G8/Genova 2001] Il Pm: "Scuola Diaz: fu un massacro!"

Inviato da autonomix | 5 Lug, 2008
[G8/Genova 2001] Il Pm: "Scuola Diaz: fu un massacro!"


Genova, 4 luglio 2008 - Non usa mezzi termini il pubblico ministero Francesco Cardona Albini descrivendo l'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001, all'inizio della requisitoria nel processo che vede imputati 29 poliziotti, tra cui dirigenti e alti vertici.

"E' stato un massacro": questa la sintesi della sua requisitoria oggi in aula a Genova. "E' stato questo massacro - ha aggiunto Cardona - e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, di varie nazionalità, che prima neppure si conoscevano".
Il pubblico ministero si è poi soffermato nella descrizione dei pestaggi subiti da molt* compagn*  in quel lontano (quanto vicino) 21 luglio 2001: sullo sfondamento dei cancelli delle scuole da parte dei poliziotti, ripreso da telecamere poste sul tetto della scuola adiacente Pascoli da parte di cineoperatori che si trovavano al centro stampa.

Il pm ha anche ricostruito cosa avvenne fuori della scuola prima dell'irruzione: giovani picchiati a manganellate perché tentarono di fuggire all'arrivo della polizia. Tra questi il giornalista inglese Mark Cowell che fu poi salvato dall'intervento di un poliziotto. "Mi sembrava di essere un pallone a cui ognuno voleva dare un calcio" ha riferito il giornalista presente in aula che quella sera riportò la rottura della mascella e di tutti i denti.

Identificato l’agente che ha per primo sfondato le porte della Diaz. Sarebbe un agente del settimo nucleo sperimentale di Roma. Il reato di porto di armi da guerra viene invece contestato al vicequestore Pietro Troiani e all'autista Michele Burgio che, secondo la tesi dell'accusa, portarono le due bottiglie molotov dentro la scuola come "falsa prova" a carico dei 93 manifestanti arrestati.

Il pm ha inoltre citato il prefetto Ansoino Andreassi, responsabile del G8 a Genova fino all'arrivo del prefetto Arnaldo La Barbera, che nella sua deposizione spiegò che all'origine della perquisizione nella scuola Diaz vi fu la ricerca da parte delle forze dell'ordine del riscatto del loro operato e della loro immagine offuscata dai disordini e dalla morte di Carlo.
Andreassi inoltre rivelò che l'azione fu decisa dai vertici presenti a Genova. Il pm ha anche contestato la presunta sassaiola da parte degli occupanti la scuola Diaz contro una pattuglia della polizia. Sassaiola che è stato il motivo addotto dai vertici della polizia per decidere l'irruzione nella scuola che sfociò nella "macelleria messicana" e nell'arresto di 93 manifestanti.- Lesioni gravi, fratture di arti, ematomi, contusioni, traumi cranici, ferite.


I lavori del G8 coperti dal segreto di Stato

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008

da La Nuova Sardegna 22/03/2008

di Guido Piga

Prodi firma l'ordinanza che comprende gli appalti e la deroga al piano paesaggistico

LA MADDALENA. Sulle opere per il G8 arriva il segreto di Stato. Ieri Romano Prodi ha firmato un'altra ordinanza, sarà pubblicata oggi sulla Gazzetta ufficiale. Guido Bertolaso, commissario straordinario dell'evento, avrà maggiori poteri. Soprattutto sugli appalti per l'arsenale e l'ospedale militare, su come verranno fatti i lavori, su chi li farà e come, su chi fornirà materiali e servizi. Molte le deroghe alle leggi statali e regionali.
Quello di apporre il segreto è un atto necessario e motivato. Il presidente del consiglio Prodi ha esteso a tutti i lavori del G8, comprese le forniture e i servizi, la «qualificazione di riservatezza e segretezza». E lo ha fatto spiegando che tutto deve essere fatto con la «massima sicurezza», soprattutto per la presenza dei più importanti leader politici del mondo. E, altro particolare fondamentale, con la «somma urgenza».

