Livorno - Sulle perquisizioni

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008

Venerdi' 25 gennaio sono state effettuate dai Ros di Firenze ed ordinate dal pm Giuseppina Mione, 8 perquisizioni fra La Spezia, Pisa, Livorno e Roma.
Ai/alle perquisiti/e, alcuni ed alcune appartenenti all'area anarchica, il reato contestato e' tentato omicidio con aggravanti di terrorismo.

Durante le perquisizioni e' stato anche prelevato materiale utile a rilevare il DNA delle persone, in linea con il nuovo andazzo delle politiche repressive europee tese a creare una banca dati per schedare i detenuti ed in generale i ribelli sociali.

L'accusa e' quella di aver compiuto un attentato esplosivo contro la caserma della Folgore di Via Vannucci a Livorno nel settembre 2006. La caserma Vannucci e' un covo di assassini in divisa, che ammazzano e trucidano intere popolazioni, che invadono e distruggono territori, che hanno fatto le "missioni di pace" in Somalia, Jugoslavia, Afghanistan e sono in Iraq, che sono da sempre al soldo del potere per consertirne la riproduzione.

Come sempre si cerca di ribaltare le parti, ma tutti/e sappiamo chi sono i terroristi, chi incute terrore per mantenere lo stato delle cose, chi come in questo caso ha portato in carcere una persona del tutto estranea a qualsiasi attivita' politica, ma comunque refrattaria a questa vile societa', e chi invece vuole cambiare tutto questo.

Questa inchiesta non solo conferma l'attenzione da parte della magistratura e dei carabinieri verso quell'area che da sempre esprime dissenso, ma fa anche pensare ad una vera e propria crisi di astinenza a cui vanno incontro questi inquisitori se si perdono anche solo un'occasione di far sentire la loro pressione su chiunque si ribella e su chiunque dimostra a loro solidarieta'.

LIBERTA' PER VALENTINA!

LIBERTA' PER COSTA, DANIELE E FRNCESCO!

LIBERTA' PER TUTTI E TUTTE!

SOLIDARIETA' AGLI INDAGATI

Alcuni/e indagati/e e solidali

Padova - Bloccato magazzino della TNT Global Express

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008

Venerdì 25 gennaio i lavoratori che iniziavano il turno pomeridiano hanno avuto la sorpresa di trovare il magazzino della TNT di Limena totalmente svuotato e chiuso.
Nel chiedere spiegazioni ai responsabili della cooperativa Fast-coop Gesconet veniva loro consegnata una lettera che dichiarava la fine dell’appalto da parte di Fast-coop Gesconet con TNT a partire dal 28 gennaio.
La cooperativa e TNT, nel più completo spregio delle norme vigenti in materia di cambio d’appalto, hanno messo in atto una pesantissima rappresaglia contro tutti quei lavoratori che si sono autorganizzati al di fuori dei sindacati confederali per rivendicare i diritti più basilari.
Da meno di un anno i soci-lavoratori di Fast-coop si sono rivolti all’Adl per avviare un percorso di lotta per la conquista dei diritti lavorativi minimi e, non da meno, il rispetto da parte dei responsabili della cooperativa.
Questa azione di Gesconet e TNT mira esclusivamente ad azzerare i risultati ottenuti fin’ora.
Tutto avviene con la più assoluta complicità della FILT-CIGL, che, essendo non a caso a conoscenza di ciò che sarebbe accaduto, ha avuto il coraggio di giustificare il loro operato convocando il giorno seguente un’assemblea chiedendo ai lavoratori di "affrontare con maggiore serenità il futuro".
I lavoratori uniti hanno espresso la ferma volontà di rispondere a questa rappresaglia: dalle sei di questa mattina sono tutti davanti alla TNT per bloccare il lavoro degli impiegati del magazzino e chiedere che sia data garanzia del posto di lavoro per tutti .
"La lotta continuerà fino a quando non ci sarà la volontà da parte di TNT e Gesconet di ascoltare la voce dei lavoratori", dicono i lavoratori tessarti all’ADL.
La corrispondenza con Luca Trivellato - Adl Padova.
-  [ audio ]

Link
www.associazionedifesalavoratori.org

Grecia - Anarchici attaccano la polizia

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008

Atene - Nel fine settimana, in Grecia, una serie di attacchi contro la polizia sono stati messi in atto da gruppi anarchici. Nella notte di domenica una ventina di aggressori incappucciati hanno lanciato bottiglie molotov contro i poliziotti posti a guardia di alcuni uffici del Pasok (partito socialista all'opposizione). Non vi sono stati feriti e il gruppo si è disperso per le viuzze del centro di Atene.

Nella notte di sabato, circa dieci motociclisti a volto coperto, hanno colpito l'ingresso della stazione di polizia dell'area di Pefki, lanciando diverse bottiglie molotov, demolendo 4 volanti, 2 moto e danneggiando la facciata dell'edificio.

In entrambi casi alcuni testimoni affermano che gli aggressori intonassero slogan anarchici.

In Grecia, gruppi dell'area di sinistra portano avanti ripetutamente attacchi simili.

Il 12 gennaio, anonimi hanno distrutto 12 macchine nel centro di Atene.

fonte: infoshop.org - earthtimes.org

7 anni di galera per 13 compagni: a Firenze

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008
[FIRENZE] 7 anni di galera per i 13 compagni che si opposero alla "guerra umanitaria" del governo Prodi


Firenze, 29 gennaio 2008 - Era il maggio 1999, era del primo governo Prodi. Iniziava allora la triste moda delle "guerre umanitarie", pratica ripresa e continuata dal 2° esecutivo di centro-sinistra appena defunto.

