SIAMO TUTTI AL CONFINO!

Inviato da autonomix | 11 Mag, 2008

Ieri pomeriggio una cinquantina di solidali verso le 18.30 e per una buona mezz'ora hanno bloccato il traffico sulla Cervese, nei pressi del Confino Squat, sgomberato martedì.
Molti gli striscioni presenti: "Conti Boia", "Siamo tutti Al Confino" e "Conti non ci fermi" alcuni.
Per l'occasione è stato distribuito un flyer con il comunicato di Al Confino dei giorni scorsi.

La polizia e le forze del (dis)ordine accorse in massa e in assetto antisommossa sono arrivate sul posto solo dopo che i manifestanti erano già andati via.

Prima a Pontecucco, ora in strada!

Non è che l'inizio...

Torino 8.000 al corteo per la Palestina

Inviato da autonomix | 11 Mag, 2008
[Free Palestine] . La Fiera registra una significativa flessione di presenze


10 maggio|
Una manifestazione ampia e vivace ha attraversato oggi le vie di Torino, a suggello della campagna Free Palestine di boicottaggio della Fiera del Libro 2008 e della sua infausta scelta di dedicare l'annuale edizione della kermesse allo stato di Israele come "ospite d'onore".

La manifestazione di oggi, composta da delegazioni nazionali (da tutta Italia) e internazionali (Svizzera, Francia, Israele) ha mostrato in maniera molto chiara di sapere "da che parte stare": contro gli inchini ai poteri forti, con le ragioni di chi resiste al (neo)colonialismo di marca imperiale, ricordando che "non c'è nulla da celebrare" per uno stato criminale fondato sulla rimozione di un altro popolo e una pratica continua di pulizia etnica e regime istituzionalizzato di apartheid

L'Assemblea Free Palestine ritiene di aver raggiunto i propri obiettivi nella misura in cui ha imposto un dibattito pubblico a livello nazionale sulle ragioni del boicottaggio contro quelle della resa. A conferma di un successo annunciato dall'intensità della polemica, l'inflessione pesante nel numero delle visite, già evidente nei giorni inaugurali, pesante in questo sabato-giorno clou della kermesse.

Un corteo comunicativo e partecipato
Il serpentone era aperto da una bandiera palestinese lunga dieci metri e larga quattro, sostenuta da una quindicina di persone. Tanti i partecipanti, un centinaio le organizzazioni che hanno aderito. Subito dopo il vessillo palestinese, uno striscione mostrava le immagini del conflitto israelo-palestinese, con scritto «Boicotta Israele, sostieni la Palestina». C'era anche una gigantografia con il rogo delle bandiere di Israele e degli Stati Uniti in piazza a Torino il 1° maggio e la frase «Israele non è un ospite d'onore».

Il corteo ha attraversato i quartieri popolari di San Salvario, Nizza Millefonti e Lingotto, riuscendo a comunicare le proprie ragioni con gli abitanti, nei giorni precedenti pesantemente spaventati da una campagna mediatica di isteria e terrorismo psicologico, mirante a descrivere una giornata di zone rosse, e scontri. Un'operazione non riuscita, grazie alla presenza degli abitanti del quartiere e di numerosi esercizi commerciali che hanno scelto di non aderire all'appello allarmista alla chiusura.
Alcuni di loro hanno addirittura voluto esprimere dal furgone del corteo il proprio dissenso alla cappa di paura imposta da media, politici e questura. Gli abitanti del quartiere invece di farsi intimorire dall'invito a rimanere barricati nelle proprie case, hanno accolto il corteo e l'hanno rimpolpato di persone, portando a 8000 le 5000 presenze iniziali.

Gli interventi di lungo tutto il corteo hanno ribadito le parole d'ordine della mobilitazione per un "2008 anno della palestina". Dai microfoni hanno parlato i vari soggetti che hanno promosso la campagna e organizzato la manifestazione.
Oltre alla foltissima presenza di centri sociali antagonisti, organizzzazioni di solidarietà internazionale, sindacati di base e la comunità palestinese, significativa e molto apprezzata la presenza di Ebrei contro l'occupazione, che hanno accompagnato il corteo con interventi e testimonianze durante e alla fine del percorso.

Imponente la presenza delle forze dell'ordine: polizia, carabinieri e guardia di finanza che hanno letteralmente blindato con più di 1000 uomini, il perimetro del Lingotto Fiere, bloccando con vari reparti antisommossa tutte le vie di accesso ad un 'evento che continua a pretendersi "culturale" nonostante l'elmetto indossato.

La manifestazione si è infine conclusa dove aveva preteso di arrivare, a un centinaio di metri dall'ingresso del Salone, con una serie di interventi che hanno ricordato le ragioni - molto politiche - di un evento "culturale" e del suo boicottaggio.


(Domani audio, video e photo-gallery della manifestazione)

> comunicato del centro sociale Askatasuna/network antagonista torinese

> leggi una prima rassegna stampa digitale

> La feature di presentazione della manifestazione

Il tempo delle parole è finito! Verona 17 Maggio

Inviato da autonomix | 10 Mag, 2008

Comunicato antifascisti/e veronesi

 

Manifestazione 17 maggio verona

 .

