SGOMBERATO IL PRESIDIO NOTURBOGAS DI APRILIA

Inviato da autonomix | 21 Nov, 2008

Nel cuore della notte alle ore 3.00 circa la polizia ha avviato lo sgombero del presidio Noturbogas di Aprilia presso Campo di Carne entrando anche con camion e mezzi da lavoro! Con gli uomini in tenuta anti-sommossa è stato creato un cordone per impedire l’accesso al presidio e con i mezzi di scavo hanno avviato la recinzione del terreno della centrale. Le persone che si trovavano al presidio e che inizialmente erano state fermate sono  state rilasciate dopo la denuncia consegnata loro in questura.

Fin dalla prima mattinata cittadini e compagni della Rete dei Cittadini contro la Turbogas hanno improvvisato un presidio di protesta contro lo sgombero, impedendo l’acceso di un aparte dei mezzi predisposti al lavoro. Ci sono stati momenti di tensione con le forze dell’ordine che non volevano accettare il blocco dei presidianti.

Alle 15:30 ci sarà una conferenza stampa per denunciare l’accaduto e rilanciare i prossimi appuntamenti di mobilitazione. Alle 18 un’assemblea pubblica cittadina.
Il presidio era un luogo di costruzione di partecipazione attivad dal basso, contro scelte economiche, energetiche e ambientali prese sulla testa e sulla pelle dei cittadini.

Sito: www.noturbogasaprilia.it

Firenze - Boicottata iniziativa di Casapound

Inviato da autonomix | 17 Nov, 2008

Riceviamo e pubblichiamo

Sabato 15 novembre, i fascisti di Casapound Toscana hanno deciso di tenere delle iniziative "contro il carovita", distribuendo gratuitamente il pane in 5 piazze di 5 diverse città: Firenze, Arezzo, Pistoia, Lucca e Prato. A Firenze hanno scelto Piazza degli Acciaiuoli, nella frazione storicamente antifascista del Galluzzo. Ad aspettarli hanno però trovato una cinquantina di antifascisti che con megafoni, striscioni, volantini e qualche lancio di ortaggi, hanno fatto intendere chiaramente alla gente del Galluzzo quale feccia si fosse presentata quella mattina nella piazza del mercato. Sette-otto coglioni del movimento neofascista hanno quindi passato circa tre ore - dalle 9 di mattina a mezzogiorno- dietro un cordone di circa trenta sbirri tra carabinieri, celerini e digos senza distribuire nemmeno una pagnotta. Se ne sono quindi andati scortati dagli sbirri in antisommossa tra gli insulti e gli sfottò dei contestatori e di diversi abitanti del Galluzzo.
I giornali di oggi -tanto per non smentire la nuova linea della Questura fiorentina- parlano di 50 antifascisti denunciati per manifestazione non autorizzata. Staremo a vedere. Intanto ce ne siamo tornati a casa col sorriso.

alcuni che c'erano

Abbiamo il Cuore Nero, facciamo ridere il mondo intero

Inviato da autonomix | 17 Nov, 2008
cuore nero

Torino - Olio bruciato e scritte sul muri del Comune

Inviato da autonomix | 17 Nov, 2008

Riceviamo da sms anonimo e ridiffondiamo, i 180 caratteri non permettono di far capire di più, ma immaginiamo che la minaccia di sgombero della Boccia non vada giù ai solidali e a chi crede nell'autogestione.

Colpito il comune con pintoni di olio bruciato.
Capeggia la scritta "Dittatura Democratica" e una A Cerchiata.


riceviamo e pubblichiamo da una email inviata da un solidale

Domenica 16 Nov, ore 15.00. Al comune la Dittatura Democratica S.p.a. ha già cancellato le scritte. Ma la vernice nera, mista (come leggiamo dal comunicato) a olio bruciato, continua a rimanere come cornice all'ingresso del palazzo dei bottoni di una città sempre più morbidamente repressa.

Solidali con la Boccia Squat

Cani sciolti di Porta Palazzo


fonte ansia

Scritta e olio esausto sul portone del Comune di Torino
Sull'episodio indaga la Digos

(ANSA) - TORINO, 15 NOV - Olio esausto e' stato gettato la scorsa notte contro il portone d'ingresso del Comune di Torino. Gli autori lo hanno inoltre imbrattato con la scritta ''Dittatura democratica''. Sulla vicenda indaga la Digos. L'episodio sarebbe riconducibile all'area anarchica torinese. ''La Destra - sototlinea il capogruppo Giuseppe Lonero - condanna fermamente l'atto vandalico, sintomo di una grave assenza di rispetto nei confronti delle Istituzioni''.(ANSA).

