Comunicato sulla quinta udienza del processo in corso a Milano contro i compagni arrestati lo scorso 12/02/2007

Inviato da autonomix | 23 Giu, 2008

21/06/2008: Comunicato sulla quinta udienza del processo in corso a Milano contro i compagni arrestati lo scorso 12/02/2007


Il dato più significativo di questa udienza, del 17/6/2008, è stata la buona riuscita del presidio davanti al tribunale con una partecipata presenza di parenti, amici, compagni di lavoro e di movimento che hanno espresso solidarietà ai compagni sotto processo ma anche a tutti i prigionieri rivoluzionari che oggi resistono alla brutalità del carcere imperialista in ogni parte del mondo, in particolare nella repressiva Europa dei padroni e in un’Italia dove, il governo della reazione e del razzismo, incattivisce sempre più le misure repressive e fasciste.
Una giornata che ha voluto con un’iniziativa concreta farci sentire uniti a tutti coloro che in questi giorni si mobilitano per la giornata dedicata ai rivoluzionari prigionieri in occasione del 19 giugno in cui si ricorda il massacro, nel 1986, da parte del governo peruviano di 300 prigionieri politici del Partito Comunista mentre eroicamente lottavano contro le condizioni carcerarie e i loro trasferimenti.
Fuori dall’aula, striscioni, volantini, una mostra sulla solidarietà internazionale, lettura di lettere dei prigionieri hanno contrastato il grigiore del tribunale di Milano accentuato da una mattinata di nubi e pioggia. La forte partecipazione di giovani, anche una delegazione straniera proveniente da Zurigo (dell’assemblea giovanile del Revolutionärer Aufbau) è stata una nota che ha infuso e dato nuovo impulso per un rinnovato slancio della solidarietà in contrapposizione, ancora una volta, all’idea del “Tramonto” veicolata da chi ha orchestrato questa inchiesta in combutta con i mass media.
Dentro l’aula, i compagni, forti nella resistenza contro le condizioni carcerarie, si sono uniti più volte al pubblico negli slogan a sostegno di tutti i prigionieri.
Vincenzo Sisi si trova ancora in isolamento nonostante le promesse del direttore del carcere di Ferrara di essere spostato di sezione, dopo il presidio del 31 maggio davanti al carcere.
Claudio Latino, invece, è stato trasferito al Centro Clinico nel carcere di Solliciano (FI) per la cura di una spalla e gli è stato imposto di rinunciare al processo se voleva sottoporsi alle terapie mediche. In una lettera alla Corte, letta in aula dall’avvocato difensore, ha denunciato di essere stato posto nella condizione di scegliere fra diritto alla salute e diritto alla difesa.
La pm Bocassini, come in altre circostanze, ha fatto la scandalizzata asserendo che ciò era impossibile e assicurando che si sarebbe indagato. Ha inoltre citato gli arresti, avvenuti in Belgio il 5 giugno scorso, di 6 compagni, quasi tutti appartenenti al Soccorso Rosso di quel paese, con un’operazione poliziesca volta a criminalizzare la solidarietà internazionale. E’ uno dei tanti tentativi di creare allarme attorno al processo, di dimostrare la pericolosità degli imputati, di fermare la solidarietà. Tentativo malriuscito visto la forte presenza solidale.
Successivamente gli avvocati della difesa hanno mosso opposizione sia all’accettazione di vari fascicoli provenienti da altre inchieste e inseriti dalla pm nelle prove d’accusa, sia alla richiesta della pm di ascoltare parte dei suoi testi incappucciati. Questa richiesta potrebbe sembrare una carnevalata, ma sappiamo bene che in realtà fa parte del disegno di ingigantire la pericolosità dei compagni dietro le sbarre per condannarli con più facilità. E’ la stessa finalità perseguita dal grottesco dispiegamento di forze di polizia di ogni tipo in aula, dalle vergognose doppie sbarre alle gabbie, dal servile e complice silenzio stampa su tutto ciò che riguarda la difesa e la solidarietà agli imputati e, invece, l’ingigantimento delle notizie fornite ai pennivendoli dall’accusa.
E’ stata inoltre presentata una perizia tecnica che smentisce in toto un’intercettazione fondamentale portata dall’accusa sui presunti preparativi di un’azione contro Ichino e che getta una pesante ombra di dubbio su tutte le trascrizioni delle intercettazioni.
Su tutte queste opposizioni, vista la grande mole di carte, di intercettazioni audio e video messe in discussione dalla difesa e quindi necessitando di tempo per visionare, la Corte ha deciso di sospendere l’udienza riaggiornando il dibattimento al 25 giugno.
Diamo appuntamento alla prossima udienza, il 25 giugno 2007

Milano, 17/04/08
Associazione solidarietà Parenti e Amici degli arrestati il 12/02/07

parentieamici@libero.it

Kandahar, assalto alla prigione, liberi centinaia di detenuti!!

Inviato da autonomix | 14 Giu, 2008
Il commando attacca un carcere per liberare oltre quattrocento compagni
Nella confusione fuggono più di mille i prigionieri, morti tra i poliziotti e i miliziani

Kandahar, assalto alla prigione
Fuga in massa dei Talebani

Un camion pieno di esplosivo fa saltare la porta dell'edificio intorno alle 22.30 locali
Poi la pioggia di fuoco con lanciarazzi, pistole e fucili, in azione anche kamikaze


Kandahar, assalto alla prigione Fuga in massa dei Talebani

Gruppo di talebani

KANDAHAR- Un vero e proprio assalto alla prigione e una fuga di massa, come nei film. Un gruppo di talebani ha fatto saltare in aria l'ingresso della principale prigione di Kandahar, in Afghanistan, dove sono imprigionati molti sospetti terroristi. Un'azione in cui sono stati impiegati esplosivo, armi leggere e lanciarazzi. I prigionieri, circa 1.100, tra cui 400 talebani, sarebbero fuggiti quasi tutti. Ci sarebbero molte vittime, tra cui poliziotti e kamikaze.

