SOLIDALI CON L'ASILO OCCUPATO

Inviato da autonomix | 1 Apr, 2008
Ieri notte alcuni solidali con l'Asilo Occupato si sono ritrovati in Corso Brescia a riprendersi una parte del quartiere.
Da alcune settimane infatti, la casa in via Alessandria 12 è sotto sgombero, per lasciar spazio ai migranti del Darfur, atto di nobile intento, se questo non comportasse la distruzione di uno dei pochi luoghi di libera espressione che da 13 anni allieta la vita di questa repressa città.
In vista di un "forzato" ritorno in strada abbiamo deciso di riprenderci una parte del quartiere Aurora, iniziando a riversare per le strade le nostre idee: è nato così Corso Bresci (come in foto allegata), nome a noi più congeniale.

Gaetano Bresci, l'anarchico che uccise il re d'Italia, decise con quest'atto di vendicare la strage di Milano del 1898, dove vennero trucidati centinaia di manifestanti da parte dell'esercito Italiano.

A lui e a tutti quelli che fanno dell'azione diretta una pratica non può che andare il nostro saluto.

Questo non è che l'inizio. Con questo clima è ora di incominciare a farsi sentire, e non tocca solo agli occupanti della casa, ma a tutti quelli che ci gravitano intorno.

Con ieri abbiamo iniziato anche noi, tu che pensi di fare?

Alcuni solidali dell'Asilo Occupato Principe di Napoli

« Io non ho ucciso Umberto. Io ho ucciso il re. Ho ucciso un principio. »
(La frase pronunciata subito dopo l'omicidio, in risposta alle accuse della folla)

Giovedì 3 aprile ore 22.00 - Live @l csoa

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008

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Di scena al Cartella la band barese dei NATRON, i guru del death metal in Italia.
E' dal '92 infatti che questo gruppo gira in lungo ed in largo l'Europa proponendo quello che è annoverato tra il migliore brutal europeo.
Apriranno la serata i TRAUMAGAIN.

I NO DAL MOLIN PRONTI ALLA LOTTA

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008

Partiamo dalla fine, via il dente via il dolore: giovedì scorso, a due settimane dalle elezioni comunali, tre esponenti del Presidio vengono perquisiti nelle loro abitazioni dalla Digos. Lo dispone, nell’ambito dell’indagine sull’attentato all’oleodotto del luglio 2007, il pm Paolo Pecori. Il padre di Massimo, candidato sindaco Udc. Che è concorrente, nella corsa al Palazzo, proprio della leader del Presidio Cinzia Bottene, candidata a capo della lista “Vicenza Libera”. Boom. Scoppia la polemica. «Non giudico - attacca la Bottene - rilevo solo l’inopportunità di disporre le perquisizioni alla vigilia del voto. Sono passati otto mesi dall’attentato, aspettare due settimane non avrebbe cambiato nulla. Anzi, il pm avrebbe evitato le contestazioni. Comunque non mi preoccupo, già in altre occasioni ci hanno criminalizzati, soprattutto alla vigilia delle manifestazioni, ma i vicentini hanno risposto senza farsi influenzare».
Chiusa la parentesi giudiziaria. Che cosa l’ha spinta a candidarsi?
Due motivazioni. Primo: la delusione, il non riconoscermi in una politica così poco trasparente, fatta per l’autoconservazione dei partiti. Secondo: la speranza, il non rassegnarsi al “non voto”, cercare di fare una politica per gli interessi collettivi e non di bottega.
Voi del Presidio siete “scesi in campo”. L’area dei comitati anti-base, invece, ha scelto di restare fuori dalla competizione e di sostenere i candidati che si impegnano per il “no”. Non rischiate di rompere il fronte?
Il movimento No Dal Molin è sempre stato variegato, non abbiamo la presunzione di rappresentarlo tutto. A volte abbiamo agito uniti, ma ci teniamo all’indipendenza.
I No Dal Molin sono sparpagliati in almeno sei liste. Non avete dialogato per evitare la dispersione?
Con qualcuno sì, ma non con le liste di partito. Dei partiti non mi fido. La Equizi? Dice che siamo troppo di sinistra, ma ha frequentato il Presidio per oltre un anno e si è smarcata alla vigilia del voto. Onestà e coerenza pagano, perciò alla fine abbiamo deciso di andare da soli. Del resto siamo stati noi il traino del movimento, quelli che finora hanno tenuto aperta la questione della base.
Ancora aperta? Tutte le istituzioni hanno detto «sì» e ora c’è pure l’affidamento dell’appalto...
Che la macchina sia in moto è indubbio, però io guardo all’altra faccia della medaglia: i ritardi sui tempi d’esecuzione, le istituzioni che sentono il bisogno di riconfermare di continuo decisioni già prese, segno di debolezza. Non si è deciso nulla sulla tangenziale nord, se non che la pagano gli italiani. I 5 punti dell’ordine del giorno del Consiglio comunale stanno cadendo uno alla volta. Che fine farà l’aeroporto? E gli appalti vanno ad arricchire le coop rosse e non i vicentini.
Ma non c’è solo il Dal Molin. Un candidato sindaco dovrebbe avere un programma per la città...
Non accetto che ci dicano che siamo monotematici. Il nostro programma ha tre punti cardine: pace, difesa dell’ambiente e difesa della vera democrazia.
In concreto, le prime tre azioni che farebbe da sindaco?
Innanzitutto, preparerei un ordine del giorno in senso contrario a quello del 26 ottobre 2006. Così non darei al governo la possibilità di strumentalizzare il voto del Consiglio comunale come invece la precedente maggioranza ha consentito. Secondo, metterei mano all’Aim, gioiello della città spartito come una torta a vantaggio di pochi.
Aim politica o no?
No, la politica resti fuori dalla gestione di Aim: ci vogliono manager competenti ed onesti. Alla politica spettano solo l’indirizzo e il controllo.
Terzo impegno?
La salvaguardia dell’ambiente, far vivere tutte le zone della città, senza dimenticarne alcune, altrimenti diventano insicure. E soprattutto metterei mano alle regole per dire basta alla speculazione edilizia.
Eleggere un consigliere sarà un successo?
Vorremmo entrare in Consiglio non per gestire il potere, ma per “aprire” l’Aula ai cittadini, come una scatola di vetro. Daremmo alla gente le informazioni che oggi non ha.

