ARRESTI A PADOVA

Inviato da autonomix | 9 Lug, 2007

Questa notte (6 luglio 2007) agenti dell'Ucigos hanno arrestato due persone in seguito all'inchiesta "operazione tramonto". Di seguito riportiamo la notizia su repubblica.it.
Stiamo attendendo notizie sulla loro destinazione, che probabilmente è Milano.

Invitiamo tutti ad esprimere solidarietà e, appena avremo maggiori notizie, a inviare lettere e telegrammi ai compagni arrestati.

parentieamici

Padova, operazione antiterrorismo
Arrestati due presunti brigatisti

ROMA – Operazione antiterrorismo a Padova: arrestate due persone accusate di associazione sovversiva e banda armata. Andrea Tonello, 52 anni, e Giampietro Simonetto, 19 anni, sono stati fermati la scorsa notte dagli agenti dell'Ucigos, l'Ufficio centrale per le investigazioni generali e le operazioni speciali su ordine dell'autorità giudiziaria di Milano.

"I provvedimenti cautelari - spiega l'Ucigos - sono il naturale sviluppo delle indagini che nel febbraio scorso hanno portato in carcere quindici presunti brigatisti aderenti al Partito Comunista Politico Militare", l'ala movimentista della Br, la cosiddetta seconda posizione.
Andrea Tonello è accusato in particolare di aver trasportato le armi del gruppo e di aver fornito supporto logistico per un'azione di autofinanziamento del PCPM. [...] In precedenza era stato già segnalato per associazione eversiva. Giampietro Simonetto[...] è accusato di aver procurato munizioni al gruppo eversivo.

La Digos ha inoltre eseguito alcune perquisizioni domiciliari.

SI ALL'EVERSIONE. NO ALLE GALERE. MANIFESTAZIONE ALL'AQUILA

Inviato da autonomix | 30 Mag, 2007
Un giorno in PRETURO

L’Aquila, Sulmona, Teramo paese che vai lager che trovi

Da diversi mesi individui e realtà collettive comuniste ed anarchiche stanno portando avanti un discorso contro il carcere e nello specifico contro il regime detentivo speciale previsto dall’articolo 41bis dell’ordinamento penitenziario. Momenti importanti di questo percorso sono state le manifestazioni sotto il carcere di Parma nel 2006 e sotto il carcere di S. Michele di Alessandria nel marzo 2007.

La quotidianità regolata dal 41bis significa imposizione ai prigionieri di violente e sadiche misure restrittive.
Del resto 41bis significa:

  • Isolamento individuale 22 ore su 24, con negazione assoluta di condividere un libro, un pezzo di pane...nulla;
  • Due ore d’aria giornaliere compiute in piccolissimi gruppi di 4/5 persone, ma spesso anche da soli;
  • Colloquio una sola volta al mese e solo con familiari strettissimi separati da un vetro e con i quali si può parlare soltanto via citofono;
  • Cancellazione di fatto del permesso di telefonare poiché la telefonata - il cui tempo consentito dalla legge è stato dimezzato, da 10 a 5 minuti - è sostitutiva del colloquio e inoltre i prigionieri non possono telefonare a casa dei familiari ma solo nel carcere più vicino alla loro abitazione, nel quale essi dovrebbero recarsi per riceverla;
  • Limitazioni della possibilità di cucinare, nelle vivande da tenere in cella e ricevibili mediante i pacchi;
  • Censura della posta e possibilità di tenere in cella solo 3 libri; frequenti sequestri della posta, dei libri e delle riviste;
  • Perquisizioni frequenti sulla persona e della cella;
  • Le poche cose consentite spesso vengono negate con banali pretesti, cioè sono sottoposte alla discrezionalità delle guardie;
  • Le guardie del 41bis sono scelte e addestrate nei Gruppi Operativi Mobili (G.O.M.): per intenderci i torturatori di Bolzaneto (G8 di Genova) e responsabili di svariati pestaggi tra cui ricordiamo quello nel carcere San Sebastiano (Sassari 2000). Nondimeno sono presenti in Albania, in Afghanistan, e in altri territori di guerra con il compito specifico di strutturare le prigioni sul modello di Abu Ghraib, carcere in cui sono tuttora presenti;
  • Il processo in video-conferenza o “a distanza”, che nega all’imputato di essere presente ai processi che lo riguardano e, con ciò, di rivendicare la propria identità.