Secondo una prima versione riportata da Wali Karzai, presidente del consiglio provinciale di Kandahar e fratello del presidente, il commando avrebbe sfondato l'entrata principale con un camion pieno di esplosivo, forse guidato da un kamikaze. Poi sarebbero entrati altri kamikaze, con l'aiuto dei quali i miliziani avrebbero frantumato altri due muri della prigione, costruita principalmente di fango.

Il tutto è successo alle 22.30 locali, le 20 in Italia. "Tutti gli agenti di guardia sono morti - ha riferito il direttore della struttura Abdul Qadir alla Reuters, mentre in sottofondo si sentiva ancora il crepitio dei proiettili - Molti uomini sono rimasti sotto le macerie". I ribelli hanno poi scatenato un inferno di fuoco, con lanciarazzi, fucili e pistole.

I prigionieri, più di un migliaio, tra cui quattrocento talebani, hanno approfittato della confusione e dell'oscurità per evadere. Sempre secondo Karzai, sarebbero scappati tutti. Secondo altre fonti i fuggiaschi non arriverebbero a 800. Molti infatti potrebbero essere morti nell'incursione.

Ora è caccia all'uomo. Subito dopo la fuga, la zona è stata circondata di checkpoint e le autorità afghane hanno chiesto assistenza agli alleati. Un elicottero canadese è decollato da una postazione vicina per aiutare nelle ricerche. Ma i talebani sembrano non dare tregua ai loro oppositori. Poche ore dopo l'assalto, alcuni missili hanno colpito una base usata dalle truppe alleate, situata in un'altra zona della città.

Milano: IL CPO LA FUCINA SOTTO SGOMBERO

Inviato da autonomix | 12 Giu, 2008
Il 9 giugno alcuni operai dell’acqua potabile sono arrivati in via Falck 44 a Sesto, dove hanno sede il Cpo La Fucina e altre associazioni, con l’ordine di sospendere la fornitura di acqua. Quando i compagni presenti hanno spiegato che lo stabile è tuttora frequentato, il distacco è stato fortunatamente rinviato.
Questo stabile era gestito dal Comune di Sesto, che lo ha ceduto mesi fa alla Fondazione Pelucca, la quale intenderebbe trasformare l’area, dove tuttora convivono diverse associazioni, in un centro diurno per anziani. Soldi permettendo, ovviamente. Il Comune aveva, a suo tempo, promesso di trovare una sistemazione alternativa alle associazioni presenti, che, a parte la Fucina, erano regolari assegnatarie della sede. Tante chiacchiere, ma nessuna soluzione concreta, mentre invece la privatizzazione dello stabile, ceduto alla Fondazione Pelucca è andata avanti, creando una sorta di limbo in cui Comune e Fondazione applicano la politica dello scaricabarile e del fatto compiuto, staccando le utenze.
Quello che si configura è uno scenario già visto in decine di occasioni: si chiude uno stabile animato da iniziative che coinvolgono idee e persone, per tenerlo inutilizzato a lasciar marcire nel degrado, in attesa che partano ipotetici lavori di ristrutturazione.
Più in generale, l'annunciato sgombero della Fucina si va a sommare agli sgomberi di spazi sociali che si sono succeduti negli ultimi mesi nel territorio nazionale e milanese (dal Garibaldi alla Fornace, dall’Orso, allo spazio occupato a Lecco pochi giorni fa) e a quelli minacciati a Monza e Milano; senza dimenticare le continue minacce di sgombero alle occupazioni storiche di case (via Conterosso e via dei Transiti) o ai residenti cosiddetti ‘abusivi’, mentre la speculazione edilizia è alle stelle.
Tutto ciò necessariamente deve essere inquadrato in quel piano sistematico di desertificazione politica e sociale che il Capitale sta applicando nel tentativo di trasformare i territori in meri luoghi di transito, da un lavoro sempre più precario a una ‘casa’ sempre più ‘fortezza’, in cui rinchiuderci tutti al “sicuro” dai presunti pericoli, siano essi immigrati o writers. Le città vengono così defraudate degli spazi di aggregazione e iniziativa politica antagonisti al capitalismo mentre lascia sempre maggior agibilità a fascisti e razzisti, loro sì “in regola” e istituzionalizzati e per questo legittimati ad aprire sedi in tutta tranquillità: pare che Forza Nuova, sotto mentite spoglie, abbia fatto formale richiesta di aprire una nuova sede proprio nel comune di
Sesto!
Inutile dire che non resteremo in silenzio di fronte a questo sgombero, non solo per quello che rappresenta l’esperienza della Fucina, ma anche per difendere uno spazio di agibilità politica e sociale per giovani, anziani, lavoratori, compagni e realtà sociali per i quali in questi anni La Fucina ha rappresentato un punto di aggregazione, approfondimento e mobilitazione. Siamo convinti che la chiusura di ogni singolo spazio di lotta, rappresenti un indebolimento per tutti coloro che vogliono far vivere contenuti e valori diversi da quelli che vanno ora per la maggiore: l’uguaglianza sociale, la libertà, l’antifascismo, la solidarietà di classe, la lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sull’ambiente, la difesa del diritto alla casa e ai servizi sociali, l’internazionalismo e la resistenza contro la guerra imperialista.
Nei prossimi giorni continueremo a vigilare per contrastare altri tentativi di ‘distacco-coatto’, sviluppando iniziative per dare un segnale chiaro ai padroni della città: la lotta continua!

No agli sgomberi degli spazi sociali!

09/06/2008
Cpo la Fucina, via Falck 44 Sesto S.G.

cplafucina@yahoo.it

Abruzzo - Perquisizione al Laboratorio Anarchico "Il Mulino"

Inviato da autonomix | 12 Giu, 2008

Marted 10 giugno una ventina di sgherri, tra DIGOS, polizia e scientifica, effettuavano una perquisizione nel Laboratorio Anarchico il Mulino durante lora di apertura al pubblico. La perquisizione veniva effettuata con la scusa di un danneggiamento, e la ricerca di materiale di natura eversiva. Venivano sequestrati libri, opuscoli e volantini, e venivano fotocopiate le copertine di un'ottantina di libri. La scientifica ha effettuato meticolose riprese video, e copiato l'hardisk del computer.
La perquisa si è estesa nelle abitazioni di due compagni, provincia di Chieti e Teramo.