L’altro giorno, in centro, lei ha urlato al megafono che «un’altra giunta di centrodestra sarebbe la morte della città». Un minuto dopo avete crocifisso il governo di centrosinistra. Per chi tiferete in caso di ballottaggio?
Ci sono partiti che già parlano della spartizione degli assessorati. Non ci interessa nulla di simile. Se ci corteggeranno? Ne discuteremo in assemblea, di certo non ci venderemo.

Casalinga. Da due anni, da quanto è scoppiato il caso Dal Molin, tutti la conoscono così: 51 anni, sposata, un figlio di 21 anni, quasi vicentina - nel senso che la sua casa sorge a Caldogno «a 20 metri dal confine con Vicenza». E, appunto, casalinga. Alle spalle però, Cinzia Bottene ha 18 anni da impiegata. La politica, invece, è una folgorazione recente. Prima di questa tornata elettorale non l’aveva mai fatta: mai una tessera di partito, assicura, mai una candidatura. «Nemmeno vita associativa. Non ho partiti di riferimento, mi regolo in base ai momenti e alle persone candidate. Però mai a destra».
Così fino a due anni fa. Fino a quando esplode il caso Dal Molin e la casalinga diventa leader e simbolo della lotta (molto femminile) contro la base. Megafono (e pentole) in mano, guida le marce dei 100 mila e dei 30 mila, occupa la Basilica e la prefettura, sempre in prima fila. Un personaggio. Tanto che Santoro e Lerner la ospitano nelle loro trasmissioni tv. Ora la corsa a sindaco. Un bel salto, ma per molti, a questo punto, non inatteso.

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Visita il sito di Vicenza Libera

I No-Tav comprano i terreni del tunnel

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008
Gli acquirenti diventano proprietari di un metro quadrato di terreno che si trova sul tracciato del tunnel di base

SUSA
Nuovo raduno di manifestanti contro la Tav in Val di Susa, e precisamente a Chiomonte, dove più di mille persone si sono messe in fila per avviare dal notaio le annunciate pratiche per acquistare un lotto di terreno simbolico, di un metro quadrato ciascuno, che permetterà loro di diventare proprietari di una piccola porzione dei terreni a vigneto che si trovano sul tracciato nel quale dovrà passare il tunnel di base di 52 chilometri che attraverserà il Monte Cenisio, tra la Francia e l’Italia.