E’ ora di fermare il fascismo, sconfiggerlo si può e si deve! Lanciamo un appello a tutte le realtà antifasciste, per la costruzione di un corteo autorganizzato e autodifeso, alla manifestazione nazionale antifascista del 17 Maggio a Verona. Dopo la morte dell’ennesimo ragazzo assassinato dai fascisti, è il momento di dare una risposta fuori dal coro, degli “educatori pacifici pacificati” e dei “circhi” mediatici sciacalli di professione. In una città dove s’invoca una sicurezza razzista e poliziesca nei confronti d’immigrati, diversi, e non allineati a questo sistema di sfruttamento e repressione, si continua a morire di fascismo. In queste città si continua a morire nei posti di lavoro per ingrassare la ricca casta imprenditoriale genitrice degli stessi nazifascisti che poi di notte uccidono, accoltellano, e aggrediscono. Dove c’è profitto c’è sfruttamento, dove c’è sfruttamento ci sono schiavi da reprimere! Crediamo nella necessità di riportare nelle strade di Verona L’ANTIFASCISMO, che da decenni le istituzioni di destra e sinistra tentano di cancellare con revisionismi d’ogni tipo. In loro è troppo forte la paura che rinasca una coscienza libera e antiautoritaria, nella società veronese, ormai omologata e supina alle mentalità del profitto e del razzismo. Questo corteo non accetterà alcuna provocazione interna o esterna. Non accetteremo nessuna strumentalizzazione dalla stampa asservita, la quale da quando è stato assassinato Nicola, continua nel suo servile lavoro di disinformazione e costruzione di un alibi, per i “poveri” giovani fascisti, in fondo “vittime” anche loro di questa “dissennata” società. Questa è la tesi che stanno definendo assieme a questura, prefettura, politici, e chiesa. Non ci interessano i piagnistei ipocriti della cittadinanza silenziosa, che con la sua mentalità gretta e da “borghese di provincia”, ha creato le basi e la tolleranza per questi assassini, come pensiamo siano squallide e complici le figure dei politicanti sinistri veronesi e non. I vari Valpiana, professionisti della solidarietà parolaia a destra e a sinistra, per non scontentare nessuno, sono sempre pronti a dare solidarietà ai nazisti come Castorina e Mancini o ai carabinieri e alla polizia nelle loro “favolose” operazioni contro compagni/e e antifascisti/e, che quotidianamente lottano per una società libera . Non credano neppure di avere agibilità e parola gli sciacalli politici alla Welponer e loro sconfitti partiti politici, che per anni nei salotti della politica bene, hanno “filosofeggiato”, mentre il fascismo si organizzava apertamente aggredendo, accoltellando e assassinando per le strade compagni/e e chiunque non fosse allineato alla loro infame mentalità. Se pensano di cavalcare l’onda per accaparrarsi qualche voto utile alla loro misera esistenza, hanno sbagliato di grosso! Forza Nuova nelle ore seguenti all’omicidio, in un ignobile tentativo di camuffare la realtà ha diffidato chiunque ad associare al partito i cinque assassini.

Il camerata bastardo Federico Perini si è presentato alle ultime amministrative come candidato del partito neofascista di Forza Nuova!! Chi parla di antifascismo solo in termini di cultura contro la violenza è in malafede come chi considera questi infami atti solo fenomeni sociologici di disadattamento giovanile.

 L’antifascismo è culturale ma anche pratica quotidiana nelle scuole, nei posti di lavoro e nelle strade.

 Il tempo delle parole è finito.

Antifascisti/e veronesi.

Concentramento ore 15:00 di sabato 17 Maggio Stazione Porta Nuova Verona

SIAMO ANCORA OSTAGGIO DI MORO

Inviato da autonomix | 10 Mag, 2008
moro.jpg
moro.jpgA trent'anni dal rapimento e dalla morte dell'onorevole Aldo Moro, allora presidente della Dc, si impone la constatazione di un dato di fatto: siamo ancora tutti ostaggi di quella vicenda e viviamo in un paese che ha imposto e codificato riti e comportamenti collettivi obbligati a partire dall'esperienza dei 55 giorni del sequestro Moro.

Moro infatti ha preso prima di tutto in ostaggio la sinistra antagonista. L'idea che la radicalizzazione delle lotte conduca a una situazione in cui avvengono rapimenti come quello di Moro, a cui segue l'inevitabile repressione, è un incubo dal quale la sinistra antagonista non si è ancora liberata. Le BR, e l'esito pesantemente repressivo della risposta dello stato, appaiono un destino della politica antagonista e non il processo di un determinato periodo storico. Il secondo modo con cui Moro tiene in ostaggio questo paese sta nell'idea che le sorti politiche dell'Italia in ultima istanza siano fatte solo dai servizi segreti. Basta ricordare le accuse sui “black bloc manovrati dai servizi” dopo il G8 di Genova per rendersi conto come in Italia la lettura dei processi sociali sia ancora talmente inquinata dal problema dei servizi, nei momenti di acuta crisi sociale, da non saper spiegare in quali momenti I servizi effettivamente agiscano ed in quali ciò che accade sia frutto di spontaneità. Il terzo modo in cui il ricordo di Moro tiene in ostaggio la politica italiana è l'idea che l'alternativa tra forze politiche sia possibile solo tra partiti dotati di una decisa omogeneità culturale pena la crisi irrimediabile della nazione. In questo la politica del compromesso storico, precedente e successiva al caso Moro, marca un precedente che condizionerà tutta la vita dei partiti italiani fino ai nostri  giorni. Che sono I giorni in cui esiste un partito, il PD, frutto dell'unione di ex componenti dello schieramento dell'unità nazionale di allora, che teorizza la possibilità di un nuovo compromesso storico con il maggiore partito dello schieramento avversario.

C'è infine un ultimo modo con il quale Moro tiene ancora oggi in ostaggio la vita politica italiana: quello che vuole ogni dissidente politico nei confronti dello schieramento istituzionale un terrorista da annientare con politiche di emergenza in nome del “bene del paese”. Questo atteggiamento di riduzione a puro problema di ordine pubblico della dissidenza politica, dopo significativi campanelli d'allarme, trova una consacrazione proprio con il rapimento Moro.