Il G8 alla Maddalena è tra poco più di un anno, non è più possibile perdere tempo. In ballo c'è l'immagine dell'Italia, chiamata a dare prova di grandi capacità organizzative e, anche, a riscattare la pessima prova dell'ultimo vertice organizzato a casa propria: quello tragico del luglio 2001 a Genova.
Dunque pieni poteri a Bertolaso ma, passaggio politicamente rilevante, sempre usati d'intesa con il presidente della Regione. Su questo non ci sono incertezze: anche nell'ordinanza pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale, è riconosciuto il ruolo di primo piano affidato a Soru per l'imponente riconversione economica e sociale che cambierà la faccia della Maddalena.
«Ma, attenzione - fanno sapere da palazzo Chigi e dallo staff di Bertolaso - la segretezza non vorrà dire assenza di informazione. Anzi, Bertolaso vuole dare la massima pubblicità a tutti gli atti che prenderà». Dopo ogni decisione, ci sarà la comunicazione ufficiale. Un segnale di trasparenza che vuole essere, insieme all'ecosostenibilità, la cifra caratterizzante del G8.

La segretezza con cui Bertolaso potrà operare è prevista dal codice sui contratti pubblici. Quando di mezzo c'è la sicurezza dello Stato, opere, servizi e forniture possono essere eseguiti in deroga. Non ci sarà pubblicità sugli appalti per la riconversione dell'arsenale, dell'ospedale militare, della caserma Faravelli e delle officine Sauro.

Bertolaso potrà fare una «gara informale», invitando a presentare le loro proposte almeno cinque importanti imprese. Una di queste, o un consorzio di queste, avrà il ruolo di general contractor: in Italia è una qualifica che hanno solo 23 aziende, tra queste Impregilo e Astaldi, le prime due nel settore delle costruzioni. Il general contractor avrà la responsabilità di realizzare le opere nei tempi previsti (anticipando i soldi), facendo ricorso ai subappalti. Una possibilità che apre le porte alla partecipazione delle imprese maddalenine e sarde in generale.

Bertolaso, però, non farà le cose da solo. Sarà affiancato da una "struttura di missione" che lavora sotto la direzione della presidenza del consiglio e, per i casi specifici, sotto la guida della protezione civile. Ma la nuova ordinanza, che amplia quella firmata da Prodi nel novembre del 2007, prevede anche un'altra figura cui il commissario straordinario potrà fare ricorso: quella del soggetto attuatore. E' un ruolo-chiave: dovrà seguire le procedure per l'affidamento dei lavori, dei servizi e delle forniture, la stipula dei contratti, la direzione dei lavori e il controllo della spesa pubblica. Avrà a sua volta il potere di derogare alle leggi statati (in primis quella sui contratti pubblici) e regionali. Alcuni esempi. Non dovrà seguire le norme che disciplinano la posa di cavi e la realizzazione di condotte, il trasporto dei rifiuti, la realizzazione di impianti di smaltimento. E così avverrà anche per la valutazione d'impatto ambientale. Si farà su tutte le opere, è bene rimarcarlo. Verranno accorciati solo i tempi della procedura, che saranno ridotti della metà. Ma, vista la «somma urgenza», Bertolaso (o il soggetto attuatore) potrà comunque affidare i lavori senza la valutazione, imponendo poi al general contractor le «prescrizioni che dovessero essere impartite a
seguito della compiuta valutazione d'impatto ambientale». Questo permetterà al commissario di mantenere gli impegni presi: i cantieri per il G8 apriranno il 1° aprile.

A essere derogato sarà anche il piano paesaggistico regionale. Bertolaso potrà non tenere conto di una serie di articoli, dall'attuazione del piano alla disciplina transitoria, per finire con le prescrizioni sui "manufatti storico culturali". Ma, l'ordinanza è chiara, lo dovrà fare in «raccordo con il presidente della Regione autonoma della Sardegna». Il G8 non violerà lo statuto speciale, semmai - è il caso del trasferimento dei beni dallo Stato - ha contribuito enormemente a farlo applicare. E infatti, a parte tutte le altre opere pubbliche che saranno inserite nelle ordinanze di Bertolaso, come l'allungamento della pista dell'aeroporto di Olbia dopo il 2009, Soru ha ottenuto ciò che voleva per un bene strategico: il comprensorio di Punta Rossa, a Caprera, diventerà un centro di ricerca e sviluppo sulle specialità ambientali e artistiche della Sardegna.

Ma il G8 sarà una grande opportunità pure per ingegneri e architetti: una decina, sotto i 35 anni, potranno partecipare a un concorso per l'assunzione nella pubblica amministrazione, per un anno. Staranno a contatto con Boeri e Cucinella. Una bella scuola.