Dalle minacce sbirresce, e dalle infamità dei quotidiani del giorno seguente, veniamo a conoscenza di un imminente sgombero del Laboratorio.
In una società che emargina e rinchiude il diverso, e reprime fino alla morte i ribelli, la scusa dello sgombero di un posto in affitto è che utilizzato in modo non conforme alla sua destinazione.
Ben sappiamo che non si tratta di conformità igienica, ma di non conformità di pensiero e di vita a quello che ci vogliono imporre.

Il Laboratorio continua nella sua attività con la gioia che solo la rivolta concede.

ANARCHICI DEL LABORATORIO

Rimini - Sgomberato il Laboratorio Sociale Paz

Inviato da autonomix | 9 Giu, 2008
..#ci teniamo a precisare che ci spiace per lo sgombero del paz e per tutte le compagne e i compagni che hanno costruito quel genere di percorso, ma nello stesso tempo non ci sentiamo solidali per un genere di lotta che non ci appartiene, quello della disobbedienza civile..barricate?potevano erigerle davvero..resistenza?dove e quale?//
COLL.AUTONOMIX

Questa mattina verso le 8.20 sono arrivati al laboratorio Paz il reparto mobile delle forze dell’ordine, le volanti dei vigili urbani, la celere con l’ordinanza di sgombero alla mano e due camion pronti a svuotare l’edificio.
Ad aspettarli gli attivisti del centro sociale, i comitati cittadini e gli spazi sociali della rete regionale, datisi appuntamento da questa mattina alle 5.00 per un presidio antisgombero presso il Laboratorio Sociale Paz.
All’esterno anch eil legale del Paz, l’Avv. Paola Urbinati. Importante sottolinere come lo sgombero avvenga un giorno prima della sentenza del Tribunale di Bologna contro Forza nuova che vede imputati 13 persone iscritte a questo movimento, fra cui il segretorio provinciale Cesare Bonetti e il vicino di casa del Paz, Camillo Borriello, che questa mattina ha accolto le forze dell’ordine applaudendo.
Quello che non è riuscito a Forza nuova con l’attentato del 24 settembre, è riuscito all’amministrazione comunale.
Ascolta un primo contributo audio di Roberto, centro sociale TpO |audio|

Ore 8.40
La tensione aumenta, la barricata esterna al laboratorio, simbolo di queste giornate di resistenza, è stata smantellata da parte delle forze dell’ordine.
Le tre strade d’accesso per raggiungere il Paz sono tutte bloccate.
Ascolta il contributo di Manila, laboratorio PaZ |audio 1 | audio 2|

Ore 9.30
Le forze dell’ordine sono entrati all’interno del PaZ. La seconda barricata, all’interno della struttura, ha impedito di fatto l’accesso al laboratorio, infatti i vigili e le forze dell’ordine sono entrati da una finestra laterale. |audio|

Ore 10.30
Le barricate hanno rappresentato una barriera fisica ma soprattutto una barriera simbolo della resistenza di fronte al comando del potere. |audio 1 | audio 2|
Questo sgombero rappresenta infatti l’ennesimo tassello esplicativo delle motalità d’azione dell’amministrazione del Comune di Rimini. |audio|

Contributi Rete Regionale
Commento - Roberto, TpO |audio|
Commento - Michele, Aq16 |audio|

-  Corrispondenza Manila (Lab. Paz) su Radio Onda D’urto
|audio|

La costruzione delle barricate, le finestre blindate, sono dei mezzi per evidenziare come di fronte alla violenza del potere, i corpi e le forme di vita si ribellano. Si ribellano all’idea della socialità a senso unico, delle esistenze normate a suon di precarietà e sfruttamento, all’idea della punizione come mezzo educativo. E si ribellano anche a chi pensa di poter rappresentare in termini partitici ciò che è eccedenza e soggetivizzazione. Apriamo spazi di libertà..

Agenzie di Stampa
-  Zic
-  NewsRimini

Sgomberato l'appena occupato centro sociale autogestito Ex-Stamperia a Modena! (interviste)

Inviato da autonomix | 8 Giu, 2008
Sgomberato l'appena occupato centro sociale autogestito Ex-Stamperia a Modena! (interviste)


AGGIORNAMENTO
[sera] Con un atto repressivo l'amministrazione modenese ha deciso di chiudere l'appena nata esperienza dell'ex-stamperia occupata. Lo sgombero è cominciato con un blitz della digos che con 20 agenti ha cercato di entrare nello spazio da un ingresso laterale. Il blitz è stato immediatamente bloccato dai cordoni dei compagni che dopo un fronteggiamento sono riusciti a ricacciare gli agenti. Poco dopo sono arrivati 4 camionette e 4 defender con decine di celerini con caschi e manganelli che hanno invaso lo spazio costringendo tutti gli occupanti ad uscire chiudendo di nuovo uno spazio che si voleva restituire alla città con molteplici progetti. In serata si svolgerà un'assemblea allo spazio del Cam, all'interno della quale i compagn* decideranno con quali altri percorsi proseguire l'intervento in città.

> Ascolta l'intervista di aggiornamento con Alessandro (Collettivo Autonomo Modenese)

> Leggi il comunicato di solidarietà delle realtà bolognesi

Torino - Pestaggio nel Cpt tirato a lucido

Inviato da autonomix | 4 Giu, 2008
Dopo la messinscena operata per accogliere i cronisti, il Cpt di Torino riacquista i propri connotati e li "rifà" ad un recluso.

Segue un resoconto pervenutoci riguardo il pestaggio, quindi la descrizione dell'operazione mediatica tesa a mascherare gli orrori di questo lager contemporaneo, tratta dal sito macerie .

