LA VOCE DI CARLO RISUONA IN PIAZZA ALIMONDA: PER NON DIMENTICARE!

Inviato da autonomix | 20 Lug, 2008

"Cara mamma, ti chiedo perdono"
la voce di Carlo risuona in piazza Alimonda

«Cara mamma ti chiedo perdono del male che ti ho recato qualche volta, il mio destino è stato sempre un po' tragico così fino alla fine...». E' un'emozione davvero forte, un tuffo al cuore non solo per i suoi genitori ma anche per gli amici e tutte le persone scese in piazza per ricordarlo. Sono passate da poco le 17 e mancano alcuni minuti alle 17.27, l'ora dell'uccisione, quando la voce di Carlo Giuliani, risuona in piazza Alimonda. Sette anni dopo la sua uccisione da parte di un carabiniere che sparò mentre era in corso l'assalto dei manifestanti alla jeep in cui si trovava.

E' stato questo il momento più toccante delle celebrazioni che ogni anno a luglio vengono organizzate per ricordare i fatti tragici del G8 genovese.

Questa volta Giuliano e Heidi Giuliani hanno recuperato alcune registrazioni del 1995. L'occasione era una celebrazione organizzata dall'Anpi ligure per rievocare l'eccidio della Benedicta, località dell'entroterra di Genova in cui i nazifascisti uccisero 147 persone. Carlo Giuliani lesse alcune delle lettere scritte alle famiglie e in particolare alle madri, da giovani partigiani condannati a morte. Parole toccanti. E in un caso addirittura profetiche per il destino di Carlo.

In piazza Alimonda le registrazioni sono state salutate con un lungo e commosso applauso dalla folla. Subito dopo hanno parlato don Andrea Gallo che ha invitato a «osare la speranza», e dopo un amico di Carlo e ancora musica e satira con un'orchestra rom e il comico romano Andrea Rivera.

 per sentire la voce di Carlo:

http://genova.repubblica.it/multimedia/home/2568707

CARLO VIVE. I MORTI SIETE VOI!

Inviato da autonomix | 19 Lug, 2008

FATE PURE. SUPPORTO LEGALE SU BOLZANETO( news e aggiornamenti)

Inviato da autonomix | 17 Lug, 2008
Fate pure.
 Torturare, minacciare, pestare e calpestare i diritti delle persone, specie se voi appartenete alle forze dell'ordine e loro sono manifestanti, in questo paese e' un reato da niente. Al contrario spaccare una vetrina e' una delle cose piu' gravi che possa capitarvi di fare. Le persone sono niente, la "roba" e' tutto. Ecco la morale che esce fuori dai processi di Genova. Nonostante l'impianto accusatorio dei PM che denunciavano le violenze e le torture accadute all'interno della Caserma di Bolzaneto durante le giornate del G8 del 2001, le pene per 15 su 45 inquisiti sono state lievi. Lievi erano state le richieste, ancora piu' lievi sono state le condanne. Non potevamo aspettarci di piu', non potevamo aspettarci di meglio, dai tribunali di un paese in cui non e' previsto il reato di tortura; che c'e' stata, se', ma non accompagnata dall'abuso di ufficio su cui si era retto, da un punto di vista giuridico, l'impianto processuale. Quindi, a Bolzaneto, non e' successo nulla o quasi. Nessuna violenza gratuita e nessuna violazione della Convenzione internazionale per i diritti dell'uomo. Contentino necessario ma non sufficiente per le 209 parti civili saranno i risarcimenti. Contentino altrettanto pietoso per avvalorare la triste tesi delle mele marce le poche e lievi pene inflitte ai 15 ritenuti colpevoli, tra cui spiccano il gia' condannato Perugini e Gugliotta, responsabile per la penitenziaria della caserma. I reati rimasti in piedi e comminati sono un generico abuso d'autorita' e fatti specifici e individuali, il che spiega la ragione delle "moderate condanne". Cosi' cala il sipario, per ora, su questo processo che andra' in prescrizione nel 2009. La verita' emersa dalle testimonianze delle vittime di Bolzaneto e' stata solo parzialmente riconosciuta: difficile negare del tutto un'evidenza cosi'luminosa a pochi mesi dalla sentenza per l'altro grande processo alle forze dell'ordine, quello per il raid alla diaz. Ma certo quello che racconta questa sentenza e che la tortura e' un abuso d'autorita' e allora perche' la Diaz non potrebbe essere letta come una tranquilla e dovuta perquisizione? C'e' da essere pessimisti ma questo si era gia'capito.
 Supportolegale
 -- contatti: info a supportolegale.org
Supporto Legale e' una rete di persone che seguono i processi di Genova, Cosenza, Napoli e Milano: quelli a manifestanti, quelli a pubblici ufficiali accusati di violenza, torture, abuso di potere. Supporto Legale trascrive le udienze, le trasforma in sintesi comprensibili, le pubblica e le diffonde; inventa progetti, campagne e iniziative di informazione e raccolta fondi. Supporto Legale, nato per iniziativa di alcuni mediattivisti che partecipano alla rete di Indymedia, fa un lavoro di informazione e comunicazione, di supporto tecnico e di finanziamento, con una serie di campagne di raccolta fondi, versando integralmente il ricavato per il lavoro delle segreterie e per le spese processuali. Perche' la memoria e' un ingranaggio collettivo.

QUASI COME SE NON FOSSE SUCCESSO NULLA....BOLZANETO!news e aggiornamenti

Inviato da autonomix | 15 Lug, 2008

...a Bolzaneto.

