I RE DELLA MONTAGNA AL CSOA CARTELLA
Inviato da autonomix | 12 Giu, 2008
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work in progress per il G8 alla Maddalena..
Regione Emilia
Torre di caccia bruciata la notte del 23 maggio 2008 dall'ALF.
Questa mattina, mercoledì 11 giugno, una quindicina di oppositori al TAV e ai nuovi impianti di risalita hanno occupato simbolicamente i locali della SWS engineering s.p.a. di Mattarello (Trento). Di seguito il testo distribuito e inviato via fax e una foto dello striscione esposto. Per chi volesse esprimere il proprio dissenso alla SWS: info@swsengineering.it; tel. 0461 97900; fax 0461 979250.
Ai responsabili della SWS
A voi si deve il progetto preliminare e definitivo del tunnel di base del Brennero, prima parte del TAV Verona-Monaco. Un'opera devastante per il territorio, l'acqua e la salute. Un'opera inutile per risolvere il problema del traffico. Un'opera che sempre più persone, informate e decise, rifiutano.
A voi si devono vari studi finalizzati alla realizzazione di nuovi impianti sciistici, basati sostanzialmente sull'uso immorale di grandi quantità d'acqua per l'innevamento artificiale.
A voi è stato assegnato, infine, il progetto per la seconda canna del tunnel autostradale del Frejus, giustificato dagli stessi che vorrebbero realizzare il TAV Torino-Lione – contro la volontà di un'intera valle – per diminuire il traffico di tir su strada…
Insomma, vi state arricchendo grazie alle devastazioni di territori in nome del profitto. Pensavate di continuare a fare lauti affari senza che nessuno vi chiedesse conto.
Oggi siamo qui per dirvi che vi siete sbagliati. Ritiratevi da questi lavori.
NO TAV – al Brennero come in Valsusa
NO ALLA SECONDA CANNA DEL FREJUS
NO AI NUOVI IMPIANTI SCIISTICI

Decreto di espulsione ai razzisti della Lega Nord.
Oggi a Padova gli è stato consegnato durante la Critical Mass antirazzista, che ha attraversato la città contro l’intolleranza e la campagna xenofoba di cui il partito del Carroccio è il principale attore.
L’occasione è stata la presenza in città dei gazebi leghisti per raccogliere nuove firme per la protesta nei confronti di una moschea che dovrebbe sorgere in via Longhin.
Su questa questione dicono nel comunicato che lanciava questa iniziativa "abbiamo dovuto assistere ad un vergognoso spettacolo. Non ci interessa la religione, qualsiasi essa sia rimane un fatto privato, intimo, che poco ha a che vedere con la vita pubblica di una città".
Oltre 100 persone, giovani del CSO Pedro, studenti medi e universitari ma anche cittadini che non sono più disposti ad accettare questo clima di odio e intolleranza alimentato dalla Lega, si sono ripresi la città nonostante la presenza massiccia delle forze dell’ordine.
La biciclettata è arrivata nei pressi del gazebo leghista in P.zza della Frutta. Qui è partito un lancio di uova a cui la polizia ha risposto con una carica.
Durante la Critical Mass sono stati rimossi tutti i gazebi che la Lega aveva nei diversi quartieri.
Cronaca audio
Le valutazioni finali con Enrico, CSO Pedro.
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La corrispondenza durante la carica.
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L’intervista a Marco, Opera nomadi.
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L’intervista a Virgilio, comunità sinta Padova.
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Zero Lab Station è un progetto musicale nato nel 2002 ma trasformatosi poi in un laboratorio per la libera diffusione dei saperi. Nel loro laboratorio confluiscono rabbia, impegno civile e sociale, in aggiunta a un mix di stili e generi musicali, dal metal al rap, dal funky all'hard core.
I collettivi universitari tra cui il Collettivo Aut Of questa mattina hanno occupato il Senato Accademico. La motivazione: aumento delle tasse universitarie. La Prorettrice Monari ha presentato infatti una proposta di riforma delle tasse universitarie composta di varie sezioni, ma con un unico obbiettivo: Fare cassa!
Una cinquantina di persone hanno bloccato il consiglio Accademico.
Ascolta il contributo audio di Tommaso, collettivo Aut Of.
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Il Rettore ha richiesto la presenza delle forze dell’ordine per lo sgombero immediato.
ore 10.14
Il reparto mobile spingendo all’esterno del consiglio Accademico tutti gli studenti presenti proprio perchè legittimato ad intervenire dal Rettore Calzolari ha identificato ogni singolo studente con documenti alla mano e con l’utilizzo di filmati. Era dal ’77 che non si vedeva in rettorato a Bologna un’azione di questa entità.
Ascolta il contributo audio di Tommaso, collettivo Aut Of.
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Leggi il comunicato
Sabato 31 maggio è stato occupato uno stabile a lecco. Dopo un'immediato sgombero da parte delle forze di polizia,si è poi deciso di ri-occupare la sera stessa.
Per venire a trovarci, il posto si trova nei pressi dell'ospedale, adiacente al parco di villa eremo.
