Cronaca 10a e 11a udienza del processo in corso a Milano contro i compagni e la compagna arrestati lo scorso 12/02/2007.

Inviato da autonomix | 12 Ott, 2008

Cronaca 10a e 11a udienza del processo in corso a Milano contro
i compagni e la compagna arrestati lo scorso 12/02/2007.

Il 6 ottobre, dopo la pausa estiva, è ripreso il processo ai compagni arrestati con l’operazione “Tramonto”.

Fuori dall’aula, più di 150 persone, tra cui molti compagni in nutrite delegazioni da Svizzera, Spagna, Belgio hanno fatto sentire la loro calda solidarietà con interventi, slogans, striscioni, sostegno che si è fatto sentire anche dentro l’aula, tra pugni chiusi e cori internazionalisti. Una presenza molto significativa che ha mostrato come il tentativo di criminalizzare la solidarietà internazionale, culminato con gli arresti il 6 giugno scorso di 5 compagni in Belgio appartenenti al Soccorso Rosso di quel paese (ora tutti liberati), invece che fermare la solidarietà la ha estesa.
Un presidio molto importante non solo per la partecipazione numerosa in appoggio ai comunisti sotto processo a Milano, ma anche per il suo valore di tassello nello sviluppo della solidarietà internazionale, per il sostegno ai rivoluzionari prigionieri in tutta Europa.

Dentro l’aula, dalle gabbie i compagni subito hanno denunciato il pestaggio avvenuto contro alcuni prigionieri durante il trasferimento dal carcere di Siano (CZ) a Milano. Il 3 ottobre, in particolare, durante la “sosta” al carcere di Rebibbia, i compagni sono stati oggetto di perquisizioni effettuate con modalità degradanti, con flessioni, nudi, di fronte alle guardie, con l’unico obiettivo di umiliarli. Di fronte al rifiuto dei prigionieri di proseguire tale pratica, un compagno è stato portato a viva forza, praticamente nudo, in cella di isolamento, tra le proteste degli altri. Il giorno dopo, la partenza da Rebibbia è avvenuta tra due ali di agenti lungo i corridoi che hanno percosso e insultato i compagni, in particolare Ghirardi e Sisi.
La denuncia di tali condotte è stata messa per iscritto in un documento, presentato dai prigionieri del PCP-M e sottoscritto da tutti gli altri prigionieri, consegnato al giudice e messo agli atti.
Tale clima di pesante intimidazione si è potuto respirare anche durante l’udienza: in aula sono ricomparse le panche tra le gabbie e i legali, con il chiaro intento di rendere più difficoltosa la comunicazione tra difesa e prigionieri; è stato impedito ai giovani avvocati collaboratori negli studi dei legali di fiducia dei prigionieri di potersi avvicinare alle gabbie, ostacolando così ancor di più il lavoro collegiale delle difese.
Ma anche fuori, le zelanti guardie si sono distinte per il particolare accanimento contro i compagni, minacciando di denuncia la compagna di un detenuto nel momento dell’arrivo al tribunale, per aver avuto uno slancio affettivo e avere tentato istintivamente di avvicinarglisi per abbracciarlo dopo lungo tempo che non lo vedeva. La permanenza nel carcere di Siano e i recenti spostamenti per il riavvio del processo hanno infatti reso molto difficile ai familiari visitare con regolarità i propri cari, costringendo in alcuni casi a una lontananza di più di due mesi e, nessuna richiesta di potersi avvicinare alle gabbie da parte di familiari e parenti durante le udienze, è stata finora accolta.
E’ ritornata inoltre la pagliacciata del paravento per nascondere il volto dell’ispettore DIGOS Valente di Milano chiamato a testimoniare dalla PM, nonostante il rinnovo dell’opposizione dei legali a tale pratica che ostacola il diritto alla difesa, per l’evidente impossibilità di cogliere quei segnali di comunicazione non verbale utili al lavoro degli avvocati, ma che, soprattutto, come sottolineato dall’avvocato Pelazza, pone un grave elemento di pregiudizio nei confronti della corte, inducendola a considerare gli imputati come pericolosi per l’incolumità dei testi. La PM, invitata da più legali a specificare le motivazioni della richiesta del paravento, data l’assenza nell’ordinamento giuridico di una norma che consente tale pratica al di fuori di casi eccezionali (minorenni, pentiti di mafia, ecc.), ha continuato a fare orecchie da mercante rimanendo nel vago e giustificandosi con la solita scusa di tutelare chi è impegnato in attività investigative. L’unica deduzione possibile, evidentemente, è che non si vogliano “bruciare” i funzionari della DIGOS infiltrati nel movimento milanese.
Per il resto, le due testimonianze estenuanti degli ispettori DIGOS di Torino e Milano si sono concentrate, al solito, sui movimenti dei compagni, sulle presunte tecniche di contro pedinamento, sulla “prova gommone” (mai visto e senza alcuna ipotesi investigativa credibile) e sulla ormai famosa pistola Sig Sauer. Era stata ritrovata nel deposito di armi di Rossin ad Arzercavalli ma per essa era stata fatta una richiesta di distruzione nel 1983, dopo che era stata sequestrata in Piemonte per un reato. Ma se era stata distrutta come faceva ad essere ad Arzercavalli? Su questo il teste, incalzato dalla difesa, dopo aver detto che era stato un errore di computer, alla fine ha detto di non essere in grado di dare spiegazioni di come ciò sia potuto avvenire.
Di seguito i testi della DIGOS si sono soffermati sulla descrizione di un video, sequestrato ad un imputato, che riprende alcune sedi fasciste e luoghi di ritrovo a Milano.
Nel controinterrogatorio, da sottolineare la richiesta di informazioni da parte dell’avvocato Pelazza all’isp. Valente su un documento di “ Tutto antifà” circolato in internet con la mappa delle sedi fasciste a Milano e sui trascorsi di due personaggi, citati dallo stesso come “militanti di destra”, responsabili il primo di un attentato nel treno Genova-Milano nel 1972 e l’altro, ex responsabile della Bottega del fantastico, oggi defunto, condannato per l’omicidio di un agente, sempre nel 1972. La risposta del funzionario ha suscitato l’ilarità del pubblico: “Non sono qui per rispondere a domande di cultura generale”, ha affermato.
La curiosità dell’avvocato Pelazza ha contagiato perfino il giudice quando ha chiesto spiegazioni, sempre a Valente, su due relazioni della DIGOS distanti 4 giorni l’una dall’altra: in entrambe era riportata la stessa, identica descrizione dei movimenti di un imputato, un perfetto copia-incolla, comprese le virgole, gli avverbi e le condizioni metereologiche. Alla domanda stupita di Cerqua: “ma pioveva anche quel giorno?”, l’ispettore ha risposto che l’imputato in questione era “molto abitudinario”.
Almeno alla fine ci siamo fatti due risate…
L’udienza si è conclusa con slogans e saluti a pugno chiuso scambiati tra il pubblico e i compagni dentro la gabbia.