Sul sito dei No-Tav campeggia l’annuncio della manifestazione di questa mattina: le "prenotazioni" per il primo acquisto di terreni in Chiomonte alla Colombera avrebbe visto l’adesione di oltre 1.500 persone che hanno sottoscritto l’opzione "compra un posto in prima fila" contro il progetto del futuro tunnel ferroviario della Lione-Torino. Lo scopo è quello di complicare le cose quando le autorità dovranno procedere alle espropriazioni necessarie per potere iniziare i lavori.

Sul sito si spiega che ciascun atto notarile verrà sottoscritto formalmente a partire da questa mattina, domenica 30 marzo, a Chiomonte presso la cascina La Maddalena: «L’operazione di acquisto dei terreni alla presenza del notaio durerà dalle nove del mattino fino a sera, fino a quando, cioè, tutti gli acquirenti avranno firmato l`atto di compravendita». Per "allietare" gli aderenti al progetto durante la fila dal notaio sono in programma spettacoli musicali, ma anche una visita al museo della Maddalena e agli adiacenti siti archeologici, alla cantina cooperativa del vino di Chiomonte, e al borgo storico di Chiomonte. Per pranzo, polentata con toma e salciccia locali.

COOP ROSSE?VIA AL BOICOTTAGGIO

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008
Dopo l’assegnazione dell’appalto per la base Usa, i no Dal Molin preparano la risposta

di Orsola Casagrande

Sarà l’assemblea di martedì sera al presidio permanente a decidere le iniziative future dopo l’assegnazione dell’appalto per la costruzione della nuova base militare Usa al Cmc e alla Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna. Venerdì sera davanti alla prefettura dove il presidio aveva organizzato una manifestazione si è discusso molto di questa decisione di affidare alle cooperative rosse l’appalto. «E’ una decisione molto grave - dice Marco del presidio - anche se naturalmente ce l’aspettavamo.
E’ una decisione che svela molte cose». Non va giù ai vicentini il fatto che il candidato premier del Partito democratico Walter Veltroni per esempio, nella sua visita alla città del Palladio, abbia voluto ribadire che la base al Dal Molin si farà. «Certo - dicono al presidio - è il premio per le cooperative rosse. E il premio soprattutto per il Cmc che non ha potuto fare l’alta velocità in val Susa». E proprio con i valsusini da ieri sono costanti i rapporti. Perché i no Tav conoscono molto bene il consorzio di Ravenna e hanno subito dato il loro sostegno ai vicentini per le iniziative future. La prima cosa che è venuta in mente a tutti e che da venerdì circola insistentemente è l’idea di un boicottaggio delle cooperative, magari una giornata nazionale in modo da coinvolgere i cittadini che a Vicenza hanno più volte espresso la loro solidarietà partecipando, per esempio, alle manifestazioni nazionali dei mesi scorsi.
«Discuteremo in assemblea - dice Olol Jackson - delle iniziative e delle proteste da prendere. Certo è che non staremo a guardare». Per Marco «non ci mancheranno le occasioni per farci sentire, visto che i lavori dovrebbero durare almeno quattro anni secondo quanto indicato dagli stessi americani». Al presidio ritengono anche che l’annuncio del vincitore dell’appalto abbia molto a che fare con la campagna elettorale in corso. «Ci è sembrato francamente - dice sempre Marco - un atto di propaganda.
Soprattutto l’affermazione che i lavori cominceranno in estate. Non ci pare realistico visto che praticamente i lavori di bonifica, che dovevano essere preliminari a qualunque altro lavoro, sono sostanzialmente fermi. E se non lo sono - aggiunge Marco - visto che ci hanno detto che c’erano centinaia di ordigni da eliminare, ci piacerebbe sapere che fine hanno fatto».
I lavori di bonifica erano stati fermati nei mesi scorsi dalle azioni pacifiche ma determinate dei cittadini. E da una serie di azioni di presidio e boicottaggio delle imprese coinvolte in questi lavori anche fuori da Vicenza, per esempio a Firenze, sede di una delle imprese incaricate. «E’ chiaro che il boicottaggio - dice ancora Marco - ci pare una delle forme di lotta più appropriate e efficaci. Vedremo in assemblea in che modo e in che forma attuarlo». Il Cmc è noto in val Susa per la mancata realizzazione del tunnel di Venaus. «Ci ricordiamo - dice Marco - le affermazioni del presidente del Cmc anche rispetto a Vicenza e alla base militare Usa. Per lui - aggiunge - non c’era alcuna contraddizione nel fatto che una cooperativa rossa potesse accettare di costruire una base di guerra. E’ evidente che a queste cooperative non interessa nulla delle comunità, né dei territori. Le nostre istanze, come quelle dei valsusini non vengono ascoltate da chi ha in testa solo il profitto».
La vicenda Dal Molin ha registrato negli ultimi giorni una serie di accadimenti importanti e per certi versi anche inquietanti. Dalle perquisizioni di giovedì a casa di alcuni giovani legati al presidio all’assegnazione dell’appalto. Venerdì sera i no Dal Molin volevano consegnare al prefetto le firme (oltre seimila) raccolte tra i cittadini in solidarietà con i destinatari degli avvisi di garanzia per l’occupazione della prefettura. Il prefetto non c’era. Così non ha ricevuto nemmeno le ampolle di acqua al cherosene raccolta nei pressi dell’oleodotto militare dove nelle scorse settimane ci è stato un pesante incidente. I no Dal Molin continuano la loro campagna elettorale originale. I candidati della lista Vicenza Libera saranno impegnati oggi in una biciclettata nei quartieri periferici della città. «Perché vogliamo dire ai cittadini - dice Marco - che il comune non deve essere solo il luogo dove inviare lamentele. Dobbiamo essere noi i protagonisti, dobbiamo riappropriarci della politica, senza delegare a nessuno».
Così oggi i ciclisti andranno a perlustrare le strade delle periferie per raccogliere la denuncia dei cittadini rispetto alle buche, strade dissestate, punti pericolosi. L’esperimento della lista Vicenza Libera è anche questo, riprendere in mano la gestione della cosa pubblica coinvolgendo e non imponendo ai cittadini delle scelte calate dall’alto.

