NEWS E AGGIORNAMENTI DELLA MANIFESTAZIONE A COSENZA

Inviato da autonomix | 2 Feb, 2008

La manifestazione organizzata dopo la decisione del pm Fiordalisi
che ha chiesto la condanna di 13 militanti per i fatti di Genova e Napoli

No global in corteo a Cosenza
"Basta con la giustizia al contrario"

Heidi Giuliani: "Da sette anni chiedo verità e giustizia per mio figlio
e invece si accusano le vittime e si promuovono i delinquenti in divisa"

 

 

COSENZA - "Siamo sempre sovversivi": questo lo slogan che campeggia sullo striscione che apre il corteo dei No global che nel pomeriggio ha attraversato le vie di Cosenza "contro la repressione, per le libertà e per la giustizia sociale, Genova 2001 - Cosenza 2008". Un'iniziativa organizzata dopo che il pubblico ministero Domenico Fiordalisi ha chiesto la condanna di tredici militanti, imputati a Cosenza, in Corte d'assise, di associazione sovversiva, ritenuti colpevoli di aver organizzato gli incidenti durante il Global forum di Napoli e il G8 di Genova nel 2001.

Al corteo, promosso dal movimento "Liberi tutti", partecipano alcune migliaia di persone (oltre diecimila secondo gli organizzatori) tra rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, associazioni, movimenti, partiti e sindacati. Fra questi, il leader delle Tute bianche Luca Casarini, Oreste Scalzone, il deputato del Prc Francesco Caruso (il pm ha chiesto sei anni di reclusione per Caruso, Casarini e per Francesco Cirillo, quest'ultimo considerato la "mente" della Rete meridionale del Sud ribelle). E ancora, Silvia Baraldini, Heidi Giuliani (parlamentare del Prc e madre di Carlo, morto a Genova durante il G8), il segretario nazionale della Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi.

Per l'eurodeputato ed ex portavoce del Genova Social Forum Vittorio Agnoletto, la manifestazione "è un successo, ci sono migliaia di persone, nonostante la crisi politica e la distanza che, in questi mesi, si è creata tra i movimenti sociali e il governo. E' inaccettabile che un pm cerchi di ridurre il più grande movimento europeo degli ultimi decenni, che continua a chiedere verità e giustizia, a una cospirazione di una quindicina di persone per sovvertire l'ordine costituito".

Sulla stessa linea Heidi Giuliani, "da sette anni chiedo giustizia e verità per mio figlio e per le molte vittime di Genova - dice - e continuo invece ad assistere a una giustizia al contrario, che accusa le vittime e promuove i delinquenti in divisa". "Con questo - aggiunge - non penso che tutte le persone in divisa siano delinquenti, ma penso che se anche le forze dell'ordine non fanno pulizia al loro interno, la nostra sarà sempre una democrazia più a rischio".


Tanti gli slogan e gli striscioni. "La montatura giudiziaria deve cadere", si legge su quello dello Slai Cobas Cosenza, mentre l'area antagonista scrive "Genova-Cosenza, i processi non ci fermano". Su un altro ancora "La Calabria è bella se si ribella". Esposto anche uno striscione con la scritta: "Né discariche, né inceneritori".

Non è la prima volta che i No global invadono le strade di Cosenza per protestare contro l'inchiesta coordinata dalla locale Procura della Repubblica, giunta ora alle fase finali con le richieste di condanna. Il 23 novembre del 2002, a pochi giorni dall'operazione dei Ros che arrestarono gli imputati, il movimento organizzò una grande manifestazione che, secondo gli organizzatori, richiamò centomila persone. Ai cori contro i giudici - definiti "da codice Rocco" - si unirono applausi, lanci di fiori, lenzuola esposte ai balconi dalle famiglie e persino dolci e piatti tipici offerti da casalinghe ai lati delle strade. La manifestazione si concluse la sera, con un concerto, senza alcun incidente.

 

MOVIMENTO
Cosenza - Oltre diecimila persone in corteo: siamo tutti sovversivi! La cronaca del corteo per il Sud Ribelle [cronaca-dirette-foto]

|Cosenza - 2 febbraio 2008| E' agli sgoccioli l'inizio del corteo per il Sud Ribelle a Cosenza. Corteo lanciato dal Coordinamento Liberi Tutti, che ha raggiunto innumerevoli adesioni, soprattutto a livello meridionale, in particolar modo da quelle realtà che presero parte alla Rete meridionale del Sud Ribelle. Non mancano nemmeno le adesioni a livello nazionale e internazionale, tra le quali spicca anche quella del premio Nobel per la pace Perez Esquivel. L'accusa mossa dal pm Fiordalisi contro la Rete meridionale del Sud Ribelle è associazione e propaganda sovversiva, sono tredici i compagn* sotto processo. Il 23 novembre 2002, qualche giorno dopo gli arresti, furono oltre centomila le persone che scesero in piazza a Cosenza, con "Siamo tutti sovversivi!" come parole d'ordine; oggi, si è richiamati a scendere in piazza, al fianco degli imputat*, in difesa di quella che è stata l'esperienza del Sud Ribelle per tutto il sud Italia, rivendicando Napoli e Genova: contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale!


per info sul corteo: www.cosenza2febbraio.org
per seguire il corteo su Radio Ciroma 105.7 fm: www.ciroma.org

|vai allo speciale per il corteo del Sud Ribelle|



14:30 - I compagn* cominciano a riempire piazza Zumbini, stanno arrivando ancora i pullman e le macchine delle realtà e delle persone che arrivano da fuori. Per il momento ci sono almeno duemila persone, ma l'affluenza è continua e la sensazione è quella che i numeri siano destinati a salire.

