La Calabria nelle mani della francese Veolia: Mdt e Csoa Cartella

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008

La Calabria nelle mani della francese Veolia
Il grande business privato - pubblico della gestione di acqua e di rifiuti
Pagheremo anche l'aria?

presidio

In Contrada Cicerna, in prossimità del mostro che stiamo presidiando da più di 20 giorni, ci sono dei cartelli che indicano la strada verso "l'impianto di Trattamento RSU e termovalorizzazione CDR di Gioia Tauro": i cartelli sono intestati al gruppo francese VEOLIA - Servizi Ambientali.

Ma cos'è la Veolia?

È la più grande multinazionale al mondo per quel che riguarda la gestione del bene più prezioso, l'acqua, e la seconda per quel che riguarda invece, la gestione dei rifiuti. Noi calabresi la dovremmo conoscere bene, visto che è "padrona" della nostra acqua e da qualche mese, è diventata proprietaria anche della TEC, la SpA che gestisce il ciclo dei rifiuti per Calabria Sud - uno dei due "sistemi" impiantistici previsti dal piano regionale rifiuti per la Calabria.

Eppure pochi sanno che la nostra acqua è stata privatizzata, come pochi sanno che qualche giorno fa 6 importanti manager di Acqualatina, la società di gestione del servizio idrico nel capoluogo pontino, sono stati arrestati: tra questi Raimondo Besson, ormai ex amministratore delegato della So.Ri.Cal, e Jean Louis Marie Pons, rappresentante in Italia di Veolia.

La So.Ri.Cal S.p.A. è una società mista pubblico-privata con il 53,5% del capitale sociale detenuto dalla Regione Calabria (con piccole quote dalle Province e dall'ANCI regionale), ed il rimanente 46,5% dalla Acque di Calabria S.p.A..

Costituita il 26 febbraio 2003, dal 1 novembre del 2004 gestisce il complesso acquedottistico regionale, l'approvvigionamento idrico e la fornitura all'ingrosso di acqua potabile ai comuni ed altri enti. Questa gestione avrà una durata di 30 anni.

Originariamente Acque di Calabria S.p.A., che era costituita da Enel Ydro e dall'Acquedotto Pugliese, entra in So.Ri.Cal con il 49% azionario ma non sborsa un solo euro, pronta però a essere solvente con il recupero delle tariffe, man mano che saranno pagate. In seguito l'Acquedotto Pugliese ha venduto le sue quote a Enel Ydro che è rimasto quindi unico socio. Il 22 dicembre 2004 la  Veolia ha acquistato il 100% del capitale di Enel Ydro.

La privatizzazione del settore significa aumento delle tariffe, anche se nel contratto con la So.Ri.Cal era previsto che queste restassero bloccate fino al 2008, se non a fronte di un reale miglioramento della qualità del servizio. Eppure le tariffe sono aumentate annualmente mentre del "reale miglioramento" del servizio non si è vista traccia. Al contrario leggiamo sui giornali di prese di posizione di uomini politici, e anche di dipendenti della ex-Casmez, che denunciano scarsa manutenzione sugli impianti con il rischio di perdere un ingente patrimonio pubblico.

E le tariffe sono destinate a subire un ulteriore e sostanziale aumento. A questo proposito è interessantissimo lo stralcio di un intervento del consigliere regionale Abramo, ex-sindaco di Catanzaro e candidato del centro-destra a ricoprire il ruolo di governatore, che ne auspicava una discussione in Consiglio, durante la seduta del 10 novembre 2006: «...vi garantisco che i comuni con il piano industriale previsto dalla Sorical che oggi fanno pagare ai propri concittadini l'acqua al costo di 280 di vecchie lire al metro cubo (quindi € 0,14), non sopporteranno dal punto di vista economico le 2.400 lire (€ 1,24) che sono state previste nel piano industriale della Sorical. [...] Se non discuteremo di queste problematiche, rischiamo di avere un territorio e soprattutto di avere comuni che rischiano il dissesto finanziario. Tutti e 409 comuni della Calabria».

Raimondo Besson era un importante dirigente dell'ufficio regionale del Lazio che, all'epoca della giunta Badaloni, si occupò del disegno degli ambiti idrici e della legge regionale che regolamenta l'acqua laziale. I consiglieri d'amministrazione di parte privata passano quindi da un gestore all'altro, mentre le diverse imprese controllate da Veolia si scambiano consulenze e sistemi gestionali: tanto per fare un esempio la stessa Acqualatina, il cui 49% è in mano alla Veolia, ha venduto nel 2005 consulenze alla So.Ri.Cal per 514 mila euro.

Veolia quando entra nelle gestioni miste promette di apportare le competenze e spesso vince le gare grazie a questa promessa. Peccato che i costi di queste consulenze e dei gettoni di presenza dei consiglieri che girano l'Italia portino ad aumenti e a «squilibri finanziari» che i comuni saranno costretti a ripianare. Sono proprio questi appalti "particolari", considerati truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, a spingere la Procura di Latina ad emanare le 6 ordinanze di custodia cautelare.

Il 31 maggio del 2007, gli organi di informazione finanziaria salutano con entusiasmo la notizia dell'acquisto da parte di Veolia, del 75% dell'azienda di gestione rifiuti spezzina TM.T., di proprietà di Termomeccanica. Questa partecipazione potrà essere portata al 100% entro il 2012. La TM.T ha realizzato nel 2006 un fatturato proforma di 97 milioni. Tenuto conto dei progetti in corso, questa cifra dovrebbe subire una "crescita significativa nel corso dei prossimi anni e raggiungerà circa 200 milioni nel 2011", ha precisato Veolia.

Ciò ha comportato che l'88,98% della TEC S.p.A. è passato di mano, arrivando in quelle avide dei nostri "amici" d'oltralpe. Ma il passaggio azionario non è bastato a sanare il pesante conflitto di interessi tra la TEC e le società miste per la raccolta di rifiuti: sia Piana Ambiente che Fata Morgana sono controllate, come partner privati, dalla Termomeccanica, padrona ancora del 25% di TM.T. e con tutto l'interesse a incrementare gli utili dell'unico inceneritore del meridione.

Le "buone intenzioni" della Veolia si sono evidenziate a Napoli, dove si era, in un primo tempo, ritirata dalla gara d'appalto per la gestione dei rifiuti campani e per la costruzione di tre nuovi inceneritori, salvo poi rientrare in grande stile. Motivo di questo colpo di scena? Il bravo Prodi, prima di farsi da parte, ha lasciato l'ultimo regalino: ha firmato il decreto per sbloccare i contributi alla costruzione degli inceneritori, quei Cip6 che i cittadini pagano per le energie rinnovabili e che l'Italia, oggetto per questo di procedure di infrazione da parte dell'Unione Euroepa, usa per finanziare anche gli inceneritori. Se non ci fossero questi finanziamenti, il 7% delle nostre bollette Enel, i "termovalorizzatori" non sarebbero appetibili per gli investitori privati: sono i Cip6 che valorizzano i rifiuti per i privati, che ci guadagnano 55 euro per ogni tonnellata incenerita.

L'ennesima riprova che l'incenerimento dei rifiuti è solo un grande business, buono ad attrarre le grandi multinazionali straniere tornate a colonizzare i nostri territori.

Dal Presidio Permanente di Contrada Cicerna
 
www.csoacartella.org
www.mdtcalabria.org 

Bloccato uno fratto a Palermo

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008
Bloccato uno fratto a Palermo


|Palermo 13.2|
L’ennesimo sfratto è stato bloccato dal Comitato Autorganizzato Senza Casa che ormai da diversi mesi porta avanti una campagna contro gli sfratti e organizza blocchi degli stessi.
Ieri mattina decine di famiglie di senza casa sono riuscite a bloccare uno sfratto esecutivo posticipandolo di circa due mesi. E’ chiaro comunque che questa non è una soluzione definitiva perche ‘ i palazzinari e i proprietari di casa che vorranno ristrutturare gli appartamenti per poi affittarli a prezzi altissimi, saranno determinati ad entrare presto in possesso degli alloggi con quintali di Polizia al seguito; proprio per questo il Comitato Autorganizzato dei senza casa lavora costantemente ad un monitoraggio di tutti gli alloggi sfitti in città da poter occupare dando una soluzione al problema casa e saltando la mediazione con quelle istituzioni che sono le principali responsabili di questa situazione e di tante altre emergenze sociali a Palermo e nel resto del Meridione.

