Chiaiano, cresce la militarizzazione, non si fermano le proteste! Agnano si prepara a resistere (interviste)

Inviato da autonomix | 28 Giu, 2008
Chiaiano, cresce la militarizzazione, non si fermano le proteste! Agnano si prepara a resistere (interviste)


|Napoli, 27 giugno 2008| Una settimana calda quella napoletana, iniziata con l'annuncio del sottosegretario all'emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, continuata con la conferenza stampa del sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino. Dal governo è arrivata la conferma dell'individuazione di Chiaiano come loco dove costruire una discarica da 500mila tonnellate di monnezza, dal Comune è stata indicata la scelta del sito da adibire ad inceneritore del napoletano. Un tratto comune ha accompagnato questi due annunci: l'interessata trasversalità (politica e mediatica) nel presentare i due progetti come pacificati ed innocui, La Repubblica di Napoli titolava "Chiaiano accetta la discarica" e la Iervolino si presentava dinnanzi alla stampa sostenendo la non pericolosità degli inceneritori.. Le popolazioni campane non si sono ovviamente prestate a questo gioco, tornando in piazza e preparando l'opposizione.
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CHIAIANO: UN CORTEO DI 139 AUTO BLOCCA LA TANGENZIALE!

La risposta dei cittadini di Chiaiano, Mugnano, Marano, non si è fatta attendere: dopo l'annuncio del sottosegretario Bertolaso sono stati fatti blocchi stradali alla rotonda Titanic, è stato occupata la sede dell'VIII municipalità di Napoli. Il governo ha ribadito come il sito da adibire a discarica verrà presidiato non solo dalle forze dell'ordine, ma anche dall'esercito: per il momento, quel a cui Chiaiano sta assistendo è una crescente militarizzazione del territorio da parte delle forze dell'ordine, delle cave come delle strade, con uomini e mezzi. I manifestanti a questo han risposto rinforzando le molteplici barricate presenti da mesi lungo le strade, via Cupa del Cane è praticamente ostruita al passaggio di mezzi. Inoltre, il comitato in difesa delle cave di Chiaiano ha messo in campo una riuscita e comunicativa azione di protesta contro la conferma del sito nella giornata di mercoledì: 139 auto, ad una velocità di 20 km/h, hanno formato un corteo lungo la tangenziale che collega Pozzuoli a Napoli, bloccandola per ore, mandando in tilt la circolazione partenopea per dimostrare che effetti avrebbe il traffico cittadino con i 139 autocompattatori che dovrebbero passare quotidianamente lungo le arterie di comunicazione dirette alle cave di Chiaiano.

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AGNANO: PRIMI PRESIDI ED ASSEMBLEE CONTRO L'INCENERITORE!

Individuato il sito dove è previsto sorga l'inceneritore per la provincia di Napoli: nel quartiere di Agnano, tra Bagnoli e Fuorigrotta, nella sede dell'ex spaccio Nato. Un quartiere già appesantito dai disastri strutturali creati in passato, alimentato da decenni da promesse di rilancio del quartiere. Zona fortemente popolata, roccaforte operaia, figlia della vita e delle lotte all'Italsider di Bagnoli. Negli ultimi anni era sembrato che per il quartiere fosse in cantiere una riqualificazione, finora tentato attraverso la costruzione/ristrutturazione di infrastrutture da utilizzare per gli "eventi napoletani". Zona ad alto rischio sismico, oltre che collocata alle pendici della solfatara, vulcano ancora attivo. Nonostante tutto ciò, il sindaco Iervolino ha indicato Agnano come quartiere predisposto ad accettare l'inceneritore.. facendolo, tra l'altro, sfacciatamente, ciò negando ogni rischio per le aree limitrofe al termovalorizzatore.. Le popolazioni di Agnano, Bagnoli e Fuorigrotta hanno già fatto arrivare il loro niet: subito dopo l'annuncio del Comune si sono svolte assemblee, presidi e blocchi, vi sono stati già i primi segnali di mobilitazione, in preparazione di un'opposizione forte e determinata contro l'ennesimo strumento di morte.

ascolta/scarica l'intervista con Massimo
del comitato dell'Assise di Bagnoli e della Rete Campana Salute e Ambiente

No ai CPT. Né in Veneto, né altrove!

Inviato da autonomix | 28 Giu, 2008

Sabato 28 giugno 2008 13:22 No ai CPT. Né in Veneto, né altrove!

Blitz all’ex caserma Primo Roc di via Roveri ad Abano

Guarda le fotografie dell’iniziativa

Il nuovo Ministro dell’Interno Roberto Maroni ne vuole uno in ognuna delle sei regioni dove ancora questi centri non c’erano: Toscana, Liguria, Veneto, Marche, Umbria e Campania.
Cambia il nome da CPT a CIE (Centri per l’identificazione e l’espulsione dei clandestini) e il tempo di trattenimento massimo che raggiunge i 18 mesi.
In Veneto la proposta di utilizzare l’ex caserma Primo Roc di via Roveri ad Abano ha scatenato polemiche da destra e da sinistra. In prima fila il sindaco di centro destra Andrea Bronzato secondo il quale la presenza del centro danneggerebbe la zona turistica di Abano.
Un centinaio di attivisti contro ai Cpt oggi verso le 13.00 ha raggiunto il sito prescelto e tracciato scritte sul muro della Caserma, ancora attiva. Sono stati appesi striscioni con scritto "No ai CPT. Nè in Veneto, nè altrove!" e "Paroni a casa nostra, Maroni a casa sua". "Non chiedetevi dove sarà fatto, ma se riusciranno a farlo!", scrivono gli attivisti nel comunicato diffuso al termine dell’azione.

