Operazione Tramonto - 200 anni di carcere

Inviato da autonomix | 10 Mar, 2009

Due secoli di galera! Questa la richiesta della pm Bocassini al termine della sua requisitoria contro i compagni arrestati il 12 febbraio 2007. Una lunga requisitoria con ripetute cadute di stile, offese, mancanza di rispetto e denigrazione nei confronti degli imputati come il dubbio più volte espresso sulla loro sanità mentale! Un continuo di sgrammaticature, un confondersi e sbagliare i nomi degli imputati e, nemmeno una sola parola giuridica. Sorge il fondato dubbio sulla sua cultura generale. Passi, ma ciò che risulta più evidente e grave è l’assenza totale di basi minime sul sapere in campo giuridico. Dal suo solito pulpito, circondata dalla scorta, agenti di polizia, digos, telecamere e fotografi, la Bocassini ha riassunto col suo “sermone” le tesi dell’impianto accusatorio alla maniera scandalistica di solito usata dalla stampa. Sembrava di leggere i giornalacci dopo gli arresti: “Li abbiamo fermati prima di uccidere, avevano legami con la malavita e la mafia ecc”. Per lei la fase istruttoria e dibattimentale nella quale le accuse più provocatorie, come quella di voler attentare alla vita di Ichino o, quelle assurde, del legame con la criminalità organizzata, sono state smontate senza ombra di dubbio dalle testimonianze e dal collegio difensivo, è carta straccia. La pm ha così ribadito il suo ruolo di rancorosa nemica della lotta di classe, figlia delle ideologie reazionarie e poliziesche che hanno caratterizzato la più oscena lotta contro il movimento antagonista e rivoluzionario in Italia, ideologie patrocinate da Pecchioli e Violante, passate nella magistratura e ben interpretate, ad esempio, da Spataro, che ha diretto questa inchiesta e dal “compagno” Salvini che ne è stato il Gip. Il suo rancore è stato alimentato dal fatto che, a suo dispetto, il processo si sia mostrato quale era, un processo politico e che gli imputati si siano mostrati fieri della loro identità comunista. Non pazzi isolati ma avanguardie amate e riconosciute dai compagni di lavoro e di lotta. I compagni non sono mai rimasti soli, anzi, la solidarietà che hanno ricevuto, da amici o semplici conoscenti, dai colleghi di lavoro, da realtà di movimento ha dimostrato che sono riconosciuti dalle masse ed interni, parte integrante, alla lotta di classe. Forse non molti ci avranno riflettuto ma, la democratica signora, difenditrice dei valori della Costituzione (ama spesso ammantarsi di questo), ha richiesto di fatto l’ergastolo per una parte di compagni. Infatti, nel concreto, è questo quello che significa richiedere 22 anni di galera per persone che hanno superato i 50 anni di età! Le richieste esorbitanti, soprattutto se confrontate con i fatti concreti sotto processo, sono comunque una manifestazione della debolezza e della paura che lo stato borghese ha, di fronte alla crisi sempre più profonda ed un immiserimento continuo delle masse popolari, che il malcontento si organizzi e diventi lotta politica. Attraverso attacchi repressivi, anche preventivi, e attraverso punizioni esemplari verso tutti coloro che alzando la testa, si cerca di annientare ogni idea e pratica per il cambiamento dello stato di cose presente. I due secoli di galera richiesti sono contro tutti coloro che pensano che oggi si possa ancora alzare la testa, lottare e organizzarsi per conquistare un mondo diverso, senza sfruttamento e guerre.
Rispondiamo alle richieste delle condanne facendo sentire, attraverso telegrammi, lettere, comunicati, la nostra vicinanza ed affetto ai compagni che continuano nella loro resistenza a lottare mantenendo salde le loro idee e la loro identità politica!
Mercoledì 18 marzo si presenteranno in aula le parti civili: Ichino, Forza Nuova, lo Stato. Riempiamo l’aula con una presenza forte e solidale ricordando che solo 2 giorni prima e proprio nella città di Milano ricorre l’anniversario della morte del compagno Dax, (Davide Cesare), assassinato per mano fascista il 16 marzo 2003.
Comunque, grazie Bocassini, perché, se per caso in qualcuno si fosse affievolito l’odio di classe, offri nuova linfa per alimentarlo!
Uniti e forti nella solidarietà di classe!
Associazione parenti e amici degli arrestati il 12 febbraio 2007

Animalisti incendiano con 20 molotov lo Zoom Torino, muoiono 40 volatili

Inviato da autonomix | 25 Feb, 2009
Un incendio di origine dolosa ha distrutto le voliere del parco naturale di Cumiana, nel torinese, e ha ucciso 40 uccelli. L'azione, per la quale sono state utilizzate 20 molotov, è rivendicata dall'Animal Liberation Front: "Questo è per gli animali imprigionati" è la scritta trovata dai carabinieri che indagano sul rogo.