Ma cosa successe 30 anni fa ? Aldo Moro, presidente della Dc, venne rapito il 16 marzo 1978 poche ore prima del varo del governo Andreotti tenuto in piedi dai voti determinanti del PCI. Verrà ritrovato cadavere a Roma il 9 maggio dello stesso anno. Sia il rapimento che l'esecuzione saranno rivendicati dalle Br. Nei 55 giorni del rapimento succede di tutto: complotti, falsi comunicati che annunciano il ritrovamento del cadavere di Moro nel lago della duchessa, lotte interne tra forze politiche, colpi di scena. Ma soprattutto accade questo: la democrazia cristiana e il PCI, in nome della “lotta al terrorismo”, si intrecceranno in un modo tale che il PCI non riuscirà più a presentarsi come una forza antisistema. Era il progetto di Moro che con la propria morte vedrà quindi compiuto: la riduzione del PCI ad un partito di stabilizzazione del sistema.

La vicenda Moro si inserisce oltretutto all'interno della crisi del movimento antagonista e nell'ascesa del fenomeno della lotta armata all'interno della sinistra di classe. Il rapimento di Moro funzionerà come una “chiamata alle armi” per una generazione che aveva perso la speranza nella lotta politica e come pretesto per la militarizzazione della società da parte dell'alleanza DC-PCI.

Dei lutti, delle tragedie, delle trame di allora oggi non è che rimasta la rappresentazione ufficiale. Che vuole Moro beato martire della democrazia repubblicana quando si tratta della stessa persona che teorizzava pubblicamente la non processabilità della DC negli scandali per corruzione. Che vuole il regime del compromesso storico DC-PCI come difensore della democrazia quando è proprio in quel periodo che si creano quelle leggi speciali lesive dei diritti fondamentali di ogni cittadino che ancora oggi nutrono il nostro ordinamento.

Non a caso il parlamento ha decretato che ogni 9 maggio, a partire da quest'anno, sia giornata della memoria dello stesso tipo di quella per Auschwitz o per le foibe. La santificazione di Moro serve a leggere gli anni '70 come il periodo in cui lo stato,aggredito, ha difeso e consolidato la democrazia. Quando invece, a partire dal 12 dicembre 1969 a Piazza Fontana, lo stato ha persino commesso  stragi per impedire l'emancipazione collettiva e mantere il privilegi di una casta di governo.

Dopo trent'anni si tratta quindi di liberarsi davvero di Aldo Moro. Che il suo corpo riposi in pace e che la società italiana non sia più ostaggio del suo ricordo.

 

 

 Il fratello Giovanni: "Fra Terrasini e Cinisi mai una manifestazione così nutrita"
Il corteo finisce davanti alla casa a 'cento passi' da quella del boss Badalamenti

In seimila per Peppino Impastato
ucciso dalla mafia trent'anni fa

Il sindaco: "L'aula del consiglio comunale sarà intitolata a lui a fine giugno"


 

CINISI (PALERMO) - "Fra Terrasini e Cinisi non si era mai vista una manifestazione antimafia così nutrita". Le parole di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, hanno salutato il corteo che ha ripercorso l'ultimo tragitto fatto con la sua auto dall'ex militante di Democrazia proletaria prima di essere assassinato dagli uomini di Tano Badalamenti, la notte tra l'8 e il 9 maggio di trent'anni fa.

Dalla vecchia sede di 'Radio Aut', a Terrasini, le oltre seimila persone dietro lo striscione con su scritto "La mafia uccide il silenzio pure", hanno raggiunto Cinisi, dove la manifestazione si è conclusa davanti alla casa natale di Peppino Impastato, a 'cento passi' dall'abitazione del boss Badalamenti, come ricorda il titolo del film di Marco Tullio Giordana. Un importante punto di memoria e raccordo delle diverse esperienze antimafia e di impegno civile che è stato trasformato da Giovanni Impastato, nella "Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato", intitolata anche alla madre che fino alla morte nel 2004 si è battuta per ottenere verità e giustizia. Solo nel 2002 Badalamenti fu condannato all'ergastolo come mandante del delitto, per anni archiviato come un incidente da inquirenti che avevano preso per buona la messinscena dei mafiosi: il cadavere di Impastato, esponente di Democrazia proletaria, era stato abbandonato sui binari nei pressi della stazione di Cinisi, come se fosse morto durante un attentato dinamitardo che stava preparando.

Fra la folla anche l'ex leader di Dp, Mario Capanna, un gruppo in rappresentanza del comitato "No Dal Molin" e uno di quello "No Tav". Luisa Impastato, nipote di Peppino, ha distribuito quattromila fiori, gerbere donate al forum sociale antimafia, da un'associazione pugliese. Presente anche Francesco Caruso, espressione dei movimenti no global. E poi i vecchi compagni di Peppino e tanti giovani del movimento antimafia rinato negli ultimi mesi a Palermo. Nel corteo, che all'ingresso a Cinisi ha intonato "Bella ciao", tante bandiere rosse. Ma lungo la strada dei "cento passi" la maggior parte delle finestre sono rimaste ancora una volta chiuse e pochissime persone si sono affacciate.


"Cinisi ha fatto una scelta antimafia chiara, non è più dalla parte di Tano Badalamenti, ma si riconosce in Peppino Impastato", ha detto il sindaco Salvatore Palazzolo annunciando che "L'aula del consiglio comunale sarà intitolata a fine giugno a Peppino Impastato".

