PERQUISIZIONI PER CHI SCIOPERA

Inviato da autonomix | 6 Feb, 2008

repressioneL'assemblea dei lavoratori del porto di Gioia Tauro, tenutasi alla fine dello sciopero di 72 ore continuative che ha visto il 70% degli operativi incrociare le braccia, si è conclusa con la proclamazione di altre 96 ore di sciopero da attuarsi entro il prossimo 30 aprile, con il mantenimento dello stato di agitazione in atto e con il rinnovo della richiesta di apertura di un tavolo negoziale alla MCT (MedCenter Container Terminal) in merito alla vertenza.

Questo nonostante il pesantissimo clima di tensione, conseguenza della volontà del Coordinamento Portuali di Gioia Tauro di attuare la mobilitazione, che ha fatto registrare una serie di attacchi ai lavoratori: le assemblee confederali dalle quali sono uscite pesanti accuse al coordinamento e agli scioperanti, i comunicati "terroristici" della MCT su azioni di vandalismo non denunciati alle autorità giudiziarie, la diffida e messa in mora del coordinamento di Gioia Tauro, di quello nazionale e della segreteria SUL per i danni subiti dalla MCT a seguito degli scioperi, i cordoni della polizia ai presidi per garantire l'incolumità dei non scioperanti e, soprattutto, le 10 perquisizioni a casa di lavoratori portuali, di cui due dirigenti sindacali. Operazioni definite di "ordinaria amministrazione", finalizzate forse a cercare quelle uova marce che il Coordinamento aveva minacciato di tirare addosso ai crumiri visto il periodo carnevalesco.

I criminali di cui stiamo parlando sono degli operai autorganizzati che si sono costituiti in Coordinamento nel dicembre del 2006 perché stanchi di essere rappresentati da CGIL-CISL-UIL-UGL: organizzazioni buone solo a gestire potere, a portare avanti pratiche clientelari e a garantire alla MCT di rabbonire i lavoratori. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la firma sul contratto integrativo, bocciato sonoramente dalle assemblee dei lavoratori con il 99% dei NO. Oggi il 40% degli operativi sono tesserati con il Coordinamento, e anche qui andrebbero rimarcate le pressioni cui vengono sottoposti non solo gli iscritti ma anche chi viene sorpreso - cosa non improbabile dato l'altissimo livello di controllo - a leggere i volantini affissi nella bacheca sindacale, posta in separata sede rispetto quelle degli altri sindacati.

Il Coordinamento, vera forza all'interno del porto, è costretto a lottare per un corretto rapporto di relazioni sindacali, visto che dei sei incontri ufficiali, avuti dalla loro costituzione, è stato redatto un solo verbale, peraltro contestato perché ritenuto non corrispondente al vero.

L'attuale vertenza straordinaria contiene anche delle richieste economiche, un anticipo sui futuri miglioramenti. I lavoratori oggi infatti sono impossibilitati ad ottenere i benefici del premio produttività previsto dal contratto integrativo, a causa dei parametri produttivi irraggiungibili. Sembra assurdo che il porto di Gioia Tauro, tornato leader nel Mediterraneo, che ha registrato un incremento di produttività del 21%, che ha una media di movimentazione dei containers che va dai 40 ai 50 l'ora (rispetto ad una media degli altri porti che si attesta tra i 18 ed i 20 ed in barba a tutti i principi di sicurezza), ha degli operai cui non spetta il premio di produzione. Chi è allora che produce? I colletti bianchi che sono andati a lavorare e hanno accusato gli scioperanti di volere il male della piana di Gioia Tauro? I crumiri, appena il 30% degli operativi, costretti a garantire in queste giornate di sciopero più mansioni (anche non avendo l'abilitazione) e turni di straordinario, per qualche spicciolo elargito a discrezione di MCT e sindacati? Non è difficile capire chi andrebbe ringraziato per il conseguimento di questi risultati di eccellenza!

Rinnoviamo la nostra piena solidarietà e la nostra vicinanza al Coordinamento Portuali, a questi lavoratori che lottano nel tentativo di migliorare le loro condizioni di lavoro e di ottenere ciò che gli spetta, non certamente per chiedere di partecipare alla spartizione della torta.

Ribadiamo la nostra solidarietà a quelle 10 famiglie che, trattate alla stregua dei peggiori ‘ndranghetisti, si sono viste piombare in casa le forze dell'ordine. L'ordine che piace alla Confindustria.

 

C.S.O.A.   A. Cartella

www.csoacartella.org 

SULLA MANIFESTAZIONE DI COSENZA DEL 2 FEBBRAIO..

Inviato da autonomix | 3 Feb, 2008

[Comunicato Coordinamento LiberiTutti]

 

Assolutamente un successone

Non potremmo definire altrimenti la manifestazione nazionale di sabato, non potrebbe passare diversamente agli archivi della memoria nostra e della città tutta.

Chi, dal basso o dall’alto, ha pensato bene di provare a gettare discredito sul risultato ottenuto dal movimento dei movimenti, sceso festosamente in piazza, lo ha fatto certo non per amor di cronaca o di responsabilità ma perché, i pennivendoli cosentini tutti, assolutamente funzionali alla realizzazione dei piani criminosi che si perpetrano in questa città, non possono certo tradire le aspettative dei loro finanziatori/fiancheggiatori occulti, spesso i soggetti contro i quali, il movimento cosentino si scaglia nel combattere le sue battaglie per le libertà e la giustizia sociale.