Vedi anche:
Nessun Cpt nelle Marche!
Ancora morte a Venezia, frontiera d’Europa
Sherwood Festival, Padova - Un giorno senza di noi. Incontro delle realtà migranti autogestite per la costruzione di una giornata di sciopero sociale.
Un giorno senza di noi. Uno sciopero sociale per mostrare come sarebbe un paese senza migranti

Da 3 mesi senza stipendio, occupano la fabbrica! (Intervista)

Inviato da autonomix | 27 Giu, 2008
[Tecumseh/Tecnamotor] Da 3 mesi senza stipendio, occupano la fabbrica! (Intervista)


Torino, giugno 2008 - Da quasi due settimane, lavoratrici e lavoratori della ex-Tecumseh di strada Delle Cacce, oggi Tecnamotor, stanno occupando, giorno e notte, la fabbrica da cui continuano a non vedersi corrisposti i salari degli ultimi 3 mesi. Da quando la nuova proprietà guidata dall'imprenditore cuneese Domenico Moletto sta tentando un operazione di speculazione su terreni che fanno gola a molti, cercando di liberarsi del "costo operaio" di questi 66 lavoratori/lavoratrici "superstiti". Dallo scorso 5 giugno, la Tecnamotor è però in liquidazione...

La storia della Tecumseh, e dei suoi operai, è infatti simile alle dismissioni industriali degli ultimi anni, basso continuo del panorama produttivo deltorinese. La multinazionale una volta proprietaria dello stabilimento ha delocalizzato le produzioni altrove, avviando pesanti riduzioni del personale. In 3 anni i dipendenti si sono così ridotti da 400 a 66.
Oltretutto, lo stabilimento di strada delle Cacce si trova in un'area che ha perso la sua vecchia destinazione produttiva e che si appesta a tramutarsi, come ovunque per i miracoli del Capitale, in zona residenziale. Questi terreno facevano gola agli immobiliaristi già prima del pasaggio di proprietà. Tra i diretti interessati anche la Bertone che ha ottenuto i diritti sull'immobile mentre Moletto è diventato proprietario della parte industriale. La fabbrica produce(va) moto-falciatrici d'erba.

Presi in mezzo e stritolati da questi meccanismi i lavoratori e le lavoratrici che non ghanno intenzione di accettare a testa bassa un destini segnato e deciso dai profitti dei soliti noti. Da 2 setimane occupano los tabilimento e si dicino determinati a vendere cara la pelle. Tra loro, le più determinate sono le donne.

> Ascolta l'intervista con Giusy

Cesena – A volte ritornano... questione di non saper fare i “Conti”

Inviato da autonomix | 23 Giu, 2008

Cesena – A volte ritornano... questione di non saper fare i “Conti”

Lun, 23/06/2008 – 16:17

Sabato 23 giugno, Cesena.
Ore 18.00

Una cinquantina e più di solidali da ogni dove si materializzano dal nulla sulla via Emilia.
Quasti tutti vestiti di nero, pieni di toppe, piercing, tatuaggi e borchie.
In un lampo sono dentro, e dopo nemmeno qualche minuto si sente il rumore di un generatore, la polvere inizia ad abbandonare i muri e i pavimenti della struttura e a uscire dalle finestre, mentre la struttura viene rinforzata in attesa di una delle solite mosse repressive condotte dalle forze del (dis)ordine.
Due striscioni fuori dallo stabile: “Ex Consorzio Squat” e “Occupa e Resisti” e due in centro città, conditi da una pioggia di flyer sulla gente accorsa da ogni dove per le giornate di Cesena, “festa shopping” organizzata dal Comune.

Ore 18.47
Civic/Pizzardoni e Digos con prode solerzia e abilità si accorgono che “Al Confino” continua ad essere sgomberato, ma che un nuovo edificio è stato liberato per chiunque voglia restituirlo alla città in piena autogestione.
Le forze del (dis)ordine dopo rapide consultazioni, intelligence mobilitata sul territorio, rapido controllo di tutte le comunicazioni telefoniche intercorse nella zona nelle ultime 48 ore, due riti vodoo, quattro malocchio del mago Piero e un'ave maria decidono in un pronto e celere intervento.
Il tutto facendo scorrere pochissimo tempo, in modo da intervenire in maniera immediata, fulminea e professionale.

Ore 19.30
Un accompagnato digos si avvicina al cancello, spiega al collega di tenersi pronto ad imparare e che darà prova di una tecnica imparata in segretissimi corsi di formazione e durissime ore di esercizio. Nel frattempo gli occupanti, incuranti dei brutti ceffi al di fuori, continuano a proseguire con i lavori e alcuni a chiacchierare, riuniti dopo mesi.
Dopo aver spiegato al collega come si attraversa una strada (la via emilia, n.d.r) il digos effettua la supersegretissima tattica tanto millantata al collega, si sporge e urla all'interno della casa: “Ei tu sono il poliziotto tenerello vieni qui che ti devo parlare”.

