in attesa del manicomio.............

Inviato da autonomix | 15 Ott, 2008

Per maggiori informazioni in campo antipsichiatrico vi consigliamo di dar una lettura al sito dell'OISM (Osservatorio Italiano per la Salute Mentale) all'indirizzo www.oism.info

Sanità/ Guzzanti propone la riforma della legge Basaglia
Rafforzamento del Tso,nuova selezione personale,più coordinamento

Roma, 14 ott. (Apcom) - La legge 180 del 1978, nota come legge Basaglia, fu la grande conquista di una stagione culturale che era iniziata nel 1968 all'università di Trento. La riforma voluta da Franco Basaglia chiuse i manicomi, strutture detentive all'interno delle quali i pazienti venivano spesso sottoposti a elettroshock e a vari trattamenti degradanti, veri e propri buchi neri dove finivano persone con difficoltà molto differenti, spesso anche non di natura psichiatrica. La legge Basaglia stabilì che "gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari", restringendo drasticamente lo spazio per i trattamenti obbligatori. Che rimasero soltanto come ultima opzione per i casi in cui è impossibile fare diversamente. L'intero intervento psichiatrico venne puntato nella direzione di un percorso riabilitativo in cui al centro fosse la volontà del paziente e il suo percorso di integrazione nella società. Le strutture psichiatriche vennero trasformate in centri da cui i pazienti potevano uscire quando volevano, e fu imposto il limite dei 15 utenti, per mettere fine a quelle enormi strutture in cui le persone diventavano un numero che si confondeva nella massa.

La riforma proposta oggi da Paolo Guzzanti punta l'indice contro questa limitazione del trattamento sanitario obbligatorio (Tso), secondo lui eccessiva, e ne dispone invece un rafforzamento, aprendo la strada al ricovero in Tso anche presso strutture private. Secondo il disegno di legge, infatti, il Tso "può essere prolungato in sede di comunità terapeutica o presso una casa di cura privata accreditata, o comunque in una struttura che esenti la famiglia da una convivenza pericolosa". Il testo introduce poi il Tso in affidamento, cioè la prosecuzione del trattamento obbligatorio sotto la responsabilità di un familiare o di "qualsiasi altra persona o nucleo familiare ritenuto idoneo, a eccezione del tutore, che suo ruolo di sostegno del paziente e di difensore dei suoi diritti deve rimanere figura indipendente, in rapporto dialettico con l'affidatario e il personale curante".

Il disegno di legge voluto da Guzzanti prevede che il servizio psichiatrico di diagnosi e cura per i ricoveri Tso in ambiente ospedaliero, dispongano di almeno un posto letto ogni 10mila abitanti. Il testo parla poi anche di "cliniche psichiatriche umanizzate", dove ai pazienti e ai familiari sia riservato un "trattamento empatico e rispettoso della loro dignità e dei loro valori". Per andare in questa direzione, il testo suggerisce che il personale andrà selezionato in base a "criteri di autenticità, empatia e rispetto incondizionato, secondo la psicologia umanistica". Accanto "ai parametri tradizionali di competenza e conoscenza nozionistica - precisa il ddl - è riconosciuta pari importanza alle qualità attitudinali e caratteriali del candidato".

Il dipartimento di psichiatria, di cui ogni Asl attualmente dispone, dovrà rafforzare il coordinamento degli interventi, sia ospedalieri che extraospedalieri, inclusi quelli sulle patologie "connesse alla farmacodipendenza e alla tossicodipendenza", che spesso viaggiano insieme alla patologia psichiatrica. Il dipartimento seguirà il paziente attraverso il passaggio nelle diverse presìdi: centro di salute mentale, servizio psichiatrico di diagnosi e cura, pronto soccorso psichiatrico e clinica psichiatrica "umanizzata". Quest'ultima, secondo il ddl, includerebbe le comunità protette residenziali, quelle terapeutiche per le doppie diagnosi (cioè i pazienti che oltre ai problemi psichiatrici presentano anche una forma di tossicodipendenza o di alcolismo), gli appartamenti autogestiti e i centri diurni psichiatrici.

Il testo istituisce poi una commissione per i diritti del malato psichico presso ogni tribunale, con funzioni ispettive e di controllo, e che decide sui ricorsi contro le decisioni del centro di salute mentale sui Tso. Inoltre il malato, il genitore o il tutore potranno scegliere liberamente il medico curante e le eventuali strutture di ricovero e supporto. Per venire incontro alle famiglie il testo istituisce un fondo, da ripartire tra le regioni, per fare fronte alle spese legali per i reati commessi e per il risarcimento dei danni provocati dai malati. Per l'attuazione della legge, in particolare per la realizzazione delle strutture necessarie, è vincolata una quota di spesa corrispondente ad almeno il 6% del fondo sanitario nazionale ed è prevista la concessione di strutture idonee disponibili da parte dello Stato e delle regioni.