Segue volantino
Oggi è nato il Reparto 7-7, un’occupazione che germoglia dalla volontà di trovarsi autonomamente una cura alla malattia cronica della quotidianità del terzo millennio. Il luogo fisico dove matura questa esperienza è stato occupato al fine di crearsi uno spazio dove potersi finalmente conoscere liberamente, dove poter sperimentare quei rapporti umani liberi da logiche di lucro o divertimento sfogo, dove poter sviluppare e dare una progettualità alla conflittualità verso questo esistente attraverso la creatività e la condivisione di esperienze ed emozioni.
Il reparto vuole essere uno spazio aperto a tutti e tutte, potrà ospitare iniziative culturali e di lotta, creative e informative, insomma vorrà essere un posto dove socializzare orizzontalmente sviluppando quei rapporti di informalità e affinità propri delle potenzialità individuali.
La volontà di dare spazio anche ad un centro di documentazione darà la possibilità di conoscere, discutere e scambiarsi libri, opuscoli e riviste, per tentare di uscire dal circolo vizioso della dis-informazione mediatica.
La centralità del rione e delle lotte che al suo interno si praticano contro la speculazione edilizia, la distruzione delle montagne, la cementificazione del lago, nasce con l’intento di dare un contributo reale per combattere le nocività che ci vengono scagliate addosso sempre più violentemente a scapito delle nostre vite.
Occupare uno spazio comunale che da decenni è lasciato abbandonato, alla mercé della prossima speculazione, è già un passo in questa direzione.
Sentiamo la necessità di rompere la quotidianità imposta e iniziare a vivere piuttosto che continuare a sopravvivere. Con cineforum, cene, aperitivi e iniziative si creeranno quegli spunti teorici e pratici che in una città come Lecco fatichiamo a trovare, città che vive l’ormai cronica mancanza di luoghi vergini dalle dinamiche economiche e speculative,
Certo, uno spazio fisico non basta e mai basterà! La nostra vita non muterà radicalmente solo grazie a quattro sterili mura, ma grazie ai rapporti umani e alle idee che in quelle quattro mura prenderanno vita per mezzo di tutti coloro i quali vorranno rendersi partecipi.
Il reparto, come non vivrà a forza pur riuscendo a resistere all’attacco dello stato, non morirà certo con uno sgombero.
Nessuno è felice nella sua vita di miseria, la sveglia apre la strada a un giorno di merda: vai a lavorare, prendi la macchina, buttati nel traffico, poi sorbisciti il/la tuo/a stupido/a capo/a, lavora 8 e più ore, poi torna a prendere la macchina, e la sera sarà uguale a quando vi salisti la mattina, buttati nel traffico, parcheggia, dirigiti alla tua merda di casa, quindi vai a consumare al supermercato con le sue luci al neon, al negozio, a coprire la tua necessità di comprare quella merda che tutti dicono essere importante. Quali sono i vostri veri desideri?LA RASSEGNAZIONE E’ LA MORTE…LA RIVOLTA E’ LA VITA
Reparto 7-7 occupato
fonte cronaca qua qua
Numero di telefono e indirizzo di Antonio Baldacci, responsabile sanitario del Centro, sono stati pubblicati su Internet
CHIERI 03/06/2008 - Striscioni, cori e volantini infilati nelle buche delle lettere. Così ieri mattina a Chieri una ventina di giovani manifestanti vicini ai centri sociali torinesi hanno voluto protestare sotto l’abitazione di Antonio Baldacci, direttore sanitario del Cpt di Torino. Il gruppo di autonomi voleva richiamare l’attenzione sul caso di Fathi Hassan Nejl, il maghrebino di 38 anni morto nel centro di permanenza la scorsa settimana e, per tutta la durata del presidio, ha lanciato slogan e invettive pesantissime contro il colonnello della Croce Rossa. La manifestazione, guardata a vista da carabinieri e polizia, si è svolta senza incidenti e il piccolo corteo si è sciolto dopo un’ora.
«Come membro della Croce Rossa preferisco non dire nulla, come privato cittadino sono profondamente indignato - ha commentato Baldacci, che è arrivato a Chieri solo alcune ore dopo - Io non ero in casa, ma c’era mia moglie che, come è facilmente immaginabile, è rimasta molto scossa. Sono stato insultato e la mia privacy è stata violata. I miei numeri di telefono, persino quello del cellulare, sono stati scritti sui volantini invitando chiunque a bussare al mio campanello o a telefonarmi a qualsiasi ora. Quello che è successo è vergognoso e inammissibile».
Come al solito la notizia della manifestazione di protesta si è diffusa grazie al tam tam di internet. In rete sono stati inseriti indirizzo e numero di telefono del direttore del Cpt e davanti alla sua residenza chierese si sono radunati 20 giovani, tutte facce note e riconosciute dagli agenti della Digos. L’atmosfera non si è surriscaldata e gli autonomi, “armati” di padelle e fischietti, per un’ora hanno letto i comunicati che accusano Croce Rossa e Baldacci: «Fathi Hassan Nejl è morto perché gli uomini del dottor Antonio Baldacci hanno fatto finta di non vedere - si legge nel volantino - E di non sentire le urla di chi da dietro le gabbie chiedeva soccorso».