Servirsi del 41bis significa per lo Stato stabilire un rapporto di forza sia dentro che fuori dal carcere; oltre tutto questo modello detentivo si sta estendendo a tutto il regime carcerario. Si veda per esempio il carcere di Sulmona, che, pur non essendo regolato dal 41bis è un mattatoio in cui la quotidianità è tra le peggiori in Italia. I sette morti degli ultimi due anni ne sono tangibile dimostrazione.
In oltre, l’utilizzo sempre più frequente di capi di imputazioni quali ad esempio l’ ”associazione sovversiva” (270 bis C.P, estensione del famigerato 270 del codice fascista Rocco, del 1931, e i recenti ampliamenti portati con il “pacchetto Pisanu” fra i quali spicca il 270 sexies), la “devastazione e saccheggio” (419 C.P.) e l’estensione spropositata, mutuata dagli USA, della definizione di “terrorismo”, preannunciano una possibile estensione del campo di applicazione del 41 bis.
Una tendenza che trova ampia conferma oggi nell’uso disinvolto che lo stato fa di particolari regimi detentivi fondati sull’isolamento e la totale privazione, come l’ Elevato Indice di Vigilanza (E.I.V.).
Il cosiddetto “carcere duro”, come condizione di limitazione pressoché totale della comunicazione con l’esterno, risponde al tentativo preciso di annientare l’identità politica e sociale e la dignità del prigioniero. La minaccia della sua applicazione ha inoltre lo scopo di agire come deterrente su qualsiasi potenziale comportamento di non sottomissione: non sottomissione al rituale quotidiano di coercizione, per chi è costretto a vivere all’interno di una prigione; non sottomissione all’ordine basato sullo sfuttamento e sul controllo di massa, per chi sceglie di opporvisi attivamente all’interno della società cosiddetta “libera”.
Inoltre attraverso il metodo punizione/premio, lo stato, a prescindere da chi sia a governare, cerca incessantemente di spezzare la solidarietà tra i prigionieri, con il palese intento di spingerli alla collaborazione.

Il carcere dell’Aquila gioca un ruolo importante nella catena della tortura e dell’isolamento. In esso la legge dominante è il 41bis.
Dei 160 prigionieri lì rinchiusi, ben 130 vengono sottoposti a quel trattamento infame.
Tra questi è richiusa tuttora la prigioniera comunista Nadia Lioce. Dall’ottobre 2005 infatti il 41bis è stato esteso per la prima volta anche ai cosiddetti “reati politici”.

Per questo abbiamo deciso volantinaggi in città e davanti al carcere, mostre, assemblee e presidi. Con queste iniziative ci proponiamo di interagire con la popolazione dell’Abruzzo, in particolare coi familiari dei prigionieri, poiché essi per primi subiscono da vicino le vessazioni della galera.Queste iniziative culmineranno sabato 19 maggio con una assemblea pubblica presso il “Palazzetto dei Nobili”, in cui verranno discussi anche i punti qui soltanto accennati, e domenica 3 giugno nel concentramento alle 10 in piazza della Fontana Luminosa e dalle 13 nel presidio sotto il carcere dell’Aquila.
Queste iniziative, mirano alla costruzione di una rete di solidarietà, come presupposto per la lotta alla tortura dell’isolamento, della differenziazione, dell’annientamento, e quindi dell’istituzione carceraria nel suo complesso.

A partire dalle lotte concrete presenti in ogni ambito della vita sociale, costruiamo reti di solidarietà e lotta contro l’isolamento e ogni altra restrizione nei lager di stato, contro la guerra imperialista, lo sfruttamento, la miseria crescente.

CHE DI TRIBUNALI E GALERE
RIMANGANO SOLO MACERIE!!!!!!

Compagni e compagne contro la società carceraria

Appello per la libertà dei movimenti sociali

Inviato da autonomix | 27 Mag, 2007


Il 5 giugno prossimo, la IV sezione del tribunale di Napoli giudicherà in primo grado 9 attivisti dei “Comitati per la quarta settimana”, per una iniziativa contro la precarietà e il carovita tenutasi nell'ottobre 2004.
Un presidio di circa 200 precari presso l'Ipercoop di Afragola si concluse con la distribuzione a scopo simbolico, ai clienti dell'ipermercato, di poche scatole di pomodoro e di pasta date volontariamente ai manifestanti dalla direzione della stessa azienda.
Per questa iniziativa, l'incredibile accusa ipotizzata dal Pubblico Ministero è di “estorsione aggravata dal numero di persone”, con la richiesta di 6 anni di carcere per 3 attivisti e di 3 anni e sei mesi per gli altri!!
Così come nel Processo per un'altra protesta contro il carovita, attuata il 6 novembre 2004 a Roma, sconcerta l’assoluta sproporzione e la gratuità del reato ipotizzato e delle pene previste rispetto alle caratteristiche concrete delle azioni messe in campo.
Ma soprattutto, nell’esprimere la nostra solidarietà verso gli imputati, vogliamo rimarcare che i temi della precarietà del lavoro e del carovita costituiscono a tutt’oggi gravi questioni che interrogano in maniera pressante l’agire delle forze sociali e l’agenda delle forze politiche.
Per questo l’agire dei movimenti che ne hanno sottolineato l’urgenza non può essere compresso dentro uno schema giudiziario e penale, indipendentemente dalla condivisione o meno delle forme di protesta di una manifestazione che mantenne comunque un carattere esclusivamente simbolico e rivendicativo. Un'iniziativa pubblica, pacifica e priva di lucro che non può essere associata a una tipologia di reato propria invece della criminalità economica.