Cronaca 10a e 11a udienza del processo in corso a Milano contro i compagni e la compagna arrestati lo scorso 12/02/2007.

Inviato da autonomix | 12 Ott, 2008

Cronaca 10a e 11a udienza del processo in corso a Milano contro
i compagni e la compagna arrestati lo scorso 12/02/2007.

Il 6 ottobre, dopo la pausa estiva, è ripreso il processo ai compagni arrestati con l’operazione “Tramonto”.

Fuori dall’aula, più di 150 persone, tra cui molti compagni in nutrite delegazioni da Svizzera, Spagna, Belgio hanno fatto sentire la loro calda solidarietà con interventi, slogans, striscioni, sostegno che si è fatto sentire anche dentro l’aula, tra pugni chiusi e cori internazionalisti. Una presenza molto significativa che ha mostrato come il tentativo di criminalizzare la solidarietà internazionale, culminato con gli arresti il 6 giugno scorso di 5 compagni in Belgio appartenenti al Soccorso Rosso di quel paese (ora tutti liberati), invece che fermare la solidarietà la ha estesa.
Un presidio molto importante non solo per la partecipazione numerosa in appoggio ai comunisti sotto processo a Milano, ma anche per il suo valore di tassello nello sviluppo della solidarietà internazionale, per il sostegno ai rivoluzionari prigionieri in tutta Europa.

Dentro l’aula, dalle gabbie i compagni subito hanno denunciato il pestaggio avvenuto contro alcuni prigionieri durante il trasferimento dal carcere di Siano (CZ) a Milano. Il 3 ottobre, in particolare, durante la “sosta” al carcere di Rebibbia, i compagni sono stati oggetto di perquisizioni effettuate con modalità degradanti, con flessioni, nudi, di fronte alle guardie, con l’unico obiettivo di umiliarli. Di fronte al rifiuto dei prigionieri di proseguire tale pratica, un compagno è stato portato a viva forza, praticamente nudo, in cella di isolamento, tra le proteste degli altri. Il giorno dopo, la partenza da Rebibbia è avvenuta tra due ali di agenti lungo i corridoi che hanno percosso e insultato i compagni, in particolare Ghirardi e Sisi.
La denuncia di tali condotte è stata messa per iscritto in un documento, presentato dai prigionieri del PCP-M e sottoscritto da tutti gli altri prigionieri, consegnato al giudice e messo agli atti.
Tale clima di pesante intimidazione si è potuto respirare anche durante l’udienza: in aula sono ricomparse le panche tra le gabbie e i legali, con il chiaro intento di rendere più difficoltosa la comunicazione tra difesa e prigionieri; è stato impedito ai giovani avvocati collaboratori negli studi dei legali di fiducia dei prigionieri di potersi avvicinare alle gabbie, ostacolando così ancor di più il lavoro collegiale delle difese.
Ma anche fuori, le zelanti guardie si sono distinte per il particolare accanimento contro i compagni, minacciando di denuncia la compagna di un detenuto nel momento dell’arrivo al tribunale, per aver avuto uno slancio affettivo e avere tentato istintivamente di avvicinarglisi per abbracciarlo dopo lungo tempo che non lo vedeva. La permanenza nel carcere di Siano e i recenti spostamenti per il riavvio del processo hanno infatti reso molto difficile ai familiari visitare con regolarità i propri cari, costringendo in alcuni casi a una lontananza di più di due mesi e, nessuna richiesta di potersi avvicinare alle gabbie da parte di familiari e parenti durante le udienze, è stata finora accolta.
E’ ritornata inoltre la pagliacciata del paravento per nascondere il volto dell’ispettore DIGOS Valente di Milano chiamato a testimoniare dalla PM, nonostante il rinnovo dell’opposizione dei legali a tale pratica che ostacola il diritto alla difesa, per l’evidente impossibilità di cogliere quei segnali di comunicazione non verbale utili al lavoro degli avvocati, ma che, soprattutto, come sottolineato dall’avvocato Pelazza, pone un grave elemento di pregiudizio nei confronti della corte, inducendola a considerare gli imputati come pericolosi per l’incolumità dei testi. La PM, invitata da più legali a specificare le motivazioni della richiesta del paravento, data l’assenza nell’ordinamento giuridico di una norma che consente tale pratica al di fuori di casi eccezionali (minorenni, pentiti di mafia, ecc.), ha continuato a fare orecchie da mercante rimanendo nel vago e giustificandosi con la solita scusa di tutelare chi è impegnato in attività investigative. L’unica deduzione possibile, evidentemente, è che non si vogliano “bruciare” i funzionari della DIGOS infiltrati nel movimento milanese.
Per il resto, le due testimonianze estenuanti degli ispettori DIGOS di Torino e Milano si sono concentrate, al solito, sui movimenti dei compagni, sulle presunte tecniche di contro pedinamento, sulla “prova gommone” (mai visto e senza alcuna ipotesi investigativa credibile) e sulla ormai famosa pistola Sig Sauer. Era stata ritrovata nel deposito di armi di Rossin ad Arzercavalli ma per essa era stata fatta una richiesta di distruzione nel 1983, dopo che era stata sequestrata in Piemonte per un reato. Ma se era stata distrutta come faceva ad essere ad Arzercavalli? Su questo il teste, incalzato dalla difesa, dopo aver detto che era stato un errore di computer, alla fine ha detto di non essere in grado di dare spiegazioni di come ciò sia potuto avvenire.
Di seguito i testi della DIGOS si sono soffermati sulla descrizione di un video, sequestrato ad un imputato, che riprende alcune sedi fasciste e luoghi di ritrovo a Milano.
Nel controinterrogatorio, da sottolineare la richiesta di informazioni da parte dell’avvocato Pelazza all’isp. Valente su un documento di “ Tutto antifà” circolato in internet con la mappa delle sedi fasciste a Milano e sui trascorsi di due personaggi, citati dallo stesso come “militanti di destra”, responsabili il primo di un attentato nel treno Genova-Milano nel 1972 e l’altro, ex responsabile della Bottega del fantastico, oggi defunto, condannato per l’omicidio di un agente, sempre nel 1972. La risposta del funzionario ha suscitato l’ilarità del pubblico: “Non sono qui per rispondere a domande di cultura generale”, ha affermato.
La curiosità dell’avvocato Pelazza ha contagiato perfino il giudice quando ha chiesto spiegazioni, sempre a Valente, su due relazioni della DIGOS distanti 4 giorni l’una dall’altra: in entrambe era riportata la stessa, identica descrizione dei movimenti di un imputato, un perfetto copia-incolla, comprese le virgole, gli avverbi e le condizioni metereologiche. Alla domanda stupita di Cerqua: “ma pioveva anche quel giorno?”, l’ispettore ha risposto che l’imputato in questione era “molto abitudinario”.
Almeno alla fine ci siamo fatti due risate…
L’udienza si è conclusa con slogans e saluti a pugno chiuso scambiati tra il pubblico e i compagni dentro la gabbia.