Comunicato 6 ottobre 2008

Con l'udienza di oggi riprende il processo che ci vede imputati in un tribunale dello Stato borghese, strumento di dominio e oppressione di classe.
Vogliamo affermare la natura politica di questo processo, resa evidente dal trattamento carcerario cui siamo sottoposti. Dopo svariate peregrinazioni tra Palermo, Napoli, Caserta, ecc. ci siamo ritrovati quasi tutti radunati per la pausa estiva a Catanzaro, a "soli" 1.300 km sia dai nostri parenti, sia dalla sede processuale e dagli avvocati. Ovviamente ciò fa parte di ben note strategie per ottenere resa e collaborazione, ed anche dello spirito fascistoide di certe autorità dello "Stato democratico".
Il giorno 3 ottobre, dunque, siamo partiti in sette dal carcere si Siano (CZ) per un tour di due giorni, approdando infine nei dintorni di Milano.
Nel percorso, ci tocca una sosta notturna presso il carcere di Roma-Rebibbia, usato spesso come vetrina delle buone intenzioni del Ministero di Grazia e Giustizia, anche fucina dei processi dissociativi.
Qui veniamo sottoposti a modalità di perquisizione evidentemente degradanti, con flessioni, nudi, a fronte di una o più guardie, senza alcun fine che l'umiliazione personale. In quanto tali, peraltro, queste modalità non sono a norma di legge; ma queste, quando ci sono, sono sottoposte all'arbitrio.
Al rifiuto di ciò, segue immediatamente un'escalation aggressiva. Uno di noi viene portato a viva forza, praticamente nudo, attraverso i corridoi, in un a cella di isolamento.
Gli altri, protestando per il ritorno del loro compagno, vengono portati più tardi ai transiti scortati da uno squadrone di guardie.
Il giorno successivo la partenza avviene tra due ali di agenti lungo i corridoi, percossi ed insultati, alla presenza del comandante e di vari ispettori. trattamento riservato in particolare a due compagni.
Niente dei nuovo sotto il sole, si dirà, essendo pratiche costantemente presenti sotto il velo democratico e che rivelano invece il rapporto sociale di dominio ed oppressione.
Anzi, sintomo, tra gli altri, dell'attuale militarizzazione sociale, di una repressione che colpisce vari strati di popolazione, tra cui appunto quella carceraria.
La nostra presenza in quest'aula, d'altronde, si motiva nella continuazione di questa battaglia politica di classe; e pure internazionalista, come ampiamente dimostrato dalla presente solidarietà.
Non siamo certo qui a sottoporci passivamente ai riti di una legge che resta espressione dell'oppressione di classe. Così non staremo qui ad assistere sempre alla sfilata di tutti i personaggi assoldati dallo Stato: poliziotti, pentiti e collaboratori.
Siamo qui per affermare la nostra identità comunista, la nostra appartenenza alla classe operaia, la legittimità della lotta rivoluzionaria.
Oggi, quando sarà finita questa giornata, una ventina di operai e operaie saranno morti, uccisi dalle cause dirette della violenza dello sfruttamento (incidenti, malattie mortali, intossicazioni).
Ogni giorno vediamo crescere la ricchezza della grande borghesia, così come la miseria del proletariato. In questo nesso è sempre più evidente la natura criminale di questo modello di società. Il processo di imbarbarimento è causato dallo sfruttamento fra i gruppi e Stati imperialisti, che portano alla guerra, all'oppressione dei popoli, al saccheggio dei paesi fino all'esaurimento delle risorse naturali.
L'attuale crisi finanziaria, oltre a sprofondare interi continenti nel caos e nella miseria, dimostra la fragilità del sistema, l'impossibilità di trovare soluzioni e di riformarsi.

Per tutte queste ragioni, ribadiamo la prospettiva della lotta rivoluzionaria di classe, come unica strada per il proletariato ed i popoli oppressi ai fini della trasformazione e liberazione sociali.

I compagni detenuti del processo PCP-M
Milano, 6 ottobre 2008

Firmato da tutti i detenuti nelle gabbie

L’8 ottobre si è svolta la seconda udienza dopo la pausa estiva.

Come sempre si è tenuta in un’aula blindata da agenti della penitenziaria, vari DIGOS, anche tra il pubblico, e carabinieri che non hanno mancato in arroganza e prepotenza verso i famigliari quando tentavano di salutare e comunicare per pochi istanti con i loro cari. Appare, dunque, sempre molto evidente l’enorme dispendio di denaro pubblico per questo processo tra trasferimenti attuati con grande numero di mezzi, decine e decine di agenti a non fare nulla per ore e ore. Tra il pubblico la presenza di compagni di lavoro degli imputati. È stato acquisito agli atti un documento presentato da alcuni compagni imputati agli arresti domiciliari nel quale esprimono solidarietà ai compagni pestati nel carcere di Rebibbia e denunciano le condizioni di isolamento a cui sono sottoposti da più di un anno. Al tentativo di un compagno di leggerlo la PM si è opposta con la sua solita pratica, sbraitando e definendo il documento sovversivo. A quel punto il compagno si è alzato riassumendo il contenuto del documento e ribadendo alla fine dell'intervento, la solidarietà ai compagni per le vessazioni subite a Rebibbia. Per il resto, nell’udienza va segnalata la protesta dell’avvocato Pelazza quando la Corte ha deciso di ascoltare come teste un perito calligrafico che aveva eseguito una perizia su un biglietto sequestrato in una perquisizione, ordinata dal PM Giovagnoli di Bologna nel 2002, nell’abitazione del compagno Claudio Latino. Pelazza aveva argomentato sull’inammissibilità del teste per vari motivi: i termini scaduti per la presentazione della richiesta, il fatto che il sequestro del biglietto era avvenuto ben prima dell’inizio delle indagini dell’operazione “Tramonto” (iniziate ufficialmente nel 2004) e, quindi, non poteva essere pertinente con il processo in corso a Milano. Inoltre, la citata inchiesta bolognese, si è conclusa senza rinvio a giudizio. Di fronte all’accettazione, da parte della Corte del teste, l’avvocato Pelazza si è rifiutato di svolgere il contro-interrogatorio.
Si sono susseguiti anche vari agenti della DIGOS milanese, alcuni a volto scoperto, altri coperti da passamontagna e separé, in pieno stile poliziesco sudamericano. Alle domande dei difensori alcuni sono apparsi molto vaghi e nervosi, tanto che perfino il giudice ha dovuto invitarli a calmarsi e a cambiare tono.
Anche con questa udienza, come era accaduto nella precedente, si è ripetuta “la comica” di alcuni atti riguardanti pedinamenti, identici in tutto ma con data diversa.
Praticamente fatti tramite “copia incolla” e, proprio questi atti, mancavano nelle relazioni in mano al teste in quel momento interrogato.
Ma che bella coincidenza! (come affermato da un avvocato della difesa).
Nell’udienza di lunedì prossimo saranno ascoltati ancora agenti della DIGOS di Milano e di Torino.
Salutando calorosamente tutti coloro che hanno portato la propria solidarietà ai nostri cari diamo appuntamento all’udienza di lunedì 13 ottobre alle ore 9.30