Su 45 imputati, 30 sono stati assolti, su 80 anni di carcere chiesti ne sono stati comminati 24. Due anni e 4 mesi (con l'indulto) al numero 2 della Digos Perugini, cinque all' ispettore della polizia penitenziaria Gugliotta, un anno e 2 mesi al medico Toccafondi. Sostanzialmente condannati i vertici delle forze dell'ordine nell'inchiesta e assolti i semplici carabinieri.

 Da qui http://italy.indymedia.org/ si possono raggiungere diversi contributi.

Buona giornata....

Bilancio di vertice inutile e ipocrita. L'anti G8 passeggia.. Il prossimo anno a La Maddalena! (intervista & materiali)

Inviato da autonomix | 12 Lug, 2008
No G8 Japan] Bilancio di vertice inutile e ipocrita. L'anti G8 passeggia.. Il prossimo anno a La Maddalena! (intervista & materiali)


|Sapporo, luglio 2008| Si è da poco concluso il vertice internazionale del G8, organo attivo dal 1975, e che racchiude le otto grandi potenze mondiali, Stati Uniti Giappone Germania Regno Unito Francia Italia Canada e Russia. Incontro annuale che si svolge ogni anno in un paese differente, mosso dall'incontenibile pulsione a decider dei destini del mondo per auto-proclamazione, ostentando il loro esser paesi maggiormente sviluppati e aventi le più ingenti economie mondiali. Anche se ciò è vero fino ad un certo punto: non solo i movimenti d'opposizione sociale da anni denunciano l'ipocrisia e l'inutilità del vertice dei grandi, anche insospettabili personaggi legati al mondo della politica e dell'economia si sono più volte interrogati sulla reale operatività del G8, dato quel che questo appuntamento è diventato con il trascorrere del tempo e con i mutamenti che l'economia globale ha portato in termini ridefinizione dei reali poteri forti, di chi ha il potere di decidere rispetto ai diversi ambiti che si van a trattare. Il che ha reso il G8 un organo ancor peggiore ed offensivo di quel che dovrebbe rappresentare: è un banchetto, una passerella per i capi di Stato degli otto paesi più sviluppati al mondo, un ridicolo teatrino rituale su chi si scatenato taccuini e flash di tutte le testate internazionali, che riprendono il cattivo gusto di chi parla della crisi alimentare con la bocca piena, dell'Africa come se fosse un paese di marionette, giunto al tracollo per "sfortunate circostanze".

Evento, quello del G8, che ogni anno, sicuramente da Seattle in poi, ha incontrato la resistenza e l'opposizione dei movimenti per le piazze e le strade delle città scelte come luogo in cui svolgere il vertice. Un conflitto che ha visto come protagonisti tutti quei soggetti e soggettività che l'hanno alimentato ed esteso, in una produzione d'opposizione che ha avuto anche il nostro paese come terreno in cui esprime la rabbia e il dissenso verso le politiche liberiste di cui gli otto grandi si son sempre fatti portatori. Per i movimenti italiani Genova 2001 resta un'esperienza indelebile, non tanto per la barbarie che lo Stato confezionò per le strade alla scuola Diaz o alla caserma Bolzaneto, ma per il grado di scontro che furono in grado di costruire, forgiando anche negli anni successivi migliaia di giovani che su quell'immaginario hanno iniziato il loro impegno politico e militante.
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L'anti-G8 si ferma alle passeggiate
Non è stato un G8 conflittuale dal punto di vista delle proteste, tutto si è svolto nei canoni concordati con la polizia se non in toni ancora più minori. I fattori che hanno influito sono stati diversi: le caratteristiche dei movimenti giapponesi, l'ossessione e la durezza delle leggi penali. Sentori del clima possono essere il fatto che in Giappone le piazze non si occupano o concedono, ma si affittano; il blocco del traffico è un reato gravissimo per il quale si va in carcere, ed infatti i cortei vengono fatti sfilare in un solo senso di marcia della strada e a semaforo rosso la manifestazione deve bloccarsi! La manifestazione più importante e grande è stata quella del 5 luglio, fatta ancor prima che il G8 iniziasse, dove si è registrato un incidente con la polizia che ha portato quattro arresti. La prima grande giornata dei blocchi sarebbe dovuta essere quella del 7 luglio, ma il numero esiguo dei partecipanti e i contrasti tra le componenti giapponesi e straniere ha fatto optare gli organizzatori per il corteo autorizzato verso il lago Toya, il quale si è tenuto solo per la sua metà dato che la pioggia ha costretto alla ritirata. Il resto delle giornate sono proseguite di questo passo, tra assemblee e rinunce. Il movimento giapponese paga sicuramente una legislazione opprimente, ma anche la sua fisionomia anziana, come la sua inesperienza. Un contro-G8 che non è riuscito a far parlare di sè, andando in contro-tendenza rispetto a quelle che sono state le manifestazioni e le dinamiche di scontro degli ultimi vertici internazionali.