Comunicato 6 ottobre 2008

Con l'udienza di oggi riprende il processo che ci vede imputati in un tribunale dello Stato borghese, strumento di dominio e oppressione di classe.
Vogliamo affermare la natura politica di questo processo, resa evidente dal trattamento carcerario cui siamo sottoposti. Dopo svariate peregrinazioni tra Palermo, Napoli, Caserta, ecc. ci siamo ritrovati quasi tutti radunati per la pausa estiva a Catanzaro, a "soli" 1.300 km sia dai nostri parenti, sia dalla sede processuale e dagli avvocati. Ovviamente ciò fa parte di ben note strategie per ottenere resa e collaborazione, ed anche dello spirito fascistoide di certe autorità dello "Stato democratico".
Il giorno 3 ottobre, dunque, siamo partiti in sette dal carcere si Siano (CZ) per un tour di due giorni, approdando infine nei dintorni di Milano.
Nel percorso, ci tocca una sosta notturna presso il carcere di Roma-Rebibbia, usato spesso come vetrina delle buone intenzioni del Ministero di Grazia e Giustizia, anche fucina dei processi dissociativi.
Qui veniamo sottoposti a modalità di perquisizione evidentemente degradanti, con flessioni, nudi, a fronte di una o più guardie, senza alcun fine che l'umiliazione personale. In quanto tali, peraltro, queste modalità non sono a norma di legge; ma queste, quando ci sono, sono sottoposte all'arbitrio.
Al rifiuto di ciò, segue immediatamente un'escalation aggressiva. Uno di noi viene portato a viva forza, praticamente nudo, attraverso i corridoi, in un a cella di isolamento.
Gli altri, protestando per il ritorno del loro compagno, vengono portati più tardi ai transiti scortati da uno squadrone di guardie.
Il giorno successivo la partenza avviene tra due ali di agenti lungo i corridoi, percossi ed insultati, alla presenza del comandante e di vari ispettori. trattamento riservato in particolare a due compagni.
Niente dei nuovo sotto il sole, si dirà, essendo pratiche costantemente presenti sotto il velo democratico e che rivelano invece il rapporto sociale di dominio ed oppressione.
Anzi, sintomo, tra gli altri, dell'attuale militarizzazione sociale, di una repressione che colpisce vari strati di popolazione, tra cui appunto quella carceraria.
La nostra presenza in quest'aula, d'altronde, si motiva nella continuazione di questa battaglia politica di classe; e pure internazionalista, come ampiamente dimostrato dalla presente solidarietà.
Non siamo certo qui a sottoporci passivamente ai riti di una legge che resta espressione dell'oppressione di classe. Così non staremo qui ad assistere sempre alla sfilata di tutti i personaggi assoldati dallo Stato: poliziotti, pentiti e collaboratori.
Siamo qui per affermare la nostra identità comunista, la nostra appartenenza alla classe operaia, la legittimità della lotta rivoluzionaria.
Oggi, quando sarà finita questa giornata, una ventina di operai e operaie saranno morti, uccisi dalle cause dirette della violenza dello sfruttamento (incidenti, malattie mortali, intossicazioni).
Ogni giorno vediamo crescere la ricchezza della grande borghesia, così come la miseria del proletariato. In questo nesso è sempre più evidente la natura criminale di questo modello di società. Il processo di imbarbarimento è causato dallo sfruttamento fra i gruppi e Stati imperialisti, che portano alla guerra, all'oppressione dei popoli, al saccheggio dei paesi fino all'esaurimento delle risorse naturali.
L'attuale crisi finanziaria, oltre a sprofondare interi continenti nel caos e nella miseria, dimostra la fragilità del sistema, l'impossibilità di trovare soluzioni e di riformarsi.