>> ascolta/scarica a lato l’intervista con Michele del Comitato Autorganizzato Senza Casa



Segue il documento del Comitato sull’emergenza abitativa a Palermo

Note sull’ Emergenza Casa a Palermo

L’emergenza casa è ormai endemica nella città di Palermo come in tutta Italia.
Sono più di 60 mila le famiglie che attendono di avere una casa popolare in tutta la Sicilia e oltre la metà sono concentrate nelle 3 grandi città, Palermo,Messina e Catania.
Nonostante l’emergenza abitativa cresca di anno in anno, pochi sono gli interventi delle istituzioni in questo ambito: risale al ’98 l’ultimo grande piano di edilizia residenziale messo in piedi dalla Regione salvo stanziare 10 milioni di euro lo scorso anno per realizzare alloggi dove non servono, cioè nei piccoli comuni dell’entroterra siciliano (1700 sono gli alloggi sfitti nella provincia di Trapani, 436 nella provincia di Catania e così via)
Da una ricerca sul fabbisogno abitativo, condotta dall'Università di Palermo, risulta che da qui al 2011 occorrerebbero 18.000 alloggi, cioè bisognerebbe disporre di 3.000 alloggi l’anno.Lagiunta comunale non ha nessun programma per fare fronte a questo fabbisogno.
”Gli abusivi” come vengono classificati dalle istituzioni, cioè gli occupanti di case popolari assegnate ad altri, sono 3.500.
Dal 2005 al 2008 dovrebbero essere pronti 680 alloggi con interventi di edilizia sovvenzionata.
Nel centro storico, in gran parte ancora con le rovine della guerra, si concentra un patrimonio edilizio di 10.000 alloggi, molti dei quali degradati, fatiscenti e disabitati. Il Comune in tre anni ha realizzato solo 69 alloggi ERP (Edilizia residenziale pubblica).
A Palermo la risposta dell’amministrazione comunale nonostante esistano , liste d’attesa infinite per l’assegnazione di una casa, 10 mila famiglie in graduatoria più altre 2 mila che nemmeno fanno domanda, è la vendita del patrimonio
pubblico a privati e l’espulsione dei proletari dal centro storico. L’assetto della città cambia in base alle regole del mercato edilizio e, nonostante gli innumerevoli tentativi di contrattazione e di dialogo che, nel tempo, abbiamo cercato di instaurare con l’amministrazione comunale, questa si è sempre dimostrata sorda di fronte alla rivendicazione di un diritto fondamentale. In questo contesto infatti 7 anni fa è nata a Palermo la prima esperienza di lotta per il diritto alla casa. L’occupazione, andata avanti per un mese, della cattedrale di Palermo e di altri luoghi simbolo della speculazione edilizia e della malsana gestione dell’emergenza casa, manifestazioni cittadine, presidi e blocchi stradali,tavoli di trattative e liste di emergenza sono stati il mezzo per fare pressione sull’amministrazione comunale perché trovasse una soluzione all’emergenza. Anche l’utilizzo dei beni confiscati alla mafia come soluzione provvisoria nell’attesa di assegnazioni definitive è stata una conquista dei movimenti di lotta che, negli anni , hanno ottenuto dei risultati concreti.
Con il passare del tempo, però, le pratiche della contrattazione e della richiesta si sono rivelate fallimentari. La controparte, l’amministrazione comunale, si è rivelata sempre più trincerata dietro la sua posizione di potere, negando ogni possibilità di dialogo , ostentando i rapporti di forza con minacce di repressione. L’amministrazione comunale dimostra la sua non volontà di affrontare in modo concreto l’emergenza abitativa in svariati modi: quando fa promesse per reprimere la lotta; quando concede le briciole svilendo la dignità di chi rivendica un diritto e facendo leva sui bisogni; quando, soprattutto, nega l’esistenza di beni di proprietà del comune da adibire ad abitazione.
In questo
contesto nessuna contrattazione è possibile . Le case ci sono e ce le prendiamo.
Da ciò nasce l’esigenza di abbandonare alcune pratiche per intraprenderne altre che siano più radicali e concrete. Riappropriarsi degli spazi e garantire a se e ai propri figli il diritto alla casa significa ribaltare i rapporti di forza e sfuggire al ricatto di chi crede di poter speculare sui bisogni dei proletari. La lotta per la casa è uno dei terreni di intervento e pratica politica che a Palermo ha contribuito in questi anni maggiormente a tenere vivo il livello del conflitto sociale. Innanzi tutto bisogna ribadire che la lotta per la casa deve necessariamente inserirsi, almeno in prospettiva, in un percorso più ampio mirato alla riappropriazione del reddito al di fuori e oltre il lavoro essendo l’emergenza abitativa un elemento cardine della contraddizione capitale-lavoro. Il bisogno casa dunque non può in alcun modo essere scisso da altri percorsi che corrono su binari vicini. Anzi se la lotta per la casa ha un valore aggiunto è proprio perché rappresenta un percorso potenzialmente unificante per proletari/e che vivono situazioni differenti. In questa fase, il problema casa va ad investire fasce di persone altrimenti non abituate a percepirsi come sfruttati/e, e quindi tradizionalmente poco interessate a forme conflittuali di lotta.
In una città in cui il mercato immobiliare è completamente in mano agli speculatori, fasce sempre più ampie della popolazione sono escluse dalla possibilità di acquistare o affittare un appartamento in città. Sempre più persone sono allontanate dal tessuto urbano verso le nuove periferie situate nell'hinterland provinciale. Chi , in qualche modo, si rifiuta di abbandonare la città, sempre più frequentemente opera scelte come la coabitazione o si sobbarca il peso di un affitto o di un mutuo
pari o quasi al proprio reddito mensile.
Una lotta basata sulla riappropriazione pura e semplice, appare ben più realistica di alcune piattaforme rivendicative volte al riconoscimento istituzionale del "diritto alla casa" e alla mediazione con le istituzioni.
Su un livello più generale, riteniamo limitante un piano di intervento meramente rivendicativo in quanto rischia di presupporre di fatto le istituzioni come tramite per il soddisfacimento dei bisogni di classe. E’ ancora centrale che i percorsi di lotta debbano essere autonomi e contrapposti alle istituzioni che esistono in quanto enti gestori degli interessi di padroni e speculatori.
Ad un anno e mezzo circa di distanza dalle ultime elezioni politiche, il governo Prodi non ha mostrato nessun segno di discontinuità con i precedenti governi sul tema delle politiche abitative.
Poco o niente è stato fatto per affrontare una situazione che diviene di giorno in giorno sempre più disastrosa ed esplosiva; una vera e propria emergenza sociale senza freni e paracadute.
Sempre più persone non ce la fanno più a pagare affitti impossibili, diventano insolventi di fronte a mutui a 25 o 30 anni che rappresentano delle vere e proprie ipoteche sulla vita; sempre più persone sono costrette a subire la violenza di uno sfratto (oltre il danno la beffa), a vivere in situazioni di coabitazione forzata o nelle nuove baraccopoli del 2000; sempre più persone non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese strette nella morsa del caro vita e della precarietà.

COMITATO AUTORGANIZZATO SENZA CASA - PALERMO
Sportello ogni Mercoledì dalle 11 alle 13
Presso il CSOA ExKarcere in via mongitore 77
isole.ecn.org/excarcere

Sito Internet: abitare.noblogs.org

Primo Comunicato de "La Boccia"

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008

Circolo Eva Leotta

ora La Boccia

Ci riprendiamo il Circolo “Eva Leotta” con la benedizione di Leotta! Visto che sono 38 anni che è in quartiere! Non vogliamo che pseudo comunisti o altri della Margherita o ingrassati potenti ci tolgano i pochi spazi per socializzare e incontrarci che avevamo e che avremo ancora... LEOTTA NON SI TOCCA!!! Perchè è un'idea. L'idea che abbiamo, fin da quando siamo nati qua in Parella, l’idea che possa esistere un posto aperto dove bere due birre e scambiarsi due parole imprecando dei padroni e del lavoro che ci dissangua. Leotta ha voluto assicurarsi che il circolo rimanga aperto ai giovani e ad anziani. Noi ci teniamo a continuare a realizzare questa idea: con le nostre energie, senza rompere i coglioni e senza guadagnarci sopra dei soldi. Il circolo è stato chiuso con la forza, guarda caso subito dopo che Leotta ha supportato gli operai che avevano occupato la fabbrica di casseforti qua in quartiere, la FIAMCA: i cui operai non hanno ricevuto il salario e non possono campare da più di un anno grazie ad un fallimento! I vari organi di informazione hanno taciuto pochi hanno dato solidarietà ed il premio per LEOTTA è stata la chiusura. Chissà quali altre speculazioni edilizie si celano dietro questa chiusura.Visto che la circoscrizione stessa non da segni di rispetto e tolleranza neanche a chi lotta per il proprio pane, e addirittura chiude uno spazio sociale lasciandolo inutilizzato: CE LO RIPRENDIAMO E LO RIAPRIAMO!

Ora irrompe e brucia di energia giovanile, Riapre: LA BOCCIA!!!

Via Giacomo Medici 121 Torino

gli amici di Leotta

Torino 8 Febbraio 2008

Sempre attivi dalla mattina fino alla sera i momenti di autocostruzione.