Ridurre ad una mera questione numerica la portata della giornata di ieri, ricorda il tentativo di qualcuno di voler definire sovversione la presa di coscienza di tanti e tante che ancora, vogliono credere e vogliono lottare per rendere il mondo un qualcosa di diverso; pubblicare di negozi chiusi e commercianti trincerati dietro sbarre, è ammettere candidamente della faziosità che contraddistingue le redazioni cittadine; provare a riesumare simboli e frasi che Cosenza non ha mai conosciuto, sa semplicemente di barzelletta fuori tempo.

E ieri si è scesi in piazza per ribadire questo: Cosenza è una città viva, poco incline a subire passivamente strumentalizzazioni di sorta, solidale e schierata al fianco dei suoi figli perseguitati da un teorema visionario, un romanzo, un qualcosa che insomma tutto è, tranne che un impianto accusatorio presentato per come la legge dispone ovvero basato su delle prove certe.

Dunque, si riparte dalla piazza, piazza Zumbini per l’esattezza, piazza scelta non a caso: dice Voltaire, che per misurare il grado di democrazia d’un popolo, basterebbe fare un giro nelle sue carceri; crediamo noi, che altro strumento per tastare il polso al grado di democraticità d’una nazione, sia indagarsi su quante morti bianche vi occorrano ogni anno...
Proprio per voler dare luce a questo dolente tasto, è stato scelto il monumento ai caduti sul lavoro per far da sfondo al concentramento dei manifestanti, una sirena da “inizio turno” per scandirne la partenza.

Già la massiccia partecipazione alle iniziative d’avvicinamento alla data di sabato, ci aveva confortato e non poco, donandoci ottimismo nell’immaginare del corteo.
Ma la sete di partecipazione di Cosenza, ieri, ha stupito anche noi, ed in specie quando il serpentone s’è inerpicato tra le strade del centro storico, fredde ed ammuffite mura ma abitate da gente col cuore grande.

Questo è il dato che ci interessa analizzare e rilanciare: la gente non ha mai smesso di credere e d’essere cosciente che è la partecipazione l’unico strumento di cui dispone per far sentire la sua voce ed anche se cittadini in una terra martoriata ed erosa nelle sue viscere dal malaffare, nella quale ogni tentativo di creare una rete permanente promossa da chi non vuole piegarsi a queste logiche di prevaricazione viene immediatamente ostraciato da questure, procure e scagnozzi vari, anche loro, i signorotti detentori dei poteri forti, tremano dinnanzi ad una partecipazione viva come quella di sabato, mossa sulla scia dell’indignazione provocata dal loro atteggiarsi in città.

Sosteniamo dunque, essere l’incontro  il momento dal quale far emergere la voglia di cambiamento mostrata ieri dai cosentini.
Incontro e confronto, quali reazioni genuine da contrapporre alle illiberali coercizioni che s’abbattono quotidianamente sulle nostre vite.
Incontro e confronto che, proprio perché uniche armi in mano nostra, dovranno avvenire come sempre  alla luce del sole.

Rilanciamo dunque, come nelle giornate di preparazione del corteo, l’idea di far ruotare il dissenso e la voglia di sovvertire alle dinamiche che ci vorrebbero perdenti, attorno al chiosco comunale sito in piazza XI settembre, cui chiederemo il prolungamento della concessione. Che diventi il punto di raccolta del malcontento d’ogni cittadino, che diventi il punto di partenza per la costruzione d’una nuova città vivibile. Che faccia circolare non solo appelli di solidarietà a chi si trova sotto processo, ma anche a chi nei territori lotta per non farsi schiacciare da logiche che impongono il malaffare prima della dignità della popolazione.
Intanto ricordiamo che lunedì 4 febbraio, nell'aula di Corte d'Assise riprenderà il processo con le arringhe della difesa, certi che il collegio difensivo non incontrerà nessuna difficoltà a rendere, agli occhi della Corte, semplicistiche le accuse mosse dal Fiordaliso.

Cosenza, domenica 3 febbraio 2008
COORDINAMENTO LIBERITUTTI

Sito Internet: www.cosenza2febbraio.org



Allegati

NEWS E AGGIORNAMENTI DELLA MANIFESTAZIONE A COSENZA

Inviato da autonomix | 2 Feb, 2008

La manifestazione organizzata dopo la decisione del pm Fiordalisi
che ha chiesto la condanna di 13 militanti per i fatti di Genova e Napoli

No global in corteo a Cosenza
"Basta con la giustizia al contrario"

Heidi Giuliani: "Da sette anni chiedo verità e giustizia per mio figlio
e invece si accusano le vittime e si promuovono i delinquenti in divisa"

 

 

COSENZA - "Siamo sempre sovversivi": questo lo slogan che campeggia sullo striscione che apre il corteo dei No global che nel pomeriggio ha attraversato le vie di Cosenza "contro la repressione, per le libertà e per la giustizia sociale, Genova 2001 - Cosenza 2008". Un'iniziativa organizzata dopo che il pubblico ministero Domenico Fiordalisi ha chiesto la condanna di tredici militanti, imputati a Cosenza, in Corte d'assise, di associazione sovversiva, ritenuti colpevoli di aver organizzato gli incidenti durante il Global forum di Napoli e il G8 di Genova nel 2001.