Il G8 si conferma la casa delle promesse
Data la povertà espressa dai movimenti di contestazione, giornali e tv hanno riservato molto spazio a quel che era l'agenda e il livello di discussione del G8, cosa molto più complicata negli anni passati, dato che i media avevano l'obiettivo puntato innanzitutto verso i riot scatenati in città. Il vertice è cominciato con i contrasti rispetto al suo allargamento, dato che allo stato attuale non fanno parte del club rampanti paesi emergenti come la Cina e l'India, ciò da anche un pò la cifra del livello di legittimità che un organo del genere può avere, tramutandosi in politico e non economico.. Il programma ha visto avvicendarsi una serie di tematiche di scottante attualità come la crisi alimentare, il caro petrolio, il cambiamento climatico, infine lo sviluppo. Dell'Africa ci si è dimenticati strada facendo, dato che sta ancora aspettando i fondi promessi lo scorso anno al G8 tedesco. Scontate, ipocrite e blande le risposte date rispetto a ciò, il che è palesato in un documento finale che non decide nulla, non prende nemmeno un impegno credibile, oltre gli slogan. La crisi alimentare che ha fatto scatenare rivolte in giro per il mondo e che ha prodotto già le sue prime vittime è stata liquidata con un inno al libero mercato e con l'assurda e criminale conferma degli agrocombustibili come buona risorsa energetica. Il caro petrolio ha obbligato i grandi a rivolgere un appello ai produttori dell'oro nero, perchè ne estraggano una quantità maggiore. Lo sviluppo, per come lo hanno voluto intendere loro, passa per la costruzione di 1000 nuove centrali nucleari lungo il pianeta, anche se ciò ha sollevato dubbi, dato che è stato prospettato da Berlusconi, sicuramente più impegnato nel premere propagandisticamente per il "ritorno al nucleare in Italia" che altro, visto che nel documento conclusivo delle centrali nucleari non vi era traccia.. Infine il cambiamento climatico, protagonista anche di un cambiamento di rotta dell'ultim'ora: prima è stato annunciato il surrealistico 2050 come anno entro cui ridurre le emissioni, poi vista l'indisponibilità degli ospiti Cina e India (arrivati l'ultimo giorno insieme ad altri sette paesi considerati emergenti) a firmare qualunque impegno che possa minare il loro sviluppo (come tra l'altro fa da sempre l'America di Bush, che pretende la firma degli altri ma la sua non la mette! il che viene fatto passare in Occidente per insensibilità dei paesi asiatici ma che invece ha alla base la logica contestazione rispetto ai dati assoluti dei consumi energetici e al trend storico, passato in cui  Usa & company si sono sviluppati mentre Cina e India ancora erano ben lontane da quei parametri!) il tutto si è risolto in un passo indietro nel documento finale, scomparsa la data ricomparso "l'impegno".. G8, un carrozzone di promesse non mantenute e impossibilità e illegittimità a prendere decisioni, buono per il rifacimento del trucco dei leader politici, per la voracità dei media e per l'interesse delle catene culinarie nel preparargli le opulente cene..

..prossimo G8: La Maddalena, see you on the barricades..
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DIRETTA CON IL GIAPPONE

G8 Japan] 5.000 in manifestazione. Arresti all'apertura del vertice. Impedito l'ingreso ai sindacalisti sud-coreani

Inviato da autonomix | 5 Lug, 2008
5.000 in manifestazione. Arresti all'apertura del vertice. Impedito l'ingreso ai sindacalisti sud-coreani


Giappone, 5 luglio 2008 - Migliaia di manifestanti, almeno 5.000 secondo gli organizzatori, si sono dati appuntamento a Sapporo, nell'isola settentrionale di Hokkaido, per protestare contro il vertice degli Otto Grandi, in programma dal 7 al 9 luglio, a poche decine di chilometri di distanza, a Toyako.

 Tra misure di sicurezza eccezionali, con centinaia di agenti di polizia in tenuta anti-sommossa, sindacalisti, pacifisti, agricoltori, studenti e attivisti no global hanno concentrato  l'obiettivo della manifestazione odierna sulla crisi alimentare che sta colpendo i Paesi e le aree più povere del mondo. Riuniti in un parco di Sapporo, il centro più grande dell' isola, la manifestazione è stata tranquilla ma gli organizzatori del corteo hanno denunciato l'arresto di due manifestanti.

A Sapporo erano arrivati anche una trentina di sindacalisti sud-coreani del sindacato Kctu, ma gli organizzatori del G8 hanno interdetto loro l'ingresso in Giappone e sono stati trattenuti in aeroporto. I militanti hanno però dichiarato che non si tireranno indietro «davanti alla repressione».

Il vertice dura tre giorni e si svolge a poche decine di chilometri dalla città di Toyako. Parteciperà anche Silvio Berlusconi già arrivato a Tokyo per la sua prima visita pubblica nel Paese del Sol Levante.


I video della protesta
:   clip1          clip2      

Video-spot, proteste delle scorse settimane: 
clip3     clip4

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G8/Genova 2001] Il Pm: "Scuola Diaz: fu un massacro!"

Inviato da autonomix | 5 Lug, 2008
[G8/Genova 2001] Il Pm: "Scuola Diaz: fu un massacro!"


Genova, 4 luglio 2008 - Non usa mezzi termini il pubblico ministero Francesco Cardona Albini descrivendo l'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001, all'inizio della requisitoria nel processo che vede imputati 29 poliziotti, tra cui dirigenti e alti vertici.

"E' stato un massacro": questa la sintesi della sua requisitoria oggi in aula a Genova. "E' stato questo massacro - ha aggiunto Cardona - e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, di varie nazionalità, che prima neppure si conoscevano".
Il pubblico ministero si è poi soffermato nella descrizione dei pestaggi subiti da molt* compagn*  in quel lontano (quanto vicino) 21 luglio 2001: sullo sfondamento dei cancelli delle scuole da parte dei poliziotti, ripreso da telecamere poste sul tetto della scuola adiacente Pascoli da parte di cineoperatori che si trovavano al centro stampa.