I volatili morti sono poiane, falchi e gufi. Liberi di giorno, la notte questi rapaci vengono ricoverati in apposite voliere. Le cariche incendiarie - bottiglie da 1 litro e mezzo di benzina innescate da zampironi collegati a fiammiferi e tavolette di diavolina per caminetto - hanno dato fuoco anche ad un capannone e all'ingresso degli uffici del parco. Un principio di incendio si è avuto anche nella casetta di uno dei guardiani. I danni, secondo una prima stima della proprietà, ammonterebbero a 700-800 mila euro.

Inaugurato da un paio d'anni nei pressi dei laghi di Cumiana, lo Zoom Torino - questo il nome del parco - è il primo zoo immersivo d'Italia. si tratta di un concetto innovativo di zoo, basato sulla ricostruzione dell'habitat naturale degli animali, che vivono liberi. Copre una superficie di circa 180 mila metri quadrati e al momento ospitava soltanto i volatili rapaci e alcune tigri, che però non sono rimaste coinvolte nel blitz amimalista. La struttura, che doveva aprire al pubblico nel prossimo mese di aprile, impiega in tutto 20 biologi e veterinari, oltre una sessantina di lavoratori stagionali.

Il proprietario dello Zoom Torino, Gianluigi Casetta spiega: "E' stato un attacco criminoso compiuto da persone poco informate su quello che stiamo facendo. Il progetto di Cumiana, che prevede un investimento di circa 20 milioni di euro, consiste infatti nel dare vita 'al primo zoo moderno d'Italia' con tanto di centro conservazione specie e laboratori per la formazione di biologi e veterinari".

L'Alf, Animal Liberation Front, opera in tutto il mondo "contro lo sfruttamento e l'abuso degli animali". Nata in Inghilterra, negli anni '70, e' celebre per le sue azioni. In Italia si è resa protagonista, nel 2002, del furto di un centinaio di cani beagles dall'allevamento Morini di San Polo d'Enza, in provincia di Reggio Emilia.

Cosi' si vive a Lampedusa, Isola carcere d'Europa

Inviato da autonomix | 23 Feb, 2009

Così si vive a Lampedusa isola carcere d'Europa ISOLA DI LAMPEDUSA - Il pattugliatore 290 della Capitaneria di Porto lascia la darsena del molo vecchio con la luce del primo giorno, scatarrando cherosene nell'azzurro cobalto dei fondali. Perché la clemenza del bollettino del mare e la disperazione di chi lo attraversa sono più forti di un decreto legge. Perché per quarantotto ore, il canale di Sicilia si fa laguna e nella notte torna a restituire uomini, donne e bambini alla deriva. Questa volta, e "per disposizione di Roma", agganciati sui loro barconi oltre l'orizzonte e destinati alle spiagge di porto Empedocle, in Sicilia, e ai centri di identificazione ed espulsione (Cie) dell'isola madre.

In una coltre di "discrezione" che consenta di dire che gli sbarchi su questo scoglio di 20 chilometri quadrati si sono spenti d'incanto dopo il consiglio dei ministri che appena venerdì ha riscritto un significativo paragrafo della Bossi-Fini. Con la stessa rapidità con cui sono state soffocate prima, e cancellate dai palinsesti televisivi poi, le fiamme della rivolta tunisina nel centro di contrada Imbriacole.

È una finzione che, a ben vedere si è già svelata, nella notte tra sabato e domenica, sulle rocce di Punta Sottile, dove un gommone ha scaricato nove ombre inebetite e incartapecorite da freddo, acqua e salsedine, che parlavano la lingua del Maghreb. È una finzione che deve sedare la collera di seimila isolani e del sindaco ribelle che ne è alla testa, un ex seminarista nato a Pantelleria, eletto con il Movimento per le Autonomie di Lombardo, che di nome fa Bernardino De Rubeis e ha inopinatamente cominciato a chiamare le cose con il loro nome. Qui, sulla terra ferma e persino a Bruxelles. Dimostrando che Lampedusa non è la nuova linea del Piave contro la spallata dei migranti del sud del mondo. Ma ne è e ne sarà solo la discarica. Non più luogo di transito della disperazione. Ma suo centro di stoccaggio e smaltimento definitivo.