Per tutte queste ragioni, ribadiamo la prospettiva della lotta rivoluzionaria di classe, come unica strada per il proletariato ed i popoli oppressi ai fini della trasformazione e liberazione sociali.

I compagni detenuti del processo PCP-M
Milano, 6 ottobre 2008

Firmato da tutti i detenuti nelle gabbie

L’8 ottobre si è svolta la seconda udienza dopo la pausa estiva.

Come sempre si è tenuta in un’aula blindata da agenti della penitenziaria, vari DIGOS, anche tra il pubblico, e carabinieri che non hanno mancato in arroganza e prepotenza verso i famigliari quando tentavano di salutare e comunicare per pochi istanti con i loro cari. Appare, dunque, sempre molto evidente l’enorme dispendio di denaro pubblico per questo processo tra trasferimenti attuati con grande numero di mezzi, decine e decine di agenti a non fare nulla per ore e ore. Tra il pubblico la presenza di compagni di lavoro degli imputati. È stato acquisito agli atti un documento presentato da alcuni compagni imputati agli arresti domiciliari nel quale esprimono solidarietà ai compagni pestati nel carcere di Rebibbia e denunciano le condizioni di isolamento a cui sono sottoposti da più di un anno. Al tentativo di un compagno di leggerlo la PM si è opposta con la sua solita pratica, sbraitando e definendo il documento sovversivo. A quel punto il compagno si è alzato riassumendo il contenuto del documento e ribadendo alla fine dell'intervento, la solidarietà ai compagni per le vessazioni subite a Rebibbia. Per il resto, nell’udienza va segnalata la protesta dell’avvocato Pelazza quando la Corte ha deciso di ascoltare come teste un perito calligrafico che aveva eseguito una perizia su un biglietto sequestrato in una perquisizione, ordinata dal PM Giovagnoli di Bologna nel 2002, nell’abitazione del compagno Claudio Latino. Pelazza aveva argomentato sull’inammissibilità del teste per vari motivi: i termini scaduti per la presentazione della richiesta, il fatto che il sequestro del biglietto era avvenuto ben prima dell’inizio delle indagini dell’operazione “Tramonto” (iniziate ufficialmente nel 2004) e, quindi, non poteva essere pertinente con il processo in corso a Milano. Inoltre, la citata inchiesta bolognese, si è conclusa senza rinvio a giudizio. Di fronte all’accettazione, da parte della Corte del teste, l’avvocato Pelazza si è rifiutato di svolgere il contro-interrogatorio.
Si sono susseguiti anche vari agenti della DIGOS milanese, alcuni a volto scoperto, altri coperti da passamontagna e separé, in pieno stile poliziesco sudamericano. Alle domande dei difensori alcuni sono apparsi molto vaghi e nervosi, tanto che perfino il giudice ha dovuto invitarli a calmarsi e a cambiare tono.
Anche con questa udienza, come era accaduto nella precedente, si è ripetuta “la comica” di alcuni atti riguardanti pedinamenti, identici in tutto ma con data diversa.
Praticamente fatti tramite “copia incolla” e, proprio questi atti, mancavano nelle relazioni in mano al teste in quel momento interrogato.
Ma che bella coincidenza! (come affermato da un avvocato della difesa).
Nell’udienza di lunedì prossimo saranno ascoltati ancora agenti della DIGOS di Milano e di Torino.
Salutando calorosamente tutti coloro che hanno portato la propria solidarietà ai nostri cari diamo appuntamento all’udienza di lunedì 13 ottobre alle ore 9.30