Migliaia di procedimenti giudiziari gravano sulle lotte sociali di questi anni, dal mondo del lavoro alla scuola, ai movimenti ecologisti e contro la guerra, minacciando il protagonismo sociale di un’intera generazione e l’emergere di nuovi movimenti.
Anche per questo è necessario porre mano ad un procedimento di amnistia che restituisca queste istanze alla loro esclusiva dimensione di ordine sociale e politico. Si tratta di riconoscere ai movimenti di aver prodotto una nuova stagione della partecipazione e di aver animato la vita democratica del paese, contribuendo a promuovere valori di solidarietà e di giustizia sociale e forme di rinnovamento nella rappresentanza della
società civile.

Primi firmatari:
Erri De Luca (scrittore)
Haidi Gaggio Giuliani (senatrice)
Carlo Cerciello (regista teatrale)
Alex Zanotelli (sacerdote)
Arturo Scotto (deputato ds)
Paolo Cento (sottosegretario governo – deputato verde)
Giuseppe De Cristofaro (segretario regionale Prc - deputato)
Raffaele Tecce (senatore Prc)
Mauro Bulgarelli(senatore Verdi)
Maurizio Acerbo (deputato Prc)
Tommaso Sodano (Senatore Prc)
Don Vitaliano della Sala (sacerdote)
Maurizio Mascoli (segretario regionale Fiom-Cgil campania)
Isadora D'Aimmo (assessore provincia di Napoli)
Sergio Piro (psichiatria democratica)
Giulio Riccio (assessore comune Napoli)
Luca Zulù (musicista)
Angelo De Falco (musicista E_Zezi)
Fabio Tirelli (presidente municipalità Pianura-Soccavo)
Carmine Malinconico (presidenteVIII municipalità di Napoli)
Elena Coccia (Giuristi Democratici)
Daniele Sepe (musicista)
Samuele Ciambriello (presidente Co.Re.Com. Campania)
Gordon Poole (docente universitario)
Giuseppe di Marco (docente Universitario)


Associazioni e sindacati:
RdB/Cub
Confederazione Cobas
Opera Nomadi
Less
Mani Tese
Cooperativa O'Pappece
Donne in Nero
Assopace
Ass. Senza Frontiere
Associazione MigrAzioni

Una vendetta contro il conflitto sociale

Questa è una immagine relativa all'evento

Le richieste del Pm nel processo a carico dei comitati contro il carovita :

chiesti 40 anni per l’autoriduzione all’Ipercoop di Afragola (Na)


Sta giungendo ormai alla fase conclusiva il processo contro 9 attivisti appartenenti ai centri sociali ed al sindacalismo di base che circa due anni fa parteciparono insieme a centinaia di precari e disoccupati all’iniziativa di autoriduzione presso l’Ipercoop di Afragola (Na). Un iniziativa contro la precarieta’ e l’aumento smisurato del carovita, conclusasi con una donazione assolutamente volontaria da parte della direzione del Ipercoop di Afragola di alcune centinaia di chili di generi di prima necessita’ come acqua, pomodoro e pasta. La donazione fu poi distribuita all’esterno del centro commerciale, dai Comitati per la IV settimana , composti appunto da studenti, precari, disoccupati e centri sociali.
La richiesta allucinante del PM e’ di 6 anni a tre attivisti ,tra cui Consiglia Terracciano storica portavoce dei disoccupati organizzati di Acerra e di 3 anni ed 8 mesi agli altri sei.
Un richiesta incredibile quella del PM, secondo cui ci fu “estorsione aggravata” nell’ottobre del 2005 all’Ipercoop da parte dei movimenti contro il carovita. Il prossimo 5 giugno ci sara’ la sentenza del Tribunale di Napoli , una sentenza che gia’ dalle richieste del Pubblico Ministero si preannuncia politica e mette a repentaglio l’agibilita’ politica di tutti coloro che lottano contro la precarieta’ ed il carovita.
La Procura di Napoli farebbe bene ad indagare sugli affari legati ai rifiuti, agli interessi congiunto e loschi di imprenditoria e politici, piuttosto che considerare “estorsione aggravata” una mobilitazione fatta da centinaia e centinaia di precari , studenti e disoccupati che chiedeva la riduzione dei prezzi sui generi di prima necessita’ all’interno di una campagna nazionale, una rivendicazione sociale mossa alla luce del sole e che si e’ conclusa con una donazione spontanea da parte della direzione del Ipercoop.
Non possiamo accettare che si imbavagli la lotta contro il carovita, l’ulteriore precarizzazione dei rapporti di lavoro, la dismissione dei servizi sociali, l’aumento dei fitti e l’abbassamento della qualita’ della vita , rendono impossibile per milioni di persone in questo paese arrivare alla IV settimana del mese. Facciamo appello dunque a tutte le realta’ di movimento, a tutti coloro che si sono mobilitati in questi anni contro la precarieta’ e contro il carovita, a tutti coloro che vogliono difendere l’agibilita’ politica dei movimenti , a mobilitarsi a cominciare dalla conferenza stampa che si terra’ mercoledi’ 23 maggio per l’Ipercoop di Afragola.
Rilanciamo la lotta la carovita !
Reddito per tutti !! Galera per nessuno !!