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Al Dal Molin le cooperative rosse: nessuno è sorpreso

PROVOCAZIONE SIONISTA E POLIZIESCA A MILANO

Inviato da autonomix | 29 Mar, 2008

PROVOCAZIONE SIONISTA E POLIZIESCA A MILANO

Sabato 29 marzo all'€™interno della campagna nazionale di boicottaggio del governo israeliano nel ruolo di ospite d'€™onore alla fiera del libro di Torino si è¨ tenuta un iniziativa di controinformazione in preparazione del corteo nazionale del 10 maggio. Il presidio, con continui interventi al megafono, un volantinaggio di massa e l'€™affissione di striscioni per tutta la piazza, si è¨ svolto davanti alla Feltrinelli di piazza Piemonte per denunciare la sua partecipazione alla fiera del libro, avallando cosi di fatto la legittimazione del governo terrorista israeliano e l’occupazione militare della Palestina e delle sue politiche genocide e di apartheid. Il presidio è¨ stato oggetto, durante tutto il pomeriggio, di continue provocazione da parte di componenti della comunità  ebraica milanese a cui non abbiamo risposto se non con interventi politici di denuncia dell€'arroganza e della violenza verbale del sionista di turno incapace di rispondere al carico di responsabilità criminali del governo israeliano. Nel tardo pomeriggio però le provocazioni hanno raggiunto un livello insostenibile quando un militante sionista ha platealmente strappato uno striscione di 10 metri su cui c'€™era la scritta :€œcon il popolo palestinese che resiste. A questo punto, all'€™avvicinarsi dei compagni e delle compagne per allontanare il provocatore, la polizia presente ha caricato a freddo il presidio ferendo al volto e al torace con manganellate e colpi di casco alcuni dei nostri compagni e compagne. Denunciamo con forza questa provocazione combinata che fa capire come Israele sia e rimanga il nervo scoperto e intoccabile di una politica d'aggressione imperialista in tutta l'area mediorientale. Ribadiamo che siamo e saremo sempre a fianco del popolo palestinese in lotta per la propria autodeterminazione e che in sintonia con la campagna nazionale di boicottaggio lavoreremo per essere in massa al corte nazionale del 10 maggio a Torino.

Boicottiamo Israele !

Con il popolo palestinese che resiste.

 

I compagni e le compagne del Centro Sociale Vittoria

G8 di Genova, per De Gennaro PM chiedono rinvio a giudizio

Inviato da autonomix | 29 Mar, 2008

La richiesta dei pubblici ministeri che indagano sull'irruzione alla Diaz
nei confronti dell'ex capo della polizia per istigazione alla falsa testimonianza

G8 di Genova, per De Gennaro
pm chiedono rinvio a giudizio


<B>G8 di Genova, per De Gennaro<br>pm chiedono rinvio a giudizio</B>

Gianni De Gennaro

GENOVA - Chiesto il rinvio a giudizio per Gianni De Gennaro. I pubblici ministeri che indagano sui fatti del G8 di Genova hanno chiesto il rinvio a giudizio dell'ex capo della polizia per aver istigato l'ex questore di Genova Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza durante il processo per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz. La notizia, anticipata da un quotidiano, è stata confermata all'Ansa dal procuratore aggiunto Mario Morisani.