Il pm ha anche ricostruito cosa avvenne fuori della scuola prima dell'irruzione: giovani picchiati a manganellate perché tentarono di fuggire all'arrivo della polizia. Tra questi il giornalista inglese Mark Cowell che fu poi salvato dall'intervento di un poliziotto. "Mi sembrava di essere un pallone a cui ognuno voleva dare un calcio" ha riferito il giornalista presente in aula che quella sera riportò la rottura della mascella e di tutti i denti.

Identificato l’agente che ha per primo sfondato le porte della Diaz. Sarebbe un agente del settimo nucleo sperimentale di Roma. Il reato di porto di armi da guerra viene invece contestato al vicequestore Pietro Troiani e all'autista Michele Burgio che, secondo la tesi dell'accusa, portarono le due bottiglie molotov dentro la scuola come "falsa prova" a carico dei 93 manifestanti arrestati.

Il pm ha inoltre citato il prefetto Ansoino Andreassi, responsabile del G8 a Genova fino all'arrivo del prefetto Arnaldo La Barbera, che nella sua deposizione spiegò che all'origine della perquisizione nella scuola Diaz vi fu la ricerca da parte delle forze dell'ordine del riscatto del loro operato e della loro immagine offuscata dai disordini e dalla morte di Carlo.
Andreassi inoltre rivelò che l'azione fu decisa dai vertici presenti a Genova. Il pm ha anche contestato la presunta sassaiola da parte degli occupanti la scuola Diaz contro una pattuglia della polizia. Sassaiola che è stato il motivo addotto dai vertici della polizia per decidere l'irruzione nella scuola che sfociò nella "macelleria messicana" e nell'arresto di 93 manifestanti.- Lesioni gravi, fratture di arti, ematomi, contusioni, traumi cranici, ferite.


I lavori del G8 coperti dal segreto di Stato

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008

da La Nuova Sardegna 22/03/2008

di Guido Piga

Prodi firma l'ordinanza che comprende gli appalti e la deroga al piano paesaggistico

LA MADDALENA. Sulle opere per il G8 arriva il segreto di Stato. Ieri Romano Prodi ha firmato un'altra ordinanza, sarà pubblicata oggi sulla Gazzetta ufficiale. Guido Bertolaso, commissario straordinario dell'evento, avrà maggiori poteri. Soprattutto sugli appalti per l'arsenale e l'ospedale militare, su come verranno fatti i lavori, su chi li farà e come, su chi fornirà materiali e servizi. Molte le deroghe alle leggi statali e regionali.
Quello di apporre il segreto è un atto necessario e motivato. Il presidente del consiglio Prodi ha esteso a tutti i lavori del G8, comprese le forniture e i servizi, la «qualificazione di riservatezza e segretezza». E lo ha fatto spiegando che tutto deve essere fatto con la «massima sicurezza», soprattutto per la presenza dei più importanti leader politici del mondo. E, altro particolare fondamentale, con la «somma urgenza».

Il G8 alla Maddalena è tra poco più di un anno, non è più possibile perdere tempo. In ballo c'è l'immagine dell'Italia, chiamata a dare prova di grandi capacità organizzative e, anche, a riscattare la pessima prova dell'ultimo vertice organizzato a casa propria: quello tragico del luglio 2001 a Genova.
Dunque pieni poteri a Bertolaso ma, passaggio politicamente rilevante, sempre usati d'intesa con il presidente della Regione. Su questo non ci sono incertezze: anche nell'ordinanza pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale, è riconosciuto il ruolo di primo piano affidato a Soru per l'imponente riconversione economica e sociale che cambierà la faccia della Maddalena.
«Ma, attenzione - fanno sapere da palazzo Chigi e dallo staff di Bertolaso - la segretezza non vorrà dire assenza di informazione. Anzi, Bertolaso vuole dare la massima pubblicità a tutti gli atti che prenderà». Dopo ogni decisione, ci sarà la comunicazione ufficiale. Un segnale di trasparenza che vuole essere, insieme all'ecosostenibilità, la cifra caratterizzante del G8.

La segretezza con cui Bertolaso potrà operare è prevista dal codice sui contratti pubblici. Quando di mezzo c'è la sicurezza dello Stato, opere, servizi e forniture possono essere eseguiti in deroga. Non ci sarà pubblicità sugli appalti per la riconversione dell'arsenale, dell'ospedale militare, della caserma Faravelli e delle officine Sauro.

Bertolaso potrà fare una «gara informale», invitando a presentare le loro proposte almeno cinque importanti imprese. Una di queste, o un consorzio di queste, avrà il ruolo di general contractor: in Italia è una qualifica che hanno solo 23 aziende, tra queste Impregilo e Astaldi, le prime due nel settore delle costruzioni. Il general contractor avrà la responsabilità di realizzare le opere nei tempi previsti (anticipando i soldi), facendo ricorso ai subappalti. Una possibilità che apre le porte alla partecipazione delle imprese maddalenine e sarde in generale.