 

 

A proposito dei fatti di Verona

Inviato da autonomix | 9 Mag, 2008

 

Una città di fantasmi che uccidono. Questa è Verona. Una città che rischia di far da battistrada a tante altre. Una città in cui un gruppo di neofascisti massacra di botte e ammazza un ragazzo. Una città in cui la polizia pesta e arresta chi s'incaponisce a commettere e a difendere quel grave crimine che è diventato bere una birra all'aperto.

Perché accomunare due fatti così apparentemente distanti?

Perché la squadraccia che ha assassinato Nicola Tomassoli è un prodotto del clima, ormai imperante ovunque, di normalizzazione e di guerra ad ogni forma di diversità. Un clima imposto da coloro – governanti di destra e di sinistra, conformisti feroci, commercianti con i cuori a forma di salvadanai – che vogliono sterilizzare le città dal virus della vita.

Le strade, in questa utopia totalitaria, dovrebbero servire soltanto per andare e tornare dal lavoro. Le periferie per dormire. I centri storici per essere visitati dai turisti. Basta. Sedersi sui gradini di un monumento, bere e mangiare all'aperto, suonare nelle piazze, ritrovarsi in gruppo senza una meta… tutto ciò è intollerabile. Solo le merci possono parlare e passeggiare. Le merci e le divise. Tutto il resto ha un nome ("bivacco") e un destino (la repressione) ben segnati.

Un tale non-mondo – cos'altro è una città in cui non si può nemmeno mangiare e bere per strada? – trasforma le menti, il modo di guardare i propri simili e persino la maniera di vestire o di pettinarsi. Tutti i poveri sono allora un nemico da isolare, criminalizzare, deportare. Non solo. Anche un codino diventa un segno di diversità. Da punire. Con la morte.

Politici, giornalisti e magistrati vorrebbero farci credere che l'assassinio di Nicola è un gesto di violenza cieca, senza colori politici. Altri fanno finta di scoprire solo ora – perché al governo c'è la destra – che da alcuni anni a questa parte le aggressioni neofasciste in Italia non si contano più. E c'è anche chi, nel merdaio generale, arriva a dichiarare che bruciare la bandiera dello Stato di Israele in solidarietà con i palestinesi è più grave che ammazzare un ragazzo.

Non ci accoderemo a nessuno di questi cori. I neofascisti sono i fantasmi armati del non-mondo in cui ci vorrebbero rinchiudere. Sappiamo che contro di loro non servono a nulla l'indignazione dei partiti e la protesta democratica. Contro le loro aggressioni protette dalla polizia esiste una sola arma: la violenza autorganizzata.

Ma sappiamo anche che nelle città morte – senza conflitto e senza dissenso – questi fantasmi hanno il loro terreno più favorevole. Tornare nelle strade e nelle piazze, dunque, a mangiare, a bere, a discutere, a lottare.

Per rompere una normalità che uccide. In solidarietà con i compagni arrestati. A dispetto di divieti e divise.

Ciò che urge è ormai niente meno che questo: un'offensiva per riprenderci la vita.

Domenica 11 maggio, ore 16.00: presidio in piazza Isolo a Verona

Su queste basi vorremmo organizzare uno spezzone durante il corteo contro il fascismo del 17 maggio a Verona.

anarchici di Verona, Rovereto e Trento

 

 

Anche se la connessione tra questo omicidio squadrista e le organizzazioni politiche del fascismo istituzionale è ovvia e scontata, apprendiamo un'ulteriore riprova della stessa. Una normalità che uccide, una normalità da debellare.

Federico Perini, uno dei cinque arrestati per il pestaggio mortale di Nicola Tommasoli, si è candidato nelle liste di Forza Nuova alle amministrative di Verona del 2007. Il fatto sconfessa quanto sostenuto da Forza Nuova e dalla destra estrema all'indomani della morte di Nicola, e cioè che i giovani picchiatori non avessero nulla a che fare con la politica. C'è di più: sul sito di Forza Nuova, il coordinatore nazionale Paolo Caratossidis diffida gli organi di informazione minacciando di querelare chi attribuisce qualsiasi responsabilità della vicenda al partito di Roberto Fiore. «I nostri militanti non compirebbero mai un atto di così grave stupidità e cattiveria» prosegue Caratossitidis. Il ragionamento di Fn è semplice: se «il ragazzo» frequenta ambienti ultras o piazze dove si ritrovano i neofascisti, «questo è un altro discorso non minimamente ricollegabile a Forza Nuova». Un piccolo collegamento, invece, esiste: il giovane Perini, residente nel comune limitrofo Bosco Chiesanuova, nella primavera del 2007 risulta candidato di Fn per la seconda e l'ottava circoscrizione.

Laura Eduati

Liberazione 08/05/2008

VERONA: SABATO 17 MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIFASCISTA

Inviato da autonomix | 8 Mag, 2008

– VERONA: SABATO 17 MANIFESTAZIONE NAZIONALE


Sono tutti rinchiusi nel carcere veronese di Montorio i cinque
neo-nazisti che la notte del primo maggio scorso hanno picchiato a morte Nicola Tommasoli. L’ipotesi d’accusa è per ora di omicidio doloso.
Domani mattina si terrà l’interrogatorio dei cinque arrestati, mentre stamattina si è tenuta la prima fase dell’autopsia sul corpo di Nicola: un passaggio fondamentale per stabilire, dal punto di vista legale, se si tratti o meno di un’azione studiata a tavolino. Nella giornata dei funerali, previsti in forma privata domani o venerdi, si terranno presidi antifascisti in diverse città italiane. Ieri sera un’assemblea di movimento tenutasi nella città scaligera ha inoltre deciso di lanciare la proposta di una manifestazione nazionale contro il fascismo ed il razzismo per sabato 17 maggio a Verona.