IN PIAZZA Libertà, appesi agli infissi scrostati delle case che affacciano sul corso e a quelle del fatiscente Municipio, lenzuoli imbrattati di vernice rossa e verde lo raccontano a modo loro. "Le carceri al Nord, anche lì spazio ce n'è"; "Maroni affonda Lampedusa. Lampedusa affonda Maroni"; "Pacchetto vacanze Lampedusa 2009. Camera con vista mare, gita in barca con avvistamento clandestini. Visita guidata Centro di identificazione ed espulsione e la sera birra con amico africano. Inoltre, per la vostra sicurezza, un militare per ogni bella donna. Il tutto offerto dal presidente Berlusconi e dal ministro Maroni. Grazie".

 I numeri del Viminale dicono che alla mezzanotte di sabato 21 febbraio, nel Cie di contrada Imbriacole i detenuti, che la burocrazia dell'immigrazione chiama "ospiti", erano 579. Tutti tunisini. E che a quella stessa data e ora, il "dispositivo di sicurezza" sull'isola aveva raggiunto i seicento effettivi. Un uomo in divisa per ogni migrante. O, se si preferisce, un uomo in divisa ogni dieci isolani. Carabinieri dei battaglioni di stanza in Sicilia, reparti mobili della polizia di stato risucchiati dalle questure di Catania e Palermo, finanzieri, soldati di esercito e aeronautica militare assegnati all'operazione "Strade sicure". Occupano ogni posto letto disponibile sull'isola (gli alberghi sono al completo fino ad agosto) e hanno trasformato il paesaggio verde e turchese dell'isola in un pezzo di Ulster italiano.

Soldati smontanti che fanno jogging sulle banchine. Cellulari per il trasporto dei reparti antisommossa parcheggiati con il muso rivolto verso l'oasi naturale dell'isola dei conigli. Scudi di plexiglass e sfollagente appoggiati all'ingresso delle taverne del porto dove vengono serviti spaghetti al nero di seppia e calamari alla plancia in convenzione con il Viminale.

"Lei come la chiama questa, eh? La chiama isola o la chiama carcere? È Lampedusa o Guantanamo?", dice il sindaco. A Roma, gli danno ora del pazzo, ora dell'irresponsabile, ora del furbacchione pronto a flirtare con quel che resta dell'opposizione di centro-sinistra e, prima o poi, a scendere a patti con il Governo, magari in cambio di un congruo indennizzo. Lui sembra infischiarsene e ripete come un disco rotto quel che nessuno sembra disposto ad ascoltare sulla terra ferma. "Qui i senza futuro non ci possono stare. Noi possiamo continuare a fare quel che abbiamo fatto fino a un mese fa, quando il nostro era ancora un centro temporaneo di primo soccorso. Accogliere e strappare alla morte in mare chi arriva qui fuggendo la guerra e la miseria. Ma non possiamo fare di più. Lampedusa può essere un centro di transito, non può diventare la tomba dei clandestini in attesa di rimpatrio coatto".

Per spegnere l'ex seminarista che si è fatto incendiario, è arrivata sull'isola la donna che, per anni, ne è stata il braccio destro. L'ex vicesindaco Angela Maraventano, nata, cresciuta e residente a Lampedusa, oggi senatrice della Repubblica eletta con la Lega in un collegio scelto a caso in quel dell'Emilia Romagna. Di De Rubeis, la Maraventano pensa e dice il peggio. Di quel che sarà o dovrà essere l'isola dice di essere sicura tanto quanto la maggioranza di governo che rappresenta: "Fine del buonismo. Chi arriva a Lampedusa deve sapere che da qui ripartirà solo per tornare a casa propria. Il sindaco non vuole il Cie? Io l'ho detto a Maroni: per me i centri li possiamo anche fare in mare. Sulle navi della marina, così questi che ancora ci provano non toccano neanche terra. Hanno bruciato il centro? E noi lo ricostruiamo. Subito. Provano a bruciarlo di nuovo? E noi gli togliamo gli accendini e le sigarette, che fanno anche male alla salute. Il piano Maroni funzionerà. Vedrete, se funzionerà".