Questa mattina, due poliziotti di guardia al Cpt hanno spaccato la faccia ad un recluso. Dai racconti che abbiamo ricevuto, la colpa del prigioniero è stata quella di essersi lamentato pubblicamente per una estrazione di un dente fatta male da parte del dentista dell'ospedale dove i militari della Croce rossa l'avevano accompagnato precedentemente.
Ora ha la faccia piena di sangue, e i suoi compagni di prigionia sono incerti tra il terrorizzato e il furioso.
Aiutiamoli.

Vi ricordiamo alcuni numeri ai quali protestare.
Telefoniamo in tanti, fateli girare:
Centralini Cpt 011.5589815 011.5588778

Croce Rossa Piemonte Via Bologna 171 – tel. 0112445497 – fax 0112475012 – e-mail: cr.piemonte@cri.it

***

Baldacci in Tv

3 giugno - Una strana mattinata, quella di oggi, per i reclusi del Cpt di Corso Brunelleschi. Al risveglio i militari della Croce Rossa che presidiano il Centro sono gentili ed affabili come non mai. Dalla direzione regalano un giornale a ciascun clandestino - addirittura. Non è proprio un Grand Hotel, ma il clima che si respira è tutt'altro rispetto a quello di tutti i giorni. C'è un perché: a breve arriverà una troupe della Rai regionale a fare il suo primo servizio nel "nuovo Cpt" e a intervistare qualche recluso.

Quando lo scoprono, i prigionieri appallottolano i giornali-omaggio e li lanciano verso le guardie. Nel servizio che andrà poi in onda il Cpt è pulito e ordinato, i crocerossini distribuiscono sigarette e vestiti, tutti tesi a far sembrare il Centro una colonia estiva e non una galera. Addirittura, l'autore del servizio è costretto a specificare che i reclusi non sono né spacciatori né assassini, ma gente che è lì perché non ha i documenti. Intervistato, il colonnello Baldacci non sorride molto ma assicura che tutto sarà presto chiarito. Nella prima edizione del Tg lamenta le contestazioni contro di lui del giorno prima, nella seconda edizione no.

Spente le telecamere, tutto torna come prima. Qualche clandestino prova a recuperare i brandelli di giornale, dopo aver scoperto che raccontano tutti del presidio sotto casa di Baldacci e di quanto si sia spaventata sua moglie. Due reclusi, intanto, sono liberati: ed è la festa vera, anche per tutti gli altri, per tutti quelli che rimangono chiusi nella gabbia.

Operazione Tramonto - Cronaca IV udienza

Inviato da autonomix | 3 Giu, 2008

Cari compagni, compagne, parenti e amici vi inviamo "IL FILO ROSSO SI RAFFORZA" _ CRONACA DELLA QUARTA UDIENZA DEL PROCESSO AI COMPAGNI E LA COMPAGNA ARRESTATI IL 12/02/07.

Come i precedenti "numeri", anche questo riporta la cronaca del processo "corrispondenza dalle gabbie" e "intorno ai compagni".
Per chi avesse problemi con il file spediamo il contributo del 28 dei compagni arrestati anche in formato word!

INVITIAMO TUTTI E TUTTE A TENERE ALTA LA BANDIERA DELLA SOLIDARIETA' PARTECIPANDO ALLE PROSSIME UDIENZE DEL PROCESSO.

PER LA PROSSIMA UDIENZA SI TERRA' UN PRESIDIO DAVANTI AL TRIBUNALE
17 GIUGNO 2008, ORE 9.30 - MILANO!

Per tutti i compagni libertà, rilanciamo la solidarietà!
UNITI SI VINCE!

scarica la versione .pdf (2,4 Mb)

scarica la versione .doc (31Kb)

Cagliari - Sgomberata occupazione

Inviato da autonomix | 3 Giu, 2008

Alle ore 21.00 circa di venerdì 30 maggio, mentre si sistemavano le ultime cose al bar e della strumentazione per il concerto della notte stessa, fanno irruzione armati di pistola/mitra in una mano e manganello nell’altra, 4 carabinieri mentre un quinto aspetta fuori in difesa dei loro mezzi (2 camionette e due macchine).

I ragazzi presenti in quel momento erano 11, tra cui 4 minorenni (una ragazza). Comincia così la richiesta dei documenti (alcuni di noi non ne avevano e venivano spostati per dare le generalità) e la solita serie di domande inerenti al posto, su cosa si stava organizzando e se si aspettava altra gente… Non avendo ricevuto alcuna risposta o comunque risposte negative o vaghe decidono di procedere alla perquisizione o a loro dire “ispezione“(art.244 c.p.p.), a cui veniamo sottoposti tutti tranne la ragazza minorenne. Alla domanda sul perchè della perquisizione (art.247 c.p.p.) si viene redarguiti dal capo di quella combricola che enuncia l‘articolo 4 (perquisizioni sul posto, ex art. 4 legge n.152/1975).

Mi limito ad annuire sapendo che come ha detto poco prima, ”gli abbiamo rovinato la festa”, quindi evidentemente già convinti e felici di poter usare le cattive maniere e sfogare le loro frustrazioni contro dei ragazzi. Va ricordato che la perquisizione è: "Fondato motivo di trovare oggetto del reato o cose pertinenti al reato".

-Perquisizione personale arbitraria: azione che consiste nel sottoporre una data persona a investigazione sul corpo onde accertare se vi si nascondano oggetti ed impossessarsene.

-Ispezione personale arbitraria: azione condotta su di una persona al fine di accertarne determinate caratteristiche (ad es. per accertare la presenza di un dato tatuaggio). Per quanto attiene alla ispezione di luoghi (locale) si prevede l'obbligo di presentare all'imputato ed al titolare della disponibilità del luogo sottoposto ad accertamento copia del decreto motivato che ha disposto il mezzo di ricerca della prova (si tratta del cosiddetto mandato).