Bertolaso, però, non farà le cose da solo. Sarà affiancato da una "struttura di missione" che lavora sotto la direzione della presidenza del consiglio e, per i casi specifici, sotto la guida della protezione civile. Ma la nuova ordinanza, che amplia quella firmata da Prodi nel novembre del 2007, prevede anche un'altra figura cui il commissario straordinario potrà fare ricorso: quella del soggetto attuatore. E' un ruolo-chiave: dovrà seguire le procedure per l'affidamento dei lavori, dei servizi e delle forniture, la stipula dei contratti, la direzione dei lavori e il controllo della spesa pubblica. Avrà a sua volta il potere di derogare alle leggi statati (in primis quella sui contratti pubblici) e regionali. Alcuni esempi. Non dovrà seguire le norme che disciplinano la posa di cavi e la realizzazione di condotte, il trasporto dei rifiuti, la realizzazione di impianti di smaltimento. E così avverrà anche per la valutazione d'impatto ambientale. Si farà su tutte le opere, è bene rimarcarlo. Verranno accorciati solo i tempi della procedura, che saranno ridotti della metà. Ma, vista la «somma urgenza», Bertolaso (o il soggetto attuatore) potrà comunque affidare i lavori senza la valutazione, imponendo poi al general contractor le «prescrizioni che dovessero essere impartite a
seguito della compiuta valutazione d'impatto ambientale». Questo permetterà al commissario di mantenere gli impegni presi: i cantieri per il G8 apriranno il 1° aprile.

A essere derogato sarà anche il piano paesaggistico regionale. Bertolaso potrà non tenere conto di una serie di articoli, dall'attuazione del piano alla disciplina transitoria, per finire con le prescrizioni sui "manufatti storico culturali". Ma, l'ordinanza è chiara, lo dovrà fare in «raccordo con il presidente della Regione autonoma della Sardegna». Il G8 non violerà lo statuto speciale, semmai - è il caso del trasferimento dei beni dallo Stato - ha contribuito enormemente a farlo applicare. E infatti, a parte tutte le altre opere pubbliche che saranno inserite nelle ordinanze di Bertolaso, come l'allungamento della pista dell'aeroporto di Olbia dopo il 2009, Soru ha ottenuto ciò che voleva per un bene strategico: il comprensorio di Punta Rossa, a Caprera, diventerà un centro di ricerca e sviluppo sulle specialità ambientali e artistiche della Sardegna.

Ma il G8 sarà una grande opportunità pure per ingegneri e architetti: una decina, sotto i 35 anni, potranno partecipare a un concorso per l'assunzione nella pubblica amministrazione, per un anno. Staranno a contatto con Boeri e Cucinella. Una bella scuola.

SU I FATTI DI GENOVA 2001

Inviato da autonomix | 28 Dic, 2007
GENOVA 2001: (ALTRE) COSE DA NON DIMENTICARE (Network Antagonista Torinese)


Italia, dicembre 2007 - La sentenza di primo grado nel processo contro i 25 manifestant* che nelle giornate del G8 del 2001 hanno protestato contro le logiche e gli effetti della globalizzazione capitalista hanno rappresentato una cattiva notizia annunciata. Tuttavia alcuni aspetti della sentenza possono stimolare riflessioni non banali su aspetti che crediamo siano passati in secondo piano negli interventi di queste settimane.
Se la decisione del tribunale di Genova di condannare sostanzialmente tutti gli imputati (uno soltanto è stato assolto) fa da sfondo al messaggio politico generale (i manifestanti hanno avuto torto, lo stato ha avuto ed ha, a posteriori, ragione), un aspetto che non andrebbe sottovalutato è quello relativo alla notevole differenza tra le richieste formulate dall’accusa e le pene effettivamente comminate. Non si tratta della differenza complessiva degli anni di carcere destinati agli imputati, quanto piuttosto delle differenze nella distribuzione delle pene.
Se la tesi della procura di Genova era che tutti gli imputati (e di riflesso tutti i manifestanti “ignoti” che presero parte agli episodi in esame) fossero ugualmente colpevoli, e perciò dovessero ricevere condanne sostanzialmente uniformi, i giudici hanno voluto contestare questa impostazione. In particolare, secondo il tribunale, si tratta di distinguere due entità politiche: il “corteo di via Tolemaide” e il “Black Block”. Tanto i manifestanti che in via Tolemaide hanno resistito alle cariche dei carabinieri quanto coloro che altrove hanno praticato azioni dirette e hanno risposto alle cariche sono cioè colpevoli, ma in modo diverso: mentre per i primi si delinea una lesione “tradizionale” dell’ordine pubblico (qualificabile come resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, danneggiamento, travisamento, ecc.), nel secondo caso scatta la condanna per il ben più grave reato di devastazione e saccheggio. La conseguenza è che mentre gli imputati di via Tolemaide ricevono in primo grado condanne tipiche, a livello quantitativo, per i militanti delle aree antagoniste che vengono processati per scontri di piazza (in particolare si tratta di pene inferiori alla soglia significativa dei 2-3 anni), i presunti appartenenti al Black Block vengono puniti con periodi di reclusione che giungono fino e oltre gli 11 anni, e in tre casi si applicano immediatamente misure di libertà vigilata in attesa del secondo grado.