Sentiamo Pippo del cs La
Chimica di Verona.

[Scarica il contributo audio, durata: 12 min.]
mp3

10 Maggio al Csoa Cartella

Inviato da autonomix | 8 Mag, 2008

INCONTRO NAZIONALE DEL PATTO DI MUTUO SOCCORSO

Inviato da autonomix | 7 Mag, 2008

In vista dell'incontro nazionale del Patto di Solidarietà e Mutuo Soccorso che si terrà a Riace il 24 e il 25 maggio, la rete delle realtà calabresi di lotta che vi aderiscono si è riunita il 26 aprile al C.S.O.A. Cartella di Reggio Calabria, insieme alle soggettività messinesi con cui si condividono problematiche e lotte.

Al di là dell'impossibilità di alcune realtà di partecipare all'incontro, è stata un'occasione per ritrovarsi e per confrontarsi sulle contraddizioni che la nostra regione esprime, sempre più stridenti e che confermano una linea di tendenza storica nel segno dell'espropriazione e del degrado, che oggi si radicalizza e sembra diventare definitiva negli esiti.

La Calabria come estrema periferia coloniale dell'"impero" Europa si trova oggi più che mai oggetto di interventi devastanti che, se non efficacemente contrastati, comprometteranno definitivamente ogni equilibrio ecologico e sociale e renderanno invivibili, se ancor più possibile, le condizioni delle popolazioni che vi risiedono.

Dal Pollino allo Stretto, la lista delle doglianze di questa terra martoriata si fa infatti sempre più lunga e terribile.

A partire dall'interminabile e strumentale emergenza ambientale che, anche qui, ha assecondato la nefasta opzione inceneritorista, senza eliminare, anzi cronicizzando, le speculazioni economico-mafiose delle discariche legali e abusive.

Seguendo il filo degli interessi di chi continua a sostenere che gli inceneritori valorizzano e che i rifiuti sono fonte energetica rinnovabile, si arriva presto agli appetiti del capitalismo energetico che vuole imporci il più grande rigassificatore tra quelli previsti in Italia e intorno a questo una miriade di centrali, tra biomasse, turbogas e carbone, ad appestare l'aria di una regione che già esporta più del trenta per cento dell'energia prodotta.

Ancora, seguendo gli intrecci societari che mischiano singolarmente l'elettricità con i rifiuti e l'acqua nell'unico grande business dei servizi pubblici locali, sempre meno pubblici in verità e ancor meno servizi, incontriamo la più grande multinazionale del ramo, la francese Veolia, cui sono state svendute le nostre risorse idriche, come già altrove in Italia aumentando tariffe e disservizi, ma in un contesto, qui, dove spesso farsi una doccia è un lusso. A questo si somma la desertificazione quale effetto, il più distruttivo, dei cosiddetti "mutamenti climatici", che proprio nella Calabria trova la regione più esposta d'Italia.

Ma le nuove devastazioni non eliminano quelle vecchie, e con suggestivi nomi come Europaradiso ecco ripresentarsi gli speculatori dell'industria turistica, locale, nazionale ed internazionale, che continua a consumare scelleratamente il territorio al punto da rendercelo inguardabile ed inagibile.

Fino ad arrivare, lungo la stessa via di cemento armato, alle piccole, grandi e grandissime opere, che dietro la mistificante chimera del "ponte sul mediterraneo" ci vogliono seppellire vivi tra i piloni del Ponte sullo Stretto, e prima ancora prospettarci un futuro prossimo d'interminabili cantieri, come quelli della famigerata A3, senza risolvere e anzi aggravando il problema di come spostarci da paese a paese, da costa a costa, o di partire e ritornare in condizioni di viaggio dignitose e umane.

Per non parlare infine di porti e zone franche, ovvero di Gioia Tauro "volano dello sviluppo regionale", tanto magnificato da istituzioni e grandi imprese quanto terribile nelle condizioni neoschiavistiche che vi s'impongono ai lavoratori, ostaggi di una terra che paga caramente la propria fame di occupazione e benessere...

Lo scenario che si profila è dunque quello di una regione condannata dal capitale e dai suoi governi alla monocultura più infestante, quella che prende il nome di logistica e vuol dire terra destinata a ospitare impianti inquinanti, mezzi di trasporto ultraveloci in transito e turisti stagionali in massa; terra sempre più degradata e priva di abitanti, salvo pochi lavoranti schiavizzati, ché chi non emigra perché non vuole o non può è destinato a morire di ‘ndrangheta, repressione o nocività.

Tutto questo a vantaggio del blocco economico sociale dominante che coniuga notabilato locale in cerca di nuove clientele, imprenditoria variamente collusa sempre a caccia di finanziamenti da malversare e capitale mafioso da reinvestire e moltiplicare attraverso questi mega-appalti, con tutto il sanguinolento corollario di lotte per l'egemonia territoriale condotte a forza di bombe e mitragliate.

Al di là di ogni analisi politicamente schierata, arrivano le inchieste della magistratura a confermare la saldatura storica di questo complesso di potere con la politica nazionale, che ne raccoglie i consensi, e il grande capitale, che lo usa come puntello per saccheggiare selvaggiamente un territorio e sfruttarne liberamente la popolazione.

Per fare qualche nome, Italcementi, dell'industrial capitano Pesenti, icona del cementifero e sottosviluppato capitalismo nostrano, si scopre legata alle cosche della piana di Gioia Tauro, come succede specularmente in Sicilia tra la gloriosa Calcestruzzi e Cosa Nostra, per governare gli appalti e garantirsi una manodopera sottomessa e sottopagata.