Verso le 22 veniamo scortati a bordo delle nostre macchina verso la caserma da cui sono partiti gli sbirri, a circa 30km dalla villa. Appena arrivati vediamo presenti davanti alla caserma una decina di compagni/amici.

Qui veniamo trattenuti circa 40 minuti, i ragazzi minorenni vengono trattenuti un po’ più a lungo per il motivo che devo chiamare in famiglia e farsi venire a prendere direttamente in caserma. Non interessava nulla che 3 dei 4 erano 200 km lontani di casa e quindi i genitori avrebbero dovuto intraprendere un lungo viaggio di notte.

Al nostro rilascio i compagni/amici sono aumentati a una 20ina e passa di persone, tra cui anche qualche ragazzo dei gruppi che avrebbero dovuto suonare. E con le denunce a piede libero tra cui danneggiamento di proprietà, e per i ragazzi minorenni, le restrizione di essere a casa per le 21 fino al giorno del processo.

Le dinamiche repressive che negli ultimi anni continuano a portare alla chiusura di spazi aggregativi autogestiti, rendono difficile ogni nuovo tentativo di occupazione o comunque di mantenere in vita delle realtà di occupazione, non ultimi lo sgombero de Il Confino Squat a Cesena.

Tutta questa politica repressiva delle destre e delle sinistre fasciste colpisce indifferentemente spazi di aggregazione che siano essi posti occupati, centri sociali, campi nomadi e chi è ritenuto diverso dalla loro “normalità”: immigrati, rom, senza tetto, omosessuali, compagni, detenuti, tutti capri espiatori messi quotidianamente alla gogna mediatica che mira al mantenimento di un clima sociale e politico razzista e xenofobo, e da qui la nascita di pacchetti sicurezza, cpt/lager.

Ma nonostante questo clima creatosi anche qui a Cagliari, sicuramente lontano della ribalta delle notizie che girano al TG5, in solidarietà con i compagni/e, amici/e, conoscenti/e che sono stati arrestati, continuiamo la nostra lotta, per l’autodeterminazione, l’autogestione di spazi e idee, per il mantenimento e la sopravvivenza di un’ideale, di un sogno che ha molti nomi, che si chiama libertà, uguaglianza e anarchia. Riprendiamoci gli spazi abbandonati, riprendiamoci le strade.

Mai indietreggiare davanti alla violenza di sbirri e stato…se arrestano il 30esimo noi saremo il 31esimo, il 32 esimo, il 33esimo……

LE IDEE NON SI SGOMBERANO.

LE IDEE NON SI ARRESTANO.

AUTOGESTIONE - AUTOPRODUZIONE - OCCUPAZIONE

fessidora itinerante

Aggiornamenti da via del Cuore in tempo reale

Inviato da autonomix | 1 Giu, 2008

AGGIORNAMENTI DALLA VIA DEL CUORE – PISA

Dopo l’inchiesta “COR”, in seguito alla quale 2 degli 11 imputati sono stati condannati per l’art. 270 bis c.p., e l’inchiesta “gruppi di affinità” miseramente naufragata dal punto di vista della costruzione di una associazione sovversiva configurata dall’art. 270 bis ai danni dei compagni/e che facevano riferimento alla via del Cuore, di Pisa, ecco che la PM Giuseppina Meoni (Procura antiterrorismo di Firenze) aiutata dai ciarlatani dei ROS (famosi in tutta Italia per aver più di una volta inventato “prove granitiche” e storpiato a proprio uso e consumo intercettazioni ambientali e/o telefoniche), configura per la terza volta in quattro anni un 270 bis nei confronti degli stessi indagati e/o imputati delle due precedenti inchieste, più altri che nel frattempo si erano uniti al gruppo nonostante la pluriennale persecuzione volta anche a scoraggiare la militanza e la solidarietà.

Il 29/05/08 venivano eseguite 12 perquisizioni tra Pisa, Livorno, La Spezia, Prato e Udine: 12 gli Avvisi di garanzia, 3 gli Ordini di Custodia Cautelare eseguiti nei confronti di Paola Gori (antispecista ed ecologista radicale) di Livorno, Daniele Casalini e Francesco Gioia (anarchici già detenuti rispettivamente a Parma e Sollicciano, accusati di una rapina ad un ufficio postale) e un altro mandato di cattura non eseguito per irriperibilità del compagno, nei confronti di Leonardo Landi, anarchico di Via del Cuore.

L’impianto accusatorio dell’attuale inchiesta è il solito inaugurato contro gli anarchici nel 1995 dal PM Marini a Roma, sempre aiutato dai ROS, che si basa sull’ipotesi del doppio livello, il famoso palese/occulto, con cui l’”associazione sovversiva” di turno palesava e occultava le proprie azioni; le case di residenza diventano covi; i rapporti amicali vengono trasformati in sodalizi criminosi e i giornali a diffusione nazionale (in questo caso Terra Selvaggia) in bollettini interni.
Inizia il 12/06/07, quando venivano arrestati Daniele e Francesco sulle montagne lucchesi qualche ora dopo che era stata consumata una rapina alle Poste di Terrinca (LU). Ai ROS, che hanno la funzione di reprimere le lotte sociali, non è bastato certo di avere due compagni nel sacco e, proprio quando stavano per scadere i termini di carcerazione preventiva, hanno pensato di fare più danno possibile all’area politica da dove provenivano i compagni e che si è mostrata sempre e fin da subito solidale.