Ieri il Tribunale di Firenze ha emesso la sentenza del processo che vede imputate 13 compagn* con l’accusa di resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale per fatti avvenuti il 13 maggio del 1999. Una sentenza pesantissima che condanna tutti gli imputati a 7 anni di reclusione.

I fatti acontestati, sono avvenuti durante un corteo nel 1999: a Firenze, come in molte altre parti d'italia, ci fu uno sciopero generale indetto dal sindacalismo di base contro la guerra nei balcani, sostenuta dall'allora governo D'Alema. Il corteo finì sotto il consolato americano dove la polizia caricò.

Sotto accusa il "diritto di resistenza".

>>> Ascolta l'intervista a Bruno Palladini, uno dei condannati (Movimento Antagonista Toscano)

>>> Guarda il video degli scontri

Qui di seguito il comunicato della Confederazione Cobas e del movimento Antagonista Toscano:

12 condanne a Firenze, come nella Grecia dei colonnelli

LA REALTA’ SUPERA SEMPRE LA FANTASIA

A FIRENZE COME NELLA GRECIA DEI COLONNELLI

13 CONDANNE A SETTE ANNI PER RESISTENZA!

Il Tribunale di Firenze ha deciso di abolire ogni unità di misura ed ha condannato a sette anni di reclusione i tredici imputati per gli incidenti al Consolato USA del 13 maggio 1999 in occasione dello sciopero/manifestazione indetto dal sindacalismo di base contro la partecipazione dell’Italia alla guerra nei Balcani.

Sette anni per aver preso un sacco di legnate a mani nude. Sette anni a conferma che nella società contemporanea non c’è più misura. Nello sfruttamento come nelle sentenze dei tribunali. Sette anni vengono dati per omicidio (con le attenuanti). Cinque per banda armata. Qualche manciata di mesi per stupro, nulla per gli omicidi sul lavoro. Non parliamo della signora Dini e dei suoi traffici internazionali finiti con una pena abbondantemente sotto l’indulto.

Questi giudici ci fanno tornare in mente i colonnelli greci e lo Shakespeare di “Misura per misura”: viviamo la nostra contemporaneità nella svalutazione dei valori, dunque il dramma è quanto mai attuale..

La Magistratura interpreta la crisi verticale della rappresentanza politica, quella società dello spettacolo andata in onda anche pochi giorni fa al Senato, e della sua incapacità di controllare spinte e conflitti sociali.

Non si deve manifestare, tanto meno contro la guerra. E poi, se al governo c’è il centrosinistra è ancora più grave, viene meno ogni “giustificazione politica”.

E’ il trend giudiziario di Genova e di Cosenza. E’ l’altra faccia del delirio securitario che vuole incarcerare tutti i romeni che scappano dalla Romania a causa dei “nostri” imprenditori arrivati a sfruttare la forza lavoro locale per 80 euro al mese.

A Firenze c’è la mano precisa dei DS in questa sentenza. Dopo aver riesumato le ordinanze (1933) del Podestà per deportare i lavavetri, hanno dichiarato la guerra ai poveri colpevoli di avere cattiva incidenza sul turismo – come se Firenze non fosse una città internazionale e cosmopolita. Ed ora indicano nelle case occupate, nei richiedenti asilo che esodano dalle guerre il prossimo nemico da colpire.

La città va affidata a guardie pretoriane che devono esercitare il controllo assoluto non solo sui movimenti, ma sui corpi e sulle menti, perchè cresce la marea dei senza reddito, senza casa, senza cittadinanza e che devono rimanere anche senza voce.

Queste sentenze vogliono sancire lo slittamento del conflitto sociale all’interno della normativa penale. Imputate/i capri espiatori, diversificati per provenienza ed estrazione, per poter esercitare su di loro una giustizia altrettanto diversificata. Per sperimentare la tenuta di "nuovi" reati, quali devastazione e saccheggio, mantenendo i "vecchi" resistenza e danneggiamento.

Daremo vita ad una campagna nazionale su questa sentenza capace di coinvolgere tutto quanto si muove nella società italiana PER DEMOLIRE QUESTA E LE ALTRE SENTENZE.

RICORDIAMO I FATTI

Il 13 maggio 1999 lo sciopero delle organizzazioni di base fu un grande successo (a Firenze 3.000 in piazza). Lo sciopero dimostrò la possibilità di lottare contro la guerra NATO nei Balcani, guerra sostenuta dal governo di allora, guidato da D’Alema, e definita da CGIL-CISL-UIL “una contingente necessità”. A corteo concluso davanti al Consolato Americano partirono, senza preavviso, durissime cariche poliziesche: candelotti sparati ad altezza d’uomo, 5 manifestanti costretti alle cure ospedaliere, mentre tanti altri contusi evitarono gli ospedali. L’atteggiamento delle forze dell’ordine fu conseguente alla circolare D’Alema-Iervolino ("perché non vengano tollerate manifestazioni contro basi militari e sedi governative"). Un paese in guerra adegua il comportamento della propria polizia alla situazione bellica. Un video mostrò l’esatta dinamica delle cariche - video ripetutamente fatto vedere dalla trasmissione “Striscia la notizia”, anche, strumentalmente, nei confronti del centrosinistra al governo.