Milano 8 ottobre 2008

Come imputati agli arresti domiciliari vogliamo esprimere solidarietà ai nostri coimputati detenuti e unirci alla loro denuncia per i pestaggi avvenuti sabato 3 ottobre nel carcere di Rebibbia.
Questo grave episodio rientra nel clima di tensione e soprusi che ha caratterizzato questo procedimento fin dal giorno dei nostri arresti.
Lunghi periodi di isolamento carcerario, trasferimenti in carceri lontanissimi sia dalle famiglie che dagli avvocati, trattamenti detentivi ad hoc, ne sono esempio.
Anche le nostre condizioni di detenuti agli arresti domiciliari sono caratterizzate da una serie di limitazioni e divieti tali da riprodurre una gravosa situazione di isolamento volta a creare divisione sia tra noi imputati, che tra noi e la rete di solidarietà che si è sviluppata fuori.
Ci riferiamo al divieto di comunicare che ci impone un isolamento in casa da oltre un anno, come se fossimo affetti da una malattia contagiosa che invece non è altro che l'essere comunisti.
Questo è reso ancora più paradossale dal fatto che durante la nostra detenzione in carcere potevamo scrivere e comunicare tramite posta con chiunque.
Riteniamo che questo sia lesivo anche del nostro diritto di difesa perchè il confronto e il dibattito tra noi imputati ne è parte integrante; se da oltre un anno ci troviamo in questa condizione non è certo per una presunta pericolosità sociale, ma per un motivo ben preciso che è la nostra identità politica e internità nel movimento, nelle università, nelle lotte popolari e dei lavoratori, in difesa del diritto allo studio e contro le missioni militari.
Nello stesso contesto rientra il continuo divieto di riprendere l'attività lavorativa che ci permetterebbe di non gravare ulteriormente sui nostri familiari e conviventi.
Così anche il regolare impiego della scorta per qualunque spostamento, dalla visita medica, agli esami universitari, alle udienze (fino ad oggi abbiamo percorso più di 22.000 km scortati).
Le restrizioni a cui siamo costretti si inseriscono in un quadro repressivo nato dalla crisi economica e strutturale del sistema capitalista, che vede i lavoratori e le loro famiglie in condizioni sempre più precarie, mentre le città vengono militarizzate, le aggressioni fasciste e razziste aumentano di continuo fomentate dalla politica reazionaria e di intolleranza promossa dallo Stato.
Il clima in cui si svolge questo processo non può essere ignorato in quanto il suo carattere politico è funzionale alle politiche repressive di questa società, e da questo ne derivano tutte le vessazioni e soprusi a cui vengono sottoposti tutti gli imputati di questo processo.

Federico Salotto,
Alfredo Mazzamauro,
Michele Magon,
Amarilli Caprio,
Alessandro Toschi.

Vicenza, via il bavaglio! Si vota.

Inviato da autonomix | 5 Ott, 2008
 
 
 
 
 
Vicenza, via il bavaglio! Si vota.
 
È arrivato il giorno della grande consultazione popolare con la quale Vicenza decide il futuro dell'aeroporto Dal Molin. Oggi si vota per difendere la democrazia

COME SI VOTA
LA MAPPA DEI SEGGI
Diamo i numeri: perché votare SÌ

Esprimi il tuo voto anche online (il voto online non sostituisce quello al seggio!)
 
È arrivato il giorno della grande consultazione popolare con la quale Vicenza decide il futuro dell'aeroporto Dal Molin. Dopo l'atto di dispotismo del Consiglio di Stato che, esprimendo una sentenza ben poco fondata giuridicamente e molto filogovernativa, ha annullato la consultazione ufficiale organizzata dall'Amministrazione comunale, centinaia di volontari si sono offerti per garantire l'apertura dei 53 seggi; i quali, invece di essere all'interno delle scuole, saranno davanti ai cancelli di queste ultime dove questa mattina all'alba sono stati sistemati gazebo, tavoli e urne.

Sarà, quello di oggi, un referendum vero, con tanto di liste elettorali, presidenti di seggio e scrutatori; seggi aperti dalle 8.00 alle 21.00, poi lo scrutinio. Per votare è necessario il documento d'identità e si può consegnare la scheda soltanto nel proprio seggio di appartenenza. Chi non avesse ricevuto a casa la scheda – o l'avesse perduta – può chiederne un duplicato direttamente al seggio.