15:00 - Radio Ciroma ha iniziato le dirette con il corteo, si susseguono gli interventi di esponenti vari dai microfoni, i corrispondenti dalla piazza aggiornano sulla situazione. Segnalata una grande partecipazione da fuori Cosenza.
>>> ascolta la diretta del corteo in steaming

15:30 - Il corteo sta per partire, apre lo striscione che riporta le parole d'ordine di sempre: "Siamo sempre sovversivi! Liberi tutti!. Le persone in piazza sono cinquemila per il momento, ma sembra che possa ingrossarsi perchè l'affluenza è continua. Presenza massiccia del centro e del sud Italia. La composizione del corteo è marcatamente giovanile, come già avvenuto a Genova lo scorso 17 novembre 2007. Dietro lo spezzone del Coordinamento Liberi Tutti, segue l'ingente spezzone antagonista, arrivato a Cosenza con lo stesso striscione genovese: "Genova - Cosenza, i processi non ci fermano!". Buona la partecipazione degli studenti cosentini, grandissima la presenza dello spezzone ultrà del Cosenza, il quale è aperto dallo striscione "Negli stadi, nelle carceri, nelle strade, chi semina repressione raccogli intifada!". Netta anche la distanza tra movimenti e partiti, soprattutto della sinistra radicale, relegati al fondo del corteo.
>>> ascolta la diretta con Gianluca di InfoAut da piazza Zumbini

15:45 - Partito il corteo da piazza Zumbini.

16:15 - Confermati i numeri, almeno cinquemila le persone in piazza. Dai primi commenti che arrivano dalla piazza sembra che a mancare sia un pò la città, quella cittadinanza che si riversò nelle strade insieme ai compagn* dopo gli arresti del novembre 2002.

16:45
- Le corrispondenze di Radio Ciroma sostengono che il corteo abbia raggiunto le diecimila presenze, il quale intanto è arrivato in via degli Alimena, cioè a metà del corteo.

16:52 - Il corteo arrivato, come detto, a metà del percorso, supera le diecimila persone. E' un corteo determinato e partecipato, aperto dai trecidi compagn* sotto processo, i quali sono nello spezzone del Coordinamento Liberi Tutti. La città, contrariamente a quel che si diceva in apertura, ha lentamente risposto, ed il crescendo costante dei numeri lo testimonia.
>>> ascolta la diretta con Vittorio del Cpoa Rialzo di Cosenza

17:10
- Lo spezzone ultrà della curva del Cosenza ha fatto una deviazione rispetto al percorso autorizzato, per andare a fare una constestazione sotto gli uffici della questura cosentina, protagonista di un attacco perpetuo contro gli ultrà tramite diffide e arresti. Ultima provocazione quella della velina circolata la scorsa settimana circa una presunta diffida dell'Osservatorio del Viminale nei confronti del Cosenza Calcio perchè avente una "curva politica"; il tutto si è rivelato una bufala.
>>> ascolta l'intervista di Gianluca di InfoAut con Gaetano degli ultrà cosentini

>>> per saperne di più della falsa provocazione: ascolta l'intervista con Fraticello di Supporto Legale, realizzata da Radio Onda d'Urto


17:45
- Mentre il corteo si avvia a prendere il suo tragitto conclusivo, arriva la notizia del cambio di percorso che la manifestazione farà, in quanto è stato concesso il centro storico come luogo di conclusione. Il corteo, a due ore dal suo inizio, è ancora combattivo e vivace, la città di Cosenza ha risposto bene nonostante le paure millantate da media e questura, i negozi sono aperti e chi non è all'interno del corteo lo segue ai lati della strada.
>>> ascolta la diretta con Massimo di Radio Ciroma di Cosenza

18:15
- Gli oltre diecimila partecipanti al corteo in solidarietà con gli imputat* della Rete meridionale del Sud Ribelle stanno progressivamente entrando all'interno del centro storico di Cosenza.

19:00 - Conclusosi nel centro storico il corteo a Cosenza, tra un'ora prenderanno il via i concerti organizzati dal Coordinamento Liberi Tutti in piazza Arenella.
>>> ascolta le considerazioni con Gianluca di InfoAut

Sito Internet: www.infoaut.org

 

SUPPORTO LEGALE: NUOVO COMUNICATO PER COSENZA

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008

Ci risiamo.

Dopo il secolo di condanne inflitte a Genova in dicembre, risuonano in aula le richieste di pene del Pm Fiordalisi per i tredici attivisti del Sud Ribelle accusati di associazione finalizzata a sovvertire l'ordine economico dello Stato: 76 anni tra carcere e misure restrittive.

Come a Genova torna la distinzione tra buoni e cattivi; noi questa distinzione la rispediamo al mittente.

Eravamo trecentomila: trecentomila mani bianche, trecentomila sassi. Come a Genova non lasceremo che sia un tribunale a decidere se legittimare o meno le nostre proteste.

Come a Genova torniamo in strada, per rivendicare la nostra storia, per non lasciare soli i tredici imputati.

Sabato 2 febbraio, Cosenza - manifestazione nazionale.