Ecco che questa saldatura si rinnova oggi attraverso l'ondata delle grandi opere, con cui le cordate del capitale italiano pensano di affrontare la fase di crisi recessiva acuta, pompando i profitti attraverso l'investimento pubblico... che novità!

Impregilo, che vuol dire Gavio, Benetton, Capitalia, e appunto Pesenti... ma pure la concorrente Astaldi, la più antica Ansaldo e le megacooperative rosse (???)... e ancora Belleli e poi ancora De Benedetti, coi suoi rigassificatori e le sue centrali, per finire ai colossi del capitale pubblico energetico Enel ed Eni.

Tutti accompagnati e concorrenti delle multinazionali europee, che nell'Unione fortezza del libero mercato unificato possono ora venire anche loro qui a sradicare alberi ed aprire cantieri.

Ma non ci siamo riuniti per suonare le campane a morto della nostra terra.

L'incontro è stato soprattutto l'occasione per fare il bilancio di un anno di lavoro e lotte.

Perché se lo scorso è stato l'anno della fioritura in tutt'Italia del Patto del Mutuo Soccorso, attraverso una moltiplicazione dei fronti di lotta, è vero anche che la Calabria ha visto il rinascere di un movimento territoriale diffuso che non si vedeva dai tempi dell'epocale lotta contro la megacentrale a carbone di Gioia Tauro; un movimento che trova i prodromi negli anni di mobilitazione continua contro la minaccia, mai veramente sventata e oggi nuovamente in auge, del Ponte sullo Stretto.

La manifestazione del 22 dicembre a Gioia Tauro, contro tutti gli impianti inquinanti e per la difesa dei beni comuni, ha rappresentato il momento di piazza più qualificante di questa stagione, con ottomila persone mobilitate, presente anche una delegazione del presidio di Grottaglie, mentre contemporaneamente a Crotone si protestava contro la megadiscarica e a Napoli contro il nuovo scellerato piano rifiuti... una giornata che prefigurava l'unità d'azione meridionale delle lotte territoriali.

Ma quella era anche una giornata che sanciva la saldatura tra la resistenza della popolazione della piana e la lotta della più importante realtà occupazionale dell'area: il porto di Gioia Tauro. Abbiamo così verificato come la protesta contro gli impianti inquinanti possa acquisire uno strumento d'impatto micidiale come lo sciopero, che tra i portuali registrò quel giorno un'adesione dell'80%. A partire da quel momento abbiamo approfondito i legami tra queste due lotte, rompendo l'isolamento che soffocava quella dei portuali, secondo le intenzioni criminalizzanti della multinazionale che gestisce il porto e che li vorrebbe acquiescenti e sottomessi a ringraziare per il posto di lavoro elargito.

Ma al di là di momenti di piazza più o meno riusciti, abbiamo riconosciuto la necessità di confrontarci e riflettere sulle difficoltà del lavoro quotidiano nei territori. La pratica dell'autorganizzazione, come momento di crescita di quella coscienza collettiva necessaria per costruire percorsi di lotta duraturi ed efficaci, si misura sulla nostra capacità di radicamento e messa in responsabilità diretta della popolazione che risiede in questi luoghi. In questo senso, si è voluto problematizzare le forme comunicative con cui ci relazioniamo alla società civile, individuando in questo il presupposto di ogni sviluppo della lotta. "Parliamo come mangiamo" si è detto, a sintetizzare l'esigenza di strategie comunicative che sappiano superare la diffidenza spontanea che in questi contesti si respira verso i discorsi "politici". Deideologizzare il nostro lessico è dunque il primo passo. Ma le nostre non sono campagne d'opinione e l'autorganizzazione non si esprime nei convincimenti ma nella lotta fattiva. Per questo, il problema della comunicazione va posto in relazione con la necessità di creare spazi di socializzazione nei quali il nostro messaggio possa tradursi in pratica collettiva.

Perché al di là delle suggestioni esotizzanti di moda nei salotti radical-chic della metropoli, non è affatto vero che il Mezzogiorno d'Italia sia ancora la terra delle comunità integre e felici, dei valori autentici e delle tradizioni sane. Il Mezzogiorno e la Calabria in particolare è ancora la terra dei paesi, ma questi subiscono come e più della metropoli un processo di degrado e disgregazione che è prossimo ad annullare ogni vitalità sociale. Le piazze si svuotano e i centri commerciali si affollano di gente tutta presa ad ammassare i simboli del benessere consumistico nei salotti di casa. E nell'inseguimento di questi bisogni indotti aumentano i debiti, diminuiscono i servizi e decade l'ambiente che circonda le nostre case, mentre la frustrazione cresce proporzionalmente alle illusioni assorbite dalla televisione e ci impedisce d'individuare le cause reali del nostro malessere. È così che l'emigrazione ritorna l'unica via di fuga possibile per chi vuole raggiungere gli artificiali paradisi di benessere metropolitano. Lo sradicamento il punto d'arrivo reale di questo processo.

Riattivare pratiche di socializzazione primaria, riacquistare il senso dello spazio comune come luogo dello stare insieme risulta quindi essere la prima conquista, propedeutica allo sviluppo di un rinnovato senso del bene comune come noi lo auspichiamo. Stare insieme per decidere insieme.