Ore 19.31
Gli occupanti vengono presi da una irresistibile crisi di riso.

Ore 20.00
Il digos rassegnato se ne va via, nessuno nell'ultima mezz'ora si è avvicinato per dialogare/parlamentare. La supersegreta tecnica a quanto pare non funziona.
Maledetti anarchici...

Ore 20.10
Vengono fermati due ragazzi sopraggiunti sul posto a cui le forze comunali provano (inutilmente) ad estorcere informazioni e a cui lasciano detto: “dite ai vostri amici che se non escono di li fino a che Cesena smetterà di essere città vetrina per la festashopping comunale, li lasceremo stare.”
A quanto pare al sindaco Giordano Conti preme molto l'immagine che vuole lasciare ora che il mandato sta scadendo. E' importante per poi lanciarsi in una nuova carriere politica.
Scritte sui muri, striscioni di solidarietà, flyer e quant'altro potrebbero rovinare tutto.
Ma della “carriera” politica di un arraffone di voti poco importa agli occupanti.
Erano intenzionati a riprendersi un posto in cui sperimentare e crescere collettivamente, ora non verrà certo abbandonato per qualche minaccia.
Del resto lo si dice sempre: ad ogni sgombero una nuova occupazione!
Non è un proverbio, e metterlo in pratica è tremendamente divertente!

Solidarietà all'Ex Consorzio Agrario Occupato!
Solidarietà a tutte le occupazioni!

Solidali senza terre ne confini


 

Cronologia delle azioni a Cesena post sgombero “Al Confino Squat”

07 maggio - Sgomberata la casa occupata a Ponte Cucco
12 maggio – Bloccato il traffico sulla Cervese
13 maggio – Solidali a “Al Confino” irrompono a teatro
15 maggio – Solidali effettuano un blitz in comune
21 maggio – Durante il giro d'Italia compaiono scritte e striscioni in solidarietà a “Al Confino” per le strade di Cesena
03 maggio – Assemblea nazionale in solidarietà agli spazi occupati
21 maggio – Occupato l'Ex Consorzio Agrario

Ulteriori informazioni:
www.contrastohc.com
www.letormenta.com
http://tutti-al-confino.noblogs.org

Intervista audio ad un occupante [1] [2]

Una recente foto del sindaco Giordano Conti

Cesena - Occupato ex-Consorzio Agrario

Inviato da autonomix | 23 Giu, 2008

CESENA (FC) ORE 17.30 OLTRE 50 PERSONE ENTRANO ALL'EX CONSORZIO AGRARIO DELLA CITTA', IN DISUSO DA ANNI, E LO OCCUPANO. L'AZIONE E' RESA PUBBLICA ATTRAVERSO STRISCIONI APPARSI IN CITTA' IN CONTEMPORANEA AL FATTO.
DISTRIBUITO ALLA CITTADINANZA IL SEGUENTE COMUNICATO:

AVVISO ALLA CITTADINANZA
Oggi, 21/06/2008, un nutrito gruppo di individui accomunati da un’ideologia libertaria e dall’impellente necessità di creare a Cesena nuovi spazi sociali di aggregazione e confronto a partire dal quotidiano,ha deciso di occupare l’Ex Consorzio Agrario, da anni inutilizzato e destinato a mutare inesorabilmente in macerie se abbandonato al suo destino. Liberare tale spazio dai vincoli gerarchici e di interesse economico che dominano al di sopra di ogni relazione interpersonale, lasciando alla porta pregiudizi, autoritarismi, razzismo, assume un valore simbolico inestimabile: far rivivere uno stabile chiuso da anni, rendendolo nuovamente pubblico ed aperto a tutti coloro che desiderano tornare a rapportarsi in maniera diretta con i propri simili, senza intermediari né vincoli associativi istituzionali.
Non è necessario mostrare una tessera di partito, una carta di credito, un permesso di soggiorno, per intraprendere esperienze di autogestione, autocostruzione, recupero del non utilizzato, e godere della condivisione reciproca di tutto ciò che la vita ci offre. non occorre una concessione dall’alto per organizzarsi autonomamente nel tentativo di costruire un futuro migliore. O, quantomeno, un’isola felice al di fuori di un’esistente di guerre e sopraffazione del più debole. Esigenza di natura primaria, resa improrogabile dal recente sgombero di“Al Confino Squat”, realtà di cultura antagonista protrattasi per otto lunghi anni al di fuori dalle logiche del dominio.
Sono tante, troppe le persone che, venuto a mancare in città un simile punto di riferimento, ritengono irrinunciabile una nuova presenza di spazi sociali; e l’amministrazione comunale, seppur troppo impegnata ad organizzare artificiali e consumistiche notti bianche, e ad incanalare ogni forma di comunicazione in sterili e preconfezionate politiche giovanili, non può ignorare tutto questo… La mera forza fisica ostentata in circostanze di sgombero dell’ex scuola elementare di Pontecucco non potrà mai spazzare via idee e propositi di persone in costante ricerca di nuovi modelli di vita, qualitativamente migliori rispetto a quelli che siamo abituati a vivere. Questa è solo una delle innumerevoli risposte possibili, messa in atto da un gruppo di solidali.
Chiunque dentro a quelle mura abbia lasciato un pezzo di cuore, avrà modo di metterne in pratica una personale, coerentemente al proprio modo di essere.