Milano 8 ottobre 2008

Come imputati agli arresti domiciliari vogliamo esprimere solidarietà ai nostri coimputati detenuti e unirci alla loro denuncia per i pestaggi avvenuti sabato 3 ottobre nel carcere di Rebibbia.
Questo grave episodio rientra nel clima di tensione e soprusi che ha caratterizzato questo procedimento fin dal giorno dei nostri arresti.
Lunghi periodi di isolamento carcerario, trasferimenti in carceri lontanissimi sia dalle famiglie che dagli avvocati, trattamenti detentivi ad hoc, ne sono esempio.
Anche le nostre condizioni di detenuti agli arresti domiciliari sono caratterizzate da una serie di limitazioni e divieti tali da riprodurre una gravosa situazione di isolamento volta a creare divisione sia tra noi imputati, che tra noi e la rete di solidarietà che si è sviluppata fuori.
Ci riferiamo al divieto di comunicare che ci impone un isolamento in casa da oltre un anno, come se fossimo affetti da una malattia contagiosa che invece non è altro che l'essere comunisti.
Questo è reso ancora più paradossale dal fatto che durante la nostra detenzione in carcere potevamo scrivere e comunicare tramite posta con chiunque.
Riteniamo che questo sia lesivo anche del nostro diritto di difesa perchè il confronto e il dibattito tra noi imputati ne è parte integrante; se da oltre un anno ci troviamo in questa condizione non è certo per una presunta pericolosità sociale, ma per un motivo ben preciso che è la nostra identità politica e internità nel movimento, nelle università, nelle lotte popolari e dei lavoratori, in difesa del diritto allo studio e contro le missioni militari.
Nello stesso contesto rientra il continuo divieto di riprendere l'attività lavorativa che ci permetterebbe di non gravare ulteriormente sui nostri familiari e conviventi.
Così anche il regolare impiego della scorta per qualunque spostamento, dalla visita medica, agli esami universitari, alle udienze (fino ad oggi abbiamo percorso più di 22.000 km scortati).
Le restrizioni a cui siamo costretti si inseriscono in un quadro repressivo nato dalla crisi economica e strutturale del sistema capitalista, che vede i lavoratori e le loro famiglie in condizioni sempre più precarie, mentre le città vengono militarizzate, le aggressioni fasciste e razziste aumentano di continuo fomentate dalla politica reazionaria e di intolleranza promossa dallo Stato.
Il clima in cui si svolge questo processo non può essere ignorato in quanto il suo carattere politico è funzionale alle politiche repressive di questa società, e da questo ne derivano tutte le vessazioni e soprusi a cui vengono sottoposti tutti gli imputati di questo processo.

Federico Salotto,
Alfredo Mazzamauro,
Michele Magon,
Amarilli Caprio,
Alessandro Toschi.

Vicenza, via il bavaglio! Si vota.

Inviato da autonomix | 5 Ott, 2008
 
 
 
 
 
Vicenza, via il bavaglio! Si vota.
 
È arrivato il giorno della grande consultazione popolare con la quale Vicenza decide il futuro dell'aeroporto Dal Molin. Oggi si vota per difendere la democrazia

COME SI VOTA
LA MAPPA DEI SEGGI
Diamo i numeri: perché votare SÌ

Esprimi il tuo voto anche online (il voto online non sostituisce quello al seggio!)
 
È arrivato il giorno della grande consultazione popolare con la quale Vicenza decide il futuro dell'aeroporto Dal Molin. Dopo l'atto di dispotismo del Consiglio di Stato che, esprimendo una sentenza ben poco fondata giuridicamente e molto filogovernativa, ha annullato la consultazione ufficiale organizzata dall'Amministrazione comunale, centinaia di volontari si sono offerti per garantire l'apertura dei 53 seggi; i quali, invece di essere all'interno delle scuole, saranno davanti ai cancelli di queste ultime dove questa mattina all'alba sono stati sistemati gazebo, tavoli e urne.

Sarà, quello di oggi, un referendum vero, con tanto di liste elettorali, presidenti di seggio e scrutatori; seggi aperti dalle 8.00 alle 21.00, poi lo scrutinio. Per votare è necessario il documento d'identità e si può consegnare la scheda soltanto nel proprio seggio di appartenenza. Chi non avesse ricevuto a casa la scheda – o l'avesse perduta – può chiederne un duplicato direttamente al seggio.

In città, ieri, si respirava un clima di effervescenza. Come riporta l'Ansa, furgoncini e auto private giravano i quartieri della città berica con gli altoparlanti per invitare al voto; ai banchetti organizzati nelle piazze si fermavano tanti cittadini intenzionati a esprimere il proprio parere sul futuro della grande area verde alla periferia della città. È il giorno della dignità di Vicenza: un voto che non ha soltanto a che fare con il progetto statunitense, ma che rappresenta soprattutto un momento di difesa della democrazia che a Vicenza è stata calpestata da chi ha fatto dell'imposizione la propria forma di governo.

