendo a Pianura non puo’
essere letto con le categorie ne’ dei movimenti antisistemici
classici ne’ con quello che e’ il bagaglio di insegnamento
che abbiamo ricevuto in questi anni dalle lotte per la difesa dei beni
comuni. E’ qualcosa di piu’ complesso, che da un lato
esprime una ribellione sociale verso le forme sostanziali di esercizio
del potere e della forza che sono Polizia e Carabinieri, e
dall’altro una nebulosa che evoca l’insurrezione sociale ma
che difetta senza dubbio di tattica e strategia politica mentre esprime
il massimo della conflittualita’ metropolitana. Il pestaggio di
giornalisti e cameraman e spesso la sostanziale incomunicabilita’
tra questo spaccato di metropoli ed il resto della protesta che
maggiormente somiglia agli esempi di lotta in difesa dei beni comuni
sul territorio di Pianura , sono senza dubbio dei limiti cronici della
rabbia sociale espressa.
Appare evidente che il lessico spesso
triste , ed i codici di linguaggio vetero e inappropriati di alcuni,
rendono la nebulosa dell’insubordinazione dei ragazzi e ragazze
di Pianura impermeabili al confronto politico con le esperienze di
autorganizzazione. Noi riteniamo di essere quelli che hanno provato in
questi anni a sperimentare nuovi codici di linguaggio che facevano
parte del nostro essere moltitudine, a partire dalla nostra
composizione e dal nostro attraversamento dei luoghi di aggregazione
sociale altri che la metropoli produce. Questo elemento ci porta oggi a
provare a rompere la gabbia di criminalizzazione che accompagna le
lotte di Pianura, le barricate, gli scontri con le forze
dell’ordine. La nostra citta’ e’ anche questo. Capace
di esprimere la peggior classe politica istituzionale ed allo stesso
tempo produrre un meccanismo di difesa del territorio determinato e
straordinariamente incisivo.
Non abbiamo certezze
nell’attraversamento di questo fenomeno sociale da banlieue
italiana, non sappiamo dare oggi dei giudizi di merito o di demerito.
Comprendiamo la necessita’ di una strategia politica complessiva
rispetto alle lotte in difesa della salute e dell’ambiente , e ci
adoperiamo in questo senso, attraverso gli strumenti costruiti in
questi anni come la Rete Campana Salute e Ambiente, che ha avuto il
merito di essere l’unico punto di riferimento politico che ha
messo in discussione l’intero piano rifiuti, ha costruito la
connessione delle lotte di tutta la Campania rompendo la dimensione
nimby delle lotte campane, l’unico strumento costruito dai
movimenti che a partire dal protagonismo dei comitati e’ riuscito
a costruire un alternativa concreta al fallimento della politica
ufficiale. D’altro canto il nostro essere moltitudine, il rifiuto
di qualsiasi logica di avanguardia politica nelle lotte popolari, il
rigetto per una dimensione sociale e politica che vede le strutture di
movimento assurgere a direzione politica delle ribellioni sociali
soffocando il protagonismo della moltitudine ed il legame biopolitico
con il territorio, ci porta anche ad attraversare
quell’insubordinazione sociale mossa spesso semplicemente
dall’odio verso la polizia volto brutale e feroce del comando
imperiale.
E’ questa la dimensione che ci pare di
comprendere che porta il livello dello scontro tra potere e moltitudine
ad un livello diverso evocando scenari ancora da costruire nel nostro
paese. Ed e’ evidente che chi controlla l’ordine pubblico
abbia ben compreso la portata di cio’ che sta accadendo. Lo
dimostra lo schieramento impressionante di polizia e carabinieri a
Pianura, con mezzi blindati e cariche indiscriminate.
Tutto
cio’ e’ possibile senza dubbio grazie alla dimensione
sociale della nostra citta’ e dal portato fenomenologico che essa
esprime. Napoli endemicamente produce conflitto, in un esplosione di
ribellione che quando non trova l’anestetico sociale della
camorra e delle clientele politiche riesce ad esprimersi nella sua
complessita’ e nella sua determinazione.
L’espressione migliore che ci sovviene e’ che stiamo
provando a camminare sulla testa dei re! Almeno finche’
dura…
Prodi e Fioroni: "Le scuole riaprano"
I sindaci: "Solo se togliete i rifiuti"
L'assessore regionale Gabriele: "Modificheremo il calendario per salvaguardare gli studenti"
L'Italia dei Valori pronta a sfiduciare il governatore Antonio Bassolino
La messa alla discarica
NAPOLI -
Una messa davanti alla discarica, dopo una notte di relativa calma. A
Pianura gli abitanti del quartiere mantengono un presidio contro la
riapertura decisa dal Prefetto. In serata circa mille persone con il
sindaco Sauro Secone e alcuni sacerdoti hanno manifestato pacificamente
in corteo. La zona è controllata dalla polizia. Da Bologna
Romano Prodi invoca un ritorno alla normalità in Campania. A
partire dalle scuole "di cui ho disposto la riapertura". "I bambini che
stanno a casa - dice il premier - rimangono nelle zone con lo stesso
inquinamento, e se in qualche scuola ci sarà una situazione di
emergenza manderò stanotte a pulire intorno in modo che si possa
riaprire la scuola". Poi un messaggio secco: "Il problema dei rifiuti
deve essere risolto per sempre. Con il ministro dell'Interno abbiamo
programmato una strategia di lungo periodo". Anche il ministro della
Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ribadisce che domani in Campania
gli studenti torneranno regolarmente a scuola. E il ministro della
Difesa Arturo Parisi dispone l'impiego di mezzi del Genio di Caserta
per sgomberare gli ingressi delle scuole. Ma genitori e sindaci non
sono d'accordo. E il sindaco di Caserta Nicodemo Petteruti afferma che
l'ordinanza di chiusura è ancora in vigore. L'assessore
regionale Gabriele assicura: "Modificheremo il calendario scolastico
per non far perdere preziosi giorni di scuola agli studenti delle
scuole che rimarranno chiuse".