LUNGA VITA ALL’EX CONSORZIO OCCUPATO E AUTOGESTITO !!!

Lunedì 23 giugno - Concerto Hardcore in sostegno e solidarietà!

Quattro giorni di irrinunciabile condivisione

Inviato da autonomix | 19 Giu, 2008

Torino - Scoperta la rete informativa degli antirazzisti torinesi( News e aggiornamenti)CPT

Inviato da autonomix | 15 Giu, 2008

Il questore Berrettoni e il capo della digos Petronzi "Un successo, ma non sappiamo come fermarli"
Di Massimo Numa

Tutto è cominciato il 2 giugno, quando una ventina di antirazzisti si sono materializzati sotto la villetta chierese del direttore sanitario del Cpt, Antonio Baldacci. Pentole, fischietti, volantini e megafono armi a prima vista inoffensive ma sufficenti per violare l'intimità familiare del colonnello e compromettere definitivamente la sua tranquillità, già minata dai sospetti e dalle polemiche seguiti alla morte di Fathi Hassan Nejl. L'ennesimo smacco, per gli agenti della Digos torinese comandati dal vicequestore Petronzi. Gli antirazzisti, difatti, sono riusciti a dribblare i controlli e scoprire non solo l'indirizzo del colonnello del corpo militare della Croce Rossa, ma anche i suoi numeri telefoni, addirittura quello del telefono cellulare.
Già da tempo la Questura di Torino stava indagando sulla misteriosa rete informativa che permette agli antirazzisti di diffondere in tempo reale le notizie riguardanti i pestaggi e le vessazioni che segnano la vita del Cpt di Torino. Notizie che tramite sms, mail, siti internet ma anche tramite le trasmissioni di Radio BlackOut 105.250 valicano le mura di Corso Brunelleschi e raggiungono centinaia di persone, in tutta Italia. Da settimane, ogni volta che si verifica un sopruso, o che viene effettuata una espulsione, i centralini del Cpt, della sede provinciale della Croce Rossa di via Bologna e della Croce Rossa militare di Settimo vengono sommersi di telefona di protesta, tanto che in più di un caso sono saltate le linee.
"Non ci sentiamo più liberi di fare quello che vogliamo. E' come se avessimo mille occhi che ci osservano, e che ci giudicano", afferma un militare della Croce Rossa, che preferisce rimanere anonimo.
"Certo, ora cambieremo i numeri di telefono. Ma questi antirazzisti si inventeranno qualcos'altro, ne sono sicuro. E nulla tornerà più come prima...", prosegue, mentre stringe nervosamente un flacone semivuoto di "Valium".
Secondo gli inquirenti, la fonde delle informazioni che gli antirazzisti diffondono sarebbero i reclusi stessi, che a decine, quotidianamente, telefonano all'esterno e raccontano quello che succede nei gabbioni di Corso Brunelleschi. "Su questa storia delle telefonate, non abbiamo la possibilità di intervenire. Il problema vero è che gli antirazzisti credono ai racconti dei reclusi. Non capisco come facciano a fidarsi di certa gente: per i clandestini, si sa, la menzogna è una peculiarità quasi genetica".
Ma un conto sono i contatti con i reclusi nel Cpt, un'altro è la scoperta di informazioni personali e riservate, in particolare riguardo al colonnello Baldacci. Dopo una settimana di faticose indagini, gli uomini della Digos hanno fatto una scoperta davvero inquietante.
A quanto pare in città circolano voluminosi elenchi colmi di nominativi, indirizzi e numeri telefonici di centinaia di migliaia di persone. Ispirandosi forse al noto "Libretto Rosso" di Mao che spopolava trent'anni fa tra gli universitari torinesi, i sovversivi dei nostri giorni avrebbero battezzato questi elenchi "Pagine Bianche".
Gli uomoni della Digos ne hanno già sequestrate centinaia di copie, ma le indagini proseguono per scoprire la tipografia clandestina dove vengono stampate.
Un discorso a parte merita la questione del numero di cellulare del colonnello della Cri. Le indagini sono coperte da segreto, quindi in questura le bocche son cucite. Un funzionario, che preferisce anche lui rimanere anonimo, ci ha fornito però una indicazione sibillina, citando le Sacre Scritture: "Chiedi e ti sarà dato." (Matteo, 7,7-11). FOrse ha voluto lasciarci intendere che gli antirazzisti abbiano semplicemente chiesto il numero privato di Baldacci a qualche suo sottoposto e che questi, ingenuamente, glilo abbia comunicato. Un'ipotesi piuttosto inquietante, perchè dimostrerebbe la presenza di un'enorme falla nel sistema di sicurezza della Croce Rossa. Chiunque avrebbe potuto chidere e ottenere importanti informazioni, servendosi semplicentemente di un telefono. A questo punto è lecito chiedersi quante altre informazioni avranno carpito gli antirazzisti. Sotto casa di chi si materializzeranno la prossima volta? Nel frattempo la Digos sta sorvegliando gli obiettivi più plausibili, ma il numero di uomini - e il loro livello di addestramento - non è assolutamente sufficiente, come ci ha confermato lo stesso Petronzi. Queste prime settimane di vita del nuovo Cpt di Torino alla Questura stanno costando un po' troppo. E nessuno sa indicare una via d'uscita.