Le statistiche lasciano prevedere il contrario. Il 70 per cento dei migranti che raggiungono Lampedusa fugge le guerre del Corno d'Africa e non c'è decreto legge che possa metterne in discussione il diritto all'asilo politico, riconosciuto dalle Nazioni Unite. Dunque, in Italia resteranno. Solo il trenta per cento (tunisini, marocchini, egiziani) arriva da quel Maghreb verso il quale dovrebbe essere rimpatriato. Ma è un numero così alto che non c'è discarica o prigione che possa contenerli. Novemila migranti maghrebini nel solo 2008. Vale a dire almeno otto volte il numero di clandestini per il quale gli accordi bilaterali chiusi dal nostro Paese consentono il rimpatrio coatto ogni anno.

Non è un calcolo complicato. Se da domani non arrivasse sull'isola anche un solo maghrebino in più (e non sarà così), ci vorrebbero almeno sette anni per riportare indietro quelli che già sono in Italia.
Ma nella logica di una gestione dell'emergenza che ricorda come un calco - persino nel linguaggio - quella dell'immondizia campana, lo stato di eccezione permanente si fa norma. A Lampedusa uomini e cose vengono impilati in buchi scavati nella terra. Gli uomini a Sud, nel centro sprofondato nella forra di contrada Imbriacole (le donne e i minori, in questi giorni assenti dall'isola, sono trattenuti nella ex base Loran dell'aeronautica, a Ponente). Le cose a nord, in una ferita aperta dalla Protezione civile tra le argille di Taccio Vecchio, area naturale a protezione integrale della Comunità europea, violata dalle ruspe della Protezione civile in nome delle "procedure in deroga" per gli stati di calamità. Tre colline di legno, gomma e ferro, dove, inclinati su un fianco come carcasse di cetacei, riposano i barconi della disperazione, marchiati al loro arrivo con la vernice rossa di chi li agguanta (G. F., guardia di Finanza; C. P. Capitaneria di Porto) e destinati ad essere "tritovagliati" insieme alla rumenta dell'isola.

Simona Moscarelli, avvocato dell'Organizzazione Internazionale Migranti (una delle ong, che con "Save the children", l'Alto commissariato per le Nazioni Unite e la Croce Rossa lavora nel Centro di identificazione ed espulsione), racconta che ai prigionieri dell'isola nessuno ha ancora avuto il coraggio di comunicare quale sarà il loro destino. Che, verosimilmente, toccherà farlo a una delegazione del governo tunisino attesa per oggi. "Vogliamo prima capire se il decreto si applicherà anche a chi è sbarcato prima dell'approvazione della nuova legge", dice abbassando lo sguardo. Anche perché ricorda cosa è stato, sin qui, spiegare agli "ospiti" un altro dei buchi neri in cui la burocrazia dello smaltimento migranti ha sin qui annegato i ricorsi di chi, dichiarandosi minorenne, viene al contrario destinato al rimpatrio perché ritenuto maggiorenne. "La legge prevede il diritto di ricorso al Tar. Ma quello di Palermo si è dichiarato incompetente a favore dei giudici di pace di Agrigento. I quali, però, si sono detti a loro volta incompetenti. E comunque, chi ricorre non può contare sul gratuito patrocinio degli avvocati".

Ricorrere è inutile. Quasi quanto chiedere oggi accesso al Centro. Non è un carcere, dicono. Ma, esattamente come un carcere, è ora impermeabile al mondo esterno "per motivi di incolumità". Gentili funzionari del Viminale assicurano che "tutto è tranquillo". Che "gli ospiti giocano persino a pallone". Dalla collina che lo sovrasta, lo spettacolo è diverso. Nei due bracci sopravvissuti all'incendio, separati dallo scheletro di lamiera dell'edificio fuso dal calore delle fiamme, una folla di uomini ciondola e spesso grida, agitando stracci dai ballatoi degli alloggi in cui è stipata. In brande e a terra. Nell'unico, angusto cortile, si sta seduti a gambe incrociate per l'appello, sotto lo sguardo di poliziotti trasformati in secondini. Tanto da strappare a Franco Maccari, segretario generale del Coisp, sindacato di polizia, arrivato sull'isola per guardare con i suoi occhi, che "in una situazione così degradante e allucinante, il peggio può ancora venire".