De Gennaro era stato raggiunto dall'avviso di fine indagini a fine novembre scorso. L'ex capo della polizia, ora commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania, aveva depositato il 18 gennaio scorso in procura una memoria difensiva in cui aveva ribadito di non aver mai indotto Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza.

L'inchiesta che coinvolge De Gennaro nasce dal processo per l'irruzione alla Diaz nel luglio 2001. Nel corso di un'udienza in cui venne chiamato come testimone l'ex questore del capoluogo ligure Colucci, rilasciò una serie di dichiarazioni per le quali la procura chiese l'iscrizione al registro degli indagati per falsa testimonianza. Per il reato di istigazione alla falsa testimonianza fu invece indagato De Gennaro che si giustificò sostenendo che Colucci potrebbe aver equivocato quella che era solo una chiacchierata sulla vicenda Diaz. La spiegazione non avrebbe però convinto i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, e con loro il procuratore aggiunto Mario Morisani.

Al via il processo alle nuove Br( ? )

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

minchiate scrive questo giornale di stato.max solidarieta a al gramigna siempre

 

 

Clima incandescente a Milano: sedici gli imputati, i giovani del "Gramigna" di Padova
a fare da claque. Il giuslavorista e "Libero" chiedono di poter essere parte civile

Slogan, urla, attacchi a Ichino
Al via il processo alle nuove Br

Il pm Boccassini chiede che alcuni imputati vengano allontanati dall'aula
Dopo le minacce al candidato Pd: "Gli operai muoiono per le tue leggi"


<B>Slogan, urla, attacchi a Ichino<br>Al via il processo alle nuove Br</B>

Alcuni imputati in aula

MILANO - Attacchi a Pietro Ichino ("gli operai muoiono grazie alle leggi fatte da lui"), pugni chiusi alzati, toni a volte accesi tra accusa e difese, e la richiesta perentoria del pm Ilda Boccassini di "non trasformare l'aula in un agone politico". E' questo il clima, piuttosto incandescente, in cui si è aperto oggi a Milano il processo alla nuove Br. Nelle gabbie o seduti tra i banchi, i sedici imputati, dietro le transenne; tra il pubblico, una folta schiera di giovani a fare quasi da claque: applausi e ritonelli del tipo "libertà, libertà, liberi tutti".

Questa mattina, subito dopo l'inizio dell'udienza alla prima Corte d'Assise è arrivata, come già preannunciato, la richiesta di costituzione di parte civile da parte del quotidiano "Libero" e del giuslavorista (nonché candidato del Pd alle prossime politiche) Pietro Ichino: secondo gli inquirenti, erano due dei futuri obiettivi "politici" del Partito Comunista Politico Militare, il Pcp-m.

Il legale di Ichino, l'avvocato Laura Panciroli, nell'illustrare la sua istanza ai giudici, ha spiegato che il suo assistito, secondo quanto è emerso dalle indagini, era "destinatario di azioni violente" attraverso l'utilizzo di armi, "volte alla sua eliminazione fisica". "Il progetto omicidiario - ha proseguito - era giunto in uno stato avanzato di realizzazione" e, quindi, Ichino ha subito un "grave danno esistenziale": non solo è stato privato dei "suoi diritti e delle libertà fondamentali", ma è stato costretto a vivere "sotto un regime di protezione".

Regime a cui era stato sottoposto già all'indomani dell'omicidio di Marco Biagi; e che poi, proprio dopo gli sviluppi dell'indagine sulle nuove Br, è stato potenziato. Le due istanze, che hanno raccolto il parere favorevole del pm e sulle quali la Corte scioglierà la riserva alla prossima udienza fissata per il 15 aprile, come da copione sono state bocciate dalle difese: le hanno ritenute guiridicamente infondate e poi, come ha osservato l'avvocato Giuseppe Pelazza, "a Ichino farebbe gioco entrare in questo processo, dal momento in cui si è candidato al Senato". Mentre "Libero potrebbe avere un aumento di vendite delle copie qualora entrasse come parte offesa".

