Finte molotov a processo

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008

Simone Pieranni
Genova

Il «postino» e lo «scout» dell’irruzione alla scuola Diaz nel luglio 2001, sono stati rinviati a giudizio per «falso» dal tribunale di Genova. Pietro Troiani è il poliziotto che arrivò alla scuola genovese scarrozzato da Burgio - autista di Valerio Donnini, supercapo della celere e padre del nucleo antisommossa - con il sacchetto contenente le molotov che avrebbero dovuto incolpare i manifestanti e poi rivelatesi una prova falsa, mentre Salvatore Gava, allora commissario capo della squadra mobile di Nuoro, guidò gli agenti che - nel media center della Pascoli - distrussero computer, sala stampa e ufficio legale. Gava aveva definito l’azione un «sommario controllo».
Entrambi sono imputati al processo Diaz (rispettivamente per calunnia e perquisizione illegale), entrambi - questo il motivo del rinvio a giudizio - avrebbero firmato dei verbali di arresto e perquisizione senza essere presenti durante i fatti: il 7 aprile per loro inizierà anche il procedimento per il reato di falso.
Le loro posizioni, in relazione alla firma dei falsi verbali, furono archiviate nel 2005. La procura genovese ricorse in Cassazione. Per l’occasione si mosse anche il procuratore generale, sostenitore, in quel caso, della teoria del piano ordito dall’alto: «Tutte le risultanze istruttorie sembrano fondatamente deporre per un’azione preordinata e concertata allo scopo di arrestare gli occupanti della scuola Diaz». Ovvero, come venne stabilito dalla prima archiviazione, quello di Gava e Troiani sarebbe stato un «falso inconsapevole». Deciso dall’alto, dai vertici.
Non la pensò così la Cassazione alcuni mesi fa, né lo ha pensato ieri il gup genovese Roberto Fucigna: firmare un verbale di arresto senza sapere cosa vi sia scritto (e va ricordato che dopo sette anni, uno dei firmatari è ancora ignoto), è un falso, consapevole, anche nel caso l’ordine sia pervenuto dai vertici. Una decisione che suona allarmante anche per i superpoliziotti imputati al processo Diaz per il medesimo reato.
Lo stesso gup nel corso dell’udienza a porte chiuse, avrebbe sottolineato la straordinarietà del verbale della scuola Diaz, per omissioni, mancanze e stranezze. Di certo non è l’unica stravaganza dei procedimenti connessi al G8 genovese, la cui importanza è stata ricordata anche nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario presso il tribunale ligure, dal presidente della Corte d’Appello di Genova, Ettore Criscuoli.
Un passaggio storico e politico ancora da affrescare per il movimento dei movimenti, una rilettura in chiave giudiziaria che passa attraverso binari piuttosto delineati. In entrambi i casi, il G8 ha avuto un impatto storico fuori dal comune e non ancora assorbito: per il movimento e le lotte sociali, ma anche per il tribunale genovese. La sentenza del processo Diaz potrebbe arrivare solo dopo l’estate, mentre il procedimento contro i 25 manifestanti è già giunto al culmine del primo grado (oltre 100 anni di pene per 24 manifestanti). Mentre il team che lavora sui fatti di strada fu esentato, dal 2005, di svolgere anche attività ordinaria - e non sono escluse nuove azioni da parte dei pm riguardo altri filoni di indagine sui manifestanti - i magistrati impegnati a fare chiarezza sull’operato delle forze dell’ordine, si devono adattare anche all’ordinaria attività quotidiana della procura genovese. In questo modo incontrano rallentamenti tutte le appendici dei procedimenti che vedono imputati appartenenti alla polizia.
L’indagine sulla falsa testimonianza dell’ex questore di Genova Colucci, è stata chiusa e attende le richieste di rinvio a giudizio.
De Gennaro, indagato insieme a Colucci e all’ex capo della Digos genovese Mortola, dopo aver ricevuto il nuovo incarico da commissario a Napoli, ha fatto pervenire ai pm una memoria scritta tesa a richiedere l’archiviazione, smentendo la sua volontà a farsi riascoltare dai magistrati. Il 28 febbraio è prevista la sua audizione nel procedimento per i fatti della scuola Diaz. Colucci invece, pare sarà riascoltato a breve dai pm genovesi. Oltre a sparire, e apparire, le firme sui verbali, a Genova sono anche sparite, senza riapparire, le prove contro i poliziotti: l’inchiesta sulla scomparsa delle molotov, lentamente, prosegue.


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