Al corteo, promosso dal movimento "Liberi tutti", partecipano alcune migliaia di persone (oltre diecimila secondo gli organizzatori) tra rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, associazioni, movimenti, partiti e sindacati. Fra questi, il leader delle Tute bianche Luca Casarini, Oreste Scalzone, il deputato del Prc Francesco Caruso (il pm ha chiesto sei anni di reclusione per Caruso, Casarini e per Francesco Cirillo, quest'ultimo considerato la "mente" della Rete meridionale del Sud ribelle). E ancora, Silvia Baraldini, Heidi Giuliani (parlamentare del Prc e madre di Carlo, morto a Genova durante il G8), il segretario nazionale della Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi.

Per l'eurodeputato ed ex portavoce del Genova Social Forum Vittorio Agnoletto, la manifestazione "è un successo, ci sono migliaia di persone, nonostante la crisi politica e la distanza che, in questi mesi, si è creata tra i movimenti sociali e il governo. E' inaccettabile che un pm cerchi di ridurre il più grande movimento europeo degli ultimi decenni, che continua a chiedere verità e giustizia, a una cospirazione di una quindicina di persone per sovvertire l'ordine costituito".

Sulla stessa linea Heidi Giuliani, "da sette anni chiedo giustizia e verità per mio figlio e per le molte vittime di Genova - dice - e continuo invece ad assistere a una giustizia al contrario, che accusa le vittime e promuove i delinquenti in divisa". "Con questo - aggiunge - non penso che tutte le persone in divisa siano delinquenti, ma penso che se anche le forze dell'ordine non fanno pulizia al loro interno, la nostra sarà sempre una democrazia più a rischio".


Tanti gli slogan e gli striscioni. "La montatura giudiziaria deve cadere", si legge su quello dello Slai Cobas Cosenza, mentre l'area antagonista scrive "Genova-Cosenza, i processi non ci fermano". Su un altro ancora "La Calabria è bella se si ribella". Esposto anche uno striscione con la scritta: "Né discariche, né inceneritori".

Non è la prima volta che i No global invadono le strade di Cosenza per protestare contro l'inchiesta coordinata dalla locale Procura della Repubblica, giunta ora alle fase finali con le richieste di condanna. Il 23 novembre del 2002, a pochi giorni dall'operazione dei Ros che arrestarono gli imputati, il movimento organizzò una grande manifestazione che, secondo gli organizzatori, richiamò centomila persone. Ai cori contro i giudici - definiti "da codice Rocco" - si unirono applausi, lanci di fiori, lenzuola esposte ai balconi dalle famiglie e persino dolci e piatti tipici offerti da casalinghe ai lati delle strade. La manifestazione si concluse la sera, con un concerto, senza alcun incidente.

 

MOVIMENTO
Cosenza - Oltre diecimila persone in corteo: siamo tutti sovversivi! La cronaca del corteo per il Sud Ribelle [cronaca-dirette-foto]

|Cosenza - 2 febbraio 2008| E' agli sgoccioli l'inizio del corteo per il Sud Ribelle a Cosenza. Corteo lanciato dal Coordinamento Liberi Tutti, che ha raggiunto innumerevoli adesioni, soprattutto a livello meridionale, in particolar modo da quelle realtà che presero parte alla Rete meridionale del Sud Ribelle. Non mancano nemmeno le adesioni a livello nazionale e internazionale, tra le quali spicca anche quella del premio Nobel per la pace Perez Esquivel. L'accusa mossa dal pm Fiordalisi contro la Rete meridionale del Sud Ribelle è associazione e propaganda sovversiva, sono tredici i compagn* sotto processo. Il 23 novembre 2002, qualche giorno dopo gli arresti, furono oltre centomila le persone che scesero in piazza a Cosenza, con "Siamo tutti sovversivi!" come parole d'ordine; oggi, si è richiamati a scendere in piazza, al fianco degli imputat*, in difesa di quella che è stata l'esperienza del Sud Ribelle per tutto il sud Italia, rivendicando Napoli e Genova: contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale!


per info sul corteo: www.cosenza2febbraio.org
per seguire il corteo su Radio Ciroma 105.7 fm: www.ciroma.org

|vai allo speciale per il corteo del Sud Ribelle|



14:30 - I compagn* cominciano a riempire piazza Zumbini, stanno arrivando ancora i pullman e le macchine delle realtà e delle persone che arrivano da fuori. Per il momento ci sono almeno duemila persone, ma l'affluenza è continua e la sensazione è quella che i numeri siano destinati a salire.

15:00 - Radio Ciroma ha iniziato le dirette con il corteo, si susseguono gli interventi di esponenti vari dai microfoni, i corrispondenti dalla piazza aggiornano sulla situazione. Segnalata una grande partecipazione da fuori Cosenza.
>>> ascolta la diretta del corteo in steaming

15:30 - Il corteo sta per partire, apre lo striscione che riporta le parole d'ordine di sempre: "Siamo sempre sovversivi! Liberi tutti!. Le persone in piazza sono cinquemila per il momento, ma sembra che possa ingrossarsi perchè l'affluenza è continua. Presenza massiccia del centro e del sud Italia. La composizione del corteo è marcatamente giovanile, come già avvenuto a Genova lo scorso 17 novembre 2007. Dietro lo spezzone del Coordinamento Liberi Tutti, segue l'ingente spezzone antagonista, arrivato a Cosenza con lo stesso striscione genovese: "Genova - Cosenza, i processi non ci fermano!". Buona la partecipazione degli studenti cosentini, grandissima la presenza dello spezzone ultrà del Cosenza, il quale è aperto dallo striscione "Negli stadi, nelle carceri, nelle strade, chi semina repressione raccogli intifada!". Netta anche la distanza tra movimenti e partiti, soprattutto della sinistra radicale, relegati al fondo del corteo.
>>> ascolta la diretta con Gianluca di InfoAut da piazza Zumbini

15:45 - Partito il corteo da piazza Zumbini.