 

 

 

Palermo: rioccupato l'Ex-Carcere. LA LOTTA NON SI ARRESTA NE SI SGOMBERA!

Inviato da autonomix | 17 Nov, 2008
Le lotte non si fermano! 8 anni di occupazione non si cancellano!


Oggi , a circa 2 settimane dallo sgombero del centro sociale ExKarcere , effettuato alle 6:00 del mattino da uno schieramento imponente di forze dell'ordine che hanno assediato il quartiere Albergheria per una giornata intera, ci siamo ripresi solo una piccola parte di quello che ci spetta , abbiamo occupato nuovamente i locali di via Vesalio/Forlanini, spazio pubblico abbandonato da anni. In questi ultimi mesi con l'insediamento del nuovo questore e soprattutto del governo Berlusconi si e' verificato un sostanziale aumento degli sgomberi ed una strategia di tolleranza zero non solo verso le occupazioni di spazi sociali, ma anche verso i migranti, verso i lavoratori che scioperano, verso i senza casa, verso gli studenti che occupano scuole e universita', verso tutte le forme di dissenso e di lotte sociali.

A questi tentativi ripetuti di intimidazione e di repressione, a fronte dell'impunita' manifesta per le forze dell'ordine in quel di genova (sentenza di assoluzione di tutti i capi G8 Genova 2001), rispondiamo con una occupazione che vuole parlare a tutte le lotte sociali che in questo momento si stanno sviluppando nella citta' di Palermo. Perche' difendere tutti i momenti di lotta , metterli in collegamento dargli voce e forza, è l'unica strada per rispondere con determinazione al governo, alla sua arroganza e alla devastazione sociale che sta compiendo.

All' ExKarcere Occupato durante tutta la settimana si svolgeranno iniziative sociali, culturali, musicali, momenti di lotta.

Centro Sociale ExKarcere riOccupato
via Vesalio /Via Forlanini (quartiere Albergheria)

http://isole.ecn.org/excarcere

Dossier Antifa sui fatti di piazza Navona

Inviato da autonomix | 16 Nov, 2008

Dossier Antifa sui fatti di piazza Navona

.:SPECIALI:.

Per approfondire dinamiche e ruoli dei protagonisti in negativo del 29 ottobre 2008, è disponibile un dossier degli antifascisti e delle antifasciste di Roma.

[a cura di tmcrew]

Questo dossier è stato pensato per essere stampato e diffuso in formato opuscolo.

Per permettere una maggiore diffusione abbiamo pensato anche ad altri formati che possano essere stampati più facilmente con la propria stampante

Clicca qui per la versione leggera da visualizzare sullo schermo Dossier [1.1 Mb PDF]


Dossier Video

scarica in diversi formati o embedda il video I burattini del potere


Piazza Navona, Roma - 29 ottobre 2008

  • Aggressori del Blocco Studentesco Aggressori del Blocco Studentesco

NUOVE AGGRESSIONI FASCISTE A BOLOGNA E A ROMA

Inviato da autonomix | 16 Nov, 2008

ANSA) - BOLOGNA, 15 NOV - Quattro attivisti di estrema destra sono stati arrestati a Bologna per un'aggressione di stampo 'nazi' a due giovani di sinistra. La scorsa notte in piazza della Mercanzia, in pieno centro, i giovani sono stati identificati come 'comunisti', per il loro abbigliamento e perche' avevano un bongo e una chitarra, e picchiati. Un 34enne di Catanzaro ha riportato serie lesioni, qualche livido per un 21enne. Tra gli arrestati, due componenti della skinheads-band bolognese 'Legittima offesa'.

Aggressione razzista a Roma

ROMA - Un' aggressione violenta e inaspettata. Calci, pugni, insulti senza nessun motivo. E poi il grido: "immigrati andate via". Il tutto nel cuore della capitale, a Villa Borghese. Così Victor, cittadino peruviano e operatore ecologico di una cooperativa sociale, racconta i momenti di paura vissuti poco prima delle otto assieme ad un suo collega, anche lui peruviano mentre erano intenti a svuotare i cestini dei rifiuti nella storica villa romana. Victor, in Italia da dieci anni, vive in periferia ha una figlia di tre anni che va all'asilo. Spiega che uno dei suoi aggressori "era un punk che spesso dorme a Villa Borghese", lo aveva già notato altre volte mentre puliva il giardino vicino alla Casina dell'Orologio.