SU I FATTI DI GENOVA 2001

Inviato da autonomix | 28 Dic, 2007
GENOVA 2001: (ALTRE) COSE DA NON DIMENTICARE (Network Antagonista Torinese)


Italia, dicembre 2007 - La sentenza di primo grado nel processo contro i 25 manifestant* che nelle giornate del G8 del 2001 hanno protestato contro le logiche e gli effetti della globalizzazione capitalista hanno rappresentato una cattiva notizia annunciata. Tuttavia alcuni aspetti della sentenza possono stimolare riflessioni non banali su aspetti che crediamo siano passati in secondo piano negli interventi di queste settimane.
Se la decisione del tribunale di Genova di condannare sostanzialmente tutti gli imputati (uno soltanto è stato assolto) fa da sfondo al messaggio politico generale (i manifestanti hanno avuto torto, lo stato ha avuto ed ha, a posteriori, ragione), un aspetto che non andrebbe sottovalutato è quello relativo alla notevole differenza tra le richieste formulate dall’accusa e le pene effettivamente comminate. Non si tratta della differenza complessiva degli anni di carcere destinati agli imputati, quanto piuttosto delle differenze nella distribuzione delle pene.
Se la tesi della procura di Genova era che tutti gli imputati (e di riflesso tutti i manifestanti “ignoti” che presero parte agli episodi in esame) fossero ugualmente colpevoli, e perciò dovessero ricevere condanne sostanzialmente uniformi, i giudici hanno voluto contestare questa impostazione. In particolare, secondo il tribunale, si tratta di distinguere due entità politiche: il “corteo di via Tolemaide” e il “Black Block”. Tanto i manifestanti che in via Tolemaide hanno resistito alle cariche dei carabinieri quanto coloro che altrove hanno praticato azioni dirette e hanno risposto alle cariche sono cioè colpevoli, ma in modo diverso: mentre per i primi si delinea una lesione “tradizionale” dell’ordine pubblico (qualificabile come resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, danneggiamento, travisamento, ecc.), nel secondo caso scatta la condanna per il ben più grave reato di devastazione e saccheggio. La conseguenza è che mentre gli imputati di via Tolemaide ricevono in primo grado condanne tipiche, a livello quantitativo, per i militanti delle aree antagoniste che vengono processati per scontri di piazza (in particolare si tratta di pene inferiori alla soglia significativa dei 2-3 anni), i presunti appartenenti al Black Block vengono puniti con periodi di reclusione che giungono fino e oltre gli 11 anni, e in tre casi si applicano immediatamente misure di libertà vigilata in attesa del secondo grado.

La tesi fatta propria dai giudici differisce da quella dei PM perché circoscrive la paranoia cospirativa al solo Black Block, o comunque a chi è processato per fatti che non sono quelli di via Tolemaide e immediati dintorni. Là si sarebbe trattato di atti illegali commessi contro agenti dei CC e contro l’arredo urbano in presenza di uno scontro – peraltro determinato da una carica che i giudici considerano piuttosto apertamente essere stata illegittima –, mentre nell’altro caso si ravvisa una scelta non imposta dalla circostanza di una carica, ma predeterminata.
Come abbiamo scritto e ribadito più volte fin dal luglio 2001, la nostra lettura dei fatti di Genova tende a oltrepassare criticamente le distinzioni scolastiche e le astrazioni formali rispetto agli episodi di resistenza e azione diretta di quei giorni, che sono tutti da valorizzare politicamente e storicamente, siano essi avvenutoin corso Torino, in via Tolemaide o altrove. Le azioni dirette, le barricate e le resistenze contro carabinieri, polizia e guardia di finanza sono state praticate da migliaia e migliaia di persone e da centinaia di soggetti politici più o meno strutturati, provenienti da percorsi politici e storie geografiche molto differenti. Che i giudici, d’altro lato, scrivano oggi una storia diversa, sia nel tentativo di criminalizzare le lotte nel loro complesso, sia praticando distinzioni forzose nella ricerca di capri espiatori, non stupisce. Quello che stupisce è invece che nessuno abbia rilevato con quale precisione la tesi del tribunale sia sovrapponibile alla narrazione giornalistica dei fatti di Genova che si è imposta già durante i fatti, e non è più cambiata. Una narrazione che purtroppo è stata avallata anche da importanti settori del movimento.
Secondo questa versione da una parte ci furono manifestanti (divisi in associazioni, partiti e disobbedienti) e dall’altra il Black Block. Stando a quanto scritto anche in molti opuscoli e libri comparsi dopo il G8, il BB sarebbe stato un attore estraneo e ambiguo, e ancora nelle ricostruzioni giornalistiche recenti (come i documentari a cura di Minoli e Lucarelli per la Rai), siamo in presenza del mito di un BB compatto e militarizzato, tutto intento a cospirare anzitutto contro gli altri manifestanti, magari in combutta con la polizia. (Le immagini che ritraggono presunti infiltrati non spiegano peraltro in che senso essi “farebbero parte” del “Black Block”, senza contare che lo stesso ministero degli interni ha più volte ammesso di aver messo in atto tentativi di infiltrazione in ogni settore del movimento).