16:15 - Confermati i numeri, almeno cinquemila le persone in piazza. Dai primi commenti che arrivano dalla piazza sembra che a mancare sia un pò la città, quella cittadinanza che si riversò nelle strade insieme ai compagn* dopo gli arresti del novembre 2002.

16:45
- Le corrispondenze di Radio Ciroma sostengono che il corteo abbia raggiunto le diecimila presenze, il quale intanto è arrivato in via degli Alimena, cioè a metà del corteo.

16:52 - Il corteo arrivato, come detto, a metà del percorso, supera le diecimila persone. E' un corteo determinato e partecipato, aperto dai trecidi compagn* sotto processo, i quali sono nello spezzone del Coordinamento Liberi Tutti. La città, contrariamente a quel che si diceva in apertura, ha lentamente risposto, ed il crescendo costante dei numeri lo testimonia.
>>> ascolta la diretta con Vittorio del Cpoa Rialzo di Cosenza

17:10
- Lo spezzone ultrà della curva del Cosenza ha fatto una deviazione rispetto al percorso autorizzato, per andare a fare una constestazione sotto gli uffici della questura cosentina, protagonista di un attacco perpetuo contro gli ultrà tramite diffide e arresti. Ultima provocazione quella della velina circolata la scorsa settimana circa una presunta diffida dell'Osservatorio del Viminale nei confronti del Cosenza Calcio perchè avente una "curva politica"; il tutto si è rivelato una bufala.
>>> ascolta l'intervista di Gianluca di InfoAut con Gaetano degli ultrà cosentini

>>> per saperne di più della falsa provocazione: ascolta l'intervista con Fraticello di Supporto Legale, realizzata da Radio Onda d'Urto


17:45
- Mentre il corteo si avvia a prendere il suo tragitto conclusivo, arriva la notizia del cambio di percorso che la manifestazione farà, in quanto è stato concesso il centro storico come luogo di conclusione. Il corteo, a due ore dal suo inizio, è ancora combattivo e vivace, la città di Cosenza ha risposto bene nonostante le paure millantate da media e questura, i negozi sono aperti e chi non è all'interno del corteo lo segue ai lati della strada.
>>> ascolta la diretta con Massimo di Radio Ciroma di Cosenza

18:15
- Gli oltre diecimila partecipanti al corteo in solidarietà con gli imputat* della Rete meridionale del Sud Ribelle stanno progressivamente entrando all'interno del centro storico di Cosenza.

19:00 - Conclusosi nel centro storico il corteo a Cosenza, tra un'ora prenderanno il via i concerti organizzati dal Coordinamento Liberi Tutti in piazza Arenella.
>>> ascolta le considerazioni con Gianluca di InfoAut

Sito Internet: www.infoaut.org

 

Diana Reload sotto sgombero...GUAI A CHI CI TOCCA!

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008

Dopo un anno dallo sgombero del laboratorio sociale in via Portacatena, ecco che giunge come un fulmine a ciel sereno un altro provvedimento repressivo, un’altra richiesta di sgombero. Questa volta sono le istituzioni regionali che chiedono di porre termine all’occupazione dei capannoni e dello spazio in Via Allende. Dopo un anno di resistenza e di progetti, di iniziative e di vita in comune, non possiamo abbandonare questa esperienza di socialità e di riappropriazione di uno spazio tenuto in disuso per oltre venti anni dall’incuria e dal malgoverno : gli abbiamo ridato vita e continueremo per questa stessa strada.

LUNEDI 4 FEBBRAIO è in programma la muratura dell’ingresso del Lab.diana reload.

Resisteremo anche questa volta alla repressione. chiediamo il sostegno e la solidarietà delle moltitudini salernitane, sopratutto dei giovani, degli artisti e degli spiriti liberi. Diamo una risposta adeguata a questi vili atti intimidatori.

Vediamoci VENERDI 1 feb. alle ore 19 al laboratorio per organizzare la resistenza,

SABATO 2 manifestazione a Cosenza Corteo contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale

DOMENICA 3 febbraio inizio presidio permanente, ore 20 Cena sociale.

LUNEDI 4 febbraio dalle ore 8.00 sit-in antisgombero

“Preparate dei piani. Tenetevi pronti.” (dal comunicato del centro sociale Ungdomshuset del 27 febbraio 2007)

www.laboratoriodiana.org

SUPPORTO LEGALE: NUOVO COMUNICATO PER COSENZA

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008

Ci risiamo.

Dopo il secolo di condanne inflitte a Genova in dicembre, risuonano in aula le richieste di pene del Pm Fiordalisi per i tredici attivisti del Sud Ribelle accusati di associazione finalizzata a sovvertire l'ordine economico dello Stato: 76 anni tra carcere e misure restrittive.

Come a Genova torna la distinzione tra buoni e cattivi; noi questa distinzione la rispediamo al mittente.