Laboratorio Occupato Insurgencia
Napoli Arcobaleno – per il diritto al territorio

NOTIZIA SHOCK: E' UFFICIALE, IL GOVERNO DI KARZAI REQUISISCE E SI IMPOSSESSA DEGLI OSPEDALI DI EMERGENCY IN AFGHANISTAN. SOTTO IL SILENZIO DEI MEDIA E DELLA SOCIETA' CIVILE!

Inviato da autonomix | 26 Mag, 2007
http://www.unamanoperlapace.it/immagini/emergency.jpg

25 maggio '07 - Domani il governo afgano s’impossessa degli ospedali di Emergency

«Come dichiarato, il ministero della sanità aprirà ufficialmente i 3 ospedali sabato 26 maggio. Questa mail è soltanto per informarvi sulla situazione qui. Saluti».
«Prendiamo atto della sua mail che afferma che “il ministero della sanità aprirà ufficialmente i 3 ospedali sabato 26 maggio”. Il direttivo di Emergency considera questa come l’ultima offesa e provocazione delle autorità afgane contro la nostra organizzazione. Continueremo la nostra campagna internazionale per la liberazione del nostro dipendente Rahmatullah Hanefi.
Saluti».

Questa corrispondenza è intercorsa nella serata di giovedì 24 maggio tra il ministero della sanità afgano ed Emergency.
Il messaggio del ministero della sanità afgano conferma come l’obiettivo del governo Karzai fosse l’espulsione dal paese di un testimone sgradito. Dai registri degli ospedali di Emergency risulta la quantità di vittime civili della guerra in corso. Gli ospedali di Emergency documentano, in sé stessi, la possibilità di un’assistenza sanitaria efficace, gratuita e rispettosa, che il governo Karzai non vuole attuare.
Risulta anche chiarito come l’arbitraria fissazione di un «ultimatum» per il 25 maggio fosse un mediocre espediente per espellere Emergency senza assumerne diretta ed evidente la responsabilità.
Di questa iniziativa non è vittima una ONG, ma la popolazione afgana, che ha ripetutamente sollecitato le autorità del paese a rendere possibile il ritorno di Emergency.
Emergency considera questo esito facilitato dall’indifferenza e dalla sostanziale complicità del governo italiano.
Emergency rinnova il suo impegno per la liberazione di Rahmatullah Hanefi, che da oltre due mesi subisce dal governo Karzai vessazioni e abusi.

 EMERGENCY

 

 

riportiamo una intervista molto interessante..

 

 

Da domani, i tre ospedali di Emergency in Afghanistan passano definitivamente e “ufficialmente” in mano al governo afgano, che ha comunicato la decisione con una scarna e fredda e-mail giunta ieri sera all’Ong milanese. Abbiamo chiesto un commento a Carlo Garbagnati, vicepresidente di Emergency.
 
L'ospedale di KabulCome giudicate il modo in cui il governo di Kabul vi ha comunicato questa decisione?
Le parole e il tono di quella comunicazione sono molto significative. Il fatto che abbiano sottolineato che la loro mail è “soltanto per informarci sulla situazione” equivale a dire che la faccenda è chiusa e non riguarda più in minima parte Emergency, che viene così tagliata fuori in maniera netta e definitiva. Gli stessi tempi della mail, arrivata la sera prima della scadenza dell’ultimatum fissato da Kabul, dimostrano che non hanno voluto lasciarci il minimo margine di reazione, di elaborazione di eventuali contromisure da parte nostra: ci hanno messo davanti al fatto compiuto.
 
Il governo afgano però vi aveva dato tempo fino a oggi, 25 maggio, per riconsiderare la vostra decisione di lasciare il paese.
Quell’ultimatum era una farsa per il semplice motivo che attendeva una nostra decisione che però dipendeva dalle decisioni del governo stesso, che ha posto quell’ultimatum. Era il governo Karzai che doveva riconsiderare la sua posizione aggressiva nei confronti di Emergency, consentendo a noi di tornare. La scadenza di oggi era solo un giochetto per far sembrare che il governo lasciasse a noi la decisione di tornare o meno, quando invece la decisione di buttarci fuori dal paese l’ha presa il governo”.
 
L'ospedale di LashkargahCosa sarà da domani dei tre ospedali di Emergency a Kabul, a Lashkargah e in Panjshir? Cosa succederà concretamente domattina?
Anche se la mail dice che il governo afgano “aprirà ufficialmente” gli ospedali, pensiamo che domani non succederà nulla di concreto. Dubitiamo che da domani le tre strutture riaprano i battenti iniziando a ricoverare e curare pazienti, perché questo richiederebbe un lavoro preparatorio che non ci risulta sia stato fatto. Ancora non si sa nemmeno chi prenderà in carico le tre strutture: in merito circolano ancora solo delle voci.
 
Quali sono queste voci?
Per l’ospedale di Kabul pare che il ministero della Sanità sia intenzionato a gestirlo direttamente.
Per quello di Anabah, in Panjshir, sembra siano in ballo due ipotesi: il Provincial Reconstruction Team statunitense o l’Ong indiana Agha Khan.
Quello di Lashkargah, in Helmand, pare invece che verrà rilevato dalla Croce Rossa Internazionale.
Ma ancora, ripeto, non c’è nulla di certo.
 
