Milano - Radio Cane sotto attacco..

Inviato da autonomix | 29 Nov, 2008

Stamattina all'alba del dì 28 del mese di novembre dell' anno 2008 del dominio imperiale, le armate della corporazione dei mercanti hanno proceduto allo sgombero dello studio temporaneo di RadioCane, sito nell'ambito domestico di un generoso compagno.
Gli infimi agenti delle forze dominatrici, circondato militarmente l' eroico fortino, hanno incontrata l'impervia resistenza delle milizie ribelli.
Dopo ore di ardui combattimenti, che hanno viste decimati i contingenti di ambo le parti, i patetici militi delle armate della controrivoluzione sono riusciti a superare le barricate erette dai nostri audaci guerriglieri.
Le gloriose truppe portanti le bandiere di radiocane sono state costrette all' abbandono degli avamposti ritirandosi strategicamente in attesa del contrattacco.
Pertanto le trasmissioni saranno riprese al più presto.

Il Comitato Centrale del Nucleo B dell' Armata RadioCane

URGENTE! STACCATO TELEFONO AL COLLETTIVO TELEFONO VIOLA|

Inviato da autonomix | 16 Nov, 2008

EMAIL DEL COLLETTIVO DEL TELEFONO VIOLA DI MILANO

 

cari compagni e compagne,dopo ben 14 ANNI DI ASSISTENZA TELEFONIKA 365 SU 365,LA TELECOMDIMERDAAAAAAAAAAA ,HA DICHIARATO CHE IL TELEFONOVIOLA DI MILANO NELLA SUA LINEA DI ASCOLTO TELEFONO CONTRO GLI AQBUSI PSICHIATRICI SANITARI "E' INESISTENTE".ABBIAMO ATTIVATO UN CELL. DI EMERGENZA(DA LUNEDI IL NS SUPPORTO LEGALE PROMUOVERA CAUSA A TELECOM"INTANTO SE POTETE PUBBLICIZZATE QUESTO NUMERO COME PROVVISORIO:334.3968947 con le stesse modalita noi saremo presenti il mercoledi dalle 17.00 ALLE 20.00 nella sede di Via dei transiti 28 c/o ambulatorio medico popolare ivi risponderemo al provv cell. Ricordiamo pure gli altri orari:CONSULTORIO AUTOGESTITO MARTEDI DALLE 17.00 LUNEDI AMBULATORIO MEDICO:dalle 15.30 alle 18.30 GIOVEDI """"""""""""""""":DALLE 17.30 ALLE 20.30 Venerdi presso il coa t28 aperitivi iniziative,cena sociale