Supportolegale

Per info sul corteo: www.cosenza2febbraio.org

IN NOSTRO NOME: Comunicato di Facciamo Breccia

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008

IN NOSTRO NOME

Comunicato di solidarietà ai compagni condannati a 7 anni a Firenze per resistenza alla guerra

Facciamo breccia esprime la propria solidarietà ai 13 manifestanti condannati a 7 anni per resistenza pluriaggravata per i fatti avvenuti di fronte al Consolato americano di Firenze nel maggio del 1999. Sette anni a fronte di una richiesta del pubblico ministero di 4-5 anni. Mentre Berlusconi viene prosciolto dall'accusa di falso in bilancio perchè “i fatti non sono più previsti dalla legge come reato” (dato che lui medesimo ha provveduto a cambiarla), mentre scopriamo che le truppe italiane in Afghanistan compiono la loro “missione di pace” con la palma dell’Afrika Korps hitleriano dipinta sulle jeep, a Firenze la vendetta si compie contro chi iniziò un movimento contro la guerra che avrebbe portato in piazza, sempre a Firenze, 1.000.000 di donne ed uomini nel 2002. E’ quel movimento ad essere attaccato, ma anche quello che quel movimento avrebbe in seguito prodotto. Siamo tutt* noi. Della sentenza di Firenze ribadiamo quanto già detto rispetto a quella dei mesi scorsi di Genova: dai processi non viene giustizia ma volontà di vendetta. Come a Genova così a Firenze la parte lesa furono proprio le compagne e i compagni, selvaggiamente picchiate/i in piazza dalla polizia. Dalla cronaca del tempo: “Gli agenti si lanciano alla carica mentre alcuni manifestanti tentano di legare uno striscione sui cancelli della sede diplomatica e bruciano una bandiera Usa. La carica dell'ottavo reparto mobile è spontanea, senza nessun ordine del funzionario di servizio. Contemporaneamente il lancio di lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo e botte da orbi con inseguimenti e vere e proprie aggressioni. "Ho visto picchiare una ragazza da quattro poliziotti, lei non poteva difendersi perché era scivolata e i poliziotti le davano calci e manganellate", testimonia Marco uno del corteo. Alla fine il bilancio è di 4 feriti tra i manifestanti e tra questi Orietta Lunghi (al tempo consigliera regionale) e una ragazza, Valentina, ricoverata nella clinica oculistica per lesioni ad un occhio causate da una manganellata. Quattro gli agenti contusi.” Il tutto è testimoniato da un video ( http://it.youtube.com/watch?v=Bp70ZLG8CpQ ), al tempo trasmesso anche in tv. Fu l’assaggio di ciò che sarebbero state Napoli e Genova nel 2001. Ricordiamo che in quei giorni l’Italia stava bombardando il Kossovo con uranio impoverito. Chi sarebbe oggi da condannare? La nostra solidarietà è anche il riconoscimento della comunanza di un percorso che, insieme, ci ha via via portat* ad individuare i poteri forti globali e a denunciarne le loro alleanze e strategie.

Questo pagano oggi i compagni condannati.

Questo sì, anche in nostro nome.

E non possiamo permetterlo!

 

Facciamo Breccia

LOTTO PER 1000Logo NO VAT 2008 3

RIFIUTI: SCONTRI A NAPOLI E MARIGLIANO

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008
Napoli, 30 gennaio 2008 - Questa mattina all'alba un ingente quantitativo di forze di polizia attrezzato di tutto punto ha fatto irruzione nella ex manifattura tabacchi di Gianturco, Napoli, occupata da circa una settimana dal comitato salute ambiente Napoli est per protestare contro la decisione del commissario straordinario De Gennaro di adibirla a sito "temporaneo" per lo smaltimento di "ecoballe" composte da rifiuti. Gli attivisti avevano iniziato a gestire la raccolta differenziata.
Un compagno, militante del vicino centro sociale Officina 99 è salito su una ciminiera dell’ex Manifattura per protestare contro lo sgombero del sito attuato dalle forze dell'ordine.
Come ha scritto in un comunicato la Rete campana dei comitati x la difesa della salute e dell’ambiente:
"L’ unico modo per uscire da un’ emergenza voluta ed alimentata dall’intera classe politica per drenare soldi pubblici a speculatori ed Ecomafie rimane infatti l’avvio della differenziata porta a porta e l’uso di impianti a freddo al posto dei nocivi ed antieconomici termovalorizzatori.
Cio che serve è che la classe dirigente insieme all’incapace commissariato tornino a casa e venga scritto con la partecipazione concreta delle comunità un nuovo piano rifiuti rispettoso della salute, dell’ambiente e capace di creare nuova occupazione."

Il pugno duro delle forze di polizia è arrivato anche a Marigliano, sia al presidio contro la riapertura della discarica che ai blocchi in autostrada A30. Anche il sindaco di Marigliano è stato caricato dalle divise blu e ha denunciato che la polizia voleva anche strappargli la fascia tricolore. Sono stati rimossi anche i blocchi attuati sulla linea ferroviaria Salerno - Cancello, all'altezza di Nola. Resta il presidio allo svincolo di Marigliano, sull'Asse 7 bis Nola - Villa Literno.
A Pozzuoli, gli ex Lsu hanno poi occupato la sede del Comune in via Luciani. Blocco stradale anche a Quarto, fatto in prevalenza da donne, in via Crocillo per protestare contro i cumuli di rifiuti accanto ad una scuola elementare. Nella notte, inoltre, roghi di rifiuti sono stati appiccati a Melito, Casalnuovo, Casoria, Afragola e San Giorgio a Cremano.

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29 gennaio 2008 - Scontri a Marigliano. Contuso un bambino (Intervista)
Ancora una giornata di proteste, blocchi stradali e incendi di rifiuti nel napoletano e in Campania. La crisi non rientra e continua ad essere "emergenza". E' una giornata di rivolta, quella di oggi per decine di comunità campane sempre più determinate ad opporsi allo scellerato piano De Gennaro, che prevede la riapertura di decine di discariche sul territorio regionale.
Questi i comuni toccati: Ariano Irpino, Giugliano, Marigliano, Santa Maria La Fossa/Ferrandelle, Montesarchio.

Scontri sono avvenuti a Marigliano tra i manifestanti che protestano contro la riapertura della discarica e le forze dell'ordine in tenuta antisommossa. Sono soprattutto ragazzi quelli che hanno dato vita ad una protesta per dire no all'apertura del sito predisposta dal Piano De Gennaro che dichiara "così non andiamo avanti" quando gli arrivano le notizie degli scontri e delle proteste a Marigliano, ad Ariano Irpino, a Giugliano. E la reazione è seccata - segno dell'impossibilità di governare: nella regione, spiega, "c'é una crisi di nervi, ma tutte le mediazioni sono state attivate, le rivolte sono un nonsenso".