Dopo la splendida risposta di mercoledì sera – quando 12 mila vicentini sono scesi in piazza per protestare contro le sentenza del Consiglio di Stato emessa poche ore prima – oggi Vicenza dimostra la propria determinazione a difendere la democrazia e la dignità di una città che qualcuno vorrebbe silenziosa e accondiscendente. A nulla sono serviti, in questi giorni, gli insulti piovuti sulla città berica da chi, come il governatore veneto Giancarlo Galan, non riesce ad accettare che i cittadini possano esprimersi democraticamente.

Nel frattempo, messaggi di solidarietà e appoggio alla popolazione vicentina sono giunti da tutta Italia; e, in molte città, quest'oggi saranno aperti dei seggi simbolici dove i cittadini voteranno sulla stessa scheda sulla quale migliaia di vicentini porranno la propria croce. Un modo per dimostrare il proprio sostegno al diritto di Vicenza di potersi esprimere liberamente, ma anche di ricordare che la città del Palladio non è sola nell'opposizione alla militarizzazione del territorio. Ma la vicenda Dal Molin supera anche i confini nazionali, tanto che ieri si è svolta una protesta davanti al consolato italiano di Barcellona e oggi avverrà altrettanto in altre città europee.

Buon voto, dunque: Vicenza, via il bavaglio!

Parma, corteo per Emmanuel [report+foto]

Inviato da autonomix | 5 Ott, 2008

Parma, corteo per Emmanuel [report+foto]

Partecipato e determinato l'appuntamento di lotta indetto dal Comitato Antirazzista a seguito del pestaggio del giovane ghanese. Il nostro resoconto e le fotografie
5 ottobre 2008 - nca Malabocca

 

Era stato annunciato come un presidio statico nella centralissima piazza Garibaldi, invece la buona partecipazione ha permesso che poco dopo le 17 di sabato pomeriggio centinaia di dimostranti, in gran parte migranti, si muovessero per il centro storico di Parma, al grido di "Basta razzismo" e "Li-ber-tà".
Intorno alle 19 la manifestazione ha raggiunto il Parco Primo Maggio (ex Eridania) dove lunedì 29 settembre Emmanuel è stato fermato dalla Polizia Municipale, per poi essere malmenato e umiliato; lì sarebbe dovuta terminare la giornata di lotta, ma la determinazione di molti migranti ha fatto sì che, senza autorizzazione, si decidesse di ripercorrere il percorso del corteo a ritroso, tornando a comunicare nel centro cittadino.
Il microfono aperto, prima, dopo e durante il corteo, ha permesso il susseguirsi di numerosi interventi, accomunati dalla rabbia e dallo sdegno per l'incredibile vicenda del giovane ghanese.
L'appuntamento, indetto dal Comitato Antirazzista - Parma ha visto l'adesione del Comitato Antifascista e per la Memoria Storica, del portale internet Parma Antifascista, del collettivo di studenti medi Punto24, dei sindacati Rdb-Cub e Usi-Ait, dei partiti comunisti.

Concentramento in Piazza Garibaldi -  -

incazzato ne(g)ro -  -

Concentramento in Piazza Garibaldi -  -

Partenza del corteo -  -

testa del corteo -  -

spezzone migrante -  -

corteo -  -

Torino - Antirazzisti in circoscrizione

Inviato da autonomix | 3 Ott, 2008

Da qualche tempo a Torino compaiono scritte contro gli alpini che presidiano le strade, distinguendosi in operazioni quali la multa ad un anziano suonatore di fisarmonica, il fermo di qualche tossico male in arnese, il controllo delle carte degli immigrati. I poveri, gli stranieri, i fuori regola sono costantemente nel mirino. La chiamano sicurezza, dimentichi che la sicurezza, quella vera, quella fatta di una vita decorosa per tutti, viene ogni giorno negata a tanti, troppi. Se la questione sociale diviene questione di ordine pubblico, i militari, specialisti di ordine pubblico nelle feroci “operazioni di polizia internazionale” diventano una leva ben più che propagandistica per assediare sempre di più i nostri quartieri, le nostre vite.
Qualcuno non ci sta e negli ultimi tempi si sono moltiplicati di segnali di resistenza alla presenza dei militari nelle strade.
Leghisti e fascisti, fomentatori dell’orrore quotidiano, hanno invocato provvedimenti contro i writers antimilitaristi ed antirazzisti, annunciando una interpellanza al consiglio della circoscrizione 7.
Giovedì 2 ottobre era in programma la riunione del Consiglio della settima Circoscrizione. Gli antirazzisti ed antimilitaristi non potevano mancare.
Un gruppetto molto ordinato si è presentato nella sala del consiglio in corso Vercelli 15 sedendosi in prima fila. Quando il leghista Zenga ha preso la parola è parso il momento opportuno per segnalare la propria presenza: tutti in piedi hanno aperto giubbotti e giacche mostrando magliette bianche con ciascuno una lettera dell’alfabeto che componeva la scritta “Alpini via!”. Un antirazzista che sulla propria aveva tracciato il solito dito medio offerto al ministro Maroni ha fatto un defilé tra i banchi. I consiglieri hanno tentato di far finta di nulla, anche se un socialista non ha resistito alla tentazione di fare una foto ricordo. Alla fine uno di AN non è più riuscito a trattenersi ed è filato fuori agitando il telefonino. Inutile chiedere chi stesse chiamando. Gli antirazzisti hanno pensato che fosse venuto il momento di abbandonare la trista compagnia e, dopo un defilé collettivo, si sono allontanati indisturbati.
Quello di AN era ancora fuori con il suo telefonino. Nel frattempo alcuni anonimi hanno tracciato sul marciapiede di fronte all’ingresso della circoscrizione una scritta a lettere cubitali “ALPINI MERDE!”.
Alla prossima.

L’iniziativa è stata discussa e condivisa all’interno dell’Assemblea Antirazzista di Torino.
La prossima riunione, aperta a tutti gli interessati, si svolgerà martedì 7 ottobre alle 21 a Radio Blackout, in via Cecchi 21.

Per info e contatti:
Per info:
assembleaantirazzistatorino@autistici.org

Presidio di lunedì 6 ottobre al Tribunale di Milano

Inviato da autonomix | 3 Ott, 2008
Image

Vicenza decide comunque. CRONACA, FOTO E VIDEO DEI 12000 DI IERI SERA!