L'ospedale del PanjshirNel comunicato di Emergency avete scritto per la prima volta che l’obiettivo del governo Karzai era “l’espulsione dal paese di un testimone sgradito”.  
Il ruolo di testimonianza che gli ospedali di Emergency svolgevano, in particolare quello di Lashkargah, era diventato molto sgradito al governo Karzai e non solo, e ha avuto un peso fondamentale in tutta questa vicenda. Ogni volta che la Nato annunciava di aver ucciso decine di talebani in un bombardamento, noi ricevevamo decine di feriti civili, bambini, donne, anziani, scoprendo una verità ben diversa da quella ufficiale. Questo ha creato un crescente clima di ostilità nei nostri confronti.
 
Può spiegarsi meglio?
A Lashkargah, Emergency era già considerata scomoda perché, con il suo ospedale gratuito, rovinava gli affari d’oro delle centinaia di cliniche private a pagamento che esistono in zona. Ma è stato con l’inizio dei bombardamenti della Nato nella regione che la nostra posizione è diventata più delicata per i motivi che ho detto. Motivi per il quali da mesi si erano create frizioni con il governatore provinciale Asadullah Wafa, con il personale dei servizi segreti afgani e con i locali comandi britannici della Nato.
 
Quando avete iniziato a percepire questa ostilità?
Che il clima fosse cambiato era emerso chiaramente già in riunioni ufficiali tenute con loro questo inverno. Ma lo si capiva anche da episodi minori ma significativi, come l’atteggiamento avverso dei soldati britannici nei confronti del nostro personale internazionale. Questa avversione nei confronti di Emergency è infine culminata con azioni volte a espellerci dal paese: l’arresto di Rahmatullah, avvenuto in contemporanea con una poco spontanea protesta contro di noi, e le successive accuse mosse contro la nostra Ong dai vertici dei servizi segreti afgani. Azioni che hanno fatto venire meno per noi le condizioni di sicurezza minime per poter rimanere in Afghanistan, costringendoci quindi ad andarcene.
 

Allarme anarchici, nel mirino anche Borgione e Tricarico!

Inviato da autonomix | 23 Mag, 2007

fonte lastampa.it

Tra i "nemici" ci sono i due assessori. Attacchi a questore e capo della Digos

MASSIMO NUMA
TORINO
Il ministro Amato ha lanciato un nuovo, inedito, allarme terrorismo. Sulla base di un rapporto dell’Ucigos che denuncia una martellante campagna d’odio contro le forze dell’ordine e le istituzioni: un «humus» favorevole a chi teorizza la violenza politica. A Torino, la reazione della questura c’è già stata: fogli di via ai più esagitati, compresa una ragazza bulgara, e 12 avvisi «orali», preludio di misure più gravi, comunicati ad altrettanti militanti.

Messaggi di morte
Nei siti web - come contro-informazione.info o tutto.squat.net, autistici.org, acrataz, Soccorso Rosso (che accoglie le lettere dei brigatisti di Seconda Posizione), sui muri, attraverso volantini e documenti. In questo modo, ha osservato il ministro, si creano potenziali «bersagli». E Torino? È tra le città dove questo clima favorevole al diffondersi della violenza e dell’illegalità è tra i più allarmanti. «Petronzi boia», «Petronzi come Raciti». Giuseppe Petronzi è il capo della Digos di Torino. Le minacce e gli insulti contro di lui e i magistrati del pool antiterrorismo, come Laudi e Tatangelo, sono sempre più frequenti. «Sì, qui a Torino questo fenomeno segnalato dal Viminale è presente da più tempo, rispetto ad altre metropoli. Non è proprio il caso di fare commenti. Ovviamente, condividiamo l’analisi del ministro». Basta leggere «Le scarpe dei suicidi», libro-denuncia firmato da Tobia Imperato, anarchico, per imbattersi in una lunga catena di pesanti accuse, anche personali, contro giudici, poliziotti, carabinieri. Il testo si può scaricare (non ha copyright) dal web. E’ dedicato agli anarchici Sole e Baleno, suicidi in carcere.

Viaggio nell’odio
Sui muri del cimitero: «10, 100, 1000 Nassyria», così come - a suo tempo - sui muri dell’Università. L’acronimo Acab (All the Cops are Bastards) unito a Raciti, ovunque, persino sulle fontane dei parchi cittadini, a Villa Genero. In Tribunale si celebrano i processi per i cortei violenti e le devastazioni? Questa è la risposta degli squatter: «...Nel giro di pochi giorni morivano quattro immigrati nelle mani delle forze dell’ordine. Ibra, senegalese, ucciso da un colpo di pistola alla testa durante un “normale controllo”. Quattro omicidi, per preparare Torino alle “Olimpiadi della pace”: una escalation di terrore poliziesco nei quartieri degli “indesiderabili”, mentre nel Cpt di corso Brunelleschi scorreva il sangue dei reclusi in rivolta, tra deportazioni e scioperi della fame».