COLLETTIVO DEL TELEFONO VIOLA DI MILANO-T28 OKKUPATO

Torino: processo ai No Tav – presidio al Palagiustizia

Inviato da autonomix | 10 Nov, 2008

Il 10 novembre prende avvio il processo a Luca e Giorgio, due No Tav accusati di aver danneggiato un’auto della polizia per rubare una telecamera.
I fatti contestati risalgono alla mattina del 6 dicembre del 2005. La notte precedente la polizia aveva assalito il presidio No Tav di Venaus, spezzando le barricate, distruggendo le tende e la baracca comune, mandando all’ospedale numerosi manifestanti.
Erano i giorni della resistenza e della rivolta, i giorni in cui un’intera vallata si sollevò contro l’occupazione militare per impedire la devastazione del territorio e il saccheggio delle risorse.
A tre anni da allora molta acqua è passata sotto i ponti della Dora. Sono stati tre anni di trattative tra i governi che si sono succeduti e le istituzioni valsusine, chiamate a discutere dopo che la rivolta aveva fermato le ruspe.
La maggioranza dei sindaci si è poco a poco schierata su posizioni “come Tav”, abbandonando l’opposizione ad un’opera dannosa, utile solo agli interessi della potente e trasversale lobby del cemento e del tondino.
Ma la gente non ha cambiato idea. Anzi. L’opposizione al Tav si è allargata, coinvolgendo sempre più anche la popolazione di Torino.
Alla fine di dicembre saranno presentati i tracciati e l’Unione Europea dovrebbe confermare il finanziamento di quasi 700 milioni di euro per la costruzione della tratta transfrontaliera della nuova linea ad alta velocità tra Torino e Lyon. La fresa è già pronta nei magazzini di una ditta in provincia di Torino.
Siamo quindi al dunque.
Berlusconi, come già prima di lui Di Pietro, ha promesso che userà la forza contro chi proverà ad opporsi all’apertura dei cantieri.
I No Tav sono pronti alla resistenza.
Il 6 dicembre, tre anni dopo l’assalto della polizia alla Libera Repubblica di Venaus, i No Tav saranno nuovamente in piazza a Susa per una grande manifestazione.
Hanno già provato una volta a processare i No Tav ma gli è andata male: Marco, accusato di aver spaccato una bottiglia in testa ai poliziotti la sera del 6 dicembre 2005 a Torino, è stato assolto la scorsa primavera.
Adesso ci provano con Luca e Giorgio: il processo contro di loro è un processo contro tutto il movimento No Tav.
La rivolta non si arresta!

No Tav – Autogestione
notav_autogestione@yahoo.it
338 6594361

Saldatura – Rete contro le nocività di Torino e i Comitati No Tav hanno
indetto un presidio davanti al Palagiustizia.
Sabato 10 novembre alle 8,30
in corso Vittorio Emanuele 130

***

Il comunicato di Saldatura:

Lunedì 10 novembre 2008 ore 8,30
Presidio Musicale in solidarietà a Luca e Giorgio
Processati perché nel 2005 a Venaus parteciparono alla Resistenza contro
la devastazione del territorio ed al saccheggio delle risorse.
Ci troveremo davanti al
Palazzo di Giustizia di Torino
C.so Vittorio Emanuele II/via Falcone Borsellino-Torino

Tram che passano in zona 16 e 9
bus 56, 55, 68, metrò fermata Principi D’Acaja

Saldatura Rete contro tutte le Nocività di Torino & dintorni
http://saldatura.org/wordpress/

***

Il Comunicato dei Comitati NoTav:

Processo ai NoTav
Lunedì 10 novembre si terrà la prima udienza del processo a Luca e Giorgio, due attivisti No Tav impegnati da anni nella difesa della Val di Susa dalla devastazione annunciata dei cantieri Tav.
I fatti oggetto di reato si svolsero nella mattinata del 6 dicembre 2005 a Venaus poco dopo lo sgombero notturno effettuato con violenza dalle forze dell’ordine ai danni di chi presidiava i terreni per impedire l’avvio dei lavori. Come prima risposta alla brutale aggressione della polizia una quarantina di No Tav si recò sull’autostrada nel tratto proprio sopra i terreni sgomberati per bloccare il traffico. Di lì a poco tutta la valle verrà bloccata per due giorni da migliaia di persone inferocite, che l’8 dicembre con determinazione libereranno i prati di Venaus scacciando polizia e carabinieri.
L’accusa, sostenuta dal pm Ausiello, è quella di aver sottratto una macchina fotografica da un’autovettura della polizia stradale, di aver danneggiato l’auto stessa e di aver ostacolato l’operato degli agenti.
Tralasciando l’evidenza, cioè la portata minima e marginale dei reati contestati in rapporto all’affronto subito dall’intera Val di Susa in quelle settimane (vi ricordate la militarizzazione dei paesi e la violenza della polizia?), appare chiaro che dietro questo processo si nasconda l’intenzione di ridurre l’opposizione al Tav ad un problema di ordine pubblico. In questo modo si costruisce l’immagine mediatica di un movimento estremista fatto di contestatori violenti da isolare, che disturbano il “corretto” confronto democratico tra il governo e le istituzioni locali con il quale si può giungere a “ragionevoli” compromessi. Alla strategia per dividere e indebolire il movimento No Tav contribuiscono in molti: polizia e magistratura, mass-media e partiti politici e, purtroppo, anche alcuni sindaci della Val di Susa.
Non tutti i tentativi della magistratura, però, riescono fino in fondo, come dimostra l’assoluzione di Marco Martorana, accusato di aver aggredito un agente della Digos proprio il 6 dicembre a Torino e criminalizzato dai giornali come anarchico violento e teppista. Oggi come allora, è importante che il movimento No Tav mantenga viva l’attenzione per non lasciare spazio ai tentativi di divisone e alle manovre repressive.