La Boccia Squat Via Giacomo Medici, 121 quartiere Parella http://www.informa-azione.info/files/boccia.jpg

Torino -- Nuovo sito TuttoSquat http://tuttosquat.net/

Tutti i Venerdì Dopo le 17:00 Ascolta TUTTOSQUAT Il Giornale Malandrino degli Squatters di Torino in radio & on web http://www.radioblackout.org/streaming/

Per Torino & Provincia 105.250 fm

FENIX! OSSERVATORIO ASTRONOMICO CONTRO LA REPRESSIONE http://www.inventati.org/fenix/links.php

NEWS E AGGIORNAMENTI: articoli dei media dopo il corteo di Bologna

Inviato da autonomix | 12 Feb, 2008

http://qn.quotidiano.net/2008/02/11/64248-nicola_manifestare_fare_apologia_reato.shtml Di Nicola: "Ok manifestare, ma non fare apologia di reato" Pugno duro contro gli anarchici anche da parte della Procura: "Contrasto di tutte le forme di violenza e massima apertura alla manifestazione di opinioni. Ma una cosa e' esprimere un'opinione e una cosa e' fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva". Il che significa, tra le righe, che il Questore avra' le punizioni dure che invoca Bologna, 11 febbraio 2008 - Il Questore Francesco Cirillo chiede punizioni severe per il corteo anarchico e la Procura di Bologna risponde che anche questa volta si muovera' secondo le proprie posizioni, che e' lo stesso procuratore capo Enrico Di Nicola a ribadire: "Contrasto di tutte le forme di violenza e massima apertura alla manifestazione di opinioni". Dove pero', e' la postilla di Di Nicola, "una cosa e' esprimere un'opinione e una cosa e' fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva". Il che significa, tra le righe, che il Questore avra' le punizioni dure che invoca. "Non sono tenero- assicura infatti il numero uno di piazza Trento Trieste- l'importante e' che l'autorita' si esprima nel rigore assoluto dell'applicazione della legge". Sara' lui stesso, annuncia poi, a esaminare personalmente "tutte le risultanze" che arriveranno da parte della Digos sulla manifestazione anarchica di sabato pomeriggio. Ma in Procura, per ora, non e' ancora arrivato nulla. Informato per il momento solo preliminarmente dal pm di turno (Antonello Gustapane) e dal numero uno della Digos Vincenzo Ciarambino, il procuratore capo di Bologna si limita per ora a dire di essere "lieto che non ci siano stati danni a persone e rilevanti danni alle cose". Questo, precisa subito, "rispetto a quelli che si potevano anche prevedere". Insomma, "dal punto di vista dell'ordine pubblico non ci sono stati disordini e questo e' un fatto positivo". Cio' non toglie che siano successe cose che non gli sono piaciute, in particolare l'episodio delle bandiere della Resistenza di porta Lame a cui gli anarchici hanno appiccato il fuoco. "E' un fatto che non mi piace- dice a questo proposito Di Nicola- bruciare le bandiere e' la manifestazione di un atteggiamento che io considero di violenza verso la Costituzione". Il rogo delle bandiere, ma anche la rappresaglia nei confronti del camera-man della Rai, colpito da una pioggia di accendini per indurlo a smettere di riprendere. Sono entrambi atteggiamenti, dice ancora il procuratore capo, "che vanno contro la democrazia e in quanto tali vanno puniti". Ecco perche' Di Nicola assicura che "la valutazione sara' molto severa, soprattutto quando si tratta di beni tutelati in via primaria dalla Costituzione". Lo e' la bandiera, prosegue il numero uno di piazza Trento Trieste, che "e' citata nell'articolo 12 della Costituzione e rappresenta l'unita' e il simbolo della Repubblica italiana, basata sulla Resistenza". Un bene intoccabile, per il procuratore di Bologna, cosi' come intoccabile- conclude riferendosi all'episodio del camera-man colpito "mentre faceva il suo dovere di informare"- deve essere la liberta' di informazione, salvaguardata dall'articolo 21. A parte questo primo giudizio sommario, pero', il procuratore Di Nicola ripete piu' volte di voler "aspettare tutte le informazioni della Digos" prima di pronunciarsi. "Piu' sono gli elementi di conoscenza, maggiore e' la possibilita' di valutare", afferma il numero uno di piazza Trento Trieste. "Ho gia' dato ordine di ricevere tutti gli elementi di prova acquisiti, le denunce che si sentiranno di fare e le registrazioni, dove ci sono, dei momenti importanti. Esaminero' personalmente tutte le risultanze, ma prima attendo il maggior numero di elementi di valutazione ed e' per questo che non ho messo fretta alle forze dell'ordine". ++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++ http://www.emilianet.it/Sezione.jsp?titolo=Bologna.%20Dure%20misure%20nei%20confronti%20del%20corteo%20degli%20anarchici&idSezione=17049&idSezioneRif=2 Dure misure nei confronti del corteo degli anarchici Il questore annuncia fermi provvedimenti. Cofferati: il Comune si costituirà parte civile contro i promotori BOLOGNA (11 feb. 2008) - Provvedimenti 'fermi e duri' contro gli autori dei danneggiamenti avvenuti durante il corteo degli anarchici di sabato scorso. A invocarli è il Questore di Bologna, Francesco Cirillo, precisando che la Digos ha già mandato una prima informativa alla Procura, e altre seguiranno. "Le identificazioni sono in corso, anche perché la maggior parte dei manifestanti era di fuori Bologna - spiega Cirillo - ma di certo le singole responsabilità saranno attribuite. Ci auguriamo che le misure siano adatte a quello che hanno fatto, del resto anche in passato le misure della Procura sono state abbastanza ferme e dure". Il Questore ha precisato che nel primo resoconto inviato all'Autorità gli investigatori della Digos hanno ricostruito i fatti, successivamente verranno approfonditi tutti i singoli episodi e le responsabilità, dai danneggiamenti di bancomat e telecamere, all'imbrattamento dei muri. "La Procura deciderà i provvedimenti, ma l'auspicio - ha concluso - che ogni atto venga punito nella giusta misura". Il corteo di sabato, organizzato dagli anarchici del coordinamento 'Rompere il silenzio', ha visto sfilare oltre 500 persone dal centro di Bologna a Piazza dell'Unità, per protestare "contro la repressione e per chiedere libertà per i 'compagni' in carcere". Tra gli atti vandalici compiuti lungo il percorso, sono state distrutte le telecamere di una filiale Unicredit ed é stato gettato letame contro un paio di agenzie interinali nei pressi di piazza XX Settembre. Domenica, il coordinatore del Partito Democratico di Bologna Andrea De Maria ha parlato di "inaccettabile intolleranza di un piccolo gruppo di estremisti", stigmatizzando in particolare l'atto vandalico compiuto contro il monumento ai Partigiani in piazza dell'Unità che ricorda la battaglia della Bolognina. Il Comune di Bologna si costituirà parte civile contro i promotori della manifestazione anarchica di sabato scorso. E' l'intenzione del sindaco Sergio Cofferati il quale ha aggiunto che partirà immediatamente l'opera di ripulitura "di tutte le scritte lasciate da una brutta manifestazione, a partire da quelle più oltraggiose". Secondo Cofferati, che non ha voluto entrare nel merito del corteo ("Ognuno è libero di dire quello che vuole e di assumersi le proprie responsabilità"), "é stata una brutta manifestazione perché non rispettosa della città e dei suoi valori, a cominciare da quelli fondativi". Dunque, ha continuato il sindaco, "non appena sarà quantificato il danno, il Comune si costituirà parte civile contro i promotori".

 

Dure misure nei confronti del corteo degli anarchici
Il questore annuncia fermi provvedimenti. Cofferati: il Comune si costituirà parte civile contro i promotori

BOLOGNA (11 feb. 2008) - Provvedimenti 'fermi e duri' contro gli autori dei danneggiamenti avvenuti durante il corteo degli anarchici di sabato scorso. A invocarli è il Questore di Bologna, Francesco Cirillo, precisando che la Digos ha già mandato una prima informativa alla Procura, e altre seguiranno.

"Le identificazioni sono in corso, anche perché la maggior parte dei manifestanti era di fuori Bologna - spiega Cirillo - ma di certo le singole responsabilità saranno attribuite. Ci auguriamo che le misure siano adatte a quello che hanno fatto, del resto anche in passato le misure della Procura sono state abbastanza ferme e dure". Il Questore ha precisato che nel primo resoconto inviato all'Autorità gli investigatori della Digos hanno ricostruito i fatti, successivamente verranno approfonditi tutti i singoli episodi e le responsabilità, dai danneggiamenti di bancomat e telecamere, all'imbrattamento dei muri. "La Procura deciderà i provvedimenti, ma l'auspicio - ha concluso - che ogni atto venga punito nella giusta misura".

Il corteo di sabato, organizzato dagli anarchici del coordinamento 'Rompere il silenzio', ha visto sfilare oltre 500 persone dal centro di Bologna a Piazza dell'Unità, per protestare "contro la repressione e per chiedere libertà per i 'compagni' in carcere". Tra gli atti vandalici compiuti lungo il percorso, sono state distrutte le telecamere di una filiale Unicredit ed é stato gettato letame contro un paio di agenzie interinali nei pressi di piazza XX Settembre.

Domenica, il coordinatore del Partito Democratico di Bologna Andrea De Maria ha parlato di "inaccettabile intolleranza di un piccolo gruppo di estremisti", stigmatizzando in particolare l'atto vandalico compiuto contro il monumento ai Partigiani in piazza dell'Unità che ricorda la battaglia della Bolognina.

Il Comune di Bologna si costituirà parte civile contro i promotori della manifestazione anarchica di sabato scorso. E' l'intenzione del sindaco Sergio Cofferati il quale ha aggiunto che partirà immediatamente l'opera di ripulitura "di tutte le scritte lasciate da una brutta manifestazione, a partire da quelle più oltraggiose". Secondo Cofferati, che non ha voluto entrare nel merito del corteo ("Ognuno è libero di dire quello che vuole e di assumersi le proprie responsabilità"), "é stata una brutta manifestazione perché non rispettosa della città e dei suoi valori, a cominciare da quelli fondativi". Dunque, ha continuato il sindaco, "non appena sarà quantificato il danno, il Comune si costituirà parte civile contro i promotori".