La verità è che la caccia al capro espiatorio è iniziata molto prima di questa sentenza, e questa sentenza la rispecchia piuttosto tristemente. I politici del PRC che si vantavano sui giornali di aver indicato per telefono alla polizia la posizione dei “devastatori”, Giuliano Giuliani che – nessuno ha mai capito a quale titolo – insultava le compagne e i compagni dalle colonne dei quotidiani (in attesa di poter ben presto stringere davanti ai riflettori la mano ad alti funzionari della PS) sono stati accompagnati da dichiarazioni degli organizzatori del corteo di via Tolemaide dove si dichiarava di avere le prove che il BB aveva agito su indicazione dei carabinieri, e si indicavano curiosamente tutta una serie di manifestanti come “estranei al movimento”.
Il Manifesto ha continuato per settimane a coprire di insulti, illazioni e menzogne un BB invero molto generico, dove venivano catalogati tutti i “neri” (la maggior parte dei quali come è noto non vestivano affatto di nero) che avevano rovinato il progetto iniziale di giornate festose, pacifiche e colorate (leggi compatibili). Gli stessi film prodotti nel 2001 e distribuiti dal Manifesto mettono in risalto le presunte ambiguità politiche del BB, fino ad alludere addirittura a una matrice fascista degli atti compiuti dai soggetti non inquadrabili nelle strutture del GSF. Poche settimane dopo un personaggio di spicco del Sisde, appena nominato da Prodi e probabilmente su sua indicazione (come ricostruito dettagliatamente dalla stampa nazionale alcuni mesi fa) inventa la bufala di infiltrazioni neonaziste tra i manifestanti “violenti”, e viene divulgata l’ennesima menzogna.

Alla fine dei conti, però, il prezzo più alto lo stanno pagando proprio alcuni dei cosiddetti “violenti”, quelli cioè che stavano per scelta fuori del GSF, cioè dalla variegata congerie di personaggi e organizzazioni oggi in gran parte interni al sistema di governo del centro-sinistra, che hanno ben presto lasciato i cortei per le poltrone, che di fatto hanno impedito ai successivi movimenti contro la guerra di imboccare una strada conflittuale e costruita su una critica viva e lontana dalla retorica, che in alcuni casi hanno sfilato in seguito in favore all’invio di truppe italiane in Libano (o ce le hanno mandate, come hanno contribuito coi loro partiti alla prosecuzione dell’occupazione dell’Afghanistan).
Chi paga di più invece oggi sono proprio quelli che, secondo qualche mente fantasiosa e nella maggior parte dei casi disonesta, avrebbero agito soggettivamente o oggettivamente in favore della repressione del movimento, quindi nell’interesse del potere. E perché, allora, il potere oggi li condanna? E perché chi già allora li condannò, oggi è al potere?
Anche questi interrogativi meritano una riflessione storica, perché la storia del movimento è storia di tutto il movimento: comprende anche i soggetti scomodi da ricordare o analizzare, per una ragione (aver usato il movimento per fini estranei ad esso, magari con il supporto di parti di esso) o per l’altra (aver arricchito il movimento di una pluralità di forme di lotta, anche fuori dalle regole pattuite dal GSF con i responsabili dell’ordine pubblico). L’esercizio della memoria, insomma, è foriero di difficoltà e omissioni per i nostri nemici ma – se profondo e critico – anche per la stessa soggettività politica che, in forme spesso problematiche, ha cercato di affrontarli come tali in quelle giornate.

Network Antagonista Torinese
(csoa Askatasuna - csa Murazzi - collettivo universitario autonomo)

SUPPORTO LEGALE

Inviato da autonomix | 15 Dic, 2007
  

cuore La sentenza del processo contro 25 manifestanti per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, ha deciso qual è il prezzo che si deve pagare per esprimere le proprie idee e per opporsi allo stato di cose presenti: 110 anni di carcere. Il tribunale del presidente Devoto e dei giudici a latere Gatti e Realini, non ha avuto il coraggio di opporsi alla feroce ricostruzione della storia collettiva ad uso del potere che i pm Andrea Canciani e Anna Canepa gli ha richiesto di avvallare.
Anzi, ha fatto di peggio. Ha scelto di sentenziare che c'è un modo buono per esprimere il proprio dissenso e un modo cattivo, che ci sono forme
compatibili di protesta e forme che vanno punite alla stregua di un reato di guerra.
Per completare l'opera ha anche fornito una consolazione a fine processo per i difensori e gli "onesti cittadini", chiedendo la trasmissione degli atti per le false testimonianze di due carabinieri e due poliziotti, un contentino con cui non si allevia il peso della sentenza e il cui senso di carità a noi non interessa.