"Non ne posso più della scorta"
In esclusiva l'amaro sfogo del colonnello Baldacci

"La mia vita sè diventata un vero inferno", inizia così lo sfogo del colonnello Antonio Baldacci, all'uscita del nuovo centro polifunzionale della Croce Rossa Militare di Settimo Torinese. "Per colpa di quei quattro pazzi ho dovuto cambiare tutti i numeri di telefono. Ma non è nulla in confronto a quello che sto passando in questi giorni". Si Lascia subito andare, il colonnello, come per liberarsi da tanti pensieri trattenuti per giorni. "E' dal 2 di giugno che gli agenti della Digos mi scortano ovunque, manco fossi io il criminale. Mi stanno sempre dietro, anche quando vado al bagno" - confessa il colonnello senza accennare neanche a un sorriso - "Sinceramente non ne posso più. Anche la mia famiglia oramai è stanca, sopratutto mia moglie. Non possiamo avere più nessun momento di intimità. Si figuri che l'atra sera l'ispettore R., ha preteso di dormire nel letto con noi. Per difendere la mia incolumità, diceva... E intanto continuava a fumare le sue puzzolenti Ms".
"I vicini di casa? Quasi nessuno mi saluta più, passano il tempo a spiarmi da dietro le finestre. Ho saputo che girano strane voci sulla mia famiglia. Nessuno vuole più entrare a casa nostra, neanche a prendere un caffè. Gira voce che mettiamo tranquillanti nelle tazzine degli ospiti."
"E poi diciamola tutta, questa scorta non serve proprio a nulla!" e qui il tono del colonnello si fa quasi rabbioso. "Questa sera [il 6 giugno ndr]" sono venuto a Settimo per l'inaugurazione di questa nuova struttura. Durante tutto il viaggio l'ispettore R. mi ha rassicurato, mi ha garantito che dopo la defaillance di lunedì la situazione era oramai sotto controllo... E invece, appena arrivati, la prima sopresa. Una decina di giovani invasati distribuivano volantini contro di me e contro la Croce Rossa. "Tutto sotto controllo, li teniamo fuori", continuava a ripetere l'ispettore. Ma proprio mentre stavo presentando lo spettacolo, ecco che in due salgono sul palco, srotolano uno striscione, gettano volantini... Il lavoro di mesi rovinato! E poi per colpa di chi? Per colpa di un tossico marocchino e di un branco di poliziotti incompetenti che non sono neanche in grado di riconoscere personaggi che pedinano da anni!
Mi seguono anche in bagno, ma non riescono ad arrestare quattro scansafatiche?"
"Non so come andrà a finire questa storia. Certo, gestire il Cpr oramai, ci sta procurando solo grane. Ma dobbiamo far quadrare i bilanci e l'appalto del Centro ci permette il massimo dei guadagni col minimo sforzo. La nostra immagine è indebolita ma i soldi sono soldi. Io, di mio, sto pensando ad un pensionamento anticipato. Non sono portato per fare il direttore di un Cpt: alla mia età, le coronarie non reggono più certe emozioni."
Lo lasciamo andare, sotto la pioggia, sempre più scuro in volto. Sale sull'auto della Digos, con gli agenti che lo salutano a testa bassa.

La scheda
Residenza:
Via Riccardo Zandonai, 8
10023 Chieri (TO)

Recapiti telefonici
011.9477685
338.6409971

Il movimento No Tav rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo!

Inviato da autonomix | 15 Giu, 2008
Il movimento No Tav rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo! (intervista con Alberto Perino)

Domenica 15 giugno il movimento No Tav riparte e rialncia con il secondo atto dell'operazione "Compra un posto in prima fila!", un modo simpatico per ribadire le ragioni del No alla grande opera, priorità del governo Berlusconi, e riaffermare la pacata quanto sicura detrminazione a portarla avanti.
Ancora una volta, più di 1.400 valsusin* (... e non solo) si aggiudicheranno il diritto e il dovere di trovarsi in prima fila al momento dell'esproprio dei terreni.

> Ascolta (a lato) l'intervista con Alberto Perino

Nonostante l’opera di “cancellazione” del movimento no tav, la resistenza popolare valsusina è viva e vegeta e domenica 15 rilancia dando il via al secondo atto di Compra un posto in prima fila, atto di acquisto collettivo dei terreni di Venaus, difesi e riconquistati nel 2005. Per uno che sparisce, fare un atto in 1400, dopo quello precedente di pari numero, non è poco
In ogni caso poi il ragionamento dalle terre valsusine è semplice, il can-can che si muove intorno al Tav è molto, ma ancora non si parla di tracciati, essendo che si discute di tutto tolto dell’opera reale che dovrebbero finanziare e realizzare, ma ancora nessuno dice dove, paura forse?
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Vedi anche: Matteoli: il Tav si fa dialogando... ma il movimento rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo (interviste)


Info e dattagli su:


Sito Internet: www.notav.eu/

1000 in piazza per il corteo a difesa degli spazi e contro l'Autodromo!