Già le richieste del pubblico ministero apparivano SURREALI: dai 4 ai 5 anni per "resistenza a pubblico ufficiale".

La sentenza dimostra che la realtà supera sempre la fantasia.

MA NON FINISCE QUI!

Movimento Antagonista Toscano – Confederazione Cobas

BLOCCATA LA FERROVIA NAPOLI ROMA...

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008
 

Rifiuti, bloccata ferrovia Napoli-Roma
De Gennaro: "Ho bisogno di soldi"

Il commissario straordinario: "Sto lavorando, ma ci sono delle valutazioni di budget da fare"


<B>Rifiuti, bloccata ferrovia Napoli-Roma<br>De Gennaro: "Ho bisogno di soldi"</B>

Proteste a Melito contro l'emergenza rifiuti

NAPOLI - In Campania nuovi blocchi e proteste, mentre il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti fa capire di essere a corto di risorse. "Sicuramente ho bisogno di soldi per questa emergenza", ha detto De Gennaro nel corso dell'audizione davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. "Ho dei contatti - ha spiegato - con il nostro ambasciatore a Berlino, che ha in programma una serie di incontri con alcuni imprenditori locali ma ci sono delle valutazioni di budget da fare".

Nuova giornata di tensione per l'emergenza rifiuti in Campania. A Giugliano (Napoli) alcune decine di persone bloccano da questa mattina i binari della stazione sulla tratta Napoli-Roma. Nel vicino comune di Villaricca, invece, 20 manifestanti presidiano l'ingresso della discarica individuata nel piano del commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania Gianni De Gennaro. Cittadini in allerta anche a Napoli, nella Municipalità di Poggioreale: in 40 stanno assistendo al consiglio municipale in corso per conoscere le sorti del sito dell'ex manifattura tabacchi a Gianturco.

A Giugliano le ferrovie hanno istituito servizi di autobus sostitutivi tra Villa Literno e Campi Flegrei e due Eurostar sono stati deviati via Aversa- Napoli centrale.

A Marigliano circa 200 persone hanno bloccato la statale 7 bis Nola-Pomigliano D'Arco, mentre altri duecento manifestanti presidiano il sito. Si sono registrati anche momenti di tensione: i manifestanti si sono scontrati con le forze dell'ordine e un bambino di 8 anni è rimasto contuso insieme ad una decina di altre persone. L'incidente è avvenuto al sit-in davanti alla discarica in cui i dimostranti impedivano l'accesso alle ruspe nell'area.

Le violenze sono state denunciate dal capogruppo dell'Udeur al Senato, Tommaso Barbato, che in una nota ha detto di essere stato spettatore diretto questa mattina dell'episodio: "Ho visto bambini portati in ospedale dai loro genitori - è la sua denuncia - per farsi medicare e perfino una donna incinta bastonata senza pietà. Questa non è più democrazia: siamo di fronte a una vera e propria attività repressiva degna della più bieca dittatura. E' forse con la guerriglia che il supercommissario De Gennaro pensa di porre fine all'emergenza rifiuti?".

Ad Ariano Arpino, nell'avellinese, molta altra gente è scesa in piazza contro la riapertura della discarica di Difesa Grande. Circa diecimila i manifestanti guidati dal sindaco Domenico Gambacorta, dai consiglieri comunali e dai rappresentanti di tutte le forze politiche.

Sul fronte della raccolta, su richiesta della commissione straordinaria l'esercito ha rimosso oltre 30 tonnellate di rifiuti dalle strade di Crispano (Napoli). La zona maggiormente interessata dall'intervento l'area circostante a via Cancello, ma durante la notte nel napoletano si sono avuti una cinquantina di roghi di immondizia. I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte per spegnerli: le zone maggiormente interessate sono state il vesuviano, l'area flegrea e l'hinterland nord.

CORTEO NAZIONALE A COSENZA IL 2 FEBBRAIO..

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008
[2 febbraio - Corteo nazionale a Cosenza per il Sud Ribelle] Siamo tutti sovversivi! Contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale!


Il processo alla Rete meridionale del Sud Ribelle ha un forte legame con le giornate del G8 di Genova 2001, un filo rosso che in diverse occasioni emerge lampante agli occhi di chi assiste a questo ennesimo attacco repressivo e politico contro il movimento. Innanzitutto le fonti delle imputazioni che vengono addossate a compagni e compagne del Sud Ribelle risalgono anche loro, come per il reato di devastazione e saccheggio del processo genovese, al codice Rocco dell'epoca fascista: devastazione e saccheggio, associazione sovversiva. E Genova è anche il campo sul quale la magistratura cosentina ha cercato le prove per incastrare il movimento, imputando anche alla Rete del Sud Ribelle la regia degli scontri al G8 di Genova e al Global Forum di Napoli, sostenendo la presunta pianificazione del conflitto ai summit internazionali e la successiva opera di devastazione da parte dei compagn*.
Ma al di la delle rassomiglianze o delle sfaccettature comuni, a monte vi è il chiaro tentativo di criminalizzare le lotte sociali e politiche del nostro paese, e per di più farlo in un territorio come quello meridionale pieno di difficoltà e contraddizioni, all'interno del quale l'esperienza del Sud Ribelle rappresenta una delle pagine più belle e significative scritte dal movimento in questi ultimi anni.