Il tribunale di Genova ha scelto di assecondare tutte quelle forze politiche, tutti quei benpensanti, tutti quegli avvocati, che - coscientemente - speravano che pochi, ancora meno dei 25 imputati, fossero condannati per poter tirare un sospiro di sollievo, per poter sapere dove puntare il proprio dito grondante morale e coscienza sporca. L'uso del reato di devastazione e saccheggio per condannare fatti avvenuti durante una manifestazione politica apre la strada a un'operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Nessuno di coloro che era a Genova nel 2001 e che ha costruito carriere sulle parole d'ordine di Genova, salvo poi tradirle con ogni voto e mezzo necessario, ha voluto schierarsi contro questa operazione assurda e strumentale: nessuno, o quasi, in tutto l'arco del centro sinistra al governo ha saputo dire che a Genova, tra coloro i quali oggi sono stati condannati ad anni di galera, avrebbe dovuto esserci tutti quanti hanno partecipato a quelle giornate.

La stessa cosa è stata portata avanti anche da molti dei movimenti, e molte delle persone che hanno cercato di sabotare i contenuti della manifestazione che solo tre settimane fa, il 17 novembre, ha riempito le strade di Genova: hanno voluto annebbiare le persone su chi fossero coloro che si battevano per un modello di vita e di società diverso, e chi difendeva il modello che viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni; hanno voluto confondere le acque, forse perché anche la loro dignità è confusa. E allora decine di comunicati sulle possibili Commissioni Parlamentari, sulla Verità e sulla Giustizia, e troppe poche parole su 25 persone che stavano avviandosi a diventare capri espiatori di un potere che ha avuto paura.
Genova però non si cancella con il revisionismo a mezzo procura, né con le pelose scelte di comodo e gli scheletri nascosti negli armadi. Le 80.000 persone che lo scorso 17 novembre hanno sfilato per le vie di Genova, non chiedevano una Commissione Parlamentare, bensì che 25 persone non diventassero il paravento dietro cui seppellire un passaggio storico scomodo, che ha messo in discussione l'attuale sistema di vita e di società. Siamo convinti che quelle 80.000 persone ci ascoltano e non permetteranno a un'aula di tribunale di espropriare la propria memoria e devastare le vite di 24 persone.
A maggior ragione oggi, con una sentenza che cerca di schiacciarci e farci vergognare di quello che siamo stati e quello che abbiamo vissuto, di dipingere quei momenti di rivolta a tinte fosche anziché con la luce e la dignità che meriterebbero i momenti più genuini che esprimono la volontà popolare, noi diciamo che non ripudieremo nulla, che non chiederemo scusa di nulla, perché non c'è nulla di cui ci pentiamo o di cui sentiamo di dover parlare in termini diversi che del momento più alto della nostra vita politica.

Noi pensiamo che tutti coloro che erano a Genova dovrebbero gridare: in ogni caso nessun rimorso. Nessun rimorso per le strade occupate dalla rivolta, nessun rimorso per il terrore dei grandi asserragliati nella zona rossa, nessun rimorso per le barricate, per le vetrine spaccate, per le protezioni di gommapiuma, per gli scudi di plexiglas, per i vestiti neri, per le mani bianche, per le danze pink, nessun rimorso per la determinazione con cui abbiamo messo in discussione il potere per alcuni giorni.
Lo abbiamo detto il giorno dopo Genova, e in tutti questi anni: la memoria è un ingranaggio collettivo che non può essere sabotato. E per tutto quello che Genova è stata e ha significato noi non proveremo nessun rimorso. Oggi, come ieri e domani, ripeteremo ancora che la Storia siamo Noi. Oggi, come ieri e domani, diremo di nuovo: in ogni caso nessun rimorso.