In città, ieri, si respirava un clima di effervescenza. Come riporta l'Ansa, furgoncini e auto private giravano i quartieri della città berica con gli altoparlanti per invitare al voto; ai banchetti organizzati nelle piazze si fermavano tanti cittadini intenzionati a esprimere il proprio parere sul futuro della grande area verde alla periferia della città. È il giorno della dignità di Vicenza: un voto che non ha soltanto a che fare con il progetto statunitense, ma che rappresenta soprattutto un momento di difesa della democrazia che a Vicenza è stata calpestata da chi ha fatto dell'imposizione la propria forma di governo.

Dopo la splendida risposta di mercoledì sera – quando 12 mila vicentini sono scesi in piazza per protestare contro le sentenza del Consiglio di Stato emessa poche ore prima – oggi Vicenza dimostra la propria determinazione a difendere la democrazia e la dignità di una città che qualcuno vorrebbe silenziosa e accondiscendente. A nulla sono serviti, in questi giorni, gli insulti piovuti sulla città berica da chi, come il governatore veneto Giancarlo Galan, non riesce ad accettare che i cittadini possano esprimersi democraticamente.

Nel frattempo, messaggi di solidarietà e appoggio alla popolazione vicentina sono giunti da tutta Italia; e, in molte città, quest'oggi saranno aperti dei seggi simbolici dove i cittadini voteranno sulla stessa scheda sulla quale migliaia di vicentini porranno la propria croce. Un modo per dimostrare il proprio sostegno al diritto di Vicenza di potersi esprimere liberamente, ma anche di ricordare che la città del Palladio non è sola nell'opposizione alla militarizzazione del territorio. Ma la vicenda Dal Molin supera anche i confini nazionali, tanto che ieri si è svolta una protesta davanti al consolato italiano di Barcellona e oggi avverrà altrettanto in altre città europee.

Buon voto, dunque: Vicenza, via il bavaglio!

Parma, corteo per Emmanuel [report+foto]

Inviato da autonomix | 5 Ott, 2008

Parma, corteo per Emmanuel [report+foto]

Partecipato e determinato l'appuntamento di lotta indetto dal Comitato Antirazzista a seguito del pestaggio del giovane ghanese. Il nostro resoconto e le fotografie
5 ottobre 2008 - nca Malabocca

 

Era stato annunciato come un presidio statico nella centralissima piazza Garibaldi, invece la buona partecipazione ha permesso che poco dopo le 17 di sabato pomeriggio centinaia di dimostranti, in gran parte migranti, si muovessero per il centro storico di Parma, al grido di "Basta razzismo" e "Li-ber-tà".
Intorno alle 19 la manifestazione ha raggiunto il Parco Primo Maggio (ex Eridania) dove lunedì 29 settembre Emmanuel è stato fermato dalla Polizia Municipale, per poi essere malmenato e umiliato; lì sarebbe dovuta terminare la giornata di lotta, ma la determinazione di molti migranti ha fatto sì che, senza autorizzazione, si decidesse di ripercorrere il percorso del corteo a ritroso, tornando a comunicare nel centro cittadino.
Il microfono aperto, prima, dopo e durante il corteo, ha permesso il susseguirsi di numerosi interventi, accomunati dalla rabbia e dallo sdegno per l'incredibile vicenda del giovane ghanese.
L'appuntamento, indetto dal Comitato Antirazzista - Parma ha visto l'adesione del Comitato Antifascista e per la Memoria Storica, del portale internet Parma Antifascista, del collettivo di studenti medi Punto24, dei sindacati Rdb-Cub e Usi-Ait, dei partiti comunisti.

Concentramento in Piazza Garibaldi -  -

incazzato ne(g)ro -  -

Concentramento in Piazza Garibaldi -  -

Partenza del corteo -  -

testa del corteo -  -

spezzone migrante -  -

corteo -  -

SCONTRI TRA ANTIFASCISTI E CAMERATI A TERAMO PER CASAPOUND

Inviato da autonomix | 4 Ott, 2008
TERAMO , 4 OTT - Quattordici persone arrestate e due denunciate per rissa aggravata, tutte di età compresa tra i 25 e i 35 anni: è il bilancio di uno scontro avvenuto la scorsa notte in pieno centro storico a Teramo tra giovani di destra e aderenti a centri sociali e gruppi ultras sedato dall'intervento congiunto di polizia e Carabinieri. La rissa è scoppiata all'esterno di un bar dove si era tenuta una festa di un gruppo di giovani, provenienti anche da altre regioni, riunitisi per raccogliere adesioni al gruppo vicino all'area dell'estrema destra di «Casa Pound». La riunione, autorizzata dalla Questura, si era tenuta regolarmente senza incidenti, ma alla sua conclusione un gruppo di giovani con i volti coperti armati di tubi di ferro e borchie delle cinte dei pantaloni, ha aggredito i partecipanti scatenando la rissa. L'intervento delle forze dell'ordine, richiesto dai numerosi testimoni, ha permesso di sedare gli incidenti e di individuare ed arrestare i partecipanti. Si tratta di cinque teramani, già conosciuti per episodi analoghi, sette pescaresi e due pugliesi di Manduria (Taranto)