( EmiliaNet )


CORTEO ANARCHICI
Di Nicola: "Ok manifestare, ma non fare apologia di reato"

Pugno duro contro gli anarchici anche da parte della Procura: "Contrasto di tutte le forme di violenza e massima apertura alla manifestazione di opinioni. Ma una cosa e' esprimere un'opinione e una cosa e' fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva". Il che significa, tra le righe, che il Questore avra' le punizioni dure che invoca

Il Procuratore capo di Bologna Enrico Di Nicola Bologna, 11 febbraio 2008 - Il Questore Francesco Cirillo chiede punizioni severe per il corteo anarchico e la Procura di Bologna risponde che anche questa volta si muovera' secondo le proprie posizioni, che e' lo stesso procuratore capo Enrico Di Nicola a ribadire: "Contrasto di tutte le forme di violenza e massima apertura alla manifestazione di opinioni". Dove pero', e' la postilla di Di Nicola, "una cosa e' esprimere un'opinione e una cosa e' fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva". Il che significa, tra le righe, che il Questore avra' le punizioni dure che invoca.

"Non sono tenero- assicura infatti il numero uno di piazza Trento Trieste- l'importante e' che l'autorita' si esprima nel rigore assoluto dell'applicazione della legge". Sara' lui stesso, annuncia poi, a esaminare personalmente "tutte le risultanze" che arriveranno da parte della Digos sulla manifestazione anarchica di sabato pomeriggio.
Ma in Procura, per ora, non e' ancora arrivato nulla.
Informato per il momento solo preliminarmente dal pm di turno (Antonello Gustapane) e dal numero uno della Digos Vincenzo Ciarambino, il procuratore capo di Bologna si limita per ora a dire di essere "lieto che non ci siano stati danni a persone e rilevanti danni alle cose". Questo, precisa subito, "rispetto a quelli che si potevano anche prevedere".

Insomma, "dal punto di vista dell'ordine pubblico non ci sono stati disordini e questo e' un fatto positivo". Cio' non toglie che siano successe cose che non gli sono piaciute, in particolare l'episodio delle bandiere della Resistenza di porta Lame a cui gli anarchici hanno appiccato il fuoco. "E' un fatto che non mi piace- dice a questo proposito Di Nicola- bruciare le bandiere e' la manifestazione di un atteggiamento che io considero di violenza verso la Costituzione".

Il rogo delle bandiere, ma anche la rappresaglia nei confronti del camera-man della Rai, colpito da una pioggia di accendini per indurlo a smettere di riprendere.
Sono entrambi atteggiamenti, dice ancora il procuratore capo, "che vanno contro la democrazia e in quanto tali vanno puniti".
Ecco perche' Di Nicola assicura che "la valutazione sara' molto severa, soprattutto quando si tratta di beni tutelati in via primaria dalla Costituzione". Lo e' la bandiera, prosegue il numero uno di piazza Trento Trieste, che "e' citata nell'articolo 12 della Costituzione e rappresenta l'unita' e il simbolo della Repubblica italiana, basata sulla Resistenza". Un bene intoccabile, per il procuratore di Bologna, cosi' come intoccabile- conclude riferendosi all'episodio del camera-man colpito "mentre faceva il suo dovere di informare"- deve essere la liberta' di informazione, salvaguardata dall'articolo 21.

A parte questo primo giudizio sommario, pero', il procuratore Di Nicola ripete piu' volte di voler "aspettare tutte le informazioni della Digos" prima di pronunciarsi. "Piu' sono gli elementi di conoscenza, maggiore e' la possibilita' di valutare", afferma il numero uno di piazza Trento Trieste. "Ho gia' dato ordine di ricevere tutti gli elementi di prova acquisiti, le denunce che si sentiranno di fare e le registrazioni, dove ci sono, dei momenti importanti.
Esaminero' personalmente tutte le risultanze, ma prima attendo il maggior numero di elementi di valutazione ed e' per questo che non ho messo fretta alle forze dell'ordine".

( Il resto del Carlino )


Sfila l'esercito degli anarchici. Offese e bestemmie sui muri

Avevano promesso di essere in 800. Sono poco piu' della meta' gli anarchici sfilati in corteo oggi pomeriggio a Bologna. Nessun incidente accompagna pero' la parata di bandiere rossonere, che parte dalle Due Torri intorno alle 15.45. Ma, un'ora dopo, un manipolo riesce comunque a distinguersi: berretti e cappelli a nascondere il volto, in una decina si staccano dalla testa del corteo e prendono d'assalto la filiale Carisbo di via Irnerio: del blitz restano una postazione bancomat devastata e andata letteralmente in fumo; pugni, bastonate e pure letame scaraventato contro le vetrate della banca. La polizia, con tre blindati a guardare le spalle del gruppo appiedato, osserva da lontano, prende nota e immortala i vandali in qualche scatto fotografico.

Quando invece il piccolo esercito anarchico aveva iniziato a muoversi, erano stati un paio di insoliti "imbianchini" ad entrare in azione: tute arancioni e volto semi-coperto, "armati" di un lunghissimo rullo oscurano con vernice scura tutte le telecamere di videosorveglianza piazzate lungo via Zamboni fino a piazza Verdi. Non hanno risparmiato nessuno dei 12 obiettivi collegati direttamente con la Questura.
Piu' che rabbia, abbondano le bottiglie di birra, servite da un camper e da un carrello della spesa adattato alla bisogna. Il serpentone di giovanissimi "arrabbiati" ne ha comunque per tutti.
Dai politici ("La sicurezza dei padroni uccide", recita uno striscione in testa al gruppo) alla chiesa: sulle mura di quella di Santa Maria e San Domenico di Mascarella, nella via omonima, hanno lasciato da una parte la scritta nera "Clero uguale Fascio infame", dall'altra una bestemmia, "impreziosita" dalla dotta rivisitazione di uno slogan fascista.

Il plotone anarchico arriva in fretta in piazza Verdi, teatro della rissa con la polizia dell'ottobre scorso, costato prima il carcere a cinque ragazzi e poi gli arresti domiciliari concessi a tre di loro. Il fiume di giovani non ha dimenticato: lungo il passaggio in Largo Respighi lascia un'interminabile serie di slogan contro la Polizia ("Piu' sbirri morti"; "10,100,1000 Raciti", l'immancabile "Acab"). In via Mascarella cambiano addirittura la toponomastica: sulle targhe con il nome della via issano a destra il cartello "Via Francesco Lorusso, ucciso dai Carabinieri l'11 marzo 1977"; a sinistra, invece, attaccano il foglio con su scritto "Piazza Federico Aldrovandi, ucciso a 18 anni dalla Polizia". Tocca a via Irnerio.

Prima dell'assalto alla Carisbo, e' la volta di una sede di Adecco: con spray nero gli anarchici lasciano l'enorme scritta "m..." sulla vetrata dell'agenzia di lavoro interinale.
All'altezza di via Indipendenza gli anarchici provano a chiedere solidarieta' alla citta'.
"Unitevi a noi" urlano dai megafoni. Ma Bologna sembra piu' interessata allo shopping nella vicina Piazzola. Quando il corteo svolta in direzione della stazione, sullo sfondo restano soltanto una lunga colonna di auto e di clacson spazientiti.
Immediate le prime reazioni politiche. "Sono arrivati i Lanzichenecchi. E' inaccettabile", grida Daniele Carella, capogruppo di Forza Italia. Sulla protesta anarchica l'azzurro, allertato dalle telefonate di numerosi cittadini, ha gia' raccolto un "copioso- racconta- materiale fotografico" che portera' lunedi' prossimo nell'aula del Consiglio comunale.

Fonte: Il Carlino


"Chiederemo i danni agli anarchici"
Il Comune si costituisce parte civile. Caccia ai responsabili

Tutti contro gli anarchici. Ha cominciato il questore Francesco Cirillo a invocare «provvedimenti fermi e duri» contro gli autori dei danneggiamenti avvenuti durante il corteo degli anarchici di sabato scorso. Gli hanno risposto indirettamente il procuratore Enrico Di Nicola confermando la linea della Procura e il sindaco Sergio Cofferati, che ha annunciato la mossa del Comune di costituirsi parte civile per una «brutta manifestazione». Un corteo durante il quale sono stati vergati 1200 metri quadrati di scritte spesso oltraggiose, rovinati bancomat e sedi di agenzie interinali e gettato letame alle banche, bruciata il tricolore partigiano al monumento della «battaglia della Bolognina» in piazza Unità, oscurato telecamere di controllo e minacciato di oscurare telecamere della Rai.

La Digos è al lavoro per identificare gli autori dei reati, «di certo le singole responsabilità saranno attribuite - assicura il Questore -. Ci auguriamo che le misure siano adatte a quello che hanno fatto, del resto anche in passato le misure della Procura sono state abbastanza ferme e dure». Il procuratore Di Nicola ha spiegato la sua linea di intervento, pur dichiarando di non aver ancora avuto modo di leggere l´informativa della Digos e di non conoscere quindi i fatti di sabato se non per una sommaria informazione ricevuta sia dal pm di turno Antonello Gustapane sia dal capo della Digos Vincenzo Ciarambino: «La Procura contrasta tutte le forme di violenza e contemporaneamente crede nella massima apertura alle manifestazioni di opinione». Però «una cosa è esprimere un´opinione e una cosa è fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva».