Inviato da autonomix | 2 Ott, 2008

:: Le foto di Chiara Spadaro ::

Una manifestazione senza precedenti con dodicimila persone che, poche ore dopo la sentenza del Consiglio di Stato, riempono il centro cittadino con migliaia di fiaccole. Vicenza il 5 ottobre decide: il referendum si farà comunque.

Piazza dei Signori che rispende alla luce di migliaia di fiaccole; un’immagine commovente, per chi ama Vicenza. Dodicimila persone – «una manifestazione senza precedenti, almeno diecimila in piazza», secondo Repubblica online – hanno risposto in questo modo all’atto di arroganza e autoritarismo del Consiglio di Stato.

Nel primo pomeriggio era arrivata la notizia da Roma: il Consiglio di Stato ha bocciato il referendum previsto per domenica 5 ottobre perché «ha per oggetto un auspicio del Comune al momento irrealizzabile». La democrazia annullata con una sentenza che non permette ai vicentini di esprimersi sul futuro dell’aeroporto Dal Molin. A gioire subito coloro che dell’imposizione hanno fatto la propria religione, con il governatore del Veneto Giancarlo Galan in testa a dichiarare che questa è la sconfitta di Vicenza. Ma nella città berica non c’è rassegnazione, ma rabbia e indignazione; e, in poche ore, il tam tam degli sms porta in piazza migliaia di persone, come mai si era visto prima.

Perché questa manifestazione ha un qualcosa di straordinario; di fronte all’arroganza di un Governo che mette in campo tutti gli strumenti per calpestare la democrazia, i vicentini continuano ad avere la forza di indignarsi. Ed ora che Vicenza è tornata in piazza, dimostrando la sua vocazione maggioritaria contro la nuova base statunitense, ad essere piccoli piccoli sono coloro che questa consultazione hanno voluto farla annullare, ricorrendo prima al Tar e poi all’amichevole Consiglio di Stato. Piccoli, nella loro arroganza: perché la democrazia si può calpestare, ma rinasce sempre; stupidi, nella loro ostinazione, perché il loro voler impedire ai vicentini di costruire il proprio futuro li ha resi insignificanti all’interno di una città che non ha alcuna intenzione di accettare quest’imposizione.

In piazza c’erano le famiglie, e tutti i gruppi che si oppongono al progetto statunitense; c’erano gli assessori, e il Sindaco. C’era Vicenza, che domenica farà comunque la propria consultazione popolare. A renderla possibile saranno centinaia di volontari che raccoglieranno le schede nei gazebo di fronte ai seggi. Vicenza, il 5 ottobre, decide. Alla faccia di chi vuol schiacciare con l’autoritarismo la sua dignità.

Cronaca audio
La partenza del corteo.
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L’arrivo in P.zza dei Signori.
-  [ audio ]
Interventi dal palco.
-  [ audio ]
Intervento del sindaco Achille Variati.
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Migliaia di persone in corteo a Vicenza dopo la bocciatura della consultazione sul Dal Molin da parte del Consiglio di stato: con in testa il sindaco Achille Variati, la citta’ si ribella e domenica autogestirà il voto.


Rassegna stampa
Piazza dei Signori con pochi vessilli ma tante famiglie
Ma il sindaco si ribella: «Voteremo lo stesso»
Se la democrazia diventa inutile di Ilvo Diamanti
Il Consiglio di Stato blocca il referendum: «È irrealizzabile»

Link
www.nodalmolin.it

 

 

COMUNICATO DIFFUSO DAL PRESIDIO PERMAMENTE NO DAL MOLIN 

 

 Piazza dei Signori che rispende alla luce di migliaia di fiaccole; un'immagine commovente, per chi ama Vicenza. Dodicimila persone – «una manifestazione senza precedenti, almeno diecimila in piazza», secondo Repubblica online – hanno risposto in questo modo all'atto di arroganza e autoritarismo del Consiglio di Stato.

Nel primo pomeriggio era arrivata la notizia da Roma: il Consiglio di Stato ha bocciato il referendum previsto per domenica 5 ottobre perché «ha per oggetto un auspicio del Comune al momento irrealizzabile». La democrazia annullata con una sentenza che non permette ai vicentini di esprimersi sul futuro dell'aeroporto Dal Molin. A gioire subito coloro che dell'imposizione hanno fatto la propria religione, con il governatore del Veneto Giancarlo Galan in testa a dichiarare che questa è la sconfitta di Vicenza. Ma nella città berica non c'è rassegnazione, ma rabbia e indignazione; e, in poche ore, il tam tam degli sms porta in piazza migliaia di persone, come mai si era visto prima.

Perché questa manifestazione ha un qualcosa di straordinario; di fronte all'arroganza di un Governo che mette in campo tutti gli strumenti per calpestare la democrazia, i vicentini continuano ad avere la forza di indignarsi. Ed ora che Vicenza è tornata in piazza, dimostrando la sua vocazione maggioritaria contro la nuova base statunitense, ad essere piccoli piccoli sono coloro che questa consultazione hanno voluto farla annullare, ricorrendo prima al Tar e poi all'amichevole Consiglio di Stato. Piccoli, nella loro arroganza: perché la democrazia si può calpestare, ma rinasce sempre; stupidi, nella loro ostinazione, perché il loro voler impedire ai vicentini di costruire il proprio futuro li ha resi insignificanti all'interno di una città che non ha alcuna intenzione di accettare quest'imposizione.

In piazza c'erano le famiglie, e tutti i gruppi che si oppongono al progetto statunitense; c'erano gli assessori, e il Sindaco. C'era Vicenza, che domenica farà comunque la propria consultazione popolare. A renderla possibile saranno centinaia di volontari che raccoglieranno le schede nei gazebo di fronte ai seggi. Vicenza, il 5 ottobre, decide. Alla faccia di chi vuol schiacciare con l'autoritarismo la sua dignità.

Se la democrazia diventa inutile

Inviato da autonomix | 2 Ott, 2008

Il Consiglio di Stato ha bocciato il referendum indetto, domenica prossima, a Vicenza dall’amministrazione comunale, per consultare i cittadini sull’uso dell’area dove è prevista la costruzione di una nuova base Usa. Non una consultazione deliberativa, perché si tratta di una scelta che poggia su negoziati internazionali. Ma un modo per permettere alla popolazione di esprimersi su una decisione che è destinata a produrre effetti rilevanti sulla realtà locale: dal punto di vista dell’ambiente, del territorio, della viabilità, della sicurezza.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che si tratta di un esercizio "inutile", perché si applica a un obiettivo "irrealizzabile". E ha, per questo, bloccato l’iniziativa, tre giorni prima dello svolgimento. Contraddicendo, così, il pronunciamento del Tar, che, al contrario due settimane fa, aveva considerato legittima la consultazione.