Inviato da autonomix | 15 Giu, 2008
[MODENA] 1000 in piazza per il corteo a difesa degli spazi e contro l'Autodromo! (intervista)


14 giugno '08 - Un migliaio di persone ha partecipato oggi al corteo medenese contro il folle progetto di costruzione di un nuovo autodromo in un quartiere periferico della città che verrebbe totalmente "ri-disegnato" (come dicono gli architetti di grido e le amministrazioni comunali che li commissionano) dall'ennesima quanto inutile grande opera.

La realizzazione del progetto prevede lo sgombero dello spazio autogestito Libera, da 7 anni attivo nella città. Un corte dunque, anche per difendere gli spazi sociali, sempre più attaccati dalle politiche bi-partisan della politica istituzionale, come dimostra il repentino sgombero dell'ex-Stamperia avvenuto neanche una settimana fa.

> Ascolta la cronaca del corteo con Alessandro (Coll. Autonomo Modenese) [a lato]
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Giugno 2008 - In un'Emilia sempre pù terra di cooperative-da-grande-appalti e tentazioni padane, l'amministrazione della città di Modena brilla da anni in esemplarità per la voglia di "Legalità" e chiusura degli spazi sociali. Dopo lo sgombero dell'ex-Stamperia, è ora lo spazio di Libera ad essere messo in discussione per far posto all'ennesima - inutile - grande opera: un autodromo!

 

Sabato 14, un corteo autorganizzato proverà a rispondere alle ventate securitarie e di chiusura di questa amministrazione, feudo incontrastato del Partito Democratico.

Nel pomeriggio del 7 giugno, dopo poche ore di occupazione, l'amministrazione modenese pone fine, con forza ed arroganza, all' esperienza del Centro Sociale Occupato Autogestito Ex-Stamperia.

Lo sgombero è stato effettuato da una ventina di Digos e 40 celerini in assetto antisommossa, del reparto di Bologna, giunti a bordo di 4 camionette e altrettanti defender.
Lo spazio occupato stava da poco riempiendosi di persone e realtà politiche che hanno condiviso con noi lotte e percorsi di riappropriazione, o che semplicemente hanno intrecciato rapporti e conoscenze con la nostra attività sociale.
L'esperienza di autogestione, durata poche ore, parlava di collaborazione con il quartiere negli ambiti in cui le politiche sociali del Comune sono deboli ed inefficaci, dal tempo libero dei bambini, a quello degli anziani, passando per le attività autorganizzate di lavoratori, studenti, e donne.


> IL volantino del Collettivo Autonomo Modenese in solidarietà con Libera, per gli spazi sociali e contro il progetto-Autodromo:


NESSUNO SGOMBERO FERMERA’ LA NOSTRA VOGLIA DI LIBERTA’!


Oggi siamo in piazza in solidarietà a Libera, per difendere la sua esistenza di fronte al progetto autodromo, che l’amministrazione modenese vuole costruire su quell’area.
Scendiamo in piazza dopo una settimana dallo sgombero dell’ex-stamperia, occupata dal C.A.M. nella mattinata del 7 giugno e sgomberata il pomeriggio stesso, con un blitz militare condotto dalla celere di Bologna, chiamata in forza a porre termine, ancor prima che iniziasse, ad una nuova esperienza di autogestione in città.
E’ chiarissimo il pensiero del sindaco Pighi, e del Partito Democratico che lo sostiene, in merito alla volontà di aprire in città spazi di libertà. E’ chiaro anche come Pighi guardi con ammirazione, e forse un po’ di invidia, al suo vicino collega Cofferati, sindaco di Bologna, da tutti considerato uno “sceriffo” che non ci pensa un attimo ad usare repressione e controllo sociale per impedire qualsiasi forma di dissenso, e che fa delle politiche securitarie il suo cavallo di battaglia, sgomberando con le ruspe dormitori di fortuna, come le baracche sul lungo Reno, che se la prende con i lavavetri, e che è in prima fila ad applicare il decreto legge contro i Rom.
A Modena siamo di fronte ad un tentativo di attacco senza precedenti alle possibilità di costruire una società altra, basata sull’autogestione e l’uguaglianza: in poco più di un mese l’amministrazione ha sgomberato il Rivoluzio occupato a San Prospero, ha approvato il progetto autodromo, rendendo questione di tempo lo sgombero di Libera, ed ha chiuso sul nascere l’esperienza dell’ex-stamperia occupata.
Come Collettivo Autonomo Modenese questa giornata ha una duplice valenza: da una parte sostenere Libera e contestare il progetto autodromo, dall’altra dimostrare chiaramente che la lotta per gli spazi sociali a Modena non è terminata.
In una città che non ha nulla da offrire ai propri cittadini se non la noia della vita provinciale, in una città in cui c’è un Cpt , in cui le campagne per la sicurezza si traducono in progetti di riqualificazione/speculazione che lasciano intere famiglie sulla strada, in cui non esistono luoghi di aggregazione giovanile slegati dal guadagno e dal profitto gli spazi sociali autogestiti rappresentano l’unica risorsa di cambiamento, l’unica possibilità di creare insieme una società diversa, antifascista, antirazzista ed antisessista.
I padroni di questa città non vogliono dover fare i conti con realtà che producono ingovernabilità e conflitto, luoghi di produzione culturale e libera circolazione di saperi, luoghi in cui si sviluppa una socialità altra, non mercificata, luoghi in cui confluisce chi si pone a difesa del territorio e di chi è alla conquista di più dignitose condizioni di vita.
L’amministrazione modenese ha paura a confrontarsi con queste esperienze, che parlano chiaro e rendono esplicite le miserie di questa società, che deve ricorrere alla guerra permanente ed alla paura e criminalizzazione del diverso per restare in vita.
Nessuno sceriffo fermerà la nostra voglia di autogestione, la voglia di stare insieme a costruire e progettare il mondo che vogliamo, un mondo senza sfruttamento e senza ingiustizie.
La lotta per la conquista di spazi collettivi è appena iniziata e noi non ci tiriamo indietro…