La Rete meridionale del Sud Ribelle

Dopo decenni di silenzio e rassegnazione il Sud Ribelle è lo scossa che corre lungo tutto il territorio del Sud Italia, imbastendo ed organizzando una straordinaria serie di lotte autonome, nonostante tutte le differenze dei soggetti che lo compongono, dai centri sociali ai sindacati di base, dai comitati in difesa dell'ambiente agli operai in lotta. Le primordiali uscite del nascente Sud Ribelle aggregano giovani e lasciano basiti tutti i vari poltronai ammuffiti sul loro secolare potere, che sia questo di stampo statale o 'ndranghetista, i quali molto soventemente sono la stessa cosa.
Il primo campo di prova è il Global Forum di Napoli del maggio 2001: cinquantamila persone in piazza arrivate da tutte le parti del meridione, ognuno con le proprie parole d'ordine e rivendicazioni, ma tutte unite dal desiderio di opporsi al teatrino dei capi di Stato riuniti a Palazzo Reale, in piazza Plebiscito. Il corteo viene ripetutamente attaccato dalle forze dell'ordine, alle quali il movimento risponde facendo resistenza: nascono duri scontri con la polizia, la forza e la determinazione del movimento lasciano prefigurare quello che sarà Genova. Cariche, botte da orbi, poi la mattanza alla caserma Raniero, dove centinaia di compagn* subiscono le infamie delle forze dell'ordine. L'esperienza del Global Forum di Napoli scoperchia l'esigenza di un coordinamento del movimento ed impone il bisogno di una piattaforma comune sulle istanze che arrivano dal Sud: nasce la Rete meridionale del Sud Ribelle. Sud Ribelle che, nell'attesa di Genova, mette in campo una serie innumerevole di iniziative che vanno a mettere in risalto le problematiche meridionali: la militarizzazione dei territori, la devastazione dei territori, la mafia collusa con partiti e istituzioni, la precarietà lavorativa e la disoccupazione. A Genova, nelle giornate del luglio 2001, il movimento del Sud Ribelle arriva unito ed organizzato, nonostante la sfilacciatura mossa da alcuni suoi soggetti interni, ma ciò non gli impedisce di esser anche qui parte di una ribellione collettiva che si scontra ancora una volta con la violenza delle forze dell'ordine. La storia della Rete meridionale del Sud Ribelle non finisce a Genova, continua con nuove lotte e battaglie sul proprio territorio nonostante il progressivo esaurimento della forza e dell'unitarietà con cui qualche mese addietro si era costituito; fino agli arresti del 15 novembre 2002.
L'operazione "Sud Ribelle" doveva partire nei giorni del Social Forum a Firenze, ma viene rinviata a qualche giorno più tardi (..): Napoli, Cosenza, Taranto, Reggio Calabria, Vibo Valenzia sono le città investite dalla furia dei reparti speciali dei Ros e dei Gom; perquisizioni ed arresti rivoltano le case dei compagn*. 20 arresti, 5 arresti domiciliari, 43 indagati. Accusa: associazione sovversiva.
I compagn* finiscono nei carceri speciali, nei figli della gogna pubblica, dell'isolamento e della privazione. Il giorno dopo, in tutt'Italia, si scatena una solidarietà enorme, tra scuole occupate cortei e blocchi stradali: 3000 persone a Firenze, 15000 a Napoli, 30000 a Roma, 1000 a Palermo, 3000 a Milano, 4000 a Taranto. Solidarietà che travalica i confini del movimento, arrivando anche da personaggi pubblici, politici e vasti strati della società. E solo qualche giorno più tardi, il 23 novembre, la piazza di Cosenza si riempe di un corteo con oltre centomila presenze provenienti da tutt'Italia: siamo tutti sovversivi, queste le parole d'ordine.