Una nuova rivolta o magari un'altra notte come quella del 6 febbraio scorso. Alle 19 di quel venerdì, come ne documentano i registri di ingresso, arrivò nel poliambulatorio dell'isola il primo tunisino trasportato d'urgenza dal Centro. E dopo di lui, altri otto. Fino alle 5.20 del mattino. Nello stomaco di tutti, imprigionati in molliche di pane e morsi di patata, "corpi radio opachi". Lamette da barbiere. Nascoste nelle protesi dentarie al momento dello sbarco e ingoiate poi. Per bucarsi dentro e riuscire ad evadere dall'isola che si è fatta sarcofago.

"La (ir)resistibile ascesa al potere di Hitler" presentazione del libro a cura del CPO GRAMIGNA

Inviato da autonomix | 23 Feb, 2009

GIOVEDI' 26 FEBBRAIO ORE 18.30 SALA CONSIGLIARE VIA CURZOLA 15, ARCELLA-PADOVA

Presentazione del libro"La (ir)resistibile ascesa al potere di Hitler. Chi furono i burattini? Chi gli spianò la strada?"
di Kurt Gosweiler, Zambon Editore. Sarà presente la curatrice Adriana Chiaia.

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I prigionieri politici baschi boicottano i prodotti sionisti

Inviato da autonomix | 21 Feb, 2009
21 febbraio 2009
 
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(Riceviamo e pubblichiamo)

Solidarietà alla Palestina!

Boicottaggio dei prodotti israeliani!

 

Nello spaccio della prigione di Fresnes si possono comprare alcuni prodotti di origine israeliana. Noi prigioniere e prigionieri politici baschi abbiamo l'abitudine di fare boicottaggio a questi prodotti come dimostrazione di solidarietà col popolo palestinese.

Una volta cominciato l'ultimo attacco contro Gaza, abbiamo voluto mostrare la nostra solidarietà mettendo scritte come" SOLIDARITE AVEC LE PEUPLE PALESTINIEN", Solidarietà col popolo palestinese, e "ARRETEZ LE MASSACRE", Fermate il massacro, sopra ai prodotti israeliani.

D'altra parte, nei corridoi e celle di attesa abbiamo collocato cartelli che esprimono la nostra solidarietà col massacrato popolo di Gaza.

La direzione della prigione ha deciso di non accettare i buoni che avevano le iscrizioni di solidarietà, e con alcuni di noi si è riunito personalmente in quello che hanno denominato il" comitato di disciplina" come se nelle nostre iscrizioni apparissero insulti od offese.

Non è molto quello che possiamo fare stando rinchiusi nella prigione, ma crediamo che il poco che possiamo fare sarà benvenuto per aiutare il popolo palestinese.

Le ed i palestinesi hanno diritto a vivere in pace nella loro terra!

Viva Palestina libera!

Prigioniere e prigionieri politici in Fresnes

ROBERTO SCIALABBA VIVE. PRESIDIO ANTIFASCISTA IL 28 FEBBRAIO

Inviato da autonomix | 20 Feb, 2009
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Incontro pubblico con Renato Curcio a cura del Movimento Antagonista Livornese

Inviato da autonomix | 20 Feb, 2009

 

 http://www.movimentoantagonistalivornese.org/images/stories/locandine/curcio1.jpg

VENERDI 20 FEBBRAIO

Incontro pubblico con Renato Curcio

introduce Silvano Cacciari - docente teoria e modelli della comunicazione . università di pisa

QUALE LAVORO: dispositivi, modelli, tipologie dell'organizzazione del lavoro contemporanea.


Un incontro per provare a discutere sulle complesse, e spesso poco chiare, trasformazioni del mondo lavorativo odierno.

L'autore proverà a ri-percorrere le linee d'analisi affrontate nei suoi testi, usciti in questi anni per la cooperativa editoriale Sensibili alle Foglie ( http://www.sensibiliallefoglie.it/index.asp ), per giungere ad una visione d'insieme che permetta di delineare possibili conclusioni, utili ad agire e comprendere il presente.

Come cambia il modo di lavorare e quali sono le conseguenze sulle condizioni dei lavoratori? Quali i soggetti sociali coinvolti in questa trasformazione? Quali gli strumenti di conflitto da attivare e le rivendicazioni da portare, a fronte di una sempre più evidente crisi di rappresentanza dei sindacati storici, ormai ingessati in una perdente logica concertativa ed incapaci di cogliere le istanze di una generazione priva delle più elementari tutele?