Quindi siete tutti invitati al presidio lunedì 10 novembre, ore 8,30
al Palazzo di giustizia – Torino
- In solidarietà a Luca e Giorgio processati per aver difeso la Val di Susa
- Contro la criminalizzazione del movimento NO TAV
- Per denunciare ancora una volta la truffa del progetto Torino-Lione

Cossiga: "...picchiarli a sangue..."

Inviato da autonomix | 25 Ott, 2008

Segue un'interessante intervista a Cossiga apparsa sul QN (Quotidiano Nazionale).

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitito Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire?
«A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno».

Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...».

Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio».

Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

E' dunque possibile che la storia si ripeta?
«Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.
«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...
«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all'inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com'era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c'è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».

CARICATO IL CORTEO DEGLI STUDENTI A ROMA

Inviato da autonomix | 25 Ott, 2008

VeNerdì 24 ottobre 2008 19:49 Roma - Caricato il corteo degli studenti davanti all’Auditorium

Migliaia di studenti in corteo a Roma si sono diretti verso l’Auditorium, dove è in corso il Festival del cinema. Al grido di "la crisi non la paghiamo noi" sono stati caricati dalle forze dell’ordine. Il corteo si è fermato ma non disperso iniziando un presidio spontaneo mentre il pubblico dell’audiotorium è stato chiuso nelle sale della struttura.

La corrispondenza con Alioscia, la Sapienza occupata che ribadisce "bloccheremo tutto se non bloccano la legge": 
 [ audio ]

Vai alla galleria fotografia dal sito di Repubblica

 

 

 

 

 

 

in attesa del manicomio.............

Inviato da autonomix | 15 Ott, 2008

Per maggiori informazioni in campo antipsichiatrico vi consigliamo di dar una lettura al sito dell'OISM (Osservatorio Italiano per la Salute Mentale) all'indirizzo www.oism.info

Sanità/ Guzzanti propone la riforma della legge Basaglia
Rafforzamento del Tso,nuova selezione personale,più coordinamento

Roma, 14 ott. (Apcom) - La legge 180 del 1978, nota come legge Basaglia, fu la grande conquista di una stagione culturale che era iniziata nel 1968 all'università di Trento. La riforma voluta da Franco Basaglia chiuse i manicomi, strutture detentive all'interno delle quali i pazienti venivano spesso sottoposti a elettroshock e a vari trattamenti degradanti, veri e propri buchi neri dove finivano persone con difficoltà molto differenti, spesso anche non di natura psichiatrica. La legge Basaglia stabilì che "gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari", restringendo drasticamente lo spazio per i trattamenti obbligatori. Che rimasero soltanto come ultima opzione per i casi in cui è impossibile fare diversamente. L'intero intervento psichiatrico venne puntato nella direzione di un percorso riabilitativo in cui al centro fosse la volontà del paziente e il suo percorso di integrazione nella società. Le strutture psichiatriche vennero trasformate in centri da cui i pazienti potevano uscire quando volevano, e fu imposto il limite dei 15 utenti, per mettere fine a quelle enormi strutture in cui le persone diventavano un numero che si confondeva nella massa.