per approfondire: www.sciroccorosso.org






Il processo al Sud Ribelle: il teorema Fiordalisi

La vera radice dell'inchiesta "Sud Ribelle" risale ancor prima di Napoli Genova e tutte le mobilitazioni che le precedettero o seguirono, ed assume sembianze inverosibili fittizie, oltre che deliranti: nel 2000 vengono recapitati in diversi stabilimenti Zanussi, tra cui in uno a Rende, in provincia di Cosenza, una serie di documenti a firma dei Nipr (Nuclei di iniziativa proletaria e rivoluzionaria), si dice sigla del movimento anarchico, che vengono però additati, dai servizi di sicurezza, all'area antagonista, indicando genericamente la frangia dei centri sociali, degli ultras e dei collettivi universitari come luogo in cui cercare i responsabili.
Il fascicolo accusatorio, coadiuvato dalla digos di Napoli Cosenza Taranto e Genova, viene respinto dalle Procure di Genova, Venezia, Napoli, Taranto e Torino, e invece accolto dalla procura di Cosenza, nella persona del pubblico ministero Domenico Fiordalisi: in un faldone di 359 pagine, l'accusa è pesantissima, i compagn* sono tutti accusati di essere parte di un'associazione sovversiva denominata "Rete meridionale del Sud Ribelle", costituita formalmente a Cosenza il 19 maggio del 2001, di ritorno da Napoli.. i gruppi antagonisti del meridione, secondo l'accusa, guadagnatosi questa l'appellativo di "teorema Fiordalisi", si sarebbero uniti con l'obiettivo di "turbare l'esecuzione delle funzioni del governo italiano, sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito nel nostro Stato, sopprimere la globalizzazione dei mercati economici, alterare l'ordinamento del mercato del lavoro". Tutto si riassume nell'accusa di propaganda ed associazione sovversiva, reati le cui pene ammontano dai 12 ai 15 anni di carcere. Tutta l'argomentazione accusatoria si "regge" sulla tesi dell'associazione d'intenti, dato che le presunte prove consistono solamente in intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e controlli di siti internet, indizi spesso raccolti fuori dalla procura inquirente e con la massima discrezionalità delle forze dell'ordine..
Il 2 dicembre 2002, dopo diciassette giorni nei carceri speciali di Trani, Latina e Viterbo, tutti i compagn* vengono scarcerati dal tribunale della libertà di Catanzaro: la sentenza demolisce le fondamenta dell'impianto accusatorio, "il dissenso non è reato". Il pm Fiordalisi insiste nella sua opera: richiede la carcerazione per tutti, ottiene l'obbligo di firma per tre degli imputati. Il processo, iniziato due anni più tardi, il 2 dicembre 2004, parte con un numero degli imputati nettamente sfoltito: sono 13 i compagn* rinviati a giudizio.
Il 24 gennaio 2008, il pm Fiordalisi, ha chiesto 50 anni per i compagn* sotto processo, con richieste di pena che arrivano fino ai 6 anni di carcere: richieste sicuramente minori rispetto ai decenni paventati, ma che vedono alcontempo confermato l'assurdo impianto accusatorio che insiste sulla sovversione..

Ascolta/scarica l'intervista con Fraticello, attivista di Supporto Legale

>> Il comunicato stampa sulla sentenza di Liberi Tutti

per aggiornamenti e informazioni sul processo: www.supportolegale.org





2 febbraio: contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale

Appello per il corteo del Coordinamento LiberiTutti:

Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese.
La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.
Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto "sovvertire violentemente l'ordine economico costituito nello stato" per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.
Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 24 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza.
Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di "devastazione e saccheggio".
Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell'ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra.
Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L'omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime.
Ancora una volta c'è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche - nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un "un altro mondo possibile".
Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L'attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese.
Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l'iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.
Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa.
Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.
E' tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d'Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città.
Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraio per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili.

Difendiamo il diritto a voler cambiare il mondo
Coordinamento LiberiTutti


Le adesioni collettive e individuali vanno inviate a: liberitutti@inventati.org

Il corteo del 2 febbraio a Cosenza assume una valenza importante, potrebbe infatti anche questo processo creare un precedente pericoloso che se vogliamo può esser letto come ancor più minaccioso rispetto al passato: oltre che minare la libertà di movimento, di espressione conflittuale, insidia la libertà di pensiero e parola, dato che il perno di tutta la costruzione accusatoria si basa esclusivamente su reati di opinione ed associazione.
Ancor prima di scendere per le strade, l'organizzazione di riunioni o coordinamenti, la scrittura di volantini o articoli, la gestione di portali internet o l'intervento con un microfono, potrebbero essere tacciati di propaganda e associazione sovversiva, andando a ledere i più banali dei diritti immortalati dentro una Costituzione di cui, con la ricorrenza del suo anniversario, quest'anno, si elogia la "grandezza" con spot pubblicitari e manifesti appesi per le strade, quando poi dalla realtà della giustizia italiana emerge l'impostazione classista anche di questa, oltre che il "perimetro della contestazione" da cui non si deve uscire, in una logica in cui pacificazione sociale e criminalizzazione delle insorgenze son le direttive da seguire.
Il corteo nazionale di Cosenza prende allora l'importanza di cui si diceva sopra, non chiedendo diritti da sindacatino o associazione di cittadinanza, ma rivendicando una giustizia sociale che non è quella dei tribunali, esigendo quelle libertà troppo sottilmente messe in discussione, esplicitando l'opposizione ad un sistema che sa essere garantista solo con chi ha la posizione ed il privilegio di usufruirne, bollando chi non è d'accordo come sovversivo.

Ascolta/scarica l'intervista con Francesco Cirillo, imputato nel processo del Sud Ribelle

per info: www.cosenza2febbraio.org



Radio Ciroma, la voce del Sud Ribelle


Radio Ciroma nasce sul finire degli anni ottanta, a Cosenza, intorno alla figura di Franco Piperno, cofondatore di Potere Operaio prima ed Autonomia Operaia dopo, di ritorno dall'esilio canadese e francese. Ciroma in dialetto calabrese significa casino misto a caos, indica le adunate di piazze, ha un riferimento molto popolare. Radio Ciroma si occupa soprattutto di sud Italia, della Calabria; è stata anche lei parte dell'esperienza del Sud Ribelle, emergendo come la voce del movimento, lo strumento su cui sono convenute le tante istanze storie lotte.
Radio Ciroma seguirà ancora una volta il processo al Sud Ribelle, come sempre ha fatto: è oramai da settimane che dedica quotidianamente spazio all'approfondimento ed alla riflessione sul movimento meridionale, seguendo in presa diretta tutte le tappe di avvicinamento al 2 febbraio, giorno in cui sarà ancora al fianco del Sud Ribelle con una diretta continua dal corteo cosentino.