Eravamo trecentomila: trecentomila mani bianche, trecentomila sassi. Come a Genova non lasceremo che sia un tribunale a decidere se legittimare o meno le nostre proteste.

Come a Genova torniamo in strada, per rivendicare la nostra storia, per non lasciare soli i tredici imputati.

Sabato 2 febbraio, Cosenza - manifestazione nazionale.

Supportolegale

Per info sul corteo: www.cosenza2febbraio.org

IN NOSTRO NOME: Comunicato di Facciamo Breccia

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008

IN NOSTRO NOME

Comunicato di solidarietà ai compagni condannati a 7 anni a Firenze per resistenza alla guerra

Facciamo breccia esprime la propria solidarietà ai 13 manifestanti condannati a 7 anni per resistenza pluriaggravata per i fatti avvenuti di fronte al Consolato americano di Firenze nel maggio del 1999. Sette anni a fronte di una richiesta del pubblico ministero di 4-5 anni. Mentre Berlusconi viene prosciolto dall'accusa di falso in bilancio perchè “i fatti non sono più previsti dalla legge come reato” (dato che lui medesimo ha provveduto a cambiarla), mentre scopriamo che le truppe italiane in Afghanistan compiono la loro “missione di pace” con la palma dell’Afrika Korps hitleriano dipinta sulle jeep, a Firenze la vendetta si compie contro chi iniziò un movimento contro la guerra che avrebbe portato in piazza, sempre a Firenze, 1.000.000 di donne ed uomini nel 2002. E’ quel movimento ad essere attaccato, ma anche quello che quel movimento avrebbe in seguito prodotto. Siamo tutt* noi. Della sentenza di Firenze ribadiamo quanto già detto rispetto a quella dei mesi scorsi di Genova: dai processi non viene giustizia ma volontà di vendetta. Come a Genova così a Firenze la parte lesa furono proprio le compagne e i compagni, selvaggiamente picchiate/i in piazza dalla polizia. Dalla cronaca del tempo: “Gli agenti si lanciano alla carica mentre alcuni manifestanti tentano di legare uno striscione sui cancelli della sede diplomatica e bruciano una bandiera Usa. La carica dell'ottavo reparto mobile è spontanea, senza nessun ordine del funzionario di servizio. Contemporaneamente il lancio di lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo e botte da orbi con inseguimenti e vere e proprie aggressioni. "Ho visto picchiare una ragazza da quattro poliziotti, lei non poteva difendersi perché era scivolata e i poliziotti le davano calci e manganellate", testimonia Marco uno del corteo. Alla fine il bilancio è di 4 feriti tra i manifestanti e tra questi Orietta Lunghi (al tempo consigliera regionale) e una ragazza, Valentina, ricoverata nella clinica oculistica per lesioni ad un occhio causate da una manganellata. Quattro gli agenti contusi.” Il tutto è testimoniato da un video ( http://it.youtube.com/watch?v=Bp70ZLG8CpQ ), al tempo trasmesso anche in tv. Fu l’assaggio di ciò che sarebbero state Napoli e Genova nel 2001. Ricordiamo che in quei giorni l’Italia stava bombardando il Kossovo con uranio impoverito. Chi sarebbe oggi da condannare? La nostra solidarietà è anche il riconoscimento della comunanza di un percorso che, insieme, ci ha via via portat* ad individuare i poteri forti globali e a denunciarne le loro alleanze e strategie.

Questo pagano oggi i compagni condannati.

Questo sì, anche in nostro nome.

E non possiamo permetterlo!

 

Facciamo Breccia

LOTTO PER 1000Logo NO VAT 2008 3

Bologna - Nuove perquisizioni allo spazio di documentazione Fuoriluogo e in alcune case. Arrestate due persone.

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008
Stamattina nuove perquisizioni allo spazio di documentazione Fuoriluogo e in alcune case. Arrestate due persone

si tratta dell'indagine sui fatti di Piazza Verdi della notte dello scorso 13 ottobre. carcere per un compagno, arresti domiciliari per altr* due. coinvolto anche un quarto compagno già in carcere per le scritte di solidarietà di due giorni dopo.