La riforma proposta oggi da Paolo Guzzanti punta l'indice contro questa limitazione del trattamento sanitario obbligatorio (Tso), secondo lui eccessiva, e ne dispone invece un rafforzamento, aprendo la strada al ricovero in Tso anche presso strutture private. Secondo il disegno di legge, infatti, il Tso "può essere prolungato in sede di comunità terapeutica o presso una casa di cura privata accreditata, o comunque in una struttura che esenti la famiglia da una convivenza pericolosa". Il testo introduce poi il Tso in affidamento, cioè la prosecuzione del trattamento obbligatorio sotto la responsabilità di un familiare o di "qualsiasi altra persona o nucleo familiare ritenuto idoneo, a eccezione del tutore, che suo ruolo di sostegno del paziente e di difensore dei suoi diritti deve rimanere figura indipendente, in rapporto dialettico con l'affidatario e il personale curante".

Il disegno di legge voluto da Guzzanti prevede che il servizio psichiatrico di diagnosi e cura per i ricoveri Tso in ambiente ospedaliero, dispongano di almeno un posto letto ogni 10mila abitanti. Il testo parla poi anche di "cliniche psichiatriche umanizzate", dove ai pazienti e ai familiari sia riservato un "trattamento empatico e rispettoso della loro dignità e dei loro valori". Per andare in questa direzione, il testo suggerisce che il personale andrà selezionato in base a "criteri di autenticità, empatia e rispetto incondizionato, secondo la psicologia umanistica". Accanto "ai parametri tradizionali di competenza e conoscenza nozionistica - precisa il ddl - è riconosciuta pari importanza alle qualità attitudinali e caratteriali del candidato".

Il dipartimento di psichiatria, di cui ogni Asl attualmente dispone, dovrà rafforzare il coordinamento degli interventi, sia ospedalieri che extraospedalieri, inclusi quelli sulle patologie "connesse alla farmacodipendenza e alla tossicodipendenza", che spesso viaggiano insieme alla patologia psichiatrica. Il dipartimento seguirà il paziente attraverso il passaggio nelle diverse presìdi: centro di salute mentale, servizio psichiatrico di diagnosi e cura, pronto soccorso psichiatrico e clinica psichiatrica "umanizzata". Quest'ultima, secondo il ddl, includerebbe le comunità protette residenziali, quelle terapeutiche per le doppie diagnosi (cioè i pazienti che oltre ai problemi psichiatrici presentano anche una forma di tossicodipendenza o di alcolismo), gli appartamenti autogestiti e i centri diurni psichiatrici.

Il testo istituisce poi una commissione per i diritti del malato psichico presso ogni tribunale, con funzioni ispettive e di controllo, e che decide sui ricorsi contro le decisioni del centro di salute mentale sui Tso. Inoltre il malato, il genitore o il tutore potranno scegliere liberamente il medico curante e le eventuali strutture di ricovero e supporto. Per venire incontro alle famiglie il testo istituisce un fondo, da ripartire tra le regioni, per fare fronte alle spese legali per i reati commessi e per il risarcimento dei danni provocati dai malati. Per l'attuazione della legge, in particolare per la realizzazione delle strutture necessarie, è vincolata una quota di spesa corrispondente ad almeno il 6% del fondo sanitario nazionale ed è prevista la concessione di strutture idonee disponibili da parte dello Stato e delle regioni.

ASSURDO A TORINO: MASSACRATO DAGLI SBIRRI SU UN MARCIAPIEDE

Inviato da autonomix | 18 Set, 2008

18 settembre.