La risposta delle istituzioni
Secondo le testimonianze un bambino di otto anni e' rimasto contuso, insieme con altre persone, durante scontri tra le forze dell'ordine e manifestanti. I manifestanti stavano facendo un sit-in davanti alla discarica per impedire l'accesso alle ruspe nell'area, quando sono entrati in contatto con le forze dell'ordine durante il cambio di guardia tra carabinieri e guardia di finanza. Tra i cittadini, circa un migliaio, alcuni bambini sono stati soccorsi dai genitori e portati in ospedale per controlli medici. Secondo quanto riferito dai manifestanti, anche alcune donne, tra le quali una incinta, sarebbero rimaste coinvolte negli scontri.

La risposta dei movimenti
Diversa l'iniziatiuva dei movimenti e dell'autorganizzazione sociale che da giorni porta avanti nel capoluogo campano: ogni giorno 24 ore su 24, viene portata avanti in maniera autorganizzata la differenziata nel quartiere Gianturco nell'ex Manifattura Tabacchi Occupata.

(> I luoghi della raccolta)


Dentro questo quadro significativa la proposta dei disoccupati autorganizzati che propongono di coniugare l'emergenza con una risposta di occupazione per i tanti senza lavoro.

>> Dal presidio permanente di piazza del Gesù di Napoli, ascolta l'intervista con Raffaele (Banchi Nuovi/movimento disoccupati autorganizzati)
 

Ancora Tensioni sul piano di emergenza di De Gennaro
Rifiuti, a Gianturco polizia sotto attacco
I manifestanti lanciano sassi e petardi contro le forze dell'ordine. Lacrimogeni per disperdere le folla

Manifesti durante il blocco stradale nei pressi dell'area della ex manifattura tabacchi (ansa)
NAPOLI - I manifestanti che si oppongono alla riapertura della discarica di Gianturco, diverse centinaia di cittadini, hanno attaccato la polizia nella serata di mercoledì. Nella zona est di Napoli le forze dell’ordine sono state fatte oggetto di un fitto lancio di sassi e di petardi nel corso di una manifestazione di protesta contro l’allestimento del sito di stoccaggio per i rifiuti nell’area dell’ex manifattura tabacchi.

BUS DI TRAVERSO - Lo schema è quello che è stato seguito molte altre volte da quando è scoppiata la crisi dei rifiuti a Napoli e nella Campania. Da questa mattina sono in corso blocchi della circolazione tra via Galileo Ferraris e via Reggia di Portici, nella zona orientale del capoluogo partenopeo. Blocchi stradali messi in atto anche ponendo di traverso alla strada un autobus di linea, cumuli di immondizia riversi e cassonetti rovesciati. L’intervento della polizia è stato sollecitato dai vigili urbani che presidiavano la zona. All’arrivo delle volanti sono stati lanciati petardi e sassi e alcune pietre hanno rotto il parabrezza di un’auto della polizia. A quel punto le forze dell’ordine hanno lanciato in aria quattro lacrimogeni disperdendo la folla.

NO A RIAPERTURA MONTESARCHIO - Nel frattempo, i tecnici incaricati di valutare le condizioni della discarica di Montesarchio, in provincia di Benevento, in località Tre Ponti, ritengono che l’area non possa essere riaperta per sversare altra immondizia. Nella perizia effettuata lo scorso 27 gennaio si legge che «allo stato dei fatti non sussistono le necessarie condizioni per la riapertura del sito e il conferimento in sicurezza dei rifiuti». Il parere contrario è stato espresso da geologi, geometri e ingegneri del Consorzio Napoli 3, dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente regionale (Arpac) e dell’Asl Benevento 1, tranne che dal tecnico rappresentante del Commissariato di governo secondo il quale «l’eventuale riapertura della discarica, in sicurezza e nel rispetto della vigente normativa, non rappresenta fonte di rischio per la salute pubblica».

COSENZA: SIAMO PRONTI...

