Militanti dell'MDT CALABRIA interrompono convegno di Bersani a Lamezia

Inviato da autonomix | 27 Nov, 2007

Oggi 26 Novembre 50 attivisti del Movimento per la Difesa del Territorio hanno compiuto un blitz di protesta al Centro Agro Alimentare di Lamezia Terme, dove si riunivano per un convegno sullo sviluppo della Calabria, Loiero Bersani e Fioroni. I 50 attivisti si sono disposti a macchia di leopardo e distanti l'uno dagli altri sulla platea dell'auditorium, e appena ha preso la parola il Ministro Bersani,hanno interrotto il convegno con Bandiere, cartelloni e fischi accusando il Ministro e l'attuale governo di prepotenza e strafottenza nei confronti della situazione della piana di Gioia Tauro( dove oltre a un inceneritore, un mega depuratore e una mega discarica, sono in fase di realizzazione il raddoppio dell'inceneritore,una centrale Turbogas e un mega eletrrodotto).L'azione è stata disposta in più momenti: i militanti a turno, in piccoli gruppetti, non hanno permesso al Ministro di prendere parola, creando sconpiglio e disordine nella sala. Ogni qual volta un singolo gruppo contestava il Ministro e veniva allontanato immediatamente, c'era un altro gruppo che lo contestava. Il parapiglia è durato una decina di minuti, fino a che non sono stati cacciati dalle forze del Dis(ordine) tutti i militanti dell'Mdt. Senza parlare dell'intervento del presidente della regione Loiero, inerente il livello d'istruzione in Calabria, completamnte sgrammaticato e palesamente privo di significato ed enfasi(CHISSA'CHI GLIEL'HA SCRITTO) Davanti l'auditorium,i militanti si sono riuniti per sensibilizzare e volantinare a tutti i partecipanti al convegno e ai numerosi giornalisti che si sono subito informati della situazione della Piana, e sono stati invitati ad aderire allo sciopero generale e alla manifestazione nazionale del 22 Dicembre a Gioia Tauro contro l'incenerimento dei rifiuti. All'uscita di Loiero altri fischi roboanrti, hanno accompagnato il Presidente lungo la strada del ritorno.

Alcuni compagni dell'Mdt

ASPETTANDO IL COMUNICATO UFFICIALE..
SAREMO IL 28 NOVEMBRE A LAUREANA DI BORRELLO A SEGUIRE IL PROF PAUL CONNET

22 DICEMBRE
SCIOPERO GENERALE DELLA PIANA CON CORTEO E MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO GLI INCENERITORI A GIOA TAURO

www.csoacartella.org
www.mdtcalabria.org
informazioneindipendente.noblogs.org

 

lunedì 26 novembre 2007 Un gruppo di persone aderenti al movimento per la difesa del territorio ha interrotto il ministro Pierluigi Bersani nel corso del suo intervento all'incontro sul tema dell'istruzione come motore dello sviluppo del Sud in corso a Lamezia Terme. Alla base della protesta, l'opposizione alla costruzione del nuovo inceneritore nella Piana di Gioia Tauro. Un dimostrante, mentre il Ministro stava intervenendo, ha esposto una bandiera con su scritto ''no inceneritore'' davanti al palco chiedendo l'interruzione della costruzione del nuovo inceneritore. Il ministro Bersani, invitando a stare calmi, ha fatto notare ai manifestanti che in Svezia il 40% dello smaltimento dei rifiuti viene effettuato con gli inceneritori. Quindi ha ascoltato le ragioni dei manifestanti che, nel frattempo, sono stati allontanati dalla sala del convegno dalle forze dell'ordine. Attualmente un gruppo di persone aderenti al movimento sta presidiando in maniera pacifica l'ingresso del centro agroalimentare di Lamezia. (ANSA)

 

LABORATORIO ANTIFASCISTA, SICURAMENTE ANTIFASCISTI

Inviato da autonomix | 25 Nov, 2007

 

 