La tesi fatta propria dai giudici differisce da quella dei PM perché circoscrive la paranoia cospirativa al solo Black Block, o comunque a chi è processato per fatti che non sono quelli di via Tolemaide e immediati dintorni. Là si sarebbe trattato di atti illegali commessi contro agenti dei CC e contro l’arredo urbano in presenza di uno scontro – peraltro determinato da una carica che i giudici considerano piuttosto apertamente essere stata illegittima –, mentre nell’altro caso si ravvisa una scelta non imposta dalla circostanza di una carica, ma predeterminata.
Come abbiamo scritto e ribadito più volte fin dal luglio 2001, la nostra lettura dei fatti di Genova tende a oltrepassare criticamente le distinzioni scolastiche e le astrazioni formali rispetto agli episodi di resistenza e azione diretta di quei giorni, che sono tutti da valorizzare politicamente e storicamente, siano essi avvenutoin corso Torino, in via Tolemaide o altrove. Le azioni dirette, le barricate e le resistenze contro carabinieri, polizia e guardia di finanza sono state praticate da migliaia e migliaia di persone e da centinaia di soggetti politici più o meno strutturati, provenienti da percorsi politici e storie geografiche molto differenti. Che i giudici, d’altro lato, scrivano oggi una storia diversa, sia nel tentativo di criminalizzare le lotte nel loro complesso, sia praticando distinzioni forzose nella ricerca di capri espiatori, non stupisce. Quello che stupisce è invece che nessuno abbia rilevato con quale precisione la tesi del tribunale sia sovrapponibile alla narrazione giornalistica dei fatti di Genova che si è imposta già durante i fatti, e non è più cambiata. Una narrazione che purtroppo è stata avallata anche da importanti settori del movimento.
Secondo questa versione da una parte ci furono manifestanti (divisi in associazioni, partiti e disobbedienti) e dall’altra il Black Block. Stando a quanto scritto anche in molti opuscoli e libri comparsi dopo il G8, il BB sarebbe stato un attore estraneo e ambiguo, e ancora nelle ricostruzioni giornalistiche recenti (come i documentari a cura di Minoli e Lucarelli per la Rai), siamo in presenza del mito di un BB compatto e militarizzato, tutto intento a cospirare anzitutto contro gli altri manifestanti, magari in combutta con la polizia. (Le immagini che ritraggono presunti infiltrati non spiegano peraltro in che senso essi “farebbero parte” del “Black Block”, senza contare che lo stesso ministero degli interni ha più volte ammesso di aver messo in atto tentativi di infiltrazione in ogni settore del movimento).

La verità è che la caccia al capro espiatorio è iniziata molto prima di questa sentenza, e questa sentenza la rispecchia piuttosto tristemente. I politici del PRC che si vantavano sui giornali di aver indicato per telefono alla polizia la posizione dei “devastatori”, Giuliano Giuliani che – nessuno ha mai capito a quale titolo – insultava le compagne e i compagni dalle colonne dei quotidiani (in attesa di poter ben presto stringere davanti ai riflettori la mano ad alti funzionari della PS) sono stati accompagnati da dichiarazioni degli organizzatori del corteo di via Tolemaide dove si dichiarava di avere le prove che il BB aveva agito su indicazione dei carabinieri, e si indicavano curiosamente tutta una serie di manifestanti come “estranei al movimento”.
Il Manifesto ha continuato per settimane a coprire di insulti, illazioni e menzogne un BB invero molto generico, dove venivano catalogati tutti i “neri” (la maggior parte dei quali come è noto non vestivano affatto di nero) che avevano rovinato il progetto iniziale di giornate festose, pacifiche e colorate (leggi compatibili). Gli stessi film prodotti nel 2001 e distribuiti dal Manifesto mettono in risalto le presunte ambiguità politiche del BB, fino ad alludere addirittura a una matrice fascista degli atti compiuti dai soggetti non inquadrabili nelle strutture del GSF. Poche settimane dopo un personaggio di spicco del Sisde, appena nominato da Prodi e probabilmente su sua indicazione (come ricostruito dettagliatamente dalla stampa nazionale alcuni mesi fa) inventa la bufala di infiltrazioni neonaziste tra i manifestanti “violenti”, e viene divulgata l’ennesima menzogna.

Alla fine dei conti, però, il prezzo più alto lo stanno pagando proprio alcuni dei cosiddetti “violenti”, quelli cioè che stavano per scelta fuori del GSF, cioè dalla variegata congerie di personaggi e organizzazioni oggi in gran parte interni al sistema di governo del centro-sinistra, che hanno ben presto lasciato i cortei per le poltrone, che di fatto hanno impedito ai successivi movimenti contro la guerra di imboccare una strada conflittuale e costruita su una critica viva e lontana dalla retorica, che in alcuni casi hanno sfilato in seguito in favore all’invio di truppe italiane in Libano (o ce le hanno mandate, come hanno contribuito coi loro partiti alla prosecuzione dell’occupazione dell’Afghanistan).
Chi paga di più invece oggi sono proprio quelli che, secondo qualche mente fantasiosa e nella maggior parte dei casi disonesta, avrebbero agito soggettivamente o oggettivamente in favore della repressione del movimento, quindi nell’interesse del potere. E perché, allora, il potere oggi li condanna? E perché chi già allora li condannò, oggi è al potere?
Anche questi interrogativi meritano una riflessione storica, perché la storia del movimento è storia di tutto il movimento: comprende anche i soggetti scomodi da ricordare o analizzare, per una ragione (aver usato il movimento per fini estranei ad esso, magari con il supporto di parti di esso) o per l’altra (aver arricchito il movimento di una pluralità di forme di lotta, anche fuori dalle regole pattuite dal GSF con i responsabili dell’ordine pubblico). L’esercizio della memoria, insomma, è foriero di difficoltà e omissioni per i nostri nemici ma – se profondo e critico – anche per la stessa soggettività politica che, in forme spesso problematiche, ha cercato di affrontarli come tali in quelle giornate.