Degli altri due non ricorda nulla. Ricorda solo di essere stato "insultato prima del calcio in viso con frasi tipo 'straniero di m...', 'immigrati andatevene'". Victor e l'altro cittadino peruviano, più grande di lui (che non era suo padre come detto in un primo momento), hanno cercato di non ascoltare gli insulti e le provocazioni dei tre uomini. Ma quando Victor si è chinato per svuotare il cestino dei rifiuti lo hanno colpito prima in faccia poi alla schiena.

Quando il suo collega ha tentato di difenderlo è stato aggredito anche lui. A denunciare il fatto Fabio Benedetti, presidente della Cooperativa sociale Parco di Veio, che gestisce la manutenzione di Villa Borghese e per la quale i due immigrati lavorano. Al pestaggio ha assistito il proprietario del bar della Casina dell'orologio che ha allertato la polizia.

"Stamani, prima delle 8, due peruviani, dipendenti della Cooperativa sociale Parco di Veio, sono stati aggrediti da tre uomini a Villa Borghese. Come ogni sabato da quasi 5 anni - spiega - i dipendenti lavoravano all'interno della Villa, quando davanti alla Casina dell'orologio, il più giovane è stato avvicinato da un uomo con anfibi e giubbotto neri, e pugno di ferro, che lo ha preso a calci spaccandogli il sopracciglio e ferendogli lo zigomo e il mento. Poi è stato picchiato anche il collega. Nel frattempo -ha concluso Banedetti- dal bar qualcuno ha telefonato alla polizia e al 118 che ha soccorso i due?".

Victor dopo l'aggressione è stato medicato al pronto soccorso del policlinico Umberto I dove i medici gli anno dato una prognosi di 20 giorni. Per l'altro immigrato invece la prognosi é stata di dieci. "Non ho paura -dice Victor- e non penso che l'Italia o Roma siano posti razzisti, ma mi chiedo perché questa intolleranza verso noi stranieri?".

URGENTE! STACCATO TELEFONO AL COLLETTIVO TELEFONO VIOLA|

Inviato da autonomix | 16 Nov, 2008

EMAIL DEL COLLETTIVO DEL TELEFONO VIOLA DI MILANO

 

cari compagni e compagne,dopo ben 14 ANNI DI ASSISTENZA TELEFONIKA 365 SU 365,LA TELECOMDIMERDAAAAAAAAAAA ,HA DICHIARATO CHE IL TELEFONOVIOLA DI MILANO NELLA SUA LINEA DI ASCOLTO TELEFONO CONTRO GLI AQBUSI PSICHIATRICI SANITARI "E' INESISTENTE".ABBIAMO ATTIVATO UN CELL. DI EMERGENZA(DA LUNEDI IL NS SUPPORTO LEGALE PROMUOVERA CAUSA A TELECOM"INTANTO SE POTETE PUBBLICIZZATE QUESTO NUMERO COME PROVVISORIO:334.3968947 con le stesse modalita noi saremo presenti il mercoledi dalle 17.00 ALLE 20.00 nella sede di Via dei transiti 28 c/o ambulatorio medico popolare ivi risponderemo al provv cell. Ricordiamo pure gli altri orari:CONSULTORIO AUTOGESTITO MARTEDI DALLE 17.00 LUNEDI AMBULATORIO MEDICO:dalle 15.30 alle 18.30 GIOVEDI """"""""""""""""":DALLE 17.30 ALLE 20.30 Venerdi presso il coa t28 aperitivi iniziative,cena sociale