Dopo aver espresso una parziale soddisfazione dal punto di vista dall´ordine pubblico («sono lieto che non ci siano stati danni a persone e rilevanti danni alle cose»), Di Nicola stigmatizza alcuni episodi accaduti, come la bandiera italiana e europea bruciate in piazza dell´Unità: «Bruciare le bandiere non mi piace affatto, è un atteggiamento di violenza verso la Costituzione». Così come contro la Costituzione, per via dell´articolo 21 sulla libertà di informazione, è impedire le riprese tv all´operatore Rai, oggetto di lancio di monetine e insulti.

Contro una «brutta manifestazione che ha lasciato scritte oltraggiose» da ripulire al più presto, si scaglia il sindaco Cofferati. Il Comune di Bologna si costituirà parte civile contro i promotori della manifestazione anarchica. Per Cofferati «è stata una brutta manifestazione perchè non rispettosa della città e dei suoi valori, a cominciare da quelli fondativi». Di conseguenza, «non appena sarà quantificato il danno, il Comune si costituirà parte civile contro i promotori». Il Pd di Bologna torna a criticare le forze dell´ordine, dopo la polemica sulla Street Parade, per aver consentito questa «marcia incivile». «Auspico che nel futuro vi sia da parte delle forze dell´ordine la massima attenzione e capacità di intervento», ha detto in consiglio comunale Leonardo Barcelò, «affinchè non si ripetano manifestazioni autorizzate nelle quali sia permesso impunemente tenere comportamenti palesemente illegali e oltraggiare i simboli dello Stato e della Resistenza». Angelo Piazza, deputato socialista, non è invece d´accordo sulle critica alla polizia.

(12 febbraio 2008)

fonte repubblica.it


Bologna: corteo anarchici di sabato, aperta inchiesta

Sono 11 i reati per i quali il Procuratore di Bologna ha aperto un fascicolo sul corteo anarchico di sabato scorso. Dal danneggiamento aggravato all'imbrattamento aggravato, dal danneggiamento e vilipendio alla bandiera alla violenza o minaccia a pubblico ufficiale, dall'istigazione a delinquere e istigazione a disobbedire alle leggi alla violenza privata.

Il fascicolo, che è stato affidato al Pm Luca Tampieri, è stato aperto contro ignoti, visto che al momento non c'è nessun identificato, anche perchè i partecipanti al corteo avevano quasi tutti capo e volto coperti.

Durante il corteo, che era partito dal centro della cittaà per raggiungere piazza dell'Unità, sono stati prodotti danni a bancomat e telecamere, tracciate scritte minacciose sui muri, bruciata la bandiera italiana al monumento che ricorda la battaglia partigiana della Bolognina, e sono state lanciate monetine verso un operatore televisivo.

''Ho detto agli investigatori - ha spiegato Di Nicola - che bisogna identificare ogni comportamento attribuendolo ad un soggetto preciso. Non si tratta di un lavoro precipitoso, ma di un lavoro accurato e preciso. Andranno visionate tutte le registrazioni del corteo''.

fonte bologna2000

 

ORA E SEMPRE NO TAV!!

Inviato da autonomix | 12 Feb, 2008
una valle pentita? NO! UNA VALLE CHE RESISTE!

|febbraio 08 Valle di Susa| Da oltre due settimane i media hanno iniziato a tessere una campagna dis-informativa sulla Valle di Susa come non accadeva da tempo. Prendendo spunto da un lavoro orchestrato dalla lobby del tav e da patetiche forme di ri-aggancio della politica istituzionale, coadiuvata dall'ingenuità (si spera) di alcuni sindaci della valle, abbiamo assistito a titoli dei tg e dei giornali del genere "i no tav pentiti" "dalle barricate al si tav per il lavoro", "è l'ora del dialogo i no tav cambiano idea" ecc... Tutto nasce da un consiglio comunale che si è tenuto a Susa poche settimane fa dove la minoranza, interprete del malcontento di qualche imprenditore, ha convocato il consiglio per parlare di lavoro e tav, o meglio di quanto non lavoro sta generando il movimento no tav. Operazione di bassa lega ma graffiante. Dopo qualche giorno oltre a riprendere il consiglio alcuni media, nella fattispecie il tg5, confezionano un servizio che spiega attraverso le interviste mirate, di come non ci siano più no tav in Valle di Susa. Poi si arriva al Corriere della sera che entra nel dibattito intervistando alcuni sindaci e il presidente della comuntà montana A.Ferrentino che sinceramente dichiarano oggi di non voler più scendere in piazza, di preferire i tavoli del governo e dell'osservatorio, di aver commesso errori al pari del governo precedente. Salvo poi capovolgere la situazione giorni dopo dalle colonne di Liberazione dove Ferrentino torna barricadero. MIstero della politica.

Sta di fatto che un lavoro in piedi cìè e in molti ci partecipano. E il movimento? Sta a guardare? Al contrario! Con due iniziative il movimento alza la voce e lo fa prendendosi visibilità. Innanzitutto convocando un presidio in contemporanea al tavolo politico di palazzo chigi di mercoled'13 febbraio, dove una delegazione di amministratori andrà a incontrare il governo (quale?), e come vuole la tradizione in piazza a Condove i "Galli" si prepaparano; e l'altra lanciando la campagna" compra un posto in prima fila", una sottoscrizione popolare utile a divenire proprietari (tutti insieme) dei terreni di Chiomonte (la Colombera) che secondo il tracciato presentato in sede europea dovrebber essere poi espropriati per costruire il megatunnel.

Il movimento così agisce e reagisce, come sempre, tornando a muovere la differenza e la contrapposizione, dimostrandosi radicato e radicale, aspettando le elezioni dopo aver visto passare l'ennesimo govewrno di turno senza impiantare un cantiere.

(pubblichiamo in coda i due articoli citati)

|INIZIATIVE|

13 Febbraio 2008
NO TAV Condove Valle di Susa presidio in concomitanza con il tavolo politico di Roma
,

MERCOLEDI' 13 FEBBRAIO DALLE ORE 17 IN POI TUTTI A CONDOVE IN PIAZZA MARTIRI DELLA LIBERTA'IN COLLEGAMENTO CON ROMA

NO TAV: PARTE LA CAMPAGNA "COMPRA UN POSTO IN PRIMA FILA!"

|MATERIALI|

>>>AAA, vendesi terreno No Tav (da la stampa)

 

>>> DA IL CORRIERE DELLA SERA

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-02-04 num: - pag: 1
autore: di ALESSANDRA MANGIAROTTI categoria: REDAZIONALE
Val di Susa Il pentimento dei no-Tav: ci porta lavoro
SUSA — Due anni dopo i blocchi stradali e le barricate, i no-Tav si pentono: «Non marciamo più, quel Treno porta lavoro». PAGINA 25
Val di Susa L'ex capopopolo Ferrentino: è finito il tempo di urlare «Quel treno ci porta lavoro» Ora i no-Tav si pentono. Sindaci, commercianti, casalinghe: non marciamo più

DAL NOSTRO INVIATO

SUSA — Sala consiliare del Comune di Susa, la sorpresa: «Mi chiamo Patrizia Ferrarini, sono un'albergatrice, voglio la Torino-Lione e vi dico il perché: ci porterà lavoro». Qualche centinaio di metri più in là, bar della piazza, lo stupore: «Sono Lella, ho 41 anni, ho marciato contro l'alta velocità, ma oggi non lo farei più: troppe strumentalizzazioni, ora voglio capire». Ancora due passi verso la Dora, edicola sul ponte, la meraviglia: «Sono Lucia, Lucia Barbaro, ho 55 anni, e anch'io ho manifestato ("distribuiva pure il tè caldo", sorride Luca, il figlio), ma ora credo che della Tav abbiamo bisogno».
Benvenuti nella Val di Susa due anni dopo la fase barricadera della protesta no-Tav. Nella Val di Susa dove la crisi di governo spacca. Divide. Con da una parte i duri e puri che brindano al «dio Mastella»: «Un altro governo che non porta a casa la Torino-Lione». E dall'altra un popolo variegato di «sì», «se», e «no» Tav che guarda a Roma con preoccupazione: «Qui rischiamo di dover ricominciare daccapo». Un popolo fatto di sindaci, commercianti e imprenditori sì-Tav usciti allo scoperto. Ma soprattutto di valsusini che oggi non marcerebbero più perché hanno cambiato idea (pochi) o perché un'idea precisa devono ancora farsela (i più). «Figli del dialogo», per dirla come Luigi Bobbio, professore di Scienza politica dell'Università di Torino. Che spiega: «Finito il muro contro muro si inizia a disegnare insieme una strada condivisa ».
Antonio Ferrentino è stato il sindaco capopopolo nell'autunno caldo della protesta no-Tav. Oggi è uno dei più accaniti sostenitori dell'osservatorio tecnico (con all'attivo il più alto numero di gomme d'auto tagliate): «Anch'io non scenderei più in piazza. E centinaia di persone me lo vengono a dire: "ho marciato, ora non marcerei"». Il perché? «E' finito il tempo di urlare moriremo tutti d'amianto (le cose