da: http://emiliaromagna.indymedia.org/node/1259

Finte molotov a processo

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008

Simone Pieranni
Genova

Il «postino» e lo «scout» dell’irruzione alla scuola Diaz nel luglio 2001, sono stati rinviati a giudizio per «falso» dal tribunale di Genova. Pietro Troiani è il poliziotto che arrivò alla scuola genovese scarrozzato da Burgio - autista di Valerio Donnini, supercapo della celere e padre del nucleo antisommossa - con il sacchetto contenente le molotov che avrebbero dovuto incolpare i manifestanti e poi rivelatesi una prova falsa, mentre Salvatore Gava, allora commissario capo della squadra mobile di Nuoro, guidò gli agenti che - nel media center della Pascoli - distrussero computer, sala stampa e ufficio legale. Gava aveva definito l’azione un «sommario controllo».
Entrambi sono imputati al processo Diaz (rispettivamente per calunnia e perquisizione illegale), entrambi - questo il motivo del rinvio a giudizio - avrebbero firmato dei verbali di arresto e perquisizione senza essere presenti durante i fatti: il 7 aprile per loro inizierà anche il procedimento per il reato di falso.
Le loro posizioni, in relazione alla firma dei falsi verbali, furono archiviate nel 2005. La procura genovese ricorse in Cassazione. Per l’occasione si mosse anche il procuratore generale, sostenitore, in quel caso, della teoria del piano ordito dall’alto: «Tutte le risultanze istruttorie sembrano fondatamente deporre per un’azione preordinata e concertata allo scopo di arrestare gli occupanti della scuola Diaz». Ovvero, come venne stabilito dalla prima archiviazione, quello di Gava e Troiani sarebbe stato un «falso inconsapevole». Deciso dall’alto, dai vertici.
Non la pensò così la Cassazione alcuni mesi fa, né lo ha pensato ieri il gup genovese Roberto Fucigna: firmare un verbale di arresto senza sapere cosa vi sia scritto (e va ricordato che dopo sette anni, uno dei firmatari è ancora ignoto), è un falso, consapevole, anche nel caso l’ordine sia pervenuto dai vertici. Una decisione che suona allarmante anche per i superpoliziotti imputati al processo Diaz per il medesimo reato.
Lo stesso gup nel corso dell’udienza a porte chiuse, avrebbe sottolineato la straordinarietà del verbale della scuola Diaz, per omissioni, mancanze e stranezze. Di certo non è l’unica stravaganza dei procedimenti connessi al G8 genovese, la cui importanza è stata ricordata anche nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario presso il tribunale ligure, dal presidente della Corte d’Appello di Genova, Ettore Criscuoli.
Un passaggio storico e politico ancora da affrescare per il movimento dei movimenti, una rilettura in chiave giudiziaria che passa attraverso binari piuttosto delineati. In entrambi i casi, il G8 ha avuto un impatto storico fuori dal comune e non ancora assorbito: per il movimento e le lotte sociali, ma anche per il tribunale genovese. La sentenza del processo Diaz potrebbe arrivare solo dopo l’estate, mentre il procedimento contro i 25 manifestanti è già giunto al culmine del primo grado (oltre 100 anni di pene per 24 manifestanti). Mentre il team che lavora sui fatti di strada fu esentato, dal 2005, di svolgere anche attività ordinaria - e non sono escluse nuove azioni da parte dei pm riguardo altri filoni di indagine sui manifestanti - i magistrati impegnati a fare chiarezza sull’operato delle forze dell’ordine, si devono adattare anche all’ordinaria attività quotidiana della procura genovese. In questo modo incontrano rallentamenti tutte le appendici dei procedimenti che vedono imputati appartenenti alla polizia.
L’indagine sulla falsa testimonianza dell’ex questore di Genova Colucci, è stata chiusa e attende le richieste di rinvio a giudizio.
De Gennaro, indagato insieme a Colucci e all’ex capo della Digos genovese Mortola, dopo aver ricevuto il nuovo incarico da commissario a Napoli, ha fatto pervenire ai pm una memoria scritta tesa a richiedere l’archiviazione, smentendo la sua volontà a farsi riascoltare dai magistrati. Il 28 febbraio è prevista la sua audizione nel procedimento per i fatti della scuola Diaz. Colucci invece, pare sarà riascoltato a breve dai pm genovesi. Oltre a sparire, e apparire, le firme sui verbali, a Genova sono anche sparite, senza riapparire, le prove contro i poliziotti: l’inchiesta sulla scomparsa delle molotov, lentamente, prosegue.

RIFIUTI: SCONTRI A NAPOLI E MARIGLIANO

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008
Napoli, 30 gennaio 2008 - Questa mattina all'alba un ingente quantitativo di forze di polizia attrezzato di tutto punto ha fatto irruzione nella ex manifattura tabacchi di Gianturco, Napoli, occupata da circa una settimana dal comitato salute ambiente Napoli est per protestare contro la decisione del commissario straordinario De Gennaro di adibirla a sito "temporaneo" per lo smaltimento di "ecoballe" composte da rifiuti. Gli attivisti avevano iniziato a gestire la raccolta differenziata.
Un compagno, militante del vicino centro sociale Officina 99 è salito su una ciminiera dell’ex Manifattura per protestare contro lo sgombero del sito attuato dalle forze dell'ordine.
Come ha scritto in un comunicato la Rete campana dei comitati x la difesa della salute e dell’ambiente:
"L’ unico modo per uscire da un’ emergenza voluta ed alimentata dall’intera classe politica per drenare soldi pubblici a speculatori ed Ecomafie rimane infatti l’avvio della differenziata porta a porta e l’uso di impianti a freddo al posto dei nocivi ed antieconomici termovalorizzatori.
Cio che serve è che la classe dirigente insieme all’incapace commissariato tornino a casa e venga scritto con la partecipazione concreta delle comunità un nuovo piano rifiuti rispettoso della salute, dell’ambiente e capace di creare nuova occupazione."

Il pugno duro delle forze di polizia è arrivato anche a Marigliano, sia al presidio contro la riapertura della discarica che ai blocchi in autostrada A30. Anche il sindaco di Marigliano è stato caricato dalle divise blu e ha denunciato che la polizia voleva anche strappargli la fascia tricolore. Sono stati rimossi anche i blocchi attuati sulla linea ferroviaria Salerno - Cancello, all'altezza di Nola. Resta il presidio allo svincolo di Marigliano, sull'Asse 7 bis Nola - Villa Literno.
A Pozzuoli, gli ex Lsu hanno poi occupato la sede del Comune in via Luciani. Blocco stradale anche a Quarto, fatto in prevalenza da donne, in via Crocillo per protestare contro i cumuli di rifiuti accanto ad una scuola elementare. Nella notte, inoltre, roghi di rifiuti sono stati appiccati a Melito, Casalnuovo, Casoria, Afragola e San Giorgio a Cremano.