COLLETTIVO DEL TELEFONO VIOLA DI MILANO-T28 OKKUPATO

_G8 DIAZ_ :AMNISTIA PER LA POLIZIA. IN NOME DEL POTERE

Inviato da autonomix | 15 Nov, 2008

Giovedì 13 novembre 2008 si è concluso l’ultimo dei tre grandi processi di primo grado per gli eventi legati alle proteste contro il G8 del luglio 2001 a Genova.
Il processo a 29 funzionari di polizia per l’irruzione alla scuola Diaz che terminò con 93 persone arrestate illegalmente e 61 di queste ferite gravemente si è concluso con una sentenza esemplare: sedici assoluzioni e tredici condanne.
Il tribunale ha deciso di condannare solo gli operativi e di assolvere a pieno titolo chi ha pianificato un’operazione vendicativa e meschina. Di assolvere le menti che per giustificare una carneficina hanno deciso di piazzare due bombe molotov recuperate nel pomeriggio tra gli oggetti rinvenuti, di mentire circa l’accoltellamento di un agente, di coprirsi l’uno con l’altro raccontando incredibili resistenze da parte degli occupanti della scuola e saccheggiando il media center che vi si trovava di fronte. La ciliegina sulla torta del presidente Barone e delle sue due giudici a latere Maggio e Deloprete: alle vittime di quella notte va qualche spicciolo, tanto perché nessuno si lamenti di essere stato tagliato fuori da una immaginaria torta.

Alla lettura della sentenza nessuno di noi si è meravigliato. Non siamo delusi, non siamo tristi, né pensiamo alcuno dovrebbe esserlo. Siamo solo furiosi.

Non abbiamo mai creduto che la giustizia fosse veramente "uguale per tutti", non abbiamo mai creduto che chi esercita il potere avrebbe ammesso di essere giudicato, di essere messo in discussione.
Ma il dileggio con cui è stata confezionata questa sentenza parla da sé: l’amnistia per la polizia è la seconda parte di quell’operazione vendicativa e meschina che ha portato alla Diaz. E’ il secondo tempo della vendetta per la frustrazione e il terrore che lo Stato e i suoi apparati hanno provato in quei giorni di rivolta. Non ce l’hanno mai perdonata e non ce la perdoneranno.
La sentenza che chiude questo ciclo di processi di primo grado dovrebbe essere una lezione di storia, e forse grazie ad essa restituiremo la dignità a una vicenda che ne ha avuta molto poca, perché molti oltre a noi si accorgeranno di qualcosa che è la base di quanto è successo a Genova in quei giorni.
Esiste una posizione per cui parteggiare: quella degli insofferenti, quella dei subalterni, degli sfruttati, dei deboli, di coloro che lottano per un mondo migliore e più equo. Ed esiste un’altra posizione, quella di chi comanda ed esegue, di chi tortura e vìola, dei forti con i deboli e dei deboli con i forti, quella di chi esercita il potere e lo coltiva.

Nella vita bisogna scegliere. Noi lo abbiamo fatto, oliando meccanismi di memoria che altrimenti avrebbero condannato all’oblìo una pagina nera della storia italiana e internazionale. Noi lo facciamo tutti i giorni. Non abbiamo rimorsi e non abbiamo rimpianti per quanto è avvenuto. Solo rabbia. E non siamo i soli.

Supportolegale

Link
www.supportolegale.org

 

 

Non è facile prender la parola con lucidità a poche ore dalla sentenza sulla mattanza della Diaz, con ancora nelle orecchie il dispositivo del tribunale di Genova che “in nome del popolo” sancisce la legalità della violenza di stato e di governo, una sentenza che – a due mesi dalla prescrizione – riduce i drammatici fatti di quella notte ad alcuni singoli eccessi e non ad una strutturale sospensione politica di ogni garanzia formale e sostanziale.

Non è facile per chi in quei giorni, e nei mesi precedenti, ha faticato, pensato, lavorato per un anno alla costruzione di quella grande esperienza collettiva che è stato il luglio del 2001, sentito il calore e gli abbracci, i sorrisi e le lacrime di compagne e compagni, ha dormito al Carlini, ha respirato i lacrimogeni, ha visto e subito violenze inaudite, ha sfidato la zona rossa, ha avuto paura, ha ballato, lottato, ha pianto ed ha seguito per questi 7 anni i processi.

Non è facile nemmeno per chi, come noi, non si aspettava granchè, per chi sa che non è in un’aula di tribunale che si può produrre “verità e giustizia” sulle giornate del luglio 2001.

L’azione di polizia che passerà alla storia come la “Macelleria messicana”, quella che Amnesty International ha definito “la più grave sospensione dei diritti in Europa dal dopoguerra ad oggi” per il Tribunale di Genova è responsabilità di qualche agente che ha esagerato, mentre per i vertici nazionali delle forze dell’ordine, che durante il massacro erano dentro la scuola o nel giardino, “il fatto non sussiste”.