Milano, 12 dicembre 1969: una bomba esplode nell'atrio della Banca dell'Agricoltura, in piazza Fontana. Sono le ore 16.37. I morti sono 16, i feriti 87. Dal 1969 al 1980 in Italia ci sono state una lunga serie di stragi - bombe assassine contro inermi innocenti - troppo spesso rimaste impunite. È stata chiamata "la strategia della tensione". Ciò che è confermato dalla Storia, prima ancora che dalle inchieste giudiziarie e da sentenze di tribunali e indagini parlamentari, sono le responsabilità di personaggi provenienti da un ambiente dove si incontrano generali golpisti, la crema del padronato italiano, eminenti rappresentanti delle alte sfere vaticane, esponenti dei servizi segreti e - in sordina, ma pronti come sempre a vendersi al miglior offerente - i protagonisti dell'estrema destra italiana, gli organizzatori della variegata area neo-fascista che sarà utilizzata come manovalanza nelle stragi e che in cambio dei propri servizi riceverà da parte di questo intreccio eversivo, coperture, finanziamenti e protezione. In un contesto storico di grave crisi sociale, le bombe servirono alle classi al potere per far montare il terrore nella società e applicare poi, sull'onda emotiva del risentimento popolare, politiche di reazione e intransigenza. All'epoca, vollero ricondurre al silenzio e al giogo il movimento operaio, le classi popolari, la sinistra extraparlamentare, i movimenti di emancipazione e gli studenti in lotta, continuando a garantire in tal modo profitti sempre più remunerativi al padronato, e consolidando infine i poteri più repressivi dello stato (Polizia e Carabinieri in testa).

 