_______________________________________________________________________________


29 gennaio 2008 - Scontri a Marigliano. Contuso un bambino (Intervista)
Ancora una giornata di proteste, blocchi stradali e incendi di rifiuti nel napoletano e in Campania. La crisi non rientra e continua ad essere "emergenza". E' una giornata di rivolta, quella di oggi per decine di comunità campane sempre più determinate ad opporsi allo scellerato piano De Gennaro, che prevede la riapertura di decine di discariche sul territorio regionale.
Questi i comuni toccati: Ariano Irpino, Giugliano, Marigliano, Santa Maria La Fossa/Ferrandelle, Montesarchio.

Scontri sono avvenuti a Marigliano tra i manifestanti che protestano contro la riapertura della discarica e le forze dell'ordine in tenuta antisommossa. Sono soprattutto ragazzi quelli che hanno dato vita ad una protesta per dire no all'apertura del sito predisposta dal Piano De Gennaro che dichiara "così non andiamo avanti" quando gli arrivano le notizie degli scontri e delle proteste a Marigliano, ad Ariano Irpino, a Giugliano. E la reazione è seccata - segno dell'impossibilità di governare: nella regione, spiega, "c'é una crisi di nervi, ma tutte le mediazioni sono state attivate, le rivolte sono un nonsenso".

La risposta delle istituzioni
Secondo le testimonianze un bambino di otto anni e' rimasto contuso, insieme con altre persone, durante scontri tra le forze dell'ordine e manifestanti. I manifestanti stavano facendo un sit-in davanti alla discarica per impedire l'accesso alle ruspe nell'area, quando sono entrati in contatto con le forze dell'ordine durante il cambio di guardia tra carabinieri e guardia di finanza. Tra i cittadini, circa un migliaio, alcuni bambini sono stati soccorsi dai genitori e portati in ospedale per controlli medici. Secondo quanto riferito dai manifestanti, anche alcune donne, tra le quali una incinta, sarebbero rimaste coinvolte negli scontri.

La risposta dei movimenti
Diversa l'iniziatiuva dei movimenti e dell'autorganizzazione sociale che da giorni porta avanti nel capoluogo campano: ogni giorno 24 ore su 24, viene portata avanti in maniera autorganizzata la differenziata nel quartiere Gianturco nell'ex Manifattura Tabacchi Occupata.

(> I luoghi della raccolta)


Dentro questo quadro significativa la proposta dei disoccupati autorganizzati che propongono di coniugare l'emergenza con una risposta di occupazione per i tanti senza lavoro.

>> Dal presidio permanente di piazza del Gesù di Napoli, ascolta l'intervista con Raffaele (Banchi Nuovi/movimento disoccupati autorganizzati)
 

Ancora Tensioni sul piano di emergenza di De Gennaro
Rifiuti, a Gianturco polizia sotto attacco
I manifestanti lanciano sassi e petardi contro le forze dell'ordine. Lacrimogeni per disperdere le folla

Manifesti durante il blocco stradale nei pressi dell'area della ex manifattura tabacchi (ansa)
NAPOLI - I manifestanti che si oppongono alla riapertura della discarica di Gianturco, diverse centinaia di cittadini, hanno attaccato la polizia nella serata di mercoledì. Nella zona est di Napoli le forze dell’ordine sono state fatte oggetto di un fitto lancio di sassi e di petardi nel corso di una manifestazione di protesta contro l’allestimento del sito di stoccaggio per i rifiuti nell’area dell’ex manifattura tabacchi.

BUS DI TRAVERSO - Lo schema è quello che è stato seguito molte altre volte da quando è scoppiata la crisi dei rifiuti a Napoli e nella Campania. Da questa mattina sono in corso blocchi della circolazione tra via Galileo Ferraris e via Reggia di Portici, nella zona orientale del capoluogo partenopeo. Blocchi stradali messi in atto anche ponendo di traverso alla strada un autobus di linea, cumuli di immondizia riversi e cassonetti rovesciati. L’intervento della polizia è stato sollecitato dai vigili urbani che presidiavano la zona. All’arrivo delle volanti sono stati lanciati petardi e sassi e alcune pietre hanno rotto il parabrezza di un’auto della polizia. A quel punto le forze dell’ordine hanno lanciato in aria quattro lacrimogeni disperdendo la folla.

NO A RIAPERTURA MONTESARCHIO - Nel frattempo, i tecnici incaricati di valutare le condizioni della discarica di Montesarchio, in provincia di Benevento, in località Tre Ponti, ritengono che l’area non possa essere riaperta per sversare altra immondizia. Nella perizia effettuata lo scorso 27 gennaio si legge che «allo stato dei fatti non sussistono le necessarie condizioni per la riapertura del sito e il conferimento in sicurezza dei rifiuti». Il parere contrario è stato espresso da geologi, geometri e ingegneri del Consorzio Napoli 3, dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente regionale (Arpac) e dell’Asl Benevento 1, tranne che dal tecnico rappresentante del Commissariato di governo secondo il quale «l’eventuale riapertura della discarica, in sicurezza e nel rispetto della vigente normativa, non rappresenta fonte di rischio per la salute pubblica».

COSENZA: SIAMO PRONTI...