Sappiamo bene che le articolazioni del potere pretendono di applicare il diritto sospendendolo attraverso lo stato di eccezione permanente e non possono che legittimare loro stesse, sanzionando (per altro solo sulla carta) qualche sgradevole eccesso.

Questa sentenza non poteva essere altra, sebbene – credendo per un attimo alla “giustizia” così come ci viene raccontata dalla retorica formale – fatti, testimonianze e documenti emersi in questi anni di dibattimento facessero, “atti alla mano”, sperare in un esito un po’ diverso.

Forse non poteva succedere.

Il G8 di Genova ha rappresentato un percorso che vive di una sua coerenza precisa sin dal primo momento: da quando anni fa fu deciso di riunire gli 8 (ex) grandi della terra a Genova, a quando fu predisposto tutto il meccanismo repressivo ed inventata la “zona rossa” espropriando la città ai suoi abitanti, da quando vennero fatte le prove generali (con il governo Amato) a Napoli, da quando quel grande spazio pubblico che fu la moltitudine di Genova divenne oggetto di una violenza indiscriminata, dall’omicidio di Carlo all’archiviazione del relativo processo, dalla farsa della “commissione d’inchiesta” alle promozioni politiche di quegli stessi vertici oggi assolti, fino alle sentenze su via Tolemaide e Bolzaneto.

Un cerchio che si chiude drammaticamente ma con coerenza.

I responsabili della mattanza di quelle giornate sono stati tutti assolti e promossi, i pochi poliziotti condannati vedranno il processo di appello interrompersi per prescrizione fra pochi mesi, a nessuno rimarrà nemmeno una macchia sull’ordine di servizio, mentre la prescrizione non arriverà mai per i 25 manifestanti processati per devastazione e saccheggio e molti di loro rischiano anni di carcere.

Al tribunale di Genova il potere aveva già dato un messaggio chiaro, in questi anni: non c’è alcuna beffa nelle promozioni dei vertici protagonisti del massacro della Diaz decise dal governo di centrosinistra negli anni scorsi.

Avrebbe potuto un tribunale beffare il potere condannandoli?

Questo lungo percorso giudiziario e politico, i tanti processi al movimento di questi anni, le scelte autoritarie o i messaggi intimidatori di tutti i governi, le infiltrazioni, le minacce fasciste: tutti tasselli che, dal 2001 ad oggi, hanno significato il tentativo di riscrivere la storia dal punto di vista del potere e la volontà di intimidire, minacciare ed impaurire chiunque pensasse di ostacolare il comando, di disobbedire, di voler cambiare.

Fortunatamente la risposta a quanto questo tentativo sia andato a buon fine la abbiamo proprio in questi giorni.

La risposta è la grande onda che riempie strade, piazze scuole ed università, le tante insorgenze a difesa del bene comune in ogni angolo del paese, tutti quei movimenti che costruiscono percorsi pubblici e aperti che traggono la loro forza dal consenso su cui poggiano, che scelgono la radicalità come risposta alla rapina dei territori o ad un futuro senza prospettive.

Quel disegno di annientamento è insomma già fallito, lo abbiamo già sconfitto: ed è questo l’unico grande elemento di verità pubblica che supera qualsiasi verità formale scritta dai giudici sotto dettatura.

Sotto quest’aspetto, pur con la rabbia e la delusione che ci assalgono questa sera, abbiamo già vinto, ed è evidente nella cronaca delle lotte del ciclo che si è recentemente aperto: quel tentativo lo abbiamo insomma già sconfitto, così come le istituzioni oggi non sono più forti o legittimate, malgrado i tentativi politici e giudiziari di questi anni.

Non cercavamo verità e giustizia nelle sentenze scritte in nome del potere perchè non abbiamo mai smesso di costruirle assieme ad altr* in un grande spazio comune, perchè i movimenti che continuano a fiorire e crescere in questi mesi sono anche frutto dei semi gettati in quel fantastico e drammatico luglio del 2001.

Siamo tutte e tutti ancora qui, ma il bello è che siamo dentro un’onda nuova, assieme a tanti e tante altr*, con Carlo nel cuore.