Oggi come ieri, tra differenze e analogie L'Italia di oggi è più che mai un paese allo sbando sotto il profilo politico e morale. Il Vaticano impone allo stato italiano la sua posizione reazionaria su aborto, eutanasia, ruolo della donna, omosessualità e unioni civili, e contemporaneamente beatifica 500 tra preti e laici fascisti che sostennero il dittatore Francisco Franco ai tempi della guerra civile spagnola. La magistratura, che da un lato porta avanti richieste pesantissime nei confronti dei manifestanti che nel 2001 contestarono il vertice del G8, è incapace di portare alla luce le responsabilità delle cosiddette forze dell'ordine durante quelle assurde giornate che culminarono con l'assassinio di Carlo Giuliano da parte dei Carabinieri. E su tutto questo grava anche l'incapacità dell'attuale maggioranza di governo di votare all'unanimità l'apertura di un'inchiesta parlamentare sui fatti di Genova. La disoccupazione, il precariato diffuso, lo sfruttamento sempre più intenso, la mancanza di minime garanzie a tutela della salute, la totale di opportunità, la negazione di diritti primari come la casa, le disuguaglianze estreme, il malfunzionamento delle politiche sociali troppo spesso agite da clientelismo e da necessità elettorali, aggravano le contraddizioni sociali creando disagio, paura, egoismo. Contraddizioni acuite ancor più dal passaggio storico che l'Italia sta affrontando, il passaggio ad una società multiculturale. In migliaia arrivano portando con sé la propria cultura e i propri costumi, spesso la propria disperazione, in alcuni casi comportamenti sociali inaccettabili. Fuggono da guerre, fame, povertà. Aspirano all'emancipazione, ad una vita migliore. Arrivano senza la mediazione di politiche d'accoglienza che questo governo, così come quello di destra in passato, si è guardato bene dall'approntare, e si scontrano con il disagio già presente tra gli abitanti delle periferie e nel ceto medio precarizzato delle metropoli. Spesso soli, senza conoscere la lingua, isolati individualmente o all'interno delle proprie comunità di appartenenza, sfruttati dagli stessi che li hanno trasportati, sfruttati da quelli che li prenderanno per un lavoro, sfruttati dalla stampa alla quale forniscono gli _scoop_ più lucrosi, a volte sfruttati dai grandi imprenditori dei servizi sociali che si aggiudicano sulle loro spalle e quelle degli operatori, appalti milionari; sfruttati dalla politica che li usa come capro espiatorio. Milioni di persone si spostano nel mondo attraversando le asperità della natura e quelle della legge. Il terrore a suon di bombe" messo agli italiani ai tempi delle "stragi di Stato" si incute oggi attraverso l'urlo dei media sui reati degli immigrati. Anche se, a dir la verità, i dati contenuti nell'ultimo rapporto sulla criminalità redatto dal Ministero degli Interni, affermano chiaramente la riduzione sensibile dei reati minori (scippi, furti e rapine) negli ultimi anni e la percentuale esigua di immigrati in questi coinvolti. "Rumeni uguale assassini": questo il motivo dominante degli ultimi giorni di prime pagine e telegiornali. Le dichiarazioni del leader del PD Veltroni, le posizioni prese dai sindaci-sceriffo alla Cofferati contro baraccati e lavavetri, il pacchetto sicurezza votato all'unanimità dal Consiglio dei Ministri e il Decreto Legge del governo che concede il potere di espulsione immediata ai prefetti, producono già le prime conseguenze pratiche. Sgomberi di campi rom indiscriminati e di massa e le prime "spedizioni punitive" delle squadracce più o meno fomentate dalle innumerevoli formazioni di destra che agiscono ormai sul nostro territorio. Insomma, la "caccia alle streghe" è cominciata ancora una volta e subito c'è chi, come le formazioni neofasciste, la cavalca. Verso il 12 dicembre È per questo motivo che, in occasione della ricorrenza della strage di piazza Fontana, proponiamo a tutte le realtà sociali, così come lo scorso 14 luglio, di promuovere iniziative di controinformazione declinabili secondo modalità e forme autonome e a partire dai propri percorsi politici, che da una parte ricordino un frammento nascosto della storia d'Italia - quella delle vittime innocenti del terrorismo di Stato, delle responsabilità politiche e dei sicari - e che dall'altra riportino il ragionamento alla realtà odierna, rileggendo il presente alla luce della Storia. Sentiamo cioè la necessità di continuare a indagare quel "filo nero" che lega i protagonisti del neo-fascismo italiano di oggi alle stragi di ieri, contemplando al tempo stesso un'analisi attenta di quel contesto politico, economico e sociale che permette loro di muoversi indisturbati. Obiettivo ultimo di tali mobilitazioni continua voler e poter essere quell'arricchimento collettivo che genera ogni riflessione locale e generalizzata sul legame tra lotte sociali, territori e antifascismo. La proposta emersa dal Laboratorio Antifascista, quindi, è quella di partire dalle iniziative intorno al 12 dicembre per costruire una campagna politica e comunicativa che coinvolga tutte le realtà sociali in ogni parte d'Italia - e che contrasti e infine liquidi la politica dei "pacchetti sicurezza" che fascistizza i rapporti sociali, militarizza i territori e innesca derive razziste. È necessario più che mai affermare un'altra idea di "sicurezza":

quella di una vita dignitosa, di un lavoro senza sfruttamento e precarietà, di servizi pubblici efficienti e aperti a tutti. Principi e diritti materiali che contraddistinguono una società ospitale, inclusiva e giusta, e che garantiscano il funzionamento di vere politiche d'accoglienza, la sicurezza del diritto allo studio e alla casa. Al posto della Polizia in ogni quartiere e del controllo ad ogni costo, chiediamo la certezza di poter sviluppare liberamente le proprie capacità e personalità, di essere rispettati e rispettate in quanto individui, sicuri di poter attraversare liberamente ogni frontiera.

Sicuri di non voler più fare o subire le guerre.

Sicuramente insieme a tutti quelli e quelle che si ribellano!

Sicuramente Antifascisti! Con Carlo, Dax, Federico e Renato, nostri fratelli, nel cuore! 