A questo scopo, superare definitivamente la vulgata del "popolo dei no", argomentare, sviluppare le nostre proposte e soprattutto divulgarle è un compito immediato e improrogabile. In questo senso vanno chiariti i termini di accesso alle istanze decisionali o consultive (commissioni provinciali, regionali, nazionali..., VIA, VAS, AIA), presso le quali far valere le nostre competenze, la razionalità dei nostri no, la fattibilità delle alternative e capitalizzare il patrimonio di consenso popolare raggiunto.

Ma neanche questo basta, ché il capitalismo, si sa, ha un'indole "anarchica" e quando serve bypassa tanto il buon senso della scienza quanto il vincolo di legalità. La questione non è tecnica, bensì politica. È una questione di potere. A fronte degli assetti che vorrebbero i processi di trasformazione dei territori governati a discrezione solo di imprese e governanti, bisogna opporre la sovranità popolare quale unica istanza decisionale legittima. L'autogoverno diventa allora la prospettiva strategica dei movimenti territoriali e il senso politico ultimo del processo di crisi della rappresentanza da questi innescato. Ma questo processo costituente di un contropotere popolare territoriale deve dotarsi di una tattica e una strategia adeguate, di obiettivi intermedi attraverso i quali conquistare passo passo quote sempre maggiori di potere decisionale.

Questa chiara esigenza di radicamento si presenta ancora più stringente alla luce della fase che si prospetta. Al di là dei risultati elettorali, ché in questa come in tutte le questioni essenziali la contrapposizione tra i due schieramenti si rivela una pura formalità, si apre una fase di accelerazione di tutti i processi di riassetto territoriale che in questi anni sono stati preparati dai governi di ogni colore, tanto con dispositivi legislativi ad hoc (Legge Obiettivo, Sblocca Centrali...) quanto con la proliferazione, approvazione e avviamento dei vari interventi (centrali, ponti, autostrade, Tav) che, secondo i piani di adeguamento infrastrutturale di Confindustria, sono essenziali a riavviare il ciclo dell'accumulazione capitalistica. Non transigere né esitare è il mandato che prima delle elezioni Montezemolo ha trasmesso a entrambi i candidati Premier e possiamo star ben certi che il costituendo governo lo rispetterà, passando come un rullo compressore su tutte le resistenze locali che intralciano i piani di lor signori. E allora le RESISTENZE dovranno RESISTERE più fortemente e a questo compito prepararsi trovando più saldo radicamento nel tessuto sociale e metodi più efficaci di lotta per non essere spazzate via.

S'impone allora un superamento del mutuo soccorso, che pure è necessario ma non basta ad articolare efficacemente le varie resistenze in una prospettiva strategica. Per essere concreti: se ad Aprilia si combatte contro la centrale a turbogas che la Sorgenia di De Benedetti vorrebbe costruire mentre a Gioia Tauro si prepara la resistenza alla realizzazione del megarigassificatore, che fa capo alla stessa azienda, è insensato che le lotte procedano parallele e unite solo da un generico vincolo di solidarietà. Serve una strategia chiara che articoli i passaggi di entrambe le lotte in una prospettiva volta ad inceppare i piani del nemico comune. Perché probabilmente la Sorgenia non avrà più interesse, o ne avrà meno, a costruire la Turbogas di Aprilia se non potrà disporre del gas naturale a basso costo garantito col rigassificatore di Gioia Tauro.

In questo spirito abbiamo ragionato sull'incontro di Riace, a partire dal riconoscimento di uno specifico storico economico e sociale dell'area meridionale che giustifica un'articolazione il più stretta possibile dei percorsi di lotta che vi si realizzano.

Perché specifico è il modo in cui funziona nelle nostre aree il miraggio occupazionale, con cui spesse volte si vogliono sedurre le popolazioni di un territorio destinato ad accogliere uno di questi mostri. Specifico, in senso statistico perché maggiore, è il disagio economico che rende allettanti indennizzi economici e opere compensative che rispondono all'aspirazione spasmodica di benessere consumistico. E specifico, ancor di più, è il complesso d'inferiorità che le nostre popolazioni colonizzate subiscono verso l'onnipotenza del capitalismo industriale, anche in virtù delle fanfare mediatiche che c'inculcano la visione salvifica dello "sviluppo" e non ci fanno vedere come questo, storicamente, si sia già realizzato nei nostri territori come sottosviluppo, complementare e funzionale al primo. Il nostro malessere è l'altra faccia del benessere delle fasce sviluppate. Noi siamo il terzo mondo all'interno del primo mondo.

Per questo proponiamo che le realtà di lotta meridionali che parteciperanno a questo incontro nazionale arrivino a Riace già dalla sera del 23, in modo che la mattina seguente si possa realizzare una prima assemblea meridionale...

Riteniamo inoltre di dover arrivare a quest'appuntamento adeguatamente preparati, per dare allo stesso un respiro programmatico che ci faccia avanzare concretamente nel senso sopra indicato.

E allora proponiamo che tutte le realtà di lotta calabresi s'incontrino nuovamente in una data intermedia per affrontare tematicamente le varie questioni ed articolarle in una visione organica da confrontare con quella delle altre regioni. E auspichiamo che, se si vorrà accogliere l'invito a un'assemblea meridionale, lo stesso si faccia nelle altre regioni del sud Italia.