Nostalgie delle banlieue
«A Parigi, l’ennesima di queste morti ha fatto saltare il coperchio a un’esasperazione... dai sobborghi del cuore d’Europa la canaglia torna ad alzare la testa, incendia, saccheggia, si batte coi gendarmi. Prove di guerra civile, il ritorno della questione sociale». Squatter, insurrezionalisti e Fai-Informale hanno iniziato una campagna contro i Cpt e la Croce Rossa che li gestisce.

Gli assessori e il questore
Dopo che la questura ha inviato due fogli di via e comunicati 12 avvisi «orali», gli «Amici della Libertà» inviano un «foglio di via» anche al sindaco. Un lista di proscrizione dei «nemici». A partire dal questore, Stefano Berrettoni. «...Lei ha rispolverato codici fascisti, cominciando a dispensare avvisi orali a destra e a manca: Lei minaccia drastiche misure di prevenzione e sicurezza. Tra tutte, la famigerata sorveglianza speciale... ma “socialmente pericolosi” sono i consiglieri comunali Ghiglia e Carosso che, con maniacale fissazione, istigano all’odio razziale fomentando la cittadinanza a vere proprie crociate contro gli stranieri; gli assessori Borgione e Borgogno, che hanno passato gli ultimi mesi ad abbattere baracche nella periferia, lasciando decine di famiglie Rom all’addiaccio; l’assessore Tricarico che, senza il minimo rimorso, ha cacciato famiglie intere da “Casa Gramsci” - una delle ultime case popolari che resisteva ancora nel centro cittadino - per lasciare spazio ad un albergo di lusso». Nel mirino anche la «cosiddetta sinistra radicale». Avrebbe nascosto i lavori d’ampliamento del Cpt, ormai quasi conclusi.

LO STATO E' ASSASSINO E TERRORISTA. RIBELLARSI E' GIUSTO E NECESSARIO.LEGGERE PER CREDERE

Inviato da autonomix | 21 Mag, 2007

 

 

21/05/2007

Leccese morto in Messico: un arresto. In manette è finito il commissario della polizia municipale di Cancun. Il pugliese di 34 anni morì in cella dopo essere stato fermato per molestie alla quiete pubblica. Il poliziotto è accusato di averlo detenuto ingiustamente
Lecce - Simone Renda LECCE – C'è un arresto per la morte di Simone Renda, il bancario di 34 anni di Lecce, deceduto mentre era in cella a Cancun in Messico, sabato 3 marzo, dove si era recato in vacanza. Agli arresti è finito il commissario della polizia municipale, che in Messico ha anche potere di arresto, Pedro Mai Balam. L’uomo risponde di negligenza nell’espletamento delle proprie funzioni, abuso di autorità ed omicidio colposo. Il corpo senza vita di Simone Renda venne rinvenuto nella cella del Commissariato di Cancun dove era stato rinchiuso per molestie alla quiete pubblica, dopo che il personale dell’albergo dove alloggiava, avevano chiamato gli agenti in quanto il giovane stava creando problemi. Per i giudici messicani, l’arresto non sarebbe stato necessario, ed il turista venne per altro tenuto in cella cinque ore in più delle 36 al massimo previste dalla legge. Il giovane turista morì per arresto cardiocircolatorio forse anche per l'agitazione e lo stato di forte tensione emotiva in quanto stava anche per perdere l’aereo per l’Italia. Altre otto persone risultano indagate per gli stessi reati. Fra loro anche il giudice che firmò l’arresto del giovane.
 
ANCORA... 
 
 MMIGRATI: LAMPEDUSA, GRAVE UNO DEI 26 CLANDESTINI SBARCATI IERI E' STATO TRASFERITO IN UN OSPEDALE DI PALERMO
Palermo, 21 mag.- Sarebbe in gravi condizioni di salute uno dei 26 immigrati clandestini sbarcati ieri sera a Lampedusa dopo essere stati soccorsi dalla Capitaneria di porto. L'extracomunitario e' stato trasportato con l'eliambulanza all'ospedale "Ingrassia" di Palermo, dove viene curato dai sanitari. Altri extracomunitari, dopo essere stati soccorsi dalla guardia costiera, avevano sintomi di ipotermia e ustioni. Ai soccorritori hanno raccontato di essere partiti lo scorso 12 maggio dalla Libia e che dopo alcuni giorni di mare, due di loro sono morti di stenti e sono stati gettati in acqua.
 
AMCORA.... 

Copenhagen: dimostrante arrestato con violenza     

La polizia della capitale danese ha arrestato 29 persone, nei disordini di ieri che fanno seguito al tentativo di abbattere una capanna a Christiania. L'arresto di un giovane è stato molto violento e il ragazzo ha rischiato di essere strangolato dalla furia incredibile del poliziotto. Testimoni riferiscono che l'agente voleva strangolare il ragazzo. Il fotografo del quotidiano politiken ha ripreso la scena.      
Il testo dell'articolo è purtroppo in danese: http://politiken.dk/indland/article308277.ece
Tratto da indymedia.ch
-->
 
ANCORA... 