@ Officina Sociale Refugio, scali del Refugio 8

Solidarietà a Martin. Compagni e compagne per la costruzione del Soccorso Rosso in Italia

Inviato da autonomix | 20 Feb, 2009
 
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logo_sri.jpg SOLIDARIETA’ A MARTIN !

A Zurigo, da quasi un mese, è in carcere il compagno Martin dell’organizzazione comunista Revolutionarer Aufbau.

Il compagno è stato arrestato il 20 gennaio scorso; magistratura e polizia lo accusano di partecipazione ad un’azione contro una banca e, inoltre, di essere in procinto di effettuare un’azione incendiaria, portando come prova di ciò il (presunto) ritrovamento di un ordigno incendiario durante la perquisizione della sua casa.


Come compagne e compagni per la Costruzione del Soccorso Rosso in Italia, esprimiamo la nostra solidarietà a Martin. Egli è un compagno molto conosciuto nel “movimento” non solo svizzero, ma europeo. Infatti ha partecipato alle delegazioni internazionali del Soccorso Rosso Internazionale come, ad esempio, quelle in occasione dei presidi a Milano, per il processo ai compagni arrestati il 12-02-2007, e quelle in occasione delle manifestazioni a Bruxelles, in sostegno ai compagni del Secours Rouge arrestati il 5-06-2008.

Numerosi sono i comunicati di solidarietà al compagno Martin giunti in questi giorni, tra cui quelle dell’organizzazione comunista turca M.L.K.P., quello del Secours Rouge belga, quello di alcuni organismi svizzeri, attivi nell’ultima mobilitazione anti-Wef del gennaio scorso. A questo, come ad altri attacchi repressivi che si susseguono sempre più frequentemente, riteniamo fondamentale rispondere sviluppando la solidarietà di classe su scala internazionale e costruire organismi di soccorso rosso che mettano al centro i rivoluzionari prigionieri.

 

- UNITI SI VINCE!

- COSTRUIRE LA SOLIDARIETA’! ABBATTERE IL CAPITALISMO!

Compagne e compagni per la Costruzione del Soccorso Rosso in Italia

cccpsri@libero.it

Rioccupato L'ExCarcere a Palermo.Da Bologna A Milano A Palermo ecco gli spazi di lotta

Inviato da autonomix | 20 Feb, 2009
E' ancora ExKarcere...

Dopo l'ultimo sgombero della nuova struttura di via Forlanini, ExKarcere torna alle origini e riconquista il posto che gli spetta nel quartiere dell'Albergheria.

C'e bisogno di una casa per andare in giro per il mondo...

Ed è di una nuova casa che aveva bisogno Exkarcere.

Per la nuova struttura di via forlanini lo zelante questore Marangoni ha previsto un piano assolutamente in linea con i suoi colleghi di altre città come Bologna e Milano. L'11 dicembre ha fatto saldare grate ed eretto muri dietro ogni finestra, chiuso decine di lucchetti dietro ognuna di queste e sprangato ogni ingresso.

Infine, come conseguenza di ogni sgombero che si rispetti, riconsegnato il posto all'abbandono ed al degrado.

Questa, a Palermo, la politica dell'amministrazione Cammarata e delle aziende sue complici, Arnas Ospedale Civico su tutte, nell'arraffare e sottrarre al bene comune spazi e strutture cittadine per consacrarle alla rendita ed alla speculazione.

Nelle stesse ore in cui Laboratorio Crash! conquista e restituisce alla città di Bologna un nuovo spazio di libertà e azione politica e a Milano i compagni e le compagne rioccupano il Cox, a Palermo, con lo stesso spirito, rientriamo nella struttura che per 8 anni è stata spazio pubblico, aperto, autogestito e continuo stimolo di una socialità altra.

Rientriamo per ribadire la nostra ferma opposizione alle politiche securitarie portate avanti da questo governo e da quelli di centrosinistra che l'hanno preceduto.

Per ribadire che non basteranno sgomberi, muri, lucchetti e denunce per impedirci di sviluppare nuove forme di aggregazione e socialità non mercificata.

Per riprenderci una base logistica necessaria alla costruzione di pratica politica dal basso e di nuovi scenari di conflitto nella metropoli.