sbagliate le ha dette il governo, le abbiamo dette noi), ora si parla di ragioni vere e priorità. Non possiamo condannare la valle alla marginalità». Priorità, vale a dire: «Il potenziamento della linea, il nodo di Torino». E il maxi-tunnel? «Non è prioritario, ma se servirà se ne discuterà. Un referendum che non riduca il tutto a no-Tav sì-Tav ci riserverebbe sorprese». Parole sante anche per il sindaco di Venaus Nilo Durbiano: «Quel tunnel oggi continua a non servire, nemmeno se sbuca a Chiomonte. Ma non mi sento di dire che tra 30 anni sarà così.
E la strada per capirlo non è più la piazza». «Anche perché la piazza è stata troppo radicalizzata, ha accolto tutti i no d'Italia e le famiglie non ci si riconoscono più. Io ho marciato e non lo rifarei. Semmai penso a un progetto di rilancio della valle», aggiunge il sindaco di Chiomonte, il berlusconiano Renzo Pinard.
Nel partito dei «convertiti al sì senza se e ma» c'è Gianluca Ibba, immobiliarista. «Se ho marciato? Certo, c'era tutta la valle. Troppe strumentalizzazioni, poi ho deciso da me». Leonardo, 52 anni, una stazione Tamoil sulla statale 24, si definisce ora un sì-Tav con qualche «ma»: «Bisogna pensare al futuro dei figli, certo, ma anche a farli mangiare». Carlo Gottero, 60 anni, vivaista di Rivoli e assessore all'Agricoltura della bassa-valle si presenta invece come «no-Tav che vuole negoziare»: «E' il momento del tavolo, non della piazza». Anche se qualcuno, a dire il vero, alla piazza ci pensa. E' Rodolfo Greco, 54 anni, della Cgil-Fillea. «Marceremo con la nostra bandiera: sì al lavoro in Val di Susa», anticipa snocciolando i numeri delle sue ragioni: «386 disoccupati a Susa, più altri 27 della Italcoge; 2.861 nel comprensorio ». «Sono tanti quelli che alla Tav iniziano a pensarci ». E alcuni, a dire il vero, ci hanno sempre pensato. Solo che ora lo dicono apertamente: commercianti, artigiani, imprenditori. Uno per tutti, il presidente dell'Ascom Marco Cossa: «Quelle barricate ci hanno fatto male. La Tav invece può farci bene, e non solo grazie ai suoi cantieri».
Il riferimento è al piano strategico che dovrebbe essere messo a punto dall'osservatorio tecnico. Con la crisi di governo il tavolo politico è stato rinviato, il mandato pure. «Un piano di sviluppo socio-economico dove la Tav è solo uno degli elementi» spiega il presidente dell'osservatorio Mario Virano. Con due scenari che potrebbero essere presentati per l'estate e poi sottoposti a referendum: «La valle, da Settimo al confine, con o senza la nuova linea».Alessandra Mangiarotti

>>DA LIBERAZIONE

Il leader dei NoTav smentisce il Corriere della sera - Ferrentino: «In Valsusa nessun cantiere. Mai»
La struttura che determina le sovrastrutture. L'analisi marxista applicata alla questione Tav in val Susa significa che la crisi economica sta determinando un radicale cambio di atteggiamento degli oppositori al super treno? Questo si potrebbe evincere dopo un articolo apparso ieri sul Corriere della Sera che racconta di conversioni in corso che nemmeno san Paolo. L'economia di valle ristagna, avanti con il cemento della megaopera. A dirlo sarebbero un po' tutti, perfino gente che una volta si mise sulle barricate. In testa all'esercito dei convertiti, sempre secondo il Corriere, nientemeno che Antonio Ferrentino.

Secondo il Corriere della Sera in val Susa sono diventati quasi tutti sostenitori del progetto tav... lei per primo

Quella della giornalista è una ricostruzione falsa ed artificiosa che non rispecchia assolutamente la mia idea e quella della valle. Non c'è stata alcune conversione. Siamo totalmente contrari all'apertura di qualsiasi cantiere, anche piccolo. Siamo disponibili a discutere se fare il Tav non come...

A che punto è il lavoro dell'osservatorio?
L'osservatorio ha prodotto dei buoni risultati ed il suo lavoro deve proseguire. Al momento attuale tutti coloro che sono seduti al tavolo riconoscono che non esiste nessuna necessità di una infrastruttura come il Tav. La linea attuale è sfruttata al 25% della sua potenzialità. Tutti siamo disponibile a potenziare la fruizione dell'attuale ferrovia, tenendo conto che i veri nodi strategici sono a Torino e a Chambery.

Il ministro Di Pietro ha parlato di uso della forza per far rispettare la volontà dello Stato...
Parole dette sicuramente in un momento di stanchezza. Non è pensabile che un ministro pensi di imporre manu militari un'infrastruttura che un'intera popolazione rifiuta. E' necessario continuare con il confronto evitando sparate buone solo per i titoli dei giornali.

Quale influenza ha la caduta del governo sulla vicenda Tav?
Penso nessuna. Spero che l'osservatorio continui il suo lavoro. Fino a questo momento si è rivelato uno strumento prezioso per comprendere molti aspetti che erano stati valutati superficialmente.

Se vince Berlusconi tornerà la repressione poliziesca in Val Susa?
Non credo. La lezione dell'autunno 2005 è stata salutare. Una eventuale militarizzazione del territorio come allora non farebbe altro che produrre sollevazioni popolari. Anche qualora tornassero ministri alla Lunardi sicuramente non attuerebbero strategie così scriteriate.

Domanda secca: nel 2020 viaggeremo in Val Susa attraverso una galleria?
Sicuramente viaggeremo in galleria, utilizzeremo quella già oggi esistente. Sulla linea storica oggi transitano settantaquattro treni mentre potrebbero passarne oltre duecentoventi. Il problema è politico non infrastrutturale. Se si vuole un vero trasferimento modale delle merci qualche governo dovrà scontrarsi con la lobby degli autotrasportatori che già adesso è sul piede di guerra per altri motivi. Non sarà un percorso semplice.

Ha ricevuto proposte dal Pd in questo giorni?
Assolutamente no, anche perché io mi riconosco nella sinistra arcobaleno.

Se le chiedessero di candidarsi alle prossime elezioni politiche?
Valuterei la proposta.

Se andiamo alle elezioni ti aspetti di nuovo una sinistra di governo o una di opposizione? E in ogni caso è meglio una sinistra unita?
Anche in caso di sconfitta è bene che la sinistra rimanga unita, in tutte le sue componenti. Non condivido l'affondo di Veltroni che prevede un partito Democratico che corre da solo, sarebbe un indebolimento drammatico. Sono sicuro che una sinistra unita sia capace di fare gli interessi del paese anche se sta all'opposizione.

da liberazione
Maurizio Pagliassotti
Torino
05/02/2008

PRESIDIO PERMANENTE NO DISCARICHE :16 febbraio a Grottaglie

Inviato da autonomix | 10 Feb, 2008

logogrottaglieA tutti i presidi, a tutti i comitati in lotta, a tutte le persone di buona volontà,

vi scriviamo perché la nostra situazione si sta aggravando. Come sta accadendo per molti di Voi, anche il Presidio Permanente No Discariche di Grottaglie-San Marzano di San Giuseppe (Taranto) è ora oggetto di una vera e propria persecuzione giudiziaria (come sta accadendo per i No Dal Molin di Vicenza, tra gli altri) e di una sistematica campagna denigratoria che trova facile sponda nella stampa (come ad esempio per i No Tav della Val di Susa ma anche per tantissimi altri).

I fatti: dopo aver presidiato per oltre quattro mesi davanti ai cancelli di una enorme discarica che ora si vorrebbe addirittura ampliare, abbiamo ottenuto la possibilità di essere ascoltati dalla conferenza dei servizi sull'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale).

Grazie alle nostre osservazioni tecniche, depositate agli atti, è emerso che la già pronta nuova discarica (la 73esima nella provincia di Taranto) sorge su una conduttura dell'Acquedotto Pugliese.

Rifiuti speciali accanto ad acqua potabile. Ci vogliono avvelenare anche l'acqua. La conduttura era scomparsa dalla documentazione presentata dalle Istituzioni.
Inoltre, l'Acquedotto Pugliese non è mai stato interpellato al riguardo. Col precedente di Ortanova, l'apertura di questo nuovo pozzo di veleni in provincia di Taranto è finalmente in bilico. L'acquedotto si aggiunge ai vincoli paesaggistici e archeologici, e diventa un ostacolo per chi vorrebbe aggiungere inquinamento ad inquinamento in una zona di vigneti, di masserie, di un santuario rupestre del XII sec., e a due passi da una casa famiglia per orfani diversamente abili.

Denigrazioni e attacchi ne avevamo già subiti. Ma ora la posta si è alzata. E ci siamo ritrovati ad essere accusati di qualcosa che non abbiamo mai commesso. Il sindaco di Grottaglie sostiene di essere stato aggredito all'uscita dall'assessorato regionale. Cosa non vera. Le Forze dell'Ordine presenti sarebbero infatti intervenute per fermare gli aggressori e i cameramen dei tiggì locali avrebbero filmato la vicenda. Invece, niente ditutto ciò. Il caso è stato montato a freddo, dopo qualche ora. E quotidianamente, a mezzo stampa, il caso inesistente si gonfia. I politici coinvolti in questo lucroso affare si scambiano messaggi di solidarietà dalle colonne dei giornali. E sono partite già le prime denunce. Articolo 414 del Codice Penale. Il reato ipotizzato è istigazione a delinquere. In tutto in aggiunta a sanzioni amministrative che stanno arrivando ai presidianti a profusione. Noi, che difendiamo il nostro futuro e la democrazia in questa terra avvelenata dall'inquinamento e dal malaffare.