Sulla morte di Nejl la Procura della Repubblica di Torino ha ordinato accertamenti che, finora, non hanno prodotto sviluppi. Per quanto riguarda la manifestazione di ieri, invece, gli inquirenti stanno valutando la possibilità di una denuncia collettiva per minacce aggravate. Gli investigatori dovranno anche cercare di scoprire come un gruppo di autonomi sia potuto entrare in possesso di dati personali e riservatissimi riguardante il direttore del Cpt.
Massimo Massenzio
fonte la stampa
Minacce anarchiche al colonnello del Cpt
Fischi davanti alla casa del direttore sanitario
FEDERICO GENTA
TORINO
«Antonio Baldacci assassino». Ieri mattina la rabbia degli anarchici è arrivata a Chieri. La notizia era apparsa alle 11,40 sulla prima pagina del sito «informa-azione». «In questo momento un gruppo di solidali con i prigionieri del Cpt-lager di corso Brunelleschi sta protestando rumorosamente». Una ventina di persone si è presentata davanti alla porta di casa del colonnello Antonio Baldacci. Una villetta poco lontana dal centro, al confine con Pino Torinese.
Tutti armati di pentole fischietti e trombe, hanno iniziato ad urlare slogan e insulti contro il direttore sanitario del centro di permanenza torinese. Lui non era presente, in casa c'era la moglie. Davanti ai residenti usciti in strada hanno appeso striscioni e distribuito volantini. «Una settimana fa è morto Fathi Hassan Nejl, magrebino di 38 anni. E' morto perchè non aveva documenti, perchè la legge lo ha chiamato clandestino, perchè un'organizzazione umanitaria - la Croce rossa italiana - lo ha lasciato agonizzare».
Carabinieri e Digos sono arrivati nel giro di pochi minuti. Per loro i manifestanti erano già tutti volti conosciuti. Nel pomeriggio sono stati denunciati per minacce aggravate. Al centro delle contestazioni le dichiarazioni di Baldacci, che all'indomani del decesso del marocchino aveva escluso che qualcuno avesse segnalato al personale medico che Hassan stava male. Era la notte tra il 23 e il 24 maggio. Le ricostruzioni della vicenda da parte del personale medico e degli ospiti presenti erano da subito risultate inconciliabili. Per il direttore del centro clinico «nessuno ha chiesto l'intervento dei sanitari. Il suo vicino di letto ha dichiarato alla polizia di non essersi accorto di nulla e di non avere mai chiesto a nessuno di intervenire».
Altri testimoni sostengono di aver gridato per ore tentando di richiamare l'attenzione di qualcuno. Sul caso si attende ancora l'esito delle indagini della magistratura. Lunedì scorso le prime contestazioni attribuite agli anarchici. Davanti alla sede della Cri in via Bologna è comparsa la scritta «assassini». Gli stessi contestatori hanno annunciato che la protesta andrà avanti. «Ritorneremo anche nei prossimi giorni» hanno urlato dal megafono.
Il gruppetto si è allontanato da Chieri poco dopo l'una. Mezz'ora dopo è arrivato Antonio Baldacci. Trafelato, non ha voluto rilasciare dichiarazioni su quanto accaduto. «Preferisco non commentare». Ora l’ingresso della casa è presidiato dai carabinieri.

compromesso. Il commissariato straordinario per l'emergenza è un suo figlio, come le ultime inchieste giudiziarie tornano a confermare, palesemente, evidenziando contraddizioni che, seppur potenzialmente potranno esplodere, vengono assopite dallo strumentario classico del sistema. Un gioco la cui composizione si snoda a più livelli: magari parte dal camorrista o dall'amministratore comunale per passare allo sbirro o all'ispettore ambientale, per finire al presidente della regione. Tutto però è mobile, ogni "macchietta" architettata ha la sua storia, nonostante la base da cui si parta ha una determinata gerarchia: politica e criminalità organizzata si accordano, il ceto imprenditoriale progetta, altri eseguiranno. Faccia legale ed illegale del sistema escono a fosche mischiate, la divisione tra buoni e cattivi è impossibile nel momento che questi soggetti sono forgiati dallo stesso ossigeno, si sorreggono e riproducono a vicenda: i 15 anni di caos prodotto dai molteplici e inauditi piani rifiuti ne sono la testimonianza.
mediatica/legislativa che altro (il che ha lasciato spazio a letture irrealistiche, fuorvianti), giocando anche sulla composizione sociale delle proteste, dalla quale emerge il carattere popolare dell'opposizione, quindi con una soggettività non militante, dall'altro lato è bene prendere atto della determinazione con cui il popolo di Chiaiano ha risposto, non facendosi intimidire, scendendo in piazza, così come si farà il 1° giugno, portando per le strade di Marano e Chiaiano le parole d'ordine dei movimenti in difesa della salute e dell'ambiente: contro la devastazione ambientale e la militarizzazione dei territori, in difesa dei beni comuni e del diritto alla protesta.