Centro Sociale Zapata Genova

Scuola Diaz, sentenza vergogna: assolti i vertici della Polizia di Stato

Inviato da autonomix | 13 Nov, 2008
La Magistratura nostrana applica due pesi e due misure, dimostrando quanto sia retorica la frase che campeggia nelle aule di ogni tribunale: "La legge è uguale per tutti".Sono stati infatti  assolti i vertici della polizia Gratteri (attuale capo dell'anticrimine) e Luperi (n.1 dell'ex Sisde) per i fatti avvenuti il 21 luglio 2001 all'interno della scuola Diaz di Genova. In aula c'era solo un imputato: il capo della squadra mobile di Parma, Alberto Fabbrocini per il quale i pm hanno chiesto l'assoluzione. Pagano solo gli operativi, che quella notte intervennero brutalmente sui manifestanti presenti nella scuola. Tredici condanne dunque solo per gli agenti direttamente coinvolti nell'irruzione. La solita tattica di far pagare alla più bassa manovalanza ben altre (e più alte) responsabilità politiche, in osservanza alla logica della "mela marcia".
Oltre il danno, la beffa: ridicole le compensazione offerte dal tribunale ai feriti della mattanza, costituitisi parte civile. Un migliaio di euro a testa per persone che hanno subito pestaggi gratuiti, vessazioni e umiliazioni.
   
Tanto garantismo e tanta prudenza non erano stati usati per il primo processo ad essere celebrato per i fatti di Genova, quello contro 24 compagn* del movimento, conclusosi il 14 dicembre 2007 con la condanna a pene tra i 5 mesi e gli 11 anni. Alla lettura della sentenza, avvenuta dopo 11 ore di camera di consiglio, in aula si è levato il grido '«vergogna, vergogna!» dal pubblico presente in aula.
Nove sagome nere di cartone, alte circa due metri, che raffigurano poliziotti in tenuta antisommossa con il manganello impugnato alla rovescia e la scritta in rosso "Diaz", sono stati installate stamani nel sottoportico dell'Accademia Linguistica di Belle Arti nella centrale Piazza De Ferrari. La performance, realizzata al termine dell'ultima udienza del processo, è opera di alcuni degli stranieri picchiati nella scuola che si sono costituiti parte civile al processo.

Gli altri processi in corso

Restano ancora in piedi il processo a carico di Vincenzo Canterini, durante il G8 comandante del VII nucleo sperimentale antisommossa del I reparto mobile di Roma, imputato di lesioni personali aggravate e di violenza privata;  e quello riguardante la carica avvenuta in piazza Manin: in questo processo sono imputati 4 poliziotti del reparto mobile di Bologna. Un altro processo ancora è quello che  riguarda l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, accusato di aver istigato l'ex questore di Genova a rendere false testimonianze nel corso della deposizione al processo sull'irruzione della Polizia della scuola Diaz. Con lui sono indagati l'ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola (ora vice questore di Torino) e l'ex questore Francesco Colucci. In questo caso l' udienza preliminare è fissata per il 25 novembre.


Lo stato assolve dunque sé stesso. Al movimento, specie nelle sue componenti legalitarie pacifiste, e istituzionali, il compito di trarne una dovuta lezione politica per l'avvenire, non aspettandosi nulla da una Magistratura che è innanzi tutto Magistratura di (questo) stato.

GENOVA - Sono stati assolti i vertici della polizia per le violenze del 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova, all'interno della scuola Diaz. Nessuna condanna, dunque, per Giovanni Luperi, attuale capo del Dipartimento di analisi dell'Aisi (ex Sisde), nel 2001 vice direttore dell'Ucigos, e per Francesco Gratteri, attuale capo dell'Anticrimine, all'epoca dei fatti direttore dello Sco, e Gilberto Calderozzi, oggi capo dello Sco. Dei 29 imputati, 13 sono stati condannati e 16 assolti. Il tribunale di Genova ha inflitto pene per complessivi 35 anni e sette mesi, di cui 32 anni e sei mesi condonati. L'accusa aveva chiesto condanne per un totale di oltre 108 anni.

La difesa. "E' sconfitto il teorema della procura", ha commentato a caldo l'avvocato Alfredo Biondi, difensore del vicequestore Pietro Troiani e del funzionario di polizia Alfredo Fabbrocini. Il pm non ha voluto quando gli è stato chiesto se presenterà ricorso contro la sentenza.