Quello appena descritto è solo l'ultimo atto in ordine di tempo.

Con giornali e denunce, stanno cercando di mettere a tacere il nostro dissenso. Ma non ci riusciranno.

Inoltre volevamo esprimere la nostra assoluta solidarietà a Cinzia, Olol, Francesco e Marco del Presidio No Dal Molin di Vicenza.

Per questi motivi, Sabato 16 Febbraio, faremo una grande manifestazione a Grottaglie contro la criminalizzazione delle lotte territoriali.

10.000 a Roma per il No-Vat day

Inviato da autonomix | 10 Feb, 2008
MOVIMENTO 10.000 a Roma per il No-Vat day


|9 febbraio 2008|
E' partito da Piazzale Ostiense il corteo No vat, organizzato dal movimento facciamobreccia. Il corteo è stato aperto proprio da una delegazione nazionale del coordinamento, seguito da uno spezzone di femministe e lesbiche. Lo striscione di apertura recitava, "Facciamo breccia: laicità, autodeterminazione, antifascismo, liberazione, cittadinanza". Lesbiche, gay, trans, ma anche singole soggettività, studenti e studentesse, Cobas, tutti in piazza per ribadire i valori della laicità dello stato e della vita, per l'autodeterminazione delle donne, in difesa del diritto all'aborto e della legge 194, ma non solo.
Una manifestazione che ha voluto denunciare le continue ingerenze dello Stato Pontificio nei confronti dello stato italiano dai noti e continui attacchi all'autodeterminazione delle donne: la legge 194 sull'aborto e la legge 40 sulla procreazione assistita, i professori di religione e i finanziamenti alle scuole private cattoliche, l'accanimento terapeutico con la scusa di salvaguardare la vita.

Le 10.000 persone stimate dagli organizzatori, che oggi hanno sfilato per le strade e le piazze della capitale, venivano da tutt'Italia. Pullman sono stati organizzati da Bari, Firenze, Bologna, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Prato, Verona e Torino.
Presenti anche delegazioni internazionali, convogliate a Roma per un incontro della rete internazionale contro l’omofobia, Red por el descontro sexual y di genero, al quale partecipano attivisti francesi, spagnoli, portoghesi, greci e libanesi. Gli incontri, che sono iniziati oggi, si sono tenuti alla Sapienza e continueranno domani al Forte prenestino.
Per la prima volta, una manifestazione No Vat si è tenuta contemporaneamente anche a Londra, partendo dall’Istituto di cultura italiana per poi concludersi all’ambasciata.

In via teatro Marcello, davanti alla scalinata che porta al Campidoglio, la polizia ha ripetutamente provocato il corteo, impedendo ai manifestanti di fare fotografie. Verso la conclusione del corteo ci sono invece stati momenti di contestazione di fronte alla sede dell'UDEUR, individuato da* manifestanti come soggetto politico perticolarmente attivo nel farsi avanguardia del Vaticano dentro le aule parlamentari.
Nonostante l'alta affluenza si registra un sostanziale silenzio dei media ufficiali nei confronti della manifestazione

>> Ascolta le interviste dalla piazza romana realizzate da RadiOndadUrto


Per maggiori info e materiali di approfondimento visita:


Sito Internet: www.facciamobreccia.org

Torino - Comunicato “La Boccia Squat”

Inviato da autonomix | 10 Feb, 2008

Nell’articolo di sabato 9 Gennaio 2008 sulla rioccupazione del Circolo Leotta ribattezzato dagli occupanti –La Boccia- il cronista En.Rom fingendo di citare l’animatore del Circolo Francesco Leotta scrive: .
Peccato che gli occupanti per correttezza avessero cercato il fondatore e trentennale animatore e gli avessero chiesto l’assenso a riattivare il circolo. Assenso concesso insieme all’utilizzo delle attrezzature in dotazione rimaste dentro dopo lo sgombero.
Inoltre il giorno stesso dell’uscita dell’articolo che riporta questo clamoroso falso Leotta si è incontrato per ben 2 volte con gli occupanti.
Singolare atteggiamento per uno che, secondo i fascisti bugiardi di Torino Cronaca, afferma .

La Boccia Squat

La Boccia Squat
Via Giacomo Medici, 121
quartiere Parella
Torino

--
Nuovo sito TuttoSquat
http://tuttosquat.net/

Tutti i Venerdì
Dopo le 17:00
Ascolta TUTTOSQUAT

Il Giornale Malandrino degli Squatters di Torino in radio &
on web
http://www.radioblackout.org/streaming/
Per Torino & Provincia
105.250 fm

FENIX!
OSSERVATORIO ASTRONOMICO CONTRO LA REPRESSIONE
http://www.inventati.org/fenix/links.php

Crash! sotto Sequestro

Inviato da autonomix | 8 Feb, 2008
[Crash! sotto Sequestro] La magistratura all'attacco delle occupazioni!


Martedì 5 Febbraio c'è stata la pronuncia del Tribunale del Riesame che accoglie l'infame richiesta di sequestro dell'edificio occupato da Crash! durante la manifestazione contro le politiche securitarie e per gli spazi sociali del 6 Ottobre a Bologna. Il Tribunale andando in controtendenza alla sentenza del gip che non aveva accolto la richiesta della procura, va a riscrivere con un atto tutto politico un percorso di lotta di riappropriazione di spazi che ormai nel capoluogo emiliano dura da anni. Nonostante l'impossibilità a procedere allo sgombero voluta dallo stesso giudice che ha dichiarato che è necessario aspettare lo scadere dei termini per un ricorso in cassazione. Decisione anche questa che comunque resta carica di volontà politica a prendere tempo e non far agitare troppo le acque dei movimenti in questo momento delicato. La risposta del Centro Sociale è che se da un lato andranno avanti con l'iter giudiziario portando il ricorso in cassazione, per evitare di dare adito ad un precedente che potrebbe ritorcersi contro tutti i movimenti di lotta e spazi sociali, dall'altro c'è la volontà di ricostruire lotte e mobilitazioni sul terreno proprio dei movimenti che non stanno nelle aule dei tribunali ma nelle strade e nelle piazze.



Comunicato del Laboratorio Crash! sulla sentenza del Tribunale del Riesame

"Tu credi nel destino Neo? No!
Non mi piace l'idea di non poter gestire la mia vita".
(da Matrix)

Una sentenza che pesa come un macigno quella emessa ieri dal Tribunale del Riesame di Bologna per il sequestro del Laboratorio Crash! Un macigno scagliato contro tutte le esperienze, passate e presenti, di occupazione di centri sociali in Italia e contro la pratica dell'occupazione stessa. Genova, Cosenza, Firenze e ora anche Bologna, diventano teatro di un nuovo ruolo che la magistratura accoglie a sé. Un ruolo tutto politico di ridefinizione degli ambiti di agibilità del movimento, un tentativo di arginare le lotte che si sviluppano nei territori passando non solo dalla criminalizzazione di significativi segmenti passati del movimento contro la globalizzazione e la guerra, ma anche andando ad attaccare nello specifico gli stessi luoghi di produzione e riproduzione di una politica antagonista, necessariamente elementi di ingovernabilità dei conflitti nelle
metropoli.

Una sentenza che estende nei fatti i presupposti del sequestro cautelare: prima di oggi indirizzata esclusivamente alla confisca dei beni in possesso di organizzazioni mafiose e ad abusi edilizi, ora viene reinterpretata come applicabile a tutte le lotte sociali per la riconquista di spazi autogestiti, per la produzione di cultura e socialità non mercificate, contro i percorsi di costruzione dei conflitti sociali.

All'indomani della caduta, del Governo Del Sacrificio Prodi, e dell'incapacità reale della politica istituzionale di risolvere i problemi sociali è dai tribunali che si cerca di mettere ordine per la salvaguardia dello status quo.  E così l'antagonismo espresso a Genova contro i governi della guerra e della devastazione economica e ambientale, con il suo respirare assieme e le sue molteplici istanze, diventa per la magistratura il pretesto per riaffermare che mai più sarà concesso di tornare ad animare le strade e
le piazze delle città per affermare in modo deciso il proprio dissenso. Così il processo di Cosenza diventa punto cardine di nuovi teoremi giudiziari che trasfigurano le lotte autonome portate avanti nei territori, leggendo ovunque complotti e pianificazioni sovversive. Così a Firenze la legittima opposizione alla Guerra Permanente, le cariche ingiustificate, a nove anni di distanza vengono a forza stipate nel cassettone della storia giudiziaria sotto coltri che parlano di violenza e resistenza pluriaggravata. Così la magistratura non solo legge bene la crisi della rappresentanza politica delle istituzioni, ma se ne fa immediatamente sostituto e nuovo protagonista dal pugno di ferro.