NO G8 2009! IL G8 TORNA IN ITALIA ALLA MADDALENA

Inviato da autonomix | 15 Dic, 2007

Perchè dire no al G8

Comitato per il No al G8

Gli otto capi di stato o di governo dei paesi più industrializzati del mondo, i G8, hanno deciso di incontrarsi a La Maddalena nella primavera del 2009.   
In continuità con le politiche del passato vogliono perpetuare, accentuandole, le differenze economiche e culturali che esistono tra i paesi ricchi e quelli poveri, sia con la pratica delle guerre sia attraverso lo sfruttamento esclusivo e dissennato delle risorse del pianeta.
Non potendo dire espressamente queste cose, le hanno sempre mistificate affermando che le guerre che conducono sono azioni di prevenzione contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Nei giorni delle loro riunioni hanno blindato le città ospitanti trasformandole in luoghi assediati.
Hanno usato le provocazioni di gruppi estranei ai movimenti pacifisti per legittimare la repressione di cui sono capaci.
Così hanno fatto a Genova dove le forze dell’ordine hanno scritto una delle pagine più indecorose della loro storia.
Insensibili davanti allo sdegno popolare per la violenza usata contro i manifestanti adesso vogliono venire a La Maddalena.
Evidentemente ritengono che trattandosi di un’isola di piccole dimensioni sarà più facile evitare la contestazione dei soliti ‘facinorosi’.
Sembra incredibile che i nostri governi, sia nazionale che regionale, considerino questa scelta un evento storico di grande importanza, addirittura un risarcimento per i danni subiti dai maddalenini nel corso di questi decenni.
L’ipotesi che l’organizzazione del G8 a La Maddalena consentirà l’uso di risorse da destinare alla crescita dell’occupazione è ingannevole: gli investimenti di cui si parla saranno finalizzati alla riconversione turistica dell’intero arcipelago, mentre in tutta l’isola le attività legate all’agricoltura, alla pastorizia e all’industria subiranno un ulteriore ridimensionamento.
Le nuove possibilità di lavoro saranno poche e limitate nel tempo, e quando sarà terminata la costruzione degli alberghi a 5 stelle ci troveremo con una nuova area della nostra isola sottratta all’uso dei cittadini sardi e consegnata ai signori delle speculazioni edilizie. L’estensione della Costa Smeralda arriverà così sino all’arcipelago maddalenino.
La nostra critica al G8 non si esaurisce nella opposizione politica a un sistema di governo planetario inaccettabile.
Progettiamo perciò, per la Sardegna e per i cittadini sardi, un’area di pace con politiche di sviluppo sostenibili e non compatibili con i progetti dei protagonisti delle guerre e delle speculazioni.
Per queste ragioni riteniamo indispensabile che tutte le forze che si oppongono a questa iniziativa (partiti, movimenti, associazioni ecc.) trovino al più presto un’occasione di incontro per definire un programma di lavoro puntuale ed efficace. La creazione di una rete che metta in collegamento le diverse realtà che operano nel territorio isolano ci sembra una prima tappa di questo lavoro che noi COMITATO PER IL NO AL G8 stiamo iniziando.

Prime adesioni:
Associazione Cagliari città ciclabile
Associazione Cento fiori
Associazioni del Comitato per il no alla statutaria
Associazione Luigi Pintor
Associazione Peppino Asquer
Cagliari Social Forum
Comitato sardo Gettiamo le basi
Cobas
Altragricoltura
Sinistra critica

REPORT:GIORNATE DI CAOS AL G8..SIAMO IN PARTENZA..BREVE CONSIDERAZIONE

Inviato da autonomix | 8 Giu, 2007

ci troviamo al media center di ROSTOCK..

TRA POKO INIZIERA L ULTIMO BLOCCO..

SCUSATE LA SCRITTURA MA SI VA DI FRETTA SEMPRE QUI..

NON ABBIAMO PÜOTUTO SCRIVERE SEMPRE PERCHE LE GIORNATE SONO STATE TROPPO CAOTICHE E DIGFFICILI..

ERANO ANNI CHE NON SI VEDEVA UN ACCANIMENTO COSI REPRESSIVO DELLA POLIYZIA..CIOE CI SONO CONTINUE PERQUISIZIONI E LIMITAZIONI AL DIRITTO DI MOVIMENTO..SIAMO SEMPRE SCORTATI DA CORDONI DI GUARDIE IN ASSETTO ANTI SOMMOSSA..A VOLTE BLOCCANO TRENI E TRAM PER NON PERMETTERCI DI MUOVERCI..

I BLOCCHI PERO GLI ANNO MESSI IN CRISI..IL SEI ATTRAVERSO I CAMPI E I BOSCHI ABBIAMO TENUTO IN PANNE LA POLIZIA PER ORE E BLOCCATO STRADE..ALTRI HANNO RAGGIUNTO LA ZONA ROSSAA..