Fioroni: in Campania si torni a scuola.
"Ho dato disposizioni, con il prefetto, il direttore scolastico
regionale e d'intesa con le autorità regionali - ha detto il
ministro Fioroni - affinché si predisponga ogni intervento
necessario a far riaprire fin da domani tutte le scuole delle zone
interessate dall'emergenza rifiuti in Campania. La scuola - ha spiegato
Fioroni - è un bene primario e i ragazzi non possono esserne
privati ed è soprattutto di fronte ad emergenze come quella che
sta investendo la Campania che bisogna garantire servizi e i beni
fondamentali".
"Domani scuole aperte" ma genitori e sindaci dicono no.
Ma la questione delle scuole diventa, ora dopo ora, un nuovo punto di
tensione. Alcuni genitori affermano che domani mattina non manderanno
in classe i loro figli negli istituti di Cercola: "Le finestre di
alcune classi si trovano a pochi metri dai cumuli dei sacchetti
maleodoranti e preferiamo, al momento non mandarli a scuola". Una
situazione che il sindaco di San Giorgio a Cremano, Domenico Giorgiano,
rimarca, invitando Prodi "a vedere di persona come stanno le cose".
Parla di cumuli di rifiuti il primo cittadino e di rischi per gli
alunni: "Se stanotte la situazione migliorerà revocherò
la mia ordinanza. In caso contrario, resterà confermata la
chiusura di tutti gli istituti di ogni ordine e grado". E anche a
Quarto le scuole non apriranno i battenti. Mentre il sindaco di Volla,
Salvatore Ricci, si dice disponibile a revocare il provvedimento di
chiusura delle scuole nel suo comune, "a patto però - spiega -
che sia tolta immediatamente la spazzatura davanti agli istituti. Dopo
15 anni di emergenza le promesse non ci bastano più".
Modifiche al calendario scolastico.
Il sindaco di Caserta, infine, Nicodemo Petteruti, interpellato sulle
dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Romano Prodi, si limita a
confermare di "non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale di
eventuali provvedimenti che autorizzino la ripresa dell'attività
scolastica". Le scuole di Caserta, pertanto, domani rimarranno chiuse.
Tuttavia gli studenti delle scuole che in questi giorni rimarranno
chiuse non perderanno "giorni preziosi", assicura l'assessore regionale
all'Istruzione Corrado Gabriele: "Nell'intenzione di assicurare il
pieno esercizio del diritto allo studio si disporrà domani
stesso, nel rispetto delle competenze della giunta regionale la
modifica del calendario scolastico per far sì che le scuole che
non dovessero riaprire non perdano preziose giornate di lezione".
Tuttavia Gabriele invita il governo a intervenire rapidamente "per
ripulire i cumuli di rifiuti", se necessario anche con l'intervento
dell'esercito.
Idv: "Pronti a sfiduciare Bassolino". La
questione rifiuti rischia di travolgere la giunta campana. Dall'Italia
dei valori, dopo l'attacco di Antonio Di Pietro al presidente Antonio
Bassolino, arriva una dura stoccata: "Non escludo la presentazione di
una mozione di sfiducia al presidente Bassolino" dice il coordinatore
regionale dell'Idv. Una mossa che mette a rischio il futuro del
Governatore che da sette anni guida la regione. Nel frattempo il
centrodestra non sta a guardare e inanella una serie di dichiarazioni
con un unioc filo conduttore: via Bassolino e anche il sindaco di
Napoli, Rosa Russo Iervolino.
Don Cipolletta e il Presidente. "La
gente va ascoltata, non bastonata - dice il parroco della chiesa di
Sant'Antonio, don Giuseppe Cipolletta - noi siamo contro le violenze e
le condanniamo. Ma interroghiamoci su chi promette da trent'anni il
risanamento di questo quartiere". Ma anche il presidente della
Repubblica Napolitano è tornato questa mattina sull'argomento:
"Ho chiesto al governo di intervenire e il governo ha garantito il suo
impegno. Quella dei rifiuti è una tragedia".
E anche dal vescovo di Pozzuoli, Gennaro Pascarella, sono arrivate
parole forti, contenute in un messaggio letto ai manifestanti nel corso
della messa che si sta celebrando al presidio dinanzi alla discarica di
Pianura: "Chiediamo precise garanzie alle autorità che hanno
deciso la riapertura della discarica". Parole accolte dagli applausi
dei contestatori. Duro l'attacco a chi avrebbe dovuto risolvere il
problema e non l'ha fatto. Il vescovo ha sollecitato che siano
accertate "le responsabilità a tutti i livelli". Poi l'appello a
non alimentare la tensione condannando "la violenza da ogni parte".
Calcio, il Pianura non esulta. E'
finita 1-0 per i padroni di casa la partita di calcio della serie
Eccellenza tra il Pianura e il Succivo. In segno di solidarietà
con il quartiere che protesta contro la discarica dei Pisani, la
squadra di casa al momento del gol decisivo per la vittoria non ha
esultato mentre la società sportiva aveva deciso l'ingresso
gratuito allo stadio che si trova a poche centinaia di metri dalla
discarica dei Pisani.
studente precario anarchico di 24 anni..seguo il movimento e ne traggo storie di vita con riflessioni e articoli che si oppongono al classismo dei media e all'apatia dei giornali.
per scrivere al Collettivo AUTONOMIX autonomix@autistici.org