Inviato da autonomix | 30 Gen, 2008
 
 
50 anni di galera: basterebbe questa cifra per annunciare battaglia alla richiesta di condanne formulata il 24 gennaio dal pubblico ministero di Cosenza, Fiordalisi, nei confronti di 13 compagne e compagni imputati per associazione sovversiva e cospirazione politica. Ma non è sufficiente.
C’è infatti un dato che è stato ampiamente trascurato dalle cronache giornalistiche, e forse sottovalutato in alcune analisi di movimento: la richiesta di 26 anni complessivi di libertà vigilata per pericolosità sociale. Non si tratta semplicemente di un’aggravante in termini quantitativi, ma innanzitutto qualitativi. Proviamo a chiarire, leggendo in questo processo alcuni elementi paradigmatici rispetto alle trasformazioni delle forme di controllo e attacco ai movimenti degli ultimi anni.
Il teorema accusatorio di Fiordalisi è basato sul nulla, cioè su intercettazioni telefoniche in cui non si prova null’altro che gli imputati sono attivisti politici. Sponsorizzato da un’informativa dei Ros tesa ad arrestare l’onda montante dei movimenti, Fiordalisi ha agito come un autoimprenditore del sistema penale: formulando un folle capo d’imputazione, senza alcuna necessità di doverlo dimostrare, ha ottenuto nell’immediato ciò che voleva, cioè visibilità mediatica e possibilità di carriera, mandando nel novembre 2002 18 persone nei carceri speciali, con lo strascico di arresti domiciliari e obblighi di firma. Ecco il primo elemento: i capi di imputazione hanno come primo obiettivo quello di ottenere un’immediata limitazione delle libertà degli attivisti, indipendentemente dalla possibilità di essere dimostrate in sede processuale. Il meccanismo giuridico si rovescia: non spetta all’accusa di dover provare la colpevolezza, ma grava sull’imputato l’onere di dimostrare la propria innocenza. Così è stato per l’uso dispiegato delle imputazioni di devastazione e saccheggio, della ripresa dei reati associativi, dell’utilizzo dell’articolo 1 nei confronti dei soggetti ritenuti dalle questure “socialmente pericolosi”.
Arrivato in sede processuale, dopo essersi sfilato quando il processo perdeva di visibilità, Fiordalisi ritorna per calcare il palcoscenico mediatico con la propria requisitoria. E qui tira fuori dal cilindro un doppio livello. A fronte della non sostenibilità delle sue accuse, chiede da un lato condanne pesantissime, tentando di confermare il suo grottesco castello accusatorio; dall’altro, cerca di mercanteggiare la sua posizione con il giudice offrendo un compromesso, cioè concedergli la non totale infondatezza del suo teorema e riconoscendo che – anche se non costituissero un’associazione sovversiva – i suoi imputati sono comunque socialmente pericolosi, dunque da controllare. Se sospettassimo che Fiordalisi fosse un attento lettore di Philip Dick, potremmo pensare che ha cercato di riprodurne le dimensioni paranoiche della sua preveggenza fantascientifica. Più banalmente, questo processo si pone in continuità – secondo elemento da evidenziare – con quel paradigma del controllo preventivo che ormai è il dispositivo di guerra a bassa intensità dichiarato ai movimenti.
Terzo elemento, infine. Non solo il teorema di Fiordalisi è completamente costruito attraverso le intercettazioni telefoniche, ma il pubblico ministero nella sua requisitoria ha esplicitamente dichiarato di vedere dietro all’utilizzo dei mezzi di comunicazione telematici il nascondersi di pericolose forme di cospirazione. Ad essere messa sotto accusa è quindi quella stessa capacità cooperativa, relazionale e comunicativa che sta alla base delle forme di produzione contemporanee.
Per combattere adeguatamente i nuovi dispositivo di controllo è necessario comprenderle, cogliendo anche i punti di discontinuità con le rappresentazioni classiche della repressione. Laddove l’espressione moltitudinaria e le lotte del lavoro vivo hanno messo in crisi le forme tradizionali di governo, pena e disciplinamento, queste sono costrette a riconfigurarsi.
Il nuovo scenario, cioè il mutamento del sistema penale all’interno dei processi di governance, non è né meglio né peggio di quello precedente: è semplicemente differente. Le misure del controllo preventivo, che si nutrono della costruzione della figura del “socialmente pericoloso”, intervengono per tentare di rispondere alla forza dei movimenti, alla ricchezza dell’autorganizzazione e alle possibilità di liberazione della cooperazione sociale.
Se un arco garantista esiste, è proprio qua che deve intervenire: non solo a fronte delle eclatanti e spettacolari operazioni di carcerazione, non solo contro le folli condanne che si accumulano su chi dissente, ma anche per garantire l’agibilità politica degli attivisti. È questa che il paradigma della prevenzione vuole innanzitutto colpire. Da parte nostra, saremo per le strade di Cosenza sabato 2 febbraio, portando quella stessa determinazione che ci ha accompagnato a Genova insieme ad altre 100.000 persone. Soprattutto, continueremo con la gioia di sempre i nostri percorsi nelle università e con i precari, nei centri sociali e nella costruzione di spazio pubblico, contro la guerra e i dispositivi securitari. Perché è la continuazione dei processi di liberazione l’unico modo per lottare contro i processi costruiti sui teoremi.

COMUNICATO DEL CPA FIRENZE SUD SU COSENZA E FIRENZE..

Inviato da autonomix | 30 Gen, 2008

AGGRAVANTE POLITICA E PUNIZIONE COLLETTIVA UNA SENTENZA VERGOGNOSA PER CHI HA MANIFESTATO CONTRO LA GUERRA DEL 1999 CONTRO LA JUGOSLAVIA 7 ANNI!!!!!!! di condanna a testa per tutti e tredici gli imputati del movimento fiorentino nel processo per le cariche della polizia sotto il Consolato degli Stati Uniti, in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base del 13.05.99 contro la guerra della NATO e di D’Alema in Jugoslavia. Ben oltre le stesse pesantissime richieste del PM (dai 4 ai 5 anni). Quel giorno il corteo fu caricato duramente sotto il Consolato, con 5 feriti, e ne seguì una giornata di mobilitazione con l’occupazione della sede dei DS. A distanza di 9 anni con l’unica accusa di RESISTENZA AGGRAVATA a pubblico ufficiale, vengono condannati a 7 anni tutti i compagni. L’unica AGGRAVANTE è, con lampante evidenza, quella POLITICA; avere manifestato e continuare a manifestare oggi come ieri contro la guerra, la repressione, a fianco dei lavoratori, per l’ambiente, per la giustizia sociale. E la PUNIZIONE è infatti COLLETTIVA, rivolta a chi continua a praticare politica, conflitto e partecipazione. Verso un movimento che a Firenze non si può ricondurre alle solite compatibilità e che ha saputo esprimere nelle sue varie forme e componenti una radicalità ed un’autonomia che evidentemente fanno paura. Si parla tanto dei vari allarmi sicurezza, del pericolo immigrati, ma la vera EMERGENZA oggi è quella DEMOCRATICA. L’emergenza di chi si ritrova sotto inchiesta e condannato per avere fatto politica, per essersi opposto alla guerra. La vera emergenza è la nostra sicurezza: la sicurezza di non morire sul posto di lavoro, di avere un lavoro vero ed una casa dignitosa. Ma a questa emergenza si può rispondere solo con tribunali e condanne esemplari. Condanne come questa che vanno anche oltre qualsiasi previsione ed anche ragionevolezza. Questa sentenza, sia chiaro, parla a tutti e tutte noi che da anni ci battiamo per un sistema migliore. Non ci sono spazi per un’opposizione sociale e politica in questo paese. E non si creda che sono/siamo i soliti cattivi ad essere condannati. Ad essere condannata è la politica che non accetta di farsi rinchiudere, che continua a farsi sentire, ed in questo senso oggi più che mai siamo tutti coinvolti. Passando dalle condanne di Genova a quelle degli antifascisti di Milano, da Firenze a Cosenza, dalle 9.000 persone coinvolte in procedimenti giudiziari dal 2000 ad oggi, alle decine di inchieste per associazione, di fronte a questa EMERGENZA non ci sono spazi di ambiguità: bisogna schierarsi e chiaramente a fianco di tutti i compagni coinvolti in inchieste e processi. Se la repressione vuole dividere la solidarietà deve unire. Come realtà fiorentine esprimiamo la massima solidarietà ad i 13 compagni con la sicurezza che mai verranno lasciati soli e rilanciamo con forza una mobilitazione cittadina e nazionale contro queste vergognose sentenze e per tutti gli altri processi.