C.OLLETTIVO A.UTONOMO M.ODENESE

> Scaricalo/diffondilo (a lato in pdf) !

La verità non si arresta, Emiliano libero!

Inviato da autonomix | 14 Giu, 2008

Il giudice conferma gli arresti per Emiliano

E’ bastato leggere il Corriere o Panorama per capire che l’operazione in corso in Italia, rispetto all’università, è un’operazione tutt’altro che marginale. Si usano le destre noefasciste per alzare il polverone e per perseguire due obiettivi: normalizzare socialmente l’università, mettere all’angolo il conflitto studentesco; rompere l’egemonia di quel che rimane della sinistra nel corpo docente. Un’operazione doppia ma congiunta, che non fa sconti e usa i media come sciabole taglienti.
L’università, nodo produttivo metropolitano, deve diventare uno spazio liscio, dunque bisogna separare il sapere dalla critica, la conoscenza dall’etica, la formazione dalla libertà.
Allora la falsità della rissa, per nascondere l’aggressione; poi la falsità del sequestro, per mettere a tacere le responsabilità di Pescosolido; adesso la conferma degli arresti per Emiliano da parte del tribunale del riesame.
Inaccettabile e indegno!
Ma non siamo spaventati e non ci sentiamo sconfitti. Il corpo vivo dell’università, gli studenti e i ricercatori, hanno attraversato a migliaia le mobilitazioni di fine maggio e si sono dati appuntamento per un grande evento giovedì 19 giugno. Si tratterà di un momento di incontro e di discussione, ma anche di un happening artistico e musicale, per chiedere la libertà di Emiliano, per difendere l’anomalia Sapienza.
Il sapere ha sempre un corpo e il corpo è sempre collettivo e sa resistere.

Emiliano libero!
Tutt* alla Sapienza giovedì 19 giugno!
La verità non si arresta!

Rete per l’autoformazione - Roma | Vai all’appello

Roma - Il blocco precario metropolitano occupa una palazzina nei pressi del cso Strike

Inviato da autonomix | 13 Giu, 2008

Roma – Occupato questa mattina uno stabile nella zona di Casalbertone a ridosso della città universitaria di san Lorenzo verso la mobilitazione di domani promossa dai centri sociali romani. "Un’altra città in cammino" - questo lo slogan dell’iniziativa. Una citta’ dove la sicurezza si declina con l’estensione dei diritti: cittadinanza, reddito, casa, socialita’, cultura.
Francesco Raparelli, Esc Roma, | audio

Una giornata che sarà impegnata anche nella richiesta a gran voce della immediata liberazione di Emiliano: ieri la notizia della conferma degli arresti domiciliari.

Matteoli: il Tav si fa dialogando... ma il movimento rilancia

Inviato da autonomix | 13 Giu, 2008
Matteoli: il Tav si fa dialogando... ma il movimento rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo (interviste)


|12.06.2008| Ieri in prefettura a Torino il ministro delle infrastrutture del governo Berlusconi, Altero Matteoli ha tracciato i tempi e i modi per realizzare la Torino Lione in Valle di Susa. La parola d’ordine è il dialogo e l’apprezzamento per il cammino fin qui svolto dal commissario straordinarioVirano e dall’Osservatorio Tecnico è stato più volte ribadito. A differenza di quanti agitano spauracchi intorno al fascismo/berlusconesimo, il governo si comporterà esattamente come quello precedente, smentendo le ringhiate del camerata Martinat che sosteneva (oltre che equiparare i notav ai pusher) che la Torino Lione sarebbe rientrata nella legge obbiettivo. Matteoli infatti prosegue la linea soft, rinnovando fiducia nell’Osservatorio e dando 6 mesi in più di tempo per proseguire i lavori (la prima fase scade il 30 giugno n.d.r.), dichiarando che “Per un’opera che durerà quindici anni, sei mesi di discussione in più non sono un problema”. Quindi altra fiducia al clima di dialogo instaurato tra sindaci, istituzioni piemontesi, commissario straordinario e governo, a ricreare lo steso clima che c’è in parlamento, dove tutti remano nella stessa direzione. Il movimento no tav c’è abituato, la lobby che a di fronte non ha colore politico e nei governi amici nessuno ci ha mai creduto, non facendo mai sconti a qualsiasi forza politica. Cosa che evidentemente Berlusconi sa bene, visto che le sue truppe nel 2005 dovettero fare retromarcia dall’occupazione della valle.