 

 E non solo: l'avvocato Sandro Clementi ha chiesto alla Corte le revoca della costituzione dell'unica parte civile già ammessa durante l'udienza preliminare, e cioè il movimento di estrema destra Forza Nuova, da lui paragonato alla 'ndrangheta: "Andrebbe disciolto", ha concluso il legale.

Ma la vera replica ad Ichino è arrivata dalle gabbie. Durante una pausa Alfredo Davanzo, uno dei leader del gruppo, non ha esitato ad alzare la voce: "Gli operai non sono morti ma sono stati uccisi sul lavoro grazie alle leggi fatte da questi signori, da gente che oggi si è costituita parte civile. Inchino invece non ha subito nulla". E ancora dichiarazioni contro "gli stati "borghesi e gli Usa che bombardano le popolazioni". Vincenzo Sisi gli ha fatto eco e ha aggiunto: "Terroristi? Io non ho terrorizzato nessuno".

Per queste dichiarazioni gridate da dietro le sbarre, il pm Boccassini ha fatto portare fuori dall'aula i due, insieme ad altri imputati. Il magistrato ha chiesto anche lo sgombero immediato dei giovani del pubblico - molti del centro sociale Gramigna di Padova - quando, in un paio di occasioni, con il pugno chiuso, hanno intonato ritornelli e appalaudito gli indagati. Solidarietà a Ichino, invece, è stata espressa da diversi esponenti politici, a cominciare dal segretario del Pd Walter Veltroni.

All'udienza di oggi, infine, anche le lamentele di difese e imputati per il trattamento carcerario e le istanze, poi accolte dai giudici, per consentire ai sedici di prendere appunti attinenti al processo. La Corte infine ha respinto l'istanza del pm di "rimpolpare il calendario", aggiungendo altre udienze a quelle già fissate fino a luglio.

 

UN PROCESSO POLITICO

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008
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APPELLO CANAPISA 2008

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

APPELLO

 

Il fallimento del proibizionismo sotto gli occhi di tutti. Lassunzione di sostanze che modificano la coscienza un fatto che accomuna gli esseri umani di tutti tempi, luoghi e culture. Nel corso del tempo, per alcune di queste sostanze ne stato proibito luso, dando vita a tutta una serie conflitti ai quali i governi hanno risposto con sempre maggiore repressione. Nasce cos il problema droga. Sono state promulgate leggi e istituiti imponenti apparati repressivi, per affrontare la questione a livello globale, che hanno dichiarato la guerra alla droga. Una persecuzione infame, fatta di incursioni militari, uccisioni, perquisizioni, fermi, arresti, blitz, lancio di diserbanti chimici su intere popolazioni, che bene ricordare, ha fatto nascere un reato la dove non ci sono vittime, costringendo alla clandestinit milioni di esseri umani. Mai nessuna legge ha prodotto nella storia del genere umano una quantit tale di sofferenze. Definibile come la terza guerra mondiale, perch combattuta su fronti sparsi nellintero pianeta, questa strategia planetaria conta ormai miglia di vittime e continua ad infliggere lacrime e sangue ad un numero sempre maggiore di esseri umani magari solo per aver coltivato una pianta. Queste politiche di fatto hanno creato il mercato nero delle sostanze illecite, un mercato totalmente libero nel quale possibile avere enormi profitti, e paradossalmente, nonostante i loro continui fallimenti nel ridurre il volume dei traffici e i livelli di consumo delle droghe, queste strategie non sono mai state messe seriamente