Sabato 2 febbraio manifestazione a Cosenza

Sabato 9 febbraio manifestazione a Bologna

GENOVA-COSENZA-FIRENZE GUERRE, TRIBUNALI E CONDANNE NON FERMERANNO LE NOSTRE LOTTE CONTRO LA REPRESSIONE NON UN PASSO INDIETRO

Cantiere Sociale K100fuegos, Cpa Firenze Sud, , Voci dalla Macchia, Rete Collettivi Studenti medi fiorentini, Collettivo Politico di Scienze Politiche, Collettivo FuoriLOGO di Economia

COSENZA PER NOI..IL 2 FEBBRAIO..

Inviato da autonomix | 30 Gen, 2008

In questi giorni sta per concludersi a Cosenza un processo molto simile a quello appena terminato a Genova. Anche in questo caso un gruppo di persone, appartenenti al “Sud Ribelle”, si trova di fronte ad accuse gravissime: "sovvertire violentemente l'ordine economico costituito nello stato" per aver partecipato alle grandi manifestazioni in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.

Non che sovvertire con qualsiasi mezzo necessario l'ordine economico costituito nello stato sia di per sé un fatto gravissimo, anzi ci sembra essere l’unico obiettivo sensato per ogni sfruttato. Il problema è che gravissime sono le pene previste. Infatti il pubblico ministero ha chiesto una cinquantina di anni carcere ed altri di libertà vigilata
Chi detiene il potere vuole continuare a tenerselo e per questo vorrebbe “regalare” anni ed anni di carcere a chi ha lottato, si è ribellato, ha manifestato irriducibile dignità. Per questo una serie di fatti specifici, avvenuti ad esempio durante le manifestazioni, sono stati gonfiati, inventati, estesi ad altri, trasformati in reati associativi, aggravati da termini che possano ricondurre ad un immaginario di guerra (quali la devastazione ed il saccheggio) in modo da moltiplicare la pena. Così, mentre l’unica guerra evidente, con bombardamenti o meno, è quella scatenata dal capitale per continuare ad opprimere, si prospetta un altro scenario di condanne per chi a questa guerra resiste.

Le risposte che si vorrebbero dare ai continui attacchi repressivi languono. Non è bastato l’esito del processo di Genova per sgombrare il campo dagli appelli grondanti di lezioni di democrazia, di sdegno per accuse risalenti al codice del periodo fascista, di richiami alla Costituzione, di paragoni con le avvenute promozioni dei torturatori in divisa: un’altra manifestazione con una lista chilometrica di adesioni, zeppa di partiti e di rappresentanti delle istituzioni, pesa come un macigno sul futuro di coloro che con partiti ed istituzioni non hanno nulla a che spartire, quelli che, ancora una volta, potrebbero essere i “cattivi” che pagano per tutti perché rivendicano in toto la radicalità delle azioni avvenute.

L’appello lanciato per indire la manifestazione di sabato 2 febbraio a Cosenza sottolinea che, per i fatti del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova, furono arrestate venti persone che erano state fra gli organizzatori del Forum Sociale Europeo di Firenze, “una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese”. Per definizione, dunque, queste persone dovrebbero rientrare fra i buoni. Se qualcuno non avesse contribuito all’organizzazione di importanti esperienze democratiche, al contrario, rientrerebbe per definizione tra i cattivi.

A noi non importa un fico di qualsiasi cosa abbiano organizzato nello specifico queste persone. Ci importa, caso mai, che durante la lunghissima storia che ha portato al processo contro il “Sud Ribelle” molti fra gli accusati abbiano già preso le distanze dai coimputati e che alcuni abbiano fatto carriera all’interno di partiti ed istituzioni. La discrepanza fra imputati eccellenti ed imputati “qualunque” si rivela, quindi, ancora più rilevante che nel processo di Genova.

Ci importa che ancora una volta non riesca il gioco che ha indicato Carlo come primo cattivo e dopo lo ha riabilitato perché le forze dell’ordine erano state più cattive, quello stesso gioco che ha poi additato i processati di Genova come “blocco nero” per poi scagionare la metà. Non è affatto una consolazione che Carlo ora sia un simbolo, che molti il 17 novembre pensassero di essere in piazza a Genova per manifestare solidarietà a tutti gli imputati, che un tribunale abbia riconosciuto le menzogne di qualche poliziotto o carabiniere. Il fatto è che Carlo è morto, che 10 persone dovranno affrontare un processo di appello per devastazione e saccheggio con una tremenda condanna alle spalle, che ancora nel napoletano o a Cagliari persone che non vogliono morire avvelenate siano state selvaggiamente picchiate da altri poliziotti o carabinieri.