Torino - Antirazzisti in circoscrizione

Inviato da autonomix | 3 Ott, 2008

Da qualche tempo a Torino compaiono scritte contro gli alpini che presidiano le strade, distinguendosi in operazioni quali la multa ad un anziano suonatore di fisarmonica, il fermo di qualche tossico male in arnese, il controllo delle carte degli immigrati. I poveri, gli stranieri, i fuori regola sono costantemente nel mirino. La chiamano sicurezza, dimentichi che la sicurezza, quella vera, quella fatta di una vita decorosa per tutti, viene ogni giorno negata a tanti, troppi. Se la questione sociale diviene questione di ordine pubblico, i militari, specialisti di ordine pubblico nelle feroci “operazioni di polizia internazionale” diventano una leva ben più che propagandistica per assediare sempre di più i nostri quartieri, le nostre vite.
Qualcuno non ci sta e negli ultimi tempi si sono moltiplicati di segnali di resistenza alla presenza dei militari nelle strade.
Leghisti e fascisti, fomentatori dell’orrore quotidiano, hanno invocato provvedimenti contro i writers antimilitaristi ed antirazzisti, annunciando una interpellanza al consiglio della circoscrizione 7.
Giovedì 2 ottobre era in programma la riunione del Consiglio della settima Circoscrizione. Gli antirazzisti ed antimilitaristi non potevano mancare.
Un gruppetto molto ordinato si è presentato nella sala del consiglio in corso Vercelli 15 sedendosi in prima fila. Quando il leghista Zenga ha preso la parola è parso il momento opportuno per segnalare la propria presenza: tutti in piedi hanno aperto giubbotti e giacche mostrando magliette bianche con ciascuno una lettera dell’alfabeto che componeva la scritta “Alpini via!”. Un antirazzista che sulla propria aveva tracciato il solito dito medio offerto al ministro Maroni ha fatto un defilé tra i banchi. I consiglieri hanno tentato di far finta di nulla, anche se un socialista non ha resistito alla tentazione di fare una foto ricordo. Alla fine uno di AN non è più riuscito a trattenersi ed è filato fuori agitando il telefonino. Inutile chiedere chi stesse chiamando. Gli antirazzisti hanno pensato che fosse venuto il momento di abbandonare la trista compagnia e, dopo un defilé collettivo, si sono allontanati indisturbati.
Quello di AN era ancora fuori con il suo telefonino. Nel frattempo alcuni anonimi hanno tracciato sul marciapiede di fronte all’ingresso della circoscrizione una scritta a lettere cubitali “ALPINI MERDE!”.
Alla prossima.

L’iniziativa è stata discussa e condivisa all’interno dell’Assemblea Antirazzista di Torino.
La prossima riunione, aperta a tutti gli interessati, si svolgerà martedì 7 ottobre alle 21 a Radio Blackout, in via Cecchi 21.