Così, Vicenza diventa un caso esemplare, nella sua specificità. Una città dove lo Stato decide che i cittadini non "devono" pronunciarsi, secondo procedure istituzionali, perché, comunque, è stato già deciso. Peraltro, è difficile che, in questo caso, si levino voci indignate, a livello nazionale. (ad eccezione dei "soliti" esponenti della sinistra radicale). Perché su questa materia l’accordo è bipartisan.

La scelta della nuova base Usa nasce, cinque anni fa, da un accordo informale fra Berlusconi e le autorità americane, approvata dall’amministrazione di Vicenza del tempo e coltivata in gran segreto per anni. Così, a doverla gestire è stato il governo Prodi, che, dopo qualche resistenza e molte perplessità, ha, infine, concesso la base agli Usa, nel gennaio 2007. In nome dei buoni rapporti con l’alleato più influente, a livello internazionale. Dunque, destra, sinistra e centro d’accordo. Senza se e senza ma. Cioè: senza ascoltare i cittadini. Senza neppure preoccuparsi di vedere il luogo, il contesto, le condizioni.

Nessun leader politico del centrodestra e del centrosinistra che sia venuto a Vicenza a confrontarsi, a spiegare le ragioni della scelta. Nessun ministro che, negli ultimi due anni, abbia avuto il coraggio di avvicinarsi alla città, per timore di venire fischiato e contestato. Oggi che i fischi e le contestazioni fanno male all’immagine.

Solo il presidente Napolitano, di recente, si è recato a Vicenza. E ha pronunciato parole prudenti ma, in fondo, sagge, esortando affinché la difesa degli interessi locali avvenga nel rispetto di quelli nazionali. Senza, però, negare il diritto dei cittadini a esprimersi. Mentre il Consiglio di Stato ha decretato che il referendum è inutile. La stessa posizione espressa, in modo aperto, dal ministro La Russa. E dai leader di centrodestra. Dal presidente della Regione, Galan. Senza che, peraltro, si siano levate voci dissonanti dal centrosinistra. Né dal Pd né dall’Idv di Antonio di Pietro. D’altra parte, lo stesso Berlusconi, nelle scorse settimane, aveva inviato al sindaco di Vicenza una lettera per invitarlo a desistere. Il referendum è inutile: non fatelo. Tutti d’accordo, da sinistra a destra. Da Roma a Venezia.

Qui, però, non si tratta più del merito: la costruzione di una "nuova" base Usa (non dell’allargamento di quella pre-esistente, come erroneamente si dice) alle porte della città. Ma della possibilità dei cittadini di esprimersi attraverso un referendum. (come ritiene giusto oltre il 60% dei vicentini, interpellati in un sondaggio condotto da Demetra la settimana scorsa).

Il Consiglio di Stato (come le principali forze politiche nazionali) ha negato questa possibilità perché "ha per oggetto un auspicio irrealizzabile... su cui si sono pronunciate sfavorevolmente le autorità competenti". Sostenendo, in questo modo, che l’utilità della democrazia si misura solo a partire dal suo "rendimento" concreto; dall’efficacia dei risultati. (Se così fosse, non si spiegherebbe perché, per quanto faticosamente, regga ancora nel nostro paese).

Come se la democrazia fosse un utensile per realizzare "prodotti" pubblici. Un sistema e un metodo per decidere, come un’impresa qualsiasi (proprio oggi che il mercato non sembra più di moda). Dimenticando che la democrazia ha valore in sé. E’ un valore in sé. Le procedure mediante cui si realizza "servono" come fonte di legittimazione perché garantiscono riconoscimento alle istituzioni e consenso alle autorità.

La democrazia "serve" perché istituzionalizza il dissenso sociale, perché sostituisce la mediazione e la partecipazione allo scontro. La democrazia diretta, peraltro, offre un sostegno importante alla democrazia rappresentativa. Nel caso concreto, la prospettiva del referendum ha incanalato i comitati e i movimenti contrari alla base americana dentro alle logiche e alle regole del confronto istituzionale. Ha istituzionalizzato il dissenso. Ha isolato e estromesso le frange più estreme e le tentazioni violente.

Due anni di opposizione, manifestazioni e proteste su un terreno così critico si sono svolte senza incidenti, senza strappi. D’altronde, e non a caso, il movimento "No dal Molin" ha partecipato alle elezioni comunali dello scorso aprile, dove ha eletto una rappresentante. Accettando, così, il gioco della democrazia. Trasferendo il confronto dalla piazza alle sedi istituzionali. Sostituendo - e preferendo - la logica della rappresentanza a quella dello scontro.

Per la stessa ragione, il referendum avrebbe offerto all’amministrazione comunale e, in primo luogo, al sindaco Variati uno strumento per "governare" il malessere e le tensioni sociali. Perché, qualsiasi ne fosse stato l’esito, avrebbe ottenuto una delega a "negoziare". Anche se non vi fosse stato nulla di negoziabile - come accusa il Consiglio di Stato (la cui fiducia nel potere della partecipazione, dunque, della democrazia "sostanziale" appare assai fragile). In quel caso, avrebbe pagato lui, il sindaco, insieme all’amministrazione il prezzo di aver generato aspettative deluse. Ora, invece, la città si ritrova muta. Costretta al silenzio. Perché si è sancito, semplicemente, che, in alcuni casi, in questo caso, nel "suo" caso, la "democrazia è inutile". Che la partecipazione non serve. Che l’ascolto è un vizio. Che è meglio decidere ignorando il dissenso. Dichiarando preventivamente "illegittima" la semplice possibilità di farlo emergere.

Ma la democrazia ha una funzione terapeutica, prima che pratica e strumentale. Serve a curare la frustrazione nei rapporti sociali e politici. A evitare che degeneri.

Quando diventa inutile allora è lecito avere paura.

SPAZIO SOCIALE TOTEM DEVASTATO E SGOMBERATO A BOLZANO

Inviato da autonomix | 26 Set, 2008
spazio sociale totem devastato a bolzano

Arealibera

Arte e comunicazione sociale culturale politica

OTTIMO LAVORO DI RIPRISTINO DEI LUOGHI ESISTENTI !