Sono le tre di notte, quando la gente dei palazzi che affacciano su Torino Esposizioni - in piena San Salvario "bene" - viene svegliata da uno sgommare di pneumatici e poi da urla disperate. Sul lato del parcheggio di Torino Esposizioni, nell'ombra, c'è qualcuno che grida in una lingua straniera mentre dall'altra ci sono tre pattuglie parcheggiate di fronte alle case. Intanto due poliziotti trattengono sul selciato un ragazzo di colore mentre gli altri agenti lo massacrano a manganellate e calci. Solo un agente non partecipa al pestaggio: sta facendo il palo, si guarda in giro per essere sicuro che nessuno si avvicini troppo alla scena. Ma il pestaggio dura troppo, la gente si affaccia ai balconi e poi, dalle case, qualcuno urla agli agenti di smetterla. Velocemente, i poliziotti trascinano il ragazzo dietro un angolo, si sente ancora il rumore di qualche colpo e poi lo caricano in macchina. Prima di andare via, un poliziotto scruta per terra, si piega, tocca il selciato. Al mattino dopo, sul marciapiede, rimangono ancora delle chiazze di sangue.

SGOMBERATA FABBRICA AUTOGESTITA A MILANO (INSE)

Inviato da autonomix | 17 Set, 2008
Questa mattina la polizia è entrata alla INSE presse a Milano facendo
uscire gli operai che autogestivano la fabbrica da circa 3 mesi contro la
chiusura e i licenziamenti e mettendo i sigilli allo stabilimento. In
questo momento gli operai e i compagni solidali stanno effettuando un
presidio in via rubattino.

A Bologna vietati piercing e tatuaggi nelle parti intime

Inviato da autonomix | 17 Set, 2008

L'AUSL recepisce il diktat di Palazzo d'Accursio
A Bologna vietati piercing e tatuaggi nelle parti intime
Nonostante le polemiche di inizio estate, è ora operativo il divieto su tutto il territorio comunale
16 settembre 2008

Nei mesi scorsi la notizia era finita nelle pagine nazionali dei quotidiani: la Giunta Cofferati era intenzionata ad introdurre una modifica al Regolamento di igiene comunale, per la disciplina delle attività di acconciatore, estetista, tatuatore e piercing, in cui si introduceva il divieto di piercing e tatuaggio nelle parti intime del corpo, nei capezzoli e sulle palpebre. L’assessore al Commercio Cristina Santandrea con giudizi moralistici giustificava questa scelta per il bene dei giovani.
Dopo essere passata in Consiglio Comunale con il voto contrario dell’Altra Sinistra, oggi la delibera viene recepita dall’Ausl che nelle schede tecniche ha scritto: “Non sono ammessi il tatuaggio e il piercing su parti anatomiche la cui funzionalita' potrebbe essere compromessa da tali trattamenti o in parti in cui la cicatrizzazione sia particolarmente difficoltosa, ad esempio un tatuaggio esteso alla totalità del corpo, piercing sull'apparato genitale, sulle palpebre o sul capezzolo”.
Le nuove norme entreranno in vigore dal prossimo primo ottobre e si vanno ad aggiungere al pacchetto di misure e ordinanze proibizioniste varate dall’Amministrazione comunale.

Torino - Scritte contro mostra sul carcere

Inviato da autonomix | 13 Set, 2008

fonte: Leggo [Torino] di Venerdì 12 Settembre 2008

“Vergogna avvoltoi” e “Fuoco a tutte le galere”. Queste le due grosse scritte, con accanto la A di anarchia e il simbolo delle occupazioni, che sono state tracciate nella notte sui muri esterni della fondazione Sandretto Re Rebaudengo di via Modane, che in questi giorni ospita la mostra “You Prison. Riflessione sulla limitazione dello spazio e della liberta”: si tratta di modelli utopistici di celle di reclusione concepiti da architetti internazionali. Il mondo antagonista a quanto pare non ha gradito.
Sull’episodio sono in corso le indagini della Digos che sta cercando di risalire ai responsabili. In una nota, la fondazione Sandretto rileva che «la mancanza di recinzione al giardino antistante alla Fondazione, ripetutamente chiesta al Comune, non consente di garantire l’adeguata sicurezza pubblica nelle ore notturne e di evitare atti dispregiativi e vandalici».

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