In questa fase di involuzione di molte coscienze (sollecitate solo dalla salvaguardia degli interessi clericali) e di allarmismo sicuritario, tendente ad un’oggettiva fascistizzazione, che complicano l’esistenza di tutti coloro che vogliono continuare a lottare, stanno però intervenendo altrettanto oggettivi disastri economici ed ambientali che sempre più spesso determinano reazioni non solo rabbiose, ma organizzate e raccordate fra loro. Basti pensare alla TAV, agli inceneritori e le basi militari, ai posti di lavoro segnati da continue morti, a quanti supportano le rivolte e le fughe dai CPT dove vengono deportati gli immigrati che cercano scampo alla guerra e alla fame. Questo va letto in una possibile prospettiva di cambiamento dei rapporti di forza e deve essere pratica per una crescita comune che eviti i particolarismi e le alleanze puramente tattiche.
Ricominciamo quindi a gestire collettivamente e in un ottica di classe la storia di questi anni, non cediamo alle lusinghe di chi vorrebbe vederci imploranti a chiedere giustizia ai responsabili dell’ingiustizia: ci chiederebbero ben presto di implorare perdono.

Costruiamo ovunque momenti di informazione e solidarietà attiva con gli imputati del processo di Cosenza per dimostrare in modo palese la nostra determinazione nel continuare la lotta e per rivendicare i percorsi di ribellione allo stato di cose presenti: del resto che le masse scese nelle piazze di Napoli e Di Genova fossero storicamente nel giusto è dimostrato dalla realtà devastata che è sotto gli occhi di tutti nonché dalle squallide disavventure di un ceto politico dirigenziale, di qualsiasi colore o sfumatura, che chiede l’impunità per sé stesso comminando anni di galera a chi si ribella.

Spazio di documentazione Il Grimaldello - Genova

Vittoria
L'Avamposto degli Incompatibili
www.controappunto.org

PULLMAN E TRENI PER RAGGIUNGERE COSENZA IL 2 FEBBRAIO..

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008

PULLMAN E TRENI

Pullman

Da BARI - PULLMAN
Partenza sabato 2 febbraio - ore 6:30 - Largo Sorrentino Bari
Info: 333-8633876

Pullman

Da BENEVENTO

Partenza sabato 2 febbraio - ore 9:00 da Piazza Risorgimento
Info: 347-7088242 - 0824-51849
www.csadepistaggio.org; info@csadepistaggio.org

Pullman

Da CATANIA - PULLMAN
Partenza sabato 2 febbraio - ore 08:00 - Piazza Alcalà/Borsellino
Info prenotazioni: 328-6340528 - valeriogccatania@yahoo.it

Treno

Da NAPOLI - TRENO
Partenza sabato 2 febbraio
Appuntamento ore 8:00 in stazione. Partenza treno ore 8:50.
Biglietto: 10 euro
Per info e biglietti: 393-2122937 - 333-3360964

Pullman

Da PALERMO - PULLMAN
Partenza sabato 2 febbraio - ore 7:00 - Davanti l'ExCarcere (Via Mongitore)
Biglietto: 15 euro a/r
Info: 380-4286926 - excarcere@ecn.org

oppure

Partenza sabato 2 febbraio - ore 6.00 Stazione Notarbartolo
Contributo: 10 euro a/r (5 euro per studenti e disoccupati)
Info: 348/5968407

oppure

Partenza sabato 2 febbraio - ore 6.00 Stazione Notarbartolo
Contributo: 10 euro
Per le adesioni contattare i COBAS e chiedere di Roberto 091349192 c.cobassicilia@tin.it

Pullman

Da REGGIO CALABRIA - PULLMAN

Partenza sabato 2 febbraio - ore 10:30 - Al C.S.O.A. Cartella (Via Quarnaro, Gallico)
Biglietto 5 euro a/r (come contributo per il Coordinamento "Liberi Tutti")
Info: 349-7600750 - csoacartella@ecn.org

Pullman

Da ROMA - PULLMAN

Partenza sabato 2 febbraio ore 7:00 dal Verano (parcheggio di Via dello Scalo San Lorenzo)

Info:
06-70452452 (Sede Cobas, dalle 17:00 alle 20:00)
335-8191842 (Italo)
320-0855289 (Bartolo)
340-7030084 (Lorenzo)

Biglietto: 10 €

E' importante che le prenotazioni arrivino entro giovedi pomeriggio per garantire un adeguato numero di pullman, in modo che nessuno rimanga a piedi.
Al momento i pullman sono almeno 4/5.

daje roma daje tutt* a cosenza!

Pullman

Da SALERNO - PULLMAN
Partenza sabato 2 febbraio ore 9:30 - P.zza della Concordia

Info e prenotazioni: Giovani Comunisti 089-9951382
E-mail: info@gcsalerno.org - www.gcsalerno.org

Pullman

Da SENIGALLIA (AN) - PULLMAN
Partenza sabato 2 febbraio

Info e prenotazioni al Mezza Canaja
E-mail: mezzacanaja@yahoo.it

Pullman

Da TARANTO - PULLMAN

Partenza sabato 2 febbraio - ore 9:00 dalla Concattedrale
Prezzo indicativo del viaggio: 10 euro
Per contatti e adesioni: 099-4716012 (dopo le ore 20.00) - 389-5873684 - comitato.di.quartiere@email.it

TORINO: Le donne sospendono il consiglio regionale

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008
[TORINO] Le donne sospendono il consiglio regionale (INTERVISTA)