Laboratorio Antifascista

 

ASSEMBLEA CITTADINA GIOVEDI’ 29 NOVEMBRE 2007 ore 20 C.S.O.A. Ex-Snia Viscosa, Via Prenestina 173

Rete Antifascista Metropolitana

AL CSA VITTORIA VA IN SCENA L'AMERICA LATINA

Inviato da autonomix | 24 Nov, 2007

 

AMERICA LATINA_ MARTEDI CINEMA:

Martedi 27 novembre ore 22

DIARIO DEL SACCHEGGIO Fernando E. Solanas, 2004

Nel nome della globalizzazione e del piano selvaggio del liberismo, le ricette economiche degli organismi finanziari internazionali hanno portato al genocidio sociale e all’impoverimento della nazione. Un documentario per denunciare il governo neo liberale di Menem che negli anni 90 ha condotto l'Argentina al collasso economico.

Martedi 4 dicembre ore 22

LA DIGNITÀ DEGLI ULTIMI Fernando E. Solanas, 2005

La dignita'  degli ultimi è¨ la seconda parte di un progetto lanciato da Solanas nel 2004 con il documentario Diario del saccheggio. Il film racconta le conseguenze della rivolta popolare argentina, scoppiata alla fine del 2001, per arrivare agli esperimenti di autogestione di fabbriche e quartieri.

Ingresso gratuito e bar popolare  via Muratori 43 20135 Milano tel/fax : (+39)025453986 http://www.ecn.org/vittoria

SCIOPERO DELLA FAME PER L’ABOLIZIONE DELL’ERGASTOLO

Inviato da autonomix | 24 Nov, 2007

Il 1° dicembre inizierà uno sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo. Aderiscono al momento 737 ergastolani e circa 8353 detenuti non ergastolani, familiari e simpatizzanti; alcuni porteranno avanti lo sciopero a tempo indeterminato, fino alla morte se dovesse occorrere, altri a rotazione settimanale.

Alcuni di questi detenuti hanno sollecitato un nostro intervento sull’argomento, per cui abbiamo organizzato l’incontro del 17 e 18 novembre a Napoli.

Teniamo a precisare che il sostegno alle lotte dei prigionieri a partire dal rifiuto totale dell’istituzione carceraria e dalla critica radicale alla società che la produce è da sempre parte del nostro percorso di lotta antiautoritario, nonché insito nella tensione verso una società libera da meccanismi di oppressione, sfruttamento e mercificazione che da sempre muove il nostro agire. Il nostro coinvolgimento sulle tematiche anticarcerarie e la nostra solidarietà ai prigionieri sono dunque consequenziali ad una progettualità libertaria e rivolu
zionaria, che prescinde dalle scadenze di questa mobilitazione, ma ne riconosce la potenziale conflittualità nei confronti del rituale di quotidiana sottomissione della vita carceraria.

I compagni e le compagne presenti all’assemblea hanno deciso di sostenere questa lotta innanzitutto per essere nata direttamente all’interno delle galere. Siamo consapevoli del fatto che, se questa battaglia non sarà capace di sviluppare dentro e fuori una propria autonomia, cadrà inevitabilmente preda del recupero strumentale da parte della politica istituzionale, che potrebbe approfittare di questa situazione per ripulire la propria facciata democratica. È di esempio la proposta infame di personaggi della sinistra al governo sulla sostituzione dell’ergastolo con la certezza di un fine pena, altrettanto inaccettabile, stimato in 28 anni.