Le foto e articoli allegati danno una chiara visione di come funzionano le cose a Bolzano e quale sia la logica che impera nelle “menti geniali” di coloro che duramente lavorano nella Provincia Autonoma Bz, in particolare presso la Ripartizione Opere Idrauliche – demanio idrico. La vicenda ha scosso ed indignato l’opinione pubblica, che per anni hanno “sognato” di vivere in una bella regione precisa e perfetta. Non manca nulla e tutti vivono come negli spot pubblicitari del mulino bianco. In questa occasione è accaduto qualcosa che ha infranto questo bel modello politico imposto in una democrazia del benessere consumistico. Signori e signore: benvenuti alla dura realtà !
Appare evidente l’alta tensione sociale dopo aver “smascherato” in modo schiacciante e senza ombra di dubbio il vero, brutale e devastante volto delle Istituzioni Pubbliche che hanno raso al suolo lo Spazio Sociale Totem.
Con una azione militare hanno dato un segnale chiarissimo: . Un bel messaggio di morte, spacciato per inflessibile, puntualissimo ripristino della legalità e della sicurezza dei cittadini. Bravi !
Qui a Bolzano non si sgarra. Le norme e le leggi sono “sacre” e chi intende fare il furbo viene semplicemente eliminato. Avrebbero sicuramente voluto farlo in sordina, e che nessuno sapesse o vedesse. Ma sono arrivati tardi. Riempire questo comunicato di insulti, minacce è fin troppo scontato. Sono anni che Arealibera denuncia la vera faccia “criminale” del potere, gli infami metodi di controllo di massa e mai presi sul serio dalle persone. Questa vicenda invece ha aperto un varco nelle coscienze, in cui moltissimi hanno visto da vicino i veri metodi a di poco terroristici di Stato. Forse per la prima volta la popolazione bolzanina ha provato paura non degli extra-comunitari, della micro-criminalità o degli anarchici ribelli al sistema, ma del vero potere in giacca e cravatta. Di chi ci comanda e di chi detta la legge a tutti.
CHI SONO IN REALTA VERI VIOLENTI ? Gli anarchici o le sacre Istituzioni ?
Lo Spazio Sociale Totem, non autorizzato ed abusivo per la Prov. di Bz è stato definito “pericoloso” per la sicurezza delle persone, in particolare per i bambini. Una infrazione gravissima, pertanto le strutture si dovevano radere al suolo. Chi paga ed è il responsabile in caso d’incidente ? Così hanno detto.
Quanto sono buoni e premurosi, questi nostri amministratori pubblici !

La foto sopra (siringhe) mostrano al contrario di come siano molto facili da trovare in tante zone totalmente abbandonate e sporche lungo i fiumi Talvera ed Isarco. Aree gestite dai sapientoni del demanio idrico della Prov. Bz ed altri. Chi paga in caso di accidentale puntura od incidente? Non è molto chiaro di chi sia la responsabilità in queste situazioni. Cazzi loro. Giusto ?
Il sottoscritto Moreno Fiorenzato chiamato in causa come il principale promotore dell’iniziativa (oltre al collettivo Totem) ha il dente avvelenato da oltre 30 anni contro le vostre paranoiche e scellerate buffonate del rispetto delle leggi e della vostra legalità (di merda).
PERCHE’ LO STATO E LE ISTITUZIONI SONO I PRIMI AD INFRANGERE LE LEGGI CHE VOI STESSI AVETE “INVENTATO”. Buffoni.
Non è questa la corretta sede per elencare nel dettaglio gli infami abusi e persecuzioni subite (depositati gli atti in varie aule giudiziarie nel corso di oltre 35 anni) dallo Stato Italiano e fatti da diversi funzionari istituzionali.
Cito solo brevemente i fatti. Il sottoscritto è stato arrestato ingiustamente per due volte, ed ha subito circa 13 abusi di Stato tutti documentati. Per info. vedi il mio personale legale di fiducia: l’avv. Carmelo Scambia del foro di Milano.
1° Arrestato nel carcere di Bolzano da minore (anno 1972 circa 40 gg.) per un reato non commesso. Un doc. della Casa Circondariale di Bz. dichiara che risulto non aver mai fatto permanenza in questa struttura. Ad oggi però nei terminali della Polizia di Stato risulta invece l’arresto e pure pluri-pregiudicato. Ad oggi lo Stato Italiano non mi ha mai risarcito 1 Euro del criminale danno subito! Di cui anche il P.M. bolzanino G. Rispoli (denunciato presso la Proc. di Trieste) non si era “accorto” dell’abuso. Bravi, ottimo lavoro!
Vedi copie di alcuni documenti pubblicati sul sito: www.arealibera.com
2° Arrestato nel carcere di Montorio V.se (anno 2004 per 3 mesi + 3 agli arresti domiciliari). Assolto da tutte le accuse imputate passando ben tre gradi di giudizio: Trib. Verona, Corte Appello Venezia, Cassazione Roma. Ad oggi non sono ancora stato risarcito di 1 Euro per la seconda ingiusta detenzione. La Giustizia (dicono nelle procure) ha tempi lunghi. Bravi, ottimo lavoro!
3° Villetta a schiera ipotecata nei pressi di Pastrengo dal Comune di Vr. con la minaccia dell’asta giudiziaria per delle multe pregresse non pagate (dicono). Dopo aver venduto forzatamente l’immobile e devastato il matrimonio, in sede legale è emerso che oltre il 70% delle multe erano già andate in prescrizione (dopo 10 anni). Ad oggi tale abuso penale del Comune Vr. non è mai stato riconosciuto. Bravi, ottimo lavoro! Ho rischiato pure una nuova ipoteca di un altro immobile per il canone RAI non pagato. E non ho la televisione in casa!
4° Lavori fotografici per il Comune di Cazzano T. (Vr.) mai pagati. Il Comune di Cavaion V.se ha fatto una pubblicazione di un catalogo nel 2000 non autorizzato dal sottoscritto (vedi ex vicesindaco Segattini) abusando del diritto della mia privacy. Ad oggi non è stato risarcito 1 Euro. Bravi, ottimo lavoro!
L’elenco di queste “belle avventure” istituzionali è molto più lungo. Ripeto: tutte documentate in sede legale. Ovviamente considerati i tempi “velocissimi” della Giustizia Italiana passano nel frattempo gli anni. Il tutto finisce in prescrizione (annullate) ed il fesso anarchico come sempre non viene risarcito dei devastanti danni subiti.
E’ corretto che Arealibera ringrazi pure la Provincia Autonoma di Bz per l’esemplare lavoro svolto. Ci mancava! E’ doverosa però una piccolissima nota: a tutti gli amanti dei fiori Arealibera incentiva la coltivazione di crisantemi biologici (va di moda il bio). Farete in futuro affari d’oro, è certo!