TORINO, 29 GENNAIO 2008 - Un gruppo di donne del movimento torinese ha interrotto questa mattina i lavori del Consiglio regionale del Piemonte, convocato in seduta straordinaria. La seduta era stata richiesta dall'opposizione (di centro destra) per presentare una richiesta di modifica alla legge 194 relativa alle interruzioni di gravidanza, in particolare per la parte che riguarda la regolamentazione dell’aborto terapeutico. La proposta nasce sulla scia di quanto già successo in Lombardia dove la regione è riuscita a far passare una sostanziale modifica al regolamento inerente gli aborti terapeutici, riducendo il termine ultimo da 24 settimane a 22. La mozione, presentata stamattina a Torino da alcuni consiglieri del centro destra rappresenta un attacco su scala locale facente parte di una più vasta iniziativa politica e mediatica che, a vari livelli sta tenendo sotto assedio la 194 e i diritti delle donne in generale. Dalle farneticazioni del papa, di Ruini e di tutte le autorità Vaticane sulla famiglia naturale, fino alla richiesta di "moratoria sulla pena d'aborto", proposta dal servile e opportunista Giuliano Ferrara, il mondo cattolico sembra compatto per prendere di petto la questione aborto e riportare la donna al suo "ruolo naturale": quello di produrre figli. D'altronde come dice Ruini, "la donna è libera soltanto nella maternità".

Il tutto stava passando attraverso l'indifferenza o il tacito assenso del centrosinistra, troppo impegnato a raccattare briciole di voti cattolici per prendere una posizione forte sul diritto delle donne ad autodeterminarsi.Ma per fortuna c'è anche chi questi attacchi non li accetta passivamente e questa mattina un numeroso presidio di donne e uomini di ogni età si è formato davanti al palazzo della Regione; facce piene rabbia nel trovarsi di nuovo a dover difendere dei sacrosanti diritti, conquistati esattamente 30 anni fa con la lotta e che mai più si pensava potessero essere messi in discussione.
Dopo aver dato vita ad un presidio all'esterno del palazzo, una trentina di donne è entrata in aula lanciando slogan in favore della legge 194 e dell'autodeterminazione mentre un consigliere di Allenza Nazionale presentava la mozione E' stato lanciato del prezzemolo a ricordare che le donne non vogliono tornare a dover rischiare la vita per abortire in clandestinità; La digos è intervenuta per allontanare le "disturbatrici" ma le manifestanti sono comunque riuscite a far sospendere la discussione su questa vergognosa proposta. La contestazione, rivolta tanto al centrodestra, quanto all’indifferente centrosinistra, che, impegnato nella difesa di un cosiddetto dibattito civile e democratico, accetta e tollera che su questi temi si torni a discutere in maniera assolutamente strumentale e provocatoria. La protesta delle donne ha ottenuto di fatto che la seduta venisse sospesa e ancora una volta sono riuscite nell’intento di dimostrare che no n sono più disposte a sentire tutto questo insidioso chiacchiericcio sui loro diritti, ma vogliono prendere la parola per ribadire che nessuno può arrogarsi il diritto di legiferare sul loro corpo e sulla loro sessualità

>>> Ascolta l'intervista con Chiara


VOLANTINI:

COMUNICATO DEL CSA DEPISTAGGIO

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008
Non bastano 400mila tonnellate di rifiuti, una inchiesta per sversamento nella discarica di rifiuti non conformi a quanto prescritto dalla legge e dai regolamenti ed ordinanze relative alla discarica (autorizzata solo per fos e sovvalli), violazione delle procedure di ammissione dei rifiuti in discarica, disastro ambientale e inquinamento atmosferico e del suolo con lo sversamento di rifiuti pericolosi e no, determinando la creazione di ingenti quantità di percolato, non basta tutto questo per capire che questa provincia e questa regione non ne possono più.



Non ne possono più di un'emergenza diventata cronica, di imprese del nord che fanno affari per sversare i rifiuti tossici e nocivi in questa regione ed in questa provincia, di imprese che collezionano avvisi di garanzie, ma che continuano ad imperversare nella nostra regione facendo ancora affari d'oro, di super commissari, mini commissari, sotto commissari che con le loro ordinanze e il loro super piani colpiscono sempre le stesse zone, le stesse popolazioni, la stessa terra.

Tre Ponti come Pianura, come Acerra, come Villaricca ha già dato, ha già pagato il prezzo della devastazione ambientale, alla camorra, alla fibe, ai commissari e super commissari.

Sembra quasi surreale la situazione che si è venuta a creare con De Gennaro che "carica" verso Tre Ponti, mentre stava per partire la bonifica di un territorio martoriato nel giro di pochi mesi. E la cosa più assurda è che gli accordi di bonifica erano stati presi anche con la struttura commissariale che lo sceriffo oggi capeggia e con la Regione Campania oramai anch'essa in emergenza per l'emergenza.

Non si può più chiedere alla gente di Tre Ponti, di Pianura, di Villaricca, di Acerra di accettare altro sversamento, altri fanghi, percolati, rifiuti "tal quale", mentre qualche piccolo imprenditore del nord tenterà ancora, nell'emergenza, di smaltire qualche rifiuto tossico.

Non si può più chiedere perchè queste popolazioni, questi cittadini e questi territori hanno già pagato il prezzo dell'emergenza.

La nostra solidarietà e la nostra partecipazione ai presidi attivati in queste ore dalle popolazioni della Valle Caudina in lotta per la sopravvivenza del proprio territorio e per la tutela della loro salute.

Anche l'emergenza "monnezza" si risolve partendo dal basso, bisogna essere capaci di avviare seriamente la raccolta differenziata in quelle zone dove è praticamente inesistente, in quelle zone di questa martoriata regione dove gli enti locali, i comuni, le provincie latitano in questo senso e dove non c'è uno straccio di piano per la differenziata.


CENTRO SOCIALE DEPISTAGGIO

http://www.csadepistaggio.org
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