Inviato da autonomix | 30 Gen, 2008
 
 
50 anni di galera: basterebbe questa cifra per annunciare battaglia alla richiesta di condanne formulata il 24 gennaio dal pubblico ministero di Cosenza, Fiordalisi, nei confronti di 13 compagne e compagni imputati per associazione sovversiva e cospirazione politica. Ma non è sufficiente.
C’è infatti un dato che è stato ampiamente trascurato dalle cronache giornalistiche, e forse sottovalutato in alcune analisi di movimento: la richiesta di 26 anni complessivi di libertà vigilata per pericolosità sociale. Non si tratta semplicemente di un’aggravante in termini quantitativi, ma innanzitutto qualitativi. Proviamo a chiarire, leggendo in questo processo alcuni elementi paradigmatici rispetto alle trasformazioni delle forme di controllo e attacco ai movimenti degli ultimi anni.
Il teorema accusatorio di Fiordalisi è basato sul nulla, cioè su intercettazioni telefoniche in cui non si prova null’altro che gli imputati sono attivisti politici. Sponsorizzato da un’informativa dei Ros tesa ad arrestare l’onda montante dei movimenti, Fiordalisi ha agito come un autoimprenditore del sistema penale: formulando un folle capo d’imputazione, senza alcuna necessità di doverlo dimostrare, ha ottenuto nell’immediato ciò che voleva, cioè visibilità mediatica e possibilità di carriera, mandando nel novembre 2002 18 persone nei carceri speciali, con lo strascico di arresti domiciliari e obblighi di firma. Ecco il primo elemento: i capi di imputazione hanno come primo obiettivo quello di ottenere un’immediata limitazione delle libertà degli attivisti, indipendentemente dalla possibilità di essere dimostrate in sede processuale. Il meccanismo giuridico si rovescia: non spetta all’accusa di dover provare la colpevolezza, ma grava sull’imputato l’onere di dimostrare la propria innocenza. Così è stato per l’uso dispiegato delle imputazioni di devastazione e saccheggio, della ripresa dei reati associativi, dell’utilizzo dell’articolo 1 nei confronti dei soggetti ritenuti dalle questure “socialmente pericolosi”.
Arrivato in sede processuale, dopo essersi sfilato quando il processo perdeva di visibilità, Fiordalisi ritorna per calcare il palcoscenico mediatico con la propria requisitoria. E qui tira fuori dal cilindro un doppio livello. A fronte della non sostenibilità delle sue accuse, chiede da un lato condanne pesantissime, tentando di confermare il suo grottesco castello accusatorio; dall’altro, cerca di mercanteggiare la sua posizione con il giudice offrendo un compromesso, cioè concedergli la non totale infondatezza del suo teorema e riconoscendo che – anche se non costituissero un’associazione sovversiva – i suoi imputati sono comunque socialmente pericolosi, dunque da controllare. Se sospettassimo che Fiordalisi fosse un attento lettore di Philip Dick, potremmo pensare che ha cercato di riprodurne le dimensioni paranoiche della sua preveggenza fantascientifica. Più banalmente, questo processo si pone in continuità – secondo elemento da evidenziare – con quel paradigma del controllo preventivo che ormai è il dispositivo di guerra a bassa intensità dichiarato ai movimenti.
Terzo elemento, infine. Non solo il teorema di Fiordalisi è completamente costruito attraverso le intercettazioni telefoniche, ma il pubblico ministero nella sua requisitoria ha esplicitamente dichiarato di vedere dietro all’utilizzo dei mezzi di comunicazione telematici il nascondersi di pericolose forme di cospirazione. Ad essere messa sotto accusa è quindi quella stessa capacità cooperativa, relazionale e comunicativa che sta alla base delle forme di produzione contemporanee.
Per combattere adeguatamente i nuovi dispositivo di controllo è necessario comprenderle, cogliendo anche i punti di discontinuità con le rappresentazioni classiche della repressione. Laddove l’espressione moltitudinaria e le lotte del lavoro vivo hanno messo in crisi le forme tradizionali di governo, pena e disciplinamento, queste sono costrette a riconfigurarsi.
Il nuovo scenario, cioè il mutamento del sistema penale all’interno dei processi di governance, non è né meglio né peggio di quello precedente: è semplicemente differente. Le misure del controllo preventivo, che si nutrono della costruzione della figura del “socialmente pericoloso”, intervengono per tentare di rispondere alla forza dei movimenti, alla ricchezza dell’autorganizzazione e alle possibilità di liberazione della cooperazione sociale.
Se un arco garantista esiste, è proprio qua che deve intervenire: non solo a fronte delle eclatanti e spettacolari operazioni di carcerazione, non solo contro le folli condanne che si accumulano su chi dissente, ma anche per garantire l’agibilità politica degli attivisti. È questa che il paradigma della prevenzione vuole innanzitutto colpire. Da parte nostra, saremo per le strade di Cosenza sabato 2 febbraio, portando quella stessa determinazione che ci ha accompagnato a Genova insieme ad altre 100.000 persone. Soprattutto, continueremo con la gioia di sempre i nostri percorsi nelle università e con i precari, nei centri sociali e nella costruzione di spazio pubblico, contro la guerra e i dispositivi securitari. Perché è la continuazione dei processi di liberazione l’unico modo per lottare contro i processi costruiti sui teoremi.
«Precedente   1 2 3 ... 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 ... 60 61 62  Successivo»