MA DI QUALE LEGALITA’ STATE PARLANDO, ASSASSINI DI MERDA! LA PAGHERETE CARA, PAGHERETE TUTTO. A FUOCO IL SISTEMA.

Bolzano 26.09.2008 MORENO - AREALIBERA
Una bella foto (non manipolata) dei cieli della democratica ed ecologica città di Bolzano, in memoria dei deportati defunti nel lager di Via Resia. Una realtà per molti lontana o dimenticata. Arealibera invece ricorda che oggi nello stesso luogo e dentro le stesse mura ci sono all’interno vari condomini in cui vivono centinaia di ignare persone.
Caro amico, cara amica: il lupo perde il pelo ma non il vizio e dalle divise e stellette si sono solo messi le giacche e cravatte. Chi ha orecchie per intendere … intenda !
A brevissimo capirai anche a tue spese il significato di questo comunicato. AUGURI A TUTTI.

DISERTIAMO LA PAURA

Inviato da autonomix | 23 Set, 2008

DISERTIAMO LA PAURA

Consumatori di paura in un mondo di insicurezze: questo è ciò che tentano di fare di noi.
Per raggiungere tale scopo e preservare il potere e il privilegio, gli Stati instillano fobie fasulle e ingrassano mostri immaginari; l'ossessione securitaria, declinata negli infiniti pacchetti sicurezza, individua di volta in volta il nemico di turno: rumeni, rom, lavavetri, prostitute e più in generale lo straniero, diventano i bersagli verso cui sfogare le proprie ansie. In realtà perdere il lavoro o morire di esso ha ben altre cause, così come altre sono le ragioni che non permettono di avere una casa o una cura.
La macchina del terrore statale ed economico dietro l'ombra della democrazia, ci presenta qualsiasi progetto di sopraffazione come utile e necessario: dal nucleare alle grandi opere di devastazione ambientale, dalla guerra fino all'ultima trovata fantasiosa del sindaco sceriffo di turno. Il divieto di mangiare per strada come l'elemosinare, di lavare i vetri come di fare i castelli di sabbia sono dei modi per buttare fumo negli occhi di chi, stanco e alienato dalla propaganda, non si rende conto che tutto ciò non gli aveva mai provocato nessun problema.
Così non siamo più sicuri nemmeno di cosa avere veramente paura. E se domani l'acqua e il cibo non fossero più nei supermercati? Se un'influenza improvvisa ci colpisse e non sapessimo porvi rimedio? A soccorrerci non ci sarebbero più i saperi di un tempo che permettevano di essere autosufficienti, né le relazioni tra gli individui che garantivano una rete solidale.
Non più padroni di noi stessi, non saremmo più in grado di prendere in mano le nostre vite.
Avremo inseguito un nemico che non esiste, mentre i veri responsabili di questo sfacelo, padroni e governanti di ogni colore, saranno al loro posto a programmare la prossima devastazione. Soprattutto avremo perso coscienza della realtà e di noi stessi nel mare dell'indifferenza e del rancore, mentre il potere modifica costantemente il passato facendoci perdere la memoria della storia e della cultura. Accetteremo, come stiamo facendo, che gli stranieri poveri siano rinchiusi in dei lager chiamati centri di Identificazione ed Espulsione e cacciati dal castello perché poco decorosi per la nostra vista. Accetteremo i morti in mare in cerca di una possibilità di sopravvivenza e il razzismo strisciante che uccide.

Invertire la rotta è un gesto da compiere senza indugi, per uscire dallo stagno della pacificazione sociale in cui vorrebbero farci annegare. Questo hanno fatto alcuni anarchici che negli ultimi anni hanno condotto con chiarezza delle lotte, in particolar modo contro il lager a gestione cattolica che era il "Regina Pacis" di San Foca (Le).
Lotte condotte dal basso, seguendo i principi da sempre propri degli anarchici: autogestione, informalità, orizzontalità nelle relazioni, azione diretta… Lotte e metodologie che lo Stato vorrebbe fermare con il terrore, i processi, le condanne e gli anni di carcere.
Il 9 ottobre si aprirà presso la Corte d'Assise d'Appello del Tribunale di Lecce il processo di secondo grado a carico di dodici compagni.
La solidarietà nei loro confronti è un primo, minimo gesto per iniziare a disertare la paura.

Anarchici

Torino - Esito processo a Fenix

Inviato da autonomix | 22 Set, 2008

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Venerdì 19 Settembre si è svolto a Torino il processo contro Fenix
Fenix era stato sgomberato il 20 Luglio 2005
e con lo sgombero furono arrestati alcuni nostri compagni .
Poi nel 2006 furono organizzate due feste davanti a Fenix, il 25 Aprile ed il Primo Maggio, dove Fenix magicamente fu riaperto.

I compagni inquisiti erano accusati di aver infranto i sigilli giudiziari
del sequestro di Fenix, del’occupazione e del “deturpamento” della casetta.

Il processo si è concluso con 6 condanne, uno dei nostri amici, il più grande ha preso 12 mesi, un altro il Pm Tatangelo ha chiesto 8 mesi ed il giudice gliene ha dati 10!
Altri 4 compagni hanno preso 8 mesi, mentre 6 sono stati Assolti. Un Compagno Antagonista avrà un processo a sè perchè ha scelto il rito abbreviato.

La storia di Fenix non finisce Qui.

Ieri, sabato 20 Settembre a Modena abbiamo partecipato al corteo per lo sgombero di Libera
Il corteo (oltre 500 compagni) colorato, allegro ma allo stesso tempo determinato si è svolto per le vie del centro della città, dove ci sono stati alcuni momenti di tensione con la sbirraglia.
Noi a Modena abbiamo portato le nostre autoproduzioni Fenix ed abbiamo ricevuto numerosi attestasti di stima e solidarietà.

Fenix non si ferma, continua…Ovunque!

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