E i sindaci?

In questo gioco “istituzionale” viene da chiedersi quale sia il ruolo dei sindaci della valle di Susa, visto che sempre di più vengono dati come ricreduti ad eccezione dei 4 sindaci e dei 90 amministratori firmatari del documento che chiede l’uscita dall’Osservatorio.
Inoltre con l’istituzione del piano di sviluppo della valle (500 milioni di euro) i sindaci sembrano comparse dei sindaci di “movimento” che abbiamo conosciuto negli anni precedenti.
La storia del movimento dice che esiste un fronte di lotta” istituzionale” dove gli amministratori sono i soggetti che devono mettere in difficoltà gli avversari, dilatando i tempi, mettendo i bastoni fra le ruote ad iter amministrativi e burocratici, cosa che non avviene più da tempo. Un clima di cordialità che puzza tanto di resa, ma alla conta ancora non manca nessuno.
Esattamente un anno fa, in un‘assemblea infuocata, il movimento processò i sindaci di ritorno da Roma per essere stati troppo remissivi nei confronti del governo Prodi, imputandoli, con la desistenza, di avere tracciatati il cammino per il futuro governo, e così sta avvenendo.
Tant’è che giorni fa Virano si è sentito in dovere di sostenere che “C’e’ ancora un nucleo combattivo di irriducibili senza se e senza ma, ma anche senza ‘a’ di argomenti. Sono solo qualche centinaio - ha spiegato Virano -. Questo perche’ i sindaci hanno riguadagnato centralita’, oggi in 56 su 60 sono favorevoli all’opera.”

> Ascolta il rescoconto di Loredana Bellone (sindaco di san Didero)
Capofila dei sindaci e amministratori dissidenti

E Il movimento rilancia

Nonostante l’opera di “cancellazione” del movimento no tav, la resistenza popolare valsusina è viva e vegeta e domenica 15 rilancia dando il via al secondo atto di Compra un posto in prima fila, atto di acquisto collettivo dei terreni di Venaus, difesi e riconquistati nel 2005. Per uno che sparisce, fare un atto in 1400, dopo quello precedente di pari numero, non è poco
In ogni caso poi il ragionamento dalle terre valsusine è semplice, il can-can che si muove intorno al Tav è molto, ma ancora non si parla di tracciati, essendo che si discute di tutto tolto dell’opera reale che dovrebbero finanziare e realizzare, ma ancora nessuno dice dove, paura forse?

> Ascolta il commento di Lele Rizzo (cs Askatasuna/comitato lotta popolare notav)

Un’altra città in cammino: MANIFESTAZIONE DEI CENTRI SOCIALI A ROMA

Inviato da autonomix | 12 Giu, 2008

14 giugno 2008

 "Un’altra città in cammino"

Manifestazione dei Centri Sociali
ore 16.00 dal Regina Elena Occupato
Via Castro Laurenziano

 

Appello:
Una citta’ aperta e solidale contro chi vuole restringere gli spazi di liberta’ e di democrazia.

Una citta’ dove la sicurezza si declina con l’estensione dei diritti: cittadinanza, reddito, casa, socialita’, cultura.

Una citta’ dove alla dogmatica del mercato si sostituisce la qualita’ della vita e la solidarieta’, la cooperazione e il mutualismo.

Un’altra citta’ fatta di tante citta’:

dai migranti, nuovi cittadini che chiedono accoglienza, diritti e partecipazione;

dalle grandi lotte per l’abitare, che hanno restituito dignita’ alle tante e ai tanti senza voce, a chi e’ stretto da poverta’ nuove e vecchie;

dai centri sociali, laboratori di sperimentazione sociale e politica, culturale ed estetica.

Una ricchezza che non accetta di essere messa all’angolo dal sindaco Alemanno, che vuole governare Roma con sgomberi e repressione, espulsionI e arresti.

Non c’è sicurezza senza diritti!!
Emiliano libero!

Adesioni:
Action, Blocchi Precari Metropolitani, Coordinamento cittadino Lotta per la casa, Comitato Obiettivo Casa, Asia/Rdb, Coordinamento per la liberta’ di movimento, Rdb/Cub. Centri sociali: Acrobax, Angelo Mai, Astra, Auro e Marco, Brancaleone, Corto Circuito, Decolliamo, Esc, Ex 51, Ex Snia, Factory, Forte Prenestino, Horus occupato, Intifada, Kollatino, Lucha y Siesta, Onda Rossa 32, Rialto, Ricomincio dal Faro,Sans Papiers, Spartaco, Spazio occupato Il comitato primavalle, La Strada, Strike, La Talpa, La Torre, Villaggio Globale, Vittorio occupato, Zona rischio.

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