Per info e contatti:
Per info:
assembleaantirazzistatorino@autistici.org

Presidio di lunedì 6 ottobre al Tribunale di Milano

Inviato da autonomix | 3 Ott, 2008
Image

DIDALA GHIRARDUCCI: LETTERA APERTA A SPIKE LEE

Inviato da autonomix | 3 Ott, 2008

Lettera aperta
al regista Spike Lee

Gentile regista, mi chiamo Didala Ghilarducci. Sono una vecchia partigiana. Mio marito, Chittò, fu ucciso dai nazisti sui monti versiliesi alcune settimane dopo la strage di Sant'Anna di Stazzema, in quel terribile agosto del '44. Mi sono risolta a scriverle perché quello che leggo sui giornali a proposito del film che lei sta girando mi fa sentire il cuore pesante come un macigno. Pare infatti che nel film si avvalori la falsa tesi che la strage venga compiuta a causa della ricerca di partigiani presenti in paese. E' una falsa tesi che i detrattori della Resistenza hanno sempre sostenuto per dare ai partigiani la colpa di quella strage.Tutte queste voci che si rincorrono sul contenuto delle scene girate a Sant'Anna, se possono poco turbare lei, danno agli uomini ed alle donne della Resistenza italiana una dolorosa inquietudine.So che lei è un grande regista, so che nei sui film è riuscito sempre a raccontare drammi, dolori ed oppressioni che ci hanno emozionato ed hanno fatto crescere la coscienza civile anche qui in Europa. Di questo soprattutto le sono grata. Ho lottato una vita per la democrazia, i diritti civili e la libertà che non posso non trovarmi accanto a chi combatte e denuncia ingiustizie e sopraffazioni.Proprio per questo vorrei essere altrettanto brava da poterle non solo spiegare, ma farle sentire in qualche modo, perché ogni finzione, ogni aggiustamento di quanto avvenuto a Sant'Anna di Stazzema mi pare, ci pare, inaccettabile. Quando le persone, una comunità, hanno vissuto un lutto così profondo e traumatico, comprenderà che conservino sul tema una sensibilità esasperata dal dolore che brucia ancora la carne a distanza di sessant'anni. Nel raccontare la sua storia, una storia importante non solo per il suo Paese, lei ha scelto di fermarsi su quella piccola piazza davanti alla chiesa, a Sant'Anna. Una piazza che io, come altri, ho visto nel suo orrore reale ed inenarrabile nel '44. Il vento può aver portato tra i boschi e verso il mare la cenere di quel rogo, ma l'angoscia, il pianto e il sangue restano aggrumati là e resteranno là nel tempo e nelle nostre coscienze di uomini e donne. Se lei, gentile regista, si soffermerà in questo pensiero allora capirà come non sia possibile in quella piazza raccontare un'altra morte. Non lo possiamo fare per le vittime, non lo possiamo fare per quei ragazzi e quelle ragazze della Resistenza rimasti sui monti insieme a loro a ricordarci per sempre l'orrore della guerra e il prezzo altissimo della libertà. Se togliamo loro la storia, allora li priviamo del senso della loro morte. E questo non è possibile in quella piazza. In un'altra ricostruita altrove, ma non lì. Non riesco ad immaginare che per raccontare una storia di diritti e di persone si finisca per sottrarre la propria storia ad altre vittime.Ecco, gentile regista, le ho aperto il cuore nella speranza che in qualche modo da lei possa giungere una risposta che ci faccia comprendere che il senso del faticoso cammino di impegno civile, di riconciliazione che come comunità e persone abbiamo ricercato e percorso in questi sessant'anni, non sarà disperso.
Didala Ghilarducci

Comunicato dei compagni denunciati per l'’iniziativa del 19 maggio 2007 contro Forza Nuova

Inviato da autonomix | 3 Ott, 2008

Comunicato dei compagni denunciati per l'’iniziativa del 19 maggio 2007 contro Forza Nuova

 

 

Il 19 maggio del 2007, il partito neofascista Forza Nuova ha sfilato per le vie del centro cittadino, protetto dalle forze dell’”ordine”.
Il presidio antifascista spontaneamente riunitosi per impedire la triste parata è stato caricato dopo alcune ore e costretto ad abbandonare piazza Verdi, luogo d'’arrivo della manifestazione di Forza Nuova, ed a formare un piccolo corteo che ha percorso via XX Settembre. Dopo alcuni mesi 15 antifascisti sono stati perquisiti nelle loro abitazioni e denunciati per resistenza ed altri reati. Recentemente sono state notificate loro 15 ingiunzioni di pagamento di duemila euro circa come risarcimento per la mutua/infortunio di un poliziotto.
Noi denunciati, che per gran parte non abbiamo nemmeno accesso ala mutua a causa dei nostri infami contratti di lavoro, ci rifiutiamo di tirare fuori un solo centesimo.
Rivendichiamo il nostro ANTIFASCISMO e la nostra presenza quel giorno nelle vie della città.

Esprimiamo inoltre la nostra solidarietà ad Alessandro ed Alessio che, dal 2 ottobre, saranno sotto processo per rapina (!) per aver allontanato da un presidio nel quartiere di Bolzaneto un gruppetto di giovani provocatori fascisti, uno dei quali avrebbe perso una catenina di scarso valore.
L’'ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA! ORA E SEMPRE RESISTENZA!

I compagni denunciati per l'’iniziativa del 19 maggio 2007 contro Forza Nuova

RAZZISMO: SOMALA DENUDATA E UMILIATA A CIAMPINO

Inviato da autonomix | 3 Ott, 2008
ROMA - Nuovi episodi di razzismo a Milano e a Fiumicino. Dopo il cinese picchiato da una gang di minorenni in un quartiere popolare della capitale, una donna somala di 51 anni, sposata con un italiano, ha denunciato di essere stata "tenuta nuda per quattro ore all'aeroporto di Ciampino" dal personale dello scalo che l'ha ingiuriata chiamandola negra.

A Sesto San Giovanni, nell'hinterland di Milano, sono comparse scritte ingiuriose contro il ragazzino romeno che ha perso la vita, alcuni giorni fa in un tragico incendio nell'ex area Falck. Le frasi ingiuriose sono state tracciate sui muri delle case di via Trento dove il giovane romeno è morto bruciato.
1 2 3 ... 55 56 57  Successivo»