Network Antagonista Torinese
(csoa Askatasuna - csa Murazzi - collettivo universitario autonomo)

SUPPORTO LEGALE

Inviato da autonomix | 15 Dic, 2007
  

cuore La sentenza del processo contro 25 manifestanti per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, ha deciso qual è il prezzo che si deve pagare per esprimere le proprie idee e per opporsi allo stato di cose presenti: 110 anni di carcere. Il tribunale del presidente Devoto e dei giudici a latere Gatti e Realini, non ha avuto il coraggio di opporsi alla feroce ricostruzione della storia collettiva ad uso del potere che i pm Andrea Canciani e Anna Canepa gli ha richiesto di avvallare.
Anzi, ha fatto di peggio. Ha scelto di sentenziare che c'è un modo buono per esprimere il proprio dissenso e un modo cattivo, che ci sono forme
compatibili di protesta e forme che vanno punite alla stregua di un reato di guerra.
Per completare l'opera ha anche fornito una consolazione a fine processo per i difensori e gli "onesti cittadini", chiedendo la trasmissione degli atti per le false testimonianze di due carabinieri e due poliziotti, un contentino con cui non si allevia il peso della sentenza e il cui senso di carità a noi non interessa.

Il tribunale di Genova ha scelto di assecondare tutte quelle forze politiche, tutti quei benpensanti, tutti quegli avvocati, che - coscientemente - speravano che pochi, ancora meno dei 25 imputati, fossero condannati per poter tirare un sospiro di sollievo, per poter sapere dove puntare il proprio dito grondante morale e coscienza sporca. L'uso del reato di devastazione e saccheggio per condannare fatti avvenuti durante una manifestazione politica apre la strada a un'operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Nessuno di coloro che era a Genova nel 2001 e che ha costruito carriere sulle parole d'ordine di Genova, salvo poi tradirle con ogni voto e mezzo necessario, ha voluto schierarsi contro questa operazione assurda e strumentale: nessuno, o quasi, in tutto l'arco del centro sinistra al governo ha saputo dire che a Genova, tra coloro i quali oggi sono stati condannati ad anni di galera, avrebbe dovuto esserci tutti quanti hanno partecipato a quelle giornate.

La stessa cosa è stata portata avanti anche da molti dei movimenti, e molte delle persone che hanno cercato di sabotare i contenuti della manifestazione che solo tre settimane fa, il 17 novembre, ha riempito le strade di Genova: hanno voluto annebbiare le persone su chi fossero coloro che si battevano per un modello di vita e di società diverso, e chi difendeva il modello che viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni; hanno voluto confondere le acque, forse perché anche la loro dignità è confusa. E allora decine di comunicati sulle possibili Commissioni Parlamentari, sulla Verità e sulla Giustizia, e troppe poche parole su 25 persone che stavano avviandosi a diventare capri espiatori di un potere che ha avuto paura.
Genova però non si cancella con il revisionismo a mezzo procura, né con le pelose scelte di comodo e gli scheletri nascosti negli armadi. Le 80.000 persone che lo scorso 17 novembre hanno sfilato per le vie di Genova, non chiedevano una Commissione Parlamentare, bensì che 25 persone non diventassero il paravento dietro cui seppellire un passaggio storico scomodo, che ha messo in discussione l'attuale sistema di vita e di società. Siamo convinti che quelle 80.000 persone ci ascoltano e non permetteranno a un'aula di tribunale di espropriare la propria memoria e devastare le vite di 24 persone.
A maggior ragione oggi, con una sentenza che cerca di schiacciarci e farci vergognare di quello che siamo stati e quello che abbiamo vissuto, di dipingere quei momenti di rivolta a tinte fosche anziché con la luce e la dignità che meriterebbero i momenti più genuini che esprimono la volontà popolare, noi diciamo che non ripudieremo nulla, che non chiederemo scusa di nulla, perché non c'è nulla di cui ci pentiamo o di cui sentiamo di dover parlare in termini diversi che del momento più alto della nostra vita politica.

Noi pensiamo che tutti coloro che erano a Genova dovrebbero gridare: in ogni caso nessun rimorso. Nessun rimorso per le strade occupate dalla rivolta, nessun rimorso per il terrore dei grandi asserragliati nella zona rossa, nessun rimorso per le barricate, per le vetrine spaccate, per le protezioni di gommapiuma, per gli scudi di plexiglas, per i vestiti neri, per le mani bianche, per le danze pink, nessun rimorso per la determinazione con cui abbiamo messo in discussione il potere per alcuni giorni.
Lo abbiamo detto il giorno dopo Genova, e in tutti questi anni: la memoria è un ingranaggio collettivo che non può essere sabotato. E per tutto quello che Genova è stata e ha significato noi non proveremo nessun rimorso. Oggi, come ieri e domani, ripeteremo ancora che la Storia siamo Noi. Oggi, come ieri e domani, diremo di nuovo: in ogni caso nessun rimorso.