Per questo proponiamo una discussione che approfondisca le seguenti tematiche:

  • Infrastrutture, consumo del territorio e speculazione turistica ed edilizia
  • Privatizzazione di beni e servizi
  • Smaltimento rifiuti e nocività
  • Servitù energetiche
  • Rapporto tra lotte dei lavoratori e lotte per la difesa del territorio
  • Comunicazione e circolazione delle lotte

 

UN INCONTRO DI PREPARAZIONE SI TERRA' A

L'incontro si terrà a Decollatura (CZ), con ritrovo presso l'Hotel Cardel.
Il programma provvisorio della due giorni:
17 maggio: h. 15.00 – Assemblea di apertura dei lavori e organizzazione delle attività tematiche
18 maggio: h. 10.30 – Assemblea generale conclusiva
Per organizzare al meglio l'iniziativa, invitiamo tutte le realtà a partecipare ed a segnalarci tramite mail quant* seguiranno la due giorni e possibilmente le tematiche di interesse, tenuto conto della richiesta fatta da alcune realtà di poter approfondire anche altri temi come "mafia ed antimafia sociale"
E' prevista la possibilità di cena+alloggio+colazione a €35,00.
In allegato il documento sintesi dell'ultimo incontro.

 

 

per info

 

www.csoacartella.org

Ancora repressione : Sgombero Al Confino

Inviato da autonomix | 7 Mag, 2008

Stamane all'alba, una quantità smodata di energumeni in divisa in assetto da guerra, capeggiata dalla digos di Cesena e Forl, occasionalmente supportata da pompieri, accalappiacani, operai dell'ENEL, facchini, muratori e giornalisti, ha restituito al Confino Squat la sorte che allo stabile sarebbe toccata se un gruppo di persone per 8 anni non l'avesse tenuto in vita: macerie.
Uno stabile vuoto, murato, e prossimo alla demolizione infatti la ragionevole risposta dell'"assistenzialista e democratica" cittadina di Cesena a coloro che da sempre rivendicano il diritto ad una casa e ad uno spazio di libera espressione. Risposta ancor più decisa, qualora gli individui in questione non siano avvezzi a sottostare ad intrallazzi, sotterfugi, ed ammiccanti strizzate d'occhio e strette di mano che il potere progressista, nella sua incessante smania di controllo, di tanto in tanto ripropone.
Così, dopo tre quarti d'ora di resistenza sul tetto, le strade che permettono ai solidali di raggiungere il luogo bloccate da pattuglie e camionette, i cani sedati ed in alcuni casi anestetizzati, lo sbirro tenerello che arranca su una scala per "dialogare amorevolmente" con i ragazzi, ci si rende conto che rimane ben poco da fare.
Poco da fare per mantenere liberato l'edificio, s'intende.
Certo, perchè se lor signori credono, una volta cancellato uno spazio, di aver estirpato da una città il virus irrefrenabile della rivolta e l'innata, esasperata passione per la libertà bhè, sappiano che oggi hanno vinto soltanto la misera mano di un poker destinato a durare fino al giorno in cui non esisteranno più gabbie, nè fisiche nè mentali, fino a quando l'ultimo vincolo gerarchico non sarà spezzato, fino a quando ogni individuo non potrà vivere libero senza delegare ad altri le proprie scelte.
Torniamo oggi, con ancora più forza, a ribadire che le idee non si sgomberano, che quattro pareti murate in poche ore sono solo il contenitore di una forza prorompente che nessuno in grado di dominare.
Ieri eravamo Al Confino, oggi siamo ovunque. Oggi Al Confino ovunque.
Approfittiamo per esternare un sentito applauso al sindaco Giordano Conti, all'assessore Gualdi che ha prontamente firmato l'ordinanza, a tutti gli onesti "lavoratori" che hanno preso parte a questa maxi-operazione di sicuro ampiamente organizzata, ricordando loro che, in ogni caso... Non hanno risolto il problema.
Nella bigotta e perbenista Cesena, quel caro tassello di legalità che manca al tanto ambito controllo sociale, non lo avranno.
Nè ora nè mai.

AL CONFINO SQUAT,
OVUNQUE E COMUNQUE


 

La 2 Giorni dell'AUTOPRODUZIONE ridimensionata a causa dello sgombero del Confino.

Nuovo Programma:

VENERDI' 9 MAGGIO
allo Spartaco
v. Chiavica Romea (Ravenna)
Benefit per il CONFINO
dalle 17:00 Aperitivo Cena Vegan Presentazione INFO e discussione situazione Al Confino
Concerto con:
Eat You Alive+When Season Change+ED

SABATO 10 MAGGIO
allo SPARTACO a Ravenna
v. chiavica Romea
ore 12:00 INCONTRO E PRANZO VEGAN
ore 14:00 INIZIATIVE CONTRO LO SGOMBERO DEL CONFINO
ore 20:00 Cena Vegan coi Pirati
ore 23:00 serata DJ ALL NIGHT LONG
disponibilità per passare la notte porta sacco a pelo e stuoino

DOMENICA 11 MAGGIO
al Casello Oasi Squat
v. Aiei n.2 Savio (RA)
ore 14:00 INCONTRO SULLE AUTOPRODUZIONI
ore 20:00 Pizza e Concerto

FASCISTI ASSASSINI

Inviato da autonomix | 7 Mag, 2008

Dopo il pestaggio a Verona da parte di un gruppo di neonazisti, che ha portato alla morte di Nicola, invitiamo tutt* i compagn* antifascisti e sensibili a quanto accaduto all'assemblea pubblica Mercoledi' 7 Maggio alle 21.30 presso la cascina Torchiera Cimitero Maggiore per discutere della situazione e per organizzare immediate iniziative pubbliche.

 

 Dagli antifascisti milanesi la massima solidarietà ai familiari ed agli amici di Nicola.

 

 Per non dimenticare tutti i compagni e gli amici ammazzati, per averli sempre nel cuore!

@Torchiera h.21.30 Mercoledi' 7 Maggio P.za Cimitero Maggiore Tram 14 - Metro Uruguay

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