Ascolta/scarica l'intervista con Francesco Febbraio, redattore di Radio Ciroma

(registrata prima della sentenza pronunciata il 24 gennaio)

per ascoltare la diretta del corteo: www.ciroma.org


Palermo: verso il corteo di Cosenza

Nel pomeriggio di mercoledì 16 gennaio, al Palazzo delle Aquile di Palermo, il csoa ExKarcere ed il Collettivo Universitario Autonomo hanno organizzato un'assemblea cittadina in preparazione del corteo nazionale di Cosenza, dal titolo "Da Genova a Cosenza : nell'era del pacchetto sicurezza e della repressione dei movimenti sociali". Sono intervenuti Francesco Cirillo, imputato nel processo del Sud Ribelle, Fulvio Vassallo Paleologo, docente dell'universita' di Palermo, Francesco Noto di Supporto Legale, oltre che i compagni e le compagne del csoa ExKarcere.
Si è ripreso il filo attinente al discorso del Sud Ribelle, movimento con cui il csoa ExKarcere di Palermo ha effettuato il suo battesimo di fuoco (l'occupazione risale a 2001). Quindi la scadenza di febbraio ha quel valore in più, in primis per il contesto meridionale in cui il Sud Ribelle si è sviluppato, oltre che per l'esser stato parte della Rete meridionale, ma anche per un desiderio di rivendicazione e libertà rispetto a quello che è stato.
In direzione di Cosenza è stato organizzato un pullman che partirà da Palermo, il 2 febbraio, alle 7 del mattino, davanti al centro sociale, in via Mongitore.

Ascolta/scarica l'intervista con Gaetano, militante del csoa ExKarcere

per info: isole.ecn.org/excarcere


Torino, Bologna: i processi non ci fermano!

Venerdì 25 e sabato 26 gennaio i compagni del Cpoa Rialzo di Cosenza e Antonino Campenni, imputato nel processo del Sud Ribelle, sono stati di casa al csoa Askatasuna di Torino e al Laboratorio Crash di Bologna, dove hanno presentato il corteo del 2 febbraio a Cosenza, riallacciandosi con la storia della Rete meridionale e ripercorrendo le tappe del processo.
A seguire degli incontri vi è stata la proiezione del video "La nuova inquisizione - l'inchiesta al Sud Ribelle", dvd il cui ricavo delle vendite viene destinato alle spese della segreteria legale che segue il processo.



Sito Internet: www.cosenza2febbraio.org

I RIFIUTI? METTIAMOLI NELLE BASI DI GUERRA..

Inviato da autonomix | 28 Gen, 2008

Al di là degli aspetti squisitamente tecnici, a cui tanto si appellano gli esponenti di una classe politica sempre più attaccata alle proprie poltrone e sempre più lontana dai reali bisogni delle classi sociali più basse, il nuovo protagonismo dal basso nelle lotte a Pianura e nelle altre città del napoletano presentano molti interessanti spunti di riflessione.
Innanzitutto non possiamo che esprimere il nostro più incondizionato appoggio e la nostra solidarietà a chi non è affatto intenzionato a svendere la propria terra e la propria salute ma ha deciso di opporsi con tutte le propri forze ad una speculazione sul problema rifiuti e sulla nocività.
Questa volta le viscide strategie mediatiche e governative hanno incontrato una resistenza popolare attiva e non incline al dialogo che non è caduta nella ormai rituale divisioni tra buoni e cattivi dovuta alle fantomatiche infiltrazioni di “no-global” e “professionisti della violenza vari” (ci chiediamo cosa sarebbe, invece, De Gennaro se non l'artefice delle vere e proprie mattanza a Genova nel 2001).
Si è creato un vero e proprio fronte che non è potuto passare inosservato come sarebbe successo in altre circostanze, lasciando inascoltati gli appelli di chi, ipocritamente, invitava alla calma.
Come al solito, ci schieriamo al fianco di chi non sceglie la passività e lotta autonomamente ed in maniera radicale per i suoi diritti e ci auguriamo che possa essere da esempio per altre situazioni analoghe dove la lotta rimane in parte ancora legata alle istituzioni ed alle loro promesse.

Centro Popolare Occupato Gramigna
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Padova, gennaio 2008

TUTTI A COSENZA IL 2 FEBBRAIO

Inviato da autonomix | 27 Gen, 2008

Cosenza, no global: a febbraio manifestazione nazionale


"Organizzare la partecipazione democratica in questo paese e' un diritto garantito dalla Costituzione. Riteniamo nostro dovere difenderlo". Lo afferma Raffaella Bolini, della presidenza nazionale Arci, commentando le richieste del pm Fiordalisi nell'ambito del processo, a Cosenza, contro appartenenti alla rete no global. "Sei anni di carcere con l'aggiunta di tre anni di liberta' vigilata sono le richieste del Pm Fiordalisi per Francesco Caruso, Luca Casarini, Francesco Cirillo accusati, insieme ad altri 10 attivisti di "associazione finalizzata a sovvertire l'ordine economico dello stato". Pene fino a tre anni per gli altri imputati. Il processo di Cosenza si avvia a conclusione - aggiunge l'esponente dell'Arci - nessun altro reato e' contestato agli imputati se non quello di essere stati fra gli organizzatori delle giornate di Genova e Napoli nel 2001. Nella requisitoria Fiordalisi ha portato come prova dell'impianto accusatorio, tra l'altro, la partecipazione degli imputati alle riunioni del Genoa Social Forum, a cui eravamo presenti in tanti e tante, in rappresentanza di associazioni, organizzazioni non governative e di terzo settore, sindacati e in cui abbiamo sempre lavorato insieme e per consenso. Domani nella Giornata Globale del Forum Sociale Mondiale saremo di nuovo in azione in tutto il mondo. Sara' una occasione importante - conclude la Bolini - per difendere la democrazia di questo paese, per esprimere solidarieta' agli imputati, e per invitare tutti a partecipare alla manifestazione nazionale che si terra' a Cosenza sabato 2 febbraio, il giorno prima della sentenza". (AGI)