NO G8 2009! IL G8 TORNA IN ITALIA ALLA MADDALENA

Inviato da autonomix | 15 Dic, 2007

Perchè dire no al G8

Comitato per il No al G8

Gli otto capi di stato o di governo dei paesi più industrializzati del mondo, i G8, hanno deciso di incontrarsi a La Maddalena nella primavera del 2009.   
In continuità con le politiche del passato vogliono perpetuare, accentuandole, le differenze economiche e culturali che esistono tra i paesi ricchi e quelli poveri, sia con la pratica delle guerre sia attraverso lo sfruttamento esclusivo e dissennato delle risorse del pianeta.
Non potendo dire espressamente queste cose, le hanno sempre mistificate affermando che le guerre che conducono sono azioni di prevenzione contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Nei giorni delle loro riunioni hanno blindato le città ospitanti trasformandole in luoghi assediati.
Hanno usato le provocazioni di gruppi estranei ai movimenti pacifisti per legittimare la repressione di cui sono capaci.
Così hanno fatto a Genova dove le forze dell’ordine hanno scritto una delle pagine più indecorose della loro storia.
Insensibili davanti allo sdegno popolare per la violenza usata contro i manifestanti adesso vogliono venire a La Maddalena.
Evidentemente ritengono che trattandosi di un’isola di piccole dimensioni sarà più facile evitare la contestazione dei soliti ‘facinorosi’.
Sembra incredibile che i nostri governi, sia nazionale che regionale, considerino questa scelta un evento storico di grande importanza, addirittura un risarcimento per i danni subiti dai maddalenini nel corso di questi decenni.
L’ipotesi che l’organizzazione del G8 a La Maddalena consentirà l’uso di risorse da destinare alla crescita dell’occupazione è ingannevole: gli investimenti di cui si parla saranno finalizzati alla riconversione turistica dell’intero arcipelago, mentre in tutta l’isola le attività legate all’agricoltura, alla pastorizia e all’industria subiranno un ulteriore ridimensionamento.
Le nuove possibilità di lavoro saranno poche e limitate nel tempo, e quando sarà terminata la costruzione degli alberghi a 5 stelle ci troveremo con una nuova area della nostra isola sottratta all’uso dei cittadini sardi e consegnata ai signori delle speculazioni edilizie. L’estensione della Costa Smeralda arriverà così sino all’arcipelago maddalenino.
La nostra critica al G8 non si esaurisce nella opposizione politica a un sistema di governo planetario inaccettabile.
Progettiamo perciò, per la Sardegna e per i cittadini sardi, un’area di pace con politiche di sviluppo sostenibili e non compatibili con i progetti dei protagonisti delle guerre e delle speculazioni.
Per queste ragioni riteniamo indispensabile che tutte le forze che si oppongono a questa iniziativa (partiti, movimenti, associazioni ecc.) trovino al più presto un’occasione di incontro per definire un programma di lavoro puntuale ed efficace. La creazione di una rete che metta in collegamento le diverse realtà che operano nel territorio isolano ci sembra una prima tappa di questo lavoro che noi COMITATO PER IL NO AL G8 stiamo iniziando.

Prime adesioni:
Associazione Cagliari città ciclabile
Associazione Cento fiori
Associazioni del Comitato per il no alla statutaria
Associazione Luigi Pintor
Associazione Peppino Asquer
Cagliari Social Forum
Comitato sardo Gettiamo le basi
Cobas
Altragricoltura
Sinistra critica

REPORT:GIORNATE DI CAOS AL G8..SIAMO IN PARTENZA..BREVE CONSIDERAZIONE

Inviato da autonomix | 8 Giu, 2007

ci troviamo al media center di ROSTOCK..

TRA POKO INIZIERA L ULTIMO BLOCCO..

SCUSATE LA SCRITTURA MA SI VA DI FRETTA SEMPRE QUI..

NON ABBIAMO PÜOTUTO SCRIVERE SEMPRE PERCHE LE GIORNATE SONO STATE TROPPO CAOTICHE E DIGFFICILI..

ERANO ANNI CHE NON SI VEDEVA UN ACCANIMENTO COSI REPRESSIVO DELLA POLIYZIA..CIOE CI SONO CONTINUE PERQUISIZIONI E LIMITAZIONI AL DIRITTO DI MOVIMENTO..SIAMO SEMPRE SCORTATI DA CORDONI DI GUARDIE IN ASSETTO ANTI SOMMOSSA..A VOLTE BLOCCANO TRENI E TRAM PER NON PERMETTERCI DI MUOVERCI..

I BLOCCHI PERO GLI ANNO MESSI IN CRISI..IL SEI ATTRAVERSO I CAMPI E I BOSCHI ABBIAMO TENUTO IN PANNE LA POLIZIA PER ORE E BLOCCATO STRADE..ALTRI HANNO RAGGIUNTO LA ZONA ROSSAA..

IERI BARRICATE OVUNQUE

OGGI GLI ULTIMI BLOCCHI

GRECI SPAGNOLI E ITALIANI SEMPRE ASSIEME..E LA PULA AVEVA SEMPRE TIMORE CHE QUESTE 3 NAZIONI SI POTEVANO UNIRE IN UN UNICO BLOCCO E CERCAVANO DI NON FAR ACCADERE CIO..MA PUNTUALMENTE CI SIAMO UNITI..E IL 2 GIUGNO ABBIAMO LOTTATO ASSIEME PER DIFENDERE LA PIAZZA E IL RISULTATO SI E VISTO..

FOTO E VIDEO NE ABBIAMO A IOSA

LUNEDI SARANNO CARICATI SU QUESTO SITO TUTTI I VIDEO E LE FOTO...

NON PERDETELI..

SOPRATTUTTO QUELLA DEL 2 GIUGNO.-.-.QUESTO  LßUNICO SITO ITALIANO CON 25 MINUTI DI VIDEO DEL 2 GIUGNO FREE PRESS E DA SCARICARE GRATIS,,,

 

ORA SI VA A BLOCCARE ANCORA ROSTOCK..

AH, IERI 50 NAZI ANNO PROVATO A D ENTRARE AL CONVERGE CENTER..

POVERELLI SONO STATI CACCIATI IN 2 MINUTI ANCHE DALLE FGUIARDIE..CHE CRETINI!

 

ORA BLOCCO A BAD DOBERAN

 

 

scontri oggi a rostock.ora siamo al campeggio

Inviato da autonomix | 2 Giu, 2007

scontri incredibili in piazza

duecento arresti

45 feriti

2 compagni gravi

abbiamo video e foto

tra un po aggiornamenti

ora la polizia e qui fuori il campeggio

 

porco dio e un casino