Si continua a ricordare alla C.R.I. che gestisce dei Lager

Santena (Torino) il 12/05/07 durante l'aperitivo organizzato dalla croce rossa italiana, una decina di persone ha allestito un contro aperitivo sotto lo striscione: "La croce rossa gestisce i nuovi lager". Il banchetto del contro aperitivo è stato quasi subito sgomberato da due pattuglie del carabinieri coadiuvati da un vigile di sinistra, dal sindaco, dalla moglie del sindaco, da una crocerossina in lacrime, da un sedicente appartenente alle forze dell'ordine e da alcuni malavitosi locali. A questo punto i contestatori si sono trattenuti ancora per un'ora nella piazza volantinando e parlando con volontari della croce rossa e passanti.
 ANCORA.....
 
 
 Torino. Consegnato un "Foglio di via" al Sig. Chiamparino Sergio
Alla C.A. degli organi di stampa e p.c. del Sig. Questore di Torino

Comunicato Stampa Torino, 20 maggio 2007
Oggetto: Avvenuta consegna di un "Foglio di via obbligatorio" dalla Città di Torino al Sig. Chiamparino Sergio.
Si comunica che oggi, domenica 20 maggio 2007, alle ore 11,40, presso la sede della 5° circoscrizione di via Stradella, alcuni volenterosi, espressamente incaricati dall'Ente morale "Amici della Libertà", hanno regolarmente notificato al Sindaco della città, tale Chiamparino Sergio, il "foglio di via obbigatorio" dalla Città di Torino (del quale si allega qui copia conforme) per un periodo di almeno tre anni.
Si dà pubblico avviso che, a seguito di tale notifica, il Signor Chiamparino Sergio non potrà soggiornare né transitare nel territorio di questo Comune fino al 19 maggio 2010, se non vorrà incorrere in una delle sanzioni che ciascun "amico della Libertà" riterrà opportuno porre in atto in qualsivoglia momento e circostanza. Il suddetto provvedimento scaturisce dall'esigenza di apportare qualche miglioramento alla qualità della vita in Torino, che è andata progressivamente deteriorandosi anche in seguito all'operato dell'associazione a delinquere guidata dal Signor Chiamparino Sergio. Operato favorito, tra gli altri, dal questore Berrettoni Stefano, uso all'intimdidazione di ogni dissenso tramite l'invio di numerose denunce penali, reiterate minacce di "sorveglianza speciale" e il "bando" dalla città di individui ritenuti incompatibili con l'ordinario svolgimento delle quotidiane ingiustizie sociali.
Gli amici della Libertà

LETTERA APERTA ALLA CITTA' DI CHIETI

Inviato da autonomix | 10 Mag, 2007

Lettera aperta alla città di Chieti

 

COSTRUIAMO LA SOLIDARIETA’

 

 

Il 12 Febbraio 2007 una vasta operazione combinata  tra Sisde e Digos ha portato all’arresto di 15 persone e quasi 100 perquisizioni. L’obiettivo sbandierato: l’arresto delle “nuove Br”, pronte a colpire. In realtà il vero obiettivo è stato quello di criminalizzare quelle forze che stando all’interno del tessuto sociale rappresentano una contraddizione antagonista e incompatibile con le scelte politico-economiche del quadro istituzionale. Il vero obiettivo è stato sia quello di disorientare gli ambiti dove gli arrestati erano presenti, sia quello di disgregare il lavoro dei collettivi all’interno dei quali essi si muovevano. Si è voluto e si vuole tutt’ora incrinare il rapporto che questi collettivi hanno con i movimenti che si esprimono contro lo stato di cose presenti.

La verità è ben diversa da quella che le forze dell’ordine e lo Stato vuole far credere.

L’Italia, secondo il rapporto del SIPRI, è al 7° posto mondiale per la spesa militare:

Programma in Milioni di €euro  nell’ultima finanziaria del governo Prodi


Mezzi aerei 1.359,9
Mezzi navali 533,5
Sistemi missilistici 435,5
Sistemi d’arma e materiali d’armamento 209,9
Infrastrutture 194,2
Mezzi terrestri 151,5
Sistemi C4I 143,9
Ammodernamenti minori, supporti operativi/addestrativi, logistica 106,8
Ricerca scientifica 71,6
Sistemi satellitari 50,2
Totale 3.257,0 milioni di euro

 