IERI BARRICATE OVUNQUE

OGGI GLI ULTIMI BLOCCHI

GRECI SPAGNOLI E ITALIANI SEMPRE ASSIEME..E LA PULA AVEVA SEMPRE TIMORE CHE QUESTE 3 NAZIONI SI POTEVANO UNIRE IN UN UNICO BLOCCO E CERCAVANO DI NON FAR ACCADERE CIO..MA PUNTUALMENTE CI SIAMO UNITI..E IL 2 GIUGNO ABBIAMO LOTTATO ASSIEME PER DIFENDERE LA PIAZZA E IL RISULTATO SI E VISTO..

FOTO E VIDEO NE ABBIAMO A IOSA

LUNEDI SARANNO CARICATI SU QUESTO SITO TUTTI I VIDEO E LE FOTO...

NON PERDETELI..

SOPRATTUTTO QUELLA DEL 2 GIUGNO.-.-.QUESTO  LßUNICO SITO ITALIANO CON 25 MINUTI DI VIDEO DEL 2 GIUGNO FREE PRESS E DA SCARICARE GRATIS,,,

 

ORA SI VA A BLOCCARE ANCORA ROSTOCK..

AH, IERI 50 NAZI ANNO PROVATO A D ENTRARE AL CONVERGE CENTER..

POVERELLI SONO STATI CACCIATI IN 2 MINUTI ANCHE DALLE FGUIARDIE..CHE CRETINI!

 

ORA BLOCCO A BAD DOBERAN

 

 

scontri oggi a rostock.ora siamo al campeggio

Inviato da autonomix | 2 Giu, 2007

scontri incredibili in piazza

duecento arresti

45 feriti

2 compagni gravi

abbiamo video e foto

tra un po aggiornamenti

ora la polizia e qui fuori il campeggio

 

porco dio e un casino 

report di ieri al bombodromo.g8 2007..siamo ora al camping

Inviato da autonomix | 2 Giu, 2007

Report della prima azione al G8

 

Bombodromo 1 giugno 2007

 

Si parte in macchina dal campeggio di Rostock Fish Arbour. Dopo circa un ora e mezza ed un primo controllo della polizia tedesca arriviamo al concentramento del corteo. Il Bombodromo è una vasta zona verde, con boschi e prati, che dovrebbe essere adibita a mega campo di prove per missili, bombe e aerei cacciabombardieri dall’esercito tedesco e dalla Nato. In pratica ogni anno verrebbero sganciate centinaia e centinaia di bombe a grappolo e persino nucleari a bassa testata. In questa area, soltanto dagli anni ’90, i prati e i boschi hanno trovato pace. Nel cinquantennio precedente l’Armata Rossa Sovietica utilizzava questo suolo a scopi militari; ed ora che la zona è stata riconvertita e resa pubblica, sviluppata anche turisticamente, la si vorrebbe di nuovo riutilizzare per scopi bellici, con l’orrore nucleare e la devastazione ambientale delle bombe a grappolo. Sono sorti comitati cittadini e associazioni dal basso per cercare di fermare l’ennesimo stupro a questa terra. Ed oggi ci si riunisce per ribadire un no netto a questo progetto di morte e devastazione, per una politica ambientale corretta e per lanciare l’ennesimo grido contro l’infamia della guerra globale. Cosi’ come a Vicenza contro la base Dal Molin, a Novara contro gli F35 , a Praga e in tutte quelle città oppresse dalla logica del profitto guerrafondaio dei governi occidentali,l’intento è quello di battersi dal basso contro questi soprusi capitalistici e di unire con un unico filo conduttore le battaglie locali contro le guerre.

Il corteo parte colorato e quello che ci stupisce è l’irriverenza con la quale centinaia di persone deridono le forze dell’ordine, scimmiottando e ridicolizzandoli. Sono vestiti da clown e con un fare allegro e gioioso mettono alle strette i poliziotti accorsi, mettendoli alle strette e giocando con loro, scherzando e prendendoli in giro. Sono fantastici. Vederli all’opera è un qualcosa di speciale e allo stesso punto spettacolare. Sono capaci di capovolgere in pochi attimi l’operato della polizia e di farli diventare piccoli piccoli agli occhi di tutti. Sono strepitosi. Con musica e balli, tra scherzi e divertimento si prosegue lungo il tragitto del corteo, scortati alla testa dalla polizia.