in discussione, anzi sono state potenziate e rafforzate negli aspetti pi repressivi, arrivando ad essere la principale causa di carcerazione mondiale. In nome di un astratto ideale di Societ libera dalle droghe, ingenti risorse statali sono finite nella casse di apparati repressivi creati ad ok, che hanno messo in campo le loro politiche di Tolleranza Zero ed hanno contribuito, non di certo ostacolato, al rafforzamento delle criminalit organizzate, alla diffusione delle sostanze stesse e dei modi pi rischiosi di assumerle. In un regime proibizionista i rischi connessi al consumo di sostanze crescono vertiginosamente e vanno ben oltre ai rischi connessi alla sostanza in s, per esempio: impossibilit di sapere la concentrazione reale della sostanza che si crede di assumere ed il tipo stesso di sostanze con le quali stata tagliata. Molti non pensano al fatto che la merce droga una Merce Speciale, non una merce come tutte le altre, perch se unautomobile sempre unautomobile, una pistola sempre una pistola, dal produttore fino ad arrivare al consumatore, un chilo di eroina, grazie alla magia del proibizionismo, dallAfganistan allItalia diventano venti chili. Oggi, in Italia, questa ipocrita battaglia condotta da una delle normative mondiali pi dure in materia, dalla legge Fini Giovanardi sulle sostanze stupefacenti, con la quale tutte le sostanze sono state messe sullo stesso piano e i timidi tentativi di unazione di riduzione dei danni, resi gi difficili dalla precedente legge in materia (legge Iervolino-Vassalli), sono stati letteralmente travolti da unazione repressiva totale. Le conseguenze sono state la maggiore diffusione di sostanze pesanti e la trasformazione di una questione culturale, politica e sociale in una questione esclusivamente medica e penale. Questo appello ha lobiettivo non solo di far riflettere su una situazione che diventa giorno per giorno sempre pi insostenibile, di un proibizionismo che va ad alimentare piuttosto che a risolvere le problematiche che ufficialmente dichiara di voler contrastare, ma anche quello di costruire una rete sociale capace di mettere in piedi un percorso concreto, fatto di sperimentazioni pratiche, che produca un avanzamento in materia . E sempre pi urgente unopposizione sociale che si organizzi e che faccia sentire le sue ragioni e la sua voce al fine di fondare unalternativa concreta ad un tale stato di cose. Il superamento del proibizionismo non solo possibile ma diventato indispensabile. Crediamo fermamente che una riflessione sincera di tutti, insieme alla sperimentazione di pratiche di riduzione del danno, ispirate ad una cultura del consumo critico e consapevole, fondate sullinformazione, possano concretamente superare le problematiche attuali connesse al consumo di sostanze ed evitare tanti morti, principalmente causate dalla clandestinit in cui il proibizionismo costringe ad agire. Non c mai stata questa possibilit, ad un rischio ipotetico provenienti da un eventuale legalizzazione, sono stati preferiti fallimenti concreti e tangibili e le immani sofferenze causate dalla repressione. Qualcuno sta giocando con le nostre vite e sta facendo soldi sulla nostra pelle. Se in ballo la nostra libert e la nostra stessa esistenza, allora dobbiamo essere noi a condurre le danze, dobbiamo lottare affinch il diritto allautodeterminazione non rimanga lettera morta. N malati, n criminali, ma gioiosamente illegali. Autoproduzione unica soluzione.