Sempre l’Italia è il Paese in cui migliaia sono i precari senza dignità lavorativa, senza diritti, senza una casa, costretti ogni giorno a combattere in una società becera e costrittiva. L’Italia è il paese del TAV, del Mose, del Ponte sullo Stretto, opere faraoniche che interessano il 18 % della spesa pubblica, soldi che potrebbero essere investiti nelle famiglie, nel lavoro, nelle pensioni, nell’istruzione, nell’ambiente. L’Italia è il Paese del servilismo militare, e sul nostro suolo tra caserme, basi, centri di addestramento NATO e USA sono più di cento gli impianti di guerre. L’Italia è il paese in cui la cultura e l’istruzione sono ai livelli minimi in confronto alle medie europee e mondiali, sempre intesi come fabbriche del sapere e non come autoformative per le persone. L’Italia è il Paese dei senza diritto, dei senza volto, degli immigrati sfruttati, delle esequie nazionali per un morto poliziotto caduto per adempiere il suo lavoro e le mille morti all’anno tra operai e gente comune che invece vengono sempre dimenticate dalle istituzioni nazionali, il Paese degli inciuci, dove la politica abbraccia la mafia e le cosche locali per accaparrarsi le poltrone e il potere. L’Italia è il paese dei fascisti, sempre pronti a colpire con lame e spranghe tutti coloro che si sentono fortemente democratici e antifascisti, collezionando morti e ferito ogni anno. L’Italia è il Paese che non ha memoria, dove Piazza Fontana, Bologna, Piazza della Loggia, sono state dimenticate all’oblio e tutte quelle morti sono annualmente infangate da politicanti senza futuro, ma che invece sono sempre pronti ad onorare Moro, come se le vittime di stragi avessero un colore politico. L’ Italia è il Paese dove un pensionato non riesce a tirare su più di 400/500 euro al mese, dopo una vita di fatiche e lavoro, mentre i nostri politici arraffano più di 20000 euro al mese.

Allora dove è la giustizia? Cosa è giusto e cosa è sbagliato?

È giusto adeguarsi a questo scempio, mettere giù la testa e continuare a subire, o è giusto ribellarsi e provare a cambiare lo stato attuale delle cose?

Tutti i ragazzi arrestati si battevano contro queste infamie dello Stato e cercavano dal basso di costruire un futuro migliore.

Facciamo sentire la nostra solidarietà a chi dopo mesi è ancora dentro il carcere con la sola colpa di essersi battuto contro ingiustizie e privilegi.

 

TERRORISTA E’ CHI CI AFFAMA E FA LE GUERRE NON CHI LOTTA AL FIANCO DEI POPOLI!

 

 

Per solidarietà amicieparenti@libero.it                 

 

INDIVIDUALITA’ IN LOTTA

LETTERA DAL CARCERE DEL COMPAGNO MAX ARRESTATO IL 12 FEBBRAIO.PARTE SECONDA

Inviato da autonomix | 10 Mag, 2007

 

 

 

 

Ciao compagni, ho ricevuto l'opuscolo e la cartolina e vi ringrazio molto.
Certo che in confronto alle esperienze vissute dai prigionieri in fies la mia è una passeggiata di salute... quasi.
Comunque anche da noi la repressione non si risparmia nei tentativi di rendere più possibile precaria la condizione morale dei prigionieri, per fiaccarne la resistenza.
Come sapete sono stato trasferito da Bollate (MI) ad Alessandria con la motivazione che qui c'è un reparto di e.i.v. adatto a me.
Di fatto con questi trasferimenti improvvisi, la cui destinazione rimane segreta fino all'ultimo, puntano a farti sentire in una condizione di imprevedibile precarietà; impotente, in balia dei carcerieri.


 (Continua)

IMPORTANTISSIMO! PUBBLICHIAMO LA LISTA INTERA DEI PRIGIONIERI ECO ANIMALISTI. LIBERE TUTTI!

Inviato da autonomix | 9 Mag, 2007

 

ITALIA


GRUPPO ECOLOGISTA IL SILVESTRE

Il 4 maggio 2006 sono stati effettuati numerosi arresti fra le fila del gruppo anarchico ecologista Il Silvestre di Pisa.
L'accusa e' di reati a scopo eversivo ed in particolare sono accusati di un attentato dinamitardo ai danni di un traliccio dell'alta tensione.

Attualmente Betta, Alce, Silvia, Beppe e Federico sono agli arresti domiciliari restrittivi, Costa rimane in carcere, agli altri il divieto di dimora a Pisa (alcuni con l'obbligo di dimora notturno nelle loro case). Nell'udienza preliminare di maggio 07 tutti i compagni e le compagne sono stati rinviati a giudizio, l'udienza e' stata fissata per il 17 ottobre presso la corte di Assise di Pisa.

Per scrivere ai prigionieri:

Costantino Ragusa
Casa Circondariale
Via Prati Nuovi 7
27058 Voghera (PV)

Francesco Gioia
Casa Circondariale
Via Maiano 10
06049 Spoleto (PG)

Per sostegno economico:

conto corrente postale n.72208614 intestato a Dronvandi Luca

 (Continua)

Sbirri Sbarre e S'Berrettoni

Inviato da autonomix | 9 Mag, 2007

 

 

Non si illuda, signor questore

Una città che, in continuo movimento, si è trasformata in una prigione di povertà e disperazione dove sopravvivere da esclusi; una città che distrugge lo spazio urbano, un tempo luogo di incontro e socialità, per rispondere ai bisogni esclusivi della merce e del profitto; una città che oramai lascia spazio solo alla speculazione, allo sfruttamento, alla repressione - una città così non poteva che avere una schiera di amministratori e funzionari degna di tanta bruttura.

 

 

 (Continua)