Pertanto, Daniele, Francesco, Leo e Paola sono imputati del …reato di cui all’art. 270bis perché, formando tra loro uno specifico “gruppo di affinità”, strutturato secondo lo schema eversivo del c.d. doppio livello…. promuovevano, costituivano e organizzavano un’associazione criminale diretta a sovvertire violentemente l’ordinamento democratico dello Stato e che si propone il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo ed eversione, tra cui l’ideazione e la commissione della rapina in danno dell’ufficio postale di Terrinca (LU), eseguita il 12/06/07, a scopo di autofinanziamento, ovvero diretta al procacciamento delle risorse necessarie all’operatività ed alla stessa sopravvivenza dell’associazione, anche sotto il profilo dell’assistenza economica dei sodali detenuti, organizzazione operante in sintonia con gruppi eversivi insediati in altre regioni del territorio dello Stato e dedita, altresì, ad una diffusa attività do proselitismo mediante la stampa di volantini, di documenti e del periodico a circolazione interna “Terra Selvaggia”, contenenti manifeste espressioni di istigazione e apologia dei reati strumentali al conseguimento del fine eversivo dell’ordine democratico.
In Livorno, Pisa ed altre aree del territorio nazionale, quanto meno dal Marzo 2007 alla data odierna.
. Inoltre, sono imputati …del delitto di cui agli art. 110, 628 I, II e III comma c.p….perchè in concorso tra loro e con altre persone non identificate, al fine di trarne profitto, si impossessavano della somma di 3460 € asportandola dall’Ufficio Postale di Terrinca… Casalini Daniele, nell’introdursi nell’ufficio postale…travisto ed impugnando una pistola… Gioia Francesco, nel fungere da “palo”… Landi Leonardo, nell’assicurare il supporto logistico ed organizzativo… Gori Paola, nel mettere a disposizione la propria abitazione – stabilmente utilizzata pe le riunioni “ristrette”… Con l’aggravante di aver agito con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico..

Anche questa volta l’ennesima associazione sovversiva và a colpire i legami di solidarietà che si sono creati in questi anni. Quello che si cerca di creare è l’isolamento dei compagni e l’allontanamento e la criminalizzazione delle lotte. Per questo sono stati colpiti/e i compagni/e più generosi che hanno scelto da che parte stare infischiandosene delle manovre repressive che ogni giorno di più si palesano sotto gli occhi di tutti/e. Compagni e compagne che da anni lottano in difesa della terra e degli animali, contro i vari progetti di devastazione ambientale, dai rigassificatori agli inceneritori, dal TAV all’inquinamento elettromagnetico, da sempre solidali con coloro che vengono colpiti dalla repressione e attivi nel loro sostegno.

libertà per Paola
libertà per Francesco e Daniele
libertà per tutti e tutte le ribelli della terra
solidarietà per Leo

31/05/08

Coordinamento Nogasiera

Anarchici e Anarchiche di Via del Cuore

anarchici sparsi

per chi volesse scrivere ai prigionieri:
Daniele Casalini - c.c. Via Burla 59 - 43100 Parma
Francesco Gioia - c.c. Via Girolamo Minervini 2/R - 50142 Sollicciano (FI)
Paola Gori - Via delle Macchie 59 – 57100 Livorno,

ma sicuramente presto verrà trasferita in altro carcere.

TOSCANA..perquisizioni e arresti!!! AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE

Inviato da autonomix | 30 Mag, 2008

Nella notte un giro di perquisizioni tra Pisa e Livorno hanno portato all'arresto della compagna Paola di Livorno, con l'imputazione di 270 senza reati specifici (stesso procedimento riguardante Daniele Casalini e Francesco Gioia).

Per ora abbiamo solo queste informazioni, e sappiamo che è detenuta a Livorno.

Paola Gori
Carcere "Le Sughere"
Via delle Macchie 9
57124 Livorno

Seguiranno aggiornamenti.

Paola libera!

 

 

Hanno arrestato Paola

Oggi 29 Maggio sono state effettuate dai ROS varie perquisizioni e un arresto contro compagni e compagne in Toscana, Friuli e probabilmente anche da altre parti. L’accusa è ancora una volta il 270 bis ( associazione sovversiva) ed i mandanti sono ancora una volta i tristi magistrati della procura antiterrosimo di Firenze nella persona della pm Meioni.
Per quanto sappiamo, sono indagate una dozzina di compagne e compagni, fra i quali Daniele e Francesco che sono in carcere dal Giugno dell’anno scorso accusati di aver compiuto una rapina ad un ufficio postale e sembra che quest’ultimo procedimento sia legato a questa vicenda. Purtroppo hanno arrestato la nostra compagna Paola e questa è la nota che più ci riempe di rabbia e rancore.
A lei come a tutti gli altri e altre indagati va la nostra solidarietà e affetto. Domani mattina Paola avrà l’interrogatorio di garanzia nel carcere Le Sughere di Livorno dove è rinchiusa. Seguiranno aggiornamenti.

Invitiamo tutti e tutte a mandare telegrammi di solidarietà:

Paola Gori
Via delle Macchie 9
57124 Livorno

Libertà per Paola Libertà per Daniele e Francesco
Libertà per tutti e tutte

Anarchici e anarchiche di Via del Cuore
anarchicisolidali@virgilio.it

fonte La Nazione - 29 maggio

Emesse tre misure di custodia cautelare in carcere per esponenti di un presunto gruppo anarco-insurrezionalista attivo tra Pisa e Livorno. Ricercato un quarto complice. Il gruppo sarebbe ritenuto responsabile di una rapina di autofinanziamento alle poste di Terrinca, nel comune di Stazzema del 12 giugno 2007

Stazzema (Lucca), 29 maggio 2008 - Sono tre le misure di custodia cautelare in carcere eseguite nell'ambito di un'operazione dei carabinieri del Ros su un presunto gruppo di matrice anarco-insurrezionalista attivo tra Pisa e Livorno. Il gruppo è ritenuto responsabile di una rapina di autofinanziamento, avvenuta il 12 giugno 2007, alle Poste di Terrinca, nel comune di Stazzema.

Per due dei tre malviventi, rispettivamente un 27enne e un 21enne pesa l'accusa di essere gli autori della rapina a Terrinca. La terza misura riguarda una donna, di Livorno, che per i Ros, avrebbe messo a disposizione la propria abitazione per le riunioni del gruppo. Le accuse per l'associazione vanno da finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico e rapina aggravata dalla finalità di terrorismo le accuse.