Ma è solo dopo poche centinaia di metri che si entra nel vivo politico della dimostrazione. Il corteo devia improvvisamente, lasciando i poliziotti allibiti e occupando la zona militare del Bombodromo. E’ un azione repentiva e di massa che coglie un po tutti di sorpresa. In pratica si occupa la zona militare, facendo della disobbedienza civile di massa un azione politica ben determinata. Si scavalca il cancelletto che delimita la zona militare e la polizia non puo far altro che restare a guardare dato che la zona è sotto controllo militare e solo l’esercito puo entrare e intervenire. La moltitudine di centinaia e centinaia di persone avanzano fino ad un edificio centrale, posto in mezzo al Bombodromo, occupandolo, colorandolo di rosa, esponendo striscioni contro la gerarchia, contro la guerra globale e soprattutto contro il Bombodromo. Ragazzi col passamontagna e con fazzoletti al collo, salgono sul tetto, dipingendo completamente di rosa tutto lo stabile e scrivendo sui muri. E’ un azione ben coordinata,frutto di buona collaborazione tra i diversi gruppi del movimento. Nel frattempo di fronte l’edificio appena occupato continua ad arrivare gente, i clown non fermano la loro verve e i loro scherzi, i cittadini del comitato spiegano i motivi della loro protesta, una banda musicale suona.

E non finisce qui. Per ribadire che la gente fa sul serio, si decide di rimanere qui a dormire la notte. Non solo un corteo pacifico, non solo l’occupazione del suolo del Bombodromo, non solo aver dipinto di rosa la base centrale e esposto striscioni, ma si resta nella zona militare, disobbedendo alla legge comunale e rimanendo a dormire con tende e quant’altro.

E’ certamente una vittoria del movimento contro il Bombodromo e piu’ in generale contro le guerre e il G8.

Ma e’ solo l’inizio.

I grandi potenti della terra stanno arrivando in Germania e di certo il movimento sta organizzando blocchi e proteste ben studiate.

Oggi è in programma la grande manifestazione a Rostock. Si prospetta di massa e pacifica, ma tutta la città è militarizzata, con camionette ovunque e guardie che fermano e controllano in ogni angolo della città.

Staremo a vedere. Ma di certo l’azione del primo giugno al Bombodromo è un ottimo debutto.

Buonanotte G8.

 

Luca Profenna

Converge Center Rostock

ATTO PRIMO: REPORT DA ROSTOCK: G8 2007. OGGI AZIONE AL BOMBODROMO

Inviato da autonomix | 1 Giu, 2007

sono qui a rostock al converge center.

i compagni fermati ieri sono ad Amburgo al Rote Flora.

Oggi siamo stati al Bombodromo per la dimostrazione antimilitarista.

ho girato un video che domani metterö in rete con annesso l articolo e il reportage completo della giornata.

ora me ne vo a nanna che sono distrutto.

ad oggi a Rostock siamo una decina di compagni italiani.

DOMANI MATTINA AVRETE TUTTO IL REPORT LE FOTO E IL VIDEO:

 

BUONANOTTE A TUTTI E AL G8 

SIAMO APPENA SBARCATI IN GERMANIA:HANNO FERMATO GIA 2 COMPAGNI ITALIANI

Inviato da autonomix | 31 Mag, 2007

MI RITROVO A SCRIVERE ORA AL CONVERGE CENTER DI ROSTOCK.

2 COMPAGNI ITALIANI SONO STATI FERMATI STAMATTINA AD AMBURGO DA GUARDIE TEDESCHE:

ABBIAMO CHIAMATO IL LEGAL NUMBER E CI HANNO DETTO DI STARE TRANQUILLI PERCHE SONO FERMI CHE FANNO DI ROUTINE

L ALTRO COMPAGNO CHE ERA CON ME ORA E TORNATO INDIETRO AD AMBURGO E IO SONO RIMASTO QUI CHE STO ASPETTANDO IL CAMPER DEL GLOBAL PROJECT

SOLO ORA I NUMERI DI MAX E GIOVA SONO TORNATI ATTIVI:QUINDI SPERIAMO STIANO ANCHE LORO  ARRIVANDO QUI A ROSTOCK.

LA SITUAZIONE A ROSTOCK E TRANQUILLA; CE SOLO TANTA POLIZIA ALLA STAZIONE.MA PER IL RESTO I COMPAGNI CI HANNO DATO UN BEL BENVENUTO.

IN SERATA CERCHEREMO DI DARVI NOTIYIE UN PO PIU DETTAGLIATE ANCHE PERCHE PER ORA QUI A ROSTOCK SIAMO SOLO UN GRUPPETTO DI POCHI COMPAGNI E ASPETTIAMO IL RESTO DELLA CIURMA...

 

COLLETTIVO AUTONOMIX