Vogliamo qui sottolineare come la prospettiva dalla qua
le ci poniamo rispetto alla questione della reclusione e della pena sia comunque inconciliabile con qualsiasi riforma giuridica, perché rifiutiamo il principio stesso per cui ad ogni comportamento “deviante” corrisponde un castigo, lungo o breve che sia. Proprio per non concedere campo libero a chi vorrebbe speculare sulla vita stessa dei prigionieri ottenendo pubblicità a buon mercato, ci sembra importante fare emergere come la mobilitazione dei detenuti, per il carattere autorganizzato, per l’ampia partecipazione, anche di detenuti non ergastolani e familiari, rompa con la logica disgregante imposta nelle carceri italiane dalla legge Gozzini, che persegue il fine dell’individualizzazione del trattamento e della desolidarizzazione fra i prigionieri, in un ottica di controllo e pacificazione all’interno delle carceri. Allo stesso modo la scelta da parte di alcuni prigionieri di proseguire se necessario lo sciopero della fame fino alla morte, come esplicitamente dichiarato da alcuni di loro, mette chiaramente a nudo l’ipocrisia progressista di una classe politica che, mentre da una parte si autocelebra come paladina dei “diritti umani”, promuovendo una mistificante moratoria internazionale contro la pena di morte, dall’altra avalla l’ergastolo, che non è altro che la negazione della vita giorno dopo giorno, una pena di morte differita. È necessario pertanto ribadire come di carcere si muoia tutti i giorni, come le patrie galere siano luogo di torture fisiche e psicologiche quotidiane, al pari dei Centri di Permanenza Temporanea per immigrati e delle strutture psichiatriche: istituzioni totali che hanno la propria ragion d’essere nel terrorizzare e nell’annientare chiunque sia refrattario o incompatibile alle imposizioni del dominio. Del resto criticare il sistema carcerario significa criticare direttamente l’organizzazione sociale dominante che ha nella galera il proprio modello di riferimento.

Dall’assemblea è emersa la volontà di rincontrarsi una settimana dopo l’inizio dello sciopero della fame per valutare lo sviluppo della lotta e delle iniziative di solidarietà.

Le compagne e i compagni presenti all’assemblea Anticarceraria del 17 e 18 - novembre 07 a Napoli

L’appuntamento sarà per l’8 dicembre alle 13.00 a Torre Maura occupata, via delle averle n°10, Roma. Bus 312/105/556 – trenino Roma Pantano

agitazione@hotmail.com

MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA DIFESA DEGLI SPAZI SOCIALI

Inviato da autonomix | 22 Nov, 2007

FIERA DELLE AUTOPRODUZIONI NATURALI AL CSOA CARTELLA

Inviato da autonomix | 21 Nov, 2007

CSOA A Cartella: Serata Benefit per Sport Sotto Assedio e video sul g8 di Rostock 2007

Inviato da autonomix | 8 Nov, 2007
serata al cartella

Attentato al progettista del Cpt - Il Cpt di corso Brunelleschi

Inviato da autonomix | 18 Lug, 2007
Attentato al progettista del Cpt - Il Cpt di corso Brunelleschi
Le minacce scritte sul cofano dopo aver distrutto l'auto