Gli assolti. Il collegio presieduto da Gabrio Barone ha deciso di emettere 13 condanne, esclusivamente nei confronti dei responsabili delle violenze all'interno della scuola. Assolti, dunque, i funzionari di polizia che firmarono il verbale di perquisizione e cioè Gratteri, Luperi e Calderozzi. E insieme a loro Filippo Ferri, Massimiliano Di Bernardini, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola e Carlo Di Sarro. Per ognuno di loro la pubblica accusa aveva chiesto quattro anni e mezzo ritenendoli colpevoli di calunnia, falso ideologico e arresto illegale.

Il tribunale ha assolto inoltre per non aver commesso il reato o perché il fatto non sussiste Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi e Davide Di Novi. Per loro la pubblica accusa aveva chiesto quattro anni ritenendoli colpevoli di calunnia, falso ideologico e arresto illegale. Assolti da ogni responsabilità anche Massimo Nocera, Maurizio Panzieri e Salvatore Gava. Nocera era accusato di aver simulato un finto accoltellamento e il pm aveva chiesto per lui quattro anni di carcere.


I condannati. La totalità delle condanne riguarda i componenti del Settimo nucleo mobile di Roma. Quattro anni (di cui tre condonati) al suo capo dell'epoca Vincenzo Canterini, accusato di calunnia, falso ideologico e lesioni. Tre anni ai suoi sottoposti Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti e Pietro Stranieri, accusati di lesioni aggravate in concorso. Il vice di Canterini, Angelo Forniè, è invece stato condannato a due anni di reclusione.

Per la vicenda delle molotov introdotte all'interno della scuola (LE IMMAGINI), invece, Pietro Troiani è stato condannato a tre anni e Michele Burgio a due anni e 6 mesi. Ambedue erano imputati di calunnia, falso ideologico e violazione della legge sulle armi. Infine Luigi Fazio è stato condannato a un mese di reclusione.

Pene accessorie. Il tribunale ha anche comminato la pena accessoria di sospensione nei pubblici uffici a tutti gli imputati condannati per l'ammontare della stessa pena e a un anno per Fazio. Al ministero dell'Interno è stata poi comminata una provvisionale a favore delle oltre 70 parti civili per le lesioni riportate dai ricorrenti da un minimo di 5.000 a un massimo di 50.000 euro.

"Vergogna". Alla lettura della sentenza, dopo 11 ore di camera di consiglio, si è levato il grido "Vergogna, vergogna!" dai settori del pubblico che affollava l'aula. Presenti anche gli altri magistrati della procura di Genova: tra loro i pm del processo per i fatti di Bolzaneto, Petruzziello e Ranieri Miniati, oltre ad altri quattro che si sono occupati della Diaz. In aula c'era solo un imputato: il capo della squadra mobile di Parma Alberto Fabbrocini per il quale i pm hanno chiesto l'assoluzione.

Tra il pubblico erano presenti anche Mark Covell, giornalista inglese di 40 anni presente nella scuola durante l'irruzione della polizia, e il sindaco di Genova Marta Vincenzi. "Spero che con questa sera si chiuda una ferita che è rimasta aperta per sette anni", aveva detto il primo cittadino del capoluogo ligure prima della lettura della sentenza.

Gli altri processi. Ora restano da discutere alcuni processi-satellite. Il primo è quello a carico di Canterini, imputato di lesioni personali aggravate e di violenza privata per aver spruzzato gas urticante contro alcune persone radunate in corso Buenos Aires.

Il secondo riguarda la carica avvenuta in quei tragici giorni in piazza Manin: in questo processo sono imputati quattro poliziotti del reparto mobile di Bologna. Un terzo processo riguarda l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, accusato di aver istigato l'ex questore di Genova a rendere false testimonianze nel corso della deposizione al processo sull'irruzione alla Diaz. Con lui sono indagati l'ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola e l'ex questore Francesco Colucci. In questo caso l'udienza preliminare è fissata per il 25 novembre.

I processi già celebrati. Il primo processo ad essere celebrato per i fatti del luglio 2001 è stato quello per le violenze di strada che si è concluso il 14 dicembre 2007 con la condanna a pene tra i cinque mesi e gli 11 anni per 24 no global. Il secondo è stato invece quello per le violenze e i soprusi avvenuti nella caserma di Bolzaneto. In questo caso, il 14 luglio 2008 il tribunale ha condannato 15 persone (tra poliziotti e civili) a pene variabili tra cinque mesi e cinque anni.
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