In questo modo, nonostante la sospensione dell'esecuzione del sequestro fino all'ultimo grado di giudizio, necessariamente anche i centri sociali, come luoghi di autorganizzazione politica antagonista, ma anche come proposta alternativa e autonoma alla cultura ed alla socialità di regime  vengono messi sotto accusa. Il tentativo è chiaro: mai più in nessun luogo occupazioni, mai più luoghi altri da quelli istituzionali, mai più ambiti non immediatamente sussumibili e riciclabili nelle immediate esigenze dei palazzi del potere. Il teatrino non può crollare, lo show deve andare avanti, e per farlo bisogna creare adeguati precedenti giuridici. E va avanti mostrando, ad esempio, dietro a vetrine infarcite di lustrini l'inquietante e inaccettabile spettacolo di un Salone del Libro a Torino, autoelettosi a migliore espressione della cultura letteraria, che invita come ospite d'onore esponenti di un governo genocida e d'apartheid come quello d'Israele. Prosegue dietro i falsi, e per dirla tutta, scarsi scandali suscitati dalle mostrine naziste dell'Afrika Korps di Rommel sui veicoli delle forze armate italiane impegnate all'estero nelle "missioni di pace" rifinanziate dal decaduto governo. Si riscopre palcoscenico di ammiccamenti e "miracolosi" avvicinamenti tra forze politiche che, stanche dei ruoli loro assegnati dal copione dell'alternanza, si riscoprono possibilisti su intese larghe per il sommo fine di "ridare dignità al Paese"... una dignità inevitabilmente di nuovo fondata sul sacrificio, sull'oppressione, sulla razionalizzazione del sociale a fini produttivi, sulla guerra, sull'assassinio delle libertà individuali e collettive.

In tutto ciò evidentemente i centri sociali, non hanno ruolo. E di questo, diamo atto, siamo assolutamente certi anche noi. I terreni marcati dalle lotte popolari contro le nocività e le devastazioni ambientali, l'ingovernamentabilità dei conflitti sociali, l'essere inevitabilmente dall'altra parte del fronte "interno" di questa Guerra che si vuole Permanente, la vivacità data da una riscoperta capacità di plasmare i nostri territori aldilà delle esigenze produttive, riqualificando dal basso, opponendosi alla segmentazione ed alla desertificazione sociale, combattendo la retorica del degrado e della sicurezza riportandole sul piano della soddisfazione di bisogni e desideri, ostacolando le speculazioni... questo oggi sono i centri sociali, gli spazi autogestiti a Bologna come nel resto d'Italia.

E proprio per questo crediamo che, dopo la manifestazione del 6 ottobre, si debba tornare a progettare lotte e mobilitazioni che attorno a questo sappiano ridare il segno dell'insopprimibilità degli spazi autogestiti, indipendentemente dal dove venga l'attacco. Urgente è la necessità di riaffermare come ciò che pertiene alle lotte sociali, ai loro obiettivi, non possa essere negato spingendolo a forza nelle aule dei tribunali, quando invece sono le strade, le piazze, gli spazi, le periferie delle città i nostri luoghi; e questo anche per garantire la percorribilità futura di esperienze di occupazione. Occorre, crediamo, riaprire tutte le contraddizioni che il nuovo assetto politico cercherà inevitabilmente di sanare per garantirci non solo la sopravvivenza, ma anche lo spazio per esprimere quella nostra capacità di essere forza vitale e prorompente negli altrimenti grigi e ristretti spazi metropolitani.


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ROMPIAMO IL SILENZIO! 9 febbraio BOLOGNA

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008

http://www.informa-azione.info/files/Manifesto_50x70_01.jpg

 

 Contro una sicurezza fatta di morti sul lavoro,
di violenza poliziesca,
di guerra contro popolazioni inermi,
di deportazioni di immigrati e propaganda razzista,
di repressione spietata del dissenso e del "diverso".

Un’occasione importante per riportare
la “questione sicurezza” nei suoi termini reali.

Una possibilità di riaffermare con forza
la volontà di difendere gli spazi in cui agire e il dissenso
messi pesantemente in discussione
dalla repressione delle istituzioni.



A Bologna 5 compagni da oltre tre mesi sono in carcere, in uno stato di detenzione aggravato dall’elevato indice di vigilanza (EIV) e dalla censura sulla corrispondenza, per aver cercato di opporsi a un TSO in una piazza del centro; altri due stanno scontando pene da 10 mesi, non ancora definitive, per una scritta sui muri del centro fatta in solidarietà con gli altri arrestati.

E questi sono solo gli ultimi di un lungo elenco di episodi che nei mesi recenti hanno segnato la fitta “cronaca repressiva” bolognese.

La città è satura di divieti e il centro storico è ormai massicciamente presidiato da polizia e vigili urbani. Vengono sgomberate case e spazi sociali, demoliti con le ruspe gli accampamenti e le baracche dei nomadi, criminalizzate tutte le forme di dissenso politico e sociale.

Tutto ciò in nome della “sicurezza” e della lotta al degrado, ritornelli che da tempo riempiono le prime pagine dei giornali con l’effetto, e lo scopo, di aumentare artificialmente il senso di insicurezza dei cittadini e di stendere sui reali problemi della gente una cappa di silenzio assordante fatta di cinismo, di indifferenza e di rassegnazione.

Bologna sembra tornata ad essere un laboratorio nel quale, proprio attraverso un sindaco “di sinistra”, sperimentare tecniche di controllo sempre più raffinate e dispiegate. Il sindaco di Bologna è l’ideatore del “pacchetto sicurezza” fatto proprio dall’assemblea dei sindaci e tramite il ministero degli interni Amato presentato in parlamento e quindi adottato a livello nazionale.

D’altra parte, lungi dall’essere una problematica prettamente locale, la “questione sicurezza” è ormai diventato un cavallo di battaglia di tutti i politici di professione a livello nazionale, un tema su cui destra e sinistra fanno a gara nel proporre le soluzioni più liberticide possibili. In tutta Italia, giorno per giorno, cresce l’intolleranza nei confronti delle categorie più “deboli”. Proprio un sistema fondato sull’assoggettamento autoritario sancisce chi è da tutelare e chi da perseguitare esponendo gli esclusi alla violenza vigliacca: dagli attacchi ai campi rom e in generale alle comunità immigrate, alla violenza sulle donne, dall’uso sempre più sfacciato delle istituzioni totali, delle carceri e delle strutture psichiatriche, alle quotidiane scorribande dei neofascisti.

Questa, progressiva, ed evidente devastazione dei rapporti sociali non avviene casualmente e al contrario, secondo noi sta a testimoniare come sia in atto un lucido processo di ristrutturazione che, con passi da gigante, cerca di trasformare radicalmente le regole di questo stato “democratico”. E più che una restaurazione rivolta al passato crediamo rappresenti piuttosto la necessaria condizione per il mantenimento di un sistema politico, economico e sociale ormai basato strategicamente sulla guerra. Infatti, mentre gli eserciti di tutte le potenze occidentali (compreso il nostro) sono impegnati in ogni angolo del globo a massacrare le popolazioni più povere per “esportare la democrazia”, la riduzione di ogni spazio in cui agire il dissenso e il controllo di ogni tipo di opposizione diventa una priorità imprescindibile a tutti i livelli, da quello internazionale a quello iper-locale: aumento della militarizzazione, tassi di carcerazione in costante crescita, internamento e deportazione degli immigrati, persecuzione sfacciata di ogni lotta sociale, dagli scioperi alle occupazioni di case, dalle proteste contro la devastazione ambientale alla opposizione alla guerra stessa. E ovviamente tra i più colpiti ci sono coloro che si dichiarano apertamente nemici dello stato e del suo ordine sociale.

Dovrebbe essere allora evidente a chiunque non si lasci abbindolare completamente dalla propaganda di regime che l’insicurezza reale delle persone deriva in realtà da ben altri problemi.

Il quotidiano stillicidio di morti bianche e di incidenti sul lavoro provoca un numero di morti, invalidi e feriti di gran lunga superiore a quello delle vittime della criminalità. Così come l’impoverimento che colpisce la stragrande maggioranza della popolazione non dipende da furti e rapine ma da salari sempre più scollegati dal costo della vita in costante aumento.

L’insicurezza reale è data dall’aumento costante dei lavori precari, malpagati e senza tutele, dai continui licenziamenti (motivati per lo più dallo spostamento delle attività all’estero, dove è possibile sfruttare ancora più brutalmente la manodopera con guadagni ancora maggiori per i padroni); dagli affitti ormai insostenibili; da uno stato sociale che non ha più nulla da offrire, anzi: si muore d’ospedale e ci si intossica soffocati dai rifiuti.

Su queste tematiche abbiamo deciso di convocare a Bologna una manifestazione nazionale per il 9 febbraio. Un’occasione importante per riportare con il giusto peso la “questione sicurezza” nei suoi termini reali, per denunciare pubblicamente il terrorismo di politici e giornalisti che in tutta Italia si adoperano per scongiurare il rischio che ci si unisca nella lotta contro i potenti, unica via d’uscita concreta dalla miseria incalzante. Un’occasione per riaffermare con forza la volontà di difendere gli spazi in cui agire il dissenso messi pesantemente in discussione da queste strategie repressive.

Un'occasione, insomma, per rompere il silenzio.

La manifestazione attraverserà le strade di Bologna ribadendo e articolando il discorso fatto sinora con l’intento di portare queste riflessioni all’orecchio degli abitanti di questa città e di coinvolgere chiunque condivida questo tipo di necessità.

 

Coordinamento “Rompere il silenzio”
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