Rifiuti, rimossi i blocchi a Marigliano

Inviato da autonomix | 27 Gen, 2008

<B>Rifiuti, rimossi i blocchi a Marigliano<br>Notte di roghi nel Napoletano</B>

Proteste contro l'apertura della discariche in Campania

NAPOLI - Oltre 80 interventi dei vigili del fuoco in 16 ore per spegnere le fiamme appiccate ai cumuli di spazzatura riversati per le strade di Napoli e provincia. La protesta per l'emergenza rifiuti non si placa, con numerose manifestazioni e blocchi stradali. Quello a Marigliano, in Campania, ha mobilitato per alcune ore un centinaio di persone che hanno bloccato l'asse 7 bis, che collega Nola a Villa Literno, nel tratto compreso fra Acerra e Nola; nel primo pomeriggio è stato rimosso, e anche la rampa d'accesso che conduce al centro commerciale Vulcano Buono e al polo distributivo Cis di Nola, bloccata a lungo, è stata liberata. I cittadini protestano contro la riapertura della discarica prevista dal piano del commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti.

Immonidizia data alle fiamme a Pianura, teatro nei giorni scorsi di violente proteste dopo l'annunciata riapertura della discarica. Roghi anche nei comuni di Mugnano, Giugliano e Casoria. E a San Giorgio a Cremano l'emergenza è così grave che diversi cittadini hanno segnalato difficoltà anche a prendere la propria auto, bloccata dai cumuli.

Ieri il super commissario De Gennaro si è incontrato con i rappresentanti politici di Benevento dove migliaia di persone hanno manifestato contro l'apertura della discarica Tre Ponti di Montesarchio. De Gennaro ha promesso verifiche alla discarica: "Non sono qui coi ministri, ma con tecnici che hanno a cuore la salute dei cittadini. Devo togliere l'immondizia dalle strade, e non posso vedere in tv le immagini dei bambini che vanno a scuola tra i rifiuti".

Ma la protesta non accenna a diminuire. Martedì sarà la volta di Ariano Irpino in provincia di Avellino dove l'intenzione di De Gennaro è quella di riaprire la discarica di Difesa Grande. Già montato un maxi-gazebo che sarà il quartier generale della protesta, dove "le sentinelle" vigileranno per evitare l'arrivo dei camion carichi di spazzatura.

Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino interviene dopo la veglia di preghiera officiata venerdì dal cardinale Crescenzio Sepe che ha chiesto l'intercessione di San Gennaro per risolvere l'emergenza rifiuti. "Ad ognuno il suo mestiere: il cardinale faccia il cardinale", dice il primo cittadino. Poi corregge: "Dichiarazioni carpite al volo: nessun attacco alla Chiesa".

Sepe ha pregato San Gennaro perché rimuova "i cumuli di peccato", parlando di città umiliata, scempio, egoismi e di rifiuti che sporcano mani e coscienze. "Abbi compassione della città". Tutto mentre il sangue del santo patrono restava immobile, solido dentro le ampolle, davanti a mille fedeli. Un presagio questo - per i credenti - di eventi nefasti. Come successe nel Seicento, l'anno del colera. Intanto, oggi il cardinale ha ricevuto De Gennaro per un lungo colloquio sull'emergenza.

Si avvicina un altro braccio di ferro, stavolta con la Ue, per la procedura d'infrazione contro l'Italia. È in agenda per domani un vertice tra le istituzioni italiane; mercoledì dovrebbe esprimersi Bruxelles.

Verso il 2 Febbraio a Cosenza: Comunicato stampa "liberitutti"

Inviato da autonomix | 27 Gen, 2008

La requisitoria esposta dal Pm Domenico Fiordalisi non apporta nessun elemento di novità. In aula, sostanzialmente, la solita minestra. Le intercettazioni ammesse dalla Corte, che rigetta la richiesta di inammissibilità avanzata dalla difesa, evidenziano solo ed esclusivamente delle ipotesi di reato, più che conclamare delle prove certe. Eppure un magistrato, che opera in nome della giustizia, dovrebbe produrre in sede processuale delle prove concrete più che delle congetture ovvero una procura, dovrebbe essere più accorta prima di accettare nella sua sede, dibattimenti basati su elementi del genere. E tutto questo, stante l’alto rispetto per gli organi giudicanti.

Ancora una volta il Pm fa riferimenti a questioni di attualità come <<… come quando numerosi dimostranti hanno recentemente attaccato le caserme della Polizia a Roma…>>, citando il Presidente della Repubblica Italiana, forse per darsi un tono che non ha mai avuto. Ma non si ferma qui: << Lo Stato, applicando la Legge difende, anche:

- i diritti dei cittadini a riunirsi ed a manifestare pacificamente;

- i diritti del movimento contro la globalizzazione, come di tutte le formazioni sociali, ad esprimere le proprie idee, anche con modalità forti, insolite e vivaci.