TORINO, 15 lug - Attentato intimidatorio, la scorsa notte, contro un geometra progettista della Coema Edilità Srl, l'impresa che sta terminando il raddoppio del Cpt di corso Brunelleschi. Ignoti, che carabinieri e polizia definiscono nei loro rapporti «anarco-insurrezionalisti», hanno preso di mira la Renault Clio di F. D., 28 anni. L'auto era parcheggiata a Collegno, in una strada vicina all'abitazione del professionista. I teppisti hanno scritto con un punteruolo, sul cofano, la frase «Al centro del mirino» ed hanno poi vergato sulle portiere le parole «Tic-Tac», cerchiando la A nel modo in cui è simboleggiata l'anarchia. Prima di andarsene, poi, i soliti ignoti hanno anche sfilato il nottolino da una delle portiere e strappato, con fini vandalici, i fili dell'accensione. In tutto un danno di un migliaio di euro. Non ci sono dubbi sulla paternità del gesto, da attribuire agli anarco-insurrezionalisti, non nuovi ad iniziative intimidatorie nei confronti della Coema. Anche se nessuno sembra avere notato nulla, considerato che la zona è abbastanza periferica e poco frequentata. La Coema Edilità srl aveva vinto, nella primavera del 2006, un appalto del Ministero delle Infrastrutture da 11 milioni di euro per l'ampliamento del Cpt e le opere, in fase di ultimazione, sono iniziate l'anno scorso. L'ampliamento riguarda le aree fra via Monginevro e corso Brunelleschi, che passeranno da 88 posti a circa 170. Quando sarà inaugurato il primo lotto (quattro strutture realizzate ex novo tra via Monginevro e corso Brunelleschi), gli «ospiti» verranno trasferiti e il cantiere si sposterà nell’attuale Cpt. La parte nuova, infatti, occupa il settore sino a pochi mesi fa rimasto inutilizzato, dove una volta c’era il poligono di tiro della vicina caserma. Un’area con una storia: gli alberi tagliati avevano oltre mezzo secolo, ripiantumati dopo che quelli precedenti erano serviti ai residenti, durante la guerra, come legna da ardere per l’inverno. L’ingresso principale non sarà più in in corso Brunelleschi ma in via Maria Mazzarello. I vecchi muri sono stati sostituiti da una cinta di sicurezza, in cemento armato. Spariranno le reti e il cortile. Nelle strutture, stanze di due letti con bagno, aria condizionata e tv. I pasti arriveranno dall’esterno, forse con lo stesso catering che serve altri servizi pubblici. Infine l’infermeria, grande e attrezzata. I lavori sono ovviamente «top secret», classificati come quelli di una caserma militare; non ci sono cartelloni con le indicazioni delle caratteristiche tecniche. Il cantiere è seguito, passo dopo passo, dai tecnici del Demanio Pubblico. Le opere sono state realizzate con buona solerzia nonostante il documento, recapitato l'anno scorso ai giornali, in cui gli anarco-insurrezionalisti consigliavano «calorosamente» alla Coema di sciogliere il contratto. Aggiungendo: «Non avremo alcuno scrupolo a colpire duramente chi collabori anche in maniera marginale con la Coema». Alla sede della ditta, in corso Unione Sovietica, era giunta esattamente un anno fa anche una bomba carta: l'ordigno non esplose grazie alle contromisure prese a difesa dell'azienda, la bomba fu fatta brillare in cortile dagli artificieri. Gli anarco-insurrezionalisti (che hanno firmato le rivendicazioni con la sigla Fai-Rat) non avevano dimenticato di prendersela anche con i giornali: in una lettera, giunta a La Stampa, avevano promesso «fuoco e piombo» a carceri, Cpt, sbirri e giornalisti («fomentatori di odio razziale»). E' la prima volta che, dopo quelle minacce, viene direttamente colpito uno dei dipendenti dell'impresa. Ed è anche la prima volta che, spedizioni di pacchi bomba a parte, si cerca di intimidire direttamente una persona fisica, in questo caso un professionista. L'episodio dell'altra sera potrebbe comunque avere qualche attinenza con la denuncia, avanzata dalla Digos tre giorni fa alla Magistratura, di quattro anarchici accusati di avere scritto slogan sui nuovi muri del Cpt. I quattro - tre ragazzi e una giovane donna di nazionalità bosniaca - hanno agito in via Maria Mazzarello scrivendo «Questo è un lager della Croce Rossa» nonchè «Rivoltelle ai rivoltosi».

Sabato 14 luglio: Vicenza chiama

Inviato da autonomix | 10 Lug, 2007

 

 

 

Appello per un incontro nazionale
Sabato 14 luglio a Vicenza
Presidio permanente No Dal Molin
Strada Ponte Marchese

Da più di un anno Vicenza è attraversata da un movimento popolare forte e radicato che si oppone alla costruzione di una nuova base militare presso l’aeroporto Dal Molin. Decine di migliaia di vicentini sono scesi in piazza, assemblee ed iniziative partecipatissime si svolgono settimanalmente in città, azioni vengono effettuate contro la costruzione della base.
Vicenza si è messa in cammino, ha costruito relazioni con chi lotta in Val di Susa contro la Tav, con il Patto del Mutuo Soccorso, con i comitati contro le servitù militari dalla Sardegna ad Aviano e con tantissime altre realtà italiane, europee e statunitensi.
Ci siamo incontrati a Vicenza in occasione delle manifestazioni, così come in Val di Susa e a Roma il 9 di giugno.
Ora vi chiediamo di tornare a Vicenza, di essere insieme alle cittadine e ai cittadini di Vicenza per bloccare i lavori di costruzione del più grande insediamento di guerra del sud-est Europa.
Vogliamo difendere insieme a voi i beni comuni, ed allo stesso tempo fare di questa nostra battaglia un bene comune prezioso per tutti.
Vogliamo innanzitutto ripercorrere le fasi che hanno caratterizzato questi mesi di lotta:

-  la prima fase che noi individuiamo è quella del rifiuto del progetto e del tentativo, attraverso la mobilitazione popolare, di bloccarne l’approvazione da parte del Governo locale e centrale.