Secondo il Ros il gruppo sarebbe stato collegato ad altri centri di aggregazione anarchica liguri e avrebbe operato su un doppio livello, uno pubblico, con iniziative ad esempio contro la realizzazione dell'impianto offshore di Livorno, e uno clandestino. Per i carabinieri attività di proselitismo e di istigazione sarebbe stata fatta anche attraverso un periodico a diffusione interna, denominato 'Terra selvaggia'.

La rapina è quella compiuta il 12 giugno del 2007 all'ufficio postale Postale di Terrinca, frazione di Stazzema e che fruttò un 'bottinò di 3.460. Il gruppo, cui appartengono numerosi altri indagati, attivo in Toscana ed altre aree del territorio nazionale, secondo gli investigatori avrebbe dato vita a una diffusa attività di proselitismo, di istigazione e di apologia di reati strumentali al conseguimento del fine eversivo dell'ordine democratico, anche attraverso documenti appositi, tra cui il periodico a circolazione interna denominato 'Terra Selvaggia'.

Gli ordini di custodia cautelare sono stati emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari di Firenze su richiesta della Procura della Repubblica, che ha inoltre ordinato una serie di perquisizioni nei confronti di altri indagati.
Le indagini hanno individuato il tipico 'gruppo di affinità' - di matrice anarco-insurrezionalista - attivo tra le
province di Pisa e Livorno e collegato con altri centri di aggregazione anarchica liguri, che operava secondo il tipico schema del 'doppio livello' pubblico-clandestino, in 'conflittualità permanente' contro lo Stato e le
Istituzioni.

Sul cosiddetto 'piano palese' il gruppo indagato era particolarmente impegnato sui temi della 'radicale difesa del territorio', incentrato sulle iniziative contro la realizzazione del rigassificatore offshore di Livorno e della 'lotta alla repressione', esplicitata in iniziative di sostegno ai detenuti del circolo anarchico 'Il Silvestre' di Pisa, nella promozione di manifestazioni pubbliche di solidarietà e nel procacciamento di contributi economici destinati a sostenere le spese legali per gli anarchici coinvolti in procedimenti penali.

Le stesse tematiche di lotta erano poi oggetto di riunioni 'ristrette', nell'abitazione di uno degli arrestati, nel
corso delle quali gli indagati facevano riferimento alla necessità di passare all'azione, ovvero alle cosiddette
'azioni dirette'. Secondo i carabinieri del Ros proprio dalle attivita del gruppo sono emerse le prove sulla matrice e sulle finalità della rapina eseguita, nella frazione Terrinca del comune di Stazzema, il 12.6.2007, ai danni del locale ufficio postale. In particolare, il 10 giugno 2007 sarebbero stati pianificati minuziosamente i dettagli organizzativi ed operativi del colpo, i cui proventi erano appunto destinati al sostentamento delle complessive esigenze del gruppo. I provvedimenti restrittivi sono stati notificati per 2 uomini e una donna. Un quarto complice, è ancora ricercato.

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MILANO (Reuters) - I carabinieri hanno arrestato tre giovani accusati di aver rapinato un ufficio postale per finanziare un gruppo militante di matrice anarco-insurrezionalista, attivo tra Pisa e Livorno.

Lo si legge in una nota del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dei carabinieri di Firenze, che hanno anche effettuato perquisizioni nei confronti di altri indagati.

I reati contestati agli indagati sono associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico e di rapina, aggravata dalla finalità di terrorismo.

Le indagini della procura di Firenze hanno individuato un "gruppo di affinità" - di matrice anarco-insurrezionalista - attivo tra le province di Pisa e Livorno e collegato con altri centri di aggregazione anarchica liguri, che secondo i magistrati operava secondo il tipico schema del "doppio livello" pubblico/clandestino, in "conflittualità permanente" contro lo Stato e le istituzioni.

Due dei tre arrestati -- Francesco Gioia, Daniele Casalini -- sono accusati di aver compiuto il 12 giugno dello scorso anno una rapina, per finanziare l'attività del gruppo, presso l'ufficio postale di Terrinca, una frazione di Stazzema in provincia di Lucca. Lo stesso giorno i carabinieri avevano arrestato Gioia e Casalini e recuperato uno zaino con il bottino della rapina pari a 3.460 euro.

La terza arrestata -- Paola Gori -- è invece accusata di aver messo a disposizione la propria abitazione per le riunioni "ristrette" del gruppo e per la pianificazione della rapina. Un quarto complice, è ancora ricercato.

Secondo gli inquirenti il gruppo era impegnato per la "radicale difesa del territorio", contro la realizzazione del rigassificatore offshore di Livorno, oltre che in iniziative di sostegno ai detenuti del circolo anarchico "Il Silvestre" di Pisa", e di procacciamento di contributi economici per le spese legali di anarchici coinvolti in procedimenti penali.

Nel corso di riunioni "ristrette", scrivono i carabinieri, gli indagati avevano però fatto riferimento alla necessità di passare ad "azioni dirette".

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fonte isntablog

Terrorismo: arrestati tre presunti anarchici insurrezionalisti

ROMA - I carabinieri del Ros hanno arrestato tre giovani ritenuti responsabili dei reati di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico e di rapina. Il provvedimento è stato emesso dal gip della Procura di Firenze, che ha disposto una serie di perquisizioni, effettuate nei confronti di altri indagati. Il gruppo eversivo, di matrice anarco-insurrezionalista, attivo in Toscana ed altre aree del territorio nazionale, era dedito ad attività di proselitismo, istigazione e apologia di reati. (Agr)

 

 

 

Il governo istituisce i nuovi cpt: carcere etnico e pene prolungate

Inviato da autonomix | 29 Mag, 2008
. Sabato: corteo a Torino per Fathi! (cronaca, interviste e materiali)


|Maggio 2008| Tra i pochi risultati effettivamente ottenuti dal nuovo esecutivo, l'emanazione ieri di una nuova regolamentazione dei famigerati Centri di Permanenza Temporanea che con questo nuovo decreto assumono la forma piena di "carcere etnico": l'immigrazione clandestina come reato, "soggiorno" prolungato fino ai 18 mesi e loro trasformazione in centri di espulsione; l'aspetto più inquietante è l'allestimento di caserme dismesse in inquietanti "centri di identificazione e espulsione".