Per tutto questo e per molto altro siamo tornati ad occupare l'ex carcere delle benedettine all'Albergheria.

Giovedi' 26 Febbraio alle 17:30 l'assemblea di Antagonisti Palermo,

da Venerdì' 27 Febbraio invece proviamo a far vibrare le spesse mura del karcere con le note degli Shock Troopers...!

Da qui, otto anni fa, siamo partiti.

Da qui, oggi, ricominciamo.


Centro Sociale ExKarcere
via Benedettini 5
Palermo.

 
da www.infoaut.org
 
Da Bologna a Palermo passando per Milano la città che lotta si riappropria di spazi.
Dopo alcuni giorni dalla rioccupazione del Cox 18, due nuove occupazioni per il Laboratorio Crash e per il centro sociale Ex Carcere.


A Bologna Crash! libera uno spazio in via della Cooperazione, un tempo centro di smistamento della posta interna dell'Unicredit. Uno stabile enorme lasciato senza progetti e senza futuro. Alla chiusura dello stabile seguirono forti contestazioni sindacali a causa della dequalificazione e precarizzaione di tutti coloro che vi lavoravano.
Ora quello stabile abbandonato torna ad essere un luogo vivo, aperto alla città. In programma già l'iniziativa di 10 giorni Metropolis, Socialità Sicurezza Territorio.


A Palermo l'Ex Carcere prosegue le sue lotte tornando nel quartiere dell'Albergheria, da dove era partito 8 anni fa il suo percorso, in via benedettini 5!
I programma dei prossimi giorni prevede giovedi' alle 17:30 l'assemblea di Antagonisti Palermo, e Venerdì' 27 il concerto degli Shock Troopers.

 
 
 

Vergognoso! Torino, 1 anno di condanna agli studenti antifascisti

Inviato da autonomix | 19 Feb, 2009
Il Tribunale di Torino ha condannato oggi 3 studenti antifascisti dell'Università cittadina a 1 anno (per 2 studenti, 11 mesi per il terzo) per "resistenza, lesioni e minacce a pubblico ufficiale". Nei fatti sono stati ritenuti rei di aver partecipato ad un presidio di contestazione contro la presenza di esponenti del Fuan all'interno dell'università nella primavera del 2007. Il presidio si concluse con 2 violenti cariche della Polizia fino al primo piano dell'ateneo, ferendo uno studente (3 punti di sutura e un trauma cranico) e non lesinando generose "attenzioni" anche a altri studenti che attraversavano l'atrio, così come nei confronti di un lavoratore dell'università.
Fatto non secondario, neofascisti, Digos e Polizia entrarono nell'ateneo mezz'ora prima dell'orario d'apertura dell'università senza alcuna autorizzazione da parte del Rettore.

Una condanna politica

La gravità della sentenza sta tutta nella sproporzione tra quanto realmente commesso e quanto viene comminato agli studenti (1 anno di reclusione), studenti che furono selvaggiamente caricati e che cercarono di difendersi facendosi scudo di quanto presente nell'atrio (bacheche mobili e bidoni della spazzatura). Fatto ancora più grave, le ragioni addotte dal Pm Tatangelo (una carriera costruita sulla persecuzione dei movimenti) per giustificare la sentenza. Il Pm chiedeva di condannare gli imputati non per quanto da loro realmente commesso ma per la loro identità politica e per la loro biografia militante: un altro esempio di interramento dell'habeas corpus. Da ricordare che la detenzione domiciliare cautelativa di 20 giorni inflitta ai tre studenti fu sospesa dal Tribunale del Riesame per evidenti discrepanze tra la ricostruzione soggettiva dei Digos e quanto ripreso i video dalle copiose telecamere delle forze dell'ordine.
Il giudice ha però deciso di accettare le ragioni del Pm...

Dopo gli arresti cautelativi ci fu un'importante mobilitazione nell'università cittadina e numerosissimi attestati di solidarietà da collettivi universitari di tutto il paese. Gli studenti del collettivo universitario autonomo hanno oggi ribadito in una conferenza stampa le ragioni dell'antifascismo e la volontà di continuare a mobilitarsi su ogni livello possibile di lotta: saperi, diritti, antirazzismo,antifascismo!
Speciale Infoaut 1.0: Ricostruzione,testimonianze,cronaca degli eventi del maggio '07
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