CANAPISA 2008 MANIFESTAZIONE ANTIPROIBIZIONISTA

SABATO 31 MAGGIO - PISA

Dedicata ad Aldo Bianzino.

Venerdì 28 marzo ore 22.00 - Live @l csoa

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

MADKIN + TIRESIA

 

 

 

Rock di scena al "Cartella" di Gallico venerdì sera. Si alterneranno sul palco gallicese i TIRESIA, bastard band messinese che prende il nome dal mitico indovino cieco, e il grunge dei MADKIN, band romana innamorata della nostra terra: il loro pimo EP è stato infatti registrato presso la SALOTTINO PROD. di Locri

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PER I COMPAGNI LIBERTA’, RAFFORZIAMO LA SOLIDARIETA’ !

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

PER I COMPAGNI LIBERTA’, RAFFORZIAMO LA SOLIDARIETA’ !

Il 27 marzo inizierà il processo politico a danno dei 17 compagni arrestati nell’operazione “Tramonto” a partire dallo scorso 12 febbraio e successivamente il 6 luglio e il 24 novembre, con l’accusa di associazione sovversiva con finalità di eversione dell’ordine democratico e banda armata. Tutti sono stati tacciati di essere dei terroristi e sbattuti come “mostri” nei giornali e sugli schemi delle televisioni, mentre giornalisti e politicanti, nel ruolo di giudici, emettevano da subito
sentenze e condanne a danno dei prigionieri.
Gli imputati di questo processo sono compagni che si sono sempre schierati in prima linea nelle lotte del movimento, come operai e delegati sindacali all’interno delle fabbriche, come studenti all’interno delle università. Sono sinceri comunisti con la volontà di lottare per una società migliore di quella attuale. Chi ha vissuto insieme a questi compagni l’ambiente del lavoro, quello dello studio o quello dell’impegno politico, oggi rivendica la loro libertà, difendendone l’identità, rendendo vano il tentativo di isolamento da parte della magistratura. È un processo politico, anche se l’accusa si ostina a sostenere il contrario, perché colpisce un’intera area politica, le idee e le pratiche di lotta che i compagni portavano avanti. Anche i continui e sistematici soprusi in carcere dimostrano l’accanimento politico verso i compagni: periodi interminabili di isolamento, trasferimenti volti ad ostacolare non solo i colloqui con i familiari ma anche lo stesso diritto alla difesa, blocco della posta, continue perquisizioni nelle celle, pessime condizioni carcerarie e per i domiciliati divieto assoluto di comunicare con l’esterno, anche semplicemente con una lettera o una telefonata. Significativo è il fatto che la sola “parte lesa” ammessa al processo sono i fascisti di Forza Nuova, che testimonieranno contro i compagni con Roberto Fiore tuttora indagato per la
strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Questo è un altro segnale della caratterizzazione politica di questo processo, che tra i suoi imputati vede anche otto militanti del C.P.O. Gramigna di Padova. Il centro popolare è stato criminalizzato e presentato alla gente come un “covo di terroristi”, una “sede di attività eversive” ma la verità è che esso negli anni ha sempre organizzato molte attività per e con la gente: concerti, feste, assemblee dei lavoratori, iniziative contro la guerra o di contro-informazione e altro ancora. Questi momenti di aggregazione, uniti alla volontà di seguire una linea politica coerente e priva di cappelli istituzionali, hanno portato il Gramigna ad essere una spina nel fianco delle giunte cittadine che, non potendo imporre il proprio controllo su questo spazio, l’hanno sempre attaccato. Proprio grazie alla determinazione di queste idee, nella sua esperienza ventennale a Padova, il Gramigna, anche dopo lo sgombero del 25 luglio scorso, ha continuato la sua lotta, a dimostrazione che non sono le mura di uno stabile a rappresentarlo ma la politica che porta avanti che si concretizza nella voglia di
libertà da questa società schiavista e sfruttatrice.
È un processo contro tutti perché nelle idee e nelle pratiche che i compagni rappresentano si identificano tanti giovani, studenti, lavoratori, donne e proletari come ha dimostrato la solidarietà che si è sviluppata in tutta Italia e in molti stati europei. In un momento di forte crisi e di difficoltà istituzionale, si vuole colpire non solo ogni realtà politica che metta in discussione questa società,
ma ormai anche solo qualsiasi voce critica verso l’attuale sistema.

È UN PROCESSO CONTRO TUTTI! MOBILITIAMOCI TUTTI!
PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ GIOVEDI’ 27 MARZO ORE 9.30
AL TRIBUNALE DI MILANO.

PARTENZA PULLMAN ORE 5.00 DA PIAZZETTA CADUTI DELLA RESISTENZA
Alle accuse di terrorismo da parte dello stato,
la risposta sarà la difesa dell’identità politica dei compagni prigionieri,
al tentativo di isolamento da parte delle istituzioni,
la risposta sarà la solidarietà che tutti esprimeremo a gran voce!

C.P.O. GRAMIGNA
17 marzo 2008

info@cpogramigna.org
www.cpogramigna.org

PROTESTE DEI SENZA CASA

Inviato da autonomix | 24 Mar, 2008
Continuano le proteste dei senza casa a Palermo


Mentre la città viene invasa dai cartelloni elettorali dove i partiti si rincorrono su vuoti slogan che invocano una astratta legalità, continuano senza sosta le proteste dei senza casa a Palermo e diventa ogni giorno piu' drammatica l'emergenza abitativa.

Palermo, 22 marzo 2008|
Oggi , in mattinata, le famiglie del comitato autorganizzato senza casa hanno nuovamente bloccato il traffico ai quattro canti di città,(come accade ormai settimanalmente) incrocio tra le due arterie pricipali della città di Palermo.

Le rivendicazioni portate avanti contro gli sfratti e per la riappropriazione del centro storico hanno incuriosito i centinaia di palermitani che ogni mattina attraversano il centro storico. Il blocco è durato qualche ora e si è concluso con un presidio sotto il comune, dove abbiamo portato la voce dei senza voce di questa città, contro un amministrazione Cammarata,che, come il governo Prodi, è da' sempre sorda ai bisogni sociali ed all'emergenza abitativa.




OGNI MERCOLEDI' DALLE 11 ALLE 13
SPORTELLO CONTRO GLI SFRATTI



OGNI LUNEDI' ORE 15 ASSEMBLEA DEL COMITATO AUTORGANIZZATO SENZA CASA
AL CENTRO SOCIALE EXKARCERE(Via Mongitore 77)