Certo, tra le dichiarazioni e la loro piena attuazione si apre l'abisso dell'applicabilità effettiva e quotidiana della norma che, più delle scarse e difficoltose resistenze dei movimenti, renderà inapplicabile una normativa che dovrebbe ipso facto incarcerare centinaia di migliaia (forse milioni) di persone che lavorano, producono ricchezza e vivono nel nostro paese e sovraccaricare una burocrazia poliziesca già ingolfata.
Di sicuro però, il Berlusconi-tris schiantatosi contro le resistenze delle popolazioni campane, deve mostrare almeno un pezzo del pugno duro promesso col "Pacchetto Sicurezza", in un clima sociale fomentato da crisi economica e produzione mediatica d'insicurezza; quella stessa che potrebbe anche rivoltarglisi contro se non trova risposta nella corrispettiva produzione di una merce-sicurezza vendibile dall'sitituzione e consumabile dal cittadino-medio.
Ed è allora ancora una voltra contro lo straniero, diverso per definizione, che si può facilmente scagliare e governare il risentimento e l'odio di quote consistenti del corpo sociale.

> Ascolta l'intervista con Alessandro dal Lago "Elementi del Discorso securitario"

>
Il governo delle espulsioni (di Alessandro Dal Lago)

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SABATO 31 MAGGIO: CORTEO PER FATHI/HASSAN E LACHIUSURA DI TUTTI I CPT!

Dentro questo quadro, la morte del migrante marocchino avvenuta domenica nel cpt di corso Brunelleschi, assume rilievo paradigmatico della condizione d'internamento dei migranti vittime dei cpt, del carattere di non-luoghi di queste strutture, dell'infame collaborazionismo dell'impresa umanitaria Croce Rossa nella gestione dell'odierna forma dei campi d'internamento.

Fathi (come si è scoperto chiamarsi il giovane marocchino morto domenica) o Hassan (come l'Italia l'ha chiamato e ucciso), Fathi-Hassan è morto perchè nella contemporanea legislazione dell'Europa Comunitaria (e non nell'eccezione italiana) era,come migliaia di altri suoi fratelli e sorelle, un corpo uccidibile. La sua morte da cane, nella sua eccezionalità, nasconde la norma di una condizione di sotto-cittadinanza tanto comoda al potere/capitale per gestire al ribasso e con ricatto, l'infinita e graduale gerarchia della forza-lavoro mobile e precaria.

Emergono in queste ore con indiscutibile chiarezza, le resposabilità fattuali nella morte di questo giovane della Croce Rossa, accompagnate dalla infami dichiarazioni del suo portavoce colonnello Baldacci, esternazioni che denudano il carattere razzista e coloniale di questa organizzazione para-militare.
Fathi/Hasan non è stato soccorso, è stato letteralemente lasciato morire...

> La ricostruzione della morte di Fathi e le responsabilità da accertare (avv. GL Vitale)

Fin dal giorno della sua morte è scoppiata, disperata, la rabbia dei suoi compagni di detenzione [a lato, alcune foto della rivolta nella notte tra domenica e lunedì] che continuano a portare avanti con disperata determinazione uno sciopero della fame, unico mezzo a loro disposizione per far sentire la propria voce.

> "Hanno detto che era tardi, e lo hanno lasciato morire" di Gabriele Proglio


> Un'intervista dal cpt in lotta effettuata lunedì da Radio Blackout

Oltre all'infamia, l'orrore
: la Croce Rossa ha minacciato di sospendere ogni intervento sanitario fino a quando le proteste e lo sciopero della fame intrapresi dai trattenuti non finiranno.

Nel corso della settimana si sono susseguiti una serie di presidi spontanei di solidarietà con la lotta dei migranti detenuti. In questi giorni si sta tentando di costruire un corteo cittadino per chiedere "Verità e Giustizia per Fathi/Hassan", per portare solidarietà ai detenuti di corso brunelleschi, per rivendicare ancora una volta la necessaria chiusura e soppressione di questi odieni orrori giuridicie umani che soni i centri di permenenza (sempre meno) temporanea.

> Le iniziative della settimana: corteo e assemblea pubblica (Claudio-csoa Gabrio)



"COSI' HO VISTO I POLIZIOTTI SCATENATI PICCHIARE DONNE E ANZIANI"

Inviato da autonomix | 24 Mag, 2008

"Così ho visto i poliziotti scatenati picchiare donne e persone anziane"

Ecco il racconto di una docente di Storia testimone oculare degli scontri dell’altra sera davanti alla discarica di Chiaiano

- Sabato 24 maggio 2008
"Ho avuto la netta sensazaione che tutto fosse preordinato. Una carica non motivata La gente aveva le braccia alte, quelli strappavano gli orologi per farle abbassare"

NAPOLI - Dalla professoressa Elisa Di Guida, docente di storia e filosofia in un liceo di Napoli, riceviamo questa testimonianza suglia scontri di ieri sera a Chiaiano: "Io sono nata in quella zona - ci ha raccontato per telefono - ma non abito più lì da tempo. Però mi sento legata a quella gente e a questa brutta vicenda. Così ieri sera ero lì e ho visto cose terribili. Ho avuto la sensazione che tutto fosse preparato, che la polizia abbia caricato improvvisamente senza una ragione, una scintilla. Perciò ho deciso di provare a scrivere quello che avevo visto".

Ecco il racconto della professoeressa Di Guida

"Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un’altra".

"Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili - davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate - che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio. Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall’alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c’era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi. La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull’asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva - invece - contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare".

"Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l’atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia".

Elisa Di Guida
(docente di Storia e Filosofia - Napoli