Proprio nel “movimento dei movimenti” confluiscono le realtà più disparate; tutte devono essere rispettate e tutelate.>>

E’ un passaggio che rispediamo “ai mittenti”, la suddivisione tra buoni e cattivi, per noi, non esiste. I 25 di Genova e i 13 di Cosenza non saranno i capri espiatori di tutto quel movimento che è arrivato compatto sino ai giorni degli arresti, al Social Forum di Firenze, e che oggi si è sciolto confluendo ed articolando le numerose lotte sociali sparse nel nostro paese.

Questo processo, costruito “sapientemente” dagli addetti ai lavori è sempre stato presentato all’opinione pubblica come una brillante operazione messa in atto da parte dello Stato, per fermare una pericolosa associazione capace di sovvertire violentemente le regole internazionali. Per cui, il quadro prospettato dai più, lasciava presagire pene molto più severe, che i 50 anni prospettati dal Fiordalisi, specie se consideriamo quelle che sono state le proposte di condanna per i 25 di Genova. L’impianto accusatorio, quindi ne esce indebolito, per come presentato in sede dibattimentale. Escludendo tatticismi giuridici di alto livello, ecco la prova che al suo impianto, non ci ha mai creduto neanche egli stesso.

Abbiamo sempre nutrito dei forti dubbi rispetto alla professionalità, tanto acclamata e messa in campo dagli organi preposti. Nell'inchiesta Fiordalisi, la ricostruzione del teorema, su un piano simbolico ci spossessa del nostro agire, come infilati tra un “frame” e l'altro da registi occulti. Nelle carte del dottor Fiordalisi, obiettivamente, fatichiamo a ritrovare elementi di realtà storico - politica, men che meno che di natura giuridica. I due anni di intercettazioni operati a danno degli imputati, pagati con i soldi della collettività, non hanno mai evidenziato strani comportamenti da parte degli imputati stessi. Invero, si pensa ad una cellula sovversiva, quando i componenti della stessa si riuniscono in posti segreti e lontano dagli occhi di tutti; quando, ai suoi componenti vengono ritrovate armi da fuoco, ed ancora, tutto ciò che l’immaginario collettivo pensa quale strumento atto a concretizzare le pericolose azioni volte a sovvertire violentemente l’ordine economico dello Stato. Nulla di tutto ciò. Addirittura alcune intercettazioni, messe agli atti come prove inconfutabili, come nel caso del compagno tarantino che intercettato al telefono proponeva <>, suscita quantomeno dell’ilarità. Se l’intento del compagno pugliese era “inequivocabilmente” quello di recarsi a Genova con delle armi da fuoco, come mai non c’è stata prevenzione da parte degli organi di polizia giudiziaria, tallonando per tutta la durata delle giornate del G8 l'imputato?

L’altro aspetto negativo riguarda sicuramente la procura cosentina. Alla stessa respingiamo le sue accuse perché viviamo in una terra dove le emergenze sono ben altre: corruzione e malaffare nella gestione dei soldi pubblici; una città disegnata da parte della Direzione Distrettuale Nazionale Antimafia come caveau della malavita organizzata; la totale assenza di verità giudiziarie sull'ultima guerra di mafia combattuta dopo il 2000 per la gestione degli appalti sull'edilizia; le numerose inchieste e l’impunità di cui hanno goduto poliziotti e carabinieri (rimasti ancora in servizio) per reati contro il patrimonio e presunti rapporti con le cosche. Questo e molto altro succede dalle nostre parti.

E’ in questo contesto che la procura di Cosenza, preferisce indirizzare le sue attività verso chi produce delle lotte sociali, invece che fermare chi attenta quotidianamente ai nostri diritti; impegnando, inutilmente, una intera Corte d’Assise per ben sei anni.

A questo punto, le pene, ci risultano pesantissime non solo perché basate sul nulla, ma anche perché prevedono oltre 26 anni di libertà vigilata per sospetta pericolosità sociale. Una forma di restrizione della libertà che comporta provvedimenti come l'obbligo di dimora o di firma, il ritiro della patente e del passaporto, tutti provvedimenti adoperati dalle procure per indebolire e rendere difficile l’azione politica portata avanti dai movimenti sociali. A conti fatti, così come sulle nostre vite è cascato il più classico dei castelli accusatori - vecchio vizietto della giustizia italiana -anche noi nel corso del tempo abbiamo maturato una nostra interpretazione di tutta la vicenda. E cioè che tramite questa operazione si voglia colpire e criminalizzare qualunque azione che si svolga al di fuori dello stretto reticolato disegnato a suon di repressione, dai prepotenti del mondo e dai signorotti locali, che credono di poter gestire indisturbati i loro sporchi affari - utilizzandoci come pedine funzionali - indispensabili alla realizzazione dei loro disegni delinquenziali. E dunque con questo impianto accusatorio, anche un solo minuto di carcere, ci risulta inaccettabile!

Per questi motivi il corteo del 2 febbraio, a Cosenza, diventa tappa fondamentale per tutti coloro che non solo sono stanchi del contesto in cui viviamo, ma che hanno ancora voglia di far emergere la propria dignità rispetto a chi offende le nostre intelligenze con accuse inaccettabili, distrugge i nostri territori, rende precarie le nostre vite e reprime le nostre lotte!

Cosenza, 26.01.2008

Coordinamento “Liberi tutti”
liberitutti@inventati.org - www.cosenza2febbraio.org

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