-  la seconda fase è quella “ribellione” al “non mi oppongo” del Governo Prodi comunicata dai telegiornali serali del 16 Gennaio; la città è insorta indignata e non ha accettato questa imposizione. Le iniziative si sono susseguite fino alla grande manifestazione nazionale del 17 febbraio che ha visto almeno 150 mila persone sfilare pacificamente per le strade di Vicenza.

-  la terza fase è quella della resistenza ai lavori per la realizzazione del progetto, caratterizzata da azioni come l’occupazione della Basilica Palladiana e il taglio dei cavidotti per fibre ottiche posati nei pressi del Dal Molin.
Dopo che il governo Prodi ha ufficializzato, attraverso l’ambasciatore statunitense Spogli, il si alla nuova base Usa al Dal Molin, si è aperto al nostro interno un dibattito sulle forme della resistenza ai lavori e sulle prospettive future della nostra lotta.
Proponiamo, quindi, a tutte/i un incontro nazionale a Vicenza dove le donne e gli uomini del Presidio Permanente proporranno il percorso di opposizione alla realizzazione della nuova base Usa; un percorso che, per noi, deve unire locale e globale, perché vogliamo sì difendere la nostra terra, ma anche costruire un futuro senza basi di guerra.

Per adesioni: comunicazione@nodalmolin.it

Incontro nazionale per la liberazione animale

Inviato da autonomix | 30 Giu, 2007

riportiamo volentieri questo appello e aderiamo immediatamente..

 

 alf

 Anche quest'anno si terra' [7-8-9 settembre 2007] un INCONTRO NAZIONALE PER LA LIBERAZIONE ANIMALE, momento che riteniamo molto importante per un movimento che lotta contro lo sfruttamento dei viventi non umani.

Gli appuntamenti passati ci hanno insegnato quanto puo' essere utile il convivere esperienze come queste, in cui il confronto ha arricchito i partecipanti in determinazione e motivazione, ed ha impreziosito il movimento stesso, con la nascita o il consolidamento di numerosi gruppi attivi a livello locale per contrastare lo sfruttamento in una delle sue forme piu' bieche: quello sugli animali.
Lo dimostrano le recenti vittorie contro l'industria della pelliccia in Italia: l'attivismo unito alla costanza ha gia' dato buoni frutti.

E' con questo spirito che riproponiamo questa tre giorni, aperta a chiunque voglia prendere parte alla liberazione di tutti gli animali, a chiunque come noi voglia intraprendere questo percorso con le proprie forze, senza delega, ma con scambio, capacita' critica e costruttiva.
Vi saranno work shop accanto a discussioni e dibattiti; teoria e pratica dell'antispecismo radicale, parole che possono sembrare difficili ma che semplicemente racchiudono il rispetto per qualunque specie, animale e umana, e della nostra Terra. E l'agire per loro, con la strategia che si ritiene piu' utile.
Perche' se i campi di concentramento continueranno ad esistere i diretti responsabili della schiavitu' saranno stati aiutati da quegli indifferenti che hanno visto e poi chinato lo sguardo.

Il silenzio e' un complice perfetto.

L'incontro si terra' i giorni 7-8-9 settembre al RIFUGIO VALNERA, in localita' Valnera a Marradi (FI), in un luogo molto bello, lontano dai ritmi ossessivi e dalle nocivita' tipiche delle citta'.

Sul sito internet troverete le indicazioni per arrivare e tutte le altre informazioni: www.incontro2007.tk


Scriveteci a: incontro_2007@yahoo.it e chiedeteci di iscrivervi alla mailing list per ricevere gli ultimi aggiornamenti sull'incontro.